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Francia: la Corte di Cassazione ha riconosciuto il matrimonio come un diritto fondamentale

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La Corta Costituzionale francese ha stabilito che il matrimonio è un diritto fondamentale e non può essere limitato da trattati stretti con i governi stranieri.
La decisione è giunta in seguito al ricorso presentato da Dominique e Mohammed, una coppia che si era visto negare la licenza matrimoniale dai funzionari città di Chambery comunicarono a causa delle origini marocchine di uno degli sposi. Il Marocco, infatti, è una delle undici nazioni che non riconoscono il matrimonio omosessuale e che hanno redatto dei trattati vincolanti per i funzionari francesi con cui si impedisce l'accoglimento di richieste matrimoniali con persone del proprio sesso giunte dai propri cittadini.
La coppia aveva già ottenuto due vittorie anche nei primi gradi di giudizio ed ora la Corte di Cassazione ha stabilito che tali accordi non possono essere ritenuti validi perché «ovviamente incompatibile con l'ordine pubblico».


Colin Farrell: «Supporto con tutto me stesso il matrimonio egualitario in Irlanda»

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«Porto l'Irlanda con me dovunque io vada, e amo profondamente il mio paese . Questo è il mio coming out, diciamo così, e dichiaro di sostenere questo voto per il matrimonio egualitario con ogni fibra del mio essere». È quanto dichiarato da Colin Farrell, il celebre attore hollywoodiano nato in quartiere residenziale alla periferia di Dublino.
Non è la prima volta che Farrell si pronuncia a favore dei matrimoni gay, ma in questo caso l'invito è rivolto a tutti gli elettori irlandesi che, il prossimo maggio, saranno chiamati ad esprimersi sull'estensione dell'istituto matrimoniale alle persone dello stesso sesso attraverso un referendum popolare.
Nonostante tutti i sondaggi predicono un esito favorevole, gli attivisti lgbt non intendono abbassare la guardia temendo che le campagne aggressive degli oppositori possano spostare l'ago della bilancia. Il più grande avversario al matrimonio egualitario è rappresentato dalla Chiesa Cattolica, autrice di un nuovo dépliant elettorale in cui si sostiene che le coppie gay danneggeranno il benessere del Paese.


Usa: la Corte Suprema deciderà sui matrimoni gay

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Nella giornata di venerdì 16, la Corte Suprema degli Stati Uniti, l'organo giudiziario più importante al mondo, ha scelto di intraprendere una delle strade che sicuramente verranno ricordate negli annali della storia americana.
La Corte ha deciso di esaminare l'incostituzionalità del divieto ai matrimoni a partire dal mese di aprile, per arrivare ad una sentenza entro la fine di giugno. I nove giudici costituzionali sono i medesimi nel 2013 abolirono la norma chiave del Defense of Marriage Act (Doma) ed ora dovranno ora stabilire se le nozze tra coppie dello stesso sesso sia un diritto da proteggere costituzionalmente in tutti i territori degli Stati Uniti.
Le memorie (briefs) dovranno essere depositate entro il 27 febbraio per le coppie, entro il 27 marzo quelle degli stati ed infine i reply briefs delle coppie entro il 27 aprile. Dal 29 di aprile in poi ci saranno le argomentazioni.
Lo aspettavamo da tempo, anzi da troppo tempo. Per la precisione da più di 40 anni. O meglio, dal quel dicembre 1972 quando la Corte si rifiutò di rivedere il caso Baker v. Nelson, il primo caso giudiziario al mondo riguardante la costituzionalità delle proibizioni al matrimonio egualitario.
Da lì strada n'è stata fatta. Nel 1993, dopo diversi fallimentari tentativi, la Corte Suprema delle isole Hawai'i, per la prima volta in assoluto, mise in discussione la validità di tali divieti, ma nel 1998 una decisione referendaria aveva bloccato la strada per l'eguaglianza. Venne approvato il primo divieto costituzionale, o meglio nella costituzione delle Hawai'i venne esplicitato il potere assoluto del parlamento hawaiano nel decidere se "preservare il matrimonio tra un uomo ed una donna". Negli anni in avanti trenta stati optarono per la stessa decisione. Nel dicembre del 1999, invece, la Corte Suprema del Vermont impose allo stato di riconoscere gli stessi diritti e doveri alle coppie dello stesso. Nel novembre 2003 la rivoluzione, con cinque voti a quattro, la Corte Suprema del Massachusetts ordinò allo stato di estendere il matrimonio anche alle coppie gay e lesbiche.
Non solo decisioni giudiziarie. Dopo solo qualche anno Vermont, New Hampshire, New York raggiunsero il gruppetto di stati che permettevano alle coppie dello stesso sesso di sposarsi. Solo due anni fa erano appena una decina su 50 a permettere il matrimonio egualitario. Il 16 gennaio 2015 sono 36 gli stati più Washington D.C., qualche riserva indiana, ma nessun territorio federale (come Puerto Rico).

Di ExJure


Anche in Sud Dakota un giudice sancisce l'incostituzionalità del divieto ai matrimoni gay

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Un giudice federale del Sud Dakota ha sancito l'incostituzionalità del divieto statale alla celebrazione di matrimoni fra persone dello stesso. La sentenza è stata emessa attraverso una swift ruling (sentenza rapida) utilizzabile nei casi in cui un giudice ritenga che gli attori coinvolti siano attivamente danneggiati dalla legge e che la norme in questione sia insostenibile.
«Secondo la sentenza emessa dal giudice Schreier e due dozzine di cuoi colleghi nel corso dell'ultimo anno, non vi è alcuna ragione giustificabile per mantenere in essere questi divieti discriminatori -ha dichiarato il direttore legale della Human Rights Campaign, Sarah Warbelow- la verità è che le leggi che vietano il matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso non servono ad altro che a danneggiare gli americani che vogliono semplicemente proteggersi e provvedere a se stessi e le loro famiglie. In definitiva, la Costituzione degli Stati Uniti non permette agli stati di continuare a discriminare le coppie gay e lesbiche. È solo una questione di tempo prima che la Corte Suprema degli Stati Uniti risolva una volta per tutte il problema».
Il Sud Dakota è uno dei 14 stati Usa ad avere ancora in vigore un esplicito divieto ai matrimonio gay. La sentenza è ora in sospeso in attesa di possibile appello da parte dello Stato.

Intanto, mentre si aspetta una risposta dai giudici del 5° Circuito su alcuni argomentati settimana scorsa, la Corte Suprema degli Stati Uniti si è rifiutata di rivedere, senza la fase intermedia di appello, il caso Robicheaux v. George, proveniente dallo stato della Louisiana. Nessuna parola invece per gli altri casi del 6° Circuito (DeBoer, Bourke, Love, Obergefell e Tanco). Venerdì questo la Corte si riunirà nuovamente e potrebbe finalmente decidere se prendere in mano i casi che da tempo sono tra le mani dei giudici supremi e dei loro assistenti.
Intanto a New Orleans una Corte d'Appello composta da tre giudici, provenienti da una diversa estrazione politica ed ideologica, hanno ascoltato per ben tre ore consecutive le argomentazioni dei sostenitori e detrattori del divieto ai matrimoni gay del Texas, della Louisiana e del Mississippi. La sentenza non è ancora stata resa nota ma, ascoltando le domande dei giudici poste ai legali delle coppie e in particolar modo quelle rivolte agli avvocati degli stati, si è già predetta una nuova vittoria per l'uguaglianza.
Pare infatti che due giudici su tre siano propensi a dichiare incostituzionali le pesantissime leggi del Texas, della Lousiana e del Mississippi. Il giudice Higginbotham, nominato da Reagan nel 1982 alla Corte d'Appello del 5° Circuito, presiedeva la Corte e ed era considerato l'ago della bilancia. Dopo aver sostenuto che l'orientamento sessuale fosse una caratteristica immutabile e che non portasse con sé alcuna disabilità, il giudice Higginbotham si è ripetutamente scagliato contro i legali degli stati, ma la frase che fa ben sperare riguardo al supporto da parte del giudice repubblicano è stata: «Ma il Missississpi cambierà?» (con un riferimento alla tristissima storia di ineguaglianza razziale perpetrata dallo stato del Mississippi).
Sempre venerdì scorso i giudici della Corte Suprema si sono riuniti per rivedere centinaia di casi, tra i quali ben sei riguardanti il matrimonio egualitario. Lunedì 12 la Corte ha scelto di rifiutarsi di rivedere il caso Robicheaux, mentre non ha ancora preso una decisione riguardo agli altri (DeBoer, Bourke, Love, Obergefell e Tanco).


Il Vietnam abolisce la messa al bando dei matrimoni gay

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Il governo vietnamita ha abrogato il divieto alla celebrazione di matrimoni fra persone dello stesso sesso. La decisione è entrata in vigore nella notte di Capodanno. Nonostante lo stato non riconosca ufficialmente né fornisca alcuna protezione legale per i matrimoni gay, le cerimonie potranno ora essere celebrate senza alcuna minaccia di multe.
Il Vietnam risulta uno dei paesi più gay-friendly del sud-est asiatico e si pensa che le decisione sia stata effettuata anche per promuovere il turismo lgbt. «Questa legge rende il Vietnam un leader in Asia -afferma Jamie Gillen, un ricercatore della cultura geografia presso l'Università Nazionale di Singapore- Singapore ha appena ribadito il sua divieto di comportamenti omosessuali. Il Vietnam sta cercando di lanciare sé stesso come un paese tollerante e sicuro».
Sino ad oggi nessun altro paese nel sud-est asiatico aveva mai compiuto un simile un passo verso l'accettazione del matrimonio omosessuale. In Thailandia gli sforzi per approvare una legge sui matrimoni egualitari è in stallo da maggio, dopo la salita al potere del del governo militare, mentre la Cambogia, la Birmania e il Laos non hanno messo la questione all'ordine del giorno legislativo pur senza aver ancora discusso nulla. Di contro nelle Filippine si sta considerano una legge che vieti i matrimoni tra persone dello stesso sesso, così come Indonesia e Malaysia hanno radicati discriminatorie molto forti. In Brunei in nuovo codice penale stabilisce che i matrimoni fra persone dello stesso sesso siano puniti con frustate e pene detentive molto lunghe.


Florida: pur di impedire i matrimoni gay, alcune contee hanno deciso di bloccate anche le cerimonie etero

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Grazie alle recenti decisioni giuridiche della Florida, da oggi il 72% della popolazione americana vive in uno stato i cui è possibile celebrare matrimonio tra persone dello stesso sesso. Inoltre, grazie al via libera del giudice statale Zabel, a Miami è stato possibile celebrare le prime unioni in anticipo e già nella giornata di ieri si sono tenute le prime cerimonie (la stessa Zabel ha voluto celebrato il primo).
Ma fra tante buone notizie non poteva mancare la nota stonata dell'immancabile canto del cigno dei movimenti cristiani. Da Santa Rosa a Duval County ed gran parte del nord della Florida, alcuni impiegati statali hanno sostenuto che le loro convinzioni religiose gli impediscano di seguire la legge e di svolgere le pratiche per un'unione fra persone dello stesso sesso. Ed è così che, attraverso una fantasiosa lettura della sentenza del tribunale, la soluzione che hanno individuato è tanto assurda quanto patetica: pur di impedire che due uomini o due donne possano sposarsi, non rilasceranno più alcuna licenza matrimoniale (neppure alle coppie eterosessuali).
In alcuni casi si è ricorsi anche a giustificazioni ancora più assurde: c'è chi sostiene che i propri uffici siano troppo stretti, c'è chi dice di avere troppi pochi dipendenti per poter sobbarcarsi anche l'onore di occuparsi delle coppie gay. «Essendo una piccola contea -ha dichiarato la corte di Pasco- abbiamo poco personale e il carico di lavoro è piuttosto alto, così non celebreremo più alcuna cerimonia a prescindere dalla preferenza sessuale». Appare curioso anche notare come tutte le contee in questione abbiano creato le condizioni che oggi lamentano attraverso azioni avviate ad agosto, esattamente dopo che il giudice distrettuale Robert Hinkle ha stabilito che il divieto ai matrimonio gay era incostituzionale. Altrettanto curioso è notare come le motivazioni della decisione appaiano assai più ideologiche nelle comunicazioni rivolte al personale: in una nota rilasciata dalla corte di Okaloosa sostiene di voler evitare che «alcuni membri del nostro team siano messi in una situazione che possa creare un conflitto tra le loro convinzioni religiose personali e la controversa attuazione di un cambiamento della filosofia sociale». In altre parole, il dirigente vuole preservare la discriminazione nonostante la legge abbia dichiarato che quell'atteggiamento è incostituzionale.
«Ci sono valori anomali nel nord» hanno commentato le contee di Escambia, di Leon, di Jefferson e di Madison. Tutte loro sostengono che tutti i loro impiegati siano pronti a celebrare cerimonie per qualunque copia lo richiederà, indipendentemente dall'orientamento sessuale.


Florida: dal 6 gennaio si potranno essere celebrati i primi matrimoni fra persone dello stesso sesso

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A partire da martedì 6 gennaio, tutti gli ufficiali civili della Florida saranno tenuti a rilasciare le licenze matrimoniali anche alle coppie gay e lesbiche che dovessero farne richiesta. È quanto deciso dal giudice federale Robert Hinkle che ha specificato come la sua decisione non debba riferirsi solo ai distretti citati in giudizio ma a tutte le aree del Paese.
La Florida aveva inserito nella propria costituzione un esplicito divieto ai matrimoni gay, ma ad agosto il giudice distrettuale di Tallahassee aveva sancito come quella modifica fosse incostituzionale, pur sospendendo gli effetti della sua decisione fino al 5 gennaio.
Il procuratore generale della Florida, Pam Bondi, aveva presentato un ricorso presso alla Corte d'appello, ma la sua richiesta è stata bocciata. A quel punto la Bondi si è rivolta allora alla Corte Suprema, ma anche in quel caso la sua richiesta è stata respinta.
I Matrimoni fra persone dello stesso sesso diventeranno così legali in 35 dei 50 stati dell'unione (tra cui i cinque stati più popolosi, ossia in Florida, in California, in Illinois, in Pennsylvania e nello Stato di New York).


Celebrato il primo matrimonio gay del Lussemburgo

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Con 56 voti a favore e solo 4 contrari, lo scorso giugno il Parlamento del Lussemburgo ha approvato il progetto di legge che introduce il matrimonio egualitario e il diritto di adozione alle coppie formate da persone dello stesso sesso. L'entrata in vigore della norma era prevista per l'inizio del 2015 ed i primi matrimoni si sono potuti celebrare già il primo giorno dell'anno.
Jean Paul Olinger e Henri Lorenzo Huber risultano la prima coppia dello stesso sesso ad essersi scambiata il fatidico «si». I due, entrambi sessantenni, erano stati anche la prima coppia lussemburghese ad aver aver ufficializzato la propria unione attraverso un Pacs (una soprta di unione civile).
Il loro matrimonio ha avuto luogo il 1° gennaio e, nonostante la giornata di festa, il municipio di Walferdange ha deciso un'apertura straordinaria che permettesse la celebrazione delle loro nozze da parte del sindaco Roberto Traversini.
Traversini ha dichiarato che anche un'altra coppia aveva chiesto di potersi sposare in quella gionata ma non è stato possibile trovare un luogo per la cerimonia. Nel medesimo municipio altre tre ulteriori coppie formate da persone dello stesso sesso sarebbero in procinto di ottenere una licenza di matrimonio.


Celebrato il primo matrimonio gay di Scozia

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Joe Schofield e Malcom Brown si sono sposati a mezzanotte ed un minuti del 31 dicembre: è la prima coppia gay ad essersi ufficialmente sposata in Scozia.
La legge che legalizza i matrimoni fra persone dello stesso prevedeva due fasi: dal 16 dicembre sarebbe stato possibile convertire le civil parthership in matrimoni mentre dal 31 dicembre 2014 si sarebbero potuti celebrare i primi matrimoni veri e propri. E, come spesso accade, c'è chi non ha voluto attendere ulteriormente per scambiatesi l'atteso «si» dinnanzi ad amici e parenti.
«Siamo molto orgogliosi di essere stati fra le prime coppie scozzesi a potersi definire marito e marito –hanno dichiarato i neo sposi- Si è aperto un nuovo incredibile capitolo della storia scozzese di cui tutti noi siamo testimoni e di cui dobbiamo essere orgogliosi».
Sempre nella medesima giornata anche la coppia formata da Susan e Gerrie Douglas-Scott ha celebrato le proprie nozze, scegliendo una cerimonia privata a cui ha preso parte anche il stessa Primo Ministro, Nicola Sturgeon. Le due donne vivono insieme da 18 anni e si erano unite in una civil partnership nel 2006.


Uno nuovo studio sostiene che le coppie gay siano più stabili e durature

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Le coppie formate da persone dello stesso sesso hanno più probabilità di avere rapporti stabili e durature rispetto coppie eterosessuali. È quanto sostiene un nuovo studio condotto dall'Istituto Williams presso l'Università della California.
La ricerca ha osservato come nel New Hampshire e in Vermont il 5,4% e il 3,6% dei matrimoni celebrati fra persone dello stesso sesso si sia concluso on un divorzio. Nonostante il numero appaia enorme, si tratta di un tasso annuo del 1,1% che è poco più della metà del tasso di divorzio fra le coppie eterosessuali (attestato al 2%).
Da considerare è anche come il numero di matrimoni gay celebrati dopo l'introduzione del matrimonio egualitario sia percentualmente superiore a quelli eterosessuali. Questi ultimi, infatti, da anni avrebbero subito una progressiva flessione in Connecticut, New Hampshire e Vermont.
«Nel 2013 -dicono i ricercatori- il numero di matrimoni celebrati nei tre stati ha visto l'inversione della tendenza al ribasso e il numero di coppie dello stesso sesso che si è sposato è quasi raddoppiato dal 2012 al 2013».


Una ricerca dimostra come possano bastare 20 minuti per far cambiare idea agli omofobi

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Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Science, in appena venti minuti è possibile far cambiare opinione ad un omofobo.
In occasione dell'abbattimento del DOMA da parte della Corte Suprema statunitense, Michael LaCour e Donald Green (rispettivamente un dottorando della University of California di Los Angeles e un docente di scienze politiche alla Columbia University) hanno selezionato 9.500 elettori provenienti dalle province più conservatrici della California. Per più volte nell'arco di un anno è stato chiesto loro di compilare un questionario, all'interno del quale erano presenti anche domande riguardanti il matrimonio gay.
Un terzo dei partecipanti è stato visitato da persone che hanno parlato loro dell'importanza del riciclaggio, un altro terzo è stato visitato da etero e gay favorevoli al matrimonio egualitario ed il terzo terzo non ha ricevuto alcuna visita.
Durante l'approccio, lungo solo una ventina di minuti, si iniziava a chiedere alle varie persone che cosa cosa gli piacesse del loro essere sposati, iniziando poi a raccontargli di avere le stesse aspirazioni e gli stessi desideri (per sé o per un amico caro nel caso dei visitatori eterosessuali).
Nel corso della compilazione dei sondaggio successivo, se nulla è cambiato sull'arroccamento degli altri due gruppi, l'8% delle persone visitate da persone gay o gay-friendly ha modificato la propria opinione riguardalo matrimonio egualitario. Anzi, molti di loro hanno cercato di convincere amici e parenti della necessità di legalizzare le unioni fra persone dello stesso sesso.
A riprova della sua validità, l'esperimento è stato ripetuto dopo nove mesi e i risultati ottenuti sono stati i medesimi. Secondo Michael LaCour, la spiegazione è nel fatto che «si tende a dimenticare il messaggio, ma a ricordare il messaggero».

Via: Queerblog


Florida: probabilmente dal 5 gennaio potranno celebrarsi i primi matrimoni gay

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Con un ordine arrivato nella serata di venerdì, la Corte Suprema degli Stati Uniti si è rifiutata di sospendere in appello gli effetti della decisione, nei casi Brenner v. Scott e Grimsley v. Scott, del giudice federale Hinkle del 21 agosto scorso.
Il 28 febbraio 2014 alcune coppie chiesero la trascrizione e il riconoscimento dei loro matrimoni già contratti in Canada (Brenner v. Scott), successivamente altre coppie, sempre sposatesi in altre giurisdizioni (Grimsley v. Scott), si aggiunsero alla lotta contro le leggi della Florida. I due casi vennero decisi dal giudice federale Robert Lewis Hinkle il 21 agosto 2014, riconoscendo, non solo il i matrimoni delle coppie, ma anche il diritto al matrimonio a tutte le coppie dello stesso sesso della Florida. Tuttavia il giudice Hinkle lasciò in sospeso gli effetti della sentenza perché lo Stato della Florida potesse appellarsi. Dopo che la Corte Suprema si era rifiutata di di rivedere alcuni casi lo scorso ottobre, le coppie nei casi della Florida chiesero al giudice Hinkle di cancellare la sospensione agli effetti della sentenza. Il 5 novembre il giudice Hinkle acconsente; lo Stato della Florida si appella all'11° Circuito degli Appelli, per poi perdere di nuovo con altro rifiuto. Solo qualche giorno alla Corte Suprema venne chiesto di intervenire e nella tarda serata di ieri, sette giudici su nove decisero per l'ennesimo rifiuto.
Dal 5 gennaio le coppie gay e lesbiche potranno sposarsi, ma non è ancora definitivo visto che il caso non è ancora stato deciso in appello.


Il prefetto di Bologna annulla le trascrizioni. Arcigay: «Siamo nella giungla dell'illegittimità»

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Lo scorso venerdì un funzionario della Prefettura di Bologna si è recato in comune ed ha apposto la parola «annullato» nei registri di stato civile in relazione agli atti di trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero.
La notizia si è appresa solo in seguito e pare che neppure le quattro copie interessate dal provvedimento siano state informate. «Vergogna. E alla vergogna di un prefetto politicizzato si aggiunge il fatto che gli interessati lo apprendano ora dai giornali. Neanche quel rispetto ci è dovuto. Non ci sono parole, ha commentato su Facebook Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna.
Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, ha sottolineato come fossero «passati solo due giorni dalla decisione del tribunale di Udine di dichiarare illegittimo e autoritario l'atto della prefettura locale su ordine del Ministro-segretario Ncd Alfano. Ma se l'atto è illegittimo a Udine lo è anche a Bologna [...] Tutto è avvenuto alla chetichella come se qualcuno si sia vergognato ad informare subito di questo abuso. In effetti si tratta di una cosa vergognosa come è francamente vergognoso che Alfano usi il Ministero dell'Interno come strumento di affermazione di una politica del suo partito, il più clericale dello schieramento politico».
Dura è anche la reazione di Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che commenta: «Siamo nella jungla dell'illegittimità, non c'è più norma o senso di giustizia che tenga. A pochissimi giorni dal pronunciamento della procura di Udine che aveva messo in chiaro l'illegittimità di questa procedura, il prefetto di Bologna, coi tempi dettatigli dalla politica, ha comunque proceduto col suo abuso di potere. In nome di che cosa? Del popolo italiano? Della sua Carta costituzionale? No, nulla di tutto questo, è la stessa Giustizia ad averlo messo in chiaro. Questo avviene in nome di accordi politici sottobanco e convincimenti personali. Si compie l'abuso consapevolmente, con l'arroganza di chi scarica sul cittadino l'onere di dover dimostrare ancora una volta il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Siamo al mobbing di Stato, al dileggio totale delle persone e dei loro diritti, alla prevaricazione ostinata. Una vera e propria umiliazione. E in questo contesto non sappiamo nemmeno a chi appellarci: a un Presidente della Repubblica in uscita dal Quirinale? A un premier evidentemente inaffidabile? A un governo fondato su un patto ideologico e liberticida? A un Parlamento completamente scollato dal Paese, rintanato nel bunker delle Camere a elargire voti di fiducia in nome non del Paese ma della Ditta, quale che sia il simbolo che si rappresenta? Siamo nella palude della reiterata e indisturbata violazione dei diritti, ben oltre l'assenza del riconoscimento: e questo è il fatto grave e disperante».


Colin Farrell parla a favore dei matrimoni gay

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Colin Farrell non è solo uno fra gli attori più sexy di Hollywood, ma è anche il testimonial della campagna "Yes Equality" volta a chiedere l'introduzione dei matrimoni gay in Irlanda. Ed è proprio in quella veste che ha deciso di raccontare la sua storia e la sua scoperta dell'omosessualità attraverso il fratello:

Credo di aver capito più o meno a dodici anni come mio fratello non strisciasse nel fango eterosessuale come la maggior parte dei ragazzi della nostra età. Ricordo che mi sentì sorpreso. Incuriosito. Curioso. Non bi-curioso. Ero curioso perché era diverso da qualsiasi cosa avessi saputo o sentito, eppure non mi sembrava innaturale per me. Non avevo altri riferimenti riguardanti l'esistenza dell'omosessualità. Non avevo mai visto, a quell'età, una coppia gay. Sapevo solo che a mio fratello piacevano gli uomini e, ripeto, non mi è mai sembrato innaturale. Mio fratello Eamon non ha scelto di essere gay. Sì, ha scelto di indossare l'eyeliner a scuola, cosa che probabilmente non è stata la risposta più pragmatica alla tortura quotidiana che ha vissuto a causa dei bulli della scuola. Ma è sempre stato orgoglioso di chi fosse. Orgoglioso e ribelle e, ovviamente, provocatorio. Anche quando gli altri lo picchiavano e lo ridicolizzavano, inondandolo di ripugnanti risate di scherno, ha mantenuto intatte la sua integrità e la sua dignità.
Non so dove siano quei bulli ora, quelli che lo picchiavano regolarmente. Forse alcuni di loro hanno trovato la pace e preferiscono dimenticare quell'io dal passato doloroso. Forse sono seduti su qualche sgabello di un bar a parlare di "uccelli e fr*ci", di cura e malattia. Ma io so dove è mio fratello. È a casa sua, a Dublino, a vivere in pace e amore con suo marito, Steven. Sono la coppia più sana e felice che io conosca. Ma sono dovuti volare in Canada per celebrare il loro matrimonio. Ecco perché tutto questo è qualcosa di personale. Il fatto che mio fratello abbia dovuto lasciare l'Irlanda per far sì che il suo sogno matrimoniale diventasse reale è folle. Insano. È arrivata l'ora di raddrizzare la bilancia della giustizia in questo Paese. Iscrivendosi e registrandosi per votare il prossimo anno, in modo che la voce di ogni individuo possa essere ascoltato. Quante volte si ha la possibilità di fare la storia nella nostra vita? Non solo la storia personale. Familiare. Sociale. Comune. Globale. Il mondo starà a guardare. Noi dobbiamo dare l'esempio.

Il fratello di Colin, Eamon, è apertamente gay e si è sposato in Canada con Steven Mannion nel 2009. Il fratello partecipò come testimone alla funzione.


Usa, il 6° circuito degli appelli ha detto «no» ai matrimoni gay (ma è una buona notizia)

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Dopo mesi di stallo, finalmente la Corte d'Appello di Cincinnati del 6° Circuito federale si è espressa su quattro casi riguardanti la costituzionalità delle leggi del Michigan, dell'Ohio, del Kentucky e del Tennessee che proibiscono alle coppie gay e lesbiche di sposarsi. La decisione, che non sorprende, conferma la costituzionalità dei divieti di questi stati producendo così la tanto attesa divisione tra i circuiti. Finora 4 circuiti si sono già pronunciati -il 10°, il 4°, il 7° e il 9°, in ordine cronologico- e tutti hanno dichiarato contrari alla costituzione federale del 1787 simili leggi che esistevano in una quindicina e più di stati, portando così gli Stati dell'Unione, che permettono alle coppie dello stesso sesso di sposarsi, da 19 (maggio 2014) a 32 (ottobre 2014). Tuttavia, le decisioni di questi circuiti, che tecnicamente sono diventate dei precedenti, non sono giunte a tutti gli stati compresi nella giurisdizione di tali are giudiziarie: mancano Kansas (10° Circuito), South Carolina (4°) e Montana (9°). L'altro ieri un giudice federale ha esteso il precedente del 10° Circuito al Kansas, ma la decisione è già stata portata all'attenzione dell'intero circuito, che potrebbe decidere il caso (ma le probabilità sono veramente basse). A fine novembre, invece, altri tribunali avranno l'occasione di esprimersi. Ma torniamo al 6° Circuito.
La decisione, presa da due dei tre giudici che formavano il tribunale, come abbiamo detto conferma i divieti al matrimonio egualitario in 4 stati dell'Unione, creando quindi una divisione con gli altri 4 circuiti che hanno deciso diversamente. Il giudice che scritto la sentenza, il giudice Sutton si è posto il seguente problema: Chi decide la questione? I giudici o forse gli stati?. A questo quesito Sutton e la giudice Cook hanno risposto così:

Quando le corti non permettono ai cittadini di risolvere nuovi temi sociali come questo, esse perpetuano l'idea che gli eroi in questi cambi di eventi siano i giudici e gli avvocati. E' meglio, in questa occasione, permettere il cambiamento attraverso i consueti processi politici, pensiamo noi, che gay o etero che siano, siano essi gli eroi delle proprie storie incontrandosi tra loro non come avversari nei tribunali ma come liberi cittadini che cerano di risolvere un tema sociale con neutralità

Belle parole. Ma non convincono. Non hanno convinto, infatti la giudice Daughtrey:

L'autore dell'opinione della maggioranza ha abbozzato quello che potrebbe essere un appassionante monologo da TED o, possibilmente una lezione introduttiva a Filosofia Politica. Ma essendo una decisione della Corte d'Appello, così si fallisce completamente nell'affrontare la questione costituzionale cui siamo chiamati a risolvere: se lo stato, proibendo i matrimoni tra persone dello stesso sesso, violi il principio di eguaglianza contenuto nel 14° Emendamento.

Ma ora cosa succederà? Beh vedremo cosa decideranno le coppie. Potranno chiedere o all'intero circuito di decidere oppure direttamente alla Corte Suprema. L'American Civil Liberties Union, storica associazione che difende i diritti civili degli americani e che ora supporta alcune delle coppie nel 6° Circuito, ha detto che intende ricorrere direttamente alla Corte Suprema. L'ipotesi, dunque, è che si arrivi ad una decisione definitiva già a giugno. E dopo quello che è accaduto il mese scorso, può solo succedere che una maggioranza di giudici si esprimi per il matrimonio per tutti. Ed è quello che attende la comunità americana da ormai 45 anni, da quando per primi, Richard Baker e James McConnell sfidarono le leggi del Minnesota nel maggio del 1970.

Di ExJure


Il Tar del Lazio si pronuncia contro la sospensione dell'ordinanza del prefetto in merito alle trascrizioni

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Prosegue senza sosta l'umiliazione dell'Italia, mentre i giornali stranieri iniziano a raccontare con incredulità le vicende legate alla trascrizione dei matrimoni gay quasi stessero parlando di un paese del terzo mondo.
Il nuovo capitolo è il rifiuto dal Tar del Lazio alla sospensione dell'annullamento di alcune trascrizioni, in via cautelare, prima della notifica dei ricorsi da parte di due coppie.
C'è da chiedersi quali siano le motivazioni con cui il presidente della I sezione del tribunale amministrativo abbia scelto di rigettare la richiesta (seppur i richiedenti si fossero appellati ad una decisione provvisoria ed urgente) in virtù di un annullamento che la legge parrebbe indicare come illegittimo. Fatto sta che il diritto verrà messo da parte in attesa del pronunciamento definitivo.
In aggiunta è stato depositato anche un ulteriore ricorso al Tar presentato dal Comune di Roma contro il decreto del prefetto romano, mentre quello di Milano ha firmato un provvedimento per l'annullamento delle tredici trascrizioni di matrimoni contratti all'estero fra persone dello stesso sesso da parte del sindaco Pisapia.
Insomma, è lo stato che fa guerra allo stato pur di privare i cittadini del riconoscimento di atti validi in tutto il resto d'Europa, quasi a voler marcare il territorio di uno stato in cui il diritto non ha valore e in cui la società è divisa fra cittadini di sere A e cittadini poco graditi ad Alfano.
«Prendiamo atto della decisione del Tar, siamo totalmente fiduciosi dell'esito positivo che avrà la vicenda in sede giudiziaria perché stiamo conducendo una giusta battaglia di parità, dignità e laicità che mira alla piena uguaglianza -ha dichiarato il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli Continua il silenzio assordante di Renzi. Invitiamo il ministro Alfano e i prefetti coinvolti ad interessarsi dei problemi più urgenti dei cittadini invece di impegnarsi in una battaglia ideologica contro i cittadini omosessuali di questo paese».


Dopo l'annullamento della trascrizione di Pesaro, Fausto ed Elwin annunciano battaglia

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Il Tribunale di Pesaro ha annullato la trascrizione del matrimonio tra Fausto ed Elwin nel registro dello stato civile di Fano. Pare che il giudice Storti abbia scelto di parlare di un matrimonio «che non può essere qualificato come matrimonio per l'ordinamento italiano mancando uno dei requisiti essenziali e quindi non può produrre effetti giuridici così come stabilito dalla sentenza dalla Cassazione civile n.4184/2012». Dubbi al riguardo, però, nascono proprio dalla sentenza citata. Secondo la Cassazione, infatti, un matrimonio tra persone contratto all'estero è esistente e valido, ma inidoneo »a produrre, quale atto di matrimonio appunto, qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano».
"La sentenza di Pesaro -ha dichiarato Arcigay- continua a sembrarci un'occasione persa. Più volte in questi anni sono stati i tribunali a dimostrarsi più lungimiranti e corretti nel tutelare i diritti di tutti rispetto alla classe politica, chiusa strumentalmente in posizioni che definire retrograde è dire poco. E se concordiamo che non sia compito del potere giudiziario riempire un vuoto normativo che sta iniziando a pesare sempre di più in Italia, speravamo tuttavia in una sentenza diversa, che esaminasse realmente i punti sollevati dai legali della coppia». Premesso ciò, Arcigay Agorà si dice «pronta a continuare il percorso, anche giudiziario, iniziato assieme a Fausto ed Elwin. E non si stancherà mai di sollecitare il Governo e il Parlamento a presentare dopo tanti, troppi, annunci, una legge di tutela dei diritti delle persone Lgbt che ci metta almeno al pari di quasi tutti gli altri paesi europei, ultima l'Estonia%raquo;.


Il prefetto di Bologna dispone l'annullamento delle trascrizioni. Il sindaco: «Non la farò»

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Mentre Renzi rimane in un imperturbabile silenzio, è tra sindaci e prefetti che si sta combattendo una battaglia di civiltà. Da un lato c'è chi vuole riconoscere i diritti europei dei cittadini, dall'altro chi vuole ottemperare all'indecente circolare emanata da Alfano (forse su indicazione di Vita Cattolica).
Ed è così che il prefetto Ennio Mario Sodano ha ora disposto l'annullamento dei quattro atti di trascrizione di nozze contratte all'estero tra persone dello stesso sesso registrate a Bologna. la risposta del sindaco non si è fatta attendere: «Io questa cancellazione non la farò -afferma Virginio Merola- perché contrasta con il diritto europeo, con la nostra Costituzione, con il diritto delle persone che hanno chiesto la trascrizione, con la storia e il futuro della città che ho l'onore di rappresentare, che non vuole cittadini di serie A e serie B, e con la mia coscienza. Risponderò in queste ore al Prefetto perché provveda lui al concreto annullamento e informerò le persone direttamente interessate dalla decisione di annullamento del Prefetto, perché almeno possano valutare le azioni legali a loro tutela».
«Dovremmo dire che ci arrendiamo -ha commentato Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center- In Italia non c'è più alcun rispetto per i diritti. Vedere annullare le trascrizioni delle nozze gay anche a Bologna, dopo Roma, è un atto di intromissione dello Stato nella sfera delle relazioni di coppia e nelle relazioni affettive, che viene portato avanti con noncuranza della legge, che non prescrive in alcun modo che le unioni gay siano un pericolo per l'ordine pubblico. Ancora una volta si tratta di dare esecuzione, da parte delle Prefetture, a una circolare del ministro dell'Interno Alfano. E ancora una volta torniamo a chiedere al presidente del Consiglio Matteo Renzi di intervenire per il suo ritiro. I sindaci non sono dei fuorilegge e non lo sono le coppie gay regolarmente sposate. Se Renzi, come dice, vuole introdurre le unioni civili non si capisce perché ci sia questo accanimento nei confronti delle trascrizioni dei matrimoni gay».


Udine: la Rete Lenford deposita un esposto contro l'annullamento delle trascrizioni

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La Rete Lenford, l'avvocatura per i diritti lgbti, ha depositato presso la Procura a Udine un esposto contro l'annullamento della trascrizione nel registro di stato civile di un matrimonio omosessuale contratto all'estero. Nella giornata di ieri, infatti, un commissario inviato in Comune dalla Prefettura aveva provveduto alla cancellazione dell'atto. Le ipotesi di reato che l'esposto chiede di verificare sono il falso in atto pubblico e la falsità materiale in atto pubblico compiuti da ufficiale.
A rendere nota la notizia è Giacomo Deperu, presidente di Arcigay Friuli, che dichiara: «Con questo esposto si chiede al Pubblico Ministero udinese di verificare se negli atti compiuti dalla prefettura vi siano estremi di reato. Siamo colpiti da un'azione così forte e a nostro avviso sproporzionata, ma da tempo sosteniamo che non fosse nelle prerogative del Prefetto intervenire d'imperio a annullare la trascrizione effettuata dal sindaco di Udine Furio Honsell. Per questo confidiamo che con questo esposto si possa fare finalmente chiarezza su quanto avvenuto a Udine [...] Secondo i legali, il Massimario per l'Ufficiale di Stato Civile adottato proprio dal Ministero dell'Interno afferma esplicitamente che in materia la competenza a intervenire sui registri è esclusivamente in capo all'autorità giudiziaria, in quanto la legge conferisce potere unicamente al Tribunale di modificare le annotazioni. Per questo nell'esposto si contesta anche l'articolo 347 che parla di usurpazione di funzioni pubbliche e, in via sussidiaria, l'abuso d'ufficio».

Intanto a Milano il consigliere regionale Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) pare non avere altre preoccupazioni se non la cancellazioni delle trascrizioni effettuate da Pisapia. Attraverso affermazioni rilasciate con cadenza pressoché quotidiana, ha ora aggiunto che «inviterò formalmente il prefetto di Milano a fare come il suo collega e nominare un commissario prefettizio. Il Commissario ad acta a Udine ha ristabilito la legalità in breve tempo, mentre a Milano i matrimoni omosessuali che il sindaco ha trascritto ormai tre settimane fa sono ancora in vigore e se ne aggiungeranno altri, come ha annunciato il primo cittadino. Il prefetto Tronca ci ha messo 17 giorni a leggere le carte e poi, una volta richiamato Pisapia all'ordine, non ha fatto altro per ottenere il rispetto della legge».
Nella sua nota il consigliere auspica anche che il caso non finisca in Procura dopo la denuncia che lui stesso ha provveduto a depositare nella giornata di ieri: «spero che non sia necessario un suo pronunciamento -ha dichiarato- basterebbe infatti che il prefetto di Milano segua l'esempio del suo collega di Udine nominando un commissario ad acta che vada in via Larga e annulli le nozze gay trascritte dal sindaco».
C'è da chiedersi, però, se il timore di un pronunciamento della procura non sia legato alla totale incertezza nel risultato a fronte di un'azione da parte dei prefetti che giuristi e avvocati non esitano a sostenere illegittima. Vien da sé che un simile pronunciamento porterebbe le destre a non poter più sostenere che la presa d'atto da parte dell'Italia di atti assolutamente validi nel resto d'Europa sia «illegale&raqto;.


Il prefetto di Udine procede all'annullamento della trascrizione di matrimonio gay contratto all'estero

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Questa mattina il prefetto di Udine, Provvidenza Delfina Raimondo (in foto), ha inviato un commissario presso gli uffici dello stato civile del Comune di Udine per procedere con la cancellazione della trascrizione di un matrimonio fra persone dello stesso sesso contratto all'estero da una cittadina udinese.
Su mandato del prefetto, il viceprefetto aggiunto Giovanni Maria Leo ha annullato la trascrizione ed ha apposto una nota sul registro: «Con provvedimento del Prefetto della Provincia di Udine, in data 27 ottobre 2014 è stata annullata d'ufficio la trascrizione dell'atto di matrimonio controscritto».
Soddisfazione è stata espressa da Adriano Ioan, leader dell' opposizione di centrodestra al Comune di Udine, secondo il quale «La nomina del commissario prefettizio che annulla un atto illegittimo compiuto da Honsell nella sua veste di ufficiale di stato civile è un segnale inequivocabile di come la sua smania di protagonismo abbia superato ogni limite. Se vuole intraprendere e perseguire quelle che lui definisce delle battaglie di civiltà, lo faccia da semplice cittadino, si dimetta da sindaco, non trascini il ruolo istituzionale che attualmente ricopre su un terreno della illegalità coinvolgendo l'istituzione».
Dal canto suo il primo cittadino si dice «dispiaciuto e colpito da questo atto, che, per altro, ritengo non abbia nessun valore giuridico in quanto sulla base della legge che disciplina lo stato civile l'annullamento può essere disposto unicamente per decreto di un tribunale [...] Sono addolorato che di fronte a un gesto come la trascrizione di un matrimonio, che ha una valenza di inclusione sociale e di garanzia di pari dignità e diritti a tutte le persone ci sia stata una risposta così pronta e, tutto sommato, autoritaria da parte di un organo dello Stato. Una risposta che, ribadisco, penso non sia assolutamente giuridicamente efficace [...] Per quanto riguarda i prossimi passi -annuncia Honsell- qui c'è una coppia di donne che ha visto lesi i suoi interessi e sono quindi certo si muoverà per far valere i propri diritti. Per quanto riguarda il Comune mi riservo nelle prossime ore, in qualità non di sindaco, ma di ufficiale di stato civile, di valutare come poter meglio tutelare gli interessi di queste cittadine, anche sulla base degli atti che loro intenderanno fare».


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