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Uomini e gatti
Pubblicato il 07 giugno 2013 |

Se siete amanti dei gatti o se siete rimasti inteneriti nel guardare le foto dei nuovi inquilini di Tom Daley, c'è un sito fotografico che non potete assolutamente perdervi.
Si tratta di Des Hommes et des Chatons, uno spazio dedicato ad un'ampia raccolta di immagini che offrono un divertente parallelo fra uomini e felini. Ed è così che, immagine dopo immagine, si potrà constatare come i nostri amici a quattro zampe non abbiano nulla da invidiare ai modelli più in voga del momento, soprattutto quando si tratta di posare davanti ad un obiettivo fotografico. Insomma, nel mettersi in mostra pare che i gatti siano perfettamente in grado di imitare alla perfezione tutti quei ragazzi che solitamente spopolano sulle riviste patinate. E ce n'è davvero per tutti i gusti: dalle poste più plastiche a quelle più dinamiche, passando da gesta acrobatiche a giochi con il cibo.
A creare il tutto è stato un ragazzo francese che, armato di pazienza e di buona volontà, dallo scorso febbraio ha iniziato a creare e raccogliere sul suo sito immagini spettacoli, raggiungendo ora il ragguardevole traguardo di oltre 150 scatti caratterizzati da una varietà che difficilmente lascerà scontento qualcuno. E se l'idea ha il sapore della genialità, non stupisce come quelle immagini si siano ben presto diffuse a macchia d'olio su Internet, sempre in nome della passione per gli uomini e per i loro amici a quattro zampe (sicuramente meno sexy, ma decisamente adorabili).
Giusto per gradire, nella gallery di fine post trovate alcuni fra gli scatti più belli pubblicati in questi mesi. Buona visione e buon divertimento.
Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [20] [21] [22] [23] [24] [25] [26] [27] [28] [29] [30] [31] [32] [33] [34] [35] [36] [37] [38] [39] [40]
L'app cristiana che promette di "curare" l'omosessualità in 60 giorni
Pubblicato il 31 maggio 2013 |

Si chiama "Setting Captives Free" ed è un'applicazione per telefonini creata da un'organizzazione cristiana statunitense. Fin qui nulla di strano, se non fosse che l'app promette di poter "curare" l'omosessualità in 60 giorni.
«Non si esiste un "gene gay" e non sei nato così, senza alcuna speranza di libertà» sentenzia la descrizione dell'applicazione, aggiungendo poi che «Si può essere liberati dalla schiavitù dell'omosessualità attraverso il potere di Gesù Cristo e della Croce!».
A far discutere non è soltanto il fanatismo insito nell'applicazione, ma soprattutto il fatto che sia stata pubblicata sia su iTunes che su Google Play. La Apple (che rigidamente sottopone ogni nuova applicazione a revisione redazionale) ha annunciato di aver ritirato l'app dal suo store e promette indagini interne per capire come ci sia finto. Google, invece, non prevede verifiche preventive ma si riserva la possibilità di bannare successivamente le applicazione: ad oggi, però, le proteste degli utenti sono rimaste inascoltate e l'applicazione risulta tutt'ora disponibile per tutti i dispositivi Android.
Andre Banks di AllOut ha dichiarato: «È ridicolo che qualcuno possa pensare che un un iPhone o un Android possano "curare" l'orientamento sessuale di una persona ed è facile riderci su. Ma ci sono persone vulnerabili che non si accettano e che cercheranno di usare questa applicazione nella speranza di poter cambiare sé stessi. Siamo molto preoccupati per tutti coloro che si faranno del male a causa di questa insensata applicazione».
I bulli del web 2.0
Pubblicato il 18 maggio 2013 |

Il nuovo spazio social lanciato su Internet da Cynar è solo l'ultimo esempio di una realtà presa d'assalto da vandali e bulli dell'Internet 2.0. L'assenza di moderazione nei messaggi, infatti, ha fatto sì che in poche ore il loro sito si riempisse di offese, bestemmie ed insulti gratuiti (spesso anche di stampo omofobo). Una sorte non molto dissimile da quella toccata lo scorso anno ad uno spazio aperto pensato da Ikea e che ricorda da vicino anche i motivi per cui, solo pochi giorni fa, Enrico Mentana ha deciso di abbandonare Twitter.
Il fenomeno, però, appare toccare un po' tutto il web, con professionisti dell'insulto e del disfattismo che passano il loro tempo a cercare di distruggere tutto il distruggibile. Basti pensare anche solo a piattaforme affermate come Yahoo! Answer, un tempo luoghi di condivisione di informazioni ed oggi trasformatosi spesso in un palcoscenico per quanti si esibiscono in insulti a chi ha posto la domanda, in risposte fuorvianti o in gratuita cattiveria.
Persino il Codacons ha lanciato un allarme, ricordando che «ci sono forum, chat, siti dove ormai è impossibile discutere seriamente, in quanto qualsiasi cosa posti o viene insultato o si ritrova bersaglio dei vaneggiamenti dei bimbiminkia, palesemente non in grado di sostenere un discorso civile». E questo senza entrare nel merito delle «pagine create con lo scopo di istigare il razzismo e l'odio».
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Intevista a Jimi Paradise
Pubblicato il 10 maggio 2013 |

Si chiama Jimi, vive a Milano ed è l'autore del blog Jimi Hendrix in paradise. Quasi onnipresente sui principali social network, è anche tra i promotori di una serie di iniziative per mettere in comunicazione i vari blogger gay d'Italia, tra i quali anche un frequentato gruppo su Facebook chiamato Gloggers. Simpatico, ironico e travolgente, ha accettato di raccontarci la sua avventura su Internet
A quanti non lo conoscessero, come presenteresti il tuo blog?
Non ce ne bisogno! Scherzi a parte, vorrei che il mio blog diventasse un appuntamento quotidiano per chi voglia informarsi sui modelli del momento, sulla fotografia e sulle celebrità, perché no, facendolo su di un blog italiano invece che dai soliti siti internazionali.
Nel tuo primo post (era il 7 dicembre 2010) raccontavi che cosa avevi fatto quella sera. Ora ti ritrovi ad intervistare personaggi di fama mondiale come Daniel Garofali, Philip Fusco e Benjamin Godfre. Te lo saresti aspettato? Cos'è cambiato da allora nel tuo modo di fare blogging?
Che tenerezza... Non me lo sarei mai aspettato! Ho iniziato a fare blogging dopo anni da lettore perché in quel momento il mio mondo mi stava letteralmente crollando sotto ai piedi e avevo bisogno di creare qualcosa di mio, un contenitore per buttarci dentro tutto quello che mi interessa. Non avrei mai immaginato di arrivare a questi livelli e, a volte, sono un po' spaventato. Perché ci vuole tanta faccia tosta, bisogna mandar giù tanti rospi, selezionare le notizie perché la notizia del giorno non vengono certo a leggerla da me, ecc... Ecco, questo è il modo in cui oggi faccio blogging!
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Le cose cambiano: il sito delle video-testimonianze contro il bullismo omofobico
Pubblicato il 07 maggio 2013 |

Si chiama "Le cose cambiano" e si presenta come la versione italiana del progetto internazionale It Gets Better. Online da oggi e realizzato da Isbn Edizioni, Corriere della Sera ed Enel Cuore Onlus, il sito raccoglie le testimonianze di chiunque voglia condividere il proprio vissuto per metterlo a disposizione di chi si sta confrontando con la scoperta del proprio orientamento sessuale, magari sentendosi incompreso, non accettato o discriminato.
Lo scopo è quello di fornire un messaggio di speranza sul futuro, avvallato da chi oggi vive serenamente la propria omosessualità dopo aver lasciato alle spalle eventuali sofferenze o episodi di bullismo. Insomma, un modo per ricordare a tutti che, per quanto le situazioni possano apparirci insormontabili e prive di vie d'uscita, un futuro migliore è sempre possibile.
Clicca qui per visitare il sito.
L'ex-gay che bazzica su Grindr
Pubblicato il 03 maggio 2013 |

Il profilo Grindr di Matt Moore (nella foto) può apparire come quello di tanti anni: un 23enne appena trasferitosi a New Orleans in cerca di nuove amicizie.A far la differenza, però, è il fatto che lui si dichiari un ex-gay e che sia un attivista che va in giro a presentarsi come esempio vivente di come la sua conversione al cristianesimo l'abbia "guarito" dall'omosessualità.
Ma allora che ci faceva su una delle più popolari applicazioni per gay alla ricerca di compagna? Lo scorso febbraio qualcuno l'ha riconosciuto e, dopo il caso che ne è scoppiato, è lui stesso ad aver dato la sua risposta: «Il profilo Grindr è realmente mio -da dichiarato al blog Zinnia Jones- L'ho usato ad intermittenza nelle ultime due settimane. Come ho detto al ragazzo che ti ha inviato la foto, la registrazione su Grindr è stata un errore. Non ho cambiato idea sull'omosessualità, sulla Bibbia, ecc. Creare un profilo lì e parlare a ragazzi è stata la più grande disobbedienza che abbia compiuto. Uno sbaglio nei confronti di Cristo. Grazie al cielo, credo che Lui possa perdonarmi per ciò. Non non andrò su Grindr... mai più».
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Valerio Pino nudo contro l'omofobia
Pubblicato il 02 maggio 2013 |

A pochi giorni di distanza dal suo annuncio su Twitter di maggiori filtri nella pubblicazione di messaggi e dalla fine del suo canale di comunicazione in lingua italiana, Valerio Pino è tornato a far parlare di sé. Ed effettivamente è proprio in lingua inglese che il ballerino ha annunciato attraverso il social network una sua campagna intitolata "No-homophobia summer 2013".
Nei tre scatti pubblicati sinora lo si vede completamente nudo di fianco ad un grande "NO", mentre nei messaggi che accompagnano gli scatti si legge «Sì, sono omosessuale» e «Mi piacciono gli uomini. Amo gli uomini».
Inutile dire che, così come nel suo stile, i messaggi sono stati pubblicati senza particolari introduzioni o ulteriori spiegazioni.
Immagini: [1] [2] [3]
Jason Collins: minacce di morte su Twitter dopo il coming out
Pubblicato il 2.5.13 |

Twitter pare destinato a risultare il social network maggiormente omofobo. Dopo il caso dell'incitamento allo sterminio dei gay in occasione del voto francese sul matrimonio egalitario, è ancora una volta l'odio ad aver invaso i messaggi inviati dagli utenti. Questa volta la vittima designata è la star dell'Nba Jason Collins, protagonista di un recentissimo coming out.
A fronte di chi ha voluto dimostrargli tutto il proprio sostegno per la sua scelta, alcuni deficienti hanno dato libero sfogo alla loro più bieca omofobia, lanciando insulti e vere e proprie minacce di morte. Il ricorso all'incitamento all'omicidio, dunque, pare la nuova frontiera di un numero sempre più esiguo ma sempre più violento di omofobi, forse supportati anche dalla scelta del social network che pare non voler prendere provvedimenti per cercare di arginare il fenomeno.
Naturalmente tutti i vari messaggi mostrano anche la loro pochezza nelle motivazioni, limitandosi a proclami fini a sé stessi: «mi fa vomitare», «bisogna ucciderlo» o «il mondo ha bisogno di gente che si riproduca, uccidiamolo».
A fronte di un odio manifestato in maniera anonima, c'è anche chi non ha avuto problemi ad attaccare il giocatore a viso scoperto: negli Stati Uniti, infatti, sta facendo discutere la posizione assunta dal conduttore radiofonico Rush Limbaugh che, durante la propria trasmissione, ha duramente attaccato Obama per aver elogiato il giocatore per il suo coming out.
Re(l)azioni a catena
Pubblicato il 01 maggio 2013 |

Si intitola "Re(l)azioni a catena" ed è una nuova web-serie italiana che vuole raccontare gli affetti, il lavoro e la famiglia come una sequenza di reazioni e relazioni a volte sorprendenti. A realizzarla è l'associazione culturale Badhole che per quattro settimane provvederà a pubblicare un nuovo episodio ogni giovedì (il prossimo è atteso per domani, 2 maggio).
«Silvia, la protagonista, è una ricercatrice universitaria -si legge sul sito- Lanciata nel suo mondo parallelo di formule e algoritmi, urta contemporaneamente: una famiglia che non si aspettava; una madre invadente; la donna della sua vita e l'ultima comunista d'occidente. Un urto a cinque corpi, in quattro dimensioni, ha una probabilità su dieci miliardi di avvenire ma quando accade, le conseguenze sono impossibili da prevedere».
Clicca qui per guardare il primo episodio.
Valerio Pino non cinguetterà più in italiano
Pubblicato il 29 aprile 2013 |

«Dopo diverse ore di consultazione, gli avvocati di Valerio Pino, hanno deciso di non chiudere il profilo ufficiale del social network Twitter della Star Italiana per rispetto dei fans spagnoli, latino americani e di tutti gli altri paesi del mondo. Viene però proibito a Valerio Pino l'accesso al suo account; sarà dunque un assistente personale della Star ad occuparsene, gestendo e controllando i prossimi tweet. In via precauzionale (onde evitare insulti, messaggi offensivi e ogni tipo di aggressione verbale) sarà escluso l'uso della lingua italiana. Valerio pino ci tiene comunque a precisare che ama come sempre i suoi fans e continuerà a farlo. Grazie a tutti». È quanto recita un comunicato stampa a firma di "Lo staff e tutto l'Entourage" pubblicato nelle scorse ore sula pagina Facebook del ballerino.
Pare questo l'epilogo dopo le affermazioni su Maria De Filippi e su Emma lanciate negli scorsi giorni ed inizialmente ritrattate con la scusa di un rapimento alieno. Ma in fondo erano proprio i suoi deliri e i suoi tweet sopra le righe ad aver creato un pubblico Internet così interessato a lui e l'ipotesi di un filtro o di messaggi quasi istituzionali non possono che lasciare un po' di amaro in bocca.
Ma, soprattutto, sarà davvero così o sarà semplicemente l'inizio di una nuova strategia comunicativa (un po' come accaduto con la tesi della perdita di memoria che nei mesi scorsi ha portato alla fine della pubblicazione di immagini di nudo e all'inizio di una nuova tipologia di messaggi)?
Sei milioni di utenti usano Grindr otto volte al giorno
Pubblicato il 28 aprile 2013 |

Oltre 3,5 milioni di utenti sparsi in 192 stati. Sono questi gli ultimi dati diffusi da Grindr, la nota applicazione mobile per conoscere altri gay nelle vicinanze. A quattro anni dalla sua nascita (era il 25 marzo 2009) l'app pare non aver perso il suo fascino iniziale, con 190mila nuovi iscritti negli ultimi dodici mesi.
Ma il dato che forse fa più riflettere riguarda il suo utilizzo quasi compulsivo: sono ben sei milioni gli utenti che lo usano per un'ora e mezza al giorno, con ben otto accessi giornalieri di media. Circa un milione di iscritti si collega quotidianamente e sono sette milioni i messaggi scambiati nell'arco di una giornata (tra cui due milioni di immagini).
L'Italia risulta al settimo posto per il maggior numero di iscritti (107mila), preceduta da Usa, Inghilterra, Francia, Australia, Canada e Spagna. La Germania, il Brasile e la Thailandia seguono a ruota.
Nonostante i numero, però, Grindr non è certo esente da critiche. Giusto nei giorni scorsi è stata fortemente criticata la sua scelta di raddoppiare i prezzi della versione pro (priva di pubblicità e con minori vincoli sul numero di profili visualizzabili), già raddoppiata nove mesi fa con un incremento del 400% rispetto al luglio del 2012. Considerata l'agguerrita concorrenza (spesso gratuita), bisognerà vedere se l'esodo paventato da molti andrà a scalfire il vero punto di forza dell'applicazione, ossia il suo alto numero di iscritti (al momento più che solido ma, così come ci hanno insegnato realtà come il quasi dimenticato MySpace, da non dare per scontato).
Ecco a voi il Jockstrap challenge
Pubblicato il 25 aprile 2013 |

Si chiama "Jockstrap challenge" ed è una fida lanciata nei giorni scorsi dal blog australiano Aussie Space Time Traveller. L'idea è quella di invitare tutti i lettori ad inviare le proprie foto mentre si indossa un sospensorio in un luogo insolito. L'unica regola (dettata anche dal buonsenso) è di non far nulla che possa portare ad un arresto.
Nelle prime immagini (attualmente realizzate perlopiù dal blogger stesso) ci si ritrova in cantieri, parchi pubblici, campi da tennis e persino su un vagone della metropolitana di Melbourne. L'elenco, però, pare destinato ad allungarsi se si considera che si è deciso di aggiungere ulteriore interattività all'iniziativa permettendo ai lettori di suggerire nuove location per gli scatti (e sappiamo tutti che in questi casi la fantasia generalmente non manca...).
A far sì che l'idea non passasse sotto silenzio è stato anche l'intervento dello stilista Andrew Christian che, attraverso la pubblicazione su Facebook di un'immagine, ha portato all'attenzione internazionale il progetto.
Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10]
La richiesta di matrimonio passa via Skype
Pubblicato il 19 aprile 2013 |

Spesso Internet ci rende partecipi delle richieste di matrimonio più strane e commuoventi, come quella organizzata dal canadese Dave.
Dopo cinque anni di convivenza, ha deciso di utilizzare Skype per chiedere la mano del suo compagni Mike (da qui l'immagine nel riquadro piccolo che mostra la commossa reazione). Il tutto attraverso una storia ed una serie di dichiarazioni affidati a dei cartelli. Ma se dall'uscita del film "Love Actually" in poi quell'idea pare fin troppo inflazionata, l'originalità è stata raggiunta con il coinvolgimento di tutti i membri delle due famiglie (cane compreso). Amici, parenti, zie e mamme hanno confezionato una serie di mico-filmai che, una volta montati, si integravano perfettamente con quanto stava avvenendo in diretta.
Sul finire l'unica'aggiunta artificiosa, nella quale Mike si svela la sua risposta alla fatidica domanda. Preparate i fazzoletti e gustatevi il commuovente filmato.
Clicca qui per guardare il video.
Le dirette web di Andrew Christian
Pubblicato il 18 aprile 2013 |

Non si può certo dire che Andrew Christian sia a corto di idee su some utilizzare Internet per la promozione dei suoi capi. Ed è così che, dopo i celebri video, lo stilista ha pensato di lanciare anche delle dirette web settimanali sul suo canale di LiveStream.
L'idea è quella di mostrare al pubblico dei normali servizi fotografici, unendo l'utile al dilettevole: mentre il porfolio del brand si arricchisce di nuovi scatti, agli utenti viene permesso di guardare la loro realizzazione e di interagire con i protagonisti.
Inutile a dirsi che (così come sottolineato anche dall'immagine scelta per comunicare su Facebook l'inizio della diretta) a catturare l'attenzione del pubblico è soprattutto il momento del cambio di indumenti e le immagini di nudo che ne conseguono. Niente di eccessivo, sia inteso, soprattutto perché generalmente i modelli si voltano di spalle prima di sfilarsi di dosso l'intimo. Anzi, se si considera che il modello di ieri era nientepopodimeno che Dean Monroe (noto pornoattore gay), si può tranquillamente dire che il contesto è stato ben più casto di quanto ci si potesse aspettare, con solo un paio di brevi nudi frontali scappati più per disattenzione che per volontà.
Per rendere il tutto più interessante dal punto di vista televisivo, gli scatti vengono intercalati da saluti agli spettatori, risposte alle loro domande (ieri è stata la volta di una decantazione di quanto si sentisse a suo agio nel non essere circonciso o della storia dei suoi tatuaggi) e gli immancabili intermezzi promozionali (con codici che permettessero l'acquisto scontato dei capi da lui indossati). Nell'angolo, a seguire in tempo reale la chat con gli utenti, Andrew Christan in persona. Da segnalare, infine, è quello che spesso viene definito "Il bello della diretta" con, ad esempio, un momento di imbarazzo per indumenti così attillati da tramutarsi in una morsa da cui diventa complicato liberarsi...
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Nei paesi più omofobi spopolano le ricerche di pornografia gay
Pubblicato il 04 aprile 2013 |

Secondo quanto riportato in un articolo di International Business Times, le aree del Nord Africa e dell'Iran risultano quelle in cui la pornografia gay è maggiormente cercata su Internet, nonostante in molti di questi stati l'omosessualità sia spesso perseguita per legge (in alcuni casi anche con la pena di morte). Intesta a questa curiosa classifica troviamo il Kenya, la Nigeria e l'Iran.
Se in Kenya (nazione in cui l'omosessualità è reato e considerata inaccettabile dal 96% della popolazione) la seconda parola più cercata sul web è "grande pene gay", in Nigeria spopola la ricerca di "gay sudafricano", in Libia quella di "uomini brizzolati gay" ed in Iran (altro paese noto per la sua omofobia di stato) sono ai primi posti ricerche come "papà da amare", "doccia gay", "iraniano gay" e "uomo d'affari in hotel gay".
La spiegazione del fenomeno proposta dalla rivista è semplice: più l'omosessualità è repressa, più Internet diventa l'unica valvola di sfogo e, conseguentemente, le parole legate alla pornografia gay hanno maggiori probabilità di rientrare fra i termini più cercati sul web.
A riprova di tale tesi viene citato anche quanto accede in un paese occidentale come gli Stati Uniti: negli stati più cattolici (come Missisipi e Kentucky) parole come "porno gay gratis" e "porno con ragazzi di colore" risultano maggiormente cercate che nel resto della nazione (laddove i gay godono di maggior diritti e maggior possibilità di vivere la propria sessualità alla luce del sole).
G&T: da oggi i nuovi episodi della webserie gay
Pubblicato il 29 marzo 2013 |

In onda dal 14 dicembre 2012, la webserie gay "G&T" ha totalizzato oltre 162.300 visualizzazioni sul canale Youtube.
La trama racconta la storia di Giulio e Tommaso, un ragazzo gay e uno etero amici fin da bambini ma che con il tempo si sono persi di vista. Un incontro fortuito avvenuto dopo cinque anni, però, darà vita alla serie di eventi raccontati dalla serie.
Dopo il nono episodio una pausa nella pubblicazioni aveva lasciato il pubblico con il fiato sospeso sui sentimenti sempre più contrastanti di Tommaso nei confronti di Giulio. A partire dalle 19 di stasera, però, ogni curiosità potrà essere soddisfatta grazie alla pubblicazione su Gay.it e su getwebserie.com degli ultimi quattro episodi della prima stagione (uno per settimana sino al 16 aprile, data in cui le ultime due puntate saranno eccezionalmente offerte in un unico appuntamento).
Parallelamente "G&T" ha raggiunto anche un altro importante per una webserie totalmente indipendente ed autoprodotta: la partecipazione a "Da Sodoma a Hollywood", il 28° GLBT Film Festival di Torino.
Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] - Playlist: [1]
Un'icona per sostenere le nozze gay
Pubblicato il 28 marzo 2013 |

Se siete assidui frequentatori di Facebook, vi sarà forse capitato di notare che alcune persone hanno sostituito la propria foto con un quadrato rosso contenente il simbolo dell'uguale.
Si tratta di un'iniziativa lanciata dall'Human Rights Campaign in occasione dell'udienza della Corte Suprema statunitense in merito alla costituzionalità della Proposition 8, la norma vigente in California che vieta i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Data l'aspettativa legata al pronunciamento (che potrebbe avere ripercussioni in tutti gli Stati Uniti), l'associazione ha lanciato l'idea di sostituire il proprio avatar con quell'immagine, simbolo di una richiesta alla corte di pari diritti per tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale.
L'immagine riprende il logo della Human Rights Campaign (qui in foto), ma anziché i classici colori giallo e blu, si è scelto di adottare il rosso a simbolo dell'amore.
Insieme ad attivisti e singoli cittadini, anhe alcuni personaggi celebri hanno voluto aderire alla campagna. Fra loro non passa inosservata Ellen DeGeneres che ha immediatamente tinto di rosso la pagina Facebook ufficiale del suo seguitissimo talk show (qui in foto) o i creatori di True Blood che hanno proposto una rivisitazione del logo con tanto di canini da vampiro (qui in foto).
Facebook riconosce i gay ancor prima del coming out
Pubblicato il 27 marzo 2013 |

Matt (nome di fantasia) è un ragazzo gay statunitense che non ha ancora fatto coming out. Un bel giorno ha utilizzato la messaggistica privata di Facebook per chiedere un consiglio ad un amico su come compiere quel passo e, con sua grande sorpresa, all'indomani si è ritrovato sulla propria bacheca un bel messaggio promozionale di un tipo che si proponeva (a pagamento) di aiutarlo a fare coming out.
Di fronte allo sconcerto nello scoprire che il social network conoscesse il suo orientamento sessuale ancor prima che lui lo rivelasse ad altri, il ragazzo ha denunciato quanto accaduto in una mail inviata al sito BuzzFeed:
Come molte persone lgbt sanno, il segreto più accuratamente custodito è la sessualità. Qualche notte fa ho mandato un messaggio a un mio amico chiedendogli consiglio su come fare coming out. Il giorno dopo mi sono svegliato con un "suggerimento", ovvero uno spot selezionato sulla mia pagina Facebook: "Coming out? Bisogno di aiuto?" Mi sono chiesto: come faceva Facebook a sapere che quella pubblicità poteva fare al caso mio?
Se da tempo Facebook è accusato di leggere i messaggi privati dei propri utenti, dal canto suo Matt aveva lasciato anche altre tracce: un "mi piace" sulla pagina di un locale gay friendly e due commenti a favore del matrimonio gay. Indizi evidentemente raccolti ed utilizzati per capire i suoi gusti e le sue preferenze.
Ancora una volta, dunque, emerge il tema della privacy e di come i vari servizi Internet possano analizzare le nostre ricerche, i nostri messaggi o le nostre azioni per trarne elementi uliti per delineare un profilo ben preciso. Informazioni che -inutile a dirsi- spesso vengono poi utilizzate per campagne promozionali sempre più mirate, dove il committente è in grado di sapere anche ciò che noi non gli abbiamo voluto dire.
L'Harlem Shake dei Backstreet Boys
Pubblicato il 26 marzo 2013 |

L'Harlem Shake è una danza nata ad Harlem nel 1981 e divenuta popolare nel 2001 grazie al video della canzone "Let's get it" di G. Dep.
A riportarla alla ribalta nel 2013 ci ha pensato un gruppo di cinque ragazzi australiani, autori di un video pubblicato su su YouTube ed intitolato proprio "Harlem Shake" (nonostante la danza ballata non avesse nulla a che fare con l'originale). In breve tempo quel video è divenuto quello che viene definito un Internet meme, ossia un fenomeno virale emulato da migliaia di persone sparse per il mondo.
Il concetto alla base è semplice: i video realizzati sono tutti di una durata media di 30 secondi, caratterizzati da una danza solitaria ed ignorata dagli astanti nei primi 15 secondi e da un ballo scatenato di gruppo al crescere del ritmo della musica di sottofondo.
Ed è proprio nelle vesti di autori di uno di questi video che i Backstreet Boys si sono riunioni. La celebre boy band, infatti, ha pensato bene di realizzarne una propria versione del fenomeno del momento, con tanto di un ballo scatenato caratterizzato da un Nick Carter in mutande.
Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] - Video: [1]
Dalla storia di Internet: Naked News Male Edition
Pubblicato il 12 marzo 2013 |

Era il giugno del 200 quando su Internet fece la sua comparsa un programma canadese chiamato "Naked News". Si trattava di un vero e proprio telegiornale (con temi che spaziavano fra cronaca, attualità e finanza) ma caratterizzato da un particolare: tra una notizia e l'altra le giornaliste si spogliavano sino a rimanere come mamma le aveva fatte. Nonostante siano state trovate tracce di idee simili antecedenti, la diffusione globale attraverso Internet fece sì che l'idea apparisse come unica ed innovativa, al punto che ai tempi anche i media tradizionali se ne occuparono abbondantemente (forse anche divertiti nel vedere i propri colleghi in quelle vesti).
L'anno successivo la produzione pensò di soddisfare anche il pubblico femminile attraverso la nascita di un'edizione del telegiornale tutta al maschile. Il meccanismo era il medesimo: aitanti anchorman si districavano tra le normali notizie di un normale tg, procedendo via via ad un vero e propri spogliarello. Non passò molto tempo, però, prima che ci si rendesse conto che anche quest'ultima edizione era seguita al 70% da un pubblico maschile, motivo per cui ben presto si cambiò linea editoriale ed il target principale passò da quello femminile a quello gay. Ed è così che programma (e i suoi giornalisti) non mancarono anche di essere presenti come sponsor ad una lunga serie di gay pride in giro per il Canada e gli Stati Uniti.
Nonostante il sito esista fisicamente ancor oggi, Wikipedia riporta il 31 ottobre 2007 come data di chiusura dell'edizione maschile. Ma chi erano i giornalisti chiamati ad allietare il pubblico? Vediamoli nel dettaglio.
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