L'Osservatore Romano sentenzia che i bimbi dei gay siano «più fragili». Ma poi emerge che la causa sono quei cristiani che li deridono e li bullizzano



Ancora una volta l'Osservatore Romano si è gettato a capofitto in una crociata contro l'omogenitorialità, dichiarando che «è davvero difficile sostenere che non esista alcuna differenza tra i figli di famiglie eterosessuali e quelli di famiglie omosessuali».
Lasciando intendere che sia ovvio che un figlio cresca meglio in una famiglia eterosessuale, l'ipocrisia del quotidiano pare diventare insopportabile a fronte di come poi spieghino che il «rapporto più difficile sia soprattutto con i coetanei, che spesso sottopongono i figli di coppie omosessuali a derisione e bullismo, facendo emergere sentimenti di inferiorità e anormalità. Una stigmatizzazione che provoca diverse strategie adattative, nelle quali prevale quella di negare il problema, confessando la propria condizione solo a poche persone scelte».
Insomma, i problemi dei bambini cresciuti in famiglie gay è che Adinolfi promuoverà odio contro di loro, i figli delle famiglie bigotte li sfotteranno e un qualche prete potrebbe anche arrivare ad incoraggiare altri bambini a stare lontani da loro in virtù di come lui sprezzi quella famiglia.
Surreale è come il quotidiano della Santa Sede si lanci anche nel sostenere che i figli cresciuti in famiglie omogenitoriali avrebbero «una maggior probabilità di atteggiamenti e comportamenti omosessuali», specificando che questo accadrebbe soprattutto nelle coppie costituite da due donne. E se pare che ai vescovi dia fastidio l'evidenza di come i figli di coppie omosessuali sviluppino livelli più elevati di rendimento scolastico, subito il quotidiano si affretta nel'aggiungere che «sono anche indotti a maggior uso di alcool e droghe, riportano livelli minori di autonomia e invece livelli superiori di ansia».

Distamene è come il Vaticano si sia lanciato in simili asserzione sulla base di un solo studio, spesso candendo in generalizzazioni che negano le normali differenze fra chi è stato adottato e chi ha un genitore biologico, così come si è sorvolato sull'osservare che vi siano normali differenze anche tra chi è parte di una maggioranza o chi chi viene considerato minoranza. Non a caso il bullismo e le sue conseguenze si presentano in maniera pressoché simile anche tra le famiglie degli immigrati (ma la Santa Sede pare non preoccuparsene).
Imbarazzante è anche l'evidenza di come il Vaticano non paia interessato ad identificare le differenze tra i figli di altri gruppi, quasi come se i gay fossero l'unica categoria che loro vorrebbero poter privare dalla genitorialità. Eppure sarebbe interessante sapere se un figlio di una Sentinella in piedi rischia di essere più complessato rispetto a chi cresce in una famiglia tollerante, così come sarebbe interessante osservare se anche in quel caso troveremmo vescovi pronti a chiedere che sia negato loro ogni diritto all'adozione se quella eventualità fosse confermata da un qualsiasi studio.
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