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Dalla Manif Pour Tous al porno gay, ecco la sorprendente trasformazione di Valentin

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Lui si chiama Valentin Evol, ha 20 anni e per tutto lo scorso anno è stato fidanzato con Xavier Bongibault, l'ex portavoce della Manif Pour Tous. Con lui partecipava anche alle varie manifestazioni anti-gay organizzate dal gruppo.
«Sono stato manipolato da Xavier -racconta- mi diceva che essere favorevoli al matrimonio egualitario era contraddittorio per tutti e io mi sono adattato a quella posizione [...] Xavier mira ad entrare in politica. Lui è molto ambizioso su questo argomento. Si vede vede già Presidente della Repubblica e pronto ad organizzare un garden-party pour tous nei giardini dell'Eliseo».
Xavier è più volte finito alla ribalta delle cronache francesi per le sue posizioni estremiste. Nel 2012 e nel 2013 paragonò la politica di François Hollande a quella di Adolf Hitler e sostenne l'esistenza di un parallelismo fra i sostenitori del matrimonio egualitario e i "collaboratori" della Seconda Guerra Mondiale.
Valentin ha anche raccontato che gli Homovox non sono altro che «un guscio vuoto senza alcuna sussistenza legale» guidati da Jean-Baptiste Maillard, un uomo sposato con due figli che ha investito nell'evangelizzazione via Internet attraverso un sito in cui afferma di «dare voce ai gay che stanno per dire no al matrimonio gay». Afferma anche che «Il comitato Homovox è pura manipolazione. Il 5 maggio 2013 mi hanno fatto testimoniare dal podio, hanno detto che ero uno di loro anche se io non ho mai fatto parte degli Homovox. Ci sono persone decenti in quel gruppo, ma sono state certamente manipolate».
Oggi Valentin dice di aver aperto gli occhi sulla vera natura della Manif Pour Tous, motivo per cui l'ha abbandonata per intraprendere una carriera da attore pornografico gay. «Durante la mia separazione da Xavier -racconta- ho voluto spezzare la mia immagine di cattolico fondamentalista e il porno era la soluzione più radicale. Devo dire che mi piace fare porno e mi permette di dedicarmi alla mia passione: la musica». Sotto lo pseudonimo di Miister Evol, infatti, Valentin ha già pubblicato quattro singoli ed un album. Nel campo dell'intrattenimento per soli adulti, invece, ha collaborato con case di produzione come Menoboy e Staxus sotto il nome di Gabriel Angel.


Mister Gay Word e l'insopportabile polemica del delegato italiano

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Com'è come non è, quando c'è di mezzo un italiano non manca mai una qualche polemica inutile. È accaduto anche a Mister Gay World, durante il quale il delegato italiano non ha mancato di fare uno show personale sulla propria pagina Facebook.
Nicola La Triglia ha pensato bene di puntare il dito contro la giuria del concorso, affermando che uno di loro gli avrebbe detto: «Prendi i tuoi tacchi e vattene a fanc**lo». Ed è così che il messinese scrive: «Quelle parole mi sono state da un componente della giuria quando ho cercato di spiegare perché in un concorso di bellezza per soli uomini mi piace sentirmi libero di indossare ciò che voglio! Ecco perché la nostra comunità ha bisogno una riflessione e di maggiore libertà. Anche se li ho detto che sono transgender, non hanno mostrato alcuna comprensione e hanno cercato di costringermi a usare scarpe da uomo. Trovo davvero allarmante che un componente di una giuria che dovrebbe eleggere dei ragazzi chiamati a rappresentare i gay nel mondo non abbia memoria storica e alcun rispetto per gli insegnamenti provenienti dai moti di Stonewall».
In una simile polemica è difficile non notare una serie di grandi contraddizioni. Innanzi tutto chi è chiamato a rappresentare nel mondo una comunità dovrebbe essere pronto ad accantonare l'«io» a beneficio della dignità e del rispetto di chi si rappresenta: dato che la maggior parte dei gay non va in ufficio indossando tacchi a spillo, perché mai gli si vuole appioppare un'immagine simile? La voglia di avere cinque minuti di popolarità non rende certo lecita l'umiliazione dell'intera comunità gay italiana attraverso l'immagine di un un uomo barbuto che se ne ne va in giro in tacchi per il palco, così come un simile gesto rischia solo di legittimare il falso pregiudizio che vorrebbe i gay come delle donne mancate. E di certo non appare necessario scomodare Stonewall per legittimare un gesto simile.
E che dire della sua dichiarazione riguardo al sentirsi trangender? Una trangender è una persona che non si identifica in alcun sesso, un gay è un uomo che si sente uomo e che prova attrazione verso altri uomini... se si è parte del primo gruppo perché mai ci vuole presentare come rappresentante del secondo? Certo, entrambi i gruppi hanno pieno diritto alla visibilità, entrambi combattono una comune battaglia per la dignità, ma è nell'interesse di tutti evitare di fare confusione e di presentarsi per ciò che non si è. Sarebbe come vedere un gay chiamato a rappresentare le transgender del mondo, magari finendo con l'umiliarle attraverso il suo secco rifiuto ad indossare tutto ciò che non sia prettamente maschile...


Le unioni gay non compaiono nel piano dei mille giorni presentato da Renzi

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«La si finirà di dire che il governo fa solo annunci». È quanto dichiarato da Matteo Renzi durante una conferenza stampa in cui ha presentato un sito che contiene i provvedimenti e le riforme previste sino al 28 maggio 2017. Peccato che all'interno di quell'agenda non vi sia alcuna traccia delle civil partnership da lui promesse dapprima entro il 22 maggio scorso e poi rimandate a settembre.
«Lo stesso Renzi -ha dichiarato Flavio Romani, presidente di Arcigay- aveva annunciato la discesa in campo del Governo per regolare le unioni tra gay e lesbiche, scavalcando di fatto l'azione parlamentare. Aveva anche indicato una scadenza: settembre. Oggi scopriamo che la promessa è scivolata fuori dall'agenda, non solo del prossimo mese ma dei prossimi tre anni. Che succede? Se questo vuoto è l'implicito annuncio che sul tema sarà il Parlamento a legiferare non possiamo che salutare con piacere questa retromarcia del Premier, seppur mai esplicitamente espressa. Ma se questa assenza vuole essere l'ennesimo annuncio di rinvio a tempo indeterminato del dibattito sui nostri temi, allora il Premier si assuma la responsabilità di dare questo annuncio a chiare lettere e di fronteggiare la reazione dei cittadini e delle cittadine gay e lesbiche che è chiamato a governare e che meritano almeno parole chiare. In base a quelle faremo sentire la nostra voce».


Usa: adolescente violentato per tre anni in un istituto religioso per "guarirlo" dall'omosessualità

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Jeff White oggi ha 32 anni e vive nel Mississipi. È uno dei cosiddetti sopravvissuti alle fantomatiche "terapie di conversione" dell'omosessualità, alle quali venne sottoposto dopo aver fatto coming out con la famiglia nel 1996, mentre era studente presso un istituto religioso chiamato Bethel Baptist School.
L'uomo racconta di essere stato violentato e abusato sessualmente per tre lunghi anni. Inizialmente le violenze avevano cadenza settimanale, dato che secondo i "terapeuti" ciò lo avrebbe convinto che essere gay saprebbe stato più doloroso che sopprimere il proprio orientamento sessuale.
La scelta di parlare e di denunciare l'accaduto è giunta solo dopo una maturazione interiore: «Crescendo e conoscendo così tante persone colpite dalla Chiesa e dai suoi sforzi per correggere l'omosessualità attraverso "terapie" traumatiche e dannose come quelle usate contro di me, ho finalmente capito che era mio dovere oppormi a chi mi ha fatto del male. Ho deciso che era necessario denunciare le violenze che sono state compiute fra le mura della Bethel Baptist School, sperando di poter portare alla luce pratiche così facilmente nascoste all'interno della Chiesa e cercando di contribuire a garantire che nessun altro ragazzo sia costretto a soffre lo stesso dolore che ho dovuto sopportare io».
L'uomo, supportato dal National Center for Lesbian Rights, ha ora sporto regolare denuncia presso l'ufficio dello sceriffo della contea di DeSoto.


Anche Assisi approva una mozione per introdurre una «festa della famiglia tradizionale»

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Sulla scia delle mozioni omofobe approvate Lombardia, da Verona e da Palermo, anche il consiglio comunale di Assisi ha decido di deliberare una mozione «a favore della famiglia tradizionale» e contro «la propaganda lgbt». E, ancora una volta, il testo pare essere tratto da quello scritto dai Giuristi per la Vita.
La mozione presentata dal consigliere Luigi Marini impegna il comune a «valorizzare la famiglia naturale», ad introdurre un «fattore famiglia» che preveda sgravi fiscali per le sole famiglie eterosessuali e l'opposizione « a qualunque tentativo di comprimere i diritti e i doveri dei genitori all'educazione dei propri figli» in modo tale che i genitori omofobi possano insegnare ai figli che l'omosessualità sia da condannare senza che lo stato possa metterci becco. Anche in questo caso il testo approvato tenta anche di ridefinire i termini costituzionali, sostenendo che il termine «famiglia naturale» si riferisca solo ed esclusivamente «alle unioni fra un uomo e una donna» nonostante quel termine fosse stato scelto dai padri costituenti proprio in opposizione di distinguo legislativi introdotti di epoca fascista.
«Una mozione e una festa vergognosa, che distingue tra bambini di serie A, cioè quelli con due genitori eterosessuali, e bambini di serie B, provenienti da famiglie omogenitoriali e monogenitoriali», commenta Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos Arcigay Arcilesbica . «Con questa mozione la città di Assisi torna indietro di cent'anni ed è inaccettabile che nel 2014, in Umbria venga approvato un documento ufficiale dichiaratamente ostile alle persone lgbt. Le argomentazioni presentate a sostegno di questa mozione dichiarano a parole di non essere contro le persone omosessuali, ma nei fatti chiedono al governo nazionale di disconoscere interventi di lotta all'omofobia e propongono un indottrinamento pericolosissimo per giovani e cittadini. Questa mozione propone degli interventi nelle scuole che hanno lo scopo neanche tanto nascosto di frenare programmi finalizzati all'inclusione sociale che si inseriscono in azioni strutturali caldeggiate da tutti gli organismi internazionali e che includono interventi di lotta alle discriminazioni e rimozione dello stigma associato ad ogni diversità sessuale, di genere, culturale e religiosa.
«Ci chiediamo se il Consiglio Comunale di Assisi sia cosciente delle falsità riportate nel testo della mozione che ha approvato -aggiunge Patrizia Stefani- Falsità che sono il frutto di una campagna sistematica d'odio verso le persone omosessuali, condotta da associazioni integraliste ben camuffate e pronte a tutto».
Per questo motivo l'associazione Omphalos Arcigay Arcilesbica ha deciso di dichiararsi fortemente contraria a simili iniziative politiche «che risultano essere il frutto di gravi ingerenze da parte delle frange estreme del movimento delle destre cattoliche», chiedendo a gran voce che la mozione omofobica venga ritirata e che la politica ritrovi la via dell'apertura alle minoranze.


Manifesto omofobo di Fratelli d'Italia, Toscani annuncia denunce per l'uso di una sua fotografia

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Dopo la storica sentenza pronunciata dal tribunale dei minori di Roma, ancora una volta Fratelli d'Italia ha scelto di utilizzare l'omofobia a scopri elettorali. Come nello stile del partito guidato da Giorgia Meloni, l'invito non è a risolvere i problemi ma a condannare lo stato ad un immobilismo e a guerre d'odio. La proposta avanzata in un manifesto shock, infatti, è di raccogliere firme per impedire che i bambini delle coppie omosessuali possano avere gli stessi diritti degli altri.
Se i costi della raccolta firme verranno sottratti alle risorse dei comunii, il partito ha scelto di risparmiare anche sui costi del proprio manifesto ed ha utilizzato senza alcuna autorizzazione uno scatto realizzato da Oliviero Toscani. Il tutto dopo aver aggiunto la scritta: «Un bambino non è un capriccio. No alle adozioni per i gay. Difendiamo il diritto dei bambini ad avere un papà ed una mamma».
La risposta del fotografo non si è fatta attendere e su Twitter ha tuonato: «Ma cosa salta in testa a Fratelli d'ItaIia di usare una mia fotografia per una cosa del genere? Verranno denunciati».
«Chiederò il massimo possibile del risarcimento -ha aggiunto parlando con Adnkronos- che donerò a qualche organizzazione impegnata a favore delle adozioni omosessuali. Spero che l'intera somma di finanziamento al partito sia sufficiente, e finalmente una fotografia verrà pagata davvero tanto [...] Quella "rubata" da Fratelli d'Italia era una fotografia per un giornale fatta per illustrare le varie famiglie che possono esistere, comprese quelle monoparentali, esattamente il contrario dell'uso che ne hanno fatto Meloni & Co. Quindi c'è anche una lesione morale oltre che legale nei miei confronti».
Ironia era stata avanzata nelle scorse ore anche da Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd, che sempre su Twitter domandò: «Ma Oliviero Toscani sa che avete utilizzato un suo scatto per un manifesto che dire omofobo è poco?». Molto più pesante è stato il commento di Vladimir Luxuria che sul social network ha ricordato come il padre eterosessuale della Meloni abbia abbandonato la figlia quando aveva solo 12 anni, un fatto che le dovrebbe suggerire che non è l'orientamento sessuale a creare buoni o cattivi genitori. A tal commento la Meloni ha risposto che è «usare le vicende personali per attaccare politicamente è schifoso»... peccato sia esattamente quello che lei e i suoi compagni di partito stanno facendo da anni sulla pelle diritti delle migliaia di famiglie omogenitoriali che vivono in Italia e che attendono di poter vedere riconosciuti i diritti per sé e per i propri figli.


Maurizio Gasparri: «Solo teste confuse possono legittimare le adozioni gay»

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Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, annuncia ricorsi contro la sentenza del Tribunale dei minori di Roma che ha riconosciuto l'adozione di una bimba a due madri. Il senatore di Forza Italia pare voler chiedere che la piccola sia resa orfana, negandole ogni diritto nei confronti di una persona che chiama «mamma» e destinandola ad essere strappata dalle sue braccia nel caso in cui dovesse accadere qualcosa alla madre biologica. Insomma, la piccola dev'essere emarginata e privata di tutele legali perché dev'essere punita per avere due madri.
«Solo teste confuse possono legittimare le adozioni gay, andando contro non solo principi giuridici, ma evidenti principi di diritto naturale -afferma in una nota ufficiale- L'origine della vita e tutto ciò che ne scaturisce non può essere ignorato nemmeno in caso di adozioni. Ora vedremo alla prova dei fatti la coerenza di tanti, e, mi auguro, anche la presa di coscienza di chi ha sottovalutato la portata eversiva e disgregatrice di offensive che trovano sostegno anche in ambiti giudiziari. Chi volesse tentare di approvare una legge sulle adozioni gay sappia che è un tentativo inutile».
Gasparri ha anche aggiunto che «Non essendo possibile in questa materia fare ricorso a decreti, voti di fiducia o contingentamenti, ed essendo necessari solo voti segreti vista la materia, saremmo in grado, in particolare al Senato, di impedire il varo di norme così assurde. Quindi si mettano l'animo in pace quanti vorrebbero stravolgere la realtà con norme simili. Non ci sarebbe nessuna possibiltà di approvare norme eversive. Saremmo non pochi e decisi ad impedirlo, e il contesto ci rende certi del risultato. Con il senatore Malan ed altri parlamentari e cittadini stiamo valutando le iniziative legali possibili contro la aberrante sentenza destinata a diventare carta straccia».
In Italia ci sono circa 100mila figli di coppie gay provati di ogni diritto dalle leggi dello stato, 5mila con sentenze di adozione in attesa nei tribunali. L'ideologia di Gasparri pare sia quella di voler garantire che quei figli abbiano minori diritti e tutele degli altri nel nome di una nuova razza ariana che possa tramutare i diritti in privilegi.


Mauricio Ruiz è il primo militare cileno ad aver scelto di fare coming out

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Mauricio Ruiz, 24 anni, è il primo militare cileno ad aver scelto di fare un coming out pubblico. Arruolato in marina, ha raccontato che la sua decisione non è stata facile, ma che riteneva doveroso compiere quel passo per combattere l'omofobia.
«Sono in servizio attivo e ho dimostrato con i fatti che la sessualità ha niente a che vedere con limitazioni nelle capacità di servire il Paese o indossare un'uniforme», ha dichiarato. «Noi gay possiamo fare qualunque professione e ci meritiamo il medesimo rispetto di chiunque altro. Nella vita non c'è niente di meglio che poter essere se stessi, essere autentici e poter guardare le persone negli occhi senza timore di far capire loro chi sei».
In Cile l'omosessualità è legale anche se si registrano altissimi tassi di criminalità omofobia e transfobia. L'uccisione di Daniel Zamudio, un giovane gay brutalmente torturato nel 2012, portò all'approvazione di una legge per il contrasto all'omofobia. Ciò nonostante Ruiz sa bene che il suo coming out potrebbe non essere apprezzato da tutte le forze armate: «Dovranno decidere se vorranno sostenermi o meno -ha dichiarato- Ho notato che molti soldati non supportano l'omosessualità non perché abbiano qualcosa contro di essa, ma perché il gruppo sociale nel suo insieme ha deciso che l'omosessualità debba essere un problema».


Ed i parà intonano l'inno fascista...

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La Nazione non ha avuto dubbi a definirla una «goliardata», ma il vedere i parà del 186° reggimento Folgore che intonano inno dal chiaro sapore fascista non ha esattamente l'area di un gioco, così come è difficile credere che le vittime del regime ridano nel vedere simili immagini.
Il caso è scattato a luglio, dopo la diffusione su YouTube di un video che si presume sia stato registrato 15 giugno. Nelle immagini si vede un anziano con il basco che dirige una trentina di ragazzi in uniforme che fieramente cantano l'inno fascista "Se non ci conoscete".
Da brividi è notare una simile fierezza e foga nel recitare frasi come «lo sai che il paraca ne ha fatta una grossa… si è pulito il cu*lo con la bandiera rossa… bombe a mano e carezze col pugnal», così come non passa inosservata la presenza di una lunga serie di saluti romani.
Lo Stato Maggiore dell'Esercito ha annunciato l'avvio di un'inchiesta e minaccia che qualche testa protrebbe saltare. Il maggiore Marco Amoriello, capo ufficio stampa della Folgore, l'ha etichettato come «un gesto stupido, che ci amareggia e ci mortifica, dando vita ad un'immagine che non ci appartiene e che col lavoro serio che portiamo avanti tutti i giorni, in Italia e all'estero, pensavamo cancellata. I primi ad essere danneggiati siamo noi, semplicemente perché non siamo quelli rappresentati in quel video. È in corso un'indagine interna per individuare i responsabili e capire se tra questi ci sono eventualmente appartenenti alla forza armata. Se ci fossero saranno presi i provvedimenti del caso».
Eppure è difficile non soffermarsi a riflettere sul rigurgito fascista che si sta sempre più insinuando nelle istituzioni, con tanto di quotidiani pronti ad assolvere i responsabili quasi si trattasse di divertenti reminiscenze di un'epoca passata.

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Un video shock mostra la reazione di una famiglia cristiana al coming out del figlio

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Ashley Daniel Pierce è un ragazzo ventenne della Georgia, Stati Uniti, che ha deciso di fare coming out lo scorso ottobre. In un primo momento il padre era apparso apatico alla notizia mentre la matrigna pareva non averla presa male.
Peccato che lo scorso mercoledì la vicenda abbia preso una piega inaspettata in quello che il ragazzo definisce «un intervento ritardato» che ha visto coinvolti padre, matrigna e nonni (da lui definiti i veri artefici dell'accaduto). Il tutto è stato immortalato in un video shock. «Ho voluto assicurarsi che non ci fossero prove nel caso in cui fosse accaduto qualcosa», ha spiegato Pierce all'Huffington Post.
Le immagini mostrano una famiglia riunita per utilizzare la religione come pretesto per sostenere che l'omosessualità sia una scelta. Una voce femminile, presumibilmente la nonna, afferma: «Io credo nella parola di Dio e Dio non crea nessuno in quel modo. [L'omosessualità] è un qualcosa che si è scelto. Puoi citare tutto il materiale scientifico che vuoi, ma io mi baso sulla parola di Dio». Ed è sempre la medesima voce a continuare a ribadire che da quando Pierce «ha scelto quel percorso» è necessario che se ne vada di casa perché «non bisogna permettere che le persone possano pensare che io giustifico quello che fa».
A quel punto Pierce chiede alla matrigna se può rimanere a casa, ma lei rifiuta: «Sei pieno di mer**da. Mi hai detto al telefono che hai fatto quella scelta. Sai che non sei nato così. Sai dannatamente bene che hai fatto quella scelta. Tuo padre ha fatto di tutto per farti crescere bene e non puoi che incolpare te stesso».
A quel punto la telecamera inizia muoversi, Pierce urla e una donna pare colpirlo. Una voce maschile dice: «Sei un maledetto fr**cio» mentre nella stanza si sente qualcuno che lo definisce «una vergogna».
In serata Pierce ha affidato i suoi pensieri a Facebook: «Che giornata -ha scritto- ho pensato che l'essermi svegliato alle 9:48 e di essere in ritardo di 15 minuti per il lavoro sarebbe stato il più grande problema di oggi. Ma non sapevo ancora che il mio problema più grande sarebbe stato quello di essere rinnegato e cacciato fuori dalla casa dove ho vissuto per quasi vent'anni. Per aggiungere il danno alla beffa, mia madre mi ha dato una serie di pugni in faccia, con mia nonna che faceva il tifo. Io sono ancora sotto shock e incredulo».
Pare anche che i familiari di Pierce si siano rifiutati di rilasciare dichiarazione alla stampa, preferendo lasciare un messaggio vocale nella segreteria telefonica del figlio per dirgli di rimuovere il video da YouTube.

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Tribunale svizzero riconosce la paternità ad una coppia gay

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Per la prima volta nella storia della Svizzera, il Tribunale amministrativo di San Gallo ha riconosciuto una coppia di uomini come genitori di un bimbo concepito in America attraverso una madre surrogata.
I due partner avevano ottenuto il rifiuto del riconoscimento del certificato di nascita californiano presso l'Ufficio di stato civile cantonale, motivo che ha spinto l'Ufficio federale di giustizia a ricorrere presso un Tribunale amministrativo sangallese. Dopo un difficile iter, il ricorso è stato accolto in parte: i giudici hanno optato per il riconoscimento dei due genitori , chiedendo però che nel registro delle persone sia indicata anche la parentela genetica.
Nelle motivazioni della sentenza i giudici hanno affermato che «il bene del bambino viene al primo posto», riconoscendo conseguentemente la necessità di una posizione legale uniforme e chiara per la relazione del piccolo con i suoi due papà.
La sentenza non è ancora passata in giudicato, l'Ufficio federale di giustizia può ancora rivolgersi al Tribunale federale per impugnare la decisione.


Il Tribunale dei minori riconosce l’adozione di una bambina ad una coppia lesbica

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Le operatrici sociali non anni dubbi sulla felicità di una bambina di cinque anni che ha due mamme. La bimba è nata in Spagna con procreazione assistita eterologa e sin dalla nascita lo stato non ha mai voluto riconoscere il legame di una delle due donne che la sta facendo crescere. Perlomeno sino ad oggi.
Il tribunale dei minori di Roma ha infatti l'adozione anche dall'altra madre, riconoscendo la «stepchild adoption» che è prassi in molti altri Paesi europei. La decisione è giunta solo dopo una lunga serie di prove in cui le due mamme hanno dovuto dimostrare la propria capacità di essere buoni genitori. È il primo caso in Italia.
Avvenire ha immediatamente dissotterrato l'ascia di guerra e ha parlato di «sentenza shock» «di tipo ideologico». L'impressione è che i vescovi italiani vogliano far sentire emarginata la piccola, impedendo che una delle sue madri non possa essere uguale alle madri altrui. Inoltre, in caso di decesso della madre naturale, il quotidiano cattolico pare suggerire la necessità di strappare la bambina dalle mani della donna che lei chiama «mamma» per affidarla ad un istituto.
Di parere diametralmente opposto è Flavio Romani, presidente di Arcigay, che commenta: «Una sentenza che mette al centro gli interessi dei minori e che riconosce l'omogenitorialità come una genitorialità sana e meritevole. Ancora una volta insomma i tribunali italiani, incalzati dalle istanze delle persone gay, lesbiche e trans, pongono rimedio alle lacune di un sistema giuridico che la politica non si dimostra in grado di saper adeguare ai cambiamenti della nostra società. Dinanzi a un Parlamento e a un Governo in vacanza da sempre sul tema dei diritti, tocca di nuovo alla Magistratura ristabilire il senso di giustizia e farsi carico del disagio dei più piccoli e delle loro famiglie [...] A questo punto la nostra domanda si fa più assillante: ma Renzi, il nostro premier, cosa sta facendo? Con la sua consueta enfasi aveva annunciato per settembre una legge che riconoscesse le coppie formate da persone dello stesso sesso e i conseguenti diritti, tra cui appunto la step child adoption. Ma settembre è in arrivo e di quella legge nemmeno si parla, evidentemente per non dispiacere ai clericali che tengono in ostaggio la maggioranza progressista di questo Paese, accampati tanto nel Partito Democratico quanto nelle lobby con cui esso si è alleato nelle famigerate larghe intese. Questa situazione getta il nostro Paese nel ridicolo e certifica l'inadeguatezza di una classe politica che sui temi che più da vicino toccano la vita delle persone si limita a fare del grottesco avanspettacolo, sospeso tra proclami fintoliberali e scivoloni squallidi che paiono tratti dalla peggio filmografia dello scorso millennio».


Il tipografo ferma la stampa del romanzo: «L'ho letto e Gesù non vuole personaggi gay»

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Armando è un attore che si stava apprestando a pubblicare il suo romanzo d'esordio. Il lancio lancio ufficiale del suo romanzo sarebbe dovuto avvenire il 19 settembre, motivo per cui il 14 agosto si è recato da un tipografo di Caserta per concordare una stampa indipendente del volume. Stando al suo racconto, l'uomo si è dimostrato disponibile, ha accettato l'incarico e si è spinto anche a suggerire di elevare la tiratura delle copie a mille (dato che con le stampe offset si inizia a risparmiare solo con tirature più elevate).
Insomma, una storia normale. Peccato che il 22 agosto il tipografo abbia richiamato Armando per informarlo che aveva iniziato a leggere il libro e aveva deciso di interrompere la stampa. La spiegazione fornita ha del surreale: «Sono presenti personaggi gay ed una sequenza erotica che non condivido. Io firmo solo cose che condivido e questo romanzo è fuori dalla mia comprensione. Come disse Gesù ai Romani, l'omosessualità è un abominio e io condivido quel pensiero. Sono uno spirito libero che pubblica ciò che condivide e non personaggi omosessuali. L'omosessualità non è concepibile, va contro la morale».
Al di là del fatto che Gesù non ha mai parlato di omosessualità e che ad inviare lettere ai romani era San Paolo (per non parlare di come la citazione si riferisca al Levitico, all'interno del quale l'omosessualità è giudicata un abominio al pari del mangiare crostacei), il fatto in sé è molto grave.
L'impressione è di essere di fronte ad un moderno cow-boy che ha deciso di imporre la propria legge, interrompendo la fornitura di un servizio concordato sulla base di meri pregiudizi personali, con tanto di menefreghismo nell'aver impedito all'autore il rispetto delle sue scadenze (con tutte le conseguenze che ne conseguono). Insomma, una vera e propria violenza sulla base di una fantomatica libertà religiosa troppo spesso tirata in ballo solo per impedire la libertà altrui. Il tutto mentre i vari gruppi anti-gay continuano a ripetere che il contrasto all'omofobia non è una priorità dato che bisogna prima pensare al lavoro... certo che i conti iniziano a non tornare nel constatare come un lavoro regolarmente pagato possa essere rifiutato in nome dell'omofobia.
«È ridicolo ed assurdo che nel 2014 ci sono possano essere ancora atteggiamenti tanto reietti da rifiutare un manoscritto perché parla di gay. Il mio romanzo affronta diversi temi crudi moderni ma non tollero che lo si critichi per la natura omosessuale di alcuni suoi personaggi», ha commentato Armando.
L'autore sta attualmente cercando di capire anche se ci siano gli estremi per agire legalmente contro l'atto discriminante subito.


Gruppo religioso della Virginia annuncia un digiuno di 40 giorni contro i matrimoni gay, ma i partecipanti potranno mangiare ciò che vorranno

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Un gruppo cristiano anti-gay della Virginia aveva annunciato l'intenzione di digiunare per quaranta giorni in opposizione al riconoscimento dei matrimoni gay, influenzando così la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Lo scorso mese avevano chiamato a raccolta i propri seguaci: «Unitevi a noi per 40 giorni di preghiera, digiuno e pentimento dal 27 agosto al 5 ottobre per chiedere che la Corte Suprema non riconosca le unioni gay». Il gruppo ha anche sostenuto che sia Dio stesso a non volere le nozze gay ed ha assicurato che la partecipazione al digiuno garantirà la santità ai partecipanti.
Ora che la data di inizio della protesta è giunta, la Family Fondation ha specificato che i partecipanti non saranno chiamati a rinunce terrene e che potranno continuare a mangiare tutto ciò che desiderano: «Rinunciare al cibo fisico non è necessario -hanno detto- ma è fondamentale solo nutrirsi del cibo spirituale».
Insomma, si tratterà del primo digiuno al mondo che potrà essere condotto con la pancia piena e con le gambe sotto al tavolo.

Clicca qui per guardare il video realizzato dal gruppo religioso.


Gli scout italiani aprono ai gay, ma l'associazione ProVita cerca di seminare zizzania

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«Dove c'è amore non può esserci peccato, e che quindi anche due persone dello stesso sesso o due conviventi o una persona divorziata devono avere la possibilità di vivere nella comunità degli scout in piena uguaglianza e dignità». È quanto 456 giovani scout, espressione di altri 30.000 iscritti di tutta Italia, hanno voluto scrivere nella "Carta del Coraggio" redatta nel corso della route nazionale dell'Agesci (l'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) tenutasi a San Rossore dal 7 al 10 agosto.
Si stabilisce anche che la famiglia sia rappresentata da «qualunque nucleo di rapporti basati sull'amore e sul rispetto» e si chiede all'Agesci che «dimostri maggiore apertura riguardo a temi quali omosessualità, divorzio, convivenza, attraverso occasioni di confronto e di dialogo, diventando così portavoce presso le istituzioni civili ed ecclesiastiche di una generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società» e che «non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione alla vita associativa e al ruolo educativo, fintanto che l’educatore mantenga i valori dell’integrità morale». Un appello è riservato anche Chiesa, invitata a «accogliere e non solo tollerare qualsiasi scelta di vita guidata dall'amore».
Tale documento è la sintesi di un lavoro svolto nel corso di un anno dai vari gruppi locali, sintetizzato e riassunto dal Consiglio Nazionale R/S, discusso in 456 campi mobili tenutesi in tutte le regioni italiane ed approvato dalla maggioranza degli stati generali dell'Associazione. Insomma, tutt'altro che un documento campato in aria.


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Al Meeting di Rimini si parla di nuovi diritti, ma qualcuno premette che è solo per combatterli

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Nonostante dal 2002 sia finanziato con oltre 2 milioni di euro pubblici, il Meeting di Rimini è un evento privato organizzato annualmente da Comunione e Liberazione come occasione di incontro e di pressione sulle politiche statali.
Tra i vari incontri in programma, ha fatto scalpore quello intitolato: «Il rovescio del diritto: i nuovi diritti». Per la prima volta in un contesto ciellino, qualcuno ha osato pronunciare parole impronunciabili come «diritti», «nuovi diritti», «diritti sociali» e  persino «diritti civili». Una cosa mai successa. Ancor più se si considera come il relatore abbia osato affermare che «Non dobbiamo imbracciare l'arma dei divieti, ma bisogna riportare il dibattito su ciò che la retorica dei diritti oscura: i costi, non solo ma anche quantitativi» o che «L'errore di noi cattolici è tradurre interamente la morale in diritto».
Parlare di un'apertura ai diritti gay appare sicuramente inadeguato, così come gli organi di stampa ciellini (anch'essi finanziati con denaro pubblico) si sono affrettati a sottolineare. Sull'immancabile Tempi il punto di vista propinato ai lettori viene chiarito già dal titolo: "L'inganno dei nuovi diritti, il ruolo della legge e la posizione cattolica. Ma i relatori si dividono su come dare battaglia". Insomma, si premette che i nuovi diritti siano un «inganno» e che sia necessario «dare battaglia».
Nell'articolo la questione viene poi riassunta con un «del matrimonio gay», «non bisogna preoccuparsi troppo» né cercare di impedirli con la legge, «perché è una dimensione in cui la testimonianza e l'esempio sono più forti di una battaglia giuridica», «la vera battaglia da fare subito è quando i diritti mostrano la loro faccia feroce e impediscono, ad esempio, l'uso di alcuni termini perché connotati dal genere». Qui «c'è una invasione della libertà e allora bisogna difendersi perché quando il diritto impedisce la libertà, diventa illegittimo. Altra cosa invece è una legislazione secolare che non impedisce la mia libertà fino in fondo».


Mister Gay World: l'Italia nega il visto a quattro finalisti

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I delegati in gara sarebbero dovuti essere 32, ma l'Italia ha deciso di non concedere il visto a quattro di loro. Ai finalisti di Camerun, Namibia, Siria e Pakistan sarà così impedita la partecipazione al concorso di Mr Gay World. Ed è così che per Julien Mbiada (29 anni, Camerun), Amir Rafique (31 anni, Pakistan), Nelson Goagoseb (31 anni, Namibia) e Feras (32 anni, Siria), è stata la burocrazia italiana ad interrompere anzitempo il loro sogno di poter conquistare il titolo.
La denuncia arriva dal direttore europeo della manifestazione, il norvegese Tore Aasheim, eletto anche garante dei concorrenti in tutte quelle nazioni che richiedevano una lettera di invito per ottenere l'autorizzazione ad entrare in Italia: «Ci sono stati dei problemi nel richiedere il visto da parte di alcuni concorrenti. Devo confessare che mi dispiace molto dover dire che alcune ambasciate hanno avuto un atteggiamento ostile nei nostri confronti, quando hanno saputo che il visto serviva per la partecipazione a Mr Gay World [...] Mi sono trovato in una strana situazione: pur essendo norvegese e facendo parte dell'area Schengen, ho dovuto inviare alle diverse ambasciate una copia del mio passaporto e altri documenti [...] Ai concorrenti del Cameron, della Namibia, della Siria e del Pakistan, è stato negato il visto per l’Italia».
L'organizzazione non ha mancato di sottolineare come in quei Paesi «è molto difficile vivere la propria condizione di omosessuale», ed «è brutto che una nazione che fa parte dell'Unione Europea riservi loro questo tipo di trattamento».
Il numero dei concorrenti è così sceso da 32 a 25, dato che altri delegati hanno dovuto rinunciare al loro sogno perché i loro datori di lavoro gli hanno negato il permesso per partire alla volta di Roma.

Via: Il Messaggero


Gay: Palermo ripiomba nel Medioevo e le mozioni si scrivono in base all'Antico Testamento

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La città di Palermo ha deciso di seguire le infauste orme della Lombardia e, con 30 voti a favore e 4 contrari, ha approvato l'istituzione di una «giornata della famiglia naturale». La mozione appare anche questa volta ispirata dai Giuristi per la Vita ed è stata presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Figuccia (già tristemente per le motivazioni bibliche addotte contro la celebrazione del gay pride cittadino).
«Adesso voglio vedere quando Orlando ci dirà di celebrare la nostra festa, dato che lui tifa per il Pride. Io ho scritto anche a Papa Francesco, che però non mi ha risposto: ho spiegato che noi siamo una maggioranza silente e non dobbiamo vergognarci di esprimere il nostro parere contro questo fenomeno, che deriva dalla società malsana, senza valori», dice Figuccia ricalcando i tristi slogan delle varie Sentinelle in Piedi.
In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, il consigliere si dice certo che la scienza sbagli e che i suoi pregiudizi siano da imporre per legge: «Chi ci dice che l'omosessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia. I motivi dell'omosessualità vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo». Insomma, basta inventarsi una propria teoria e poi imporla per legge... un bell'esempio di una democrazia matura!
Figuccia non ha mancato di sottolineare come le sue teorie si basino sull'Antico Testamento: «Io sono l'ultimo giapponese che crede nell'Antico Testamento, è già scritto tutto lì: Sodoma, Gomorra, Babele. Se un giorno dovesse tornare il giudizio di Dio -sostiene il consigliere- chi si è reso colpevole di queste cose non potrà salire sull'arca di Noè».
Luigi Carollo, presidente di Articolo Tre di Palermo, ha commentato: «Vorrei ricordare a Figuccia che non può dire cosa è scientifico e cosa no, dato che questo è un compito che spetta all'organizzazione mondiale della sanità: già 30 anni fa l'idea di Figuccia è stata bocciata, il consigliere se ne faccia una ragione. Evidentemente l'ossessione di Figuccia è il Pride: nessuno di noi è contrario alla giornata della famiglia naturale, mentre lui intende questa giornata come un baluardo contro il Pride. Il nodo importante però è che la mozione è stata votata da 30 consiglieri comunali su 34 presenti, molti dei quali appena un anno fa si erano espressi per la nascita del registro delle unioni civili: la città in pratica ha fatto un enorme passo indietro».


Report sui diritti civili: Liguria e Toscana ai primi posti, Valle d'Aosta e Lombardia sono le peggiori

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È la Liguria la regione italiana con la migliore legislazione riguardo ai diritti civili. È quanto emerge da un report di Arcigay realizzato in collaborazione con Klaus Davi. La valutazione assegnatagli è di ben 8 punti, conquistati attraverso una legge anti discriminazione che prevede anche un supporto fiduciario sanitario.
A brevissima distanza si colloca la Toscana (voto 8-) che già dal 2004 ha iniziato ad approvare le prime norme a tutela delle persone lgbt nei luoghi di lavoro.
Nella classifica segue l'Emilia Romagna (7½) che, pur non avendo una vera e propria legge anti-discriminazione, ha comunque incluso nella legge finanziaria alcune norme a tutela delle coppie gay.
Marche e Sicilia si sono aggiudicate 7 punti: nel primo caso si è premiata la creazione di centri di ascolto contro l'omofobia, nel secondo si è ben valutata la norma sulle coppie di fatto deliberata da Crocetta (seppur impugnata dal commissario di Stato). Nel Lazio (7-) si è sottolineata l'esistenza di norme anti-discriminazione nel settore della sanità e del lavoro, così come le campagne a favore del riconoscimento delle coppie di fatto. 7-- è il voto assegnato al Friuli Venezia-Giulia.
L'Umbria (6 ½) non ha norme specifiche pur avendo manifestato l'intenzione di introdurne alcune, così come il Piemonte (6-) è apprezzato per i messaggi di disponibilità lanciati nei confronti delle organizzazioni gay per eventuali interventi legislativi. La Puglia è stata bacchettata con uno 6 dato che «Sono anni che ormai Vendola è presidente della Puglia, ha fatto grandi cose però dal punto di vista delle leggi lgbt ci aspettavamo molto di più. Poteva essere una regione trainante, però ha mancato l'obiettivo e ci dispiace».
Le insufficienze iniziano con la Sardegna (voto 5) dato che si sono apprezzati gli sforzi del sindaco di Cagliari ma «è un'iniziativa locale mentre su questo punto non è giunto nessun segnale da Pigliaru e dalla nuova giunta sarda, troppo silente sui diritti civili».
Abruzzo, Molise, Basilicata, e Campania si sono aggiudicate un 4 data l'assenza di iniziative legislative. Più complicata è la situazione del Trentino Alto Adige dato che ci sono due province: la provincia autonoma di Trento (voto 5, che potrebbe diventare un 7 se dovesse passare la legge contro l’omofobia in discussione) e quella di Bolzano (voto 4). Un 4 è stato assegnato anche al Veneto di Zaia e alla Calabra, entrambe prive di norme in difesa dei diritti civili.
La classifica viene chiusa da Valle d'Aosta (con un 2 a causa di uno statuto che parla solo di famiglia naturale) e la Lombardia , dove la giunta guidata da Roberto Maroni si è beccata uno 0 dopo l'approvazione di un ordine del giorno che incita le istituzioni alla promozione della "famiglia naturale" e all'opposizione ad ogni riconoscimento delle famiglie gay.


Virginia: per il matrimonio egualitario bisognerà attendere ancora

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Con una decisione presa sul finire della giornata, la Corte Suprema ha sospeso la sentenza del 4° circuito pronunciata il luglio scorso nel caso Bostic v. Schafer. La sentenza sarebbe entrata in vigore giovedì mattina dando l'opportunità a centinaia di coppie gay e lesbiche della Virginia di sposarsi.
Cerchiamo di spiegare la situazione dall'inizio: a seguito della decisione della Corte Suprema nel caso Usa v. Windsor molte coppie gay e lesbiche iniziarono a sfidare in tribunale i divieti costituzionali presenti a quel tempo in più di 30 stati americani, arrivando ad accumulare più di 70 cause legali. Tra queste cause, il caso Bostic v. Schaefer, dopo due sentenze, è stato tra i primi ad arrivare al vertice dell'organizzazione giudiziaria degli Stati Uniti, la Corte Suprema. Tutto è cominciato con il complaint di Timothy e Tony, una coppia di Norfolk, Virginia, dopo che l'Ufficio dello Stato Civile della loro città gli aveva negato una licenza di matrimonio il primo di luglio 2013. A settembre Carol e Mary si aggiungono alla causa, a febbraio la giudice federale Arenda Wright del Corte distrettuale di Norflok ascolta le argomentazioni e nello stesso mese dichiara incostituzionali le leggi della Virginia che non permettono alle coppie gay e lesbiche di sposarsi.

Il governo della Virginia che si era detto sin dall'inizio del processo favorevole ad una sentenza del genere smette di difendere il divieto, ma in appello ricorrono gli ufficiali dello stato civile di Norfolk, Schaefer e Rainey, e l'ufficiale di stato civile della Contea di Prince William, Michele McQuigg, che aveva chiesto di inserirsi nella causa. In appello, presso la Corte di Richmond del 4° Circuito degli Appelli, la sentenza viene confermata il 28 luglio scorso. L'ufficiale Michele McQuigg chiede allora una sospensione della sentenza al 4° Circuito per poi potersi appellarsi alla Corte Suprema. Settima scorsa il 4° Circuito degli Appelli rigetta la richiesta di sospensione della sentenza e quindi la McQuigg avanza un'ulteriore richiesta di sospensione e questa volta dinanzi alla Corte Suprema.


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