Adinolfi difende la bestemmia di Predolin: «Lui vittima della mafia Lgbt»



Marco Predolon è stato squalificato dal Grande Fratello Vip per aver pronunciato una bestemmia in diretta televisiva. Eppure, secondo la propaganda rigorosamente omofoba dell'integralista anti-cattolico Mario Adinolfi, il poveretto sarebbe stato vittima di una fantomatica «mafia gay». Siamo dunque dinnanzi ad un sedicente "cristiano" che non si accontenta più di difendere strenuamente i preti che stuprano i bambini sotto gli occhi del fratello del Papa, ma ora pretende pure di giustificare le bestemmie se a pronunciarle è un tale che disprezza i gay quasi quanto i suoi proseliti. Insomma, se può guadagnarne soldi, le imprecazioni alla Madonna vanno benissimo.

Il proclamo è contenuto in un articolo dal titolo "L'esemplare caso di Marco Predolin" in cui Adinolfi pare non provare vergogna nello scrivere:

Il Grande Fratello Vip, la trasmissione in assoluto più oscena dell'anno, ci fornisce un'occasione in più di riflessione su un tema: è ormai vietato per chi lavora in televisione avere opinioni che non siano vidimate dalla mafia Lgbt che domina i palinsesti nei programmi di informazione come in quelli di intrattenimento, nelle reti del servizio pubblico radiotelevisivo come in quelle di proprietà berlusconiana.

Sostenuto che la televisione italiana (da sempre controllata dai vescovi come dimostra il fatto che l'omofobia non abbia conseguenze al contrario delle bestemmie) sia nelle mani di personaggi che lui accusa di essere parte di un'associazione mafiosa. Non solo, tra i commenti si bulla anche di come abbia deciso che da ora in poi parlerà dei gay definendoli sempre come «mafiosi» in una totale e colpevole noncuranza di come non abbia provveduto a fornire alcuna prova delle sue isteriche e infondate accuse. Per la serie, diffamiamo pubblicamente chi vogliamo così difenderemo quel tizio che in futuro potrebbe approfittare di un gioco per palpare la vagina e le tette delle sue figlie esattamente come ha fatto con quella di Carmen Di Pietro.

Il commerciante di odio prosegue poi il suo vergognoso articolo scrivendo:

A Raiuno nella trasmissione per famiglie per eccellenza che è Unomattina il giornalista Franco Di Mare, conduttore, offende i polacchi che hanno presidiato i confini del loro paese recitando il rosario affermando che "non sono veri cristiani"; a Raitre la scrittrice Michela Murgia regala 46 minuti di spot alla propaganda dell'utero in affitto, con 18 minuti di comizio senza contraddittorio di Nichi Vendola che riesce a dire che "il neonato è una straordinaria avventura del linguaggio, non un dato biologico" e altre supercazzole del genere sulle donne delle quali ha sfruttato condizione di bisogno attraverso i suoi denari per acquistare e locare ovulo e utero; sempre Raitre continua a vivere gli sprechi della direzione Daria Bignardi, che ha fatto profumatamente pagare i suoi amici, da Cristiana Mastropietro ai Pesci Combattenti che sarebbero lei e il fratello Roberto fino ai cari figli di presidenti della Rai di Stato Civile, per produrre programmi che fanno il 3% di share come la Murgia con il suo Chakra (dunque in termini televisivi sono noiosissimi e colossali flop, come ovviamente devono essere i programmi tv ideologici che hanno finalità di indottrinamento).

Criticata qualunque opinione sia contraria al suo pensiero unico e denigrata qualunque trasmissione non lo veda coinvolto nella promozione del suo razzismo e della sua omofobia a danno di interi gruppi sociali, il falso profeta che indica nell'odio e nel disprezzo l'unico messaggio che deve essere annunciato nel nome della religione pare capace pure di scrivere:

Dove la mafia Lgbt domina incontrastata è nelle televisioni berlusconiane, dove semplicemente non c'è diritto di parola per la posizione di chi ad esempio pensa che la famiglia sia quella definita dall'articolo 29 della Costituzione ("società naturale fondata sul matrimonio"), che il matrimonio deve essere tra uomo e donna, che il bambino ha diritto a una mamma e a un papà, che l'utero in affitto è uno schifo che andrebbe bandito come crimine contro l'infanzia e l'umanità. L'esempio più evidente è stato il massacro in ogni puntata del povero Marco Predolin, tra i protagonisti del Grande Fratello Vip, prima cacciato dalla trasmissione con la scusa di una bestemmia, poi sottoposto ad una serie di processi pubblici in tv, culminati in un rito ordalico promosso dalla sacerdotessa di questi eventi, Barbara D'Urso. La quale domenica ha convocato un vero e proprio tribunale con i soliti Cecchi Paone e Eva Grimaldi per triturare il malcapitato Predolin secondo il metodo già messo a punto qualche tempo fa con Guido Barilla: se osi dire qualcosa attraverso i grandi mezzi di comunicazione che irrita la mafia Lgbt, verrai massacrato fino a quando non abiurerai altrimenti ti sarà precluso l'accesso a qualsiasi trasmissione.
Predolin ha capito l'antifona e davanti alla raggiante Barbara D'Urso, non a caso conduttrice del primo storico Grande Fratello, si è cosparso il capo di cenere e si è detto pentito di qualche innocente battuta riservata ai gay, tipi estremamente permalosi. Giusto in tempo per vedere Ilary Blasi e Belen Rodriguez baciarsi lunedì sera in prime time ovviamente "contro l'omofobia", senza ricordarsi di essere madri e persino mogli, evidentemente senza riguardo per i loro mariti o compagni.

Il busness dell'omofobia pare spingerlo a sostenere pure che le frasi omofobiche di Predolin sarebbero state «innocenti battute» in quel solito clima di legittimazione dell'odio che lo pongono in una situazione in cui dovrebbe etichettare come «innocenti battute» anche chi dovesse pubblicamente proporre di bruciare viva sua figlia o dichiarare che sarebbe divertente vederlo picchiato da un gruppo di persone. Quando sei anni fa fu Sallusti (oggi suo fiero alleato) ad augurarsi che qualcuno lo picchiasse, Adinolfi si mise a piagnucolare, sbraitò, si proclamò vittima prima di minacciare denunce penali. Evidentemente ritiene di avere più diritti dei gay perché si proclama parte di una nuova "razza ariana" a cui spettinerebbero maggiori diritti civili e sociali.
Interessante è anche come Adinolfi citi la Costituzione per poi doverla integrare con frasi che non esistono, modificando il senso alle parole pur di sostenere che lui debba essere ritenuto superiore agli altri perché si è fottuto le madri delle sue due figlie. Non stupisce, dunque, come l'integralista debba poi promuovere le mortali torture psicologie di Di Tolve pur di sostenere che i gay sarebbero innaturali e quindi escluse dalla protezione costituzionale. Ed è buffo pure come debba parlare di gpa anche quando l'argomento è un altro, forse perché a corto di idee nel suo incessante tentativo di sostenere che il suo essersi scopato svariate mogli debba garantirgli privilegi civili e giuridici.

Incommentabile è poi come dica che due madri dovrebbero pensare ai figli prima di baciarsi contro l'omofobia. Detto dal fratello di una suicida (da cui pare non aver manco imparato che il malessere può uccidere) pronto a vantarsi dinnanzi al mondo di come lui esiga che le sue figlie siano scopate da maschi pronti a non usare il preservativo, pare solo l'ennesima ipocrisia di un uomo disposto a tutto pur di fare soldi con l'odio. Come può pensare alla prole altrui mentre le sue sventurate figlie saranno costrette a spiegare ai loro coetanei perché mai il loro papà faccia soldi vendendo morte e infelicità mentre racconta al mondo le fantasie sessuali che pretende siano messe in atto da loro? Non è forse lui stesso a raccontare che le amiche di sua figlia le consiglino di cambiare cognome per non essere associata alla ferocia di suo padre? Ma evidentemente non pare interessato al benessere della sua famiglia quando può far soldi attaccando e condannando chi educa i propri figli al rispetto del prossimo.

Con quella cattiveria di cui solo pochi esseri paiono capaci, Adinolfi conclude il suo proclamo con la solita auto-assoluzione e con i soliti insulti a chi non abbraccia la sua ideologia del disprezzo:

Questo è essere bacchettoni? Ovviamente arriveranno questo tipo di accuse. Bisogna solo applaudire. Se non applaudi sei "fermo agli Anni Ottanta". E non può essere che gli Anni Ottanta fossero migliori di questi anni indecenti? Eh no, se provi a dirlo poi si incazza Eva Grimaldi. Ma è la stessa Eva Grimaldi che per anni ha fatto finta di essere la fidanzata di Gabriel Garko lucrando copertine su copertine dei settimanali patinati mentre oggi invece ci spiega che è tanto innamorata e da sempre di Imma Battaglia, storica militante Lgbt? Mode che vanno, mode che vengono, soprattutto convenienze che vanno e denari che vengono, tanto al fondo la mafia di quel mondo solo ai denari è tanto affezionata e alla visibilità televisiva che li precede e li genera.
Caro Predolin, il tuo caso è emblematico, ti sei piegato, hai chiesto scusa, hai baciato la pantofola della Papessa Barbara che ti darà qualche ospitata e poi dopo averti usato non ti chiamerà più, ma conta di più la dignità. Se ti invitassero di nuovo, mandali a stendere, loro e loro ipocrisie gonfie solo di cerone, botulino e denaro, prive di qualsiasi capacità di contatto con il popolo, la realtà, la verità.

Così scrive il presenzialista televisivo che è disposto a distruggere intere famiglie per un'intervista. Un uomo che cerca voti insultando Renzi mentre spera che la gente non ricordi che era lui a girare l'Italia in camper per promuovere la sua candidatura. Un superbo che sostiene di detenere «la verità» assoluta anche se continua a mentire pur di cercare di sostenere i suoi distinguo nazi-fascisti.
Insomma, un poveraccio che avrebbe tanto bisogno di aiuto.

A proposito, la prima edizione del Grande Fratello venne condotta da Daria Bignardi e non da Barbara D'Urso come lui afferma, dato che la D'Urso fu semplicemente la datrice di lavoro che lo lasciò a casa quando lui cercò di fare carriera come opinionista capace id fare polemiche sterili e inutili contro tutti e contro tutto.
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