Nel tentativo di promuovere fantomatiche "terapie riparative", il patito di Adinolfi ricorre pure alle immaginette di Alida Vismara



Nicola Pasqualato, esponente della sezione trevisana del patito di Mario Adinolfi, pare ossessionato dalla volontà di promuovere fantomatiche "terapie riperative" dell'omosessualità. Vere e proprie torture prive di qualunque fondamento scientifico che rischiano di spingere chi ne è vittima verso l'abuso di alcol e droghe se non direttamente al suicidio.
Eppure, dopo aver sottratto risorse che sarebbero dovute essere destinate alla cura dei bambini autistici per promuovere quelle fantomatiche "terapio" grazie a Luca Di Tolve e Gianfranco Amato, questa volta l'integralista è apparso capace persino di attingere al materiale propagandistico creato dalla casalinga svizzera Alida Vismara.

Sulla sua pagina Facebook, sotto l'immancabile simbolo del Popolo della famiglia (ormai un must di qualunque rivendicazione contro i gay), Pasqualato ha pubblicato un'immaginetta tratta da "Ex-gay word", ossia la pagina creata anni fa proprio dalla casalinga svizzera.
Nel testo si parla di un tal Joviano Ribeiro che viene definito come un «ex-gay» e una «ex-trangender». Due termini un po' strani dato che generalmente un gay non è un trangender a meno che non si parli di un trangender gay (ma in quel caso non dovrebbero lamentarsene dato che si tratterebbe un un uomo nato maschio ed interessato alle donne con un'identità di genere che a loro sostengono non esista). La premessa ci mostra dunque l'uso di parole di cui pare non si conosca neppure il significato.
Forse nel tentativo di sostenere che i gay sono tutti drogati e cattiva gente, l'immaginetta sostiene pure che quel tizio «ha vissuto 10 anni come travestito e 15 anni come drogato di cocaina e crack». Spunta così un terzo termine che non indica necessariamente né l'orientamento sessuale né l'essere transgender: un uomo che si veste da donna può infatti tranquillamente anche essere anche eterosessuale.
Sulla base di questo, si sentenzia che quella sarebbe una prova inconfutabile ogni gay dovrebbe ambire a diventare ad immagine e somiglianza di Pasqualato. Scrivono: «come vedete, cambiare i può».
Lo slogan è quello della Exodus, la finta clinica per la "cura" dei gay che ha chiuso i battenti dopo che il fondatore ha ammesso come quella realtà fosse una truffa.

Riguardo a Joviano Ribeiro, da Facebook apprendiamo sia un tizio di Brasilia che lavora come predicatore cristiano dopo aver frequentato l'Universidade Católica de Brasília. Curioso è come dica di essersi travestito per dieci anni anche se poi ha un'unica fotografia usata per farsi pubblicità nel proclamarsi «un miracolo di Dio», dinnanzi ai suoi proseliti.
Ma al di là di tutto, pare ingiustificata la smania con cui questa gente cerca notizie di fantomatici ex-gay, quasi come se la testimonianza di un uomo sposato con una donna che si ha deciso di vivere apertamente la propria sessualità bastasse a poter dire a Pasqualato che lui può cambiare e che dovrebbe necessariamente iniziare a fare sesso con altri uomini se vuole avere gli stessi diritti di qualunque altro. Sarebbe una follia, ma è esattamente ciò che lui tenta di fare contro il prossimo.
La ragione ci suggerisce che c'è chi non si rende contro del proprio orientamento sessuale o chi vive una bisessualità che lo porti alla fluidità. Facile è anche immaginare che a causa dell'omofobia sia più facile che un gay si finga etero piuttosto che il contrario (motivo per cui devono pescare "testimonianze" di persone brasiliane o provenienti da chissà dove). Ma il sostenere che qualcuno deve essere diverso da com'è perché Pasqualato esige si conformino a lui non è un'opinione, è una violenza.
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