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Giovanardi: «Penso che la maggioranza dei gay, a cui mi sento molto vicino, la pensi come me»

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Il putiferio è iniziato quando Bruno Vespa ha annunciato la nuova puntata di Porta a Porta twittando: «Siete omosessuali, avete cercato di diventare etero e non ci siete riusciti? Stasera #portaaporta è fatta per voi?». Dato che una frase simile lascerebbe presumere che l'omosessualità sia vista come "modificabile", sul web p immediatamente impazzata le polemiche. Vespa si è difeso sostenendo di essere stato frainteso, ma forse anche in puntata non si è mostrato poi così gay-friendly quando ha scartato l'idea che l'Italia potrà mai avere il matrimonio egualitari dato che, a suo dire, «ovviamente ogni Paese ha le sue tradizioni».
Ma  i riflettori erano puntati anche su Carlo Giovanardi, ormai ospite fisso di qualunque trasmissioni parli di omosessualità. Il Senatore ha esordito illustrando la sua curiosa visione della legge contro l'omofobia, sostenendo che «chi dice o propaganda elementi che loro ritengono discriminatori verrebbe condannato da uno a sei anni di carcere». Nel trattare l'argomento, invece, ha rispolverato tutti i suoi cavalli di battaglia, dal sostenere l'incostituzionalità dei matrimoni gay all'affermare che i gay dell'occidente costringono donne dei paesi più poveri a vendergli i propri figli (perché -a suo dire- i bambini da adottare sono pochissimi e le richieste tantissime... questo nonostante Avvenire abbia lanciato l'allarme opposto e i bambini che non trovano una famiglia parrebbero dimostrare il contrario).
Immancabilmente ha anche ribadito come l'unica proposta di regolamentazione delle unioni gay che ritiene accettabile sia quella da lui proposta, ossia dove «chiunque si mette con chiunque» attraverso atti notarili, evitando così di riconoscere l'affettività di una famiglia gay. Ovviamente è stato categorico nel sostenere che le discriminazioni verrebbero così annullate, pur affrettandosi ad aggiungere che cose come la reversibilità della pensione non devono neppure essere presi in considerazione (quelle devono rimanere privilegio dalle coppie eterosessuali sposate).
Ma è sul finire si è anche lanciato in un «penso che la maggioranza silenziosa degli omosessuali italiani, a cui mi sento molto vicino, la pensino come me e non come le associazioni. Ma voi pensate che tutti quelli delle marce gay, con le piume, con le penne e seminudi, rappresentino gli omosessuali italiani? C'è una stragrande maggioranza si gente seria che lavora, che vive la sua vita e che non ostenta e che anche, politicamente, non la pensa a favore del matrimonio».

Clicca qui per vedere un riassunto dei suoi interventi.


Giovanardi voleva scrivere «pedofobi» e non «pedofili»

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«Si chiede che le parole "omofobia" e "transofobia" siano sostituite dalla dicitura "fondate sull'odio ovvero disprezzo o comunque palese ostilità tesa concretamente a ledere l'incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente, ancorché non apertamente, orientamenti omosessuali bisessuali, eterosessuali, pedofili, se tali condotte siano poste in essere a motivo del loro orientamento sessuale e siano espressione di violenza o ostilità e non di pensiero verso l'orientamento sessuale e lo stile di vita in sé». È questo uno degli emendamenti presentati dai senatori Giovanardi, D'Ascola, Torrisi, Bianconi e Chiavaroli in merito al ddl sull'omofobia in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato.
Oltre a teorizzare l'esistenza di «uno stile di vita gay», i quattro senatori si sono spinti sino a mettere sullo stesso piano pedofilia ed omofobia. Una scelta si cui ci eravamo già occupati lo scorso 9 gennaio, ma solo recentemente notata dal Movimento 6 Stelle e rilanciata da Il Fatto Quotidiano. Ed è così che Giovanardì è subito corso ai ripari parlando di «una calunniosa polemica condotta in perfetta malafede» dato che al posto di «pedofili», si intendeva scrivere «pedofobi» (ossia persone che manifestano un'avversione verso i bambini).
Insomma, il suo riferimento alla pedofilia sarebbe da ritenersi solo un refuso (malauguratamente occorso per ben cinque volte) e non un tentativo di sostenere l'orrido paragone tanto caro ai gruppi da cui ha attinto anche altri termini usati in altri suoi emendamenti (come «eterofobia» e «cristianofobia»). Solo qualche malpensante potrebbe sospettare che l'eventuale passaggio qi quella parola avrebbe reso inaccettabile l'intera norma, casualmente così come pare lui voglia: «Il Ncd e il sottoscritto -ha tuonato- non soltanto sono contrari al carcere per chi ha opinioni differenti da quelle delle associazioni gay rispetto ad omosessuali e transessuali, ma è ancora più contrario al tentativo, portato avanti ad esempio dagli psicologi americani, di derubricare un orrendo crimine come la pedofilia a semplice orientamento sessuale. Questa è la nostra posizione e la speculazione su un refuso di stampa in uno degli emendamenti presentati al Senato è un polverone sollevato proprio da quelli che sono i più fervidi sostenitori di una proposta di legge liberticida ed eterofoba».
Ci sarebbe poi da chiedersi cosa c'entrerebbe la «pedofobia» con quella legge, a meno che dietro non ci sia l'intenzione di utilizzare quella definizione per tutelare le azioni omofobi dei gruppi cattolici che sostengono di agire «per il bene dei bambini». Sia mai che si aspiri a trovare un escamotage che possa portare all'introduzione di leggi di stampo russo contro l'omosessualità, ma d'altra parte già nel 2012 chiarì che per lui «vedere due donne che si baciano è come veder fare la pipì in pubblico».


Giovanardi contro il Garante: sui gay deve decidere esclusivamente il Parlamento

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Lo scorso gennaio la Corte di Cassazione sentenziò che un bambino può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale, aggiungendo poi che chiunque ritenga il contrario non faccia altro che esprimere un «mero pregiudizio». Sul fronte opposto, però, c'è un Parlamento così impegnato a compiacere cattolici e Vaticano da non essere neppure in grado di approvare una norma che potesse sancire la violenza verso i gay non è l'espressione di un'opinione ma un fatto grave da perseguire.
Non stupisce, dunque, che la scelta del Tribunale dei Minori di Bologna in merito all'affido una bimba di tre anni ad una coppia gay (con tanto di appoggio da parte del Garante per l'Infanzia) potesse far nascere malumori di lesa maestà tra i parlamentari (ancor più vista la necessità di contestare sempre e comunque la magistratura per tutelare gli interessi di un singolo senatore che rischia di decadere per aver frodato il fisco).
Dopo le prime esternazioni della Lega e gli insulti di Libero, non poteva che arrivare la presa di posizione dell'omofobo Carlo Giovanardi.
«Il Garante per l'infanzia -ha dichiarato- non può permettersi di affermare falsamente che la legge italiana sull'affido permette l'affidamento di bambini alle coppie omosessuali. Infatti nell'incredibile decisione del tribunale dei minorenni di Bologna, i giudici si sono dovuti inventare che la bimba di tre anni è stata data in affido a due single, a prescindere dal loro rapporto di coppia». Ed ancora: «Quanto poi al suggerimento del Garante sulla necessità di aprire un dibattito per permettere alle coppie gay di adottare bambini, lasci operare il Parlamento e si limiti a rispettare, come è suo dovere, i principi della nostra costituzione e delle nostre leggi a tutela dell'infanzia».


Giovanardi si scaglia contro la legge anti-omofobia

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La cronaca continua a portarci notizie di gay picchiati o presi a sassate per il solo fatto di esistere, ma secondo Avvenire una legge contro l'omofobia sarebbe «inutile e pericolosa». Come prevedibile, soprattutto in un Paese laico come il nostro, non è mancato chi si è affrettato a rispondere all'appello dei vescovi ed ha iniziato ad operarsi per cercare di impedire che la norma possa passare.
Tra loro l'omofobo Giovanardi che, appellandosi ai deliri dei Giuristi per la Vita, ha sentenziato: «Chi si pronuncia a favore della famiglia naturale con papà uomo e mamma donna rischia la galera».
Secondo l'ex sottosegretario alla famiglia, il testo approvato dalla Commission Giustizia «intende applicare integralmente alle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere le sanzioni penali previste dalla legge Mancino per chi propaganda idee fondate sulla superiorità, sull'odio razziale ed etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Secondo il senatore del Pdl. «I Giuristi per la Vita ed illustri penalisti hanno già efficacemente dimostrato che verranno colpiti con la reclusione sino a tre anni coloro che per esempio sostengono che il rapporto naturale è tra uomo e donna o che si oppongono al matrimonio gay o sono contrari all'adozione dei bambini da parte di coppie omosessuali. Da sei mesi a quattro anni rischiano invece i partecipanti alle associazioni che sostengono queste idee e da uno a sei anni coloro che queste associazioni promuovono o dirigono».
Insomma, pare quasi che Giovanardi ignori di vivere in un Paese in cui Roberto Calderoli (suo alleato) sta impunemente continuando ad insultare un ministro per il semplice fatto di avere la pelle di un colore diverso dal suo. Insulti che la legge Mancino dovrebbe punire (e, purtroppo, non certo con la severità da lui paventata dato che delle scuse non sentite sono state ritenute sufficienti) ma che secondo il suo discorso sarebbero da ritenersi leciti in quanto estensione della «libertà di pensiero».
Eppure anche Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, pare intenzionato a sostenere la tesi del collega: «Sulla questione della bioetica e anche sulla omofobia non sempre il sottoscritto e Giovanardi vanno d'accordo, ma siamo invece sempre d'accordo sul garantismo, sulla piena tutela della libertà d'opinione che, a mio avviso, va garantita a tutti, anche a coloro che sostengono tesi aberranti».
Ma siamo sicuri che vada garantito anche a chi brandisce spranghe o bastoni nei confronti di ha l'unica "colpa" di amare una persona del suo stesso sesso? O, più semplicemente, non è che si teme una legge contro la discriminazione di un gruppo che si desidera discriminare?


Giovanardi si scaglia contro un'ipotetica versione gay di "Uomini e donne"

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Nonostante Maria De Filippi abbia chiaramente detto di non aver alcuna intenzione di inserire persone gay all'interno dei propri programmi, Carlo Giovanardi non ha comunque voluto perdere l'occasione per uscirsene con una sua qualche sparata omofoba.
Ospite della trasmissione internet KlausCondicio, ha affermato: «Constato che le lobby gay sono molto potenti e evidentemente muovono miliardi. Se dovesse andare in onda Uomini e Donne gay, impedirei a mia nipotina minorenne di guardare il programma. Ai miei nipoti di 4 anni e 5 anni non li metterei davanti alla tv a vedere una cosa così. Avranno col tempo una loro sessualità ma non lo metto da minorenne e da bambino davanti alla tv dove ci sono scene di sesso esplicito. È chiaro che a un bambino di 4 o 5 anni che vede scene di questo tipo cosa gli spiego? Che è un'anomalia? E allora può chiedermi perché ho una mamma e un papà e li ci sono due papà?».
ma secondo il sottosegretario, la situazione sarebbe più diffusa di quanto si creda: «Se penso che ormai da anni in tutti i festival del cinema, nelle fiction, in tv, c'è un overdose di programmi gay -ha aggiunto- non posso che constatare che la moda è quella di rappresentare situazioni di questo tipo. Le lobby gay sono potentissime anche dal punto di vista economico quindi il fatto che ci sia riproposto costantemente e insistentemente questo modello è un fatto culturale che rischia di offuscare il modello eterosessuale. Lo scandalo non è la singola trasmissione».
Curioso che si tiri in ballo una fantomatica lobby «gay» quando la quasi totalità delle fiction trasmesse in Italia è sotto il controllo del capo del suo partito (proprietario delle reti Mediaset e presente nel Cda della Rai), così come lo sono i fondi investiti in trasmissioni televisive. Ma, ormai senza freni inibitori, Giovanardi ha aggiunto: «Lo scandalo non è questa trasmissione, visto che uno può anche cambiare canale, ma che a breve verranno criminalizzati e penalmente perseguiti programmi in cui si rappresenta Valentino e Valentina dicendo che è quello il modello. È quello che sta accadendo, appena al di là ormai del fatto che una trasmissione televisiva ci racconti Ugo che corteggia Ugo o Maria che corteggia Maria, qui siamo al punto che se uno dice che la normalità è Ugo che corteggia Maria rischia recriminazioni. Che una trasmissione pomeridiana si accodi ad altre mille forme di spettacolo dove se non c'è la storia gay sembra che non ci sia la storia, è un segno del conformismo dei tempi e che questo sia diventato il simbolo dell’attenzione al tema dei diritti è una cosa veramente singolare».


Giovanardi minaccia la crisi di governo se si parlerà di unioni gay

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L'avversione di Giovanardi nei confronti dei gay pare assumere forme sempre più patologiche. Giusto pochi giorni fa, quando ha manifestato insieme ad una manciata di persone davanti all'ambasciata francese, aveva asserito che i gay gay possono «diventare presidenti di Regione -come Vendola e Crocetta- ma non sposarsi. C'è un problema di diritto naturale, l'omosessualità non si può rivendicare».
Poi, nei giorni successivi, è tornato sull'argomento sentenziando che «Il Pdl ritirerebbe immediatamente l'appoggio a un Governo che volesse realizzare le unioni di fatto. Credo che questo esecutivo nasce se espunge le cose più controverse del centrodestra e del centrosinistra. Personalmente credo che la premiership di Letta, che è un credente, sia una garanzia in più su alcuni aspetti controversi. Temi come la liberalizzazione della droga o i matrimoni gay non possono far parte del programma di questo Governo».
Insomma, quella paventata ha tutta l'aria di una miccia, con buona pace per la maggioranza dell'elettorato che si era espresso a favore di partiti che in campagna elettorale avevano promesso maggiori diritti civili per le coppie gay.
Una volontà, la sua, ribadita anche a KlausCondicio: «Se la componente Pd di questo esecutivo volesse proporre le unioni civili o il cambio della legge 40 -ha affermato Giorvanardi- sarebbe come se il centrodestra proponesse la responsabilità diretta dei giudici, una cosa dal nostro punto di vista assolutamente legittima, ma che impedirebbe di andare avanti. Il nuovo governo nasce sui punti condivisi, non su quelli che dividono, nessuno può portare avanti il suo programma. Letta deve dare un messaggio chiaro sulle cose da fare, non su quelle da non fare: la nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari e gli interventi per lo sviluppo economico di cui il Paese ha urgente bisogno».


Giovanardi: «Il matrimonio gay mi imbarazza più di Berlusconi»

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Carlo Giovanardi pare ormai ossessionato dai matrimoni gay. Basta fargli una qualsiasi domanda perché il senatore del Pdl porti lì l'argomento. Ed è così che, ospite a Radio Città del Capo, gli è stato chiesto un commento sul siparietto di Silvio Berlusconi con la dipendente della Green Power (il famoso «Lei viene? E quante volte viene?»). Pronta la risposta di Giovanardi: «Berlusconi mi ha imbarazzato come tutti, ma lo sono molto di più quando si vuole andare contro il diritto naturale, riconoscendo forme di matrimonio che la nostra Costituzione non prevede».
Che cosa centrassero i matrimoni gay in quel contesto lo sa solo lui, ma l'ex sottosegretario è partito a ripetere quello che ormai appare quasi come un suo mantra: «La Costituzione italiana prevede la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna». Poco importa se Corte Costituzionale ha chiaramente chiarito che non è così, tant'è che nei suoi discorsi continua incessantemente a sostenere che sia stata proprio quella Corte a dargli ragione.
Poi ha aggiunto: «Se il Parlamento farà una riforma della Costituzione, che poi naturalmente sottoporremo a un referendum popolare, e il popolo italiano deciderà che due uomini o due donne possono sposarsi, ne prenderò atto», pur ribadendo di essere «contrario» e di voler difendere a tutti i costi «l'attuale Costituzione italiana». Ma non solo. Dopo quella labilissima apertura, Giovanardi si è sentito nel dovere di spararne una delle sue, asserendo che «mi imbarazza che ci sia la compravendita in giro per il mondo: ci sono le fattorie in India dove tengono le ragazze, gli fanno fare le gestazioni a favore delle coppie omosessuali dell'Occidente».


Giovanardi contro la coppia gay sul palco del Festival

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Davanti alla commuovente storia portata sul palco dell'Ariston dai due ragazzi gay che proprio domani si sposeranno a New York (dato che la loro relazione non è riconosciuta dalle leggi italiane), Cerlo Giovanardi è sceso in campo per sostenere che gli affetti siano da ricondursi ad una precisa parte politica e, quindi, da tacere in tempo di campagna elettorale.
«La Presidente e il Direttore Generale della Rai -ha tuonato Giovanardi- spieghino come sia possibile che, in periodo di par condicio, un conduttore esageratamente pagato e politicamente schierato come Fabio Fazio usi il Festival di San Remo per uno spot a favore del programma elettorale e di vita del candidato Niki Vendola, facendo contestare, a dieci giorni dalle elezioni politiche, il principio contenuto nell'articolo 29 della nostra Costituzione laica e repubblicana, che riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, fra un uomo e una donna, come più volte ha ribadito la Corte Costituzionale».
Come un disco rotto, il responsabile delle politiche familiari del Pdl è tonato a negare tutti i pronunciamenti del Parlamento Europeo e della Corte Costituzionale, preferendo sostenere che le sue idee personali debbano valere più dei diritti dei cittadini (adducendo fantomatici pronunciamenti, forse rivisti ed interpretati nella sua mente).
L'articolo 29 della Costituzione, infatti, sancisce che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare». Ogni altra considerazione sul sesso sei coniugi è solo un'invenzione.
E, già che ci siamo, perché non chiedersi il come mai un politico esageratamente pagato si possa sentire nel diritto di offendere ed insultare l'amore di due persone (e di migliaia di altre coppie come loro) solo per un tornaconto personale?


Giovanardi ribadisce: «La parola Olocausto non può essere usata per i gay»

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L'aveva già affermato lo scorso aprile, ma evidentemente Carlo Giovanardi dev'essersi sentito così orgoglioso della sua sparata omofoba da non essere riuscito a trattenersi dal ripeterla alla vigilia della Giornata della memoria (ed in piena campagna elettorale). Ed anche oggi, oggi come allora, l'occasioni per il suo negazionismo gli è stata offerta da un'intervista realizzata da Klaus Davi.
L'ex sottosegretario alla famiglia ha nuovamente dichiarato: «La parola Olocausto non può essere usata per i gay. Per un semplice motivo: la parola Olocausto può essere usata solo ed esclusivamente per quel progetto criminale di cancellare dalla faccia della terra milioni e milioni di persone, sulla base soltanto del fatto che fossero ebrei. Che poi i nazisti abbiano perseguitato gli zingari, gli handicappati, gli omosessuali, ma attenzione, solo una fattispecie di omosessuali, perché ormai è dimostrato che una buona parte della dirigenza nazista e della SA erano omosessuali, compreso Hesse, facevano una differenziazione fra i comportamenti, gli atteggiamenti. Che siano stati perseguitati gli omosessuali, assolutamente sì, come purtroppo il nazismo perseguitò, gli zingari, le minoranze, gli handicappati, i subumani come li chiamavano loro».
Giusto pochi giorni fa il presidente di Arcigay aveva ricordato come finalmente anche le vittime gay fossero ricordate nei discorsi ufficiali, dopo anni di indifferenza che pareva volerle considerare delle «vittime di serie B». Ma Carlo Giovanardi, deputato Pdl e candidato per l'ennesima volta dopo 20 anni di presenza in parlamento, ci ha riporto con i piedi per terra e ci mostra come ancor oggi ci siano personaggi del Governo disposti a considerare l'olocausto dei gay un «olocausto di serie B» (con buona pace per gli oltre 7mila omosessuali uccisi nei campi di concentramentoe per o 100mila gay incarcerato tra il 33 e il 45).

Clicca qui per guardare l'intervista.


Giovanardi assicura che Berlusconi sia contrario alle unioni gay

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Una frase pronunciata stamattina da Silvio Berlusconi aveva lasciato intendere una labile apatura alle alle unioni gay. Ma se Michaela Biancofiore ha immediatamente manifestato la sua contrarietà all'idea, Calo Giovanardi si dice certo che l'ex-premier sia stato frainteso.
«Le assicuro che Berlusconi è contrario», afferma in un'intervista a Il Sussidiario, «Berlusconi ha semplicemente fatto riferimento ad un disegno di legge che ho presentato circa sei mesi fa, firmato da moltissimi senatori e la cui struttura tecnica è merito dell'ordine dei notai: i "Contratti di convivenza e solidarietà"».
Insomma, secondo il deputato il riferimento di stamattina riguarderebbe delle norme che equiparerebbero una relazione gay ad una qualsiasi convivenza (anche non legata a vincoli affettivi) di chi «per solidarietà, si trovano a vivere sotto lo stesso tetto».
Poi, interpretate le parole di Berlusconi, Carlo Giovanardi è anche tornato a rivangare uno dei suoi tormentoni più noti: «In Italia il matrimonio è tra uomo e donna. Lo dice la Costituzione e la Corte costituzionale, per l'ennesima volta, ha di recente chiarito che può dirsi tale esclusivamente quello tra un uomo e una donna. I Contratti di solidarietà, semplicemente, riconoscono ai sottoscrittori diritti che, sulla base della giurisprudenza, dovrebbero già essere contemplati, ma che, in pratica, è molto difficile vedersi riconoscere».


La proposta di Giovanardi per le unioni civili

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Carlo Giovanardi

Dopo aver creato clamore mediatico con le sue continue dichiarazioni omofobe, Carlo Giovanardi ha presentato a sorpresa un disegno di legge al Senato per la regolamentazione delle coppie di fatto, sia gay che eterosessuali.
Un svolta dal sapore elettorale, giunto a fine legislatura (lui stesso afferma di sapere che non ci sarà il tempo per poterne discutere in aula) e con una sinistra che pare incapace di trovare il coraggio di parlare di matrimoni gay. E di matrimoni non ne parla neppure l'ex sottosegretario alla famiglia, preferendo il ricorso ad un «contratto di convivenza e solidarietà» che potrà essere sottoscritto da chi vive una convivenza di qualsiasi tipo (anche fra amici, purché residenti nello stesso domicilio) e che dovrà essere sottoscritta alla presenza di un notaio per poi essere depositato all'anagrafe del Comune. In tal modo ci si potrà assicurare una serie di diritti, come l'eredità, l'assistenza sanitaria, la cointestazione dell'abitazione e le decisioni in materia di salute in caso di incapacità di intendere e volere dell'altra persona.
Ma è lui stesso a mettere le mani avanti e a precisare come non sia previsto alcun «accostamento alla famiglia tradizionale» dato che, perlomeno secondo il suo parere, il matrimonio è un lusso che deve rimanere riservato alle coppie eterosessuali.
Immediata è giunta la replica di Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, che ha commentato: «Chi è omofobo lo resta, e una proposta di questo tipo la respingiamo al mittente: sicuramente è una mossa pubblicitaria e la prendo in quanto tale. Ma l'unica cosa credibile è la sua omofobia [...] Questo disegno di legge poteva essere presentato, al massimo, negli anni '80. Al di là del fatto che provenga da lui, è a una distanza siderale dall'unica proposta che ci interessa: realizzare l'eguaglianza tra le persone come vorrebbe la nostra Costituzione, ovvero l'estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali»


Carlo Giovanardi come la Seredova: «I gay nell'esercito? Dormano in camere separate»

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Siamo alla frutta. Giusto pochi giorni fa ci siamo occupati delle assurde dichiarazioni della showgirl Alena Seredova, moglie di Gigi Buffon, che proponeva spogliatoi separati per eventuali calciatori gay della nazionale.
Evidentemente, però, Carlo Giovanardi dev'essere rimasto estasiato da tali parole, al punto da farle proprie. Ed è così che, ospite a Radio 24, il politico ha dato libero sfogo alla propria omofobia dichiarando: «Oggi nell'esercito mettono gli uomini da una parte e le donne da un'altra. Dormono in posti diversi perchè giustamente possono crearsi dei disguidi. Dunque se ci sono degli omosessuali dichiarati che vogliono praticare la loro omosessualità devono essere messi in camerate separate».
Secondo lui, «È una questione di buonsenso, se avessi due o tre persone che non solo sono gay ma vogliono praticare in maniera attiva la loro omosessualità, avrei qualche imbarazzo a essere in una camerata con loro. Le camerate separate sarebbero una cosa assolutamente normale».
Curioso è anche il fatto che Giovanardi abbia fatto proprio anche quest'ultimo, inspiegabile, concetto della Seredova (che non voleva gay dichiarati negli spogliatoi, mentre non aveva problemi verso chi nasconde la propria omosessualità): insomma, secondo entrambi il problema non è l'orientamento sessuale ma il coming out (un po' come in certi paesi degli Stati Uniti dove si possono bere alcolici purché li si tenga nascosti in una busta di carta e non si faccia vedere ciò che si sta facendo).
Ed è così che l'ex-sottosegretario conclude: «Nell'esercito è inopportuno dichiarare di essere omosessuale, fare coming out. Non bisogna ostentare le proprie preferenze sessuali, di qualsiasi tipo siano».
Tralasciando il fatto che i termini "dichiarare" ed "ostentare" non sono sinonimi (quindi è inopportuno usarli come se lo fossero), resta preoccupante vedere che i nostri politici si ispirano alle interviste a shogirl pubblicate da Vanify Fair per i loro discorsi (naturalmente solo quando gli fa comodo, perché quando la rivista ha lanciato appelli per i diritti delle coppie gay, si è preferito far finta di nulla).


Carlo Giovanardi shock: «L'Olocausto dei gay non c'è mai stato»

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«L'Olocausto dei gay non c'è mai stato. C'è stata invece, questo si, una persecuzione dei gay. Ma per essere chiari di Olocausto ce ne stato uno solo, ed stato è quello del popolo ebreo, anche dal punto di vista legislativo, normativo; tutti elementi che hanno costituito l'unicità di questo terribile dramma storico. L'Olocausto ha interessato il popolo ebraico. Poi ci sono stati da parte del Nazismo tutta una serie di azioni che hanno riguardato gli handicappati, i malati mentali, gli zingari, le popolazioni dell'est considerate popolazioni inferiori, i cattolici e gli evangelici che si opponevano al regime e anche i gay. Però ricordo anche che il movimento nazista era largamente rappresentato dai gay, perchè c'erano gay nazisti ai vertici del partito. L'Olocausto riguarda solo gli ebrei. Non c'è stato nessun Olocausto dei gay, ma solo una persecuzione di situazioni gay».
È quanto ha affermato il senatore del Pdl, Carlo Giovanardi, ai microfoni di Klaus Davi. Un negazionismo che non manca di lasciare shockati di fronte a una volontà di spacciare per vera una realtà che non si basa su fatti storici.
L'Omocausto, infatti, c'è stato e furono tra 10mila e i 600mila gli omosessuali che vennero internati nei campi di concentramento nazista tra il 1933 e il 1945. E non perché ebrei, ma semplicemente perché gay.
Molti di loro morirono per fame, stenti, freddo o sotto tortura. Ora la loro memoria viene vergognosamente insultata da un Senatore della Repubblica Italiana, che per mera omofobia è pronto ad affermare che quegli uomini e quai fatti non siamo mai esistiti.
E se i vertici del suo partito tacciono davanti a simili affermazioni (al posto di allontanarlo come avverrebbe in un Paese civile) è tempo di dire «Basta!». Non è accettabile che un uomo del Senato insulti la memoria di migliaia di perseguitati solo per riuscire a guadagnarsi una citazione su una qualche pagina di giornale, nella speranza che la sua omofobia riesca a portargli voti.


Gasparri e Giovanardi scrivono a Napolitano contro la sentenza della Cassazione sulle coppie gay

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La recente sentenza della Cassazione che ha sancito la necessità di riconoscere dei diritti anche alle coppie gay pare preoccupare parte del mondo politico più di quanto non lo avessero fatto nei mesi scorsi i conti pubblici e il rischio di default del Paese.
In questi giorni si stanno moltiplicando a dismisura le esternazioni omofobe di alcuni politici (come quelle di Domenico Scilipoti, Alessandra Mussolini e Romano La Russa, giusto per citarne alcune) che spesso hanno raggiunto livelli intollerabili da vero e proprio insulto gratuito.
Da due personaggi come Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri certo ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa, ma i due si sono immediatamente attivati per fare di più: armati di carta e penna, hanno scritto una lettera indirizzata a Giorgio Napolitano (nella sua qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura) per chiedere il suo intervento. In particolare, gli esponenti del Pdl chiedono al Capo dello Stato «di voler ricordare che nel nostro ordinamento democratico è il Parlamento a legiferare mentre secondo l'art. 101 della Costituzione sopracitato "i giudici amministrano la giustizia" e le sentenze non possono essere utilizzate per orientare l'opinione pubblica».
Insomma, della serie "questa è casa mia e qui comando io"... sia mai che l'opinione pubblica (forse non così omofoba come credevano) o le posizioni dell'Eroparlamento possano portare ad un'estensione dei diritti dell'individuo senza che siano stati loro a decidere chi ne dovesse beneficiare.


Giovanardi contro Priscilla

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Ormai la sua sembra quasi un'ossessione. L'ex sottosegretario alla famiglia, Carlo Giovanardi, pare non perda occasione per attaccare tutto ciò che è legato alla comunità lgbt. A volte viene quasi da immaginarselo lì, tutto indaffarato alla ricerca di eventi o notizie che gli consentano di poter esternare la sua contrarietà e i suoi «Non va bene», «Non si fa», «Il matrimonio è solo fra uomo e donna».
Dopo i noti attacchi all'Ikea, ai videogiochi e alle donne che si baciano in pubblico, Giovanardi ora se la prende con "Priscilla", il musical in scena Milano e che narra le vicende di tre cantanti travestiti, di cui uno con un figlio di otto anni.
L'occasione è stata l'intervista rilasciata alla trasmissione internet "Klauscondicio" (che in più casi gli ha fornito lo spunto per le sue esternazioni), nella quale ha affermato: «Credo che un padre che si rivela gay al proprio figlio di otto anni possa creargli dei problemi. Può capitare anche che un bambino abbia un padre o una madre che possono avere dei problemi, delle patologie. Chi si trova a vivere situazioni di questo tipo, anche nei confronti delle altre famiglie e degli altri bambini, qualche problema ce l'ha. Credo che un bambino di otto anni faccia fatica a orientarsi e a capire la situazione in cui si trova a vivere, confrontandola con altre. Secondo me qualche domanda se la pone».
Inutile dire che nello spettacolo, ispirato al famoso film australiano del 1994 di Stephen Elliott, il bambino accetta candidamente la natura omosessuale del padre, ma secondo l'ex sottosegretario quella è solo finzione. D'altra parte la scusa di essere contrari ai rapporti gay in difesa dei bambini (che spesso dimostrano di avere molti meno preconcetti dei genitori) è una motivazione spesso addotta da chi vuole nascondere la propria omofobia (ad esempio la scusa utilizzata anche da Scilipoti e persino dal distretto di San Pietroburgo per giustificare la loro legge contro il coming-out).


La risposta di Luciana Littizzetto a Giovanardi: «A me dai fastidio tu»

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Nel suo intervento settimanale a "Che Tempo Che fa", andato in onda ieri sera su Rai 3, Luciana Littizzetto ha voluto commentare anche le affermazioni dell'ex sottosegretario Carlo Giovanardi che, nei giorni scorsi, aveva paragonato «Un bacio tra due donne ad un uomo che fa pipì per strada».
Ecco la trascrizione del suo intervento (visibile a partire dall'undicesimo minuto nel video proposto a fine post):

Giovanardi ha detto che vedere due donne che si baciano è come vedere uno che fa pipì per strada: gli dà fastidio. Vedere due donne che si baciano o vedere uno che fa pipì per strada per lui è la stessa cosa: gli dan fastidio.
Posso dire una cosa io? Anche vedere te a me dà fastidio. E non quando pisci, tra l'altro.
Deve farsi curare da un analista bravo e anche in fretta. Perché sennò davvero... c'ha questa ossessione dei gay che finisce come Tony Perkins in Psico: travestito da sua madre ad assassinare gli omosessuali.
Ma che cosa vuol dire? Perché se tu vedi due che si baciano o uno che fa pipì è la stessa cosa? Ma se non hai gli occhiali è la stessa cosa. Se hai bevuto la grappa al posto del Gatorade è la stessa cosa. Se ti sei fumato delle cose che fanno vedere le magie, altrimenti non è la stessa cosa, Giovannone Coscialunga.
Cioè, adesso ti faccio alcuni esempi. Se vedi una forma indistinta con una specie di rubinetto aperto, allora lì vuol dire che c'è uno che fa pipì. Quando invece vedi due attaccati per la bocca, tre possono essere le possibilità: o si stanno facendo la respirazione bocca a bocca, o hanno un apparecchio per raddrizzare i denti in due, vista la miseria lo usano contemporaneamente, oppure si stanno baciando.
Perché lui dice che attraverso il bacio ci si scambiano i microbi e quindi il bacio può essere un modo di contagiarsi. Ma non si è mai baciato Giovanardi? Ma non è sposato? Ma, scusami, non è dello stesso partito di Berlu?
Ma ti sembra normale? Non è che tutte le volte che ti baci ti contagi, sennò saremmo tutti ammalati. No, si deve far dare ripetizioni dal sire (nome con cui Luciana è solita chiamate Berlusconi, ndr).
Ma poi non ho capito bene qual è il problema che ti agita. Che siano due donne o due uomini? È questo il problema? E vabbhé, allora senti Giovannone: tu pensala come vuoi. Se pensi che quella roba lì ti dia fastidio, pensalo. Pensa quello che ti pare. Non importa. Pensalo però per i fatti tuoi. Non ci fracassare i maroni a noi.
Ti fa schifo vedere due donne che si baciano? Bhe, a me fa schifo il fegato al burro, il pelo nell'insalata e i preti che danno i sacramenti ai mafiosi. Rompo io le balle per questo? No. E allora, la prossima volta, quando vedi due donne che si baciano tu fai così: vai a casa e nel tuo intimo compi atti di autolesionismo. Cioè, bastonati con la ramazza, ti fai una bella polenta e sedativi e poi ti spalmi gli amici di Maria (i testicoli, ndr) di semi di sesamo e li dai ai piccioni. Ma non ci spracanare più a noi.

Clicca qui per guardare il video dell'intervento.


Giovanardi contro Madonna (perché amica dei gay)

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Carlo Giovanardi è tornato a sedere nel salotto di "KlausCondicio", un programma di Klaus Davi trasmesso attraverso You Tube, in una puntata dal titolo "Popstar contro Berlusconi: è marketing?".
Come prevedibile, il sottosegretario ha difeso a spada tratta il suo leader contro gli attacchi a lui rivolti da Madonna nel corso di un'intervista rilasciata al Festival di Venezia in cui l'ha definito «Inadatto a governare».
«Molto intelligente l'attacco all'Italia e a Berlusconi della signora Ciccone -ha dichiarato Giovanardi- Riprende un giornale inglese, The Economist, che pontifica da un Paese in cui, ad agosto, abbiamo visto rivolte sociali senza precedenti e certamente avrà sentito cosa ha detto il premier inglese a commento di una città come Londra messa a ferro e fuoco; l'Inghilterra è un Paese in preda a un evidente sfascio delle strutture familiari, a una disgregazione totale della società. Insomma se il pulpito cui si ispira Madonna è quello inglese... allora possiamo stare tranquilli».
Provando a sorvolare sul perché una situazione interna dovrebbe screditare automaticamente , per il solo fatto di essere stampato lì, un giudizio espresso da un famoso giornale economico (che qualche tempo fa aveva dedicato a Berlusconi un articolo dal titolo "Perché è inadatto a governare l'Italia") e su quale sia il legame che fa sì che un giudizio espresso su singolo politico dovrebbe risultare un insulto all'intero Paese (pensiero poi ripreso anche da Daniela Santaché, il che mette Giovanardi in buona compagna), è sul finale che il sottosegretario ha dato il meglio di sé tornando su uno dei suoi più classici tormentoni, la sua ossessione contro i gay.
«Gli italiani sanno che è una supermiliardaria e non è che la gente si lasci irretire da questi satrapi ricchi e viziati -ha affermato- Tra l'altro, la signora Ciccone è apertamente per le famiglie omosessuali, quindi schierata palesemente contro la nostra cultura e la nostra Costituzione che non prevedono famiglie gay».
Qualcuno potrebbe gentilmente digli che quella è la sua personale cultura e che la Costituzione non dice nulla di specifico a tal proposito (quella che continua a rivangare è solo un'interpretazione). E, già che ci siamo, potreste ricordargli che anche Berlusconi è un multimiliardario?


Giovanardi a Torre del Lago

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L'invito di Carlo Giovanardi all'apertura del Mardi Gras di Torre del Lago è stato vissuto da alcuni come puro masochismo e da altri come occasione di confronto. Fatto sta che il dibattito si è tenuto anche l'esito era praticamente annunciato. Dal palco del Mammamia, non senza qualche fischio da parte del pubblico, il sottosegretario ha confermato i suoi «no» alle nozze gay, alle adozioni e ad una legge contro l'omofobia.
A sostegno della sue tesi anche i già preannunciati dati provenienti da un sondaggio commissionato dal Dipartimento per le politiche della famiglia della presidenza del Consiglio e condotto su un campione di 3000 persone secondo cui il 60% degli italiani è contrario ai matrimoni gay. Dati che hanno portato ad un acceso dibattito durato una ventina di minuti in cui Paolo Patanè, presidente di Arcigay, ha contestato la maniera in cui erano state formulate le domande e l'uso di denaro pubblico per fornire dati raccolti con «domande tendenziose».
La discussione si è poi spostata sulla legge contro l'Omofobia. Giovanardi ha spiegato il suo punto di vista: «Sarei stato d'accordo se fosse stata prevista una aggravante per qualsiasi violenza determinata da un orientamento sessuale. Ma non posso accettare che la violenza su un omosessuale sia più grave di una violenza sulle donne».
Infine in merito alle sue polemiche contro la pubblicità gay-friendly dell'Ikea, ha aggiunto: «Io ho solo detto che ho giurato fedeltà alla Costituzione, e che la Costituzione non prevede che due uomini possano formare una famiglia. Se vedo due uomini che camminano mano nella mano, non me ne può fregare di meno, lo dimostra il fatto che sono qui questa sera. Ma di matrimonio gay con me non si può discutere. Semmai possiamo parlare di modifiche del codice civile e di maggiori diritti per le minoranze, questo sì».
Al di là delle piccola contraddizione sul fatto che i gay non lo infastidiscano con le sue dichiarazioni del maggio scorso (nelle quali sosteneva l'esatto opposto), sono in molti a ritenere che dall'incontro non sia emerso nulla di nuovo. Una voce fuori dal coro, però, è rappresentata da Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra) che ha commentato: «Non abbiamo avuto l'impressione che si sia trattato di una "volpaggine", ma di un'apertura interessante poiché Giovanardi ha dato la sua disponibilità alle unioni civili solo per le coppie gay, sul modello tedesco, proposta che combacia con la nostra sul Riconoscimento delle Unioni omoaffettive».


Giovanardi dà i numeri

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Dopo i suoi commenti contro il matrimonio dell'On.Concia, il sottosegretario Carlo Giovanardi torna a parlare di un tema che pare stargli particolarmente a cuore: il suo totale dissenso nei confronti dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Dichiarandosi pronto ad un confronto sul tema con la comunità gay, ha dichiarato: «Al confronto con il presidente del Arcigay, Paolo Patané, nell'ambito del festival di Mardì Gras a Torre del Lago, sarò in grado di presentare un sondaggio commissionato dal Dipartimento per le politiche della famiglia della presidenza del Consiglio, sull'opinione degli italiani in ordine al matrimonio fra persone dello stesso sesso. [...] Dal sondaggio, che ha valutato anche l'orientamento religioso degli interpellati, emergono dati estremamente interessanti che vanno analizzati con attenzione. Ad esempio, emerge che mentre il 65% degli italiani ritiene che una famiglia debba essere formata da un uomo e da una donna, solo il 30 per cento ritiene invece possibile il contrario. Inoltre, solo il 14% degli italiani contro un 85% di contrari, è favorevole al fatto che le coppie omosessuali possano adottare bambini».
Naturalmente non ci è dato modo di sapere se i dati esposti dal sottosegretario derivino da un sondaggio reale o da uno dei tanti in cui il risultato finale viene deciso al momento della loro commissione. Fatto sta che precedenti sondaggi sul tema erano emersi altri dati: dal 53% di contrari riscontrati da Sky Tg 24 al 60% di favorevoli registrati da Il Giornale. L'altalenare delle percentuali in una forbice del 25% indica già di per sé che il risultato è molto soggetto a chi viene interpellato e che difficilmente il dato può essere ritenuto esaustivo.
Inoltre va sottolineato come fino a ieri Giovanardi incentrasse tutte le sue affermazioni sulla base di quanto riteneva sancito dalla Costituzione (nonostante anche in questo caso i pareri discordanti sul tema risultassero molti) e non è chiaro il perché di questa inversione di rotta e del nuovo tentativo di cercare di ricondurre il tutto ad una ipotetica volontà popolare (chissà, poi, in base a quel campione).


Giovanardi contro il matrimonio della Concia

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Ci sono persone che hanno un'idea fissa ed amano ripeterla in continuazione, quasi fossero come quei pupazzetti con la cordicella da tirare che dicono sempre la stessa frase.
E così, Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alle Politiche della Famiglia, dopo le sue crociate anti-gay contro Ikea, The Sims 3 e Pisapia, non è riuscito ad astenersi dal dire la sua riguardo al matrimonio gay dell'Onorevole Concia svoltosi nei giorni scorsi in Germania.
Cercando di ridimensionare il tutto, ha affermato: «Lo considero, come tutti i rapporti fra due persone, un fatto che che rappresenta un vincolo affettivo; dal loro punto di vista, anche un rapporto d'amore» ma «non ha nulla a che fare con il matrimonio così com'è disegnato nella nostra Costituzione laica e repubblicana».
Dopo aver tirato in ballo la laicità dello Stato davanti ad una situazione forse più voluta dalla Chiesa che dagli elettori, il sottosegretario ha proseguito il discorso delineando quella che è la sua idea di famiglia: «Questa unione, in sé, non è assolutamente giudicabile. In Italia e in Europa c'è la libertà di praticare l'orientamento sessuale che si ritiene opportuno» ma «la nostra Carta prevede, quali requisiti per il matrimonio, un rapporto tra un uomo e una donna, per realizzare quella "società naturale" che è il luogo in cui nascono i figli».
In pratica il tutto sarebbe finalizzato alla sola procreazione, quasi si stesse parlando di conigli. Un'ipotesi che, per assurdo, porterebbe a dover mettere in discussione anche la validità dei matrimoni fra uomini e donne fino al momento del concepimento.
Inoltre suona fastidioso anche qual continuo riferimento alla Costituzione, quasi fosse un maldestro tentativo di cercare di dare maggior autorevolezza alle proprie parole. Peccato, però, che si stia facendo riferimento ad una precisa interpretazione della Carta, tant'è vero che proprio quel testo è stato usato per rivendicare l'incostituzionalità del divieto di matrimonio fra persone dello stesso sesso, richiesta poi respinta dai giudici non tanto sulla base dei diritti fondamentali, ma in virtù della loro opinione riguardo alla necessità di demandare al legislatore la decisione in merito.
«Il matrimonio –ha concluso il sottosegretario– è quello fra un uomo e una donna. Altri sono rapporti diversi: monogami, poligami, omosessuali...».