Il Giornale e il suo sfruttamento del pregiudizio e dell'odio come strumento di promozione politica



La legittimazione del'odio è lo strumento con cui Il Giornale spera di poter metter a frutto razzismo, xenofobia ed omofobia la solo fine di promuovere l'avanzata dell'strema destra. Si susseguono articoli scritti ad arte per fomentare le paure, si etichettano le persone sulla base della loro etnia quasi fossimo ancora in epoca fascista, si denigra il prossimo sostenendo che qualunque pregiudizio debba essere elevato a diritto costituzionale. Ti dicono che devi aver paura degli altri, promettendoti che basterà votare un qualche politico di destra perché sia lui a compiacere ogni tuo pregiudizio con azioni mirate a reprimere ogni forma di diversità, ogni dissenso o ogni cultura sia diversa dalla tua.

Il martellamento è costante ed implacabile, esercitato anche attraverso articoli come quello in cui Alessandro Bertirotti si erge a giudice supremo nello scrivere frasi come: «Ho già scritto sulla legge delle unioni civili, con la quale si discriminano, di fatto, gli eterosessuali». Oppure: «Ho anche scritto sul Gay Pride, assimilandolo ad una carovana circense utile a tutti coloro che non sanno essere Diversamente uguali».
Ma dato che il tema del suo intervento era una sua strenua difesa dello striscione inneggiante alla «fica» esibito sulla facciata di un palazzo di a Latina, è basandosi su patetici pregiudizi assai lontani dalla realtà e su quella legittimazione di giudizi che lui sostiene debbano poter essere inferti anche mediante diffamazione, che Bertirotti sentenzia: «Non capisco, quindi, perché sia considerato volgare uno striscione che risponde alla altrettanta e osannata volgarità che emerge ad ogni sfilata del Gay Pride. Striscione perfettamente sintonico con lo stile degli urlanti danzatori variopinti e seminudi, per le strade delle città. Ma siamo in pieno regime».

Ovviamente servirebbero prove. Il signor Bertirotti dovrebbe presentare fatti che dimostrino le sua accuse, perché a scrivere stronzate dietro una tastiera son capaci tutti e facile è anche insultare gratuitamente delle persone per bene che hanno manifestato pacificamente in base ai loro inviolabili diritti umani. A lui stanno antipatici? Può darsi, ma non è un buon motivo per scrivere falsità sul loro contro o per spacciare spergiurare la veridicità di pregiudizi contro eventi a cui appare evidente lui non abbia mai preso parte. Chi è stato ad un Pride sa quanta malafede ci sia in quelle parole e un cronista non dovrebbe poter scrivere insulti e giudici contro cose che non ha visto.

L'affondo prosegue poi con la solita litania su come lui ritenga che due gay sarebbero genitori peggiori di quei bravi etero che poi troviamo sui giornali mentre chiedono like su Facebook minacciando di far cadere i figli dalla finestra. Scrive:

E poi, esce questa notizia sulla Germania, che apre le porte a qualche cosa che dovrebbe essere discusso con maggiore prudenza: l’adozione di bambini. Anni ed anni ho trascorso (e non da solo) a dire che entrambe le figure genitoriali sono importanti, padre e madre, soprattutto a livello di sviluppo cognitivo infantile e dunque emozionale, ed ora, come accade spesso, sento affermare che maschi o femmine sono la stessa cosa. Certo, si chiamano care giver, come se con un nome anglosassone si mettessero a tacere un secolo ed oltre di studi pedagogici e psicologici.

Buffo. L'uomo sostiene che la sua ragione deriverebbe dal fatto che lui stesso sostiene sia necessaria una condizione specifica. Per la serie, ho ragione io perché lo dico io. E chissenefrega di come migliaia di bambini siano cresciuti bene anche con un solo genitore o di come qualunque ricerca scientifica ci dirà che lo sviluppo non si basa sul fatto che ci sia un genitore che fa la pipì in piedi e l'altro che si siede.
Evidentemente l'interesse politico viene anteposto a tutto: ci si sente legittimati a raccontare il falso su delle manifestazioni, a spergiurare teorie campate in aria in base ai propri pregiudizi, a sentenziare condanne contro il prossimo sulla base delle proprie antipatie... tutto fa brodo se l'aggressione al prossimo può apparire come una legittimazione ai pregiudizi in un'ottica di promozione politica di chi basa la propria campagna elettorale sull'odio.
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