Mario Adinolfi: «Se legalizzassero la prostituzione, mia figlia Livia farebbe la troia»



Se la prostituzione venisse legalizzata, sicuramente la figlia di Adinolfi sceglierebbe di fare «la troia». Lo dichiara suo padre ai microfoni di Radio Cusano Campus. Dinnanzi alla proposta della Lega e di Fratelli d'Italia per la legalizzazione della prostituzione, il leader integralista ha dichiarato: «A parte che i leghisti fanno questa campagna affidandosi a una come Efe Bal, ma i due partiti propongono la partita Iva per le prostitute. Questo vuol dire che se mia figlia Livia, che ha 21 anni, si stancasse di fare Scienze Politiche, potrebbe venire da me e dirmi: "Caro papà, poiché lo Stato tra tante opzioni mi propone di aprire la partita Iva da avvocato, la partita Iva da giornalista e la partita Iva da troia, lo sai che c’è? Visto che la partita Iva da troia mi rende molto di più, me la apro"».
Pare dunque che Mario Adinolfi dichiari pubblicamente che l'unico motivo per cui sua figlia non faccia «la troia» e non venda la sua vagina sulla Tiburtina è solo perché quell'attività è esentasse. Un'affermazione talmente lesiva della dignità di Livia da sperare che sua figlia voterà fargli causa per diffamazione.
Naturalmente vien da sé che il tema dovrebbe essere affrontato in maniera seria anche se sappiamo che da da Adinolfi non ci può attendere nulla che vada al di là di un qualche slogan detto a casaccio: a lui non importa delle donne ridotte in schiavitù così come a lui non importa chiudere gli occhi dinnanzi a tutti quei clienti che il suo stesso finto perbenismo creano. Poi si potrà anche pensare che il consegnare la prostituzione alla malavita sia a vantaggio di quelle ragazze che vengono ridotte in schiavitù per compiacere i più bassi istinti di quelle "famiglie tradizionali" che ama esalta, ma di fatto ci sarebbe da domandarsi quante altre vite rischiano di essere sacrificate al pregiudizio di un sol uomo quasi non bastassero le sue sciagurate frasi di promozione delle torture psicologiche ai danni di adolescenti gay che nel suo nome rischiano di essere spinti al suicidio. E che dire di come bisognerebbe ricordare ad Adinolfi che la prostituzione è anche maschile nonostante lui preferisca declinarla al femminile quasi a voler sottolineare quale bassa opinione abbia delle donne?

Nella stessa sede l'ultra integralista non ha risparmiato insulti neppure contro chi lavora nel mondo della pornografia, anche in questo caso ricorrendo a semplificazioni e tesi basate sul nulla: «Rocco Siffredi? Io continuo a fare una battaglia sulla pornografia abbastanza netta. Ha ragione Susanna Messaggio quando dice che l’attrice hard Malena ha dei problemi affettivi legati al passato. La stessa cosa vale per Rocco Siffredi: ha problemi psicologici forti, lo ammise anche lui. Trasformare il corpo della donna in oggetto commerciale di consumo, sia esso nella logica di Monica Cirinnà con l’utero in affitto, sia esso nella logica di Malena e di Rocco Siffredi, è un crimine verso l’umanità. Se siamo indifferenti a questo, siamo dei barbari».
Se il riferimento è a dir poco indegno, ancor più patetico è stato il suo aggiungere che: «Non me ne frega un cazzo di dimagrire. Sono già bellissimo così».
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