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Spagna: due ragazzi gay aggrediti e presi a sassate dai compagni di classe

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La violenza omofoba sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Questa volta la stori arriva dalla regione di Murcia, in Spagna, dove una ragazza adolescente è finita in ospedale dopo essere stata assalita e presa a sassate da alcuni compagni di classe. La sua unica colpa era quella di essere lesbica.
I fatti risalgono a lunedì scorso, nella città di Caravaca de la Cruz, quando la ragazza stava tornando a casa da scuola in compagnia di un amico gay. Tre compagni di classe li hanno seguiti e ad un tratto hanno sferrato l'attacco. Dapprima li hanno assaliti verbalmente, apostrofandoli con parole come «checca», «frocio» e «pervertiti». Poi, dato che i due ragazzi avevano scelto di ignorarli, hanno iniziato ad aggredirli lanciandogli addosso delle pietre
«Una delle pietre ha colpito la ragazza alla testa -racconta Rubén López, un portavoce dell'associaizone gay FELGTB- Ha perso coscienza ed è caduta a terra. Hanno dovuto portarla d'urgenza in ospedale».
L'aggressione è stata placata solo dall'intervento di alcuni passanti: la ragazza ha subito gravi contusioni, mentre il ragazzo viene descritto come «impaurito, intimidito, umiliato e sopraffatto».


Voci d'amore (in risposta all'odio delle sentinelle)

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«Nelle settimane passate gruppi di individui che si fanno chiamare "Sentinelle in piedi" sono scesi in piazza a protestare con il paradossale proposito di salvaguardare il loro diritto a discriminare gli omosessuali, dando luogo a reazioni violente che hanno guadagnato una grande attenzione mediatica. L'odio infatti è facile da diffondere. Ci sono persone che invece ogni giorno si impegnano non per distruggere ma per costruire, per superare le barriere di ignoranza e pregiudizio che dividono gli esseri umani. Ma l'amore non "fa notizia". Per questo è stata creata Voci d'amore, una manifestazione pacifica e creativa che offre alla società civilizzata la possibilità di esprimere il suo impegno quotidiano per proteggere l'amore dal grigiore anonimo dell'ignoranza e dell'odio».
È così che viene introdotta la manifestazione che si terrà domani, sabato 25 ottobre, a Bologna. L'appuntamento è in piazza Re Enzo dalle 15.30 alle 18.
Artisti ed associazioni cittadine racconteranno con le parole, i suoni, i gesti, le mille forme dell'amore, sia esso per una donna, per un uomo, per l'umanità o per Dio. Qualcuno ha negato la propria partecipazione per paura di «ritorsioni da parte degli ambienti clericali», altri parteciperazzo a testa alta. Fra loro l'Orchestra Senzaspine, Komos-Coro Gay di Bologna, Franco Grillini, la Chiesa Evangelica Metodista, Amnesty, Agedo e molti altri...
Gli organizzatori ci tengono a precisare che «L'evento nasce come reazione all'omofobia, ma non sarà una manifestazione soltanto "gay". Voci d'amore vuole infatti unire tutta la società per ricordare che la lotta al razzismo, all'omofobia, alla violenza sulle donne non è uno scontro di neri contro bianchi, omosessuali contro eterosessuali, donne contro uomini, ma una battaglia della civiltà contro la barbarie».


L'Ordine degli Psicologi contro i Giuristi per la vita: «Promuovono ignoranza e discriminazione»

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«Ancora una volta una variante naturale dell'orientamento sessuale come l'omosessualità viene equiparata a una patologia come la zoofilia». È quanto affermato da Paola Biondi, consigliera segretaria dell'Ordine degli Psicologi del Lazio in riferimento alle gravi parole pronunciate in una scuola romana dal presidente dell'associazione Giuristi per la vita.
La psicologa e psicoterapeuta ha anche aggiunto che «ancora una volta assistiamo impotenti a uno degli episodi che tuttora, anno 2014, contribuiscono a creare l'humus culturale che porta a vivere l'omosessualità come una colpa di cui vergognarsi, rallentando così ogni progresso civile e sociale di integrazione e di valorizzazione delle diversità e favorendo quel clima di odio che porta al bullismo omofobico. Come Ordine degli Psicologi del Lazio esprimiamo solidarietà alle persone omosessuali che si sono sentite offese dalle parole di Gianfranco Amato. Allo stesso tempo ci poniamo però anche alcune domande sull'opportunità di organizzare eventi come questo, che rischiano di favorire un clima di intolleranza e di violenza che ha già causato delle vittime. Invitiamo dunque i colleghi e le colleghe che operano dentro le strutture sociali del territorio regionale, prima fra tutte le scuole, sia a contrastare attivamente l'omofobia anche nelle sue forme puramente declaratorie, promuovendo una cultura dell'uguaglianza e dell'integrazione, che a vigilare perché non vengano più invitate a dibattiti e iniziative di formazione persone che promuovono ignoranza e discriminazione».


Umbia: i genitori chiedono l'esonero dei figli dal corso di danza perché l'insegnante è gay

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Il preside dell'istituto comprensivo di Passignano e Tuoro "Dalmazio Birago" si è visto recapitare una lettera firmata da alcuni genitori in cui si sosteneva che il nuovo professore di danza «non è la persona adatta all'insegnamento perché non ha i requisiti necessari». Eppure il professore insegna danza da dodici anni e da cinque lavora nelle scuole come titolare di progetti formativi.... infatti a motivare quella richiesta non sarebbe stato tanto il curriculum quanto l'orientamento sessuale del giovane.
A seguito di quella lettera l'insegnante ha deciso di rinunciare all'incarico: «Per quanto riguarda la mia professionalità -ha scritto nella lettera di rinuncia- sostengo di non dovermi rimproverare nulla, in quanto conosco le mie capacità e i miei limiti, e nella mia vita non ho mai cercato di essere chi non sono. I miei diplomi ed attestati di danza mi permettono di insegnare le discipline che propongo in maniera amatoriale. Non è assolutamente vero che io non posso fare quello che faccio. La cosa più incresciosa riguarda però la mia sfera privata. Sapere che ci sono ancora persone che sarebbero disposte a fare l'esonero dei propri figli dal progetto da me presentato a causa del mio "stile di vita", lo ritengo davvero squallido; soprattutto quando nella mia vita ho sempre cercato di farmi conoscere per le mie capacità e non per altro. Non si tratta di un pettegolezzo, ma della mia vita».
Il dirigente scolastico, Massimo Mariani, ha deciso di schierarsi dalla parte dell'insegnate ed ha dichiarato: «Per noi il curriculum del ragazzo è perfettamente compatibile, poi una mamma ha sollevato un problema di carattere personale e cioè che non avrebbe iscritto il figlio al corso perché secondo lei la persona non era adatta, in quanto omosessuale. Per noi è un grande rammarico e un forte dispiacere - spiega Mariani - sapere che il ragazzo si sia dimesso dal progetto. Sappiamo anche che è molto amato dagli studenti e ora sarà difficile spiegare loro che il progetto danza quest'anno non si farà. Abbiamo deciso che se non sarà lui a farlo non lo farà nessuno. Il progetto rimane comunque nell'offerta formativa perché la scuola non si può rendere complice di un simile attacco alla sfera personale».


Un consigliere del barese: «Marino? Meglio un sindaco mafioso del Sud»

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«Marino? Meglio un sindaco mafioso del Sud». È quanto dichiarato su Facebook da Nicola Giampaolo, un consigliere comunale di Rutigliano (BA) candidatosi fra le fila della lista di centrodestra Realtà Italia. Il tema, ovviamnte, è la trascrizione dei matrimoni contratti all'estero.
Non è la prima volta che un politico italiano si lancia in affermazioni inaccettabili volte a sostenere che la criminalità organizzata sia preferibile all'amore fra persone dello stesso sesso: lo scorso febbraio fu Carlo Taormina (Pdl) a sostenere che la 'ndrangheta fosse preferibile ai gay
Il consigliere di Rutigliano ha poi aggiunto: «Era tutto illegittimo e un sindaco che fa abuso di potere è un mafioso a tutti gli effetti. Mafia è l'insieme di azioni commesse con atti illegali civilmente e penalmente» Ed ancora: «Questa è depravazzione pura!». Non è chiaro perché abbia scelto di usare la maiuscola nel parlare della mafia, né perché abbia scelto di abbondare con le consonanti della parola "depravazione".... ma assolutamente palese è come l'uomo appaia felice di aver raggiunto cinque minuti di popolarità grazie alla sua ignoranza: «Comunque questo mio post sta facendo il giro di moltissimi siti e portali di informazione», si è vantato.


I Giuristi per la vita entrano nelle scuole, tra rapporti gay equiparati alla bestialità e misoginia

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I Giuristi per la vita sono in prima fila nel sostenere che le scuole vogliano "promuovere" l'omosessualità ma il loro presidente, l'avvocato Gianfranco Amato, non si è certo astenuto dal recarsi nelle aule scolastiche per promuovere l'omofobia.
L'uomo è stato invitato al liceo Cavour di Roma (tristemente noto per il suo coinvolgimento nel suicidio del "ragazzo dai pantaloni rosa") come contraddittorio in un dibattito con il deputato Ivan Scalfarotto. Se l'invito di un personaggio così oscuro è già di per sé criticabile, Amato ha colto l'occasione per lasciarsi andare a frasi completamente inaccettabili.
«Se stabiliamo che una famiglia può essere fatta da due uomini o da due donne -ha detto ai ragazzi- allora arriveremo anche a dire che una famiglia è quella composta da un uomo ed il suo cane». «Il mio compagno non è il mio cane» ha replicato Scalfarotto, ottenendo l'applauso di tutti gli studenti in sala.
«Chi in nome della fede o di qualcosa che dovrebbe avere a che fare con la carità -ha poi aggiunto il deputato- si permette di bollare rapporti d'amore come rapporti che hanno caratteristiche di bestialità, secondo me vive fuori dal mondo civile. Si sono accorti immediatamente, nella loro genuinità, della gravità delle affermazioni, si sono alzati tutti in piedi per applaudirmi. Io ho sentito una grande speranza, perché vuol dire che le nuove generazioni, per fortuna, sono immuni dai germi dell'intolleranza e dell'odio».
Dal canto loro i Giuristi per la vita si sono limitati a pubblicare un messaggio su Facebook in cui dicono di essere vittima della macchina del fango. In una lunga lettera pubblicata sempre sul social network, Amato non ha mancato di lanciare insulti anche ad alcuni studenti che, a suo dire, si sarebbero lanciati «in atteggiamenti provocatori» connotati da «evidente aria di sfida» davanti ai suoi occhi: «Non sono riuscito a prendermela -dice l'avvocato- perché ho provato per loro una profonda e sincera pena».
A sabato scorso risale invece un altro post in cui il gruppo ultra-conservatore non ha mancato di dare libero sfogo anche alla propria misoginia, sostenendo che l'esistenza delle donne prete sia da ritenersi «un incubo».


Il pensiero dell'omofobo medio

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Ormai una fetta significativa di chi visita i siti gay è composta da attivisti anti-gay, impegnati in un processo di costante propaganda volta a far credere che il numero degli omofobi sia maggiore del reale. L'idea di base pare sia quella di voler creare un clima d'odio costante, tale da legittimare posizioni sempre più intollerabili.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dato che in Italia è lecito scendere in piazza per rivendicare «il diritto che un giorno mio figlio possa rifiutarsi di giocare con un bambino che è figlio di due madri», ma si può essere indagati se un uomo bacia suo marito davanti ad un gruppo omofobo.

A mostrare la paura, l'ignoranza e la strumentalizzazione che muove queste persone può venirci in aiuto un commento che è stato pubblicato oggi da un utente anonimo in difesa di un articolo pubblicato da Tempi.

Questa notizia mi lascia basito; 120000€? Per altri problemi molto più importanti di Roma, il sindaco dice che non ci sono soldi!? Gentilmente vorrei sapere da dove spuntano 'sti soldi? Perché questi corsi vengono realizzati solo da associazioni chiaramente di parte? Lo svolgimento di questi "corsi" saranno obbligatori? La frequenza a questi corsi inciderà sui voti? I genitori saranno informati che i propri figli siano a contatto con attivisti gay? Chi si assume la responsabilità e il controllo nel caso qualche attivista molesti qualche ragazzino?

Vien da sé che l'articolo non sia stato letto o capito, tant'è che si parte dal presupposto che la spesa riguardi la città di Roma e non il territorio nazionale. Ma dato che Marino ha registrato alcuni matrimoni contratti all'estero, per l'omofobo medio è lui il nemico ed è lui che bisogna colpire anche a discapito della verità dei fatti. Poi non manca l'immancabile mantra del «ci sono cose più importanti»... un frase che equivale ad un «voglio essere beneficiario di ogni investimento».
Immancabilmente si sostiene anche che 120mila euro siano un esborso in grado di mettere in ginocchio l'Italia, pur senza domandarsi nulla riguardo alla provenienza dei 1.250.000.000 di euro che annualmente lo Stato destina al pagamento dello stipendio dei docenti di religione (nominati direttamente dal clero senza alcun concorso pubblico).
Si sostiene che l'Unar (un ente istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) sia da ritenersi un'associazione di parte, motivo per cui si rivendica così il diritto di poter scegliere se i propri figli debbano partecipare ai corsi. E allora vogliamo permettere ai genitori di poter far mancare i figli da scuola anche durante le lezioni di educazione civica? O perché non rendere facoltativi anche l'italiano, la matematica o il latino? Che senso avrebbe un corso sulle diversità se non lo si facesse frequentare a chi ha pregiudizi o famiglie omofobie alle spalle?
Insomma, una serie di posizioni inaccettabili che non potevano chiudersi in altro modo se che tutti i gay siano pedofili e che i ragazzi corrano rischi di molestie a stare a contatto con persone gay. Peccato che le percentuali indichino sia molto più rischioso stare a contatto con un prete...
Insomma, questa è la gente con cui si ha a che fare: persone divorate dal pregiudizio che si prestano ad operare per le potenti lobby cattoliche, in un piano troppo ben articolato per ritenere che non sia mosso da una mente comune. Il tutto con l'unica conseguenza di rendere l'Italia un posto peggiore, per tutti.


Il Kirghizistan approva una legge contro la cosiddetta «propaganda gay»

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Con 79 voti a favore e 7 contrari, il parlamento del Kirghizistan ha approvato in prima lettura una proposta di legge volta a vietare «diffusione di informazioni e gli atteggiamenti positivi verso rapporti sessuali non tradizionali». La norma, di chiaro stampo russo, farà sì che nel paese non si possa più parlare di omosessualità se non con accezioni negative, sostenendo che in tal modo i giovani cresceranno eterosessuali. Inutile è sottolineare come l'orientamento sessuale non cambierà, ma cambierà solo la paura di poter essere sé stessi mentre gli omofobi lavorano senza sosta per far sentire più soli e meno amati i giovani lgbt.
Come in un copione già scritto, la scusa per la legalizzazione della discriminazione è una non meglio precisata «difesa» della famiglia tradizionale. Kurmanbek Dykanbayev, uno degli autori del disegno di legge, ha dichiarato: «Abbiamo sostenuto questa legge perché riflette le speranze e le aspettative dei nostri elettori disposti a proteggere la famiglia tradizionale Da ora in poi non ci saranno più occasioni di organizzare club gay, bar gay o per raduni gay».
Ty Cobb della Human Rights Campaign ha commentato: "«È terribile vedere che il Kirghizistan sta seguendo le orme della Russia. Gli Stati Uniti e le organizzazioni internazionali non possono guardare dall'altra parte mentre le persone lgbt dell'Eurasia sono pericolosamente minacciate da nuove leggi che replicano le politiche sconsiderate del presidente Putin».


Il Veneto approva la mozione sulla famiglia naturale

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Con 30 voti a favore e 20 contrari (e senza alcuna discussione in aula) anche il veneto ha seguito l'esempio della Lombardia ed ha approvato la che introdurrà una "festa della famiglia, fondata sull'unione tra uomo e donna" ed impegnerà la regione a chiedere che l'Italia rigetti documenti come quello sull'educazione sessuale redatto dall'ufficio europeo dell'Organizzazione Mondiale della sanità.
Come prassi, la mozione è stata presentata dalla Lega Nord e risulta praticamente un copia-incolla del testo preparato dai Giuristi per la vita e reso liberamente scaricabile dal loro sito.
Pare anche che il Consiglio regionale del Veneto non abbia provato alcuna vergogna nell'approvare un testo che si basa su considerazioni false, come quella che sostiene che «nel Liceo Giulio Cesare di Roma i professori hanno imposto ad allievi minorenni la lettura di un romanzo, a forte impronta omosessualista, dal titolo "Sei come sei" della scrittrice Melania Mazzucco (Edizioni Einaudi), alcuni passi del quale rivelano, in realtà, un chiaro contenuto pornografico descrivendo fra l'altro nei dettagli un rapporto orale fra due maschi».
La procura, però, ha già chiesto l'archiviazione della denuncia sporta dai Giuristi per la vita e dalla Provita nei confronti dei professori, asserendo che «I contenuti oggetto di censura non sono isolati e avulsi dal contesto complessivo dell'opera, risultando viceversa funzionali al messaggio di sensibilizzazione al tema delle famiglie omosessuali». nell'approvare una simile mozione si va a sostenere necessariamente che le scuole non devono adempiere al proprio dovere e che la regione debba sottostare al volere delle minoranze omofobe.
«È una mozione omofoba che va contro la Costituzione, ricorreremo alla Consulta» ha annunciato il parlamentare padovano Alessandro Zan.
«Si tratta di una discriminazione intollerabile, che fa perdere dignità al Consiglio regionale, soprattutto perché si è votato un testo pieno di ipocrisie ed anche falsità, un vero e proprio ritorno al Medioevo -ha aggiunto il consigliere Pietrangelo Pettenò (FSV)- Solo due anni fa, l'8 febbraio 2012 questo Consiglio ha approvato una mozione con la quale si impegnava la Giunta regionale a combattere ogni forma di discriminazione legata all'orientamento sessuale a alla identità di genere: ora la stessa assemblea vota un atto con il quale si va nella direzione opposta, ovvero quella di discriminare le persone e i loro orientamenti sessuali. Le bugie hanno le gambe corte e i veneti sapranno valutare bene quello che è successo oggi, bocciando sonoramente la cultura retrograda e discriminatoria portata avanti dalla maggioranza di centrodestra che sostiene il presidente Zaia e di quelle forze che si accingono a sostenerlo».

La mozione omofoba è stata votata dai consiglieri di Forza Italia (Moreno Teso, Dario Bond, Piergiorgio Cortelazzo, Elena Donazzan e Amedeo Gerolimetto), da quelli della Lega Nord (Luca Baggio, Andrea Bassi, Federico Caner, Bruno Cappon e Vittorino Cenci), dal Nuovo Centrodestra (Nicola Ignazio Finco, Arianna Lazzarini, Franco Manzato, Giampiero Possamai, Daniele Stival, Giuseppe Stoppato, Diego Bottacin, Giovanni Furlanetto, Francesco Piccolo , Nereo Laroni, Clovaldo Ruffato, Sandro Sandri, Carlo Alberto, Costantino Toniolo e Marino Zorzato) a cui si sommano Stefano Peraro (Udc), Stefano Valdegamberi (Futuro Popolare) e Roberto Ciambetti, Maurizio Conte e Stefano Falconi del Gruppo Misto.


La Procura chiede l’archiviazione della denuncia contro i professori che fecero leggere il libro della Mazzucco

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Lo scorso aprile l'associazione ProVita e i Giuristi per la Vita sporsero una denuncia nei confronti delle insegnanti del liceo Giulio Cesare di Roma che suggerirono agli studenti la lettura del romanzo di Melania Mazzucco "Sei come sei". Ora il pm Elena Neri ha richiesto l'archiviazione del procedimento, sottolineando come il romanzo assolutamente funzionale al percorso pedagogico di crescita dei ragazzi.
Il pm ha dichiarato come «l'oscenità penalmente rilevante è solo quella che sia fine a se stessa e del tutto avulsa dal complesso dell'opera e del messaggio che si vuole diffondere». Così come è apparso immediatamente evidente a chiunque abbia letto le poche righe a cui le associazioni si erano aggrappate, non è questo il caso. In questo caso si trattava di un'opera la cui «divulgazione agli studenti del Giulio Cesare è supportata da motivazioni di studio che sono, a loro volta, inserite in precisi obiettivi nazionali e internazionali di lotta all'omofobia e di formazione dei minori».
Inoltre la lettura parziale fornita dalle due associazioni cattoliche è risultata assolutamente fuorviante: «I contenuti oggetto di censura non sono isolati e avulsi dal contesto complessivo dell'opera, risultando viceversa funzionali al messaggio di sensibilizzazione al tema delle famiglie omosessuali». Da qui: «La natura del romanzo unitamente alla finalità di studio inducono, pertanto, ad escludere la sussistenza del reato».
In Lombardia, Veneto, Assisi, Palermo, Verona ed Orvieto sono state depositate alcune mozioni omofobe scritte dai Giuristi per la Vita che nelle loro presunte argomentazioni citano anche il caso del libro suggerito al Giulio Cesare di Roma. Ora che è stato appurato come l'intera vicenda sia stata una mera strumentalizzazione, in alcune città e regioni Italiani abbiamo leggi che si basano su una falsità conclamata dalla magistratura. In uno stato civile è lecito che ci siano provvedimenti discriminatori basati su premesse false o sarebbe il caso che quei provvedimenti siano revocati una volta smontate le premesse su cui si basano?


Esperimento sociale: quante persone fermerebbero un'aggressione omofoba?

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Milano è una città moderna e all'avanguardia dal punto di vista dei diritti. Ma gli abitanti di una delle città con la mentalità più aperta d'Italia interverranno di fronte ad un'aggressione verbale di stampo omofobo?
È quanto si è chiesto TheShow (un noto canale YouTube dedicato agli esperimento sociali) che si è aggirato per le vie del capoluogo lombardo a filmare di nascosto la reazione dei passanti dinnanzi ad un'aggressione omofoba.
I risultati non sono certo edificanti: una sola persona è intervenuta, il 10% è intervenuta solo ad aggressione finita. Gli haltri sono rimasti a guardare. La prassi comune appare dunque il lasciar correre e far finta di non vedere, legittimando insulti e violenze.
«L'Italia non ha bisogno di "sentinelle" della discriminazione. Ha bisogno di diritti e discriminare non è un diritto» sentenzia un cartello al termine del video.

Clicca qui per vedere il filmato, qui per le reazioni alla rivelazione.


Anche ad Orvieto il centro-destra deposita una la mozione sulla "famiglia naturale"

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Dopo Lombardia, Veneto, Assisi, Palermo e Verona, la mozione omofoba scritta dai Giuristi per la vita verrà discussa anche dal coniglio comunale di Orvieto. L'obiettivo è l'instaurazione di una "festa della famiglia naturale" e ad azioni volte a chiedere che il governo nazionale rinunci a qualsiasi intervento di contrasto all'omofobia. Come prassi, la proposta è giunta da alcuni consiglieri di centro-destra: Roberta Tardani (Forza Italia), Andrea Sacripanti (Fratelli d'Italia), Roberto Meffi (Forza Italia) e Gianluca Luciani (Lista civica).
Nonostante siano presentate come mozioni atte a tutelare le famiglie, i testi lasciano chiaramente intendere come l'obiettivo sia l'esclusione di parte della società civile e la creazione disitinguo tra bambini di serie A, cioè quelli con due genitori eterosessuali, e bambini di serie B, provenienti da famiglie omogenitoriali e monogenitoriali.
«Quanto sta accadendo ad Orvieto è il frutto di una strategia ben strutturata delle lobby conservatrici e catto-fasciste -ha commentato Emidio Albertini, co-presidente di Arcigay Omphalos- Siamo seriamente preoccupati per il replicarsi, in Umbria, di simili iniziative politiche che di fatto minano la dignità delle persone e delle famiglie LGBT». «Temiamo che la nostra Regione, da sempre aperta al multiculturalismo e alle differenze, si pieghi alla follia omofoba di taluni individui che vogliono riportare il nostro paese nel medioevo dei diritti -conclude Patrizia Stefani, co-presidente di Arcigay Omphalos- e ci auspichiamo che la direzione regionale del Partito Democratico e degli altri partiti di area laica vigilino affinché dopo Assisi, nessun altro comune Umbro approvi nulla di simile».
sarà interessante vedere se Mara Carfagna, a capo del neonato dipartimento dei diritti civili di Forza Italia, riterrà di intervenire o se ai consiglieri verrà permesso di calpestare i diritti e la dignità delle minoranze con ordini del giorno di chiaro stampo discriminatorio.


I giudici assolvono il giovane che diede della «testa di c***o» al sindaco omofobo

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Ricordate la vicenda dell'ex sindaco di Sulmona? In un un video trasmesso nel 2006 da un'emittente locale definì i gay «un'aberrazione genetica» e sostenne che avrebbe fatto curare le sue figlie qualora fossero diventate lesbiche. Nel suo discorso non mancò di menzionare la sua laurea in medicina nel sostenere aberranti teorie sui geni e la possibilità che nascano persone «né perfettamente uomo né perfettamente donna».
Col passare del tempo Fabio Federico, militante di An, è passato fra le fila del Pdl ed è divenuto sindaco di Sulmona. Ed è proprio mentre ricopriva quel ruolo che nel 2011 tornarono alla ribalta delle cronache le immagini registrate cinque anni prima.
L'uomo accusò così il cameraman di aver manipolato le immagini e lo denunciò. I giudici gli diedero torto, confermando che non vi era stata alcuna manipolazione,  e lo condannarono a pagare 5 mila euro di spese giudiziarie.
Denunciò anche uno studente della Bocconi che su Facebook gli diede della «testa di c***o». Ora il tribunale di Busto Arsizio è giunto alla sentenza definitiva ed ha assolto il giovane dall'accusa. Secondo il sostituto procuratore Francesca Parola, infatti, «di fronte a dichiarazioni rese in pubblico da un soggetto politico di spicco, quei commenti rappresentano l'immediata reazione, anche fin troppo contenuta rispetto alla gravità delle affermazioni di chiaro stampo omofobo».


L'europarlamentare Buonanno al presidente di Arcigay: «Sei sei frocio sono problemi tuoi, non miei»

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Ieri pomeriggio l'europarlamentare leghista Gianluca Buonanno ha denunciato su Facebook di essere stato «minacciato e inseguito fin dentro l'ascensore del Parlamento europeo da integralista gay». Due ore più tardi ha aggiunto: «Imboscata contro di me da parte del Presidente dell'Arcigay». Nell'occasione ha anche allegato una lettera indirizzata al Presidente Schultz con cui ha raccontato la sua versione dei fatti.
Nella denuncia il leghista parla di «un'aggressione pre-ordinata ai miei danni da parte di soggetti che nulla hanno a che fare con la democrazia e con la libera espressione delle idee e del pensiero». Poi ha aggiunto: «Io sono contrario alle unioni omosessuali e alle adozioni di bambini da parte di coppie gay, lo confermo e lo ribadisco con orgoglio e continuerò sempre il mio impegno politico a favore della famiglia naturale. Non mi farò intimidire né fermare da individui violenti e integralisti che, ne sono convinto, con queste azioni rappresentano solo loro stessi e il loro fascismo».
Dopo essersi eletto un partigiano della lobby cattofascista, il parlamentare ha anche chiesto al presidente europeo «di intervenire affinché questi episodi siano valutati e puniti con la massima severità» ed ha denunciato come il collega Viotti (Pd) abbia osato denunciare una sua «condotta anti-gay ai danni del predetto aggressore». In occasione ha anche sostenuto che provvederà «a denunciare in sede penale l'aggressione e il suo autore» ed ha chiesto che «a queste persone venga in futuro vietato l'accesso al Parlamento Europeo».
Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, si trovava presso il Parlamento Europeo in occasione del concerto di Conchita Wurst ed ha colto l'occasione per redarguire Buonanno sulla sua politica di insulto continuo alla comunità gay. In un filmato pubblicato da L'Espresso è possibile assistere alla scena denunciata dal leghista, anche se la vicenda assume contorni assai differenti. Le immagini documentano chiaramente come Flavio Romani si sia rivolto a lui in modo pacato e come l'europarlamentare abbia replicato che «Io faccio ciò che voglio» prima di aggiungere: «Sei sei frocio saranno problemi tuoi, non miei... Frocio».
Il video mostra anche come non vi sia sia stata nessuna aggressione se non da parte del leghista, pronto a ricorrere ad insulti che la Corte di Cassazione ha stabilito costituiscano reato. Allo stesso tempo appare evidente una ricostruzione strumentalizzata e poco fedele alla realtà documentata dalle immagini.
Poche ore prima Buonanno si era lagnato che il concerto di Conchita Wurst avrebbe sottratto tempo a temi come la crisi economica, la disoccupazione o il terrorismo al Parlamento Europeo. Lo stesso Parlamento Europeo ora dovrà perdere tempo dietro ad una lettera del leghista in cui si denunciano fatti mai avvenuti e si manifesta un vittimismo al limite del ridicolo. E sia chiaro che minacciare qualcuno significa voler imporre multe a chi si bacia, non chiedere rispetto a fronte di iniziative degne di un buffone di bassa lega.

Clicca qui per guardare il filmato pubblicato da L'Espresso.


Sentinelle in piedi: tra manifestazioni, contro-manifestazioni e vittimismo

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Vietato contestare. È quanto pare rivendicare Tempi nel parlare delle manifestazioni delle Sentinelle in piedi tenutesi ieri in cento piazze italiane, a loro dire contraddistinte da uno svolgimento «civile e democratico» a fronte della inaudita «violenza» dei contro manifestanti.
In realtà i toni sembrano prettamente propagandistici anche a fronte di un vittimismo forse dettato da un numero sempre più baso di aderenti. Fatto sta che tensioni ci sono stati ed in alcuni casi è stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine, ma difficile sarebbe stato pensare ad un esito diverso dinnanzi a schieramenti che hanno visto fronteggiarsi i militanti di Forza Nuova contro i centri sociali.
A loro così non va bene. Mentre i loro ordini del giorno vengono inclusi negli statuti regionali e comunali, mentre ogni norma o tutela verso le coppie gay viene affossata per loro volere bisogna stare zitti e lanciarli fare. Sarebbe come dire che il violento è l'animale che si ribella al cacciatore, dato che sarebbe preferibile stia fermo a lasciarsi ammazzare. Perché dietro quelle veglie sappiamo tutti come si nasconda una rivendicazione ben precisa: la «libertà» di poter essere omofobi e la volontà di impedire che gli altri possano veder riconosciuti i propri diritti.
Ed è forse nei numeri che nasce l'imbarazzo, a fronte di qualche centinaio di persone che si sono sempre etichettate «maggioranza» a fronte di una chiara smentita alla prima conta dei numeri. Una smentita che si nasconde dietro al vittimismo e alla richiesta di non veder parti contrapposte ad una manifestazione che dev'essere preconfezionata per la stampa, quasi come se ci si fosse dimenticato di come non ci si sia mai fatto un problema ad organizzare contro-manifestazioni ai pride (seppur con numero genericamente ben poco significativi).


Quando un reato omofobo diventa una «posizione legittima»

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Staibene è un sito internet che si vanta di essere «l'unico in Italia nato con la partnership del CNR Istituti di medicina sperimentale». Eppure viene spontaneo mettere in dubbio un'autorevolezza così millantata nell'imbattersi in certi contenuti.
Fra i testi di psicologia c'è n'è uno intitolato "Omosex, scopri se sei tollerante". A prima vista appare già evidente come il tutto sia stato buttato lì solo in modo raffazzonato forse con l'unico scopo di vendere pubblicità (con tanto di banner pubblicitari che si aprono all'improvviso per cercare carpire dei click involontari di chi prova a selezionare una risposta). Eppure una simile superficialità appare anche una chiara dimostrazione di come troppo non ci si ponga il benché il minimo problema nel calpestare la dignità altrui quando si tratta di omosessuali. Ai partecipanti vengono poste otto domande:
  • Pensi che gli omosessuali e le lesbiche siano discriminati?
  • Assumeresti un omosessuale nella tua azienda?
  • Affitteresti una casa a un omosessuale?
  • Accetteresti un omosessuale come insegnante di tuo figlio?
  • Accetti il rapporto affettivo tra due persone dello stesso sesso?
  • Se fossero più discreti, gli omosessuali sarebbero più accettati?
  • Una coppia di omosessuali conviventi deve avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale?
  • Sei favorevole all'adozione da parte degli omosessuali?
Ad ogni di esse è possibile scegliere «sì», «no» e «con imbarazzo», praticamente sottintendendo il risultato già in ogni risposta.


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Trentino: il centrodestra ricorre all'ostruzionismo per affossare la legge anti-omofobia

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È attraverso l'ostruzionismo e la proposizione di ben 1.500 emendamenti che il centrodestra trentino ha affossato il decreto contro l'omofobia in discussione presso il Consiglio provinciale a Trento.
Ugo Rossi, presidente della provincia autonoma, ha sostenuto che ci sono scadenze più urgenti e che non ci sarebbe stato il tempo per poterle esaminare tutte, motivo per cui il provvedimento è slittato a data da destinarsi. I gay poteranno quindi attendere per veder riconosciuti i loro diritti.
L'associazione ProVita (che insieme ai Giuristi della Vita ha collaborato all'introduzione di una serie di ordini del giorno omofobi in giro per l'Italia) parla di «vittoria» e sostiene la necessità di cercare «mediazione con il centrodestra e con le associazioni familiari» nei contrasto all'omofobia. Il che sarebbe come dire che un giudice non possa stabilire che l'omicidio sia reato se gli assassini non sono d'accordo.
Ed è così che la minoranza ha deciso di imporre l'omofobia attraverso una vera e propria violenza alla democrazia del Paese, peraltro dopo aver rispedito al mittente qualunque tentativo di mediazione che non fosse lo stralcio o il completo svuotamento del documento.
Il decreto avrebbe dovuto semplicemente istituire un «osservatorio sulle discriminazioni» ed avviare «azioni di sensibilizzazione culturale» sul pluralismo dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Una richiesta semplice giunta in risposta alla raccolta firme per un disegno di legge d'iniziativa popolare promosso due anni fa dalle associazioni gay, alle quali la lobby cattolica sta tentando di non dare risposte concrete.
Nella discussione ha probabilmente pesatomolto  anche l'opinione dell'arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, che lo scorso agosto era intervenuto sul tema dalle pagine del settimanale diocesano Vita Trentina (poi ampiamente ripreso anche da Avvenire) per sostenere che: «il nostro Trentino ha problemi ben più urgenti e che interessano quasi tutti i cittadini». Il religioso ha anche lamentato come «una grave lacuna nel progetto di legge è certamente l'assenza di una garanzia per la libertà di chi nella vita quotidiana, per motivi religiosi o filosofici, dissente dalle impostazioni proposte dalla legge». Insomma, la legge dev'essere un'indicazione generica che ogni persona deve aver il diritto di poter rispettare a propria discrezione.


Nel Nordest è allarme maltrattamenti in famiglia dopo il coming out degli adolescenti gay

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«Non è accettabile che nel 2014 si debba ancora parlare di questo tema. È grave che una famiglia non possa accettare la sessualità del proprio figlio o figlia e troviamo altrettanto scandaloso che le istituzioni non agiscano per promuovere una campagna di sensibilizzazione contro questo delicato tema. Solo l'Ulss 10 ha stilata una bozza di un protocollo contro l'omofobia. Lanciamo l'ennesimo appello alle istituzioni per aprire un tavolo di confronto per prevenire eventuali tragedie».
È questo l'appello lanciato dall'associazione LGBTE Veneto Orientale a fronte delle statistiche che segnalano un aumento dei casi di rifiuto dinnanzi al coming out dei figli. «Purtroppo chi fa coming out rischia spesso di essere deriso e ingiuriato anche tra le mura domestiche».
Solamente nelle ultime sei settimane sono emersi ben otto casi di maltrattamento all'interno della propria famiglia dopo un coming out. Una vera e propria violenza spesso legittimata (se non proprio istigata) da vari gruppi religiosi e politici, ormai sempre più impegnati in una campagna discriminatoria nei confronti dell'omosessualità al punto da sostenere che reazioni negative e violente possano essere ritenute «legittime opinioni».
Valentina Piazzol, appartenente al gruppo dell'avvocatura per i diritti lgbt, ci tiene a precisare come l'assenza di una specifica legge contro l'omofobia non significhi che violenze e maltrattamenti non possano essere perseguiti: «Il fatto che non esista una figura penale da contestare a chi commetta reati caratterizzati dall'odio legato all'orientamento sessuale non viene trascurato dai giudici italiani i quali, nel corso del tempo, hanno dimostrato una sensibilità sempre più intensa ai casi di cui stiamo parlando. Giusto per citare un esempio, la Cassazione penale ha ritenuto che apostrofare una persona come "frocio" o "recchione" (indipendentemente dalla effettiva omosessualità della vittima) potrebbe configurare gli estremi del reato di diffamazione o di ingiuria poiché si è ravvisato in espressioni simili un chiaro intento di derisione e scherno da parte di chi le pronuncia».

Via: Venezia Today


Aggressione omofoba a Philadelphia: sospettati anche studenti cattolici e la figlia di un capo della polizia

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Negli Stati Uniti sta tenendo banco la vicenda di una coppia gay brutalmente aggredita nel centro di Philadelphia. L'11 settembre scorso, intorno alle 22:45, due uomini in compagnia di alcune donne si sono avvicinati alla coppia (di 27 e 28 anni) per chiedergli se fossero fidanzati. Quando una delle vittime ha risposto di «sì», il branco li ha attaccati con calci e pugni inflitti in faccia, in testa e al torace. Ricoverati in ospedale, uno dei due ragazzi è stato dimesso in nottata, l'altro è stato operato a causa delle fratture multiple riportate agli zigmi e alla mascella.
La polizia è riuscita a reperire un video in cui erano riconoscibili i volti dei presunti aggressori e, grazie ad un tam-tam lanciato su Twitter, si è ben presto riusciti a risalire alla loro identità. Ed è qui che il vaso di Pandora è stato aperto.
Gli aggressori si sono rivelati studenti della Archibishop Wood High School, una scuola cattolica della zona, ed anche l'assistente del coach della squadra di Basketball è risultato coinvolto nell'accaduto. Ma non solo. Tra le tre persone già arrestate dalla polizia (Philip Williams di 24 anni, Kevin Harrigan di 26 anni e Katherine Knott di 24) figura anche la figlia di un capo della polizia del luogo, già sotto inchuiesta per conto dell'ospedale per cui lavora in seguito ad presunta violazione del dovere di segretezza professionale.
I tre sono ora accusati di associazione a delinquere, aggressione aggravata, aggressione semplice e comportamento irresponsabile.


Belgrado: il patriarca minaccia violenze se il Pride non sarà annullato

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L'omofobia del patriarca ortodosso di Serbia non è certo una novità, ma questa volta il religioso si è spinto ben oltre i limiti. Nel tentativo di impedire lo svolgimento del gay Pride di Belgrado (in programma domenica prossima) ha minacciato violenze simili a quelle accadute nel 2010.
Quell'anno passò alla storia a causa della violenza di alcuni gruppi ultra-nazionalisti che assalirono il corteo e provocarono 140 feriti dopo aver messo a ferro e fuoco l'intera città. Lo stato serbo reagì nel peggiore del modi e, anziché fermare i violenti, iniziò a vietare di anno in anno i cortei lgbt per questioni di sicurezza.
Il patriarca pare oggi voler giustificare quelle azioni e parla di una «lezione» che l'Europa dovrebbe apprendere riguardo ad eventi che gettano «ombre morali» sulla Serbia. Evidentemente l'uomo dimentica come nel 2010 l'intera Europa rimase scioccata davanti ad uno stato incapace di reagire a france estremiste di estrema destra e non certo per una manifestazione pacifica e ricca di bandiere arcobaleno.
A quattro anni di distanza, la Serbia vuole provare a dimostrare di essere in grado di garantire i diritti umani e, dopo quattro anni, pare che la manifestazione verrà finalmente autorizzata. Appare dunque evidente quanto l'incitamento alla violenza da parte del religioso sia irresponsabile e pericolosa. Ad oggi le forze dell'ordine hanno già proceduto all'arresto di otto persone in seguito a minacce legate all'organizzazione del pride.

Via: Queerblog