Un vigile del fuoco fa un augurio su Facebook ad un collega che si è unito civilmente e si ritrova con un provvedimento disciplinare



Un vigile del fuoco fa un augurio su Facebook ad un collega che si è unito civilmente e si ritrova con un provvedimento disciplinare. Pare una storia così assurda da sembrare una bufala, ma è quanto ancora può accadere nel 2017 in un'Italia dove l'omofoba è ancora lontana dall'essere sconfitta. E in fondo cosa ci potremmo attendere da uno stato in cui se un plurilaureao ottiene una cattedra c'è subito un Maurizio Belpietro pronto a rivangare la sua vita privata pur di sostenere che il Papa sia stato svantaggiato e che si sia persa l'occasione per indottrinare i ragazzi a pensare che la religione serva solo a scacciare lo straniero, perseguitare il prossimo ed erigere lunghe barriere con cui difendere i sacri confini dell'italica Patria. Così sacri che al Grande Fratello i concorrenti si stanno decimando a suon di bestemmie.
Fatto sta che il caposquadra Giancarlo Damele è finito nei guai per aver scritto su facebook: «Stamani  si è celebrato a Firenze un matrimonio gay tra un collega e il suo compagno, credo il primo nel nostro Corpo. Vista che non è stata data abbastanza rilevanza alla cosa mi sembra l’occasione giusta per pubblicare le foto e rendere tutti partecipi di questo piacevole evento. Congratulazioni ai due sposi».
Un post arrivato ai vertici nazionali dei vigili del fuoco, tant'è che il 21 agosto al caposquadra è stata recapitata una contestazione formale:
«Risulta agli atti di questo ufficio che la Signoria Vostra ha postato sul Social Network Facebook foto e commenti relativi ad un unione civile tra dipendente appartenente al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e il suo compagno, svoltosi a Firenze». Il tutto per arrivare a sostenere che «si ravvisa pertanto la violazione dell’articolo 12 del Contratto nazionale 26/05/2004 comma 2 lettera b (condotta non conforme ai principi di correttezza verso altri dipendenti), nonché in contrasto con i doveri di particolare correttezza che si richiedono ad un appartenente al Corpo. Al tal fine potrà presentare eventuali giustificazioni, suffragate da memorie e documenti e avvalersi della facoltà di essere sentita personalmente per la difesa orale (…)».
Ieri mattina a Roma si è svolta l’udienza del procedimento disciplinare nei confronti del caposquadra, rappresentato dal sindacalista dell’Usb Costantino Saporito che sul proprio profilo Facebook commenta: «Oggi  il primo “processo alla stupidità” (disciplina interna) che dimostra la paura omofoba dei vertici del dipartimento dei vigili del fuoco». Il vigile del fuoco rischia ora la sospensione fino a un massimo di tre mesi.
Ma dato che al peggio non esiste fine, pare che la durigenza non abbia intrapreso alcun provvedimento discipline contro quei vigili del fuoco che hanno scritto irripetibili frasi omofobe contro il collega. E ci si meraviglia poi le strade si rienpiono di svastiche o se negli stadi si fischiano le vittime del nazismo...
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