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Russia: vietare i gay pride è illegale, lo ha sentenziato la Corte Regionale di Kostroma

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A porre un parziale freno alla crescente omofobia di stato russa è intervenuta la Corte Regionale di Kostroma che, attraverso una sentenza pronunciata ieri, ha sancito l'illegalità del divieto imposto a due gay pride che si sarebbero dovuti svolgere lo scorso giugno per protestare contro l'introduzione delle norme sulla «propaganda omosessuale».
I sei giudici hanno preso la loro decisione dopo aver ascoltato la testimonianza di Nikolai Alekseev (un noto attivista russo per i diritti dei gay) e quella degli amministratori pubblici che hanno vietato l'evento, pronti a sostenere che i manifestanti avrebbero potuto «promuovere rapporti sessuali non tradizionali». La corte, però, ha sancito che i gay e le lesbiche del Paese hanno il diritto alla libertà di espressione e alla protezione dalla discriminazione.
«È stata la nostra unica grande vittoria in sede giudiziaria -ha dichiarato Alekseev- ed ha ancora più peso il fatto che il verdetto sia giunto dall'ufficio di presidenza del tribunale regionale, la più alta corte della Federazione russa».
Alekseev si è anche detto convinto che un giorno il divieto di «propaganda omosessuale» sarà destinato a sparire in tutta la Russia dato che il governo appare incapace di difendere quella legge in aula.


Al via la prima edizione del Pila Pride

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Una settimana bianca d'incontro e confronto con l'universo lgbt. È questa la promessa del Pila Pride 2014, una manifestazione che si terrà da domenica 30 marzo a sabato 5 aprile nel comprensorio sciistico di Pila, in Valle d'Aosta.
In programma ci sono spettacoli musicali e di cabaret, sfilate di moda di giovani stilisti italiani, presentazione di libri, mostre di pittura, fumettistica e fotografia, proiezione di cortometraggi, incontri e dibattiti... oltre all'immancabile divertimento legato alla neve.
«Lo spirito che caratterizza la manifestazione -afferma il comunicato stampa- è quello dell'incontro non solo lgbt ma, attraverso la diversificazione degli eventi proposti e ad un unico filo conduttore universale come la musica, si propone soprattutto come momento di confronto dai più giovani ai più maturi a prescindere dall'identità sessuale». Ed ancora: «Il Pila Pride, pur essendo alla sua prima edizione e quindi con caratteri non ancora consolidati, vuole affrontare quelle problematiche sociali e culturali che il mondo lgbt vive spesso con sofferenza, dolore e a volte tragicamente e queste problematiche le vuole esaminare non attraverso convegni o seminari, ma con una chiave nuova che coinvolga direttamente davvero tutti, proponendo delle "pillole" di riflessione in un contesto di serenità e divertimento».


Basta Pride nazionali: le associazioni propendono per l'Onda Pride

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Il Pride nazionale non ci sarà. La decisione è stata presa nel corso di un'assemblea tenutasi a Torino, durante la quale si è deciso di lanciare l'idea di un'Onda Pride che vedrà manifestazioni organizzate dalle singole città e realtà locali. Le parate si terranno perlopiù il 28 giugno (data dell'anniversario dei moti di Stonewall), ma anche in questo caso non mancheranno eccezioni: Roma scenderà in piazza il 7 giugno (anniversario del primo pride italiano) e la Calabria il 19 luglio.
«Per quanto siamo affezionati all'idea di un appuntamento nazionale è arrivato il momento di confrontarci con la realtà -ha dichiarato a Gay.it il presidente del Circolo Mario Mieli- il movimento è cresciuto. Il Pride nazionale è diventato negli ultimi anni motivo di scontro interno, invece che di unità, a tutto danno delle lotte che portiamo avanti ogni giorno per ottenere diritti, liberazione sessuale, visibilità delle minoranze, cose che abbiamo trascurato per curarci di beghe interne [...] Del resto, il Pride nazionale è diventato una sorta di feticcio tutto italiano. Nel resto d'Europa è un concetto che non esiste e parliamo di paesi in cui il riconoscimento dei diritti delle persone lgbt è molto più avanzato che da noi».
Assai meno entusiastica è la presa di posizione di Rita De Santis, ex Presidente di Agedo, secondo la quale «lo spirito di Milk è andato definitivamente a farsi benedire e il divide et impera come sempre trionfa in questa Italia dove essere uniti è praticamente impossibile». La sua sensazione, infatti, è che la decisione nasconda il rischio di un forte campanilismo: «Ognuno passeggerà per il suo paese -dice- e poi si stilerà la graduatoria: "Il mio Pride è più bello del tuo"».


L'orgoglio non va in letargo: il 21 dicembre Catania ospiterà un il pride d'inverno

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Il Comitato Territoriale Arcigay QueeRevolution di Catania ha deciso di organizzare un prode d'inverno. L'appuntamento è fissato per il 21 dicembre con la partenza del corteo da Piazza Cavour alle ore 18.30 ed arrivo a Piazza Teatro Massimo alle ore 21.30.
«Una tale decisione -si legge nel comunicato- prende le mosse da una duplice analisi, una di carattere generale e di principio, l'altra di carattere territoriale: da diverso tempo qui a Catania operiamo una messa in discussione del Pride così come ormai viene percepito da più parti e cioè una manifestazione tipica del Movimento lgbtqi ormai "istituzionalizzata" e riservata ai periodi caldi, poiché gli/le omosessuali, transessuali, bisessuali, queer siamo animali estivi. Ebbene, le nostre lotte sono, invece, quotidiane e i temi che trattiamo col caldo di giugno/luglio non vanno di sicuro in letargo con il primo freddo. Slegare la forma-Pride dalle consuete date restituisce, a nostro avviso, valore al Pride come manifestazione politica, strumentale alla messa in discussione dei temi del nostro Movimento che si vanno a presentare nel tempo.
L'altra motivazione è, invece, di carattere territoriale: a sei mesi dall'elezione della amministrazione comunale catanese constatiamo una certa inerzia nell'affrontare le tematiche lgbtqi verso le quali precedentemente aveva mostrato interesse; azioni di maggior incisività nel contrasto delle IST (infezioni sessualmente trasmissibili) i cui dati in nostro possesso sono allarmanti, istituire il registro delle unioni civili che non costa nulla se non uno sforzo minimo di volontà, percorsi positivi per contrastare l'omotransfobia (tra cui una simbolica presa di posizione pubblica contro le politiche omofobe di Mosca, come fatto da altri Comuni italiani) e altre questioni proprie del Movimento».


Nuova Delhi: centinaia in corteo per chiedere la fine delle discriminazioni verso gay e lesbiche

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Centinaia di persone hanno manifestato lungo le strade di Nuova Delhi (in India) per chiedere la fine delle discriminazioni nei confronti dell'intera comunità lgbt. La parata si è svolta tra colori, danze, canti e cartelli inneggianti ad una vita dignitosa. Il culmine si è tenuto a Jantar Mantar (l'area che solitamente ospita le proteste di Nuova Delhi), dove i manifestanti hanno distribuito bandiere e distintivi dai colori arcobaleno.
Nel 2009 l'Alta Corte di Delhi ha abrogato una legge coloniale che definiva l'omosessualità come un reato (punibile con dieci anni di carcere). La depenalizzazione, però, non è stata totale dato che della sezione 377 del Codice penale indiano (la disposizione che considerava il sesso omosessuale consensuale tra adulti come un crimine) si è ritenuto incostituzionale sono in merito alla criminalizzazione del sesso gay in privato.
A far capire il clima omofobo è anche il fatto che sono stati molti i ricorsi a quella sentenza, così come molti dei partecipanti al corteo si sono ritrovati a doversi coprire il volto con maschere e sciarpe per non rivelare il proprio orientamento sessuale. Attualmente sono ben poche le città indiane in cui si sta iniziando a ritenere accettabile l'omosessualità e solo recentemente c'è stato qualche timido tentativo di affrontare il tema anche da parte di Bollywood.


Madrid ospiterà il World Pride 2017

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È Madrid la città scelta per ospitare World Pride del 2017. Già protagonista dell'Europride del 2007 (svoltosi sotto lo slogan di "Now Europe, Equality is possible"), la capitale spagnola ha potuto contare sul voto unanime degli ottanta delegati intervenuti al meeting annuale di Boston.
L'evento si terrà dal 23 giugno al 2 luglio (con la parata in programma per il 1° luglio), in concomitanza con il 40° anniversario dalla prima Pride Parade celebrata in Spagna nel lontano 1977.
Il prossimo anno, invece, il World Pride si terrà a Toronto, in Canada. Qui sono attesi circa un milione di partecipanti, con numeri che porteranno a quintuplicare il numero di presenza nella città per l'intera durata della manifestazione. In precedenza l'evento si è svolto nel 2000 a Roma, nel 2006 a Gerusalemme e nel 2012 da Londra.


Montenegro: ancora scontri al Gay Pride

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La storia pare destinata a ripetersi in Montenegro. Così come già accaduto a Budva lo scorso luglio, anche in occasione del Gay Pride di Podgorica i manifestanti sono stati aggrediti da gruppi di ultranazionalisti.
A trovare il coraggio per scendere in strada e manifestare il proprio orgoglio sono stati un centinaio di attivisti provenienti da tutta la regione, scortati da ben 2mila poliziotti. Il dispiego di forse, però, non ha fermato i 150 violenti che hanno cercato di sfondare i cordoni pur di raggiungere la manifestazione. Gli agenti hanno così usato manganelli per disperderli, ai quali i contestatori hanno risposto con il lancio di pietre e petardi. Il bilancio è di una quarantina di feriti fra poliziotti e hooligan.
Dopo il fallito tentativo di impedire la parata (durata circa tre ore) gli ultranazinalsiti hanno deciso poi di ripiegare su un altro obiettivo ed hanno sfogato tutta la propria violenza contro la sede del quotidiano di Podgorica "Vijesti", danneggiando vetrine ed auto in sosta.


Il Bolzano Pride non ci sarà, perlomeno nel 2014

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Il preannunciato Bolzano Pride non ci sarà, perlomeno nel 2014. A darne comunicazione sono gli stessi organizzatori, giunti alla decisione di annullare l'evento dopo che associazione Centaurus ha dato forfait per motivi finanziari e di disponibilità di risorse umane.
«È stata una decisione sofferta, ma necessaria -ha spiega Antonella Diano del comitato organizzatore- Almeno in questo momento. Non aveva senso insistere».
Nel periodo e negli spazi che sarebbero dovuti essere destinati al Gay Pride (tra il 14 e il 21 giugno sui prati del Talvera) si terrà invece una manifestazione organizzata dalla Pro Positiv, per la quale è prevista un'affluenza di circa 10mila persone (circa un quanto di quanto preventivato per la settimana di eventi lgbt). C'è chi spera che l'evento possa fungere da traino per l'organizzazione di un pride nel 2015, ma di sicuro si sa solo che per il momento l'orgoglio gay e lesbico non invaderà le strade della cittadina altoatesina.


Bolzano Pride 2014: l'evento ci sarà, ma si terrà in periferia per non disturbare gli omofobi

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Nel 2014 anche Bolzano avrà il suo Gay Pride. I promotori hanno iniziato a spianare la strada all'evento con quasi un anno di anticipo e sono finalmente riusciti a strappare un mezzo «sì» al patrocinio. Dopo l'assenso del sindaco Luigi Spagnolli, ora è arrivato anche un via libera da parte del governatore altoatesino Luis Durnwalder: le istituzioni acconsentono a dar vita all'evento anche se si riservano la possibilità di poter rivalutare il progetto finale.
La manifestazione prevede una settimana di eventi (in programma dal 14 al 21 giugno 2014) e ci si aspetta un'affluenza compresa tra le 30 e 50mila persone, alcune delle quali da Germania, Austria e Svizzera. Ad ingolosire le istituzioni è soprattutto il ritorno economico che si avrà a fronte di spese perlopiù sostenute dagli sponsor: i visitatori affolleranno ristoranti, bar ed alberghi della città, portando inevitabili benefici economici a gran parte della cittadinanza.
Difficile da digerire, però, rimane una delle richieste giunte da Comune e Regione: il percorso del Pride dovrà necessariamente tenersi in periferia, lontano dal centro, in modo da non urtare la sensibilità di chi la pensa in modo diverso. Una scelta che pare ricalcare le decisioni prese in Uganda e non certo degna di una città europea. Se l'obiettivo è quello di rivendicare il proprio diritto all'esistenza, che senso ha farlo lontano dal cuore pulsante della città al solo fine di non disturbare chi non vuol vedere (anche se magari è ben lieto di battere cassa a fronte del turismo generato)?


Si è svolto senza arresti il secondo Gay Pride mai organizzato in Uganda

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Sono circa duecento gli attivisti scesi in strada per dar vita al secondo Gay Pride mai realizzato in Uganda. In un Paese dove il governo si è apprestato ad approvare un progetto di legge che inizialmente includeva la pena di morte per i gay (attualmente ancora in fase di revisione), è facile intuire quanto coraggio sia stato necessario per sfilare il proprio orgoglio.
Nel 2012 la autorità ha autorizzato il primo Pride del Paese, ma la polizia è intervenuta ed ha arrestato tutti i partecipanti. Quest'anno, invece, pare che la manifestazione si sia svolta senza incidenti di rilievo.
«Oggi posso finalmente essere me stesso. Di solito devo nascondere la mia sessualità per proteggermi dagli abusi», ha racconta un'attivista 26enne. Solo la sua famiglia sa che è lesbica ed è solita mentire sulla propria sessualità anche ad amici e conoscenti. La sua partecipazione alla parata è stata tenuta nascosta a tutti per timore di ripercussioni.
«Se fossi andato in giro per Kampala con questi vestiti, sono sicuro che qualcuno mi avrebbe violentato. Oggi posso finalmente mostrare chi sono realmente» aggiunge un transgender che vuole protegge il suo anonimato dietro lo pseudonimo di Bad Black.
Circa il 96% della popolazione ugandese ritiene che gli omosessuali non debbano essere accettati dalla società e agli arresti effettuati dalla polizia seguono generalmente due o tre giorni di fermo in questura. Per evitare scontri, la parata si è tenuta in un'area scarsamente popolata e sei agenti di polizia hanno impedito che i manifestanti potessero venire a contatto con gli abitanti del luogo.
«L'Uganda non è ancora abbastanza matura da permetterci di camminare liberamente per strada. Ma spero che, nel corso dei prossimi cinque anni, sarà possibile per noi a sfilare a Kampala» afferma Kasha Jacqueline, una delle organizzatrici della manifestazione.


In 200 assaltano il primo Gay Pride del Montenegro

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Al grido di «Uccidiamo i gay» e «Montenegro solo per i sani», sono circa duecento i violenti che hanno lanciato sassi, bottiglie e torce contro gli agenti di polizia che stavano facendo da scudo ad alcuni attivisti gay. Il tutto è accaduto nella cittadina di Budva, un comune della costa adriatica del Montenegro, dove una quarantina di manifestanti si erano radunati per partecipando al primo Gay Pride mai organizzati nel Paese. Ulteriori sconti con la polizia si sono verificati anche in altre parti della città, mentre ai partecipanti del Pride è stato chiesto di abbandonare in barca in barca per motivi di sicurezza. Il bilancio è di 20 arresti.
Se si considera come il mondo politico sperasse che la manifestazione potesse giocare in loro favore in vista della loro richiesta di adesione all'Unione Europea, l'esito non è certamente stato quello sperato e non fa che sottolineare la difficile situazione che ancor oggi si registra nel Paese.
«Purtroppo, in vent'anni di transizione, il Montenegro non è maturato a sufficienza per tollerare le differenze», ha dichiarato Aleksandar Zekovic, uno degli organizzatori. Zdravko Cimbaljević, la prima persona montenegrina ad aver pubblicamente dichiarato la propria omosessualità nel 2010, ha aggiunto: «Mi aspettavo un'opposizione, ma questo attacco è la reale immagine del Montenegro».
Curioso è anche come i cronisti locali non abbiano certo faticato a perone pronte a simpatizzare con gli aggressori. Bosko Lukic, un montenegrino che si trova in vacanza a Budva, ha dichiarato: «Non approvo la violenza, ma non sapevo come spiegare questo raduno a mio figlio». Secondo un sondaggio Ipsos, infatti, circa due terzi dei montenegrini ritengono che l'omosessualità sia una malattia e l'80% ritiene che debba restare un comportamento privato.
Tutti i recedenti tentativi di organizzare un Gay Pride erano stati fermati da violenti minacce e i due attori che nel 2012 interpretarono una coppia gay in video contro l'omofobia vennero assaliti e gravemente picchiati.
Mercoledì scorso il primo ministro Milo Djukanovic aveva ribadito in Parlamento che il suo governo «sostiene la tutela dei diritti umani per tutte le persone, senza differenza».


In 5 mila a Torre del Lago per il Toscana Pride

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Il Gay Pride tenutosi a Torre del Lago Puccini (frazione di Viareggio) ha chiuso la stagione dei pride 2013. Riunite sotto lo slogan di «Mostra il tuo orgoglio con noi», circa 5mila persone hanno sfilato da Piazza della Pace sino ai locali della Marina.
In testa al corteo c'era anche anche la senatrice del Movimento 5 Stella Laura Bottici, che ha dichiarato: «Gay, trans, lesbiche, etero, non mi interessa: siamo tutte persone uguali e finché ci saranno distinzioni non otterremo nessuna parità. Grazie a tutti, sono davvero commossa».
A rappresentanza dell'amministrazione pubblica hanno sfilato l'assessore alla cultura della Toscana, Cristina Scaletti, ed il sindaco di Viareggio, Leonardo Betti. Il primo cittadino ha ricordato quanto sancito nei giorni scorsi dalla Corte Suprema statunitense ed ha dichiarato: «L'America recentemente ha ritenuto incostituzionale il Doma (Defense of Marriage Act) perché nega la parità di tutti i cittadini davanti alla legge. Questo è un principio fondamentale di cui il nostro Governo si deve far carico. Deve dire che le persone dello stesso sesso devono unirsi esattamente come le persone di sesso diverso».


Mark Zuckerberg sfila al Gay Pride di San Francisco

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La maggior parte delle aziende della Silicon Valley dà per scontata la parità di trattamento e di diritti ai dipendenti gay, motivo per cui spesso il Pride diventa occasione di coesione per tutti gli impiegati (gay e non). A raccoglierli è la manifestazione organizzata a San Francisco, dove quest'anno Facebook ha portato in piazza 700 dipendenti, mentre Google ha raggiunto il ragguardevole traguardo di 1.400 presenze (il 40% in più dello scorso anno). All'appuntamento non mancavano anche altre aziende (dalla EA a Zynga), ma a far notizia è stata una presenza d'eccellenza: sul carro di Facebook, infatti, tra gli altri era presente anche il suo fondatore, Mark Zuckerberg.
È da tener presenta come il Pride di quest'anno abbia avuto una valenza particolare per tutti gli statunitensi, soprattutto vista la recentissima sentenza della Corte Suprema riguardo all'incostituzionalità del DOMA (la norma che impediva il riconoscimento federale delle unioni fra persone dello stesso sesso) e il ritorno delle nozze gay in California.


I Pride di Milano, Bologna, Napoli, Catania e Cagliari

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Un'onda rainbow ha percorso l'Italia, con Milano, Bologna, Napoli, Catania e Cagliari scesi in piazza per celebrare i propri pride. A Bologna si è sfilati da Parco del Cavaticcio a Piazza Nettuno, a Cagliari dal Poetto al vecchio Ospedale Marino, a Catania da Piazza Cavour a piazza Bellini, a Milano da piazza Duca d'Aosta a Porta Venezia e a Napoli da piazza Cavour a via Partenope.
Nella stessa giornata si sono celebrati anche i Pride di Dublino (Irlanda), Helsinki (Finlandia), Londra (Regno Unito), Oslo (Norvegia) e Parigi (Francia).
Da segnalare è come, per la prima volta nella storia del capoluogo lombardo, il Sindaco di Milano abbia deciso di partecipare alla parata. «Io non guardo indietro -ha dichiarato Pisapia- rispetto le idee diverse dalle mie ma prendo atto che c'è una comunità che si sente ancora discriminata». Al suo fianco oltre 20mila manifestanti, riunitesi sotto lo slogan "Dalle parole ai diritti".

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Verso il Bologna Pride

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Lo scorso anno si era scelto di non far sfilare i carri per rispetto alle vittime dei terremoto, ma anche quest'anno gli organizzatori del Bologna Pide fanno sapere che la decisione verrà replicata perché «non deve passare il messaggio della festa ma della rivendicazione di diritti».
Sabato 29 giugno il corteo partirà alle 14.30 dal parco del Cavaticcio e attraverserà via Don Minzoni, piazza dei Martiri, via Dei Mille e via dell'Indipendenza fino a raggiungere il palco in piazza Nettuno, dove ad ettenderli ci sarà anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola. Il tutto dietro ad uno striscione con scritto: «Rivoluzioniamo».
Per l'occasione le associazioni bolognesi (Arcigay «Il Cassero», Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Mit) hanno stilato anche una lista di richieste ricolte alle istituzioni: si va dall'istituzione di una settimana dell'orgoglio lgbt nel calendario cittadino a interventi contro l'esclusione dei transessuali dal mondo del lavoro. Il tutto passando da un'offerta formativa laica e aperta nelle scuole, alla certificazione delle famiglia anagrafiche sulla base dei vincoli affettivi e all'inserimento di test salivari per l'hiv nei protocolli regionali.
«Bologna è orgogliosa -ha dichiarato l'assessore Matteo Lepore- che migliaia di persone abbiano scelto le Due Torri per essere libere di amarsi. È arrivato il momento di superare le discriminazioni, come il mancato riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, e ottenere un'estensione dei diritti. Apriremo un tavolo di lavoro con il sindaco sulle questioni proposte dalle associazioni».


Vicenza: una processione per «rigenerare e purificare» le vie del Pride

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C'è una parte del mondo cattoliche che non perde occasione per ostentare la propria omofobia, anche a rischio di risultare ridicoli e blasfemi verso il proprio credo.
Ed è così che un gruppetto di persone (fra i trenta e i cinquanta) si sono date appuntamento per una processione religiosa finalizzata a «rigenerare e purificare le vie di Vicenza» dopo il passaggio del Gay Pride. Armati di cartelli, acqua santa ed oggetti sacri (si spera non gli stessi ostentati dinnanzi al Tribunale di Milano per chiedere la salvezza di Silvio dalla condanna per prostituzione minorile, ndr) il gruppo ha così voluto ripercorrere tutte le strade interessate dai "peccatori" che hanno preso parte al corteo di due settimane fa.
I loro volti, però, non appaiono nuovi: i partecipanti sono gli stessi che nei giorni scorsi avevano costituito il Comitato per la famiglia, annunciando una presenza lungo il percorso del corteo al fine di «difendere i valori sociali e costituzionali della famiglia». Contro di loro, per, ci sono i numeri: poche decine contro le miglia di persone che hanno sfilato per chiedere maggiori diritti per le famiglie lgbt.


Pdl sul Gay Pride di Perugia: «Inopportuno davanti a San Pietro»

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«La lotta, condivisibile, alle discriminazioni non ha bisogno né di manifestazioni di orgoglio né di carnevalate di sorta: contrariamente alle intenzioni professate una festa di questo tipo pare autodiscriminante». Così i consiglieri Carlo Castori e Leonardo Varasano (entrambi del Pdl) hanno commentato il primo Gay Pride di Perugia che si terrà il 27 giugno prossimo. I due non hanno mancato di sollevare obiezioni anche sul luogo della manifestazione: «L'iniziativa è inopportuna anche per il luogo scelto -proseguono- perché per una manifestazione simile si è scelta proprio l'area antistante a San Pietro, una delle Chiese più importanti della città, già prima Cattedrale di Perugia?».
Ben diverso l'atteggiamento del Pd che, attraverso il segretario comunale Franco Parlavecchio, si dice entusiasta dell'iniziativa: «È tempo che anche il nostro Paese apra le porte al dialogo e metta al bando i pregiudizi».

Nell'occasione nascerà anche il primo Pride Village della città, ad ingresso libero e con apertura alle ore 15. Il programma prevede attività ludico/culturali a cura delle Associazioni alle 16, un dibattito sul contrasto delle discriminazioni (a cura dell'Unar) alle 17, seguito da dibattiti sulla storia del movimento lgbt in Italia (con Flavio Romani, Franco Grillini, Claudia Barbarano, Vanni Piccolo ed il Sindaco di Perugia Wladimiro Boccali). Alle 20 sarà la volta dall'immancabile aperitivo, mentre la serata inizierà alle 21 con la proiezione del video "Don't bully love" (realizzato dal Gruppo Giovani Omphalos), seguito dal film "Come non detto" alla presenza dell'attore Jose Dammert. Dalle 23 a mezzanotte sarà la musica dal vivo dei Prolet a condurre alla chiusura dell'evento.


In centomila sfilano al Palermo Pride

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Sono state più di centomila le persone che si sono radunate al Foro Italico di Palermo per dar vita al corteo del Palermo Pride. In testa alla sfilata, tra gli altri, anche Nicky Vendola, Eva Riccobono, Vladimir Luxuria, Maria Grazia Cucinotta. Dietro lo striscione con i colori ed alcuni alcuni deputati e parlamentari nazionali di Sel e del M5S: tutti insieme per chiedere una legge contro l'omofobia e maggiori diritti per la comunità lgbt italiana.
«Ogni giorno è Gay Pride -ha dichiarato sindaco Orlando alla partenza del corteo- Palermo non ospita il Gay Pride: lo vive tutto l'anno, ed oggi lo vive insieme a tante altre persone venute qui a condividerlo con i palermitani». Più duro il commento di Vendola che su Facebook scrive: «Ho 55 anni e sto invecchiando in un Paese di cui mi vergogno [...] Noi siamo qui per dire la verità, senza ipocrisie, e chiedere alla legge di riconoscere quello che è già nella vita, nella società. L'amore a i colori dell'arcobaleno, non è possibile che viva codificato solo in bianco e nero».
Ma la vera protagonista è stata la forte affluenza, con migliaia di persone che han voluto esserci per chiedere il riconoscimento del proprio amore. Un vero e proprio fiume umano che si è contrapposto a quelle poche persone che hanno accolto l'invito a partecipare ad un Family day a Palermo contro i diritti delle famiglie gay, sottolineando come la politica oggi non possa più nascondersi dietro alla menzogna di un volere popolare di norme omofobe che, in realtà, paiono indirizzare a compiacere solo il volere di qualche gruppo di potere.


Milano: i negozianti contro il Pride per 200 metri di strada chiusa al traffico

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«Una misura assurda in questo periodo di gravissima crisi economica. In un momento in cui il commercio è in ginocchio, Pisapia sacrifica una giornata di shopping nell'area commerciale principale di Milano per consentire lo svolgimento di un ­carnevalata [...] Mi­lano ha bisogno di ben altro, non di Car­nevalate in piena estate». Così Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia, ex vicesindaco ed attuale vicepresidente del Consiglio Comunale) torna a polemizzare sul Gay Pride di Milano e sulla scelta del sindaco di inibire il traffico veicolare nelle strade interessate dalla parata.
Un appello immediatamente accolto da Il Giornale che, oltre a dargli ampia visibilità, rilancia con un'intervista a Gabriel Meghna­gi dell'Ascobaires (l'associa­zione legata a Confcommer­cio che rappresenta i circa 350 esercizi di corso Buenos Aires).
«Per noi è un danno commerciale -afferma Meghna­gi- anche se siamo riusciti a ottenere che venga chiusa solo una parte del corso, da viale Re­gina Giovanna a piazza Ober­dan: 200 metri invece di 1,6 chilometri come era stato chiesto dagli organizzatori». Il problema, secondo Meghna­gi, è che «quella trentina di negozi che si trovano in quei 200 metri saranno penalizzati». È stato dato infatti il permesso di piazzare quattro pal­chi da quattro metri per quattro con musica che andrà dalle 17 fino a non si sa a che ora».
Già, probabilmente un vero dramma per quei negozi che si troveranno ad avere una folla oceanica all'esterno delle loro porte anziché una qualche automobile che difficilmente troverà parcheggio nelle vicinanze... e questo senza parlare di chi avrà nei bar ad acquistare un gelato o qualcosa da bere!
Ma Meghna­gi prosegue imperterrito: «Io non ho niente contro nessuno, ma ogni evento va fatto nel luogo adatto. Invece gli organizzatori hanno detto chiaro e tondo che volevano un luogo visibile a tutti. Tra l'altro hanno già avvisato di non scandalizzarsi perché fa caldo e quindi molti saranno a torso nudo».
Inutile dire che i negozi di Buenos Aires sono particolarmente fortunati a trovarsi in Italia: considerato che gran parte dei loro clienti sono gay, in un qualsiasi altra nazione simili affermazioni avrebbero probabilmente condotto ad un boicottaggio delle loro vendite. Perché non volere che i gay sfilino davanti alle proprie vetrine e pretendere che gli omosessuali siano solo clienti (privi di diritti ma dal portafoglio generoso) è un'insulto inaccettabile. Checché ne dica Il Giornale e i suoi lettori (tutti pronti a commentare l'articolo per sostenere che i gay non dovrebbero avere diritto a manifestare).


Il Presidente della Slovenia presiede il Lubiana Pride

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Se in Italia c'è chi polemizza per la presenza di Josefa Idem e Laura Boldrini al Pride di Palermo (peraltro neppure durante la parata), in Slovenia il Presidente Borut Pahor ha deciso di presiedere al Pride di Lubiana.
Nel Paese, governato dai socialdemocratici, le unioni civili fra persone dello stesso sesso sono già state introdotte nel 2006 ed ora la comunità lgbt chiede l'uguaglianza totale, nonostante un referendum popolare abbia imposto a gay e lesbiche il divieto di adozione dei figli dei rispettivi partner.
L'omofobia e le forti pressioni della Chiesa Cattolica, infatti, paiono destinati a non scoraggiare gli attivisti che chiedono al mondo politico la piena uguaglianza. Anzi, anche nella vicina Croazia, dove la Chiesa Cattolica sta raccogliendo firme per vietare le nozze gay attraverso una modifica costituzionale, la comunità lgbt è ferma nel non voler accettare «nulla che sia inferiore al completo riconoscimento della nostra famiglia umana e che assicuri dignità, libertà e sicurezza alle nostre famiglie e ai nostri figli».