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Ecco lo spot del Palermo Pride 2013

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È stato presentato lo spot ufficiale del Palermo Pride 2013 (che si terrà dal dal 14 al 23 giugno nel capoluogo siciliano), scelto fra i partecipanti della sezione "60 secondi" del concorso Focus on Pride.
Il più votato dal pubblico è stato il video realizzato da Luca Musso, classe 1976, che ha pensato di realizzare un filmato caratterizzato dai paesaggi tipici della città. In quel contesto alcune donne sono impegnate a lavare i panni, ma il loro bucato resterà irrimediabilmente macchiato di discriminazione, razzismo e fobie.
È a quel punto che una vicina di casa consiglierà alla protagonista il "Palermo Pride", un prodotto in grado di lavar via anche i pregiudizi...

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Le date dei Gay Pride italiani 2013

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Anche quest'anno, con l'arrivo di giugno, si sta per aprire la nuova stagione dei Pride, eventi organizzati in ricordo della rivolta di Stonewall (avvenuta il 28 giugno 1968) ed occasione per manifestare il proprio orgoglio. Perché a fronte di parlamentari che ci chiedono di vivere nell'ombra, è importante rispondere con forza ed affermare che ci siamo e che non vogliamo essere trattati come cittadini di serie b.
Ad aprire a danze sarà Torino l'8 giugno, seguito dal Barletta Pride che occuperà le giornate dall'8 al 15 giugno. Il 15 giugno sarà la volta anche di Vicenza e Roma, mentre dal 14 al 23 giugno sarà Palermo ad ospitare il pride nazionale. A Milano l'evento si svilupperà nelle giornate tra 15 e il 29, mentre il 29 giugno saranno le strade di Bologna, Cagliari e Napoli a riempirsi di colori. La chiusura sarà affidata il 6 luglio a Torre del Lago con il Versilia Pride.

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Barletta Pride: niente patrocinio per via delle elezioni

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Il Barletta Pride (in programma dal 9 al 15 giugno) non ha ottenuto il patrocinio dall'amministrazione pro tempore della città perché «ricadrà nei giorni immediatamente successivi all'insediamento della nuova amministrazione comunale» e, quindi, «per correttezza istituzionale» pare non si voglia mettere becco in ciò che verrà gestito dalla nuova giunta. Nella nota della delibera, però, si precisa anche come si riconosca «la valenza e l'attualità delle tematiche rappresentate» dall'evento.
La decisione ha dunque del paradossale: da un lato si loda l'iniziativa, dall'altro si sceglie di lasciare da soli i cittadini per mere questioni di calendario, quasi si pretendesse che sia il mondo a doversi adeguare ai ritmi della politica e non viceversa (sappiamo tutti che i moti di Stonewall sono avvenuti il 27 giugno 1969 e che l'intero mondo li ricorda proprio in quel periodo... Barletta inclusa). Di certo non è con una visione limitata ai singoli mandati che si può sperare di costruire qualcosa di importante per la popolazione.
Non va dimenticato, infatti, che quelle terre sono state spesso teatro di violenze omofoba, bullismo e discriminazione. Casi a cui si sommano tutti quei ragazzi che sono stati costretti ad emigrare perché non accettati dalle loro famiglie. È per questo che va riconosciuto il coraggio di tutti quei volontari che si stanno adoperando per dar vita all'evento, sottolineando l'assurdità del fatto che dovranno pagare di tasca propria l'occupazione del terreno pubblico per scrivere una pagina di libertà e per manifestare il proprio diritto alla felicità. Ancora una volta senza le istituzioni al loro fianco.


La Regione Sicilia patrocinerà il Gay Pride nazionale

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La Regione Sicilia patrocinerà il Gay Pride nazionale di Palermo che si terrà prossimo 22 giugno.
«La Regione è disponibile a sostenere qualunque iniziativa in favore dei diritti delle persone -ha dichiarato il presidente Rosario Crocetta- e darà il patrocinio al Palermo Pride 2013. L'impegno in questa direzione è attestato anche dalle iniziative per il riconoscimenti dei diritti delle persone, dal punto di vista legislativo, all'Assemblea Regionale Siciliana».
Chiosa Titti De Simone, presidente del Coordinamento Pride, ha accolto con favore la notizia, sottolineando come «Questo Pride è l'occasione per contribuire a scardinare stereotipi ancora vivi e dare della Sicilia l’immagine di una terra accogliente, aperta alle differenze e meta ideale del turismo lgbt. Un posto in cui ognuno può sentirsi pienamente cittadino».

Via Queerblog


La Giovane Italia contro i finanziamenti al Pride

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«Quei diecimila euro dovrebbero essere spesi per Palermo e le sue famiglie in difficoltà, non certo per una sfilata gay che non trova il favore di tutta la cittadinanza». È quanto dichiarato da Davide Gentile, presidente provinciale di Giovane Italia (l'associazione giovanile del Pdl) e capogruppo del Pdl all'Ottava Circoscrizione.
Una dichiarazione, la sua, che rischia di essere prettamente populista ed anche un po' omofoba.
Da un punto di vista prettamente economico, infatti, diecimila euro sarebbero ben poco investimento a fronte degli introiti economici che presumibilmente deriveranno dall'arrivo in città delle migliaia di partecipanti al al Gay Pride nazionale della prossima primavera. Fra alberghi, ristoranti, spostamenti ed altre spese, il conto finale a beneficio dei cittadini rischia di essere ben superiore di quei 0,015 euro che spetterebbe ai 655.875 singoli abitanti della città se quella cifra venisse suddivisa fra loro.
Ma probabilmente è più facile ottenere consensi nel promettere l'uovo oggi anziché la gallina domani, anche se viene poi automatico chiedersi dove si spera di arrivare con una politica che non vuol guardare al futuro (né per quanto riguarda i diritti individuali, né per quello che economicamente potrebbe portare i maggiori vantaggi alla popolazione).
Curioso è anche il riferimento a quel «non trova il favore di tutta la cittadinanza», dato che proprio l'assenza di piena accettazione da parte dell'intera società è il motivo per cui la comunità lgbt scende in piazza. E, se si vuol proseguire sulla sua linea di pensiero, perché non si domanda più semplicemente se l'intera cittadinanza approva il fatto che si siano impossessati del nome dell'associazione fondata nel 1831 Giuseppe Mazzini per i fini di una singola parte politica?


Celebrare Messe conto il gay Pride: la proposta shock di un politico vicentino

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Mentre Flavia Vento si improvvisa opinionista televisiva contraria ai matrimoni gay, spiegando poi su Twitter che «In Italia ci sono milioni di chiese e abbiamo il Papa», lo cronaca ci porta all'attenzione di un altro personaggio che pare non aver compreso di vivere in uno stato che dovrebbe essere laico.
Si tratta di Luciano Parolin, un ex insegnante 70enne che milita nella politica locale vicentina (prima nel Pd, poi nell'Idv ed ora simpatizzante del Fli). La sua posizione, però, apparirebbe più consona alla parte avversa se si considera la sua idea di dar vita ad alcune iniziative d'ispirazione cattolico-conservatrice da contrapporre al Gay Pride del prossimo 15 giugno.
«Abbiamo pensato a due messe nell'orario della sfilata. Una ai Filippini e una nella parrocchia di San Gaetano Thiene», ha dichiarato, «Chiederemo ai commercianti di chiudere i negozi per un'ora in segno di lutto e affiggeremo lungo il percorso epigrafi per "lutto di famiglia", intesa come comunità vicentina che non approva».
Mattia Stella, presidente del comitato Vicenza Pride, ha replicato: «Mi fa riflettere che gli attacchi più duri ci siano giunti da persone che, come l'ex insegnante Parolin e l'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan, hanno a che fare con il sistema educativo [..] Da un lato mi verrebbe da dire "grazie" a Parolin e a tutti quelli che ci attaccano, perché ci regalano visibilità e solidarietà: al Bassano Pride, a giugno, molte persone hanno partecipato proprio in contrasto a dichiarazioni di alcuni politici contro la sfilata. Dall'altro lato temo che alimentare un certo clima contro la sfilata potrebbe spingere qualcuno ad azioni di violenza: a Bassano un ragazzo che sfilava con cappello da alpino e bandiera rosa è stato picchiato».
L'altro dubbio che viene spontaneo riguarda anche il motivo per cui si stia in tutti i modi cercando di alimentare una guerra fra il mondo gay e la Chiesa, quando la presunta contrapposizione non si basa su motivi di fede, ma solo su affermazioni di alcuni esponenti.


Belgrado: domani un Gay Pride al chiuso

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Le autorità serbe hanno ufficialmente vietato lo svolgimento del Gay Pride di Belgrado, adducendo per il secondo anno consecutivo motivazioni di sicurezza e di ordine pubblico, dopo le consuete minacce di gruppi religiosi e ultra-nazionalisti.
Immediato si è sollevato un coro di proteste: Jelko Kacin, relatore per la Serbia al Parlamento europeo, ha espresso il proprio rammarico perché «la libertà di riunione e di parola, che è alla base di tutte le democrazie europee, non viene garantita a tutti i cittadini della Serbia». Cecilia Malmstroem, commissario europeo agli affari interni, si è scagliata contro la scelta di non far uso della polizia per garantire la sicurezza della parata, mentre Thorbjorn Jagland, segretario generale del Consiglio d'Europa, si è detto «sorpreso» e «deluso».
La decisione presa dal governo serbo, infatti, mette seriamente a rischio la candidatura che lo scorso 2 marzo è stata avanzata dal Paese per la propria adesione all'Unione Europea.
Il premier serbo Ivica Dačić (in foto), però, continua a difendere la propria decisione: «Non si tratta certamente di una sconfitta rispetto le minacce di frange estremiste e violente. Ma in questo momento la Serbia non ha bisogno di scontri e incidenti. La nostra decisione non è contro i diritti di qualcuno, ma per garantire la sicurezza dei cittadini».
Delusione e disappunto sono stati espressi anche dagli Stati Uniti, mentre il ministro per gli affari europei svedese, Eva Birgitta Ohlsson, ha annunciato che si recherà personalmente a Belgrado per esprimere la propria solidarietà ai rappresentanti della comunità omosessuale.
Il politico svedese sarà anche presenta al gay prode "al chiuso" che si terrà comunque domani, mentre in città il governo ha vietato tutte le altre manifestazioni e raduni di massa in programma per domani, compresi alcuni incontri di calcio.


Vietato il gay pride di Belgrado

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Per il secondo anno consecutivo, il gay pride di Belgrado rischia di essere annullato per decisione del ministero degli interni serbo.
Ad annunciarlo è stato lo stesso Ivica Dacic, ministro degli interni, secondo cui la manifestazione è da considerarsi ad alto rischio viste le contestazioni che di anno in anno giungono dalla Chiesa ortodossa e da gruppi ultra-nazionalisti omofobi. Quindi, anziché tentare di garantire la sicurezza dei manifestanti, la sua soluzione è quella di impedirne direttamente lo svolgimento, giusto per evitare "infastidire" chi si oppone ai diritti della comunità lgbt.
Il ministro ha anche provato ad addossare ai manifestanti la colpa delle tensioni, sostenendo che «ci sono sempre malintenzionati e provocazioni da parte degli organizzatori». Peccato, però, che la storia appaia un po' diversa: nel 2010 (anno del primo ed ultimo pride celebrato in città) i circa 1500 partecipanti erano stati scortati da ben cinquemila poliziotti, ma ciò non ha impedito a gruppi ultra-nazionalisti organizzati di sferrare un attacco (nella foto) e di mettere a ferro e fuoco la città pur impedire la continuazione del corteo.
Ai tempi la RTS, la televisione di Belgrado, ipotizzò che gli scontri avvenuti pochi giorni dopo a Torino nello stadio di Torino, in occasione della partita tra Italia e Serbia, non fossero altro che una sfida lanciata al governo dai nazionalisti, infastiditi dall'intervento delle forze dell'ordine durante le loro aggressioni ai partecipanti al pride (nella foto).
Stando ai fatti, però, pare che il governo abbia deciso di reagire calandosi le braghe ed assecondando il volere di gruppi che non è difficile definire violenti e criminali.
Il pride si sarebbe dovuta tenere sabato e, nonostante gli organizzatori dicano di non aver ancora ricevuto comunicazioni ufficiali, le possibilità che possa svolgersi paiono molto poche. In quell'occasione si raduneranno nella capitale serba anche i militanti della formazione ultra-nazionalista omofoba Dveri, chiamati a raccolta proprio per manifestare contro la parata.


Sarà Palermo ad ospitare il Pride nazionale del 2013

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Sarà la città di Palermo ad ospitare il Gay Pride nazionale del 2013. La decisione è stata resa nota in una nota congiunta da Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Certi Diritti, Famiglie arcobaleno e MIT al termine dell'Assemblea nazionale delle Associazioni gay, lesbiche e transessuali tenutasi a Roma il 15 settembre.
Nelle motivazioni che hanno portato ad accogliere la candidatura del capoluogo siciliano, si legge: «Nell'apprezzare la proposta nei suoi contenuti politici ed organizzativi, riteniamo che la centralità e l'attualità sociale, politica e culturale dei temi suscitati dal progetto di Palermo Pride 2013, conferisca alla manifestazione per l'orgoglio omo/transessuale e per i diritti civili, un assoluto e irrinunciabile rilievo nel quadro del dibattito politico nazionale. Per la prima volta nella storia, il Pride nazionale si spinge così a sud, a testimoniare il suo poderoso messaggio di libertà, eguaglianza e democrazia e a raccogliere l'entusiasmo e la spinta al cambiamento e all'innovazione di tutto il Paese, da parte di una città straordinaria come Palermo».


Milano non ospiterà l'Europride 2015

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Era bastata la semplice candidatura per far venire la gastrite a molti gruppi politici ed associazioni cattoliche, forse rendendo ancor più amara la notizia che Milano non ospiterà l'Europride del 2015, anno in cui nel capoluogo lombardo si svolgerà l'Expo.
La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal comitato organizzatore riunito a Marsiglia: la città più votata, infatti, è risultata Riga (la capitale della Lettonia) alla quale spetterà l'onore di ospitare la manifestazione.
«Ci abbiamo provato ma è stata dura» è il laconico commento lasciato su Facebook da Marco Mori, presidente di Arcigay Milano.
Soddisfazione, invece, è stata espressa dal consigliere leghista Alessandro Morelli che, mettendo da parte ogni forma di rispetto per la comunità gay, ha ironizzato: «Peccato, ora il sindaco Giuliano Pisapia e compagni dovranno iniziare a lavorare per inventarsi qualche altra carnevalata».


Arcigay candiderà Milano per l'Europride 2015

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Milano sarà candidata ad ospitare l'Europride del 2015, proprio nell' anno dell'Expo. La proposta arriva dalla sezione milanese dell'Arcigay e sarà ufficializzata all'Assemblea Annuale dell'Epoa (l'Associazione Europea di Organizzatori di Pride) il prossimo 30 agosto.
«Tutti sul pianeta dovrebbero avere pieno accesso ad uguali diritti a prescindere dal loro orientamento sessuale e dalla loro identità di genere -ha affermato Marco Mori, presidente di Arcigay Milano- Da Milano può partire una spinta significativa a favore di quelle teorie che integrano le lotte per i diritti civili in una dimensione più articolata».
Reazioni positive sono giunte dall'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino (che ha auspicato che «l'EuroPride serva per fare di questa città la capitale europea dei diritti»), dall'assessore alla Cultura Stefano Boeri (che su Facebook ha commentato: «È un'iniziativa da sostenere con convinzione») e dal consigliere del Sel Luca Gibillini. Ironico, invece. il commento del leghista Alessandro Morelli: «Nel deserto di idee che Pisapia dimostra su Expo l'unica proposta che "brilla" è quella arcobaleno dell'Arcigay».


Uganda: la polizia interrompe il Pride ed arresta tutti

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Grazie ad una mobilitazione a livello di internazionale di alcuni stati ed organizzazione, l'Uganda aveva deciso di accantonare una proposta di legge per l'inasprimento delle pene contro i gay. La comunità lgbt del Paese, però, racconta di come la polizia abbia iniziato a reagire nei loro confronti come se quelle norme fossero diventate legge. Il fermo e l'arresto di tutti i partecipanti al Gay Pride di Entebbe ne è una dimostrazione.
Le forze dell'ordine, infatti, sono intervenute mentre la parata era in pieno svolgimento e, dopo averla interrotta, hanno intimando a tutti i presenti a non allontanarsi prima di procedere al loro arresto. A chiedere il loro intervento pare sia stato un gruppo di cristiani che stava celebrando un battesimo non poco lontano dalla zona del pride.
I partecipanti sono stati accusati di aver simulato un matrimonio tra due persone dello stesso sesso, nonché di aver permesso che due uomini si baciassero (un'effusione ritenuta illegale dalla legge ugandese).
I fermati sono stati rilasciati in giornata ma, trattandosi del terzo caso simile nel giro di pochi mesi, si ha l'impressione che il tentativo dia quello di voler intimidire la popolazione dal prendere parte a manifestazioni legate alla rivendicazione dei propri diritti.


Celebrato il primo Gay Pride del Vietnam

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È attraverso una biciclettata dalle tinte arcobaleno, svoltasi nello stadio di Hanoi, che si è celebrato il primo Gay Pride del Vietnam. La stima dei partecipanti è fra le cento e le duecento persone, un numero che può apparire basso ma che è da considerarsi un grande successo se si considera come in quello stato la visibilità è ancora un problema.
La popolazione vietnamita, infatti, è pervasa dal confucianesimo e dalla tradizione conformista: una rigidità tardo-rivoluzionaria che rende l'omosessualità un vero e proprio tabù. In alcuni casi sono le stesse famiglie a compiere violenze verso i figli qualora non scelgano di seguire la via del matrimonio eterosessuale.
Lo svolgimento della manifestazione è stato reso possibile dal mutamento nell'atteggiamento delle autorità che, solitamente poco inclini a permettere manifestazioni, hanno consentito la celebrazione del Pride grazie all'azione di contrattazione svolta dagli organizzatori e al sostegno offerto alla manifestazione dall'Onu e dell'ambasciata svedese e canadese.
A sottolineare come il cambiamento sia in corso è anche l'annuncio del ministro della Giustizia, Ha Hung Cuong, che ha parlato della possibilità di discutere in Parlamento di unioni fra persone dello stesso sesso già nel 2013. Sull'ipotesi di approvazione di una simile legge c'è scetticismo da parte della comunità lgbt e, sicuramente, è ancor più urgente un intervento per contrastare la diffusa omofobia fra la popolazione, dato che ancor oggi risulta rischioso dichiarare la propria omosessualità persino alla propria famiglia.


Le intimidazioni non hanno fermato il Budapest Pride

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Nonostante il divieto imposto dalle autorità (e poi revocato attraverso una sentenza dalla Corte cittadina) e al clima omofobo che si respira in Ungheria, il Budapest Pride 2012 si è svolto regolarmente.
Circa tremila persone hanno manifestato il proprio orgoglio per le vie cittadine, scortati da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa. Ad incombere su di loro, infatti, le pesanti minacce lanciate da alcuni gruppi di estrema destra, nonché l'esperienza degli anni passati in cui non sono mancati lanci di pomodori, uova e bottiglie di birra contro i manifestanti.
L'edizione 2012, però, non solo è risultata un grande successo, ma si è conclusa senza incidenti di rilievo. Incidenti che l'Ungheria non si sarebbe certo potuta permettere dato che l'attenzione internazionale era rivolta all'evento (soprattutto dopo il fallito tentativo di impedirne lo svolgimento) e alla parata erano presenti anche ambasciatori, politici dell'opposizione, membri del Parlamento europeo ed organizzazioni per i diritti umani (tra cui anche gli italiani di Certi Diritti).

Immagini: [1] [2] [3] [4]


A Viareggio è tutto pronto per il Toscana Pride

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È tutto pronto per il Toscana Pride, la manifestazione per l'orgoglio gay che per la prima volta avrà carattere regionale.
L'appuntamento è fisssato per le ore 17 di sabato in Piazza Dante Alignieri a Viareggio, con la partenza del corteo prevista per le 18. Due ore e mezza più tardi si arriverà in Piazza Giacomo Puccini, dove si terranno i consueti interventi dal palco. A seguire la festa si sposterà sulla marina di Torre del Lago, dove saranno ospiti anche Neja e Vladimir Luxuria.
Nel manifesto politico si legge: «Manifesteremo per una cultura della non discriminazione, perché pretendiamo uno Stato laico ed esigiamo interventi istituzionali che ci garantiscano la piena parità di diritti e cittadinanza. Manifesteremo perché siano riconosciuti i nostri amori e sia garantita la nostra salute; per non essere più maltrattat* nelle scuole o in famiglia, né marginalizzat* e sfruttat* nel mondo del lavoro. Manifesteremo perché vogliamo essere liber* di dire chi siamo e vivere con serenità.
Vogliamo i matrimoni, i registri delle unioni civili e l'equiparazione anagrafica per nuclei familiari dello stesso sesso; vogliamo riconosciuto il nostro pieno diritto e ruolo di genitori, quali che siano le nostre famiglie; vogliamo un personale sanitario formato alle differenze».


Bassano: un ragazzo aggredito durante il pride

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Quando qualcuno predica l'odio, c'è spesso qualcun altro disposto a passare ai fatti. Ed è per questo che è difficile non domandarsi quale peso abbiano avuto nella vicenda le affermazioni omofobe dell'europarlamentare leghista Mara Bizzotto ed il cima di tensione generato dalle polemiche riguardo al possibile passaggio del Gay Pride di Bassano sul Ponte degli Alpini.
Ma vediamo i fatti. Le cronache hanno registrato un'aggressione avvenuta proprio durante lo svolgimento del Pride a piazza Montevecchio (una zona separata dal corteo) attuata da un coetaneo della vittima a cui si sarebbero poi aggiunti altri aggressori. In gruppo avrebbero picchiato il ragazzo fino a fargli sanguinare il naso, per poi dileguarsi nel nulla.
Con il passare del tempo sta prendendo forma l'ipotesi di una possibile matrice di stampo omofobo. Un'ipotesi che trova continue conferme e smentite nelle ricostruzioni della stampa locale, ma sul quale è difficile far luce dato che non è stata sporta alcuna denuncia.
«Episodi di omofobia in zona ce ne sono, ma difficilmente le vittime denunciano perché equivarrebbe a fare coming out -ha dichiarato Giuseppe Sartori, presidente del Circolo Tondelli di Bassano, a Gay.it. Questa è una comunità piccola. Dobbiamo tutelare la privacy delle persone».
Ma a testimonianza del clima di tensione c'è anche un altro grave episodio: il presidio del ponte attuato da alcuni militanti di estrema destra che, a quanto pare, erano intenzionati ad impedire il transito nonostante quella tappa fosse stata esclusa dal percorso del corteo.
Un cordone di polizia ha evitato qualsiasi contatto fra il manipolo e i manifestanti, ma ciò non toglie la gravità del fatto. Su quest'ultimo episodio verrebbe anche da chiedersi se si riterranno soddisfatti gli esponenti che hanno definito "un insulto" alla memoria degli alpini il possibile passaggio della manifestazione, consegnando poi il simbolo cittadino nelle mani di coloro contro i quali gli alpini si sono battuti.
Detto ciò e tornando all'aggressione, Sartori ci tiene però a precisare che: «Sono personalmente convinto che questo episodio non sia rappresentativo di Bassano del Grappa, città aperta e civile come ha dato prova anche sabato scorso con la civile accoglienza riservata alla manifestazione del Bassano Pride 2012».


Giornata di Pride

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La gionata odierna sarà caratterizzata dallo svolgimento di ben tre Pride: a Bassano, Cagliari e Napoli.
Nel capoluogo campano l'appuntamento è fissato per le 16.30 in piazza Cavour, da dove partirà in corteo che raggiungerà il lungomare. Lo slogan scelto è "Amare, volare, sposare", con un chiaro messaggio di sperava verso il futuro e verso la possibile legalizzazione delle nozze gay. Alla manifestazione sono attesi Vladimir Luxuria, Maria Grazia Cucinotta, Ornella Muti, Francesco Facchinetti, Leo Gullotta, Laura Chiatti e Fabio Canino. La giornata si concluderà poi con il party finale presso il Criminal Candy.
A Cagliari, invece, si svolgerà il primo Pride mai realizzato in Sardegna. L'appuntamento è per le 16.30 a Marina Piccola, da dove partiranno i carri che seguiranno il corteo fino al vecchio ospedale marino (con arrivo previsto intorno alle 21). Tra gli ospiti previsti ci sarà anche il sindaco, Massimo Zedda, che recentemente ha guidato il consiglio comunale nell'approvazione del  registro delle unioni di fatto.
Anche a Bassano, infine, si svolgerà il primo Pride del territorio, già finito alla ribalta delle cronache per alcune vergognose polemiche riguardo al previsto passaggio del corteo sul Ponte degli Alpini (tappa poi soppressa per motivi logistici dagli stessi organizzatori). La partenza avrà luogo dal piazzale della stazione ferroviaria l'evento si concluderà al Piazzotto Montevecchio.


Bassano: il Pride non attraverserà il Ponte degli alpini

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Il Gay Pride di Bassano del Grappa non attraverserà più il Ponte degli Alpini ed il percorso del corteo rimarrà limitato alla sola riva sinistra del fiume.
Nei giorni scorsi era stata l'europarlamentare leghista Mara Bizzotto a lanciare i primi anatemi contro l'eventuale passaggio di gay sulla struttura: «Che la sfilata dell'orgoglio gay passi anche sul Ponte degli Alpini, un luogo sacro per tutti gli alpini e l'intero territorio che rappresenta il simbolo della nostra città in tutto il mondo, lo considero ancora più grave e inaccettabile. Bassano merita molto di più e di meglio che vedere un gay pride sfilare per le strade cittadine».
Una posizione offensiva e discriminatoria, a cui presto di è aggiunta anche quella del presidente dell'Associazione Nazionale Alpini Monte Grappa, Giuseppe Rugolo, che ha affermato: «Dispiace molto che venga manipolato un simbolo sacro per gli alpini, per la città e per l'intero territorio. Trovo una forzatura che venga sfruttato il ponte, quindi anche il nome delle penne nere, per rivendicare qualcosa di privato».
Insomma, da una parte la Lega si arroga il diritto di decidere chi possa passare o meno dal ponte, dall'altra si sostiene che la rivendicazioni dei propri diritti sia un fatto privato e da entrambi le parti che i gay dovrebbero starsene ben lontano dai luoghi simbolo della città (non so, volete che si vada a manifestare in cantina così non disturbiamo?, ndr). Per non parlare dell'assunto secondo il quale l'orgoglio gay sia vergognoso ed offensivo, con buona pace anche per gli alpini gay che sicuramente esistono e sono esistiti.


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Dalla Lega parole inaccettabili contro il Bassano Pride

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«Che Bassano diventi per un pomeriggio la capitale dell'omosessualità la trovo una cosa del tutto fuori luogo. Che la sfilata dell'orgoglio gay passi anche sul Ponte degli Alpini, un luogo sacro per tutti gli alpini e l'intero territorio che rappresenta il simbolo della nostra città in tutto il mondo, lo considero ancora più grave ed inaccettabile».
Sono queste le parole (in questo caso, davvero gravi ed inaccettabili) pronunciate dall'europarlamentare leghista Mara Bizzotto in merito al Bassano Pride (il primo Gay Pride del Vicentino) che si svolgerà sabato proprio a Bassano del Grappa.
Il corteo percorrerà le vie del centro, toccando anche il Ponte degli alpini, al grido di «Be free. Liberatevi»: un invito ad affermare i propri diritti e a superare i pregiudizi, l'omofobia e la discriminazione. Tre sentimenti negativi di cui troviamo riscontro palese nelle parole della leghista, la quale si ritrova così a rappresentare degnamente i motivi per cui è necessario affermare la propria dignità ed i propri diritti davanti ad offese e discriminazioni inutili.
Non paga, la parlamentare europea è andata anche oltre nelle sue dichiarazioni: «È sconcertante che da parte dell'amministrazione comunale ci sia stato, in un primo momento, un silenzio complice su questa iniziativa e, in un secondo momento, addirittura un aperto consenso alla manifestazione come dimostrano le dichiarazione del sindaco Cimatti e del suo assessore, nonché segretario regionale del Pd, Rosanna Filippin. Se il sindaco e l'assessore sono contenti di ospitare un gay pride, i bassanesi assolutamente no: Bassano merita molto di più e di meglio che vedere un gay pride sfilare per le strade cittadine».
Ma per parlare a nome della cittadinanza intera, avrà forse citofonato a tutti gli abitanti della città per chiedere il loro parere? E, soprattutto, la signora Bizzotto è a conoscenza del fatto che l'unica cosa veramente sconcertante di tutta la vicenda si è accorta che l'unica cosa davvero sconcertante è la sua visione ristretta ed in palese contrasto con la carica che ricopre (la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, infatti, vieta esplicitamente ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale)?
Casomai sono gli italiani a meritare molto di più e di meglio che vedere cariche istituzionali affidate a persone simili. Perché non può certo stare in piedi l'equazione «minori diritti, uguali doveri» e non è tollerabile che sia proprio la classe dirigente a fomentare un clima di odio e di violenza, spesso rovinando la vita a milioni di persone solo per guadagnare qualche voto ed aggiudicarsi un cadreghino sul quale sedersi.
Puntuale è arrivato anche il commento ufficiale di Arcigay, nel quale si legge: «Che la Lega rappresentasse l'olocausto dell'intelligenza lo sapevamo, ma a tutto c'è un limite. L'ha ampiamente superato quest'oggi Mara Bizzotto, parlamentare europea della Lega Nord, commentando l'importante manifestazione del Bassano Pride».


Oggi i Pride di Roma e Palermo

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Oggi pomeriggio si svolgeranno, praticamente in contemporanea, i Gay Pride di Roma e di Palerno.
Nella capitale il concentramento avrà inizio alle ore 15, per poi partire in corteo da piazza della Repubblica alle 16. Il percorso si snoderà in via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, via di San Gregorio e via dei Cerchi, per poi concludersi in piazza Bocca della Verità. Qui ci saranno i saluti dal palco del comitato organizzatore e di Lucia Ocone, madrina della manifestazione. Poi in serata l'immancabile party ufficiale al Gay Village.
Per le strade di Roma sfileranno anche i consueti carri: ve ne sranno alcuni allestiti da alcune associazioni lgbt del territorio (come quello del comitato o quello del circolo Mario Mieli) ma anche altri di realtà politiche e sociali, come la Cgil Roma/Lazio e l'Italia dei Valori (unico partito politico presente alla manifestazione con un proprio carro).
A Palermo, invece, la parata avrà inizio alle ore 15 dal Foro Italico. Il corteo passerà da via Roma, da Porta Felice e attorno al Teatro Politeama, per poi concludersi in piazza Verdi, di fronte al Teatro Massimo. Anche in questo caso è prevista la presenza di ben 15 carri.
A partire dalle 18, alcune navette offerte dal comune partiranno da via Enrico Amari ogni 30 minuti per portare i partecipanti in viale Strasburgo, accanto al Pride Village che ospiterà il concerto finale.