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Facebook, tra tolleranza del bullismo omofobico e continue censure all'amore gay

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È capitato ancora, per l'ennesima volta. Pare proprio che Facebook continui incessantemente a non ravvisare problemi in chi istiga l'odio, a chiama «sodomiti» i gay al solo fine di offenderli o invoca la pena di morte per le persone lgbt... ma davanti ad un bacio fra due uomini scatta sempre, inesorabile, la censura.
Questa volta a finire nel mirino del social network è stata una fotografia scattata da Michael Stokes che ritraeva due poliziotti (peraltro completamente vestiti) che si stavano scambiando un appassionato bacio. L'immagine è stata bannata a vita dal social network e l'autore è stato sospeso per trenta giorni.
Forse anche questa volta sosterrà si sarà trattato di un errore, ma un errore che si ripete di continuo (già è capitato per effusioni fra due persone sposate, per baci in piazza o per labbra maschili che si sfiorano dolcemente) è una vera e propria offesa di chi continua a sentirsi rispondere picche nel segnalare contenuti di incitamento d'odio, quasi come se l'omofobia sia volontariamente difesa dal social network.
Ormai la casistica è talmente ampia che esistono solo due possibilità: o il team di Facebook è composto da totali incompetenti o c'è una volontà dietro a tutto questo. E se c'è una volontà, è tempo che le autorità garanti intervengano perché in una società civile non è possibile che si tollerino gruppi nati e cresciuti dietro a proclami d'odio per poi censurare l'amore fra due uomini.
Intanto il sito internet www.facethehate.org ha già raccolto oltre 14mila firme per chiedere a Facebook un cambio della sua policy di censura, con l'obiettivo di definire nuove regole che possano prevenire molestie e bullismo.


Gli omofobi dichiarano guerra alla Chiesa: «È in mano a Satana. Da cristiani vogliamo la pena di morte per i gay»

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Tra i vari gruppi di incitamento all'odio che spopolano su Facebook, c'è n'è uno che merita una certa attenzione. Vicino a Forza Nuova e protagonista di un'ostentata omofobia, il gruppo "No ai matrimoni gay in Italia" pare aver scelto di abbandonare la sua politica di diffamazione dei gay (spesso ricorrendo anche ad assurde falsificazioni e insostenibili tesi scientifiche) per intraprendere una nuova crociata nei confronti della Chiesa. Ebbene sì, dopo aver cercato di addurre motivazioni religiose al loro odio, ora non sanno più come reagire dinnanzi ad una Chiesa che pian piano pare stia scegliendo il cambiamento.
In merito all'apertura della Chiesa olandese alle coppie gay, scrivono: «Satana sta prendendo il controllo della Chiesa olandese purtroppo. Il loro rappresentante ha ceduto alle sue lusinghe». Non va meglio con la chiesa della S.S. Trinità di Napoli, le cui scelte riguardo alla presenza di una transessuale fra i personaggi del presepio li ha mandati su tutte le furie (con tanto di particolare attenzione nell'usare l'espressione «un trans» in modo che il maschile potesse risultare offensiva nei suoi riguardi, ndr).
E poi, ancora, l'opinione espressa dal vescovo di Anversa li ha portati a chiedere che il papa intervenga per «rimuovere e scomunicare questo discepolo di Satana» (non male per una pagina che sostiene che il ddl Scalfarotto sia una minaccia alla libertà di opinione, ndr). Poi, tornando nuovamente sull'argomento, aggiungono: «Non prendiamoci in giro, chi sostiene le unioni omosessuali sostiene la sodomia, un peccato contro natura odiato da Dio. È gravissimo che un vescovo chieda di cancellare il dogma sul matrimonio esclusivo tra uomo e donna». Poi, citando il Levitico, precisano: «[I gay] dovranno essere messi a morte».
La loro ira viene destata persino dai Papa Boys: «Come può la Chiesa -scrivono- riconoscere le unioni omosessuali o bisessuali? La sodomia è un peccato contro la natura odiato da Dio, punito con la morte, riconoscere queste unioni significa approvare la sodomia dunque incentivare i cattolici al peccato mortale. Voi pensate che una coppia gay "ipoteticamente riconosciuta dalla Chiesa" rinunci ai rapporti sessuali seguendo la via della castità? Ci credete? Noi no. I sacerdoti come Don Mauro Leonardi contribuiscono a distruggere la Chiesa con il loro progressismo. Ormai la strada verso l'autodistruzione è iniziata, ci dispiace ma gli ortodossi hanno perfettamente ragione quando ci criticano anche duramente». Poi, a sostegno della loro tesi, finiscono con il il citare le parole di un religioso morto nel 1597.
Bacchettate vengono riservate persino al Vaticano, ritenuto colpevole di non avere un atteggiamento sufficientemente filo-russo e di non voler "proteggere i bambini "attraverso un'azione mirata a contrastare l'operato dell'Unicef.

Giusto come chicca finale, assai curioso è un post in cui il gruppo attacca Arcigay sostenendo che priorità dovrebbe essere l'occuparsi dei gay impiccati in Iran (così come loro chiedono sia fatto anche qui, ndr) e non una lotta volta ad ottenere diritti civili per gli italiani. Peccato che la pagina viva citando i vari articoli pubblicati da ProVita, dai Giuristi e dalla Nuova Bussola Quotidiana: tutte realtà che sulle loro pagine continuano ad invitare i loro seguaci a donargli soldi. A questo punto la stessa domanda potrebbe essere tranquillamente rivolta a loro: la priorità non potrebbe essere quella di combattere l'ebola, sconfiggere l'analfabetismo o contrastare la fame nel mondo anziché dirottare i pochi fondi disponibili su realtà che non vogliono costruire nulla ma vogliono solo impedire che l'amore fra due persone possa essere riconosciuto?


Il commovente coming out di Aaron e Austin Rhodes

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Aaron e Austin Rhodes sono due gemelli statunitensi, entrambi gay. Vivono in uno stato diverso da quello dei genitori ed hanno deciso di realizzare un video che immortalasse il momento del loro coming out con il padre. Puro esibizionismo? Forse. Ma la spavalderia e la disinvoltura dimostrate nei primi secondi spariscono quando si è di fronte al momento in cui giungono al punto.
La paura di perdere una persona che si ama ed il terrore di un rifiuto si fanno palpabili, veri. C'è emozione, ma non quell'emozione film. È lì, solida, tangibile, quasi palpabile.
«Lo sapete quanto vi amo. La cosa non cambierà mai. Dovete vivere la vostra vita. Dovete fare quello che dovete fare», è stata la splendida risposta del padre. A quel punto Austin , visibilmente provato per il momento, si azzarda a dirgli che vorrebbe che fra loro le cose restassero così... «normali». La risposta non si è fatta attendere: «Tu sei normale».

Clicca qui per guardare il video.


Per 24 ore Facebook ha difeso la legittimità di una pagina che invitava i trans al suicidio

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A niente è servita la lunga lettera scritta da Leelah Alcorn prima del suo suicidio: sulla sua lapide i genitori hanno fatti scrivere il nome di Joshua. Pare dunque che le presunte convinzioni religiose di mamma e papà abbiano avuto la meglio sulla richiesta avanzata in punto di morte da una figlia che ha deciso di togliersi la vita proprio perché non accettata di suoi genitori. Ed in tutta risposta la sua salma è stata contrassegnata con un nome che rappresenta tutto ciò contro cui la giovane 17enne aveva lottato ogni giorno della sua vita. Dan Savage, fondatore dell'associazione It gets better, ha dichiarato che i genitori di Leelah dovrebbero essere indagati per istigazione al suicidio.
Oltre 274mila persone hanno firmato una petizione rivolta al presidente Obama per chiedere che la triste storia di Leelah sia spunto per una legge che vieti le fantomatiche terapie riparative (a cui la giovane era stata sottoposta per volere dei genitori). Tutte le icone transgender statunitensi hanno raccontato il loro sdegno attraverso il gruppo un Fabeook chiamato Justice for Leelah Alcorn, così come numerosi manifestanti londinesi si sono dati appuntamento a Trafalgar Square per onorare quella giovane vita spezzata.

Eppure, tra tante manifestazioni di solidarietà, c'è chi non ha perso tempo per ostentare la propria ignoranza aprendo su Facebook un gruppo chiamato Go truck yourself. Il nome fa riferimento alla modalità con cui Leelah si è suicidata (ossia gettandosi sotto un camion) e all'interno del gruppo sono state pubblicate numerose foto della giovane modificate con slogan che incitassero i giovani transessuali a seguire l'esempio di Leelah e a suicidarsi. L'esplicita minaccia è che chi non si fosse tolto la vita si sarebbe trovato a dover vivere una vita resa impossibile da chi li stava invitando all'estremo gesto.
Ma se la madre dei deficienti è sempre incita, a far drizzare i capelli è come Facebook abbia difeso l'esistenza di quella pagina per ben 24 ore. Chiunque l'abbia segnalata, si è trovato a ricevere un messaggio che informava come l'istigazione al suicidio fosse «accettabile secondo quelli che sono gli standard della comunità». La decisione è stata rivista solo quando i media nazionali statunitensi hanno iniziato ad occuparsi di quello scandalo.
A questo punto c'è da chiedersi perché un social network così premuroso nel censurare semplici baci fra persone dello stesso sesso risulti così tollerante con chi istiga al suicidio, cancellando quei contenuti vergognosi solo se la stampa nazionale se ne occupa (e chissà in quanti altri casi scandali simili siano passati sotto silenzio).


Il blog e la lettera d'addio di Leelah Alcorns sono stati eliminati dai server di Tumblr

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Il mondo intero si è commosso dinnanzi al messaggio d'addio con cui una giovane transessuale ha annunciato il suo suicidio perché rifiutata dai suoi genitori. Dopo aver saputo della sua sessualità, l'avevano allontana dai suoi amici, l'avevano sottoposta alle cosiddette terapie riparative perché «Dio non fa errori» e le avevano spiegato come la sua identità di genere fosse contraria ai loro principi religiosi. A soli 17 anni, si è gettata sotto un tir dopo aver affidato i motivi del suo gesto alle pagine del suo blog.
Ora quel messaggio non c'è più, così come è svanito l'intero mondo che aveva condiviso attraverso Tumblr. Immagini, disegni, pensieri e riflessioni sono state spazzate via e sostituite da un generico messaggio d'errore che informa come a quell'indirizzo non ci sia più nulla. Al momento non è chiaro se la cancellazione sia dipesa da una richiesta avanzata dai suoi genitori o se si tratti di una decisione di Tumblr.
Fortuna vuole vuole che sia veramente difficile far scomparire del tutto il materiale pubblicato su Internet e una copia di quelle pagine risulta conservata sui server di Archive.org (un progetto che si premura di archiviare il materiale digitale per le generazioni future). Perché una testimonianza così importante e così sentita non può e non deve essere cancellata, così come la memoria di una vita spezzata dalla discriminazione merita rispetto e non certo l'oblio.

Veglie in memoria di Leelah sono state organizzate in tutto il mondo, con grandi raduni in Ohio e a Londra. Nella capitale inglese l'attivista Sarah Brown ha chiesto a gran voce che le fantomatiche terapie di conversione siano vietate: «Questi terapeuti stanno uccidendo i nostri giovani attraverso il loro dolo, la loro negligenza e la loro incompetenza. I legislatori e le autorità dovrebbero fermarli, ma non lo fanno. L'ultimo desiderio di Leelah è che si lavori per migliorare il mondo e un buon inizio sarebbe quello di fermare le frodi e i ciarlatani che spingono le persone trans al al suicidio attraverso terapie fraudolente e ancor più che inutili».


Il sedicente psicologo che vuole curare sé stesso

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Caso vuole che l'anonimato di Internet abbia portato alla comparizione di una serie di personaggi che vantano titoli accademici che paiono incompatibili con le loro affermazioni. Dopo la sedicente psicologa che cercava adepti per importare in Italia le ronde anti-gay dell'ultranazionalista russo Maxim Martsinkevich, ecco arrivare un personaggio che si definisce «uno psicologo con pulsioni omosessuali indesiderate».
Anche in questo caso il nome appare inventato, non esistono foto ed ovviamente non esiste alcuna iscrizione all'albo degli psicologi nonostante si sventoli quel titolo accademico. Allo stesso modo appaiono evidenti i collegamenti con i siti omofobi che puntualmente intervistano tutti questi personaggi, i messaggi parlano di Luca Di Tolve quasi lo si conoscesse e non manca persino la ripubblicazione di materiale proveniente da altri personaggi che forse non sono mai esistiti (come Eliseo del Deserto).
All'appello non mancano i messaggi a sostegno dei vari Giuristi per la vita, della Manif Pour Tous e delle Sentinelle in piedi, con tanto di affermazioni in cui si sostiene che «molti omosessuali che mi scrivono alla mia pagina Facebook appoggiano questi movimenti e partecipano alle manifestazioni» (un'affermazione che appare come un vero e proprio tormentone di certi movimenti nonostante sia stata provata l'esistenza di loro sostenitori che si dichiarano gay pur senza esserlo).

Tornando al nostro sedicente psicologo, l'uomo sostiene che il suo titolo accademico gli conferisca il diritto di sostenere che le tesi scientifiche che riguardano l'omosessualità siano tutte false e che l'orientamento sessuale sia da ritenersi «un adattamento», ossia. «è il miglior modo per vivere che sei riuscito a trovare, districandoti tra le gioie e i dolori della vita. È un agglomerato di difese e coccole, resistenze e rigidità, carenze d'affetto e autoconsolazioni. Il migliore che sei riuscito a tirare fuori».
Da amante nel cercare nuove definizioni alle parole, Wundt sostiene anche che «la famiglia è un'istituzione importante che nasce nella notte dei tempi e non nasce come culla di "amore e rispetto reciproco", ma per "dare la vita"» e che «la Famiglia riconosciuta e proposta dalla Costituzione rimane quella naturale, quella cioè che ha tutte le caratteristiche per garantire il compito essenziale della procreazione e crescita sana dei figli». Poco chiaro è perché mai un dottorato in psicologia dovrebbe conferirgli credibilità giuridica in una definizione che renderebbe incostituzionali anche tutte le famiglie eterosessuali che non hanno figli.
Ben presto l'uomo spiega anche come tutte le sue convinzioni non abbiano alcun fondamento scientifico ma siano riconducibili a presunte convinzioni religiose. «La Chiesa -dice- attraverso i suoi ministri e i fratelli nella fede ha sempre accolto la mia difficile condizione. Ha sempre additato il mio peccato, ma con l'amore di una madre che vuole la mia felicità. La Chiesa non ha mai messo in dubbio il sentimento che guidava le mie scelte di vita, ma con amorevolezza cercava di indicarmi che non bastava il mio sentimento di "amore". Per costruire un progetto di vita solido e duraturo non era sufficiente la mia passione, il mio slancio... dovevo affidarmi e fidarmi della sapienza e conoscenza di chi è venuto prima di me e conosce le pieghe dell'esistenza meglio di me». Ed anche il suo attivismo anti-gay dipenderebbe da una motivazione religiosa: «Tanti anni fa -scrive- ho promesso a Dio che se mi avesse tolto dalla palude delle pulsioni omosessuali indesiderate avrei offerto la mia vita a Lui come una piccola missione al servizio dei ragazzi che soffrono per l'omosessualità egodistonica».
Se la psicologia considera l'omosessualità «come un naturale comportamento sessuale umano», come potrebbe mai essere un vero psicologo chi la definisce come una «difficile condizione»?
Non sarà forse l'ennesimo tentativo di costruire personaggi che si definiscono omosessuali in modo che le loro parole possano essere riportate sostenendo di non essere omofobi dato che è un gay a sostenere tesi simili?


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Gli omofobi tentano nuovamente di usare il nome del M5S per le proprie campagne

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Lo scorso luglio Famiglia Cristiana dedicò ampio spazio alla presunta esistenza di una corrente del Movimento 5 Stelle che avrebbe avuto posizioni contrarie al riconoscimento dei diritti lgbt. Ai tempi la notizia venne smentita dallo stesso Beppe Grillo, pronto a escludere qualsiasi esistenza di una presunta «ala cattolica» o di un qualsiasi sottogruppo interno al movimento.
Ma dato che il lupo perde il pelo ma non il vizio, su Facebook è nata una pagina che sostiene ancora una volta di rappresentare «attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle» riuniti dalla necessità di «raggruppare i tantissimi attivisti, simpatizzanti ed elettori del moVimento che riconoscono nella famiglia formata da un uomo e una donna il nucleo fondante della società».
Nel logo vengono mostrate le cinque stelle del simbolo politico unite a quello della Manif Pour Tous, mentre il nome ricalca quello degli "Amici Movimento 5 Stelle Diritti civili e LGBT" che in questo caso diventa "Amici del M5S per la famiglia naturale". La differenza, però, è che nel primo caso si parla di un gruppo riconosciuto che collabora e fornisce assistenza con i politici del movimento, nel secondo ci si ritrova dinnanzi ad una pagina che spesso e volentieri comunica in prima persona (quasi come se dietro ci fosse un autore solo) e fonti interne al movimento confermano come si tratti di un gruppo non autorizzato né riconosciuto.

I contenuti proposti appaiono la classica spazzatura propinata da tutte le pagine anti-gay: si va da strani articoli tratti da noti siti omofobi pronti a sostenere che una donna sia stata arrestata in Germania perché «sua figlia ha saltato due ore di ideologia gender», alle solite interviste al presidente dei Giuristi per la vita e dal sostenere atti complottistici nei loro confronti da parte degli esponenti del M5S al cercare di propagandare il solito parallelismo ripugnante tra omosessualità e pedofilia.
All'appello non mancano anche vere e proprie bufale eticamente aberranti, come il presentare un'immagine della fotografa iraniana Bahareh Bisheh come se fosse quella di una bambina orfana alla ricerca del calore materno. E se dovessimo dar credito alla loro tesi, in altre immagini della serie ci troveremmo dinnanzi a bambine alla ricerca dell'amore di un elefante o di un pesce...


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Nicole e gli eventi lgbt più salienti del 2014

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Quando un anno volge al termine è consuetudine soffermarsi a ripercorrere quanto accaduto nel corso degli ultimi dodici mesi. È quanto ha fatto anche la youtuber Nicole Manfredin che, con il suo "3/4 di prospettiva" ha provato, ha raccontare i fatti più salienti legati al mondo lgbt.
Nel suo percorso della memoria, a gennaio colloca le manifestazioni delle Sentinelle in Piedi, una fastidiosa realtà che vede qualche decina di persone pronte a sostare in silenzio nelle piazze per rivendicare il loro diritto all'omofobia. In realtà il mese scelto è quasi casuale, dato che le manifestazioni sono state sparse nei vari mesi dell'anno, sino al raggiungimento del clamore mediatico e la conseguente condanna da parte di una fetta considerevole della popolazione.
A febbraio non si possono non citare le Olimpiadi di Sochi, svoltesi in una terra che ha legalizzato l'omofobia. A marzo si cita l'uscita del libro "Voglio la mamma" di Mario Adinolfi, da lì a poco divenuto un presenzialista del mondo omofobo.
Per il mese di aprile la scelta è caduta sulle manifestazioni dell'estrema destra contro la lettura del libro "Sei come sei" nelle scuole italiane (sarà poi la procura a stabilire come tutto il polverone sollevato dai Giuristi per la vita e dalla Provita Onlus fosse da ritenersi basato su premesse infondate, ndr). Maggio ha visto la vittoria di Conchita Wurst agli Eurovision Song Contest mentre giugno è stato il mese dei Pride (quest'anno organizzati nella nuova formula dell'Onda pride). A Luglio il leghista Buonanno ha proposto una multa per vietare baci gay nel suo comune, ad agosto due minorenni hanno diffuso un video in cui sostenevano che fosse giusto bruciare vivi i gay. Settembre sarebbe dovuto essere il mese dell'approvazione di una preannunciata legge sulle unioni civili gay, mai discussa e prontamente rimandata di mille giorni dal premier Renzi. Il mese successivo Alfano prende carta e penna per ordinare ai prefetti la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero.
Su dicembre Nicole non si pronuncia dato che «potenzialmente il peggio può ancora arrivare». E chissà se quel peggio non possa essere rappresentato dall'annuncio dei Giuristi per la vita, pronti a gongolare dinnanzi al loro coinvolgimento nella nascita dell'associazione Vita è, una realtà che dicono sarà incaricata di «coordinare le varie forze sparse per un’azione sinergica». Se statuto e realtà coinvolto non sono ancora stati resi noti, è facile presumere che l'area di azione sarà la solita promozione dell'omofobia e la lotta contro i progetti che intendono contrastare le discriminazioni...

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Ecco a voi l'eggplant friday

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B.o.B. è un popolare rapper statunitense. Vive a Decatur, in Georgia, e al suo attivo ha ben otto album editi fra il 2006 ed oggi. Il suo nome, però, pare destinato ad essere legato anche all'#EggplantFriday (letteralmente "eggplant" significa melanzana, ndr).
È quello, infatti, il tag con cui venerdì scorso il musicista ha pubblicato sui social network uno scatto che lo ritrae in cucina, con sguardo distratto, mentre dai pantaloni della sua tuta si distinguono chiaramente delle forme che solitamente si tendono a tener celate. Tanto gli è bastato per raccogliere 33mila like su Instagram ed altrettanti su Facebook.
Da lì a poco l'esempio è stato seguito da decine e decine di altri ragazzi, al punto che l'Urban Dictionary ha recensito il neologismo definendo l'Eggplant Friday come «un hashtag popolare sui social network in cui uomini particolarmente dotati fotografano il proprio pacco indossando pantaloni aderenti, in modo tale che la forma visibile ricordi quella di una melanzana».
Dinnanzi a tutta l'abbondanza che i vari utenti hanno proposto, qualcuno non ha mancato di ironizzare e di ipotizzare più pragmaticamente che in alcuni casi l'unica spiegazione possibile possa essere questa.

Clicca qui per visualizzare il post di B.o.B.


L'Italia è il Paese europeo con il minor numero di gay dichiarati su Facebook

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Arcigay Agorà di Pesaro ha realizzato un'interessante indagine sul numero di gay dichiarato ce popolano le pagine di Facebook. Nelle premesse si specifica come tali numeri non rispecchino necessariamente l'intera popolazione o come non siano privi di incongruenze, anche se ciò non toglie come possano fornire qualche interessante spunto di riflessione.
Il numero di iscritti italiani mensilmente attivi sul social network corrisponde a circa il 44% del numero di residenti ed un 44% di loro ha inserito un orientamento sessuale. Attraverso gli strumenti pubblicitari forniti da Zuckerberg, questi numeri risultano scomponibili sulla base del genere, della fascia di età e della localizzazione. Le persone che si dichiarano gay, lesbiche o bisex su Facebook sono 470.000, ossia il 4,03% degli iscritti che dichiarano un orientamento sessuale.
A livello di fascia di età, i minorenni (13-17) sono di gran lunga la categoria meno disposta a dichiararsi (2,11%) forse a causa delle difficoltà nell'accettare o dichiarare il proprio orientamento sessuale durante l'adolescenza. La percentuale raggiungere il massimo picco tra i ragazzi di età compresa fra i 25 e i 34 anni d'età (4,82%). Le città di Milano e Bologna sono quelle con la popolazione lgb più numerosa in termini relativi (con rispettivamente il 9,06% e il 6,86%) mentre a Napoli e Palermo le percentuali scendono sotto la media sino a toccare il 3,42% e il 3,59%.
Confrontando i dati dell'Italia con quelli di altri paesi è possibile notare come la percentuale nostrana sia più bassa d'Europa, seguita dalla la Polonia con il 5,41%. In USA, Canada e Regno Unito si registrano percentuali del 6,93%, dell'8,09% e dell'8,69%. Tali numeri paiono rispecchiare le tabelle sulla qualità di vita delle persone lgbt, sottolineando come una maggiore omofobia e una minore tutela personale scoraggino i coming out pubblici.

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L'omofobo medio e il suo: «Io ho tanti amici gay»

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Io ho tanti amici gay. È questa l'affermazione più abusata dagli omofobi. Quasi come in un copione già scritto, capita troppo spesso che quell'asserzione sia utilizzata per auto-assolversi da qualsiasi accusa di omofobia prima di lanciarsi in proclami traboccanti d'odio.
Alfano, Berlusconi, la Binetti, le Sentinelle in piedi... tutti hanno dichiarato ripetutamente di essere circondati da amici gay che la pensano come loro e che appoggiano incondizionatamente il loro pensiero. Certo che dinnanzi a così tanti amici gay (spesso si ha l'impressione che ne parlino quasi come se ne avessero molti di più degli stessi gay, ndr) viene automatico pensare che in realtà quelle persone non esistano affatto e siano solo creatire mitologiche al pari della fatina dei denti.
Ma ad addentrarsi nella questione, e a spiegare con arguzia i motivi per cui quelle parole sono un controsenso in termini, è stata la youtubber Nicole Manfredini. Classe 1991, si definisce «una giovane donna con l’hobby dell’umorismo, una studentessa con l'hobby dell'ansia, una lesbica con l'hobby dei diritti, una futura e-migrata con l'hobby dell'empatia per chi im-migra, una femminista con l'hobby della criticità e un sacco di altre cose».
A seguire trovate il video che pare chiarire qualunque dubbio sul fatto che i vari Alfano si prendano in giro nel sostenere di avere amici gay. Perché, se fossero davvero amici, come minimo bisognerebbe volere il meglio per loro e non lottare per impedire che possano avere delle tutele legali.

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È partita la campagna #ugualidiritti

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La campagna #ugualidiritti si basa su una rivendicazione semplice quanto basilare: i gay devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri.
Per raggiungere questo obiettivo si è pensato di coinvolgere tutti gli utenti di Internet attraverso il lancio di una campagna fotografica virale che ruota attorno alla pagina Facebook ufficiale dell'iniziativa.
Chiunque voglia parteciparvi dovrà seguire poche e semplici regole: bisognerà prendere un foglio e scrivere la frase: «Mi chiamo [nome], sono il tuo [professione]. Sono [orientamento sessuale] e chiedo #ugualidiritti». Poi bisognerà scattarsi una foto in un contesto che rappresenti la propria quotidianità e condividerla sulla pagina dell'iniziativa.
L'idea è di mostrare come gli omosessuali non siano alieni, ma siano le persone con cui si ha a che fare tutti i giorni e di cui si ha bisogno. Allo stesso modo l'iniziativa è aperta anche a tutti gli etero che vorranno lanciare il messaggio che si può essere favorevoli alla parità di diritti anche quando non si è parte della minoranza.


La bambina che zittisce il predicatore: «A nessuno interessa quello che dici»

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Sta diventando virale su Internet il video che mostra una bambina non identificata che ha cercato di azzittire un predicatore di strada a Salem, in Massachusetts.
Il filmato è stato realizzato da Robert Goss-Kennedy che, attraverso LiveLeak, commenta: «Ogni anno, durante la festa di Halloween, Salem viene inondata di predicatori di strada. Passano la maggior parte di ogni fine settimana del mese di ottobre a dirci di convertirci o di bruciare. Da un paio d'anni a questa parte sto registrando le loro interazioni con i passanti per un progetto d'arte e quest'anno una bambina si è presentata davanti a questo giovane ragazzo stava predicando».
La piccola ha esordito con un «Smettila di parlare, nessuno ti ascolta» prima di aggiungere un «nessuno vuole sentirti. Taci, questo dovrebbe essere un posto tranquillo!». Ed ancora: «Blah, blah, blah, blah, blah, blah!/raquo;.

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Texas: per errore un'emittente ha pubblicato immagini porno gay al posto dell'aggiornamento sul traffico

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È accaduto ad Austin, in Texas, dove un'emittente televisiva è solita pubblicare su Twitter alcuni aggiornamenti del traffico. Lo scorso mercoledì, però, sul profilo ufficiale della Time Warner Cable News non ha fatto capolino la consueta infografica, ma un collage composto da quattro fotogrammi presumibilmente tratti da alcuni film pornografici gay. Il tutto corredato dalla scritta «Troppi!».
Il tweet è stato cancellato da lì a breve e l'emittente televisiva si è scusata per l'accaduto, promettendo indagini interne. Su Internet, però, qualcuno ironizza e di domanda se non si fosse voluto proporre un modo per passare il tempo mentre si era in coda.
Questa non è la prima volta in cui un canale di news si è ritrovata a pubblicare materiale pornografico su Twitter. Lo scorso luglio fu la WREG di Memphis ad aver diffuso un link a Pornhub anziché il loro consueto aggiornamento meteo, così come la il 14 aprile scorso la US Airways twittò un'immagine particolarmente spinta che ritraeva una donna con un aeroplano giocattolo infilato nella sua vagina.


Esperimento sociale: quante persone fermerebbero un'aggressione omofoba?

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Milano è una città moderna e all'avanguardia dal punto di vista dei diritti. Ma gli abitanti di una delle città con la mentalità più aperta d'Italia interverranno di fronte ad un'aggressione verbale di stampo omofobo?
È quanto si è chiesto TheShow (un noto canale YouTube dedicato agli esperimento sociali) che si è aggirato per le vie del capoluogo lombardo a filmare di nascosto la reazione dei passanti dinnanzi ad un'aggressione omofoba.
I risultati non sono certo edificanti: una sola persona è intervenuta, il 10% è intervenuta solo ad aggressione finita. Gli haltri sono rimasti a guardare. La prassi comune appare dunque il lasciar correre e far finta di non vedere, legittimando insulti e violenze.
«L'Italia non ha bisogno di "sentinelle" della discriminazione. Ha bisogno di diritti e discriminare non è un diritto» sentenzia un cartello al termine del video.

Clicca qui per vedere il filmato, qui per le reazioni alla rivelazione.


Esperimento sociale cileno: come reagiscono gli etero approcciati da un altro uomo?

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È un esperimento sociale realizzato canale Youtube cileno Woki Toki, intenzionato a scoprire quali siano le reazione degli uomini quando vengono approcciati per strada da un altro uomo.
Il risultato è edificante: fra le otto persone prese in esame, solo una ha reagito male e in modo violento. Tra gli altri c'è chi ha apprezzato complimenti fisici, chi ha lasciato il proprio contatto Facebook («Sono un fotografo, se dovesse servirti») e chi ha accettato l'invito ad andare a bere qualcosa purché non appartati. C'è anche chi ha commentato: «Ammiro che tu cerchi approcci con altri uomini per strada dato che siamo una società che discrimina molto».
Insomma, l'impressione è che gli omofobi siano una minoranza, purtroppo sufficientemente violenza da riuscire ad imporsi nella società e a causare il clima di tensione che ben conosciamo (e che in Cile è ancor più grave che in Italia).

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La discriminazione nella discriminazione

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Come riconoscere se un gay è attivo o passivo? Semplice: se va in palestra è attivo, se tende ad «essere acido e pettegolo come una donna» è sicuramente passivo.
È quanto afferma un articolo pubblicato in rete che sta suscitando malumori su Facebook. Il ricorso a sterili stereotipi non si ferma certo qui e l'autrice del pezzo non ha dubbi nell'affermare che «un vero attivo non indossa mai un paio di pantaloni troppo attillati» o che «se vi trovate in discoteca e lui inizia a fare urletti e a ballare sulle note di una canzone orecchiabile, potete essere certi che è passivo. L'uomo attivo sa ballare, ma lo fa con stile e senza eccessi». Attenzione viene posta anche al viso: «se notate che si trucca, che mette la cipria, il mascara o il gloss, è un passivo al cento per cento. Un conto è usare creme idratanti, un altro è sembrare una donna!».
Riguardo alle preferenze sessuali, l'articolo asserisce che un attivo è sicuramente attratto «dal bacio nell'ano pre penetrazione. Non ama invece praticare la fellatio, e soprattutto non parla a ripetizione del suo pene. Chi lo fa è di sicuro passivo, un uomo virile non passa le ore a raccontare del proprio uccello e di come è potente nel sesso».
Quel che ne emerge è l'immagine di un passivo descritto come una sorta di donna mancata (il paragone viene riproposto più volte) mentre l'attivo è sinonimo di «virile». In altre parole, all'attivo viene data connotazione positiva, al passivo una negativa.


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The Naked Handstander, nudo per il mondo contro l'obsolescenza programmata

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Nel 2005 Matt Harding raggiunse fama mondiale grazie ad un video che lo mostrava impegnato in una curiosa danza davanti ai più famosi monumenti di svariate località del mondo. Da quel momento apparve chiaro a tutti che come possibile creare materiale virale semplicemente compiendo gesti insoliti in luoghi ancora più in soliti.
Quella pare sia la chiave scelta anche dal creatore del progetto The Naked Handstander, intenzionato ad ottenere visibilità per la sua denuncia contro l'obsolescenza programmata attraverso la pubblicazione di una serie di scatti che lo ritraggo nudo e a testa in giù nelle più svariate località del mondo.
L'obsolescenza programmata è una politica industriale volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da renderne la vita utile limitata a un periodo prefissato (rendendolo inservibile o "fuori moda") in modo da giustificare l'entrata nel mercato di un modello nuovo.
Il collegamento con gli scatti non appare così evidente (seppur l'autore sottolinei come quelle immagini mostrino la bellezza del mondo in cui viviamo) anche se è facile pensare che possano ottenere maggiore visibilità e popolarità rispetto ad una denuncia più tradizionale. Innegabile, infatti, è come la navigazione internet ci conduca spesso a provare più curiosità sul perché un ragazzo mostri le proprie natiche nel bel mezzo di un deserto rispetto alla lettura di documenti legati a termini cacofonici, magari portandoci poi ad approfondire quei temi. Insomma, è un po' come con l'Ice Bucket Challenge che, pur avendo poca attinenza con la SLA, ha portato quella patologia all'attenzione di milioni di persone...

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Entro tre mesi Putin controllerà il web russo

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Celebrato da Salvini, da Buonanno e dall'estrema destra, è attraverso l'intolleranza che Putin ha conquistato la simpatia dei fronti più omofobi occidentali. È dalle pagine de Il Giornale che Marcello Veneziani si è spinto sino a sostenere che grazie a lui la Russia sia diventata «la patria della religione e della famiglia», così come sono numerosi i manifestanti della varie Manif Pour Tous che gli attribuiscono il merito "cristiano" di aver costretto all'infelicità migliaia di giovani (che in virtù della legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» non avranno modo di sapere che non sono gli unici al mondo a provare quelle pulsioni) e per aver condannato miglia di orfani ad una vita in orfanotrofio (dato non potranno più essere adottati da famiglie che vivono in paesi in cui il matrimonio egualitario è legale).
Ma è sin dal primo momento che è risultato chiaro a molti come quella politica non fosse altro che uno specchietto per le allodole finalizzato a distrarre l'opinione pubblica dai reali problemi del Paese, come la mancanza di libertà o la crescente corruzione. In pratica si è creato un nemico e lo si è consegnato in pasto all'opinione pubblica, permettendo alla politica di poter perseguire più comodamente i propri scopi.

In queste ore giunge la notizia di quello che appare proprio come uno dei piani di Putin per il controllo della società: attraverso la Roscomnadzor (l'ente preposto al controllo dei mass media) il leader russo intendere rendere obbligatoria una registrazione in Russia per tutte le società di comunicazione online straniere sin dal 1° gennaio 2015. Anche i server dovranno essere collocati fisicamente sul territorio, in modo tale che siano soggetti alla legge russa e a qualsiasi richiesta di censura o di verifica dovesse giungere dallo stato. In altre parole, la Russia avrà il pieno controllo delle informazioni Internet accessibili dai propri cittadini.
Anche in questo caso si è ricorsi ad un preteso: secondo Putin, infatti, la legge è stata resa urgente dalla «minaccia islamica». Ma appare difficile credere che il vero obiettivo non sia il controllo, con la richiesta di avere fisicamente i server di siti come Facebook, Google o Twitter fisicamente a propria disposizione per evitare dissidi interni o opposizioni al governo.
Il disegno di legge è stato approvato mercoledì scorso in seconda lettura dalla Duma. Nonostante sia necessario un altro voto prima che la norma possa passare alla Camera alta e infine al Cremlino, l'iter legislativo appare come una mera formalità a fronte di una decisione che appare sia stata già presa con scadenze già fissate da qui a tre mesi.


C'è chi viene pagato per scrivere commenti omofobi su Facebok?

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Quando si parla di illazioni, è bene riproporre nel dettaglio l'intero percorso che ha portato a formularle dato che le varie tessere del mosaico sono gli unici elementi oggettivi. Ed è così che si parte da un messaggio inviatomi da Facebook in cui mi si informava che un contenuto segnalato era stato rimosso prima di poter essere analizzato. Come molti, anche a me capita di segnare eventuali contenuti con un'eccessivo odio omofobico nonostante Facebook sia solito soprassedere sostenendo che tali parole «non violano i nostri standard della comunità».
Pur non avendo traccia e memoria del commento specifico, la data della segnalazione mi fa pensare che si potesse trattare di un legato al post in cui TV Sorrisi e Canzoni ha invitato i lettori ad esprimersi in merito al bacio gay de "I Cesaroni", all'interno del quale si è riscontrato un elevato numero di commenti omofobi.
Visitando il profilo dell'autore del commento eliminato, i contenuti in cui mi sono imbattuto sono apparsi decisamente curiosi, con post al limite della pornografia ripetuti più e più volte secondo uno schema spesso utilizzato da chi fa spam. E che dire del fatto che una ragazza che odia i gay (e che quindi che presumibilmente non è lesbica) si metta a pubblicare presunti video porno di Miley Cyrus che poi rimandano a pagine promozionali? Il dubbio che quel profilo sia utilizzato per vendere servizi e condivisioni, così come appare confermato dal fatto che sia bastato segnalare uno qualunque dei suoi contenuti per ottenerne l'immediata cancellazione e la chiusura (o sospensione) dell'account.
Per chi non lo sapesse, la condivisione di link e commenti su Facebook è uno mercato fiorente, con siti specializzati che vendono link atti ad ottenere traffico verso i propri siti o per orientare l'opinione di chi legge i commenti inseriti in una pagina. Ad esempio ad un politico basterà  allungare qualche centinaio di euro per ottenere una pagina ricchi di commenti in cui lo si loda per l'operato, così come l'impegno di Facebook nel cercare di arginare tali fenomeno è spiegato anche da come risulti lesivo della sua economia (offrendosi come alternativa all'acquisto di visibilità attraverso gli spazi promozionali venduti direttamente dal social network).


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