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Ora sostiene di aver offeso i gay per pura satira, ma già sosteneva che: «la dittatura gender esiste»

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Carmine M. è un youtuber di Taranto salito alla ribalta delle cronache per un impensabile video in cui sosteneva di aver contratto il «virus della frociaggine» per aver stretto la mano ad un gay. Se dopo le numerose proteste ha pensato bene di modificare la descrizione del video per sostenere di aver voluto creare un video satirico (l'unico del suo canale), curiosamente è in molti altri suoi video che lascia trasparire testimonianze di come quello appaia solo l'effetto devastante delle campagne ideologiche e discriminartici lanciate da certe realtà cattoliche che lui è solito seguire.
Se oggi dichiara di aver realizzato un video per denunciare quale sia la vera omofobia in modo da scagionare chi si oppone ai matrimoni gay senza cadere nel sostenere che non si debba dare la mano ai gay, è solo qualche giorno prima non aveva risparmiato ai suoi follower il suo personale giudizio su Sanremo. Il suo discorso inizia con l'affermare che «l'Italia è un Paese dalle profonde radici cattoliche» e che «non a caso lo stivale è anche la sede del Vaticano e, a mio parere, le coincidenze non esistono e non sono mai esistite». da qui il salto è stato breve per iniziare a chieder: «È mai possibile che nessuno si sia indignato per le recenti news sul Festival di Sanremo? È mai possibile che un popolo sia talmente narcotizzato da non rendersi conto di star vivendo nel bel mezzo di una dittatura massmediatica, monetaria e spirituale? Ma a cosa cazzo state pensando? Alla classifica della Serie A? In quale discoteca andare a pascolare il sabato sera? Se non l'avete ancora capito sto parlando di Conchita Wurst, la superospite di Sanremo 2015 [...] Perché la dirigenza Rai ha ben pensato di ospitare, quindi pagare profumatamente, un omosessuale travestito se sa benissimo che il pubblico è composto da famiglie e anziani, molto più restii dei giovani a considerare normali questi personaggi. Semplice, per pura e semplice propaganda. Non ci rendiamo conto di vivere in una dittatura semplicemente perché ci stanno togliendo la libertà di agire e di pensare».


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Video shock su Internet: «Ho toccato un gay, avrò preso il virus della frociaggine?»

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«Ho stretto la mano ad un frocio, non è che che sto contraendo il virus della frociaggine? Non è che quest'essere malato mi ha contagiato?». Sono queste le domande shock poste da Carmine M., un 25enne di Taranto, in un recente video pubblicato sul canale YouTube chiamato Coscienza Sveglia.
Sostenendo di aver accusato un prurito dopo aver stretto la mano ad un suo compagno di scuola, prosegue pure nel raccontare: «Non vorrei che il frocio mi abbia contagiato. Sono andato a parlarne con un prete, il prete della mia parrocchia, e mi ha detto e mi ha detto che secondo recenti studi la frociaggine è contagiosa. Cioè, questi qua rischiano di contagiarci». Sostiene anche che il rischio di aver toccato un gay «senza guanti e senza protezioni» sia altissimo dato che «la scienza non ha ancora trovato una cura a questa malattia».
Quel canale è seguito da 16.773 persone e promette di diffondere «diffondere la verità qualunque essa sia». Nel 2011 è stata anche oggetto di promozione da parte di Bonsai TV.
Se verrebbe automatico sperare che quelle parole siano solo il frutto di una pessima ironia, i timori che la realtà siano un'altra crescono nell'osservare quali siano le pagine che quell'individuo segue su Facebook: nell'elenco c'è Risposta Cristiana, Ex gay world, Notizie Provita, Ex HomoVox, No ai matrimoni gay e LoSai.eu... insomma, tutti i più noti siti di promozione all'odio che da anni pubblicano indisturbati una grande quantità di materiale volto ad alimentare il pregiudizio verso gay e lesbiche. Ecco dunque che cresce il dubbio che quel youtuber non sia altro il risultato di una certa propaganda.
Forse non a caso ritroviamo i concetti espressi da quei siti anche nei suoi insulti a Conchita Wurst (peraltro con tanto di commenti positivi in quel clima da branco che spesso serpeggia attorno all'omofobia) o nel sostenere presunti studi scientifici che averebbero dimostrato che l'omosessualità non sia naturale. Non mancano poi post in cui si afferma che l'omofobia non sia la principale causa dei suicidi tra i gay, ma che questi compaiano gesti estremi a causa della loro omosessualità. Il tutto raccogliendo i commenti di vari fanatici pronti a sostenere che «tutti noi siamo a rischio. Il nostro lavoro, le nostre famiglie, la nostra pace [...] Sarebbe un errore gravissimo non reagire, le ideologie del male, quando prendono il potere, seminano il mondo di cadaveri».
E se ancora si avessero dei dubbi, è nel luglio del 2013 che aveva già registrato un video in cui assumeva una posizione contraria ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, sostenendo che l'amore gay non esista ma sia «uno scimmiottamento dell'amore eterosessuale». Il tutto, ovviamente, continuando a tirare in causa presunte motivazioni religiose.

Update: Il personaggio in questione ha pensato bene di modificare la descrizione del suo video ed ora sostiene che si trattasse di un video satirico (curiosamente l'unico del suo canale). Peccato che non risulti chiaro il perché sostenga medesime tesi in altri suoi video o perché la pagina pubblicata prima delle proteste apparisse assai diversa. Tant'è vero che persino la nuova descrizione pubblicata su Facebook (risalente a 12 ore fa in riferimento ad un video pubblicato due giorni prima) ancora riporta la vecchia descrizione. Sarà davvero satira o sarà una scusa per placare le reazioni ottenute dinnanzi alle proteste?
Si precisa inoltre che la notizia è stata pubblicata solo dopo aver verificato la presenza di una lunga serie di messaggi volti a rilanciare articoli omofobi, così come la presenza di ulteriori video che accantonassero l'ipotesi di un prodotto satirico (tant'è vero che esistono altri discorsi in cui si paventa l'esistenza di una lobby gay che vuole distruggere il mondo... saranno spacciati anche quelli per satira mal riuscita?).


Per festeggiare il suo 41° compleanno, Robbie Williams si mostra nudo sul web

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Il 13 febbraio 1974, esattamente 41 anni fa, nasceva Robbie Williams. Ed è proprio in occasione del suo compleanno che il cantante inglese ha deciso di pubblicare sui social network un'immagine in sui si mostra senza veli. Nell'occasione, al grido di #‎BreakTheInternet‬, ha chiesto ai suoi followers se la sua posa fosse in grado di dominare sui social più di un sedere esplosivo (con un chiaro riferimento a Kim Kardashian, apparsa sulla copertina della rivista Paper con un lato b incredibilmente prorompente).
La sua carriera iniziò nel 1990 con i Take That e proseguì come solista nel 1995. Numerosi sono le occasiono in cui scherzò con le proprie nudità: nel 2015 si presentò in mutande sul palco di Cardiff, nel 2010 si calò i pantaloni in diretta televisiva e nel 2005 lanciò il suo sito attraverso un filmato contenente riferimenti espliciti all'autoerostismo. Ultimo ma non ultimo, lo scorso dicembre ha lanciato sul mercato il suo undicesimo album (intitolato "Under the Radar Vol. 1") con una copertina che lo ritraeva senza veli durante un tuffo in piscina.

Clicca qui per visualizzare la fotografia pubblicata da Robbie Williams.


Il fascismo corre su Facebook

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Il bacio fra due poliziotti immortalato da Michael Stokes e la pagina di Giampietro Belotti (il Nazista dell'Illinois) sono solo le ultime vittime della censura di Facebook. Ma se a finire nel mirino del social network è l'amore e la richiesta di uguali diritti, pare che lo staff i Mark Zuckerberg appaia assai più benevolo verso chi propaganda odioe invoca la violenza nei confronti altrui.
Ne è esempio il network fascista che appare libero di esistere indisturbato sin dal 2010. Oltre 133 persone si sono iscritti ad un gruppo chiamato "I giovani fascisti italiani", vero capofila di tutta una serie di pagine che inneggia il ritorno del fascismo attraverso la propaganda di slogan e bufale a sfondo xenofobo e razzista. Tra i siti citati non mancano fonti non certo così attendibili come "Tutti i crimini degli immigrati" o "Status battaglieri", mentre fra le discussioni politiche ci si da allegramente del camerata a vicenda o ci si vanta delel fotografie in cui si esibisce un saluto romano.
Alcune immagini incitano a picchiare gli immigrati con delle mazze, altre celebrano dei bambini vestiti fa fascisti con in mano un'arma («Devono essere educati da piccoli», dice un commentatore). Ma se questi contenuti vengono segnalati, il social network è chiaro nel sostenere che «abbiamo controllato la pagina che hai segnalato per la presenza di discorsi o simboli di incitazione all'odio e abbiamo riscontrato che rispetta i nostri standard della comunità». Un giudizio curioso per chi è stato chiamato ad esprimersi sui contenuti di una pagina chiamata "Istinto Fascista: nel dubbio mena".
Da lì si apre una vera e proprie rete di pagine che si linkano a vicenda, che inneggiano il ritorno del partito fascista e che si dicono pronte ad organizzare una nuova marcia su Roma. Una parola chiave molto ricorrente fra i commenti è il concetto di doversi «riunire ed organizzare» per poter riportare il Duce in Italia.
Sappiamo tutti che l'apologia del fascismo è vietata dalla 143 del 23 giugno 1952, eppure quasi 32mila persone si sono iscritte ad un gruppo nato proprio per sostenere che la Costituzione garantisca il diritto al fascismo attraverso l'articolo 21. Non è dato di sapere se nel testo in loro possesso sia diverso, ma in quello ufficiale non c'è nulla che paia legittimare la diffusione di notizie false al dine di alimentare odio e xenofobia.
In tutto questo non manca anche chi ne trae un guadagno, come un negozio specializzato in abbigliamento di estrema destra che pubblicizza i suoi prodotti attraverso proclami discutibili e preghiere volte a chiedere a Dio il ritorno degli anni di piombo.
Per Facebook tutto questo è accettabile, ma non lo è un bacio fra due persone dello stesso sesso. O il mondo va all'incontrario, o qualcosa è malato nella politica decisionale del social network

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11]


Facebook, tra tolleranza del bullismo omofobico e continue censure all'amore gay

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È capitato ancora, per l'ennesima volta. Pare proprio che Facebook continui incessantemente a non ravvisare problemi in chi istiga l'odio, a chiama «sodomiti» i gay al solo fine di offenderli o invoca la pena di morte per le persone lgbt... ma davanti ad un bacio fra due uomini scatta sempre, inesorabile, la censura.
Questa volta a finire nel mirino del social network è stata una fotografia scattata da Michael Stokes che ritraeva due poliziotti (peraltro completamente vestiti) che si stavano scambiando un appassionato bacio. L'immagine è stata bannata a vita dal social network e l'autore è stato sospeso per trenta giorni.
Forse anche questa volta sosterrà si sarà trattato di un errore, ma un errore che si ripete di continuo (già è capitato per effusioni fra due persone sposate, per baci in piazza o per labbra maschili che si sfiorano dolcemente) è una vera e propria offesa di chi continua a sentirsi rispondere picche nel segnalare contenuti di incitamento d'odio, quasi come se l'omofobia sia volontariamente difesa dal social network.
Ormai la casistica è talmente ampia che esistono solo due possibilità: o il team di Facebook è composto da totali incompetenti o c'è una volontà dietro a tutto questo. E se c'è una volontà, è tempo che le autorità garanti intervengano perché in una società civile non è possibile che si tollerino gruppi nati e cresciuti dietro a proclami d'odio per poi censurare l'amore fra due uomini.
Intanto il sito internet www.facethehate.org ha già raccolto oltre 14mila firme per chiedere a Facebook un cambio della sua policy di censura, con l'obiettivo di definire nuove regole che possano prevenire molestie e bullismo.


Gli omofobi dichiarano guerra alla Chiesa: «È in mano a Satana. Da cristiani vogliamo la pena di morte per i gay»

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Tra i vari gruppi di incitamento all'odio che spopolano su Facebook, c'è n'è uno che merita una certa attenzione. Vicino a Forza Nuova e protagonista di un'ostentata omofobia, il gruppo "No ai matrimoni gay in Italia" pare aver scelto di abbandonare la sua politica di diffamazione dei gay (spesso ricorrendo anche ad assurde falsificazioni e insostenibili tesi scientifiche) per intraprendere una nuova crociata nei confronti della Chiesa. Ebbene sì, dopo aver cercato di addurre motivazioni religiose al loro odio, ora non sanno più come reagire dinnanzi ad una Chiesa che pian piano pare stia scegliendo il cambiamento.
In merito all'apertura della Chiesa olandese alle coppie gay, scrivono: «Satana sta prendendo il controllo della Chiesa olandese purtroppo. Il loro rappresentante ha ceduto alle sue lusinghe». Non va meglio con la chiesa della S.S. Trinità di Napoli, le cui scelte riguardo alla presenza di una transessuale fra i personaggi del presepio li ha mandati su tutte le furie (con tanto di particolare attenzione nell'usare l'espressione «un trans» in modo che il maschile potesse risultare offensiva nei suoi riguardi, ndr).
E poi, ancora, l'opinione espressa dal vescovo di Anversa li ha portati a chiedere che il papa intervenga per «rimuovere e scomunicare questo discepolo di Satana» (non male per una pagina che sostiene che il ddl Scalfarotto sia una minaccia alla libertà di opinione, ndr). Poi, tornando nuovamente sull'argomento, aggiungono: «Non prendiamoci in giro, chi sostiene le unioni omosessuali sostiene la sodomia, un peccato contro natura odiato da Dio. È gravissimo che un vescovo chieda di cancellare il dogma sul matrimonio esclusivo tra uomo e donna». Poi, citando il Levitico, precisano: «[I gay] dovranno essere messi a morte».
La loro ira viene destata persino dai Papa Boys: «Come può la Chiesa -scrivono- riconoscere le unioni omosessuali o bisessuali? La sodomia è un peccato contro la natura odiato da Dio, punito con la morte, riconoscere queste unioni significa approvare la sodomia dunque incentivare i cattolici al peccato mortale. Voi pensate che una coppia gay "ipoteticamente riconosciuta dalla Chiesa" rinunci ai rapporti sessuali seguendo la via della castità? Ci credete? Noi no. I sacerdoti come Don Mauro Leonardi contribuiscono a distruggere la Chiesa con il loro progressismo. Ormai la strada verso l'autodistruzione è iniziata, ci dispiace ma gli ortodossi hanno perfettamente ragione quando ci criticano anche duramente». Poi, a sostegno della loro tesi, finiscono con il il citare le parole di un religioso morto nel 1597.
Bacchettate vengono riservate persino al Vaticano, ritenuto colpevole di non avere un atteggiamento sufficientemente filo-russo e di non voler "proteggere i bambini "attraverso un'azione mirata a contrastare l'operato dell'Unicef.

Giusto come chicca finale, assai curioso è un post in cui il gruppo attacca Arcigay sostenendo che priorità dovrebbe essere l'occuparsi dei gay impiccati in Iran (così come loro chiedono sia fatto anche qui, ndr) e non una lotta volta ad ottenere diritti civili per gli italiani. Peccato che la pagina viva citando i vari articoli pubblicati da ProVita, dai Giuristi e dalla Nuova Bussola Quotidiana: tutte realtà che sulle loro pagine continuano ad invitare i loro seguaci a donargli soldi. A questo punto la stessa domanda potrebbe essere tranquillamente rivolta a loro: la priorità non potrebbe essere quella di combattere l'ebola, sconfiggere l'analfabetismo o contrastare la fame nel mondo anziché dirottare i pochi fondi disponibili su realtà che non vogliono costruire nulla ma vogliono solo impedire che l'amore fra due persone possa essere riconosciuto?


Il commovente coming out di Aaron e Austin Rhodes

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Aaron e Austin Rhodes sono due gemelli statunitensi, entrambi gay. Vivono in uno stato diverso da quello dei genitori ed hanno deciso di realizzare un video che immortalasse il momento del loro coming out con il padre. Puro esibizionismo? Forse. Ma la spavalderia e la disinvoltura dimostrate nei primi secondi spariscono quando si è di fronte al momento in cui giungono al punto.
La paura di perdere una persona che si ama ed il terrore di un rifiuto si fanno palpabili, veri. C'è emozione, ma non quell'emozione film. È lì, solida, tangibile, quasi palpabile.
«Lo sapete quanto vi amo. La cosa non cambierà mai. Dovete vivere la vostra vita. Dovete fare quello che dovete fare», è stata la splendida risposta del padre. A quel punto Austin , visibilmente provato per il momento, si azzarda a dirgli che vorrebbe che fra loro le cose restassero così... «normali». La risposta non si è fatta attendere: «Tu sei normale».

Clicca qui per guardare il video.


Per 24 ore Facebook ha difeso la legittimità di una pagina che invitava i trans al suicidio

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A niente è servita la lunga lettera scritta da Leelah Alcorn prima del suo suicidio: sulla sua lapide i genitori hanno fatti scrivere il nome di Joshua. Pare dunque che le presunte convinzioni religiose di mamma e papà abbiano avuto la meglio sulla richiesta avanzata in punto di morte da una figlia che ha deciso di togliersi la vita proprio perché non accettata di suoi genitori. Ed in tutta risposta la sua salma è stata contrassegnata con un nome che rappresenta tutto ciò contro cui la giovane 17enne aveva lottato ogni giorno della sua vita. Dan Savage, fondatore dell'associazione It gets better, ha dichiarato che i genitori di Leelah dovrebbero essere indagati per istigazione al suicidio.
Oltre 274mila persone hanno firmato una petizione rivolta al presidente Obama per chiedere che la triste storia di Leelah sia spunto per una legge che vieti le fantomatiche terapie riparative (a cui la giovane era stata sottoposta per volere dei genitori). Tutte le icone transgender statunitensi hanno raccontato il loro sdegno attraverso il gruppo un Fabeook chiamato Justice for Leelah Alcorn, così come numerosi manifestanti londinesi si sono dati appuntamento a Trafalgar Square per onorare quella giovane vita spezzata.

Eppure, tra tante manifestazioni di solidarietà, c'è chi non ha perso tempo per ostentare la propria ignoranza aprendo su Facebook un gruppo chiamato Go truck yourself. Il nome fa riferimento alla modalità con cui Leelah si è suicidata (ossia gettandosi sotto un camion) e all'interno del gruppo sono state pubblicate numerose foto della giovane modificate con slogan che incitassero i giovani transessuali a seguire l'esempio di Leelah e a suicidarsi. L'esplicita minaccia è che chi non si fosse tolto la vita si sarebbe trovato a dover vivere una vita resa impossibile da chi li stava invitando all'estremo gesto.
Ma se la madre dei deficienti è sempre incita, a far drizzare i capelli è come Facebook abbia difeso l'esistenza di quella pagina per ben 24 ore. Chiunque l'abbia segnalata, si è trovato a ricevere un messaggio che informava come l'istigazione al suicidio fosse «accettabile secondo quelli che sono gli standard della comunità». La decisione è stata rivista solo quando i media nazionali statunitensi hanno iniziato ad occuparsi di quello scandalo.
A questo punto c'è da chiedersi perché un social network così premuroso nel censurare semplici baci fra persone dello stesso sesso risulti così tollerante con chi istiga al suicidio, cancellando quei contenuti vergognosi solo se la stampa nazionale se ne occupa (e chissà in quanti altri casi scandali simili siano passati sotto silenzio).


Il blog e la lettera d'addio di Leelah Alcorns sono stati eliminati dai server di Tumblr

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Il mondo intero si è commosso dinnanzi al messaggio d'addio con cui una giovane transessuale ha annunciato il suo suicidio perché rifiutata dai suoi genitori. Dopo aver saputo della sua sessualità, l'avevano allontana dai suoi amici, l'avevano sottoposta alle cosiddette terapie riparative perché «Dio non fa errori» e le avevano spiegato come la sua identità di genere fosse contraria ai loro principi religiosi. A soli 17 anni, si è gettata sotto un tir dopo aver affidato i motivi del suo gesto alle pagine del suo blog.
Ora quel messaggio non c'è più, così come è svanito l'intero mondo che aveva condiviso attraverso Tumblr. Immagini, disegni, pensieri e riflessioni sono state spazzate via e sostituite da un generico messaggio d'errore che informa come a quell'indirizzo non ci sia più nulla. Al momento non è chiaro se la cancellazione sia dipesa da una richiesta avanzata dai suoi genitori o se si tratti di una decisione di Tumblr.
Fortuna vuole vuole che sia veramente difficile far scomparire del tutto il materiale pubblicato su Internet e una copia di quelle pagine risulta conservata sui server di Archive.org (un progetto che si premura di archiviare il materiale digitale per le generazioni future). Perché una testimonianza così importante e così sentita non può e non deve essere cancellata, così come la memoria di una vita spezzata dalla discriminazione merita rispetto e non certo l'oblio.

Veglie in memoria di Leelah sono state organizzate in tutto il mondo, con grandi raduni in Ohio e a Londra. Nella capitale inglese l'attivista Sarah Brown ha chiesto a gran voce che le fantomatiche terapie di conversione siano vietate: «Questi terapeuti stanno uccidendo i nostri giovani attraverso il loro dolo, la loro negligenza e la loro incompetenza. I legislatori e le autorità dovrebbero fermarli, ma non lo fanno. L'ultimo desiderio di Leelah è che si lavori per migliorare il mondo e un buon inizio sarebbe quello di fermare le frodi e i ciarlatani che spingono le persone trans al al suicidio attraverso terapie fraudolente e ancor più che inutili».


Il sedicente psicologo che vuole curare sé stesso

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Caso vuole che l'anonimato di Internet abbia portato alla comparizione di una serie di personaggi che vantano titoli accademici che paiono incompatibili con le loro affermazioni. Dopo la sedicente psicologa che cercava adepti per importare in Italia le ronde anti-gay dell'ultranazionalista russo Maxim Martsinkevich, ecco arrivare un personaggio che si definisce «uno psicologo con pulsioni omosessuali indesiderate».
Anche in questo caso il nome appare inventato, non esistono foto ed ovviamente non esiste alcuna iscrizione all'albo degli psicologi nonostante si sventoli quel titolo accademico. Allo stesso modo appaiono evidenti i collegamenti con i siti omofobi che puntualmente intervistano tutti questi personaggi, i messaggi parlano di Luca Di Tolve quasi lo si conoscesse e non manca persino la ripubblicazione di materiale proveniente da altri personaggi che forse non sono mai esistiti (come Eliseo del Deserto).
All'appello non mancano i messaggi a sostegno dei vari Giuristi per la vita, della Manif Pour Tous e delle Sentinelle in piedi, con tanto di affermazioni in cui si sostiene che «molti omosessuali che mi scrivono alla mia pagina Facebook appoggiano questi movimenti e partecipano alle manifestazioni» (un'affermazione che appare come un vero e proprio tormentone di certi movimenti nonostante sia stata provata l'esistenza di loro sostenitori che si dichiarano gay pur senza esserlo).

Tornando al nostro sedicente psicologo, l'uomo sostiene che il suo titolo accademico gli conferisca il diritto di sostenere che le tesi scientifiche che riguardano l'omosessualità siano tutte false e che l'orientamento sessuale sia da ritenersi «un adattamento», ossia. «è il miglior modo per vivere che sei riuscito a trovare, districandoti tra le gioie e i dolori della vita. È un agglomerato di difese e coccole, resistenze e rigidità, carenze d'affetto e autoconsolazioni. Il migliore che sei riuscito a tirare fuori».
Da amante nel cercare nuove definizioni alle parole, Wundt sostiene anche che «la famiglia è un'istituzione importante che nasce nella notte dei tempi e non nasce come culla di "amore e rispetto reciproco", ma per "dare la vita"» e che «la Famiglia riconosciuta e proposta dalla Costituzione rimane quella naturale, quella cioè che ha tutte le caratteristiche per garantire il compito essenziale della procreazione e crescita sana dei figli». Poco chiaro è perché mai un dottorato in psicologia dovrebbe conferirgli credibilità giuridica in una definizione che renderebbe incostituzionali anche tutte le famiglie eterosessuali che non hanno figli.
Ben presto l'uomo spiega anche come tutte le sue convinzioni non abbiano alcun fondamento scientifico ma siano riconducibili a presunte convinzioni religiose. «La Chiesa -dice- attraverso i suoi ministri e i fratelli nella fede ha sempre accolto la mia difficile condizione. Ha sempre additato il mio peccato, ma con l'amore di una madre che vuole la mia felicità. La Chiesa non ha mai messo in dubbio il sentimento che guidava le mie scelte di vita, ma con amorevolezza cercava di indicarmi che non bastava il mio sentimento di "amore". Per costruire un progetto di vita solido e duraturo non era sufficiente la mia passione, il mio slancio... dovevo affidarmi e fidarmi della sapienza e conoscenza di chi è venuto prima di me e conosce le pieghe dell'esistenza meglio di me». Ed anche il suo attivismo anti-gay dipenderebbe da una motivazione religiosa: «Tanti anni fa -scrive- ho promesso a Dio che se mi avesse tolto dalla palude delle pulsioni omosessuali indesiderate avrei offerto la mia vita a Lui come una piccola missione al servizio dei ragazzi che soffrono per l'omosessualità egodistonica».
Se la psicologia considera l'omosessualità «come un naturale comportamento sessuale umano», come potrebbe mai essere un vero psicologo chi la definisce come una «difficile condizione»?
Non sarà forse l'ennesimo tentativo di costruire personaggi che si definiscono omosessuali in modo che le loro parole possano essere riportate sostenendo di non essere omofobi dato che è un gay a sostenere tesi simili?


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Gli omofobi tentano nuovamente di usare il nome del M5S per le proprie campagne

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Lo scorso luglio Famiglia Cristiana dedicò ampio spazio alla presunta esistenza di una corrente del Movimento 5 Stelle che avrebbe avuto posizioni contrarie al riconoscimento dei diritti lgbt. Ai tempi la notizia venne smentita dallo stesso Beppe Grillo, pronto a escludere qualsiasi esistenza di una presunta «ala cattolica» o di un qualsiasi sottogruppo interno al movimento.
Ma dato che il lupo perde il pelo ma non il vizio, su Facebook è nata una pagina che sostiene ancora una volta di rappresentare «attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle» riuniti dalla necessità di «raggruppare i tantissimi attivisti, simpatizzanti ed elettori del moVimento che riconoscono nella famiglia formata da un uomo e una donna il nucleo fondante della società».
Nel logo vengono mostrate le cinque stelle del simbolo politico unite a quello della Manif Pour Tous, mentre il nome ricalca quello degli "Amici Movimento 5 Stelle Diritti civili e LGBT" che in questo caso diventa "Amici del M5S per la famiglia naturale". La differenza, però, è che nel primo caso si parla di un gruppo riconosciuto che collabora e fornisce assistenza con i politici del movimento, nel secondo ci si ritrova dinnanzi ad una pagina che spesso e volentieri comunica in prima persona (quasi come se dietro ci fosse un autore solo) e fonti interne al movimento confermano come si tratti di un gruppo non autorizzato né riconosciuto.

I contenuti proposti appaiono la classica spazzatura propinata da tutte le pagine anti-gay: si va da strani articoli tratti da noti siti omofobi pronti a sostenere che una donna sia stata arrestata in Germania perché «sua figlia ha saltato due ore di ideologia gender», alle solite interviste al presidente dei Giuristi per la vita e dal sostenere atti complottistici nei loro confronti da parte degli esponenti del M5S al cercare di propagandare il solito parallelismo ripugnante tra omosessualità e pedofilia.
All'appello non mancano anche vere e proprie bufale eticamente aberranti, come il presentare un'immagine della fotografa iraniana Bahareh Bisheh come se fosse quella di una bambina orfana alla ricerca del calore materno. E se dovessimo dar credito alla loro tesi, in altre immagini della serie ci troveremmo dinnanzi a bambine alla ricerca dell'amore di un elefante o di un pesce...


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Nicole e gli eventi lgbt più salienti del 2014

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Quando un anno volge al termine è consuetudine soffermarsi a ripercorrere quanto accaduto nel corso degli ultimi dodici mesi. È quanto ha fatto anche la youtuber Nicole Manfredin che, con il suo "3/4 di prospettiva" ha provato, ha raccontare i fatti più salienti legati al mondo lgbt.
Nel suo percorso della memoria, a gennaio colloca le manifestazioni delle Sentinelle in Piedi, una fastidiosa realtà che vede qualche decina di persone pronte a sostare in silenzio nelle piazze per rivendicare il loro diritto all'omofobia. In realtà il mese scelto è quasi casuale, dato che le manifestazioni sono state sparse nei vari mesi dell'anno, sino al raggiungimento del clamore mediatico e la conseguente condanna da parte di una fetta considerevole della popolazione.
A febbraio non si possono non citare le Olimpiadi di Sochi, svoltesi in una terra che ha legalizzato l'omofobia. A marzo si cita l'uscita del libro "Voglio la mamma" di Mario Adinolfi, da lì a poco divenuto un presenzialista del mondo omofobo.
Per il mese di aprile la scelta è caduta sulle manifestazioni dell'estrema destra contro la lettura del libro "Sei come sei" nelle scuole italiane (sarà poi la procura a stabilire come tutto il polverone sollevato dai Giuristi per la vita e dalla Provita Onlus fosse da ritenersi basato su premesse infondate, ndr). Maggio ha visto la vittoria di Conchita Wurst agli Eurovision Song Contest mentre giugno è stato il mese dei Pride (quest'anno organizzati nella nuova formula dell'Onda pride). A Luglio il leghista Buonanno ha proposto una multa per vietare baci gay nel suo comune, ad agosto due minorenni hanno diffuso un video in cui sostenevano che fosse giusto bruciare vivi i gay. Settembre sarebbe dovuto essere il mese dell'approvazione di una preannunciata legge sulle unioni civili gay, mai discussa e prontamente rimandata di mille giorni dal premier Renzi. Il mese successivo Alfano prende carta e penna per ordinare ai prefetti la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero.
Su dicembre Nicole non si pronuncia dato che «potenzialmente il peggio può ancora arrivare». E chissà se quel peggio non possa essere rappresentato dall'annuncio dei Giuristi per la vita, pronti a gongolare dinnanzi al loro coinvolgimento nella nascita dell'associazione Vita è, una realtà che dicono sarà incaricata di «coordinare le varie forze sparse per un’azione sinergica». Se statuto e realtà coinvolto non sono ancora stati resi noti, è facile presumere che l'area di azione sarà la solita promozione dell'omofobia e la lotta contro i progetti che intendono contrastare le discriminazioni...

Clicca qui per guardare il video.


Ecco a voi l'eggplant friday

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B.o.B. è un popolare rapper statunitense. Vive a Decatur, in Georgia, e al suo attivo ha ben otto album editi fra il 2006 ed oggi. Il suo nome, però, pare destinato ad essere legato anche all'#EggplantFriday (letteralmente "eggplant" significa melanzana, ndr).
È quello, infatti, il tag con cui venerdì scorso il musicista ha pubblicato sui social network uno scatto che lo ritrae in cucina, con sguardo distratto, mentre dai pantaloni della sua tuta si distinguono chiaramente delle forme che solitamente si tendono a tener celate. Tanto gli è bastato per raccogliere 33mila like su Instagram ed altrettanti su Facebook.
Da lì a poco l'esempio è stato seguito da decine e decine di altri ragazzi, al punto che l'Urban Dictionary ha recensito il neologismo definendo l'Eggplant Friday come «un hashtag popolare sui social network in cui uomini particolarmente dotati fotografano il proprio pacco indossando pantaloni aderenti, in modo tale che la forma visibile ricordi quella di una melanzana».
Dinnanzi a tutta l'abbondanza che i vari utenti hanno proposto, qualcuno non ha mancato di ironizzare e di ipotizzare più pragmaticamente che in alcuni casi l'unica spiegazione possibile possa essere questa.

Clicca qui per visualizzare il post di B.o.B.


L'Italia è il Paese europeo con il minor numero di gay dichiarati su Facebook

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Arcigay Agorà di Pesaro ha realizzato un'interessante indagine sul numero di gay dichiarato ce popolano le pagine di Facebook. Nelle premesse si specifica come tali numeri non rispecchino necessariamente l'intera popolazione o come non siano privi di incongruenze, anche se ciò non toglie come possano fornire qualche interessante spunto di riflessione.
Il numero di iscritti italiani mensilmente attivi sul social network corrisponde a circa il 44% del numero di residenti ed un 44% di loro ha inserito un orientamento sessuale. Attraverso gli strumenti pubblicitari forniti da Zuckerberg, questi numeri risultano scomponibili sulla base del genere, della fascia di età e della localizzazione. Le persone che si dichiarano gay, lesbiche o bisex su Facebook sono 470.000, ossia il 4,03% degli iscritti che dichiarano un orientamento sessuale.
A livello di fascia di età, i minorenni (13-17) sono di gran lunga la categoria meno disposta a dichiararsi (2,11%) forse a causa delle difficoltà nell'accettare o dichiarare il proprio orientamento sessuale durante l'adolescenza. La percentuale raggiungere il massimo picco tra i ragazzi di età compresa fra i 25 e i 34 anni d'età (4,82%). Le città di Milano e Bologna sono quelle con la popolazione lgb più numerosa in termini relativi (con rispettivamente il 9,06% e il 6,86%) mentre a Napoli e Palermo le percentuali scendono sotto la media sino a toccare il 3,42% e il 3,59%.
Confrontando i dati dell'Italia con quelli di altri paesi è possibile notare come la percentuale nostrana sia più bassa d'Europa, seguita dalla la Polonia con il 5,41%. In USA, Canada e Regno Unito si registrano percentuali del 6,93%, dell'8,09% e dell'8,69%. Tali numeri paiono rispecchiare le tabelle sulla qualità di vita delle persone lgbt, sottolineando come una maggiore omofobia e una minore tutela personale scoraggino i coming out pubblici.

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L'omofobo medio e il suo: «Io ho tanti amici gay»

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Io ho tanti amici gay. È questa l'affermazione più abusata dagli omofobi. Quasi come in un copione già scritto, capita troppo spesso che quell'asserzione sia utilizzata per auto-assolversi da qualsiasi accusa di omofobia prima di lanciarsi in proclami traboccanti d'odio.
Alfano, Berlusconi, la Binetti, le Sentinelle in piedi... tutti hanno dichiarato ripetutamente di essere circondati da amici gay che la pensano come loro e che appoggiano incondizionatamente il loro pensiero. Certo che dinnanzi a così tanti amici gay (spesso si ha l'impressione che ne parlino quasi come se ne avessero molti di più degli stessi gay, ndr) viene automatico pensare che in realtà quelle persone non esistano affatto e siano solo creatire mitologiche al pari della fatina dei denti.
Ma ad addentrarsi nella questione, e a spiegare con arguzia i motivi per cui quelle parole sono un controsenso in termini, è stata la youtubber Nicole Manfredini. Classe 1991, si definisce «una giovane donna con l’hobby dell’umorismo, una studentessa con l'hobby dell'ansia, una lesbica con l'hobby dei diritti, una futura e-migrata con l'hobby dell'empatia per chi im-migra, una femminista con l'hobby della criticità e un sacco di altre cose».
A seguire trovate il video che pare chiarire qualunque dubbio sul fatto che i vari Alfano si prendano in giro nel sostenere di avere amici gay. Perché, se fossero davvero amici, come minimo bisognerebbe volere il meglio per loro e non lottare per impedire che possano avere delle tutele legali.

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È partita la campagna #ugualidiritti

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La campagna #ugualidiritti si basa su una rivendicazione semplice quanto basilare: i gay devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri.
Per raggiungere questo obiettivo si è pensato di coinvolgere tutti gli utenti di Internet attraverso il lancio di una campagna fotografica virale che ruota attorno alla pagina Facebook ufficiale dell'iniziativa.
Chiunque voglia parteciparvi dovrà seguire poche e semplici regole: bisognerà prendere un foglio e scrivere la frase: «Mi chiamo [nome], sono il tuo [professione]. Sono [orientamento sessuale] e chiedo #ugualidiritti». Poi bisognerà scattarsi una foto in un contesto che rappresenti la propria quotidianità e condividerla sulla pagina dell'iniziativa.
L'idea è di mostrare come gli omosessuali non siano alieni, ma siano le persone con cui si ha a che fare tutti i giorni e di cui si ha bisogno. Allo stesso modo l'iniziativa è aperta anche a tutti gli etero che vorranno lanciare il messaggio che si può essere favorevoli alla parità di diritti anche quando non si è parte della minoranza.


La bambina che zittisce il predicatore: «A nessuno interessa quello che dici»

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Sta diventando virale su Internet il video che mostra una bambina non identificata che ha cercato di azzittire un predicatore di strada a Salem, in Massachusetts.
Il filmato è stato realizzato da Robert Goss-Kennedy che, attraverso LiveLeak, commenta: «Ogni anno, durante la festa di Halloween, Salem viene inondata di predicatori di strada. Passano la maggior parte di ogni fine settimana del mese di ottobre a dirci di convertirci o di bruciare. Da un paio d'anni a questa parte sto registrando le loro interazioni con i passanti per un progetto d'arte e quest'anno una bambina si è presentata davanti a questo giovane ragazzo stava predicando».
La piccola ha esordito con un «Smettila di parlare, nessuno ti ascolta» prima di aggiungere un «nessuno vuole sentirti. Taci, questo dovrebbe essere un posto tranquillo!». Ed ancora: «Blah, blah, blah, blah, blah, blah!/raquo;.

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Texas: per errore un'emittente ha pubblicato immagini porno gay al posto dell'aggiornamento sul traffico

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È accaduto ad Austin, in Texas, dove un'emittente televisiva è solita pubblicare su Twitter alcuni aggiornamenti del traffico. Lo scorso mercoledì, però, sul profilo ufficiale della Time Warner Cable News non ha fatto capolino la consueta infografica, ma un collage composto da quattro fotogrammi presumibilmente tratti da alcuni film pornografici gay. Il tutto corredato dalla scritta «Troppi!».
Il tweet è stato cancellato da lì a breve e l'emittente televisiva si è scusata per l'accaduto, promettendo indagini interne. Su Internet, però, qualcuno ironizza e di domanda se non si fosse voluto proporre un modo per passare il tempo mentre si era in coda.
Questa non è la prima volta in cui un canale di news si è ritrovata a pubblicare materiale pornografico su Twitter. Lo scorso luglio fu la WREG di Memphis ad aver diffuso un link a Pornhub anziché il loro consueto aggiornamento meteo, così come la il 14 aprile scorso la US Airways twittò un'immagine particolarmente spinta che ritraeva una donna con un aeroplano giocattolo infilato nella sua vagina.


Esperimento sociale: quante persone fermerebbero un'aggressione omofoba?

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Milano è una città moderna e all'avanguardia dal punto di vista dei diritti. Ma gli abitanti di una delle città con la mentalità più aperta d'Italia interverranno di fronte ad un'aggressione verbale di stampo omofobo?
È quanto si è chiesto TheShow (un noto canale YouTube dedicato agli esperimento sociali) che si è aggirato per le vie del capoluogo lombardo a filmare di nascosto la reazione dei passanti dinnanzi ad un'aggressione omofoba.
I risultati non sono certo edificanti: una sola persona è intervenuta, il 10% è intervenuta solo ad aggressione finita. Gli haltri sono rimasti a guardare. La prassi comune appare dunque il lasciar correre e far finta di non vedere, legittimando insulti e violenze.
«L'Italia non ha bisogno di "sentinelle" della discriminazione. Ha bisogno di diritti e discriminare non è un diritto» sentenzia un cartello al termine del video.

Clicca qui per vedere il filmato, qui per le reazioni alla rivelazione.


Esperimento sociale cileno: come reagiscono gli etero approcciati da un altro uomo?

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È un esperimento sociale realizzato canale Youtube cileno Woki Toki, intenzionato a scoprire quali siano le reazione degli uomini quando vengono approcciati per strada da un altro uomo.
Il risultato è edificante: fra le otto persone prese in esame, solo una ha reagito male e in modo violento. Tra gli altri c'è chi ha apprezzato complimenti fisici, chi ha lasciato il proprio contatto Facebook («Sono un fotografo, se dovesse servirti») e chi ha accettato l'invito ad andare a bere qualcosa purché non appartati. C'è anche chi ha commentato: «Ammiro che tu cerchi approcci con altri uomini per strada dato che siamo una società che discrimina molto».
Insomma, l'impressione è che gli omofobi siano una minoranza, purtroppo sufficientemente violenza da riuscire ad imporsi nella società e a causare il clima di tensione che ben conosciamo (e che in Cile è ancor più grave che in Italia).

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