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La bandiera rainbow

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La bandiera rainbow (o bandiera arcobaleno o freedom flag) è attualmente il simbolo più usato dai movimenti gay di tutto il mondo. Spesso viene confusa con la bandiera della pace, ma le due si differenziano per l'assenza della scritta "pace", per la disposizione speculari dei colori (nella bandiera lgbt il rosso è in alto, mentre in quella della pace è in basso) e per il numero di colori (sei nella bandiera lgbt, sette in quella della pace). La similitudine viene facilmente spiegata dal fatto che entrambe le bandiere derivino dai colori dall'arcobaleno.
Ideata nel 1978 dall'artista Gilbert Baker di San Francisco, originariamente era composta da otto strisce orizzontali di diverso colore, ognuno simboleggiante un aspetto caro alla simbologia new age: sessualità (rosa), vita (rosso), salute (arancione), luce del sole (giallo), natura (verde), magia (turchese), serenità (blu) e spirito (viola). Tinta a mano dallo stesso Gilbert Baker, sventolò per la prima volta in strada il 25 giugno 1978, in occasione del Gay Pride di San Francisco.
L'assassinio del consigliere comunale Harvey Milk, avvenuto il 27 novembre 1978, portò ad una maggiore richiesta di quelle bandiere e la Paramount Flag Company iniziò a vendere una versione a sette strisce, rimuovendo quella rosa dato che la stoffa di quel colore non era disponibile nei suoi magazzini.
Nel 1979 la bandiera subì un'ulteriore modifica: se appesa verticalmente, infatti, il palo ne copriva la striscia centrale e si penò dunque di riportare ad un numero pari i colori, in modo da ovviare al problema. Ed è così che il turchese è venne abbandonato e la versione più popolare è divenuta quella a sei strisce (rosso, arancione, giallo, verde, blu e viola).
Dal punto di vista del significato, la rainbow flag è universalmente riconosciuta come simbolo dell'orgoglio gay. Un orgoglio che non è un concetto astratto, ma alla sua origine è stato sintetizzato in tre punti ben precisi: le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono, la diversità sessuale è un dono e non una vergogna e l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono innati e non possono essere alterati intenzionalmente.


Il primo soldato gay espulso dall'esercito statunitense

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Gotthold Frederick Enslin è un tenente che prestava servizio nell'esercito continentale del generale George Washington. Era il febbraio del 1778 quando il soldato Anthony Maxwell venne portato davanti alla corte marziale con l'accusa di aver diffuso notizie malevole sul suo conto: il processo terminò con la completa assoluzione dell'imputato e con un rinvio a giudizio per Enslin, ora accusato apertamente di sodomia.
Il tribunale si riunì per discutere il suo caso ed il 15 marzo emise il suo verdetto di condanna. Il comandante del suo reggimento optò per la sua espunzione dall'esercito e, di fatto, si trattò del primo caso documentato di un allontanamento legato all'orientamento sessuale di un soldato.
I diari del tempo riportano con dovizia di particolari anche la modalità adottata per l'esecuzione di quella decisione: accompagnato dal suono di tamburi e pifferi, il tenente Gotthold Frederick Enslin venne letteralmente spogliato della sua uniforme e condotto oltre le rive del fiume Schuylkill. L'ordine perentorio che gli venne dato fu quello di non farsi mai più rivedere, mentre il suo cappotto venne simbolicamente rigirato dalla parte sbagliata.


Il triangolo rosa

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Si celebra oggi la Giornata della memoria, un'occasione per ricordare una delle pagine più oscure della storia moderna e per impedire che gli errori del passato possano essere ripetuti. Una memoria da urlare con forza a fronte di quanti pensano che possa bastare il negazionismo o il relativismo per poter riproporre un modello di esaltazione della persona sulla base di appartenenza religiona, colore della pelle o orientamento sessuale.
È di difficile, ad esempio, non pensare all'assurda legge anti-gay in discussione in Russia o alle continue esecuzioni perpetuate nei Paesi che ancor oggi reputano l'omosessualità un reato. Ma anche a casa nostra le cose non vanno certo meglio, con un numero sempre crescente di soggetti pronti ad urlare in piazza il loro sentirsi migliori degli altri. Proprio a loro va ricordato che un simile atteggiamento può portare solo verso conseguenze drammatiche, come in passato furono l'olocausto o l'omocasto.
In epoca fascista, infatti, in Germania venne approvato il famigerato paragrafo 175 del codice penale, secondo il quale «un uomo che ricopre un ruolo attivo o passivo in affettuosità con altri uomini è punito con la reclusione». Ciò portò numerosi gay ad essere imprigionati o condotti nei campi di concentramento sulla base del loro orientamento sessuale.
Per riconoscerli, i nazisti gli imposero un distintivo raffigurante un triangolo rosa, colore scelto per scherno nei loro confronti. Alle lesbiche internate, invece, vennero consegnate divise contrassegnata con il triangolo nero delle "asociali". È questo il motivo per cui, una volta nato il movimento di liberazione omosessuale, quel simbolo venne rivendicato ed utilizzato come simbolo politico della comunità gay.
La storia ci ricorda che, anche al termine della guerra, ai gay non vennero riconosciuti i propri diritti e, contrariamente a quanto avvenne per le vittime ebree, il governo tedesco non risarcì mai i "triangoli rosa". Anzi, chi continuò a dichiararsi apertamente gay venne nuovamente imprigionato anche dopo il nazismo, come nel caso di Heinz Dörmer che subì complessivamente 20 anni di reclusione (prima nei campi di concentramento nazisti e poi nelle carceri della Repubblica Federale Tedesca) o come Helmut Corsini che dal campo di Buchenwald passò direttamente alle carceri nazionali. L'emendamento nazista al paragrafo 175, infatti, restò in vigore per ben 24 anni dopo la fine della guerra.


I diari segreti di Sergej M. Ėjzenštejn

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Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (Riga, 23 gennaio 1898–Mosca, 11 febbraio 1948) è stato un regista e sceneggiatore sovietico fra i più influenti della storia del cinema. A lui si devono capolavori come "La corazzata Potëmkin", "Alexander Nevskij", "Lampi sul Messico" e "Ottobre".
Si sposò per ben due volte, a quanto pare dietro forti pressioni politiche, ma pare che non li consumò mai. È quanto si apprende da alcuni suoi diari, tenuti gelosamente segreti per anni, in cui il grande registra avrebbe parlato liberamente della propria omosessualità e delle sue infatuazioni per molti ragazzi eterosessuali che lo circondavano (a cominciare dal suo giovane assistente, Grigori Alexandrov). Fu anche questo uno dei motivi che lo spinse a decidere di passare molto tempo insieme a giovani registi, gustando la loro compagnia e insegnando loro le varie tecniche professionali.
La carriera di Ėjzenštejn conobbe alti e bassi per via dell'altalenarsi di esaltazione e biasimo mostrati dal regime verso i suoi lavori. Nel 1930 la Paramount Pictures lo invitò ad Hollywood per realizzare una versione cinematografica di "Una tragedia americana". Divergenze nella scelta del cast, però, portarono alla rottura contrattuale ancor prima dell'inizio delle riprese. Ėjzenštejn andò così in Messico per produrre un documentario, ma Stalin lo richiamò in Unione Sovietica ad opera ancora incompiut. Lui partì chiedendo che il materiale girato gli venisse inviato a Mosca per il montaggio: ma la pellicola non gli venne mai spedita e venne utilizzata per produrre -senza il suo consenso- una serie di altri film (con diversi livelli di osservanza delle intenzioni del regista).
In patria ritrovò il favore di Stalin con "Ivan il terribile", ma la seconda e terza parte del film non piacquero e l'incompiuto "Ivan il terribile III" venne addirittura sequestrato ed in parte distrutto.


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La storia d'amore fra il faraone e il suo generale

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Neferkare (detto Pepi II, nato nel 2284 a.C. circa) divenne faraone della VI dinastia egizia all'età di sei anni. Il suo regno fu uno dei più longevi dell'epoca: alcune fonti parlano di sessant'anni, altre addirittura di novanta. Fra i documenti sopravvissuti al tempo, vi è anche un frammento di papiro che racconta la sua storia d'amore con il generale Sisene.
Nel testo viene citata la testimonianza di Teti, un cittadino comune, che asserisce di aver visto il faraone uscire di soppiatto dal proprio palazzo per recarsi presso la casa del suo generale. Qui avrebbe poi dato un segnale segreto (un sasso lanciato in aria ed il piede battuto per terra) al seguito del quale il suo amante gli avrebbe poi calato una scala per consentirgli di raggiungere la sua finestra.
La testimonianza parla di un incontro iniziato verso la quarta ora della notte (ossia le 22) e proseguito per quattro ore, al termine del quale il faraone ha poi fatto ritorno al proprio palazzo.
Se da un lato il documento sottolinea la clandestinità del loro rapporto, dall'altro Perpi II non viene in alcun modo criticato per aver fatto sesso con un altro uomo. La testimonianza, dai toni neutri e documentaristici, viene fornita con l'unico intento di sostenere le voci che circolavano all'epoca riguardo a regolari incontri segreti fra i due.


Scienziati inglesi chiedono la riabilitazione di Alan Turing, condannato nel 1952 perché gay

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In una lettera aperta pubblicata dal The Daily Telegraph, undici scienziati britannici hanno chiesto al governo la riabilitazione dil matematico Alan Turing: «Chiediamo al Primo ministro di concedere ufficialmente la grazia a questo eroe britannico, cui il Paese deve tanto e le cui scoperte in campo informatico sono attuali ancora oggi».
La richiesta odierna ricalca quella già avanzata lo scorso febbraio e sottoscritta da 23mila firme, respinta da David Cameron con la motivazione che è «impossibile» riabilitare una persona condannata per quello che all'epoca era un reato penale.
Alan Turing, infatti, venne arrestato il 31 marzo 1952 con l'accusa di omosessualità, dopo aver rivelato il proprio orientamento sessuale in risposta ad alcune pressanti domande della polizia. Durante il processo si difese asserendo semplicemente che «non scorgeva niente di male nelle sue azioni». La pena fu severissima: venne condannato ad una castrazione chimica che lo rese impotente e gli causò lo sviluppo del seno. Conseguente che probabilmente lo portarono da lì a poco a suicidarsi, a soli 41 anni. Per farlo scelse di mangiare una mela avvelenata con cianuro di potassio (presumibilmente con un riferimento a Biancaneve, la sua favola preferita). L'omosessualità venne depenalizzata in Gran Bretagna solo nel 1967.
A lui si deve la decifrazione dei codici nazisti durante al Seconda Guerra Mondiale, la formalizzazione dei concetti di algoritmo e la Macchina di Turing, progenitore dei moderni computer.


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Elagabalus, l'imperatore transgender

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Marco Aurelio Antonino (detto Elagabalus) venne incoronato imperatore di Roma il 16 maggio 218, all'età di soli quattordici anni. Originario della Siria, era per diritto ereditario anche l'alto sacerdote del dio sole di Emesa, la sua città d'origine.
Il suo regno -durato sino all'11 marzo 222- fu fortemente segnato dal suo tentativo di voler importare quel culto anche a Roma, ottenendo una forte opposizione alla sua politica religiosa. I cittadini romani faticarono anche a comprendere il suo voler intrecciare l'aspetto religioso a quello sessuale (così come comunemente avveniva nella cultura orientale), facendo sì che le sue pratiche sessuali venissero spesso considerate scandalose e stravaganti. Tra queste figuravano anche le orge, la prostituzione (considerata sacra) e i rapporti omosessuali e transessuali.
Sposò e divorziò da cinque donne ma, secondo i racconti del senatore e storico contemporaneo Cassio Dione Cocceiano, la sua relazione più stabile fu quella con Ierocle, uno schiavo biondo proveniente dalla Caria del quale l'imperatore parlava come di suo marito. La Historia Augusta, scritta un secolo più tardi, riporta che Elagabalus sposò, attraverso una cerimonia pubblica tenutasi nella capitale, anche un altro uomo: un atleta di Smirne chiamato Zotico.
A palazzo impose che i mimi dovessero realizzare e non solo simulare gli atti sessuali durante i loro spettacoli, così come pare fosse solito voler interpretare personalmente il ruolo di Venere durante le rappresentazioni del mito di Paride, durante il quale si spogliava nudo davanti al pubblico prima ricevere una penetrazione. Fece anche costruire dei bagni pubblici negli edifici del palazzo, ammettendovi il popolo anche al fine di trovare quelli che lui chiamava Onobeli, ossia uomini dotati di spiccata virilità.
A mettere in discussione la sua identità di genere, però, è il fatto che Eliogabalo fosse solito dipingersi le palpebre, depilarsi ed indossare parrucche prima di prostituirsi nelle taverne e nei bordelli della città. Cassio Dione Cocceiano sostiene che tale pratica avvenisse anche nello stesso palazzo imperiale: «Riservò una stanza nel palazzo e lì commetteva le sue indecenze, standosene sempre nudo sulla porta della camera, come fanno le prostitute, e scuotendo le tende che pendevano da anelli d'oro, mentre con voce dolce e melliflua sollecitava i passanti».
Venne spesso descritto anche mentre «si deliziava di essere chiamato l'amante, la moglie, la regina di Ierocle» e pare abbia offerto metà dell'Impero romano al medico che fosse riuscito a dotarlo di genitali femminili. Motivo per cui Eliogabalo viene spesso descritto dagli scrittori moderni come transgender.


John Addington Symonds

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John Addington Symonds è da molti considerato uno dei padri del movimento gay. Nato a Bristol (Inghilterra) il 5 ottobre 1840, durante l'adolescenza fatica ad accettare la crescente consapevolezza della propria omosessualità.
Durante i suoi studi alla Oxford University, incontra il pensiero di John Conington (il suo professore di latino che approvava i rapporti tra uomini e ragazzi) e gli scritti omoerotici di William Johnson Cory.
Inizia a collaborare anche con gli studi sulla sessualità di Havelock Ellis, firmando assieme a lui il primo volume dedicato alla "inversione sessuale" (i suoi eredi chiederanno ed otterranno poi la rimozione del suo nome dall'opera) e due libretti sull'omosessualità: "A problem in Greek ethics" (1883, in dieci copie), e "A problem in modern ethics" (1891, in 50 copie). Symonds scrive anche un'autobiografia assai esplicita sui suoi amori omosessuali, pubblicata solo nel 1984.
La cattedra ottenuta come professore di latino, inoltre, gli permetterà anche di dedicarsi quasi esclusivamente allo studio dei classici. Nel 1877, però, perde quel posto perché considerato troppo "intimo" con gli studenti. Decide così di abbandonare l'Inghilterra e di rifugiarsi in Italia.
Symonds muore a Roma il 19 aprile 1893, lo stesso giorno in cui appare il suo ultimo libro intitolato "Walt Whitman. A Study".


Lo spot gay che la Guinness negò di aver realizzato

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Era il 1995 e la Guinness realizzò un divertente spot con due gay come protagonisti. Il tutto, però, non venne mai mandato in onda: ai tempi la notizia finì nelle mani di alcuni giornali che ne chiesero conto, facendo sì che l'azienda non solo decidesse di non trasmetterlo, ma arrivasse anche a negarne l'esistenza.
Solo anni dopo, grazie anche al progresso culturale della società civile, il video è stato reso pubblico su Internet.
Nelle immagini -tutte in bianco e nero per riprendere i colori della birra- era possibile vedere un ragazzo disordinato che si aggirava per casa, mentre due mani infilate in guanti di gomma ripulivano il tutto. Ad un certo punto appariva anche la scritta "Uomini e donne non sono fatti per vivere insieme, sono animali del tutto differenti", lasciando immaginare che ad indossare quei guanti fosse una ragazza. Solo alla fine si svelava la sorpresa, mostrando che i due protagonisti erano entrambi uomini e che convivevano assieme.

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Vedere attraverso i vestiti: ecco come funzionavano gli occhiali a raggi-x degli anni '80

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Oggi ricorre l'anniversario della scoperta dei raggi x: era infatti l'8 novembre 1895 quando Wilhelm Conrad Röntgen riuscì a crearli casualmente nel suo laboratorio durante alcuni esperimenti sull'elettricità.
La scoperta, resa pubblica il il 5 gennaio 1896, diede vita a due filoni separati: uno prettamente scientifico (tutti noi conosciamo l'utilità diagnostica delle lastre) e l'altro strettamente popolare.
L'idea di poter guardare attraverso la materia, infatti, non mancò di stuzzicare la fantasia della gente comune, motivo per cui la vista a raggi-x era uno dei poteri più gettonati fra i supereroi statunitensi degli anni '30.
Personaggi come Superman, ad esempio, erano in grado di guardare attraverso i muri. Il tutto con modalità tutt'altro che scientifiche, con la possibilità di decidere selettivamente cosa rendere trasparente e cosa osservare in maniera solida.
Col passare degli anni, però, i più maliziosi hanno iniziato a domandarsi: «Ma se può vedere attraverso le cose, può anche rendere trasparenti i vestiti per guardare la gente nuda?».
Negli anni '80 il mondo del marketing ha pensato bene di prendere la palla al balzo e di dare una risposta a quella domanda con il lancio di alcuni prodotti che promettevano di poter realizzare quel desiderio. Su giornali e fumetti (evidentemente il target designato era quello degli adolescenti) iniziarono a comparire varie pubblicità di occhiali "miracolosi" in grado di rendere trasparenti i vestiti (qui una pubblicità dell'epoca).
Probabilmente nessuno ha mai pensato che qualcosa di simile potesse funzionare, ma evidentemente la curiosità e la voglia di poter realizzare qual sogno era tale da spingere qualcuno all'incauto acquisto.
Ma come funzionavano esattamente? La teoria era piuttosto semplice: in una delle due lenti veniva inserita una piuma in modo da sfocare l'immagine. Il cervello si trovava così a sovrapporre quell'immagine a quella nitida dell'altro occhio, rendendo poco definiti i contorni della persone che si aveva di fronte. A quel punto era necessaria molta (ma molta!) fantasia per pensare che quell'effetto fosse generato da vestiti semitrasparenti e che si stesse osservando ciò che vi era celato sotto.

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Leonard Matlovich, il primo soldato statunitense ad aver fatto coming out

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«Quando ero nelle forze armate, mi hanno dato una medaglia per aver ucciso due uomini e mi hanno cacciato per averne amato uno». È questa la frase che campeggia sulla lapide di Leonard Matlovich (foto), il primo soldato statunitense della storia ad aver fatto coming out.
Dopo aver combattuto in Vietnam, negli anni settanta decise di fare coming out e di rivelare la propria omosessualità ad un superiore. L'espulsione dall'aviazione fu pressoché immediata ed il caso suscitò un clamore tale da far sì che anche il Time gli dedicasse una copertina nel settembre del 1975 (foto).
Lui non si perde d'animo e decise di far causa all'esercito. Dopo lunghe battaglie legali, riuscì ad ottenere il reintegro nell'aviazione nel settembre del 1980. Gli anni, però, erano passati e Matlovich era ormai un attivista gay con ben poca voglia di tornare a prestare servizio nelle forze armate. L'ordine di reintegro venne così convertito in un risarcimento pecuniario di 160mila dollari.
Matlovich morì il 22 giugno del 1988 all'età di 44 anni, ma il suo nome difficilmente potrà essere dimenticato, così come il suo coraggio nell'aprire un processo che si è concluso solamente in questi anni con la piena accettazione di soldati gay all'interno dell'esercito statunitense.


After Dark e gli anni settanta

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Probabilmente è la rivista che, pur occupandosi di spettacolo, negli anni settanta ha aperto la strada a tutte le pubblicazioni gay degli anni successivi. Stiamo parlando di After Dark, una rivista fondata nel maggio del 1968 da William Como e da Ruldoph Orthwine.
Fra le sue pagine si potevano trovare articoli dedicati a teatro, cinema, danza e moda maschile. Grande attenzione veniva data anche ai loro protagonisti, con immagini caratterizzate spesso da forti connotazioni erotiche ed omoerotiche. Non di rado attori, modelli e sportivi venivano mostrati nudi e semi-nudi; in alcuni casi anche con immagini non direttamente collegate al testo dell'articolo, ma inserite con l'evidente pretesto di mostrare un qualche ragazzo svestito.
Non stupisce, dunque, se gran parte degli spazi pubblicitari veniva acquistato da chi identificava il proprio target in un pubblico gay.
Nei tardi anni settanta, Patrick Pacheco subentrò alla guida della rivista e decise di dargli un volto più serioso, richiedendo articoli più curati e limitando sensibilmente lo spazio dedicato alle immagini. Le vendite iniziarono a precipitare e, nel 1981, Louis Miele subentrò alla guida della pubblicazione nel tentativo di ripristinare quei caratteri grafici e quai tratti sexy che ne avevano determinato il successo.
Evidentemente lo sforzo fu troppo tardivo e nel dicembre del 1982 uscì in edicola l'ultimo numero di After Dark.

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Magnus Hirschfeld, uno dei padri del movimento di liberazione omosessuale

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Magnus Hirschfeld (nato a Kolberg, in Germania, il 14 maggio 1868 e morto a Nizza il 14 maggio 1935) è un medico, sessuologo e scrittore di origini ebraiche, considerato tra i fondatori del movimento di liberazione omosessuale.
In gioventù lavorò come giornalista a Parigi, per poi far ritorno in Germania dove iniziò a svolgere l'attività di medico generico. Qui, nel 1896, pubblicò un opuscolo anonimo dal titolo "Saffo e Socrate" in cui affrontò il tema dell'amore omosessuale.
L'anno successivo, insieme ad Adolf Brand, Benedict Friedlaender ed altri esponenti del gruppo che ruotava attorno alla rivista gay "Der Eigene", fondò il Wissenschaftlich-humanitäres Komitee (Comitato scientifico-umanitario). Il gruppo si occupò di effettuare ricerche scientifiche sul tema, nella speranza che una maggior conoscenza dell'omosessualità avrebbe eliminato l'ostilità della popolazione e delle istituzioni nei confronti dei gay. Inoltre il gruppo si prefiggeva di chiedere l'abrogazione del paragrafo 175 del codice penale tedesco, ossia l'articolo in cui l'omosessualità veniva criminalizzata.


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L'harem al maschile di Al-Hakam II

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Al-Hakam II fu nominato successore di ʿAbd al-Raḥmān III nel 923, quando aveva solo 8 anni. Educato per diventare califfo, il 16 ottobre 961 succedette al padre alla guida del califfato di Cordova.
Apertamente omosessuale, condusse un governo fondamentalmente pacifico e si dedicò alla cura delle arti. Appassionato di letteratura, raccolse oltre 400mila volumi in un'unica biblioteca (saccheggiata dai Berberi nel 1100) e costituì un'apposita commissione per far tradurre in arabo le opere greche e latine.
Dato il suo orientamento sessuale, il suo harem era composto da soli uomini. Anche quando non poté più sottrarsi alle esigenze dinastiche, si unì con Subh (una concubina di origine basca) ma le impose di indossare abiti maschili e di farsi chiamare con il nome maschile di Jafar.
Nel 974 fu colpito da una paralisi da cui non si riprese più, morendo due anni più tardi fra le braccia dei suoi due eunuchi.


Il vescovo e la guardia

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Il nome di Percy Jocelyn (1764–1843) è passato alla storia per quanto accaduto il 19 luglio 1822.
Membro illustre della società inglese dell'epoca, divenne rettore di Tamlaght, arcidiacono di Ross, tesoriere di Armagh (1790-1809), prebenda di Lismore (1796-1809), vescovo di Felci e, infine, vescovo di Clogher.
In quelle vesti, nel 1811 venne accusato dal suo cocchiere, James Byrne, di essere solito "prendere familiarità indecenti" con lui e di sostenere "conversazioni oscene". Il vescovo lo denunciò e Byrne venne condannato a due anni di reclusione e alla fustigazione pubblica, poi sospesa dopo che il religioso gli suggerì di ritrattare le sue affermazioni.
Il 19 luglio 1822, però, Jocelyn venne sorpreso dall'oste del White Leon, a Londra, in una "posizione compromettente" in compagnia di John Moverley, una guardia appartenente al corpo dei Grenadier Guards.
Arrestato e poi rilasciato su cauzione, Jocelyn si trasferì in Scozia dove iniziò a lavorare sotto falso come maggiordomo. Nell'ottobre del 1822 venne considerato deposto dai suoi incarichi nella curia, dopo essere stato giudicato colpevole dalla Corte metropolita di Armagh per "i crimini di immoralità, sodomia e negligenza dei suoi doveri spirituali".
Il vescovo risultò la più alta carica ecclesiastica del XIX secolo coinvolta in uno scandalo pubblico a sfondo omosessuale. Uno scandalo tale da dar vita anche ad una serie di filastrocche popolari e vignette satiriche (come quella pubblicata in apertura). Per ben 178 anni la Chiesa d'Irlanda si è rifiutata di rendere noti i documenti legati a quella vicenda e nel 1920 il vescovo di Armagh ne ordinò la addirittura la distruzione. L'ordine non venne eseguito e tracce storiche della vicenda sono sopravvissute sino ai nostri giorni.


Umberto II era gay? Il nipote querela gli storici

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Umberto II di Savoia è entrato nella storia come ultimo re d'Italia e per aver regnato solo 36 giorni (dal 9 maggio al 18 giugno del 1946). Alcuni storici, però, l'hanno ricordato per un altro motivo, inserendolo nell'elenco dei gay famosi pubblicato sul "Dictionnaire des Chefs d'Etat homosexuels ou bisexuels" dell'editore francese Béziers H&O.
Voci riguardanti il suo orientamento sessuali non sono una novità, ma l'ex famiglia reale pare non aver gradito vederli scritti nero su bianco. Ai microfoni di KlausCondicio, il principe Emanuele Filiberto ha tuonato: «Chiederò il sequestro del volume e un maxi risarcimento danni perché infanga la memoria di mio nonno con volgarissimi pettegolezzi. Con la famiglia stiamo valutando anche una maxi querela per diffamazione».
Il principe ha contestato anche alcune ricostruzioni storiche, etichettando come un falso storico il dossier sull'omosessualità del re che sarebbe stato richiesto da Mussolini: «Nel libro si dice tra l'altro che anche Mussolini era a conoscenza dell'omosessualità di Umberto II e che, per questo, lo faceva seguire e intercettare telefonicamente. Questa cosa mi è stata confermata da mia nonna, ma il vero motivo era un altro: il Duce temeva l'influenza del re e della regina e aveva paura che facessero amicizia con gli antifascisti».
L'altro punto espressamente contestato riguarda un presunto flirt del nonno: «L'autore del dizionario poi parla addirittura di un presunto flirt di mio nonno con Luchino Visconti, che a sua volta lo avrebbe quasi confessato pubblicamente nella sua autobiografia. Io posso dire con convinzione che sono delle calunnie vergognose».
Emanuele Filiberto ha voluto precisare anche che le sue contestazioni alle ricostruzioni storiche non sono motivate dall'omofobia: «Proprio perche sono a favore delle unioni gay e contro le discriminazioni sessuali, devolverò interamente alla lotta contro l'omofobia e all'Arcigay la cifra che la mia famiglia eventualmente otterrà in seguito alla vittoria del contenzioso».


Evelyn Hooker e la svolta nel pensiero scientifico

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Evelyn Hooker (1907-1996) è una psicologa statunitense divenuta nota soprattutto grazie ad un suo studio del 1957 dal titolo "The adjustment of the male overt homosexual" (L'adattamento psicologico del maschio omosessuale dichiarato). È da quell'opera che è nato il dibattito che portò l'American Psychiatric Association a cancellare l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nel 1973.
Per condurre il suo studio la Hooker aveva più volte sottoposto a test psicologici alcuni soggetti omosessuali ed eterosessuali, chiedendo poi ad esperti del settore di tentare di riconoscere l'orientamento sessuale sulla base dei soli risultati del test. Quest'ultimi non riuscirono ad identificarne con una percentuale superiore a quella dettata dal caso, dimostrando che, contrariamente a quanto sostenuto dalla psicologia e la psichiatria dell'epoca, i gay non sono meno psicologicamente adattati del resto della popolazione.
Conseguentemente la studiosa tentò di affossare anche la diffusa teoria che l'omosessualità fosse "una scelta", sostenendo che, data l'assenza di alterazioni nella capacità di giudizio, i soggetti avrebbero probabilmente optato per la via più semplice dell'eterosessualità.
La Hooker contestò anche le modalità con cui i precedenti studi erano stati condotti, sottolineando come si prendessero in esame solo "casi clinici" (nei quali i soggetti presi in esame erano di per sé psicologicamente disturbati) e si confrontassero i risultati con quelli della popolazione non-clinica, ottenendo necessariamente riscontro di percentuali di disagio mentale significativamente superiori. La rivoluzione del suo studio, infatti, fu proprio l'aver scelto un campione di omosessuali che si accettavano come tali, confrontandoli poi con eterosessuali anch'essi privi di problemi clinici.
Ripetute verifiche indipendenti dei suoi risultati portarono alla cancellazione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali segli Stati Uniti e, successivamente, in numerosi altri Paesi (compresa l'Italia).


Marylin Monroe, 50 anni dalla sua scomparsa

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Ricorre oggi il 50° anniversario dalla scomparsa di Marilyn Monroe, una morte ancor oggi avvolta nel mistero.
Marilyn Monroe, il cui vero nome è Norma Jeane Baker nasce a Los Angeles il 1° giugno del 1926. Dopo aver trascorso gran parte della sua infanzia ospitata presso delle case-famiglia, inizia a lavorare come modella. Nel 1946 firma il suo primo contratto cinematografico e, dopo alcuni ruoli minori, raggiunge il successo grazie a film come "Giungla d'asfalto" ed "Eva contro".
La consacrazione da parte della critica non si fa attendere, ottenendo ottime recensioni per le sue interpretazioni in "Niagara" e "Gli uomini preferiscono le bionde" (entrambi del 1953).
Gli anni successivi sono caratterizzati da numerose pellicole di successo, come "Come sposare un milionario", "Quando la moglie è in vacanza", "Fermata d'autobus" e "A qualcuno piace caldo".
Accanto alla sua attività di attrice, la Monroe ha riscosso successo anche come cantante, interpretando brani come "My Heart Belongs To Daddy", "Bye Bye Baby" e "Diamonds Are a Girl's Best Friend". Particolarmente celebre è la sua esibizione 19 maggio 1962, quando al Madison Square Garden intonò "Happy Birthday, Mr. President" di fronte al presidente Kennedy.
Il 5 agosto 1962, all'età di trentasei anni, l'attrice è stata trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, a causa di un'overdose di barbiturici.
Le circostanze dell'evento sono state negli anni oggetto di numerose congetture: anche se ufficialmente il suo decesso è stato classificato come "probabile suicidio", la sparizione di documenti dalla sua casa e varie incongruenze nelle versioni fornite dai testimoni hanno dato adito a molteplici dubbi su come si siano realmente svolti i fatti.

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La prima star dichiaratamente gay di Hollywood

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Nato a Staunton (Stati Uniti) il 2 gennaio 1900, William Haines partì per Hollywood all'età di 22 anni, dopo aver vinto un concorso per dilettanti. Di volta in volta gli vennero affidati stuoli sempre più importanti, al punto che nel 1925 era ormai considerato la la star maschile di maggior spicco della Metro Goldwyn Mayer. Fu anche uno dei propri attori a riuscire traghettare dal cinema muto a quello sonoro senza perdere il plauso del pubblico.
Haines era anche dichiaratamente omosessuale e conviveva con Jimmy Shields, un giovane assistente di studio. Grazie ai suoi profitti, vivevo in una casa riccamente arredata e possedevano automobili di lusso. Dal canto loro, come abitudine del tempo, gli studios tenevano accuratamente nascosta la vita privata dei personaggi di Hollywood e selezionavano attentamente le notizie da passare ai giornalisti, motivi per cui erano disposti a "tollerare" la sua sessualità a patto che nulla trapelasse all'esterno.
Nel 1933, però, Haines fu arrestato dopo essere stato sorpreso in un dormitorio di Los Angeles insieme ad un marinaio appena adescato.
Per coprire l'accaduto, il produttore Louis B. Mayer cercò di imporgli un matrimonio di copertura e la rottura della sua relazione con Shields. Haines rifiutò e gli studios decisero così di rompere il contratto e di scritturare Robert Montgomery nei ruoli originariamente a lui destinati.


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Oggi è il 43° anniversario dei moti di Stonewall

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Alla fine degli anni Sessanta lo Stonewall Inn era uno dei pochi locali gay di New York, collocato in Christopher Street nel Greenwich Village. Quasi fosse una consuetudine, anche la sera del 28 giugno 1969, poco dopo 1:20 di notte, la polizia irruppe nel bar. Ufficialmente gli agenti si trovavano lì per dei controlli sulle bevande alcoliche, ma quello appariva più che altro un pretesto. Sotto arresto sarebbero dovuti finire anche chi era privo di documenti di identità, chi indossava vestiti del sesso opposto e i dipendenti del bar.
Anziché accettare passivamente la situazione, quella sera la clientela del locale reagì.
Non si sa bene come iniziò il tutto: secondo un resoconto, Sylvia Rivera (un'attivista transessuale) scagliò una bottiglia contro un agente dopo essere stata pungolata con un manganello. Un'altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un'auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire. Fatto sta che i presenti iniziarono a sopraffare la polizia e gli agenti si ritrovarono a doversi rifugiare all'interno del locale, assediati dai dimostranti. La notizia si diffuse velocemente nel corso della notte e in molti accorsero per assistere alla scena o per unirsi alla rivolta. Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan «Gay Power!».
I vertici della polizia inviarono sul posto la Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam, ma anche loro non riuscirono a disperdere la folla ed il loro cammino venne bloccato da una fila di drag queen che li prendeva in giro cantando.
Alla fine della nottata la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Erano iniziati i moti di Stonewall e la scintilla del movimento di liberazione gay moderno era stata accesa.

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