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Prete ortodosso russo: «I mondiali sono un abominio: le scarpe colorate sono propaganda gay»

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Secondo il noto prete ortodosso russo Alessandro Shumsky, la Coppa del Mondo di calcio è «un abominio» a causa dei colori sgargianti delle scarpe indossate dai giocatori. A suo dire, infatti, quelle calzature rientrerebbero nella cosiddetta «propaganda omosessuale» dato che a lui fanno venire in mente la bandiera rainbow.
«I giocatori che indossano scarpe rosa o blu potrebbero anche indossare mutandine delle donne o un reggiseno», ha dichiarato. «L'ideologia liberale del globalismo vuole chiaramente opporsi al cristianesimo con il calcio. Sono sicuro di ciò. È per questo che sono felice che i giocatori russi siano fuori dalla competizione e che , grazie alla grazia di Dio, non debbano più partecipare a questo abominio omosessuale».
Il religioso non ha poi risparmiato critiche anche alle acconciature «impensabile» di alcuni giocatori.
Ora c'è da chiedersi come reagiranno le varie sentinelle e i vari omofobi italiani che hanno sposato la tesi di Marcello Veneziani sulla Russia come «patria della religione e della famiglia»... saranno coerenti con sé stessi e rinunceranno a guardare le partite di calcio così come richiesta da quei sacerdoti che loro presentano come detentori della verità assoluta? O preferiranno forse cedere ad un tornaconto personale, mostrando come il loro supporto fosse legato solo alla necessità di attingere una giustificazione alle proprie discriminazioni? Non dimentichiamoci che in Italia c'è anche chi gioca con maglie tutte rose, così com'è rosa la carta di alcuni noti quotidiani sportivi...


Brasile 2014: due pararazzi fotografano la nazionale croata nuda in piscina

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Dopo aver perso la partita d'esordio ai Mondiali contro il Brasile, pare che i giocatori della nazionale croata abbiano deciso di concessi un po' di relax nella piscina del loro hotel. Pare anche che tre di loro (Vedran Corluka, Dejan Lovren e Sime Vrsaljko) non abbiano sentito alcuna necessità di indossare un costume da bagno. Peccato che nascosti fra i cespugli ci fossero due giornalisti croati, pronti ad immortalarli e a pubblicare le loro immagini su un giornale nazionale.
Quai inutile a dirsi, in men che non si dica quegli scatti hanno fatto il giro del mondo.
La squadra non l'ha presa particolarmente bene e ha deciso di chiudersi in un silenzio stampa in segno di protesta verso quella che è stata ritenuta un'intromissione da parte della stampa nel loro ritiro, in particolar modo visto il modo in cui la stampa croata pare abbia deciso di gestire il tutto come uno "scandalo" nazionale.

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Gay e spogliatoi di calcio: Giovanni Licchello racconta la sua esperienza

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«L'Italia e il calcio italiano non sono ancora pronti a rendere sereno l'outing di un calciatore». È quanto dichiarato da Giovanni Licchello, attuale Mister Gay ed ex-calciatore, nel corso di un'intervista rilasciata a Sky.
Parlando degli anni in cui militava in serie D e Lega Pro, Licchello racconta: «Ricordo le uscite durante la settimana. Quando qualche mio compagno organizzava una serata a quattro con la ragazza e una sua amica, inventavo sempre impegni urgenti». Ed il motivo di tante bugie viene presto spiegato: «In Italia un omosessuale non vive bene all'interno di uno spogliatoio di calcio, e in generale in qualsiasi sport. Parlo della mia esperienza e posso dire che si recita un ruolo non proprio, cioè quello che soddisfa le pretese d'immagine di un ambiente molto maschilista».
I motivi di fondo, invece, sarebbero quelli già raccontati da atleti di mezzo mondo: «Purtroppo interessi economici muovono grosse fette di questo sport. Gli sponsor finanziano una certa immagine di calciatore e forse, uso il condizionale, i media sarebbero più alla ricerca del gossip che delle gesta professionali. È un fatto di cultura».
Nonostante abbia premesso che «non ho mai preso in considerazione l'idea di fare outing nelle squadre in cui ho giocato, non ne sarei stato capace e non ero pronto nel mio percorso di vita», Licchello afferma che alcuni calciatori si serie A sarebbero «anche pronti a dichiararsi. Non dovrebbe essere il gesto di un singolo, ma dell'intera collettività. Ecco cosa frena i calciatori a dichiararsi».
Riguardo alla possibile reazione dei tifosi ha aggiunto: «Loro vedono nei giocatori l'espressione della virilità e della forza. Anche per questo non mi sono mai dichiarato nelle squadre in cui ho giocato. Naturalmente, nulla preclude a un gay di rappresentare quei valori».


Calcio: Diego Costa rimane nudo in campo, Nicklas Helenius in mutande

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Può capitare che un paio di pantaloncini si sfili involontariamente. Ben più curiosa, invece, è la coincidenza che ha portato al ripetersi di quest'eventualità in due diversi campi del calcio internazionale.
A rimanere in mutande davanti a migliaia di spettatori inglesi è stato Nicklas Helenius, attaccante dell'Aston Villa Helenius. Caso vuole che Jan Vertoghen del Tottenham abbia perso l'equilibrio e non abbia trovato appigli migliore che i pantaloni dell'avversario. Da notare è come il giocatore abbia mantenuto la calma e sia riuscito a proseguire l'azione nonostante il capo di abbigliamento fosse ormai già all'altezza del ginocchio (e di certo non è quella la posizione più comoda per chi si accinge a calciare un pallone, ndr).
Ancor di più è ciò che ha mostrato in campo Diego Costa durante la partita tra l'Atletico Madrid e l'Osasuna. In quel caso non c'è stato l'intervento di nessun altro ma una scivolata e l'attiro con il terreno hanno fatto tutto. Il fatto che anche il suo intimo abbia seguito la stessa strada ha fatto sì che l'attaccante brasiliano si ritrovasse a mostrare il proprio sedere a tutto il pubblico dello stadio.

Costa: [1] [2] [3] [4] - Helenius: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] - Video: [1] [2]


Calcio inglese: lacci rainbow contro l'omofobia

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Lacci arcobaleno alle scarpe per dire di no all'omofobia. È questa l'idea lanciata dall'associazione Stonewall alle centotrentaquattro squadre che militano in Premiership e nel campionato professionistico di Inghilterra e Scozia.
L'intento è quello di dimostrare che «i club e i giocatori vogliono davvero fare un passo in avanti contro l'omofobia lanciando un messaggio durante le partite dei nostri campionati». Secondo uno studio condotto dall'associazione, infatti, durante la scorsa Premier League, ben sette tifosi su dieci hanno udito insulti omofobi sugli spalti: indossare i lacci con i colori della bandiera gay potrebbe dunque essere un bel gesto per inviare «un messaggio di sostegno ai calciatori gay e finalmente il calcio verrà proiettato in questo secolo in cui viviamo».
Tra i primi aderenti c'è il centrocampista del Queen Park Rangers, Joey Barton, che ha immediatamente scritto un messaggio su Twitter per invitare tutti i propri colleghi a partecipare all'iniziativa. «La sessualità delle persone non dovrebbe essere un problema. Unisciti al movimento lacci arcobaleno» è stato il suo appello.
Oggi nessuno dei cinquemila calciatori che giocano nelle principali leghe di Inghilterra, Scozia e Galles è gay dichiarato (Robbie Rogers non viene conteggiato dato che gioca negli Stati Uniti) ad indicare come in molti ancora temano che una dichiarazione pubblica possa avere un impatto sulla propria carriera. In tutta la storia del calcio inglese solo Justin Fashanu si dichiarò pubblicamente gay nel 1997, suicidandosi poi sette anni dopo il coming out.


Calciatori gay: nessun problema negli spogliatoi

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Il mondo omofobo è solito che gli eterosessuali non possano condividere con i gay spazi come gli spogliatoi o i bagni (forse ricorderete quando Elisabetta Gardini di Forza Italia tentò di creare un "caso" politico per impedire a Vladimir Luxuria di usare i servizi delle donne, ndr). Il dramma di questi mantra è che vengono ripetuti all'infinito e rischiano di essere assimilati quasi come una verità. Ad esempio è questo il motivo che spinse Robbie Rogers (il primo calciatore di Serie A dichiaratamente gay) ad abbandonare il mondo del calcio dopo il suo coming out: «Uno dei motivi che mi fecero decidere di mollare tutto fu la paura -disse- avevo paura di affrontare lo spogliatoio».
Convinto dai LA Galaxy a proseguire la carriera, oggi Rogers racconta che quelle paure erano del tutto infondate: «C'è un buono scambio di battute -ha raccontato- capita che i miei compagni scherzino quando siamo sotto la doccia. Se c'è poca luce mi dicono "Scommetto che Robbie sta andando a farsi la doccia"». Ma quel che è più importante è come abbia chiarito che il clima sia tutt'altro che ostile: «Ho sentito che mi sostenevano e le cose sono cambiate. I ragazzi del Galaxy sono così solidali con me».
Insomma, un lieto fine per quella che pareva destinata ad essere la triste storia di un ragazzo costretto ad abbandonare il proprio sogno perché diverso da come gli omofobi lo avrebbero voluto.


Il calciatore Nicklas Bendtner in mutande su Instagram

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Nicklas Bendtner (classe 1988) è un calciatore danese, attaccante dell'Arsenal e della Nazionale. Lo scorso hanno ha giocato per l'intera stagione fra le fila della Juventus, con un totale di 11 presenze (9 nel campionato e due nelle coppe) ma nessuna rete segnata.
Dallo scorso 7 aprile ha aperto un proprio profilo su Instagram e i soli 70 post pubblicati sinora non lasciano pensare ad un atteggiamento particolarmente compulsivo nel voler condividere ogni momento della sua vita in rete. Eppure lo scorso giugno (il 16 giugno per l'esattezza) sul suo profilo ha fatto la sua comparsa uno scatto che non è certo passato inosservato. Bendtner, infatti, si è fotografato dinnanzi ad uno specchio, indossando solo un paio di slip bianchi. Il tutto corredato dalla didascalia: «Yes... I did it».
Inutile dire che è difficile immaginare il perché di quello scatto, così come risulta facile notare dei tratti di esibizionismo classici delle fotografie generalmente destinate ad usi più privati. Ma, in assenza di motivazioni note, non ci remane che alzare le spalle e limitarci ad ammirare il suo fisico.

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Gli allenamenti in spiaggia del Parma

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Per i giocatori del Parma è già tempo pre-ritito (il campionato riprenderà a fine agosto). Ed è così i 27 giocatori della squadra hanno iniziato ad allenarsi fra la sabbia della spiaggia e il mare cristallino di Ostuni, sotto lo sguardo attendo dell'allenatore Roberto Donadoni.
Ma attento pare anche lo sguardo di non rimane impassibile davanti al fascino dei calciatori e dei loro fisici allenati, ai quali è stata offerta l'occasione di seguire gli allenamenti dei loro beniamini attraverso numerosi scatti distribuiti sui vari social newtwork dal club gialloblù.
Quasi inutile a dirsi, data l'ambientazione non manca chi corre a torso nudo o chi sfoggia un costume attillato. Il tutto documentato con dovizia di particolari dai fotografi accorsi sulla spiaggia, sempre attenti ad immortalare ogni attimo degli allenamenti.

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Michael Ballack

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Michael Ballack nasce a Görlitz (Germania) il 26 settembre 1976. Inizia a giocare nel BSG Motor Karl-Marx-Stadt all'età di sette anni ed è con quella squadra che ha inizio la sua carriera da centrocampista. Nel 1995, a diciannove anni, firma il suo primo contratto da professionista con il Chemnitz. Nella stagione seguente diviene un titolare fisso della squadra.
Nel 1999 debutta in Nazionale e viene acquistato dal Bayer Leverkusen per 8 milioni di marchi (4,8 milioni di euro). Qui resterà sino all'estate del 2002, quando il Bayern Monaco lo acquista per 6 milioni di euro: in quattro stagioni vince tre titoli tedeschi e tre Coppe di Germania (segnando 47 gol in 135 partite). Dal 2004 al 2010 è anche il capitano della Nazionale tedesca.
Il 15 maggio 2006 firma un contratto con il Chelsea, debuttando con la squadra inglese in occasione dell'incontro di Supercoppa contro il Liverpool.
Il 25 giugno 2010 torna nuovamente fra le fila del Bayer Leverkusen dopo otto anni di assenza, firmando un contratto biennale. Ed è qui che rimane sino al 2 ottobre 2012, quando annuncia il suo si ritiro dal calcio giocato.
Nel marzo del 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la speciale classifica che include i più forti calciatori del mondo di tutti i tempi ancora in vita.

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Robbie Rogers torna a giocare

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Dopo le prime voci al riguardo, ora la notizia è ufficiale: il calciatore statunitense Robbie Rogers tornerà a giocare. Il suo addio al calcio era giunto lo scorso febbraio, in concomitanza con il suo coming out, a causa dei suoi timori riguardo alla reazione dei tifosi.
«Le cose non sono mai come sembrano -affermò ai tempi- per tutta la mia vita mi sono sentito diverso, diverso dai miei coetanei, diverso anche dalla mia famiglia. Nella società di oggi essere diverso ti rende coraggioso. Ora è il mio tempo di allontanarsi. È il tempo di scoprire me stesso lontano dal calcio. È l'una di notte a Londra mentre scrivo queste righe e non potrei essere più felice per la mia decisione. La vita è così piena di cose incredibili».
Ora, superati gli ultimi ostacoli burocratici, Robbie Rogers ha annunciato il suo ingresso tra le fila dei Los Angeles Galaxy.
Franco Grillini, riferendosi a quanto accaduto nel nostro campionato, ha commentato: «È un bel messaggio contro l'omofobia che speriamo arrivi anche a Diamanti». Poi ha aggiunto: «I tantissimi calciatori gay italiani vengano allo scoperto facendo coming out, seguendo l'esempio dello statunitense Robbie Rogers. A molti di loro l'ho detto di persona: la vostra carriera non ne risentirebbe e Rogers, dopo un primo momento di sconforto, ve lo ha dimostrato».


Diamanti lancia insulti omofobi a Borriello

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Per ben tre volte Alessandro Diamanti avrebbe urlato «finocchio di merda» a Marco Borriello (in foto) durante la partita tra Bologna e Genoa di ieri. A riportare l'accaduto è il Secolo XIX, che ricostruisce come a scatenare un primo accenno di rissa sia stata la caduta di Davide Moscardelli fra le gambe di Borriello, il quale ha reagito accennando una reazione con la caviglia. Ammoniti entrambi dall'arbitro, il gioco è ripreso ma Diamanti ha incalzando dapprima con un «ma vai a giocà» e poi urlando per ben tre volte quel «finocchio di merda» in direzione dell'attaccante del Genoa.
Ora, grazie al codice etico voluto da Cesare Prandelli, Diamanti rischia il suo posto in nazionale. Va detto, però, che nonostante il CT sia in prima linea nella lotta all'omofobia del calcio, sul caso specifico ha già dichiarato di volere attendere qualche tempo prima decidere la sua eventuale sostituzione.


David Beckham annuncia il suo ritiro

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David Beckham ha annunciato oggi il suo ritiro. L'essere anche modello, testimonial, ambasciatore ed icona a livello planetaria lasciano immaginare che sentiremo parlare ancora molto di lui, ma il lungo capitolo della sua vita caratterizzato dall'essere un giocatore di calcio pare definitamente giunto al capolinea.
Ha giocato 394 partite con la maglia del Manchester United, 59 con il Real Madrid, 33 con il Milan, 125 con i Galaxy di Los Angeles e 13 con il Paris Saint Germain, per un totale di ben 144 goal segnati. Numeri a cui vanno sommate le 115 presenze in nazionale con ben 17 goal.
Il suo rifiuto di rinnovare il contratto con il Paris Saint Germain lo porterà a chiudere la carriera dopo 20 anni di professionismo ed congedo finale avrà luogo allo Stade du Mustoir di Lorient (in Francia) tra dieci giorni.
Da sempre presente ai primi posti di tutte le classifiche dei calciatori più belli del mondo, nella gallery di fine post trovate alcune immagini che ripercorrono tutti i suoi anni sui campi di gioco, tributo alla sua bellezza e bravura.

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Mattia Destro

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Un affezionato lettore e grande tifoso della Roma ci domanda perché non abbiamo ancora parlato di Mattia Destro, il calciatore della squadra capitolina e della Nazionale. E così, per lui e per tutti gli altri fan del giocatore, eccoci pronti ad evadere la richiesta.
Mattia Destro nasce ad Ascoli Piceno il 20 marzo 1991. Figlio del calciatore Flavio Destro, inizia a tirare i suoi primi calci nel settore giovanile dell'Ascoli per poi approdare all'Inter nel 2005.
Dopo aver vinto due scudetti (nelle categorie Giovanissimi e Allievi) diventa il bomber della squadra Primavera ma, nonostante ne sia uno dei caposaldi, non esordisce in prima squadra. Infatti il l 21 luglio 2010 viene ceduto al Genoa, con il quale debutta in serie A e in Coppa Italia. Nel luglio del 2011 passa fra le file del Siena (con il quale prende parte a 32 partite) per poi firmare nel 2012 un contratto quinquennale con la Roma.
Sempre nel 2012 viene convocato in Nazionale da Cesare Prandelli in vista dell'Europeo. Il suo esordio con la maglia azzurra avviene il 15 agosto 2012 nella partita amichevole Italia-Inghilterra, mentre il suo primo gol in Nazionale ha luogo l'11 settembre 2012 contro la rappresentanza di Malta in una partita valevole per le qualificazioni al Mondiale 2014.
Mattia Destro risulta anche uno dei calciatori immortalati da Domenico Dolce nel suo primo libro fotografico (trovate le immagini nella gallery di fine post).

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Robbie Rogers potrebbe tornare a giocare

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Ricorderete tutti la storia di Robbie Rogers, il giocatore statunitense che ha fatto coming out lo scorso febbraio ed ha contestualmente annunciato il suo ritiro dal mondo del calcio. L'idea di un giovane che si sentiva costretto a rinunciare alla sua più grande passione per paura della reazione degli omofobi non poteva che lasciare un po' di amaro in bocca, ma l'epilogo potrebbe essere positivo.
Alcune fonti, infatti, parlano di un possibile ritorno sui campi da gioco della Major League Soccer tra le fila dei dei Los Angeles Galaxy (una squadra di prim'ordine che, fino a poco tempo fa, poteva vantare presenze come David Beckham e con la quale Rogers si allena regolarmente da circa una settimana).
«È più in forma di quanto mi aspettassi, dal momento che è stato lontano dallo sport per un po' -ha dichiarato Bruce Arena, allenatore dei Los Angeles Galaxy- Il tempismo è perfetto. Credo che la nostra Lega sia progressista, unisce razze e fedi diverse. Accettare un giocatore gay non è nulla di così difficile per noi. Abbiamo una mentalità aperta verso tutti i tipi di persone. Conosciamo Robbie da molti anni: è un'ottima persona e siamo contenti di averlo qui con noi».
Prima del suo ritorno in campo, però, dovranno essere risolti alcuni problemi legali. Il giocatore, infatti, risulta tutt'oggi legato contrattualmente alla sua squadra precedente e sarà necessaria una vantaggiosa offerta economica per poterlo portare nel nuovo club.


Robbie Rogers: «Sarebbe stato impossibile restare nel mondo del calcio dopo il mio coming out»

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Lo scorso febbraio ha fatto coming out con un messaggio pubblicato suo sito personale ed ha contestualmente dato l'addio al mondo del calcio. Stiamo parlando del 25enne Robbie Rogers, il calciatore statunitense che tra il 2009 e il 2011 ha giocato anche per la Nazionale.
In un'intervista rilasciata al Guardian, Rogers ha ora spiegato i retroscena della sua decisione e le paure che lo hanno spinto a prenderla. Paure che affondano le radici nella sua infanzia, così come lui stesso racconta: «Mi resi conto che ero gay quando avevo 14 o 15 anni. Suonava un po come un "Io voglio giocare a calcio. Ma non ci sono calciatori gay. Che cosa devo fare?"».
«Ti senti come un reietto. Non potevo dirlo a nessuno, perché la scuola superiore negli Stati Uniti è brutale. Stai attraversando la pubertà e i bambini possono essere crudeli. Avevo la fortuna che le mie sorelle maggiori fossero molto popolari e che io ero visto come il ragazzino del calcio. Questo ha reso più facile mascherare me stesso. Ma era anche difficile.Ci sono state ragazze che ci hanno provato con me, e tu sei lì a dirti: "Sarebbe tutto più semplice se non gli interessassi e se potessi solo giocare a calcio". Continuavo a dire: "Non posso uscire perché ho allenamento oggi o una partita domani"».
Ed è così che Rogers si sforzò di iniziare ad uscire con delle ragazze: «Già. Ho cercato di cambiare me stesso. Ho avuto appuntamenti con ragazze belle, intelligenti e stupefacenti. Se fossi stato eterosessuale forse sarei impazzito. Alcune di loro sono tutt'ora mie amiche».


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Campioni, il nuovo libro di Dolce&Gabbana

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Si intitola "Campioni" ed è il nuovo libro fotografico realizzato da Domenico Dolce. Il volume raccoglie 450 ritratti di 67 giovani calciatori (alcuni conosciuti, altri giovani speranze) che hanno posato davanti all'obiettivo dello stilista, affiancando le loro immagini con la storia che ha trasformato ciascun giocatore in un personaggio.
Il ricavato del libro (venduto al prezzo non propriamente popolare di circa 180 euro a copia) andrà a sostenere le attività della fondazione AriSLA, occupata nella ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
«Credo fortemente in questo libro -ha dichiarato Domenico Dolce- Con le mie immagini ho voluto rendere omaggio alla forza e all'innocenza di questi ragazzi, provando allo stesso tempo a realizzare un mio sogno: scattare io le fotografie».

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Il calciatore statunitense Robbie Rogers fa coming out (ed abbandona il calcio)

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Robbie Rogers è un calciatore statunitense di 25 anni che attualmente giocava in Inghilterra. Dalle pagine del suo blog si è dichiarato gay ed ha annunciato il suo abbandono al calcio: «Per 25 anni ho avuto paura, paura di mostrare chi ero veramente, paura dei giudizi e dell'eventuale rifiuto da parte di chi mi amava -ha affermato- Il calcio era la mia fuga, il mio obiettivo, la mia identità e mi ha dato più gioia di quanto potessi sperare. Ma è il momento di andare via e di riscoprire me stesso lontano da questo mondo».
Nonostante Rogers non abbia mai detto di essere stato «costretto» a lasciare, c'è chi si domanda se l'aver scelto di fare coming out in un mondo omofobo come quello del calcio non lo abbia posto in una situazione di difficoltà professionale (già prima di lui David Testo si è visto sfumare tutti i nuovi ingaggi dopo essersi dichiarato gay, con buona pace per chi all'inizio pareva aver apprezzato il suo gesto).
Qualche tempo fa il portiere danese del Manchester United, Anders Lindegaard, aveva scritto sul suo blog che «al calcio serve un eroe gay, gli omosessuali hanno bisogno di questo, i tifosi sono legati a modelli antichi e rozzi. Il football è rimasto indietro, mentre il resto del mondo è progredito». La storia del 25enne ne è un esempio lampante.
Robbie Rogers è nato a Rancho Palos Verdes (California) ed ha giocato come attaccante in varie squadre, fino ad approdare nei Leeds United in Inghilterra. Nel 2009 ha debuttato anche nella nazionale degli Stati Uniti in una partita amichevole contro la Svezia.

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Matt Jarvis su Attitude contro l'omofobia nel calcio

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Matt Jarvis, calciatore 26enne del West Ham e della nazionale inglese, ha scelto di seguire l'esempio di David Beckham e di Freddie Ljungberg, divenendo il terzo calciatore della storia ad essere apparso sulla copertina della rivista gay britannica Attitude.
Anche se eterosessuale e sposato, Jarvis ha voluto prestare la propria immagine a sostegno della lotta all'omofobia nel calcio, lanciando un proprio appello al coming out.
«Svelate la vostra omosessualità -ha dichiarato- nascondersi è un freno all'attività sulla quale ci si deve concentrare, quella agonistica [...] Sono sicuro che ci siano molti calciatori gay ma poi quando decidono davvero di fare coming out e dirlo, allora è una storia diversa. Sono certo che ci hanno pensato tante volte. Ma è una cosa dura da fare per loro».
Il suo appello giunge a 22 anni di distanza dal coming out del calciatore Justin Fashanu, il primo di fama mondiale ad aver scelto di rivelare la propria omosessualità. La sua decisione, però, lo portò a vivere anni difficili che lo condussero al suicidio il 2 maggio 1998. Da allora nessun altro calciatore professionista inglese ha scelto di fare coming out.

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Il calendario sexy con i calciatori del Verin

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Il Verin Football Club è una quadra di calcio spagnola che milita nella quinta divisione del campionato. La loro sede è nella cittadina di Verin ed il loro stadio, l'Estadio Xosé Argiz, è in grado di ospitare fino a 2.000 spettatori.
A corto di fondi per via della crisi che ha colpito tutto il Vecchio Continente la squadra iberica ha pensato bene di autofinanziarsi ricorrendo ad una modalità sempre più in auge: la realizzazione di un calendario sexy.
Ed è così che i loro ventidue giocatori si sono spogliati per posare davanti all'obiettivo del fotografo Suso Godas. A coprire le loro nudità solo dei palloni che, questa volta, sono tondi e non ovali (così come siamo abituati a vedere nel celebre calendario dei rugbisti parigini).
L'opera è poi stata venduta al prezzo di 10 euro a copia, registrando fin da subito un vero e proprio boom. È facile presumere che l'interesse derivi anche dal coinvolgimento di atleti legati ad uno sport così popolare come il cacio, solitamente meno soggetto alla mancanza di fondi rispetto ad altre realtà e, conseguentemente, meno avvezzo a simili iniziative.

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Lo spot antiomofobia di Gaynet

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Si intitola "Fuorigioco" ed è uno spot antiomofobia realizzato da Gaynet Roma. La scelta di un'ambientazione nel calcio amatoriale è un modo per evocare la necessità di comunicazione e di sensibilizzare all'interno di uno di quegli quegli spazi sociali dove il dialogo sull'omosessualità è ancora un tabù. Il tutto prendendo spunto da una frase di Cesare Prandelli, il primo CT della nazionale italiana di calcio ad aver dichiarato dichiarare senza mezzi termini che «anche l'omofobia è razzismo».
Lo spot vuole dare un'immagine comune e quotidiana del calcio giocato, mostrando con semplicità e naturalezza che anche chi ti è accanto può essere omosessuale e che lui desidera semplicemente potersi comportare in maniera spontanea (così come tutti gli altri) nel poter vivere i propri sentimenti anche dopo una semplice partita di calcetto.
Il video è stato realizzato da alcuni militanti dell'associazione, diretti dal regista Giuseppe Bucci e sulla base della sceneggiatura scritta da Giulio Spatola (Mr. Gay Italia 2010, Mr. Gay Europe 2011 e protagonista dello spot).

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