Mario Adinolfi torna a lanciare sua figlia nel tritacarne mediatico pur di glissare sui contenuti dei suoi proclami



«Fate schifo come esseri umani». È questa l'ennesima sentenza di morte emessa da Mario Adinolfi contro di noi. Non è certo la prima volta che l'integralista ci indica come vittime della sua ferocia e del suo profondo odio contro l'umanità, e tutto questo per la sola "colpa" di aver tradotto in fatti le pericolose e indegne parole che escono dalla sua bocca.
Non siamo certo noi ad andare in dei convegni politici a violentare l'immagine di una bambina di soli sette anni (sette anni!) per agitarla dal palco come un oggetto di propaganda elettorale. E non siamo certo noi ad andare in giro a spergiurare che per il suo bene quella bambina dovrà essere votata alla produzione di figli, consegnata ad un uomo che possa sottometterla dopo essere stata educata a fare la brava donna di casa. E neppure siamo noi ad aver messo la sua immagine come fotografia di copertina di una pagina politica di promozione all'odio...
È Adinolfi a dirci che lui esige che la femmina sia più giovane del maschio e che, conseguentemente, il marito di sua figlia dovrà necessariamente essere più vecchio di lei in modo che il suo apparato riproduttivo possa essere fecondo. Ed è sempre lui a dire che il ruolo della donna è solo quello di produrre figli, invitando ad impedire che nelle scuole si possa promuovere una parità di genere in cui la maternità sia un'occasione e non un ostacolo alle proprie ambizioni personali.
A sancire che sua figlia dovrà necessariamente essere eterosessuale perché lui esige sia così sono tutti quei proclami con cui l'integralista si è macchiato della colpa di aver promosso quelle mortali torture psicologiche che lui sostiene possano "curare" i gay dalla loro sessualità, in una totale noncuranza di come la scienza dimostri che l'atteggiamento da lui proposto ai genitori omofobi è un mezzo per aumentare in maniera esponenziale il rischio di suicidi.
Magari si potrà osservare che tutto questo viene detto per profitto e che magari neppure lui crede alle sue parole. In fondo si sta parlando di quel feroce integralista che dinnanzi al delitto Varani si mise a sbraitare che tutti i gay sono degli assassini o che non risparmiò efferati attacchi contro il figlio di Elton John (assai più piccolo di sua figlia, ma evidentemente da lui reputato indegno di pari dignità).
Ma dato che le parole hanno delle conseguenze, va detto quali sono le conseguenze tangibili del mondo che Adinolfi dice di voler lasciare in eredità a sua figlia. Un mondo in cui la sventurata non avrà altra scelta se non quella di sottomettersi ad un uomo per essere ingravidata.
Ad Adinolfi da fastidio sentirlo? E allora perché mai va in giro a promuovere quell'ideologia cercando di imporla alle figlie degli altri?

A noi fa orrore l'idea che un integralista possa cercare voti andando in giro a dire che lui ha già deciso come sua figlia dovrà vivere la sua vita, ma il dato di fatto è che a compiere quelle azioni è lui, non certo chi rimane basito dinnanzi a chi pare non voler comprendere che i figli devono avere diritto ad essere loro stessi senza che qualcuno possa pretendere che diventino lo specchio del proprio ego e dei propri pregiudizi.
Si renda contro che è lui ad andare in giro a dire che lui ha già deciso che quello dovrà essere il futuro di una bambina che non ha compiuto ancora sette anni, proponendo dogmi e regole che le impediscano di poter prendere decisioni diversa da quelle che lui vuole le siano imposte. Chi è dunque il mostro? Chi è che pare pronto a sacrificare la vita della figlia per cercare di ottenere una poltrona a cui ambisce ormai da anni?

Sulla sua pagina gli fa eco Massimiliano Amato, proprietario della galassia di siti legati a Gianfranco Amato. Con una violenza che non pare umana, l'integralista afferma: «Fanno schifo! Adulti non cresciuti che hanno una cosa sola in testa e ci pensano tutto il giorno: sesso, sesso e solo sesso». Peccato che, sino a prova contraria, è lui a chiedere che le sue erezioni abbiano un valore giuridico che possa consegnare nelle sue mani maggiori diritti civili e maggiori diritti. E non va meglio con il candidato adinolfiniano Mirko De Carli che fa facile vittimismo aggiungendo: «Vicino a Mario, Silvia e Clara sempre!!! Questi bastardi non meritano nemmeno la nostra attenzione».
Da prassi l'odio predicato dai leader integralisti si trasforma ben presto in una legittimazione alla violenza parte dei loro seguaci, i quali scrivono: «Persone con gravissimi problemi mentali. Un pericolo per tutta la comunità. Invece oggi vengono incensati quando andrebbero fermati in tutti i modi». «Depravati. Il male in perso». «Andrebbero arrestati per istigazione alla pedofilia oppure dati in pasto a genitori decisamente ormai stanchi di sopportare tali imbecillità autorizzate!». «Da chi compra uteri e bambini, da chi va in giro semi smutandato al gay pride mimando atti sessuali in pubblica piazza e per giunta anche davanti ai bambini non possiamo che ricevere volgarità estreme da denuncia.». «Sono demoniaci».

E tutto questo per che cosa? Perché si è osato sostenere che l'opera di Mario Adinolfi potrebbe essere a danno della sua stessa famiglia dato che è impossibile che lui abbia già capito l'orientamento sessuale di una bambina che, di fatto, a quell'età non ha ancora sviluppato una sessualità adulta?
Passi che le mire totalitaristiche di Adinolfi ambiscano a decidere come gli altri debbano nascere, come debbano vivere, con chi debbano sposarsi e come possano morire, ma se la democrazia non è ancora stata abolita, allora deve essere lecito esprimere le proprie preoccupazioni sulle conseguenze di determinate parole. La realtà è che i bambini vanno difesi soprattutto quando l'ignoranza e le violenza dei loro genitori rischia di essere una grave minaccia per la loro stessa vita e il mettere gli adonolfiniani dinnanzi alla realtà schifosa della loro ideologia non è altro che un mezzo per chiedere un mondo in cui la piccola Clara possa essere felice anche se crescerà o avrà una natura diversa da quelle che Adinofli vorrebbe imporle.
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