Radio Spada lancia una sharia contro chiunque sia contrario all'accanimento terapeutico sul piccolo Charlie



«Segnalate in massa il Dottor Silvio Viale chiedendone la radiazione per non aver rispettato la deontologia e la professionalità medica ed umana richiesta e giurata da ogni dottore». È questo l'appello lanciato dal sito di estrema destra Radio Spada contro un medico che viene da loro ritenuto "colpevole" di essersi schierato dalla parte dei diritti di Charlie e non con l'egoismo dei suoi genitori.

Il motivo della loro furia è un messaggio pubblicato su Facebook, nel quale il professore scrive:

Trump e Vaticano si preparano a torturare e prolungare l'agonia di Charlie Gard. L'Ospedale Bambino Gesù offre la camera di tortura per conto della Santa Sede. Mi auguro che i colleghi inglesi tengano la schiena dritta.

Il messaggio pare condivisibile da chiunque reputi che il teatrino mediatico di chi offre fantomatiche cittadinanze onorarie o di chi vende inesistenti cure sia una violenza contro un bambino alcuni cardinali paiono pronti a sacrificare sull'altare dell'accanimento terapeutico al solo fine di poter trarre varie forme profitto da inumane sofferenze inflitte ad un neonato. In fondo quelle speculazioni hanno già distolto l'attenzione sui vari scandali di pedofilia che hanno coinvolto i vertici della chiesa e potrebbero risolvere anche i problemi derivanti dall'inchiesta AP sulle numerose mori neonatali che si sarebbero verificate all'interno del Bambin Gesù di Roma a causa di una politica che avrebbe anteposto i profitti alla salute dei pazienti.

Eppure, con quella ferocia di cui solo alcuni gruppi di sedicenti cattolici paiono capaci, il sito integralista si lancia nel sostenere che «il dottorone carente di fama decide di accanirsi (qui sì, nel vero senso della parola) sul caso Charlie Gard, definendo “tortura” la proposta di Trump e dall’ospedale Bambin Gesù di Roma offertosi per accogliere il bambino e mettere in atto le cure sperimentali».
Insomma, loro esigono che Carlie soffra come un cane e spergiurano l'esistenza di fantomatiche cure che spergiurano potrebbero salvarlo anche se gli stessi ricercatori che le hanno proposte negano qualunque possibilità di successo. Praticamente non è di fatti che si sta discutendo, qui si è nel campo della mera superstizione. Ma tanto gli è bastato per invitare i loro lettori a segnalare quelle che loro bollano come «dichiarazioni indegne e sbeffeggianti verso la sofferenza delle persone, contrarie al codice etico e professionale di ogni medico che possa definirsi tale».
Surreale è anche come in quella circostanza il loro primo pensiero venga rivolto alla promozione d'odio contro o gay portata avanti da Silvana De Mari. Con evidenti fini propagandistici, è nel palare dell’Ordine dei Medici di Torino che sostengono «non si fecero problemi a minacciare sanzioni contro la Dottoressa Silvana De Mari, con la sola colpa di aver detto cosa succede agli omosessuali dal punto di vista medico-chirurgico».
Se già ci vuole un certo coraggio nel sostenere che le aggressioni della De Mari possano essere ritenute di carattere «medico-chirurgico», pare inutile infierire su un vergognoso uso politico della sofferenza di un bambino. E tutto questo solo perché quella giovane vita pareva una bella occasione per avviare una crociata contro chi osa avere opinioni diverse dalle loro, ancor più se l'obiettivo della loro sharia è un personaggio di sinistra.

A far riflettere è anche un altro particolare. Perché mai ad un sito integralista che promuove incessantemente ogni forma di razzismo, omofobia e diseguaglianze sociali dovrebbe interessare che a quel bambino sia inflitto un un accanimento terapeutico che possa prolungare la sua agonia e il suo dolore senza che esistano speranze di miglioramento? Perché non gliene frega nulla degli ottomila bambini che giornalmente muoiono uccisi dalla fame e dalla guerra mentre esigono che a quel bambino sia impedito di potersene andare in dignità e secondo natura?
L'impressione è che a nessuno freghi davvero qualcosa di Charlie. Pare che l'interesse primario del minore non sfiori la coscienza di genitori che non vogliono lasciarlo andare o di chi specula per fare marketing sulla sua sofferenza. Ma forse l'idea di prolungare senza motivo un'agonia immotivata interessa moltissimo a chi spera che l'immagine di un neonato possa essere tradotto in una fonte di profitto politico, a chi spera che si possa fomentare un sentimento nazionalista nell'accusare i giudici europei di «volerlo uccidere» o a chi organizza raid contro gli avversati politici sfruttando il suo nome. Ma interessa anche a chi teme che il riconoscere dignità nella morte ad un bambino possa rappresentare una minaccia ai propri piani di sabotaggio della proposta di legge sulla DAT. Vorremo mai che un lurido bambino inglese possa far scaturire riflessioni serie sul tema? Meglio far credere ad inesistenti cure sperimentali che sarebbero state scoperte in ventiquattrore dal Vaticano o a quel super Tumnp che, tra la costruzione di un muro e una retata anti-immigrazione, parrebbe capace di guarire malattie inguaribili attraverso l'invio di tweet populisti.
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