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La Corte Suprema apre alle adozioni da parte di gay e lesbiche nello stato dello

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Negli Stati Uniti gli attivisti lgbt non si stanno battendo solo per il diritto al matrimonio. Nello Utah è in corso anche una battaglia legale per il diritto all'adozione da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso.
Lo scorso maggio la Corte Suprema dello Utah aveva bloccato le sentenze pronunciate da alcuni giudici che avevano reso possibile l'adozione da parte di coppie gay e lesbiche, ma ora la Corte Suprema ha deciso di cancellare quella sospensione ed ha estinto i processi pendenti.
L'immediata conseguenza è che le sentenze pronunciate ai tempi sono già divenute definitive e le coppie gay e lesbiche potranno fare richiesta di adozione. Secondo uno studio condotto dal Williams Institute, il 20% delle coppie dello stesso sesso dello Utah stanno crescendo almeno un figlio, a Salt Lake City la capitale dello stato mormone la percentuale sale al 26%, il dato più elevato di tutti fra i centri metropolitani americani al di sopra di un milione di abitanti.

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ProVita: «È la Cassazione ad aver vietato le trascrizioni». Ma il passo citato non è la sentenza

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Nelle ultime ore i gruppi vicini alla Manif pour tous sono in fermento nel far circolare una notizia pubblicata dall'associazione omofoba ProVita, volta a sostenere che la Corte di Cassazione abbia espressamente sancito l'illegalità della trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero. L'articolo non ha dubbi nell'asserire che «secondo una recente decisione della Corte di Cassazione (Cass., Sez. I, 15 marzo 2012, n.4184) il matrimonio contratto all'estero da due cittadini italiani dello stesso sesso non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiani ed è inidoneo a produrre effetti giuridici nell'ordinamento italiano».
A riprova di quella tesi la ProVita si è spinta anche a citarne un passaggio della sentenza, indicando in grassetto le parole in cui si afferma che «sia l'ufficiale dello stato civile sia il giudice debbono verificare che l'atto di cui si chiede la trascrizione, sia esso formato in Italia ovvero all'estero, abbia le connotazioni proprie, nel nostro ordinamento, degli atti di matrimonio assoggettati a trascrizione negli archivi».
Peccato che la sentenza non contenga quel passaggio o, perlomeno, lo contenga in un paragrafo intitolato "svolgimento del processo" in cui è stata meramente riportata una decisione della Corte d'Appello di Roma emessa nel luglio 2006. La decisione dei giudici, però, si trova sotto in un apposito capitolo denominato "motivi della decisione" ed è qui che la Consulta ha obiettato alla frase citata dal sito omofobo sostenendo che il Collegio sia esonerato «dall'affrontare la diversa e delicata questione dell'eventuale intrascrivibilità di questo genere di atti per la loro contrarietà con l'ordine pubblico».
Insomma, se insigni avvocati hanno spulciato le norme vigenti per sostenere che la trascrizione sia un atto doveroso e dovuto, forse un dubbio sull'impossibilità che la Cassazione avesse deciso in maniera così decisa sull'argomento sarebbe venuto a tutti. Tant'è che nella sentenza della Cassazione si precisa come in merito alle trascrizioni le coppie gay «quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di “specifiche situazioni”, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».


Trieste: insegnante toglie il crocefisso dall'aula: «E ho spiegato ai miei studenti perché l'ho fatto»

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Si chiama Davide Zotti ed è un insegnante di Trieste finito alla ribalta delle cronache per aver tolto il crocefisso dalla sua aula scolastica. Il tutto mentre in Umbria un altro insegnante è stato costretto a rinunciare al suoi incarico perché discriminato dai genitori in quanto omosessuale.
«Questa mattina -ha raccontato Zotti- sono entrato nella mia classe e ho tolto dal muro il crocifisso. E ho spiegato ai miei studenti perché l'ho fatto [...] Perché ieri per l'ennesima volta un importante esponente della gerarchia cattolica, sul Corriere della Sera, ha ribadito le posizioni omofobiche della Chiesa, affermando che l'omosessualità non è conforme alla realtà dell'essere umano. Nulla di nuovo ma non per questo meno grave. Come docente e omosessuale non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo, l'aula, segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale. Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo. Ho scelto la disobbedienza civile con tutte le conseguenze che ne deriveranno, in quanto il nostro Stato non ci tutela da chi ci discrimina, anzi garantisce, in un ambito che dovrebbe essere laico, come la scuola pubblica, la presenza simbolica e di fatto di una Chiesa che non perde giorno per insultarci, in quanto persone che rivendicano diritti individuali e sociali. Mentre pagherò di persona le conseguenze del mio gesto, i rappresentanti delle più alte gerarchie della Chiesa cattolica potranno continuare indisturbate a fare dichiarazioni discriminatorie e lesive della nostra dignità».
Flavio Romani, presidente di Arcigay, ha commentato: «Il gesto di Davide Zotti merita tutto il nostro sostegno, perché si fa carico di sottolineare una discriminazione che è allarmante nel nostro Paese, perché coinvolge un ambito, la scuola, a cui le istituzioni dovrebbero rivolgere massima attenzione. invece non è così e il caso dell'insegnante umbro costretto a lasciare il proprio lavoro ne è l'ennesima, avvilente, dimostrazione».


Spagna: due ragazzi gay aggrediti e presi a sassate dai compagni di classe

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La violenza omofoba sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Questa volta la stori arriva dalla regione di Murcia, in Spagna, dove una ragazza adolescente è finita in ospedale dopo essere stata assalita e presa a sassate da alcuni compagni di classe. La sua unica colpa era quella di essere lesbica.
I fatti risalgono a lunedì scorso, nella città di Caravaca de la Cruz, quando la ragazza stava tornando a casa da scuola in compagnia di un amico gay. Tre compagni di classe li hanno seguiti e ad un tratto hanno sferrato l'attacco. Dapprima li hanno assaliti verbalmente, apostrofandoli con parole come «checca», «frocio» e «pervertiti». Poi, dato che i due ragazzi avevano scelto di ignorarli, hanno iniziato ad aggredirli lanciandogli addosso delle pietre
«Una delle pietre ha colpito la ragazza alla testa -racconta Rubén López, un portavoce dell'associaizone gay FELGTB- Ha perso coscienza ed è caduta a terra. Hanno dovuto portarla d'urgenza in ospedale».
L'aggressione è stata placata solo dall'intervento di alcuni passanti: la ragazza ha subito gravi contusioni, mentre il ragazzo viene descritto come «impaurito, intimidito, umiliato e sopraffatto».


I leader religiosi liberiani: «L'ebola è una punizione divina all'omosessualità»

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Non è la prima volta che le autorità religiose incolpano i gay di ogni sorta di catastrofe naturale, ma la situazione può divenire molto grave se tali dichiarazioni vengono proposte in paesi in cui l'ignoranza è sufficientemente diffusa da far sì che qualcuno possa crederci. È quanto accaduto in Liberia, dove i leader religiosi hanno sostenuto che l'ebola sia un castigo divino per l'esistenza dell'omosessualità.
«Dopo che i ministri della chiesa hanno dichiarato che l'ebola è una piaga inviato da Dio per punire la sodomia in Liberia, la violenza verso i gay è aumentata. Alcuni chiedono anche l'introduzione della pena di morte. Viviamo nella paura», ha dichiarato un attivista di Monrovia.
Da marzo l'ebola ha infettato quasi 10.000 persone nell'Africa occidentale, uccidendone quasi la metà. La Liberia risulta uno dei paesi maggiormente colpiti: la povertà, la corruzione e la guerra civile hanno lasciato un sistema sanitario debole, incapace di far fronte alla diffusione esponenziale della malattia. È per questo motivo che la dichiarazione con cui il Consiglio liberiano delle Chiese ha indicato i gay come i responsabili del contagio ha scatenato violenze in tutta la nazione. Anche la Chiesa Cattolica ha fatto la sua parte e lo scorso marzo l'arcivescovo cattolico Lewis Zeigler ha sostenuto che «l'atto omosessuale è una delle principali trasgressioni contro Dio e motivo di una punizione divina contro la Liberia»


L'Ordine degli Psicologi contro i Giuristi per la vita: «Promuovono ignoranza e discriminazione»

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«Ancora una volta una variante naturale dell'orientamento sessuale come l'omosessualità viene equiparata a una patologia come la zoofilia». È quanto affermato da Paola Biondi, consigliera segretaria dell'Ordine degli Psicologi del Lazio in riferimento alle gravi parole pronunciate in una scuola romana dal presidente dell'associazione Giuristi per la vita.
La psicologa e psicoterapeuta ha anche aggiunto che «ancora una volta assistiamo impotenti a uno degli episodi che tuttora, anno 2014, contribuiscono a creare l'humus culturale che porta a vivere l'omosessualità come una colpa di cui vergognarsi, rallentando così ogni progresso civile e sociale di integrazione e di valorizzazione delle diversità e favorendo quel clima di odio che porta al bullismo omofobico. Come Ordine degli Psicologi del Lazio esprimiamo solidarietà alle persone omosessuali che si sono sentite offese dalle parole di Gianfranco Amato. Allo stesso tempo ci poniamo però anche alcune domande sull'opportunità di organizzare eventi come questo, che rischiano di favorire un clima di intolleranza e di violenza che ha già causato delle vittime. Invitiamo dunque i colleghi e le colleghe che operano dentro le strutture sociali del territorio regionale, prima fra tutte le scuole, sia a contrastare attivamente l'omofobia anche nelle sue forme puramente declaratorie, promuovendo una cultura dell'uguaglianza e dell'integrazione, che a vigilare perché non vengano più invitate a dibattiti e iniziative di formazione persone che promuovono ignoranza e discriminazione».


Berlusconi dice «sì» alle unioni gay alla tedesca

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«L'istituzione del dipartimento sulle libertà civili rappresenta una naturale continuità di quanto abbiamo fatto finora e si occuperà anche dei diritti delle coppie dello stesso sesso: siamo arrivati alla conclusione che la legge tedesca sulle unioni civili rappresenti un giusto compromesso tra il rispetto profondo dei valori cristiani, a cui teniamo molto, e della famiglia tradizionale. Ma chi ha responsabilità pubbliche non può non intervenire quando le esigenze della società cambiano». Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, finalmente parlando di persona durante una conferenza stampa.
Sino ad oggi la sua apertura era stata annunciata solo da terze parti (in particolar modo dalla sua giovane fidanzata) e prontamente smentita da chi sosteneva di averlo sentito per telefono e di aver ricevuto rassicurazioni al riguardo. Ora, finalmente, questa dovrebbe divenire la sua posizione ufficiale nonostante molti parlamentari del suo partito stiano continuando a remare nella direzione opposta.
Nonostante l'ex premier lasci intendere che, a suo parere, le unioni gay siano contrarie ai valori cristiani, l'apertura appare notevole per chi, solamente lo scorso anno, si vantava di essere il responsabile dell'assenza dei matrimoni gay in Italia.




Marino: «Ho agito legittimamente». I vescovi: «Atto illegale perché contrario al bene comune»

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«Ritengo d'aver operato legittimamente trascrivendo gli atti di matrimonio in questione». È quanto dichiarato dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, in una lettera inviata al prefetto Giuseppe Pecoraro. «Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso celebrato all'estero non è inesistente e non costituisce minaccia per l'ordine pubblico -ha proseguito Marino- La non trascrizione di quegli atti per via dell'orientamento sessuale delle coppie sarebbe stata un atto palesemente discriminatorio, violando l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea [...] La nostra è una posizione di legalità che vogliamo mantenere ben salda e che abbiamo ribadito questa mattina ai due viceprefetti di Roma che da circa 5 ore sono diligentemente impegnati in Campidoglio nell'esame accurato della documentazione dei 16 atti di trascrizione».

A sposare la linea di Alfano, però, sono i vescovi che ancora una volta scendono in campo per tentare di arginare il crescente numero di comuni che sta procedendo alla trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero. In una nota congiunta, i vescovi delle diocesi di Concordia Pordenone, Udine e Trieste (Giuseppe Pellegrini, Bruno Mazzocato e Giampaolo Crepaldi) affermano: «Non possiamo nascondere la sofferenza per certi travisamenti della realtà della famiglia e del matrimonio recentemente sostenuti da rappresentanti di istituzioni pubbliche». Secondo i tre religiosi, tali iniziative sarebbero «non rispettose degli ambiti del loro potere. Da più parti è stato messo in luce che i provvedimenti di un'amministrazione comunale non possono debordare l'ambito loro proprio e porsi in contrasto con le leggi vigenti. Più che per gli aspetti tecnici che lasciamo valutare prudentemente ad altri, siamo preoccupati per le questioni di sostanza. La legalità, di cui una comunità ordinata vive, ha molti aspetti che riguardano il bene comune».


Umbia: i genitori chiedono l'esonero dei figli dal corso di danza perché l'insegnante è gay

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Il preside dell'istituto comprensivo di Passignano e Tuoro "Dalmazio Birago" si è visto recapitare una lettera firmata da alcuni genitori in cui si sosteneva che il nuovo professore di danza «non è la persona adatta all'insegnamento perché non ha i requisiti necessari». Eppure il professore insegna danza da dodici anni e da cinque lavora nelle scuole come titolare di progetti formativi.... infatti a motivare quella richiesta non sarebbe stato tanto il curriculum quanto l'orientamento sessuale del giovane.
A seguito di quella lettera l'insegnante ha deciso di rinunciare all'incarico: «Per quanto riguarda la mia professionalità -ha scritto nella lettera di rinuncia- sostengo di non dovermi rimproverare nulla, in quanto conosco le mie capacità e i miei limiti, e nella mia vita non ho mai cercato di essere chi non sono. I miei diplomi ed attestati di danza mi permettono di insegnare le discipline che propongo in maniera amatoriale. Non è assolutamente vero che io non posso fare quello che faccio. La cosa più incresciosa riguarda però la mia sfera privata. Sapere che ci sono ancora persone che sarebbero disposte a fare l'esonero dei propri figli dal progetto da me presentato a causa del mio "stile di vita", lo ritengo davvero squallido; soprattutto quando nella mia vita ho sempre cercato di farmi conoscere per le mie capacità e non per altro. Non si tratta di un pettegolezzo, ma della mia vita».
Il dirigente scolastico, Massimo Mariani, ha deciso di schierarsi dalla parte dell'insegnate ed ha dichiarato: «Per noi il curriculum del ragazzo è perfettamente compatibile, poi una mamma ha sollevato un problema di carattere personale e cioè che non avrebbe iscritto il figlio al corso perché secondo lei la persona non era adatta, in quanto omosessuale. Per noi è un grande rammarico e un forte dispiacere - spiega Mariani - sapere che il ragazzo si sia dimesso dal progetto. Sappiamo anche che è molto amato dagli studenti e ora sarà difficile spiegare loro che il progetto danza quest'anno non si farà. Abbiamo deciso che se non sarà lui a farlo non lo farà nessuno. Il progetto rimane comunque nell'offerta formativa perché la scuola non si può rendere complice di un simile attacco alla sfera personale».


Un giudice di Puerto Rico contraddice gli altri 40 tribunali e conferma il divieto ai matrimoni gay

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Il giudice federale Juan Perez Gimenez della Corte Distrettuale di Puerto Rico, sostenendo che gli altri 40 tribunali hanno agito con «ingenuità ed immaginazione» e che «il popolo e i suoi rappresentanti eletti dovrebbero dibattere in merito alla necessità di ridefinire il matrimonio», ha dichiarato costituzionali le norme del Codice Civile portoricano che sanciscono la diversità sessuale dei nubendi quale requisito del matrimonio, rigettando quindi la richiesta delle cinque coppie omosessuali che avevano portato in tribunale il divieto del loro territorio americano (Puerto Rico non è uno stato, almeno per ora).
Secondo il giudice Perez Gimenez il matrimonio "tradizionale" consisterebbe «nell'unità fondamentale dell'ordine politico», mentre lo stesso ordine politico dipenderebbe «dal potenziale procreativo racchiuso nel matrimonio tradizionale stesso». A questa tesi, poco ponderata, vista la mole delle decisioni che l'hanno preceduta, ben si potrebbero rinfacciare alcune contro-argomentazioni. Innanzitutto se lo stato ha interesse nel mantenere l'eterosessualità del matrimonio, vista la potenziale capacità procreativa di due soggetti di sesso diverso, allora tale fine non sarebbe raggiunto se vengono ammesse pure le coppie eterosessuali sterili, poi quelle che, in età avanzata, non possono più naturalmente procreare ed infine quelle che non ne hanno desiderio. E non è tutto qui. il giudice federale per rincarare la dose porta il solo vecchio e ritrito argomento del piano inclinato: se le coppie chiedono la libertà di scegliere il proprio partner, perché allora non ammettere la poligamia e il matrimonio incestuoso? Peccato che il "fine procreativo" del matrimonio si potrebbe perfettamente perfettamente perseguire sia con la poligamia (pensiamo alla poliginia, cioè quando un uomo ha più mogli) sia con l'incesto tra il padre e la propria figlia.
La decisione del giudice Perez Gimenez verrà portata in appello alla Corte del 1° Circuito, come hanno affermato i legali del team Lamba. Nel 1° Circuito tutti gli stati (Maine, Massachusetts, Rhode Island e New Hampshire) riconoscono alle coppie gay e lesbiche la possibilità di sposarsi, e per questo è facile pensare che i giudici del circuito ne saranno influenzati.

Intanto un giudice federale del Mississippi ha già annunciato che il 12 novembre ascolterà le argomentazioni nel caso Campaign for Southern Equality v. Bryant. La decisione sorprende perché il caso giudiziario era stato portato dinanzi al Corte Distrettuale del Mississippi meridionale solamente lunedì questo. Il team legale è lo stesso che ha assisto Edith Windsor nella vittoriosa causa legale contro gli Stati Uniti del 2009-2013.

Di ExJure


Coppia cristiana Usa: «Se non celebriamo matrimoni gay finiremo in carcere». Ma è tutta una bufala

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La decisione della Corte Suprema di non riesaminare le sentenze di appello che sancivano l'incostituzionalità delle nozze gay ha di fatto reso legali i matrimoni fra persone dello stesso sesso nell'Idaho. Durante il fine settimana, però, la stampa nazionale statunitense ha dedicato ampio spazio alla denuncia lanciata da Donald e Evelyn Knapp, due ministri cristiani che possiedono una cappella per matrimoni. Attraverso la Alliance Defending Freedom, i due hanno raccontato che le autorità cittadine gli avrebbero imposto di iniziare a celebrare matrimoni gay se non avessero voluto essere multati con un'ammenda da mille dollari e rischiare una condanna a 180 giorni di carcere.
L'associazione omofoba ha anche raccontato come un'ordinanza approvata nel 2013 vieti la discriminazione basata sull'orientamento sessuale in merito agli alloggi e al lavoro, sostenendo che le autorità abbiano scelto di applicare quelle norme anche alla cappella.
«I Knapps hanno il timore di essere citati, processati e mandati in prigione se esercitano i loro diritti sanciti del Primo Emendamento», ha sostenuto l'Alliance Defending Freedom
Se la discriminazione legalizzata sulla base delle proprie credenze religiose che vige negli States è di per sé fastidiosa, i gruppi conservatori degli Stati Uniti hanno colto l'occasione per rivendicare a gran voce come i cristiani devono avere il diritto di potersi rifiutare di fornire i propri servizi ai gay.
Peccato che l'intera notizia sia falsa.
«Non li abbiamo mai minacciati di mandarli in galera e non abbiamo intrapreso azioni legali di qualsiasi tipo», fa sapere il portavoce della città, Keith Erickson.
Le autorità cittadine hanno anche precisato che l'ordinanza anti-discriminazione non si applica a corporazioni religiose, associazioni senza scopo di lucro, istituti di istruzione o società. Categorie in cui peraltro la cappella gestita dai due coniugi non rientra, dato che Don Knapp ha candidamente dichiarato all'Hitching Post che la sua struttura non funziona come una società religiosa non-profit.


Alfano non si ferma: sì all'intervento dei prefetti e sì all'inciminazione degli attivisti gay

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Il ministro Alfano è stato chiamato oggi a rispondere a due interrogazioni che riguardano l'atteggiamento dello stato nei confronti della comunità lgbt.
L'onorevole Formisano (Centro Democratico) ha chiesto chiarimenti al ministro riguardo l'effettiva competenza dei prefetti nella cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all'estero, dato che tale ruolo dovrebbe riguardare la magistratura.
Alfano ha deciso di non fare retromarcia e ha sostenuto che «l'intervento del prefetto, in questi casi, è espressione delle funzioni di vigilanza sull'ordinata tenuta dei registri di stato civile, funzioni che gli sono state assegnate in maniera inequivocabile dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000, in riferimento al quale è appunto il prefetto ad esercitare, in questo ambito, compiti di sovrintendenza nei confronti dei sindaci».

L'onorevole Fratoianni (Sel) ha invece chiesto spiegazioni riguardo al verbale redatto dalla polizia di Perugia in occasione della denuncia ricevuta da un attivista gay che aveva baciato il marito durante il presidio delle Sentinelle in Piedi dello scorso marzo. Nel documento si parlava di un «concupiscente bacio sulla bocca nel bel mezzo di Corso Vannucci ed in presenza di numerose famiglie con bambini e ragazzi molti dei quali minorenni [...] lasciando i passanti disgustati da tale dimostrazione».
Alfano ha lasciato intendere che non intende intervenire nella valutazione della correttezza di quel verbale né in merito alla formulazione lesiva della dignità degli imputati. A suo dire la polizia è intervenuta correttamente per «contenere gli effetti delle estemporanee iniziative di dissenso» che i contestatori avrebbero sostenuto con un «tenore provocatorio» nei confronti delle Sentinelle in piedi.
Nessuna spiegazione specifica è stata fornita riguardo all'accusa di disturbo alla quiete pubblica, dato che Alfano si è limitato a dire che: «due di essi sono stati deferiti per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di indicazione della propria identità personale, quattro per il concorso nel reato di violazione dell'obbligo di preavviso di manifestazione non autorizzata, tutti e sei, inoltre, sono stati deferiti per il concorso nel reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. Per cui, le imputazioni che gravano sui manifestanti dimostrano chiaramente che, nelle formulazioni delle accuse, non sono mai venuti in evidenza gli atti sottolineati dall'onorevole Fratoianni e contenuti asseritamente nel verbale, di cui alla sua interrogazione».


Ruini: «No alle unioni gay, sono diritti immaginari»

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«È giusto tutelare i diritti di tutti; ma i veri diritti, non i diritti immaginari. Se c'è qualche diritto attualmente non tutelato che è giusto tutelare, e ne dubito, per farlo non c'è bisogno di riconoscere le coppie come tali; basta affermare i diritti dei singoli. Mi pare l'unico modo per non imboccare la strada che porta al matrimonio tra coppie dello stesso sesso». È quanto dichiarato dall'ex presidente dei vescovi italiani, Camillo Ruini, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Il religioso pare così aver deciso di tornare sulla scena per impedire il riconoscimento delle unioni civili fra persone dello stesso sesso che, a suo dire, pur non essendo un matrimonio hanno un «contenuto molto simile» e «serve poco cambiare il nome del contenitore». tempo addietro fu lui a lavorare per far affossare i Dico proposti dal Governo Prodi.
Ruini non ha mancato di puntare il dito anche contro la trascrizione delle unioni gay effettuata da Marino, sostenendo che «Un sindaco ha il diritto di sostenere le proprie posizioni, ma non può per questo violare le leggi dello Stato». Il tutto presupponendo che le leggi dello stato siano state violate (nonostante alcuni eminenti avvocati sostengano non sia affatto così).
In conclusione non ha mancato anche di sostenere che la contrarietà ai matrimoni gay non dipenda dalla chiesa ma dalla società: «In Francia il movimento Manif pour tous non è certo stato organizzato dalla Chiesa -ha sostenuto- è una forza grande e variopinta, che ha indotto il governo a essere più prudente».


Un consigliere del barese: «Marino? Meglio un sindaco mafioso del Sud»

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«Marino? Meglio un sindaco mafioso del Sud». È quanto dichiarato su Facebook da Nicola Giampaolo, un consigliere comunale di Rutigliano (BA) candidatosi fra le fila della lista di centrodestra Realtà Italia. Il tema, ovviamnte, è la trascrizione dei matrimoni contratti all'estero.
Non è la prima volta che un politico italiano si lancia in affermazioni inaccettabili volte a sostenere che la criminalità organizzata sia preferibile all'amore fra persone dello stesso sesso: lo scorso febbraio fu Carlo Taormina (Pdl) a sostenere che la 'ndrangheta fosse preferibile ai gay
Il consigliere di Rutigliano ha poi aggiunto: «Era tutto illegittimo e un sindaco che fa abuso di potere è un mafioso a tutti gli effetti. Mafia è l'insieme di azioni commesse con atti illegali civilmente e penalmente» Ed ancora: «Questa è depravazzione pura!». Non è chiaro perché abbia scelto di usare la maiuscola nel parlare della mafia, né perché abbia scelto di abbondare con le consonanti della parola "depravazione".... ma assolutamente palese è come l'uomo appaia felice di aver raggiunto cinque minuti di popolarità grazie alla sua ignoranza: «Comunque questo mio post sta facendo il giro di moltissimi siti e portali di informazione», si è vantato.


I Giuristi per la vita entrano nelle scuole, tra rapporti gay equiparati alla bestialità e misoginia

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I Giuristi per la vita sono in prima fila nel sostenere che le scuole vogliano "promuovere" l'omosessualità ma il loro presidente, l'avvocato Gianfranco Amato, non si è certo astenuto dal recarsi nelle aule scolastiche per promuovere l'omofobia.
L'uomo è stato invitato al liceo Cavour di Roma (tristemente noto per il suo coinvolgimento nel suicidio del "ragazzo dai pantaloni rosa") come contraddittorio in un dibattito con il deputato Ivan Scalfarotto. Se l'invito di un personaggio così oscuro è già di per sé criticabile, Amato ha colto l'occasione per lasciarsi andare a frasi completamente inaccettabili.
«Se stabiliamo che una famiglia può essere fatta da due uomini o da due donne -ha detto ai ragazzi- allora arriveremo anche a dire che una famiglia è quella composta da un uomo ed il suo cane». «Il mio compagno non è il mio cane» ha replicato Scalfarotto, ottenendo l'applauso di tutti gli studenti in sala.
«Chi in nome della fede o di qualcosa che dovrebbe avere a che fare con la carità -ha poi aggiunto il deputato- si permette di bollare rapporti d'amore come rapporti che hanno caratteristiche di bestialità, secondo me vive fuori dal mondo civile. Si sono accorti immediatamente, nella loro genuinità, della gravità delle affermazioni, si sono alzati tutti in piedi per applaudirmi. Io ho sentito una grande speranza, perché vuol dire che le nuove generazioni, per fortuna, sono immuni dai germi dell'intolleranza e dell'odio».
Dal canto loro i Giuristi per la vita si sono limitati a pubblicare un messaggio su Facebook in cui dicono di essere vittima della macchina del fango. In una lunga lettera pubblicata sempre sul social network, Amato non ha mancato di lanciare insulti anche ad alcuni studenti che, a suo dire, si sarebbero lanciati «in atteggiamenti provocatori» connotati da «evidente aria di sfida» davanti ai suoi occhi: «Non sono riuscito a prendermela -dice l'avvocato- perché ho provato per loro una profonda e sincera pena».
A sabato scorso risale invece un altro post in cui il gruppo ultra-conservatore non ha mancato di dare libero sfogo anche alla propria misoginia, sostenendo che l'esistenza delle donne prete sia da ritenersi «un incubo».


Arcigay frena Alfano: «Nessun paletto sulle unioni, il dibattito sui diritti non è il mercato delle vacche»

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«No al matrimonio, no alle adozioni e no alla reversibilità delle pensioni, che sfascerebbe i conti pubblici». È quanto ribadito da Agelino Alfano, leader del Ncd, pronto a sostenere che il suo partito è disponibile solo «a studiare un modello italiano che possa dare maggiori diritti alle unioni gay» purché non si tocchino i suoi «tre paletti».
Non si è fatta attendere la riposta di Arcigay che, attraverso un comunicato, ribatte: «Inaccettabile iniziare una discussione con questi presupposti. Alfano la smetta di fare il mercato delle vacche, ci risparmi i suoi arroganti aut aut e lasci al Parlamento la discussione. Tre questioni che sono sbagliate nel metodo e nel merito e che ancora una volta sottolineano la faziosità del vicepremier. Alfano confonde il matrimonio con una proprietà in suo possesso, che può concedere o meno; invece il matrimonio è un diritto, al quale tutte e tutti devono poter accedere. E pone il suo "niet" anche sulle adozioni Alfano, negando l'evidenza del definitivo sgretolamento del modello familiare che lui sostiene come unico possibile, e condannando migliaia di nuove famiglie, minori inclusi, a una vita ad ostacoli, che trova ragione solo nel piglio autoritario del leader di una forza politica che cammina sui crinali del quorum. Il legislatore non potrà mai negare a gay e lesbiche la possibilità di essere genitori: Alfano questo se lo deve mettere in testa. Il suo paletto serve solo a complicare questo percorso, a renderlo pieno di ostacoli, ad infierire su famiglie che già sentono il peso della crisi da cui una classe politica inadeguata non riesce a farle uscire. E infine parla di reversibilità il vicepremier, imponendo che venga esclusa dalla legge. Questo è surreale, un vero e proprio furto di Stato, che tenta di nascondersi dietro al dito dei conti da far quadrare. Ma i conti in Italia non tornano da un pezzo e non di certo per la reversibilità della pensione all'interno delle coppie gay o lesbiche, semmai per l'inadeguatezza e in alcuni casi perfino la disonestà di una classe politica. Gay e lesbiche pagano le tasse e versano i contributi previdenziali da sempre: la reversibilità è dovuta, la discussione non si apre nemmeno. Se non sarà inclusa la reversibilità verremo a Roma a prendercela».


Usa: la Corte Suprema si pronuncerà sulle nozze gay solo in caso di una sentenza contraria in appello

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«L'Equal protection clause è il nostro "principio di eguaglianza" ed è espresso nell'emendamento n.14 alla Costituzione Americana». Così Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha argomentato l'ondata di sentenze che hanno sancito l'incostituzionalità dei divieti ai matrimoni gay.
L'accelerata sul tema è giunta in seguito alla scelta della Corte Suprema di non riesaminare le sentenze emesse dalle corti d'appello riguardo a quell'incostituzionalità. Una decisione che pare destinata a valere nel tempo se si considera come il giudice Ruth Bader Ginsburg, intervistata da Nina Totenberg di National Public Radio, ha dichiarato che la Corte interverrà nella questione del matrimonio egualitario solo se una Corte d'Appello deciderà diversamente dalle altre.

Intanto già oggi potrebbero celebrarsi i primi matrimoni nello Wyoming, ma solo dopo che il procuratore chiederà di cancellare la sospensione posta dal giudice Skavdahl alla sentenza che aveva pronunciato venerdì scorso. A differenza degli altri stati che avevano approvato un emendamento costituzionale, nel Wyoming rimaneva solo una legge del 1977 che stabiliva che il matrimonio fosse "l'unione tra un uomo ed una donna". Solo di recente la politica locale si è posta il problema di promuovere un emendamento alla costituzione, simile a quelli approvati da altri stati dell'unione mentre alcune proposte di legge sulle unioni civili o sul matrimonio egualitario erano state depositate nel Congresso locale. Nel febbraio 2014 la Camera dei Rappresentanti aveva rigettato a sorpresa la proposta sul matrimonio con 17 voti a favore e 41 contrari
Il Wyoming è lo stato con la più alta percentuale di politici appartenenti al partito repubblicano eletti al Congresso locale (85%) e la Camera è composta da 52 repubblicani e da 8 democratici (9 repubblicani hanno votato a favore del disegno di legge). Il Wyoming è lo stato famoso per i cowboy (vedi Brokeback Mountain), per il parco di Yellowstone e per essere stato, nel 1860, la prima giurisdizione al mondo ad assicurare alle donne il diritto di voto (un motivo che l'ha portato ad essere soprannominato l'Equality State).


Renzi va dalla D'Urso e cambia la data: «Unioni alla tedesca a gennaio»

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Non sarà più a fine mese ma a gennaio. Matteo Renzi cambia ancora una volta i tempi previsti per la legge sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso e, ancora una volta, la sede scelta per l'annuncio non è istituzionale ma il salotto domenicale di Barbara d'Urso.
«La legge alla tedesca è un buon punto di mediazione -ha dichiarato il presidente del Consiglio- e consente di dare alle persone dello stesso sesso i diritti civili. I tempi? Subito dopo la riforma elettorale, che è leggermente slittata ma ragionevolmente andrà entro l'anno, la proposta già pronta comincerà l'esame dal Senato». Renzi ha anche sottolineato come la norma si baserà sull'intermediazione con Alfano: «A noi servono regole serie -ha aggiunto- c'è chi vorrebbe l'equiparazione pura con il matrimonio, altri che dicono "non toccate niente" arrivando all'aberrazione che uno non possa andare a trovare il compagno in ospedale [...] Faccio un appello, capisco le opinioni diverse ma su questo tema evitiamo di aprire l'ennesima polemica ideologica. La proposta alla tedesca è un giusto punto di sintesi».
Insomma, una legge vecchia di anno (la Eingetragene Lebenspartnerschaft venne approvata il 16 febbraio 2001) e che nulla aggiunge ai Dico proposti nel 2007 dal Governo Prodi è il massimo a cui l'Italia può aspirare. Perché il mondo va avanti e il Bel Paese è fermo, intenzionato a fare il minimo sindacale. Inutile a dirsi, la storia viene scritta da chi ha compito scelte di rottura con il passato e ha dimostrato con i fatti l'infondatezza delle parure (negli States il consenso popolari ai matrimoni gay è cresciuto dopo la loro approvazione, una volta dimostrato che certi anatemi sulle conseguenze non erano fondati), non certo da chi guarda nel passato per accontentare e assecondare chi difende posizioni medievali.


Il Sinodo chiude la porta ai gay: no ai matrimoni e no alle pressioni politiche sui paesi omofobi

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Alla fine la tanto sospirata apertura ai gay da parte del Sinodo non c'è stata, anzi. Nei documenti finali della prima delle due Assemblee Generale Straordinarie (la prossima si terrà ad ottobre del prossimo anno) due soli paragrafi sono stati dedicati alla "pastorale verso le persone con orientamento omosessuale":

55. Alcune famiglie vivono l'esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).

56. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il "matrimonio" fra persone dello stesso sesso.

Se da una parte appare positiva la scelta di rimuovere l'espressione "teoria gender" presente nelle bozze iniziali, dall'altro è difficile non notare come la Chiesa rivendichi la necessità di un'azione volta ad impedire l'equiparazione fra i matrimoni gay e quelli etero, così come il secondo paragrafo sottolinea come alla Chiesa importi poco dei cristiani che, negli ultimi, hanno fatto di tutto per accendere l'omofobia che dormiva nei "paesi poveri" (come l'Uganda).


Marino ha trascritto 16 matrimoni gay. Proteste e denunce da parte di Ncd, Forza Italia e Cei

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Così come preannunciato, Ignazio Marino ha proceduto alla trascrizione di sedici matrimoni celebrati all'estero fra persone dello stesso sesso. Accolto da una folla festante, il Sindaco di Roma ha dichiarato: « uno splendido sabato mattina. Ma dobbiamo anche pensare che sia un giorno normale perché noi crediamo fortemente che tutti siano uguali e abbiano gli stessi diritti. E allora quale diritto più importante c'è di quello di poter dire al proprio compagno o compagna "Ti amo"?»
Ma la celebrazione dell'amore è bastato a scatenare un putiferio politico.
Il prefetto della capitale, Giuseppe Pecoraro, ha usato toni da intimidazione: «Cancelli le trascrizioni o le annullerà io», ha tuonato. «Io faccio il mio lavoro -ha replicato il primo cittadino- e difendo il diritto di tutti ad amarsi. Se il prefetto ritiene di doverlo contrastare farà la cosa più giusta dal suo punto di vista [...] tra 15 anni nessuno si ricorderà chi era il sindaco o chi era il prefetto ma tutti sapranno che a Roma può essere riconosciuto l'amore a prescindere dall'orientamento sessuale».
Barbara Saltamartini, deputato e portavoce nazionale del Ncd, non si è limitata a prendere parte ad una protesta omofoba organizzata in Campidoglio, ma si è lanciata nel dichiarare: «Marino si è blindato e barricato in Campidoglio per violare la legge. Ha precluso la piazza ai cittadini mentre compie un'azione fuorilegge in barba al legislatore nazionale e alla Costituzione. Presenteremo una interrogazione parlamentare su quanto di indecente accaduto oggi in piazza». Marco Pomarici, consigliere dell'Assemblea Capitolina del Ncd, ha annunciato che provvederà a denunciare il sindaco, mentre Alfano (firmatario dell'indegna circolare con cui ha tentato di impedire la trascrizione) ha preferito ricorrere a veri e propri sfottò: «Marino firma autografi -dice- Il sindaco ha firmato trascrizioni per nozze gay. Ribadisco: per l'attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non può sostituire la legge. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie».
Proteste sono giunte anche fa Forza Italia dove il senatore Maurizio Gasparri ha deciso di sposare in pieno la linea di Alfano: «Ha ragione il Prefetto di Roma nell'imporre al sindaco Marino il rispetto della legge. La registrazione dei matrimoni contratti all'estero è illegale». Anche Mara Carfagna, alla giuda del neonato dipartimento dei diritti civili di Forza Italia, ha espresso un parere negativo: «La trascrizione da parte del sindaco Marino dei matrimoni contratti all'estero -dice- non fa altro che gettare benzina sul fuoco su un terreno già molto delicato come quello dei diritti civili».
Tra i pareri politici non è mancata la voce della Cei, sempre più impegnata nell'intervenire sulle questioni legali dell'italia quasi si trattasse di un vero e proprio partito politico (seppur non eletto democraticamente). I vescovi hanno sostenuto che «Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni, non è accettabile». La Cei non ha mancato anche di sostenere che le trascrizioni previste dalle normative europee non debbano essere celebrate perché «perché oltre a non essere in linea con il nostro sistema giuridico [suggeriscono] una equivalenza tra il matrimonio e altre forme che a esso vengono impropriamente collegate».