L'integralismo cattolico si inventa una «vittima del gender» pur risultandone il carnefice



Sappiamo tutti che non c'è alcuna fantomatica "teoria gender" dietro ai drammi di persone intersex, ma sappiamo anche che alcuni sedicenti giornali "cattolici" non perderanno mai l'occasione per lanciarsi nello sciacallaggio di intere vite pur di alimentare un feroce odio contro interi gruppi sociali.
A firmare un vergognoso articolo intitolato "Io, vittima del gender" è Federico Cenci (nella foto), autore per il sito ultra-integralista Zenit e strenuo sostenitore della tesi che vedrebbe nel Papa un incoraggiatore del Family day di Gandolfini. L'argomento trattato, invece, è un'intervista di due anni fa che viene rispolverata solo oggi perché si è per lui configurata la possibilità di poter lanciarsi nello sciacallaggio del caso di Charlie con il suo sostenere che uno dei medici da lui criticato «lavorava al Great Ormond Street Hospital, la struttura balzata oggi agli onori delle cronache per la vicenda legata al piccolo Charlie Gard». Sia mail che un "cristiano" non cavalchi a proprio vantaggio la sofferenza di un neonato di dieci medi per argomenti che con quel caso non hanno nulla a che vedere.

Venendo all'articolo, Ceci parla di un tale Joe Hollida, raccontando che «dietro un sorriso smagliante nasconde un passato a dir poco inquieto. Non ha avuto un’infanzia e un’adolescenza comuni, Joe. Il suo benessere psico-fisico si è dovuto scontrare con la pretesa medica di destrutturare l’identità sessuale». La tesi dell'autore è che «negli anni Novanta la bandiera dell’ideologia gender stata piantata da una ristretta élite di intellettuali progressisti sul capo di questo bambino inglese, “reo” soltanto di essere nato con una anomalia agli organi genitali. Per l’esattezza il piccolo, venuto alla luce il 24 gennaio 1988, era affetto da estrofia della cloaca, ossia una malformazione della chiusura della parete addominale anteriore che non consente la corretta separazione tra intestino e vescica».
In altre parole, il bambini presentava una malformazione che impediva di poter determinare se fosse un maschio o una femmina. Pare interessante osservare come Cenci vittimizzi il bambini dicendo che era stato ritenuto «reo soltanto di essere nato con una anomalia agli organi genitali» mentre addita nel nemico fantomatici teorizzatori di una inesistente «teoria gender».
Se questa gente ascoltasse i gay al posto di pregare contro di loro, forse saprebbe che nel 2016 le Sentinelle in piedi manifestarono contro il manifesto politico del Puglia Pride in cui si chiedeva «che sia sospesa l’assegnazione arbitraria del sesso alla nascita da parte di famiglia e medici, rimandandola al momento in cui la singola persona possa decidere autonomamente e in piena consapevolezza».
Basterebbe questo a poter leggere il proseguo dell'articolo nell'ottica udi un carnefice che accusa le sue vittime di essere responsabili delle violenze che lui ha perpetrato loro.

L'autore dell'articolo racconta infatti che «la rara malformazione rendeva non facile accertare l’apparato genitale, anche se i medici convennero fin da subito che si trattava di un maschio». I genitori di rivolsero così ad un importante urologo pediatrico che lavorava al Great Ormond Street Hospital che disse loro che «lo stavano crescendo in modo sbagliato e che lo avrebbero dovuto iniziare ad educare come fosse una femmina». Racconta anche che «i genitori decisero tuttavia di affidarsi al medico. L’esordio del nuovo ed eccentrico modo di trattare loro figlio avvenne nel giorno del primo compleanno del bambino. In quell'occasione Joe divenne Joella, sostituendo gli abitini azzurri con quelli rosa e le bambole con le macchinine».
Ed è qui che entra in gioco un altro cavallo di battaglia dell'integralismo cattolico dato che sono proprio loro a sostenere che un bambino o una bambina debbano essere educati diversamente sulla base di ciò che c'è scritto nell'atto di nascita: si fosse accettata la libera espressione del minore, il problema non ci sarebbe nemmeno stato.

Ma dato che l'autore pare non accorgersi di come tutto ciò sia il frutto delle sue stesse rivendicazioni e non certo di un fantomatico «gender», ecco che solo in quel caso pare preoccuparsi di quel bullismo omofobico che viene difeso se a danno di gay o transessuali. Scrive: «Joe doveva far fronte non solo al disagio, ma anche allo scherno, agli insulti e anche alle violenze dei coetanei. Alla scuola elementare era vittima di un terribile bullismo».
Quasi festeggiando il fatto che i medici si fossero sbagliati nell'attribuzione del sesso, è con estrema soddisfazione che l'autore inizia a raccontare: «Ricorda che nel gioco preferiva sempre assumere ruoli maschili, come il pompiere o l’eroe, e sognava di diventare calciatore. Non era attratto dalla figura delle principesse. O meglio, era attratto sì, ma come lo sono la maggioranza dei maschi». Ed ancora: «All’età di venticinque anni, il ragazzo si fece sottoporre a un test del cromosoma in una struttura specializzata inglese, il Pilgrim Hospital di Boston. Prima di quel momento, non aveva mai deciso di farlo, pur sapendo che era l’unico modo per avere una risposta alla domanda sul suo genere sessuale, per non provocare “dolore e sensi di colpa a sua madre”. Quando ritirò i risultati, i suoi occhi caddero subito sulle lettere XY. Ebbene, Joe era un maschio».
La tesi che pare provocare un orgasmo di picare nell'autore dell'articolo, trepidante dinnanzi ad una vita distrutta che lui ora può strumentalizzare per i suoi fini con il suo asserire che «né l’imposizione culturale imboccata ai suoi genitori dal luminare della pediatria del Great Ormond Street Hospital né l’assunzione di farmaci erano riusciti a negare la realtà di natura».

Sinceramente non è chiaro dove l'autore voglia andare a parare nel tirare in ballo un fantomatico «gender» dinnanzi ad una errata attribuzione del sesso. Che il caso non sia isolato ce lo dimostrano le rivendicazioni rigettate dalla Sentinelle in piedi contro chi chiedono una sospensione dell'attribuzione del sesso in attesa che il diretto interessato possa spiegare le sue pulsioni (un fatto che avrebbe risparmiato Joe da quel calvario) e non certo il sostenere che una persona transessuale non debba essere riconosciuta per la sua identità sulla base della presenza o meno di un pene. Ma si sa, per l'integralismo cattolico ogni vita può essere calpestata nel nome del loro interesse, arrivando a usare una loro vittima come pretesto per mietere altre vittime.
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