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La Slovenia ha approvato il matrimonio egualitario

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Con 51 voti a favore e 28 contrari, la Slovenia è ufficialmente diventata la prima nazione dell'Europa centrale ad aver legalizzato il matrimonio egualitario.
La proposta di legge era stata proposta da Sinistra unita (Zl) e proponeva la modifica del diritto di famiglia in modo da eliminare ogni punto che si riferisce al matrimonio come un'unione esclusiva tra un uomo e una donna. Ora, grazie al voto parlamentare di questa sera, la proposta è divenuta legge.
La Smc del premier Miro Cerar, i deputati del partito della ex premier Alenka Bratušek (ZaAB) e i socialdemocratici (Sd) si erano espressi a favore della modifica, il solito Partito democratico (Sds) di Janez Janša e Nuova Slovenia (Nsi) hanno opposto strenua resistenza non senza esimersi dal cadere nei soliti insulti gratuiti. «Così facendo legalizzeremo la poligamia... e poi dovremo permettere anche il matrimonio tra uomini e bestie visto che anche questo tipo di coabitazione è già presente nella nostra società» aveva scritto su Facebookla presidente del Comitato cultura del partito cattolico, Irena Vadnjal, finendo poi con il citare la Bibbia quale unica argomentazione alla sua contrarietà.
Ed è sempre sulla base delle scritture che i cattolici hanno già dichiarato di voler indire un referendum abrogativo che possa escludere dal matrimonio le coppie formate dallo stesso sesso, sancendo come i diritti civili siano da ritenersi un privilegio basato su un diritto di nascita.


Arcigay Reggio Emilia chiede al sindaco il rispetto degli impegni presi sulla trascrizione delle nozze gay

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Con 26 voti a favore e 7 contrari, il 9 settembre 2014 il consiglio comunale di Reggio Emilia approvò una mozione per la trascrizione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all'estero. In quell'occasione il Sindaco Luca Vecchi dichiarò che avrebbe proceduto alla trascrizioni, senza timori di una denuncia, perché era necessario inviare un messaggio forte contro il ritardo dell'Italia nel riconoscimento dei diritti civili. Il 12 dicembre 2014 il primo cittadino tornò a riconfermare il proprio impegno, dicendosi pronto a procedere «entro poche settimane».
Ora Arcigay Gioconda Reggio Emilia lancia un laconico commento dopo aver «appreso dal suo portavoce che le trascrizioni sono ancora in forse, che non si faranno neanche entro il 9 marzo, che attendono pareri legali». Attraverso un comunicato stampa ricordano come «tre coppie reggiane hanno chiesto ufficialmente la trascrizione e si son trovate davanti a un muro di gomma di rimpalli burocratici, promesse astratte, e la beffa di un incontro natalizio col sindaco che non ha portato a niente se non belle parole. Prima si è messo di mezzo Alfano con una circolare decretata come illegittima dal tribunale di Udine. Poi il cambio di Prefetto. Poi l'emergenza mafia. Poi la neve. E il tergiversare su sentenze e contro sentenze (recente è la sentenza di Grosseto che stabilisce come i matrimoni debbano essere trascritti, ndr). Non è colpa del Sindaco se in questo Paese non c'è una legge che regola le unioni omosessuali, e quindi che le corti si contraddicono. Ma sembra proprio che Luca Vecchi, come tutti i politici italiani degli ultimi decenni, abbia deciso di stare immobile. Sei mesi per un atto simbolico così fortemente appoggiato dal Consiglio, dai reggiani e dal Sindaco stesso evidenziano la verità: che non ci saranno trascrizioni, che Reggio Emilia è stata ingannata e presa in giro proprio sul primo impegno ufficiale preso da Sindaco di Vecchi».
Per mesto motivo Arcigay Gioconda Reggio Emilia, in accordo con diverse altre associazioni, ha deciso di coinvolgere nuovamente la cittadinanza. La stessa cittadinanza che permise l'approvazione della mozione di sei mesi fa grazie ad una partecipata raccolta firme. Chiunque lo desideri potrà stampare un'apposita cartolina da personalizzare e diffondere via social. I volontari provvederanno poi alla raccolta delle versioni cartacee (sabato 7 marzo il punto di raccolta sarà in via Farini dalle 10.30 alle 12.30) per poi consegnare tutto il materiale raccolto in Comune.


Isis torna a colpire: gay lanciato dal tetto e lapidato dalla folla nella città di Tel Abiad

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È attraverso Twitter che gli jihadisti dello Stato islamico hanno pubblicato le immagini di una nuova esecuzione di un gay avvenuta nella città di Tel Abiad, a nord della capitale dell'Isis Raqqa, in Siria.
Un tribunale dello Stato islamico ha ritenuto l'uomo colpevole di sodomia e lo ha condannato a morte per i suoi «atti impuri». La vittima è così stata portata sul tetto del palazzo più alto della città, il suo carnefice ha letto al megafono la condanna in cui lo si definiva un "figlio di Lot" e lo ha scaraventato nel voto. A terra una folla inferocita, fra cui anche alcuni bambini, si sono accaniti sul suo cadavere, lapidandolo e festeggiando per la sua morte.
La figura di Lot, citato dal boia, è presenta anche nella Bibbia. I musulmani, però, lo reputano un profeta e reputano una calunnia la versione cristiana che lo vede mettere incinte le figlie dopo essere stato fatto ubriacare da quest'ultime. Il Corano sostiene invece che le figlie di Lot siano state bandite per aver avuto rapporti omosessuali.


Cristiano californiano presenta una proposta di legge che introduce la pena di morte per i gay

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Matt McLaughlin è un attivista cristiano statunitense che ha depositato presso l'ufficio del procuratore generale della California una proposta volta ad istituire «Un atto di soppressione dei sodomiti» in cui si chiede la sistematica uccisione di tutti i gay del Paese.
Nella proposta di legge si afferma che «il crimine abominevole contro natura conosciuto come sodomia è un male mostruoso che Dio Onnipotente, creatore della libertà, ci comanda di sopprimere così come soppresse Sodoma e Gomorra. dato che è preferibile che siano i colpevoli a morire, anziché rischiare che tutti tutti noi si possa essere uccisi dalla giusta ira di Dio per il nostro tollerare la cattiveria in mezzo a noi, il Popolo della California, sapientemente comandato e nel timore di Dio, sancisce che qualsiasi persona che tocca volontariamente un'altra persona dello stesso genere per fini di gratificazione sessuale dovrà essere messo a morte attraverso un colpo di pistola alla tempia o con qualsiasi altro metodo conveniente».
Non manca poi un paragrafo che trae ispirazione dell'omofobia russa: «Nessuno può distribuire, redigere o trasmettere direttamente o interamente materiale di propaganda sodomita. Come "propaganda sodomita" si intende qualsiasi atto finalizzato alla creazione di un interesse o di un'accettazione verso i rapporti sessuali umani diversi tra quelli fra un uomo e una donna. Ogni trasgressore dovrà essere multato per un milione di dollari e/o incarcerato sino a dieci anni e/o espulso dai confini dello stato della California per il resto della propria vita».
Ed ancora: «Nessun sodomita o chiunque abbracci la propaganda sodomita può lavorare in uffici pubblici, né far parte del pubblico impiego, né godere di alcun beneficio pubblico».
L'iniziativa, ovviamente, non potrà avere seguito sia per l'assenza delle firme necessarie (ne sarebbero servite circa 350mila), né per l'evidente incostituzionalità del testo. Eppure non passa inosservato come la pena di morte per i gay stia diventando un ritornello un po' troppo ricorrente nei proclami del mondo ultra-integralista. Giusto sabato mattina la conduttrice radiofonica cristiana Dana Loesch ha sostenuto che se lo stato non consentirà la discriminazione dei gay sulla base della libertà religiosa, i gay verranno lapidati a morte per le strade. In un discorso dai contorni folli, la donna ha anche affermato che le uccisioni saranno compiute dagli atei dato che «non c'è bisogno di essere cristiani di essere colpiti dalla perdita della libertà religiosa».


ProVita torna a scagliarsi contro l'Agesci, accusandola di «apertura all'omosessualismo e al gender»

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Dal 10 al 12 settembre 2014 l'associazione ProVita partecipò ad un forum organizzato a Mosca dalle principali realtà omofobe del pianeta. Dinnanzi alla corte di Putin portarono il tema di quello che loro chiamano «apertura all'omosessualismo e al gender» da parte dell'Agesci, l'associazione guide e scout cattolici italiani.
Ad agosto, infatti, l'associazione diffuse un documento in cui si prendeva una netta distanza dalle posizioni più integraliste della Chiesa nei confronti di divorziati e famiglie omosessuali. Anzi, nell'occasione si lanciò anche un appello alla Chiesa stessa, invitandola ad una riflessione su posizioni che non venivano ritenute coerenti con gli insegnamenti del Vangelo.
Immediata fu la controffensiva di ProVita che avviò una vera e propria macchina del fango: ad agosto diedero voce a chi li criticava «per una scarsa ortodossia nelle questioni liturgiche» e a dei presunti capi che avrebbero «preso le distanze» dal documento, ad ottobre puntò il dito contro i i vertici dell'Agesci «che hanno lasciato invariato il contenuto fortemente omosessualista», a novembre si è sostenuto che gli scout abbiano una «enorme confusione circa le grandi questioni della vita, come famiglia, fede, amore». Si è pure tirato fuori dal cappello la posizione critica di Edo Patriarca, da loro definito «una delle voci più autorevoli nel mondo dello scoutismo» anche se ci sarebbe proprio da chiedersi quale autorevolezza possa avere l'opinione sul tema di una persona che partecipa insieme ad Eugenia Roccella ai convegno organizzati da Alleanza Cattolica contro quello che in quel mondo amano definire «idologia gender».
Tutto questo pare volto a sostenere che ci sia un dibattito su qualcosa che non è in discussione: l'Agesci non è la Chiesa e il volere di qualche vescovo non è un ordine per i sottoposto. La Carta nazionale in cui invitava la Chiesa a rivedere le sue posizioni più integraliste è il frutto del lavoro di migliaia di ragazzi e la struttura stessa dell'organizzazione impedisce che un qualche vertice possa cambiare un anno di lavori e di dibattiti che hanno coinvolto ogni singolo membro dell'associazione (nonostante il giallo di Radio vaticana che va in giro a dire che l'Agesci è parte del comitato omofobo guidato da Alleanza Cattolica).


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Gli omofobi scrivono a Mattarella per chiedere il divieto all'educazione sessuale nelle scuole

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È attraverso una lettera aperta indirizzata a Mattarella, Renzi e Giannini che ventitré associazioni omofobe (tra cui ProVita, la Manif Pour Tous, Italia, Obiettivo Chaire e Alleanza Cattolica) chiedono che la «libertà di educazione della famiglia» permetta a ciascun genitore di poter decidere che cosa i figli debbano pensare o che cosa dovranno sapere del mondo che li circonda.
Sappiamo tutti che la cultura permette ad ogni singolo individuo di poter avere tutti gli elementi necessari per poter diventare un libero pensatore. La scuola pubblica ha proprio il compito di abbattere i distinguo sociali e di garantire che a tutti i bambini siano fornite tutte le informazioni necessarie che gli potranno permettere di elaborare pensieri autonomi. Tutto questo piace agli omofobi, ossessionati dal desiderio di poter tramandare la discriminazione a proprio piacimento in modo da poter decidere che cosa debba essere  che cosa debba pensare la propria prole.
In particolar modo le associazioni ultra-cattoliche si scagliano contro l'educazione sessuale  sostengono che debba essere «affidata alla famiglia e non assegnata alla scuola». In altre parole, chi ha un genitore che lo metterà in guardia sulle malattie sessualmente trasmissibili avrà la possibilità di tutelare la porpora salute, gli altri si dovranno arrangiare.
A sostegno della propria teoria, si sostiene che solo «i genitori conoscono i tempi e l'opportunità con cui affrontare certe tematiche e, avendo visto crescere giorno per giorno la giovane persona che hanno di fronte, sanno anche quali parole usare, nel rispetto dell'intimità e della crescita di ognuno». Si sostiene anche che manchi un rispetto del pudore e che nelle classi si «esprimono brutalmente concetti ed esempi che quasi sempre lasciano sbalorditi, sconcertati e feriti molti giovani studenti». la lettera sostiene anche che «molto spesso tali gruppi parlano di masturbazioni a bambini di 4-6 anni, che nelle classi dicono che i rapporti orali e anali sono "naturali", che, talvolta, alle ragazzine delle medie raccomandano di non dire ai genitori se rimangono incinte, perché ci sarà un giudice cui affidarsi per il problema dell’aborto». Ovviamente non viene fornita alcuna prova di quanto sostenuto.
Ormai privi di argomentazioni, la lettera si lancia pure nel tirare in ballo la privacy, sostenendo che l'educazione sessuale la violerebbe in «modo clamorosamente sistematico» dato che i ragazzi si ritroverebbero a «pronunciarsi circa situazioni che attengono esclusivamente alla propria sfera privata».
Al di là dei fatti citati e non documentati (che pare impossibile ritenere plausibili), la lettera mostra anche come i firmatari non abbiano la più pallida idea di cosa sia il mondo giovanile di oggi. Si può davvero credere che una adolescente possa rimanete scioccato nel sentir parlare di di sesso? E davvero si vuol far finta di non sapere che è assai più facile che qualcuno millanti esperienze mai vissute piuttosto che si trovi in imbarazzo nel parlare di ciò che è davvero avvenuto? Non sarà forse che i genitori provino imbarazzo dinnanzi a domande a cui non sanno fornire spiegazioni e preferiscano che i loro figli non siano messi nelle condizioni di poter elaborare un pensiero proprio?


Ogni 28 ore una persona lgbti viene uccisa in Brasile

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Piu da Silva era una transgender destinata a diventare una regina della samba dopo essere riuscita ad ottenere l'ammissione alla prestigiosa scuola Beija-Flor di Rio. Il suo cadavere martoriato è stato ritrovato il 24 gennaio, una settimana dopo l'allarme lanciato dalla sua famiglia che si era preoccupata per la sua improvvisa assenza dalla scuola. In tutta la sua vita Piu non aveva mai saltato una sola lezione.
Da Internet è poi emerso un video scioccante che  mostrava le torture a cui la donna era stata sottoposta a Morro da Mina, una favela nei pressi della scuola di samba. nelle immagini supplicava la pietà dei suoi aguzzini. Il suo corpo sfigurato è stato trovato il giorno successivo, dopo che i suoi parenti hanno iniziato a setacciare freneticamente la zona mostrato nel video.
Piu da Silva è una delle tante persone lgbti uccise in Brasile. Ogni 28 ore si registra un nuovo omicidio dettato dall'omotransofobia. E c'è solo da sperare che le incoscienti parole recentemente pronunciate dal Papa non conducano ad una nuova ondata di violenza, spesso alimentata proposi dalla paura e dallo stigma sociale predicato da sedicenti gruppi religiosi.


Kazakistan approva une legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» di stampo russo

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Il Senato del Kazakistan ha approvato una legge che vieta la «propaganda di un orientamento sessuale non tradizionale». La legge era stata proposta nell'agosto del 2013 da Aldan Smayil, un parlamentare che sostiene che quella norma abbia lo scopo di «proteggere i bambini da informazioni dannose per la loro salute e per il loro sviluppo».
Inizialmente la legge prevedeva il divieto ad una serie di prodotti che secondo i promotori avrebbero potuto spingere i più giovani al suicidio, fra i quali la pornografia o le immagini di natura sessuale (anche se è difficile capire perché una adolescente dovrebbe tentare il suicidio alla vista di un'immagine di nudo, ndr). L'«orientamento sessuale non tradizionale» è stato aggiunto solo in un secondo spunto prendendo spunto dalle norme vigenti in Russia.
«Questa legge avrà una brutta influenza sulla libertà di espressione e peggiorerà la situazione in Kazakistan», ha commentato Susan Corke, direttrice dei programmi Eurasia di Freedom House. «Nonostante le affermazioni del governo, il divieto della "propaganda di un orientamento sessuale non tradizionale" non ha nulla a che vedere con la sicurezza dei bambini. È semplicemente un travestimento per permettere la discriminazione e l'intolleranza, nonchè per permettere ai censori del governo di poter punire qualsiasi discorso non gli piaccia».
L'omosessualità non è illegale in Kazakistan ma l'approvazione della legge ha incontrato poca resistenza.


Un quarto dei giovani senzatetto inglesi è LGBTI, il 69% è stato cacciato di casa per l'orientamento sessuale

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La discriminazione, troppo spesso nascosta dietro a presunte motivazioni religiose, continua a mietere vittime. Se negli Stati Uniti gli adolescenti lgbt rappresentano il 40% dei senzatetto, una ricerca condotta da Albert Kennedy Trust ha dimostrato che anche in Inghilterra i ragazzi lgbti di età compresa fra i 16 e i 25 anni hanno molte più probabilità di finire per le strade rispetto ai propri coetanei, finendo con il rappresentare il 24% del totale.
nel 69% dei casi, i ragazzi sono stati cacciati di casa dai loro genitori a causa del loro orientamento sessuale. Altri si sono ritrovati per strada dopo aver subito abusi mentali, emotivi o sessuali da parte di un membro della famiglia o aggressioni fisiche all'interno della propria famiglia.
Tim Sigsworth, presidente dell'Albert Kennedy Trust, ha commentato: «Dopo 25 anni di continue testimonianze di rifiuti ed abusi nei confronti dei giovani lgbt, gli adolescenti sono così coraggiosi da continuare a fare coming out con i loro coetanei e con la loro famiglia. I dati emersi da questa ricerca devono spingere ad un'azione di governo volta a fornire alloggi a tutti i giovani interessati dall'abbandono».
Nonostante tutti i rapporti dimostrino un continuo aumento degli abbandoni, le misure introdotte dall'austrerity ha portato ad una continua riduzione del numero di rifugi destinati alla cura dei ragazzi senza fissa dimora. Ad oggi il numero di posti letto disponibili tocca il minimo storico mai registrato dal 2009.


Il Tribunale di Grosseto ordina la trascrizione del matrimonio contratto all'estero

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Il Comune di Grosseto deve trascrivere il matrimonio celebrato a New York tra Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci. Lo ha ribadito il tribunale del capoluogo toscano, confermando quanto già espresso da un'altra assemblea giudicante lo scorso settembre in una sentenza poi annullata a causa di un vizio procedurale.
«Il tribunale di Grosseto -ha dichiarato Giuseppe Chigiotti- ha dimostrato grande coerenza e professionalità. Siamo davvero contenti, perché al di là della nostra vicenda personale, i giudici hanno dimostrato che in Italia esiste ancora un'idea di giustizia che dà speranza a questo paese. È quasi scontato che l'avvocatura dello Stato impugnerà questo decreto, ma è anche vero che il ministro Angelino Alfano, che ha basato il ricorso sulla contrarietà all'ordine pubblico, farebbe bene a pensare a quello che è successo a Roma con i tifosi olandesi».


L'Arkansas legalizza la discriminazione

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Il Governatore dell'Arkansas, Asa Hutchinson, ha diramato un comunicato di poche parole che annuncia la sua intenzione a non esercitare il diritto di veto nei confronti di una legge che renderà legale la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e all'identità di genere.
Anche se nella proposta l'orientamento sessuale e l'identità non vengono mai citati espressamente, l'intera struttura della norma pare lasciare pochi dubbi sul fatto che sino quelli i veri obiettivi del progetto: si afferma che le contee e le città non potranno approvare ordinanze che proteggano "classi" non riconosciute dalla legge statale e, dato che orientamento sessuale ed identità di genere non sono "classi" protette dalla legge statale, saranno proprio le norme anti-discriminazione a diventare illegali.
L'immediata conseguenza è che, fino a quanto lo stato non riconoscerà come "classi protette" l'orientamento sessuale e l'identità di genere (così come attualmente avviene per il sesso, la religione o la razza), un qualunque fioraio o un pasticcere potranno tranquillamente rifiutarsi di preparare  una composizione floreale o una torta per un matrimonio tra due uomini o due donne senza essere accusati di discriminazione. La proposta è divenuta legge ieri ma inizierà a produrre effetti solamente da agosto, non appena il parlamento dell'Arkansas terminerà l'annuale legislatura.


Il 71% degli svizzeri è favorevole al matrimonio egualitario

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Con 12 voti favorevoli, 9 contrari ed un astenuto, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale svizzero ha deciso di dar seguito all'iniziativa parlamentare dei Verdi liberali denominata "Matrimonio civile per tutti" che prevede l'istituzione di unioni civili rivolti a coppie gay ed eterosessuali.
Dato che la proposta comporterebbe una modifica costituzionale, l'ultima parola spetterà agli elettori anche se due sondaggi realizzati dai domenicali SonntagsBlick e SonntagsZeitung. Nel primo caso il 54% del campione si è espresso a favore dell'introduzione del matrimonio egualitario, nel secondo caso la percentuale sale sino al 71%. In ambo i casi le donne sono risultate le più favorevoli (con il 77% a favore contro il 64% registrato fra gli uomini). Ovviamente le percentuali si abbassano drasticamente dinnanzi ai simpatizzanti del PPD, il partito cattolico che vorrebbe una modifica costituzionale volta a sancire che il matrimonio debba essere un'unione esclusiva fondata sull'unione fra uomo e una donna.


La Chiesa Cattolica irlandese sostiene un progetto di legge per la legalizzazione della discriminazione

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La Chiesa cattolica ha espresso il proprio sostegno ad un progetto di legge irlandese volto a consentire la discriminazione dei gay. La norma in questione, proposta dal ministro presbiteriano Paul Givan, intende introdurre una "clausola di coscienza" che consentirà di esimere dal rispetto delle leggi anti-discriminazione chi si appellerà a «convinzioni religiose fortemente detenute».
Patrick Corrigan di Amnesty International ha commentato: «Ciò che viene proposto non è una clausola di coscienza, si tratta di una clausola per la discriminazione. Questo cambiamento alla legge non è il benvenuto e non è necessaria. La legge colpisce già un giusto equilibrio tra il diritto umano alla libertà di religione e il diritto umano di non subire discriminazioni».
La visione della discriminazione proposto dalla Chiesa cattolica viene chiaramente descritta dal vescovo cattolico di Elphin, Kevin Doran, pronto a ricorrere a dei veri e propri sfottù. Il prelato ha sostenuto che i gay non siano assolutamente discriminati dato che «non vi è alcun ostacolo giuridico che impedisca ad una persona di orientamento omosessuale di potersi sposare, semplicemente non lo possono fare tra di loro».
In altre parole, il tentativo di imporre un'ideologia ha condotto alcune persona a predicare la necessità di costituire famiglie che non si basino assolutamente su rapporti d'amore, preferendo puntare sul sesso biologico come unica discriminante che permetta di accedere ai privilegi previsti dalle leggi di uno stato laico. Insomma, pura follia.


Il politico israeliano che si dice orgoglioso di essere omofobo

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Sono passati solo pochi giorni da quanto Tzipi Livni la promesso l'approvazione del matrimonio egualitario come parte della sua campagna elettorale per diventare il prossimo primo ministro israeliano (da notare è che in Israele il matrimonio civile nemmeno esiste, ndr). Ma dato che tutto il mondo è paese, immancabile è giunto il solito personaggio che intende farsi propaganda attraverso la ricerca di consensi fra intolleranti ed ignoranti.
Il suo none è Bezalel Smotrich, un politico israeliano che ha preso parte ad un sit-in anti-gay in un'università di Tel Aviv e che ha colto l'occasione per vantarsi della sua ignoranza. «A casa tutti possono essere anormali  -ha dichiarato ai giornalisti- e la gente può formare qualsiasi unità famigliare preferisca, ma non possono poi venire a rivendicare diritti, sia al sottoscritto che allo Stato. I gay si sentono a disagio con la loro anormalità, così quando escono si vantano di esserlo. Ma non hanno il diritto di farlo. Io sono omofobo e sono orgoglioso di esserlo».


Pavia: gli negano il rinnovo della patente perché gay

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L'incredibile storia ci giunge da Pavia, dove un 28enne si è visto negare il rinnovo della patente perché il medico dell'Asl avrebbe sostenuto che il suo essere omosessuale lo rendesse «non idoneo alla guida». Non è la prima volta che accade e solamente poche settimane fa fa si era chiusa una lunga vicenda giudiziaria che aveva portato la Cassazione a richiedere un maxi-risarcimento per un gay siciliano a cui era stato riservato il medesimo trattamento.
Il deputato Alessandro Zan (Pd) ha  presentato oggi un'interrogazione parlamentare sull'accaduto: «Stando a quanto ha reso noto il ragazzo -afferma Zan- il medico della Asl di competenza, cui si sarebbe rivolto per il primo rinnovo decennale della patente di tipo B, lo avrebbe dichiarato inidoneo alla guida in conseguenza della sua omosessualità, nonostante durante la visita non sia risultato affetto da alcuna patologia di rilievo che potesse in qualche modo pregiudicare la propria capacità di condurre veicoli a motore. Ciò ha inevitabilmente comportato il diniego al rinnovo della patente da parte della Prefettura di Milano l'inizio di un iter giudiziario che comporterà oneri e spese al giovane».
Flavio Romani, presidente di Arcigay, parla di «una vicenda che ha dell'incredibile e che, se confermata, ci restituirebbe il ritratto di una vera e propria vessazione di Stato ai danni di una persona omosessuale. Solo poche settimane fa la Corte di Cassazione si era pronunciata su una vicenda del tutto analoga, stabilendo non solo l'illegittimità di quel rifiuto ma anche il danno provocato alla persona che ne era stata destinataria e che per questo dovrà essere adeguatamente risarcita. Nonostante quella sentenza e soprattutto a dispetto dell'articolo 3 della nostra Carta costituzionale, un altro funzionario pubblico, un medico del servizio sanitario nazionale, e di conseguenza la prefettura di Milano, mettono in campo un altro provvedimento del tutto simile a quello sanzionato dalla Suprema Corte, ideologico, illegale e profondamente lesivo della dignità di un cittadino. Questo perseverare ha del diabolico: siamo di fronte a un atto sfacciatamente persecutorio che forza qualsiasi regola e indebolisce lo Stato e le sue istituzioni. Per questo, nell'attesa che i Ministri competenti rispondano nel merito all'interrogazione depositata dall'onorevole Zan, chiediamo il fermo intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché nel suo ruolo di garante della Costituzione faccia ciò che è necessario per ristabilirne il pieno rispetto».

Update: sulla vicenda sono emersi importanti sviluppi che mettono in dubbio la veridicità della vicenza, non tanto perché il ragazzo abbia mentito ma perché pare che non esista del tutto. La notizia era stata lanciata da Agitalia e, qualora si rivelasse effettivamente falsa, tante sarebbero le domande riguarderebbero le motivazioni che hanno spinto alla diffuzione di una versione fasulla di un vero caso di omofobia recentemente giudicato dalla Cassazione.


Gli omofobi vanno in Senato millantando titoli accademici inesistenti

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Al peggio non c'è mai fine. Se qualcuno pensava si fosse toccato il fondo nel permettere l'audizione dinnanzi al Senato di un uomo pronto a paragonare il ddl Cirinnà all'Isis, sappia che quell'uomo non era neppure chi affermava di essere. Il dottor Mario Binasco si era infatti presentato in rappresentanza della sezione italiana dell'Ecole Européenne de Psychanalyse anche se poi si è scoperto che quella "scuola" non esiste più dal 2001.
La verità è venuta a galla grazie ad un comunicato diffuso dal dottor Domenico Cosenza, presidente della scuola italiana lacaniana di psicoanalisi cui atteneva l'"Ecole". L'uomo non solo ha spiegato come quella realtà abbia chiuso i battenti da oltre un decennio, ma ha anche chiarito come «le idee espresse da Binasco riguardo alla questione delle unioni omosessuali distano anni luce dalle elaborazioni in materia sviluppate in seno all'Associazione Mondiale di Psicoanalisi, di cui la SLP fa parte, e di ciò si è avuta testimonianza in particolare nel corso del dibattito sviluppatosi in Francia a proposito della recente legislazione sul diritto al matrimonio tra omosessuali».
Il senatore Sergio Lo Giudice ha definito «Più patetico che grave il fatto che qualcuno avesse millantato titoli accademici», precisano come la commissione abbia ottenuto autorevoli garanzie scientifiche riguardo al «benessere per quei bambini che crescono nelle famiglie omogenitoriali» senza che ciò potesse essere messo in dubbio da un'audizione che «non era qualificata sul piano scientifico. La caratteristica di quelle persone erano di essere persone confessionali accomunate da una ideologia religiosa che gli fa esprimere un parere contrario alle persone omosessuali».
Franco Grillini, presidente di Gaynet, ha preferito toni più duri: «Ancora una volta -dice- si mostra l'indecorosa mistificazione del mondo senza limiti che questi clericali sfruttano per postare avanti le loro battaglie omofobiche orientate a distruggere la vita di milioni di italiane e italiani. Arrivare a mentire in una commissione parlamentare però è francamente inimmaginabile e supera ogni comprensione».


ProVita spiega il suo progetto di rieducazione idologica: le scuole devono insegnare che è male essere gay

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ProVita è una di quelle realtà che si appellano al cristianesimo per sostenere azioni violente volte a ledere i diritti fondamentali altrui. Da ormai qualche tempo, uno dei suoi obiettivi primari è stato identificato nelle scuole, viste come un terreno fertile in cui impiantare dei campo di rieducazione che possano propagandare un pensiero cattofascista chiuso al riconoscimento stesso della dignità umana.
Il tutto è stato chiaramente spiegato dai diretti interessati nel corso di uno scambio di battute avvenuto su Facebook.
Dinnanzi all'orribile spot in cui l'associazione parla di piani segreti volti a sconvolgere le menti dei più piccoli attraverso una fantomatica teoria gender, un ragazzo chiede: «Io ho diciotto anni. Frequento il liceo e a scuola ci vado ogni giorno. Non ho mai assistito a niente del genere. A scuola mi insegnano greco, latino, filosofia, fisica, storia, matematica e inglese... il gender non fa parte delle materie di studio. E non l'avevo mai sentito nominare prima che voi ne parlaste. Nella scuola italiana l'educazione sessuale è un miraggio oltretutto».
L'associazione risponde: «Non abbiamo detto che in tutte le scuole del suolo italico ci siano già questi progetti. Ma abbiamo riportato moltissime notizie di scuole in cui ci sono». Coma al solito si si è ripiegato sul sostenere che esistano «moltissimi» cosi senza riuscire a citarne neppure uno nello specifico. Ma la risposta non si è fermata lì e si è proseguito nel sostenere che «l'educazione sessuale è parte di un progetto massonico e magari fosse un miraggio. Invece c'è e da danni». Insomma, i ragazzi dovrebbero essere lasciati allo sbando, senza fornire loro alcun dettaglio su come prevenire i rischi per la propria salute solo perché ad un gruppo di finti cristiani fa piacere veder morire chi pratica sesso prematrimoniale.
A quel punto il ragazzo chiede di poter avere il nome di una scuola, ma ProVita glissa e preferisce affermare: «l'orientamento non è scelto (forse), ma le azioni sono scelte eccome. Se io sono gay o lesbica questo non vuol dire che debba fermarmi a tale constatazione, che debba compiere atti sessuali corrispondenti e debba insegnare ai bambini che "non c'è niente di male"». In altre parole, la scuola deve insegnare ai ragazzi che non è detto che l'omosessualità non sia una malattia, che chi ha rapporti con persone dello stesso sesso debba essere emarginato e che un gay non deve avere una vita sessuale perché ai cattolici interessa più impedire la sua felicità che pensare alla loro salvezza.
In questi casi è bene ricordare che il governo ha abilitato quella realtà a ricevere il 5x1000 come «organizzazione non lucrativa di utilità sociale».


ProVita lancia uno spot di istigazione all'odio

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Intenzionata ad impedire qualunque contrasto al bullismo omofobo nelle scuole, l'associazione ProVita risulta promotrice di una petizione volta a chiedere al governo che l'omofobia venga insegnata nelle classi attraverso corsi in cui si spieghi ai bambini che solo l'eterosessualità è moralmente accettabile.
Ed è proprio nell'intento di promuovere quell'iniziativa che l'organizzazione ha realizzato anche uno spot televisivo che appare come un vero e proprio messaggio di istigazione all'odio. Il tutto senza neppure risparmiarsi dall'utilizzare utilizzare un bambino che viene mostrato sconvolto per essere andato a scuola.
«Ma che è successo?» chiede il padre. «È sconvolto, poveretto» risponde la madre. «Mi ha raccontato tutto. A scuola hanno fatto una lezione di educazione sessuale basata sulla teoria del gender. le scuole sono obbligate. Sono direttive del governo. Gli hanno detto che dovrà decidere in futuro se essere uomo o donna, dipende da come si sente. Che è normale cambiare di sesso, che puoi essere ciò che vuoi, né uomo né donna. Che qualsiasi orientamento sessuale va bene, che si può cominciare anche da piccoli a fare sesso». «Vuoi questo per i tuoi figli?» chiede una voce fuori campo. «No» è la risposta del protagonista.
Durante il siparietto sullo sfondo passano immagini prese chissà dove che mostrano bambini che inseriscono profilattici su paletti di legno, mostri, uomini mezzi nudi.... Insomma, la solita porcheria che viene impunemente attribuita alla comunità lgbt sulle pagine di promozione d'odio che impazzano su Facebook.
Ovviamente nessun corso previsto nelle scuole prevede ciò che la pubblicità descrive, così come i toni da setta segreta che cerca di operare all'insaputa dei genitori è una chiara falsificazione della realtà. Ma si sa che nella propaganda la verità delle cose ha ben poco significato se l'obiettivo è l'inculcare una paura irrazionale verso un qualcosa che non dovrebbe spaventare chi ha la coscienza pulita.

Clicca qui per guardare lo spot omofobo.


Tornano i lacci rainbow per combattere l'omofobia nello sport

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Anche quest'anno torna l'iniziativa anti-omofobia lanciata da Paddy Power in collaborazione con ArciLesbica ed ArciGay. Sotto lo slogan «Cambiamo gli schemi #allacciamoli!», il mondo dello sport viene invitato a prendere posizione contro l'omofobia attraverso un gesto molto semplice: indossare un paio di lacci color arcobaleno a sostegno dei diritti di tutti.
Il lancio della campagna è avvenuto a Roma alla presenza di numerose autorità del mondo istituzionale e sportivo a partire dal sindaco Ignazio Marino. «La nostra amministrazione ha sempre voluto dare segnali diversi dal passato -ha commentato quest'ultimo- Roma vuole essere una città accogliente dove tutti devono sapere di avere gli stessi diritti. E quale diritto è più importante di vivere la sfera affettiva come più ci piace? Abbiamo voluto riconoscere il gesto di amore dei matrimoni gay celebrati all'estero con i registri delle unioni civili, e anche lo sport può lanciare un messaggio di partecipazione e democrazia. Lo sport ci accomuna, ci unisce, ci rende tutti uguali. Gli sportivi, dalla nostra città, oggi possono lanciare un messaggio di grande positività e trasparenza».
Tra gli ambasciatori della figura il centrocampista della Roma, Radja Nainggolan, così come gli atleti della nazionale italiana di beach volley e i giocatori di football americano della Legio XIII Roma Asd.
Tra le vonità vi sarà anche la costruzione di un Osservatorio sull'omofobia nello sport che avrà l'obiettivo di promuovere studi e ricerche per indentificare la percezione sul tema e diffondere un codice etico inclusivo e rispettoso delle differenze individuali incentivando tutto il mondo dello sport ad aderirvi.


Amato a TV2000: le scuole cadono a pezzi perché lo stato spende tutte le risorse per l'indottrinamento gender

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A quanto pare anche TV2000, la televisione dei vescovi, ha deciso di scendere in campo per dare voce all'integralismo cattolico. Il tutto ha avuto luogo lo scorso giovedì, quando l'ospite nello studio del l'approfondimento "giornalistico" ha visto la partecipazione di Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita. Inutile a dirsi, praticamente ogni argomento trattato si è immancabilmente tramutato in un'occasione per una propaganda anti-gay verso quello che Amato e l'accondiscendente conduttore definiscono «indottrinamento gendeger».
Ed è così che si è parlato di scuole libanesi gestite da Scuole e per Amato è stata l'occasione per sostenere che «lì una libertà c'è, da noi comincia a non profilarsi: vogliamo parlare dell'indottrinamento gender nelle scuole?». Si è parlato di crolli dovuti all'incuria nelle scuole pubbliche ed Amato non ha tardato ad affermare che «bisognerebbe vedere come vengono spesi i fondi per la scuola. Perché i soldi che vengono spesi per questi corsi di indottrinamento sul gender. Perché si trovano fondi per queste iniziative e non si trovano per la struttura».
Amato non ha mancato neppure di indicare l'esempio di un bando costato 450mila euro, peccato che una cifra simile appare decisamente ridicola se se paragonata all'1,25 miliardi di euro che vengono annualmente spesi per pagare gli stipendi agli insegnanti di religione (e allora perché non togliere loro per pagare i restauri?). Allo stesso tempo è curioso che a sostenere una tesi simile sia un personaggio che ha scritto una proposta di legge volta a chiedere un maggior finanziamento delle scuole paritarie, soprattutto considerato come l'applicazione si una simile ipotesi non farebbe altro che rimuovere ulteriori risorse alla scuola pubblica.
L'avvocato si è lanciato anche nei suoi consueti attacchi denigratori nei confronti dei libretti stampati dall'Unar, sostenendo che al loro intero si affermerebbe che «l'omofobia si ricava da quattro criteri: credere ciecamente nei precetti religiosi è omofobia, credere che l'omosessualità è un peccato è omofobia, credere che l'unica attività lecita è quella aperta alla vita è omofobia». Al di là dell'aver preannunciato quattro regole per poi citarne solo tre, la semplificazione pare modificare di molto il senso di frasi orientate a condannare il bigottismo e ignoranza il tutto forse al solo fine di ottenere facile consensi dinnanzi ad un pubblico palesemente incline ad identificarsi in ciò che lui definisce debba essere ritenuta omofobia (per altro con discrepanze persino ai precetti del Catechismo, nei quali si dice chiaramente che l'omosessualità in sé non può essere ritenuta un peccato).
Parlando della Morte di Ferreno, Amato ha scelto di divagare e di scagliarsi contro Guido Barilla che «ha dovuto chiede scusa al mondo se contrario all'adozione dei bambini da parte dell coppie gay e si è piegato alle lobby omosessualiste» (in realtà Barilla disse di non voler rappresentare famiglie gay nei suoi spot e non parlò mai di adozioni, ndr). Il presidente dei Giuristi per la vita ha anche aggiunto che «Ferrero non l'avrebbe mai fatto», inevitabilmente mettendo parole mai pronunciate nella bocca di un uomo morto che non potrà difendersi da una simile diffamazione.
Ed ancora, prendendo spunto da un servizio su De André e i Nomadi, Amato ha sostenuto che che che «l'uomo oggi ha assunto il capriccio di fare quello che gli pare e di essere chi mi pare. L'uomo ha smarrito la sua identità. Non sa più se è maschio o femmina. Questa follia del gender. Ed ogni volta nella storia dell'umanità in cui l'uomo tenta di sostituirsi a Dio, crea mostri».
In conclusione ha lanciato l'affondo finale, asserendo che il Santo Padre gli abbia fatto un grande regalo legittimando il suo continuo ricorso a termini nazisti per parlare delle associazioni per i diritti gay. Secondo Amato, infatti, sarebbe stato proprio Bergoglio a scegliere la definizione di «gioventù hitleriana».

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