L'Italia risulta inserita tra 71 paesi che puniscono blasfemia



Nel rapporto della commissione statunitense sulla libertà religiosa nel mondo, l'Italia figura tra i 71 Paesi al mondo con una legislazione che punisce in maniera specifica la blasfemia. Non solo, figura anche come il settimo stato al mondo che in tal campo ha leggi che contraddicono i principi del diritto internazionale, preceduta solo da Iran, Pakistan, Yemen, Somalia, Qatar ed Egitto. Persino l'Arabia Saudita ha leggi più morigerate rispetto a quelle italiane.
Ad essere indicati sono gli articoli 402, 403, 404, 406 e 724 del Codice Penale, i quali prevedono pene per chiunque offenda la religione cattolica o i sacerdoti cattolici. L'articolo 404 è stato giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 20 novembre 2000 mentre è solo il 24 febbraio 2006 che i rimanenti articoli sono stati modificati per includere tutte le religiosi senza privilegiare quella cattolica, pur mantenendo vivo il principio che rende i preti cittadini più cittadini degli altri (motivo per cui tutti gli integralisti cercano sempre l'appoggio di un qualche vescovo che conferirà loro l'impunità di chi potrà predicare odio chiedendo la reclusione di chiunque si opponga al loro pensiero).
Le offese ad un ministro di culto vengono punite con pene da uno a tre anni. Le offese pronunciate da un ministro di culto non sono soggette ad aggravanti, nonostante i preti animino sostenere che una legge contro l'omofobia sarebbe «liberticida» nonostante prevederebbe aggravanti assai inferiori a quelle riservate a loro da decenni (nonché le medesime che la Reale-Mancino offre a chiunque si professi cristiano).

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