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Al via il 27° Festival Mix di Milano

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Dal 19 al 24 giugno si terrà il 27° Festival Mix, una rassegna di cinema gay, lesbo e queer che si terrà presso il Teatro Strehler di Milano.
L'evento proporrà circa centro titoli tra documentari, cortometraggi e lungometraggi, suddivisi in tre linee di concorso. L'apertura sarà affidata all'attesissimo film "Yossi" di Eytan Fox, sequel del film cult "Yossi & Jagger" del 2002. E proprio il regista Eitan Fox e il compagno Gal Uchovsky (legati sentimentalmente da ben 25 anni) saranno ospiti in sala.
Il 20 giugno alle 20.30, invece, sarà la volta di un'altra pellicola di cui ci siamo già occupati: "Interior Leather Bar" di James Franco e Travis Mathews, il docufilm che prova a ricostruire i 40 minuti tagliati dal "Cruising" prima delal sua uscita nelle sale cinematografiche.
Da segnalare anche il tributo che venerdì 21 giugno (alle 19.00) sarà dedicato a Mario Mieli, uno tra i più importanti teorici del movimento lgbt italiano, scomparso trent'anni fa. Infine sabato 22 e domenica 23 (dalle 18.30 alle 19.30) La Pina e Diego condurranno un talk show dedicato ai libri e alla cultura cultura.
Per il programma completo di tutti i film e gli eventi in programma, è possibile consultare il sito ufficiale della manifestazione.


Behind the Candelabra

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Quando cinque anni fa Steven Soderbergh presentò agli studios hollywoodiani con il mano il progetto per un nuovo film, la porta gli venne sbattuta in faccia perché -così ritenevano- quel copione sarebbe stato visto solo da pubblico esclusivamente gay e, quindi, numericamente insufficiente.
Oggi il suo "Behind the Candelabra" non solo è divenuto realtà, ma vanta anche un cast d'eccezione come Michael Douglas e Matt Damon. Presentato al Festival Cannes e preannunciato come l'ultima opera di Soderbergh (che da tempo parla di un suo ritiro dai set), il film racconta la grande storia d'amore fra il leggendario pianista Liberace ed il giovane Scott Thorson.
La loro tormentata relazione (fra tradimenti e gelosie, alti e bassi) risulta quasi un pretesto per raccontare un'epoca, tra i vizi e gli eccessi del suo protagonista. Non manca spazio anche per una relazione gay, descritta apertamente e rappresentata sulla pellicola fra baci ed una scena di sesso esplicito.

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I vincitori della 28ª edizione del Torino GLBT Film Festival

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Si è chiusa con un forte incremento di pubblico la 28ª edizione del Torino GLBT Film Festival.
Il premio "Ottavio Mai" è stato assegnato al film "Boven is het stil" (Paesi Bassi/Germania, 2013) diretto dalla regista olandese Nanouk Leopold. La pellicola è incentrata sul rapporto scostante, fatto di silenzi e rancori mai sopiti tra uno scapolo cinquantenne e suo padre, costretto a letto, con cui vive. La morte di quest'ultimo aprirà una breccia che solo l'amore è in grado di riempire.
"The Love Part of This" di Lya Guerra è il trionfatore tra i documentari «per la straordinaria capacità di trasformare una storia normale e quotidiana in un viaggio emozionante dentro al quale lo spettatore viene portato per mano fino a sentirsene partecipe. I giurati sono rimasti molto colpiti dall'importanza, dall'attualità e dall'intensità di tutte le storie, i personaggi e i temi raccontati nei documentari in concorso. Si è soffermata quindi sulla capacità di trasformare questi temi in racconti cinematografici».
Nella sezione i cortometraggi, invece, è stato "Bunny" di Seth Poulin e Nickolaos Stagias a ricevere il massimo riconoscimento «per aver raccontato quel che succede quando la gioventù lascia il campo alla vecchiaia e alla malattia, presentate entrambe con ruvida onestà e senza fare sconti. Bunny porta in una realtà possibile che tutti speriamo di vivere, in cui l’amore è solidale, presente e assoluto e che, per questi motivi, ci spaventa meno. È poi un segnale importantissimo di come il cinema omosessuale non abbia paura di affrontare anche il tabù della vecchiaia, mostrandosi sempre più sensibile e maturo nei confronti di tutte le sfaccettature della vita».
Il Queer Award, assegnato da una giuria composta dagli studenti del Dams di Torino e rivolto alle pellicole che più si avvicinano al mondo dell'adolescenza, è stato assegnato a "Joven & Alocada" di Marialy Rivas. Secondo la giuria, infatti, «lo sguardo sfrontato della protagonista trova spazio tra le pagine virtuali di un blog dove uno stile narrativo irriverente e dissacrante diventa strumento di una ribellione, anche autobiografica, alle costrizioni della vita quotidiana. La scelta di genere rimane sospesa, ma viene esplorata con passione e la sessualità viene vissuta in modo spontaneo, fisiologico e, soprattutto, libero».
I premi del pubblico, infine, sono stati assegnati a "Alata" di Michael Mayer (Israele/Usa, 2012) per i lungometraggi, a "Paul Bowles: The Cage Door Is Always Open" di Daniel Young (Svizzera/Marocco, 2012) fra i documentari e a "Holden" di Juan Arcones e Roque Madrid (Spagna/Francia, 2012) per i corti.


Le immagini di Giulio Berruti nudo in "L'amore è imperfetto"

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Dopo le anticipazioni fornite dal trailer, su Internet stanno iniziando a circolare le prime immagini dell'atteso spogliarello di Giulio Berruti nel film "L'amore è imperfetto".
Nella pellicola l'attore ha vestito i panni di Marco, un fotografo con cui la protagonista della storia ha una delusione d'amore. Ed è proprio in quel ruolo che Berruti le dedica un sensuale spogliarello, porgendo il suo lato b a beneficio del pubblico e della macchina da presa.
Va ricordato che suo rapporto con la nudità risulta piuttosto disinibito. Ad esempio, nel corso di un'intervista a Vanity Fair, ha commentato il suo nudo frontale in "Goltzius and the Pelican Company" di Peter Greenaway come «Una gran liberazione. Nasciamo così, solo che poi ce ne dimentichiamo. Il vestito non è più solo l'abito che ci mettiamo, ma un costume della cultura che dobbiamo tenerci. Da lì l'imbarazzo. Ma dopo dieci minuti sono gli altri a provare disagio...».
Nell'occasione ha anche espresso il suo parere sul perché generalmente il nudo maschile sconvolga il pubblico più di quello femminile: «È questione di anatomia: il corpo femminile è più dolce, l'organo sessuale è nascosto. I nostri genitali sono esposti. È una visione più forte».

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Eating Out 5: The Open Weekend

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Si intitola "The Open Weekend" ed è il quinto capitolo della fortunata saga di "Eating Out". Girato in simultanea con "Eating Out 4: Drama Camp" (2011), la sua uscita nelle sale cinematografiche è stata volutamente posticipata al 2012. Nel cast è stata riconfermata la presenza di Rebekah Kochan (Tiffani), l'unica interprete ad aver preso parte a tutti i cinque film. Tra le presenze più longeve, però, figurano anche quelle di Daniel Skelton (Casey) e di Chris Salvatore (Zach) parte del cast sin dal terzo capitolo.
Nel film, Zack (Chris Salvatore) ed il suo nuovo fidanzato Benji (Aaron Milo) decidono di partire per una vacanza in un resort gay di Palm Springs in compagnia dell'amico Lily (Harmony Santana). Data la presenza di un gran numero di uomini disponibili, Benji propone a Zack di aprire la loro relazione per l'intera durata del week-end. Quest'ultimo non è particolarmente entusiasta dell'idea, ma alla fine accetta.
Tra gli ospiti del resort c'è anche Casey (Daniel Skelton), l'ex di Zack che entra immediatamente in panico non appena scopre la sua presenza. Decide così di chiedere all'amico Peter (Vara Michael) di fingersi il suo fidanzato. Da qui avranno inizio una serie di intrecci amorosi e di situazioni grottesche.
Quasi come un timbro di fabbrica, anche nel nuovo capitolo della saga non manca un qualche bonazzo spogliato alla mercé degli spettatori. Dopo i nudi frontali di Ryan Carnes e di Scott Lunsford nel primo film, di Marco Dapper nel secondo, di Chris Salvatore nel terzo e di Ronnie Kroell nel quarto, questa volta è stato il turno di Greg McKeon (Dan), un ragazzo a cui cade accidentalmente il pareo nel bel mezzo di una festa.

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James Franco in difesa di "I Want your Love"

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«Gli adulti dovrebbero essere in grado di scegliere ciò che vogliono vedere». È con queste parole che James Franco, attraverso un video pubblicato su YouTube, ha duramente criticato la decisione dell'Australia's Classification Board di vietare la proiezione del film "I Want your Love" al Melbourne Queer Film Festival e al Brisbane Queer Film Festival a causa di scene considerate troppo esplicite.
Il lungometraggio statunitense, diretto da Travis Mathews (già co-regista di James Franco in "Interior. Leather Bar") racconta l'ultima notte del giovane performance Jesse Metzger a San Francisco, città in cui ha vissuto per anni, prima della sua partenza alla volta del suo paese natale in Ohio. Amici e conoscenti si riuniranno per alleviare la sua malinconia.
La pietra dello scandalo è una scena di sesso esplicito che è apparsa pornografica agli occhi della commissione. Dal canto suo il regista difende la propria scelta, sottolineando che il sesso fra i due uomini è parte integrane della narrazione e non una scelta in un qualche modo voyeuristica. Non va dimenticato, infatti, che lo spunto del film è l'omonimo cortometraggio realizzato nel 2010 dallo stesso Mathews (riproposto per immagini nella gallery di fine post) nel quale si assisteva ad una scena di sesso esplicito con tanto di coito tutt'altro che simulato (così come pare sia avvenuto anche nel nuovo lungometraggio). Se da un lato le telecamere non risparmiano alcun dettaglio, dall'altro va detto che la topologia di narrazione risulta decisamente diversa da quelle dei consueti film a luci rosse: pause, giochi e sguardi sono ben più tipici di un rapporto domestico che di quanto generalmente ricostruito su quel tipo di set.
Nell'occasione James Franco ha anche asserito che «Non capisco come ancor oggi un film che non utilizza il sesso per creare eccitazione ma per parlare della natura umana possa essere bandito». Ed ancora: «Il sesso è il modo con cui si mettono al mondo i bambini e con cui ci si unisce. Bandire un film che vuole esplorare il comportamento umano è una scelta molto miope e, credo, molto ipocrita». Poi, dopo aver invitato la commissione a rivalutare la propria scelta, l'attore ha lanciato un ultimo affondo: «Non credo ci saremmo trovati ad avere questa conversazione se ci fossimo trovati davanti ad un film molto violento».

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Arriva il trailer di "Outing, fidanzati per sbaglio"

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Uscirà il 28 marzo prossimo al cinema "Outing–Fidanzati per sbaglio", diretto da Matteo Vicino ed interpretato da Nicolas Vaporidis, Andrea Bosca, Massimo Ghini, Claudia Potenza, Giulia Michelini e Camilla Ferranti.
Il film è già finito alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi per alcune immagini di un prova costume poco rassicurante, per la replica di Vaporidis a quelle polemiche e per il mancato finanziamento da parte dell'Apulia Film Commission.
La trama racconta la storia di Federico (Nicolas Vaporidis) e di Riccardo (Andrea Bosca), due amici pugliesi legati con un rapporto fraterno sin dall'infanzia ma caratterizzati da caratteri molto diversi: un playboy di periferia, il primo, ed un talentuoso designer che non riesce a trovare un lavoro nel ramo in cui eccelle, il secondo.
I due decideranno di iscriversi ad un concorso per ottenere un finanziamento da parte della Regione Puglia, ma solo successivamente scopriranno che la partecipazione è riservata ai SOLI gay (ipotesi fortemente criticata dall'Apulia Film Commission, in quanto risulterebbe illegale e discriminatoria). Per non perdere l'occasione di ottenere i soldi necessari ad aprire un atelièr di moda, Federico e Riccardo decideranno così di fingersi una coppia.

Clicca qui per guardare il primo trailer ufficiale del film


Oscar 2013: Argo è miglior film

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Si è tenuta questa notte l'85ma edizione degli Academy Awards. Ad aggiudicarsi l'ambito Oscar per il miglior film è stato "Argo", la pellicola diretta da Ben Affleck che racconta i fatti realmente accaduti a Teheran dopo la rivoluzione iraniana del 1979. "Lincoln", l'altro favorito al premio più ambito, si è dovuto accontentare di due premi minori (miglior attore protagonista e miglior scenografia).
Il film più premiato, invece, è stato "Life of Pi" di Ang Lee con ben quattro Oscar: miglior regia, miglior fotografia, migliori effetti speciali e miglior colonna sonora. Con miglior trucco, miglior sonoro e miglior attrice non protagonista, segue a ruota "Les Miserables" con ben tre premi.
Per la seconda volta in tre anni (e sempre grazie a un film di Tarantino), l'Oscar per il migliore attore non protagonista è a andato Christoph Waltz per "Django Unchained". Adele, infine, è stata premiata per la miglior canzone originale grazie al brano "Skyfall" legato all'omonimo film di James Bond.


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La storia di un prete gay vince il Teddy Award 2013

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Il film polacco "W imię..." (Nel nome di...) è il vincitore del 27esimo Teddy Award, il premio annualmente assegnato alle migliori pellicole a tematica lgbt presentati al Festival di Berlino.
La giovane regista Małgorzata Szumowska ha scelto di affrontare direttamente il tema dell'omosessualità dei preti cattolici attraverso la storia di Adam, un sacerdote che ha deciso di prendere i voti e di praticare il celibato sacerdotale come soluzione ai conflitti interiori che l'essere omosessuale gli procurava. Impegnato nell'aiuto di un gruppo di ragazzi disadattati, faticherà ad affrontare l'incontro con Lukasz, un taciturno figlio di una famiglia contadina che risveglierà in lui sentimenti assopiti.
Questa, però, non è la prima volta che il tema viene affrontato. Già diciott'anni fa il film "Il prete" dell'inglese Antonia Bird conquisto il Teddy Award assegnato dal pubblico attraverso il racconto della storia di un'altro prete omosessuale.
Il francese Sébastien Lifshitz, invece, si è aggiudicato per la seconda volta consecutiva il premio per il miglior documentario, un film intitolato "Bambi" e dedicato all'omonima artista transgender franco-algerina star dei music-hall parigini.
Lo svedese Victor Lindgren è il vincitore del premio per il miglior cortometraggio con "Ta av mig", mentre il premio speciale della giuria è andato allo statunitense "Concussion", la storia di una lesbica che vive con la compagna e le sue due figlie e si interroga se quella è la vita che aveva sognato di vivere.
Un premio speciale è andato infine al progetto collettivo sudafricano "Steps for the future", una pellicola dedicata al tema dell'hiv e della discriminazione che i sieropositivi spesso subiscono.

Clicca qui per guardare il trailer di "W imię..."


Dal 19 al 25 aprile arriva il Torino GLBT Film Festival

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Si svolgerà dal 19 al 25 aprile 2013 la 28ª edizione di "Da Sodoma a Hollywood", il Torino GLBT Film Festival che quest'anno sarà diretto da Giovanni Minerba. Il comitato di selezione del festival, invece, è composto da Fabio Bo, Angelo Acerbi, Christos Acrivulis, Alessandro Golinelli e Silvia Novelli, nonché dai consulenti Flavio Armone, Nancy K. Fishman, Pierre Hombrebueno e Simone Morandi.
Anche quest'anno l'intento è quello di voler indagare su tematiche di attualità, spesso scottanti e controverse, che possano risultare di grande interesse per l'intera società. Il tutto attraverso film che rischierebbero di risultare "invisibili" al grande pubblico. Non mancheranno anche dei focus, come quello già preannunciato e dedicato ai diritti civili e delle pari opportunità attraverso la discussione sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, dell'omogenitorialità e delle adozioni.
Le creazione dell'immagine del festival (in apertura) è stata affidata a Ralf König, un fumettista e scrittore tedesco tra i più celebri autori di fumetti a tematica gay al mondo. Nelle sue opere König rappresenta in modo fedele e ironicamente dissacrante la vita quotidiana dei gay in Germania, attraverso lo stile dei cartoons. Inizialmente limitatosi a brevi storie della durata di una o poche pagine, dal 1987 si è dedicato anche a storie più lunghe ed elaborate. In Italia molte delle sue opere sono pubblicate dalla rivista Linus e da Kappa Edizioni.
Il Torino GLBT Film Festival è una manifestazione nata nel lontano 1986 ed amministrata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino dal 2005.


River Phoenix torna a rivivere con "Dark Blood"

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Era il 31 ottobre 1994 quando River Phoenix, appena 23enne, morì di overdose su un marciapiede all'esterno del locale in cui aveva trascorso la serata. Davanti alla tragedia, tutti negarono di sapere che si drogasse o, forse, preferirono far finta di non saperlo. Fatto sta che così si spense la vita di una delle più promettenti star di Hollywood di quegli anni.
Dopo gli esordi nella serie televisiva "Sette spose per sette fratelli", Phoenix prese parte a vari film, tra cui "Explorers" (1985), "Stand by me" (1986), "Mosquito Coast" (1986), "Nikita" (1988), "Vivere in fuga" (1988), "Indiana Jones e l'ultima crociata" (1989), "Ti amerò... fino ad ammazzarti" (1990), "I signori della truffa" (1992), "Dark Blood" (1993) e "Quella cosa chiamata amore" (1993). Nel 1991, al fianco di Keanu Reeves, fu uno dei protagonisti di "Belli e dannati", un film di Gus Van Sant sulla difficile vita di alcuni ragazzi di strada che si prostituivano con altri uomini per sbancare il lunario.
Quello che è meno noto, però, è che nei giorni della sua morte Phoenix stava lavorando sul set di un film western intitolato "Dark Blood". All'epoca mancavano circa il 25% delle riprese per completare l'opera, motivo per cui il film parve irrimediabilmente destinato a rimanere incompiuto.
È notizia di questi giorni, però, il regista George Sluizer ha deciso di rimettere mano a quella pellicola per completarla e presentarla fuori concorso al Festival di Berlino. Ed è così che, a vent'anni dalla sua scomparsa, River Phoenix è tornato a rivivere sul grande schermo.

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La sottile linea rosa del cinema da Oscar 2013

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Claudio Barbati, classe 1939, è un regista televisivo coperto di gloria in vari festival internazionali. Tra le sue passioni non mancano la lettura e la fotografia, ed è stato l'autore anche di alcuni libri fotografici di nudo maschile. Grande esperto di cinema, ha scritto per noi un articolo in cui racconta cosa ci riserverà il grande schermo per la stagione.

Dopo Magic Mike, che ha fatto esplodere Channing Tatum narrando certe sue storie da ragazzo a Tampa quando si esibiva in uno strip-club (il film è gay ma criptato: per interessi di botteghino, i clienti del locale figurano donne anziché uomini, sicchè il boss geloso impersonato da McConaughey risulta incomprensibile, quando protegge il socio Tatum o il cucciolo-sexy Alex Pettyfer), il regista Steven Soderbergh aspira a diventare il Ken Russell o Mike Nichols o Gus Van Sant nel cine Usa del prossimo decennio.
Insomma, il sodalizio dorato con Gorge Clooney, Brad Pitt e Matt Damon, che al regista ha fruttato una ricca serie di successi, pare concluso. Ma questo indefesso e sterminato lavoratore della Georgia, che scrive, dirige, fotografa, monta e produce dozzine di film e serie tv – tanto Clooney e tanto Damon, oltre a Ocean's 11, 12 e 13, e poi le serie K Street e Unscripted, Grey's Anatomy e un sacco d'altra roba a 50 anni sembra determinato a imporsi come cantore del desiderio gay su grande schermo. E'un coming out da artista, e merita tanto di cappello.


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Tutti i coming out di Mattia

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"Come Non Detto" è un film commedia diretto da Ivan Silvestrini ed interpretato da Josafat Vagni, Monica Guerritore, Francesco Montanari, Ninni Bruschetta e Valentina Correani. La pellicola racconta la storia di Mattia, un ragazzo che ha deciso di trasferirsi a Madrid dal fidanzato Eduard pur di non dover fare coming-out con la propria famiglia. Il suo piano, però, inizia a vacillare non appena quest'ultimo si presenta in Italia con l'intenzione di conoscere i suoi genitori che, stando a quanto gli era stato raccontato, avrebbero dovuto essere pienamente al corrente della loro relazione.
Uscito nelle sale cinematografiche il 7 settembre scorso, il film è ora approdata sul mercato dell'home video.
Per l'occasione Silvestrini ha montato un video che raccoglie tutte le improvvisazioni dell'attore Josafat Vagni (Mattia) mentre prova davanti allo specchio il discorso con il quale farà coming out e dichiarerà la propria omosessualità ai genitori.

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I diari segreti di Sergej M. Ėjzenštejn

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Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (Riga, 23 gennaio 1898–Mosca, 11 febbraio 1948) è stato un regista e sceneggiatore sovietico fra i più influenti della storia del cinema. A lui si devono capolavori come "La corazzata Potëmkin", "Alexander Nevskij", "Lampi sul Messico" e "Ottobre".
Si sposò per ben due volte, a quanto pare dietro forti pressioni politiche, ma pare che non li consumò mai. È quanto si apprende da alcuni suoi diari, tenuti gelosamente segreti per anni, in cui il grande registra avrebbe parlato liberamente della propria omosessualità e delle sue infatuazioni per molti ragazzi eterosessuali che lo circondavano (a cominciare dal suo giovane assistente, Grigori Alexandrov). Fu anche questo uno dei motivi che lo spinse a decidere di passare molto tempo insieme a giovani registi, gustando la loro compagnia e insegnando loro le varie tecniche professionali.
La carriera di Ėjzenštejn conobbe alti e bassi per via dell'altalenarsi di esaltazione e biasimo mostrati dal regime verso i suoi lavori. Nel 1930 la Paramount Pictures lo invitò ad Hollywood per realizzare una versione cinematografica di "Una tragedia americana". Divergenze nella scelta del cast, però, portarono alla rottura contrattuale ancor prima dell'inizio delle riprese. Ėjzenštejn andò così in Messico per produrre un documentario, ma Stalin lo richiamò in Unione Sovietica ad opera ancora incompiut. Lui partì chiedendo che il materiale girato gli venisse inviato a Mosca per il montaggio: ma la pellicola non gli venne mai spedita e venne utilizzata per produrre -senza il suo consenso- una serie di altri film (con diversi livelli di osservanza delle intenzioni del regista).
In patria ritrovò il favore di Stalin con "Ivan il terribile", ma la seconda e terza parte del film non piacquero e l'incompiuto "Ivan il terribile III" venne addirittura sequestrato ed in parte distrutto.


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Interior. Leather Bar: ecco il trailer

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Si intitola "Interior. Leather Bar" ed è da molti considerato come uno degli esperimenti più coraggiosi dell'anno. Diretto da James Franco e Travis Mathews, la pellicola prova a raccontare i 40 minuti mai visti di "Cruising", il film diretto da William Friedkin che nel 1980 raccontò la storia di un agente di polizia (interpretato da Al Pacino) chiamato ad infiltrarsi in alcuni bar gay per cercare di scovare un serial killer solito abbordare vittime omosessuali nei locali cittadini per poi stuprarle e mutilarne i corpi.
In quell'occasione Friedkin decise di inserire anche alcune sequenze ad alto contenuto sessuale, ai tempi considerate troppo esplicite e quindi censurate prima dell'uscita nelle sale.
In "Interior. Leather Bar" (precedentemente conosciuto con il titolo di "James Franco's Cruising") Franco e Mathews interpretano loro stessi, mentre Val Lauren vestirà i panni di Al Pacino. Gli autori cercheranno di indagare sulla natura di quel materiale, ormai perso per sempre, e sulle ragioni che spinsero il celebre regista a girarlo dato che, probabilmente, era ben conscio del fatto che sarebbe stato considerato pornografico e che gli avrebbe creato non pochi problemi.
È ora uscito un primo trailer del film (disponibile nella gallery di fine post) che ci anticipa alcune scene che potremo vedere al cinema nei primi mesi del 2013.

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Sin, un film per non dimenticare

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Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni avevano solo 16 e 18 anni quando il 19 luglio del 2005 vennero impiccati in Iran perché omosessuali. Contro di loro c'era anche un'incriminazione per il presunto stupro di un bambino di 13 anni, ma le associazioni per i diritti umani sono unanimi nel sostenere che quell'accusa fosse falsa ed utilizzata solo come pretesto per colpire la loro omosessualità.
Anche se i loro nomi potrebbero non risultare familiari, sicuramente lo saranno le terribili immagini che mostrano i due giovani con il cappio al collo: foto molto crude che hanno fatto il giro del mondo, provocando manifestazioni di protesta in molti Paesi e risultando ancor oggi uno dei simboli di quella sorta di omofobia di stato ancora presente in molte aree del pianeta.
Wajahat Ali Abbasi, un regista e scrittore pakistano trasferitosi a New York nei primi anni 2000, ha deciso di raccontare quella storia in un film intitolato "Sin" (Peccato). Il progetto è il frutto di quasi sette anni di ricerche, utilizzati per raccogliere le poche informazioni disponibili sulla vita del protagonista, la cui unica "colpa" è quella di non essere stato accettato dalla società per la propria identità.
Attualmente è in corso una campagna per la raccolta dei fondi necessari alla realizzazione, nella speranza che l'obiettivo possa essere raggiunto e che il film possa vedere la luce già il prossimo anno, testimoniando una storia che difficilmente potrà lasciare indifferenti gli spettatori.
È possibile trovare maggiori informazioni sulla pagina Facebook del film o nell'intervista rilasciata dall'autore a Il grande colibrì.


Icontroversy: il 13 ottobre la presentazione italiana

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Il 13 ottobre si terrà la presentazione italiana di "Icontroversy", uno short movie realizzato giovane cineasta Antonio Prisco sul tema delle discriminazioni e dell'omofobia.
Così come l'autore ci aveva già anticipato nella sua intervista, l'evento si terrà in un contesto insolito, molto diverso dai consueti cinema o mostre. La location scelta, infatti, è il Metropolis Disco di Napoli e la direzione artistica sarà gestita dallo stesso Prisco con la collaborazione del gruppo Criminal Candy.
«Credo che in una discoteca, dove c'è tanta gente che condivide idee più "moderne", più vicina ai problemi dei giovani, il messaggio sia più immediato», ha affermato l'autore.
Poi, a patire da novembre, il cortometraggio incomincerà a viaggiare per l'Europa e a partecipare ad una serie di festival cinematografici internazionali.

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Aspettando Magic Mike

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Uscirà nelle sale italiane questo venerdì e l'attesa suscitata dal film "Magic Mike" è già molto alta. Inutile dire che la presenza di cinque tra le più belle star di Hollywood (Channing Tatum, Alex Pettyfer, Matthew McConaughey, Joe Manganiello e Matt Bomer) nei panni di altrettanti spogliarellisti non fa che accrescere la curiosità verso un film che si preannuncia particolarmente hot (basti pensare che è necessario attendere solo 1 minuto e 38 secondi dall'inizio della proiezione per vedere bel un primo piano del sedere di Channing Tatum).
Il soggetto del film prende ispirazione dalla reale esperienza di Tatum, che all'età di 19 anni lavorava come spogliarellista in un locale di Tampa sotto lo pseudonimo di Chan Crawford.
Senza anticipare null'altro della trama (il rischio sarebbe quello di rovinare la visione a quanti accorreranno al cinema, ndr), occupiamoci del lato più sensuale della vicenda con una gallery di fine post che ripropone alcune fra le scene più sexy del film (seppur decontestualizzate per non correre il rischio di fare spoiler).
Buona visione!

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“The Weight” vince il Queer Lion al Festival di Venezia

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Il Queer Lion Award è un premio collaterale del Festival di Venezia, assegnato al miglior film con tematiche omosessuali. Il premio della sua sesta edizione è stato assegnato all'unanimità a "The Weight" di Jeon Kyu-hwan.
Nella motivazione ufficiale viene spiegato che il film ha «saputo trattare con un linguaggio estremo, ma poetico e convincente, una straordinaria varietà di temi spesso frutto di insuperabili tabù, e per aver mostrato con convinzione e senza autocompiacimento una galleria di personaggi borderline alla ricerca di un angolo di mondo dove poter vivere senza essere giudicati per le proprie diversità».
Il film racconta la storia di Jung, un uomo gobbo e malato di artrite e tubercolosi, che lavora con ritmi incessanti in un cupo obitorio dove ha il compito di ricomporre i cadaveri. Suo fratello è un transgender in attesa di essere operato che, sin dall'adolescenza, ha un rapporto fisico e solidale con lui.

Clicca qui per guardare il trailer del film.


Vaporidis contro il mancato finanziamento del suo film

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A Nicolas Vaporidis pare non andare già il fatto che non tutti stiano attendendo a braccia aperte "Outing, fidanzati per sbaglio", il nuovo film del regista Matteo Vicino che lo vedrà fra gli interpreti.
Dopo essersela presa con i blog gay che hanno ritenuto poco incoraggiante uno scatto da lui pubblicato su Facebook (nel quale appare con occhiali rosa, short rosa e giacca fiorata durante una prova costume), ora si è scagliato contro l'Apulia Film Commission che ha negato il finanziamento al film.
Dalle pagine di Panorama, l'attore ha affermato: «Pare che Vendola sia rimasto inorridito dal film, io credo che non si possa partire da una foto di scena per giudicare l'intera pellicola. Non vogliamo offendere nessuno, né scimmiottare o parodiare i gay. Diversi componenti della nostra squadra sono omosessuali e non hanno trovato nulla di offensivo nel film. Invece mi è bastato pubblicare su Facebook una foto con i leggins rosa addosso e subito si è scatenato un romanzo di voci contrarie al film che forse ha influenzato anche la Film Commission».
Lo scorso luglio la presidente Antonella Gaeta aveva motivato la decisione affermando che «non abbiamo trovato plausibile il plot».
Il film racconterà la trama di due playboy che si fingono gay per partecipare ad un concorso della Regione Puglia riservato ai soli omosessuali (cosa peraltro impensabile, dato risulterebbe discriminatoria verso gli eterosessuali e, quindi, incostituzionale). Decideranno così di giocare su vari luoghi comuni, fino a sperimentare sulla propria pelle cosa significa essere discriminati.
Chissà se la commissione avrà valutato la trama esposta dal regista o se si sarà davvero lasciata influenzare dall'opinione dei blog che non hanno apprezzato quello che si preannunciava come un probabile ricorso ai soliti stereotipi.
Forse non è un caso se, mentre la comunità gay manifestava fastidio per la pubblicazione su Facebook di quell'immagine, altri si sono sentiti legittimati a commentarla senza risparmiare offese e derisione verso la comunità gay. Se si desiderava avere una reazione diversa, indubbiamente proporre quella sola immagine coem biglietto da visita non è stata la scelta più azzeccata.