Aleteia sostiene che le violenze di Ratisbona siano tutta colpa dei gay, dei comunisti e di Mario Mieli



Quasi non bastasse come L'Osservatore Romano tenti di sminuire le violenze di Ratisbona sostenendo siano «cose da caserma», il sito integralista Aleteia asserisce che lo sdegno verso i preti pedofili sarebbe «un esercizio di anticlericalismo» attuato da «chi usa la pedofilia per colpire la Chiesa ma poi lavora per normalizzare la depravazione». A pretestarsi a quel tentativo di addossare le colpe della Chiesa alle sue vittime è don Fortunato Di Noto, un sacerdote legato a Massimo Gandolfini e tristemente noto per il suo feroce impegno nella promozione dell'odio omofobico.

L'articolo viene presentato come il tentativo di attaccare un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano in cui si commentavano i fatti di Ratisbona osservando come quei «preti erano da un canto immaturi affettivamente e quindi incapaci di stabilire relazioni amorose paritarie e responsabili, dall’altro assetati di occasioni per manifestare la propria volontà di dominio e di potere appresa con tutta probabilità proprio nei seminari, dopo essere stati a propria volta oggetto di abusi e di violenze ma anche dopo aver imparato, nelle classi e nei corridoi, che Dio ha diviso gli esseri umani in due blocchi: quelli normali e i preti».
Curiosamente, però, Aleteia pare non interessarsi di quelle riflessioni preferendo cogliere l'occasione per raccontare quanto loro e don Di Noto sostengano che i gay siano brutte persone. Dinnanzi ad un intervistatore che dichiara che «sembra che un 80% dei cosiddetti preti pedofili coinvolga bambini e/o ragazzini maschi: le cose stanno così?», il sacerdote risponde certo: «Don Fortunato Di Noto: Allora, credo che sia giusto precisare un fatto. Sono dati riscontrabili e quindi in un certo senso ufficiali, dato che ormai ogni anno la Congregazione per la Dottrina della Fede li espone». E questo per arrivare al solito affondo volto a sostenere che la pedofilia nella chiesa sia tutta colpa dei gay:

Certamente non tutti gli omosessuali sono pedofili, ma i numeri dicono che quasi tutti i preti pedofili sono omosessuali.
Volendo quindi schematizzare, possiamo dire che il pedofilo sfocia nella perversione e desidera, sceglie, vuole, bambini prepuberi. Questo è scientificamente scontato, non lo sto dicendo io. Il DSM 5 stabilisce questa tassonomia. Per quanto riguarda il clero, le statistiche mostrano che in una larghissima percentuale interna dei casi si tratta di omosessuali efebofili pederasti con grandi disturbi nella sfera sessuale: si procurano relazioni (con tutte le dinamiche sfociano nell’abuso e nella violenza, nel maltrattamento, nel dominio) con minori maschi sopra i 14 anni. In quasi l’80% dei casi, per quanto riguarda le vittime del clero pedofilo, si tratta di maschietti. Le restanti sono femminucce, di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Sto approssimando numeri e percentuali, ma non sono cifre buttate lì così, anzi: sono ben documentabili, e pongono di per sé un’ulteriore riflessione: la Chiesa lo dice, nei suoi documenti sui “Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali”. O meglio, la Chiesa lo scrive ma per la gravissima dittatura del politically correct tutti temiamo anche solo di parlarne.

Sostenuto che il politically correct sarebbe una «gravissima dittatura», il sacerdote spergiura il falso, ossia il sostenere che se un pedofilo va con un bambino non sarebbe per il suo desiderio di dominazione (così come lui stesso accenna) ma sarebbe un gay. Peccato che se si considera che la maggior parte degli abusi avviene nelle famiglie e che a commetterli nel 29,6% siano i padre e nel 5,3% le madri, vien da sé che per fare quei figli il padre sarà pur andato a letto con una donna. Il sostenere che basterebbe eliminare i preti gay e non ci sarebbe più pedofilia è una sciocchezza enorme, se non proprio un'affermazione da denuncia.
Tragicomico è come nel tentativo di sfoderare tutti gli slogan dell'integralismo cattolico e spergiurando il falso pur di alimentare odio nei lettori, l'intervistatore arriva a sostenere pure che «la durezza che (giustamente) usa col clero pedofilo non trova riscontro quando si dà il caso di Mario Mieli o di certe ambigue dichiarazioni di noti politici già comunisti».

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