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Facebook: le pagine omofobe hanno effetti negativi sulla salute dei gay

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L'esposizione a contenuti omofobici pubblicati su Facebook ha impatti negativi sulla salute delle persone. È quanto emerge da una ricerca condotta dall'Università La Sapienza di Roma e dall'Institut National de la Statistique et des Études économiques lussemburghese.
Lo studio ha preso in esame l'esperienza di navigazione sui di 50mila italiani, notando come gli utilizzatori di social network siano più esposti a «comportamenti offensivi e discorsi d'odio» e come i commenti omofobi abbiano un effetto negativo sulla felicità e sulla salute delle persone.
Lo studio afferma anche che «Le reti online sono un terreno fertile per la diffusione di contenuti dannosi, offensivi o controversi, spesso sdraiati in bilico tra libertà di parola e il discorso di odio.L'interazione online comporta un elevato rischio di essere bersagliati da comportamenti offensivi e di incitamento all'odio, con percentuali particolarmente significative per le donne e gli appartenenti alle minoranze. L'uso di Facebook espone gli utenti al rischio di un peggioramento della fiducia verso gli altri e ad un abbassamento della propria soddisfazione di vita. Tale scoperta suggerisce la necessità di aggiornare le politiche dei social network contro le espressioni di odio e comportamenti aggressivi, così come già richiesto da un numero sempre crescente di persone».


Un video shock mostra la reazione di una famiglia cristiana al coming out del figlio

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Ashley Daniel Pierce è un ragazzo ventenne della Georgia, Stati Uniti, che ha deciso di fare coming out lo scorso ottobre. In un primo momento il padre era apparso apatico alla notizia mentre la matrigna pareva non averla presa male.
Peccato che lo scorso mercoledì la vicenda abbia preso una piega inaspettata in quello che il ragazzo definisce «un intervento ritardato» che ha visto coinvolti padre, matrigna e nonni (da lui definiti i veri artefici dell'accaduto). Il tutto è stato immortalato in un video shock. «Ho voluto assicurarsi che non ci fossero prove nel caso in cui fosse accaduto qualcosa», ha spiegato Pierce all'Huffington Post.
Le immagini mostrano una famiglia riunita per utilizzare la religione come pretesto per sostenere che l'omosessualità sia una scelta. Una voce femminile, presumibilmente la nonna, afferma: «Io credo nella parola di Dio e Dio non crea nessuno in quel modo. [L'omosessualità] è un qualcosa che si è scelto. Puoi citare tutto il materiale scientifico che vuoi, ma io mi baso sulla parola di Dio». Ed è sempre la medesima voce a continuare a ribadire che da quando Pierce «ha scelto quel percorso» è necessario che se ne vada di casa perché «non bisogna permettere che le persone possano pensare che io giustifico quello che fa».
A quel punto Pierce chiede alla matrigna se può rimanere a casa, ma lei rifiuta: «Sei pieno di mer**da. Mi hai detto al telefono che hai fatto quella scelta. Sai che non sei nato così. Sai dannatamente bene che hai fatto quella scelta. Tuo padre ha fatto di tutto per farti crescere bene e non puoi che incolpare te stesso».
A quel punto la telecamera inizia muoversi, Pierce urla e una donna pare colpirlo. Una voce maschile dice: «Sei un maledetto fr**cio» mentre nella stanza si sente qualcuno che lo definisce «una vergogna».
In serata Pierce ha affidato i suoi pensieri a Facebook: «Che giornata -ha scritto- ho pensato che l'essermi svegliato alle 9:48 e di essere in ritardo di 15 minuti per il lavoro sarebbe stato il più grande problema di oggi. Ma non sapevo ancora che il mio problema più grande sarebbe stato quello di essere rinnegato e cacciato fuori dalla casa dove ho vissuto per quasi vent'anni. Per aggiungere il danno alla beffa, mia madre mi ha dato una serie di pugni in faccia, con mia nonna che faceva il tifo. Io sono ancora sotto shock e incredulo».
Pare anche che i familiari di Pierce si siano rifiutati di rilasciare dichiarazione alla stampa, preferendo lasciare un messaggio vocale nella segreteria telefonica del figlio per dirgli di rimuovere il video da YouTube.

Clicca qui per guardare il video.


Gay: Palermo ripiomba nel Medioevo e le mozioni si scrivono in base all'Antico Testamento

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La città di Palermo ha deciso di seguire le infauste orme della Lombardia e, con 30 voti a favore e 4 contrari, ha approvato l'istituzione di una «giornata della famiglia naturale». La mozione appare anche questa volta ispirata dai Giuristi per la Vita ed è stata presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Figuccia (già tristemente per le motivazioni bibliche addotte contro la celebrazione del gay pride cittadino).
«Adesso voglio vedere quando Orlando ci dirà di celebrare la nostra festa, dato che lui tifa per il Pride. Io ho scritto anche a Papa Francesco, che però non mi ha risposto: ho spiegato che noi siamo una maggioranza silente e non dobbiamo vergognarci di esprimere il nostro parere contro questo fenomeno, che deriva dalla società malsana, senza valori», dice Figuccia ricalcando i tristi slogan delle varie Sentinelle in Piedi.
In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, il consigliere si dice certo che la scienza sbagli e che i suoi pregiudizi siano da imporre per legge: «Chi ci dice che l'omosessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia. I motivi dell'omosessualità vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo». Insomma, basta inventarsi una propria teoria e poi imporla per legge... un bell'esempio di una democrazia matura!
Figuccia non ha mancato di sottolineare come le sue teorie si basino sull'Antico Testamento: «Io sono l'ultimo giapponese che crede nell'Antico Testamento, è già scritto tutto lì: Sodoma, Gomorra, Babele. Se un giorno dovesse tornare il giudizio di Dio -sostiene il consigliere- chi si è reso colpevole di queste cose non potrà salire sull'arca di Noè».
Luigi Carollo, presidente di Articolo Tre di Palermo, ha commentato: «Vorrei ricordare a Figuccia che non può dire cosa è scientifico e cosa no, dato che questo è un compito che spetta all'organizzazione mondiale della sanità: già 30 anni fa l'idea di Figuccia è stata bocciata, il consigliere se ne faccia una ragione. Evidentemente l'ossessione di Figuccia è il Pride: nessuno di noi è contrario alla giornata della famiglia naturale, mentre lui intende questa giornata come un baluardo contro il Pride. Il nodo importante però è che la mozione è stata votata da 30 consiglieri comunali su 34 presenti, molti dei quali appena un anno fa si erano espressi per la nascita del registro delle unioni civili: la città in pratica ha fatto un enorme passo indietro».


Buonanno (Lega) prova a deride i gay con la Festa del wurstel e della salamella

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Dopo essersi soffiato il naso con la bandiera europea in diretta televisiva (salvo poi ricevere uno stipendio dall'istituzione sbeffeggiata), pare Gianluca Buonanno voglia fare lo stesso anche con l'articolo 3 della Costituzione Italiana, dato che proprio non ne vuole sapere di garantire «pari dignità sociale» a tutti i cittadini.
Ed è così che, dopo aver proposto una delibera per multare i baci gay, l'europarlamentare e sindaco di Borgosesia ha scelto di prendere in giro la manifestazione di protesta che vedrà numerosi attivisti decisi a scambiarsi dei baci proprio contro la sua proposta di divieto.
Ed è così che i soldi pubblici verranno utilizzati per dar vita alla "Festa del wurstel e della salamella", con tanto di finocchi, banane, cetrioli, zucchine e patate per i vegetariani. Il tutto in contemporanea con la manifestazione di protesta e con giochi parole degni di un bambino di cinque anni (e forse neppure fra i più intelligenti, dato che anche a quell'età certi giochi di parole appaiono stupidi).
Ci si stupisce poi se delle 17enni credono sia divertente voler dar fuoco ai gay, ma poi è sempre la politica a dimostrarsi mandante di quelle aberrazioni, con incitamenti all'odio fatti alla luce del sole solo per conquistare la simpatia (e i voti) della massa più ignorante della società (che dopo continui tagli all'istruzione, rischia di crescere a dismisura, per il piacere di politici-imbonitori e con buona pace per un improbabile futuro dell'Italia). Ma dove vogliamo andare se le amministrazioni comunali sono le prime a macchiarsi di reati omofobici a spese dei cittadini?

Clicca qui per guardare la vergognosa locandina dell'evento.


Il Kenia propone la pena di morte per i gay

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«I bambini sono vulnerabili agli abusi sessuali e alla deviazione in seguito di cambiamenti culturali e tecnologie dell'informazione senza censure. Vanno protetti. Ci sono crescenti tentativi da parte degli omosessuali di far crescere i figli in relazioni omosessuali attraverso l'adozione, affidamento o in altro modo». È con questo proclamo che il partito repubblicano dei Kenya propone l'introduzione di una legge che permetta di condannare all'ergastolo i gay e di lapidarli a morte se malati di HIV, se colti durante rapporti sessuali con persone del proprio sesso al di sotto dei 18 anni o se legati da una qualche relazione di sudditanza.
In molti versi la norma ricalcherebbe leggi simili approvate in Africa, seppur aggravandone le pene. Il tutto cercando di cavalcare l'onda dell'ignoranza po, togliendo così una fonte di ricchezza alle famiglie.
Da sottolineare è come la proposta di legge preveda l'applicazione anche nei confronti di persone provenienti da altri stati, turisti e profughi dell'Uganda compresi.
La proposta ha già superato il vaglio della Commissione Giustizia ed i promotori hanno sostenuto la necessità di correre ai ripari dopo che i cittadini keniani avevano espresso condanne nei confronti delle leggi anti-gay approvate in Uganda.
Al momento l'omosessualità è punita in Kenya con pene comprese tra i cinque e i quattordici anni di carcere.


Azerbaigian: scoprono che il figlio è gay e cercano di ucciderlo bruciarlo vivo

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«I genitori di Malik hanno tentato di bruciarlo vivo con la benzina dopo averlo preso a calci e pugni. Anche se è scappato di casa, un sacco di suoi effetti personali e documenti sono stati portati via dalla sua famiglia e proprio per questo motivo, non ha alcuna possibilità di abbandonare il paese. Malik è in un luogo sicuro in questo momento. Tuttavia, la minaccia per la sua vita continua». È quanto racconta l'associazione LGBT Azerbaijan Alliance.
Siamo in Azerbaigian e Malik è un ragazzo di 18 anni. Da qualche mese riceveva minacce su Facebook da parte di uno sconosciuto che lo minacciava di mostrare alla sua famiglia alcune foto che lo ritraevano ad un Pride. Sua madre, fervente mussulmana, era completamente ignara della sua omosessualità ma qualcosa dev'essere accaduto dato che un brutto giorno è venuta a sapere tutto e tanto è bastato perché i suoi genitori decidessero di tentare di ucciderlo.
Il tragico epilogo è stato evitato solo perché il 18enne è riuscito a scappare di casa. Il fatto di non avere con sé i documenti, però, ha complicato le cose dato che la sua possibilità di lasciare l'Azerbaigian appare pressoché nulla, così come pare che i suoi genitori non abbiano abbandonato l'idea di ucciderlo sulla base alle proprie convinzioni religiose.
In Azerbaigian l'omosessualità è legale, ma è la religione mussulmana a condannarla e a rendere impossibile la vita alla comunità lgbt locale. A gennaio un noto attivista ventenne si suicidò impiccandosi con una bandiera rainbow a causa di un clima omofobo per lui divenuto insopportabile.

Via: Queerblog


Video shock su Facebook: «È giusto picchiare e bruciare vivi i gay»

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I gay non devono avere il diritto di pubblicare video su Internet né di farsi vedere fuori di casa, altrimenti è giusto che siano picchiati e bruciati vivi. Sono le agghiaccianti parole pronunciate da due ragazze in un video destinato alla pubblicazione su Internet e rivolto ai propri coetanei.
Le parole pronunciate sono da pelle d'oca e rappresentano una vera e propria istigazione all'odio, aggravato da come quelle frasi siano state accompagnate da risolini compiaciuti e divertiti. Ecco la trascrizione completa:

Questo video non è per discriminare nessuno, ma è per far capire alla gente che... credo tutti lo pensiate, siamo qui per un argomento sui gay. Io non è che odio i gay, mi danno un po' fastidio. Non è che facciamo discriminazioni, però... Cioè, tu puoi fare il gay e a me non me ne frega se tu sei gay, un animale, una macchina, un cane: puoi fare quello che vuoi. Però dopo che tu cominci a truccarti e metti le foto su Facebook, a fare i video, a metterti in mutande e a ballare, a metterti la molletta, le extension, l'anello e dire che sei una donna su Facebook. Ma neanche in giro puoi.
Dopo tu ti lamenti se ti picchiano, ti danno fuoco, ti buttano giù da qualche parte... Ma ti sta bene! La gente dice, ma che gay di merda che sei e tu ti lamenti pure?
Ma falle queste cose, ma non farle per farti vedere dal pubblico. Hai capito? Perché a me girano i cogli*ni. Oggi ci siamo messe a guardare un video di uno che ballava in perizoma... Volevamo dire questo: se volete farlo, fatelo a casa vostra, sennò benzina e fuoco. Poi vieni a lì a dire: ma perché mi dici «Gay di merda»? Perché mi picchi? Cioè, guardati.

Difficile è non notare come quelle parole paiano ricalcare la strategia comunicativa che la politica e vari gruppi cattolici hanno sdoganato nel nome di una presunta libertà d'opinione: dall'auto-assolversi dalle accuse di omofobia prima di pronunciare parole che avrebbero fatto impallidire Hitler, al sostenere di rappresentare sempre e comunque la maggioranza delle idee (così come le Sentinelle sostengono di rappresentare la maggioranza dell'Italia o Taormina sostiene di essere appoggiato dall'intero popolo italiano).


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Canada: attivista anti-gay si intrufola al pride per distribuire profilattici con messaggi omofobi

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L'uomo che vedete nella fotografia di apertura pare incarnare tutti i più biechi stereotipi che riguardano i partecipanti ai Gay Pride, forse anche troppo. È questo il motivo per cui non stupisce troppo l'apprendere che in realtà non è vero manifestante. Il suo nome è Bill Whatcott, fondatore di un gruppo anti-gay cristiano evangelico chiamato Christian Truth Activists.
Sul proprio sito l'uomo si vanta di aver partecipato al Pride di Vancuver (Canada) della scorsa settimana con lo scopo di «trasformare un evento altrimenti empio in un'opportunità che permetta ad eterosessuali confusi ed omosessuali di venire a Cristo e liberarsi dal peccato dell'omosessualità e di altri vizi».
Dato che i partecipanti alla parata vengono verificati dagli organizzatori, Whatcott ha creato alcuni documenti falsi e un un sito internet di una finta organizzazione cristiana pro-gay chiamata Church of the Flying Spaghetti Monster. In precedenza un omonimo gruppo aveva già partecipato alla manifestazione, motivo per cui la domanda di partecipazione è passata senza che nessuno si accorgesse di nulla.
Sempre sotto mentite spoglie, Whatcott ha anche trovato uno sponsor che gli ha inviato dei profilattici da distribuire durante la parata. A quel punto, insieme ai suoi adepti, li ha manomessi per trasformare degli «strumenti di morte dell'anima» in «salva vita evangelici». All'interno delle confezioni sono stati inseriti testi evangelici e messaggi omofobi con scritto che «L'omosessualità è ritratta come un innocuo orientamento sessuale immutabile che deve essere accettato e addirittura celebrato. Questa è una menzogna. Anatomicamente tutti sono eterosessuali. Il corpo non è stato creato per sodomia. La verità è chi si concede all'omosessualità soffrirà molto a causa del suo peccato».
Sul proprio sito Whatcott racconta divertito come si sia tinto i capelli di rosa e abbia distribuito i 2.5000 «profilattici evangelici» da lui creati a tutti gli «omofascisti» presenti. Il tutto alternando continue prese in giro dei partecipanti, perlopiù insulti per non averlo allontanato o discriminato nonostante si rendesse volutamente ridicolo.
L'homo ha anche difeso la sua scelta un sotterfugio che potesse permettergli di adempiere alla sua «azione missionaria estremamente importante», sostenendo che la Bibbia stessa gli abbia conferito il permesso di farlo dato che le spie di Gerico hanno usato l'inganno nel secondo capitolo del libro di Giosuè, così come levatrici degli Ebrei ingannarono il Faraone nel libro dell'Esodo.


L'istigazione all'odio non può essere tollerata

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I gay sono malati, sono pedofili, sono drogati ed «ovviamente» hanno l'HIV, sono incapaci all'amore e mossi solo da istinti sessuali, sono disturbati mentalmente, sono laidi, esibizionistie la loro «propaganda sodomita» vuole colpire i bambini. È divertente scherzare sulle modalità con cui uccideri e si sostiene che la Bibbia giustificherebbe il fatto (naturalmente sorvolando su come lo giustificherebbe anche in una lunga lista di altri casi).
Questa è solo una piccola parte della grande quantità di materiale pubblicato sui social network da gruppi che dedicano anima e copro ad una campagna contro i gay volta ad affossare la legge contro l'omofobia.
Si sostiene anche di sapere quale sia la causa dell'omosessualità e garantiscono come scienziati russi ne abbiano scoperto la "cura" (il riferimento è a l'annuncio di un "antidoto" che, secondo dati raccolti nel 1959, dovrebbe essere somministrato ai bambini in tenera età per renderli etero) ed ovviamente si è pronti anche a spergiurare che ogni richiesta di diritti è finalizzata solo ad ottenere la legalizzazione di incesto e pedofilia (vogliamo forse far mancare un qualcosa che possa incutere timore?).
Non manca poi una pagina di presunti gay pronti a fornire la propria testimonianza nel dimostrare che i gay non valgono nulla, non devono essere difesi dal bullismo omofobico e meritano di essere licenziati perché gay (aggiungendoci poi la richiesta dell'immediata chiusura di tutte le associazioni gay e la fine di qualsiasi rivendicazione sociale).
A coronare il tutto anche una serie di fotografie ritoccate per far credere si siano verificate situazioni scabrose che nella realtà non sono mai avvenute (qui e qui un paio di esempi) e all'appello non manca neppure una finta versione del manuale redatto dall'Oms, buttata lì per a sostenere che gli organi internazionali avvalorino le fantomatiche "cure" dell'omosessualità.


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L'appello del fronte anti-gay: educare i bambini ad un'ideologia omofoba

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Nell'osservare la strategia comunicativa del movimento anti-gay è difficile non avere il sospetto che dietro ci sia una regia ben precisa. Sarà pur vero che i vari gruppi omofobi che spopolano indisturbati su Facebook non fanno altro che ripetere a pappagallo i proclami che altri hanno scritto, ma le fasi che è possibile osservare appaiono fin troppo ben definite e ramificate per essere del tutto casuali.
Si è iniziato con il sostenere che l'omofobia sia un'opinione e si è cercato di creare quanto più astio possibile nei confronti dei gay (spesso anche con accostamenti particolarmente diffamatori).
Una volta che l'idea è stata ben inculcata in una parte della popolazione (si vedano le rivendicazioni di Taormina o quelle avanzate dai lettori de Il Giornale e di Libero), si è passati ad attaccare qualsiasi iniziativa fosse volta ad educare alla diversità i più giovani, chiedendo ed ottenendo che i libretti che avrebbero dovuto supportare gli insegnanti in quel difficile compito finissero al macero. Denunce nominali sono poi state riservate ai professori che hanno osato proseguire a trattare l'argomento.
In Lombardia si è ottenuto che le scuole pubbliche siano obbligate ad organizzare attività di «promozione» delle famiglie «fondate sull'unione fra uomo e donna», a Verona sarà istituito un numero verde a cui poter denunciare qualsiasi professore che dovesse dire che i gay non sono malati (l'omosessualità sarà infatti d'ora in poi un argomento tabù).


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Taromina su Twitter: «A casa mia faccio quello che voglio. Chiederò i danni»

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Carlo Taormina ha pubblicamente dichiarato che i gay «fanno ribrezzo», «è gente malata», «sono contro natura» e «non li assumerei mai». Ha anche sostenuto che gli 'ndranghetisti abbiano principi preferibili ai gay e che l'Uganda ha fatto bene ad introdurre 14 anni di carcere per gli omosessuali. Ora è stato condannato per discriminazione (solo in relazione alla affermazioni che riguardano il lavoro, dato che negli altri ambiti della società non esistono norme contro la discriminazione) ma ancora una volta è tornato a sostenere su Twitter che l'insulto gratuito faccia parte della sua liberà di opinione.
«Chiederò danni per dolo o colpa grave» scrive. «Condurrò una battaglia fino all'ultimo sangue per tutelare la libertà di pensiero». L'avvocato si è anche detto «sconcertato per la deriva dittatoriale cui si avvia il nostro Paese» e accusa la magistratura di aver agito contro la Costituzione.
Taormina parla anche di una condanna «ad personam» e sostiene che la sentenzi violi la giurisprudenza europea e minaccia ricorsi al CSM e in cassazione.
Ha addirittura invocato manifestazioni di piazza «per la libertà di pensiero fino a quando non costituisca reato» anche se nel giro di pochi minuti ha aggiunto: «Il problema è che domani tutti se ne fregheranno e io rimarrò da solo, come sempre, a combattere. Questa è l'Italia della nuova dittatura».
Fra i commenti ha anche continuato a sostenere la legittimità delle sue parole, sostenendo che «a casa mia faccio quello che voglio». L'avvocato ha anche suggerito la sua idea per poter continuare a discriminare senza correre rischi: «Si dice che non si vuole assumere senza dare alcuna spiegazione e il problema è risolto».

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9]


I legislatori del Texas paragonano omosessualità e pedofilia in una breve giuridica

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Sessantatre legislatori del Texas hanno firmato una breve giuridica volta ad esortare l 5° Circuito della Corte d'Appello a mantenere in vita il divieto alla celebrazione di matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Nel documento si legge: «Se il diritto di selezionare un "partner a propria scelta" è il criterio utilizzato per invocare il un diritto fondamentale al matrimonio, anche pedofilia, poligamia e consanguineità sono maturi per una simile sfida». Si afferma anche che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un diritto fondamentale e che gli omosessuali non sono una categoria protetta dal diritto.
Dopo che lo scorso febbraio un giudice distrettuale stabilì che il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso è incostituzionale, il fronte conservatore è ora impegnato nel difendere la norma dinnanzi alla Corte Suprema. In precedenza cercarono di sostenere la legittimità del divieto sostenendo che lo stato ha il dovere do vietato alle coppie gay e lesbiche sposarsi nell'interesse di assicurare che i bambini possano nascere in «relazioni stabili e durature».
Se sostenere che fra gli eterosessuali non esistano divorzi è assurdi, davvero inaccettabile è produrre un documento con un'accostamento così grottesco fra l'omosessualità e la pedofilia.



Docente cagliaritana attacca uno studente gay: «commette un peccato mortale e deve farsi curare»

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Una docente dell'istituto tecnico Martini di Cagliari è stata condannata per diffamazione a causa di alcune esternazioni omofobe rivolte ad un suo alunno. Parlando con quattro ragazze della stessa scuola, l'insegnante ha sostenuto che il ragazzo presentava «manifestazioni di peccato mortale e divino, contrarie a precisi dettati morali e religiosi» e che in quanto gay «andrebbe curato da uno psichiatra».
Il giudice di pace Maria Grazia Argiolas l'ha condannata ad una multa di 700 euro e al risarcimento delle spese processuali.
Questo è quanto raccolta L'Unione Sarda anche se a far riflettere sono i soprattutto i commenti lasciati dai lettori. C'è chi esprime «tutta la propria stima» nei confronti dell'insegnante per aver «dichiarato quello che la Chiesa Cattolica dice da duemila anni», chi non sostiene che «non si può negare» come «moltissimi gay siano stati indirizzati [a diventare tali] a seguito di violenze in età in cui la sessualità non era ancora ben definita».
C'è addirittura chi chiama in causa fantomatiche «potenti lobby gay» (che si specifica pure sia formata da «personaggi del jet set internazionale») impegnata nel nascondere come «questo disturbo è causato da violenze fisiche e/o psichiche subite nell'infanzia» pur di far passare «il messaggio che sia normale rivolgere la propria sessualità verso lo stesso sesso».
Il quadro che ne esce è deleterio, con un'ignoranza e una disinformazione sbandierata ai quattro venti. Mentre i cattolici continuano ad impegnarsi perché nelle scuole non si possano colmare simili lacune culturali, appaiono sempre più palpabili gli effetti dell'incitamento all'odio lanciato da gruppi che godono di appoggi religiosi e politici. Perché appare incredibile che nel 2014 ci siano persone ancora pronte a credere e promuovere l'idea che l'omosessualità possa essere una "malattia" o che le cause siano riconducibili a traumi infantili.
Preoccupante è anche constatare come come dei docenti nel pieno svolgimento dei propri incarichi didattici possano istigare degli studenti all'odio sulla base delle proprie credenze religiose, attraverso tesi disconosciute scientificamente e da relegare al mero pregiudizio.


L'insulto non è un diritto. Lo stato intervenga e fermi la propaganda cura-gay sui minori

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Nell'indifferenza di Facebook spopolano vari gruppi che vogliono propagandare l'idea che l'omosessualità vada "curata" o possa essere cambiata a proprio piacimento. Nel panorama italiano la quasi totalità di essi è riconducibile ad un'unica casalinga, pubblicano gli stessi contenuti e spesso si danno ragione a vicenda (che equivale a darsi ragione da soli).
Le immaginette pubblicate illustrano presunti casi di persone "diventate" gay a causa di stupri collettivi o disgrazie varie, ma poi "ritornate" etero grazie alla religione. Tutte le storie sono difficilmente verificabili (a volerlo fare, si raggiunge solo un qualche sito americano che presenta sempre la stessa storia e lo stesso testo) e spesso sono solo traduzioni di immagini che hanno vagato per anni su vari gruppi cristiani. «Ognuno dice le stesse cose che hanno gli altri, è più facile in questo modo» ha recentemente raccontato una ex-attivista del movimento di propaganda delle cosiddette «terapie riparative». Si arriva anche nell'assurdità di potersi imbattere in storie provenienti dalla defunta comunità Exodus, nonostante il suo fondatore abbia ammesso che quelle erano tutte fandonie e che «il 99% di chi si è presentato qui non ha mai cambiato orientamento sessuale».
Non manca poi l'evergreen di Luca di Tolve, ormai impegnato da anni nel ripetere la storia della sua presunta "guarigione" dall'omosessualità voluta dalla Madonna. In fondo nelle Filippine si è creato un proficuo mercato attorno a dei poveracci che si fanno crocifiggere con chiodi veri davanti a turisti sadici (e tante bancarelle di souvenir) nella convinzione che ciò possa far piacere a Dio... rispetto a quello il negare la propria sessualità appare un masochismo non così tanto superiore dettato dallo stesso fanatismo (fermo restando che se a lui fa piacere credersi etero non c'è motivo per cui non possa farlo anche se sarebbe preferibile se poi non si prestasse nel cercare di obbligare anche gli altri a negare sé stessi).
A creare preoccupazione, però, è un dato: prendendo come esempio un gruppo Facebook chiamato "Cambiare orientamento sessuale" (sempre riconducibile alla nota casalinga), i dati pubblici della pagina indicano che i suoi lettori siano in prevalenza minorenni tra i 13 e i 17 anni d'età. C'è da chiedersi se siano ragazzini in cerca di istigazione all'odio o minorenni in difficoltà con la propria sessualità, magari speranzosi di poter superare la paura del coming out o l'omofobia della propria famiglia attraverso un "cambio" di ciò che non può essere cambiato.
Se poi si considera come il mondo cattolico non voglia assolutamente che nelle scuole si parli di omosessualità, vien da sé che quel messaggio malato e fuorviante possa essere inviato a ragazzi non ancora pronti a reagire all'omofobia. Il tutto mentre la politica approva mozioni volte a limitare l'accettazione dei gay e non si preoccupa di chi lavora alacremente per alimentarla.


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Spagna: i crimini dettati dall'omofobia hanno superato quelli di stampa razzista e xenofobo

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I crimini d'odio commessi in Spagna contro la comunità gay hanno superato quelli collegati al razzismo e alla xenofobia. È quanto emerge dalle anticipazioni di un dossier basato sulle denunce ricevute dalle forze di polizia e dalla guardia civile tra il 2013 e il 2014.
Nei primi sei mesi del 2014 sono stati ben 235 gli attacchi omofobi registrati, anche se lo studio sottolinea come quel numero sia sottostimato dato che circa il 75% delle vittime lgbt ha paura a denunciare l'accaduto.
Nel 2013 gli attacchi omofobi registrati furono 452, perloppiù riconducibili ad abusi, aggressioni, lesioni o minacce.
davanti ad un dato tanto allarmante, la LGTB Colegas ha chiesto al governo una legge di Uguaglianza di trattamento e di non discriminazione, che preveda un inasprimento delle pene per gli autori delle aggressioni. Paco Ramirez, presidente dell'associazione, ha dichiarato: «Siamo soddisfatti che finalmente si cominci a contabilizzare questo tipo di reati, prima invisibili alle statistiche ufficiali, anche se fra il 60% e il 90% delle vittime non li denuncia, secondo le stime dell'Agenzia dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. Molti non denunciano perché hanno la sensazione che gli autori delle aggressioni resteranno impuniti o riceveranno condanne minime; per il timore di rappresaglie, ma anche per l'ostilità o la scarsa ricettività da parte di alcuni poliziotti nei confronti di questi reati. E, non ultimo, per il timore di parlare della propria condizione omosessuale ai familiari, per coloro che non hanno fatto coming out».


Omofobia: l'Italia è il Paese che discrimina di più

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Un sondaggio condotto dell'Unione Europea vede il nostro Paese relegato in fondo a tutte le classifiche quando si parla di libertà sessuale a scuola, sul posto di lavoro o al momento di accedere ai servizi. In tutto ciò gioca un ruolo chiave anche la politica, sempre pronta ad auto-assolversi ma qui accusata di utilizzare diffusamente un linguaggio discriminatorio dal 91% dei partecipanti (la media europea è del 44% ed anche nei Paesi dell'est la percentuale non supera mai l'80%).
Lo sdoganamento della violenza verbale da parte della classe politica appare come parte di un processo che porta assuefazione e assimilazione della cultura dell'intolleranza, motivo per cui l'Italia appare all'ultimo posto anche per quanto riguarda la discriminazione nella vita quotidiana e al ricorso ai discorsi d'odio.
L'Italia appare ai primi posti delle classifiche, invece, per quanto riguarda la convinzione che una legge contro l'omofobia o  il riconoscimento delle unioni gay garantirebbero una qualità di vita migliore alle persone lgbt.
A livello globale è interessante è notare come l'Europa appaia divisa in due grandi blocchi: da una parte ci sono i Paesi dell'ovest che hanno legalizzato il matrimonio, le unioni civili e le adozioni gay, dall'altro ci sono le nazioni dell'ex-blocco sovietico che spesso presentano un vincolo costituzionale che impedisce il riconoscimento del matrimonio per le coppie omoparentali (anche se l'Ungheria ha comunque riconosciuto le unione civili). L'italia dovrebbe far parte del primo gruppo, eppure in tema di diritti e di discriminazione ha caratteristiche del tutto assimilabili al secondo gruppo.


Verona: batterista 19enne insultato e picchiato all'esterno di un locale perché gay

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Un grave episodio di omofobia si è consumato a Bussolengo (VR) nella notte fra sabato e domenica scorsa. La vittima è Andrea, un ragazzo di 19 anni che aveva appena finito di esibirsi con la sua band all'interno di un locale. Una volta uscito, si è trovato accolto da risatine e sberleffi rivolte al suo orientamento sessuale. La sua reazione infastidita è bastata come pretesto perché il branco passasse all'attacco.
«Al di fuori del locale a Bussolengo dove ci siamo esibiti -raccontano su Facebook i compagni della band- un gruppo di circa dieci ragazzi ha cominciato a provocare il nostro batterista con frasi volte ad attaccare il suo orientamento sessuale. Dopo vari insulti da entrambe le parti, uno di loro lo ha fatto cadere per terra e un altro gli ha calciato ripetutamente la testa con forza facendolo svenire. Prima dell'arrivo dell'ambulanza e dei carabinieri sono tutti magicamente spariti, anche i due che hanno detto "noi abbiamo le palle, e restiamo qui"».
Portato al pronto soccorso di Bussolengo, i medici gli hanno diagnosticato un colpo di frusta con una prognosi di 15 giorni. I carabinieri, invece, sono già al lavoro per cercare di individuare i responsabili dell'aggressione attraverso le immagini delle telecamera di videosorveglianza installate nella zona.
«Non si può continuare così, le cose vanno cambiate -hanno aggiunto i membri della band- Va eliminato questo tumore dell'umanità, gli omofobi non sono persone ma animali che quando si ritrovano in branco cercano di distruggere (moralmente o fisicamente) l'oggetto delle loro ansie: il gay (o il bisex, la lesbica, il trans). Andrea non si è fatto abbattere, avete solo alimentato la sua volontà di combattere queste ingiustizie, ed ora è più determinato che mai».


Secondo il pastore Bert Farias, i gay sono posseduti da un demone maleodorante

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«Come predicatore, ho una grande responsabilità davanti a Dio di dire la verità [...] I gay non devono arrabbiarsi con me, io sono con loro e non contro di loro. Se mi ascoletranno abbastanza a lungo vedranno che sto cercando di aiutarli». È questa l'introduzione con cui il pastore Bert Farias, fondatore dell'Holy Fire Ministries, ha scelto di aprire un articolo pubblicato dalla rivista cristiana Charisma Magazine e volto a sostenere che i gay siano posseduti da uno spirito demoniaco.
«È un demone -dice- che sente l'odore putrido che altri demoni non vogliono nemmeno poter sentire intorno a loro. Un vero profeta di Dio mi ha detto che il Signore gli ha permesso di annusare questo spirito demoniaco e lui si è ammalato allo stomaco. Eppure, come gli esseri umani, molti abbracciano questo demone».
Poi, forse contrariato per la totale assenza di qualsivoglia condanna all'omosessualità nei Vangeli, il pastore ha pensato bene di reinterpreta alcuni passaggi al fine di sostenere che «c'è un momento nella Bibbia in cui Gesù scaccia duemila demoni da un uomo. I demoni uscirono urlando e pregarono Gesù di mandarli nei maiali. I maiali non li volevano, quindi corsero giù per una collina ripida e affogarono nel mare. I suini hanno più furbizia di alcuni esseri umani. La gente abbraccia i demoni omosessuali ma i maiali avrebbero preferito morire piuttosto che essere posseduti da loro».
L'uomo ha anche sostenuto anche che «ci sono conseguenze fisiche, emotive e spirituali distruttivi derivanti dal comportamento omosessuale», ilt utto per giungere alla tesi che «L'accettazione della nostra cultura e la celebrazione del comportamento omosessuale non potrà mai fare bene. È sbagliato, non importa quante persone sono gay. È giusto condannarlo, non importa quante persone siano contro questo pensiero».

Via: Queerblog


Chi ha difeso Barilla ora vuole boicottare Intesa Sanpaolo: i gay non devono avere diritti

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Solo pochi mesi fa i lettori de Il Giornale si era schierati compatti in difesa di Barilla, sostenendo che un'azienda privata debba avere il diritto di discriminare chi vuole. Ora che un'azienda privata ha deciso di concedere la licenza matrimoniale ai propri dipendenti, i medesimi lettori hanno completamente ribaltato la propria opinione, quasi a sostenere che la discriminazione sia un diritto e che la parità sia da proibire. Il tutto ribadendo come la tanto sventolata «libertà di opinione» sia intesa a senso unico e sia motivata solo dalla necessità di avere una scusa per incitare all'odio.
Alcuni di loro hanno invocato la necessità di boicottare la banca, altri vogliono chiudere il conto, altri insultano e molti calunniano (sarebbe interessante vedere il risultato se Intesa Sanpaolo denunciasse chi ha scritto e diffuso falsità, ndr). Non sono mancati poi i sostenitori di presunti "valori cristiani" che a loro dire sarebbero finalizzati solo alla discriminazione e alla diseguaglianza sociale.
Ed è così che si possono leggere frasi come «tanto paga il solito contribuente imbecille», «una ulteriore prova che conferma il piano dei multimiliardari: distruggere la famiglia attraverso l'omosessualismo. Un motivo in più per chiudere conti e ritirare i soldi depositati, che vergogna ed indecenza», «che schifo... dovrò andare a chiudere il conto», «vorrei anche che la banca cambiasse nome perché calpesta i principi cristiani che il vero San Paolo ha professato con il suo martirio», «scardinare il concetto di matrimonio basato su "un uomo, una donna ed eventuali figli" significa cancellare le fondamenta della nostra civiltà ed imporre altre civiltà basate sulla poligamia e poi sulla poliandria», «vado a chiudere il conto», «dopo si lamentano se le aziende vanno all'estero!!», «vergogna! Che andassero a curarsi in ospedale psichiatrico gli omosessuali.», «dopo questa notizia i privati possono anche chiudere i conti correnti», «vergogna: l'italia è in mano ai froci», «questa è una banca di m..... la mossa ha lo scopo di fare maggior clienti tra i milioni di finocchi», «l'omosessualità è la negazione stessa della famiglia e della procreazione normale».
Insomma, toni inaccettabili, insulti gratuiti e volgarità mostrare dall'Italia peggiore, da quell'Italia che in nome dell'individualismo e dello status quo sta condannando a morte un Paese in cui l'incivilita e l'ignoranza vengono sbandierate quasi come un vanto.


L'American Family Association «sconvolta» dall'idea che Michael Sam potrà vedere i suoi compagni di squadra nudi sotto la doccia

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Dopo il coming out di Michael Sam si sta assistendo ad un vera e propria giostra di personaggi pronti a difendere la presenza dell'omofobia nello sport. Settimana scorsa è stato il turno dell'ex allenatore della sua squadra, Colts Tony Dungy, che ha dichiarato che non avrebbe mai firmato un contratto con lui perché «non avrei voluto occuparmi di tutto questo».
La sua posizione è stata immediatamente sposata da Tim Wildmon, presidente dell'American Family Association, che ora si dice «sconvolto» dall'idea che Michael Sam potrà vedere i suoi compagni di squadra nudi sotto la doccia. Anzi, Wildmon è entrato addirittura nei dettagli ricorrendo al termine «beefcakes» che indica un corpo maschile palestrato nudo o semi-nudo, indice di come presumibilmente sia ricorso alla sua fantasia per farsi un film di quella scena.
L'uomo ha sostenuto che «essendo stato un giornalista sportivo per alcuni anni, sono spesso stato in molti spogliatoi di calcio dove i giocatori vanno in giro nudi o seminudi, si cambiano d'abito e vanno dentro e fuori delle docce. Mettere un uomo come Sam, che dice di essere sessualmente attratto dagli uomini, con tutti quei corpi palestrati è ingiusto nei confronti dei giocatori eterosessuali ed una distrazione per Sam».
Riguardo all'ex allenatore, Wildmon non ha dubbi nell'affermare la necessità di garantire il diritto a non poter rifiutarsi di assumere qualcuno sulla base base di mere discriminazioni, definendo «gestapo» chi gli ha chiesto conto delle sue parole e sostenendo che qualsiasi critica sia «agghiacciante per la libertà di parola e di libero pensiero».
L'allenatore dei St Louis Rams, Jeff Fisher, non ha lasciato passare la cosa sotto silenzio ed ha rassicurato l'American Family Association sul fatto che la sessualità di Michael Sam non è in alcun modo una «distrazione» per la squadra. Fisher ha anche chiarito che «non abbiamo intenzione di trattarlo diversamente da qualunque altro giocatore di questa squadra».