Pillon sostiene che i bambini vadano "difesi" solo se sono bianchi ed eterosessuali



L'intolleranza non può che portare a nuova intolleranza, motivo per cui non stupisce come i gruppi dell'omofobia organizzata si siano prontamente riciclati come promotori del razzismo compiuto nel nome di Dio. Un Dio che riempie le loro bocche e che per loro è solo un oggetto politico con cui giustificare ogni forma di odio.
Amano sostenere che è per "difendere" i bambini che la loro opera è concentrata nel togliere diritti ai bambini gay e alle loro famiglie, così come dicono che è per difendere i "bambini" che esigono la più totale e assoluta discriminazione di chiunque nasca in Italia ma appaia a loro sgradito in virtù della sua discendenza. Peccato che sia il buonsenso a suggeriti che siamo solo dinnanzi a chi teme che la felicità altrui possa togliergli qualcosa e che non ha remore nel chiedere che la vita altrui sia rovinata nel nome della loro paura di vedersi tolto un qualche loro privilegio. Gli altri non contano, sono merce avariata sacrificabile nel nome del proprio profitto (meglio ancora se tale sacrificio umano viene compiuto nel nome di Dio).
Tutto è oggetto di discriminazione e i bambini sono le prime vittime della loro inarrestabile macchina del fango volta ad inneggiare ad una nuova razza ariana in cui non ci sia posto per chi non è bianco, sedicente cristiano e rigorosamente eterosessuale.
Capita così che Simone Pillon, tra i più efferati detrattori della pari dignità delle persone gay, risulti l'autore dell'ennesimo invito all'odio apparso sulle pagine del quotidiano di Belpietro in un articolo sullo Ius soli dal titolo "Romenere in Africa è un loro diritto".
Non solo l'avvocato antigay dichiara fermamente e convintamente che la totalità degli immigrati sarebbe di origine africana, ma pare voler ingannare i lettori nel far credere loro che a beneficiare della norma sarebbero persone provenienti dall'estero anche se ben sappiamo che la norma includerebbe solo chi è nato in Italia e vive in Italia da sempre. Dunque non solo appare scorretto parlare di "restare" in Africa a fronte di chi l'Africa non l'ha mai vista, ma si nega pure come la sua richiesta sia quella di prendere dei bambini italiani per impacchettarli e spedirli in altre terre al solo fine di impedire che possano disturbare la sua convinzione che essere nato in Italia sia un merito da vivere sulla pelle degli altri.

Davvero surreali sono alcuni passaggi con cui Pillon si lancia nell'affermare:

Perché infatti dovremmo introdurre nelle famiglie immigrate una spaccatura generazionale tra i genitori, cittadini stranieri, e i figli, cittadini italiani? La stabilità sociale e le politiche di inclusione non passano da famiglie divise, ma da famiglie unite. Allora la proposta è anche ulteriore se volete, e davvero inclusiva: perché non dare un percorso privilegiato per la cittadinanza non ai singoli ma agli interi nuclei familiari (papà e mamma, sposati e con figli) che ne facciano richiesta, che giurino fedeltà alla Costituzione e che certo non vengono nel nostro Paese per avventura o per vivere di espedienti ma per chiedere e offrire stabilità e coesione. Allora, chi è il razzista adesso?

In altre parole, lui sostiene che i figli nati sotto un matrimonio debbano essere parte di una razza superiore a chi è nato al di fuori del matrimonio, così come sostiene che il garantire diritti ai minori sarebbe una spaccatura in una famiglia che richiederebbe di non essere più discriminata interamente ma potrebbe intravedere un futuro per la propria prole. Insomma, è per il loro bene che quei luridi bambini di merda se ne devono andarsene perché Pillon li odia quasi quanto odia i ragazzi gay, e chiunque osi rappresentare una minaccia alla sua convinzione di essere parte di una nuova razza ariana che ha il dovere, se non l'obbligo, si sopraffare il prossimo esattamente come già teorizzò Hitler nel suo Mein Kampf.
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