Varese non patrocinerà l'ennesimo comizio omofobo di Amato. L'integralista si dice «discriminato» mentre Varese News beatifica Silvana De Mari



Lo scorso anno il Comune di Varese decise di patrocinare il convegno politico di promozione omofoba organizzato da Gianfranco Amato e negò uguale trattamento alle migliaia di persone che parteciparono pacificamente al gay pride cittadino. L'integralista si affrettò a difendere la decisione, asserendo che il suo sostenere che gli altri non debbano poter avere i suoi stessi diritti sia una rivendicazione che merita molto più rispetto rispetto a chi osa chiede pari dignità contro il suo voler.
Fortunatamente quest'anno le cose sono andate diversamente dato che la nuova giunta ha deciso di stare dalla parte dei cittadini e dei diritti civili, patrocinando la marcia di chi rivendica i propri diritti e negando ogni supporto pubblico all'ennesimo convegno d'odio organizzato da Gianfranco Amato. Questa volta vince chi sostiene che tutti abbiano pari dignità e non chi pretende di essere considerato superiore agli altri.
L'assessore ai servizi sociali, Roberto Molinari, ha spiegato che «La nostra Amministrazione da tempo è impegnata a promuovere politiche di tolleranza e di rispetto verso ogni persona sia essa cittadina della nostra città o, semplicemente essere umano. In questa prospettiva ovviamente siamo propugnatori di un approccio anche pubblico che non può prescindere dall’unire contenuti e stile, comunicazione e rispetto dei singoli a partire dalle appartenenze religiose, di genere, di orientamento sessuale o di provenienza e di colore».

Tanto è bastato mandare su tutte le furie l'integralismo cattolico, il quale sostiene che sia doveroso mettere sullo stesso piano le rivendicazioni di milioni di cittadini all'odio di un singolo uomo se quell'uomo legittima il loro pregiudizio a danno della società, sarebbe come sostenere che non si possa più celebrare la Festa della Liberazione se c'è anche un solo neonazista che dice di sentire nostalgia per quai nazisti che bruciavano gay ed ebrei nei loro campi di sterminio... E senza vergogna pare anche quel Gianfranco Amato che si è istericamente messo a sbraitare che lui si sente discriminato se non può manco incoraggiare la discriminazione altrui nel nome delle Istituzioni.
Il patrocinio negato avrebbe dovuto riguardare un comizio politico dal titolo "La teoria Gender – il Grande Nemico della Famiglia", l'ennesimo evento omofobo organizzato dall'associazione "Giuristi per la Vita" con la presenza di quella solita Silvana De Mari che ormai viene presentata dagli integralisti come un nuovo Messia chiamato a sostituire l'inutile invito all'amoer di Gesù con una legittimazione alla violenza omofoba, razzista e xenofoba.

Riguardo a come la notizia sia stata trattata dai giornali locali, c'è quantomeno da sperare che Varese News si sia fatto pagare da Amato per pubblicare un articolo si sostiene che la povera De Mari sia vittima di quei luridi gay che osano avere da ridire se lei doverosamente le insulta pur di inneggiare a quelle'strema destra che rappresenta il suo massimo ideale.
Spergiurano anche che la povera donna «di recente è stata attaccata dal mondo omosessuale» e che quei cattivoni dei gay «la accusano di essere omofoba e di consigliare alle donne di picchiate di obbedire ai mariti». In realtà non sono i gay ad accusarla ma i filmati che documentano le sue prese di posizioni, ma è senza tener fede alla realtà dei fatti che la testata si affretta a sostenere che si tratti tratti di «accuse che ovviamente il chirurgo De Mari rispedisce al mittente. Di certo è una cristiana tradizionalista dalle idee molto nette e a Torino c’è stata qualche polemica anche con l’ordine dei medici».
Ovviamente sarebbe stato doveroso ricordare che quella "polemica" è in realtà un procedimento disciplinare che potrebbe configurare la sua radiazione dall'ordine a fronte di affermazioni false che lei ama spacciare come scientifiche. E a suo carico c'è anche un procedimento giudiziario per istigazione all'odio...
Ma a farci capire come tutte quelle affermazioni siano state pubblicate dal giornale con evidenti toni da propaganda politica è un articolo che si spinge nell'aggiungere:: «I giuristi per la vita, guidati da Gianfranco Amato, uno dei leader nazionali del Popolo della famiglia, hanno eccepito che l’amministrazione Galimberti ha preso una decisione politica dimostrando di preferire il Gay Pride ai temi della famiglia». Peccato che tale frase valga solo se si accetta la definizione di Amato volta a sostenere che la famiglia sia sinonimo di integralismo religioso e che la sua "difesa" passerebbe dalla rottamazione del principio di pari dignità previsti dalla Costituzione italiana per inneggiare a quei distinguo che videro il loro apice in epoca nazista.
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