Perugua pride 2017: De Vincenzi e Miriano ancora nel medievo del 1416



Pare ormai che i pride siano diventati una vetrina per tutte quelle persone che non vi hanno partecipato ma che amano parlare sulla base del sentito dire o del più bieco pregiudizio. Tra questi vi è il consigliere comunale e regionale Sergio De Vincenzi che è corso dalla stampa per dirsi «scandalizzato» dalla concessione del patrocinio del Comune di Perugia alla quinta edizione del Perugia Pride Village, che si terrà nella solita location di Borgo Bello e dei giardini del Frontone dal 23 al 25 giugno.
«Ci dispiace che il consigliere De Vincenzi si senta scandalizzato e abbandonato dalla sua stessa maggioranza per il rinnovo della concessione del patrocinio del Comune di Perugia al Perugia Pride Village –commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos Perugia– crediamo sia arrivato il momento che il consigliere prenda atto che la sua posizione è ancorata nel medioevo del 1416 mentre la città e il paese intero si muovono nel 2017. Evidentemente al consigliere non sono bastate le risposte negative che continuano ad arrivare a tutte le sue iniziative, dalla crociata sui “libretti gender” in Comune a quella sulla legge contro l’omofobia in Regione fino alle unioni civili in parlamento. Forse è il caso che De Vincenzi se ne faccia una ragione, lasci le sue due poltrone che occupa in contemporanea in Comune e Regione e torni a fare altro».
Le dichiarazioni del Consigliere De Vincenzi fanno eco al violento messaggio diffuso pochi giorni fa dalla giornalista perugina Costanza Miriano, che si dichiara «favorevolissima alle discriminazioni». Un messaggio che lascia stupefatti proprio dalla facilità con la quale, in nome di un credo religioso, si cerca di avallare comportamenti discriminatori verso le persone considerate “diverse” o anche solo troppo libere a fronte di una donna che vorerebbe veder sottomesse tutte le altre donne solo perché le piace quella condizione di completa apatia in cui si possa giocare a fare l'oca mentre l'uomo lavora, porta lo stipendio a casa o le assicura uno stipendio pubblici che sarebbero stato vietato se solo lei non fosse risorsa ad un espediente per sposarsi in Chiesa ma non dinnanzi allo stato (in evidente e assoluta violazione del Concordato).
«Il tema di questa edizione del Perugia Pride Village è proprio la laicità, con lo slogan “Si scrive laico, si legge libero” –continua Bucaioni– e le orribili dichiarazioni di questi giorni ci confermano quanto ancora abbiamo bisogno di laicità in Italia. Lo abbiamo ben ricordato nel documento politico. Viviamo in un paese che si dice laico, in cui l'opinione di un'istituzione religiosa è però capofila di ogni telegiornale. Un paese in cui la discussione sui diritti umani deve passare attraverso un contraddittorio di persone che si sentono legittimate a seminare odio in virtù di un credo. È il momento che la società tutta diventi bandiera di un pensiero libero e laico, in cui atei e credenti di ogni religione trovino la capacità di separare la devozione individuale dalla discriminazione. Per questo il Perugia Pride Village è importante e merita il patrocinio e il sostegno delle amministrazioni pubbliche, non solo per le persone gay, lesbiche, bisessuali, trans* e intersex, ma per tutta la comunità cittadina e regionale».
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