Secondo Cascioli, il caldo estivo è la dimostrazione di come non serva una legge contro l'omofoba



Secondo l'integralista ciellino Riccardo Cascioli, esisterebbe una pericolosissima dittatura di chi posa non pensarla come lui. Sostiene sia gravissimo che il suo volere non sia inteso come una legge di Stato e sbraita come un ossesso che se lui non crede al cambiamento climatico, allora nessuno debba muovere un dito per occuparsene. Se lui crede che gli animali siano inferiori a lui e privi di ogni diritto, allora il maltrattamento deve essere legittimato ed accettato. Insomma, dinnanzi a posizioni decisamente opinabili, lui parla di realtà assolute che verrebbero attaccate da una "dittatura" che non gli permette di fare ciò che vuole a danno del prossimo: non può ammazzare un gattino per divertimento, non può accendere incendi boschivi e non può manco gettare i gay dai tetti. Poveretto, una povera vittima di una dittatura.

In un editoriale dal titolo "La dittatura della percezione", Riccardo Cascioli inizia il suo discorso ideologico attaccando chi parla della temperatura percepita anziché di quella registrata dalla colonnina di mercurio:

Ma percepiti da chi? E chi lo decide? In realtà quella della temperatura percepita è una stima che – a seconda del metodo usato – tiene conto oltre che della temperatura reale anche dell’umidità e del vento. Esistono diverse scale che la misurano, ma lo scopo non è quello di sostituire la temperatura con una misura più precisa ed efficace, ma soltanto di stimare l’eventuale disagio delle persone in diverse situazioni meteorologiche. Peraltro si tratta di una stima molto approssimativa perché la “percezione” non dipende soltanto da fattori esterni oggettivi (temperatura, umidità, ecc.) ma anche dalle singole sensibilità personali.

In realtà non si tratta di un dato sparato a caso ma di un valore che viene calcolato sulla base di tabelle rigide che cercano di prendere in considerazione l'umidità. È risaputo, infatti, che il confort ad una certa temperatura può cambiare considerevolmente sulla base dell'umidità (motivo per cui si può combattere il calco anche con un deumidificatore che non impatta in alcun modo sulla colonnina di mercurio). E dato che l'integralista parrebbe lasciar intenerente che il dato sia sparato a caso, doveroso è mostrare come ad una precisa temperature a un preciso dato di umidità corrisponda un dato numerico certo:



Nel suo immancabile complottismo, non manca neppure si sostenere che tale dato «serve a rafforzare la psicosi che ormai c’è nei confronti del clima. Sparare temperature sui 50 gradi conferma l’idea di un riscaldamento globale fuori controllo». Tutto questo per arrivare alla sua rivendicazione:

Se certamente è frutto di interessi particolari che riguardano il clima, la vicenda delle temperature estive si colloca però in una più ampia deriva soggettivistica della nostra società, laddove in molti campi la percezione soggettiva prende il sopravvento sulla realtà oggettiva. A tutti i livelli quello che “sento” è diventato più importante di quello che “è”.
Lo abbiamo visto in queste settimane con il caso di Charlie Gard e, più in generale, con il dibattito sull’eutanasia. Ciò che viene “percepito” come vita (o qualità della vita accettabile) ha la precedenza su ciò che “è” vita. E la legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (Dat) proprio su questo si basa. Non avendo la minima idea di cosa si provi in certe circostanze drammatiche, sono chiamato a decidere le Dat sulla base di ciò che oggi “percepisco” come condizione per me invivibile.
Ancora più esplicito questo passaggio è nella proposta di legge per punire l’omofobia: non essendoci alcuna definizione giuridica – né tanto meno medica – dell’omofobia, la fattispecie di reato penale si basa esclusivamente sulla percezione di offesa o violenza subita che ne ha la presunta vittima. Uno stesso atto quindi potrebbe essere indifferente per una persona con tendenze omosessuali ed essere una grave offesa per un’altra. Il trionfo dell’arbitrio, tipico di ogni totalitarismo.

Non pare un caso che Cascioli scelga di sostenere che le vittime dell'omofobia darebbero solo «presunte» e che i gay non siano gay ma «persone con tendenze omosessuali». Un evidente tentativo di creare stima contro interi gruppi sociali da parte di quel che ama ostentare le sue tendenze eterosessuali.
Inspiegabile è il passaggio in cui lamenta l'inesistenza una documentazione "medica" dell'omofobia, dato che non esiste definizione "medica" neppure del razzismo delle xenofobia. La speranza è che l'integralista con tendenze eterosessuale non volesse strizzare l'occhio al suo sostenere che l'omosessualità debba essere vista come una "malattia" che deve essere curata dal suo amichetto Di Tolve (con il quale ha organizzato convegni in alcune scuole cattoliche per invitare i genitori a non accettare e a tentare di "modificare" attraverso torture psicologiche eventuali bambini che avessero un orientamento sessuale a loro non gradito).
Ovviamente Cascioli cerca la strada della propaganda, incurante di come il suo discorso dovrebbe valere anche per qualunque altra categoria: potrebbe dire che il contrasto al razzismo sia sbagliato perché alcuni neri sono più sensibili di altri. Oppure potrebbe sostenere che il suo dirsi offeso da quei gay che osano credere in Dio nonostante lui esiga che solo gli etero possano avere una fede dovrebbe avere conseguenti penali dato che il suo auto-proclamarsi (in maniera del tutto opinabile) cristiano lo rende tutelato da quella Reale-mancino che lui non vuole possa proteggere anche i gay.

Ed ancora, aggiunge:

Se vogliamo è ancora più preoccupante il fatto che questo soggettivismo mondano abbia preso stabile dimora anche nella Chiesa cattolica. Ne è un esempio il drammatico e lacerante dibattito sulla comunione ai divorziati risposati seguito al doppio Sinodo sulla famiglia e alla Amoris Laetitia. L’oggettività è un fondamento della morale cattolica: il male è male, il bene è bene. Solo questa chiarezza dà un senso alla misericordia. Avviene invece che ormai l’opinione dominante consideri, ad esempio, l’adulterio sì un peccato ma qualche volta potrebbe anche non esserlo. Dipende dalla “percezione” che ognuno ha del peccato e della propria condizione personale. È una deriva pericolosa perché in questo modo la fede si riduce sempre più a sentimento e incontrare Cristo, che è la realtà, diventa sempre più difficile.

Ebbene, secondo Cascioli pare proprio che l'unico senso della sua strana concezione del cristianesimo sarebbe quello di giudicare il prossimo e di rinnegare quel Gesù che incitava a non giudicare.
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