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Trentino: il centrodestra ricorre all'ostruzionismo per affossare la legge anti-omofobia

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È attraverso l'ostruzionismo e la proposizione di ben 1.500 emendamenti che il centrodestra trentino ha affossato il decreto contro l'omofobia in discussione presso il Consiglio provinciale a Trento.
Ugo Rossi, presidente della provincia autonoma, ha sostenuto che ci sono scadenze più urgenti e che non ci sarebbe stato il tempo per poterle esaminare tutte, motivo per cui il provvedimento è slittato a data da destinarsi. I gay poteranno quindi attendere per veder riconosciuti i loro diritti.
L'associazione ProVita (che insieme ai Giuristi della Vita ha collaborato all'introduzione di una serie di ordini del giorno omofobi in giro per l'Italia) parla di «vittoria» e sostiene la necessità di cercare «mediazione con il centrodestra e con le associazioni familiari» nei contrasto all'omofobia. Il che sarebbe come dire che un giudice non possa stabilire che l'omicidio sia reato se gli assassini non sono d'accordo.
Ed è così che la minoranza ha deciso di imporre l'omofobia attraverso una vera e propria violenza alla democrazia del Paese, peraltro dopo aver rispedito al mittente qualunque tentativo di mediazione che non fosse lo stralcio o il completo svuotamento del documento.
Il decreto avrebbe dovuto semplicemente istituire un «osservatorio sulle discriminazioni» ed avviare «azioni di sensibilizzazione culturale» sul pluralismo dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Una richiesta semplice giunta in risposta alla raccolta firme per un disegno di legge d'iniziativa popolare promosso due anni fa dalle associazioni gay, alle quali la lobby cattolica sta tentando di non dare risposte concrete.
Nella discussione ha probabilmente pesatomolto  anche l'opinione dell'arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, che lo scorso agosto era intervenuto sul tema dalle pagine del settimanale diocesano Vita Trentina (poi ampiamente ripreso anche da Avvenire) per sostenere che: «il nostro Trentino ha problemi ben più urgenti e che interessano quasi tutti i cittadini». Il religioso ha anche lamentato come «una grave lacuna nel progetto di legge è certamente l'assenza di una garanzia per la libertà di chi nella vita quotidiana, per motivi religiosi o filosofici, dissente dalle impostazioni proposte dalla legge». Insomma, la legge dev'essere un'indicazione generica che ogni persona deve aver il diritto di poter rispettare a propria discrezione.


Pavia apre alla trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero: «Alfano ci dica quale strumento adottare»

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Il Consiglio Comunale di Pavia ha approvato una mozione volta a chiedere la trascrizione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati all'estero. Il voto espresso rappresenta un ulteriore segnale a favore dei diritti lgbt che segue e brave distanza l'istituzione del registro anagrafico delle coppie di fatto dello scorso 29 luglio.
La mozione, presentata dal consigliere Giuseppe Polizzi (M5S) è stata sostenuta dal Pd e della Lista civica di Depaoli. Il gruppo consigliare di centro-destra (Lega Nord, Lista Civica Cattaneo, Forza Italia e Ncd) ha votato compattamente contro il provvedimento.
Nel documento si chiede al Ministero dell'Interno quale strumento si debba adottare nel caso richiesta di trascrizione di matrimonio fra persone dello stesso, così come si chiede che il Parlamento risponda all'invito rivoltogli quattro anni fa dalla Corte Costituzionale, approvando subito una disciplina di carattere generale che sia finalizzata a regolare diritti e doveri delle coppie di persone dello stesso sesso e delle famiglie omogenitoriali.
Il sindaco della città, Massimo Depaoli, ha dichiarato: «Dobbiamo riflettere ponendo al centro la persona. Con la sua affettività. La persona, lo dico da amministratore, deve poter essere felice. Esiste una massima "non si può vivere in una società felice di persone infelici" che voglio qui ricordare. La mozione è condivisibile. Chiediamo al Parlamento di prendere una decisione sul riconoscimento delle coppie LGBT. Come mi devo comportare come ufficiale di Governo? Io, personalmente, come persona, non ho nulla in contrario sulla trascrizione tra persone dello stesso sesso. Come Sindaco chiederò e pretenderò una risposta al Ministero degli interni. Per questi motivi ritengo che la mozione sia condivisibile».


Coahuila: 30mila evangelici manifestano per chiedere l'abrogazione dei matrimoni gay

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Ad una settimana di distanza dall'entrata in vigore del matrimonio egualitario nello stato di Coahuila (Messico), domenica scorsa sono state 30.000 le persone scese nelle strade della capitale per chiedere l'abrogazione della norma.
La marcia è stata organizzata dal gruppo evangelico Cristo Vive Saltillo. In testa al corteo c'era il pastore omofobo Carlos Pacheco, impegnato nella declamazione di alcuni passaggi del Vecchio Testamento chiamati a condannare l'omosessualità.
Ai manifestanti erano stati distribuiti cartelli blu raggiuntanti una «famiglia eterosessuale» mentre li slogan erano accomunati dal tema comune «Il vero amore si trova con mamma e papà».
Le unioni civili fra persone dello stesso sono legali a Coahuila sin dal 2007. All'inizio del mese i legislatori hanno deciso di estendere il matrimonio anche alle coppie gay e lesbiche. In Messico il matrimonio egualitario è attualmente legale a Città del Messico e nello stato Quintana Roo.
La marcia odierna ricorda da vicino quella che gli evengelici organizzarono qualche mese fa a Rio de Janeiro per protestare contro l'introduzione dei matrimoni gay in Brasile.


Michela Biancofiore alla Zanzara: «Un transessuale è contronatura»

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A neppure quarantottore dall'accoglienza trionfale riservata a Francesca Pascale al Gay Village, Michaela Biancofiore ha pensato bene di mostrare quale sia la reale apertura ai gay di Forza Italia così tanto decantata dalla giovane fidanzatina di Berlusconi. E se quest'ultima prometteva matrimoni ed adozioni mentre brindava con Vladimir Luxuria ed Imma Battaglia, la parlamentare si è recata a La Zanzara per insultare una delle due ospiti.
Ruguardo a Luxuria, ha dichiarato: «Voleva farsi l'operazione. Ma non mi interesso della sua vita privata. Ha detto che è molto gettonata. E probabilmente il fatto che sia mezza e mezza è trasgressivo e quindi attraente, ma non è normale, questo no». Insulti sono stati riservati anche alle transessuali in genere: «Mi dovete spiegare cos'è un transessuale. È uomo o donna? Oggettivamente un transessuale è contronatura, è una cosa artificiale che non esiste in natura». Da notare è anche l'uso del maschile buttato lì giusto per non sottolineare come non si voglia garantire neppure la dignità nell'utilizzo del genere corretto.
La Biancofiore, però, non si è limitato a questo e non si è trattenuta anche dal raccontare la sua personale visione dei gay pride: «Si va a spasso per strada col "gingillo" o la "gingilla" di fuori. Insomma, al Gay Pride si vedono queste cose. Non li trovo intelligenti, ma certo non li proibirei perché sono una liberale». Curioso sarebbe capire dove abbia visto scene simile, ammesso che le abbia viste in un luogo reale e non in un qualche sentito dire che potesse legittimare la sua voglia di discriminare ed insultare.


Il Gay Pride di Belgrado si è svolto senza incidenti

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Nonostante le minacce di violenze paventate dal patriarca ortodosso di Serbia, il Gay Pride di Belgrado si è svolto senza incidenti.
È da quattro anni che l'vento non veniva celebrato a causa del divieto imposto dalle autorità per paura di scontri dopo quanto avvenuto nel 2010, quando alcuni untranazionalisti assaltarono il corteo e misero a ferro e fuoco la città.
In 500 hanno avuto il coraggio di sfilare per le strade cittadine, protetti da circa 7.000 agenti in assetto anti sommossa. Il clima di tensione presente nella città risulta pertanto evidente, con 14 agenti assegnati alla protezione di ogni singolo manifestante.
Michael Davenport, il capo delegazione dell'Unione Europea in Serbia, ha espresso soddisfazione: «È un grande passo in avanti per la Serbia nel rispetto dei diritti umani».


La Corte d'Appello annulla la sentenza di Grosseto per un vizio procedurale. Ora è tutto da rifare

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La Corte d'Appello di Firenze ha annullato la storica sentenza emessa il 3 aprile scorso dal Tribunale di Grosseto, nella quale si sanciva la legittima della trascrizione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all'estero.
Ad essere chiamati in causa nella decisione di annullamento non sono i contenuti della sentenza, ma un mero vizio procedurale: il ricorso era stato notificato al Comune di Grosseto (che non si era costituito) e non al Sindaco quale ufficiale dello Stato civile. Ciò è bastato perché il processo sia stato considerato nullo e tutto debba essere rifatto da zero.
Il 2 e il 17 luglio scorso il il Tribunale di Milano aveva respinto due richieste simili facendo riferimento ad una sentenza emessa nel 2012 Corte di cassazione. Eppure in quella stessa sentenza era stato indicato come i matrimoni celebrato all'estero fossero riconosciuti dall'articolo 12 della Convenzione europea dei diritti umani e pertanto non potessero essere considerati «inesistenti» per il nostro ordinamento, pur riconoscendo come tali atti non abbiano «alcun effetto» in Italia.
Insomma, il problema è che la Cassazione ha emesso sentenze molto fumose che paiono lasciar parte tutte le strade in attesa di una normativa politica, il tutto mentre il governo ha lasciato intendere che non ha alcuna intenzione di occuparsi dell'argomento per colmare il vuoto legislativo più volte segnalato dalla magistratura (nonostante si susseguono i proclami in cui si rivendica la competenza politica sul tema). In altre parole, siamo all'immobilismo. Ed è così che i comuni che hanno deciso di schierarsi in prima fila per annullare le disparità sociali nei confronti del propri cittadini ora avranno una carta in meno: l'appello alla sentenza di Grosseto non avrà più valore, non tanto per i suoi contenuti quanto per un mero errore di notifica.


Una risoluzione dell'Onu stabilisce che i diritti lgbt sono diritti umani

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Con 26 voti a favore, 14 contrari e 7 astenuti, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione in cui si chiede aell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani una relazione che evidenzi le violazioni dei diritti umani sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere.
Può sembrare una cosa da poco ma non lo è. Per la prima volta, infatti, un documento rilasciato dal Palazzo di Vetro afferma che i diritti lgbt sono diritti umani. Si tratta dunque di un precedente importante che abilita i funzionari delle Nazioni Unite a poter lavorare sui diritti lgbt.
La risoluzione è stata fortemente osteggiata dall'Egitto e dagli altri membri dell'Organizzazione per la cooperazione islamica, pronti a parlare di «imperialismo culturale» e di un attacco all'Islam.
Il rappresentante dell'Arabia Saudita si è spinto sino a sostenere: «A mio parere, questa [risoluzione] è una violazione dei diritti umani». Il rappresentante del Pakistan è stato ancora più esplicito: «La più ampia connotazione delle parole "orientamento sessuale" può essere distruttiva e nemica della nostra fede musulmana e per tutti i nostri giovani».
Fortunatamente, però, ogni tentativo di intaccare il documento attraverso vari emendamenti è finito con un nulla di fatto. Determinante è stata l'astensione di Congo, Sierra Leone e Namibia che hanno deciso di non appoggiare il voto contrario sostenuto dagli altri Paesi africani, così come anche il Kazakistan ha scelto di astenersi e di non seguire nel voto gli altri membri dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica.
Nella proposta originale si sarebbe dovuto dar vita ad una relazione sui diritti lgbt ogni due anni, ma nel documento finale votato venerdì si è scelto di limitarla ad una sola stesura.


Louisiana, un giudice statale contraddice quello federale: il divieto ai matrimoni gay è incostituzionale

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Sostenendo che le leggi della Louisiana «impongono un danno ed uno status separato [...] ad un gruppo di individui politicamente impopolare» e che sono un frutto di un arbitrio «slegato da un qualsiasi interesse statale», Edward D. Rubin, giudice dello Stato della Louisiana, ha dichiarato incostituzionale il divieto oggi posto alle coppie gay e lesbiche che desiderano sposarsi.
Il caso è il seguente: Angela Marie Costanza e Chasity Shanelle Brewer sono una coppia di donne che nel 2004 è riuscita ad aver un figlio, via inseminazione artificiale, nello stato della California. Le due poi si sono sposate, sempre in California, nel 2008. E con questo, Costanza, nel 2013, chiedendo allo Stato della Loisiana di poter adottare il figlio della propria moglie, ha sfidato le leggi che proibiscono alle persone di omosessuali di sposarsi. Il giudice Rubin, accogliendo la domanda di Costanza, ha ordinato allo Stato della Louisiana di consentire alle coppie gay e lesbiche, che lo desiderano, di sposarsi.
Come forse qualcuno avrà già notato, la sentenza si pone in contrasto con la decisione del giudice federale Martin Feldman, non solo per l'effetto -dichiarazione di incostituzionalità- ma per l'interpretazione delle leggi per cui è stato chiamato a pronunciarsi il giudice Rubin, ovviamente determinando l'effetto della decisione. Se per Feldman non c'è nessun diritto al matrimonio omosessuale, per Rubin l'unico diritto da prendere in considerazione è la libertà di scegliere chi sposare (esiste il diritto al matrimonio e non uno al matrimonio omosessuale).
Ora la Louisiana si trova in una situazione abbastanza particolare: le leggi sono costituzionali per un giudice federale, ma non per un giudice statale. Per quanto riguarda la sentenza del giudice Feldman questa è stata portata in appello dalla coppie che avevano proposto la causa legale ed insieme ad un altro caso del Texas, il 5° Circuito degli Appelli sarà chiamato a pronunciarsi. L'altro caso, quello texano, il caso DeLeon v. Perry è ormai da più di 7 mesi nella fase d'appello, ma la Corte non ha ancora stabilito le date per le argomentazioni. Per quanto riguarda il caso preso in esame quest'oggi lo Stato deve ancora fare ricorso e la sentenza si applica a sole tre contee della Louisiana, non a tutto lo Stato (ed ovviamente alle signore Costanza e Brewer).

Di ExJure


Belgrado: il patriarca minaccia violenze se il Pride non sarà annullato

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L'omofobia del patriarca ortodosso di Serbia non è certo una novità, ma questa volta il religioso si è spinto ben oltre i limiti. Nel tentativo di impedire lo svolgimento del gay Pride di Belgrado (in programma domenica prossima) ha minacciato violenze simili a quelle accadute nel 2010.
Quell'anno passò alla storia a causa della violenza di alcuni gruppi ultra-nazionalisti che assalirono il corteo e provocarono 140 feriti dopo aver messo a ferro e fuoco l'intera città. Lo stato serbo reagì nel peggiore del modi e, anziché fermare i violenti, iniziò a vietare di anno in anno i cortei lgbt per questioni di sicurezza.
Il patriarca pare oggi voler giustificare quelle azioni e parla di una «lezione» che l'Europa dovrebbe apprendere riguardo ad eventi che gettano «ombre morali» sulla Serbia. Evidentemente l'uomo dimentica come nel 2010 l'intera Europa rimase scioccata davanti ad uno stato incapace di reagire a france estremiste di estrema destra e non certo per una manifestazione pacifica e ricca di bandiere arcobaleno.
A quattro anni di distanza, la Serbia vuole provare a dimostrare di essere in grado di garantire i diritti umani e, dopo quattro anni, pare che la manifestazione verrà finalmente autorizzata. Appare dunque evidente quanto l'incitamento alla violenza da parte del religioso sia irresponsabile e pericolosa. Ad oggi le forze dell'ordine hanno già proceduto all'arresto di otto persone in seguito a minacce legate all'organizzazione del pride.

Via: Queerblog


La Giannini esclude le associazioni lgbt dai corsi di formazione del personale Miur

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Le associazioni lgbt saranno escluse dai corsi di formazione predisposti dal ministero dell'istruzione per il contrasto all'omofobia. È così che il ministro Stefania Giannini pare voglia dare seguito alle richieste provenienti dal mondo cattolico, non soddisfatto di aver già bloccato la strategia nazionale predisposta per lo scorso anno.
Il segnale non appare certo incoraggiante, soprattutto a fronte della crescente richiesta avanzata dai fondamentalisti cattolici volta a chiedere che le lezioni anti-omofobia siano opzionali e si svolgano al di fuori dell'orario scolastico (in modo tale da permettere ai genitori omofobi di impedire che i figli possano assistervi).
«Dopo un blocco di sei mesi, il 18 settembre ci è stato comunicato che l'iniziativa di formazione e sensibilizzazione contro omofobia e transfobia diretta alle figure apicali del Miur (ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) riprenderà nel mese di ottobre. Formalmente l'iniziativa era stata sospesa per motivi tecnici, in realtà il ministero non è riuscito a sostenere le polemiche che da una parte della gerarchia cattolica, dell'associazionismi familiare e dall'interno del ministero stesso erano pervenute contro questa iniziativa». È quanto riporta una nota congiunta delle principali associazioni lgbt italiane (Associazione Libellula, Associazione Radicale Certi Diritti, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Circolo Tondelli, Di Gay Project, Equality Italia, I Ken Campania, Renzo e Lucio, Rete Genitori Rainbow e Stonewall).
«Apparentemente -prosegue la nota- il programma non ci è stato mostrato, il nuovo corso è stato totalmente internalizzato e rimodulato rispetto al programma iniziale. Ciò significa che il corso è stato sottratto alle attività della Rete Ready (rete nazionale delle pubbliche amministrazioni antidiscriminazioni) e che le associazioni Lgbti vengono escluse dalla partecipazione».


Minnesota: arcivescovo indagato per molestie ai novizi costringe al licenziamento un dipendente gay

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John Nienstedt è un arcivescovo cattolico del Minnesota noto per le proprie posizioni omofobe. Nel 2012 paragonò l'omosessualità all'omicidio e stanziò più di un milione di dollari a sostegno di un referendum voto a vietare costituzionalmente i matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Dallo scorso luglio è sotto indagine per presunte molestie sessuali nei confronti di alcuni novizi, ma ciò non gli ha impedito di allontanare un dipendente della chiesa di St Victoria a causa della sua omosessualità. Nel fine settimana, infatti, il direttore musicale della chiesa aveva sposato il  suo partner dopo un lungo fidanzamento e l'arcivescovo ha immediatamente puntato il dito contro quell'unione, sostenendo fosse «contrario all'insegnamento della Chiesa». In una lettera indirizzata ai fedeli, il parroco ha anche rassicurato la comunità cattolica sul fatto che il direttore musicale non si sarebbe più visto all'interno della chiesa.
In un'intervista rilasciata alla CBS, Nienstedt ha aggiunto: «La condotta dei dipendenti della chiesa può ispirare e motivare le persone, ma può anche scandalizzare e minare la loro fede. I dipendenti della Chiesa devono riconoscere ed accettare le responsabilità che accompagnano il loro ministero».
Nonostante l'accusa pendente di «cattiva condotta sessuale con altri sacerdoti», lo scorso settembre sostenne che Satana sia il responsabile dell'approvazione della legge sul matrimonio egualitario nel Minnesota, così come per la pornografia, la sodomia e la contraccezione.


Mantova sbatte la porta in faccia ai gay: il registro delle unioni civili sarà riservato agli etero

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«Ci siamo impegnati a formulare una proposta per il consiglio comunale che abbia la massima condivisione. Per far questo, però, ci siamo resi conto di dover elaborare un testo di regolamento che metta da parte i riferimenti alle parti più ideologiche». È quanto afferma Nicola Sodano, sindaco di Mantova, nell'annunciare la bozza regolamento per il riconoscimento delle unioni civili e l'istituzione dell'apposito registro che verrà proposto al consiglio.
Tra le parti considerate «ideologiche» figurano anche le relazioni fra persone dello stesso sesso che, pertanto, verranno esclusi a priori da qualsiasi tutela e diritto «Su questo le sensibilità in giunta e nella maggioranza sono diverse -aggiunge Sodano- per cui riteniamo di non farvi riferimento nel testo».
La proposta avanzata, quindi, verterà sul proporre una forma di convivenza tutelata che le coppie etero potranno scegliere in alternativa al matrimonio. L'esclusione dal riconoscimento delle coppie gay era stata chiesta da Forza Italia e Lega Nord.
Nel testo originale la tutela delle coppie omosessuali era una pietra portante del progetto, soprattutto considerato come per loro non esistano, eppure il sindaco sostiene che la rimozione di quel nodo non alteri gli equilibri: «Le unioni civili -dice- sono anche tra persone di sesso diverso, anzi, sono più queste di quelle omosessuali. Comunque, nella prossima seduta l'esecutivo deciderà cosa togliere dal regolamento che andrà in consiglio».


A meno di una settimana dall'inaugurazione, Città del capo fa chiudere la moschea gay-friendly

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Lo scorso 19 settembre a Città del Capo, in Sudafrica, aveva aperto le porte la prima moschea gay-friendly del Paese. L'idea era stata lanciata da un docente musulmano sudafricano, Taj Hargey, desideroso di dar vita ad un luogo di culto che fosse aperto a tutti, senza discriminazione di genere o orientamento sessuale. Le novità riguardavano l'inclusione dei gay e la possibilità per le donne di guidare le preghiere.
L'iniziativa è stata accompagnata dalle solite polemiche e alcune decine di persone si erano recate a protestare dinnanzi alla moschea in occasione della sua inaugurazione. I malumori si sono fatti sentire anche all'interno del consiglio comunale e non è passata neppure una settimana prima che si sia trovato un pretesto per farla chiudere.
Il comune ha infatti sfoderato un regolamento che prevede che un luogo di culto debba avere almeno dieci posti auto. L'assenza di un parcheggio, dunque, è stata ritenuta una motivazione più che valida per far chiudere la struttura.
«È intimidazione» ha tuonato Hargey, sostenendo che il vero motivo della decisione sia da ricercarsi nel fondamentalismo di chi è convinto che uomini e donne non debbano poter pregare insieme.
Il processo per chiedere la riapertura della moschea potrebbe richiedere fino a sei mesi.


La fine della messa al bando dei gay dalla donazione del sangue salverebbe oltre un milione di vite all'anno

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L'omofobia ha un costo, anche se chi la fomenta è solito lasciare che siano altri a pagarne il conto. Ed è così che uno studio ha dimostrato come la fine della messa al bando dei gay della donazione di sangue negli Stati Uniti potrebbe portare a salvare più di un milione di vite.
Attualmente negli States sono ancora in vigore delle norme create negli anni '80 che stabiliscono come tutti gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini debbano essere esclusi a vita dalla possibilità di donare sangue, quasi fosse l'orientamento sessuale e non la condotta sessuale a determinare i rochi per la salute. Secondo la legge, infatti, bisogne preferire il sangue di un eterosessuale che va a prostitute a quello di un omosessuale che ha un rapporta stabile con un solo partner.
L'Istituto Williams della University of California di Los Angeles non ha dubbi sul fatto che la fine del divieto, richiesto a più volte dai democratici del Paese, potrebbe avere enormi benefici a lungo termine per gli Stati Uniti. Persino nel caso in cui la discriminazione non venisse abbattuta del tutto e si scegliesse di escludere gli uomini che hanno avuto sesso con altri uomini nell'ultimo anno, i donatori aumenterebbero di 185.800 unità con ben 317.000 litri di sangue donati ogni anno. Nel caso di un abbattimento totale del divieto, altri 360.600 uomini potrebbero donare ulteriori 615.300 litri di sangue all'anno.
Secondo il ricercatore Ayako Miyashita, «le nostre stime suggeriscono che l'abolizione del divieto di donazione di sangue tra CSM potrebbe essere aiutare a salvare le vite di più di 1,8 milioni di persone».
Ma per qualcuno la morte di quell'1,8 milioni di persone è un prezzo accettabile per tenere una vita una discriminazione che pare voler solo alimentare pregiudizi verso i gay.


Anche il Municipio IX di Roma ha istituito un registro delle Unioni Civili

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All'aula consiliare del Municipio IX di Roma sono bastati solo pochi minuti per approvare all'unanimità l'istituzione di un registro delle Unioni Civili.
Il Presidente del Consiglio municipale sottolinea come la decisione debba essere «un utile sprone per l'Assemblea capitolina, che dovrà istituzionalizzare il registro cittadino in attesa che il Governo nazionale recuperi il gap e legiferi sul tema».
Soddisfazione è stata espressa anche dalla promotrice del documento, la consigliera Paola Vaccari (in foto), che ha dichiarato: «Con l'istituzione del registro delle unioni civili, nel Municipio IX si potrà andare oltre i diritti del singolo cittadino, riconoscendo nella coppia, specialmente in quella che attualmente non avrebbe alcuna possibilità di esprimere il proprio status, quel seme che, al pari delle altre forme legittimate di unioni, rafforza il valore di essere e sentirsi comunità».
La registrazione potrà essere richiesta dai cittadini italiani e stranieri, di sesso diverso o dello stesso sesso, che abbiano raggiunto il diciottesimo anno d'età e che siano anagraficamente coabitanti nel IX Municipio.
Provvedimenti simili sono già stato adottati anche dai municipi XIII, XII e XI.


Fulvio Giardina smentisce il ministro: i bimbi crescono senza problemi anche nella famiglie gay

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«La tesi che un bambino necessita di avere una figura materna e paterna non è assolutamente supportata da ricerche e fonti scientifiche accreditate». È quanto afferma Fulvio Giardina, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi, in risposta alle affermazioni rilasciate ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, durante una puntata di "Porta a porta". In quell'occasione l'esponente del Ncd aveva sostenuto l'esistenza di presunte basi scientifiche atte a sostenere che «tutta la letteratura psichiatrica da Freud in poi riconosce l'importanza per il bambino di avere una figura paterna e una materna per la formazione della propria personalità».
«Non è certamente la doppia genitorialità a garantire uno sviluppo equilibrato e sereno dei bambini -prosegue Giardina- ma la qualità delle relazioni affettive. Da tempo infatti la letteratura scientifica e ricerche in quest'ambito sono concordi nell'affermare che il sano ed armonioso sviluppo di bambini e delle bambine, all'interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso. La valutazione delle capacità genitoriali stesse sono determinate senza pregiudizi rispetto all'orientamento sessuale ed affettivo. Ritengo pertanto che bisogna garantire la tutela dei diritti delle famiglie omogenitoriali al pari di quelle etero-composte senza discriminazioni e condizionamenti ideologici».


Empoli: l'Udc e Fratelli d'Italia chiedono la revoca del registro di matrimoni gay contratti all'estero

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«Come il registro delle coppie di fatto emanato nel 1993, anche la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero nel Comune di Empoli, altro non è che un atto ideologico e pressoché privo di conseguenze giuridiche (effetti solo dichiarativi) volto a destabilizzare il patrimonio più importante della nostra società, la famiglia naturale, ed allo stesso tempo, propinare l'ideologia gender. Il tema delle unioni omosessuali è molto delicato e come minimo doveva essere affrontato preventivamente in sede consiliare, prima di procedere alla “direttiva a sorpresa”. Temiamo che questo atto sia oltre che altamente politicizzato, uno strumento regolatore di controversie correntizie interne al PD, locale e non solo». Lo affermano in una nota congiunta il consigliere comunale Francesco Gracci (Udc) ed il portavoce di Fratelli d'Italia Andrea Poggianti in merito alla delibera con cui il sindaco di Empoli ha istituito il registro per la trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero.
Le rivendicazioni hanno l'area della solita lezioncina sentita da un qualche gruppo anti-gay per poi essere ripetuta a pappagallo: si dice che le unioni non hanno valore, si sostiene che le coppie gay siano una mera teoria ideologica e si sostiene che quelle azioni prive di significato distruggeranno le famiglie.
Nella loro rivendicazione i due sostengono la necessità di demandare al governo ogni decisione in merito al riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso, peraltro sostenendo che le leggi internazionali impongano diritti solo alle coppie formate fra persone di sesso opposto (il che non indica l'elusione delle altre, ndr) e che pertanto l'eterosessualità debba essere considerata un motivo di privilegio dinnanzi allo stato.
I due concludono: «Con un approccio totalmente laico, mantenendo tuttavia ciascuno poi il proprio credo, siamo totalmente contrari al riconoscimento ed alla trascrizione delle unioni omosessuali ed auspichiamo che venga aperto un confronto con la cittadinanza visto che, stando anche al sondaggio [del sito internet] Go News, limitato ma pur sempre più democratico dell'iniziativa liberale del Sindaco Barnini, ben il 62% dei lettori del giornale online sono contrari ai matrimoni gay». Insomma, i diritti dei cittadini devono essere nelle mani si sondaggi online non certificati solo perché mostrano dati a sostegno della propria ideologia discriminatoria.
 Francesco Gracci aggiunge: «Presenterò intanto nel prossimo consiglio comunale una mozione per revocare la direttiva del sindaco e conseguentemente, se non ci sarà un'apertura al confronto con la cittadinanza come da noi auspicato, valuteremo l'opportunità di proseguire la nostra ferma opposizione attraverso altre azioni istituzionali o legali».



L'esportazione dell'odio, un viaggio fra i volti statunitensi dell'omofobia internazionale

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«Esiste una rete di estremisti americani che stanno lavorando senza sosta per minare i diritti delle persone LGBT in tutto il mondo». È quanto documenta un dossier realizzato dalla Human Rights Campaign.
Secondo i dati raccolti dal Pew Research Center, la disapprovazione dell'omosessualità è un sentimento ancora molto radicato in numerose nazioni. Nella maggior parte dei 40 paesi presi in esame, oltre il 50% degli intervistati la ritiene «moralmente inaccettabile», con un numero che supera il 90% in ben sette nazioni. L'omosessualità è considerata un reato penale in quasi 80 nazioni. In tutto il mondo le persone lgbt si trovano ad affrontare sistematicamente la stigmatizzazione, la persecuzione e la violenza. Ed è bene sapere che esiste una rete di estremisti americani lavorando instancabilmente per far sì che quelle violenze continuino ad essere perpetrate.
La propaganda ha un ruolo importante nel progetto: c'è chi sostiene che i gay siano i responsabili dell'olocausto o della diffusione dell'hiv. Altri sostengono che i gay siano una minaccia per i bambini e che l'accettazione sociale delle persone lgbt porterà alla distruzione delle famiglie. C'è chi arriva a sostenere che la pena di morte sia da ritenersi una punizione adeguata per l'omosessualità. Queste sono le tesi che vengono diffuse attraverso legami con capi di stato, parlamentari e leader religiosi. L'ultima frontiera è la pressione che alcuni gruppi stanno ora esercitando presso i delegati delle Nazioni Unite.
Poi è bisogna tener conto anche del tentativo di ridefinire il senso comune di alcune parole, sfruttando le necessità di abbreviazione dialettica per rendere comune l'idea che essere pro-famiglia significhi voler combattere i diritti delle famiglie diverse dalla propria o che essere pro-vita significhi negare il diritto all'esistenza delle minoranze.
Dietro questa campagna dì'odio ci sono volti e nomi ed azioni ben note, che l'associazione ha provveduto ad identificare e documentare.


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Omofobi assaltano un festival gay di San Pietroburgo

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Sedici persone sono state ricoverate in ospedale dopo che un festival delle arti lgtbtqi di San Pietroburgo è stato preso d'assalto da un blitz omofobo capitanato da Vitaly Milonov, il co-autore della legge sulla cosiddetta «propaganda gay» approvata nel 2011 dalla città russa (nella foto di apertura subito dopo l'assalto).
Le associazioni e i volontari avevano lavorato per cinque lunghi mesi all'organizzazione dell'evento, ma mezz'ora prima dell'inaugurazione il proprietario dello stabile gli ha comunicato di voler recedere dal contratto e li ha costretti a dover trasferire in fretta e furia tutte apparecchiature, gli impianti e gli ospiti in una nuova sede. La presentazione è comunque stata un successo.
Durante l'intero dibattito sui diritti umani, il servizio di sicurezza è riuscito a contenere il gruppo gruppo all'esterno. Poi, una volta entrato, ha iniziato a spruzzare vernice verde sugli ospiti e a diffondere dei gas putridi che hanno costretto molti dei presenti a dover ricorrere alle cure mediche.
Questo tipo di attacchi stanno rendendo pressoché impossibile per gli attivisti il reperimento di persone disposte ad affittargli i propri spazi. Eppure gli organizzatori non hanno perso il loro ottimismo: «Ci sentiamo esausti ed euforici -dicono- Grazie al lavoro di 40 volontari, soci e la gentilezza di estranei e passanti, il nostro evento è stato un successo. Le persone, i loro diritti, ma anche la loro luce e gentilezza, è ciò che motiva il nostro festival. E ogni giorno sono sempre di più attorno a noi: ecco perché noi vinceremo».


Per la prima volta in Italia, un ragazzo racconta la sua esperienza con l'affido ad una coppia gay

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Politici e gruppi religiosi hanno lanciato incredibili anatemi contro le adozioni da parte di coppie gay, sostenendo che a muoverli non fosse il pregiudizio ma il desiderio di «difendere» i minori. Curiosamente, però, nel dibattito non si è mai fatta rientrare l'opinione di chi ha un maggior diritto di parlare, ossia chi ha sperimentato sulla propria pelle quell'esperienza.
Ed è dalle pagine del Corriere della Sera che ci giunge la storia di Marco. Ad undici anni la madre lo portò in comunità a causa di una situazione familiare divenuta ormai insostenibile. Inizialmente la donna visse con lui ed i suoi fratelli, ma dopo un anno se ne andò. I fratelli minori hanno tutti trovato una nuova famiglia adottiva ma, data l'età, per lui c'erano poche speranze. Quindici mesi fa, quando era «ormai convinto che non sarebbe più stato possibile», una famiglia ha deciso di prendersene carico. Era una famiglia formata da due uomini: Massimo ed Alessandro, rispettivamente di 40 e 47 anni.
Marco oggi frequenta il suo ultimo anno all'alberghiero. «Se fossi rimasto a casa probabilmente non sarei mai arrivato al diploma -racconta- Adesso lo so, ma è stato difficile». L'aver raggiunto la maggiore età gli anche consentito di poter raccontare pubblicamente la sua storia.
«Io non conoscevo niente di questo mondo e all'inizio non ci volevo andare», dice. «Alla casa famiglia me lo hanno detto senza mezzi termini: "Rassegnati, per te non ci sono speranze, nessuno ti prenderà più". Ma hanno aggiunto che invece c'era questa coppia di uomini... Io ho capito subito che erano gay e ho detto di no. Poi però ho pensato: conosciamoli. Se avessi visto che anche solo uno dei due era effemminato, non ci sarei mai andato. Ho scoperto che i gay non sono come in tv. Cosa fanno la notte è una questione privata: di giorno sono persone normali».


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