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Registro delle unioni civili a Roma: vince l'ostruzionismo

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«Faremo di tutto per rinviare il voto finale sul provvedimento». È quanto aveva minacciato il leghista Marco Pomarici alla vigilia della discussione capitolina sull'istituzione di un registro delle Unioni Civili nel comune di Roma.
E così è stato. L'ostruzionismo è stato l'unico vero protagonista della seduta capitolina, caratterizzata da centinaia di emendamenti inutili buttati con l'unico obiettivo di portare all'esaurimento del tempo a disposizione. Verso le 17 si è verificato l'inaccettabile: una consigliera dell'Ncd ha tirato fuori un cartello che riportava citazioni bibliche contro le unioni fra persone dello stesso sesso mentre alcuni militanti di estrema destra hanno tentato di interrompere i lavori facendo irruzione con cartelli «in difesa della famiglia» firmati da Fratelli d'Italia. Da qui una degenerazione a cori da stadio e botte fra i presenti in sala con tanto di sospensione della seduta.
Dopo una mezz'ora di scontri, si è deciso di prorogare la seduta oltre l'orario previsto e dopo un'altra mezz'ora di inutili chiacchiere (più volte a sostenere che non ci fosse urgenza di dibattere dell'argomento che a trattare temi utili alla cittadinanza) si è finalmente iniziato a votare speditamente le centinaia emendamenti rimasti. Intorno alle 19, però, la seduta è stata tolta ed aggiornata a domattina alle 10 senza che si fosse giunti ad una votazione finale.

Intanto tutti i gruppi di centrodestra, ad esclusione di Altra Destra, hanno presentato una diffida indirizzata al prefetto di Roma per «il taglio di circa 7.000 tra ordini del giorno ed emendamenti nel corso della discussione», sostenendo che costituisca «una palese violazione del regolamento» dato che «sono rimasti solo 83 ordini del giorno e circa 200 emendamenti». Qualora il prefetto dovesse accogliere la diffida, la delibera potrebbe essere annullata.


Yelena Klimova è stata multata per «propaganda gay»

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Yelena Klimova, fondatrice di Children 404 è stata multata di 50.000 rubli per aver violato la legge sulla cosiddetta «propaganda di rapporti sessuali non tradizionali tra i minori» (uno stipendio medio in Russia è di 33.088 rubli mensili). Il suo è l'ultimo ultimo gruppo di supporto agli adolescenti lgbt rimato ancora attivo in Russia e rappresenta un luogo in cui i giovai possono parlare con psicologi professionisti delle loro difficoltà dinnanzi alla discriminazione e all'omofobia subita.
Lo scorso novembre le autorità l'hanno processata dopo aver sostenuto di aver ricevuto «150 denunce provenienti da privati cittadini ed associazioni» contro di lei. Ma più probabilmente ad aver pesato è stato l'intervento della politica e, in particolar modo, del deputato Vitaly Milonov (creatore della legge omofoba di San Pietroburgo e noto attivista anti-gay) che ha chiesto ha gran voce la totale chiusura del progetto curato dalla Klimova.
Nell'accusa si è sostenuto che la donna abbia violato la legge per aver parlato in maniera positiva delle relazioni fra persone dello stesso sesso, sostenendo che godessero di pari dignità di quelle eterosessuali. Un'affermazione che nella Russai di Putin ormai non è più possibile fare.
Le motivazioni della sentenza non sono ancora state pubblicate ma la Klimova annuncia che farà ricorso. Intanto i suoi sostenitori hanno lanciato una petizione online per chiedere al primo ministro Dmitry Medvedev di «fermare la persecuzione» contro il gruppo di sostegno.


A Manchester potrebbe aprire la prima scuola inglese pensata per studenti lgbt

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A Manchester potrebbe aprire i battenti una nuova scuola specificatamente pensata per gli studenti lgbt. È questa la proposta che ha spaccato l'opinione pubblica inglese.
«Non capisco come segregare dei giovani identificati dalla loro sessualità possa aiutare l'integrazione» è il commento dell'ex sottosegretario all'Educazione Tim Loughton. Di parere diametralmente opposto è Annette Pryce, responsabile lgbt per l'Unione nazionale degli insegnanti, pronta a rilanciare: «Non mi verrebbe mai da pensare che sia un modo per isolare gli studenti ma certo è una vera vergogna essere arrivati a un rimedio del genere. Significa che le scuole normali non hanno gli strumenti per andare incontro ai loro bisogni».
Il nodo cruciale, infatti, è un dato di fatto: in molte strutture scolastiche inglesi il bullismo omofobico non è contrastato in modo efficace e vi è un alto numero di studenti che decidono di allontanarsi dagli studi a causa delle discriminazioni subite.
Nei progetti le iscrizioni daranno aperte a tutti i ragazzi tra i 13 e i 15 anni, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Per 40 allievi sarà previsto il tempo pieno, per altri 20 solo attività didattiche aggiuntive per chi continuerà a frequentare la scuola ordinaria. Attraverso un ambiente protetto si cercherà di aiutare gli studenti a costruirsi un'autostima che gli possa permettere di superare i pregiudizi.


La Macedonia modificherà la sua Costituzione per impedire il riconoscimento delle unioni gay

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Il Parlamento di Skopje pare ce la stia mettendo tutta per proibire le nozze fra persone dello stesso sesso: un emendamento costituzionale che intende minare le basi per qualunque riconoscimento futuro delle unioni gay è stato approvato con larga maggioranza.
Con 72 voti a favore e solo quattro contrari, si è votato per modificare la Costituzione macedone in modo che il matrimonio venga espressamente definito come un'«unione esclusiva per tutta la vita tra un uomo e una donna». Poi, giusto per sincerarsi che le cose non possano variare in futuro, un'altro emendamento propone che qualsiasi iniziativa legislativa che riguardi matrimonio, famiglia ed unioni civili debba essere approvate da una maggioranza di almeno i due terzi del Parlamento.
I due emendamenti costituzionali sono parte di un pacchetto di otto norme che dev'essere ancora votato nel suo insieme. Si prevede, però, che la norma verrà approvata.
Secondo Amnesty International, la norma «rafforzerà ulteriormente la discriminazione» ed è da ritenersi un preoccupante segnale di un'«intolleranza sulla base dell'orientamento sessuale».


Modelli nudi in passerella durante la prima giornata della Paris Fashion Week 2015

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Si può dire tutto tranne che la collazione dello stilista statunitense Rick Owens sia passata inosservata. È lui ad aver aperto la Paris Fashion Week 2015 e ad aver portato in passerella quella che ritiene possa essere la moda dell'autunno inverno 2015-2016.
La sua proposta è quella di una città piena di uomini coperti con tuniche e mantelli, stoffe drappeggiate ed abiti stracciati... ma se fin qui non c'è nulla di così sconvolgente, ad aver creato scalpore è un particolare ben preciso: i modelli non indossavano alcun intimo e i alcuni capi erano tagliati ad un'altezza tale da far intravedere i genitali. Anzi, su alcune tuniche era addirittura stata inserita un'apposita apertura finalizzata proprio a lasciare al vento parti su cui solitamente non batte il sole.
Rick Owens è noto per essere un provocatore e l'aver fatto sfilare i suoi modelli con il pene al vento pare abbia sortito l'effetto desiderato: sui social network stanno circolando decine e decine di foto dei suoi modelli quale sinonimo di una sfilata che, nel bene o nel male, non è certo passata inosservata.

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Cile: il parlamento approva le civil partnership gay

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Con 32 voti a favore, 23 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati cilena ha approvato il Pacto de Unión Civil che permetterà coppie gay e lesbiche di unirsi in una civil partnership. La proposta di legge era in discussione da ben 11 anni e prevede anche la possibilità di adozione.
Ora la norma dovrà passare dal Senato, ma l'esito appare quasi scontati (un anno fa 28 senatori votarono a favore e solo 6 contro) e la nuova presidente Michelle Bachelet ha già annunciato che irmerà la norma.
«Ventitré anni dopo la prima richiesta di matrimonio gay e dopo undici anni di dibattiti parlamentari, è molto soddisfacente poter riscontrare un risultato», ha dichiarato Ronaldo Jiménez dell'associazione lgbt MOVILH. «Vorremmo dedicare questa giornata, questo momento, a tutte le famiglie gay lesbiche che hanno sofferto sotto il peso di pregiudizi e incomprensione».
L'associazione aveva sporto denuncia nei confronti del precedente governo per aver negato a tre famiglie lgbt la possibilità di sposarsi ma, in tutta risposta, un gruppo di formato da cristiani evangelica e cattolici lì denunciò a sua colta per aver distribuito un libro per bambini che parla di famiglie arcobaleno. Fu un passo falso dato che, per la prima volta nella volta, i giudici cileni si schierarono dalla parte dei diritti lgbt.
Durante il voto gruppi di cristiani evangelici e cattolici hanno protestato davanti al Parlamento, chiedendo che le civil partnership venissero rigettate. Il 70% dei cileni di dichiara cattolico e la seconda emittente televisiva privata del Paese è di proprietà della Chiesa Cattolica.


Gli ritirarono la patente perché gay. La Cassazione dispone un maxirisarcimento

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La vicenda risale al 2001, quando un ragazzo si vide negato il rinnovo della patente perché gay. Dichiaratosi omosessuale durante la visita per il servizio di leva, venne richiamato dalla motorizzazione civile per un nuovo esame di idoneità psico-fisica. L'esito fu assurdo: la patente gli venne ritirata a causa di quello che veniva bollato come «gravi patologie che potrebbero risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida».
Il giovane portò in tribunale i ministeri dei trasporti e della difesa, chiedendo 500mila euro di risarcimento. In primo grado i giudici gli diedero ragione e stabilirono un risarcimento di 100mila euro, poi ridotto dalla corte d'appello a soli 20mila dato che «l'illegittima diffusione dei dati afferenti all'identità sessuale» era rimasta «circoscritta ad ambito assai ristretto».
Oggi, a quasi quattordici anni di distanza dai fatti, la Cassazione ha sentenziato che: «Non pare revocabile in dubbio che la parte lesa sia stata vittima di un vero e proprio (oltre che intollerabilmente reiterato) comportamento di omofobia». Poi, articolo 2 della Costituzione alla mano, i giudici hanno ricordato «il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità». La Corte d'appello dovrà ora fissare la cifra del maxi-risarcimento a beneficio del giovane.

«Una sentenza importantissima, che sottolinea la gravità dell'offesa omofobica riportandola al senso della nostra Carta costituzionale -ha dichiarato Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay- A chi voleva raccontare quella grave discriminazione come un incidente amministrativo oggi la Suprema Corte invia una risposta inequivocabile: la dignità delle persone è inviolabile ed è dovere della nostra Repubblica tutelarla. L'omofobia, di conseguenza, non ha cittadinanza nella nostra Costituzione e merita sanzioni esemplari. Rispetto a questo punto fermo il Parlamento italiano è del tutto latitante: lo dimostra non solo lo stallo sterile in cui giace il testo di legge contro l'omotransfobia ma anche il dibattito vergognoso che alla Camera dei deputati portó all'approvazione di quel testo. Un dibattito indimenticabile nella sua bassezza, nell'ostinato negazionismo, nell'evidente carico di omotrasfobia di cui era esso stesso testimonianza. Di questa sentenza, allora, è innanzitutto il Parlamento a dover fare tesoro, calendarizzando quanto prima il dibattito sulla legge contro l'omotransfobia in Senato e offrendoci perciò la prospettiva concreta dell'entrata in vigore di quella legge. Che non è un cavillo amministrativo, ci dice la Cassazione, ma l'indispensabile strumento di tutela della dignità di tantissimi italiani e italiane».


Omofobia, confermata la condanna dell'avvocato Taormina. I giudici ribadiscono che la libertà di opinione non può violare gli altri principi costituzionali

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La Corte di Appello di Brescia ha respinto l'appello presentato dall'avvocato Carlo Taormina contro l'Ordinanza del Tribunale di primo grado che lo aveva condannato a risarcire la Rete Lenford dopo le dichiarazioni omofobe e discriminatorie rese durante una trasmissione radiofonica. In quell'occasione l'ex deputato di Forza Italia espresse giudizi negativi sulle persone omosessuali, sostenendo che non ne avrebbe mai assunte nel suo studio.
L'associazione Avvocatura per i diritti Lgbti-Rete Lenford, difesa anche in appello dagli avvocati Caterina Caput e Alberto Guariso, aveva ravvisato in quelle parole un evidente intento discriminatorio, sanzionato dalla Legge 216/2003 che tutela i lavoratori contro le discriminazioni sul luogo di lavoro.
La Corte d'Appello ha dunque condiviso quanto già acclarato dal Tribunale ed i giudici hanno anche ribadito come la tutela del principio costituzionale sulla libertà di manifestazione del pensiero non possa spingersi a violare altri principi costituzionali, individuati nell'articolo 2 (tutela del singolo cittadino nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità, ovvero il luogo di lavoro), 3 (principio di uguaglianza) 4 (diritto al lavoro) e 35 (tutela del lavoro).
Taormina è stato condannato ad un risarcimento di 10.000 euro e alla pubblicazione a sue spese dell'ordinanza su un quotidiano a tiratura nazionale. Il tribunale ha inoltre riconosciuto la Rete Lenford come un soggetto giuridico portatore dell'interesse collettivo leso e, come tale, legittimato ad agire in giudizio e titolare di un diritto al risarcimento.


Arcigay Omphalos denuncia per diffamazione il presidente del Forum delle associazioni familiari dell'Umbria

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Il circolo Arcigay Arcilesbica Omphalos di Perugia ha querelato Simone Pillon, avvocato e presidente del Forum delle associazioni familiari dell'Umbria, in merito alle affermazioni diffamatorie rilasciate in alcuni incontri pubblici con la popolazione.
Pare che la magistratura abbia già disposto il sequestro del video (qui consultabile in una breve parte) che mostra quanto sostenuto dall'uomo il 29 giugno scorso dinnanzi ad alcuni cittadini di Assisi.
Le immagini ci mostrano Pillon pronto a sostenere che i volontari di Arcigay si siano recati in un liceo «per insegnare ai ragazzi com'è che si fa l'amore», sostenendo che «quelli di Arcigay Perugia hanno spiegato che per fare l'amore bisogna essere o due maschi o due femmine. Non è possibile fare diversamente». A riprova di quella tesi ha sventolato le fotocopie di due volantini che sarebbero stati distribuiti agli studenti. A tal riguardo Pillon ha poi ironizzato su come i testi fornissero informazioni sul sesso sicuro ed ha sostenuto la presenza di riferimenti che invitassero i ragazzi a frequentare locali gay.
Il giudice ha ravvisato gli estremi per disporre il sequestro del video dato l'eccessiva «sferzante ironia» ed una descrizione non corretta delle attività e del materiale distribuito. Una considerazione che parte anche da una curiosa omissione: Pillon se ne va in giro sventolando le fotocopie di due volantini senza fare alcun riferimento ad un terzo opuscolo dedicato alle coppie eterosessuali.
Il materiale è appositamente realizzato in tre diverse tipologie che affrontano i rapporti tra uomo e uomo, tra donna e donna e tra uomo e donna -spiega Arcigay Arcilesbica Omphalos- Chi sostiene falsamente che l'attività della nostra Associazione sia finalizzata ad istigare giovani studenti ad avere solo rapporti con persone dello stesso sesso o a distribuire materiale pornografico nelle scuole offrendo la nostra sede per "pratiche di iniziazione" di giovani che vogliono sperimentare l'omosessualità, lede profondamente la reputazione della nostra Associazione e svilisce il lavoro dei tanti volontari e professionisti che si dedicano con serietà ai suoi numerosi progetti».


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Il ministro della salute irlandese ha fatto coming out

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Leo Varadkar, il ministro della salute irlandese, ha fatto coming out nel giorno del suo 36esimo compleanno. Durante un'intervista radiofonica, il politico ha raccontato di non volere che la gente potesse pensare che stesse nascondendo qualcosa di sé, motivo per cui ha dichiarato: «Sono gay. Non è un segreto. Spero che non sia un problema per nessuno. Non dovrebbe esserlo».
Nell'occasione ha anche precisato come la sua sessualità non abbia nulla a che vedere con le sue scelte politiche: «Non voglio essere accusato di avere una qualche agenda segreta o di non essere completamente sincero con i cittadini».
L'orientamento sessuale dell'uomo era noto a tutti i suoi amici e familiari, così come anche ai suoi colleghi. Varadkar si è comunque sentito di informare il Primo Ministro, Enda Kenny ed è lui stesso a raccontare il dialogo intercorso: «Mi disse che sono fatti privati e che devo dovevo fare quello che ritenevo giusto. Al posto di darmi consigli mi fece una domanda. Mi chiese se ero già stato nel famoso ritrovo gay Pantibar. Io gli dissi di no e lui mi rispose: "Sono più avanti di te, io ci sono già stato privatamente"».
Il ministro ha dichiarato anche di sperare che i suoi connazionali non cambino atteggiamento nei suoi confronti: «Sono sempre la stessa persona -ha ricordato- credo che essere gay non faccia una grande differenza e spero che sia così anche per gli irlandesi. Mi auguro anche che in futuro i coming out smettano di attirare i titoli dei giornali e che diventino una cosa assolutamente naturale».
Tutti i media irlandesi hanno parlato del coming out del ministro ed è presumibile che il suo gesto possa avere effetti sul referendum per il matrimonio egualitario che si terrà a primavera.


Mario Adinolfi: «Il preservativo non serve, le mogli devono essere cristiane e sottomesse»

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Secondo l'assessore Cappellini, il convegno sulla "famiglia tradizionale" avrebbe mostrato ai cittadini l'immagine di famiglia che la Lombardia intende promuovere. Secondo Maroni, in quella sede sono emersi contenuti importanti tali da motivare il voler portare quel tavolo all'Expo 2015 affinché l'intero pianeta possa ascoltare le parole di quei relatori.
Peccato che quelle tesi non siano certo condivise da tutti e i relatori pare ce la stiano mettendo davvero tutta per screditarsi anche agli occhi di chi ancora non li ha contestati.
L'ultimo a lanciarsi in affermazioni azzardate è Mario Adinolfi che, ospite di Radio 24, ha pronunciato parole sessiste, irresponsabili e pericolose.
«Sono contrario ai preservativi, non li uso e sono contrario -ha dichiarato fiero- abbassano il piacere e interrompono il momento». E per quanti riguarda la prevenzione dell'Aids? «È solo propaganda. La soluzione è la sessualità responsabile. In Africa muoiono perché non c'è una sessualità responsabile, non perché non usano il condom. [...] Io non li ho mai usati, anche quando da giovane ero scapestrato. Lo trovo uno strumento scomodo, non ne capisco il valore». Ed ancora: «Le malattia? Ma non esiste questa storia, le prendi in tante maniere, il problema non lo risolvi con il preservativo. Le eviti se hai una sessualità responsabile, vai con le persone con cui sai che puoi andare».
Anche riguardo alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili attraverso un'informazione nelle scuole, Adinolfi non ha dubbi: «Il preservativo di stato non esiste. Qualcuno può dire ai ragazzi di 18 anni che non è obbligatorio farsi il primo che passa? A mia figlia di 19 anni dico: conservati per il tuo sposo. Se possibile fai sesso responsabile, oppure non farlo».
Non pago di aver sostenuto che il preservativo non serva e non debba essere usato, l'uomo si è poi lanciato a raccontare la sua idea si famiglia: «La condizione ideale è quella di avere un solo uomo o una sola donna nella vita, io non lo posso dire ma invidio chi ha questa possibilità». Poi ha aggiunto: «La moglie sottomessa cristiana  è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite. E sottomessa non significa che non c’è la parità, sono due cose diverse».


Dopo Maroni, anche Giovanardi lancia il suo convegno omofobo

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Carlo Giovanardi è da sempre sinonimo di omofobia e qualcuno sarà forse rimasto sorpreso nel non aver scorto il suo volto fra gli ospiti del convegno omofobo organizzato in Lombardia da Maroni. Ma in una sorta di gara a chi la spara più grossa contro i diritti dei gay, il senatore ha annunciato di essere al lavoro per dar vita al suo convegno omofobo, organizzato al Senato con la collaborazione di Provita, Associazione italiana genitori, Associazioni genitori delle scuole cattoliche, Movimento per la vita e Giuristi per la vita. Insomma, anche in questo caso i nomi appaiono tutti uniti da un'ideologia ben precisa a garanzia di un comizio a senso unico.
Il titolo è eloquente: "Per una scuola che insegna e non indottrina". Ancora una volta, dunque, è la scuola l'obiettivo di quelle associazioni, da tempo impegnate ad impedire che qualcuno possa mettere in campo qualsiasi strategie volta ad insegnare il rispetto della diversità.
Nel volantino si legge: «In molte scuole vanno diffondendosi, senza informare i genitori, progetti educativi affidati ad associazioni lgbt tesi a promuovere una visione della famiglia contraria a quanto affermato dalla Costituzione e una formazione sulla sessualità basata sull'ideologia del gender. Fondi pubblici destinati ad una "strategia contro le discriminazioni" vengono destinati dall'Unar a questo scopo. A partire dalle scuole dell'infanzia si utilizzano perfino libri di fiabe attraverso i quali si vogliono rieducare gli studenti a considerare il proprio sesso biologico modificabile in qualsiasi "genere" e ad equiparare ogni forma di unione e di "famiglia". In Senato vi è una recente proposta di legge che vorrebbe stanziare centinaia di milioni di euro per la diffusione dell'ideologia gender nelle scuole».
Insomma, le rivendicazioni sono le solite: l'ufficio anti-discriminazioni non deve occuparsi di discriminazioni, la Costituzione rivendicherebbe una superiorità della famiglia eterosessuale (un vero e proprio evergreen di Giovanardi), i bambini devono essere trattati come giocattoli nelle mani dei propri genitori e nessuna informazione deve contrastare con i pregiudizi inculcati dalla famiglia.
Riguardo alla norma citata, il quartetto sta anche raccogliendo firme per cercare di impedirne l'approvazione. Peccato che la norma non sia mai neppure stata discussa (e neppure vi è una qualche certezza che giunga mai in aula) e gli intenti siano un po' diversi da quelli illustrati. Un comma propone di introdurre nelle scuole «l'insegnamento a carattere interdisciplinare dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea» in piena attuazione dei principi costituzionali.


Johnny Rapid è stato arrestato con l'accusa di violenze sulla fidanzata

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In pochi giorni Johnny Rapid -il cui vero nome è Hylan Taylor- è passato dall'offrire due milioni di dollari a Justin Bieber per una scena in un film a luci rosse all'essere arrestato con gravissime accuse.
Da sempre dichiaratosi un gay-for-pay (ossia un eterosessuale che partecipa a scene con altri uomini solo per soldi), il 22enne è accusato di aver picchiato e cercato di soffocare la propria fidanzata dinnanzi al suo rifiuto ad organizzare una serata di sesso a tre con una 14enne.
Secondo quanto ricostruito dagli agenti di Rockdale County (Georgia, Stati Uniti), i fatti risalgono al 9 ottobre scorso. All'interno di un bowling la coppia ha fatto la conoscenza di una giovane donna asiatica che si sarebbe presentata loro come una 18enne. La discussione avrebbe poi preso una determinata piega ma, fra una chiacchiera e l'altra, la ragazza avrebbe ammesso di essere in realtà una 14enne. Quella rivelazione ha portato la ragazza di Taylor ad accantonare l'idea di una serata a tre, ma lui avrebbe reagito in modo molto violento: dopo averla portata all'esterno del locale, l'avrebbe dapprima soffocata e poi spinta a terra. Le percosse sarebbero poi proseguite anche in macchina durante il tragitto sino a casa.
Gli agenti hanno riscontrato alcuni segni rossi sul collo e sulle le labbra della vittima, arrossamenti sopra entrambi gli occhi e del sangue sul suo lobo dell'orecchio destro, forse dovuti ad un orecchino strappato.
Taylor è stato arrestato il 15 dicembre e trasferito nella prigione di Rockdale County Jail. È stato rilasciato il giorno seguente dietro il pagamento di una cauzione di 2500 dollari.
L'ufficiale racconta che la ragazza si era recata da lui, sostenendo di essersi inventata tutto e di non voler più procedere con la denuncia. La sua richiesta, però, è stata respinta e gli agenti hanno deciso di procedere con le indagini. Al momento non è ancora stata fissata una data per l'udienza in tribunale.
Taylor ha preso parte a numerose scene in film gay per soli adulti, ricoprendo sia ruoli attivi che passivi. Tra i performer più noti di Men.com, ha raccontato la sua vita da gay-for-pay all'interno di una serie di documentari intitolati "I'm a porn star". In quell'occasione dichiarò: «Sono molto dominante con le donne. Le sc**po duramente». Ed ancora: «Le domino. Faccio il mio film porno, poi vado a casa dalla mia ragazza e faccio sesso con lei fino a quando non sanguina». Ora, viste le accuse, quella che poteva apparire come una spacconeria di cattivo gusto rischia di assumere un significato assai più grave.
Taylor non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione pubblica riguardo all'arresto.


Usa. Pasticcere si rifiuta di scrivere insulti omofobi sulla torta, un cristiano lo denuncia per discriminazione

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Discriminazione religiosa. È questa la denuncia presentata da un cristiano nei confronti di una pasticceria che si è rifiutato di scrivere frasi omofobe su una torta.
Siamo a Denver, in Colorado, dove Azucar Bakery è un noto artigiano che si preoccupa di creare dolci dalle forme più svariate. In passato ha preparato dolci per matrimoni gay, così come anche torte con temi religiosi.  La vicenda ha avuto inizio quando nel negozio ha fatto il suo ingresso di un uomo che ha scelto una torta a forma di Bibbia dal campionario delle precedenti creazioni. A quel punto ha estratto un foglio di carta e l'ha mostrato ai dipendenti dicendo che voleva quella frase sulla torta.
«Voleva che scrivessimo roba davvero radicale contro i gay -ha raccontato il pasticcere- Non mi ha permesso di fare una copia del messaggio, ma era davvero odioso. Ricordo le parole "detestabile", "disgrazia", "omosessualità" e "peccatori". Gli ho detto che al massimo gli avrei fatto la torta con uno spazio vuoto, ma avrebbe dovuto scrivere lui stesso quelle cose».
A quel punto l'uomo se n'è andata dicendo al commesso che avrebbe fatto bene a sentire il suo avvocato. Si è poi ripresentato poche ore dopo, chiedendo al pasticcere se si era deciso a fargli quella torta o se avrebbe osato nuovamente suggerirgli di dover scrivere da sé quella frase. In tutta risposta il pasticcere ha chiesto all'uomo di uscire, ma questi è tornato più tardi in compagnia del fratello e se n'è andato solo dopo aver minacciato: «Avrà mia notizie».
Da qui la denuncia.
«Vorrei chiarire che non abbiamo rifiutato il servizio -ha precisato il pasticcere- abbiamo solo rifiutato di scrivere e disegnare quello che ci siamo sembrava discriminatorio verso i gay. Così come non faremmo torte che che discriminano i cristiani, non ne facciamo neppure che discriminino i gay».
Si presume che l'azione sia stata premeditata e che il negozio sia stato preso di mira a causa di alcune dichiarazioni a sostegno di una coppia gay che aveva citato in giudizio un pasticcere per essersi rifiutato di confezionare una torta per le loro nozze.


Kansas, senatore repubblicano propone una legge surreale sull'uso dei bagni scolastici

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Il Kentucky Student Privacy Act è una proposta di legge presentata dal senatore repubblicano C.B. Embry, il quale non ha esitato a richiedere lo status di "emergenza" dato che «attualmente esistono situazioni in cui il diritto alla privacy degli studenti vengono violati».
Secondo i termini della norma proposta, qualsiasi studente potrà portare in tribunale la propria scuola se in bagno incontrerà una persona transessuale del sesso biologico opposto. A quel punto l'istituto scolastico dovrà risarcirlo con 2.500 dollari per ogni incontro occorso, dovrà ripagare il «danno psicologico, emotivo e fisico subito» e dovrà ripagarlo delle spese legali sostenute per la denuncia.
Il disegno di legge tenta anche di rendere il più oneroso possibile la fornitura di alloggi a persone trans da parte della scuola, prevedendo che queste non possano usufruire di nessun servizio condiviso. si dovrà dunque provvedere a creare bagni privati o prevedere un accesso controllato da parte del personale di bagni, spogliatoi e docce. Multe sono previste qualora il personale della scuola non abbia provveduto a prendere «tutte le misure necessarie per impedire l'incontro nei bagni destinati all'uso da parte del sesso biologico opposto».


Trascrizioni, Fratelli d'Italia vuole denunciare i sindaci

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«Denunceremo alla procura Giovanni Manildo per abuso d'atti d'ufficio per non aver rispettato quanto disposto dal ministro Angelino Alfano». È quanto dichiara Marina Buffoni, coordinatrice regionale di Fratelli d'Italia ed assessore al comune di Padova. Il riferimento è al Sindaco di Treviso e al suo mancato annullamento della trascrizione (una sola, ndr) del matrimonio di una coppia gay sposatasi all'estero.
Se il prefetto provvederà a giorni alla cancellazione dell'atto, l'iter non prevede passaggi in procuraa meno che non giungano denunce da parte di privati, associazioni e partiti. Da qui l'iniziativa di Fratelli d'Italia, in prima linea nel voler rendere indagati i sindaci che non hanno immediatamente obbedito ad Alfano.
«Con la registrazione di questo matrimonio -ha risposto Manildo- ho solo tutelato i diritti di due persone, riferendomi a criteri giuridici internazionali. Tutto questo polverone avviene, in Italia, semplicemente perché il ministro Alfano, invece di cambiare la legge, si è limitato a emanare una circolare, creando così solo confusione. Il ministro Alfano è insomma autore di una distorsione».
Il prossimo sulla lista nera di Fratelli d'Italia pare sarà il sindaco di Abano, Luca Claudio, anch'esso contestato per non aver immediatamente annullato la trascrizione di tre matrimoni contratti all'estero.
«L'assessore Buffoni pensi ad amministrare una città complessa come Padova, non ad accanirsi contro chi riconosce legittimamente dei diritti fondamentali -ha commentato Alessandro Zan, deputato padovano del Pd- Si tratta di una triste operazione propagandistica, che peraltro conferma la visione miope di esponenti politici omofobi che altro non fanno che ostacolare l'eguaglianza tra tutti i cittadini, imponendo sempre più spesso modelli alquanto discutibili di "famiglia naturale" che spesso degenerano in palesi discriminazioni e invocano per l'Italia il medioevo giuridico. Sono certo che i sindaci che hanno trascritto i matrimoni tra persone dello stesso sesso, e che magari si ritroveranno paradossalmente indagati come Giuliano Pisapia, cui va la mia stima e solidarietà, non arretreranno di un passo e porteranno alta la bandiera dell'eguaglianza».


Maroni stringe la mano a Inzoli, poi dice di non conoscerlo

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«Era un convegno aperto al pubblico, non conoscevo questa persona: l'unico rammarico è che il cerimoniale non mi abbia informato, altrimenti quella persona sarebbe stata allontanata perché non era opportuno che stesse lì». È quanto dichiara il leghista Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, in merito alla presenza di don Mauro Inzoli al convegno sulla famiglia di sabato scorso. Don Inzoli, ex parroco di Crema, è stato condannato per abusi sessuali dal tribunale ecclesiastico e poi spinto a ritirarsi a vita privata.
Il sacerdote è stato vicepresidente della Compagnia delle Opere, fondatore del Banco Alimentare, figura di riferimento dei frequentatori del Meeting di Rimini ed erede designato di Don Giussani... è davvero possibile che un politico lombardo, peraltro ciellino, potesse non conoscere un così noto esponente di Comunione e Liberazione? In fin dei conti la condanna vaticana (che curiosamente non ha scatenato alcuna indagine da parte della procura) è avvenuta solo nel 2012 e qui si parla di politici che anche ai tempi erano assai attivi sul territorio.
E come se ciò non bastasse, a gettare benzina sul fuoco ci hanno pensato anche alcune fotografie spuntate in rete: in una si vede Maroni che saluta calorosamente il prete all'inizio del convegno, l'altra li mostra seduti allo stesso tavolo durante un convegno del 2004, durante il quale Maroni sedeva a pochi metri dal sacerdote quale ospite dell'associazione Fraternità onlus (guidata proprio da don Inzoli).
Ma non è solo questo a non tornare. Il vicepresidente Cattaneo nega di avergli concesso un accredito e fa ricadere la responsabilità sulla giunta regionale, ma anche fra i nomi presenti in quelle liste non c'è alcuna traccia del nominativo. Qualcuno ipotizza che sia stato fatto sgattaiolare all'interno della sala da un qualche politico, ma anche in quel caso c'è da domandarsi come sia giunto a sedere nell'area destinata agli ospiti istituzionali senza che nessuno si accorgesse di nulla.
In mezzo a questo mosaico formato da tessere che paiono non combaciare c'è pure chi ha trovato il tempo di scherzare. È il caso di Luigi Amicone, moderatore del convegno e direttore della rivista ciellina Tempi, che in merito alla presenza del sacerdote non si è trattenuto dall'ironizzare: «Ci han fatto uno scherzo da preti...».
L'unica cosa certa in tutta la vicenda è che Maroni non ha alcuna intenzione di fermarsi. «Dal convegno sono emersi contenuti importanti -ha sostenuto- e confermo che questa settimana costituiremo i forum delle famiglie per organizzare il convegno internazionale durante Expo 2015 dedicato proprio alla famiglia, che si terrà tra fine settembre e inizio ottobre».

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Il vescovo Ulrich: «Bisogna avere il coraggio di essere disubbidienti verso il mondo e verso la stessa chiesa»

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Gerhard Ulrich è il vescovo della Chiesa luterana evangelica della Germania del nord, nonché il maggior esponente luterano della Germania (il cristianesimo protestante non prevede né papi né cardinali). A lui fanno riferimento tutti i vescovi luterani tedeschi ed oltre 9 milioni di fedeli.
Lo scorso venerdì Ulrich ha celebrato ad Amburgo una messa per 25° anniversario della KonsulT, un associazione di teologi gay e lesbici, ringraziandoli per aver «dato un forte esempio di forza rivoluzionaria della fede, lottando per il diritto all'uguaglianza».
Il vescovo ha sottolineato come l'associazione sia stata di basilare importanza per la vita di numerosi gay cristiani, offrendo supporto a vittime di giudizi morali basati su un'interpretazione «ermetica e sbagliata» della Bibbia. Ulrich ha anche voluto ricordare come la loro lotta abbia portato a ciò che sarebbe dovuto risultare ovvio sin dal principio: la piena accettazione anche di chi vive il proprio amore con persone dello proprio sesso.
Il religioso ha ammesso che Chiesa protestante ha commesso degli errori e che oggi è necessario accantonali, insieme alle paure, per mettere al centro della discussione l'immagine di un Dio che ama infinitamente tutti e che ha dato all'uomo una dignità che mai, per nessun motivo, bisogna ledere.
Ulrich ha anche ricordato che è la stessa Bibbia ad insegnarci ad essere disubbidienti, esattamente così come hanno fatto i tre Magi con l'autorità di Erode. «Bisogna avere il coraggio di essere disubbidienti verso il mondo e verso la stessa Chiesa -ha detto- ed abbiamo visto che è stato necessario esserlo per poter portare la luce nel buio, una luce splendente per tutti».


È lesbica, prete interrompe il funerale

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Siamo a Lakewood, in Colorado (Stati Uniti). Gli amici e i parenti di Vanessa Collier erano già lì, riuniti per dare l'ultimo saluto ad una loro compagna di viaggio che si era spenta a soli 33 anni. La bara era aperta e tutti aspettavano l'inizio della cerimonia quando, dopo 15 minuti dall'orario previsto per la funzione, il pastore Ray Chavez si è presentato dinnanzi a loro dicendo che la commemorazione non si sarebbe potuta iniziare.
Il motivo? Il religioso si era accorto che nel video preparato dai suoi familiari -peraltro nelle sue mani da giorni- erano incluse immagini che mostravano Vanessa mentre baciava ed abbracciava sua moglie, così come altre fotografie che la ritraevano in compagnia delle sue piccole.
A quel punto i familiari non hanno potuto fare altro che prendere letteralmente la bara e trasferirsi in un'altra agenzia funebre (fortunatamente dall'altra parte della strada) più disposta a concedere il rispetto dovuto alla memoria della ragazza.
«È stato umiliante, devastante» racconta un'amica della defunta. «Avevamo consegnato alla chiesa il video in cui Vanessa bacia e abbraccia sua moglie, una settimana prima della cerimonia. Il prete ha avuto la possibilità di fermare il funerale molto tempo prima» sottolineano altri amici.


Al convegno di Maroni c'era anche don Inzoli, esponente ciellino accusato di pedofilia

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Lo si vede chiaramente seduto lì in seconda fila, proprio dietro a Roberto Maroni e a poca distanza da Roberto Formigoni: si tratta di don Mauro Inzoli, figura di spicco di Comunione e Liberazione condannato per abusi sui minori e per questo obbligato dal Vaticano a ritirarsi a vita privata.
La denuncia è stata lanciata da Sinistra Ecologia e Libertà, rimasta sbigottita nel notare quella presenza seduta nei posti d'onore del convegno omofobo organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale».
La scorsa estate il sacerdote ricevette una lettera del Papa che affermava: «In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segno di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale».
«Un bel quadretto, non c'è che dire -ha commentato Franco Bordo di Sel- la Regione a braccetto con il prete pedofilo è la ciliegina sulla torta di un convegno che nei fatti si è dimostrato essere omofobo». Stefania Bonaldi, sindaco di Crema, aggiunge: «Mentre i rappresentanti locali del Nuovo centrodestra mi accusano di arrendevolezza, perché con la maggioranza in consiglio intendiamo garantire il diritto di pregare ai cittadini cremaschi di tutte le religioni, ecco il loro guru, don Mauro Inzoli al convegno omofobo sulla famiglia. Indossare un poco di pudore non sarebbe consigliato, dato un provvedimento ecclesiale già assunto per abusi sui minori ed indagini della magistratura in corso?».

L'episodio rappresenta solo uno dei tanti scandali che hanno accompagnato l'evento, iniziati con un contestatissimo uso del logo Expo e con l'annuncio della presenza di sole associazioni legate da ideologie anti-gay, fra cui anche realtà che promuovono le pericolose e screditate teorie riparative dell'omosessualità. Non è andata meglio con lo svolgimento della manifestazione: abbiamo assistito all'espulsione di uno studente che aveva osato porre domande in contrasto con il pensiero unico proposto, abbiamo ascoltato insulti omofobi gridati in faccia ad un 22enne dall'onorevole Ignazio La Russa, abbiamo visto un clima da torce e forconi verso chi ha opinioni diverse e si sono dovuti subire gli insulti che il governatore Maroni ha riservato agli oltre duemila cittadini che stavano manifestando in una vicina piazza per chiedere uguali diritti per tutti.

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