Udine Today e le sue pruriginose condanne verso il sacerdote gay



L'omofobia peggiore è quella strisciante, quella che tra le righe promuove distinguo ed intolleranza senza che il lettore se ne accorga. Ne è un esempio l'articolo pubblicato da Udine Today dal titolo "Sacerdote omosessuale adesca i suoi partner sul web".
Se si scoprirà poi che un sacerdote ha semplicemente accettato un incontro con un ragazzo maggiorenne conosciuto su Grindr, la scelta dei termini pare far presagire la volontà di rendere pruriginosa tutta la storia, in quell'ottica in cui i preti eterosessuali hanno romantiche storie alla Uccelli di rovo mentre quelli gay "adescano" o fanno "festini".
L'articolo lamenta poi che il prete non si nasconda a sufficienza e che la sua omosessualità (di fatto ininfluente) sia il fulcro della questione:

Un sacerdote omosessuale che adesca partner sul web spendendo senza problemi la sua immagine, un grosso centro della Bassa Friulana dove esercita la sua attività e una rete paesana di protezione e tutele che ha cercato in tutti i modi di far sì che la cosa non emergesse, organizzando di fatto un rito collettivo - visto che di messe si parla - di posizionamento della testa sotto la sabbia. Non è la trama di una pruriginosa commedia all’italiana degli anni ’70, ma una storia vera e verificata. Se a Staranzano il parroco del paese - don Francesco Fragiacomo - in questi giorni ha invitato il capo scout a non svolgere più il suo ruolo di educatore dopo essersi sposato con il suo compagno, e aver quindi palesato la sua omosessualità, un po’ più a sud una questione legata a logiche simili ha avuto uno sviluppo differente.

Impossibile è comprendere perché mai l'articolo tiri in ballo un'unione civile che con la vicenda non ha nulla a che fare. A chi pone la domanda, è via Twitter che la testata risponde:

Si parla di "logiche simili" nel senso che sono trattati gli stessi due argomenti (gay e chiesa) ma in altro contesto. Basta leggere.

Se così fosse, allora perché mai non parlano delle madri che buttano i figli dalla finestra ogni qualvolta citano Adinolfi? Anche in quel caso potrebbero dire che coesistono i medesimi due concetti (eterosessualità e famiglia tradizionale) e forse ci sarebbe maggior coerenza rispetto al mettere in relazione chi si sposa e che cerca un incontro sessuale. A voler pensar male, si potrebbe anche temere che si voglia alludere alla tesi adinolfiniana volta a sostenere che tra due gay non possa esistere amore ma solo sesso fisico.

Non meno pruriginoso è il racconto di una "gola profonda" che avrebbe raccontato tutto a tutti nonostante si sia in assenza di una qualsiasi ipotesi di reato (la vicenda non è certo un incontro pedofilo come quelli di chi va ai convegni di Adinolfi, solo un incontro tra due adulti consenzienti). Eppure l'articolo afferma:

Il racconto ci è arrivato direttamente da un ragazzo -maggiorenne- tra quelli contattati dal religioso, e dallo svolgimento della vicenda si evince che nei confronti della tematica l'istituzione ecclesiastica ha più di qualche aspetto da chiarire e da chiarirsi.

Si passa così alla presunta "testimonianza" del gay che dice di volere solo preti omofobi ed eterosessuali:

«Ero iscritto a Grindr, un portale per adulti per fare conoscenze omo - ci racconta il nostro testimone - ed essendo tornato in zona, dopo un periodo fuori provincia, volevo incontrare qualcuno. Sulla piattaforma è possibile geolocalizzare le persone disponibili, ovvero vedere a quanta distanza stanno da noi. Sono stato contattato da questo profilo, vicinissimo a me - poche centinaia di metri - e così ci siamo messi in contatto. Appena vista l’immagine dell’accout sono rimasto basito, perché ho subito riconosciuto il prete del paese».

A quel punto si passa al sostenere che un prete debba necessariamente essere omofobo e che l'omofobia e i pregiudizi servirebbero davvero a "difendere la famiglia" come amano dire le frange politiche di estrema destra dell'integralismo cattolico:

«Nonostante questo non ci volevo credere! In un ambiente così
conservatore come quello del posto in cui vivo è una sorta di paladino: dei ragazzini, delle famiglie, dell’oratorio che ha rilanciato alla grande appena arrivato. Un ragazzo giovane e giovanile, che sa farsi apprezzare».

L'articolo parla poi di «indagini» quasi si stesse parlando di una azione di polizia, raccontando come il giovane avrebbe chiesto al sacerdote di incontrarsi:

A quel punto ho deciso di vederci chiaro, e ho organizzato un incontro con lui in un paese a una dozzina di chilometri, un posto dove difficilmente sarebbe andato se non per incontrarsi con me . In quel caso però non mi sono presentato io, ma ho mandato un’amica (che lo conosce bene) per verificare, e lo ha trovato esattamente dove io gli avevo chiesto di presentarsi, dando quindi la conferma di essere lui.

La testimonianza pare dunque rinnegare il titolo, dato che sarebbe stato il ragazzo ad adescare il sacerdote per tendergli un tranello. E raccontando azioni che rappresentano un reato (registrare qualcuno di nascosto è vietato dalla legge), il racconto prosegue asserendo:

Dopo quell’episodio interruppe bruscamente i rapporti con il mio profilo - essendosi di certo insospettito - ma a quel punto mi sono deciso a smascherare la sua ipocrisia. Così un giorno mi sono presentato di fronte a lui, con tanto di registratore in tasca al seguito, in un bar del paese, per chiedergli conto della sua attività e vedere come si giustificava. Sappiamo che la chiesa ha un’opinione ben definita sia dell’attività sessuale degli ecclesiastici che di chi ha un orientamento come il nostro, e volevo sapere come possa convivere con tutto questo. Ha bofonchiato un po' di parole, cercando qualche giustificazione, ma sostenendo alla fine che la cosa conta poco, perché lui non si vede in nessun altro ruolo se non in quello di prete. Sembrandomi assurda una presa di posizione del genere sono anche andato in curia per segnalarlo, e per un po’ non si è fatto vedere in paese. Si diceva fosse impegnato con degli studi in una città vicina, ma poi è tornato tranquillamente al suo posto.

In altre parole, si sostiene bellamente che ha ragione Adinolfi a dire che i preti devono odiare i gay o che per poter professare la propria vocazione si debba necessariamente provare una profonda passione per la vagina femminile.

Si passa così ad un attacco a quei parrocchiani che non hanno crocefisso il sacerdote (descritto come un bravo sacerdote) per chiederne uno che facesse le sue scappatelle con una donna:

Il paese non è grande e - come accade sempre in queste occasioni - le voci si sono diffuse e rincorse. Le cose non sono però di certo cambiate in alcun modo. Il prete - chiude il nostro interlocutore - sarà certamente più attento a non rivelarsi con il prossimo, ma di certo non potrà reprimere i suoi istinti.

Chissà su che base si sostiene che un «istinto» possa essere represso solo dagli eterosessuali... così come sarebbe stato interessante sapere se il sacerdote promuoveva l'intolleranza o se è uno di quelli che si batte perché la Chiesa possa rivedere alcune sue politiche di esclusione sociale. Domande che paiono non interessare ad un articolo che inseguiva il pettegolezzo.
E tutto questo dinnanzi ad un articolo che non pare avere problemi per il mancato rispetto del voto di castità, ma solo con il fatto che non sia stato infranto con una parrocchiana come da dogmi eterosessualisti di Adinolfi & company.
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