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Il Ncd tenta (nuovamente) di bloccare i progetti scolastici sull'identità di genere

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È necessario impedire che nelle scuole di possa parlare di identità di genere. È quanto chiede un'interpellanza presentata alla Camera e al Senato da Carlo Giovanardi ed Eugenia Roccella, entrambi del Ncd. Il tentativo è quello di impedire lo svolgimento del programma redatto dal Ministero della Pubblica Istruzione  e dall'Unar che si svolgerà dal 24 al 30 novembre nelle scuole di ogni ordine e grado.
I due sostengono che «mentre è sacrosanto combattere nelle scuole ogni forma di violenza e di discriminazione è intollerabile un indottrinamento degli alunni sin dalla scuola primaria alla teoria del gender, tramite un organismo che non garantisce le "condizioni di imparzialità" previste dalla legge con pesanti giudizi negativi sulla religione cattolica la famiglia e la società e inaccettabili e offensivi apprezzamenti sul ruolo di questi fondamentali istituti nella storia e nella cultura del nostro paese».
In altre parole, nelle scuole non bisognerebbe neppure dire che il colore della pelle non influisce sul valore delle persone dato che, così facendo, si rischierebbe di non essere imparziali e ci si schiererebbe contro i razzisti. O non bisognerebbe parlare del Big Bang dato che esistono anche i creazionisti.
Simona Malpezzi, deputata del Partito Democratico e componente in Commissione Cultura alla Camera, ha commentato: «Lasciano di stucco le parole con cui autorevoli esponenti del Ncd hanno chiesto di escludere l'identità di genere dal programma organizzato dal ministero della Pubblica Istruzione. Ciò segnerebbe un intollerabile passo indietro. Già è stato stato molto grave bloccare la diffusione dell'opuscolo promosso dall'Unar "Educare alla diversità a scuola". In un momento, poi, dove si assiste all'intensificarsi di episodi discriminatori e omofobici nei confronti di molti studenti, queste parole suonano davvero fuori luogo [..] Oggi più che mai è necessario sostenere iniziative che nelle scuole insegnino il valore della diversità e del rispetto degli altri. Non si tratta chiaramente di attaccare l'idea di famiglia tradizionale di famiglia ma semplicemente dell'affermazione di principi inderogabili che insegnino il valore della diversità e educhino alla differenza di genere in un clima di serenità e rispetto delle differenze».


Forza Italia non doveva aprire ai gay? Per ora si limita ad sponsorizzare i comizi dei Giuristi per la vita

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L'impressione è una sola: Silvio Berlusconi e la Pascale ci hanno solo preso in giro. Tra cene eleganti in compagnia di Luxuria e l'apertura di un dipartimento dei diritti civili, Forza Italia si era detta pronta a riconoscere la necessità di lavorare per garantire piena dignità alla comunità gay.
Eppure è proprio Forza Italia a sponsorizzare un intervento del presidente dei Giuristi per la vita a Desio, in provincia di Milano. Vien da sé che chiamare un personaggio noto per la sua omofobia e sostenere un incontro in cui si dirà che l'inclusione dei reati omofobi fra quelli che prevedono aggravanti (da decenni in vigore in tutela di cristiani ed immigrati) sia una norma liberticida è la negazione di quella tesi.
Nell'occasione l'avvocato Amato presenterà anche il suo nuovo libro, una bella occasione per poter ottenere un guadagno economico dall'odio verso il prossimo.
Qualora Forza Italia non prenderà le distanze dall'iniziativa, allora verrà da sé che tutte le parole pronunciate da Berlusconi non potranno che essere catalogate come mera propaganda elettorale. Perché non si può aprire ai gay se offer supporto a chi lavora instancabilmente per impedire che i gay possano vivere. Sarebbe come dirsi contrari al nazismo per poi dichiararsi fan di Hitler.
Dal canto loro i Giuristi per la vita commentano: «Noi andiamo dove ci chiamano per informare e dire la verità! Pronti anche ad andare ad un convegno organizzato da Sel o dai Radicali. Siamo stati a convegni della Lega, Fratelli d'Italia, NCD e Nuova Destra di Alemanno, persino Forza Nuova... senza alcun timore». Vien da sé che Sel e Radicali probabilmente non chiameranno mai un gruppo che definisce «verità» la sua propaganda, così com'è triste vedere che Forza Italia abbia scelto di ricalcare i passi del Ncd e di Forza Nuova ricollocandosi in un'area di estrema destra.


Il coro gay di Manchester risponde così all'omofobia...

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Il 1° novembre scorso due ragazzi di Manchester, Jean-Claude Manseau e Jake Heaton, sono stati picchiati da quindici persone perché stavano cantando una canzone tratta dal musical "Wicked". L'odio omofobo e la superiorità numerica non ha lasciato scampo alle due vittime, una delle quali è stata lasciata a terra in stato di incoscienza.
È così che i membri del Manchester Lesbian & Gay Chorus hanno deciso di rispondere a quell'aggressione e sono saliti a bordo dello stesso tram sul quale quel giorno stavano viaggiando i due giovani. Coinvolgendo anche gli altri passeggeri, hanno iniziato a cantare bradi tratti da West Side Story e da altri musical, il tutto distribuendo cupcake arcobaleno contenuti in una scatola con scritto "Dolci non odio".
«È stato fantastico -ha commentato Cllr Kevin Peel- c'erano circa trecento persone e c'era un'atmosfera molto positiva, si respirava la determinazione nell'assicurasi che fatti simili non devono più accadere e si è inviato un messaggio alle persone che hanno atteggiamenti negativi. C'erano un sacco di persone pronte ad alzarsi e mostrare il proprio sostegno alla sfida contro l'omofobia».

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Un centro cristiano del Missuri non ha dubbi: né cibo né aiuto ai senzatetto gay sposati

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«Siamo cristiani, un'organizzazione basata sulla fede». È con queste parole che Dan Doty, amministratore di un rifugio per senzatetto del Missouri, spiega la sua scelta di impedire che la struttura possa offrire alloggio o alimenti a persone sposati con persone dello stesso sesso. L'annuncio è arrivato in risposta alle recenti sentenze che potrebbero ben presto portare alla legalizzazione dei matrimoni egualitari nel Paese.
Ancora una volta, dunque, la religione viene usata come scusa per alimentare odio e discriminazione nei confronti di persone che si vogliono giudicare, provvedendo a selezionare con cura i versetti biblici che permettono di puntare il dito contro gli altri ed ignorando quelli che suggeriscono espressamente di «non giudicare o sarete giudicati».
Non pago di voler creare una categoria di poveri di serie b, Doty ha pensato bene anche di sostenere che lui non discrimina nessuno dato che all'intera comunità lgbt viene offerto aiuto se si rispettano le regole da lui imposte: non si deve sposare una persona del proprio sesso, non bisogna indossare abiti di un genere che non sia quello di nascita e non bisogna avere una sessualità. Se si sta al gioco e si cede al ricatto, allora si potrà praticare la carità cristiana che viene riservata gli eterosessuali (a cui nulla viene chiesto in virtù della loro eterosessualità).
Inutile a dirsi, un ricatto ai danni di persone che non hanno la possibilità di opporsi è quanto di più triste e bieco possa esistere...


Orvieto ha respinto al mittente la mozione omofoba «in difesa della famiglia naturale»

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Orvieto ha respinto al mittente l'ormai celebre mozione dei Giuristi per la vita «in difesa della famiglia naturale» già approvato in Lombardia, in Veneto e in vari comuni in mano alla destre. Una mozione che, è bene ricordarlo, non prevede alcunché per le famiglie se non la creazione di una discriminazione nei confronti di quelle che si vorrebbero come famiglie si serie b.
Anzi, in tutta risposta il Consiglio Comunale di Orvieto ha deciso di approvare il registro delle Unioni Civili, quasi a voler ribadire la necessità di rispettare la Costituzione nel garantire uguale dignità a tutti e non solo alle persone gradite ad Alfano.
«Il passo in avanti del Comune di Orvieto è una notizia che ci fa sperare –ha dichiarato Patrizia Stefani, co-presidente di Arcigay Omphalos– una città che sa riconoscere cittadinanza e valore a tutte le forme di famiglia, e non solo a quella della maggioranza dei sui cittadini, è una città sicuramente più giusta e dove si vive meglio». «Siamo soddisfatti -ha aggiunto Emidio Albertini, co-presidente dell'associazione- che la Città di Orvieto non sia caduta in questa trappola e abbia saputo portare avanti con decisione l'inclusione sociale ei diritti civili per tutti i suoi cittadini».


Il Ncd in piazza contro le unioni gay (ma senza argomentazioni)

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I seguaci di Alfano sono scesi in strada per dire «No» al riconoscimento delle unioni civili. Saverio Tommasi di YouMedia ha intervistato alcuni dei partecipanti e le "motivazioni" che li hanno spinti ad essere lì hanno spesso del paradossale (per non parlare di quelli che neppure sapevano perché stessero manifestando).
«Noi siamo avanti, loro sono indietro e vogliono tornare alle barbarie» ha sostenuto dal palco l'immancabile Carlo Giovanardi, prima di lanciarsi nell'affermare che le unioni gay porteranno alla legalizzazione di pedofilia e poligamia.
Tra i presenti anche il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che non si è sentita a disagio nello scendere in piazza contro il riconoscimento dei diritti di parte della popolazione nonostante il ruolo istituzionale che le è stato affidato. Anche lei si è unita nel sostenere che lo stato debba tutelare quelle che gli alfaniani definiscono «famiglie naturali», «famiglie all'antica», «famiglie cristiane» e «famiglie normali».
«Non è normale amare una persona dello stesso sesso» sentenzia una ragazza, evidentemente certa che la società e il mondo debbano basarsi sulla sua personale esperienza, forse incoraggiata anche dal fatto che il ministro delegato a spiegarle che si tratta di una cosa perfettamente normale era lì al suo fianco.
«L'italia è sempre stata così» dice una deputata Ncd. «La famiglia eterosessuale è l'unica famiglia che la gente conosce» aggiunge Roberto Forigono, sottolineando come le motivazioni addotte siano tutte riconducibili a non voler cambiare le cose dato che non è un cambiamento che li interessa in prima persona.
Fabrizio Cicchitto non ha mancato di scagliarsi contro «l'etero in affitto» (evidentemente riferendosi all'utero, ndr) mentre tanti, tantissimi manifestanti non hanno la più pallida idea del perché una famiglia gay non debba essere equiparata a quella eterosessuale (curioso, dato che erano lì per manifestare a favore di quell'idea).
«Attenzione, la famiglia che lei chiama eterosessuale è quella che mette al mondo dei figli» è quanto aggiunge Roberto Formigoni... c'è da chiederti se in virtù di questa sua rivendicazione il Ncd chiederà che tutte le famiglie senza figli siano annullate e che il matrimonio possa essere celbrato solo in presenza di prole.

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Il Papa afferma che i cambiamento alla morale del matrimonio hanno causato «devastazioni»

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Le premesse non erano certo le migliori dato che era di per sé grave che il Papa avesse deciso di partecipare ad una conferenza omofoba dal titolo "La complementarietà dell'uomo e della donna" e, soprattutto, che avesse intitato a parteciparvi anche l'attivista anti-gay Tony Perkins, un uomo più volte condannato dalla Jewish Anti-Defamation League per il continuo paragonare i diritti dei gay all'olocausto e capo di un gruppo elencato come "gruppo d'odio" dal Southern Poverty Law Center.
Le cose non sono certo migliorate con il suo discorso, durante il quale ha preso una netta posizione contro le famiglie gay. Il pontefice ha dichiarato di aver pregato per i partecipanti affinché le loro tesi siano «fonte di ispirazione per tutti coloro che cercano di sostenere e rafforzare l'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio come un bene unico, naturale, fondamentale e bello per le persone, le comunità e intere società», sostenendo poi che il cambiamento nella morale del matrimonio ha causato «devastazioni».
Poi ha aggiunto: «I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiv -ha affermato Papa Francesco- La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura. E noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica che soltanto hanno forza in un momento della storia, e poi cadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia. Ma non lasciarsi qualificare così da questo o da altri concetti, di natura ideologica. La famiglia è in sé, ha una forza in sé [...] In questi giorni mentre rifletterete sulla complementarietà tra uomo e donna, vi esorto a dare risalto ad un'altra verità riguardante il matrimonio: che cioè l'impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell'amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano. Pensiamo soprattutto ai giovani che rappresentano il futuro: è importante che essi non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio e siano rivoluzionari per il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente: si deve fare questo».
Immediato è giunto il plauso delle Sentinelle in Piedi e dei gruppi di Adinolfi, pronti a dichiararsi legittimati dal pontefice nel proseguire nel loro impegno per cercare di impedire che gay e lesbiche possano essere accettati dalla società e per convincere quante più famiglie possibili a spingere al suicidio i figli grazie al loro bigottismo.


Umbria: insegnante picchia uno studente dopo aver detto che «essere gay è una brutta malattia»

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Mentre il sottosegretario all'istruzione è impegnato ad impedire l'educazione alla diversità, per la terza volta in poche settimane è dal mondo della scuola che ci giunge il racconto di un gravissimo atto di omofoba perpetrato da un insegnante.
Questa volta i fatti si sono svolti in Umbria, dove un ragazzo ha raccontato di essere stato insultato e picchiato da un docente perché gay. I fatti sarebbero già stati confermati anche dalla testimonianza di tre compagni di classe.
Durante la lezione il professore avrebbe iniziato a passeggiare per l'aula prima di fermarsi ed esordire con un «essere gay è una brutta malattia» guardando fisso lo studente. Poi avrebbe ripetuto la frase, questa volta premurandosi di chiamare lo studente per nome e cognome.
A quel punto il ragazzo gli ha chiesto se stesse parlando di lui ed il professore avrebbe replicato: «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa». In tutta risposta il ragazzo avrebbe detto: «Sicuramente, da quando conosco lei» e quelle parole avrebbero scatenato la furia del docente. Dapprima avrebbe sferrato due calci alle gambe del giovane, poi lo avrebbe colpito con due pugni alla spalla e lo avrebbe preso con forza per il collo.
Il ragazzo ha esitato un po' prima di raccontare il tutto ai genitori ma, una volta fatto, questi lo hanno portato in ospedale (dove è stato riscontrato un grosso ematoma alla coscia, giudicato guaribile in cinque giorni) ed hanno sporto alla polizia. Il preside dell'istituto ha chiesto di poter svolgere un'indagine interna prima di rilasciare commenti, pur avendo già provveduto a spostare il ragazzo in una sezione in cui non potrà incontrare il professore.


Nicolas Sarkozy si dice a favore dell'abrogazione dei matrimoni gay in Francia

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Per la sua campagna elettorale, Nicolas Sarkozy ha deciso di puntare sulla promessa di un cambiamento alla legge Taubira (la norma che ha introdotto il matrimonio egualitario nel Paese). L'ex presidente francese ha espresso la sua opinione durante uno dei confronti pubblici fra i tre candidati alla leadership dell'UMP. Come nel più classico dei copioni, Sarkozy non ha mancato di sostenere che la sua azione è volta al bene dei bambini dato che la possibilità di adozione per le coppie gay è da lui considerata «una follia».
Un'altra candidata, Hervé Mariton, ha cavalcato l'occasione per parlare apertamente di un'abrogazione della norma, accusando Sarkozy di essere stato sufficientemente «chiaro» nel suo giro di parole.
Quello a cui si sta assistendo, però, non è nulla di nuovo: anche in Spagna i conservatori promisero di divorziare i gay che si erano sposati sotto il governo di Zapatero, anche se in quel caso fu la Corte Costituzionale ad intervenire per ribadire che la norma era costituzionale e non negoziabile. L'impressione, allora come oggi, è che ci sia una volontà di cavalcare l'ideologia e si sia pronti a sacrificare i diritti di una minoranza a benefico dell'appoggio delle varie lobby cattoliche (e dei voti che potrebbero derivarne).


Bologna: tutti in piazza contro l'annullamento delle trascrizioni

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Domani, sabato 15 novembre, alle ore 15 avrà inizio il presidio organizzato dal Cassero in piazza Roosvelt a Bologna. Lo scopo è di protestare contro il minacciato annullamento delle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero da parte del prefetto.
«Le trascrizioni sono state introdotte dal sindaco Virginio Merola lo scorso 15 settembre -si legge nella nota dell'associazione- e sin da subito il prefetto Sodano e il ministro Alfano hanno messo in campo azioni per ostacolarle, fino all'ultima lettera contenente l'annuncio dell'annullamento».
All'appuntamento hanno aderito numerose associazioni, a partire da quelle che compongono il tavolo delle associazioni lgbt bolognesi (ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit, Uni Lgbtq, Komos, Plus, Boga Sport, Frame, Indie Pride e Uaar) a cui si sommano altre realtà extra-territoriali (tra cui Arcigay Gioconda di Reggio Emilia, l'associazione Arc di Cagliari, Omphalos Arcigay Arcilesbica di Perugia ed Arcigay Movimento Pansessuale di Siena). Le motivazioni dell'adesione sono state messe nero su bianco in un apposito documento: «Saremo fisicamente a Bologna -scrivono- ma idealmente davanti a tutte le prefetture contro cui combattiamo questa battaglia e che tutte assieme rappresentano il dicastero del Ministro degli Interni. Noi scendiamo in piazza proprio contro di lui e contro chi, come lui, sui diritti -su tutti i diritti- vuole ingranare la retromarcia. Contro i miopi che i diritti li violano perché nemmeno li vedono. Contro chi ci chiede ancora di aspettare, contro chi pensa che con poco ci possiamo accontentare [...] Non esiste circolare ministeriale, atto prefettizio o commissario nominato ad hoc che possa indurre al silenzio questa mobilitazione».
Sui social network, la manifestazione è annunciata con una campagna di fotografie, di singoli e coppie, a cui sono affidate cinque ragioni valide per scendere in piazza.


La Russia accorcia la condanna del neonazista che torturava i gay

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Maxim Martsinkevich è il neonazista russo finito alla ribalta delle cronache come uno degli ideatori di una rete finalizzata all'identificazione e alla tortura dei gay russi.
Il modus operandi era sempre lo stesso: le vittime venivano adescate su Internet e gli ultranazionalisti si presentavano in gruppo all'appuntamento armati di una videocamera che documentasse le torture e le umiliazioni che venivano inflitte alle vittime. Lo scopo finale era poi quello di diffondere i vari video realizzati su Internet e ai conosciti della vittima, in modo tale da annullare la loro vita sociale o spingerli al suicidio.
Nel novembre del 2013 alcuni ucraini sporsero denuncia nei suoi confronti e Martsinkevich scappò dalla Russia. Venne arrestato a Cuba a gennaio e condannato a cinque anni di carcere per razzismo. Ma quella che pareva una vicenda archiviata è tornata di attualità dopo che una corte russa ha deciso di rivedere la condanna e di accorciarla di oltre due anni. Secondo i media russi, nella sentenza si sarebbe sostenuto che il suo reato di estremismo non abbia provocato vittime reali.
Pare anche che la corte non abbia ritenuto grave la sua recidività nell'essere stato nuovamente condannato sulla base dell'articolo 282 del codice penale russo (che vieta l'incitamento all'odio e l'umiliazione della dignità umana) e se in passato venne condannato a tre anni e mezzo per aver infranto quella norma attraverso alcune dichiarazioni, ora sconterà una pena minore nonostante alle dichiarazioni si sia aggiunta la violenza fisica nei confronti di centinaia di giovani gay russi.


Rivoluzione nella sanità americana: anche i gay potranno donare il sangue

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Mentre il Kansas è divenuto il 33° stato a permettere matrimoni fra persone dello stesso (i giudici hanno definitivamente negato la sospensione richiesta dal governo), negli Stati Uniti potrebbe ben presto aver luogo un'altra rivoluzione.
Con 16 voti a favore e due contrari, la Health and Human Services Advisory Committee si è infatti espressa a favore della fine della messa al bando dei gay dalla donazione del sangue. Purtroppo non ci sarà ancora piena uguaglianza dato che ai gay verrà permesso di donare il sangue solo se si saranno astenuti dai rapporti sessuali per almeno anno (contrariamente agli etero, a cui le porte della donazione vengono aperte anche se il giorno prima hanno avuto rapporti occasionali non protesti) ma si tratta comunque di un passo importante verso la fine dell'applicazione dell'assurda legge ora vigente.
La norma venne approvata nel 1997, agli albori delle prime infezioni e quando ancora non si conosceva nulla dell'HIV, e bandiva a vita chiunque avesse avuto anche solo un rapporto sessuale con una persona del proprio sesso. Per 37 anni i gruppi conservatori hanno fatto di tutto per mantenerla in vita, nonostante il perpetrare quella discriminazione abbia impedito di salvare più di un milione di vite all'anno. Abbozzando una stima, quasi 37 milioni di vite innocenti sono state sacrificate per difendere la discriminazione di una parte politica. Una follia!
Non stupisce, dunque, come tutte le associazioni che si occupano di quel settore (l'American Red Cross, l'American Association of Blood Banks e l'America's Blood Centers) abbiano accolto la notizia con entusiasmo, affermando ancora una volta come le restrizioni imposte dalla politica fossero «medicalmente e scientificamente ingiustificate».


Il sottosegretario all'Istruzione torna a condannare la lotta all'omofobia

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Gabriele Toccafondi, sottosegretario di stato al ministero dell'Istruzione, è un politico tristemente noto per il suo impegno nel tentare di fermare qualsiasi iniziativa di contrasto all'omofobia all'interno delle scuole italiane.
Già nel bloccare la distribuzione agli insegnanti degli opuscoli redatti dall'Unar, l'esponente del Ncd si era affrettato a sostenere che la lotta all'omofobia lede la libertà all'educazione dei genitori (un'affermazione pericolosa che porterebbe a ritenere che un genitore abbia il diritti di far vestire da nazista il figlio o che dei ragazzi possano presentarsi a scuola con gli abiti del Ku Klux Klan). Ora, forse annoiato dall'essere tornato nell'assoluto anonimato, è ora tornato a far sentire la propria voce attraverso una lettera inviata al quotidiano Il Tempo, ovviamente approfittandone per scagliarsi contro alcune giornaliste che avevano osato sostenere alcune iniziative pro-gay lanciate nelle scuole romane.

«Gentile direttore -scrive il sottosegretario- ho letto gli articoli delle vostre giornaliste Fiorino e Poggi sulle letture di fiabe improntate all'ideologia gender fatte in un asilo nido di Roma. Lo dico senza mezzi termini, non è possibile che in certe scuole venga continuamente bypassato il ruolo educativo dei genitori. E non è possibile che i Comuni, cui spetta la gestione degli asili, utilizzino le scuole per le loro battaglie ideologiche. La lotta a ogni forma di discriminazione è giusta e da promuovere, ma non deve essere usata per proporre una visione ideologica della realtà. Ogni tipo di materiale e di progetto educativo su temi sensibili che entra nelle scuole, deve essere assolutamente deciso dai docenti insieme alle famiglie. La nostra Costituzione è chiara e stabilisce che i primi responsabili dell'educazione dei figli sono i genitori, basterebbe leggerla e non interpretarla. È inaccettabile che le scuole non li coinvolgano su argomenti così delicati. Ricordo a tutti il comma 1 dell'articolo 30: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Il patto educativo è sempre un patto a due tra scuola, insegnanti e famiglia, genitori».

Insomma, la sua visione della scuola è un luogo in cui non dev'essere insegnato il rispetto verso ogni diversità attraverso l'informazione, ma un luogo dove indottrinare i bambini sulle convinzioni decise da alcuni dei loro genitori. Vien da sé, infatti, che il riferimento alle famiglie non riguarda davvero tuttii genitori, ma solo quelli che lo votano ed che aderiscono alle varie associazioni cattoliche che si sono erte a rappresentanza della famiglia (di certo non basta chiamarsi forum delle famiglie per rappresentare davvero tutte le famiglie, ndr). Ma quel che è più grave è come, ancora una volta, la politica sia in prima linea nel difendere l'oscurantismo ed imporre uno status quo basato su pregiudizi inaccettabili. Il tutto sulla spella di una parte della popolazione, considerata sacrificabile nel nome di presunte ideologie religiose.
Imbarazzante è anche assistere all'uso di termini inappropriati e basati su ideologie fasciste nelle bocca di un rappresentante dello stato, così come viene la pelle d'oca nell'osservare lo slogan elettorale scelto dal sottosegretario: «al servizio di tutti, servo di nessuno». Non male per un servo del Vaticano che intende escludere parte della cittadinanza dai diritti previsti dall'articolo 3 della Costituzione (curiosamente l'unico che l'uomo ha accuratamente evitato di citare).


Per la prima volta una commissione dell'Onu eprime preoccupazione nei confronti delle terapie riparative

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Per la prima volta nella sua storia, il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite (CAT) ha espresso preoccupazione per le fantomatiche terapie di conversione a cui spesso i giovani statunitensi vengono sottoposti, definendole pericolose e prive di ogni fondamento scientifico.
La commissione è stata chiamata in causa dal National Center for Lesbian Rights nell'ambito della sua campagna #BornPerfect (volta a proibire le pericolose "terapie riparative" entro i prossimi cinque anni). Ed è così che il Comitato contro la tortura ha esaminato gli atti provenienti dagli Stati Uniti e da altri stati per verificare la conformità con la convenzione siglata a livello internazionale.
Il danese Jens Modvig, il mauriziano Sabtyabhoosun Gupt dOmah e la nepalese Sapana Pradhan Malla hanno più volte chiesto al Dipartimento degli Stati Uniti perché le terapie di conversione siano ancora praticate sui giovani lgbt americani nonostante siano state ampiamente screditate a livello scientifico e sia altrettanto noto come possano condurre a gravi depressioni o al suicidio.
Oltre alle terapie di conversione, la sommissione ha sollevato questioni riguardanti anche la violenza della polizia, la detenzione dei prigionieri a Guantanamo e l'abuso sessuale dei bambini da parte dei sacerdoti.
«Oggi, per la prima volta, una commissione delle Nazioni Unite ha riconosciuto che la terapia di conversione è una questione di diritti umani internazionali -ha dichiarato Ames, coordinatrice della campagna #BornPerfect- Siamo incredibilmente grati al Comitato contro la tortura per aver fatto sentire la voce dei sopravvissuti alle terapie di conversione, facendo sì che la loro sofferenza sia stata finalmente vendicata. Oggi è stata una giornata storica per le persone lgbt negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Non si può più tornare indietro».


Avvenire delira: noi e i Giuristi siamo «la maggioranza» che combatte «il pensiero dominante»

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Sembra che i Giuristi per la vita abbiano deciso di cambiare strategia. Dopo aver utilizzato le denunce come arma di intimidazione, l'associazione omofoba è ora passata al vittimismo. Attraverso una lettera che ha ottenuto un ampio spazio sulle pagine di Avvenire, il presidente Gianfranco Amato si dichiara vittima di quelli che lui definisce «danni recati alla sua libertà». In altre parole, l'uomo avrebbe trovato i vetri della sua auto rotti... i riferimenti alla presenza di «militanti dell'associazionismo politico gay molto attivi» lascia poi intendere che gli autori siano loro, seppur senza averne alcuna prova.
Un avvocato dovrebbe ben sapere che lanciare accuse a mezzo stampa in assenza di prove non dovrebbe essere lecito, tant'è che il riferimento viene lasciato intendere pur senza essere espresso chiaramente. Curioso è anche come Amato sostenga di aver previsto quanto gli sarebbe capitato già il giorno precedente, lamentando come lo stato non paghi degli agenti di polizia che gli facciano da scorta e gli controllino la macchina mente lui è impegnato a parlare della «deriva propagandistica del gender».

Eppure, nonostante le premesse assurde, il direttore di Avvenire pare aver scelto di assecondarlo nel sostenere l'esistenza di un gruppo di persone che vuole «far diventare silenziosa la grande maggioranza del Paese» (da notare è come il quotidiano dei vescovi sostenga che un'associazione con poco più di duemila fan su Facebook rappresenti «la maggioranza», ndr). Poi si lancia addirittura nel sostenere che i gruppi omofobi sono composti da brave persone che «non discriminano nessuno e, proprio per questo, non accettano che nella nostra società si pretenda di confondere ciò che non può essere confuso, per esempio la solidarietà (anche carica di "affetto") con il matrimonio (ovvero il "luogo" della generazione dei figli)».
Il direttore del giornale pare anche dare per assodata la tesi su chi sia il mandante degli atti di vandalismo e, senza alcuna prova, non esita a parlare di «vandalismo intimidatorio» e di «fatti» che mostrano l'esistenza di persone brutte e cattive. Così cattive che vogliono «rubare le parole chiave» agli eterosessuali dato che «amore, gioia e dono» devono essere riservate solo ad essi (forse un motivo per cui l'affetto fra due persone dello stesso sesso viene scritto fra virgolette, quasi fosse un termine improprio, ndr).
Nella sua riposta, Marco Tarquinio non ha mancato neppure di scagliarsi contro «il pensiero dominante» (da notare come ora i gruppi omofobi non siano più la maggioranza, ndr) e ad un'altra serie di asserzioni non argomentate buttate lì solo per buttare sempre più fango nei confronti dei suoi nemici.

Certo è che dinnanzi parole simili appare difficile non provare pena per il direttore di Avvenire, così consumato dal suo odio da apparire incapace di comprendere che fra due uomini o due donna ci possa essere amore, e non certo solo «affetto». Triste è anche la sua idea di matrimonio che pare relegata al basso istinto che spinge gli animali ad accoppiarsi per generare prole, quasi come se l'unione con l'unione fra due persone non possa portare ad obiettivi più alti e costruttivi del solo istinto riproduttivo.


La curia di Milano tenta di schedare le scuole che conducono progetti legati all'omosessualità

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La lettera sarebbe dovuta rimanere riservatissima ed era stata pubblicata su un sito a cui si potevano accedere esclusivamente i professori di religione (nominati direttamente dalla curia nonostante siano pagati dallo stato) attraverso una password personale. Ma alla fine il testo della missiva è venuto alla luce, ed è un testo grave.
Si è così appreso che la curia di Milano ha chiesto ai 6.102 insegnanti di religione che lavorano nella diocesi di inviare segnalazioni su qualunque insegnante delle loro scuole avesse deciso di affrontare progetti educativi legati ad omosessualità ed identità di genere.
Il tutto con l'intento dichiarato di intervenire contro quella che don Gian Battista Rota, responsabile di settore della diocesi, definisce come una «vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un'idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale». L'obiettivo era la conduzione di una «indagine informale mirata a conoscere i progetti scolastici relativi al tema della differenza di genere».

Nonostante la gravità del fatto, le reazioni politiche sono state pressoché scontate: da un lato c'è Ivan Scalfarotto (Pd) che non ha esitato a condannare l'iniziativa, dall'altro c'è il senatore Carlo Giovanardi (Ncd) che ha espresso pieno appoggio alla curia ed è ricorso ad uno dei suoi soliti slogan: «No ai bambini usati come cavie» dice, senza neppure rendersi conto che sotto quella definizione rientrano anche tutti quei bambini su cui la curia sta sperimentando le proprie tecniche per mantenere in vita la discriminazione attraverso l'opposizione ai programmi che possano informare sulle verità scientifiche.
Inevitabilmente meno contenuto sono state le reazioni della associazioni. Certi Diritti ha optato per un esposto al ministro dell'Istruzione, all'Ufficio scolastico della Regione Lombardia e all'Unar, commentando come «la Curia di Milano dimostra di non aver rispetto più neanche per gli insegnati di religione, che vorrebbe trasformare in delatori. L'odio omofobico di certi personaggi mina alla radice il principio fondamentale della laicità dello Stato e quello costituzionale di una scuola statale (articolo 33) aperta a tutti (articola 34). Ancora più grave è che si usi la bufala dell'ideologia del gender per tentare di impedire che nelle scuole si facciano progetti anche contro il bullismo omofobo».
Dure sono anche le parole di Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che commenta: «È un abuso inaccettabile, che accende i riflettori su un tentativo, se non addirittura su una vera e propria pratica di controllo della scuola pubblica da parte della lobby ecclesiastica. È inconcepibile che attraverso una mailing list un potere diverso dallo Stato possa dare indicazioni, chiedere informazioni e insinuare azioni nella scuole di ogni ordine e grado, bypassando il ministero e tutte le strutture preposte alla tutela dell'Istruzione, dei suoi luoghi e dei suoi processi. La lettera del prelato resa pubblica dai giornali getta un'ombra sinistra sull'intero sistema scolastico e rende necessario e urgente un approfondimento ispettivo e un chiarimento pubblico da parte della Ministra Stefania Giannini».


Palermo: 20enne fa coming out, il padre lo fa picchiare

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Davide è un ragazzo di 20 anni che vive in un paesino in provincia di Palermo. Qualche mese fa ha si è fatto coraggio e ha di parlare della sua omosessualità alla sua famiglia, così come tanti suoi coetanei si trovano a fare, ma l'epilogo è da pelle d'oca. «Gli dissi che sono gay e mio padre radunò mio fratello e gli zii per farmi picchiare», racconta il giovane.
Il ragazzo racconta anche come la sua decisione di dichiararsi avesse seguito un esplicito invito del padre di affidarsi a lui: «Mi ha chiesto "Ti droghi? Parla con me. Qualsiasi cosa sia, io ci sono"». Ma se il padre sarebbe stato ben disposto ad accettare un figlio drogato, l'uomo non ha trovato altrettanta compressione nell'apprendere che suo figlio non aveva alcun problema serio, ma semplicemente aveva gusti sessuali diversi dai suoi.
Da qui sono iniziati gli insulti e le botte, poi la segregazione in casa e l'assoluto divieto di poter vedere anima viva. Una sera di agosto Davide ha raccolto le sue cose e si è lanciato: «Avevo davanti due scelte -racconta- farmi uccidere o provare a scappare. Ma non mi importava, dovevo scappare. Però avevo paura che mi venissero a cercare».
Neppure la fuga è bastata a spegnere l'odio della sua famiglia. Una zia lo contatta sporadicamente su Facebook per insultarlo: «Mi scrive "impiccati". Secondo loro non devo esistere. Non a queste condizioni». I suoi genitori, invece, non lo cercano neppure.
La buona notizia è che ora Davide sta bene, ha un lavoro e vive con alcuni coinquilini in una casa a Catania. Eppure resta la brutta storia di come possano esistere genitori denaturati capaci di simile brutalità, ennesima testimonianza di come l'orientamento sessuale eterosessuale non sia una sorta di certificazione della capacità di essere genitori migliori (così' come qualcuno prova ancora a sostenere)


I rabbini Masorti inglesi inizieranno a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso

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Il movimento brittannico Masorti (un gruppo dell'ebraismo conservatore) ha deciso di permettere ai propri rabbini di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. La storica decisione è stata presa ad ottobre e permetterà alle coppie gay e lebische di poter celebrare la propria unione attraverso uno shutafut (una cerimonia che la distingue tecnicamente dalla kiddushin, il matrimonio tradizionale ebraico). Ognuna delle dodici comunità di Masorti sarà libera di decidere se aderire alle nuove cerimonie, anche se nessuna di loro ha sinora contestato la decisione.
Il rabbino Jonathan Wittenberg, che dirige la più grande sinagoga di Londra, ha dichiarato: «Questo è un importante passo in avanti. Come movimento, noi continueremo a lottare per essere inclusivi e per onorare la dignità di tutte le persone, nel quadro della legge ebraica. Matt Plen ha poi aggiunto di sentirsi «orgoglioso di far parte di un movimento che considera importante questo tipo di e, con attenzione e tenendo conto dei pareri di tutti i suoi membri, ha dimostrato come l'impegno religioso tradizionale possa essere combinato con i valori moderni».
I Masorti sono collegati anche con le congregazioni statunitensi e israeliane del movimento: i primi hanno approvato la celebrazione di matrimoni gay nel 2012, i secondi celebrano tali unioni pur senza attribuirgli lo status di matrimonio della legge israeliana. Il nome "shutafut" (patto di amanti) è stato scelto per non utilizzare il temine "kiddushin" e mostrare che la cerimonia è una novità nel giudaismo e non un qualcosa che fa parte della tradizione halachico derivata dal Talmud.


Leader dei Testimoni di Geova si scaglia contro i pantaloni attillati: piacciono ai gay

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Anthony Morris III, uno dei leader dei Testimoni di Geova, pere avere preoccupazioni alquanto curiose. Perlomeno è quanto appare nell'ascoltare alcuni passaggi del sermone pronunciato che ha pronunciato a Roma durante un incontro sulla spiritualità famigliare.
«Abiti attillati o troppo casual possono screditare il nostro messaggio -dice- In America si è ormai affermato uno stile, che non è nuovo ma è diventato estremamente popolare, e so che si sta affermando anche in Europa e in Italia . È lo stile metrosexual. Secondo questo stile, l'abito che si indossa o i pantaloni che si indossano saranno estremamente attillati, giù fino alle caviglie. Non vogliamo dire che i vostri abiti non debbano adattarsi alla vostra figura, non c'è nulla di male in questo. Quello che è sbagliato, quello che non va, sono questi pantaloni assolutamente attillati. Non è appropriato per un cristiano. E, fratelli, vorrei che rifletteste su questo: sapete che ci sono molti omosessuali nel mondo della moda, nell'industria della moda, che si occupano di disegnare i modelli... e voi non sapete che quando indossate i pantaloni così attillati a loro fa un gran piacere. Io non penso sia una cosa divertente e penso che sia una cosa disgustosa. Pensateci bene perché se indossate questi capi in realtà non avrete chissà quale aspetto, non sembrerete belli come pensate di essere, ma sarete belli solo per gli omosessuali».


Adinolfi si sbugiarda: ecco come la sua sbandierata liberà di opinione debba valere solo per sé

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Mario Adinolfi ha pensato bene di sbugiardare tutte le fantomatiche tesi che per mesi ha utilizzato per attaccare e denigrare la comunità gay italiana. Com'è noto, nell'ultimo periodo il politico si è interamente dedicato ad organizzare circoli e vendere libri con cui difendere la sua «libertà di espressione» nel poter insultare l'altro. Il tutto sostenendo che una legge contro l'omofobia metterebbe in discussione la sua possibilità di poter palare liberamente (anche se ovviamente così non sarebbe).
Eppure ora Adinolfi ha scelto Facebook per mostrare palesemente come nella su mente quella «libertà» valga solo sé stesso, chiamando a raccolta i suoi fedelissimi per impedire che TV2000 potesse concedere dello spazio all'opinione di Vladimir Luxuria. «Ricordatevi -scrive sul social network- l'importante è non subire l'avvento dell'irrazionalità in silenzio. L'importante è non essere tiepidi. Rispondere tempestivamente quando c'è da rispondere. Luxuria non farà più l'opinionista alla tv dei vescovi».
Poi in un'intervista ha aggiunto: «Abbiamo chiesto ieri sera, e questa mattina di mandare delle email per chiedere che non avvenisse quest'ospitata. Invitare Luxuria il giorno in cui il cardinal Bagnasco affermava che le nozze gay altro non sono che un cavallo di troia, sembrava proprio invitare questo cavallo dentro le mura, diciamo così, per poi scoprire che un dono non era».
Insomma, il politico è chiaro nel sostenere che la controparte non debba avere la possibilità di presentare le proprie opinioni, invocando il ricorso ad un pensiero unico dettato da lui e dai circoli nati da chi ha acquistato il suo libro omofobo.
Fatto sta che alla fine Luxuria non è più stata invitata. «Avrei dovuto commentare le notizie della giorno, dire la mia -racconta a Repubblica- Ho accettato, molto volentieri: parlarsi fa bene, ci sono ancora dei muri da abbattere e iniziative come questa vanno precisamente in quella direzione. Ho accolto l'invito con gioia. E sarei andata nei loro studi senza provocare, con rispetto. Sono abituata a chiederlo per me e allo stesso modo sono abituata a rispettare tutti. Insomma, ero contenta. Loro avevano anche annunciato ufficialmente il mio intervento sul loro sito». Ma poi all'ultimo è stata contatta dal direttore della rete che le ha detto «che forse il giornalista che mi aveva contattata non aveva messo in conto l'Assemblea generale della Cei. E che forse non era il caso che io commentassi, proprio oggi, le notizie del giorno».
L'intervento pare non sia stato annullato ma solo rimandato e presto sapremo se sarà realmente così. La speranza è che in tutto ciò non c'entro davvero l'intervento di Adinolfi, ormai sempre più triste nel mostrarsi mosso solo da interessi personali e da un'ideologia che non ha nulla a che vedere con le labili tesi con cui è solito cercare di motivarla.