5 settembre 1938, il re firmò le vergognose leggi razziali del regime fascista



Era il 5 settembre 1938 quando re Pippetto III firmò le vergognose leggi razziali volute dal regime fascista.
Quelli che all'epoca vennero spacciati come «provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista» causarono persecuzioni ed esili per i cittadini di origine ebraica e non solo. Furono lette per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini, dal balcone del Municipio in Piazza Unità d'Italia in occasione di una sua visita alla città e furono abrogate solamente con i regi decreti-legge nn. 25 e 26 del 20 gennaio 1944, emessi durante il Regno del Sud.
La legislazione antisemita comprendeva il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia a ebrei stranieri, la revoca della cittadinanza italiana concessa a ebrei stranieri in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista e forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali. Ed ancora, venne istituito il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei che non fossero convertiti al cattolicesimo nelle scuole pubbliche e il divieto per le scuole medie di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo, così cone fu disposta la creazione di scuole specifiche per ragazzi ebrei.
Questo accadeva nel 1938, a settantotto anni da quando ritroviamo Adinolfi che promuove distinguo e discriminazioni nel nome di una fantomatica «difesa» dei bambini eterosessuali con genitori omofobibo da quando ritroviamo leghisti che vorrebbero segregare tutti i mussulmani che non si sono convertiti al cristianesimo.

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