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L'ombra dell'integralismo cristiano

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Nel suo discorso pasquale, il primo ministro David Cameron ha fatto un riferimento alle origini cristiane dell'Inghilterra e tanto è bastato per mandare su tutte le furie Andrea Williams (in foto), fondatrice di un'associazione per la difesa dei diritti dei cristiani chiamata Christian Concern.
Secondo la donna, l'aver sostenuto che l'Inghilterra sia «un Paese cristiano» sarebbe la prova inconfutabile di «un enorme abuso di fiducia tra la comunità cristiana e il governo a causa di azioni come l'introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso».
Al di là di come tutti i sondaggi e lo stesso Arcivescovo di Canterbury abbiano sottolineato come la maggior parte dei cristiani sia favorevole al riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso, la donna pare non aver dubbi nel ritenere che la sua visione omofoba sia l'unica accettabile e che il fine ultimo della religione sia l'oppressione altrui. Curioso è anche come la Williams abbia lanciato una serie di campagne contro l'Islam pur sostenendo che un Paese laico come l'Inghilterra dovrebbe approvare solo leggi conformi alla sua visione di cristianesimo, in una sorte di sharī‘a che non tenga in considerazione la volontà popolare e il rispetto dei dritti altrui.
Nel corso delle sue invettive la donna ha criticato anche alcune prese di posizione del Governo, come il sostenere che «la fede in etica sessuale non è una manifestazione di fede» o che «la libertà dei cristiani a vivere la loro fede nel luogo di lavoro è garantita dalla loro libertà di potersi dimettere». Inutile a dirsi, secondo la William è un suo diritto il decidere che cosa debba avvenire fra le lenzuola degli altri, così come dev'essere un diritto dei cristiani il poter chiedere il licenziamento di chiunque li infastidisca.
Ma quello che potrebbero apparire come un semplice rigurgito d'odio di una singola donna assume un carattere ancor più preoccupante se si nota come alcuni giornali cattolici riservino un posto privilegiato al suo pensiero (ad esempio Avvenire ha dato ampio spazio alle sue opinioni su temi riguardanti l'Islam, l'aborto e i matrimoni gay), sottolineano come certe forme di estremismo stiano guadagnando sempre più piede e di come alcuni abbiano dimenticato il messaggio d'amore universale insito nel cristianesimo.


Un vescovo ugandese invoca il genocidio dei gay durante il suo messaggio pasquale

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Prosegue senza sosta l'ondata omofoba che ha investito l'Africa. Mentre il presidente dello Zimbabwe ha minacciato di l'espulsione di tutti i diplomatici stranieri che gli chiederanno il rispetto dei diritti degli omosessuali, un vescovo ugandese si è spinto ad invocare il genocidio dei gay in occasione del suo messaggio pasquale.
Il protagonista del gesto è Charles Wamika, vescovo cattolico della diocesi di Jinja (Uganda), che dal pulpito della chiesa di St. Chalres Lwanga ha benedetto i cristiani ugandesi che hanno lavorato così duramente per «liberare la terra dei gay» ed ha chiesto a tutti i genitori di consegnare i propri figli gay alle autorità, promettendo loro che quel gesto verrà ricompensato in cielo.
Il religioso ha anche sostenuto che nessuna figura cattolica di rilievo ha mai condannato con fermezza le nuove leggi ugandesi che criminalizzano l'omosessualità, sostenendo che quello sia da ritenersi un gesto di assenso verso quelle norme. Poi, al fine di rafforzare il proprio messaggio d'odio, il vescovo ha anche sostenuto che nel corso dei secoli la Chiesa Cattolica ha versato del sangue per combattere il male ed ha invitato i cristiani a fare il tutto possibile «per ripulire la città» dai gay attraverso i mezzi a propria disposizione.
Nel corso degli ultimi mesi la Chiesa ugandese e la Chiesa Cattolica sono stati i maggiori sostenitori delle norme che hanno introdotto l'ergastolo per i gay, ritrovandosi ora a fomentare persino la violenza di strada. Mentre la condanna della comunità internazionale è stata unanime, dalle gerarchie religiose non sono mai giunte parole di condanna che non fossero limitate a gruppi o singoli personaggi (in altre parole, Papa Francesco non ce n'è mai occupato durante un qualche Angelus), così come non bisogna dimenticare come nel 2011 fu proprio il Vaticano a proporre un veto che impedì al'Onu di votare una risoluzione che avrebbe depenalizzato l'omosessualità a livello globale. È questo il motivo per cui alcuni attivisti gay Ugandesi chiedono ora a gran voce una presa di posizione da parte del papa a fronte di una situazione che sta degenerando di giorno in giorno.


Etiopia: gruppi anti-gay si preparano a manifestare contro il "pericolo" rappresentato dai gay

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Il modus operandi è sempre lo stesso: alimentare l'odio verso i gay attraverso la paura. Ed è così che l'Addis Ababa Youth Forum e la Weyiniye Abune Tekelehaimanot Association (direttamente collegata alla Chiesa ortodossa etiope) hanno indetto per il prossimo 26 aprile una manifestazione volta a chiedere protezione contro il «pericolo» rappresentato dai «figli dai stupro».
«I bambini vengono violentati dalle persone omosessuali -ha sostenuto Dereje Negash, presidente del gruppo parrocchiale- proprio ieri abbiamo incontrato una donna il cui bambino è stata violentata da altri due uomini. Tutto sommato, gli atti omosessuali sono contro la salute, la legge, la religione e la nostra cultura, quindi dovremmo rompere il silenzio e creare consapevolezza riguardo».
Tsegaye Gebretsadik, presidente del Forum dei giovani, ha aggiunto: «Le pratiche gay non sono la nostra cultura e quindi abbiamo voluto la società di essere a conoscenza del pericolo e devono proteggere sé stessi».
Per evidente che la manifestazione sia volta principalmente  a sostenere un nuovo progetto di legge in discussione in Etiopia, volto ad includere l'omosessualità tra i reati non ammissibile ai sensi del diritto di amnistia del paese (già oggi i rapporti omosessuali cono puniti con con pene detentive che arrivano sino ai 25 anni).


Per il vescovo di Málaga, il matrimonio gay è come quello tra un uomo e un cane

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È nel corso di un incontro con con oltre cinquecento alunni delle scuole cristiane della zona che il vescovo di Málaga, Jesús Esteban Catalá Ibáñez, ha dato libero sfogo alla propria omofobia e alla volontà di propagandare odio.
«Quella del matrimonio omosessuale -ha dichiarato- è una legge inventata dagli uomini. A questo punto si potrebbe parlare anche del matrimonio tra una neonata di tre giorni e un uomo di settanta anni o di quello tra un uomo e un cane». Il religioso non ha poi mancato di attaccare la legge vigente in Spagna, sostenendo che «La legislazione spagnola è la peggiore del mondo per quel che riguarda il matrimonio perché parla di coniuge uno e coniuge due, che potrebbe significare di tutto».
Le proteste di alcuni studenti non si sono fatte attendere ma dal collegio che ha ospitato l'incontro sono immediatamente giunte parole in difesa del vescovo: «Il vescovo è stato molto equilibrato» hanno sostenuto prima di aggiungere come quelle parole fossero destinate ad insegnare «pedagogicamente ai giovani il senso del matrimonio cristiano».
Le associazioni lgbt di Málaga hanno già annunciato la propria intenzione di denunciare il vescovo sia per le offese alla dignità delle persone omosessuali, sia per l'incitamento a non rispettare le leggi della Spagna.

Via: Queerblog


Alessandro Del Piero contro l'omofobia nello sport

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«Gay o etero, l'orientamento sessuale di una persona non dovrebbe avere importanza nello sport. Ciò che conta sono le abilità, l'attitudine e la fatica». È questo il messaggio lanciato in Australia da uno spot dalla Bingham Cup Sydney 2014 dopo l'accordo per un programma comune di lotta all'omofobia siglato da tutte le principali federazioni sportive del Paese.
A supporto di quelle parole sono stati chiamati alcuni campioni più celebri del panorama australiano, fra i quali è difficile non notare la presenza dello storico capitano della Juventus Alessandro Del Piero (oggi capitano del Sydney FC). Insieme a lui incontriamo anche Mitchell Johnson (cricket), Ryan Harris (cricket), Harry Kewell (calcio), Paul Gallen (rugby), Nate Myles (rugby), David Pocock (rugby), Lauren Jackson (pallacanestro), Nathan Jones (football australiano), Sam Mitchell (football australiano), Kim Green (pallavolo) e Libby Trickett (nuoto).
Lo spot sarà trasmesso negli stati e sulle principali emittenti televisive australiane.

Clicca qui per guardare lo spot.


Insegnante inglese licenziato per aver sostenuto in classe che non c'è nulla di male nell'essere gay

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Andrew Moffat era un'insegnante di scuola elementare, perlomeno fino a quando il Chilwell Croft Academy di Birmingham (Inghilterra) non ha preteso le sue dimissioni.
È lo stesso istituto a raccontare che «Un gruppo minoritario di genitori ha contestato alcuni libri utilizzati nelle lezioni delle ultime classi, all'interno di quali veniva esplorata l'esistenza di diversi modelli di famiglia. Le obiezioni -prosegue la scuola- sono state espresse soprattutto da persone appartenenti a religiosi che preso una posizione contraria all'omosessualità».
L'ex insegnante, aprtamente omosessuale, ha poi raccontato che: «Alcuni genitori critiani e mussulmani mi hanno detto che non volevano che ai loro figli fosse insegnato che non c'è nulla di male nell'essere gay».
Shaun Dellenty (fondatore dell'associazione "Inlcusione per tutti") ha sottolineato come una scuola «che tollera in questo modo il pregiudizio è sicuramente la scuola che sta alimentando l'odio verso le persone lgbt e che sta propagandano il pregiudizio». Secondo lui, infatti, il licenziamento dell'insegnante invia un «messaggio potenzialmente molto dannoso verso i bambini o il personale della scuola che sono gay o che possono avere amici o familiari gay». «Se agiamo con vergogna nei confronti delle persone lgbt fin dall'inizio del processo educativo, allora stiamo gettando i semi di pregiudizi e già troppe giovani vite sono già state distrutte».
L'associazione Stonewall ha invece sottolineato come «in Gran Bretagna ci sono 19.000 bambini provenienti da famiglie con genitori dello stesso sesso e che meritano di vedere l'immagine delle loro vite e delle famiglie riflettono nell'iter del loro apprendimento scolastico».
Attualmente una dozzina di scuole di Birmingham risultano sotto indagine da parte del Dipartimento per l'Istruzione con le accuse di cattiva gestione finanziaria ed introduzione di pratiche islamiche. C'è anche chi ipotizza che l'allontanamento di Moffat possa rientrare in un più amplio complotto per la sostituzione degli insegnanti non musulmani con persone più inclini ad una linea educativa dura (proprio il mese scorso alcuni estremisti islamici hanno diffuso un documento in cui venivano spiegate varie tecniche per infiltrarsi nelle scuole di diverse città).


Un conduttore radiofonico Usa: «Hitler voleva creare una razza di super soldati gay»

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«Se i gay non saranno fermati, i cristiani statunitensi si ritroveranno ad affrontare una persecuzione simile a quella subita dagli ebrei nella Germania nazista». È quanto affermato dal pastore anti-gay Jeff Allen nel corso di una trasmissione radiofonica statunitense.
Parole gravi che sottolineano come l'omofobia possa offuscare le menti delle persone al punto da non renderle più capaci di distinguere fra vittime e carnefici, condendo il tutto con un clima di incitamento all'odio e di improponibile propaganda. E se anche in Italia molti giornali cattolici si ostinano a voler offendere i gay attraverso l'uso del termine «omofascismo», nel corso di un'intervista al Right Wing Watch il pastore ha spiegato che «non è un'esagerazione dire "omofascismo" perché il partito nazista tedesco era omosessuale. Hitler era un omosessuale. Tutti i comandanti nazisti erano omosessuali». Ormai perso nel suo delirio, Allen ha anche aggiunto: «Stavano creando una specie omosessuale. Ecco di cosa si trattava quella faccenda della razza ariana, uomini bianchi, con occhi azzurri e capelli biondi: Hitler stava cercando di creare una razza di super soldati gay».
La cosa più incredibile è come il conduttore radiofonico ha reagito davanti a quelle parole insensate. «Giusto -ha dichiarato Rick Wiles- non siamo ancora arrivati all'uccisione dei cristiani ma ci stiamo arrivando [...] I gay sono espressione del pensiero nazista e sono i peggiori tiranni che si siano mai visti. Stanno andando a caccia e vi perseguiteranno».
Una minaccia chiara e buttata lì solo per incutere inutili timori negli ascoltatori, inevitabilmente alimentando le iniziative persecutorie di quanti penseranno di doversi "difendere". Poi, quasi inutile a dirsi, la tesi non spiega perché Hitler abbia rinchiuso migliaia di gay e lesbiche nei campi di concentramento o perché Himmler non volesse gay nell'esercito, spacciando poi per verità assoluta teorie discutibili sulla sessualità di Hitler perlopiù riconducibili alla propaganda cominternista.


È morto, dopo sei mesi di coma, il 21enne cileno aggredito perché gay

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Era stato aggredito lo scorso ottobre ed ora, dopo sei mesi ci coma, Wladimir Sepulveda si è spento in un ospedale di Santiago del Cile. Aveva solo 21 anni. Gli investigatori non hanno dubbi sul movente omofobo del gesto.
Lo scorso ottobre il ragazzo stava semplicemente tornando a casa dopo essere stato alla spiaggia di San Francisco de Mostazal insieme a due amici, quando un gruppo di quattro uomini e due donne lo ha fermato ed ha sferrato il proprio attacco al grido di: «Vogliamo fare una strage di voi froci». Dopo una prima colluttazione i ragazzi sono riusciti a scappare ma Wladimir è stato raggiunto, gettato a terra, preso a pugni e colpito con calci alla testa. Quando i suoi amici sono riusciti a raggiungerlo, Wladimir risultava già in uno stato di incoscienza. Ora, dopo un coma durato sei mesi, è morto a causa delle ferite che gli sono state inflitte per la sua unica "colpa" di essere gay.
«Questa nuova morte mette a nudo quanto dobbiamo ancora avanzare come società» ha dichiarato il portavoce della presidenza, Alvaro Elizalde. Nel suo discorso ha anche citato il caso di Daniel Zamudio (un altro giovane gay cileno uccido nel 2012) e la normativa anti-discriminazione che venne approvata in seguito al clamore suscitato dalla sua morte (introducendo aggravanti per i reati legati a motivi razziali, religiosi o di discriminazione sessuale). Dato che la norma venne approvata solo dopo l'omicidio, non poté essere usata nei confronti dei suoi assassini, ma ora il procuratore incaricato preannuncia la sua intenzione di far rientrare il processo per l'omicidio di Wladimir nell'ambito della "legge Zamudio".


Il Mississippi legalizza la dicriminazione dei gay sulla base delle proprie credenze religiose

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Dopo essere approdato in aula poco più di un mese fa, il Religious Freedom Restoration Act è ora legge. La Camera e il Senato del Missisipi, infatti, hanno approvato la norma che consente ai commercianti di potersi eleggere a giudici morali dei propri avventori, potendo decidere se rifiutare di fornire bene o servizi a quanti non siano conformi ai principi dettati dalle proprie credenze religiose.
Anche se la norma fa enormi giri di parole, l'obiettivo è di colpire i gay e di permettere agli estremisti cattolici di poterli cacciare dai propri negozi senza incorrere in alcun rischio di essere multati, soprattutto qualora volessero organizzare le proprie nozze o altri eventi dedicati alla propria famiglia. Questo, perlomeno, sino a quando qualcuno non si appellerà ad un qualche altra fede religiosa per poter ampliare la lista di persone discriminate.
Attualmente la legislazione del Mississippi non prevede alcuna norma che vieti la discriminazione dei gay e l'approvazione del Religious Freedom Restoration Act non potrà che peggiorare la situazione.
Al momento non si sa ancora se il governatore dello stato, Phil Bryant, ha intenzione o meno di firmare la legge.


Suor Laurel: «Masturbarsi fa diventare gay»

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Masturbarsi fa diventare gay. A sostenerlo non è un qualche studio scientifico, ma solo i pregiudizi di suor Jane Dominic Laurel.
Appartenente all'ordine domenicano, la religiosa lavora anche come professoressa e lo scorso venerdì ha indetto un'assemblea obbligatoria per tutti gli studenti della Charlotte Catholic High School (North Carolina, Stati Uniti) al fine di spiegare loro che i gay sono il risultato di padri assenti o della masturbazione. Poi, dopo aver condannato il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso, ha cercato di sostenere che l'omosessualità sia direttamente collegata alla pedofilia.
Alcuni dei presenti raccontano che la suora avrebbe anche sostenuto che i gay abbiano mediamente fra i 500 e i 1000 partner sessuali, così come pare che anche alcuni professori abbiano deciso di lasciare l'aula dinnanzi a quelle parole inaccettabili.
Ed è così che gli studenti della scuola hanno lanciato una petizione on-line per chiedere le scuse formali dell'istituto, raggiungendo in poche ore oltre 10mila firme.
Inoltre, in una lettera aperta, alcuni studenti hanno aggiunto: «Come educatori cattolici, la vostra vocazione e responsabilità è quella di portare il messaggio della Chiesa agli studenti. Ma avete approfittato di questa posizione per promuovere i vostri pregiudizi e il vostro bigottismo sulla comunità cattolica di Charlotte, nonostante tutti gli sforzi di questa comunità per evitarlo [...] Presentare queste false idee agli studenti delle scuole superiori non solo è una discriminazione verso gli studenti lgbtq, ma mira a dire loro che sono incompleti o sbagliati. Consideriamo per un momento l'effetto grave e permanente che questo tipo di messaggio potrebbe avere sugli studenti lgbtq che frequentano le scuole cattoliche di Charlotte. Pensiamo a come questo messaggio possa legittimare il bullismo verso quegli studenti [...] La lezione della scorsa settimana rappresenta un tradimento della fiducia. La vostra missione era di trasmettere in modo veritiero gli insegnamenti della Chiesa, ma gli insegnamenti di amore, compassione ed umiltà sono stati sostituiti con insegnamenti di odio e di intolleranza».


Sito cattolico si vanta di aver acquistato libri sul gender per evitare che altri potessero leggerli

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Educare al rispetto delle diversità sarebbe «palesemente contro l'insegnamento del Magistero della Chiesa». A sostenerlo è il sito cattolico La Nuova Bussola Quotidiana, questa volta puntando il dito contro la catena di librerie cattoliche Paoline, ree di ospitare fra i propri scaffali anche volumi come "Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere" o "Di che genere sei? Prevenire il bullismo sessista e omotransfobico".
L'autrice dell'articolo racconta che «ci si è recati alla cassa per comprarli al solo pietoso scopo di toglierli immediatamente dalla vista di chiunque altro potesse cascarci» e di aver estorto la «promessa di togliere dagli scaffali altre eventuali copie». Insomma, quasi esistesse ancora l'Indice di epoca medioevale, quei libri non dovevano essere letti da nessuno, quasi fosse necessario che la gente possa ascoltare solo la voce omofoba della parte più estremista della Chiesa. Un concetto ben espresso anche dal'autrice dell'articolo, secondo la quale «non serve di certo leggere l'intero volume, ma forse neanche sfogliarlo appena, per rendersi conto di quale progetto di indottrinamento facciano parte». Insomma, un giudizio dettato dettato dal pregiudizio di chi non si prende neppure la briga di leggere qualcosa prima di condannarla.
La replica delle edizioni La Meridiana (che pubblica il volume "Di che genere sei?") non si è fatta attendere e la direttrice, Elvira Zaccagnino, ha voluto sottolineare come davanti a recensioni simili «la nostra scelta di proporre libri come questo si rafforza».
Dietro l'attuale crociata cattolica è difficile ritenere marginali le parole pronunciate dal cardinal Bagnasco che, dopo aver offerto l'impunità ai preti pedofili, si è scagliato con rabbia contro la prevenzione del bullismo omofobico nelle scuole. Ed è proprio rispetto alle sue parole che Elvira Zaccagnino ha aggiunto: «Mi auguro che l'invito a reagire con determinazione e chiarezza sia accolto dai genitori in maniera nonviolenta. Nel nostro Paese, grazie anche a prolusioni di questo tipo, si sono, su questioni delicate, aperte crociate contro le persone e la loro dignità. Generando lo stallo, anche legislativo, sofferenze e campagne denigratorie [...] Preoccupa anche il passo indietro che il Ministero all'Istruzione sta facendo rispetto a tavoli di lavoro già programmati e processi formativi già avviati che dovevano consentire alle scuole di avviare formazione e informazione corretta sull'educazione affettiva e sull'educazione al rispetto dei generi. Ma da un Parlamento che sulla parità di genere vota a scrutinio segreto e boccia anche la sola alternanza di uomini e donne, forse non ci si può aspettare nulla».
Ciò premesso, la direttrice ha concluso: «Questo clima e queste campagne rendono ancora più necessaria la promozione di una cultura della tolleranza e dell'accoglienza. Di una cultura che educhi al rispetto delle diversità. I libri per noi restano uno strumento per confrontarsi. Nessun passo indietro. Anzi. In uscita ad aprile per la nostra casa editrice il volume curato da Paolo Rigliano "Gesù e le persone omosessuali" con gli interventi tra gli altri di Vito Mancuso, Franco Barbero, Letizia Tommasone, Mattew Fox, Elisabeth Green, Alberto Maggi».


Sud Africa: 21enne gay torturato e ucciso mentre alcuni coetanei osservavano in silenzio

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«Venite a vedere come si uccide un fr*cio». È questo l'invito con cui un uomo ha condotto sei ragazzi, tutti di età compresa fra i 14 ai 16 anni, ad assistere ad un brutale assassinio a sfondo omofobico.
Siamo in Sud Africa ed i fatti risalgono al week-end. I ragazzi che si trovavano in un locale hanno deciso di accogliere l'invito dell'uomo e sono stati condotti nei presso di una diga. Ad attenderli c'era la vittima, David Olyn, un ragazzo gay di 21 anni (in foto) che era stato legato ed abbandonato lì. La sua faccia già grondava di sangue e vi erano tracce di bruciature.
I ragazzi sono rimasti fermi ad osservare l'uomo che ha iniziato a compire sulla testa il ragazzo con un mattone, saltando sulla sua faccia gridando: «Vaffan**lo». Ad ogni colpo il giovane emetteva gemiti di dolore, ma i sei sono rimasti fermi ad osservare la scena.
Terminata la tortura, tutti sono tornati a casa come se nulla fosse e solamente il giorno successivo i ragazzi sono andati a verificare se il 21enne era ancora vivo. Era ormai morto. Ma anche questo non li ha spinti a dire nulla dell'accaduto. Solo successivamente hanno raccontato qualcosa ad una donna e da qui è partita la denuncia.
Le autorità hanno fermato il presunto assassino (sarà condotto davanti ai giudici il prossimo 3 aprile) mentre è in giornalista sudafricano a raccontare un'agghiacciante retroscena: il reporter ha cercato di contattare i ragazzi che avevano assistito alla scena, convinto che magari avessero bisogno di aiuto, ma pare li abbia trovati che giocavano tranquillamente a calcio, quasi come se neppure si fossero resi conto della gravità di ciò a cui avevano assistito e della loro omertà.


Il telepredicatore: «Gesù non avrebbe mai sfornato una torta per un matrimonio gay»

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Instancabile nella sua ferma condanna di tutto ciò che sia legato ai diritti dei gay, il telepredicatore statunitense Pat Robertson è tornato a diffondere la sua versione del Vangelo. Secondo l'uomo, infatti, «Gesù non avrebbe mai sfornato una torta una torta di nozze per una coppia gay, né avrebbe mai fatto loro un letto per dormirci dentro».
Se nelle Scritture non ci sono cero passaggi in cui Gesù si mette a preparare torte di nozze per nessuno (neppure per le coppie etero, ndr), è attraverso quell'affermazione che il sedicente predicatore ha voluto condannare la citazione a giudizio di un panettiere del Colorado che si era rifiutato di preparare una torta per il matrimonio di una coppia formata da persone dello stesso sesso.
Dal canto suo Robertson non è certo nuovo al voler attribuire ad un volere superiore tutto ciò che passa per la sua mente, tant'è che lo scorso anno arrivò a sostenere che «le diete povere di carboidrati sono contro il volere di Dio».
Ma quel che è più grave è come si sia spinto ad affermare che «se ai tempi di Gesù due uomini avessero decisero di convivere insieme, sarebbero stati lapidati a morte». Una frase del tutto decontestualizzata (se si leggesse la Bibbia anziché utilizzarla come un'arma, forse si apprenderebbe che Gesù ha condannato le lapidazioni e di certo non era solito approvare i costumi dell'epoca) ma che rischia di legittimare nelle menti più deboli l'omofobia del Brunei (che da aprile inizierà a lapidare a morte i gay) o il pensiero malato del pastore statunitense che qualche giorno fa sostenne che la lapidazione degli omosessuali sia un dovere morale per ogni cristiano.


Torino: Fassino fa sparire le schede anti-omofobia che parlano del Vangelo

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A Torino infuria la polemica dopo che il sindaco della città, Piero Fassino, ha fatto rimuovere dal sito del Comune alcune schede didattiche predisposte dagli uffici anti-discriminazione.
Quelle schede, infatti, erano state fortemente criticate dall'opposizione durante il consiglio comunale di lunedì scorso, pur venendo difese strenuamente dall'assessore alle pari opportunità. Poi, secondo la ricostruzione dell'associazione Certi Diritti, un consigliere comunale iscritto a Comunione e Liberazione avrebbe invocato una presunta offesa dei sentimenti religiosi, rappresentando il motivo ultimo della decisione di oscurare quel materiale.
La pietra dello scandalo sono dei testi che analizzavano scritture bibliche e coraniche, dimostrando come una lettura attenta delle scritture renda illegittime le interpretazioni a cui certi personaggi si appellano per condannare moralmente l'omosessualità. Ma, evidentemente, dire ad un ragazzo che Dio non lo odia e che non finirà all'inferno perché gay non è possibile in Italia.
«Siamo preoccupati -fanno sapere da Certi Diritti- che il Comune di Torino, fondatore e capofila della Rete delle Amministrazioni locali che lottano contro l'omofobia, abbia assunto una decisione così immotivata e simbolicamente così grave. In un momento in cui le forze fondamentaliste cattoliche, tra una menzogna e l'altra, conducono una battaglia senza quartiere in tutta Italia contestando l'esistenza stessa dell'omofobia, l'attività dell'Unar e via elencando. Chiediamo al Sindaco di Torino di motivare la scelta compiuta e reinserire subito la schede escluse, ed esprimiamo all'Assessore alle Pari Opportunità, al Coordinamento Torino Pride lgbt ed a tutte le forze democratiche torinesi la nostra preoccupazione e la nostra vicinanza per tutte le azioni che vorranno intraprendere».

Clicca qui per leggere le schede censurate, qui per visionare tutte le altre.


L'omofobia riparte dalla Russia con il Congresso Mondiale delle Famiglie

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«Siamo convinti che la Russia svolga e debba svolgere un ruolo molto significativo nella tutela dei valori familiari e morali del mondo. La Russia è diventato un leader in questo campo a livello internazionale». È con queste parole che Larry Jacobs, direttore esecutivo Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF), ha commentato con soddisfazione la decisione di tenere a Mosca l'ottava edizione della manifestazione (in programma dal 10 al 12 settembre prossimi).
Nato nel 1997 per volere dello storico statunitense Allan C. Carlson (ai tempi convinto che il femminismo avrebbe portato alla distruzione della "famiglia tradizionale"), il Congresso Mondiale delle Famiglie raccoglierà attorno ad un tavolo tutte le realtà più omofobe del pianeta.
Ed è in questo scenario che la destra cristiana statunitense pare volersi vantare di aver ispirato le varie proposte di legge russe contro i diritti degli omosessuali (in primis con la figura di Scott Lively, già sotto processo per il suo ruolo nell'approvazione delle leggi anti-gay ugandesi e considerato l'ispiratore della teoria della «propaganda omosessuale»). Non a caso il comitato organizzatore ha pensato bene di «lodare» l'operato della Russia come esempio della società che si vorrebbe in tutto il mondo, dato che «i rappresentanti della società russa e le organizzazioni ProFamily russe difendono la priorità della famiglia e del matrimonio, i diritti e la sovranità dei genitori, il diritto dei bambini di vivere con un padre e una madre e i fondamenti spirituali e morali della società umana».
Ma nella lista delle motivazioni apparirebbe assurdo non menzionare quella economica: le varie organizzazioni della destra evangelica e cattolica statunitensi che appoggiano il congresso (come Focus sulla famiglia, Donne preoccupate per l'America e Americani uniti per la vita) smuovono capitali in grado di influenzare pesantemente il Partito Repubblicano, così come il rappresentante ufficiale del WCF russo è Alexey Komov, un magnate che ha accumulato un'enorme fortuna grazie ai suoi night club prima di un'improvvisa conversione al cristianesimo ortodosso. Ed è proprio grazie a lui che il Congresso mondiale delle famiglie ha conquistato la simpatia (e i finanziamenti) di Konstantin Malofeev, fondatore del potentissimo fondo d'investimento Marshall Capital Partners e proprietario di un decimo di Rostelecom (il principale operatore telefonico russo), nonché fondatore della Lega per un internet sicuro per l'instaurazione di un web russo amico dei valori tradizionali. Sarà lui a finanziare due terzi dell'evento di settembre.
Alla lista dei finanziatori va aggiunto anche Vladimir Yakunin, presidente delle Ferrovie russe ed uno degli uomini più potenti del paese (nonché amico personale di Vladmir Putin): sarà l'associazione di sua moglie a presenziare all'evento in difesa della "famiglia tradizionale".

Update: Il congresso è stato sospeso. L'annuncio giunge dagli organizzatori stessi, pronti a sostenere che le ragioni siano legate a problemi organizzativi derivanti dalla situazione in Ucraina e Crimea. Più realisticamente, però, non è da escludersi che gli omofobi occidentali si siano trovati nella delicata situazione di dover difendere la Russia proprio mentre Putin sta sottraendo territori agli Stati Uniti (patria di alcuni fra i maggiori finanziatori dell'evento).

Via: Il grande Colibrì


Un pastore statunitense: «Gesù lapiderebbe i gay»

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Mentre il mondo è rimasto scioccato dinnanzi alla decisione del sultano del Brunei di introdurre la pena di morte mediante lapidazione per i gay che vivono nel Paese (anche quelli che non praticano sesso), un pastore cristiano statunitense è sceso in campo per difendere quella scelta e per sostenere che non uccidere brutalmente gli omosessuali sia contro la volontà di Dio.
Il suo messaggio è stato affidato si uno di quei pannelli che solitamente si trovano dinnanzi alle chiese statunitensi, sul quale ha fatto scrivere: «Gesù lapiderebbe i gay. La lapidazione è ancora legge». A corredo ha anche indicato i versetti biblici che secondo lui dovrebbero sostenere quella tesi: Matteo 5:17-19, Levitico 20:13, Deuteronomio 17:5-7 e Giovanni 8:1-11.
Naturalmente poco importa se una lettura così letterale porterebbe condurre a condanne anche per chi osa solo mangiare un crostaceo, così come è poco chiaro il perché si sia scelto di citare la parabola in cui Gesù condanna le lapidazioni... ma a far comprendere che non si tratta di una provocazione è lo stesso pastore che, attraverso un video di chiarimento pubblicato su Internet, ha rilanciato: «I cristiani che rifiutano la lapidazione dei gay difendono l'anarchia. Lapidare gli omosessuali è legge, è un ordine».
A sottolineare il sentimento omofobo di James Manning c'è anche la controffensiva che lanciò qualche settimana fa, quando sostenne che Barack Obama sia colpevole di aver «liberato il demonio gay sugli uomini neri». Secondo lui, infatti, le donne di colore devono temere l'omosessualità perché «un gay bianco potrebbe rubare il vostro uomo». Insomma, follia pura dettata da un brutto mix di omofobia e razzismo.

Via: AfterSantana


Anche la Lituania propone una legge anti-gay

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Nonostante l'Europarlamento continui a chiedere il rispetto dei diritti delle persone lgbt, è da uno dei suoi stati membri che pare giungere una nuova minaccia. Il Parlamento lituano, infatti, si è ritrovato a votare un pacchetto di leggi ispirato alle politiche omofobe di Putin: la proposta andava dal divieto di ogni tipo di discorso, parata, manifesto o video a sostegno dei diritti degli omosessuali (con multe sino a 2400 dollari), al divieto esplicito alle unioni e alle adozioni gay. Si è cercato anche di colpire i transessuali attraverso l'introduzione di un divieto alle cure ormonali e alle operazioni chirurgiche per il cambio di sesso.
Il deputato lituano Petras Gražulis, promotore della proposta di legge (in foto), ha spiegato come la sua azione fosse volta principalmente ad impedire l'organizzazione dei gay pride. Lo scorso anno, infatti, la politica non riuscì a sottrarsi dal concedere il permesso ad una parata per le strade della capitale, dato che in quel periodo la Lituania sedeva alla presidenza di turno dell'Unione europea e l'attenzione internazionale era troppo alta.
«Gli omofobi erano davvero frustrati perché non potevano fermarci» racconta une esponente delle associazioni lgbt lituane, secondo il quale ci si trova di fronte ad una «legge propaganda» fatta «nello stile russo antigay» introdotta come "vendetta" per la manifestazione dello scorso anno.
Nella giornata di ieri, con 39 voti contro 34 (a cui si sommano 20 astensioni), si è deciso di affossare la norma e di non permettere il proseguo del suo iter parlamentari. Defezioni si sono registrate anche fra i conservatori (la parlamentare Maria Cigriejiene ha ironizzato: «Perché si sta parlando di valori familiari? Se ricordo bene, l'onorevole Gražulis ha appena rotto con sua moglie»), la maggioranza risicata e il continuo riproporsi di norme omofobe non fa che sottolineare come il rischio di legalizzare la discriminazione sia reale anche in Europa.
Attualmente restano in discussione nel parlamento lituano altre tre leggi anti-gay: una misura (creato sempre da Grazulis) prevede che gli organizzatori dei gay pride paghino di tasca propria le spese per la sicurezza e l'ordine pubblico per l'evento; lun'altra prevede une splicito divieto alle adozioni; un terza legittimerebbe la denigrazione della comunità LGBT della Lituania.


Svezia: gay accoltellato da un gruppo di neonazisti

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Sta lottando fra la vita e la morte un giovane attivista gay svedese, aggredito da alcuni neonazisti che lo hanno accoltellato alle braccia e al petto (procurandogli seri danni ai polmoni).
I fatti risalgono a sabato, quando Showan Shattak stava rientrando a casa dopo aver partecipato ad una manifestazione per la lotta al sessismo organizzato in occasione della Festa della Donna. Showan era anche il fondatore del gruppo "Tifosi del calcio contro l'omofobia", con il quale aveva coinvolto anche il Malmö FF. Ed è proprio da quella squadra che arriva una delle prime reazioni: «Tutti i nostri pensieri e il nostro affetto sono per il nostro amico Showan -fanno sapere- È una delle figura più attive di Malmö ed ha contribuito molto nella formazione della cultura della resistenza nel MFF. Non accettiamo il nazismo e il razzismo tra di noi e nella nostra città. Tutto l'affetto per te, Showan, combatti!».
Alcune fonti parlano dell'arresto di due militanti del partito di estrema destra Svenskarnas Parti (SVP), ritenuti i possibili responsabili dell'aggressione. Tutti, però, concordano sulla preoccupante escalation di estermismi che coinvolge i partiti di estrema destra, sempre piùà una minaccia per tutte le minoranze del Paese.

Via: Gay.it


Facebook difende i gruppi omofobi?

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È al grido di «10 100 1000 Putin» che su Facebook ha riaperto i battenti la pagina "No ai matrimoni gay". Era stata chiusa qualche tempo fa per intimidazione e incitamento all'odio ma, nel pomeriggio di oggi, chiunque l'ha segnalata si è visto recapitare un messaggio in cui il social network informava di aver rivisto la propria decisione e di aver scelto di ripristinato la pagina dato che «abbiamo stabilito che non viola i nostri Standard della comunità».
I contenuti trattati sono i classici temi da propaganda omofoba: si va dagli insulti gratuiti alle volgarità e dai finti studi scientifici agli inneggiamenti verso l'estrema destra. Anche gli apprezzamenti risultano un classico e nell'elenco figurano gruppi a sostegno del razzismo e della xenofolia, gruppi neofasicisti, partiti politici di destra (da Forza Nuova a Forza Italia), Povia, Savini e vari gruppi cattolici.
Ma quel che più stupisce è come Facebook abbia ritenuto di dover tornare sule proprie scelte per riaprire una pagina che pare creata con l'unico scopo di offendere i gay, ancor più considerato come quella non sia non stata una scelta unica e isolata: lo stesso trattamento, infatti, si è visto nei confronti di numerose altre pagine omofobe (come, ad esempio, quella della sedicente psicologa che voleva organizzare ronde di pestaggio dei gay: il suo profilo è stato più volte chiuso e poi sempre puntualmente riaperto contrariamente a quanto accaduto a chi ha contestato le sue tesi).
Non appare dunque un caso se uno dei personaggi più omofobi del social network, onnipresente in ogni gruppo in cui si possa insultare un gay, ha salutato la riapertura della pagina vantandosi di come le segnalazioni fatte a Facebook non servano a nulla: «Guarda me -scrive- sono mesi che organizzano segnalazioni e non hanno concluso nulla». E si consideri che si sta parlando di una donna che ha tranquillamente inneggiato all'uccisione dei gay e che, fra un'immagine sacra e la condivisione di una fotto di Radio Maria, non esita a definire «eroina del terzo millennio» Ekaterina Zigunova (la donna che torturava i gay russi insieme a Maxim Martsinkevich, arrestato lo scorso gennaio per quei crimini).
E allora c'è da chiedersi che senso abbia che Mark Zuckerberg vada a sfilare al Gay Pride di San Francisco quando la sua creatura è la culla in cui coltivare l'omofobia? Basta qualche ora di analisi della situazione per accorgersi che tutto il materiale di istigazione all'odio omofobico è prodotto da pochi (pochissimi!) personaggi che hanno creato una rete di pagine e gruppi, spesso molto interconnessi far di loro: fermarli non sarebbe un'impresa titanica... ma nel momento in cui si sceglie di non farlo e si legittima la loro esistenza, una responsabilità delle conseguenze qualcuno se la deve pur prendere!


Derubato e picchiato per sfregio: «Ci dava fastidio fosse gay e l'abbiamo punito»

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«Si siamo stati noi ad aggredire quel giovane, eravamo ubriachi. Ci dava fastidio il fatto che fosse gay e l'abbiamo voluto punire». È con queste parole che tre ventenni incensurati hanno confessato di aver picchiato e derubato un trentenne gay per puro sfregio.
Nonostante le indagini siano riusciti ad incastrare i responsabili solo ora, i fatti risalgono alla notte di Capodanno. La vittima ha conosciuto i tre giovani in un noto locale Roma e fra i quattro pareva essere nato un certo feeling. Hanno iniziato a simpatizzare, hanno parlato dei i loro interessi ed hanno appurato di avere gusti musicali... a fine serata il trentenne li ha invitati casa sua ed i tre hanno accettato l'invito. Ma è quando si sono rivotati soli che è iniziato l'incubo: «Ad un certo punto -ha raccontato l'uomo- quei giovani mi hanno apostrofato chiamandomi "brutto frocio". A quel punto ho avuto paura».
Tolta la maschera da bravi ragazzi, infatti, i tre ventenni sono diventati violenti ed hanno iniziato a picchiarlo. Poi, per puro sfregio, gli hanno intimato: «Sporco gay dacci il telefonino e le chiavi della macchina».
All'alba l'uomo ha denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine, particolarmente interessate al fatto che i tre ragazzi fossero tutti di un'altezza fuori dalla media. Ed è così che, incoraggiati anche dal ritrovamento di un'impronta rivenuta all'interno dell'appartamento, hanno iniziato ad indagare nel mondo dei giocatori di basket. Ed è proprio grazie ad alcune foto di giocatori romani che la vittima ha riconosciuto i suoi aguzzini, permettendo alle forze dell'ordine di riuscire ad ottenere la loro piena confessione.