L'integralismo cattolico scende in campo in difesa dell'odio sul web



L'odio e la menzogna sono considerati elementi essenziali dall'integralismo cattolico. Vien da sé che personaggi come Adinolfi o Amato non sarebbero mai potuti esistere senza la bufala "gender" o senza quel terrorismo psicologico che è stato orchestrato sui social network. Ed altrettanto evidente è come nessuno mai si sarebbe mai abbonato al foglio d'odio del fondamentalista se lui non avesse fatto credere che fosse necessario elargirgli del denaro per "proteggere" i bambini con modalità che non paiono certo proteggere nessuno (tant'è che l'ideologia adonolfiniana si basa sulla promessa di una tecnica di feroce aggressione di chiunque non sia fatto come lui ha deciso si debba essere). Tutto questo arrivando ad indicibili forme di spergiuro, come l'attribuire ad altri il sostenere che il genere possa essere "scelto" attraverso una decisione presa a tavolino e non che si sia dinnanzi ad una naturale caratteristica dell'essere umano.
L'odio serve per ottenere soldi e potere, motivo per cui non c'è da stupirsi se l'integralismo cattolico ha deciso di scendere in campo in difesa dell'odio sul web. Unendo l'utile al dilettevole e cogliendo l'occasione per promuovere quell'ultra-destra che tanto piace a chi combatte contro la libertà personale, è il sito integralista Libertà e persona a pubblicare un articolo dal titolo "Il PD vuole la censura sul web".

Negando persino l'esistenza degli haters e cita il giornale di Belpietro come "autorevole" fonte della loro crociata in difesa dell'odio, scrivono:

Con la scusa dei cosidetti “odiatori” il ministro del PD Orlando affida il controllo della rete ad associazioni di parte, schierate ideologicamente e politicamente.
Si noti l’elenco oggi pubblicato su La verità: spiccano, per invadenza, le sigle gay e quelle islamiche. Ed è chiaro chi sono per loro gli odiatori: chi condanna l’utero in affitto o difende una sessualità secondo natura e chi chiama il terrorismo con il suo nome: terrorismo islamico. Assente qualsiasi sigla pro vita e pro famiglia.

Insomma, pur di fatturare e promuovere le destre, i fondamentalisti che si dicono "cristiani" paiono pronti a mettere a repentaglio persino la vita dei loro figli (tutti potenziali vittime del cyberbullismo) pur di difendere la loro fonte di reddito e di potere.
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