Caro Padova Pride Village, non ti riconosco più



Nell'ottica in cui ogni critica costruttiva può essere uno spunto di riflessione che possa aiutare a crescere e a fare meglio, pubblichiamo la lettera giunta di lettore che contesta alcune scelte delle nuove edizioni del Padova Pride Village. Di seguito il testo:

Mio amato Padova Pride Village,
sul piano delle tematiche LGBT e dell’offerta culturale, stai toccando il punto più basso della tua meravigliosa storia. La tua decima edizione oramai ha collocato l’intrattenimento, in un’immaginaria suddivisione gerarchica, al primissimo posto. Un ruolo centrale, quello di quest’ultimo, che ha relegato in spazi sempre più isolati e sempre meno accessibili le iniziative di stampo culturale. Non ti riconosco più.

Molto trascurata appare, per chi osserva dall’esterno (quindi tutti), la tua libreria. Ciò malgrado la straordinaria competenza con la quale i fornitori ne hanno curato l’allestimento. Una trascuratezza che proviene direttamente da coloro i quali, con le loro scelte artistiche frettolose e dettate dall’assoluta impossibilità di sottrarre minuti di spazio al “Dio Intrattenimento”, hanno causato la perdita di alcuni ospiti molto importanti (a titolo esemplificativo Selvaggia Lucarelli). Ok la cultura, ma guai sottrarre spazio, tempo e attenzioni alla disco night. Anche se si tratta di una mezz’ora per permettere a una libreria di gestire un firmacopie senza doversi ricavare una nicchietta in mezzo alla folla danzante.
La forma e il contenuto dei messaggi da te veicolati sono oramai del tutto assimilabili a quelli utilizzati da discoteche e locali assimilabili.
Non c’è nulla di male nell’incentrare una manifestazione estiva su disco dance, drag show e quant’altro, ci mancherebbe. Ma io di te possedevo un ricordo nettamente differente. Le uniche dichiarazioni che lo staff artistico, fino ad ora, si è lasciato sfuggire in merito alle istanze LGBT riguardano l’approvazione della legge sulle unioni civili. Dichiarazioni non particolarmente accattivanti, così come nulla di accattivante sul piano politico (salvo qualche dibattito) pare essere rimasto nel tuo palinsesto.
Nella decima edizione lo stand informativo di Arcigay si trova a ridosso delle casse, in uno spazio interno decisamente poco frequentato e con livelli di temperatura e di umidità molto alti. Il cinema del sabato sera è stato eliminato e, con esso, anche tutte quelle iniziative specificatamente LGBT svolte negli spazi riservati all’associazione.
Il 29 giugno il gruppo giovani di Arcigay ha proposto un meraviglioso spettacolo teatrale: “Il gender umano”. Spettacolo collocato sul palcoscenico esterno, un openspace privo di isolamento acustico. Nulla di contestabile se l’organizzazione avesse microfonato gli interpreti. Ma così non è stato. In platea, già a partire dalla terza fila, non si riusciva a sentire l’audio (particolare non del tutto irrilevante) e moltissima gente ha abbandonato anzitempo il proprio posto. Un vero peccato, date la natura e gli intenti dell’esibizione. Struggente il momento in cui lo “yeah yeah tunz tunz” proveniente dai locali adiacenti ha preso il sopravvento sugli sventurati attori. Chissà… magari se al posto di una commedia ci fosse stato un drag show avrebbero gestito quella situazione con maggior dovizia e minor pressapochismo. “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”. In parole spicciole trovo, da utente frequentatore, il trattamento che hai riservato ad Arcigay e alla libreria a dir poco deprimente. Non sto denunciando alcuno scandalo, sia chiaro. Ma penso sia lecito e comprensibile provare un minimo di amarezza.
Non vi sono persone direttamente responsabili di ciò che sto cercando di esprimere. Si tratta di scelte dettate da uno spirito che, a titolo personale, trovo completamente fuori luogo. Uno spirito che, a onor del vero, funziona e attira un bacino di utenza molto ampio ed ETEROgeneo. Quindi sul piano artistico non avrei mai e poi mai nulla da eccepire (non possedendone neppure le credenziali). Sul piano politico invece mi permetto di dissentire e di farlo pubblicamente.
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