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Il prefetto di Bologna annulla le trascrizioni. Arcigay: «Siamo nella giungla dell'illegittimità»

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Lo scorso venerdì un funzionario della Prefettura di Bologna si è recato in comune ed ha apposto la parola «annullato» nei registri di stato civile in relazione agli atti di trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero.
La notizia si è appresa solo in seguito e pare che neppure le quattro copie interessate dal provvedimento siano state informate. «Vergogna. E alla vergogna di un prefetto politicizzato si aggiunge il fatto che gli interessati lo apprendano ora dai giornali. Neanche quel rispetto ci è dovuto. Non ci sono parole, ha commentato su Facebook Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna.
Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, ha sottolineato come fossero «passati solo due giorni dalla decisione del tribunale di Udine di dichiarare illegittimo e autoritario l'atto della prefettura locale su ordine del Ministro-segretario Ncd Alfano. Ma se l'atto è illegittimo a Udine lo è anche a Bologna [...] Tutto è avvenuto alla chetichella come se qualcuno si sia vergognato ad informare subito di questo abuso. In effetti si tratta di una cosa vergognosa come è francamente vergognoso che Alfano usi il Ministero dell'Interno come strumento di affermazione di una politica del suo partito, il più clericale dello schieramento politico».
Dura è anche la reazione di Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che commenta: «Siamo nella jungla dell'illegittimità, non c'è più norma o senso di giustizia che tenga. A pochissimi giorni dal pronunciamento della procura di Udine che aveva messo in chiaro l'illegittimità di questa procedura, il prefetto di Bologna, coi tempi dettatigli dalla politica, ha comunque proceduto col suo abuso di potere. In nome di che cosa? Del popolo italiano? Della sua Carta costituzionale? No, nulla di tutto questo, è la stessa Giustizia ad averlo messo in chiaro. Questo avviene in nome di accordi politici sottobanco e convincimenti personali. Si compie l'abuso consapevolmente, con l'arroganza di chi scarica sul cittadino l'onere di dover dimostrare ancora una volta il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Siamo al mobbing di Stato, al dileggio totale delle persone e dei loro diritti, alla prevaricazione ostinata. Una vera e propria umiliazione. E in questo contesto non sappiamo nemmeno a chi appellarci: a un Presidente della Repubblica in uscita dal Quirinale? A un premier evidentemente inaffidabile? A un governo fondato su un patto ideologico e liberticida? A un Parlamento completamente scollato dal Paese, rintanato nel bunker delle Camere a elargire voti di fiducia in nome non del Paese ma della Ditta, quale che sia il simbolo che si rappresenta? Siamo nella palude della reiterata e indisturbata violazione dei diritti, ben oltre l'assenza del riconoscimento: e questo è il fatto grave e disperante».


Colin Farrell parla a favore dei matrimoni gay

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Colin Farrell non è solo uno fra gli attori più sexy di Hollywood, ma è anche il testimonial della campagna "Yes Equality" volta a chiedere l'introduzione dei matrimoni gay in Irlanda. Ed è proprio in quella veste che ha deciso di raccontare la sua storia e la sua scoperta dell'omosessualità attraverso il fratello:

Credo di aver capito più o meno a dodici anni come mio fratello non strisciasse nel fango eterosessuale come la maggior parte dei ragazzi della nostra età. Ricordo che mi sentì sorpreso. Incuriosito. Curioso. Non bi-curioso. Ero curioso perché era diverso da qualsiasi cosa avessi saputo o sentito, eppure non mi sembrava innaturale per me. Non avevo altri riferimenti riguardanti l'esistenza dell'omosessualità. Non avevo mai visto, a quell'età, una coppia gay. Sapevo solo che a mio fratello piacevano gli uomini e, ripeto, non mi è mai sembrato innaturale. Mio fratello Eamon non ha scelto di essere gay. Sì, ha scelto di indossare l'eyeliner a scuola, cosa che probabilmente non è stata la risposta più pragmatica alla tortura quotidiana che ha vissuto a causa dei bulli della scuola. Ma è sempre stato orgoglioso di chi fosse. Orgoglioso e ribelle e, ovviamente, provocatorio. Anche quando gli altri lo picchiavano e lo ridicolizzavano, inondandolo di ripugnanti risate di scherno, ha mantenuto intatte la sua integrità e la sua dignità.
Non so dove siano quei bulli ora, quelli che lo picchiavano regolarmente. Forse alcuni di loro hanno trovato la pace e preferiscono dimenticare quell'io dal passato doloroso. Forse sono seduti su qualche sgabello di un bar a parlare di "uccelli e fr*ci", di cura e malattia. Ma io so dove è mio fratello. È a casa sua, a Dublino, a vivere in pace e amore con suo marito, Steven. Sono la coppia più sana e felice che io conosca. Ma sono dovuti volare in Canada per celebrare il loro matrimonio. Ecco perché tutto questo è qualcosa di personale. Il fatto che mio fratello abbia dovuto lasciare l'Irlanda per far sì che il suo sogno matrimoniale diventasse reale è folle. Insano. È arrivata l'ora di raddrizzare la bilancia della giustizia in questo Paese. Iscrivendosi e registrandosi per votare il prossimo anno, in modo che la voce di ogni individuo possa essere ascoltato. Quante volte si ha la possibilità di fare la storia nella nostra vita? Non solo la storia personale. Familiare. Sociale. Comune. Globale. Il mondo starà a guardare. Noi dobbiamo dare l'esempio.

Il fratello di Colin, Eamon, è apertamente gay e si è sposato in Canada con Steven Mannion nel 2009. Il fratello partecipò come testimone alla funzione.


Usa, il 6° circuito degli appelli ha detto «no» ai matrimoni gay (ma è una buona notizia)

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Dopo mesi di stallo, finalmente la Corte d'Appello di Cincinnati del 6° Circuito federale si è espressa su quattro casi riguardanti la costituzionalità delle leggi del Michigan, dell'Ohio, del Kentucky e del Tennessee che proibiscono alle coppie gay e lesbiche di sposarsi. La decisione, che non sorprende, conferma la costituzionalità dei divieti di questi stati producendo così la tanto attesa divisione tra i circuiti. Finora 4 circuiti si sono già pronunciati -il 10°, il 4°, il 7° e il 9°, in ordine cronologico- e tutti hanno dichiarato contrari alla costituzione federale del 1787 simili leggi che esistevano in una quindicina e più di stati, portando così gli Stati dell'Unione, che permettono alle coppie dello stesso sesso di sposarsi, da 19 (maggio 2014) a 32 (ottobre 2014). Tuttavia, le decisioni di questi circuiti, che tecnicamente sono diventate dei precedenti, non sono giunte a tutti gli stati compresi nella giurisdizione di tali are giudiziarie: mancano Kansas (10° Circuito), South Carolina (4°) e Montana (9°). L'altro ieri un giudice federale ha esteso il precedente del 10° Circuito al Kansas, ma la decisione è già stata portata all'attenzione dell'intero circuito, che potrebbe decidere il caso (ma le probabilità sono veramente basse). A fine novembre, invece, altri tribunali avranno l'occasione di esprimersi. Ma torniamo al 6° Circuito.
La decisione, presa da due dei tre giudici che formavano il tribunale, come abbiamo detto conferma i divieti al matrimonio egualitario in 4 stati dell'Unione, creando quindi una divisione con gli altri 4 circuiti che hanno deciso diversamente. Il giudice che scritto la sentenza, il giudice Sutton si è posto il seguente problema: Chi decide la questione? I giudici o forse gli stati?. A questo quesito Sutton e la giudice Cook hanno risposto così:

Quando le corti non permettono ai cittadini di risolvere nuovi temi sociali come questo, esse perpetuano l'idea che gli eroi in questi cambi di eventi siano i giudici e gli avvocati. E' meglio, in questa occasione, permettere il cambiamento attraverso i consueti processi politici, pensiamo noi, che gay o etero che siano, siano essi gli eroi delle proprie storie incontrandosi tra loro non come avversari nei tribunali ma come liberi cittadini che cerano di risolvere un tema sociale con neutralità

Belle parole. Ma non convincono. Non hanno convinto, infatti la giudice Daughtrey:

L'autore dell'opinione della maggioranza ha abbozzato quello che potrebbe essere un appassionante monologo da TED o, possibilmente una lezione introduttiva a Filosofia Politica. Ma essendo una decisione della Corte d'Appello, così si fallisce completamente nell'affrontare la questione costituzionale cui siamo chiamati a risolvere: se lo stato, proibendo i matrimoni tra persone dello stesso sesso, violi il principio di eguaglianza contenuto nel 14° Emendamento.

Ma ora cosa succederà? Beh vedremo cosa decideranno le coppie. Potranno chiedere o all'intero circuito di decidere oppure direttamente alla Corte Suprema. L'American Civil Liberties Union, storica associazione che difende i diritti civili degli americani e che ora supporta alcune delle coppie nel 6° Circuito, ha detto che intende ricorrere direttamente alla Corte Suprema. L'ipotesi, dunque, è che si arrivi ad una decisione definitiva già a giugno. E dopo quello che è accaduto il mese scorso, può solo succedere che una maggioranza di giudici si esprimi per il matrimonio per tutti. Ed è quello che attende la comunità americana da ormai 45 anni, da quando per primi, Richard Baker e James McConnell sfidarono le leggi del Minnesota nel maggio del 1970.

Di ExJure


Il Tar del Lazio si pronuncia contro la sospensione dell'ordinanza del prefetto in merito alle trascrizioni

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Prosegue senza sosta l'umiliazione dell'Italia, mentre i giornali stranieri iniziano a raccontare con incredulità le vicende legate alla trascrizione dei matrimoni gay quasi stessero parlando di un paese del terzo mondo.
Il nuovo capitolo è il rifiuto dal Tar del Lazio alla sospensione dell'annullamento di alcune trascrizioni, in via cautelare, prima della notifica dei ricorsi da parte di due coppie.
C'è da chiedersi quali siano le motivazioni con cui il presidente della I sezione del tribunale amministrativo abbia scelto di rigettare la richiesta (seppur i richiedenti si fossero appellati ad una decisione provvisoria ed urgente) in virtù di un annullamento che la legge parrebbe indicare come illegittimo. Fatto sta che il diritto verrà messo da parte in attesa del pronunciamento definitivo.
In aggiunta è stato depositato anche un ulteriore ricorso al Tar presentato dal Comune di Roma contro il decreto del prefetto romano, mentre quello di Milano ha firmato un provvedimento per l'annullamento delle tredici trascrizioni di matrimoni contratti all'estero fra persone dello stesso sesso da parte del sindaco Pisapia.
Insomma, è lo stato che fa guerra allo stato pur di privare i cittadini del riconoscimento di atti validi in tutto il resto d'Europa, quasi a voler marcare il territorio di uno stato in cui il diritto non ha valore e in cui la società è divisa fra cittadini di sere A e cittadini poco graditi ad Alfano.
«Prendiamo atto della decisione del Tar, siamo totalmente fiduciosi dell'esito positivo che avrà la vicenda in sede giudiziaria perché stiamo conducendo una giusta battaglia di parità, dignità e laicità che mira alla piena uguaglianza -ha dichiarato il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli Continua il silenzio assordante di Renzi. Invitiamo il ministro Alfano e i prefetti coinvolti ad interessarsi dei problemi più urgenti dei cittadini invece di impegnarsi in una battaglia ideologica contro i cittadini omosessuali di questo paese».


Dopo l'annullamento della trascrizione di Pesaro, Fausto ed Elwin annunciano battaglia

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Il Tribunale di Pesaro ha annullato la trascrizione del matrimonio tra Fausto ed Elwin nel registro dello stato civile di Fano. Pare che il giudice Storti abbia scelto di parlare di un matrimonio «che non può essere qualificato come matrimonio per l'ordinamento italiano mancando uno dei requisiti essenziali e quindi non può produrre effetti giuridici così come stabilito dalla sentenza dalla Cassazione civile n.4184/2012». Dubbi al riguardo, però, nascono proprio dalla sentenza citata. Secondo la Cassazione, infatti, un matrimonio tra persone contratto all'estero è esistente e valido, ma inidoneo »a produrre, quale atto di matrimonio appunto, qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano».
"La sentenza di Pesaro -ha dichiarato Arcigay- continua a sembrarci un'occasione persa. Più volte in questi anni sono stati i tribunali a dimostrarsi più lungimiranti e corretti nel tutelare i diritti di tutti rispetto alla classe politica, chiusa strumentalmente in posizioni che definire retrograde è dire poco. E se concordiamo che non sia compito del potere giudiziario riempire un vuoto normativo che sta iniziando a pesare sempre di più in Italia, speravamo tuttavia in una sentenza diversa, che esaminasse realmente i punti sollevati dai legali della coppia». Premesso ciò, Arcigay Agorà si dice «pronta a continuare il percorso, anche giudiziario, iniziato assieme a Fausto ed Elwin. E non si stancherà mai di sollecitare il Governo e il Parlamento a presentare dopo tanti, troppi, annunci, una legge di tutela dei diritti delle persone Lgbt che ci metta almeno al pari di quasi tutti gli altri paesi europei, ultima l'Estonia%raquo;.


Il prefetto di Bologna dispone l'annullamento delle trascrizioni. Il sindaco: «Non la farò»

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Mentre Renzi rimane in un imperturbabile silenzio, è tra sindaci e prefetti che si sta combattendo una battaglia di civiltà. Da un lato c'è chi vuole riconoscere i diritti europei dei cittadini, dall'altro chi vuole ottemperare all'indecente circolare emanata da Alfano (forse su indicazione di Vita Cattolica).
Ed è così che il prefetto Ennio Mario Sodano ha ora disposto l'annullamento dei quattro atti di trascrizione di nozze contratte all'estero tra persone dello stesso sesso registrate a Bologna. la risposta del sindaco non si è fatta attendere: «Io questa cancellazione non la farò -afferma Virginio Merola- perché contrasta con il diritto europeo, con la nostra Costituzione, con il diritto delle persone che hanno chiesto la trascrizione, con la storia e il futuro della città che ho l'onore di rappresentare, che non vuole cittadini di serie A e serie B, e con la mia coscienza. Risponderò in queste ore al Prefetto perché provveda lui al concreto annullamento e informerò le persone direttamente interessate dalla decisione di annullamento del Prefetto, perché almeno possano valutare le azioni legali a loro tutela».
«Dovremmo dire che ci arrendiamo -ha commentato Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center- In Italia non c'è più alcun rispetto per i diritti. Vedere annullare le trascrizioni delle nozze gay anche a Bologna, dopo Roma, è un atto di intromissione dello Stato nella sfera delle relazioni di coppia e nelle relazioni affettive, che viene portato avanti con noncuranza della legge, che non prescrive in alcun modo che le unioni gay siano un pericolo per l'ordine pubblico. Ancora una volta si tratta di dare esecuzione, da parte delle Prefetture, a una circolare del ministro dell'Interno Alfano. E ancora una volta torniamo a chiedere al presidente del Consiglio Matteo Renzi di intervenire per il suo ritiro. I sindaci non sono dei fuorilegge e non lo sono le coppie gay regolarmente sposate. Se Renzi, come dice, vuole introdurre le unioni civili non si capisce perché ci sia questo accanimento nei confronti delle trascrizioni dei matrimoni gay».


Udine: la Rete Lenford deposita un esposto contro l'annullamento delle trascrizioni

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La Rete Lenford, l'avvocatura per i diritti lgbti, ha depositato presso la Procura a Udine un esposto contro l'annullamento della trascrizione nel registro di stato civile di un matrimonio omosessuale contratto all'estero. Nella giornata di ieri, infatti, un commissario inviato in Comune dalla Prefettura aveva provveduto alla cancellazione dell'atto. Le ipotesi di reato che l'esposto chiede di verificare sono il falso in atto pubblico e la falsità materiale in atto pubblico compiuti da ufficiale.
A rendere nota la notizia è Giacomo Deperu, presidente di Arcigay Friuli, che dichiara: «Con questo esposto si chiede al Pubblico Ministero udinese di verificare se negli atti compiuti dalla prefettura vi siano estremi di reato. Siamo colpiti da un'azione così forte e a nostro avviso sproporzionata, ma da tempo sosteniamo che non fosse nelle prerogative del Prefetto intervenire d'imperio a annullare la trascrizione effettuata dal sindaco di Udine Furio Honsell. Per questo confidiamo che con questo esposto si possa fare finalmente chiarezza su quanto avvenuto a Udine [...] Secondo i legali, il Massimario per l'Ufficiale di Stato Civile adottato proprio dal Ministero dell'Interno afferma esplicitamente che in materia la competenza a intervenire sui registri è esclusivamente in capo all'autorità giudiziaria, in quanto la legge conferisce potere unicamente al Tribunale di modificare le annotazioni. Per questo nell'esposto si contesta anche l'articolo 347 che parla di usurpazione di funzioni pubbliche e, in via sussidiaria, l'abuso d'ufficio».

Intanto a Milano il consigliere regionale Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) pare non avere altre preoccupazioni se non la cancellazioni delle trascrizioni effettuate da Pisapia. Attraverso affermazioni rilasciate con cadenza pressoché quotidiana, ha ora aggiunto che «inviterò formalmente il prefetto di Milano a fare come il suo collega e nominare un commissario prefettizio. Il Commissario ad acta a Udine ha ristabilito la legalità in breve tempo, mentre a Milano i matrimoni omosessuali che il sindaco ha trascritto ormai tre settimane fa sono ancora in vigore e se ne aggiungeranno altri, come ha annunciato il primo cittadino. Il prefetto Tronca ci ha messo 17 giorni a leggere le carte e poi, una volta richiamato Pisapia all'ordine, non ha fatto altro per ottenere il rispetto della legge».
Nella sua nota il consigliere auspica anche che il caso non finisca in Procura dopo la denuncia che lui stesso ha provveduto a depositare nella giornata di ieri: «spero che non sia necessario un suo pronunciamento -ha dichiarato- basterebbe infatti che il prefetto di Milano segua l'esempio del suo collega di Udine nominando un commissario ad acta che vada in via Larga e annulli le nozze gay trascritte dal sindaco».
C'è da chiedersi, però, se il timore di un pronunciamento della procura non sia legato alla totale incertezza nel risultato a fronte di un'azione da parte dei prefetti che giuristi e avvocati non esitano a sostenere illegittima. Vien da sé che un simile pronunciamento porterebbe le destre a non poter più sostenere che la presa d'atto da parte dell'Italia di atti assolutamente validi nel resto d'Europa sia «illegale&raqto;.


Il prefetto di Udine procede all'annullamento della trascrizione di matrimonio gay contratto all'estero

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Questa mattina il prefetto di Udine, Provvidenza Delfina Raimondo (in foto), ha inviato un commissario presso gli uffici dello stato civile del Comune di Udine per procedere con la cancellazione della trascrizione di un matrimonio fra persone dello stesso sesso contratto all'estero da una cittadina udinese.
Su mandato del prefetto, il viceprefetto aggiunto Giovanni Maria Leo ha annullato la trascrizione ed ha apposto una nota sul registro: «Con provvedimento del Prefetto della Provincia di Udine, in data 27 ottobre 2014 è stata annullata d'ufficio la trascrizione dell'atto di matrimonio controscritto».
Soddisfazione è stata espressa da Adriano Ioan, leader dell' opposizione di centrodestra al Comune di Udine, secondo il quale «La nomina del commissario prefettizio che annulla un atto illegittimo compiuto da Honsell nella sua veste di ufficiale di stato civile è un segnale inequivocabile di come la sua smania di protagonismo abbia superato ogni limite. Se vuole intraprendere e perseguire quelle che lui definisce delle battaglie di civiltà, lo faccia da semplice cittadino, si dimetta da sindaco, non trascini il ruolo istituzionale che attualmente ricopre su un terreno della illegalità coinvolgendo l'istituzione».
Dal canto suo il primo cittadino si dice «dispiaciuto e colpito da questo atto, che, per altro, ritengo non abbia nessun valore giuridico in quanto sulla base della legge che disciplina lo stato civile l'annullamento può essere disposto unicamente per decreto di un tribunale [...] Sono addolorato che di fronte a un gesto come la trascrizione di un matrimonio, che ha una valenza di inclusione sociale e di garanzia di pari dignità e diritti a tutte le persone ci sia stata una risposta così pronta e, tutto sommato, autoritaria da parte di un organo dello Stato. Una risposta che, ribadisco, penso non sia assolutamente giuridicamente efficace [...] Per quanto riguarda i prossimi passi -annuncia Honsell- qui c'è una coppia di donne che ha visto lesi i suoi interessi e sono quindi certo si muoverà per far valere i propri diritti. Per quanto riguarda il Comune mi riservo nelle prossime ore, in qualità non di sindaco, ma di ufficiale di stato civile, di valutare come poter meglio tutelare gli interessi di queste cittadine, anche sulla base degli atti che loro intenderanno fare».


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Il prefetto di Milano ha chiesto al sindaco la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni gay

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Il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, ha scritto al sindaco Pisapia per chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso. In una nota la Prefettura sostiene che tale atto sia stato compiuto «ai fini della regolare ed uniforme tenuta dei Registri dello stato civile, alla cui salvaguardia il Prefetto è preposto secondo le norme vigenti».
Lo scorso 10 ottobre, il prefetto aveva chiesto la trasmissione di tutti gli atti in essere riguardanti la trascrizione compiuta il giorno prima dal Sindaco del capoluogo lombardo. Quell'atto aveva mandato su tutte le furie la curia e le destre.
Tronca, stretto dal pressing del ministro Alfano, ha così scelto si seguire la linea del collega di Roma Pecoraro e ha chiesto al sindaco di fare marcia indietro. Un'azione che Pisapia non ha alcuna intenzione di compiere dato che si dice convinto della piena legittimità del proprio atto.
Il punto è che giuristi e avvocati sono concordi nel ritenere che il prefetto non abbia alcun titolo per chiedere la cancellazione di tali atti, così che il sindaco non può procedere alla cancellazione di un atto che ha firmato nel rispetto delle leggi.
«Ritengo assolutamente improbabile che il sindaco faccia marcia indietro», ha dichiarato l'avvocato Massimo Clara dell'Associazione Radicale Certi Diritti. Inoltre la Rete Lenford ha provveduto ad inviare una diffida a tutte le istituzioni contro l'eventuale annullamento delle trascrizioni da parte organismi diversi dalla Procura della Repubblica.


Un giudice di Puerto Rico contraddice gli altri 40 tribunali e conferma il divieto ai matrimoni gay

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Il giudice federale Juan Perez Gimenez della Corte Distrettuale di Puerto Rico, sostenendo che gli altri 40 tribunali hanno agito con «ingenuità ed immaginazione» e che «il popolo e i suoi rappresentanti eletti dovrebbero dibattere in merito alla necessità di ridefinire il matrimonio», ha dichiarato costituzionali le norme del Codice Civile portoricano che sanciscono la diversità sessuale dei nubendi quale requisito del matrimonio, rigettando quindi la richiesta delle cinque coppie omosessuali che avevano portato in tribunale il divieto del loro territorio americano (Puerto Rico non è uno stato, almeno per ora).
Secondo il giudice Perez Gimenez il matrimonio "tradizionale" consisterebbe «nell'unità fondamentale dell'ordine politico», mentre lo stesso ordine politico dipenderebbe «dal potenziale procreativo racchiuso nel matrimonio tradizionale stesso». A questa tesi, poco ponderata, vista la mole delle decisioni che l'hanno preceduta, ben si potrebbero rinfacciare alcune contro-argomentazioni. Innanzitutto se lo stato ha interesse nel mantenere l'eterosessualità del matrimonio, vista la potenziale capacità procreativa di due soggetti di sesso diverso, allora tale fine non sarebbe raggiunto se vengono ammesse pure le coppie eterosessuali sterili, poi quelle che, in età avanzata, non possono più naturalmente procreare ed infine quelle che non ne hanno desiderio. E non è tutto qui. il giudice federale per rincarare la dose porta il solo vecchio e ritrito argomento del piano inclinato: se le coppie chiedono la libertà di scegliere il proprio partner, perché allora non ammettere la poligamia e il matrimonio incestuoso? Peccato che il "fine procreativo" del matrimonio si potrebbe perfettamente perfettamente perseguire sia con la poligamia (pensiamo alla poliginia, cioè quando un uomo ha più mogli) sia con l'incesto tra il padre e la propria figlia.
La decisione del giudice Perez Gimenez verrà portata in appello alla Corte del 1° Circuito, come hanno affermato i legali del team Lamba. Nel 1° Circuito tutti gli stati (Maine, Massachusetts, Rhode Island e New Hampshire) riconoscono alle coppie gay e lesbiche la possibilità di sposarsi, e per questo è facile pensare che i giudici del circuito ne saranno influenzati.

Intanto un giudice federale del Mississippi ha già annunciato che il 12 novembre ascolterà le argomentazioni nel caso Campaign for Southern Equality v. Bryant. La decisione sorprende perché il caso giudiziario era stato portato dinanzi al Corte Distrettuale del Mississippi meridionale solamente lunedì questo. Il team legale è lo stesso che ha assisto Edith Windsor nella vittoriosa causa legale contro gli Stati Uniti del 2009-2013.

Di ExJure


Usa: la Corte Suprema si pronuncerà sulle nozze gay solo in caso di una sentenza contraria in appello

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«L'Equal protection clause è il nostro "principio di eguaglianza" ed è espresso nell'emendamento n.14 alla Costituzione Americana». Così Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha argomentato l'ondata di sentenze che hanno sancito l'incostituzionalità dei divieti ai matrimoni gay.
L'accelerata sul tema è giunta in seguito alla scelta della Corte Suprema di non riesaminare le sentenze emesse dalle corti d'appello riguardo a quell'incostituzionalità. Una decisione che pare destinata a valere nel tempo se si considera come il giudice Ruth Bader Ginsburg, intervistata da Nina Totenberg di National Public Radio, ha dichiarato che la Corte interverrà nella questione del matrimonio egualitario solo se una Corte d'Appello deciderà diversamente dalle altre.

Intanto già oggi potrebbero celebrarsi i primi matrimoni nello Wyoming, ma solo dopo che il procuratore chiederà di cancellare la sospensione posta dal giudice Skavdahl alla sentenza che aveva pronunciato venerdì scorso. A differenza degli altri stati che avevano approvato un emendamento costituzionale, nel Wyoming rimaneva solo una legge del 1977 che stabiliva che il matrimonio fosse "l'unione tra un uomo ed una donna". Solo di recente la politica locale si è posta il problema di promuovere un emendamento alla costituzione, simile a quelli approvati da altri stati dell'unione mentre alcune proposte di legge sulle unioni civili o sul matrimonio egualitario erano state depositate nel Congresso locale. Nel febbraio 2014 la Camera dei Rappresentanti aveva rigettato a sorpresa la proposta sul matrimonio con 17 voti a favore e 41 contrari
Il Wyoming è lo stato con la più alta percentuale di politici appartenenti al partito repubblicano eletti al Congresso locale (85%) e la Camera è composta da 52 repubblicani e da 8 democratici (9 repubblicani hanno votato a favore del disegno di legge). Il Wyoming è lo stato famoso per i cowboy (vedi Brokeback Mountain), per il parco di Yellowstone e per essere stato, nel 1860, la prima giurisdizione al mondo ad assicurare alle donne il diritto di voto (un motivo che l'ha portato ad essere soprannominato l'Equality State).


Las Vegas apre ai matrimoni gay, ma alcune cappelle si rifiutano di celebrarli

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Tutto era già pronto e la città di Las Vegas aveva già lanciato una campagna pubblicitaria (nella foto di apertura) volta a promuovere i matrimoni fra persone dello stesso sesso dopo l'entrata in vigore del matrimonio egualitario nel Nevada. Eppure qualcosa è andato storto: alcune cappelle della città si rifiutano di sposare coppie dello stesso sesso.
Non male per chi solitamente non si fa problemi ad unire in matrimonio persone ubriache o coppie clandestine... ma evidentemente la trasgressione più volte celebrata anche da Hollywood si ferma dfinnanzi al pregiudizio e alla voglia di discriminare l'altro.
Ed è così che Dolly Deleon, proprietaria della Cappella Wed Vegas, continua a celebrare i suoi matrimoni in stile hawaiano o mascherati da Elvis Presley, ma si rifiuta di unire coppie gay. «Sono una fervente cristiana», dice. Peccato che sia difficile credere che una persona pronta a far travestire da Elvis il celebrante abbia così a cuore una presunta sacralità del matrimonio egualitario.
È risaputo che nella città di Las Vegas i matrimoni non sono altro che un business, ma evidentemente il pregiudizio può essere ancora più forte del profumo dei dollari.


Marino ha trascritto 16 matrimoni gay. Proteste e denunce da parte di Ncd, Forza Italia e Cei

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Così come preannunciato, Ignazio Marino ha proceduto alla trascrizione di sedici matrimoni celebrati all'estero fra persone dello stesso sesso. Accolto da una folla festante, il Sindaco di Roma ha dichiarato: « uno splendido sabato mattina. Ma dobbiamo anche pensare che sia un giorno normale perché noi crediamo fortemente che tutti siano uguali e abbiano gli stessi diritti. E allora quale diritto più importante c'è di quello di poter dire al proprio compagno o compagna "Ti amo"?»
Ma la celebrazione dell'amore è bastato a scatenare un putiferio politico.
Il prefetto della capitale, Giuseppe Pecoraro, ha usato toni da intimidazione: «Cancelli le trascrizioni o le annullerà io», ha tuonato. «Io faccio il mio lavoro -ha replicato il primo cittadino- e difendo il diritto di tutti ad amarsi. Se il prefetto ritiene di doverlo contrastare farà la cosa più giusta dal suo punto di vista [...] tra 15 anni nessuno si ricorderà chi era il sindaco o chi era il prefetto ma tutti sapranno che a Roma può essere riconosciuto l'amore a prescindere dall'orientamento sessuale».
Barbara Saltamartini, deputato e portavoce nazionale del Ncd, non si è limitata a prendere parte ad una protesta omofoba organizzata in Campidoglio, ma si è lanciata nel dichiarare: «Marino si è blindato e barricato in Campidoglio per violare la legge. Ha precluso la piazza ai cittadini mentre compie un'azione fuorilegge in barba al legislatore nazionale e alla Costituzione. Presenteremo una interrogazione parlamentare su quanto di indecente accaduto oggi in piazza». Marco Pomarici, consigliere dell'Assemblea Capitolina del Ncd, ha annunciato che provvederà a denunciare il sindaco, mentre Alfano (firmatario dell'indegna circolare con cui ha tentato di impedire la trascrizione) ha preferito ricorrere a veri e propri sfottò: «Marino firma autografi -dice- Il sindaco ha firmato trascrizioni per nozze gay. Ribadisco: per l'attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non può sostituire la legge. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie».
Proteste sono giunte anche fa Forza Italia dove il senatore Maurizio Gasparri ha deciso di sposare in pieno la linea di Alfano: «Ha ragione il Prefetto di Roma nell'imporre al sindaco Marino il rispetto della legge. La registrazione dei matrimoni contratti all'estero è illegale». Anche Mara Carfagna, alla giuda del neonato dipartimento dei diritti civili di Forza Italia, ha espresso un parere negativo: «La trascrizione da parte del sindaco Marino dei matrimoni contratti all'estero -dice- non fa altro che gettare benzina sul fuoco su un terreno già molto delicato come quello dei diritti civili».
Tra i pareri politici non è mancata la voce della Cei, sempre più impegnata nell'intervenire sulle questioni legali dell'italia quasi si trattasse di un vero e proprio partito politico (seppur non eletto democraticamente). I vescovi hanno sostenuto che «Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni, non è accettabile». La Cei non ha mancato anche di sostenere che le trascrizioni previste dalle normative europee non debbano essere celebrate perché «perché oltre a non essere in linea con il nostro sistema giuridico [suggeriscono] una equivalenza tra il matrimonio e altre forme che a esso vengono impropriamente collegate».


In Arizona e Wyoming cadono i divieti ai matrimoni gay, ora riconosciuti a livello federale in sette nuovi stati

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In seguito alla decisione della Corte Suprema statunitense di respingere i ricorsi presentati da cinque stati contro la celebrazione dei matrimoni gay, il procuratore generale Eric Holder (nella foto) ha annunciato oggi che il governo federale inizierà a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso che si svolgono in Indiana, Oklahoma, Utah, Virginia, Wisconsin, Nevada e Idaho.
«Sono lieto di annunciare che il governo federale ora riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso che si svolgono negli Stati interessati -ha dichiarato- e ho indirizzato gli avvocati del Dipartimento di Giustizia affinché lavorino con i nostri colleghi presso le agenzie pubbliche in modo da garantire che tutti i benefici federali applicabili siano estesi il prima possibile a quelle coppie. Non rimanderemo la nostra responsabilità nel garantire ad ogni coppia ammissibile, che siano dello stesso sesso o di sesso opposto, i pieni diritti e le responsabilità a cui hanno diritto».

Ma le notizie della giornata non finiscono qui: attraverso due e brevissime decisioni di sole quattro pagine ciascuna (qui e qui), il giudice federale John Sedwick ha dichiarato incostituzionale il divieto imposto dall'Arizona alle alle coppie gay e lesbiche che desiderano sposarsi. Il divieto, come in quasi in tutti gli altri casi casi similari, era costituito da un emendamento costituzionale approvato nel 2008 (il primo tentativo, avvenuto nel 2006, venne affossato dal voto popolare, probabilmente dato che il divieto non riguardava le sole coppie omosessuali ma anche le unioni civili).
La sentenza è già in vigore e le coppie potranno richiedere sin da subito richiedere le licenze matrimoniali. Lo stato ha già fatto sapere che non si appellerà contro la sentenza, in applicazione delle decisioni prese dal 9° circuito.

Nello stato del Wyoming, inoltre, il giudice federale Scott Skavdahl ha dichiarato incostituzionali le leggi dello stato del Wyoming che proibiscono alle coppie gay e lesbiche il diritto di sposarsi. la decisione era attesa per lunedì ma il giudice ha anticipato i tempi dato il precedente creato dal 10° Circuito degli Appelli. In questo caso la decisione ha semplicemente posto una sospensione ad una sentenza che si estinguerà il 23 novembre. Se il governatore Matt Mead deciderà di non ricorrere in appello, la decisione potrà divenire operativa prima di quella data e il Wyoming diverrebbe così il 32° stato Usa ad aver legalizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso.


A Pisa si avvia la trascrizione delle nozze gay, a Roma il Ncd vuole denunciare il sindaco

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Il Consiglio comunale di Pisa ha approvato a maggioranza due mozioni, presentate da Sel e Pd, per l'avvio della trascrizione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati all'estero.
La mozione presentata dalla consigliera Simonetta Ghezzani (Sel) «invita il sindaco a emanare un'apposita direttiva con la quale dispone che il Servizio anagrafe, stato civile ed elettorale del Comune di Pisa provveda a trascrivere nell'archivio, su richiesta degli interessati, gli atti attestanti la celebrazione di matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso», quella del consigliere Ferdinando De Negri (Pd) invita «il Parlamento a legiferare, in tempi brevi, una regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze».

Intanto il Ncd continua ad arroccarsi sulla sua posizione di assoluta chiusura alle famiglie gay e Marco Pomarici, consigliere dell'Assemblea Capitolina e della Città Metropolitana, ha annunciato che se il Sindaco di Roma non rispetterà la circolare di Alfano e procederà con la preannunciata trascrizione di 16 matrimoni contratti all'estero, lui lo denuncerà.
«Domani mattina -ha dichiarato- appena il sindaco Marino avrà illegittimamente trascritto il primo matrimonio gay contratto all'estero mi recherò presso gli Uffici della Procura della Repubblica per denunciarlo. Nonostante le indicazioni del Ministero dell'Interno e della prefettura Marino ha deciso di violare la legge. E questo non è consentibile»
Sulla stessa lunghezza d'oda è anche Riccardo De Corato, vicepresidente del Consiglio comunale di Milano e capogruppo di Fratelli d`Italia in Regione Lombardia, pronto ad invocare l'intervento del prefetto per la cancellazione delle nozze trascritte da Pisapia. «Una settimana fa, dopo la firma del sindaco sugli atti, il Prefetto aveva dichiarato di aver richiesto i documenti, come da circolare del ministero degli Interni, per annullare le trascrizioni, e io stesso gli avevo personalmente scritto per denunciare la situazione -ha dichiarato- nelle altre città si è già intervenuti, mentre a Milano si sta aspettando non si sa bene cosa. Sono passati sette giorni, è ora di intervenire».


Matrimoni gay negli Usa: la situazione dopo la sentenza della Corte Suprema

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Settimana scorsa, c'è piovuta dal cielo la notizia della Corte Suprema americana che aveva rifiutato di rivedere 5 casi giudiziari, decisi in appello, in cui erano stati dichiarati incostituzionali le leggi di alcuni stati dell'Unione (Utah, Oklahoma, Virginia, Indiana e Wisconsin) che proibivano alle coppie omosessuali di sposarsi. La notizia, che ha sorpreso in molti, ha segnato certamente la vittoria della comunità LGBT attesa da anni, in primo luogo perché ha portato il numero degli stati che consentono alle coppie gay e lesbiche di sposarsi da 19 a 30, e in secondo luogo perché tale "non-decisione" della Corte è il segnale che una maggioranza dei giudici è ormai pronta ad estendere, definitivamente, il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso.
Prima di entrare nel merito della situazione, facciamo un passo indietro. Tra la fine di agosto e l'inizio del mese di settembre, la Corte aveva ricevuto 7 petizioni perché fossero rivisti 5 casi giudiziari in cui erano stati dichiarati incostituzionali le leggi di alcuni stati dell'Unione. Tutti i casi erano stati decisi in sede d'appello dal 10°, dal 4° e dal 7° Circuito degli Appelli e, una volta giunti all'attenzione della Corte Suprema, le vie legali si sarebbero concluse, essendo la Corte Suprema al vertice dell'organizzazione giudiziaria del sistema americano. Il 29 settembre i 9 giudici della Corte si erano riuniti per la prima e "grande" riunione prima dell'inizio del periodo 2014 (che sarebbe cominciato lunedì 6) per vagliare più di un migliaio di casi a loro pervenuti durante l'estate, tra i quali vanno menzionati i casi di cui abbiamo parlato. Lunedì 6, il primo giorno, ecco la sorpresa: la Corte rifiuta di rivedere i casi riguardanti il matrimonio egualitario[1] e come un domino, uno dopo l'altro, 8 divieti posti alle coppie gay e lesbiche cadono, sotto la gioia di centinaia e centinaia di coppie che aspettavano da anni di sposarsi. I primi a cedere sono stati i divieti degli stati che erano direttamente coinvolti nella "non-decisione" della Corte di lunedì (Utah, Oklahoma, Virginia, Indiana e Wisconsin), hanno poi seguito il divieto del Colorado (martedì 7), del West Virginia (giovedì 9) e del North Carolina (venerdì 10). Quindi mancano ancora all'appello i divieti del Wyoming, del Kansas e del South Dakota. Lunedì il giudice federale Scott Skavdahl si pronuncerà sul caso Wyoming, mentre le Corti Supreme del Kansas e del South Carolina hanno fermato alcuni giudici nazionali che avevano già rilasciato alcune licenze matrimoniali.


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Fiumicino avvia la trascrizione delle nozze gay: «Riconoscerle è un atto di rispetto della legge»

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«Attraverso una disposizione sindacale, oggi ho disposto che l'Ufficio di Stato civile del Comune di Fiumicino provveda a trascrivere negli archivi, entro il primo dicembre, gli atti che attestino la celebrazione di matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso, entrambe residenti nel Comune di Fiumicino. Non esistono motivi ostativi contro la trascrizione di queste unioni, riconoscerle è un atto di rispetto dei diritti civili e della legge, che prevede quest'obbligo quando si tratta di matrimoni validamente celebrati secondo le norme del Paese in cui si sono svolti». Lo ha dichiarato Esterino Montino, primo cittadino della città laziale.
Il sindaco ha poi aggiunto come «il Comune di Fiumicino ha deciso di compiere un passo degno di un Paese civile e democratico. Non si tratta di un gesto estemporaneo, ma del frutto di una scelta precisa e consapevole, che mira alla giustizia e all'eguaglianza sociale».
Riguardo alla posizione del prefetto e alla circolare di Alfano, Montino si dice «convinto che i contenuti di quella circolare siano lesivi delle prerogative e delle responsabilità dirette dei sindaci, ho deciso di compiere questo atto. Capisco e condivido la posizione del sindaco di Roma, Marino, che sta dando seguito alla richiesta di una coppia che ha chiesto di esercitare il proprio diritto. Anch'io ho ricevuto una richiesta analoga nei giorni scorsi: la trascrizione di un matrimonio celebrato in Portogallo nel 2011 da una coppia omosessuale residente nel nostro Comune. Come ufficiale di Stato civile ho il dovere di dare seguito alla loro richiesta assumendo questa decisione. È anche evidente che la soluzione integrale di tutta questa problematica è legata all'approvazione di un atto legislativo da parte del nostro Parlamento. Mi auguro davvero che ci si arrivi in tempi molto rapidi».


Il Codacons preannuncia ricorso: «La circolare del Ministro Alfano è illegittima»

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Il Codacons ha puntato il dito contro la «circolare illegittima» con cui Alfano ha formalmente chiesto ai prefetti di ritirare e cancellare le trascrizioni di nozze gay contratte all'estero.
L'associazione non ha dubbi nell'asserire che «il provvedimento del Ministro viola le disposizioni comunitarie e, in quanto tale, è annullabile dinanzi al Tribunale Amministrativo». Per questo motivo è stato lanciato un ricorso collettivo al Tar del Lazio (che è possibile sottoscrivere gratuitamente sul loro sito) a cui possono prendere parte tutti i cittadini, gay o etero, coppie di fatto o associazioni per i diritti civili. Il tutto con il fine di ottenere l'annullamento del provvedimento emesso dal Ministro dell'Interno.
«La Corte europea dei diritti dell'uomo -spiega il Codacons- decidendo sul ricorso presentato nei confronti dell'Austria da una coppia di cittadini omosessuali che si era vista negare il diritto di sposarsi e ogni altro riconoscimento giuridico, ha emesso una sentenza depositata il 24 giugno 2010 con la quale, pur non obbligando gli Stati membri ad introdurre l'istituto del matrimonio tra persone delle stesso sesso, ha ammesso l'esistenza del diritto alla vita familiare anche in favore delle coppie formate da soggetti dello stesso sesso. La Corte, esaminando i precedenti in materia, ha confermato che il concetto di "vita familiare" non si può limitare esclusivamente ai rapporti fondati sull'istituto del matrimonio, ma deve necessariamente includere anche la "famiglia di fatto", ossia il legame stabilito tra persone che vivono insieme fuori dal matrimonio, indipendentemente dal loro sesso. In virtù di tale decisione i provvedimenti dei sindaci che prevedono la trascrizione delle nozze gay contratte all'estero sono pienamente validi, perché non introducono in Italia l'istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma si limitano a riconoscere i legami tra persone che rappresentano una coppia di fatto e che hanno contratto formale matrimonio all'estero, riconoscendo così il concetto di "vita familiare" in conformità di quanto previsto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo».


Marino: «Sabato prossimo trascriverò personalmente i matrimoni di di alcune coppie gay»

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Sabato prossimo Ignazio Marino provvederà personalmente alla trascrizione di alcuni matrimoni gay celebrati all'estero. L'annuncio è stato dato durante la trasmissione televisiva "L'intervista" in onda su Sky Tg24.
«I sindaci -ha dichiarato- hanno la sensibilità del contatto quotidiano con i cittadini. Io devo affrontare diversi problemi: ad esempio due donne che si amano e sono andate a vivere all'estero mi chiedono di riconoscere con una trascrizione nel registro di stato civile la loro nuova condizione di famiglia. Io sono sensibile a questo tipo di richiesta. Io certamente non chiedo ai miei funzionari con un'ordinanza di fare le trascrizioni, le farò io sabato prossimo ad alcune coppie che me le hanno chieste [...] il nostro Parlamento è rimasto drammaticamente indietro. Nell'Europa storica soltanto l'Italia e la Grecia non si sono dati una legge».
nella sua sfida alla circolare di Alfano, Marino incontra anche la solidarietà di Alessandra Cattoi, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Roma, che afferma: «l'Assemblea capitolina dovrà approvare il registro delle unioni civili al più presto e il sindaco, come ha già dichiarato in più occasioni, giustamente trascriverà i matrimoni celebrati all'estero delle coppie che ne faranno richiesta. A Roma le coppie omosessuali chiedono il riconoscimento dei loro diritti, umani e civili, ma anche di poter usufruire dei servizi comunali, come ad esempio l'accesso alle graduatorie per un alloggio popolare, l'asilo nido per i loro figli e molto altro. Le amministrazioni locali non riescono a dare risposte ed è normale che sollecitino con fermezza una legge che non può più essere rimandata».


Il 55% degli italiani è favorevole ai matrimoni gay

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Il 55% degli italiani è favorevole ai matrimoni gay. È quanto afferma un sondaggio realizzato da Demos, secondo il quale il 55% dei cittadini è favorevole alle nozze tra persone dello stesso sesso contro il 48% del 2013. Sette punti percentuali conquistati in un solo anno paiono non lasciare dubbi su quale sia l'unica strada percorribile e condivisa.
Da segnalare è anche come l'opinione sia condivisa anche dal punto di vista politico: si dicono favorevoli il 70% degli elettori del M5S, 64% degli elettori di Forza Italia e circa il 56% degli elettori del Partito Democratico. Contrari sono solo gli elettori di Scelta Civica, Ncd e partiti di estrema destra.
Nell'osservare come l'opinione pubblica sia a passo con i tempi e di come il volere politico sia soggetto al volere delle minoranze e dei diktat cattolici, viene automatico notare come la politica sia ancora una volta l'unica zavorra che impedisce all'Italia di poter competere in Europa.