Adinolfi: «Io sarò il nuovo Trump. I trans sono disturbati, non possono avere un'arma in mano»



Un uomo che ha fatto dell'omottransofobia la sua fonte di reddito non poteva certo esimersi di lodare chi discrimina le vittime della sua medesima persecuzione. Ed è così che Mario Adinolfi si è affrettato a difendere la messa al bando dei militari transessuali da parte di Donald Trump. Scrive:

Donald Trump revoca l'ordinanza di Obama che consentiva ai transessuali americani di essere assunti nell'esercito. Fregandosene del politically correct, finalmente un leader politico mondiale dice la verità: una persona transessuale affronta una valanga di problemi psicologici, ha una tendenza al suicidio quintupla rispetto alla media, assume farmaci che hanno effetti collaterali pesantissimi, che peraltro comportano costi che nel caso di specie sarebbero tutti a carico dell'amministrazione americana della Difesa. Ragioni più che sufficienti per fare macchina indietro rispetto all'ordinanza tutta ideologica di Obama e affermare con nettezza che i trans non possono fare i soldati, non possono avere un'arma in mano.

Se Adinolfi è da tempo impegnato nella creazione di condizioni che possano aumentare la possibilità che le persone lgbt si suicidino perché vittime dell'odio che lui e la sua gente producono e promuovono, pare inutile osservare che sino ad oggi sono i fondamentalisti religiosi quelli che entrano nelle disciteche gay con un fucile in mano.
Interessante è anche osservare quanta poca etica possa avere un "giornalista" che si permette di sostenere che ogni suo più perverso pregiudizio sia «la verità» giusto per essere certo di condizionate l'opinione dei suoi proseliti.

Sostenendo poi che l'odio sia il suo scopo e che i gay siano esseri sacrificabili al suo profitto, aggiunge:

Trump dimostra un assunto: non è vero che non si possa seriamente cambiare strada in tema di rapporti con la comunità lgbt, si può tranquillamente non subirne i diktat e anzi cancellare le norme a loro favore che sono senza senso. Si può fare. Cosa serve? Servono i voti. Serve forza politica, serve legittimazione popolare e raccolta di consenso su una piattaforma alternativa a quella arcobaleno. La lezione di Trump serve all'Italia: dopo il suo intervento a sostegno di Charlie Gard, dopo che ha ribaltato gli equilibri nella Corte Suprema nominando un giudice prolife, dopo questo attacco al santuario trans, dopo il ban imposto a buona parte della immigrazione musulmana, Trump ci sta spiegando come si fa. Ci si organizza, all'inizio si prende l'1% (di tanto era accreditato all'inizio delle primarie repubblicane nel 2015), poi si ottiene l'egemonia nell'area politica di riferimento (vittoria alle primarie repubblicane luglio 2016), poi si va al governo del paese (gennaio 2017, insediamento alla Casa Bianca. Per il Popolo della Famiglia è una tabella di marcia.

Insomma, lui crede di poter diventrare il nuovo Trump. Quel Trump che anche Papa Francesco ha osservato non abbia nulla di cristiano. Così come Adinolfi.
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