Amato promette che sfiderà l'Oms in tribunale e dimostrerà che l'omosessualità non sia una «variante normale della sessualità»



Dicono ad voler andare in tribunale a dimostrare esistano «inconfutabili evidenze scientifiche» sul fatto che «uno stile di vita che causa una maggiore morbilità ed una maggiore mortalità non può essere considerato variante normale della sessualità».
Il riferimento è all'omosessualità, mai definita come tale dato che la loro assistita sostiene «non esista».
La rivendicazione contro ogni evidenza certificata dall'Oms giunge dal direttivo dei Giuristi per la vita, ossia dell'associazione omofoba guidata da Gianfranco Amato (già presidente di Vita è, segretario del partito di Mario Adinolfi, allied attorney per la Alliance Defending Freedom statunitense e cavaliere dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con diritto al saluto d'onore della guardia svizzera vaticana).

Il comunicato stampa, firmato da avvocati che si proclamano "generali" e che dicono di aver visto la Madonna, si apre con un'accusa al giudice del processo e alla giustizia italiana. La loro tesi è che «la Procura della Repubblica di Torino aveva correttamente disposto per l’archiviazione del procedimento aperto nei confronti della Dott.ssa De Mari, ritenendo infondate tutte le accuse sollevatele; ma il Giudice delle Indagini Preliminari ha, invece, dato più ascolto alle opposizioni dei Comune di Torino e Torino Pride, optando, quindi, a che ogni decisione in merito venga assunta al termine d’un processo».
Sostengono dunque che il giudice abbia sbagliato a ritenere insufficiente il cavillo giuridico a cui si erano aggrappati per evitare il processo (ossia il dichiarare che l'impossibilità ad identificabili i nomi e cognomi delle vittime di quegli insulti rendesse non processabile la loro assistita). Poi, forse scambiando l'aula del tribunale con uno dei palchi da cui il loro leader vomita la sua propaganda politica, aggiungono pure:

Continua e continuerà inalterata, ed anzi ancor più convinta, la nostra battaglia per la verità in difesa della pluri-specializzata Dott.ssa Silvana De Mari, poggiata su un dato scientifico inoppugnabile: lo stile di vita dei MSM (acronimo per maschi che fanno sesso con altri maschi) è, in assoluto, gravato dal più alto tasso di malattie sessualmente trasmissibili e di malattie proctologiche, che non quello del resto della popolazione. Questo dato scientifico (e non opinione), verificato direttamente e personalmente dalla Dott.ssa De Mari nel corso della sua amplia carriera medico-specialistica, è suffragato ed è stato convalidato anche da innumerevoli studi, una parte dei quali trovasi riassunta nel link che segue.

Il link rimanda ai soliti dati decontestualizzati tipici dei comizi politici del loro presidente, in quella solita e totale negazione dell'evidenza di come l'omofobia e la discriminazione da loro stessi professata siano state la causa di una maggior incidenza di alcune malattie sessualmente trasmissibili diffusasi in tempi in cui era socialmente impossibile poter avere rapporti stabili con una persona del proprio sesso o in cui non si conoscevano i rischi di rapporti consumati senza quel preservativo che ancor oggi il partito di Amato invita a non usare.
Il loro gioco si basa sul prendere dei dati e sfruttarli per scopi diversa da quelli per cui sono stati raccolti, un po' come se si mostrasse una tabella degli aborti per osservare che gli aborti spontanei avvengano solo tra le donne e quindi sia provato che la natura indichi nelle coppie formate da due uomini dei genitori migliori rispetto agli eterosessuali. Tolta la logica del dato, la tabella mostrata in maniera decontestualizzata in una slide simile a quelle usate da Amato potrebbe tranquillamente essere sfruttata per sostenere ciò che si vuole. Nel loro caso, i dati vengono sfruttati per sostenere che i gay abbiano l'HIV, l'epatite, la sifilide, il linfogranuloma venereo, la clamidia, la gonorrea, il papilloma, il tumore anale e danni meccanici dell’ano. Il tutto per arrivare a sentenziare:

Dalle suddette inconfutabili evidenze scientifiche, la Dott.ssa De Mari ne deduce i seguenti corollari:
- uno stile di vita che causa una maggiore morbilità ed una maggiore mortalità non può essere considerato variante normale della sessualità;
- uno stile di vita ontologicamente sterile, che, cioè, per sua natura non può generare la vita (cosa che può, invece, scaturire solamente dall’incontro del gamete maschile con quello femminile), non si può sostenere abbia pari valore dello stile di vita potenzialmente generativo: diversamente, alla vita non si riconoscerebbe alcuna valenza, anzi l’indifferenza e forse addirittura una problematica da cui rifuggire;
- uno stile di vita che causa maggiore morbilità e mortalità non può essere genetico o costituzionale, in quanto sarebbe contrario alla regola biologica, per la quale ogni essere tende alla sopravvivenza ed alla riproduzione; in effetti, in una coppia di gemelli omozigote, l’eventuale stile di vita MSM sviluppato da uno dei due, non è che lo sia o lo debba essere anche per l’altro;
- essere un MSM non appartiene all’identità della persona, ma al suo stile di vita, che può mutare: l’orientamento sessuale è, infatti, “fluido”, sia un senso, che nell’altro, può essere acquisito e può essere abbandonato. Nonostante l’evidenza della realtà ce lo riproponga tutti i giorni, in questo momento medicina e psicologia sono inspiegabilmente “imbavagliate dal dogma” che l’orientamento sessuale sarebbe rigido e lo stile di vita MSM immodificabile, imperdibile, irreversibile: a senso unico, anziché alternato;
- la stessa morbilità appartiene a quelle donne che subiscono pratiche che interessino l’apparato digerente (cioè anale, invece di quello sessuale), pratiche sempre più pubblicizzate come innocue e divertenti su riviste femminili e testi di educazione sessuale per ragazzine.

Sostenuto che l'omosessualità possa essere "curata" e spergiurato che l'unico fine della vita sia quello di produrre figli, il gruppo di Amato sostiene che la De Mari ricorra a falsità e insulti perché desidera «raggiungere con la propria voce tutti coloro che praticano e/o subiscono, per ignoranza e/o non curanza di sé, stili di vita gravemente lesivi e pericolosi per la loro salute».
Interessante è anche come la fluidità negata durante i convegni di Amato venga qui proposta come un dogma applicabile a tutti, anche se pare ovvio che così non è.

Il comunicato spiega nel dettaglio che la signora De Mari insulterebbe i gay per:

per indurre a che vangano bloccati i finanziamenti pubblici a Pride e Circoli gay, che propagandano uno stile di vita stigmatizzato persino dall’OMS come gravato da maggiori rischi. La dott.ssa De Mari si batte oggi, e s’è sempre battuta in passato, per la libertà personale d’orientamento sessuale di ciascuno, ma non approva e mai approverà, ovvero subirà passivamente, la decisione statale o di qualsiasi altro ente territoriale, a che i circoli omosessuali vengano o possano essere finanziati con denaro pubblico, perché questi ultimi affermano e sostengono un'etica ed un'estetica assolutamente non universalmente condivise dai cittadini, e qualunque cittadino, che non vi si riconosca, deve avere in diritto ed il potere di non finanziarli, anche indirettamente. Il finanziamento a Pride e circoli gay deve essere assolutamente volontario ed opzionale, mai istituzionale (se la libertà è garantita persino per le finalità dell’’8 e/o 5 per mille, non si vede perché, ed a maggior ragione, non lo debba garantire per i circoli gay);

La signora De Mari pretende dunque di decidere chi debba ricevere finanziamenti pubblici. Si spera che a quel punto si batterà anche perché si possa decidere di impedire che i nostri fondi finiscano a finanziare il centralino omofobo aperto da Maroni per volontà dell'integralismo cattolico, così come magari ogni cittadino dovrebbe potersi opporre all'idea che le proprie tasse possano finanziare la reversibilità per le due mogli di Adinolfi. E perché la fondamentalista nonnpaia sbraitare contro i contributi pubblici che vengono destinati ad interventi sulle proprietà provate della curia?

Le sue richieste proseguono:

per far risuonare una voce nitida, forte e veritiera contro la diffusione di pratiche tutt’altro che innocue (propagandate invece e falsamente come tali), che investono donne ignare e ragazzine; pratiche pubblicizzate e invogliate su giornali femminili, ed addirittura su testi spacciati per essere di sana educazione sessuale. Il linguaggio usato dalla Dott.ssa De Mari non risulta certo più violento e/o aggressivo delle immagini e del linguaggio orgogliosamente adottati e urlati durante i Pride e/o presenti nei testi di riferimento di alcuni circoli gay finanziati con denaro pubblico;

Naturalmente non ci sono esempi, ma tutto pare ricondursi all'ideologia di Amato che si basa sul sostenere che ogni sua parola debba essere ritenuta "vera" solo perché l'ha detta lui. E se lui dice che si sente offeso dall'esistenza dei gay, allora i gay vanno ritenuti offensivi dato che lui non vorrebbe possano esistere.

Si arriva così a sostenere che gente cattiva voglia «censurare» quella che la De Mari sostiene sia la verità oggettiva di come si "scelga" di essere gay o di come si possa "smettere" di esserlo:

per evitare che venga censurata l'affermazione che l'orientamento sessuale sia “fluido”, come è ovvio che sia, essendo un comportamento. Così com’è possibile e consentito che una persona adotti l'orientamento sessuale omosessuale, altrettanto lo è che lo lasci/cambi per quello eterosessuale. E dato che, in questo secondo caso, la persona si dirigerebbe verso uno stile di vita gravato da ben meno rischi, è giusto e bene, anzi sarebbe raccomandabile ed è costituzionalmente garantito, che non sia intralciato o peggio ancora gli sia impedito, così come parimenti dev’essere consentito a medici e psicologi, che si rivedono in queste convinzioni scientificamente corrette e comprovate da innumerevoli casi, di poter svolgere serenamente la propria professione senza intimidazioni e negazioni alcune, legislative o deontologiche che siano.

Date le premesse e osservato come la scienza riconosca nell'omofobia un disturbo mentale, allora anche noi dovremmo sentirci liberi di sostenere che sia nell'interesse della signora De Mari pretendere la si sottoponga ad un TSO che la possa liberare dalla sua ossessione contro i gay. Ma, soprattutto, tali rivendicazioni verranno davvero portate in aula o siamo dinnanzi alla solita strumentalizzazione ideologica dei fatti?
Perché se tutto questo è un proclamo volto ad attribuire false teorie al processo, allora anche noi dovremmo sentirci legittimati di poter sostenere che ogni nostro ricorso ad una multa per divieto di sosta debba avere il valore di una rivendicazione politica contro l'anormalità dell'odio promosso dall'integralismo cattolico.
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