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Il prefetto di Roma annulla le trascrizioni. Il gay Center: «È un attacco del Governo Renzi ai gay»

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Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha deciso di inviare un atto formale al sindaco della capitale per intimare la cancellazione delle sedici trascrizioni di matrimoni gay contratti all'estero, da lui ritenute nulle.
«Il gesto di Pecoraro ci appare contrario al diritto e profondamente ingiusto -ha dichiarato Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli- a questo punto ci aspettiamo che il Parlamento intervenga urgentemente a colmare l'ormai intollerabile vuoto legislativo sui diritti delle coppie gay e lesbiche che la tenacia dei sindaci che hanno effettuato le trascrizioni ha avuto il merito di mettere in evidenza. Non possiamo che augurarci che la grande attenzione e il crescente consenso dell'opinione pubblica rispetto a leggi di uguaglianza e inclusive nei confronti della comunità lgbt rappresentino l'occasione per tornare a discutere di un intervento legislativo che garantisca la piena dignità e uguaglianza della nostra comunità, abbandonando l'idea di istituti specifici che, pur tamponando situazioni emergenziali, ripropongono segregazioni e disuguaglianze e sacrificano sull'altare del consenso elettorale le vite di milioni di cittadine e cittadini».
Più duro è il commento di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che dichiara: «L'atto di annullamento da parte del Prefetto delle trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all'estero effettuate dal Sindaco di Roma Marino, è un attacco durissimo contro i gay da parte del Governo Renzi. Inutile dire che c'è un Ministro dell'Interno su cui pende una mozione di sfiducia in Parlamento per le manganellate agli operai, a cui il Premier Renzi lascia campo libero nel condurre una battaglia personale e politica, di parte, contro i matrimoni gay e i Sindaci che in tutta Italia stanno trascrivendo i matrimoni e le unioni civili. Qui siamo a Renzi, che fa annunci di una legge sul modello tedesco e poi fa gestire nella pratica la questione gay ad Alfano, pronto anche ad andare in piazza contro quella stessa legge annunciata. C'e' più di qualche ragione per chiedere conto al Governo di un'azione di polizia contro l'amore gay che mai si era vista nemmeno con i governi di centro destra. Le unioni gay non possono essere trattate come una questione di ordine pubblico. Contro l'annullamento faremo ricorso, ma la parola prima che ai tribunali è di pertinenza della politica. Renzi non si nasconda dietro gli annunci».

Update 18:58: È attraverso Facebook che Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha dichiarato: «Abbiamo dato mandato ai nostri uffici di fare un approfondimento. In questo momento non accettiamo l'ordine del prefetto di Roma di cancellare le trascrizioni già avvenute».


I gay in Europa: l'Italia è il Paese che discrimina di più

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Uno studio realizzata dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha rilevato come l'Italia risulti tra i Paesi più discriminatori verso gay e lesbiche d'Europa. L'indagine ha mostrato come il 54% della popolazione lgbt dichiari aver subito una discriminazione, collocando il bel Paese in fondo alal classifica al pari di Lituania, Croazia, Polonia e Cipro.
Lo studio ha anche sottolineato come solo l'8% di gay e lesbiche dichiarino apertamente il proprio orientamento sessuale, fornendo un ennesimo campanello d'allarme nei confronti di una cultura discriminatoria in cui può essere difficile poter essere sé stessi senza subire delle conseguenze.
Il direttore della FRA, Morten Kjaerum, ha commentato: «Troppo spesso, troppe persone lgbt devono affrontare la discriminazione e l'ostilità solo per poter essere semplicemente se stessi».
Interessante è notare anche quale sia l'Immagine che l'Europa ha dell'Italia, con organi di informazione stranieri come PinkNews che si ritrovano a definirla con parole non certo confortanti: «L'Italia è la patria di una grande popolazione cattolica -dice- in ritardo rispetto altri paesi europei in materia di diritti lgbt, con le coppie gay che non hanno riconoscimento giuridici, il diritto di adottare e una protezione limitata dalla discriminazione». Una simile opinione non si stupisce se si considera come l'Italia abbia fatto parlare si sé grazie alla circolare di Alfano contro il riconoscimento dei matrimoni gay celebrati all'interno dell'unione o all'iniziativa di Buonanno volta a multare i gay che si fossero scambiati baci in pubblico a Borgosesia. Tutte iniziative propagandistiche e diffamatorie che stanno provocando ingenti danni d'immagine all'Italia, con un conto che irrimediabilmente verrà proposto a tutti gli italiani.


Udine: la Rete Lenford deposita un esposto contro l'annullamento delle trascrizioni

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La Rete Lenford, l'avvocatura per i diritti lgbti, ha depositato presso la Procura a Udine un esposto contro l'annullamento della trascrizione nel registro di stato civile di un matrimonio omosessuale contratto all'estero. Nella giornata di ieri, infatti, un commissario inviato in Comune dalla Prefettura aveva provveduto alla cancellazione dell'atto. Le ipotesi di reato che l'esposto chiede di verificare sono il falso in atto pubblico e la falsità materiale in atto pubblico compiuti da ufficiale.
A rendere nota la notizia è Giacomo Deperu, presidente di Arcigay Friuli, che dichiara: «Con questo esposto si chiede al Pubblico Ministero udinese di verificare se negli atti compiuti dalla prefettura vi siano estremi di reato. Siamo colpiti da un'azione così forte e a nostro avviso sproporzionata, ma da tempo sosteniamo che non fosse nelle prerogative del Prefetto intervenire d'imperio a annullare la trascrizione effettuata dal sindaco di Udine Furio Honsell. Per questo confidiamo che con questo esposto si possa fare finalmente chiarezza su quanto avvenuto a Udine [...] Secondo i legali, il Massimario per l'Ufficiale di Stato Civile adottato proprio dal Ministero dell'Interno afferma esplicitamente che in materia la competenza a intervenire sui registri è esclusivamente in capo all'autorità giudiziaria, in quanto la legge conferisce potere unicamente al Tribunale di modificare le annotazioni. Per questo nell'esposto si contesta anche l'articolo 347 che parla di usurpazione di funzioni pubbliche e, in via sussidiaria, l'abuso d'ufficio».

Intanto a Milano il consigliere regionale Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) pare non avere altre preoccupazioni se non la cancellazioni delle trascrizioni effettuate da Pisapia. Attraverso affermazioni rilasciate con cadenza pressoché quotidiana, ha ora aggiunto che «inviterò formalmente il prefetto di Milano a fare come il suo collega e nominare un commissario prefettizio. Il Commissario ad acta a Udine ha ristabilito la legalità in breve tempo, mentre a Milano i matrimoni omosessuali che il sindaco ha trascritto ormai tre settimane fa sono ancora in vigore e se ne aggiungeranno altri, come ha annunciato il primo cittadino. Il prefetto Tronca ci ha messo 17 giorni a leggere le carte e poi, una volta richiamato Pisapia all'ordine, non ha fatto altro per ottenere il rispetto della legge».
Nella sua nota il consigliere auspica anche che il caso non finisca in Procura dopo la denuncia che lui stesso ha provveduto a depositare nella giornata di ieri: «spero che non sia necessario un suo pronunciamento -ha dichiarato- basterebbe infatti che il prefetto di Milano segua l'esempio del suo collega di Udine nominando un commissario ad acta che vada in via Larga e annulli le nozze gay trascritte dal sindaco».
C'è da chiedersi, però, se il timore di un pronunciamento della procura non sia legato alla totale incertezza nel risultato a fronte di un'azione da parte dei prefetti che giuristi e avvocati non esitano a sostenere illegittima. Vien da sé che un simile pronunciamento porterebbe le destre a non poter più sostenere che la presa d'atto da parte dell'Italia di atti assolutamente validi nel resto d'Europa sia «illegale&raqto;.


Il Ncd sceglie l'ostruzionismo in Senato: «I gay vanno disciplinati, non tutelati»

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«No ai matrimoni gay, no alle adozioni gay o la previsione dell'utero in affitto e un secco no alla reversibilità delle pensioni». Così Bruno Mancuso, senatore del Nuovo Centrodestra, si è ripetuto come un disco rotto durante la discussione in Commissione Giustizia al Senato del testo base proposto dalla senatrice Cirinnà riguardo le unioni civili.
«Non c'è alcuna insensibilità da parte del Nuovo Centrodestra nei confronti di quanti decidono di convivere indipendentemente dal sesso -ha affermato Mancuso- la cosa importante però è non invertire i paradigmi. Esiste una famiglia che va tutelata. Poi esistono altre forme che vanno disciplinate. Ma non arriviamo all'assurdo che queste forme vengano prima della famiglia o si confondano con la famiglia».
Insomma, secondo il senatore esisterebbero due famiglie diverse: una da tutelare e l'altra da disciplinare dopo averla esclusa dalle tutele. Inutile a dirsi, l'esclusione dalla reversibilità pare volta esclusivamente alla all'arricchimento del primo gruppo grazie allo sfruttamento del secondo, in una nuova forma di schiavitù che il partito di Alfano vuole reintrodurre in Italia (ancor più considerato come i figli non siano un canone, basando la discriminante sul naturale orientamento sessuale dei singoli cittadini).
Per motivare le sue affermazioni Mancuso non ha mancato di ripetere a pappagallo le frasi che il suo partito ripete ad ogni occasione, indifferente a come siano state più volte smontate: l'uomo ha parlato del «diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre secondo i canoni della famiglia tradizionale» ed è così finito indirettamente a chiedere che i figli siano tolti dalle famiglie monoparentali nel caso di divorzio o di morte di uno dei due coniugi. Ed, ancora, ha rivendicato che «non è ammissibile l'esplicita equiparazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso al matrimonio, in quanto ciò si pone in diretta antinomia con l'articolo 29 della Carta fondamentale» La Cassazione e la Corte Costituzionale leggono diversamente il significato di quell'articolo, ma evidentemente sono enti che non hanno diritto di replicare allo slogan creato e diffuso da Giovanardi.


Pisapia non retrocede: «La legge impone trascrizioni»

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«È la legge che impone al sindaco la trascrizione dei matrimoni anche omosessuali che sono stati celebrati all'estero e che sono legittimi sulla base dello stato dove c'è stato il matrimonio. Il che non ha non ha nulla a che vedere con il fatto che in Italia non sia previsto il matrimonio omosessuale, perché questo è un problema che riguarda il legislatore. Il sindaco ha un compito amministrativo, come ufficiale di stato civile, e la legge è molto chiara». Così il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha risposto alla richiesta di cancellazione degli atti avanzata dal Prefetto.
Secondo il primo cittadino, infatti, quella richiesta derivante della circolare diramata dal ministro Alfano è «del tutto illegittima perché la legge non prevede che possa essere il prefetto a fare interventi sostitutivi a quelli che spettano al sindaco».
Si continua così a giocare la partita fra i primi cittadini e i prefetti inviati da Alfano con motivazioni che giuristi ed avvocati tendono a non condividere. Ed è proprio in quell'ottica che la Rete Lenford ha provveduto ad inviare una diffida a tutte le istituzioni (arrivando sino al Presidente della Repubblica) per chiedere che non siano compiuti atti illegittimi come l'annullamento delle trascrizioni da parte di organismi diversi dalla Procura della Repubblica.

Intanto l'opposizione è passata al contrattacco e il consigliere Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) ha dichiarato di aver denunciato Pisapia. «Ho chiesto l'intervento della Procura sulla questione della trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all'estero -dice- Ho scritto al procuratore Edmondo Bruti Liberati per chiedere il suo intervento, affinché venga rispettata le legge. Il sindaco di Milano ha infranto la normativa nazionale che prevede matrimoni esclusivamente tra persone di sesso opposto e ha ignorato le richieste del Prefetto di tornare nella legalità. Per questo mi sono rivolto alla Procura».


Consultazioni del M5S: stravince il «sì» per il riconoscimento giuridico delle coppie gay

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«La consultazione on line sulle unioni civili si è chiusa con un risultato plebiscitario che sancisce la vittoria dei sì». È quanto dichiara una nota rilasciata da Senato, Alberto Airola, capogruppo del Movimento 5 Stelle.
Nella giornata di ieri, infatti, gli iscritti al movimenti erano stati chiamati ad esprimersi su unioni civili e convivenze attraverso la domanda: «Sei favorevole all'introduzione nel nostro ordinamento giuridico delle unioni civili fra persone dello stesso sesso?».
Airola ha poi commentato: «Ora si apre la strada per un percorso legislativo che porti al riconoscimento di diritti da tempo presenti in Europa e di cui l'Italia, paurosamente in ritardo, aveva bisogno. Ci auguriamo che le divisioni interne alla maggioranza, e allo stesso Pd, non rallentino l'iter legislativo di questo disegno di legge parlamentare».


Il Papa che pianse per i migranti di Lampedusa ora elogia i suoi aguzzini

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Con un'azione senza precedenti, Papa Francesco ha pubblicamente elogiato l'assessore leghista Arianna Lazzarini per aver introdotto una mozione omofoba in Veneto. Ed è così che la donna è immediatamente corsa ai microfono di Radio Vaticana per sostenere che la benedizione pontificia l'abbia scagionata dalle accuse «razzismo» ed «omofobia» che qualche malalingua le ha rivolto.
Peccato che sia difficile non notare come la Lega Nord abbia da sempre basato la propria politica sull'oppressione altrui, promettendo benessere e ricchezza attraverso un'esclusione di una parte della popolazione (dapprima puntando il dito contro i meridionali, poi contro gli immigrati). Il tutto basandosi sull'assunto che il luogo di nascita non sia una fortunata casualità, ma un'occasione per far sì che chi i più fortunati possano garantirsi maggiori privilegi attraverso l'esclusione altrui (non a caso la stessa Lazzarini è promotrice di un referendum per l'indipendenza del Veneto).
Anche nei confronti dei gay l'atteggiamento cambia di poco, con un'ostentata volontà di creare delle discriminazioni che possano garantire benefici alla maggioranza (un po' come Alfano ha riassunto nel proporre l'esclusione dalla reversibilità: una modalità per promettere vantaggi economici elusivi che possano essere pagati dallo sfruttamento di chi ha pari doveri ma diritti diversi. Insomma, una nuova forma di schiavitù).
Ma, qualora il contesto storico non bastasse, il pontefice che nel luglio del 2013  si è recato a Lampedusa per piangere e commemorare i migranti morti nel tentativo di garantirsi una vita migliore dovrebbe guardarsi bene dal legittimare l'operato di chi oggi è in prima linea nel partecipare a manifestazioni razziste contro la dignità e il diritto all'esistenza degli immigrati.
In quell'occasione Papa Francesco dichiarò: «Abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell'atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell'altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo "poverino", e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto». Oggi, però, legittima chi candeggia la fine della missione Mare Nostrum e scende in piazza per chiedere regole più restrittive, troppo spesso utili solo alla propaganda e all'impedire che agli immigrati sia concesso un regolare accesso al lavoro (condannandoli allo sfruttamento delle tante aziende venete che non si fanno scrupoli a richiedere prestazioni non tutelate e al limite della schiavitù).
Ha senso tutto ciò? Ed ha senso che un pontefice ringrazi chi ha introdotto una mozione che non tutela in alcun modo la famiglia tradizionale, ma umilia semplicemente tutte le famiglie monoparentali ed omosessuali d'Italia. Può un Papa schierarsi dalla parte di chi vuole creare dei cittadini di serie b? Il solo fatto che migliaia di persone si sentano umiliate da quelle carte dovrebbe bastare ad invitare ad una cautela maggiore, ancor più considerato come siano state lanciate varie azioni volte a chiedere il riconoscimento dell'incostituzionalità ed illegittimità di mozioni dall'odore fascista.
Eppure oggi siamo all'assurdo in cui è la radio del Vaticano ad offrire una vetrina in cui la Lazzarini possa dire che sia il Papa stesso a testimoniare come la sua opera non sia né razzista né omofoba, lasciando intendere che sia lecito chiedere che i poveri non debbano disturbare mentre muoiono di fame nei loro paesi d'origine o che i gay non si debbano permettere di chiedere tutele contro la pressante violenza omofobica.


Papa Francesco si schiera con la Lega Nord e con le mozioni omofobe dei Giuristi per la vita

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Secondo quanto riportato da Tempi.it, Papa Francesco avrebbe scelto di attuare un'ingerenza nei confronti dello stato italiano e sarebbe intervenuto a difesa delle mozioni omofobe scritte dai Giuristi per la vita che la Lega Nord sta cercando di far approvare in tutti i comuni e regioni d'Italia.
In una lettera firmata da monsignor Peter Wells e destinata ad Arianna Lazzarini (consigliera regionale della Lega Nord in Veneto) si legge: «Sua Santità desidera manifestarle viva gratitudine per il premuroso gesto e per i sentimenti di venerazione e affetto che lo hanno suggerito e chiede di perseverare nell'impegno a favore della persona umana, per l'adeguata tutela dei valori tradizionali e per il riconoscimento del proprio diritto all'educazione dei figli, secondo i valori cristiani».
Il riferimento è alla mozione omofoba recentemente approvata in Veneto in cui si denuncia la necessità di intervenire contro la propaganda «omosessualista» rappresentata dalla lettura nelle scuole di libri come quelli della Mazzucco (che la Procura della Repubblica aveva definito «funzionale al messaggio di sensibilizzazione al tema delle famiglie omosessuali»).
Eppure è la Lazzarini stessa a riscostrute la vicenda, raccontando di aver provveduto personalmente ad informare il Santo Padre del suo operato nell'introduzione una mozione dall'odore di incostituzionalità. «Questa missiva di papa Francesco – spiega –dice la consigliera leghista- mi rafforza nei miei obiettivi futuri e certifica la bontà di quelli appena condotti a termine». La donna è ance intervenuta a Radio Vaticana per lamentare come «è stato un mese abbastanza difficile, un po' complicato. Io, in prima persona sono stata attaccata e definita razzista, omofoba e quant'altro... Quasi quasi dovrei sentirmi in colpa per aver portato una mozione di questo genere dove, di fatto, la famiglia viene definita tale in quanto composta da uomo e donna, che insieme crescono i propri figli seguendo i valori naturali su cui si fondano la nostra società e la nostra identità».
Vien da sé che una presa di posizione del pontefice al fianco di gruppi di estrema destra e di partiti politici che quotidianamente calpestano la dignità di immigrati e gay appare come un fatto singolare e di estrema gravità.


Il prefetto di Milano ha chiesto al sindaco la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni gay

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Il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, ha scritto al sindaco Pisapia per chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso. In una nota la Prefettura sostiene che tale atto sia stato compiuto «ai fini della regolare ed uniforme tenuta dei Registri dello stato civile, alla cui salvaguardia il Prefetto è preposto secondo le norme vigenti».
Lo scorso 10 ottobre, il prefetto aveva chiesto la trasmissione di tutti gli atti in essere riguardanti la trascrizione compiuta il giorno prima dal Sindaco del capoluogo lombardo. Quell'atto aveva mandato su tutte le furie la curia e le destre.
Tronca, stretto dal pressing del ministro Alfano, ha così scelto si seguire la linea del collega di Roma Pecoraro e ha chiesto al sindaco di fare marcia indietro. Un'azione che Pisapia non ha alcuna intenzione di compiere dato che si dice convinto della piena legittimità del proprio atto.
Il punto è che giuristi e avvocati sono concordi nel ritenere che il prefetto non abbia alcun titolo per chiedere la cancellazione di tali atti, così che il sindaco non può procedere alla cancellazione di un atto che ha firmato nel rispetto delle leggi.
«Ritengo assolutamente improbabile che il sindaco faccia marcia indietro», ha dichiarato l'avvocato Massimo Clara dell'Associazione Radicale Certi Diritti. Inoltre la Rete Lenford ha provveduto ad inviare una diffida a tutte le istituzioni contro l'eventuale annullamento delle trascrizioni da parte organismi diversi dalla Procura della Repubblica.


Una città dell'Idaho: chi discrimina sarà esentato dal rispetto delle norme anti-discriminazione

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Ricordate la storia dei due coniugi cristiani che avevano inventato di sana pianta una storia per sostenere di avere il «timore di essere citati, processati e mandati in prigione» se non avessero iniziato a celebrare matrimoni gay?
Bhe, l'assurda storia della presunta discriminazione dell'Idaho è continuata. L'Alliance Defending Freedom (l'organizzazione omofoba che ha curato la denuncia dei proprietari della cappella matrimoniale) ha risposto alla lettera del difensore della città attraverso un complaint di ben 63 pagine. le rivendicazioni erano varie ma, più di tutto, si sosteneva che la legge anti-discriminazione della città avrebbe discriminato chi voleva discriminare in nome delle proprie presunte convinzioni religiose.
È l'epilogo che ha dell'assurdo. La città di Coeur d'Alene ha deciso di rivedere la propria decisione e ha sostenuto che una «successiva revisione dei documenti» li ha portati a stabilire che nella legislazione nazionale non sono specificate differenze per le «corporazioni religiose con scopo di lucro o fini di lucro». Per questo motivo i due proprietari della cappella, dichiaratamente creata con l'unico fine di generare guadagno ai suoi proprietari, saranno esentati dal rispetto delle norme anti-discriminazione e potranno rifiutare i propri servizi a chi vorranno grazie al loro essersi dichiarati cristiani.
Considerato come tutta la vicenda abbia preso il via da una storia inventata dai due coniugi (senza che nessuno avesse sporto denunce nei loro confronti), l'impressione è di essere davanti ad un piano premeditato volto a cercare di indebolire le norme anti-discriminazione attraverso l'affermarsi di esenzioni legali nei confronti di chi professa motivazioni religiose contro qualcuno o qualcosa.
Se da un lato viene da chiedersi che senso possano avere delle norme contro la discriminazione che esentano dal loro rispetto chi vuole discriminare, dall'altro si sta aprendo una pericolosa breccia che permetterebbe a chiunque di poter discriminare chiunque altro nel nome di una qualsiasi credenza. In fondo basterebbe aderire ad una qualche setta razzista per poter discriminare le persone di colore o trovare riferimenti biblici che possano legalizzare azioni contrarie al bene comune...


Edimburgo: una coppia di fenicotteri gay ha adottato un pulcino abbandonato

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I gay sono contro natura? Non si direbbe se si guarda a come la natura stessa continui a portare esempi che smentiscono quella tesi. Questa volta i protagonisti sono una coppia di fenicotteri gay del giardino zoologico di Edimburgo, in Scozia, divenuti genitori dopo aver adottato un pulcino abbandonato dai genitori biologici.
«Quando i genitori biologici hanno avuto il primo uovo si sono emozionati molto e accidentalmente l'hanno colpito, buttandolo fuori dal nido -racconta Nick Dowling, uno dei curatori del parco- il loro istinto naturale li ha portati ad abbandonarlo. Solitamente non interveniamo in questi casi, ma dal momento che era il primo uovo da quattro anni, decidemmo di rimetterlo nel nido, prestando la massima attenzione». Ma i due genitori biologici non avevano alcuna intenzione di tornare a prendesi cura del piccolo. «Per fortuna, una delle nostre coppie dello stesso sesso si è avvicinata al nido, si è presa cura dell'uovo e lo hanno covato come se fosse il loro uovo». I due papà hanno anche continuato a prendersene cura del pulcino una volta nato.

Via Queerblog.


La Corte Suprema apre alle adozioni da parte di gay e lesbiche nello stato dello Utah

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Negli Stati Uniti gli attivisti lgbt non si stanno battendo solo per il diritto al matrimonio. Nello Utah è in corso anche una battaglia legale per il diritto all'adozione da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso.
Lo scorso maggio la Corte Suprema dello Utah aveva bloccato le sentenze pronunciate da alcuni giudici che avevano reso possibile l'adozione da parte di coppie gay e lesbiche, ma ora la Corte Suprema ha deciso di cancellare quella sospensione ed ha estinto i processi pendenti.
L'immediata conseguenza è che le sentenze pronunciate ai tempi sono già divenute definitive e le coppie gay e lesbiche potranno fare richiesta di adozione. Secondo uno studio condotto dal Williams Institute, il 20% delle coppie dello stesso sesso dello Utah stanno crescendo almeno un figlio, a Salt Lake City la capitale dello stato mormone la percentuale sale al 26%, il dato più elevato di tutti fra i centri metropolitani americani al di sopra di un milione di abitanti.

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ProVita: «È la Cassazione ad aver vietato le trascrizioni». Ma il passo citato non è la sentenza

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Nelle ultime ore i gruppi vicini alla Manif pour tous sono in fermento nel far circolare una notizia pubblicata dall'associazione omofoba ProVita, volta a sostenere che la Corte di Cassazione abbia espressamente sancito l'illegalità della trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero. L'articolo non ha dubbi nell'asserire che «secondo una recente decisione della Corte di Cassazione (Cass., Sez. I, 15 marzo 2012, n.4184) il matrimonio contratto all'estero da due cittadini italiani dello stesso sesso non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiani ed è inidoneo a produrre effetti giuridici nell'ordinamento italiano».
A riprova di quella tesi la ProVita si è spinta anche a citarne un passaggio della sentenza, indicando in grassetto le parole in cui si afferma che «sia l'ufficiale dello stato civile sia il giudice debbono verificare che l'atto di cui si chiede la trascrizione, sia esso formato in Italia ovvero all'estero, abbia le connotazioni proprie, nel nostro ordinamento, degli atti di matrimonio assoggettati a trascrizione negli archivi».
Peccato che la sentenza non contenga quel passaggio o, perlomeno, lo contenga in un paragrafo intitolato "svolgimento del processo" in cui è stata meramente riportata una decisione della Corte d'Appello di Roma emessa nel luglio 2006. La decisione dei giudici, però, si trova sotto in un apposito capitolo denominato "motivi della decisione" ed è qui che la Consulta ha obiettato alla frase citata dal sito omofobo sostenendo che il Collegio sia esonerato «dall'affrontare la diversa e delicata questione dell'eventuale intrascrivibilità di questo genere di atti per la loro contrarietà con l'ordine pubblico».
Insomma, se insigni avvocati hanno spulciato le norme vigenti per sostenere che la trascrizione sia un atto doveroso e dovuto, forse un dubbio sull'impossibilità che la Cassazione avesse deciso in maniera così decisa sull'argomento sarebbe venuto a tutti. Tant'è che nella sentenza della Cassazione si precisa come in merito alle trascrizioni le coppie gay «quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di “specifiche situazioni”, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».


Trieste: insegnante toglie il crocefisso dall'aula: «E ho spiegato ai miei studenti perché l'ho fatto»

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Si chiama Davide Zotti ed è un insegnante di Trieste finito alla ribalta delle cronache per aver tolto il crocefisso dalla sua aula scolastica. Il tutto mentre in Umbria un altro insegnante è stato costretto a rinunciare al suoi incarico perché discriminato dai genitori in quanto omosessuale.
«Questa mattina -ha raccontato Zotti- sono entrato nella mia classe e ho tolto dal muro il crocifisso. E ho spiegato ai miei studenti perché l'ho fatto [...] Perché ieri per l'ennesima volta un importante esponente della gerarchia cattolica, sul Corriere della Sera, ha ribadito le posizioni omofobiche della Chiesa, affermando che l'omosessualità non è conforme alla realtà dell'essere umano. Nulla di nuovo ma non per questo meno grave. Come docente e omosessuale non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo, l'aula, segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale. Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo. Ho scelto la disobbedienza civile con tutte le conseguenze che ne deriveranno, in quanto il nostro Stato non ci tutela da chi ci discrimina, anzi garantisce, in un ambito che dovrebbe essere laico, come la scuola pubblica, la presenza simbolica e di fatto di una Chiesa che non perde giorno per insultarci, in quanto persone che rivendicano diritti individuali e sociali. Mentre pagherò di persona le conseguenze del mio gesto, i rappresentanti delle più alte gerarchie della Chiesa cattolica potranno continuare indisturbate a fare dichiarazioni discriminatorie e lesive della nostra dignità».
Flavio Romani, presidente di Arcigay, ha commentato: «Il gesto di Davide Zotti merita tutto il nostro sostegno, perché si fa carico di sottolineare una discriminazione che è allarmante nel nostro Paese, perché coinvolge un ambito, la scuola, a cui le istituzioni dovrebbero rivolgere massima attenzione. invece non è così e il caso dell'insegnante umbro costretto a lasciare il proprio lavoro ne è l'ennesima, avvilente, dimostrazione».


Spagna: due ragazzi gay aggrediti e presi a sassate dai compagni di classe

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La violenza omofoba sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Questa volta la stori arriva dalla regione di Murcia, in Spagna, dove una ragazza adolescente è finita in ospedale dopo essere stata assalita e presa a sassate da alcuni compagni di classe. La sua unica colpa era quella di essere lesbica.
I fatti risalgono a lunedì scorso, nella città di Caravaca de la Cruz, quando la ragazza stava tornando a casa da scuola in compagnia di un amico gay. Tre compagni di classe li hanno seguiti e ad un tratto hanno sferrato l'attacco. Dapprima li hanno assaliti verbalmente, apostrofandoli con parole come «checca», «frocio» e «pervertiti». Poi, dato che i due ragazzi avevano scelto di ignorarli, hanno iniziato ad aggredirli lanciandogli addosso delle pietre
«Una delle pietre ha colpito la ragazza alla testa -racconta Rubén López, un portavoce dell'associaizone gay FELGTB- Ha perso coscienza ed è caduta a terra. Hanno dovuto portarla d'urgenza in ospedale».
L'aggressione è stata placata solo dall'intervento di alcuni passanti: la ragazza ha subito gravi contusioni, mentre il ragazzo viene descritto come «impaurito, intimidito, umiliato e sopraffatto».


I leader religiosi liberiani: «L'ebola è una punizione divina all'omosessualità»

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Non è la prima volta che le autorità religiose incolpano i gay di ogni sorta di catastrofe naturale, ma la situazione può divenire molto grave se tali dichiarazioni vengono proposte in paesi in cui l'ignoranza è sufficientemente diffusa da far sì che qualcuno possa crederci. È quanto accaduto in Liberia, dove i leader religiosi hanno sostenuto che l'ebola sia un castigo divino per l'esistenza dell'omosessualità.
«Dopo che i ministri della chiesa hanno dichiarato che l'ebola è una piaga inviato da Dio per punire la sodomia in Liberia, la violenza verso i gay è aumentata. Alcuni chiedono anche l'introduzione della pena di morte. Viviamo nella paura», ha dichiarato un attivista di Monrovia.
Da marzo l'ebola ha infettato quasi 10.000 persone nell'Africa occidentale, uccidendone quasi la metà. La Liberia risulta uno dei paesi maggiormente colpiti: la povertà, la corruzione e la guerra civile hanno lasciato un sistema sanitario debole, incapace di far fronte alla diffusione esponenziale della malattia. È per questo motivo che la dichiarazione con cui il Consiglio liberiano delle Chiese ha indicato i gay come i responsabili del contagio ha scatenato violenze in tutta la nazione. Anche la Chiesa Cattolica ha fatto la sua parte e lo scorso marzo l'arcivescovo cattolico Lewis Zeigler ha sostenuto che «l'atto omosessuale è una delle principali trasgressioni contro Dio e motivo di una punizione divina contro la Liberia»


L'Ordine degli Psicologi contro i Giuristi per la vita: «Promuovono ignoranza e discriminazione»

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«Ancora una volta una variante naturale dell'orientamento sessuale come l'omosessualità viene equiparata a una patologia come la zoofilia». È quanto affermato da Paola Biondi, consigliera segretaria dell'Ordine degli Psicologi del Lazio in riferimento alle gravi parole pronunciate in una scuola romana dal presidente dell'associazione Giuristi per la vita.
La psicologa e psicoterapeuta ha anche aggiunto che «ancora una volta assistiamo impotenti a uno degli episodi che tuttora, anno 2014, contribuiscono a creare l'humus culturale che porta a vivere l'omosessualità come una colpa di cui vergognarsi, rallentando così ogni progresso civile e sociale di integrazione e di valorizzazione delle diversità e favorendo quel clima di odio che porta al bullismo omofobico. Come Ordine degli Psicologi del Lazio esprimiamo solidarietà alle persone omosessuali che si sono sentite offese dalle parole di Gianfranco Amato. Allo stesso tempo ci poniamo però anche alcune domande sull'opportunità di organizzare eventi come questo, che rischiano di favorire un clima di intolleranza e di violenza che ha già causato delle vittime. Invitiamo dunque i colleghi e le colleghe che operano dentro le strutture sociali del territorio regionale, prima fra tutte le scuole, sia a contrastare attivamente l'omofobia anche nelle sue forme puramente declaratorie, promuovendo una cultura dell'uguaglianza e dell'integrazione, che a vigilare perché non vengano più invitate a dibattiti e iniziative di formazione persone che promuovono ignoranza e discriminazione».


Berlusconi dice «sì» alle unioni gay alla tedesca

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«L'istituzione del dipartimento sulle libertà civili rappresenta una naturale continuità di quanto abbiamo fatto finora e si occuperà anche dei diritti delle coppie dello stesso sesso: siamo arrivati alla conclusione che la legge tedesca sulle unioni civili rappresenti un giusto compromesso tra il rispetto profondo dei valori cristiani, a cui teniamo molto, e della famiglia tradizionale. Ma chi ha responsabilità pubbliche non può non intervenire quando le esigenze della società cambiano». Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, finalmente parlando di persona durante una conferenza stampa.
Sino ad oggi la sua apertura era stata annunciata solo da terze parti (in particolar modo dalla sua giovane fidanzata) e prontamente smentita da chi sosteneva di averlo sentito per telefono e di aver ricevuto rassicurazioni al riguardo. Ora, finalmente, questa dovrebbe divenire la sua posizione ufficiale nonostante molti parlamentari del suo partito stiano continuando a remare nella direzione opposta.
Nonostante l'ex premier lasci intendere che, a suo parere, le unioni gay siano contrarie ai valori cristiani, l'apertura appare notevole per chi, solamente lo scorso anno, si vantava di essere il responsabile dell'assenza dei matrimoni gay in Italia.




Marino: «Ho agito legittimamente». I vescovi: «Atto illegale perché contrario al bene comune»

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«Ritengo d'aver operato legittimamente trascrivendo gli atti di matrimonio in questione». È quanto dichiarato dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, in una lettera inviata al prefetto Giuseppe Pecoraro. «Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso celebrato all'estero non è inesistente e non costituisce minaccia per l'ordine pubblico -ha proseguito Marino- La non trascrizione di quegli atti per via dell'orientamento sessuale delle coppie sarebbe stata un atto palesemente discriminatorio, violando l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea [...] La nostra è una posizione di legalità che vogliamo mantenere ben salda e che abbiamo ribadito questa mattina ai due viceprefetti di Roma che da circa 5 ore sono diligentemente impegnati in Campidoglio nell'esame accurato della documentazione dei 16 atti di trascrizione».

A sposare la linea di Alfano, però, sono i vescovi che ancora una volta scendono in campo per tentare di arginare il crescente numero di comuni che sta procedendo alla trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero. In una nota congiunta, i vescovi delle diocesi di Concordia Pordenone, Udine e Trieste (Giuseppe Pellegrini, Bruno Mazzocato e Giampaolo Crepaldi) affermano: «Non possiamo nascondere la sofferenza per certi travisamenti della realtà della famiglia e del matrimonio recentemente sostenuti da rappresentanti di istituzioni pubbliche». Secondo i tre religiosi, tali iniziative sarebbero «non rispettose degli ambiti del loro potere. Da più parti è stato messo in luce che i provvedimenti di un'amministrazione comunale non possono debordare l'ambito loro proprio e porsi in contrasto con le leggi vigenti. Più che per gli aspetti tecnici che lasciamo valutare prudentemente ad altri, siamo preoccupati per le questioni di sostanza. La legalità, di cui una comunità ordinata vive, ha molti aspetti che riguardano il bene comune».


Umbia: i genitori chiedono l'esonero dei figli dal corso di danza perché l'insegnante è gay

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Il preside dell'istituto comprensivo di Passignano e Tuoro "Dalmazio Birago" si è visto recapitare una lettera firmata da alcuni genitori in cui si sosteneva che il nuovo professore di danza «non è la persona adatta all'insegnamento perché non ha i requisiti necessari». Eppure il professore insegna danza da dodici anni e da cinque lavora nelle scuole come titolare di progetti formativi.... infatti a motivare quella richiesta non sarebbe stato tanto il curriculum quanto l'orientamento sessuale del giovane.
A seguito di quella lettera l'insegnante ha deciso di rinunciare all'incarico: «Per quanto riguarda la mia professionalità -ha scritto nella lettera di rinuncia- sostengo di non dovermi rimproverare nulla, in quanto conosco le mie capacità e i miei limiti, e nella mia vita non ho mai cercato di essere chi non sono. I miei diplomi ed attestati di danza mi permettono di insegnare le discipline che propongo in maniera amatoriale. Non è assolutamente vero che io non posso fare quello che faccio. La cosa più incresciosa riguarda però la mia sfera privata. Sapere che ci sono ancora persone che sarebbero disposte a fare l'esonero dei propri figli dal progetto da me presentato a causa del mio "stile di vita", lo ritengo davvero squallido; soprattutto quando nella mia vita ho sempre cercato di farmi conoscere per le mie capacità e non per altro. Non si tratta di un pettegolezzo, ma della mia vita».
Il dirigente scolastico, Massimo Mariani, ha deciso di schierarsi dalla parte dell'insegnate ed ha dichiarato: «Per noi il curriculum del ragazzo è perfettamente compatibile, poi una mamma ha sollevato un problema di carattere personale e cioè che non avrebbe iscritto il figlio al corso perché secondo lei la persona non era adatta, in quanto omosessuale. Per noi è un grande rammarico e un forte dispiacere - spiega Mariani - sapere che il ragazzo si sia dimesso dal progetto. Sappiamo anche che è molto amato dagli studenti e ora sarà difficile spiegare loro che il progetto danza quest'anno non si farà. Abbiamo deciso che se non sarà lui a farlo non lo farà nessuno. Il progetto rimane comunque nell'offerta formativa perché la scuola non si può rendere complice di un simile attacco alla sfera personale».