Regione Lombardia e l'uso di denaro pubblico per la speculazione leghista sul caso Charlie



Ancora una volta Regione Lombardia ha deciso di usare le sue sedi istituzionali per promuovere la politica e le opinioni della Lega di Maroni. Evidentemente non importa se qualcuno ritene che un accanimento terapeutico sul piccolo Charlie significherebbe violare i suoi diritti umani fondamentali: a nome loro e con i soldi delle loro tasse, Maroni ha deciso di promuove l'opinione di una parte contro quella altrui. Ed è così che sulla facciata del palazzo della Regione è stato issato uno striscione con la scritta "#SaveCharlie" griffata con la rosa camuna.
I contorni dell'iniziative non paiono dissimili da quando il Pirellone venne sfruttato per promuovere l'omofobia del "family day" o quando lo si illuminò per sostenere che la vita di un cristiano debba essere tutelata più di più di quella altrui. Un uso del palazzo che rischia di ripetersi ancora una volta, con la Lega Nord che ha già annunciato di voler chiedere all'ufficio di presidenza del Consiglio Regionale di illuminare il Pirellone con la scritta "Life for Charlie".
Come in tutte le altre occasioni, la notizia è stata annunciata dalla gran sacerdotessa Cristina Cappellini, l'assessore leghista che milita in vari gruppi integralisti e che organizzò con soldi pubblici il vergognoso convegno omofobo divenuto celebre per la presenza del pedofilo don Inzoli.
Interessante è anche come nel suo messaggio l'assessore legista paia non nascondere chi siano i veri committenti della sua speculazione, risultando indirizzato a Filippo Savarese (portavoce della Manif pour tous), alla CitizenGO (l'organizzazione integralista di Ignacio Arsuaga che con Gandolfini porterà in Italia la sua campagna anti-trans), la Manif oour tous e Maria Rachele Ruiu (esponente della Manif pour tous che organizza corsi di educazione sessuale biblica per le scuole). Quanto basta per chiedersi se la signora stia lavorando per i cittadini che le pagano lo stipendio o se sia al servizio esclusivo delle organizzazioni integraliste in cui milita.

Opinabile è come questa gente possa dirsi preoccupata per Charlie a fronte di un gesto politico che parrebbe assai più interessato a proclamarsi sottomessi al volere vaticano dopo la presa di posizione del Bambin Gesù di Roma, soprattutto in virtù di come le politiche razziste, omofobe e xenofobe della Lega abbiano da sempre minacciato i bambini che loro vorrebbero privare da ogni tutela giuridica per ritorsione contro i loro genitori o quelli cacciati perché ritenuti indesiderabili in virtù della loro etnia. E non meno difficile è comprendere quale ragione li avrebbe dovuti portare ad essere così ansiosi di infliggere un doloroso accanimento terapeutico ad un neonato inglese mentre non sono apparsi preoccupati a tutelare i bambini lombardi danneggiati nell'accesso alle cure mediche dalla corruzione a vantaggio della Compagnia elle Opere che, oltre a coinvolgere gli appalti di Aler, MM ed Fnm, ha tolto importanti risorse anche agli ospedali di Vimercate e Sesto San Giovanni.
In virtù di come uno striscione elettorale non serva certo a permettere di trovare una cura per una malattia rara come quella di Charlie, potremmo domandarci quanti altri bambini si sarebbero davvero potuti salvare se i soldi spesi per la realizzazione ed installazione del manifesto fossero stati investiti nell'acquisto di vaccini destinati a minori che rischiano la vita a causa di mortali epidemie di colera o di tifo.
L'impressione, però, è che così facendo non si sarebbe potuto dare nuova linfa all'ideologia promossa dai ciellini lombardi che è già valsa una condanna per inadempienza da parte della Regione Lombardia nel caso Englaro. Ma tanto il conto lo pagano i cittadini, non certo i leghisti. Una prassi in quella Regione che sta investendo chissà quali vertiginose cifre in una ossessiva pubblicità del referendum leghista che renderebbe Maroni una sorta di zar (nonostante il voto sarà ad ottobre, pare già oggi impossibile camminare per strada, prendere un treno o andare un social network senza imbattersi in un qualche messaggi promozionale secessionista pagato dai cittadini).
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