Facebook ha sospeso Alessandro Benigni per incitamento all'odio. È la quinta volta in sei mesi



Per i prossimi 30 giorni Facebook sarà probabilmente un posto migliore: il social network ha infatti deciso di sospendere l'account Alessandro Benigni per il prossimo mese. Si tratta del quinto provvedimento in sei mesi resosi necessario per arginare i messaggi d'odio pubblicati dall'integralista.
Benigni è un personaggio tristemente noto per la ferocia, la volgarità e presunta malafede con cui quotidianamente insulta e denigra un intero gruppo sociale. Attraverso la sua rete di siti (che includono "Nelle note", "Ontologismi", "Resistenza critica" e anche dei contributi fissi sul sito di Silvana De Mari) lo abbiamo trovato pronto a sostenere che i preti sarebbero pedofili perché gay, che l'odio omofobico sia un diritto, che la scienza sia meno rilevante del pregiudizio o che i gay siano pedofili a priori.

Benigni risulta anche membro del "comitato scientifico" fondato nel 2015 da Massimo Gandolfini con l'obiettivo dichiarato di cercare fantomatiche teorie scientifiche e pseudoscientifiche che potessero legittimare la discriminazione a danno di gay e lesbiche. Un proposito che ricordava la modalità con cui i medici nazisti cercarono di teorizzare fantomatiche teorie "scientifiche" contro il matrimonio interrazziale.
E se pare ovvio che dal punto di vista scientifico non abbia alcun senso pretendere di scegliere le tesi per poi dire che si cercherà un qualche pretesto per sostenerle, a confermarci l'intento propagandistico dell'intero progetto è come in due anni di "lavoro" il gruppo abbia pubblicato solo una ventina articoli copiati da altre fonti. Comico è come siano arrivati a pubblicare persino ritagli di giornale tratti dal quotidiano di Belpieto (non certo noto per la sua scientificità), pagine de La Nuova Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli o articoli in cui il militante omofobo Enzo Pennetta spergiura che l'umanità si estinguerà per colpa di chi "sceglie" di essere gay. Immancabili anche gli articolo "scientifici" di Avvenire in difesa di chi sostiene che l'omosessualità sia una patologia che può essere curata dato che che l'eterosessualità di Gandolifini deve essere intesa come l'unico modo giusto di poter essere, massima espressione di quella nuova "razza ariana" che l'integralismo cattolico sta teorizzando a danno di milioni di persone.

Dal canto suo Alessandro Begnigni sta cavalcando la situazione con il solito vittimismo di chi sostiene che qualcuno voglia censurare il suo diritto all'odio e che gente cattiva lo abbia segnalato solo perché lui andava in giro a raccontare falsità. Insomma, la solita storiella di fantomatici "poteri forti" che vorrebbero punire il libero pensiero di chi, da bravo sedicente cristiano, chiede che alcuni cittadini siano considerati inferiori a lui e che i loro contributi siano reindirizzati nelle sue tasche come premio per la sua sessualità.
Ma forse solo su una cosa Benigni ha ragione. È impensabile che per ben cinque volte sia stata un'azienda privata statunitense ad essersi fatta carico della difesa dei cittadini italiani mentre la polizia postale non pare essersi ancora interessata ai suoi scritti. Ed  vergognoso che nessun pubblico ministero abbia ritenuto di dover chiedere ad un giudice se ci sia stata malafede ed una palese alterazione dei fatti nella redazione di scritti orientati a creare odio verso un intero gruppo sociale.
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