California. Condannato a morte l'uomo che ha torturato e ucciso il figliastro perché «si comportava da gay»



La giuria ha sentenziato che Isauro Aguirre, 32 anni, è colpevole di aver seviziato e procurato la morte del figliastro di otto anni. L'uomo si era accanito contro il piccolo Gabriel Fernandez solamente perché «si comportava da gay».
Negli ultimi otto mesi di vita il bambino è stato sottoposto a torture inimmaginabili: in un sol giorno era stato coperto di spray al pepe, costretto a mangiare il proprio vomito e rinchiuso in un armadio con un calzino in bocca per soffocare le sue grida. I genitori lo chiamavano «gay», non gli permettevano di andare in bagno, lo costringevano a mangiare feci di gatto o spinaci andati a male e lo picchiato regolarmente con la fibbia della cintura o con spranghe di metallo.
Il 22 maggio 2013 Gabriel non sistemò i suoi giocattoli e bastò questo a scatenare la furia omicida del padre. Sul suo corpo i medici rilevarono una frattura del cranio, varie costole rotte, bruciature di sigarette e lividi su tutto il corpo (anche sulle caviglie, segno che il bambino era stato legato). Gabriel morì due giorni dopo. L’uomo, ha sempre agito con la complicità della compagna e madre del bambino, la quale verrà sottoposta a giudizio in un processo separato.
L'uomo, che ha ammesso le sevizie ma non la sua responsabilità nel decesso, ha rifiutato un accordo con la procura per evitare la condanna a morte. La sentenza è dunque la pena capitale, la prima emessa in California dal 2006.
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