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Il tipografo ferma la stampa del romanzo: «L'ho letto e Gesù non vuole personaggi gay»

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Armando è un attore che si stava apprestando a pubblicare il suo romanzo d'esordio. Il lancio lancio ufficiale del suo romanzo sarebbe dovuto avvenire il 19 settembre, motivo per cui il 14 agosto si è recato da un tipografo di Caserta per concordare una stampa indipendente del volume. Stando al suo racconto, l'uomo si è dimostrato disponibile, ha accettato l'incarico e si è spinto anche a suggerire di elevare la tiratura delle copie a mille (dato che con le stampe offset si inizia a risparmiare solo con tirature più elevate).
Insomma, una storia normale. Peccato che il 22 agosto il tipografo abbia richiamato Armando per informarlo che aveva iniziato a leggere il libro e aveva deciso di interrompere la stampa. La spiegazione fornita ha del surreale: «Sono presenti personaggi gay ed una sequenza erotica che non condivido. Io firmo solo cose che condivido e questo romanzo è fuori dalla mia comprensione. Come disse Gesù ai Romani, l'omosessualità è un abominio e io condivido quel pensiero. Sono uno spirito libero che pubblica ciò che condivide e non personaggi omosessuali. L'omosessualità non è concepibile, va contro la morale».
Al di là del fatto che Gesù non ha mai parlato di omosessualità e che ad inviare lettere ai romani era San Paolo (per non parlare di come la citazione si riferisca al Levitico, all'interno del quale l'omosessualità è giudicata un abominio al pari del mangiare crostacei), il fatto in sé è molto grave.
L'impressione è di essere di fronte ad un moderno cow-boy che ha deciso di imporre la propria legge, interrompendo la fornitura di un servizio concordato sulla base di meri pregiudizi personali, con tanto di menefreghismo nell'aver impedito all'autore il rispetto delle sue scadenze (con tutte le conseguenze che ne conseguono). Insomma, una vera e propria violenza sulla base di una fantomatica libertà religiosa troppo spesso tirata in ballo solo per impedire la libertà altrui. Il tutto mentre i vari gruppi anti-gay continuano a ripetere che il contrasto all'omofobia non è una priorità dato che bisogna prima pensare al lavoro... certo che i conti iniziano a non tornare nel constatare come un lavoro regolarmente pagato possa essere rifiutato in nome dell'omofobia.
«È ridicolo ed assurdo che nel 2014 ci sono possano essere ancora atteggiamenti tanto reietti da rifiutare un manoscritto perché parla di gay. Il mio romanzo affronta diversi temi crudi moderni ma non tollero che lo si critichi per la natura omosessuale di alcuni suoi personaggi», ha commentato Armando.
L'autore sta attualmente cercando di capire anche se ci siano gli estremi per agire legalmente contro l'atto discriminante subito.


Gruppo religioso della Virginia annuncia un digiuno di 40 giorni contro i matrimoni gay, ma i partecipanti potranno mangiare ciò che vorranno

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Un gruppo cristiano anti-gay della Virginia aveva annunciato l'intenzione di digiunare per quaranta giorni in opposizione al riconoscimento dei matrimoni gay, influenzando così la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Lo scorso mese avevano chiamato a raccolta i propri seguaci: «Unitevi a noi per 40 giorni di preghiera, digiuno e pentimento dal 27 agosto al 5 ottobre per chiedere che la Corte Suprema non riconosca le unioni gay». Il gruppo ha anche sostenuto che sia Dio stesso a non volere le nozze gay ed ha assicurato che la partecipazione al digiuno garantirà la santità ai partecipanti.
Ora che la data di inizio della protesta è giunta, la Family Fondation ha specificato che i partecipanti non saranno chiamati a rinunce terrene e che potranno continuare a mangiare tutto ciò che desiderano: «Rinunciare al cibo fisico non è necessario -hanno detto- ma è fondamentale solo nutrirsi del cibo spirituale».
Insomma, si tratterà del primo digiuno al mondo che potrà essere condotto con la pancia piena e con le gambe sotto al tavolo.

Clicca qui per guardare il video realizzato dal gruppo religioso.


Gli scout italiani aprono ai gay, ma l'associazione ProVita cerca di seminare zizzania

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«Dove c'è amore non può esserci peccato, e che quindi anche due persone dello stesso sesso o due conviventi o una persona divorziata devono avere la possibilità di vivere nella comunità degli scout in piena uguaglianza e dignità». È quanto 456 giovani scout, espressione di altri 30.000 iscritti di tutta Italia, hanno voluto scrivere nella "Carta del Coraggio" redatta nel corso della route nazionale dell'Agesci (l'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) tenutasi a San Rossore dal 7 al 10 agosto.
Si stabilisce anche che la famiglia sia rappresentata da «qualunque nucleo di rapporti basati sull'amore e sul rispetto» e si chiede all'Agesci che «dimostri maggiore apertura riguardo a temi quali omosessualità, divorzio, convivenza, attraverso occasioni di confronto e di dialogo, diventando così portavoce presso le istituzioni civili ed ecclesiastiche di una generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società» e che «non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione alla vita associativa e al ruolo educativo, fintanto che l’educatore mantenga i valori dell’integrità morale». Un appello è riservato anche Chiesa, invitata a «accogliere e non solo tollerare qualsiasi scelta di vita guidata dall'amore».
Tale documento è la sintesi di un lavoro svolto nel corso di un anno dai vari gruppi locali, sintetizzato e riassunto dal Consiglio Nazionale R/S, discusso in 456 campi mobili tenutesi in tutte le regioni italiane ed approvato dalla maggioranza degli stati generali dell'Associazione. Insomma, tutt'altro che un documento campato in aria.


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Al Meeting di Rimini si parla di nuovi diritti, ma qualcuno premette che è solo per combatterli

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Nonostante dal 2002 sia finanziato con oltre 2 milioni di euro pubblici, il Meeting di Rimini è un evento privato organizzato annualmente da Comunione e Liberazione come occasione di incontro e di pressione sulle politiche statali.
Tra i vari incontri in programma, ha fatto scalpore quello intitolato: «Il rovescio del diritto: i nuovi diritti». Per la prima volta in un contesto ciellino, qualcuno ha osato pronunciare parole impronunciabili come «diritti», «nuovi diritti», «diritti sociali» e  persino «diritti civili». Una cosa mai successa. Ancor più se si considera come il relatore abbia osato affermare che «Non dobbiamo imbracciare l'arma dei divieti, ma bisogna riportare il dibattito su ciò che la retorica dei diritti oscura: i costi, non solo ma anche quantitativi» o che «L'errore di noi cattolici è tradurre interamente la morale in diritto».
Parlare di un'apertura ai diritti gay appare sicuramente inadeguato, così come gli organi di stampa ciellini (anch'essi finanziati con denaro pubblico) si sono affrettati a sottolineare. Sull'immancabile Tempi il punto di vista propinato ai lettori viene chiarito già dal titolo: "L'inganno dei nuovi diritti, il ruolo della legge e la posizione cattolica. Ma i relatori si dividono su come dare battaglia". Insomma, si premette che i nuovi diritti siano un «inganno» e che sia necessario «dare battaglia».
Nell'articolo la questione viene poi riassunta con un «del matrimonio gay», «non bisogna preoccuparsi troppo» né cercare di impedirli con la legge, «perché è una dimensione in cui la testimonianza e l'esempio sono più forti di una battaglia giuridica», «la vera battaglia da fare subito è quando i diritti mostrano la loro faccia feroce e impediscono, ad esempio, l'uso di alcuni termini perché connotati dal genere». Qui «c'è una invasione della libertà e allora bisogna difendersi perché quando il diritto impedisce la libertà, diventa illegittimo. Altra cosa invece è una legislazione secolare che non impedisce la mia libertà fino in fondo».


Mister Gay World: l'Italia nega il visto a quattro finalisti

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I delegati in gara sarebbero dovuti essere 32, ma l'Italia ha deciso di non concedere il visto a quattro di loro. Ai finalisti di Camerun, Namibia, Siria e Pakistan sarà così impedita la partecipazione al concorso di Mr Gay World. Ed è così che per Julien Mbiada (29 anni, Camerun), Amir Rafique (31 anni, Pakistan), Nelson Goagoseb (31 anni, Namibia) e Feras (32 anni, Siria), è stata la burocrazia italiana ad interrompere anzitempo il loro sogno di poter conquistare il titolo.
La denuncia arriva dal direttore europeo della manifestazione, il norvegese Tore Aasheim, eletto anche garante dei concorrenti in tutte quelle nazioni che richiedevano una lettera di invito per ottenere l'autorizzazione ad entrare in Italia: «Ci sono stati dei problemi nel richiedere il visto da parte di alcuni concorrenti. Devo confessare che mi dispiace molto dover dire che alcune ambasciate hanno avuto un atteggiamento ostile nei nostri confronti, quando hanno saputo che il visto serviva per la partecipazione a Mr Gay World [...] Mi sono trovato in una strana situazione: pur essendo norvegese e facendo parte dell'area Schengen, ho dovuto inviare alle diverse ambasciate una copia del mio passaporto e altri documenti [...] Ai concorrenti del Cameron, della Namibia, della Siria e del Pakistan, è stato negato il visto per l’Italia».
L'organizzazione non ha mancato di sottolineare come in quei Paesi «è molto difficile vivere la propria condizione di omosessuale», ed «è brutto che una nazione che fa parte dell'Unione Europea riservi loro questo tipo di trattamento».
Il numero dei concorrenti è così sceso da 32 a 25, dato che altri delegati hanno dovuto rinunciare al loro sogno perché i loro datori di lavoro gli hanno negato il permesso per partire alla volta di Roma.

Via: Il Messaggero


Gay: Palermo ripiomba nel Medioevo e le mozioni si scrivono in base all'Antico Testamento

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La città di Palermo ha deciso di seguire le infauste orme della Lombardia e, con 30 voti a favore e 4 contrari, ha approvato l'istituzione di una «giornata della famiglia naturale». La mozione appare anche questa volta ispirata dai Giuristi per la Vita ed è stata presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Figuccia (già tristemente per le motivazioni bibliche addotte contro la celebrazione del gay pride cittadino).
«Adesso voglio vedere quando Orlando ci dirà di celebrare la nostra festa, dato che lui tifa per il Pride. Io ho scritto anche a Papa Francesco, che però non mi ha risposto: ho spiegato che noi siamo una maggioranza silente e non dobbiamo vergognarci di esprimere il nostro parere contro questo fenomeno, che deriva dalla società malsana, senza valori», dice Figuccia ricalcando i tristi slogan delle varie Sentinelle in Piedi.
In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, il consigliere si dice certo che la scienza sbagli e che i suoi pregiudizi siano da imporre per legge: «Chi ci dice che l'omosessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia. I motivi dell'omosessualità vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo». Insomma, basta inventarsi una propria teoria e poi imporla per legge... un bell'esempio di una democrazia matura!
Figuccia non ha mancato di sottolineare come le sue teorie si basino sull'Antico Testamento: «Io sono l'ultimo giapponese che crede nell'Antico Testamento, è già scritto tutto lì: Sodoma, Gomorra, Babele. Se un giorno dovesse tornare il giudizio di Dio -sostiene il consigliere- chi si è reso colpevole di queste cose non potrà salire sull'arca di Noè».
Luigi Carollo, presidente di Articolo Tre di Palermo, ha commentato: «Vorrei ricordare a Figuccia che non può dire cosa è scientifico e cosa no, dato che questo è un compito che spetta all'organizzazione mondiale della sanità: già 30 anni fa l'idea di Figuccia è stata bocciata, il consigliere se ne faccia una ragione. Evidentemente l'ossessione di Figuccia è il Pride: nessuno di noi è contrario alla giornata della famiglia naturale, mentre lui intende questa giornata come un baluardo contro il Pride. Il nodo importante però è che la mozione è stata votata da 30 consiglieri comunali su 34 presenti, molti dei quali appena un anno fa si erano espressi per la nascita del registro delle unioni civili: la città in pratica ha fatto un enorme passo indietro».


Report sui diritti civili: Liguria e Toscana ai primi posti, Valle d'Aosta e Lombardia sono le peggiori

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È la Liguria la regione italiana con la migliore legislazione riguardo ai diritti civili. È quanto emerge da un report di Arcigay realizzato in collaborazione con Klaus Davi. La valutazione assegnatagli è di ben 8 punti, conquistati attraverso una legge anti discriminazione che prevede anche un supporto fiduciario sanitario.
A brevissima distanza si colloca la Toscana (voto 8-) che già dal 2004 ha iniziato ad approvare le prime norme a tutela delle persone lgbt nei luoghi di lavoro.
Nella classifica segue l'Emilia Romagna (7½) che, pur non avendo una vera e propria legge anti-discriminazione, ha comunque incluso nella legge finanziaria alcune norme a tutela delle coppie gay.
Marche e Sicilia si sono aggiudicate 7 punti: nel primo caso si è premiata la creazione di centri di ascolto contro l'omofobia, nel secondo si è ben valutata la norma sulle coppie di fatto deliberata da Crocetta (seppur impugnata dal commissario di Stato). Nel Lazio (7-) si è sottolineata l'esistenza di norme anti-discriminazione nel settore della sanità e del lavoro, così come le campagne a favore del riconoscimento delle coppie di fatto. 7-- è il voto assegnato al Friuli Venezia-Giulia.
L'Umbria (6 ½) non ha norme specifiche pur avendo manifestato l'intenzione di introdurne alcune, così come il Piemonte (6-) è apprezzato per i messaggi di disponibilità lanciati nei confronti delle organizzazioni gay per eventuali interventi legislativi. La Puglia è stata bacchettata con uno 6 dato che «Sono anni che ormai Vendola è presidente della Puglia, ha fatto grandi cose però dal punto di vista delle leggi lgbt ci aspettavamo molto di più. Poteva essere una regione trainante, però ha mancato l'obiettivo e ci dispiace».
Le insufficienze iniziano con la Sardegna (voto 5) dato che si sono apprezzati gli sforzi del sindaco di Cagliari ma «è un'iniziativa locale mentre su questo punto non è giunto nessun segnale da Pigliaru e dalla nuova giunta sarda, troppo silente sui diritti civili».
Abruzzo, Molise, Basilicata, e Campania si sono aggiudicate un 4 data l'assenza di iniziative legislative. Più complicata è la situazione del Trentino Alto Adige dato che ci sono due province: la provincia autonoma di Trento (voto 5, che potrebbe diventare un 7 se dovesse passare la legge contro l’omofobia in discussione) e quella di Bolzano (voto 4). Un 4 è stato assegnato anche al Veneto di Zaia e alla Calabra, entrambe prive di norme in difesa dei diritti civili.
La classifica viene chiusa da Valle d'Aosta (con un 2 a causa di uno statuto che parla solo di famiglia naturale) e la Lombardia , dove la giunta guidata da Roberto Maroni si è beccata uno 0 dopo l'approvazione di un ordine del giorno che incita le istituzioni alla promozione della "famiglia naturale" e all'opposizione ad ogni riconoscimento delle famiglie gay.


Virginia: per il matrimonio egualitario bisognerà attendere ancora

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Con una decisione presa sul finire della giornata, la Corte Suprema ha sospeso la sentenza del 4° circuito pronunciata il luglio scorso nel caso Bostic v. Schafer. La sentenza sarebbe entrata in vigore giovedì mattina dando l'opportunità a centinaia di coppie gay e lesbiche della Virginia di sposarsi.
Cerchiamo di spiegare la situazione dall'inizio: a seguito della decisione della Corte Suprema nel caso Usa v. Windsor molte coppie gay e lesbiche iniziarono a sfidare in tribunale i divieti costituzionali presenti a quel tempo in più di 30 stati americani, arrivando ad accumulare più di 70 cause legali. Tra queste cause, il caso Bostic v. Schaefer, dopo due sentenze, è stato tra i primi ad arrivare al vertice dell'organizzazione giudiziaria degli Stati Uniti, la Corte Suprema. Tutto è cominciato con il complaint di Timothy e Tony, una coppia di Norfolk, Virginia, dopo che l'Ufficio dello Stato Civile della loro città gli aveva negato una licenza di matrimonio il primo di luglio 2013. A settembre Carol e Mary si aggiungono alla causa, a febbraio la giudice federale Arenda Wright del Corte distrettuale di Norflok ascolta le argomentazioni e nello stesso mese dichiara incostituzionali le leggi della Virginia che non permettono alle coppie gay e lesbiche di sposarsi.

Il governo della Virginia che si era detto sin dall'inizio del processo favorevole ad una sentenza del genere smette di difendere il divieto, ma in appello ricorrono gli ufficiali dello stato civile di Norfolk, Schaefer e Rainey, e l'ufficiale di stato civile della Contea di Prince William, Michele McQuigg, che aveva chiesto di inserirsi nella causa. In appello, presso la Corte di Richmond del 4° Circuito degli Appelli, la sentenza viene confermata il 28 luglio scorso. L'ufficiale Michele McQuigg chiede allora una sospensione della sentenza al 4° Circuito per poi potersi appellarsi alla Corte Suprema. Settima scorsa il 4° Circuito degli Appelli rigetta la richiesta di sospensione della sentenza e quindi la McQuigg avanza un'ulteriore richiesta di sospensione e questa volta dinanzi alla Corte Suprema.


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Buonanno (Lega) prova a deride i gay con la Festa del wurstel e della salamella

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Dopo essersi soffiato il naso con la bandiera europea in diretta televisiva (salvo poi ricevere uno stipendio dall'istituzione sbeffeggiata), pare Gianluca Buonanno voglia fare lo stesso anche con l'articolo 3 della Costituzione Italiana, dato che proprio non ne vuole sapere di garantire «pari dignità sociale» a tutti i cittadini.
Ed è così che, dopo aver proposto una delibera per multare i baci gay, l'europarlamentare e sindaco di Borgosesia ha scelto di prendere in giro la manifestazione di protesta che vedrà numerosi attivisti decisi a scambiarsi dei baci proprio contro la sua proposta di divieto.
Ed è così che i soldi pubblici verranno utilizzati per dar vita alla "Festa del wurstel e della salamella", con tanto di finocchi, banane, cetrioli, zucchine e patate per i vegetariani. Il tutto in contemporanea con la manifestazione di protesta e con giochi parole degni di un bambino di cinque anni (e forse neppure fra i più intelligenti, dato che anche a quell'età certi giochi di parole appaiono stupidi).
Ci si stupisce poi se delle 17enni credono sia divertente voler dar fuoco ai gay, ma poi è sempre la politica a dimostrarsi mandante di quelle aberrazioni, con incitamenti all'odio fatti alla luce del sole solo per conquistare la simpatia (e i voti) della massa più ignorante della società (che dopo continui tagli all'istruzione, rischia di crescere a dismisura, per il piacere di politici-imbonitori e con buona pace per un improbabile futuro dell'Italia). Ma dove vogliamo andare se le amministrazioni comunali sono le prime a macchiarsi di reati omofobici a spese dei cittadini?

Clicca qui per guardare la vergognosa locandina dell'evento.


La 17enne che voleva bruciare vivi i gay: «Forse non avete capito che me ne sbatto»

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Il primo ad uscirne sconfitto è lo Stato. Dopo la pubblicazione del video video-shock in cui invitava a bruciare vivi i gay, la 17enne di Varese ha continuato imperterrita a mostrarsi apatica alle critiche mentre ed assolutamente non pentita delle sue parole. Il tutto mentre sul profilo Facebook ha proseguito incessantemente a pubblicare fotografie in pose da velina mentre il numero di follower è creduto all'indecente cifra di 10mila persone.
Questa è l'immagine dell'Italia. Uno stato dove non c'è stato né regole, dove una 17enne può invitare 10mila coetanei allo sterminio dei gay senza che nessun magistrato citofoni alla sua porta e senza che gli assistenti sociali si rivolgano ai suoi genitori per chiedere come mai non sia successo nulla dopo che l'immagine della figlia è finita su tutti i principali quotidiani d'Italia associata a termini come «mostro».
Da pelle d'oca sono anche le risposte che in questi giorni la 17enne ha riservato a chi chi chiedeva conto delle proprie azioni su Ask.fm. «Non ti vergogni del video?» chiedono. «No ahahah», risponde lei. Ed ancora: «Io non riderei, sei da denuncia» «Ma quale denuncia e denuncia».
La ragazza precisa anche di sentirsi con la coscienza pulita ed aggiunge: «Forse non avete capito che me ne sbatto, che non passo le mie giornate a pensare a sta storia! La mia vita è al di fuori di qua e dovete capire che non me ne frega niente di quello che pensate perché siete voi gli unici ancora dietro a questa storia». A chi le chiede cosa accadrebbe se dovesse avere un figlio gay, risponde: «Basta che quando diventa grande non urla come un'oca».
Qualcuno ha sottolineato come anche Fedez le abbia criticate, ma la 17enne non ha dubbi: «Ma mi hai rotto i c…i tu e Fedez! Guarda che Fedez è come tutti gli esseri umani, non è che se mi va contro pure lui allora devo cambiare idea eh! Io la penso così, punto. Non mi farete cambiare idea!».
Dinnanzi ad una 17enne che deride le istituzioni all'idea che possano muovere anche solo un dito verso chi incita uno sterminio sulla base dell'orientamento sessuale fa riflettere, così come fa riflettere come il nostro sistema possa permettere che delle ragazze crescano così vuote e prive di valori.


Usa: utente anonimo del Congresso modificava in chiave transofobica i lemmi di Wikipedia

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La denuncia è stata lanciata da Business Insider che ha indagato su alcune modifiche anonime apportare a Wikipedia da parte del range di indirizzi IP assegnati al Congresso degli Stati Uniti d'America.
A partire da lunedì scorso, dozzine di articoli della celebre enciclopedia sono stati modificati in chiave transofobica da un utente anonimo che evidentemente ha accesso ai computer di Capitol Hill.
Una pagina di un movimento che si batte contro l'esclusione delle donne transessuali dal Michigan Womyn's Music Festival è stato modificato per sostenete che la partecipazione sia giustamente riservata alle «donne vere», così come l'articolo di Laverne Cox è stato modificato per sostenere che l'artista transessuale sia un «vero uomo che finge di essere una donna». E così via per dozzine e dozzine di lemmi.
Dato che l'indirizzo IP utilizzato risulta condiviso tra molti politici, non è possibile sapere se le modifiche siano state apportate solo da una singola persona o se se più soggetti si siano prestati a questo vandalismo trasofobico.
Dal canto suo Wikipedia ho ora sospeso per un mese la possibilità di apportare modifiche ai lemmi dagli indirizzi IP del Congresso. Negli ultimi mesi è la terza volta che l'enciclopedia deve prendere provvedimenti nei confronti delle modifiche anonime apportate dai politici del Congresso statunitense.


Il Ticino tornerà ad avere un bar gay

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«In Ticino finora non c'era nemmeno un bar gay: siamo guardati quasi con preoccupazione! Proprio per questo era necessario venire allo scoperto e creare un luogo d'incontro. Dispiace però che ancor prima di nascere il nostro locale sia già stata etichettato come un "ghetto", quando invece vuole essere un luogo d'incontro aperto a tutti, gay e non gay».
È quanto dichiara a Ticinonline il responsabile di Quasar 56, un bar gay-friendly che aprirà presto i battenti a Besso. Dopo la chiusura del D.Loft, sarà l'unico locale gay di Lugano e del Ticino.
Ed è sempre il responsabile a raccontare come iniziative simili siano sempre fallite in passato: «Colpa di chi fa polemica e ci discrimina: ti fanno il vuoto attorno accrescendo l'immagine di un cantone ancora troppo provinciale». Una discriminazione che lui stesso ha provato sulla propria pelle: «Io stesso al vecchio D.Loft, nel quartiere di Loreto, sono stato colpito da un uovo lanciato da un'auto...»


I cristiani europei si sentono discriminati perché non possono discriminare

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L'Osservatorio sull'Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani è una realtà che annualmente redirige un report sui casi di discriminazione a cui i cristiani europei sarebbero sottoposti in Europa.
Nella premessa del report 2013 si precisa come «una comunità religiosa è in possesso di privilegi per ragioni storiche, ma ciò non significa che gli altri siano discriminati finché i loro diritti sanciti siano protetti. In una certa misura il ritiro dei privilegi dal cristianesimo costituisce una rottura innaturale con la storia e l'identità, rappresentando un'espressione di ostilità. Questa ostilità non finisce con la rimozione dei privilegi, ma provoca emarginazione ed esclusione sociale e conduce alla negazione dei diritti dei cristiani. È in gioco la parità dei diritti per i cristiani». Ed ancora: «Alcuni governi e attori della società civile lavorano nel senso dell'esclusione anziché dell'accoglienza».
Interessante è che a dirlo siano gli stessi gruppi che stanno conducendo una strenua lotta nei confronti del riconoscimento dei diritti gay, spesso accusando la comunità lgbt di vittimismo o lamentando una presunta volontà di avere dei privilegi attraverso l'approvazione di leggi contro l'omofobia. Ma l'impressione che ci siano due pesi e due misure non finisce certo qui. Ad esempio nell'elenco dei «crimini d'odio commessi contro i cristiani» compare anche una voce in cui si lamenta che «Nell'edizione di gennaio del giornale diocesano, il vescovo di Triste ha pubblicato un articolo sugli insegnamenti della Chiesa riguardo all'omosessualità. A causa di questo il 12 di gennaio circa duecento attivisti omosessuali hanno manifestato davanti alla sua casa costringendolo a non uscire per tutto il pomeriggio». Fermo restando che è facile presumere non si sia trattato di sequestro di persona e che la decisione di non uscire dalla sede vescovile fosse del religioso, pare che il diritto all'opinione e alla manifestazione valga solo per una parte. Così come ribadito anche più avanti quando il documento sostiene che «sui temi moralmente controversi come l'aborto o l'omosessualità, dev'essere sempre rispettata la libertà di coscienza». Inutile a dirsi, a rendere «moralmente controversi» tali temi sono i medesimi che vorrebbero diritto di poter esimersi dal rispetto delle leggi sulla base del propri convincimenti (ovviamente mentre le opinioni opposte non avrebbero il medesimo diritto, considerato come ci si propaga come giudici e beneficiari delle proprie scelte).


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A vent'anni dai fatti, la polizia australiana ha presentato le sue scuse per il raid del 7 agosto 1994

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Sarà pur vero che sia meglio tardi che mai, ma la polizia australiana ha presentato solo ora le sue scuse ufficiali per quanto accaduto il 7 agosto 1994.
Quella notte alcuni agenti armati fecero irruzione in nella discoteca gay Victoria Tasty e sequestrarono per ben sette ore i 463 avventori. Si arrivò anche a vere e proprie umiliazioni gratuite, come il sottoporli a perquisizioni rettali dinnanzi agli occhi degli altri clienti.
Ai tempi qualcuno avviò un'azione legale nei confronti della Polizia del Victoria (i danni appurati dai giudici superarono i 10 milioni dollari) anche se molte vittime preferirono rinunciare al risarcimento per paura di doversi ritrovare a fare pubblicamente outing.
Ora, a vent'anni dall'incidente, il commissario Lucinda Nolan ha dichiarato: «Gli eventi che hanno avuto luogo quella notte hanno causato sofferenza e hanno avuto un significativo impatto sul rapporto tra la Polizia di Victoria e la comunità lgbti. È pertanto opportuno rivolgere scuse sincere ai membri della comunità che sono state colpiti dagli eventi di quella notte e anche alla comunità lgbti più ampia per l'impatto che questo evento ha avuto sul nostro rapporto negli ultimi due decenni. Sappiamo che c'è ancora molto lavoro da fare. Sappiamo che ci sono troppi incidenti e reati legati ad omofobia e transfobia. Siamo consapevoli che la comunità lgbti ha bisogno di avere fiducia sul fatto che le loro segnalazioni saranno prese sul serio e che le loro denunce saranno trattate con rispetto».


Russia: condannati per propaganda gay i creatori di un gioco basato sul meccanismo di «obbligo o verità»

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Nella Russia di Putin può capitare che i creatori di un gioco di carte basato sul meccanismo di «obbligo o verità» possano essere condannati in nome della tristemente nota legge contro la «propaganda omosessuale sui minori».
Un tribunale di Smolensk, infatti, ha condannato i suoi creatori ad una multa di 45.000 rubli (circa 930 euro) ed ha disposto il ritiro dal mercato delle carte da gioco.
Sotto accusa ci sarebbero alcune azioni suggerite, come il far finta di essere in un qualche tipo di relazione con gli altri giocatori. Ma dato che le carta non poteva conoscere il loro sesso, si è sostenuto che azioni come il far finta di essere sposati con persone dello stesso sesso potesse incitare all'omosessualità. da qui la condanna.
Al processo non è mancato anche il parere di un non meglio specificato psicologo, pronto a dichiarare alla corte che il gioco avrebbe «un effetto negativo sullo sviluppo della personalità psicosessuale» dei bambini.


Una conduttrice radiofonica Usa sostiene che i gay siano numericamnte pochi, quasi inesistenti

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L'attivista anti-gay Linda Harvey è anche una delle conduttrici della trasmissione radiofonica statunitense "Mission: America". Ed è proprio nel corso di un suo intervento che la donna ha sostenuto che «anche di fronte alla verità, gli attivisti omosessuali non hanno mai smesso di rivendicare di essere il 10% della popolazione. Questi tentativi di normalizzare un comportamento peccaminoso sono stati attualizzati più e più volte. È nostro dovere continuare a ripetere la verità, ossia che relativamente poche persone entrano e rimangono in questi stili di vita».
In un sol colpo Harvey è riuscita a sostenere che l'omosessualità non sia un orientamento sessuale ma uno «stile di vita», che la sessualità possa essere mutata a proprio piacimento (forse appoggiando le fantomatiche terapie riparatevi) e che i diritti devono concessi solo se a beneficiarne saranno molte persone.
Ma nell'ascoltare simili deliri anche un'altra domanda viene spontanea: se i gay sono così pochi, perché il suo movimento da anni paventa l'esistenza di un progetto segreto per l'«omosessualizzazione» della società da cui p necessario proteggere i bambini? Stando alle sue parole, quello apparirebbe il piano meno riuscito e meno proficuo della scuola, per non parlare di come non servirebbe a nulla «proteggere» qualcuno da un qualcosa che si sostiene quasi non esista...
La contraddizione appare evidente anche in riferimento alle sue stesse parole: solo qualche mese fa sostenne che la fine della messa al bando dei gay da parte dei Boy Scouts of America avrebbe riempito le unità di omosessuali (ma non erano pochissimi?) da lei descritti come possibili stupratori.


Usa: parco biblico non assumerà gay o persone convinte che il mondo abbia più di 6000 anni

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Il Christian Ark Encounter park è un parco biblico che aprirà la porte nel Kentucky (Stati Uniti). Basato sulla ricostruzione dell'arca di Noè, proporrà solo attrazioni basate su una interpretazione letterale della Bibbia.
Lo stato ha contribuito alla sua realizzazione attraverso quasi 20 milioni di dollari do sgravi fiscali, ma i circa 650 posti li lavoro che si andranno a creare non saranno per tutti. I proprietari hanno già annunciato che i dipendenti dovranno firmare una «dichiarazione di fede» che vieta l'omosessualità e una «dichiarazione di creazione» in cui ci si dice convinti che Dio ha creato il mondo 6000 anni fa e che qualsiasi teoria sul Big Bang sia falsa. Non a caso ci sarà anche una mostra finalizzata a spiegare che i fossili non sono naturali ma sono stati creati da Dio.
Ritorna così il tema della discriminazioni sul posto di lavoro, con l'imposizione di ideologie religiose in cambio di un salario. Il tutto finanziato con soldi pubblici.
Il Kentucky cintinua a difendere la scelta di concedere quegli incentivi, sostenendo che si possa sorvolare sulle discriminazioni applicate all'interno del parco a fronte di un rilancio del turismo.


Uganda: sei gay lapidati a morte

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Sei persone lgbt (tre gay, due lesbiche e un/una transgender) sono state uccise mediante lapidazione in un'area rurale dell'Uganda. La notizia è stata diffusa da un testimone oculare del Friends New Undeground Railroad (un'associazione creata dai quaccheri che si occupa di diritti lgbt).
«Sono stati uccisi mediante lapidazione -racconta il testimone- Uno di loro che è sopravvissuto (che ancora respirava dopo la lapidazione) è stato bruciato vivo usando del cherosene o della paraffina ed una scatola di fiammiferi».
Un settimo uomo gay è stato aggredito dalla folla ed è morto il giorno seguente a causa delle lesioni riportate alla testa. Portato in ospedale, i medici gli hanno negato l'assistenza medica a causa della sua povertà ed impossibilità di poter pagare le cure.
Le violenze nei confronti dei gay sono aumentate dopo la recente abrogazione della legge anti-gay (ritenuta incostituzionale dalla Corte Suprema ugandese per irregolarità nella sua votazione). Ciò ha portato ad una intensificazione dei messaggi antigay lanciati dai leader evangelici cristiani su stazioni varie stazioni radio locali. Ad essere strumentalizzato per alimentare l'odio è stato soprattutto il pimo Gay Pride celebrato nel Paese, motivo per cui molti dei partecipanti hanno dovuto tornare a nascondersi in seguito alle minacce subite.
Si registra anche un'ondata di sfratti nei confronti di persone sospettate di essere gay mentre la stampa del Paese ha lanciato una vera e propria campagna di caccia alle streghe con cui invitare la popolazione a «stanare» le persone lgbt.
Sul fronte politico, 215 parlamentari su 375 hanno firmato una petizione per chiedere una rapida reintroduzione della norma che prevede pene severe per i gay (la precedente invludeva la reclusione da 14 anni all'ergastolo).


Sudafrica: 18enne stuprata e uccisa perché lesbica

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Gift Makau aveva solo 18anni. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato venerdì scorso a Tshing (in Sudafrica). Le tracce non lasciano dubbi sul fatto che sia stata strangolata con un tubo di gomma dopo aver subito uno "stupro correttivo". Non è rado che in tutto il continente africano le ragazze lesbiche siano violentatate da branchi di uomini pronti a sostenere che simili violenze possano "guarirle" dall'omosessualità. Più verosimilmente, però, si tratta di una scusa dietro cui nascondono i propri crimini senza dover subire particolari condanne sociale.
Al momento la polizia afferma di aver arrestato un 24enne che si ritiene possa aver preso parte all'omicidio.
Jabu Pereira, presidente dell'associazione lgbt Iranti-org, ha commentato: «Questi crimini efferati devono finire. Il nostro governo deve investire in programmi di educazione pubblica volti a modificare gli atteggiamenti nei confronti dell'omosessualità».


Maxim Martsinkevich condannato a 5 anni di carcere per razzismo

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Il nome di Maxim Martsinkevich è divenuto tristemente noto comme uno dei capi di Occupy Pedophilia, un gruppo omofobo russo che ha documento e diffuso su internet centinaia di video di aggressioni ai danni di ragazzi gay.
Arrestato lo scorso gennaio a Cuba, Martsinkevich è ora stato processato da una corte russa che l'ha condannato a cinque anni di carcere. I giudici l'hanno ritenuto colpevole di aver «registrato e pubblicato su internet video razzisti». Nessuna parola è stata riservata alle vere e proprie torture che l'uomo ha riservato ai ragazzi gay.
Il modus operandi del gruppo è noto da tempo: giovani gay venivano adescati su internet ma all'appuntamento trovavano il gruppo neonazista ad attenderli. Torture, umiliazioni e la "confessione" della propria omosessualità venivano filmati
Le immagini finivano poi in rete e una copia veniva data ad amici e conoscemti delle vittime, lasciando che l'omofobia russa facesse il resto attraverso un'emerginazione sociale o l'abbandono da parte delle famiglie. Tutto questo è stato ignorato dai giudici che si sono lomitati a sanzionare le parole razziste riservate ai ragazzi stranieri o di colore.