Visualizzazione post con etichetta Notizie. Mostra tutti i post

Brasile: aggredito e mutilato sull'autobus perché gay

Pubblicato il


La cronaca di una nuova, agghiacciante, aggressione omofoba ci giunge dal Brasile. Un parrucchiere 22enne aveva appena finito di lavorare ed è salito sul suo solito autobus per far ritorno a casa. Da lì a poco sull'automezzo sono saliti anche due uomini che, nella piena indifferenza dei presenti, hanno iniziato ad insultarlo pesantemente: «Frocio, finocchio devi morire. Quelli come te li uccidiamo».
Gli altri passeggeri hanno iniziato ad occuparsi di quanto stava accadendo solo quando uno dei due uomini ha tirato fuori un coltello ed ha pugnalato una prima volta il giovane. Allarmato dalle grida, l'autista ha aperto le porte di emergenza e i passeggeri sono tutti scappati. Solo l'autista ha ritenuto di dover accorrere in difesa del ragazzo, salvandolo dalla furia omicida dei due. Al giovane era già stato amputato un dito della mano destra.
«Mancava solo un applauso a quei due -racconta la vittima- Nessuno mi ha aiutato, nessuno ha fatto nulla, tutti guardavano e nessuno faceva nulla. Sono triste per l'infortunio ma anche per lo schifo di società nella quale vivo. Sono stato picchiato e accoltellato perché ho un orientamento sessuale che la società non accetta, ma sono ancora qui».
Torna così di attualità anche uno degli argomenti che con troppa frequenza ricorre nei racconti delle vittime delle aggressioni omofobe, ossia il sentirsi soli a causa della totale indifferenza con cui la gente rimane a guardare. Il 22enne, però, non si è perso d'animo e promette: «Adesso sto realizzando un'intervista con Globo per far luce sull'omofobia in Brasile».
Nonostante i tentatvi del governo, nel paese sudamericano permane una forte mentalità omofoba troppo stesso incoraggiata dalle comunità cristiane evangeliche.


Proposta shock dei Giuristi per la vita: indottrinamento omofobo obbligatorio nelle scuole

Pubblicato il


Dopo mesi passati a sostenere una crociata anti-gay e dopo aver lanciato una conta delle istituzioni pronte ad assecondarli in vergognose mozioni finalizzate all'istituzione della discriminazione, la ProVita Onlus, l'Associazione Italiana Genitori (AGe), l'Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e i Giuristi per la Vita hanno deciso di passare al contrattacco attraverso una preoccupante petizione.
Nelle premessi si afferma che l'educazione sessuale nelle scuole sia «priva di riferimenti morali, discrimina la famiglia, e mira ad una sessualizzazione precoce dei ragazzi»e minacciata dalla «subdola introduzione della teoria del gender» che «nasconde molto spesso la negazione della naturale differenza sessuale e la sua riduzione ad un fenomeno culturale che si presume obsoleto, la libertà di identificarsi in qualsiasi "genere" indipendentemente dal proprio sesso biologico, l'equiparazione di ogni forma di unione e di "famiglia" e la giustificazione e normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale».
Insomma, un uomo deve fare quello che il loro stereotipo di genere impone, così come la famiglia deve essere presentata sulla base di altri stereotipi ed anche la sessualità deve essere inquadrata come un qualcosa da assoggettare ad una qualche morale. In caso contrario -sempre a loro dire- ci troveremmo a seguire le orme di altri Paesi in cui «simili strategie educative sono da tempo applicate, come in Inghilterra e Australia, ha già causato una sessualizzazione precoce della gioventù che ha portato ad un aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), alla dipendenza dalla pornografia, all'attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza e all'aumento della pedofilia».


Leggi tutto il post »

Indiana: pastore anti-gay arrestato per molestie ad un altro uomo

Pubblicato il


Gaylard Williams è un pastore della Praise Cathedral Church of God di Seymour, in Indiana, nonché un fervente attivista anti-gay. Ai suoi fedeli raccontava che l'omosessualità è un peccato ed una malattia, ma ora è stato arrestato con l'accusa di violenze sessuali nei confronti di un altro uomo.
I fatti risalgono a venerdì scorso. Il ragazzo che ha sporto denuncia era parcheggiato dinnanzi a Cypress Lake quando il 58enne si è avvicinato alla sua autovettura. Non appena abbassato il finestrino, l'uomo gli ha afferrato i genitali e gli ha proposto del sesso orale. A quel punto il ragazzo ha fatto finta di cercare una pistola nel cruscotto ed il pastore è fuggito a gambe levate. Il tempo, però, è stato sufficiente per prendere il suo numero di targa ed è attraverso quello che la polizia è risalita alla sua identità.
Giunti a casa sua, gli agenti riferiscono di aver trovato del materiale pornografico gay all'interno della sua autovettura. Williams sostiene che quei giornali fossero di un amico che glieli aveva affidati, così come ha dichiarato di essersi recato in riva al lago per cercare un altro suo amico che stava pescando.
Ora sarà la Corte Superiore della Contea di Jackson a dover appurare i fatti.


È stato riconosciuto un permesso umanitario ad uno studente gay cubano

Pubblicato il


Per la prima volta in Italia, la questura di Roma ha rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari ad uno studente cubano di 23 anni. La Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma non ha riconosciuto gli estremi per la concessione dell'asilo politico ma ha comunque accolto la sussistenza dei motivi umanitari.
Il giovane ha dovuto attestate un proficuo impegno scolastico nonché una buona integrazione sociale e conoscenza della lingua, prerequisiti che hanno portato l'Italia ha concedergli un permesso di soggiorno della durata di un anno che potrà essere rinnovato o cambiato per motivi di lavoro o di studio.
«Auspichiamo -dichiara Equality Italia che ha seguito il caso- che altri stranieri omosessuali che, pur non appartenendo a Paesi con legislazioni che perseguitano espressamente le persone lgbt, provengono tuttavia da contesti difficili e discriminanti, trovino accoglienza e protezione in Italia ed opportunità di riscatto».

A Cuba l'omosessualità è stata depenalizzata nel 1979 nonostante l'articolo 303a del codice penale vieti tutt'oggi ogni «manifestazione pubblica» dell'omosessualità. I Gay Pride sono vietati e l'unica manifestazione ufficialmente riconosciuta è la Giornata internazionale contro l'omofobia patrocinata patrocinio da Mariela Castro. È innegabile che la situazione sia migliorata, soprattutto se si considera come tra il 1960 e 1970 il regime spedisse i gay nei capi di lavoro (un gesto per cui Fidel Castro chiese pubblicamente scusa nel 2010), ma molto deve ancora essere fatto.
«La realtà per la comunità LGBT a Cuba è molto diversa da quella descritta dai media internazionali» è il commento di uno degli abitanti dell'isola, pronto a spiegare come L'Avana basi la propria sussistenza sul turismo e non abbia potuto fare a meno di mandare dei segnali ad un mondo che chiede inclusione ed accettazione. Non a caso è dal 2008 che Mariela Castro ha più volte partecipato ad incontri internazionali a sostegno dei diritti lgbt, così come ha promesso che il sistema nazionale sanitario nazionale avrebbe permesso interventi gratuiti di riassegnazione del genere. Lo scorso dicembre è stato anche approvato un nuovo codice del lavoro, all'interno del quale una clausola vieta espressamente la discriminazione basata sull'orientamento sessuale.
Eppure a Cuba sussiste ancora lo stigma sociale collegato all'essere gay, prevalentemente incoraggiato dalle realtà cattoliche. Si registrano anche aggressioni e violenze fisiche, spesso senza che la notizia sia fatta trapelare. I gay lamentano un continuo controllo da parte del regime, così come la possibilità per loro di comunicare ed interagire appaia difficoltosa (l'accesso ad Internet è poco diffuso e molto costoso, l'uso dei telefoni cellulari è inferiore all'11%, cos' come i viaggi sono resi difficoltosi dalla bassa diffusione delle automobili e da un trasporto pubblico poco efficiente).
Insomma, l'immagine che ne emerge è quella di uno stato che ha ancora molta strada da compiere a fronte di un'apertura alla comunità lgbt che alcuni residenti non esitano a definire propaganda di stato finalizzata a ripulire dinnanzi agli occhi del mondo l'immagine di un regime totalitario.


Per il tribunale di Treviso, quella composta da due uomini è una «famiglia naturale»

Pubblicato il


Un rapporto di convivenza more uxorio equivale alla familiarità e pertanto le ceneri di un membro della coppia, indipendentemente dal sesso, possono essere affidate all'altro anche in assenza di un matrimonio formale. È quanto stabilito dal Tribunale civile di Treviso nell'accogliere il ricorso contro il Comune presentato da un cittadino che nel 2011 si era visto negare l'affidamento dell'urna cineraria del suo compagno e convivente.
L'allora amministrazione leghista sostenne che le ceneri potessero essere affidate solamente ai «familiari» del defunto, escludendo il rapporto fra due persone dello stesso sesso da questa definizione. Il tribunale, invece, ha ritenuto che vari elementi -come l'esistenza di conti correnti in comune- indicasse inequivocabilmente la sussistenza di una coppia di fatto.

«Giunge con notevole tempismo -ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay- il pronunciamento del Tribunale civile di Treviso che ha riconosciuto a un cittadino il diritto di ricevere come erede diretto le ceneri del partner defunto, con il quale aveva a lungo convissuto. Da notare è il ricorso dei giudici al concetto di "famiglia naturale": è proprio in virtù di questa idea, vincolata all'esistenza di un rapporto affettivo stabile tra i partner equiparabile a quello coniugale, che il tribunale si è pronunciato a favore del riconoscimento. Un vero e proprio schiaffo per quei politici che in questi settimane si stanno adoperando per promuovere istanze a favore, appunto, della "famiglia naturale", intesa però nell'accezione retrograda e discriminatoria che comprende solo le coppie eterosessuali. La natura, invece, non discrimina e chi usa il termine "naturale" per costruire steccati mette in campo la più artificiosa e ignobile delle operazioni, oltre che la più "innaturale". Questo dovrebbero tenerlo bene a mente tanto gli eletti delle Regione Veneto che hanno sostenuto istanze medievali in tema di "famiglia naturale", quanto i consiglieri comunali di Faenza, che solo tre giorni fa hanno dato il loro assenso all'ormai famigerato odg contro le famiglie formate tra persone dello stesso sesso».


L'Uaar sfida le Sentinelle: abbandonino il silenzio e accettino un dibattito pubblico

Pubblicato il


«Da studenti ci sentiamo in dovere di criticare I numerosi tabù che le istituzioni attuali ci impongono, sebbene non formalmente, riguardo a laicità ed omofobia, tabù che col tempo si ripercuotono sulla società causando discriminazioni; lo studente di oggi è anche il cittadino di domani e noi vogliamo studiare per non crescere bigotti». È quanto dichiara uno dei giovani dell'Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) che lo scorso sabato ha organizzato un evento per le strade di la Spezia con il fine di aprire un dibattito con la popolazione riguardo alla laicità garantita dalla nostra costituzione.
«Riguardo al qui ed ora -ha aggiunto Francesco Salvini - ci preoccupa il vuoto legislativo in materia di lotta all'omofobia dopo l'esclusione di alcune categorie dalla legge Mancino. Allo stesso modo vengono deliberatamente ignorati o resi discutibili (come una qualsivoglia contesa territoriale) diritti che, come ha già ribadito anche la corte costituzionale, non possono più essere procrastinati».

Nelle stesse ore la città ha ospitato anche una delle manifestazioni delle Sentinelle in piedi: «Durante il nostro volantinaggio -aggiunge Salvini- molte persone ci hanno in un primo momento evitato scambiandoci per loro, salvo poi ricredersi quando, al posto del silenzio, incontravano la nostra apertura al dialogo e confronto. Non riteniamo che trenta elementi, in virtù di una cosiddetta libertà di espressione, possano decidere anche per gli altri cosa siano la libertà e la dignità. Il concetto di natura, abbinato per di più ad una parola importante come "famiglia", è di per sé estremamente volatile e volubile, in particolare se inserito in un contesto non biologico o legislativo. La presa di posizione delle sentinelle confonde immobilismo sociale con sicurezza comunitaria, necessaria sì ma solo se consapevole; sotto le loro belle parole, dal sapore vagamente paternalista, si cela un sillogismo capace di tralasciare volutamente il vero significato di famiglia, di parità di sesso, della libertà stessa. Parlando di pericoli, l'unico che trovo sta nel negare alla nostra istruzione quel carattere di inclusività e pluralità che dovrebbe avere; le loro veglie potranno anche essere essere frutto di libertà e tolleranza, ma così facendo si crescerà una generazione di omofobi ed antidemocratici. L'unica vera censura è nel silenzio, voluto o imposto che sia. Parliamone».


Leggi tutto il post »

Il Religious Freedom Bill non verrà approvato (ma solo perché non ve ne sarà il tempo)

Pubblicato il


Il Religious Freedom Bill è una proposta di legge in discussione nel Michigan che avrebbe permesso a chiunque di poter rifiutare legalmente beni i servizi a chiunque altro sulla base delle proprie convinzioni religiose. Ad un medico sarebbe bastato dichiararsi cristiano per potersi rifiutare di curare un gay o un farmacista avrebbe potuto fare lo stesso per non accordare la vendita di alcuni farmaci. Insomma, il diritto individuale sarebbe divenuta una concessione che singoli cristiani avrebbero potuto decidere di volta in volta sulla base della propria convenienza o ideologia.
A quanto pare la proposta di legge non passerà, ma non tanto perché il senato ha reputato inaccettabile una simile ipotesi, ma solo perché non ce ne sarà il tempo.
Secondo quanto dichiarato da un portavoce del presidente del senato Randy Richardville, il politico «non sente il bisogno di correre a tutta fretta verso il voto. Il Religious Freedom Bill non è una priorità per il senatore Richardville». Motivo per cui si prevede che la legislative session terminerà prima della discussione in aula.

La norma è stata fortemente voluta dai gruppi conservatori, intenzionati a lanciare una controffensiva nei confronti dei recenti successi registrati dalla comunità lgbt nel veder riconosciuto il loro diritto al matrimonio. Da qui l'idea di introdurre un concetto di «obiezioni morale» che potesse permettere a chiunque di potersi rifiutare di essere coinvolto in attività legate a persone famiglie lgbt. Proposte simili sono state depositate anche in Kansas, Texas, North Carolina e Utah.
Nel caso del Religious Freedom Bill il testo era così ampio da legalizzare qualunque tipo di discriminazione: così come avrebbe permesso di rifiutarsi di preparare una torta di nozze per una coppia gay, allo stesso modo avrebbe consentito di rifiutarsi di servire il pranzo a qualcuno perché nero. Eppure i conservatori continuano a sostenere imperturbabili che quella sia solo «una protezione per le persone che sono costrette dal governo a violare le proprie credenze religiose».
Alcuni osservatori ipotizzano che la discussione del Religious Freedom Bill possa essere riaccesa nel 2015, anche se al momento non è chiaro se Richardville sia favorevole o meno all'approvazione della norma.


L'Europa sarà chiamata a pronunciarsi sulla circolare inviata ai prefetti dal ministro Alfano

Pubblicato il


In un'Italia governata da politici omofobi o poco interessati al tema dei diritti civili, l'unica speranza si chiama Europa. È infatti alla Commissione Europea che l'eurodeputato Pd Daniele Viotti presenterà giovedì un'interrogazione che chiederà conto dell'illegittima circolare che il ministro Alfano ha inviato ai prefetti per chiedere l'annullamento delle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso.
Secondo Viotti, infatti, quel testo «non è conforme ai principi fondamentali della Ue ed è inoltre contraria alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani» dato che «il governo italiano limita il diritto dei cittadini Ue e delle loro famiglie a muoversi e risiedere liberamente nel territorio Ue».
Nell'occasione l'eurodeputato non ha mancato di lanciare una ffondo anche al leader del suo partito: «Renzi fino ad ora è stato zitto -ha dichiarato- smentisca Alfano» o finirà con il «legittimare la posizione del ministro degli interni».

Via: Gay.it


Il Pd di Faenza fa passare la mozione omofoba "in difesa" della famiglia naturale

Pubblicato il


C'è da chiedersi a cosa serve un governo se un gruppo omofobo qualunque è in grado di introdurre leggi dal forte odore di incostituzionalità in mezza Italia. Ed è così che anche il Comune di Faenza si è aggiunto alla lunga lista di enti che hanno aderito alla mozione scritta dai Giuristi per la vita che li impegna a rigettare i progetti europei per l'educazione sessuale e ad istituire una "festa della famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e di una donna".
Gli ingredienti di un simile successo sono presto detti: basta legalizzare la discriminazione, promettere maggiori diritti ad una fetta della cittadinanza sulla base dell'orientamento sessuale, vantare un cieco appoggio da parte degli organi vaticani ed il gioco è fatto. In un'Italia che pare rimpiangere il fascismo ecco che arriva una nuova norma che assomiglia ai peggiori proclami sulla razza di un buio passato. Un richiamo irresistibile per i nostri politici! Se non altro in questo caso si ha avuto la decenza di stralciare dalla premesse le varie rivendicazioni che la procura ha già provveduto a rigettare e bollare come ideologiche.
Il tutto è stato approvato con 14 voti a favore e 9 contrari. Da sottolineare è come a far passare la mozione siano stati i consiglieri del PD, sette dei quali hanno sostenuto il testo e solo sette si sono opposti (insieme ad un indipendente e un consigliere del M5S).
A dover richiamare l'attenzione sull'operato dei Giuristi per la vita non è solo la mozione omofoba che si sta spargendo per l'Italia, ma anche il notare come ci siano loro dietro all'illegittima circolare emanata da Alfano per vietare la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero o come siano loro ad aver portato all'assoluzione la docente di Torino che se ne può tranquillamente andare per le aule a raccontare che esistono "terapie" in grado di modificare l'orientamento sessuale (con tanto di un'intera pagina di Avvenire in cui il direttore del giornale cattolico pretende le scuse si chi si è sentito offeso nell'essere bollato come un malato a causa di un orientamento sessuale assolutamente normale, ndr).


Il nuotatore Tom Luchsinger ha fatto coming out

Pubblicato il


Il nuotatore Tom Luchsinger, campione statunitense nei 200 metri in stile farfalla e probabile delegato Usa a Rio 2016, ha fatto coming out dalle pagine di OutSports.
Un gesto non certo semplice, soprattutto considerato come negli anni si sia sentito nel dovere di nascondere ossessivamente il suo orientamento sessuale. «Ogni volta che pubblicavo qualcosa su Instagram, Twitter o Facebook -racconta- lo rileggevo 10, 15, 20 volte, per assicurarmi che nessuno potesse dedurre nulla sulla mia sessualità. Ogni volta che mi intervistavano cercavo di essere il più maschile possibile. Mi sentivo sicuro dinanzi ai media, al mio allenatore, ai genitori e ai compagni di squadra, ma del tutto inadeguato nel privato. Ero il re della doppia vita».
Poi lo scorso agosto ha preso la decisione di fare coming out con la famiglia e con gli amici. L'ansia gli ha procurato l'acne e l'herpes e lui non se l'è sentita di parlare a quattrocchi con i genitori, preferendo ricorrere al telefono. «Sono gay e ho paura», ha pronunciato in lacrime alla cornetta.
Ma i suoi si sono limitati a chiedergli: «Sei lo stesso uomo che abbiamo cresciuto per 23 anni? E allora che ce ne importa!».
La piena accettazione e il pieno supporto della sua famiglia sono stati l'incipit per potersi dichiarare apertamente al mondo. «Per anni, la mia sessualità è stata la caratteristica di cui più mi vergognavo -racconta- ma ora sembra che essere gay sia una delle qualità di cui vado più fiero».


Il Sindaco di Seoul si è scusato con gli attivisti lgbt per aver affossato la norma anti-discriminazione

Pubblicato il


Il lungo sit-in organizzato dalle organizzazioni lgbt coreane ha portato ai primi risultati ed il sindaco di Seul si è pubblicamente scusato per aver affossato l'approvazione di una norma che comprendeva il diritto «a non essere discriminato sulla base del proprio orientamento sessuale o identità sessuale».
Quel principio di non-discriminazione aveva scatenato le ire di gruppi religiosi e conservatori ed è proprio dopo il loro intervento che il sindaco aveva deciso di fare retromarcia e di affossare un documento che lui stesso aveva appoggiato e sponsorizzato. A quel punto gli attivisti lgbt hanno occupato il municipio, invitando il sindaco Park Won-soon chiedere scusa per il suo gesto.
«È una mia responsabilità e colpa. Mi dispiace per il dolore che avete sofferto e sono pronto a rilasciare qualunque dichiarazione mi chiederete», afferma ora il sindaco. «Indipendentemente da qualsiasi incomprensione o dichiarazione, nessun cittadino sarà oggetto di discriminazioni o svantaggi. Cercherò soluzioni pratiche per risolvere le difficoltà di chi sta soffrendo».
I manifestanti si sono detti soddisfatti delle rassicurazioni ricevute ed hanno annunciato la fine del loro sit-in sulla base delle «promesse fatte dal sindaco durante la conversazione privata» che vengono indicate come una chiara «volontà del governo metropolitano ad attuare piani per la creazione di un gruppo collaborativo costituito dalle organizzazioni competenti con il fine di eliminare la discriminazione nella città».

Lo scorso giugno vari gruppi cristiani assaltarono il Korea Queer Festival al grido di: «Non c'è posto per i gay in questo Paese». Anche lo svolgimento del pride venne interrotto dalla presenza di estremisti cristiani, intervenuti in prima persona dopo aver tentato di convincere le autorità a vietare la parata.
Sino ad oggi tutti i tentativi politici volti alla creazione di una norma anti-discriminazione sono sempre naufragati a causa dell'intervento della Chiesa cristiana protestante e la norma approvata a Seoul (poi non convalidata dalla firma del sindaco) è stato il massimo obiettivo sinora raggiunto nel Paese.


Gli scandali sessuali dell'abazia di Chiaravalle: sesso in cambio di cibo

Pubblicato il


La notizia arriva dalle pagine di La Repubblica, imbarazzantemente pronta a parlare di «ombre dell'omosessualità» dinnanzi alla notizia di alcuni monaci accusati di violenza sessuale nei confronti di alcuni bisognosi, quasi come se scandalo non fosse tanto negli abusi denunciati quando nell'aver avuto rapporti con persone dello stesso sesso.
Fatto sta che la procura di Milano ha indagato su alcune denunce che riguardano i monaci dell'abbazia di Chiaravalle, a Milano. La struttura è meta del pellegrinaggio di numerosi fedeli, ma anche un luogo di ospitalità per persone in difficoltà. E sono proprio alcuni di questi ospiti ad essersi ricolti alla polizia per denunciare di essere stati oggetto di attenzioni sessuali da parte dei monaci.
Nel settembre 2013 un italiano di 45 anni dice di essere finito in Abbazia «poiché vivevo in uno stato di indigenza a causa della perdita del lavoro» ed era alla ricerca di cibo e di un posto dove dormire. L'uomo racconta che un monaco «mi ha sfiorato le cosce da sopra i pantaloni, mentre altre volte mi ha sfiorato il pube. Nell'ultima occasione, il giorno di Ferragosto, ha introdotto la mano nei miei pantaloni e ha palpato i miei genitali, da sopra le mutande. Tuttavia, costretto dalla necessità di mangiare sono tornato ancora nella predetta abbazia per prendere il cibo e spesso il religioso ha ripetuto le stesse molestie».
Un altro ospite, un albanese di 44 anni arrivato in Italia con un permesso di soggiorno per fini religiosi, ha raccontato di aver avuto incontri sessuali nella sua stanza con alcuni monaci. L'uomo si è dichiarato consenziente, pur consegnando agli investigatori alcuni filmati che lo ritraevano durante rapporti orali e palpeggiamenti con i religiosi.
Anche un romeno di 18 anni e un italiano di 40 hanno raccontato di essere stati avvicinati da alcuni religiosi, ma entrambi non hanno sporto alcuna denuncia preferendo allontanarsi da Chiaravalle. Il più giovane ha raccontato alla Questura che preferiva dormire per strada perché «in quel posto approfittano dei ragazzi. I ragazzi non hanno dove stare, vanno per chiedere aiuto, poi vengono toccati».


Leggi tutto il post »

Il senatore russo ed il suo raid per arrestare gli adolescenti gay di San Pietroburgo

Pubblicato il


Il senatore russo Vitaly Milonov, ideatore della legge contro la «propaganda gay» di San Pietroburgo, racconta di aver personalmente guidato un raid all'interno di una discoteca gay della città accompagnato da una squadra di polizia in assetto anti-sommossa. La ricostruzione dei fatti, apparsa sui media locali, è perlopiù affidata alle dichiarazioni stampa rilasciate dal politico e non sempre se ne trovano conferme ufficiali.
Ma andiamo con ordine. L'uomo sostiene di aver ricevuto numerose denunce da parte di alcuni genitori che avrebbero segnalato che i loro figli minorenni erano stati trattenuti contro la loro volontà all'interno di un locale gay vicino alla stazione cittadina. A quel punto Milonov dice di essere andato personalmente a verificare e di essersi presentato in incognito all'ingresso del party. I buttafuori, però, non lo avrebbero fatto entrare sino a quando il politico non avrebbe richiesto l'intervento di una squadra speciale della polizia.
«Abbiamo trovato circa venti ragazzi che erano praticamente vicini a far sesso sul palco», ha dichiarato Milonov all'agenzia di stampa Baltinfo, sostenendo poi che uno dei buttafuori abbia fermato e picchiato minorenne che stava cercando di scappare dal locale.
«Una ragazza di 15 anni è andata lì e ha visto ciò che una ragazza di 15 anni non dovrebbe mai vedere. Ha cercato di andarsene ma i buttafuori non glielo avrebbero mai permesso. Uno di loro l'ha colpita», afferma Milonov nel chiedere a gran voce un'indagine penale per pestaggio che porti alla chiusura definitiva del locale.
I giornalisti invitati lì da Milonov affermano che alcuni adolescenti siano stati identificati e portati alla vicina stazione di polizia. Altre fonti sostengono che «non sia possibile trovare conferme di queste informazioni» e pare che le stesse forze dell'ordine abbiano dichiarato che «nessun minore non è stato consegnato alla polizia regionale sulla base della violazione amministrativa riguardo al soggiorno in luoghi pubblici dopo ore 23 senza la supervisione di un adulto».


Scott Lively: «Dio preferisce gli omicidi di massa all'omosessualità»

Pubblicato il


Il pastore Scott Lively è noto per la sua omofobia. Osannato dalla propaganda russa e responsabile di campagne d'odio internazionali (ad esempio è lui uno dei principali responsabili della legge anti-gay Ugandese, nonostante la sua versione avrebbe previsto la sistematica uccisione dei gay, ndr). Recentemente aveva anche tentato di candidarsi come possibile governatore del Massachusetts, ottenendo solo 19.378 voti su 2.158.326.
Forse infastidito dalla schiacciante sconfitta elettorale, è dal proprio sito che l'uomo è tornato a predicare un odio estremista nei confronti dei gay, sostenendo che l'omocidio o il genocidio siano preferibili all'omosessualità.
«Gli esseri umani tendono a misurare la gravità dei peccati in base al secondo comandamento -ha scritto- e quindi pensiamo di omicidio o al genocidio come i peccati peggiori. Ma dal punto di vista di Dio, i peccati peggiori sono la violazione del primo comandamento. La perversione sessuale, e soprattutto l'omosessualità, violano sia il primo e il secondo comandamento contemporaneamente. Ne consegue che l'omosessualità peggio di un omicidio di massa dal punto di vista di Dio? basta leggere per crederci. La giustificazione del genocidio dei Cananei compiuto dagli ebrei si trova in Levitico 18. Si tratta di una lista di peccati sessuali, tra cui incesto, bestialità e naturalmente l'omosessualità, per finire con il monito: "Non vi contaminate con nessuna di tali nefandezze; poiché con tutte queste cose si sono contaminate le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi. Il paese ne è stato contaminato; per questo ho punito la sua iniquità e il paese ha vomitato i suoi abitanti". Dio stesso ha voluto un'omicidio di massa per punire la perversione sessuale. Gli uomini la considerano una reazione dura, ma chi siamo noi per giudicare Dio? Come rivelato nella Sua Parola, dal punto di vista di Dio l'omosessualità è peggio di un omicidio di massa».
La Glaad ha immediatamente bollato l'articolo come «alto livello di estremismo» che «ispira i fanatici a compiere atti folli». Allo stesso tempo, però, appare assordante il silenzio dei gruppi cattolici che mancano di condannare chiaramente simili esternazioni e continuano ad invitare l'uomo ai propri convegni.


Usa: ragazzo aggredito dai fedeli della sua chiesa, volevano liberarlo dall'omosessualità

Pubblicato il


Matthew Fenner, un ragazzo gay cristiano che vive nella Carolina del Nord, ha denunciato un fatto sconvolgente: cinque fedeli che frequentavano la sua stessa chiesa lo hanno aggredito, picchiato e tentato di strangolare «per liberarlo dai demoni dell'omosessualità».
I fatti risalgono ad un anno fa e Fenner, dopo un periodo di silenzio, dice di aver deciso di parlare nella convinzione di non essere stato l'unica persona aggredita da quella gente. Le autorità hanno ora incriminato aggressione e sequestro di persona i cinque sospettati: Sarah Covington Anderson, Adam Christopher Bartley, Brooke McFadden Covington, Justin Brock Covington e Robert Louis Walker Jr., tutti membri della The Word of Faith Fellowship Church di Spindale.
«Sinceramente pensavo di star per morire -ha raccontato il giovane- Sentivo come se la testa stesse per staccarsi e non vedevo più niente. Non riuscivo a respirare. Ho pensato che se non fossi riuscito a liberarmi sarei morto».
Dinnanzi ad una simile denuncia, chiunque sarebbe sentito nel dovere di cercare di appurare i fatti... ma non presso alcune comunità cristiane. I fedeli della sua chiesa, infatti, hanno deciso di voltargli le spalle e persino la madre ed il fratello lo hanno allontanato. L'avvocato della chiesa continua ad affermare che «nessuno ha mai fatto fisicamente del male a Mr Fenner», ma l'aria che si respira è quella della più bieca omertà lobbistica in cui la protezione dei propri associati è più importante di qualunque diritto umano.


La delirante protesta di un pastore del Mississippi

Pubblicato il


Ormai siamo alla pura follia. Intenzionato a manifestare contro il riconoscimento dei matrimoni gay, il pastore battista Edward James si è recato dinnanzi al tribunale federale di Jackson, in Mississippi, dove in quel momento si stava discutendo il caso di una coppia formata dallo stesso sesso che rivendicava il proprio diritto al riconoscimento giuridico della propria unione.
Giunto lì, il pastore ha vestito il suo cavallo con un abito da sposa ed ha esibito un cartello con scritto: «Volete voi prendere questo cavallo come vostra legittima sposa? Questo potrebbe divenire possibile se la questione dei matrimoni gay sarà sollevata. Il matrimonio è solo fra uomo e donna, tutto il resto è perversione».
Ebbene sì. Siamo al punto in cui un uomo che ha comprato un abito da sposa per vestire il suo cavallo si permette di ergersi a giudice di ciò che sia morale e ciò che è da ritenersi perverso. Peccato che sia lui a pensare ad un possibile matrimonio con un animale e non certo chi chiede un riconoscimento che possa dare dignità e stabilità alla propria unione.
Imbarazzante è anche come il pastore James  si sia detto certo che la vista del suo cavallo avrebbe convinto il giudice «a riconsiderare la sua decisione» e far sì che il Mississippi tornare a riconoscere esclusivamente i matrimoni tra un uomo e una donna.


Il Comitato Olimpico ha deciso: d'ora in poi gli stati omofobi non potranno ospitare i giochi

Pubblicato il


Dopo la vergogna di Sochi, tra appelli al silenzio dinnanzi all'omofobia russa e personaggi pronti a sostenere che lo spot non debba occuparsi di diritti umani, il Comitato Olimpico Internazionale ha finalmente deciso di includere la non-discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale fra i principi fondamentali che uno stato dovrà rispettare per poter ospitare le Olimpiadi.
Il nuovo comma 6 enuncia: «Ogni forma di discriminazione nei confronti di un Paese o di una persona per motivi di razza, religione, politica, di orientamento sessuale o altro è incompatibile con l'appartenenza al Movimento Olimpico».
Purtroppo la regola non si applicherà alle olimpiadi già assegnate, come l'edizione invernale che sarà ospitata nel 2018 in Corea del Sud o quelle del 2022 che verranno assegnate al Kazakistan o alla Cina. Confermate sono anche quelle di Rio del 2016 e quelle di Tokyo del 2020. A partire dal 2024, però, le assegnazioni non potranno più ignorare la regola appena decisa.
«Oggi è un grande passo in avanti per le Olimpiadi -ha commentato Shawn Gaylord di Human Rights First- e in particolar modo per gli atleti, gli spettatori e tutti quei residenti dei paesi ospitanti che si identificano come gay, lesbiche o bisessuali».


Il vice-presidente del Front National francese è gay

Pubblicato il


Florian Philippot è vice-presidente del Front National, il partito politico di estrema destra guidato da Marine Le Pen, ed è anche noto come uno dei principali oppositori al riconoscimento dei matrimoni gay in Francia. Eppure il settimanale scandalistico Closer ha pubblicato oggi una serie di fotografie che lo ritraggono a Vienna in compagnia del suo fidanzato, un "giornalista" di cui non viene indicato il nome.
Nelle immagini i due si fotografano a vicenda, giocano in un luna park e visitano un mercatino di Natale. Insomma, una vita privata che appare in completa discrepanza con le dichiarazioni pubbliche che gli ha permesso di sfruttare l'omofobia per ottenere voti e potere.
Come spesso avviene in questi casi, la politica francese non si è preoccupata tanto del fatto in sé ma ha preferito puntare il dito contro il settimanale, sostenendo che la pubblicazione di quelle immagini sia stato un gesto «indegno», «disgustoso» e «pietoso» da parte del settimanale. Insomma, tutti sono in coda a sostenere che un politico non debba rispondere delle sue azioni, anche se si tratta delle medesime che attraverso la sua azione politica si vuole vietare agli altri.


Ex-gay torna gay: «Non permetterò ai cristiani di continuare ad usarmi come un'arma»

Pubblicato il


Per sette lungi anni Christian Schizzel è stato usato come un vero e proprio manifesto dal movimento pro ex-gay. Ora è tornato a vivere la sua vera sessualità ed ha dichiarato che non intende più essere utilizzato come un'arma dai movimenti cristiani.
Attraverso un'intervista rilasciata a Religion News Service, Christian ha deciso di dichiararsi orgogliosamente gay e di raccontare ogni dettaglio riguardo alla sua esperienza con la Boynes Ministeri Janet e i centri di consulenza Bachmann & Associates, due realtà di promozione delle cosiddette terapie riparatevi tutt'ora in attività nonostante risultino associate con l'ormai defunta Exodus International (chiusa nel 2013 dopo che il suo fondatore ha ammesso che l'omosessualità non può essere cambiata e che le "terapie" praticate nella struttura erano prive di ogni valore o fondamento).
A nove anni, Christian è stato violentato dal padre, un missionario che ha sfruttato alcuni versetti biblici per spingere il figlio alla sottomissione e per giustificare le sue violenze. Nove anni più tardi ha fatto coming out con amici e parenti, ma i suoi genitori lo hanno spinto a cercare aiuto presso alcune realtà cristiane. Ed è in quel contesto che violenza subita è stata immediatamente strumentalizzata e presentata come la "causa" della sua omosessualità, nonostante Christian abbia sempre sostenuto di sapere di essere gay anche prima dell'abuso.


Leggi tutto il post »

Proposta shock del Michigan: i medici cristiani potranno rifiutarsi di curare i pazienti gay

Pubblicato il


Il movimento cristiano del Michigan è riuscita a far discutere una delle leggi più terribili e discriminatorie mai viste dai tempi del nazismo. Nel nome del diritto al credo religioso, il Religious Freedom Restoration Act legalizzerà la possibilità di discriminare e di poter rifiutare qualsiasi servizio o prestazione alle persone gay.
Se un gay non potrà rifiutarsi di fornire servizi ad un cristiano, questi potrà legalmente negargli tutto ciò che vorrà nel nome della sua presunta fede religiosa. Persino i medici saranno autorizzati a rifiutarsi di prestare le cure alle persone lgbt e, nei casi più gravi, un mancato intervento che dovesse contribuire alla loro morte non sarà perseguibile se effettuata in nome di Dio.
Per quanti non si troveranno a dover affidare la propria vita ad un qualche fanatico religioso, i problemi non si fermeranno: in ogni settore e in ogni area della propria quotidianità qualcuno potrà vantare il diritto all'odio e alla discriminazione nei loro confronti. Il farmacista potrebbe non vendergli i medicinali di cui ha bisogno o il potrebbe rifiutarsi di consegnargli le lettere. Insomma, un vero e proprio inferno.
La proposta di legge fortunatamente è ancora passata, anche se è già di per sé aberrante constatare come ci siano politici pronti a scrivere simili testi in evidente violazione dei più elementari diritti umani, così come appare preoccupante che una parte dei cattolici possano tacere nel vedere la propria religione utilizzata come arma per la legittimazione dell'odio e della violenza.

Via: Queerblog