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Gasparri vuole boicottare la Barilla: l'azienda non discrimina i lavoratori gay

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In uno stato civile un vicepresidente del Sanato non si sognerebbe mai di lanciare il boicottaggio di un'azienda, soprattutto accusandola di garantire troppi diritti ai propri dipendenti. Ma qui siamo in Italia ed abbiamo Maurizio Gasparri, motivo per cui la decenza e la civiltà non esistono.
Armato della sua ostentata omofobbia, l'esponente del Pdl ha twittato: «Patetico epilogo per Guido Barilla passato dalla difesa della famiglia alla subalternità a lobby gay. Non compriamo più Barilla».
Il tutto ha avuto inizio nel settembre del 2013, quando Guido Barilla venne criticato per aver pronunciato alcune parole contro il riconoscimento delle famiglie gay. Immediatamente Forza Nuova, Casa Pound, Eugenia Roccella si schierano a sostegno dell'azienda e si stracciarono le vesti nei confronti di chi aveva anche solo osato pronunciare la parola «boicottaggio». Ma dato che il mondo va in una direzione diversa da quella dell'Italia, la Barilla si scusò e si impegnò ad approfondire il tema. Il risultato è che ora, soprattutto negli Stati Uniti, l'azienda è all'avanguardia nella tutela dei diritti gay: prevede una copertura sanitaria ai dipendenti transgender e alle loro famiglie, finanzia le associazioni per i diritti dei gay ed è stata promossa dai voti della Human Right Campaign.
Se è facile immaginare lo smarrimento di Maurizio Gasparri dinnanzi ad una promessa mantenuta, ora l'esponente del Pdl ha pensato bene di cambiare idea riguardo al boicottaggio e quello che ai tempi venne descritto come un'indecente violenza ora è la sua proposta per lamentare l'assenza di discriminazioni verso i lavoratori lgbt.


Secondo l'ufficio scolastico del Piemonte, un insegnante può dare del malato ad un gay

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Dire ad uno studente gay che la sua omosessualità è una malattia che può essere curata non è omofobia e non offende nessuno.
È quanto sostiene l'indagine condotta dal del preside Stefano Fava e dell'Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte in merito alla lezione di una insegnante di religione dell'Istituto superiore Pininfarina di Moncalieri che, dinnanzi agli alunni, definì l'omosessualità «una malattia da cui si può guarire».
Stando ai risultati dell'indagine, l'insegnante «ha svolto la propria funzione educativa nel rispetto dei diritti e della dignità degli studenti» e «non ha abusato del proprio ruolo né ha avuto comportamenti offensivi».
Se una tesi simile appare già inammissibile, inaccettabile è il passaggio del documento in cui si sostiene che «le diverse posizioni emerse durante la conversazione rispecchiano il dibattito corrente nella società italiana circa il tema in discussione». Considerato come l'insegnante sia corsa da Avvenire a sostenere che «sinceramente non mi è sembrato che il resto degli studenti li seguisse con molta attenzione»... viene dunque da chiedersi di quale dibattito si stia parlando. Non si può sostenere che gli alunni abbiano contribuito con diverse teorie se è l'insegnante stessa a dire che nessuno la ascoltava mentre spiegava all'alunno gay che poteva "guarire" dalla sua omosessualità!
Comunque è così. Mentre l'Onu si preoccupa per la pericolosità delle dannosissime terapie riparatevi, l'ufficio Scolastico Regionale del Piemonte sostiene che sia necessario insegnare ai ragazzi anche teorie dannose e screditate scientificamente in modo da alimentare e il pregiudizio perché i vari Giuristi e le varie Sentinelle vanno in giro a predicare quelle falsità. La prossima mossa sarà sostenere che nelle scuole debba essere insegnata la teoria della razza nazista perché c'è ancora chi ne parla?


Tempi e la bufala della testimonianza dinnanzi ai giudici che in realtà non è mai stata fatta

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In uno stato civile, il ministro degli interni non perderebbe tempo a cercare di impedire la trascrizione dei documenti esteri, ma si preoccuperebbe di capire perché un giornale finanziato con soldi pubblici non perda occasione per pubblicare notizie di dubbia provenienza al solo fine di alimentare odio e violenza nei confronti di una parte della cittadinanza.
Il giornale in questione, ovviamente, è il solito Tempi che in virtù della sua vicinanza a Comunione e Liberazione pare si sente nel diritto di riscrivere il diritto americano e di dare voce a chiunque possa alimentare discriminazione. Nell'ennesimo articolo in cui si cerca di spiegare perché sia necessario impedire i matrimoni gay, la rivista ha dato ampio spazio ad una donna che si fa chiamare B.N. Klein e che dicono abbia reso la sua testimonianza davanti alla Corte d'appello del Texas per sostenere che «Nella comunità lgbt i bambini sono usati per provare che le famiglie gay sono come le altre. Conosco la loro violenza. Sono stata una loro vittima. Non sono loro le vittime. Per favore, usate buon senso e mantenete in Texas la definizione di matrimonio tra uomo e donna».
L'articolo prosegue nel sostenere che i gay usano i figli come arredi, li obbligano a far sesso, ostentano la loro omosessualità dinnanzi a loro, sono arroganti, disprezzano gli altri... e, giusto per rincarare la dose, il giornale cattolico non ha mancato di corredare il tutto con immagini di bambini in lacrime, quasi piangessero perché hanno due padri o due madri.
È bene precisare che la notizia è falsa. La Corte d'Appello del 5° Circuito ascolterà le argomentazioni nel caso De Leon v. Perry il 5 di gennaio 2015, non ci sarà nessun processo quindi nessuna testimonianza, la data 15 settembre è la data in cui è stata depositata la memoria della signora Klein, non di quando ha fatto testimonianza (e non la farà mai!). Inoltre la sua memoria non verrà nemmeno presa in considerazione: non c'è nessuna discussione del caso in oggetto, si parla solamente di lei, quindi i giudici non avranno nessun interesse a leggere qualcosa che non riguarda il caso. Quindi perché mai Tempi ha ritenuto di far credere che quella sia una testimonianza reale deposta dinnanzi a dei giudici?
E che dire di B.N. Klein, la super testimone che la rivista cattolica ritiene così attendibile da presentare le sue parole come oro colto? Innanzi tutto sarebbe bene notare come la donna sia in realtà una professoressa amica di Robert Oscar Lopez, un professore della State University Northridge noto per la sua lotta ai diritti della comunità gay e pronto a sostenere che sia lecito utilizzare qualunque metodo per fermare «un nemico privo di scrupoli e spietato come la lobby gay». La donna appare anche come una prolifica commentatrice che passa le proprie giornate a scrivere commenti su internet, in particolar modo attraverso una strenua opposizione opposizione al diritto di esistenza delle persone transgender.
Tra volgarità, imprecazioni, disprezzo per gli uomini ed insulti, appare chiaro che la donna sia mossa da un'odio al limite del patologico e si è spinta sino a sostenere che preferirebbe lavorare nel mondo accademico con dei serial killer piuttosto che con i suoi colleghi maschi. In altre circostanze non si è trattenuta dal paragonare un padre biologico gay ad uno stupratore pronto ad avere un figlio attraverso la maternità surrogata, paragonando quest'ultima all'Olocausto.
Riguardo al racconto a cui Tempi ha dedicato così ampio spazio, sarebbe bene sottolineare come sia stata la donna stessa a negarne la valenza nel 2013 attraverso commenti in cui sosteneva di non voler entrare nel merito della questione dei matrimoni dato che il problema non sono le famiglie gay ma gli uomini. In quell'occasione sostenne che due gay «sono la stessa mer*da» di qualunque altro uomo, tirando poi in ballo il caso di un pedofilo eterosessuali di 60 anni. Detto questo, perché mai dovremmo negare i diritti di milioni di persone sulla base della testimonianza di una donna che appare aver bisogno di urgente aiuto per risolvere i suoi problemi con l'altro sesso?


Forza Italia non doveva aprire ai gay? Per ora si limita ad sponsorizzare i comizi dei Giuristi per la vita

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L'impressione è una sola: Silvio Berlusconi e la Pascale ci hanno solo preso in giro. Tra cene eleganti in compagnia di Luxuria e l'apertura di un dipartimento dei diritti civili, Forza Italia si era detta pronta a riconoscere la necessità di lavorare per garantire piena dignità alla comunità gay.
Eppure è proprio Forza Italia a sponsorizzare un intervento del presidente dei Giuristi per la vita a Desio, in provincia di Milano. Vien da sé che chiamare un personaggio noto per la sua omofobia e sostenere un incontro in cui si dirà che l'inclusione dei reati omofobi fra quelli che prevedono aggravanti (da decenni in vigore in tutela di cristiani ed immigrati) sia una norma liberticida è la negazione di quella tesi.
Nell'occasione l'avvocato Amato presenterà anche il suo nuovo libro, una bella occasione per poter ottenere un guadagno economico dall'odio verso il prossimo.
Qualora Forza Italia non prenderà le distanze dall'iniziativa, allora verrà da sé che tutte le parole pronunciate da Berlusconi non potranno che essere catalogate come mera propaganda elettorale. Perché non si può aprire ai gay se offer supporto a chi lavora instancabilmente per impedire che i gay possano vivere. Sarebbe come dirsi contrari al nazismo per poi dichiararsi fan di Hitler.
Dal canto loro i Giuristi per la vita commentano: «Noi andiamo dove ci chiamano per informare e dire la verità! Pronti anche ad andare ad un convegno organizzato da Sel o dai Radicali. Siamo stati a convegni della Lega, Fratelli d'Italia, NCD e Nuova Destra di Alemanno, persino Forza Nuova... senza alcun timore». Vien da sé che Sel e Radicali probabilmente non chiameranno mai un gruppo che definisce «verità» la sua propaganda, così com'è triste vedere che Forza Italia abbia scelto di ricalcare i passi del Ncd e di Forza Nuova ricollocandosi in un'area di estrema destra.


Il coro gay di Manchester risponde così all'omofobia...

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Il 1° novembre scorso due ragazzi di Manchester, Jean-Claude Manseau e Jake Heaton, sono stati picchiati da quindici persone perché stavano cantando una canzone tratta dal musical "Wicked". L'odio omofobo e la superiorità numerica non ha lasciato scampo alle due vittime, una delle quali è stata lasciata a terra in stato di incoscienza.
È così che i membri del Manchester Lesbian & Gay Chorus hanno deciso di rispondere a quell'aggressione e sono saliti a bordo dello stesso tram sul quale quel giorno stavano viaggiando i due giovani. Coinvolgendo anche gli altri passeggeri, hanno iniziato a cantare bradi tratti da West Side Story e da altri musical, il tutto distribuendo cupcake arcobaleno contenuti in una scatola con scritto "Dolci non odio".
«È stato fantastico -ha commentato Cllr Kevin Peel- c'erano circa trecento persone e c'era un'atmosfera molto positiva, si respirava la determinazione nell'assicurasi che fatti simili non devono più accadere e si è inviato un messaggio alle persone che hanno atteggiamenti negativi. C'erano un sacco di persone pronte ad alzarsi e mostrare il proprio sostegno alla sfida contro l'omofobia».

Clicca qui per guardare il video.


Umbria: insegnante picchia uno studente dopo aver detto che «essere gay è una brutta malattia»

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Mentre il sottosegretario all'istruzione è impegnato ad impedire l'educazione alla diversità, per la terza volta in poche settimane è dal mondo della scuola che ci giunge il racconto di un gravissimo atto di omofoba perpetrato da un insegnante.
Questa volta i fatti si sono svolti in Umbria, dove un ragazzo ha raccontato di essere stato insultato e picchiato da un docente perché gay. I fatti sarebbero già stati confermati anche dalla testimonianza di tre compagni di classe.
Durante la lezione il professore avrebbe iniziato a passeggiare per l'aula prima di fermarsi ed esordire con un «essere gay è una brutta malattia» guardando fisso lo studente. Poi avrebbe ripetuto la frase, questa volta premurandosi di chiamare lo studente per nome e cognome.
A quel punto il ragazzo gli ha chiesto se stesse parlando di lui ed il professore avrebbe replicato: «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa». In tutta risposta il ragazzo avrebbe detto: «Sicuramente, da quando conosco lei» e quelle parole avrebbero scatenato la furia del docente. Dapprima avrebbe sferrato due calci alle gambe del giovane, poi lo avrebbe colpito con due pugni alla spalla e lo avrebbe preso con forza per il collo.
Il ragazzo ha esitato un po' prima di raccontare il tutto ai genitori ma, una volta fatto, questi lo hanno portato in ospedale (dove è stato riscontrato un grosso ematoma alla coscia, giudicato guaribile in cinque giorni) ed hanno sporto alla polizia. Il preside dell'istituto ha chiesto di poter svolgere un'indagine interna prima di rilasciare commenti, pur avendo già provveduto a spostare il ragazzo in una sezione in cui non potrà incontrare il professore.


Il nuovo spot anti-omofobia di Buenos Aires

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In Argentina l'omofobia è un problema reale e tangibile, ma è difficile non notare come ci sia volontà nel cercare di cambiare le cose. Le nozze gay sono legali, le coppie gay possono partecipare ai mondiali di tango e la Costituzione tutela identità di genere ed orientamento sessuale.
Di contro c'è la propaganda lanciata dai gruppi evangelici, spesso pronti a ricorrere a biechi stereotipi pur di alimentare la discriminazione. Ed è forse per sfatare alcuni di quel falsi miti che in una nuova compagna pubblicitaria si sottolinea come l'omosessualità sia parte di una persona e non possa essere appresa o trasmessa. Nel video, realizzato dal sottosegretariato per i diritti umani e il pluralismo culturale di Buenos Aires, si affrontano tanti altri temi per spiegare l'assurdità del voler ridurre la sessualità umana a due soli stereotipi, ancor più quando si utilizza quel pretesto come forma di odio verso gli altri. Il tutto per sottolineare come lo stato esiga la piena uguaglianza di ogni cittadino, tutti diversi fra loro ma uguali dinanzi alla legge.

Clicca qui per guardare lo spot.


Il sottosegretario all'Istruzione torna a condannare la lotta all'omofobia

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Gabriele Toccafondi, sottosegretario di stato al ministero dell'Istruzione, è un politico tristemente noto per il suo impegno nel tentare di fermare qualsiasi iniziativa di contrasto all'omofobia all'interno delle scuole italiane.
Già nel bloccare la distribuzione agli insegnanti degli opuscoli redatti dall'Unar, l'esponente del Ncd si era affrettato a sostenere che la lotta all'omofobia lede la libertà all'educazione dei genitori (un'affermazione pericolosa che porterebbe a ritenere che un genitore abbia il diritti di far vestire da nazista il figlio o che dei ragazzi possano presentarsi a scuola con gli abiti del Ku Klux Klan). Ora, forse annoiato dall'essere tornato nell'assoluto anonimato, è ora tornato a far sentire la propria voce attraverso una lettera inviata al quotidiano Il Tempo, ovviamente approfittandone per scagliarsi contro alcune giornaliste che avevano osato sostenere alcune iniziative pro-gay lanciate nelle scuole romane.

«Gentile direttore -scrive il sottosegretario- ho letto gli articoli delle vostre giornaliste Fiorino e Poggi sulle letture di fiabe improntate all'ideologia gender fatte in un asilo nido di Roma. Lo dico senza mezzi termini, non è possibile che in certe scuole venga continuamente bypassato il ruolo educativo dei genitori. E non è possibile che i Comuni, cui spetta la gestione degli asili, utilizzino le scuole per le loro battaglie ideologiche. La lotta a ogni forma di discriminazione è giusta e da promuovere, ma non deve essere usata per proporre una visione ideologica della realtà. Ogni tipo di materiale e di progetto educativo su temi sensibili che entra nelle scuole, deve essere assolutamente deciso dai docenti insieme alle famiglie. La nostra Costituzione è chiara e stabilisce che i primi responsabili dell'educazione dei figli sono i genitori, basterebbe leggerla e non interpretarla. È inaccettabile che le scuole non li coinvolgano su argomenti così delicati. Ricordo a tutti il comma 1 dell'articolo 30: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Il patto educativo è sempre un patto a due tra scuola, insegnanti e famiglia, genitori».

Insomma, la sua visione della scuola è un luogo in cui non dev'essere insegnato il rispetto verso ogni diversità attraverso l'informazione, ma un luogo dove indottrinare i bambini sulle convinzioni decise da alcuni dei loro genitori. Vien da sé, infatti, che il riferimento alle famiglie non riguarda davvero tuttii genitori, ma solo quelli che lo votano ed che aderiscono alle varie associazioni cattoliche che si sono erte a rappresentanza della famiglia (di certo non basta chiamarsi forum delle famiglie per rappresentare davvero tutte le famiglie, ndr). Ma quel che è più grave è come, ancora una volta, la politica sia in prima linea nel difendere l'oscurantismo ed imporre uno status quo basato su pregiudizi inaccettabili. Il tutto sulla spella di una parte della popolazione, considerata sacrificabile nel nome di presunte ideologie religiose.
Imbarazzante è anche assistere all'uso di termini inappropriati e basati su ideologie fasciste nelle bocca di un rappresentante dello stato, così come viene la pelle d'oca nell'osservare lo slogan elettorale scelto dal sottosegretario: «al servizio di tutti, servo di nessuno». Non male per un servo del Vaticano che intende escludere parte della cittadinanza dai diritti previsti dall'articolo 3 della Costituzione (curiosamente l'unico che l'uomo ha accuratamente evitato di citare).


Palermo: 20enne fa coming out, il padre lo fa picchiare

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Davide è un ragazzo di 20 anni che vive in un paesino in provincia di Palermo. Qualche mese fa ha si è fatto coraggio e ha di parlare della sua omosessualità alla sua famiglia, così come tanti suoi coetanei si trovano a fare, ma l'epilogo è da pelle d'oca. «Gli dissi che sono gay e mio padre radunò mio fratello e gli zii per farmi picchiare», racconta il giovane.
Il ragazzo racconta anche come la sua decisione di dichiararsi avesse seguito un esplicito invito del padre di affidarsi a lui: «Mi ha chiesto "Ti droghi? Parla con me. Qualsiasi cosa sia, io ci sono"». Ma se il padre sarebbe stato ben disposto ad accettare un figlio drogato, l'uomo non ha trovato altrettanta compressione nell'apprendere che suo figlio non aveva alcun problema serio, ma semplicemente aveva gusti sessuali diversi dai suoi.
Da qui sono iniziati gli insulti e le botte, poi la segregazione in casa e l'assoluto divieto di poter vedere anima viva. Una sera di agosto Davide ha raccolto le sue cose e si è lanciato: «Avevo davanti due scelte -racconta- farmi uccidere o provare a scappare. Ma non mi importava, dovevo scappare. Però avevo paura che mi venissero a cercare».
Neppure la fuga è bastata a spegnere l'odio della sua famiglia. Una zia lo contatta sporadicamente su Facebook per insultarlo: «Mi scrive "impiccati". Secondo loro non devo esistere. Non a queste condizioni». I suoi genitori, invece, non lo cercano neppure.
La buona notizia è che ora Davide sta bene, ha un lavoro e vive con alcuni coinquilini in una casa a Catania. Eppure resta la brutta storia di come possano esistere genitori denaturati capaci di simile brutalità, ennesima testimonianza di come l'orientamento sessuale eterosessuale non sia una sorta di certificazione della capacità di essere genitori migliori (così' come qualcuno prova ancora a sostenere)


Adinolfi si sbugiarda: ecco come la sua sbandierata liberà di opinione debba valere solo per sé

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Mario Adinolfi ha pensato bene di sbugiardare tutte le fantomatiche tesi che per mesi ha utilizzato per attaccare e denigrare la comunità gay italiana. Com'è noto, nell'ultimo periodo il politico si è interamente dedicato ad organizzare circoli e vendere libri con cui difendere la sua «libertà di espressione» nel poter insultare l'altro. Il tutto sostenendo che una legge contro l'omofobia metterebbe in discussione la sua possibilità di poter palare liberamente (anche se ovviamente così non sarebbe).
Eppure ora Adinolfi ha scelto Facebook per mostrare palesemente come nella su mente quella «libertà» valga solo sé stesso, chiamando a raccolta i suoi fedelissimi per impedire che TV2000 potesse concedere dello spazio all'opinione di Vladimir Luxuria. «Ricordatevi -scrive sul social network- l'importante è non subire l'avvento dell'irrazionalità in silenzio. L'importante è non essere tiepidi. Rispondere tempestivamente quando c'è da rispondere. Luxuria non farà più l'opinionista alla tv dei vescovi».
Poi in un'intervista ha aggiunto: «Abbiamo chiesto ieri sera, e questa mattina di mandare delle email per chiedere che non avvenisse quest'ospitata. Invitare Luxuria il giorno in cui il cardinal Bagnasco affermava che le nozze gay altro non sono che un cavallo di troia, sembrava proprio invitare questo cavallo dentro le mura, diciamo così, per poi scoprire che un dono non era».
Insomma, il politico è chiaro nel sostenere che la controparte non debba avere la possibilità di presentare le proprie opinioni, invocando il ricorso ad un pensiero unico dettato da lui e dai circoli nati da chi ha acquistato il suo libro omofobo.
Fatto sta che alla fine Luxuria non è più stata invitata. «Avrei dovuto commentare le notizie della giorno, dire la mia -racconta a Repubblica- Ho accettato, molto volentieri: parlarsi fa bene, ci sono ancora dei muri da abbattere e iniziative come questa vanno precisamente in quella direzione. Ho accolto l'invito con gioia. E sarei andata nei loro studi senza provocare, con rispetto. Sono abituata a chiederlo per me e allo stesso modo sono abituata a rispettare tutti. Insomma, ero contenta. Loro avevano anche annunciato ufficialmente il mio intervento sul loro sito». Ma poi all'ultimo è stata contatta dal direttore della rete che le ha detto «che forse il giornalista che mi aveva contattata non aveva messo in conto l'Assemblea generale della Cei. E che forse non era il caso che io commentassi, proprio oggi, le notizie del giorno».
L'intervento pare non sia stato annullato ma solo rimandato e presto sapremo se sarà realmente così. La speranza è che in tutto ciò non c'entro davvero l'intervento di Adinolfi, ormai sempre più triste nel mostrarsi mosso solo da interessi personali e da un'ideologia che non ha nulla a che vedere con le labili tesi con cui è solito cercare di motivarla.


Secondo il vescovo emerito di Bologna, i gay sono una minoranza e quindi la politica non deve occuparsene

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Ripetendo un tormentone di una certa area politica, anche il vescovo emerito di Bologna -Ernesto Vecchi- ha pensato bene di intervenire sul tema delle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero e di fornire la sua interpretazione della legge. Il religioso ha così sostenuto che i politici locali del Pd non dovrebbero perdere tempo a pensare ai registri o «usare forzature o prendersela col prefetto». Ma è nel spiegare le motivazioni della sua affermazione ideologica che il prelato ha dato il peggio si sé, chiedendo che «la politica locale si interessa di temi che toccano le minoranze e non interessa la gente, che invece vuole il lavoro, una città pulita, vuole sicurezza».
Peccato che se le minoranze non meritassero diritti o rispetto, a nulla varrebbe la campagna che i cattolici hanno lanciato in difesa dei cristiani nel Medi Oriente (dove sono per l'appunto una minoranza) o non si capirebbe perché mai la polizia perda tempo dietro a reati minoritari come gli omicidi dato che la maggior parte della popolazione non uccide nessuno ma magari parcheggia in doppia fila. Se tutto ciò che avesse a che fare con le minoranze non avesse valore, tantissimi discorsi verrebbero mano. Certo, in questo caso appare evidente la volontà di lanciare un messaggio ideologico volto a chiedere la discriminazione dei cittadini meno simpatici ai vertici ecclesiastici provano verso i vari gruppi, ma affermazioni simili rischiano di risultare comunque pericolose e lesive della dignità individuale.


Il bollettino della parrocchia: «Nelle scuole danno ormoni ai bambini per farli diventare gay»

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Dopo il caso dell'insegnante di religione di Moncalieri che andò in classe a sostenere che l'omosessualità possa essere "curata", un'altra docente statale è finita alla ribalta delle cronache per affermazioni inaccettabili rilasciate, questa volta, attraverso il bollettino della parrocchia di Rivarolo Canavese (Torino).
L'autrice dell'articolo incriminato è Cristina Zaccanti, insegnate di storia ed italiano al liceo classico Carlo Botta di Ivrea, pronta ad accomunare pedofilia ed omosessualità come «metodi pedagogici ammessi dall'Onu» o a sostenere che l'OMS voglia introdurre nelle scuole materne la «masturbazione fin dai tre anni di età per far sperimentare al bambino le proprie pulsioni così da alimentare l'esperienza omosessuale».
Ma non solo. La donna ha anche asserito che «in nome del diritto del bambino alla propria autodeterminazione in Inghilterra, ma anche in alcune scuole italiane, si somministrano ormoni affinché venendone ritardata la crescita, abbiano più tempo per decidere». Poi, rivolgendosi al progetto di legge per il contrasto dell'omofobia, l'insegnante ha sostenuto che lo scopo di quella legge è «la rieducazione in un campo lgbt per chi affermerà di essere a favore della famiglia naturale e contrario alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali».
Interpellata dalla Stampa di Torino, l'insegnante (e referente locale delle Sentinelle in piedi) ha detto che le informazioni false da lei pubblicate derivano da presunti documenti reperibili su internet. Poi, per non farsi mancare nulla, ha pure esordito con il classico e patetico: «Non giudico gli omosessuali, ho tanti amici gay». Anche il parroco ha preso le distanze ed afferma che quell'articolo presenti «opinioni non appartengono né a me, né alla parrocchia». Insomma, tutti hanno negato tutto dopo aver diffuso falsità volte solo ad alimentare odio (e non si chiami «opinione» il far credere l'esistenza di leggi o progetti inesistenti). Se Alfano fosse un ministro serio, al posto di preoccuparsi così tanto di fermare le registrazioni dei matrimoni gay contratti all'estero, forse potrebbe intervenire per fermare quanti minano l'ordine pubblico attraverso la diffamazione a mezzo stampa dei gay e degli organismi internazionali. E, questa volta, con serie conseguenze per la salute e sicurezza dei cittadini.


Luca Di Tolve: dire che i gay sono malati è un diritto costituzionale

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«Quanto accaduto a Moncalieri è l'ennesima dimostrazione del carattere menzognero e illiberale dei gruppi organizzati lgbt. L'insegnante di religione finita nella gogna mediatica non ha solo espresso un'opinione ma ha anche fatto riferimento a fatti concreti, scientifici, relativi all'omosessualità». A sostenerlo è La nuova bussola quotidiana.
Il riferimento è al caso del professore di religione di Torino finito alla ribalta delle cronache per aver sostenuto dinnanzi agli studenti che l'omosessualità è una malattia e può essere guarita. Ed è così che la rivista ciellina si è subito rivolta a Luca Di Tolve, un uomo che deve la sua fortuna all'essersi dichiarato ex-gay, per un commento sull'accaduto.
Intuibile è la posizione assunta dall'uomo, pronto a sostenere che «va affermato con chiarezza che l'insegnante ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione anche riguardo all'omosessualità: è un diritto sancito dalla Costituzione e non ci sono giustificazioni per chi vuole far tacere delle opinioni». Una tesi che poterebbe a ritenere lecito che un insegnante vada in classe ad insultare gli studenti di colore perché la sua «opinione» è razzista o che renderebbe lecito inneggiare a pulizie etniche in nome di un'«opinione».
Ma Di Tolve non si è certo fermato lì e nel suo rigurgito d'odio ha aggiunto che «sono loro stessi che sostengono la terapia affermativa, ovvero il supporto psicologico che porta all'accettazione dell'omosessualità. È segno che allora il disagio esiste, che un problema psicologico c'è». Chiunque abbia una benché minima capacità razionali sa benissimo che quelle terapie servono a superare le difficoltà create da una società omofoba... e un simile discorso si basa sul concetto che le vittime debbano compiacere i propri aguzzini. Insomma, un'assurdità! Ma per il presunto ex-gay sono i gay ad essere violenti nel voler imporre la propria presenza in una società troppo gay-friendly: «Per imporre questa teoria mentono sulla realtà e sulla scienza -dice- La realtà è che ormai sono tantissimi i casi di ex omosessuali che hanno recuperato la loro identità eterosessuale, si sono sposati, vivono relazioni stabili e hanno figli».
Naturalmente se l'esistenza degli ex-gay è ancora tutte da dimostrare (alcuni gruppi religiosi anti-gay sostengono che siano tantissimi anche se nel mondo se ne sono visti ben pochi), Di Tolve ha omesso di sostenere che la contrarietà non è verso chi decide di reprimere la propria sessualità, ma verso chi vuole imporre la propria scelta innaturale agli altri. Non a casso, da quando Di Tolve dice di essere divenuto eterosessuale grazie all'intercessione della Madonna, non si è limitato a vivere la sua vita ma ha aperti dei centri per la conversione di altri e ha fatto di tutto perché i genitori di adolescenti gay odiassero i propri figli e cercassero di cambiarli. Questa è violenza, non certo un unto di partenza per poter chiedere rispetto.
ma la cosa più imbarazzante è come oggi, nel 2014, ci si trovi ancora dinnanzi a riviste cattoliche pronte a sostenere che l'omosessualità sia una malattia. Inutile a dirsi, il tentativo di imporre la discriminazione passa anche dal tentativo di tornare al Medioevo ad ogni occasione, felici di poter contribuire ad una società che possa crogiolarsi nei propri pregiudizi in modo da spingere il maggior numero di giovani possibili verso la depressione o il suicidio.


Texas: 17enne picchiato dai suoi amici perché gay

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Dylan Beard è un ragazzo texano di diciassette anni. Ed è gay. Tanto è bastato perché divenisse vittima di una violenta aggressione da parte di persone che reputava amiche.
Una ragazza che Dylan reputava amica l'ha invitato in un parco, ma quando il giovane è giunto all'appuntamento l'ha trovata in compagnia d i altri due suoi compagni di scuola. I tre hanno iniziato a lanciargli insulti omofobi, svelandogli come fosse caduto in un'imboscata premeditata. Da lì a poco le parole sono diventate fatti ed i tre hanno iniziato a picchiarlo con violenza. «Mi hanno buttato a terra, colpito e dato un pugno », racconta. «Il suo viso era gonfio, il naso era rotto, si era morso con la sua stessa lingua, i suoi denti inferiori erano scheggiati, le ginocchia erano piene di ferite», racconta la madre, rimasta sotto shock nel vederlo tornare a casa in quelle condizioni.

E mentre la stampa locale si indigna per l'accaduto e le associazioni lgbt puntano il dito contro la scelta della polizia di ignorare le testimonianze di chi ha da subito raccontato di aver udito insulti omofobi, nelle stesse ore dell'accaduto il senatore texano Ted Cruz era impegnato a commentare ai microfoni della CNBC il coming out di Tim Cook, sostenendo come la sua omosessualità «sia una scelta personale». Inutile a dirsi, il pregiudizio non è un qualcosa che nasce dal nulla ed è difficile poterlo combattere quando le istituzioni stesse si impegnano con così tanta dedizione a diffonderlo. Cruz non avrà forse chiesto a quei ragazzi di picchiare il loro amico, ma è andato a raccontare loro che l'omosessualità è un qualcosa che si sceglie e non è da ritenersi una naturale variante dell'orientamento sessuale come la scienza afferma da decenni.


Parole shock del professore di religione: «Essere gay è una malattia». E la curia di Torino lo difende

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«Essere gay è una malattia, un problema psicologico da cui è dimostrato scientificamente che si può guarire». Sono queste le inaccettabili parole pronunciate dinnanzi agli studenti da un professore di religione di un istituto superiore di Moncalieri, alle porte di Torino.
L'episodio è stato riferito dagli studenti al preside dell'istituto, il quale ha promesso l'avvio di una indagine interna sull'accaduto. «Se confermato si tratta di un episodio gravissimo -ha commentato l'Arcigay- ma attendiamo le verifiche interne della scuola».
A detare preoccupazione, però, è come la curia pare abbia scelto di appoggiare l'operato dell'insegnante. In un'intervista rilasciata a Repubblica da don Gian Luca Carrega, docente di Sacra scrittura la Facoltà teologica di Torino e delegato della Diocesi per la pastorale delle persone omosessuali, ha dichiarato: «Probabilmente questa professoressa aderisce alle teorie riparative, come quelle di Nicolosi. Ma siamo al di là delle linee educative e dei programmi scolastici e dello stesso magistero della chiesa. Qui siamo nel campo delle singole opinioni, opinioni che io personalmente non condivido [...] Se un docente, qualunque sia la materia di insegnamento, vuole sposare le teorie di Nicolosi è libero di farlo, rientra nelle sue libertà costituzionali. Non essendo l'omosessualità una materia che rientra nei programmi scolastici, mi pare che la questione rientri puramente nell'ambito del confronto personale che ogni docente ha con i suoi allievi. Confronto che ovviamente non può prescindere dalla formazione del singolo professore, al di là che insegni religione o matematica».


Le bufale di Tempi e il corso lgtb per bambini

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La rivista ciellina Tempi è da sempre in prima linea nell'alimentare odio nei confronti della comunità lgbt e Benedetta Frigerio risulta una delle sue redattrici più impegnate in questa crociata. Se la veridicità dei suoi articoli non è sempre così certa, in questo caso si è alterata del tutto la realtà pur di attuare un terrorismo psicologico in merito ad un progetto scolastico cagliaritano volto all'abbattimento degli stereotipi di genere.
La rivista ha accuratamente evitato di citare per intero il progetto e non si è certo fatta problemi nel far credere che i genitori non ne sarebbero stati a conoscenza (nonostante il progetto li coinvolga direttamente).
Citando il parere espresso da associazioni omofobe come il Forum delle associazioni familiari o i Giuristi per la vita, ci si è spinti persino nel dichiarare che «i bambini vengono "sessualizzati" con giochi, fiabe, rappresentazioni teatrali. In alcune scuole è stato per esempio consegnato ai bambini maschi un rossetto, sono stati invitati a metterlo sulle labbra ed è stato quindi chiesto come si sentivano; in altre scuole è stato proposto ai bambini maschi di giocare con le bambole ed altre sperimentazioni simili». E ancora: «questa ideologia sostiene che "maschio" e "femmina" sono il passato, il sesso è un'opinione, l'omosessualità è innata e i gay e le lesbiche hanno il diritto di creare coppie che saranno il fondamento di un nuovo tipo di famiglia».
Inutile a dirsi, l'omosessualità è innata che piaccia o no a chi si ostina a voler parlare di una "scelta" pur di sentirsi legittimati in un'attacco violento nei confronti di una variabile naturale della sessualità umana.
Ma non solo. Così come sottolineato anche da Giornalettismo, sarebbe bastato guardare i documenti originali per accorgersi di come l'intera questione non fosse altro che una bufala. Il Comune di Cagliari, infatti, non vuole «insegnare ai bambini a essere trans», ma semplicemente educarli alla consapevolezza e al rispetto delle dei diversi orientamenti sessuali: «Il succo è che si vuol spingere il bambino a non esser chiuso, a non esser ristretto mentalmente, a capire e cogliere che esistono diversi orientamenti sessuali e che le persone non vanno trattate in maniera diversa a secondo che siano di qualsivoglia orientamento, insegnare a non avere comportamenti di discriminazione nei confronti degli altri non vuol dire insegnare a diventare transessuali o transgender, ma solo insegnare rispetto».
Ma alla fine sempre qui si torna, a commentare l'ennesima bufala atta solo ad alimentare odio e discriminazione. Il tutto in un piano dove le notizie non vengono mai smentite e dove la falsità viene ripetuta sino alla nausea, il tutto con il chiaro intento di renderla familiare e farla assimiliate ai lettori.


L'assessore lombardo Beccalossi lancia insulti omofobi a Crocetta in diretta televisiva

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«Frocetta, si dia una calmata, si prenda del Valium! Ma vuoi stare zitto? Ha delle crisi isteriche così femminili». Ed ancora: «Frocetta, si comporti da signora!».
È con queste continue offese che Viviana Beccalossi, assessore regionale lombarda di Fratelli d'Italia, ha deliberatamente insultato in diretta televisiva il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. L'occasione le si è presentata nel corso della trasmissione televisiva "L'Arena", su Rai Uno.
Il conduttore, Massimo Giletti, non è intervenuto. Solo dopo le polemiche è attraverso Twitter che gli autori del programma hanno dichiarato: «In merito a segnalazioni di inaccettabili espressioni pronunciate dall'assessore Beccalossi nei confronti del Governatore Crocetta. Giletti -che a causa sovrapposizione voci, non le ha sentite in diretta- rivedrà la puntata e in caso si scuserà con governatore e pubblico».
Se non stupisce l'ennesimo l'ennesimo insulto lanciato da un partito che ha fatto dell'omofobia la propria bandiera, fa riflettere come quelle parole possano essere pronunciate nel bel mezzo di uno studio televisivo senza che nessuno dica nulla. O, ancora, che alcuni giornali abbiano riassunto la vicenda quasi a voler prendere le difese della donna, così come TV Zap parrebbe aver fatto nel titolare: «L'assessore più volte interrotta non ce la fa più e parte il lapsus». Lapus? Già, per il giornale televisivo il fatto che l'assessore abbia più volte attaccato la mascolinità di un gay non sarebbe altro che un lapsus. Ed è forse questa giustificazione ed accettazione dell'omofobia a dover far riflettere, in un Paese dove alcuni cittadini non hanno diritto alla dignità riservata a tutti gli altri.


Il leghista Buonanno: «Piuttosto di essere gay, mi butto giù da un ponte»

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Mentre il prefetto di Udine ha deciso di dare seguito alla circolare di Alfano e chiedere l'annullamento delle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero (una prassi senza precedenti in Italia, dato che gli annullamenti sono stati disposti solo dai tribunali), l'eurodeputato leghista Gianluca Buonanno non ha perso tempo per intervenire anche sulle trascrizioni ed insultare apertamente -ancora una volta- la comunità lgbt.
Parlando in veste di sindaco di Borgosesia (ruolo che sta mantenendo insieme alla carica di europedputato) durante il programma radiofonico La Zanzara ha dichiarato: «Registro per i matrimoni gay ma lo faccio anche per i cani, per i gatti, per tutti. Vengano i gay a registrarsi, ma a questo punto vengano tutti. Per esempio un dobermann può sposarsi col barboncino. Io lo trascrivo, basta che vengano con il padrone. Se va bene, allora vanno bene anche i cani».
Mostrando tutto il suo divertimento nel calpestare la dignità di migliaia di cittadini italiani (petraltro obbligati a pagargli il suo lauto stipendio) l'eurodeputato ha aggiunto «Rispetto gli omosessuali, ma anche i cani si vogliono bene. Se un barboncino vuole stare con un cocker perché non farli sposare?». Ed ancora: «Piuttosto di essere gay e di avere un rapporto con un uomo mi butto giù da un ponte. Non sono portato. Se nella mia vita dovessi dire che mi piace un uomo chiedo di essere ricoverato d'urgenza».
Come se ciò non bastasse, il politico ha concluso affermando: «C'è un detto che recita così: "cazzi in culo non fa figli ma brodo per conigli". Vuol dire che due uomini e due donne non possono portare avanti la razza umana, che altrimenti muore».
Insomma, l'idea è quella di un politico alla frutta che non conosce altro modo per far parlare di sé che non sia l'insulto. Il tutto inserito in un contesto sociale dove c'è gente che continua ad offrirgli spazio per quei suoi show, quasi come se l'insulto versi i gay non sia poi così grave. Inutile a dirsi, un politico che sostiene che i gay dovrebbero suicidarsi sta facendo affermazioni gravi ed incompatibili con il suo ruolo istituzionale.


Spagna: due ragazzi gay aggrediti e presi a sassate dai compagni di classe

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La violenza omofoba sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Questa volta la stori arriva dalla regione di Murcia, in Spagna, dove una ragazza adolescente è finita in ospedale dopo essere stata assalita e presa a sassate da alcuni compagni di classe. La sua unica colpa era quella di essere lesbica.
I fatti risalgono a lunedì scorso, nella città di Caravaca de la Cruz, quando la ragazza stava tornando a casa da scuola in compagnia di un amico gay. Tre compagni di classe li hanno seguiti e ad un tratto hanno sferrato l'attacco. Dapprima li hanno assaliti verbalmente, apostrofandoli con parole come «checca», «frocio» e «pervertiti». Poi, dato che i due ragazzi avevano scelto di ignorarli, hanno iniziato ad aggredirli lanciandogli addosso delle pietre
«Una delle pietre ha colpito la ragazza alla testa -racconta Rubén López, un portavoce dell'associaizone gay FELGTB- Ha perso coscienza ed è caduta a terra. Hanno dovuto portarla d'urgenza in ospedale».
L'aggressione è stata placata solo dall'intervento di alcuni passanti: la ragazza ha subito gravi contusioni, mentre il ragazzo viene descritto come «impaurito, intimidito, umiliato e sopraffatto».


Voci d'amore (in risposta all'odio delle sentinelle)

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«Nelle settimane passate gruppi di individui che si fanno chiamare "Sentinelle in piedi" sono scesi in piazza a protestare con il paradossale proposito di salvaguardare il loro diritto a discriminare gli omosessuali, dando luogo a reazioni violente che hanno guadagnato una grande attenzione mediatica. L'odio infatti è facile da diffondere. Ci sono persone che invece ogni giorno si impegnano non per distruggere ma per costruire, per superare le barriere di ignoranza e pregiudizio che dividono gli esseri umani. Ma l'amore non "fa notizia". Per questo è stata creata Voci d'amore, una manifestazione pacifica e creativa che offre alla società civilizzata la possibilità di esprimere il suo impegno quotidiano per proteggere l'amore dal grigiore anonimo dell'ignoranza e dell'odio».
È così che viene introdotta la manifestazione che si terrà domani, sabato 25 ottobre, a Bologna. L'appuntamento è in piazza Re Enzo dalle 15.30 alle 18.
Artisti ed associazioni cittadine racconteranno con le parole, i suoni, i gesti, le mille forme dell'amore, sia esso per una donna, per un uomo, per l'umanità o per Dio. Qualcuno ha negato la propria partecipazione per paura di «ritorsioni da parte degli ambienti clericali», altri parteciperazzo a testa alta. Fra loro l'Orchestra Senzaspine, Komos-Coro Gay di Bologna, Franco Grillini, la Chiesa Evangelica Metodista, Amnesty, Agedo e molti altri...
Gli organizzatori ci tengono a precisare che «L'evento nasce come reazione all'omofobia, ma non sarà una manifestazione soltanto "gay". Voci d'amore vuole infatti unire tutta la società per ricordare che la lotta al razzismo, all'omofobia, alla violenza sulle donne non è uno scontro di neri contro bianchi, omosessuali contro eterosessuali, donne contro uomini, ma una battaglia della civiltà contro la barbarie».