Visualizzazione post con etichetta matrimoni. Mostra tutti i post

Altri giudici di Virginia e Florida giudicano incostituzionale il divieto alle nozze gay

Pubblicato il


Continua l'inarrestabile ondata di sentenze favorevoli per le coppie gay e lesbiche che intendono sposarsi: in Virginia la Corte d'Appello di Richmond del 4° Circuito degli Appelli, confermando la decisione presa dal giudice Arenda Wright Allen il 13 febbraio scorso, ha dichiarato illegittimo l'emendamento costituzionale, che riconosce il matrimonio come sola unione tra un uomo ed una donna, approvato nel 2006 prima dall'Assemblea Generale della Virginia e poi dal 57% degli elettori.
La decisione è stata presa da 2 dei 3 giudici. Il giudice Floyd, nominato dal Presidente Bush senior, scrive:

Riconosciamo che un matrimonio tra persone dello stesso sesso possa mettere alcune persone profondamente a disagio. Tuttavia, l'inerzia e l'apprensione non sono basi legittime per negare alle coppie dello stesso sesso giusto processo e uguale protezione delle leggi. Il matrimonio civile è uno dei capisaldi del nostro modo di vivere. Esso consente alle persone di celebrare pubblicamente e di dichiarare la loro intenzione di formare unioni permanenti, che forniscono un'intimità senza precedenti, compagnia, sostegno emotivo, e di sicurezza. La scelta del se e chi sposare è una decisione profondamente personale che altera il corso della vita di un individuo. Negare alle coppie dello stesso sesso tale scelta vieta loro di partecipare pienamente nella nostra società, che è precisamente il tipo di segregazione che il Quattordicesimo Emendamento non può tollerare.

La sentenza non entrerà subito in vigore, ma se entro sette giorni nessuna delle parti chiederà alla 4° Circuito di rivedere il caso (en banc review, in inglese, o sezioni unite in italiano), in Virginia le coppie gay e lesbiche potranno sposarsi. Questa è il secondo Circuito ad aver emesso una sentenza a favore delle coppie omosessuali. Aspettiamo ora, le argomentazioni dinanzi al 6° e al 7° Circuito ad agosto e dinanzi al 9° Circuito a settembre.

Intanto in Florida il giudice Sarah Zabel dell'11° distretto giudiziario per la Contea di Miami-Dade ha dichiarato incostituzionale l'emendamento n. 2 approvato nel 2008 dal 62% degli elettori della Florida. A differenza della sentenza del giudice Garcia della settimana scorsa, che avrebbe avuto effetto nella sola contea di Monroe, la decisione della giudice Zabel copre tutto lo stato della Florida. Entrambe le sentenze, al momento, sono state sospese in vista dell'appello.
Il giudice Zabel, per scrivere la sentenza, ha preso a modello la famosissima sentenza della Corte Suprema nel caso Loving v. Virginia del 1967, dove erano state dichiarate incostituzionali le leggi che proibivano i matrimoni interraziali. Inoltre per sostenere la sua tesi, la giudice è tornata indietro nel tempo sino al 1776, l'anno della dichiarazione d'indipendenza:

Nel 1776, i nostri Padri Fondatori sono andati in guerra per perseguire un obiettivo allora nobile: la creazione di un governo che riconoscesse che i propri cittadini fossero "dotati ... di certi diritti inalienabili" e che tutti fossero uguali dinanzi alla legge. Sfortunatamente, la storia ci insegna che il pregiudizio corruppe l'adempimento di questi ideali [...] La schiavitù, all'inizio, afflisse la nazione dal tempo della nascita ... poi la segregazione preso il posto della schiavitù e fu solo negli anni 60 del secolo scorso che ci liberammo di questa orribile malattia. Le donne, allo stesso modo, dovettero combattere per l'eguaglianza [...] e così i nativi americani [...] e recentemente anche la comunità LGBT prese parte a questa marcia verso la giustizia sociale. Caso dopo caso si è presentata [...] la risposta al quesito del se fosse costituzionalmente permesso deprivare le coppie dello stesso sesso del diritto al matrimonio: ovviamente la risposta è no. Impedire alle coppie di sposarsi in ragione del loro orientamento sessuale non serve ad alcun interesse statale. Serve solo a ferire, a discriminare, a deprivare le coppie dello stesso sesso e le loro famiglie dell'eguale dignità, ad etichettarli e trattarli come cittadini di seconda classe, e considerarli indegni di partecipare ad una delle fondamentali istituzioni della società.

Ora manca solo una sentenza della giustizia federale e potrà arrivare in qualsiasi momento.

Un grazie a ExJure per l'analisi giuridica e per l'articolo.


Bologna: dal 15 settembre sarà possibile trascrivere i matrimoni gay contratti all'estero

Pubblicato il


Lo aveva annunciato durante il Gay Pride ed ora è arrivato l'atto ufficiale: il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha dato il via libera alla trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero a partire dal prossimo 15 settembre.
I primi che promettono di recarsi a registrare la propria unione saranno Matteo Cavalieri e Matteo Giorgi, la prima coppia gay sposatasi a New York nonché attivisti del Cassero. «Il 15 settembre porteremo [il nostro certificato di matrimonio] in Comune per chiedere che venga trascritto anche qui -dicono i due- sappiamo che quell'atto non ci garantirà la possibilità di avere quei diritti che restano prerogative del matrimonio tradizionale, ma il fatto di poter registrare anche qui la nostra unione è un atto simbolico molto forte».
«Bravo sindaco, ha mantenuto la promessa -ha commentato il circolo Arcigay cittadino- seppure l'urgenza di una legge nazionale sul matrimonio tra persone dello stesso sesso resti in primo piano, questo riconoscimento apre nuove possibilità di relazione tra l'amministrazione e quelle coppie, a tutti gli effetti parte della comunità bolognese».


Matrimoni gay nello Utah: il punto della situazione

Pubblicato il


Tra giudici federali che sanciscono l'incostituzionalità del divieto ai matrimoni gay e ricorsi, è difficile riuscire capire quale sia la situazione attuale nello Utah. È per questo che abbiamo chiesto l'aiuto di ExJure, esperto nell'argomento e blogger di Agere per Formulas, che per noi ha ricostruito gli ultimi otto mesi di giustizia federale statunitense:

Per quanto riguarda il caso dei matrimoni nello Utah ci sono in corso due azioni legali. In ordine cronologico, la prima è il caso Kitchen (Kitchen è il cognome di uno degli attori) l'altra è il caso Evans.
Nel caso Kitchen tre coppie dello stesso sesso avevano chiesto alla giustizia federale di dichiarare incostituzionale l'emendamento costituzionale n.3, approvato nel 2004, che aveva definito il matrimonio come sola unione tra un uomo ed una donna. Lo stato dello Utah difende l'emendamento e il 4 dicembre il giudice Shelby ascolta le arringhe degli attori (le coppie) e del convenuto (lo stato dello Utah); il 20 dicembre Shelby dichiara incostituzionale il divieto. La sentenza entro subito in vigore e le coppie cominciano a sposarsi.
Il governatore dello Utah, il repubblicano Herbert, si oppone chiedendo al giudice Shelby di sospendere la sentenza in vista di un appello. Il giudice Shelby dice di no, allora il governatore fa richiesta di sospensione al 10° Circuito degli Appelli e anche qui al governatore viene detto di no. Allora chiede alla Corte Suprema di intervenire e questa volta -il 6 gennaio 2014- al governatore viene detto di sì. Ottiene la sospensione della sentenza del giudice Shelby e il divieto costituzionale torna in vigore.
Dal 20 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014, ben 1308 coppie si sono sposate, ma il governatore afferma che non verranno riconosciute. Allora nasce la seconda azione legale, il caso Evans. Questa volta alcune delle coppie che si erano sposate chiedono, sempre alla giustizia federale, di vedersi riconosciuti i matrimoni che avevano contratto. Il 21 maggio il giudice Kimball dà ragione alle coppie, garantendo comunque allo Utah 21 giorni di tempo per appellarsi. Dopo essersi appellato, lo Utah perde di nuovo, il 10° Circuito rifiuta il ricorso dello Stato Utah, dando comunque allo stato 10 giorni di tempo per appellarsi alla Corte Suprema. Alla fine, venerdì sera, la Corte ha detto sì e quindi, per ora, i matrimoni delle coppie non verranno riconosciuti.
Ritornando al caso Kitchen, quello più importante, dopo essersi appellato al 10° Circuito e aver difeso l'emendamento, la Corte d'appello di Denver -giudici Kelly, Lucero e Holmes- confermano la sentenza di Shelby del 20 dicembre. Questa, finora, è stata la prima corte d'appello che ha confermato l'incostituzionalità del divieto alla possibilità per le coppie gay e lesbiche di sposarsi. Questa settimana, molto probabilmente, lo stato dello Utah chiederà alla Corte Suprema di rivedere il caso Kitchen, diventando il primo caso a raggiungere la Corte.
Sempre in settimana sono attese sentenze anche da parte di una corte federale del Colorado, due giudici della Florida e il 4° Circuito degli Appelli.


Sancita l'incostituzionalità del divieto alle nozze gay nella Contea di Monroe, in Florida

Pubblicato il


Il giudice Luis Garcia, del sedicesimo distretto giudiziario dello stato Florida, ha sancito l'incostituzionalità dell'emendamento costituzionale approvato nel 2008 che riconosceva il matrimonio come l'unione esclusiva fra un uomo ed una donna.
La sentenza è stata pronunciata in seguito al ricorso presentato da una coppia che denunciava come quel divieto li rendesse cittadini di serie B. Dato che i denuncianti non hanno portato in tribunale anche lo stato, la sentenza si applicherà solo nella Contea di Monroe (che include anche le celebri Flora Keys). Qualcosa di simile accadde lo scorso febbraio, quando la giudice Sharon Johnson Coleman dichiarò incostituzionale il divieto alle nozze gay dell'Illinois con una sentenza che poté essere applicata nella sola Contea di Cook.
La decisione imporrà all'ufficiale di stato civile della Contea il rilascio delle sentenze matrimoniali alle coppie formate da persone dello stesso sesso già a partire dal 22 luglio. Processi simili sono in corso in altri due tribunali della Florida, motivo per cui le loro sentenze potrebbero espandere all'intero stato una decisione simile.
Dal canto suo il Procuratore Generale dello stato, Pam Bondi, ha già presentato ricorso contro la sentenza, sostenendo che la quantità di casi simili in discussione nelle aule dei tribunali richieda un parere definitivo da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti. Secondo la donna e secondo alcuni gruppi anti gay, l'emendamento è da ritenersi valido anche se incostituzionale dato che è stato approvato per via referendaria.
Il candidato democratico al posto di governatore, Charlie Crist, ha preferito commentare la sentenza twittando: «Questo è un grande passo verso l'uguaglianza in Florida #LoveisLove».

Nel frattempo anche in altri Stati la giustizia sta facendo il suo corso. La Corte d'appello di Denver ha dichiarato incostituzionale un altro emendamento costituzionale (questa volta dell'Oklahoma) confermando la sentenza pronunciata il 14 gennaio scorso dal giudice Kern. La stessa Corte aveva dichiarato incostituzionale il divieto nello stato Utah, confermando la decisione del giudice Shelby del 20 dicembre scorso. Per il principio dello stare decis, la decisione presa precedentemente vincola la stessa corte per il futuro.
Inoltre stanno per scadere i termini entro cui la Corte Suprema dovrà pronunciarsi sulla richiesta avanzata dallo Utah per la sospensione di 1308 matrimoni già celebrati: se la decisione non arriverà entro lunedì, lo stato li dovrà riconoscere.


Secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo, è lecito imporre il divozio forzato ai transessuali

Pubblicato il


È lecito che un Paese imponga il divorzio forzato ai transessuali sposati che dovessero richiedere l'assegnazione di un nuovo genere. È quanto sancito in una sentenza shock dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
In alcuni Paesi dell'Unione Europea, dunque, le persone sposate che dovessero decidere di cambiare sesso dovranno ora decidere se cedere parte dei propri diritti o se mantenere sui documenti l'indicazione di un genere non più corrispondente al proprio.
La sentenza è giunta in seguito al ricorso presentato dalla signora finlandese Hämäläinen, nata maschio e sposatasi con una donna. Nel 1996 ha cambiato sesso e nel 2008, dopo l'introduzione di una nuova legge sulla riassegnazione del genere, aveva chiesto l'aggiornamento dei propri documenti. L'ufficio del registro, però, ha rifiutato la sua richiesta a meno che non divorziasse o trasformasse il proprio matrimonio in un'unione civile.
La donna ha ritenuto che quell'affermazione fosse una violazione dell'articolo 8 (diritto alla vita privata e familiare), dell'articolo 12 (diritto al matrimonio) e dell'articolo 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea, motivo per cui ha portato il caso a Strasburgo.
La corte, però, ha deciso che «non era sproporzionato esigere la conversione di un matrimonio in una unione registrata come condizione preliminare per il riconoscimento giuridico di un genere acquisito, il quale avrebbe previsto tutele giuridiche quasi identiche a quello del matrimonio».
Ad oggi solo solo 11 i Paesi europei in cui è possibile cambiare sesso senza l'obbligo di un divorzio forzato.


La Macedonia verso l'approvazione di un divieto costituzionale ai matrimoni gay

Pubblicato il


Dopo Croazia, Slovacchia ed Ucraina, anche la Macedonia si appresta a vietare i matrimoni gay per via costituzionale.
Il parlamento del Paese, infatti, ha approvato a maggioranza una proposta di legge volta a modificare la Costituzione al fine di ridefinire il matrimonio come unione esclusiva fra un uomo e una donna. Tutti gli schieramenti avranno ora una decina di giorni per presentare i propri emendamenti prima che la norma venga venga nuovamente sottoposta ad una votazione.
Secondo i primi calcoli, la maggioranza dei seggi conquistati lo scorso aprile dai conservatori rischia di fornire i numeri necessari all'approvazione della modifica (ossia i due terzi del Parlamento).
Un portavoce del governo, Aleksandar Gjorgjiev, ha riferito che «La tutela costituzionale e una chiara definizione del matrimonio permetterà di aumentare la protezione dei bambini e di garantirgli un'educazione in un ambiente familiare in cui i pilastri principali siano un padre e una madre».
Lo scorso anno il Gay Pride venne annullato per timore di attacchi violenti da parte degli ultranazionalisti macedoni ma, ciononostante, il presidente macedone Gjorge Ivanov si dice sicuro che la discriminazione dei gay non sia altro che un finto un mito. «Il nostro sistema non discrimina nessuno -ha affermato- ma sono gli omosessuali che si stigmatizzano e pensano di essere in una posizione sfavoriti».
Insomma, è tutta colpa loro e noi creiamo leggi anti-gay solo per il bene dei bambini (quasi come se il rischio maggiore a cui sono sottoposti sia il poter constatare che c'è gente che si ama).


Napoli: celebrata la prima trascrizione di un matrimonio gay contratto all'estero

Pubblicato il


Questa mattina, presso Palazzo San Giacomo di Napoli, il sindaco Luigi De Magistris ha proceduto alla prima trascrizione di un matrimonio fra persone dello stesso sesso contratto all'estero.
I due sposi si chiamano Roberto e Miguel, sono rispettivamente di origine napoletana e spagnola e si erano sposati nel 2008 in Spagna (dove tutt'ora risiedono). Ma se nella penisola iberica i due formano una famiglia, per la legge italiana non fra loro non vi è alcun vincolo giuridico (al punto che sui documenti della carta d'identità di Roberto non è mai stata rimossa la dicitura "celibe", nonostante abbia un marito).
Oggi la situazione è cambiata: l'atto, infatti, non ha solo un valore simbolico ma comporta effetti giuridici ben precisi che equiparano il loro matrimonio a quello delle coppie eterosessuali.
«Con orgoglio -ha dichiarato De Magistris- credo che Napoli abbia scritto una pagina di diritto costituzionale, laicità, affermazione del fatto che tutti i cittadini sono diversi, ma uguali. Forse alcuni Comuni sono più avanti di un legislatore che dovrebbe aprirci la strada». «Sembra che in Italia ci sia una condivisione complessiva sui diritti, nel contrasto dell'omofobia, nel riconoscimento della parità, ma che non si riesca a tradurrla in legge».

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] - Video: [1]


Anche in Colorado cade il divieto al matrimonio egualitario

Pubblicato il


Il giudice distrettuale Scott Crabtree si è pronunciato contro l'emendamento costituzionale del Colorado che vieta il matrimonio egualitario. Nella sua sentenza ha scritto, «La Corte ritiene che il divieto al matrimonio violino i diritti dei querelanti (la coppia gay che ha denunciato lo Stato, ndr) e la protezione garantita dal XIV emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti. L'esistenza delle unioni civili è un'ulteriore prova della discriminazione contro le coppie dello stesso sesso e non migliora l'effetto discriminatorio del divieto al matrimonio».
La casualità ha voluto che la decisione fosse pronunciata proprio in occasione del 146 ° anniversario dell'approvazione del XIV emendamento alla Costituzione, ratificato il 9 luglio 1868 a garanzia dei diritti degli schiavi attraverso una clausola di uguale protezione nelle leggi di ciascuno stato.
Secondo un sondaggio condotto da ABC News e dal Washington Post, il 77% degli adulti di età inferiore ai 30 anni è favorevole al matrimonio egualitario. La percentuale scende al 40% fra i repubblicani, pur registrando un aumento del 16% rispetto a due anni. Il New York Times ha invece sottolineato come il numero di cristiani favorevoli al matrimonio egualitario sia cresciuto sino al 62%.
Lo scorso mese la Corte di Appello degli Stati Uniti ha annullato il divieto al matrimonio egualitario nello Utah e la decisione Decimo Circuito risulta vincolante per tutti gli stati all'interno della sua giurisdizione, tra cui Colorado. L'applicazione della sentenza è però stata rallentata dall'attesa di un appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti.


Trieste: mozione chiede al Ministero una presa di pozione sul far west delle trascrizioni delle nozze gay

Pubblicato il


«Il primo luglio ho depositato, chiedendo la sottoscrizione a tutti i consiglieri comunali, una mozione per chiedere al Sindaco di consentire la trascrizione all'anagrafe dell'atto di matrimonio contratto all'estero tra persone dello stesso sesso». È quanto scritto sul Blog di Beppe Grillo da Paolo Menis, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Consiglio Comunale di Trieste. La proposta è giunta dopo che una coppia triestina ha chiesto questo atto al sindaco Cosolin.
Nel documento viene citata la sentenza del Tribunale di Grosseto, la sentenza della Corte Costituzionale n.138 del 2010 e la sentenza europea nel caso fra Schalk e Kopf contro l'Austria, tutte volte a sostenere la necessità di garantire la vita famigliare anche alle coppie gay.
Ed è proprio partendo da quegli assunti che la mozione suggerisce al sindaco di rivolgersi al ministero dell'Interno «per chiedere quale contegno debba adottare il Comune di Trieste in caso di richiesta di trascrizione di matrimonio tra persone dello stesso sesso». Vien da sé che se il la richiesta sarà effettuata e se il Ministero deciderà di non ignorare la sentenza di Perugia, sarà poi difficile per i comuni appellarsi a presunti problemi legali nell'accogliere simili richieste.
«Le richieste di trascrizione del matrimonio contratto all'estero da persone dello stesso sesso sottolineano sempre più frequentemente la mancanza in Italia del rispetto del fondamentale diritto umano alla vita familiare -afferma l'associazione radicale Certi diritti- in alcuni casi tale situazione viola anche il diritto alla libera circolazione dei cittadini europei». Ed è proprio quell'associazione ad aver suggerito la mozione al M5S in modo da «mettere ognuno davanti alle proprie responsabilità: il Comune di Trieste, che deve prendere una posizione politica chiara e fare pressioni in questo senso sul governo e il Ministero dell'Interno che deve ritirare la circolare Amato del 2007, già considerata sbagliata e inapplicabile dalla Corte di Cassazione».


Anche in Kentucky cade il divieto ai matrimoni gay

Pubblicato il


Come già accaduto in vasti stati Usa, anche in Kentucky è un giudice federale ad aver annullato il divieto alla celebrazione di matrimoni fra persone dello stesso sesso imposto dal governo.
Secondo il giudice John G. Heyburn, infatti, il divieto del Kentucky viola la Costituzione dato che tratta le coppie gay in modo differente da quelle eterosessuali senza garantire la parità di tutela costituzionalmente prevista. Inoltre, «assicurare uguali tutele alle coppie dello stesso sesso non diminuisce in alcun modo la libertà degli altri».
La sentenza, però, non avrà effetto immediato: è stato lo stesso giudice a sospenderla in attesa del possibile ricorso in appello da parte delle istituzioni (che a febbraio già impugnarono la sentenza con cui era stato abolito il divieto al riconoscimento dei matrimoni gay celebrati all'estero).
Negli Stati Uniti il matrimonio egualitario è in vigore nel Distretto di Columbia e in 19 stati: California, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Iowa, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon, Pennsylvania , Rhode Island, Vermont e Washington.


Il matrimonio è per tutti nel flashmob del Puglia Pride

Pubblicato il


"Matrimonio per tutti e tutte" è il titolo del flashmob che si è svolto a Lecce al termine del Puglia Pride parade. L'intento non era quello di provocare, ma di lanciare una richiesta d'ascolto dato che «la felicità è un diritto, per tutti e senza distinzioni». L'indicazione data ai partecipanti era semplice: alle prime noti di una marcia nuziale, tutte le coppie etero ed omosessuali avrebbero potuto celebrare in piazza dei matrimoni simbolici.
L'iniziativa è stata promossa da Lecce2019 nel nome di una filosofia ribattezzata POLIStopia che si pone come modello per il benessere sociale, l'inclusione e l'accessibilità, secondo cui l'estromissione di un individuo dalla comunità comporta una perdita di valore.
«Nella convinzione che ogni individuo rappresenti sempre una risorsa -affermano- POLIStopia è la città aperta a tutti, in tutte le occasioni, in cui la responsabilità culturale trasforma le persone con speciali esigenze in persone con abilità speciali, l'avidità in una cultura di generosità e solidarietà».

Clicca qui per guardare le immagini dell'evento.


Anche Bologna trascriverà i matrimoni gay contratti all'estero

Pubblicato il


«Andiamo avanti con il nostro programma, sia per quanto riguarda il tema del riconoscimento dei matrimoni all'estero, sia per tutto quello che è possibile fare legalmente come Comune. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo». Lo ha dichiarato a margine di una conferenza stampa il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, dichiarando così l'intenzione del Comune di Bologna di seguire l'esempio di Napoli nel trascrivere i matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati all'estero.
Soddisfazione è stata espressa dal senatore Lo Giudice: «Quella di Merola è una bella risposta alla richiesta di uguaglianza dei ventimila bolognesi che hanno sfilato sabato scorso in città. Trascrivere il matrimonio di una coppia gay o lesbica non ha niente di illegittimo, come ha sottolineato anche la recente sentenza del Tribunale di Grosseto. Anche se quelle coppie dovranno aspettare una legge dello Stato per vedere riconosciuti pienamente i loro diritti, la registrazione del loro legame sarebbe un segno importante di accoglienza e inclusione da parte di una città civile ed europea come Bologna».


Il doppio volto della giunta Pisapia: il Comune di Milano dice «no» alla trascrizione delle nozze gay

Pubblicato il


«Abbiamo fatto dei passi in avanti ma dobbiamo fare passi da giganti». È questo l'auspicio che il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha lanciato dal palco del Gay Pride meneghino. Peccato che nella stessa giornata Pietro e Paolo si siano sentiti rifiutare dal Comune di Milano la richiesta di trascrizione del loro matrimonio celebrato un mese fa a New York.
I due avevano invocato la sentenza della Cassazione del 2012 riconosceva alle coppie gay un «trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata», così come avevano fatto affidamento alla sentenza che aveva imposto al comune di Grosseto la trascrizione di un matrimonio fra due uomini (decisione poi seguita anche dal Comune di Latina e da quello di Napoli).
E se nella città partenopea la trascrizione avine d'ufficio, il capoluogo lombardo ha preferito appellarsi alla «circolare del ministero degli Interni numero 55 del 18 ottobre 2007» che dispone che «il nostro ordinamento non ammette il matrimonio omosessuale e la richiesta di trascrizione di un simile atto compiuto all'estero deve essere rifiutata».
Delusione è stata espressa dalla rete Lenford: «Rispetto alla circolare del 2007 è cambiato il mondo. Se è per questo esistono anche circolari degli anni '50, mai abolite, che nessuno applica più. E dopo il caso di Grosseto era stato lo stesso Comune di Milano, come tanti altri, a consultarci per avere un parere. Abbiamo risposto con tutta la giurisprudenza possibile che la "trascrizione" è non solo legittima ma doverosa. Siamo stati anche convocati, sempre dal Comune, a specifici incontri sul tema. E in effetti abbiamo ricevuto tante parole di solidarietà. Di fatto però, alla prima occasione concreta, l'amministrazione Pisapia non ha avuto il coraggio di essere coerente con le sue posizioni teoriche».
L'assessore Pierfrancesco Majorino ha replicato: «Siamo tutti dalla stessa parte, ma le regole ci legano le mani. Chiediamo noi per primi che il legislatore le cambi».
L'unico dato certo, però, è che l'uguaglianza fra i cittadini sancita dalla Costituzione non esiste più: a fronte di coppie identiche con storie identiche, in alcune città si è giuridicamente sposati, in altre si è meri conviventi. Milano pare dunque aver scelto di esimersi dal mettersi in gioco per compiere il «passo da gigante» tanto auspicato.


Indiana: un giudice ha stabilito l'incostituzionalità del divieto ai matrimoni gay

Pubblicato il


Richard Young, un giudice federale dello stato americano dell'Indiana, ha stabilito l'incostituzionalità del divieto ai matrimoni fra persone dello stesso sesso imposto dalla legge. Così come già avvenuto in altri stati, si è ritenuto che la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale sia in violazione della Costituzione degli Stati Uniti.
La sentenza ha di fatto legalizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso e le prime coppie si sono già recate negli uffici statali per il ritiro della loro licenza matrimoniale.
Il procuratore generale dell'Indiana ha già annunciato che ricorrerà contro la decisione, ma se i giudici della Corte Suprema confermeranno la sentenza pronunciata oggi, l'Indiana diventerà automaticamente il ventesimo stato Usa ad aver legalizzato il matrimonio egualitario.
Caso vuole che la notizia sia arriva proprio in concomitanza con un'importante sentenza del tribunale d'appello di Denver, chiamata in causa dallo stato dello Utah che aveva sospeso la celebrazione di nozze gay (anche in quel caso introdotte da un giudice federale) in attesa si un ricorso contro la decisione. La decisione è ora arrivata, stabilendo chiaramente come uno stato non possa negare a una coppia gay di sposarsi.


Napoli registrerà i matrimoni gay contratti all'estero

Pubblicato il


«Siamo convinti che il primo cittadino abbia il diritto e il dovere di far trascrivere presso gli uffici dell’Anagrafe e dello Stato civile i matrimoni che, purtroppo, per ora possono essere celebrati soltanto all'estero». È con queste parole il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha annunciato che darà mandato all'anagrafe del Comune di Napoli affinché inizi la trascrizione dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso.
In tal modo si seguirà quanto disposto dalla storica sentenza pronunciata dal Tribunale di Grosseto (che lo scorso aprile impose al Comune la trascrizione di un matrimonio fra due uomini celebrato a New York), già applicata dal capoluogo toscano e dal Comune di Fano.

La buona notizia, però, rischia di essere oscurata da una una considerazione molto pragmatica. Il completo immobilismo del governo (che per anni ha ignorati le richieste di un riconoscimento per le coppie gay) ha portato a provvedimenti locali che finiscono con l'annullare il principio costituzionale della «pari dignità sociale» fra i cittadini. In alcuni comuni sarà infatti possibile veder riconosciuto il proprio matrimonio, in altri no. Inoltre quel diritto finirà necessariamente per divenire un privilegio riservato ai soli cittadini che dispongono di una disponibilità economica sufficiente a potersi pagare quel viaggio, ancora una volta contravvenendo all'articolo 3 della costituzione (nel quale si stabilisce chiaramente come la Repubblica non possa creare distinzioni sulla base di «condizioni personali e sociali»).
Se Renzi manterrà la sua promessa e porterà avanti le sue unioni-ghetto, vien da sé che si discuterà di soluzioni più degradanti e limite rispetto ad un matrimonio celebrato all'estero e trascritto nell'anagrafe cittadina. È davvero accettabile che il governo resti ancora una volta indietro con i tempi al solo fine di garantire concessioni alle aree più omofobe e conservatrici del Parlamento? O forse è tempo di chiedere il coraggio di rimanere al passo con i tempi e di iniziare a parlare di un'uguaglianza che parta anche dall'utilizzo dello stesso nome per definire il medesimo rapporto giuridico?
«La paura di un nome non fa che incrementare la paura della cosa stessa» affermava Silente nei libri di Harry Potter. Possibile che il mondo politico non riesca a comprendere ciò che persino un libro per bambini è in grado di spiegare?


Il Parlamento del Lussemburgo ha approvato la legge sul matrimonio egualitario

Pubblicato il


Fuori d'artificio arcobaleno hanno accolto il voto del Parlamento lussemburghese che, con 56 voti a favore e solo 4 contrari, ha approvato il progetto di legge che introduce il matrimonio egualitario e il diritto di adozione alle coppie formate da persone dello stesso sesso.
Dato che il Lussemburgo ha un'unica Camera, il voto è da ritenersi definitivo e ci si aspetta che le prime nozze gay possano essere celebrate già all'inizio del 2015.
«Con questa legge non abbiamo buttiamo a mare i valori della nostra società -ha dichiarato la deputata verde Viviane Loschetter- tutto quello che abbiamo fatto è garantire pari diritti alle persone gay. Abbiamo formalmente riconosciamo una forma di rapporto che è sempre esistito».
Nei giorni scorsi il fronte di opposizione al disegno di legge aveva tentato di ritardarne l'approvazione attraverso la promozione di un referendum popolare, ma nelle sei settimane di tempo a loro disposizione non sono riusciti a raccogliere le 4.500 firme necessarie e meno dell'1% della popolazione ha ritenuto di dover dare un seguito alla loro proposta (un numero che appare ancor più basso se si considera come fosse possibile firmare la proposta anche online).
Lussemburgo sarà il nono Paese dell'Unione Europea a permettere i matrimoni fra persone dello stesso sesso, aggiungendosi ai Paesi Bassi, al Belgio, alla Spagna, alla Svezia, al Portogallo, alla Danimarca, alla Francia e all'Inghilterra e al Galles.


Lussemburgo: fallisce il tentativo di ritardare l'approvazione del matrimonio egualitario

Pubblicato il


Lo scorso mese la commissione giustizia del parlamento lussemburghese ha approvato una proposta di legge che intende introdurre il matrimonio egualitario nel Paese. Come spesso accade in questi casi, la controffensiva del fronte anti-gay non si è fatta attendare e si è subito cercato di organizzare un referendum popolare che potesse ritardare l'approvazione della norma.
Il gruppo, riunitosi sotto il nome di "Schutz fir d'Kand" (Protettori del bambini), ha avuto sei settimane di tempo per raccogliere le 4.500 firme necessarie per richiedere la consultazione. Nonostante il sistema lussemburghese permetta di firmare simili petizione anche online, solo 3.188 cittadini hanno deciso di apporre la propria firma entro la data prevista (il 14 giugno). Il gruppo ora sostiene di avere anche 1.150 firme su carta, ma la somma dei due totali non sarebbe comunque sufficiente al raggiungimento del quorum necessario.
«Si priveranno i bambini di un lignaggio coerente e il progetto trasformerà radicalmente la famiglia e la società. Si indeboliranno i legami familiari a scapito di tutti», lamenta imperterrito il gruppo. Ma evidentemente i loro proclami apocalittici non sono bastati ad impaurire gli oltre 530mila abitanti del Lussemburgo, al punto che meno dell'1% ha ritenuto di volerli assecondare.
Il voto della Camera dei Deputati sulla proposta di legge che intende introdurre il matrimonio egualitario e l'adozione per le coppie gay è atteso per mercoledì.


Consulta: «Illegittima la norma che annulla le nozze di chi cambia sesso»

Pubblicato il


La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma, contenuta nella legge n. 164 nel 1982, che impone il divorzio se uno dei due coniugi cambia sesso.
La questione è stata portata in tribunale da una coppia di Bologna sposatasi nel 2005. Dopo quella data l'uomo ha cambiato sesso ma entrambi non volevano annullare le proprie nozze. Il Tribunale di Modena aveva accolto il ricorso dei coniugi, ma il verdetto era poi stato ribaltato dalla Corte d'appello di Bologna. La Cassazione, infine, ha deciso di inviare gli atti alla Corte Costituzionale.
Ora è giunto il verdetto ed i giudici della Suprema Corte hanno sancito che «se uno dei due coniugi cambia sesso nella parte in cui consente ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata», notando come attualmente non esista alcun'altra forma di convivenza giuridicamente riconosciuta «che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore».
La decisione, però, non ha ribaltato quanto stabilito nel 2010 dalla Consulta che dichiarò inammissibile una sentenza sulle nozze gay dato che «spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento». In quell'occasione si posero delle riserva per poter «intervenire a tutela di specifiche situazioni» ed il caso odierno è stato fatto rientrare proprio in quella definizione.
Nella sentenza si afferma anche che la questione sollevata dalla Cassazione «coinvolge da un lato l'interesse dello Stato a non modificare il modello eterosessuale del matrimonio (e a non consentirne quindi, la prosecuzione, una volta venuto meno il requisito essenziale della diversità di sesso dei coniugi) e, dall'altro lato, l'interesse della coppia» affinché «l'esercizio della libertà di scelta compiuta da un coniuge con il consenso dell'altro relativamente ad un tal significativo aspetto dell'identità personale, non sia eccessivamente penalizzato con il sacrificio integrale della dimensione giuridica del preesistente rapporto».
La sentenza pare dunque un'ennesimo invito al parlamento a legiferare nella direzione di una legge che riconosca unioni civili diverse dal matrimonio. A far storcere il naso, però, è la parte in cui si autorizza il legislatore a riservare un istituto solo ad una parte dei cittadini purché gli altri non siano «eccessivamente penalizzati» (per non parlare di quale sia «l'interesse dello Stato» a non modificare il modello eterosessuale del matrimonio).
Ora l'unione della coppia bolognese rimane nullo ma la protagonista della storia pare ottimista. «Intanto abbiamo vinto e non è cosa da poco -ha dichiarato- e in Cassazione ci torniamo da vincitrici. Se la logica vale, allora voglio ricordare che la Cassazione è chiamata a decidere su caso singolo, un problema specifico e reale e in base a quanto ha detto la Corte Costituzionale, se scioglierà il matrimonio agirà contro Costituzione. Quindi, io mi aspetto che che la Cassazione prenda atto che sciogliere il nostro matrimonio viola la Costituzione italiana».


Il Comune di Fano trascrive il matrimonio di Fausto ed Elwin. Fdi-An intervengono contro la decisione

Pubblicato il


Dopo la storica sentenza che aveva imposto al Comune di Grosseto la trascrizione di un matrimonio gay, Fano sarà la prima città italiana a compiere quel gesto senza dover attendere la sentenza del tribunale.
Il sindaco uscente Stefano Aguzzi, infatti, trascriverà proprio oggi il matrimonio che Fausto Schermi ed Elwin Van Dijk hanno celebrato in Olanda. La richiesta era stata presentata simbolicamente proprio durante la Giornata Internazionale contro l'omofobia.
«Una scelta importante di cui siamo felici e orgogliosi -ha commentato Jacopo Cesari, presidente di Arcigay Agorà- grazie alla quale Fano diventa la prima città in Italia a trascrivere un matrimonio gay con un atto diretto del Sindaco».
Soddisfazione è stata espressa anche dall'avvocato Antonio Rotelli, presidente di Rete Lenford: «È stata una decisione lungamente meditata rispetto alla quale con piacere abbiamo messo a disposizione del Sindaco il nostro parere giuridico sulla sua piena legittimità. Abbiamo rispettato una doverosa riservatezza, ma ora che la notizia è pubblica possiamo esprimere tutta la nostra soddisfazione [...] Auspichiamo che nei prossimi giorni altri Sindaci, con cui ci stiamo da tempo confrontando per sciogliere ogni loro dubbio di carattere giuridico, accolgano finalmente le richieste di trascrizioni che sono state presentate loro».
L'unica nota dolente appare essere la reazione dei partiti a cui il sindaco appartiene: da parte degli esponenti di Fdi-An, infatti, è immediatamente giunta una nota in cui si dichiarano «fermamente contrari» alla trascrizione dell'atto e in cui sostengono che la decisione del primo cittadino sia da ritenersi «totalmente personale non supportata dalla maggioranza di cui facevamo parte, anche perché la riteniamo non legittima». Ma non solo. I portavoce del partito hanno anche sollecitato l'organizzazione di una manifestazione davanti la sede del Consiglio comunale durante la celebrazione dell'atto «per ricordare che un'altra Italia c'è e ci sarà sempre». Peccato che non ci sarebbe stato bisogno di rovinare la festa ai novelli sposi per ricordare che l'Italia omofoba c'è e che non perde tempo per manifestarsi...


I matrimoni gay diventano legali in Oregon e Pennsylvania

Pubblicato il


In poche ore i matrimoni gay sono divenuti legali in Oregon e Pennsylvania. In entrambi i casi è stato un giudice federale a sancire che la messa al bando delle nozze gay era incostituzionale.
In Oregon il divieto era stato introdotto attraverso un referendum popolare, ma il Governo ha già annunciato il proprio dissenso dalla norma e si è detto pronto a celebrare i primi matrimoni fra persone dello stesso non appena la Corte si fosse pronunciata in tal senso.
In Pennsylvania, invece, il divieto era legato ad una legge del 1996. Non si sa ancora se ci saranno appelli o ricorsi ma, se così non fosse, quello potrebbe ben presto divenire il diciannovesimo stato Usa a riconosce le nozze gay.
Appare inevitabile notare come la comunità lgbt statunitense abbia collezionato solo successi in sede giudiziaria, soprattutto dopo lo storico pronunciamento della Corte Suprema in merito all'incostituzionalità del Defense of Marriage Act. Ed è così che il momento in cui le unioni fra persone dello stesso potranno essere celebrate in tutto il paese appare sempre meno lontano.