Secondo Il Foglio, le relazioni gay sono durature sono se si nega loro ogni valore giuridico



In barba al principio costituzionale della pari dignità, le destre non si fanno alcun problema ad elargire commenti e condanne pubbliche contro qualunque gay osi unirsi civilmente in negazione. I loro processi non prevedono l'ascolto dell'imputato, sostenendo che basti l'immaginazione per elargire le condannane. Un esempio per tutti, Tommaso Scandroglio non aveva modo di poter sapere come vivessero la loro sessualità i due ragazzi cui lui esigeva fossero negati i funerali, eppure non si è astenuto dal sostenere pubblicamente che li si dovesse ritenere «peccatori manifesti» sulla base di ciò che si immaginava magari potessero fare nel loro letto. Non li conosceva, non sapeva nulla di loro ma si sentiva tranquillamente libero di poter basare i suoi giudizi su mere illazioni.
Un altra loro caratteristica è il loro tentativo di giustificare i pregiudizi attraverso una ricodifica della famiglia, volta a negare l'esistenza di amore per ridurla ad un mero atto meccanico finalizzato alla produzione di figli. In taluni casi si arriva persino agli estremisti di associazioni che, grazie anche ai finanziamenti statali che giungono nelle loro casse attraverso il 5 per mille, rappresentano l'amore dell'uomo attraverso la rappresentazione di una spina elettrica che deve essere necessariamente infilata in un buco. Un'allegoria tutt'altro che velata del culto pagano della penetrazione vaginale, ossia una vera e propria ossessione per tutti quegli omofobi e misogini che si sentono minacciati dai rapporti sessuali in cui l'uomo non è necessariamente dominatore e in cui la donna non è necessariamente sottomessa.
La loro abitudine a cercare di giustificare tutto questo attraverso la religione si commenta da sé: Gesù è stato sposato? No. La Madonna è stata messa incinta dal marito? No. Eppure a loro non pare importi nulla, a loro interessa solo che qualcuno dica loro che i loro atti sessuali sarebbero un "merito" sufficiente per ottenere maggiore dignità civile e sociale.

In tale scenario, si arriva anche a teorie tragicomiche come quella espressa da Antonio Gurrado sulle pagine de Il Foglio. Attaccando l'età di una coppia di donne modenesi che si sono unite civilmente dopo quarantanni di convivenza, scrive:

Auguri alle due signore modenesi che si sono sposate alla bella età di ottant’anni. Ovviamente dire che si sono sposate è un’improprietà, in quanto hanno contratto un’unione civile, che è ben diversa da un matrimonio benché vi venga equiparata alla leggera nel pour parler giornalistico e militante. La loro unione è edificante per almeno due motivi. Anzitutto l’hanno contratta dopo quarant’anni di legame; casistica ammirevole, in cui i soliti romantici hanno ravvisato il coronamento giuridico di un amore persistente. Qualcuno appena appena più cinico potrebbe leggervi però che il segreto del non separarsi, tautologicamente, sta nel non unirsi: a giudicare dalle prime dissoluzioni di fresche unioni civili, l’amore resiste meglio quando non lo s’impacchetta in un modulo scaricato dal sito del comune e presentato all’ufficio anagrafe in busta chiusa, corredato da copie dei documenti d’identità dei contraenti, che vengono poi convocati via mail dall’ufficiale di stato civile acciocché l’assessore alle pari opportunità sottoscriva una scartoffia.

Insomma, una volta denigrata l'unione civile e cercato di collezionare il maggior numero di parole che ne sminuissero la dignità, afferma pure che è solo per il bene delle coppie gay che bisognerebbe vietare loro le unioni civili.
Peccato non spieghi perché mai non bisognerebbe vietare anche il matrimonio eterosessuale, dato che anche in quel caso divorzi e tradimenti non mancano di certo. E in che modo il modello prestampato delle unioni civili sarebbe più brutto di quello anche due etero sono chiamati a prepresentano in Comune?

Se il signor Gurrado si dice fermamente convinto che l'amore sia migliore se vissuto senza impegni e responsabilità nei confronti dell'altro, la sua convinzione non sembra motivare un'aggressione e una denigrazione di chi pensa che sia fondamentale prendersi cura dell'altro attraverso l'assunzione di doveri e mediante «scartoffie» che permettano tutta una serie di tutele giuridiche in materia di assistenza medica e patrimoniale.
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