Teresa Moro si improvvisa crtica cinematografica e sentenzia: se c'è una lesbica, il fim non va guardato



Basta Bugie è un sito propagandistico vicino alla galassia integralista di Riccardo Cascioli e della Manif pour Tous. I suoi articoli sono riconducibili ai soliti nomi dell'intolleranza organizzata, proponendo "verità" alternative che possano esaltare l'ultra destra quale massima espressione del loro presunto "cristianesimo". Tra gli articoli più letti troviamo titoli ad alto tasso ideologico come "Il piano per distruggere l'uomo", "Le bufale (o fake news) dell'irruzione squadrista in un'assemblea pro-migranti e del carabiniere con la bandiera nazista", "Quello che le tv non hanno detto sul principe inglese Harry e la fidanzata cattolica (divorziata)", "Trump rimette Gesù al suo posto", "Approvata in italia la legge sull'eutanasia che trasforma i medici in boia di stato", "Editto sovietico del vescovo di Modena" o "La bufala delle interferenze russe in italia... dimenticando quelle di Obama".
Se non vi risulta che l'eutanasia sia stata legalizzata, se pensate togliere l'assistenza sanitaria a milioni di bambini non sia un atto compiuto nel nome di Gesù o se avete visto le immagini dell'incursione neofascista che non parevano certo una «bufala», non siete voi ad essere impazziti: quelle sono sono solo alcune delle tante bugie spergiurate nel nome di chi sta ingannando i propri lettori con fantomatiche "verità" alternative scritte a tavolino in un abuso dell'italica impunità verso chi mente a fini propagandistici.

Tra i loro progetti c'è anche un sito che si occupa della censura dei film e della selezione dei programmi che non contrastino con una visione omofoba, misogina e xenofoda del mondo. Tra le pellicole «sconsigliate» troviamo una recensione tragicomica scritta per La Nuova Bussola Quotidiana da Teresa Moro, già redattrice della rivista omofoba di Provita Onlus.

Contro il film "La battaglia dei sessi", la signora Moro sentenzia che si debba evitare la visione della pellicola perché «prendendo spunto dalla realtà si dà moltissimo spazio a una vicenda d'amore lesbico a favore di una chiara (e senza pudore) propaganda ideologica pro-LGBT e anti-famiglia».
In realtà la pellicola è l'adattamento cinematografico della celebre partita di tennis, nota come la battaglia dei sessi, avvenuta il 20 settembre 1973 tra Bobby Riggs e Billie Jean King in una sfida al sessismo dell'epoca. Ed è dopo il racconto della partito che la fondamentalista scrive:

Questo quindi il resoconto della vicenda sportiva, così come si è svolta. Un pezzo importante di storia che, nei suoi aspetti positivi e in quelli negativi, non nega un dato di fatto: uomini e donne sono diversi, sia nel fisico, sia nel cervello. E il fatto che la partita sia poi stata portata a casa da Billie Jean King non nega l'evidenza della differenza di età e di condizione fisica tra i due atleti, così come il fatto che una precisa preparazione mentale e l'elaborazione di una tattica capace di esaltare i propri punti forti e - di contro - di andare a colpire l'avversario sui suoi punti deboli, sia importantissima. La sola forza fisica non basta nello sport.

Insomma, il sessismo viene difeso attraverso un'esaltazione delle differenze, accuratamente messa al servizio della loro propaganda basata sul sostenere che uomini e donne debbano avere rigidi ruoli sociali in cui il maschio fa carriera e la donna deve stare a casa a produrre figli. Poi la signora Moro aggiunge:

Ma veniamo ora alle criticità del film diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, che presenta un importante carattere di propaganda ideologica pro-LGBT e anti-famiglia. Infatti, pur prendendo spunto dalla realtà, più che al tennis La Battaglia dei sessi dà moltissimo spazio alla vicenda d'amore omosessuale tra Billie Jean King e Marilyn Barnett, concretizzatasi proprio nella primavera del 1973 e nonostante la King fosse sposata dal 1965. Una storia di tradimento che nel film viene rappresentata senza filtri - dando così l'ennesimo schiaffo al più basilare senso del pudore - e che, anzi, viene posta in maniera tale da portare lo spettatore a legittimare le due donne "innamorate".

Per quanti avessero la sfortuna di conoscere la propaganda omofoba della signora Moro, apparirà evidente l'ideologia racchiusa in quelle frasi. I suoi pregiudizi la portano a negare possa esistere amore tra due donne, così come il suo desiderio di veder soppressa la vita dei gay la porta a sostenere che chi non li odia debba essere bollato come «pro-lgbt». Un'etichetta assurda, paragonabile a chi volesse definire come «pro-mancini» chiunque scrive con la destra ma tollera che altri possano usare la sinistra.
L'affondo finale è il suo sminuire il matrimonio ad una convenzione senza amore: chi era stato costretto ad un'unione di facciata avrebbe dovuto rinunciare a vivere per tener fede ad un contratto che le era stato imposto contro la sua volontà.

L'attacco della Moro prosegue:

Una propaganda ideologica che alla fine della pellicola si fa palese, almeno in due frangenti. Il primo subito dopo la vittoria di King su Riggs, quando il responsabile "stilistico" - chiaramente con tendenze omosessuali - vedendo la giovane tennista in crisi rispetto alla presenza del marito e a quella della sua amante, le sussurra in un orecchio che ora è il momento di godersi la vittoria sportiva, mentre la battaglia per ottenere la possibilità di "amare chi si vuole" è di là da venire. E la storia ci conferma che fu effettivamente così: solo negli anni Ottanta la King uscì allo scoperto e divenne la prima atleta statunitense a riconoscere apertamente di aver intrattenuto una relazione omosessuale.
Il secondo spot pro-LGBT lo si ha invece nei titoli di coda, dove si legge che qualche anno dopo Billie Jean King divorziò dal marito per fare coppia con una donna. Donna con la quale fece poi - ovvio, no? - da madrina per i due figli dell'ex marito.
Concludendo, quindi, la Battaglia dei sessi è un film che lascia poco spazio allo sport e molto all'ideologia.

Se una simile recensione appare come uno dei tanti insulti all'intelligenza umana firmati dalla Moro, interessante è come la fondamentalista sottolinei il gioco di specchi dell'integralismo: una singola persona vomita il suo odio da ben tre testate (Provita, La Nuova Bussola Quotidiana e Basta Bugie) in modo che possa darsi ragione da sola e possa far credere che il suo intollerante parere sia condiviso (anche se poi, a conti fatti, siamo sempre dinnanzi ai soliti quattro gatti).

Tra gli altri film proibiti dall'integralismo cattolico troviamo Guerre Stellari perché «limite più profondo della saga di Star Wars è l'inscenare la lotta tra bene e male, ma senza che vi sia Dio come fondamento su cui costruire un tale scontro», La bella addormenta perché «il regista considera i cristiani pazzi invasati e fa passare l'idea che le persone come Eluana siano malati terminali» e Angeli e demoni perché «provocazioni di Dan Brown sono così grossolane da apparire in definitiva ridicole». De La Papessa dicono che «è considerata dagli storici un mito o leggenda medioevale, probabilmente originato dalla satira antipapale» anche se curiosamente l'investitura del Papa ha iniziato a prevedere la verifica della presenza dei testicoli da parte del camerlengo. Vietatissimi sono anche i PowerRangers perché guardarli significherebbe «adeguarsi alla dittatura gay senza fiatare».
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