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Nove ex-leader delle «terapie riparative» si sono uniti per chiederne la messa al bando

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Attraverso una lettera aperta, nove ex-leader dei promotori delle fantomatiche «terapie riparative» dei gay hanno deciso di unirsi per chiedere che quella pratiche siano vietate dal governo federale degli Stati Uniti. Si tratta di Brad Allen, Michael Bussee e Yvette Cantu Schneider dii Exodus International; Jeremy Marks, fondatore di Exodus Europe e di Courage UK; Bill Prickett, fondatore di Coming Back; Tim Rymel e John J. Smid di Love in Action; Catherine Chapman di Portland Fellowship; e Darlene Bogie di Paraklete Ministries.
«Un tempo -scrivono- eravamo non solo profondamente coinvolti in questi programmi "ex-gay", ne siamo stati i fondatori, i dirigenti e i promotori. Insieme noi rappresentiamo più di mezzo secolo di esperienza, così solo poche persone possono essere più informate sull'inefficacia e sul danno provocato dalle terapie di conversione. Conosciamo in prima persona il terribile danno emotivo e spirituale che può causare, soprattutto nei giovani ragazzi lgbt. Un tempo credevamo ci fosse qualcosa di moralmente sbagliato e psicologicamente "spezzato" nell'essere lgbt. Ora sappiamo che non è così. Un tempo credevamo che l'orientamento sessuale o l'identità di genere potessero essere in qualche modo modificati. Ora sappiamo che non è così [...] Siamo cresciuti sentendoci dire che le persone lgbt erano disordinate, malate, peccaminose e un dispiacere per Dio. Ci era stato detto che le relazioni omosessuali erano poco profonde, pura lussuria, disordinate ed impossibili». Un bombardamento di pregiudizi che hanno scelto di riassumere con il termine di «tossico»
I nove hanno anche indicato i danni che il loro voler cambiare gli altri hanno provocato: «Alcuni sono rimasti sfregiati a vita, emotivamente o spiritualmente. La conversione rafforza l'omofobia interiorizzata, l'ansia, il senso di colpa e la depressione. Conduce al disgusto verso sé stessi e ad un danno emotivo e psicologico dinnanzi ad un cambiamento che non avviene. Purtroppo molti sceglieranno il suicidio a causa del senso di fallimento. Alla luce di questo, ci troviamo ora uniti nella nostra convinzione che le terapie di conversione non sono "terapia", sono inefficaci e dannose».
Una nota riguarda anche la professionalità di chi pratica queste pratiche: «La maggior parte di loro lo fa senza alcuna formazione psicologica, operando dal punto di vista religioso e ritenendo che l'omosessualità sia un "peccato"».
Da qui un appello: «Esortiamo i genitori ad amare ed accettare i propri figli lgbt per quello sono. Noi supplichiamo la Chiesa di accettare, abbracciare ed affermare che le persone LGBT devono avere piena uguaglianza e inclusione [...] Come ex leader "ex-gay", dopo aver assistito il danno incredibile che abbiamo causato a coloro che hanno tentato di cambiare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere, ci uniamo insieme nel chiedere un divieto delle terapie di conversione».


Uganda: la Corte Costituzionale invalida la legge anti-gay: è stata approvata senza quorum

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La Corte Costituzionale dell'Uganda ha annullato la vergognosa legge anti-gay approvata lo scorso febbraio, attraverso la quale venivano introdotti 14 anni di carcere per i gay, l'ergastolo per i «recidivi» e l'obbligo di denunciare eventuali persone sulla base del loro orientamento sessuale.
Ad essere esaminati dalla corte non sono stati i vergognosi contenuti, quanto le modalità di voto. I giudici hanno infatti ritenuto che il presidente del parlamento abbia agito illegalmente, posticipando il voto nonostante l'opposizione di almeno tre legislatori e approvando la norma nonostante l'assenza del quorum necessario.
In Uganda, dove si stanno sempre più diffondendo le confessioni cristiane evangeliche di ispirazione americana, l'omofobia è largamente diffusa e la popolazione lgbt è spesso vittima di minacce e violenze. Gli attivisti denunciano come il governo incoraggi quell'odio al fine di distogliere l'attenzione pubblica da problemi interni, come gli scandali per corruzione o il sostegno dato all'esercito di Kampala in Sudan.


La Russa propone l'inserimento di un esplicito divieto ai matrimoni gay nella Costituzione

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Ignazio La Russa ha presentato un progetto di legge costituzionale volto a modificare l'articolo 29 della Carta Fondamentale al fine di inserire un esplicito divieto divieto ai matrimoni gay. Il nuovo testo, infatti, prevederebbe che la famiglia si fondi «sul matrimonio contratto da persone di sesso diverso», che «l'adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio» e che la legge possa stabilire «i vicendevoli diritti e doveri di coloro che, pur senza contrarre matrimonio, assumono l'impegno di convivere stabilmente».
«Se vogliamo ritornare ad un sereno dibattito sui temi delle coppie di fatto, delle unioni gay e delle adozioni, bisogna inserire in Costituzione alcuni principi fondamentali, al di fuori di ogni equivoco e strumentalizzazione», ha dichiarato su Facebook.
Proprio in questi giorni un sondaggio dell'Unione Europea ha mostrato come il Vecchio Continente appaia diviso in due aree: una occidentale più liberale che riconosce le famiglie gay, l'altro rappresentata dai Paesi dell'ex-Urss dove le nozze gay sono vietate costituzionalmente. Veniva anche segnalato come in termini di diritti civili l'Italia apparisse più vicina al secondo gruppo che ai paesi più avanzati, così come la presenza i politici più omofobi d'Europa.
Il progetto di legge di La Russa pare voler dare piena ragione a quei dati, dimostrando la chiusura della politica nostrana e catapultando il Bel Paese fra i Paesi dell'est europeo. Allo stesso tempo viene implicitamente dichiarato che il presunto divieto costituzionale alle nozze gay sventolato negli ultimi anni dalla destra (attraverso una reinterpretazione del termine «naturale») in realtà non sia tale, altrimenti non ci sarebbe certo bisogno di introdurre quelle modifiche costituzionali.


In Cina si è aperto il primo processo contro il cosiddetto «trattamento correttivo dei gay»

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Si è aperto a Pechino il primo processo contro il «trattamento correttivo dei gay». La sentenza che giungerà entro un mese potrebbe rappresentare una pietra miliare per i diritti degli oltre 50 milioni di gay cinesi.
Il querelante è Yang Teng, un ragazzo di trent'anni che è stato spinto dalla sua famiglia a presentarsi un una clinica che prometteva di poter "curare" la sua omosessualità, la Xinyu Piaoxiang di Chongqing. I suoi volevano che si sposasse e che avesse un bambino.
Ma lì il giovane è stato sottoposto a vere e proprie torture attraverso un "trattamento" a base di elettroshock ed ipnosi. Ovviamente il suo orientamento sessuale non è cambiato, ma in compenso quelle "cure" gli hanno lasciato disturbi mentali e psichici.
A confermare le violenze che vengono perpetrati in quei centri c'è anche Zhang, un ragazzo di 25 anni che tre anni fa si presentò volontariamente alla o Haiming Psychological Consulting Centre di Pechino «per non deludere la famiglia o causare problemi». Lì le sedute avevano una durata di circa trenta minuti, durante i quali gli venivano collegati dei cavi elettrici ai genitali prima e veniva obbligato a guardare dei film pornografici gay. «Ogni volta che avevo una reazione ricevevo una scossa elettrica -racconta-Non era scioccante, ma dolorosa». Anche lui accusò seri problemi: «Avevo sempre mal di testa, mi sono licenziato, facevo debiti per pagare le cure. Ero depresso. Volevo morire».
In Cina l'omosessualità è stata cancellata dall'elenco dei disordini mentali nel 1997 ed è stata depenalizzata nel 2001. Eppure questo tipo di "trattamento" continua tutt'oggi a rappresentare un settore molto redditizio, soprattutto considerate le grandi difficoltà che gay e lesbiche cinesi devono affrontare dinnanzi alle enormi pressioni sociali e familiari.
«Mi sono deciso a sottopormi a quei trattamenti quando ho capito che vivere come gay sarebbe stato troppo difficile», ha raccontato Zhang. Preoccupante è osservare anche come le violenze praticate non siano un segreto per nessuno: l'Haiming Psychological Consulting Centre le pubblicizza addirittura sul proprio sito web, spiegando che «Dopo ogni scossa la persona interrompe rapidamente il proprio pensiero e lo separa dalle fantasie». Ma Liu Wei, un ragazzo di 21 anni che vive nella provincia meridionale del Guangdong, ha aggiunto: «Ho un sacco di amici che hanno ricevuto quei trattamenti ed alcuni di loro sono stati distrutti a livello nervoso».
Contattai dall'agenzia di stampa AFP, alcune cliniche hanno sostenuto di aver visto l'omosessualità come una variabile in persone per le quali non è stato «innato». Curiosamente, però, non si sono nomi, quasi come se si fosse davanti ad un soggetto leggendario che vive solo nei racconti di chi sta cercando di tutelare il proprio business.


L'ex attivista anti-gay: «Fermate le terapie di conversione, sono dannose»

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Nel passato di Yvette Cantu Schneider c'è un'attività da fervente attivista anti-gay, ora è in prima fila a chiedere una rapida approvazione di divieto nazionale alle cosiddette «terapie di conversione» dell'omosessualità. Le stesse che sino a qualche anno fa propagandava, assicurandone l'efficacia.
Nel corso di un'intervista a "Good As You", l'ex attivista anti-gay ha dichiarato che: «È molto dannoso prendere un bambino e mettere in discussione la sua sessualità o pensare che le sue qualità non siano in linea con quanto la nostra società ritiene normativo per il suo genere, comunicando al bambino (e ai suoi genitori) che c'è qualcosa di sbagliato in lui [...] Quando i loro sentimenti riescono a cambiare, rimane in loro una grande quantità di vergogna anziché la realizzazione data dall'aver abbracciato le molteplici sfaccettature del proprio io».
La Schneider ha rivelato anche di aver nutrito dubbi sull'efficacia di quelle "terapie" anche mentre si batteva per promuoverle, affermando di aver sempre pensato di non volere storie con "ex-gay" per il timore che potessero da un momento all'altro tornare a vivere la sua sessualità naturale. Il tutto fermo restando che è lei stessa a precisare di non aver mai visto dal vivo un cosiddetto "ex-gay".
A patire dal 1998 la Schneider ha militato per 14 anni in associazioni come il Family Research Council, la Focus on the Family ed Exodus, tutte riunite da ideologie cristiane di estrema destra. «Una ex-lesbica appariva la persona perfetta per poter equiparare i matrimoni gay con tutte le combinazioni possibili di matrimonio... e, naturalmente, il fine era quello di spaventare la gente facendole credere che quegli scenari potessero realmente accadere».
Con la caduta della Prop8 californiana la donna iniziò a dubitare di voler proseguire in quella lotta: «Non c'era nulla che potessi aggiungere a quello che chiunque altro avrebbe potuto dire. Ognuno legge gli articoli di tutti gli altri ed ascolta i discorsi di tutti gli altri, poi dice le stesse cose che hanno detto loro. È più facile in questo modo». Questo la spinse ad abbandonare la sua militanza.


Spagna: i crimini dettati dall'omofobia hanno superato quelli di stampa razzista e xenofobo

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I crimini d'odio commessi in Spagna contro la comunità gay hanno superato quelli collegati al razzismo e alla xenofobia. È quanto emerge dalle anticipazioni di un dossier basato sulle denunce ricevute dalle forze di polizia e dalla guardia civile tra il 2013 e il 2014.
Nei primi sei mesi del 2014 sono stati ben 235 gli attacchi omofobi registrati, anche se lo studio sottolinea come quel numero sia sottostimato dato che circa il 75% delle vittime lgbt ha paura a denunciare l'accaduto.
Nel 2013 gli attacchi omofobi registrati furono 452, perloppiù riconducibili ad abusi, aggressioni, lesioni o minacce.
davanti ad un dato tanto allarmante, la LGTB Colegas ha chiesto al governo una legge di Uguaglianza di trattamento e di non discriminazione, che preveda un inasprimento delle pene per gli autori delle aggressioni. Paco Ramirez, presidente dell'associazione, ha dichiarato: «Siamo soddisfatti che finalmente si cominci a contabilizzare questo tipo di reati, prima invisibili alle statistiche ufficiali, anche se fra il 60% e il 90% delle vittime non li denuncia, secondo le stime dell'Agenzia dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. Molti non denunciano perché hanno la sensazione che gli autori delle aggressioni resteranno impuniti o riceveranno condanne minime; per il timore di rappresaglie, ma anche per l'ostilità o la scarsa ricettività da parte di alcuni poliziotti nei confronti di questi reati. E, non ultimo, per il timore di parlare della propria condizione omosessuale ai familiari, per coloro che non hanno fatto coming out».


Omofobia: l'Italia è il Paese che discrimina di più

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Un sondaggio condotto dell'Unione Europea vede il nostro Paese relegato in fondo a tutte le classifiche quando si parla di libertà sessuale a scuola, sul posto di lavoro o al momento di accedere ai servizi. In tutto ciò gioca un ruolo chiave anche la politica, sempre pronta ad auto-assolversi ma qui accusata di utilizzare diffusamente un linguaggio discriminatorio dal 91% dei partecipanti (la media europea è del 44% ed anche nei Paesi dell'est la percentuale non supera mai l'80%).
Lo sdoganamento della violenza verbale da parte della classe politica appare come parte di un processo che porta assuefazione e assimilazione della cultura dell'intolleranza, motivo per cui l'Italia appare all'ultimo posto anche per quanto riguarda la discriminazione nella vita quotidiana e al ricorso ai discorsi d'odio.
L'Italia appare ai primi posti delle classifiche, invece, per quanto riguarda la convinzione che una legge contro l'omofobia o  il riconoscimento delle unioni gay garantirebbero una qualità di vita migliore alle persone lgbt.
A livello globale è interessante è notare come l'Europa appaia divisa in due grandi blocchi: da una parte ci sono i Paesi dell'ovest che hanno legalizzato il matrimonio, le unioni civili e le adozioni gay, dall'altro ci sono le nazioni dell'ex-blocco sovietico che spesso presentano un vincolo costituzionale che impedisce il riconoscimento del matrimonio per le coppie omoparentali (anche se l'Ungheria ha comunque riconosciuto le unione civili). L'italia dovrebbe far parte del primo gruppo, eppure in tema di diritti e di discriminazione ha caratteristiche del tutto assimilabili al secondo gruppo.


Monica Cirinnà: «Il dibattito sul testo unificato sulle unioni civili va avanti»

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La senatrice e relatrice Monica Cirinnà (Pd) ha rigettato la richiesta di sospensione della discussione del progetto di legge sulle civil partnership in Commissione Giustizia avanzata dal Ncd di Alfano.
«La Commissione Giustizia ha deciso oggi di proseguire il dibattito sul testo unificato sulle unioni civili -ha affermato- Arriveremo così a settembre con una discussione ed un'analisi ampia e approfondita anche rispetto ai tanti contributi, politici e culturali, usciti recentemente sulla stampa italiana. Tutte le fasi importanti che vedono cambiamenti radicali nella nostra società sono caratterizzati spesso da opinioni divergenti. Compito della politica è, dopo aver ascoltato e tentato la comprensione di tutte le posizioni, di fare una sintesi ed elaborare un testo definitivo al quale tutti i senatori potranno contribuire con emendamenti. Se dovesse esserci anche un contributo da parte del Governo questo sarà da accogliere positivamente perché sarebbe una manifestazione di grande interesse e sensibilità. Resto comunque convinta che la strada parlamentare sia quella che consenta la maggiore condivisione, strada che consente tranquillamente al governo di contribuire presentando proposte ed emendamenti, anche sostanziali, per dare presto al Paese una legge da troppo tempo attesa e che viene chiesta a gran voce anche dai tanti sindaci che, in modo autonomo e diverso da città a città, stanno tentando di dare una risposta ai cittadini che reclamano il riconoscimento di diritti anche presso le anagrafi».
In questo quadro, però, risulta difficile comprendere le affermazioni rilasciate il 27 luglio scorso ad Avvenire da Renzi, il quale aveva sostenuto che il testo della senatrice Cirinnà sul riconoscimento delle unioni gay sarebbe superato da un decreto governativo. In quell'occasione lasciò anche intendere che, dopo aver spostato la scadenza da fine maggio a settembre, il tutto sarebbe slittato a data da destinarsi.


Rugby a 7: I Roosters scenderanno in campo con la maglia di Arcigay

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I "The Roosters" si dicono pronti a sfoggiare le loro nuove maglie con il logo Arcigay. La squadra di rugby ferrarese, infatti, ha scelto una partnership con l'associazione lgbt per portare un messaggio di lotta all'omotransfobia nei campi sportivi del rugby a 7.
Le nuove maglie (scelte attraverso un sondaggio tra tifosi e simpatizzanti tra i sei modelli proposti) verranno presentate domani al Padova Pride Village, mentre il debutto in campo è atteso il 2 agosto, in occasione della quarta edizione del torneo "Flowers of Montelago".
«Con orgoglio porteremo in campo i colori della bandiera rainbow -ha dichiarato Alberto Fogagnolo, portavoce della squadra- perché siamo convinti che la lotta contro l'omotransfobia sia una battaglia di civiltà per tutte e tutti, non solo per gli omosessuali. Lo sport, in particolare, per essere un luogo di crescita sana per le persone deve necessariamente farsi portatore dei valori dell'antirazzismo e della lotta alle discriminazioni: nelle altre parti del mondo succede già da tempo; è giunto il momento di fare lo stesso, con forza, anche in Italia».
«Ringrazio ancora una volta I Roosters -ha dichiarato Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay- per averci proposto questo importante gemellaggio, che ci permette di portare avanti la nostra battaglia culturale anche negli ambienti in cui gli stereotipi di genere tendono a farla da padroni. Già durante il campionato di calcio, abbiamo tentato di invadere i campi con i nostri laccetti rainbow contro l'omofobia, raccogliendo il sostegno e la complicità di alcuni idoli di quella disciplina, che ci hanno aiutato a raggiungere i loro tifosi con la nostra campagna. Ora i Roosters ci aprono un'altra porta e ci offrono la possibilità di parlare a un altro pezzo di paese. Per questo nella nostra classifica sono già i campioni».

Immagini: [1] [2] [3]


Maurizio Lupi: «Il premier dovrà capire. In Italia non ci sarà mai un matrimonio per coppie omosessuali»

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C'è da chiedersi a cosa servano le aule parlamentari dato che si ha l'impressione che i nostri politici preferiscano occuparsi della cosa pubblica attraverso le pagine di Avvenire. È attraverso le pagine del quotidiano della Cei, infatti, che il sottosegretario Toccafondi ha annunciato che la strategia nazionale di contrasto all'omofobia sarebbe stata interrotta (così come avvenuto), è da lì che il premier Renzi ha ritrattato l'impegno preso con gli elettori riguardo alle unioni gay ed è da lì che Carlo Giovanardi ha sostenuto che la proposta di legge Cirinnà sulle unioni gay presenti problemi di costituzionalità.
Anche Maurizio Sacconi (Ncr) ha spiegato ad Avvenire che la concessione di uguali diritti economici alle coppie gay metterebbe a repentaglio la sostenibilità del sistema previdenziale, «il cui precario equilibrio sarebbe messo in discussione a partire dalla pensione di reversibilità che già oggi costa ogni anno oltre 40 miliardi». Il tutto quasi a voler legittimare la creazione di cittadini di serie b che non abbiano alcun diritto ma contribuiscano a sostenere economicamente i diritti altrui.
Ed è sempre attraverso le pagine di Avvenire che il ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi (Ncd), ha definito «irricevibile» la proposta di legge presentata dal Pd (peraltro riferendosi presumibilmente a quella già "rottamata", dato che le intenzioni di Renzi non sono ancora state rese pubbliche) ed annuncia: «Non se ne parla, il premier dovrà capire. In Italia non ci sarà mai un matrimonio per coppie omosessuali».
Lupi ha anche sostenuto che il partito di Alfano non sia disponibile ad una «forma di "matrimonio-fotocopia"» e sia disponibile solo ad «individuare nel codice civile le carenze rispetto alle tutele di alcuni diritti individuali e a regolamentarli con maggiori tutele».


Verona: batterista 19enne insultato e picchiato all'esterno di un locale perché gay

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Un grave episodio di omofobia si è consumato a Bussolengo (VR) nella notte fra sabato e domenica scorsa. La vittima è Andrea, un ragazzo di 19 anni che aveva appena finito di esibirsi con la sua band all'interno di un locale. Una volta uscito, si è trovato accolto da risatine e sberleffi rivolte al suo orientamento sessuale. La sua reazione infastidita è bastata come pretesto perché il branco passasse all'attacco.
«Al di fuori del locale a Bussolengo dove ci siamo esibiti -raccontano su Facebook i compagni della band- un gruppo di circa dieci ragazzi ha cominciato a provocare il nostro batterista con frasi volte ad attaccare il suo orientamento sessuale. Dopo vari insulti da entrambe le parti, uno di loro lo ha fatto cadere per terra e un altro gli ha calciato ripetutamente la testa con forza facendolo svenire. Prima dell'arrivo dell'ambulanza e dei carabinieri sono tutti magicamente spariti, anche i due che hanno detto "noi abbiamo le palle, e restiamo qui"».
Portato al pronto soccorso di Bussolengo, i medici gli hanno diagnosticato un colpo di frusta con una prognosi di 15 giorni. I carabinieri, invece, sono già al lavoro per cercare di individuare i responsabili dell'aggressione attraverso le immagini delle telecamera di videosorveglianza installate nella zona.
«Non si può continuare così, le cose vanno cambiate -hanno aggiunto i membri della band- Va eliminato questo tumore dell'umanità, gli omofobi non sono persone ma animali che quando si ritrovano in branco cercano di distruggere (moralmente o fisicamente) l'oggetto delle loro ansie: il gay (o il bisex, la lesbica, il trans). Andrea non si è fatto abbattere, avete solo alimentato la sua volontà di combattere queste ingiustizie, ed ora è più determinato che mai».


A Benevento si manifesta per la libertà di amare. Assenti le istituzioni e presenti gli omofobi

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Dopo il brutto episodio dei due ragazzi allontanati dal parco della villa a causa di un bacio, a Benevento si è scesi in piazza per rivendicare il dirotto all'amore per tutti. Tanti ragazzi gay ed etero si sono dati appuntamento proprio nel parco incriminato: «L'more non è mai scandaloso -hanno ricordato gli organizzatori- e soprattutto non è dannoso per i bambini che lo osservano, come era stato detto per giustificare il gesto di venerdì scorso».
Da segnalare è stata la totale assenza delle istituzioni, invitate all'appuntamento dal collettivo Wand di Benevento ma che, evidentemente, hanno poco importante presenziare ad un evento che potesse rivendicare l'uguaglianza di tutti i cittadini. Presenti, invece, erano alcuni manifestanti della Chiesa Cristiana Evangelica pronto a manifestare il proprio dissenso sostenendo che «L'omosessualità non è una malattia ma una condizione problematica dalla quale ci si può liberare solo attraverso la parola di Dio, che è una e parla del rapporto tra maschio e femmina». Insomma, una fotografia di quella che pare sia diventata l'Italia, un Paese in cui le istituzioni non esistono, in cui i diritti vengono calpestati e in cui gli omofobi sbandierano la propria ignoranza con proclami medioevali di cui dovrebbero solo vergognarsi.


Si è svolto senza incidenti di rilievo il Gay Pride di San Pietroburgo

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Si è svolto senza indicenti di rilievo il Gay Pride di San Pietroburgo. Anzi, la polizia si è premunita di difendere i circa 150 manifestanti e li ha addirittura scortati per evitare aggressioni al termine della manifestazione.
Nonostante l'epilogo tranquillo, però, l'organizzazione dell'evento non è stata una passeggiata e non sono mancate provocazioni da parte delle istituzioni. Ad esempio l'intera organizzazione è stata curata dall'associazione lgbt Ravnopraviye, ma ai suoi attivisti è stata vietata la partecipazione a causa delle norme anti-gay russe. Si sarebbe voluta realizzare una parata, ma le autorità cittadine si sono opposte e -dato l'obbligo che avevano di individuare un luogo alternativo- ne hanno proposto l'organizzazione accanto al cimitero dello sperduto villaggio di Novosyolk o in una discarica vicino al Golfo di Finlandia. Ricorsi ad un tribunale, gli organizzatori si sono sentiti dire dal giudice che non vi era alcuna differenza fra l'organizzazione un pride nelle vie cittadine o nei due luoghi proposti della autorità. Ed è così che l'idea della parata è stata accantonata e ci si è dovuti accontentare di una manifestazione che, secondo le leggi federali, sarebbe stato possibile organizzare presso il parco cittadino di Mars Park.
Fra partecipanti vi erano anche alcuni esponenti del movimento femminista e gli organizzatori hanno voluto ringraziare la polizia, ricordando l'importanza di «essere liberi in un Paese non così libero». Un attivista ha anche parlato anche di HIV e AIDS, un altro ha marciato con una bandiera arcobaleno laceratasi durante i violenti scontri dello scorso anno.
Non sono mancate poi alcune provocazioni, come un uomo che avrebbe appositamente portato lì dei bambini per fotografarli dinnanzi alla manifestazione (forse con lo scopo di sostenere che la legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale sui minori» fosse stata violata). Un giornalista avrebbe provato a fotografarli ma pare sia stato arrestato per aver scattato una foto a dei minori senza il consenso dei genitori.

Via Queerussia


Altri giudici di Virginia e Florida giudicano incostituzionale il divieto alle nozze gay

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Continua l'inarrestabile ondata di sentenze favorevoli per le coppie gay e lesbiche che intendono sposarsi: in Virginia la Corte d'Appello di Richmond del 4° Circuito degli Appelli, confermando la decisione presa dal giudice Arenda Wright Allen il 13 febbraio scorso, ha dichiarato illegittimo l'emendamento costituzionale, che riconosce il matrimonio come sola unione tra un uomo ed una donna, approvato nel 2006 prima dall'Assemblea Generale della Virginia e poi dal 57% degli elettori.
La decisione è stata presa da 2 dei 3 giudici. Il giudice Floyd, nominato dal Presidente Bush senior, scrive:

Riconosciamo che un matrimonio tra persone dello stesso sesso possa mettere alcune persone profondamente a disagio. Tuttavia, l'inerzia e l'apprensione non sono basi legittime per negare alle coppie dello stesso sesso giusto processo e uguale protezione delle leggi. Il matrimonio civile è uno dei capisaldi del nostro modo di vivere. Esso consente alle persone di celebrare pubblicamente e di dichiarare la loro intenzione di formare unioni permanenti, che forniscono un'intimità senza precedenti, compagnia, sostegno emotivo, e di sicurezza. La scelta del se e chi sposare è una decisione profondamente personale che altera il corso della vita di un individuo. Negare alle coppie dello stesso sesso tale scelta vieta loro di partecipare pienamente nella nostra società, che è precisamente il tipo di segregazione che il Quattordicesimo Emendamento non può tollerare.

La sentenza non entrerà subito in vigore, ma se entro sette giorni nessuna delle parti chiederà alla 4° Circuito di rivedere il caso (en banc review, in inglese, o sezioni unite in italiano), in Virginia le coppie gay e lesbiche potranno sposarsi. Questa è il secondo Circuito ad aver emesso una sentenza a favore delle coppie omosessuali. Aspettiamo ora, le argomentazioni dinanzi al 6° e al 7° Circuito ad agosto e dinanzi al 9° Circuito a settembre.

Intanto in Florida il giudice Sarah Zabel dell'11° distretto giudiziario per la Contea di Miami-Dade ha dichiarato incostituzionale l'emendamento n. 2 approvato nel 2008 dal 62% degli elettori della Florida. A differenza della sentenza del giudice Garcia della settimana scorsa, che avrebbe avuto effetto nella sola contea di Monroe, la decisione della giudice Zabel copre tutto lo stato della Florida. Entrambe le sentenze, al momento, sono state sospese in vista dell'appello.
Il giudice Zabel, per scrivere la sentenza, ha preso a modello la famosissima sentenza della Corte Suprema nel caso Loving v. Virginia del 1967, dove erano state dichiarate incostituzionali le leggi che proibivano i matrimoni interraziali. Inoltre per sostenere la sua tesi, la giudice è tornata indietro nel tempo sino al 1776, l'anno della dichiarazione d'indipendenza:

Nel 1776, i nostri Padri Fondatori sono andati in guerra per perseguire un obiettivo allora nobile: la creazione di un governo che riconoscesse che i propri cittadini fossero "dotati ... di certi diritti inalienabili" e che tutti fossero uguali dinanzi alla legge. Sfortunatamente, la storia ci insegna che il pregiudizio corruppe l'adempimento di questi ideali [...] La schiavitù, all'inizio, afflisse la nazione dal tempo della nascita ... poi la segregazione preso il posto della schiavitù e fu solo negli anni 60 del secolo scorso che ci liberammo di questa orribile malattia. Le donne, allo stesso modo, dovettero combattere per l'eguaglianza [...] e così i nativi americani [...] e recentemente anche la comunità LGBT prese parte a questa marcia verso la giustizia sociale. Caso dopo caso si è presentata [...] la risposta al quesito del se fosse costituzionalmente permesso deprivare le coppie dello stesso sesso del diritto al matrimonio: ovviamente la risposta è no. Impedire alle coppie di sposarsi in ragione del loro orientamento sessuale non serve ad alcun interesse statale. Serve solo a ferire, a discriminare, a deprivare le coppie dello stesso sesso e le loro famiglie dell'eguale dignità, ad etichettarli e trattarli come cittadini di seconda classe, e considerarli indegni di partecipare ad una delle fondamentali istituzioni della società.

Ora manca solo una sentenza della giustizia federale e potrà arrivare in qualsiasi momento.

Un grazie a ExJure per l'analisi giuridica e per l'articolo.


Il Governo elimina i riferimenti alla strategia nazionale lgbti. Le associazioni: «Agiremo in sede europea»

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La denuncia viene lanciata in un comunicato congiunto siglato da Agedo, Arcigay, ArciLesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Equality Italia e Famiglie Arcobaleno che segnalano come il 24 luglio scorso il Ministero del Lavoro abbia informato dell'avveduta trasmissione formale agli uffici della Commissione Europea il PON Inclusione sociale dal quale è stato deciso di eliminare l'obiettivo "Lotta contro tutte le forme di discriminazione e per la promozione di pari opportunità" e ogni riferimento all'orientamento sessuale e all'identità di genere tra le cause di potenziale discriminazione o alla Strategia nazionale lgbti.
«Prendiamo atto -affermano le associazioni- della mancata risposta da parte del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali alla nostra richiesta d'incontro urgente per verificare la possibilità di inserire il riferimento esplicito alle azioni antidiscriminatorie in ambito lavorativo, con particolare riferimento a orientamento sessuale e identità di genere, sia nella bozza di Accordi di Partenariato che nella bozza di PON Inclusione sociale.
Agiremo in sede europea per far sì che l'Accordo di Partenariato tra Italia e Unione Europea e il PON Inclusione sociale dell'Italia rispettino gli standard europei in tema di antidiscriminazione e chiediamo sin d'ora alla Commissione Europea di vigilare sul caso italiano».


I Giuristi per la Vita denunciano Oliviero Toscani: alle sue opinioni dev'essere messo il bavaglio

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I Giuristi per la Vita sono uno di quei movimenti impegnati a ripetere come un mantra che una legge contro l'omofobia sarebbe una violazione della «libertà di opinione» e che la dignità di milioni di gay e lesbiche possa essere calpestata e minacciata in nome di quel diritto. A smascherare la loro ipocrisia è come ora si vantino di aver sporto denuncia nei confronti del fotografo Oliviero Toscani, da loro considerato colpevole di aver espresso un'opinione.
Secondo i Giuristi per la Vita e l'associazione Pro Vita Onlus, infatti, il fotografo sarebbe da perseguire penalmente per le sue opinioni e per il presunto «reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, previsto e punto dall'articolo 403 del Codice Penale, ed il reato di offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di cose, previsto e punito dall'articolo 404 del Codice Penale».

Le tre frasi oggetto della denuncia sono: «Pensate di essere un extraterrestre che atterra in Italia ed entra in una chiesa cattolica. Vedi uno attaccato e inchiodato alla croce, un altare con dei bambini nudi che volano. Lui non sa che sono angeli. Poi vedi quell'altro sanguinante, ce n'è di tutti i gusti. Io credo che un club sadomaso non sia così all'avanguardia. La Chiesa sembra un club sadomaso. Anch'io mi sento offeso da questa iconografia cattolica»; «La Chiesa è la più grande invenzione omosessuale che sia mai esistita, i cui appartenenti si vestono da donna. Vorrei sapere se esiste qualcuno che da bambino non abbia mai subito molestie da un prete»; «Papa Bergoglio parla come mio nonno 60 anni fa e non gli dava retta nessuno. Dice delle banalità e delle cose così normali che viene da pensare: ma in questi anni che cazzo ci hanno detto questi papi? E poi fanno santo Wojtyla che era contro il preservativo in Africa. Ha fatto dei disastri, un assassino. Uno che dice in un posto dove c'è l'Aids di non usare il preservativo»

Nella denuncia si sostiene che tali affermazioni vogliano «offendere deliberatamente il sentimento religioso di milioni di fedeli» e risultino «espressioni ingiuriose nei confronti del crocefisso, delle statue di santi e degli angeli negli altari». Si arriva addirittura ad ipotizzare l'esistenza di «una preoccupante deriva cristianofobica» e che «tutto questo odio gratuito rischia di alimentare nell'opinione pubblica un clima davvero pesante», motivo per cui «i cristiani non possono tacere, subire supinamente, restare passivi e inerti di fronte a questa preoccupante escalation».
Detto ciò, vien da chiedersi con quelle coraggio si voglia impedire agli altri di esprimere critiche verso la Chiesa quando in nome nella «libertà di opinione» ci si spinge sino a pretendere che non sia fatto nulla per evitare che i gay possano essere aggrediti per strada, lavorando incessantemente per diffondere la disinformazione e inutili discriminazione.
Perché appare difficile parlare di un clima ostile verso sé stessi se si è gli artefici di un «odio gratuito che rischia di alimentare nell'opinione pubblica un clima davvero pesante» nei confronti dei gay. Basti pensare quante vite possano essere state messe a rischio dalla loro propaganda e quali rischi inesistenti per i cattolici possano aver avuto le parole di Toscani.


La Manif Pour Tous Italia si attribuisce il merito del cambio di direzione di Renzi sui diritti civili

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È attraverso la propria pagina Facebook che La Manif Pour Tous Italia e i Giuristi per la Vita si sono auto-attribuiti il merito del cambio di direzione di Matteo Renzi sul riconoscimento delle unioni gay.
Ed è così che Simone Pillon scrive: «Dopo la nostra conferenza stampa al Senato e il flash mob del 22 luglio in cui io e Gianfranco Amato abbiamo spiegato la nostra opposizione al ddl sull'omofobia e a quello sulle unioni civili, il quotidiano Avvenire e Radio vaticana hanno ampiamente ripreso la notizia del nostro intervento Evidentemente è stato molto utile visto che a distanza di soli cinque giorni Renzi in persona ha ritenuto di affossare Scalfarotto e Cirinnà direttamente dalle colonne dello stesso quotidiano cattolico. Anche le civil partership alla tedesca vagheggiate dal premier non ci stanno bene e lo spiegheremo... ma tutto questo ci insegna che a far le battaglie si rischia di vincerle. E che qualche volta val la pena di muoversi anche se i nostri compagni di viaggio dicono che dobbiamo fermarci e che abbiamo la testa dura. È vero. Abbiamo la testa dura. Ma è comunque funzionante. E soprattutto abbiamo le idee chiare: famiglia naturale! No artificiali grazie. Siamo per una nuova ecologia antropologica e sociale. Grazie a tutti quelli che ci aiutano e ci aiuteranno soprattutto con la preghiera e la stima».
Insomma, la loro immagine è quella di un Paese pronto a inchinarsi davanti al volere di due singoli individui (sostenuti da pochi manifestanti a cui erano stati addirittura distribuiti dei biglietti con gli slogan che dovevano ripete) in virtù dell'appoggio ricevuto da parte della Chiesa Cattolica, ormai ossessivamente e vistosamente ingerente negli affari di uno stato costituzionalmente laico.


L'arcidiocesi contro la trascrizione dei matrimoni gay a Bologna: «Aprirà alla poligamia»

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L'Arcidiocesi di Bologna, guidata dal cardinale Carlo Caffarra, ha deciso di attaccare frontalmente il sindaco della città e l'annuncio della trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero.
Su Bologna Sette (il settimanale dell'Arcidiocesi allegato ogni domenica al quotidiano cattolico Avvenire) è stato pubblicato un editoriale di Filippo Savarese, portavoce di Le Manif Pour Tous Italia, che non ha esitato a definire la scelta «un gesto grave e dannoso» e meritevole della «più ferma e risoluta opposizione di chi vuole preservare i diritti della famiglia, e con essi, il bene comune».
I toni sono quelli allarmistici e drammatici spesso utilizzati dall'associazione al fine di alimentare la paura: «oggi si chiede di rimuovere il requisito della diversità sessuale -si afferma- domani si chiederà di rimuovere, ampliandolo, quello del numero dei coniugi» Ed ancora: «Annacquare e alterare il matrimonio significa manomettere l'intero sistema di protezione e promozione della famiglia e smettere di riconoscere nell'unione tra uomo e donna il paradigma della intera esperienza umana è il sintomo di una depressione culturale gravemente autolesionista, che non ha assolutamente nulla a che vedere con il pur dovuto rispetto delle scelte di vita delle persone, dei loro affetti e dei loro sentimenti».
Si sostiene anche che la Consulta abbia deliberato contro ogni riconoscimento dei matrimoni gay, sostenendo che abbia sancito come il matrimonio si basi unicamente sulla: «potenziale capacità procreativa dell'unione tra un uomo e una donna a differenziare il matrimonio dalle convivenze tra persone omosessuali». Una tesi che vorrebbe l'annullamento immediato anche di tutte le coppie etero con problemi procreativi, così come l'istituzione di esami sulla fecondità come premessa al matrimonio.
L'articolo non manca anche di attaccare il governo, sostenendo che «la nuova frontiera del progresso sarebbe ora negare che ogni figlio ha naturalmente bisogno e diritto di crescere con un papà e una mamma, perché insistere sulla diversità sessuale sarebbe oramai una prova di una mentalità retrograda e omofoba» e «purtroppo sulla scia di queste stesse falsità va a collocarsi il disegno di legge sulle unioni civili in esame al Parlamento: prevede infatti la diretta applicazione della disciplina matrimoniale alle coppie di conviventi dello stesso sesso con tanto di adozione di minori (mascherata)». Il riferimento è alla possibilità di poter adottare il figlio del proprio partner, mentre l'Arcidiocesi suggerisce che nel caso di morte di uno dei padri il minore debba essere strappato dalle mani di chi l'ha cresciuto per essere rinchiuso in una qualche casa famiglia.
Intollerabile è anche l'arroganza con cui Le Manif Pour Tous Italia scrive sulla propria pagina Facebook che «il nostro editoriale di ieri ha riaperto il dibattito a Bologna su un gesto grave e dannoso del sindaco Merola», sostenendo che basti riversare odio per ottenere un blocco di una procedura già annunciata con date certe.


Sulle unioni gay Renzi cambia le carte in tavola. Arcigay replica: «Faccia il serio, basta giochetti»

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In quella che pare ormai diventata una prassi per tutti i politici italiani, anche Matteo Renzi ha scelto di annullare tutto ciò che è stato detto in merito ai diritti civili delle coppie gay. La sede scelta per l'annuncio non è istituzionale, ma si sono preferite le pagine del giornale dei vescovi: in un'intervista rilasciata ad Avvenire, il premier ha dichiarato che «Io ho sempre detto che i diritti civili stanno in un pacchetto che parte dalle riforme costituzionali. Una volta che il Parlamento avrà terminato di votare queste, discuteremo anche su quella che ritengo essere una assoluta e corretta rappresentazione delle civil partnership, sul modello tedesco. E sarà superato il ddl Cirinnà perché anche in questo campo vedremo una proposta ad hoc del governo, che è pronto a prendere una sua iniziativa».
Su come sia stato superato, quale sia la nuova proposta e in che modo di intenderà garantire i diritti dei gay non viene detto nulla. E di certo fatto che l'annuncio giunga da un giornale da sempre contrario a qualsiasi riconoscimento dei diritti civili (anzi, spesso artefice di campagne discriminatore e diffamatorie) non fa certo ben sperare.
«Sta diventando una storia grottesca -ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay-  al limite dello schizofrenia, se teniamo presente che Renzi è anche il segretario del partito di cui fa parte la senatrice Cirinnà. Proprio il premier sul tema delle unioni tra persone dello stesso sesso aveva fissato una data: settembre. E proprio in vista di quella scadenza il Parlamento aveva messo in campo una proposta, cioè un punto da cui iniziare la discussione. Ora il capo dell'esecutivo fa lo sgambetto al potere Legislativo, proprio mentre nel Paese si solleva l'allarme per quella che qualcuno chiama la "svolta autoritaria", arrogandosi una priorità nella proposta ma senza entrare nel merito dei contenuti che la caratterizzeranno. Viene spontaneo allora domandarsi: a quale scopo Renzi rottama il testo della senatrice Cirinnà? Vuole migliorarlo o peggiorarlo? E soprattutto: al di là del punto di partenza, qual è il punto di arrivo che Renzi si è prefissato in tema di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso? Con quali tempi intende giungere a meta? Rispetterà la scadenza che lui stesso si è dato? La sensazione è che questo sia l'ennesimo "giochetto", una modalità in Italia ormai rodata per confondere le carte e dilatare i tempi. Allora facciamo un appello alla serietà e alla concretezza: siamo davvero stanchi di essere rimbalzati da un testo all'altro, come fossimo allodole da rimbambire con un gioco di specchi. Renzi dica una volta per tutte di quale legge sta parlando, senza scomodare fascinazioni esterofile, ma chiarendo nel dettaglio i diritti che si vuole siano riconosciuti alle coppie di gay e lesbiche. Lo dica senza ambiguità e nelle sedi corrette, senza che il dibattito acquisisca il retrogusto dell'inchino alla lobby che da sempre ostacola, grazie alla complicità della classe politica italiana, il raggiungimento di qualsiasi obiettivo su questi temi».


Arabia Saudita: condannato a tre anni di carcere e 450 frustate per aver twittato con altri gay

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Tre anni di carcere e 450 frustate. È questa la pena inflitta ad un 24enne saudita, condannato da un tribunale locale per aver scambiato messaggi su Twitter con altri gay.
I riferimenti al sesso contenuti in alcuni di quei testi non erano passato inosservato alla Commissione saudita per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (più nota come polizia religiosa) che, attraverso l'impiego di un agente sotto copertura, era riuscita a risalire all'identità del ragazzo. Il suo cellulare è poi stato sequestrato e il ritrovamento di «immagini immorali» avrebbero permesso il suo rinvio a giudizio con l'accusa di «promozione della dissolutezza».
Il tribunale ha dato ragione all'accusa e, ricorrendo anche alle punizioni comporli previste dalla sharia, ha condannato il 24enne a tre anni di carcere e 450 frustate che gli saranno inflitte in 15 sessioni.