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Intervista a Michele Di Giacomo

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L'attore Michele Di Giacomo è originario di Cesena e milanese d'adozione: si trasferì nel capoluogo lombardo a diciannove anni per diplomarsi alla Scuola D'arte Drammatica Paolo Grassi, decidendo poi di non lasciarlo più. Laureandosi in lettere, ha continuato a perfezionare la sua tecnica tecnica grazie all'incontro con il regista Massimo Castri. In teatro ha affrontato testi di ogni genere, ha preso parte a numerosi spot, ha partecipato alle fiction "Terapia d'urgenza" e "Anna German un angelo dal paradiso", alle sit-com "Piloti", "Gamers" e "Cinemaniacs" ed al film di Silvio Soldini "Cosa voglio di più". Ora la sua nuova sfida è il web, con la sua partecipazione alla webseries "Lista di nozze" (attualmente alla ricerca di finanziamenti attraverso un crowdfunding a cui chiunque può prendere parte).

In più occasioni hai raccontato di credere molto in questo progetto. Ti va di spiegarci il perché?
Perché parla di diritti e i diritti riguardano tutti. Una società civile e libera deve fondarsi sulla libertà dei singoli e sulla possibilità di avere tutti gli stessi diritti. In questo caso parliamo di diritto al matrimonio per le coppie omosessuali e l'Italia paese da sempre di arte, cultura e letteratura si ritrova oggi così indietro rispetto alle unioni per le coppie dello stesso sesso, sorda e arroccata a vecchi e insensati principi, quando molti altri paesi hanno già leggi che permettono a tutti di scegliere se sposarsi, vivere una vita assieme riconosciuta davanti allo stato. Lo stato deve offrire la scelta, lo deve permettere. Un legge sul matrimonio per le coppie omosessuali si fonda perciò su un diritto che riguarda tutti: quello della libertà di scelta, perciò la leggere riguarda tutti noi cittadini. Per quello dovremmo essere tutti sensibili e indignati per la situazione presente.


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Intervista a Red Gabriel

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Red Gabriel nasce nel 1990 a Gattinara, in provincia di Vercelli. Una volta diplomatosi al Liceo Artistico, decide di intraprendere la strada di artista autodidatta, vincendo il suo primo concorso letterario a 16 anni ed iniziando a pubblicare il primo volume della quadrilogia fantasy "Il ciclo dell'entità". Parallelamente si dedica anche alla pittura, iniziando sin dalla fase post liceo a esporre in mercatini e mostre.
Vegetariano dall'età di 11 anni, si schiera in difesa dei diritti animali e ambientali con una profonda sensibilità per la salvaguardi del pianeta. Adora i gatti, Lady Gaga, Andy Wharol, scrivere sul suo blog e "fare arte".


Nella tua opera "Cerchio di teste" affronti il tema dell'alienazione umana nella società e, inevitabilmente, anche quello della sessualità. Ce ne vuoi parlare?
"Cerchio di teste" è un'installazione la cui idea nasce immediatamente dopo la fase post diploma, dopo aver capito che il mondo descritto sui banchi di scuola è completamente diverso dalla realtà; gli insegnanti ti riempiono di stereotipi, regole, vogliono da te qualcosa che non sei. Ho frequentato il liceo artistico e so che non esiste nulla di più soggettivo dell'arte, un'opera d'arte può racchiudere infiniti significati o non voler dire nulla, il mio cerchio di teste è l'insieme di questo pensiero, di una presa di coscienza di un mondo "costruito" che ci sta conducendo lungo la via dello sviluppo e allo stesso tempo alienando da ciò che siamo stati per migliaia di anni. Siamo contornati da macchine, auto, dispositivi elettronici, televisori che ci riempiono di stereotipi sbagliati e insensati. Quotidianamente uso il mio pc, il mio tablet e il mio smartphone, guido la mia macchina e non guardo la tv, ma sono consapevole di quanto sia dipendente da qualcosa che mi sta portando verso una realtà sempre più virtuale. Oggi si parla del tema dell'omofobia e di quello dell'omosessualità, se mi chiedessero se fossi gay io non risponderei sì oppure no, direi che ho amato dei maschi e che un giorno potrei anche innamorarmi di una donna, perché dobbiamo sempre nasconderci dietro un'etichetta? Per rappresentare questo ho utilizzato del materiale di scarto (e qui il tema del riciclo creativo), precisamente delle teste modello che ho recuperato dal salone di un parrucchiere e che ho ri-elaborato privandole di qualsiasi connotato, contestualizzandole in diversi temi che ho scelto di proporre: progresso, specie, etichette, denaro, politica, cultura e così via.


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In attesa dell’uscita di A90, incontriamo Paolo Tuci

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Paolo Tuci, classe 1983, è un producer musicale, un songwriter, un cantante e uno showman. Tra i più celebri personaggio dell'intrattenimento notturno italiano, nel 2008 ha esordito come live performer nel mondo del clubbing. Gli anni successivi lo hanno visto come testimonial di vari marchi e come creatore di brani musicali come "Sun Has Come Again", "Ego" e "Music Saved My Life". In questi giorni sta lanciano il suo nuovo album dal titolo "A90"

Cantante, presentatore, animatore, performer... sei un personaggio decisamente poliedrico. Ma se dovessi scegliere una sola attività, per quale opteresti?
Senza dubbio cantare. L'adrenalina che sprigiona un live non ha eguali. La voglia di improvvisare, melodizzare sui propri brani, e quel rischio di sbagliare sono elementi che tengono vivo un artista; e non li baratterei con nessun altra attività di palcoscenico. E sto parlando di LIVE: quelli veri, non di quei "playbackkoni" noiosi che chiunque potrebbe fare. Altrimenti dov'è la vera scala di merito per valutare il bravo artista?

Il tuo nuovo album è interamente dedicato ai successi dance degli anni '90. Quali sono stati i pregi e i difetti della musica di quegli anni?
Negli anni 90 vigeva una rigida selezione delle produzioni musicali: non esistevano gli home studios, le incisioni erano costose ed elitarie, così come la stampa di supporti CD che aveva costi altissimi rispetto ad ora. Quando l'etichetta discografica lanciava un singolo vendeva minimo 5000 copie grazie all'assenza di pirateria. C'era l'emozione di acquistare un album fisico per toccare con mano il booklet ed assaporarne i contenuti. I cantanti erano cantanti veri: se durante le registrazioni non eseguivi correttamente il brano, dovevi registrare tutto dall'inizio.


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Dall'associazione Stonewall un servizio di consulenza psicologica gratuita via email

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Si chiama "La Psicologa Risponde" ed è un servizio gratuito via email ideato dall'associazione Stonewall di Siracusa e rivolto a tutta Italia. L'obiettivo è di fornire supporto a persone lgbt e alle loro famiglie nel caso di difficoltà nell'accettazione dell'omosessualità (proprio o altrui), in seguito a episodi di discriminazione o di fronte a a casi di omofobia e di transfobia tra i banchi scolastici o sul posto di lavoro.
Va infatti considerato come spesso non sia facile trovare uno specialista con cui parlare, soprattutto se si è giovani, se non si ha la possibilità economica, il coraggio o una situazione familiare che consenta di domandare aiuto.
Alla dott.ssa Laura Uccello, una delle due coordinatrici del progetto, abbiamo chiesto qualche consiglio ed alcune delucidazioni sul servizio:

Come funziona e a chi è rivolto il vostro servizio?
La Psicologa Risponde è un servizio di counselling on line promosso dell'associazione Stonewall che offre informazione, riferimenti e supporto specialistico a tutte le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali che vivono una situazione di disagio e di conflitto interiore e relazionale; a coloro che sono soggetti a discriminazioni, violenze e abusi a causa del proprio orientamento sessuale o identità di genere; a parenti o amici di persone Lgbt che desiderano essere supportati nel relazionarsi con i propri figli o amici
L'utente può accedere al servizio inviando una mail (qui trovate tutte le indicazioni, ndr). Il messaggio viene recapitato nell'immediato a due psicologhe, le quali forniscono celermente la risposta adeguata a seconda della richiesta. Agli utenti è garantita massima riservatezza e tutela della privacy. Inoltre, nel caso in cui la persona lo desideri, c'è la possibilità di effettuare una consulenza psicologica gratuita presso la sede dell'associazione.


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Intervista a Pierpaolo Pretelli

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Pierpaolo Petrelli è noto per aver rotto un tabù divenendo uno dei primi velini di Striscia la Notizia. La sua permanenza nel programma è durata solo 18 puntate, ma il suo nome (insieme a quello di Elia) continua a circolare con insistenza sui social network. Con l'arrivo del Natale abbiamo avuto l'occasione di rivederlo in azione sul celebre bancone. L'abbiamo incontrato.

Dai California Dreams Man ai velini, in Italia la figura del'uomo-oggetto che mostra il proprio corpo ha sempre fatto discutere e suscitato polemiche. Tu come te lo spieghi?
Ahahahah. Addirittura questo paragone?? Io penso che bisogna sfatare questo accostamento del velìno ad uomo-oggetto ! Io ed Elia abbiamo dimostrato più volte, attraverso varie interviste, di essere muniti di parola e intelligenza come tutti gli esseri umani, per di più siamo due studenti universitari; insomma non siamo a Striscia per puro caso!

In previsione di una permanenza limitata a Striscia hai dichiarato che «cerco solo di godermi questo momento, prendendo quanto di buono arriva». A distanza di qualche tempo, cosa ritieni di esserti portato a casa da quella esperienza?
È stata fuori dubbio l'esperienza più bella della mia vita! È stato per me motivo di grande soddisfazione essere scelto tra numerosi ragazzi magari anche più belli di me!
Ho avuto modo di vedere da po' vicino questo mondo così irraggiungibile come il mondo dello spettacolo! Del resto rimango fermamente convinto di raggiungere la laurea in giurisprudenza, e nel frattempo un po' di studio di dizione non fa mai male sia per fare l'avvocato sia per recitare in qualche fiction :-p


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Intervista a Giovanni Licchello, Mr. Gay Italia 2013

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Giovanni Licchello è l'attuale detentore del titolo di Mister Gay Italia, conquistato lo scorso 1° settembre durante la finale di Torre del Lago. Ex calciatore, lavora oggi come rappresentante per studi dentistici.

Ci racconti qualcosa di te?
Ho 26 anni, sono nato a Ferrara il 24 Marzo 1987 ma mi sono trasferito da subito nella mia Brindisi. Nella vita sono rappresentante per studi dentistici, lavoro che amo particolarmente se non altro per il continuo contatto con la gente e la mancanza di staticità. Nel mio recente passato ho giocato a calcio a livello professionistico, esperienza che mi ha permesso di girare abbastanza l'Italia.
La mia giornata tipo viene occupata dal lavoro, dalla palestra non eccessiva, e dai miei amici. Amo la musica di vari generi.

Perché hai scelto di partecipare al concorso di Mister Gay Italia?
Ho partecipato per raccontare la mia storia: un coming out sereno. Trasmettere agli altri quello che mi ha portato ad essere oggi felice e qualora c'è ne fosse bisogno, un pizzico di coraggio.


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Intervista a Giulio Spatola, vicepresidente di Mister Gay Europa

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È stato eletto Mr Gay Italia nel 2010, ha vinto il titolo di Mister Gay Europa nel 2011 (divenendone poi il vicepresidente), ha rappresentato il mondo gay nello spot anti-omofobia del Ministero ed è un convinto attivista per i diritti lgbt. Ecco Giulio Spatola, intervistato a poche ore dalla sua partenza per Praga (la città che dal 26 al 30 luglio ospiterà l'edizione 2013 di Mister Gay Europa).

Come ti presenteresti a chi non dovesse conoscerti?
Hello! Mi chiamo Giulio, ho 29 anni, sono del Cancro ascendente Sagittario e queste sono solo 3 delle innumerevoli cose che posso dirti su di me. Hai abbastanza tempo? Proverò a farti un sunto. Sono nato a Palermo dove ho vissuto per i primi 19 anni prima di trasferirmi a Roma per studi cinematografici. Mi sono laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo e contemporaneamente ho lavorato “qua e la” come cameriere nel chiassoso quartiere di San Lorenzo e come go-go-boy per una disco gay romana. Nel 2010 decido di darmi all'attivismo LGBT ma lo faccio a modo mio, ovvero in modo inconsueto: mi iscrivo al concorso Mr Gay Italia e lo vinco. Da quel momento, era agosto, inizia un lungo quanto criticato percorso verso l'affermazione del mio personaggio: il reginetto attivista. L'idea era buona: sfruttare il respiro mediatico del titolo di bellezza per diffondere il mio messaggio di visibilità, ma… Bello ed impegnato? Due appellativi che difficilmente troveresti sulla stessa riga di giornale. Ebbene, io quella riga l'ho ottenuta e l'ho riconfermata nell'aprile del 2011, in Romania, mentre venivo eletto Mr Gay Europe (primo italiano nella storia del concorso e ne vado fiero). Seguono 16 mesi di intenso attivismo tra la questione italiana ed interventi in territorio europeo e, proprio quando pensavo che sarei tornato dietro le quinte dalle quali ero apparso nel 2010, ecco che il Presidente di MGE, Tore Aasheim, decide di premiare il mio operato proponendomi la carica di Vice Presidente del medesimo concorso. Secondo te cosa ho risposto?

Dopo aver vinto il titolo, sei diventato il vicepresidente di Mister gay Europa. Che cosa rappresenta per te quel concorso?
Mr Gay Europe è stato la conferma che il mio operato nei panni di Mr Gay Italia attendeva e, se posso, che meritava. Trovo sia la diretta conseguenza di una meritocrazia applicata e, dato che da noi è merce assai rara (la meritocrazia), molti hanno storto il naso per questa ennesima incoronazione e non sono mancate le cosiddette malelingue. Ma, com'è che si dice… “Molti nemici, molto onore”. Oggi MGE, questo l'acronimo del concorso, è lo spazio entro il quale coltivo il mio fervente attivismo per la causa LGBT, italiana quanto europea.


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Intervista a Flavio Parenti

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Flavio Parenti è uno degli interpreti di "Goltzius and the Pelican Company", la nuova magistrale opera di Peter Greenaway che presto inizierà ad essere distribuita anche in Italia. Lo abbiamo intervistato.

Hai esordito dinnanzi al grande pubblico come comparsa in Camera café ed ora ti sei ritrovato a lavorare con personaggi del calibro di Woody Allen e Peter Greenaway. Come ci si sente?
Bene. Salgo passo dopo passo, mi da sicurezza. Sono partito da "Il pranzo è servito" in teatro e poco a poco, tramite opportunità e talento, ho fatto un percorso che reputo inattaccabile, ruoli sempre più grandi, produzioni sempre più grandi. Ora sono in una fase delicata, dove devo cominciare a fare delle scelte. Se prima accettavo tutto quello che mi veniva proposto, ora ho il lusso e l'onere di decidere il mio percorso.

Dato che il film non è ancora in distribuzione in Italia, ci racconti brevemente chi è il tuo personaggio in Goltzius and the Pelican Company?
Sono un attore di una compagnia teatrale libertina e laica, olandese, siamo nel 1600 e ci proponiamo di rappresentare a teatro sei episodi dell'antico testamento a fondo erotico.

Nel film ti sei cimentato nel tuo primo nudo frontale davanti ad una macchina da presa, peraltro in una tra le scene più divertenti e grottesche del film. Cos'hai provato?
Prima di tutto imbarazzo, credo sia inevitabile. È una cosa difficile avere un rapporto tranquillo con il proprio corpo, anche nell'intimità, figuriamoci con gli altri. Però è il mio lavoro, e credo sia una cosa che una volta fatta, ti regala una tranquillità e una fiducia in te stesso molto preziosa.


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Intervista a Max Bosso

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In libreria dallo scorso 2 maggio, "È semplicemente amore" racconta la storia di un ventenne che si ritrova a vivere un prepotente desiderio sessuale, dapprima temuto e poi affrontato, verso un giovane tunisino accolto in casa. Romanzo d'esordio di Max Bosso, è risultato fra i finalisti al Premio Calvino (dov'era in concorso con il vecchio titolo di "La qualità del dono"). Abbiamo incontrato l'autore.

Ci racconti qualcosa di te?
Di me ti racconto che ho trent'anni, che sono sardo e che mi sono trasferito in Piemonte circa otto anni fa, per frequentare il master della Scuola Holden di Alessandro Baricco.
A Torino mi occupo di produzione teatrale e musicale: è un lavoro che svolgo con discrezione, sforzandomi di rimanere il più possibile nell'ombra, perché credo nell'importanza di far emergere le opere e gli artisti, svelando il meno possibile della macchinosità burocratica che si cela dietro ogni produzione artistica e che spesso finisce per annientare la poesia che anima ogni atto creativo.
Sono single e vivo da solo. A volte penso che probabilmente sarebbe il caso di dare una scossetta a quest'aspetto della mia vita, ma poi mi ricordo che se davvero voglio continuare a scrivere e a farlo bene, una definitiva rinuncia alla singletudine potrebbe rivelarsi fatale.

Com'è nata l'idea per il tuo romanzo d'esordio?
È nata dal desiderio di raccontare quelli che considero i luoghi della mia vita: Torino e la Sardegna. È semplicemente amore, prima ancora di essere la storia di Tommy e Said, è la storia dei luoghi che ne hanno ispirato le scelte e i caratteri.
Volevo raccontare la solitudine e il senso di smarrimento che una persona non del luogo può provare vivendo in una città come Torino. E come spesso la chiave per uscire da questo stato si debba andare a cercarla nella propria capacità di mettersi, disinteressatamente e incondizionatamente, a disposizione degli altri, anche di chi si è reso capace di farci molto male.


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Intervista ai Pellicans

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Dopo esserci occupati del loro secondo album, li abbiamo intervistati per conoscerli meglio. Loro sono i Pellicans, una band del pinerolese che propone un queer-reggae influenzato dalle musicalità anni '70/'80 e contaminato da sonorità che spaziano dal rock all'elettronica.

Ci raccontate qualcosa di voi e della vostra storia?
Non esiste una vera e propria data a cui far risalire la nascita del gruppo, ad ogni modo si può dire che alcuni musicisti della Val Pellice decidono di incontrarsi per suonare reggae agli inizi del 2000, anche sull'onda del grande interesse per questa musica dimostrato nel territorio – si pensi alla realtà degli Africa Unite. Come per tutti i gruppi, in particolare non professionisti si registrano grandi cambiamenti di formazione e di conseguenza anche dello stile che via via si va strutturando. Sono apparizioni estemporanee e anche le scalette proposte riflettono i mutamenti all'interno del gruppo. Sicuramente con l'entrata dell'attuale cantante (Roberto Pretto) si inizia a ricerca una maggior coerenza e ad investire su un repertorio originale, alternando sia i testi in italiano sia in inglese. Nel 2005 i Pellicans sono scossi da un lutto, in quanto Andrea, chitarrista nonché anima del gruppo, si toglie la vita. È chiaramente un momento molto difficile e sarà abbracciando gli strumenti e continuando il percorso intrapreso il modo per affrontare la perdita dell'amato amico e collega. Vi è quindi un nuovo inserimento nell'organico e si decide di rendere il progetto dei Pellicans più visibile, autoproducendo un disco. Saranno anni molto intensi, quelli tra il 2006 e il 2010, che vedono il gruppo impegnato su due fronti, i live e le registrazioni in studio. Grazie al supporto di Ruggero Catania (chitarrista degli Africa Unite), si da vita al primo disco intitolato "Lunapark Underground", che vede anche la collaborazione di molti amici nonché artisti quali Livia Siciliano per quanto riguarda le foto del disco e delle locandine, Kai Samuel Paone che si è occupato oltre ad alcune composizioni anche agli arrangiamenti e a Luciano Kovacs, caro amico italianissimo ma residente a NYC quale scrittore dei testi. Collaborazioni di cui il gruppo si è avvalso anche per il secondo disco "Dancing Boy".


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Intervista a Francesco Mastinu

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Francesco Mastinu è l'autore di "Eclissi" (edizioni Lettere Animate), un romanzo di cui ci siamo già occupati e che racconta la storia d'amore fra Riccardo e Alessandro, affrontando al contempo il tema dell'assenza di riconoscimenti giuridici delle unioni fra persone dello stesso sesso.

Ci racconti qualcosa di te?
Ecco una di quelle domande che possono mettere in serie difficoltà. Insomma, non saprei cosa dire, di solito preferisco che siano gli altri a chiedere. Comunque: sardo doc, classe 1980 e lavoro in un ente locale.
Convivo, ho 4 gatti che mi fanno da padroni, adoro i viaggi e leggere, sì, leggere tanto. Ho la passione per la scrittura da moltissimo tempo, che ho coltivato a fasi alterne. Scrivere, per me, significa vivere, respirare. Mi rilassa, mi diverte e mi far stare bene. Ma mi affatica parecchio.

Com'è nata l'idea per il tuo romanzo d'esordio?
In modo piuttosto buffo: da una canzone, sentita di sera in un pub, che mi ha fatto venire in mente una scena per un racconto.
Poi, il passo dal racconto al romanzo è avvenuto in tempo record, ma mi ha consentito di poter mettere su carta le idee che mi porto dentro da anni. Se penso a una genesi del romanzo, di certo non posso trascurare due intenzioni: parlare di un amore simile a di tanti altri ma con la differenza che i due della coppia dovessero attraversare delle ben note difficoltà nello stare insieme. Mi riferisco a delle difficoltà anche istituzionali, non soltanto personali e soggettive.
Un sentimento che, purtroppo, mi ha guidato, è anche la rabbia. Sì, per come ancora oggi essere gay e amarsi non sia solo tabù, ma soprattutto non riconosciuti da chi dovrebbe tutelare i diritti delle persone.


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Intervista a Fabio Segala

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Ci siamo già occupati di "Tranquillitudine", il libro d'esordio di Fabio Segala. Nato a Mantova il 24 luglio 1978, inizia a scrivere i suoi primi racconti nel '93. Dieci anni più tardi dichiarerà la sua omosessualità alla famiglia. Si definisce un sognatore, timido e romantico.

Com'è nata la passione della scrittura?
È iniziato tutto per gioco. Alle scuole medie ci veniva assegnato il classico libro da leggere in vacanza, sul quale al rientro ci sarebbe stato un compito. Nell'estate del 1991 il libro fu "Avventura a Katmandu" di Stefano Di Marino. Finito di leggere il libro, lo riposi in libreria e nel 1993, riassettandola, lo ripresi in mano e sfogliando le ultime pagine dove vi erano delle schede didattiche, trovai una nota che chiedeva di costruire una nuova avventura per i protagonisti. Ci provai decidendo di cambiare i nomi dei personaggi per inventare una storia tutta mia. Scritta con le capacità di un ragazzino di quattordici anni comparve automaticamente un personaggio gay. Perché a quattordici anni sapevo già che mi piacevano i maschietti.

Secondo te, perché vale la pena leggere il tuo libro?
Vale la pena leggerlo per la sua semplicità di scrittura e per la sua brevità, non voglio sminuirlo né tanto meno faccio il modesto. È scritto con l'intento di scorrevolezza, non ci sono le arguzie di uno scrittore di successo o le descrizioni chilometriche di luoghi ed azioni. Dal quel lontano 1993 ad oggi la mia tecnica è sicuramente migliorata. Forse perché leggendo molto ho osservato la tecnica altrui. Per chi vorrebbe iniziare a scrivere la lettura è un buon apprendimento.


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Intervista ad Antonio Prisco, l'autore di "Icontroversy"

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Antonio Prisco è un giovane cineasta napoletano che presto vedremo protagonista nei principali festival cinematografici internazionali con il suo shortmovie "Icontroversy". L'opera mostra una panoramica cruda e violenta dello stato dell'omofobia in Italia, sia dal punto vista sociale, che politico e religioso. Un'accusa impersonificata da Lia Zeta, la transgender protagonista del cortometraggio, che attraverso una trasfigurazione simile a quella di Gesù apparirà come un vero e proprio martire delle persecuzioni omofobe e transomofobe.

Com'è nata l'idea del film?
Ultimamente, in un'atmosfera di rabbia, difficoltà sociali ed economiche del paese, ho visto alimentare negli animi della gente comune, come nei media, un'insofferenza nei confronti delle minoranze ingiustificata. Ieri, per esempio, leggevo sul profilo Facebook di Nichi Vendola, commenti imbarazzanti sulle priorità del paese e che dovremmo preoccuparci di sfamare le famiglie piuttosto che fare leggi contro l'omofobia o per il rispetto delle minoranze. Questo genere di cose mi lasciano molto perplesso, così come le continue dichiarazioni della Bindi, di questo politico o di quel personaggio... Mi irrita l'idea di sentire cose del genere nel 2012. Così ho preso in mano un iPhone, ho cominciato a dire la mia anche io. È nato tutto per un desiderio di libertà, di esprimere un'opinione, di dire che non sono d'accordo.


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Intervista a Doni Corrado

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In occasione dell'uscita del settimo ed ultimo episodio di "Tris" (che è possibile seguire a partire da stasera sul canale YouTube della serie) incontriamo la sua regista, Doni Corrado.

Ci racconti qualcosa di te?
Sono una regista ed autrice, principalmente per la TV (ma anche cinema, pubblicità, videoarte, web). Lavoro nell'ambito audiovisivo ormai da parecchi anni e ho cercato sempre di seguire i progetti che più mi appassionavano. Ecco, se dovessi descrivermi con poche parole, direi che sono una persona appassionata, gioviale, curiosa e... amante della cucina! :)

Com'è nata la tua partecipazione in Tris?
Circa un anno fa, ho conosciuto Antonio Back, proprio nel periodo in cui lui stava mettendo su il progetto di TRIS. Mi sono subito interessata a questa serie web, alla sua freschezza, al fatto che era un progetto a costo zero ma dai contenuti molto interessanti, fuori dagli schemi, difficili da veicolare in un Paese come il nostro... una vera e propria sfida! Come piacciono a me. All'inizio, ho cercato di dare una mano come potevo, soprattutto in ambito organizzativo. Ma poi, quando Antonio mi ha chiesto se volevo occuparmi della regia, ho pensato «Perché no?»: il cast è eccezionale, le figure professionali anche. Mettere a disposizione il mio lavoro, mi sembrava davvero il minimo, visto il grande impegno e dedizione che ognuno ha profuso nel progetto.


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Intervista a SuperSoaker

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Si chiama Michael, è nato il 4 dicembre 1983 a Taylor (Wisconsin, Stati Uniti) ed attualmente vive a Minneapolis. Su Internet, però, è maggiormente conosciuto sotto lo pseudonimo di SuperSoaker (un nick ispirato al nome della marca di una potente pistola ad acqua) ed è seguito in tutto il mondo da migliaia di fan. Il motivo della sua popolarità sono i video amatoriali che ha pubblicato negli ultimi sei anni su alcuni siti come XTube. Video che lui definisce arte ed auto-espressione sessuale, paragonando le caratteristiche specifiche di ogni performance ad un dj che remixa la musica in base al sentimento del momento.
Steward di una compagnia aerea nel corso delle sue prima apparizioni, Michael ha attraversato negli ultimi anni un periodo difficile dopo che gli è stato diagnosticato il virus dell'HIV. La sua reazione alla notizia lo ha portato a perdere il suo impiego e ad avvicinarsi pericolosamente ad un baratro. Poi, grazie ad un'attività di introspezione, è riuscito a riprendere in mano le redini della propria vita, a trovarsi un nuovo lavoro e a rimettersi in salute.

Perché hai deciso di iniziare a pubblicare quei video?
Ho iniziato a pubblicare i miei video on-line dopo averne realizzato uno in webcam per un ragazzo che mi riteneva carino. Non ne avevo idea, ma tutto ad un tratto ha diffuso quel filmato su Internet!

Secondo te, nonostante la presenza di numerosi altri video amatoriali, perché hai avuto così tanta attenzione da parte del pubblico?
Ho ricevuto più attenzioni di quante me ne aspettassi. Agli inizi avevo ricevuto una mail di un amico che mi diceva che i miei video risultavano fra quelli in evidenza sul sito DudeTubeOnline. Non ci potevo credere! Io avevo semplicemente realizzato un paio di video per un ragazzo che mi piaceva... non avevo idea che li stesse pubblicando tutti si Internet!


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Intervista ad Armando Pizzuti

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In occasione dell'uscita del sesto episodio di "Tris" (che è possibile seguire a partire da stasera sul canale YouTube della serie) abbiamo intervistato il suo terzo protagonista, Armando Pizzuti.
Armando nasce a Carpinone, in Molise. Inizia a studiare recitazione nel 2002. Tre anni più tardi debutta al Teatro India di Roma con lo spettacolo "Proust", diretto da Giuliano Vasilicò. Nel 2006 approda sul grande schermo nelle vesti del secchione Santilli in "Notte prima degli esami" (ruolo che ricoprirà anche l'anno successivo nel sequel "Notte prima degli esami - Oggi"). Sempre nel 2006 prende parte alla miniserie televisiva "La freccia nera" trasmessa su Canale 5. Attualmente presta il suo volto a Martino, lo gnomo Postino, nel programma per bambini "Melevisione" in onda su Rai Yoyo.

Ci racconti qualcosa di te?
Che dire!!! Mi piace tantissimo viaggiare, che sia per lavoro o per piacere sono sempre in giro. I miei amici mi chiamano il ragazzo con la valigia. Penso di non riuscire a stare in un posto troppo a lungo. Ho bisogno di vedere sempre posti nuovi, conoscere nuova gente. E poi ti posso dire che mi piace molto parlare in inglese. Lo parlo molto bene, credo di essere stato americano in un'altra vita.


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Intervista ad Alessandro Ananasso

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In occasione dell'uscita del quinto episodio di "Tris" (che è possibile seguire a partire da stasera sul canale YouTube della serie) abbiamo incontrato uno dei suoi protagonisti, Alessandro Ananasso.
Nato a Roma il 18 Dicembre 1987, Alessandro incentra il suo percorso formativo sulla recitazione. Nel 1999 esordisce a teatro nello spettacolo "Gli uccelli" (regia di Paolo Paoloni), nel 2006 prende parte al suo primo cortometraggio ("Cogito ergo… sum!" per la regia di Andrea Blarzino), scritto da lui e vincitore del Premio per il Miglior Cortometraggio al Sergio Leone Day; mentre nel 2007 è protagonista del videoclip musicale "Perduto", degli Spleen Caress. Tra le sue ultime fatiche a teatro è possibile segnalare il noir "Chi ha paura di Virginia Woolf?" (2011, regia di Danilo Canzanella) e "Stop. In the name of Love: L'Orso" (2011, regia di Francesca Viscardi Leonetti). Sarà a breve di nuovo in scena con l'inedito tragicomico "Al Diavolo l'amore!" (regia di Mauro Scarpa).

Ci racconti qualcosa di te?
Per tutti i paperi, questa è la domanda più difficile! Cominciamo bene! Bè, sono una persona che non si ferma mai, infatti sono sempre segnato da occhiaie e capelli bianchi a sorpresa, e guai a chi me li tocca. Sì. Credo che questo riassuma molte cose. Per il resto mi sveglio una mattina su dieci (quando va bene) scoprendo qualcosa in più su di me, per cui probabilmente non vale la pena che qualcuno si sforzi di starmi dietro. Ah, e sto egregiamente fingendo di essere una persona modesta.


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Intervista ad Andrea Riso

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Andrea Riso nasce a Reggio Calabria il 9 febbraio 1988. Diplomatosi in lingue nel 2006, si trasferisce a Roma dove inizia a studiare recitazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Il 2007 lo vede recitare nel suo primo cortometraggio ("Ogni 48 ore"), nel 2008 è una voce corista nel singolo "Give peace a chance" dei Neri per Caso, mentre nel 2010 esordisce come attore teatrale nello spettacolo "Sotterraneo" di Eleonora Pippo.
Tra le sue ultime fatiche il cortometraggio "Il sosia" di Enrico Maria Artale (uno dei registi vincitore degli ultimi Nastri d'argento) e il ruolo di protagonista nella webserie "Tris" (di cui stasera esce il terzo episodio).

Ci racconti qualcosa di te?
Che dire... sono un ragazzo che come tanti sta cercando, tra mille difficoltà, di farsi spazio nel mondo del lavoro. Non è per niente facile aspettare "la grande occasione" ed è per questo che mi ritengo molto fortunato nell'avere tanti interessi diversi che aiutano a guadagnare qualche spicciolo e, soprattutto, consentono alla mia creatività di tenersi allenata. Mi piace tanto fotografare, suonare il pianoforte, cantare (qui è possibile ascoltare alcuni suoi brani, ndr), faccio parte di una band e di un coro gospel (All Over Gospel Choir). La mia priorità però rimane la recitazione.


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Intervista a Valerio Pino

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Negli ultimi giorni si è molto parlato di Valerio Pino per alcune affermazioni, video ed immagini (l'ultima solo poche ore fa, con uno scatto che mostra un suo schizzo di sperma) che il ballerino ha deciso di pubblicare sul proprio account Twitter. Indubbio è il grande interesse suscitato dai quel materiale (come dimostrato dall'impennata degli iscritti al suo profilo o dall'alto numero di visite raggiunto dai post che lo riguardano) e le reazioni sono state varie e variegate: da una parte ce chi ha apprezzato la sua spontaneità e lo difende a spada tratta, dall'altro chi lo condanna accusando di cercare facile popolarità.
In un'intervista ci sipega la sua posizione e ci parla del suo nuovo esordio anche nell'insolita veste di un attore di telenovela.

Perché hai deciso di pubblicare foto e video provocanti sul tuo profilo Twitter?
Perche mi andava. Ero felice in quel momento e volevo condividere questa mia felicità con chi mi segue sul mio profilo, le foto non le trovo affato sconvolgenti e tanto meno credo siano volgari...

Le tue affermazioni sul programma "Amici" hanno suscitato meno reazioni "forti" rispetto alle tue fotografie. Secondo te, perché?
Guarda credimi quando scrivo qualcosa su Twitter in generale oppure rispondo semplicemente a delle domande o publico delle foto, l'ultima cosa che penso è cosa possano suscitare o non se di piu o di meno ma chi sene frega... lo faccio e basta sono spontaneo.


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Intervista ad Antonio Back, sceneggiatore di Tris

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Pochi giorni fa ci siamo occupati di "Tris, Tre tipi travolgenti", una divertente web serie che racconta le vicende di tre amici gay. A poche ore dall'uscita del secondo episodio (che è possibile gustarsi qui) abbiamo intervistato il suo sceneggiatore ed ideatore, Antonio Back.

Ci racconti qualcosa di te?
Vengo da Roma, ed è la prima volta che mi cimento nella sceneggiatura e nella produzione. Naturalmente non mi reputo uno sceneggiatore, o un produttore o chissà cosa, se non un semplice ragazzo con una vena creativa che si è rimboccato le maniche e l'ha messa in pratica.

Com'è nata l'idea di "Tris"?
Avevo sempre desiderato scrivere, ma volevo fare qualcosa anche di socialmente utile. Per cui ho pensato che sarebbe stato bene raccontare la vita di tre personaggi giovani, positivi, nonostante/grazie a tutti i loro difetti, che fossero anche gay. Questo per trasmettere un messaggio di uguaglianza, di cui secondo me c'è molto bisogno in Italia.

Quanto tempo hai impiegato per realizzarla e per trovare i fondi necessari alla sua produzione?
#Tris è tutto a budget zero. Nessuno è retribuito, dagli attori, alla truccatrice, passando per la regista e il fonico. Avevamo provato a cercare pecunia tramite una raccolta fondi online ma non ebbe successo (ebbe però un riscontro di pubblico positivo). Speriamo magari che questa prima stagione porti a qualcosa.


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