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Secondo l'Arcivescovo cattolico di San Francisco, l'omofobia non è ingiusta

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L'Arcivescovo cattolico di San Francisco, Salvatore Cordileone, è noto come uno fra gli esponenti più omofoni della Chiesa. Ha presenziato all'assemblea del gruppo d'odio denominato National Organisation for Marriage, risulta fra i membri di un'organizzazione segreta che ha l'obiettivo di impedire le nozze gay e non ha mai perso occasione per pronunciarsi contro i diritti della comunità lgbt.
Questa volta, però, è andato oltre e si è spinto a difendere l'omofobia. Secondo il religioso, infatti, il «comportamento sessuale» è una scelta e come tale la discriminazione non è «veramente ingiusta».
Prendendo spunto dal progetto di legge del presidente Barack Obama con cui si intende fermare la discriminazione omofobica su scala nazionale, Cordileone ha dichiarato: «Il legislazione non vuole proteggere le persone, ma il loro comportamento. Chiese, imprese ed individui non dovrebbero essere puniti in alcun modo per vivere le proprie convinzioni religiose e morali riguardanti l'attività sessuale. La discriminazione veramente è quella in base alle caratteristiche personali, non al comportamento sessuale. Tutti noi dovremmo lottare per proteggere la libertà religiosa».
Curioso, però, è notare come si chieda di discriminare le persone in base ad un normale orientamento sessuale sulla base di una presunta libertà religiosa, laddove la religione è una scelta individuale e non una caratteristica naturale (come l'omosessualità). Insomma, il proclamo in sé appare come una vera e propria contraddizioni in termini, fatta da chi rivendica il diritto di poter calpestare la libertà altrui sulla base della propria.


Chiamare «pervertiti» i gay è incitamento all'odio. Lo ha sentenziato la Corte Costituzionale turca

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La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l'appellativo di «pervertiti» è incitamento all'odio.
La decisione è giunta dopo che Sinem Hun ha portato in aula il sito omofobo Habervaktim per aver parlato di lui come dell'«avvocato di un'associazione di pervertiti chiamata Kaos GL». Per la prima volta nella storia della Turchia, i giudici hanno emesso una sentenza che riconosce l'incitamento all'odio sulla base dell'orientamento sessuale.
Se da un lato si è sostenuto che l'onore di Hun non fosse stato danneggiato da quella frase, i giudici hanno rilevato un reato d'odio nei confronti dell'associazione Kaos GL, dato che il termine «pervertiti» veniva utilizzato nei confronti di una «specifica categoria di persone».
Ma non solo. Esaminando la decisione dell'Ufficio del procuratore generale, la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l'incitamento all'odio nei confronti dell'orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle.
Osman Alifeyyaz Paksut, un membro della Corte Costituzionale, si è detto contrario alla decisione della Corte di non perseguire penalmente anche l'insulto implicito rivolto a Hun. Ha poi ribadito che quella frase «non può rientrare nell'idea di libertà di espressione» ed ha sostenuto che «il governo ha il dovere di prevenire la discriminazione, l'esclusione e l'odio rivolto a persone con diversi orientamenti sessuali».


Australia: un sondaggio rivela che quattro atleti gay su cinque hanno visto o sperimentato abusi omofobi

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«Fino a quando non riusciremo a creare un ambiente sportivo più inclusivo, gli atleti si sentiranno costretti a rimanere nell'armadio fino a quando le loro carriere saranno finite». È quanto dichiarato da Jason Ball, il primo calciatore dichiaratamente gay d'Australia, nel commentare i preoccupanti risultati di una ricerca condotta in occasione della Coppa Bingham (che si terrà il prossimo mese a Sydney).
Lo studio ha coinvolto quasi 2500 atleti appartenenti ai vari gradi di agonismo, suddivisi equamente fra omosessuali ed eterosessuali, sottolineando come l'85% si loro abbia assistito ad abusi omofobici, subendoli in prima persona nel 48% dei casi. La percezione del fenomeno è minore se si prende a riferimento il solo campione eterosessuale, ma la percentuale si attesa comunque su un preoccupante 75%.
Gli insulti verbali risultano i più frequenti (riferiti dall'82% del campione), seguiti dall'esclusione sociale (28%) e da violenza fisica (13%). Il 64% del totale non ha dubbi nel sostenere che l'ambiente sportivo sia più omofobo di altri settori della società.


I grandi timori dell'American Family Association: «Presto venderanno solo il Proud Whopper»

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In occasione del Gay Pride di San Francisco, un negozio Burger King presente sul tragitto della parata ha deciso di celebrare l'evento con un panino chiamato Proud Whopper (copia del consueto Whopper ma impacchettato in una carta arcobaleno con la scritta: "dentro siamo tutti uguali").
Tanto è bastato per mandare in fibrillazione l'American Family Association che per voce del suo presidente, Bryan Fischer, si è detta «preoccupata» dal fatto. Il timore che gli sta togliendo il sonno è che quei panini possano essere venduti altrove. Anzi, la loro angoscia è tale da ipotizzare che presto quei panini possano sostituire gli altri e divenire gli unici venduti dalla catena.
Dinnanzi al suo turbamento derivante da un hamburger impacchettato con una carta arcobaleno, Fischer si è sentito anche di dare consigli di comunicazione alla catena: «Credo che questo sia un errore di marketing -ha dichiarato in diretta televisiva- penso che sia una mossa sbagliata perché ho un'unica certezza... quando la gente si siede a mangiare un hamburger, l'ultima cosa che vuole è pensare a due ragazzi che fanno sesso».
Una frase curiosa visto che a pronunciarla è stato un uomo che passa la vita a pensare a due ragazzi che fanno sesso, seppur con l'ossessione di trovare un modo per potergli impedire di farlo.


I lettori della Gazzetta insultano Ian Thorpe dopo il suo coming out: «Ammazzati»

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Il nuotatore australiano Ian Thorpe ha fatto coming out ed anche la Gazzetta dello Sport ne ha dato notizia. Ma, così come segnalato da Spetteguless, su Facebook si è assistito ad una vera e propria gara di ignoranza ed omofobia.
Il moltissimi hanno commentato che della notizia non poteva fregargliene assolutamente nulla, altri hanno sostenuto che certe cose vadano tenute per sé, altri ancora hanno preferito insulti ed inviti al suicidio. Parole come «ammazzati» o «delusione» sono state usate senza pudore, mentre un numero incredibilmente alto di commentatori si sono detti pronti a sostenere che l'essere gay sia una moda o un qualcosa che si fa per soldi e visibilità.
Insomma, in due pagine (la notizia del coming e ala notizia del suo video pubblicate a riprese separate) appare chiaro perché Thorpe abbia temuto per anni di dichiararsi: troppa gente si vanta della propria ignoranza ed è pronta a giudicare o rivalutare le persone in base all'orientamento sessuale. Non a caso il nuotatore ha dichiarato di aver pensato di fare coming out già nel 1988, ma di aver desistito per paura che gli sponsor potessero abbandonarlo.
Nelle due immagini a fine post trovate una raccolta di alcuni degli improponibili commenti che è possibile leggere sulla pagina Facebook della Gazzetta.

Immagini: [1] [2]


Il gay che ringrazia le Sentinelle in piedi? Non è gay

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Le Sentinelle in Piedi sono scese in piazza a Cagliari (in 110 secondo gli organizzatori, molte meno se si guardano le foto) in «difesa della famiglia e dei bambini» contro il ddl Scalfarotto e «l'ideologia delle persone con tendenze omosessuali» (evidentemente perché secondo loro l'omosessualità in sé non esiste).
Tra i commenti pubblicati sulla loro pagina Facebook figura quello di un omosessuale che li ringrazia per la loro protesta. «Forza Sentinelle -si legge- noi omosessuali siamo con voi... e siamo tantissimi! Grazie perché difendete anche la nostra libertà di essere e di esprimere ciò che vogliamo. Grazie perché nessuno lo fa!».
Dato che il nome è cliccabile, si può leggere quello che tale personaggio scrive sul proprio profilo, ed è qui che si incappa in un messaggio molto preoccupante volto a sostenere che vi sia una stretta correlazione fra l'omosessualità e la pedofilia. Se le statistiche riportate sono palesemente false (è l'utente stesso a dichiarare che sono quelle rimaneggiate da Alida Vismara), non si può negare che un gay pronto a sostiene l'esistenza di una simile correlazione probabilmente sarà pedofilo (altrimenti perché presentare una realtà di cui si conosce la falsità per esperienza personale?). Di conseguenza parrebbe anche che i «difensori dei bambini» abbiano messo a rischio i propri figli portandoli a vegliare al suo fianco.
Certo, appare anche strano che chi si è scagliato contro le Famiglie Arcobaleno che hanno proposto giochi educativi ai bambini (si si lasci giocare: è una strumentalizzazione, dicevano) si vanti poi di averli obbligati a stare fermi e zitti per un'ora a riflettere su quanto siano brutti e cattivi i gay, ma questa è un'altra storia...


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Buonanno espone la foto di Putin e minaccia di punire i baci gay con 500 euro di multa

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«Da oggi nei miei uffici di sindaco e parlamentare europeo oltre al crocifisso ci sarà la foto di Putin». È con queste parole che l'eurodeputato legista Gianluca Buonanno è tornato a riprendere le sue inaccettabili parole riguardo alla possibilità di approvare un'ordinanza che vieti i baci fra gay sul territorio di Borgosesia (cittadina di cui è il sindaco).
Ma quello che poteva apparire come un mero appello all'elettorato più omofobo si è tradotto in un testo che potrebbe introdurre multe sino ai 500 euro per le persone dello stesso sesso che dovessero baciarsi in pubblico. «Io la firmerò già sapendo che si solleverà un polverone. Verrò attaccato ma resto fermo sulla mia idea. In privato ognuno fa quello che vuole, in pubblico no: proprio a Borgosesia ho visto due gay baciarsi e a me non è piaciuto, ma penso soprattutto ai bambini».
Buonanno è noto per le sue continue pagliacciate: dal presentarsi in Europarlamento con il bruca all'essersi soffiato il naso con la bandiera dell'Unione Europea (la stessa che gli pagherà lo stipendio per i prossimi cinque anni). Molti son stati anche gli insulti omofobi pronunciati in aula, sintomo di un personaggio che è pronto a sacrificare il rispetto altrui pur di ottenere il consenso dell'elettorato più omofobo, xenofobo e razzista. Ora ci mancava solo il voler puntare all'emulazione di Putin...


Prete ortodosso russo: «I mondiali sono un abominio: le scarpe colorate sono propaganda gay»

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Secondo il noto prete ortodosso russo Alessandro Shumsky, la Coppa del Mondo di calcio è «un abominio» a causa dei colori sgargianti delle scarpe indossate dai giocatori. A suo dire, infatti, quelle calzature rientrerebbero nella cosiddetta «propaganda omosessuale» dato che a lui fanno venire in mente la bandiera rainbow.
«I giocatori che indossano scarpe rosa o blu potrebbero anche indossare mutandine delle donne o un reggiseno», ha dichiarato. «L'ideologia liberale del globalismo vuole chiaramente opporsi al cristianesimo con il calcio. Sono sicuro di ciò. È per questo che sono felice che i giocatori russi siano fuori dalla competizione e che , grazie alla grazia di Dio, non debbano più partecipare a questo abominio omosessuale».
Il religioso non ha poi risparmiato critiche anche alle acconciature «impensabile» di alcuni giocatori.
Ora c'è da chiedersi come reagiranno le varie sentinelle e i vari omofobi italiani che hanno sposato la tesi di Marcello Veneziani sulla Russia come «patria della religione e della famiglia»... saranno coerenti con sé stessi e rinunceranno a guardare le partite di calcio così come richiesta da quei sacerdoti che loro presentano come detentori della verità assoluta? O preferiranno forse cedere ad un tornaconto personale, mostrando come il loro supporto fosse legato solo alla necessità di attingere una giustificazione alle proprie discriminazioni? Non dimentichiamoci che in Italia c'è anche chi gioca con maglie tutte rose, così com'è rosa la carta di alcuni noti quotidiani sportivi...


Pennsylvania. Vitato lo spettacolo con matrimonio gay, inopportuno perché «qui non esistono gay»

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Dawn Burch, il direttore teatrale della South Williamsport High School (in Pennsylvania) ha vietato agli studenti di mettere in scena la commedia teatrale "Spamalot", dato che la presenza di un matrimonio gay all'interno della trama sarebbe stato da ritenersi «inappropriato» visto che «non esistono omosessuali in una comunità conservatrice come quella di South Williamsport».
Gli studenti hanno replicato che sono a conoscenza di alcuni studenti apertamente gay della scuola e che dallo scorso maggio il matrimonio gay è legale in Pennsylvania.
Il sovrintendente Mark Stamm, però, ha archiviato la questione sostenendo che: «Vogliamo che lo spettacolo sia appropriato sia per gli studenti che per il pubblico in sala , in modo che tutti possano godersi lo spettacolo apprezzandone ogni aspetto». In altre parole, se c'è anche un solo omofobo è giusto che i diritti siano taciuti per rispetto al suo pregiudizio.
Le proteste degli studenti rischiano così di finire in un nulla di fatto, soprattutto considerato come i loro genitori hanno già espresso appoggio alla decisione presa dalla scuola. Uno di loro ha dichiarato: «Penso che oggigiorno i ragazzi vengono esposti alle cose molto più rapidamente e precocemente di quanto avveniva ai miei tempi. Ha fatto bene la scuola a prendere una posizione così chiara al riguardo».


In Francia vincono gli omofobi: annullate le lezioni per combattere gli stereotipi di genere nelle scuole

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Si chiamava "ABCD dell'uguaglianza" ed era un programma lanciato lo scorso settembre dal Governo francese per combattere gli stereotipi di genere in 275 scuole. L'idea era quella di promuovere la parità e decostruire i pregiudizi.
Tra gli oppositori al progetto in prima fila c'era la Chiesa Cattolica, immediatamente spalleggiata anche dai movimenti mussulmani e dal Fronte Nazionale (che alle scorse elezioni europee è risultato il partito più votato). Secondo loro, infatti, era «pericoloso» insegnare agli studenti che non vi fossero differenze fra ragazzi e ragazze. Naturalmente le lezioni non vertevano certo su quei punti e nessuno aveva mai osato mettere in discussione che vi siano differenze innate tra ragazzi e ragazze, semplicemente si suggeriva che alcune persone possono seguire strade diversa da quelle che la società vorrebbe imporgli per via del proprio sesso.
Fatto sta che preti ed omofobi hanno lanciato una campagna di disinformazione ed hanno invitato tutti i genitori ad andare nelel scuole per prendere i propri figli in modo da impedirgli di seguire quelle lezioni: quasi il 40% degli alunni mancavano all'appello durante il boicottaggio.
Il ministro Najat Vallaud-Belkacem ha annunciato che i timori manifestati sono del tutto infondati, ma che quella reazione ostile ha messo gli insegnanti in una posizione molto difficile. È questo il motivo che ha portato il Governo a prendere la decisione di sospendere il programma.

La situazione descritta ricorda molto da vicino le vicende italiane e i famosi corsi anti-omofobia che si sarebbero dovuti svolgere nelle scuole. Dato che nel nostro Paese i movimenti anti-gay sono così tristi e  privi di idee da non aver mai inventato nulla, vien da sé che le reazioni  cui ci hanno abituato siano estremamente simili a quelle francesi dato che sono copiate proprio la loro.
Non dimentichiamoci che le Sentinelle in Piedi sono francesi, che la Manif pour tous è francese, che gli Homovox sono francesi, che i volantini distribuiti in italia spesso sono semplici traduzioni di testi francesi... ed è così che anche la presa di posizione del Forum delle famiglie umbro che invitava all'assenteismo nelle scuole non era altro che una trasposizione del boicottaggio francese (nel nostro caso indirizzato a progetti mai concretizzati).
In Italia non ci si stupisce se alla fine i diritti civili vengono decisi da  Bagnasco, ma la speranza era che almeno in Francia si potesse assistere ad un po' di civiltà. Ancora una volta si è intervenuti per impedire una vita migliore alle nuove generazioni, al solo fine di impedire che i propri figli potessero crescere senza maturare le discriminazioni delle generazioni passate.


Francia: 21enne gay trovato morto, i genitori non lo accettavano e si erano rivolti anche ad un esorcita

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«I miei genitori stanno diventando sempre più insistenti nelle loro preghiere latine contro il diavolo. Ma nulla mi mi sorprende più dopo che si sono rivolti ad un esorcista per farmi diventare eterosessuale». Ad affidare queste parole ad una lettera è stato Peter, un ragazzo francese di 21 anni.
Lavorava come animatore nei villaggi turistici, ma il suo principale problema era il rapporto con dei genitori che non riuscivano ad accettare la sua omosessualità. Questo lo spinse a rivolgersi all'associazione Refuge (impegnata ad aiutare i gay nel rapporto con le loro famiglie) a cui nel settembre del 2013 consegnò proprio quella lettera.
Ora il suo corpo senza vita è stato ritrovato in un fiume. Si ipotizza che possa essersi lanciato dal ponte del villaggio di Valmorel (nella Savoia) anche se il vice procuratore che sta seguendo le indagini preferisce essere cauto: «Per ora non ci sono prove che si tratta di un suicidio», ha dichiarato ai microfoni di France 3.
L'autopsia sarà eseguita la prossima settimana.


Buonanno (Lega) propone una delibera per vietare i baci gay in pubblico: «Ci vuole senso civico»

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«Due gay non devono baciarsi in pubblico, ci vuole senso civico: a me dà fastidio. Io faccio anche il sindaco: si potrebbe pensare a fare una delibera comunale. Non sono contro gli omosessuali, ma in pubblico devono mantenere contegno». Sono queste le inqualificabili parole pronunciate da Gianluca Buonanno, eurodeputato leghista e sindaco di Borgosesia.
Dopo la delibera 263 per la «tutela della famiglia naturale» approvata due giorni fa dalla Giunta della Regione Lombardia su proposta della Lega Nord, appare chiaro come il partito abbia ormai preso una deriva omofoba rimarcata con orgoglio ad ogni occasione. C'è da chiedersi se la recente presunta apertura di Silvio Berlusconi alle coppie gay non sia stato intravisto dal partito come un'occasione per porsi come punto di riferimento per il mondo omofobo (e per i loro voti). In fin dei conti non bisogna dimenticarsi che quel movimento politico è nato attorno all'odio per i meridionali (poi tramutato in un'avversione verso gli extracomunitari non appena raggiunta Roma) e non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se l'odio fosse utilizzato ancora una volta per raccogliere nuovi consensi.


La Lombardia come la Russia: approvato una mozione contro «l'esaltazione della vita gay»

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«Non si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto». «Lo spot della Findus è un'esagerazione». «La scuola vuole esaltare l'omosessualità e la vita gay». «Coloro che sono stati ingiustamente discriminati in passato ora vogliono discriminare gli altri in segno di vendetta». «I gay non sono famiglie, sono solo coppie».
Sono queste alcune delle motivazioni che hanno portato la Giunta della Regione Lombardia ad approvare l'emendamento 263. Tra gli effetti immediati ci sarà la creazione di una nuova Festa della Famiglia Naturale (si è proposta di farla coincidere con festa della Sacra Famiglia) e l'introduzione di programmi scolastici ed iniziative sociali volte a «valorizzazione i principi culturali, educativi e sociali» della famiglia fondata dall'unione fra un uomo e una donna.
Inoltre la Regione Lombardia dichiara la propria opposizione a qualunque tentativo di riconoscere i matrimoni gay o le adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso, impegnandosi anche a perseguire «l'interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all'interno di una famiglia naturale» (toglieranno i figli alle famiglie arcobaleno?).
Impressionate è notare come le argomentazioni e le strumentalizzazioni portate in aule appaio tutte tratte dalla propaganda anti-gay di alcune realtà cattoliche (come Tempi, ProVita, Uccr, Giuristi per la Vita) al punto che queste stesse realtà hanno festeggiato parlando di uno «splendido isolamento» dalle altre realtà italiane (e del resto d'Europa) attraverso «una serie di prese d'impegno in linea con una politica conservatrice».
In un sol colpo la Regione Lombardia ha calpestato la dignità e i diritti di migliaia di cittadini attraverso la legittimazione ed istituzionalizzando di un pensiero omofobo volto a sostenere che gli affetti eterosessuali debbano essere considerati più importanti di quelli gay, cancellando in un col colpo ogni diritto costituzionale alla pari dignità sociale.
La Consigliera Nanni (M5S) ha denunciato: «Siete voi volete imporre un modello di famiglia che chiamate "naturale" mentre invece le tipologie familiari non si limitano alle coppie sposate». Da un lato, infatti, c'è chi chiede che alla propria famiglia sia data pari dignità, dall'altro chi adduce motivazioni religiose o morali per sostenere che nessun altro possa formare una famiglia... in aula si è sostenuto che siano le prime a voler «imporre» qualcosa.


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Take it off, per gettare la maschera dell'indifferenza

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«Take it off». È questa l'esortazione che chiude il nuovo corto realizzato dal Gruppo Giovani dell'Arcigay Omphalos di Pergugia. L'invito è quello di togliersi la maschera dell'omofobia e, ancor più, quella dell'indifferenza che da troppo tempo ormai ha messo in stand-by le problematiche del bullismo omofobico e del mancato riconoscimento di diritti civili alla comunità lgbt.
Il video è stato presentato in anteprima durante il Perugia Pride e mette in scena una marcia verso l'agognata meta del maggior rispetto, della maggior maggiore sensibilità e della maggiore consapevolezza.
Sarà questo il punto di partenza anche di una campagna virale accomunata dall'hashtag #takeitoff, sotto il quale tutti sono invitati a ricondividere il video ed ad offrire i propri contributi.
La regia è di Lorenzo Benedetti mntre nel cast incontriamo Luca Ciaccarini, Andrea Costantini, Stefano Sivo, Giuliano Foca, Maria Chiara Cicioni, Ester Zampedri, Simona Capitanio e Giulia Neri.

Clicca qui per guardare il video.


Danilo Leonardi di Raitre/Cultura: «I pride mi fanno schifo e la maggioranza dei pedofili sono gay»

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Il nome di Danilo Leonardi sarà probabilmente sconosciuto ai più, ma su Twitter è lui stesso a descriversi come «attualmente a Raitre/Cultura e Storia, produttore esecutivo di Correva l'Anno. Cattolico, sindacalista e pure ciclista». In altre parole, il suo stipendio è pagato dal servizio pubblico con i nostri soldi.
Ed è così che ha creato indignazione come l'uomo abbia usato il suo account Twitter e il nome di Rai Tre per passare la giornata di sabato ad insultare il movimento gay italiano. Ha sostenuto che la stragrande maggioranza dei pedofili sono gay (negando qualsiasi evidenza sul tema, dato che il maggior numero di abusi avviene all'interno di famiglie etero), ha sostenuto la necessità di tenere i figli chiusi in casa per non fargli vedere dei gay, ha diffuso immagini che paiono prese dal Folsom Street pur venendo spacciate per quelle di un Gay Pride (sappiamo bene che le due cose sono assai diverse e che quell'evento è aperto anche al mondo etero)... insomma, tutta la peggiore propagata anti-gay, con tanto di falsi e pregiudizi.
Non è mancata l'etichetta di «poverini» destinata a chi ha osato contestarlo, ripubblicando alcune frasi quasi voler sostenere che il suo diritto alla libertà di parole (evidentemente scambiata per libertà di insulto) fosse stata negata.
Curioso, perché è lui stesso a mostrare che quel diritto debba valere solo per lui: Leonardi, infatti, non ha esitato un secondo a scagliarci contro un'utente che gli aveva chiesto cosa avrebbe fatto se suo figlio fosse stato gay, sostenendo che fosse intollerabile coinvolgere i suoi affetti nel dibattito. Una tesi assai curiosa per chi rivendica il diritto di poter insultatore e giudicare la vita e gli affetti degli altri (ancor più se si considera che, contrariamente a lui, quell'utente non aveva usato alcuna offesa).
A quante pare sono pochi gli utenti ad avergli dimostrato appoggio (spesso attraversi citazioni di papi o preti), mentre tantissimi sono gli utenti indignati che chiedono un'intervento della Rai e una presa di posizione nei confronti di chi non si fa problemi ad accettare uno stupendo che pesa anche sul canone pagato dai gay.
Andrea Vianello, direttore di Rai Tre, ha twittato: «Quello che [Leonardi] scrive qui sono sue opinioni che nulla hanno a che fare con la Rai. Per me inqualificabili, le disapprovo profondamente». Considerato come non sarà stato certo il medico a suggerire al produttore di indicare il nome dell'azienda in cui lavora, c'è da chiedersi se ciò le renda opinioni (insulti?) personali o se debba valere la regola che voge in tutte le imprese private, dove chiunque è chiamato a rispondere di tutto ciò in cui viene citato il nome della società.

Clicca qui per legge alcuni tweet pubblicati da Danilo Leonardi.


Libero lancia l'allarme: «I gay vogliono plasmare le menti dei più piccoli ad accettare le persone lgbt»

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Dopo La Bussola Quotidiana, anche il quotidiano Libero ha deciso di occuparsi della manifestazione "GiochiAmo senza stereotipi. Educazione all'affettività attraverso il gioco" organizzata a Palermo dalle Famiglie Arcobaleno. Come chiarisce chiaramente il nome, l'evento mira a spiegare ai più piccoli che gli affetti possono avere varie sfaccettature e che «l'azzurro non è vero che sta bene solo con il rosa, ci sono un'infinità di sfumature e a volte azzurro vuole azzurro e rosa vuole rosa».
Nell'articolo di Marianna Baroli, però, il tutto viene descritto come «nove giorni di indottrinamento lgbt». Un termine ripetuto più volte, sino a sostenere che lo scopo ultimo della manifestazione sia quello di «indottrinare i bambini dagli 0 ai 6 anni, tramite canzoni e storie, ad accettare gay e lesbiche». Si afferma che si è di fronte ad «una sorta di "lavaggio del cervello" fatto celando nelle storie e nei testi delle canzoni insegnate messaggi che diventano sponsor di omosessualità e bisessualità».
L'incredibile giunge quando si arriva a leggere che «Il ciclone Gay Pride Bimbi è esploso tra i genitori di tutta Italia. Nulla di strano a creare eventi per bambini se non fosse che l'impronta dominante di tutti questi incontri è quella dell'inclusività e della valorizzazione delle differenze degli orientamenti sessuali».
Esatto. Ad un tratto il problema diventa chiaro e si esplica come non si vuole che ai bambini venga insegnata l'accettazione della diversità (anzi, non lo vorrebbero «i genitori di tutta Italia»). Il tutto viene rimarcato anche in una frase successiva, volta a sostenere che «è proprio questa la nuova frontiera dei Gay Pride: l'ossessione di plasmare le menti dei più piccoli ad accettare in egual modo gay, etero o bisessuali».
In conclusione non poteva mancare una strumentalizzazione politica contro il sindaco Leoluca Orlando, al quale la giornalista chiede: «Ma non sarà meglio lasciare ai più piccoli almeno la libertà di gioco?».
Insomma, oltre a sostenere che sia un dovere morale far nascere i bambini nell'odio della diversità (lanciando un esplicito invito all'omofobia e all'educazione omofobica), si sostiene anche che ai bambini non debbano mai essere proposti giochi educativi (sia mai che crescano intelligenti!).
Curioso è anche come il tutto sia descritto con toni che lascerebbero immaginare un'attività imposta ai bambini, anche se in realtà la partecipazione alle attività è del tutto volontaria e basata sulla decisione dei genitori. Ne consegue che le inutili polemiche sono rivolte verso un'iniziativa a cui non si vuole che i figli degli altri possano partecipare, tentando di imporre il proprio pensiero anche a chi non vuole che i propri bambini crescano divorati dall'odio verso la diversità.


Lombardia: la Lega propone una Festa della Famiglia Naturale e il disconoscimento delle famiglie gay

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Dopo le polemiche per il voto del consigliere leghista che ha permesso il patrocinio gratuito del Milano Pride da parte della Regione Lombardia, la Lega Nord pare intenzionata a riaffermare la propria posizione omofoba attraverso una «mozione urgente» volta a far sì che la regione dichiari «la propria opposizione a qualunque tentativo di introdurre nell'ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all'educazione dei propri figli, ignorare l'interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all'interno di una famiglia naturale».
Al contempo si chiede che Giunta Regionale si impegni «ad individuare una data per la celebrazione della Festa della Famiglia Naturale, fondata sull'unione fra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che indirettamente attraverso scuole, associazioni ed Enti Locali la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali» e che chieda «al Governo centrale la non applicazione del Documento Standard per l'educazione sessuale in Europa redatto dall'ufficio europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità».
La proposta sarà sottoposta al voto dal Consiglio Regionale martedì (1° luglio) ed ha già ricevuto il pieno appoggio da parte di Ncd, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lista Maroni.


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Roma. Attacco omofobo alla sede di Dì Gay Project: «Morirete tutti, vi bruceremo, fr*ci»

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Mercoledì sera, poco prima delle 23, la sede di Dì Gay Project è stato letteralmente presa d'assalto da 10-12 ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 40 anni, che hanno fatto irruzione durante le prove teatrali del Laboratorio di Maria Chiara Cucinotta, lanciando escrementi, cassette di legno, bastoni ed ortaggi. la matrice omofobica del gesto è stata sottolineata anche dalle loro frasi ingiuriose e minacce. «Morirete tutti, vi bruceremo, fr*ci», hanno urlato.
All'interno c'erano 13 persone, tra ragazzi e ragazze. «I ragazzi si sono spaventati molto -ha raccontato Maria Laura Annibali, presidente dell'associazione- ma nonostante questo, quando il gruppo di assalitori è fuggito, tre hanno iniziato a correre loro dietro, salvo poi perderne le tracce».
La Annibali ha anche sottolineato come «l'attacco a sfondo omofobo ha colpito un bersaglio eterogeneo perfettamente autointegrato, in quanto il nostro gruppo è composto da attori, anche eterosessuali, che lavorano per i diritti indipendentemente dall'orientamento sessuale, secondo lo spirito dell'Associazione DGP».
«Questo è il primo attacco alla nostra sede in tredici anni di attività -ha commentato Imma Battaglia, fondatrice e presidente onoraria dell'associazione- mi chiedo se questo raid faccia parte dell'ennesimo giro di violenze che ci sono in questa città e per le quali abbiamo chiesto un incontro urgente al sindaco. Forse questi omofobi sono venuti perché in Comune si è iniziato a discutere di unioni civili? O perché c'è stata la settimana rainbow? Quello che è certo, è che a Roma, ormai, c'è un allarme omofobia e bisogna intervenire».


Londra: sette ragazzini aggrediscono una coppia gay

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Siamo a Whitechapel, nella zona est di Londra. Il 13 giugno scorso, il 23enne Walter Adrian stava tornando a casa da una festa in compagnia del suo compagno. In strada sono stati avvicinati da sette ragazzini che hanno iniziato ad insultarli. «Non ci stavamo neppure tenendo per bano, o baciano o altro -ha raccontato Adrian- ma tutto che dicevano si basava sull'assunto che fossimo gay».
Quando i due hanno cercato di andarsene, i ragazzini sono partiti all'attacco e li hanno stretti un un angolo prima di iniziare a picchiarli brutalmente. Adrian è rimasto privo di sensi con ematomi sul viso e sullo stomaco, il compagno ha riportato varie ferite e lesioni alla mascella.
La polizia ha immediatamente parlato di un'aggressione omofoba, mettendosi immediatamente sulle tracce dei responsabili. Le indagini hanno così ora portato al fermo di due ragazzini di 16 anni.
«Siamo terrorizzati che un fatto simile possa ripetersi -ha aggiunto Adrian- ma semplicemente non dovrebbe essere così». I due, infatti, hanno sottolineato di non essere particolarmente visibili e che è assurdo dover preoccuparsi dell'abbigliamento o dell'atteggiamento per timore di essere picchiati per strada.


Il Gambia vuole vietare l'omosessualità

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In Gambia i rapporti omosessuali sono illegali e puniti con 14 anni di carcere. Il parlamento, però, pare ora intenzionato ad aggravare ulteriormente la situazione attraverso una nuova proposta di legge che mira a vietare l'omosessualità in sé.
Il semplice fatto di essere in vita sarà ritenuto motivo di condanna, gettando le basi per abusi di ogni tipo e minando il principio fondamentale del diritto all'esistenza.
L'annuncio è stato dato da Momodou Sabally, segretario generale del Gambia e ministro degli affari presidenziali. La norma vieterà anche l'esistenza di una qualsiasi associazione volta a difendere i diritti della comunità lgbt.
Lo scorso febbraio il presidente del Paese, Yahya Jammeh (nella foto), aveva annunciato la sua volontà di combattere i gay «allo stesso modo in cui stiamo combattendo le zanzare portatrici di malaria, se in modo più aggressivo». Nel 2013 si disse favorevole all'introduzione della pena di morte per i rapporti omosessuali, nel 2012 asserì che i diritti delle persone lgbt non possono essere ritenuti diritti umani, nel 2009 suggerì il rogo per i soldati dell'esercito colti in atti omosessuali e nel 2008 minacciò di decapitare tutti i gay che non si fossero immediatamente allontanati dal Paese. Date le premesse, pare lecito il timore di un appoggio presidenziale alla norma.