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Un consigliere del barese: «Marino? Meglio un sindaco mafioso del Sud»

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«Marino? Meglio un sindaco mafioso del Sud». È quanto dichiarato su Facebook da Nicola Giampaolo, un consigliere comunale di Rutigliano (BA) candidatosi fra le fila della lista di centrodestra Realtà Italia. Il tema, ovviamnte, è la trascrizione dei matrimoni contratti all'estero.
Non è la prima volta che un politico italiano si lancia in affermazioni inaccettabili volte a sostenere che la criminalità organizzata sia preferibile all'amore fra persone dello stesso sesso: lo scorso febbraio fu Carlo Taormina (Pdl) a sostenere che la 'ndrangheta fosse preferibile ai gay
Il consigliere di Rutigliano ha poi aggiunto: «Era tutto illegittimo e un sindaco che fa abuso di potere è un mafioso a tutti gli effetti. Mafia è l'insieme di azioni commesse con atti illegali civilmente e penalmente» Ed ancora: «Questa è depravazzione pura!». Non è chiaro perché abbia scelto di usare la maiuscola nel parlare della mafia, né perché abbia scelto di abbondare con le consonanti della parola "depravazione".... ma assolutamente palese è come l'uomo appaia felice di aver raggiunto cinque minuti di popolarità grazie alla sua ignoranza: «Comunque questo mio post sta facendo il giro di moltissimi siti e portali di informazione», si è vantato.


I Giuristi per la vita entrano nelle scuole, tra rapporti gay equiparati alla bestialità e misoginia

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I Giuristi per la vita sono in prima fila nel sostenere che le scuole vogliano "promuovere" l'omosessualità ma il loro presidente, l'avvocato Gianfranco Amato, non si è certo astenuto dal recarsi nelle aule scolastiche per promuovere l'omofobia.
L'uomo è stato invitato al liceo Cavour di Roma (tristemente noto per il suo coinvolgimento nel suicidio del "ragazzo dai pantaloni rosa") come contraddittorio in un dibattito con il deputato Ivan Scalfarotto. Se l'invito di un personaggio così oscuro è già di per sé criticabile, Amato ha colto l'occasione per lasciarsi andare a frasi completamente inaccettabili.
«Se stabiliamo che una famiglia può essere fatta da due uomini o da due donne -ha detto ai ragazzi- allora arriveremo anche a dire che una famiglia è quella composta da un uomo ed il suo cane». «Il mio compagno non è il mio cane» ha replicato Scalfarotto, ottenendo l'applauso di tutti gli studenti in sala.
«Chi in nome della fede o di qualcosa che dovrebbe avere a che fare con la carità -ha poi aggiunto il deputato- si permette di bollare rapporti d'amore come rapporti che hanno caratteristiche di bestialità, secondo me vive fuori dal mondo civile. Si sono accorti immediatamente, nella loro genuinità, della gravità delle affermazioni, si sono alzati tutti in piedi per applaudirmi. Io ho sentito una grande speranza, perché vuol dire che le nuove generazioni, per fortuna, sono immuni dai germi dell'intolleranza e dell'odio».
Dal canto loro i Giuristi per la vita si sono limitati a pubblicare un messaggio su Facebook in cui dicono di essere vittima della macchina del fango. In una lunga lettera pubblicata sempre sul social network, Amato non ha mancato di lanciare insulti anche ad alcuni studenti che, a suo dire, si sarebbero lanciati «in atteggiamenti provocatori» connotati da «evidente aria di sfida» davanti ai suoi occhi: «Non sono riuscito a prendermela -dice l'avvocato- perché ho provato per loro una profonda e sincera pena».
A sabato scorso risale invece un altro post in cui il gruppo ultra-conservatore non ha mancato di dare libero sfogo anche alla propria misoginia, sostenendo che l'esistenza delle donne prete sia da ritenersi «un incubo».


Il pensiero dell'omofobo medio

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Ormai una fetta significativa di chi visita i siti gay è composta da attivisti anti-gay, impegnati in un processo di costante propaganda volta a far credere che il numero degli omofobi sia maggiore del reale. L'idea di base pare sia quella di voler creare un clima d'odio costante, tale da legittimare posizioni sempre più intollerabili.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dato che in Italia è lecito scendere in piazza per rivendicare «il diritto che un giorno mio figlio possa rifiutarsi di giocare con un bambino che è figlio di due madri», ma si può essere indagati se un uomo bacia suo marito davanti ad un gruppo omofobo.

A mostrare la paura, l'ignoranza e la strumentalizzazione che muove queste persone può venirci in aiuto un commento che è stato pubblicato oggi da un utente anonimo in difesa di un articolo pubblicato da Tempi.

Questa notizia mi lascia basito; 120000€? Per altri problemi molto più importanti di Roma, il sindaco dice che non ci sono soldi!? Gentilmente vorrei sapere da dove spuntano 'sti soldi? Perché questi corsi vengono realizzati solo da associazioni chiaramente di parte? Lo svolgimento di questi "corsi" saranno obbligatori? La frequenza a questi corsi inciderà sui voti? I genitori saranno informati che i propri figli siano a contatto con attivisti gay? Chi si assume la responsabilità e il controllo nel caso qualche attivista molesti qualche ragazzino?

Vien da sé che l'articolo non sia stato letto o capito, tant'è che si parte dal presupposto che la spesa riguardi la città di Roma e non il territorio nazionale. Ma dato che Marino ha registrato alcuni matrimoni contratti all'estero, per l'omofobo medio è lui il nemico ed è lui che bisogna colpire anche a discapito della verità dei fatti. Poi non manca l'immancabile mantra del «ci sono cose più importanti»... un frase che equivale ad un «voglio essere beneficiario di ogni investimento».
Immancabilmente si sostiene anche che 120mila euro siano un esborso in grado di mettere in ginocchio l'Italia, pur senza domandarsi nulla riguardo alla provenienza dei 1.250.000.000 di euro che annualmente lo Stato destina al pagamento dello stipendio dei docenti di religione (nominati direttamente dal clero senza alcun concorso pubblico).
Si sostiene che l'Unar (un ente istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) sia da ritenersi un'associazione di parte, motivo per cui si rivendica così il diritto di poter scegliere se i propri figli debbano partecipare ai corsi. E allora vogliamo permettere ai genitori di poter far mancare i figli da scuola anche durante le lezioni di educazione civica? O perché non rendere facoltativi anche l'italiano, la matematica o il latino? Che senso avrebbe un corso sulle diversità se non lo si facesse frequentare a chi ha pregiudizi o famiglie omofobie alle spalle?
Insomma, una serie di posizioni inaccettabili che non potevano chiudersi in altro modo se che tutti i gay siano pedofili e che i ragazzi corrano rischi di molestie a stare a contatto con persone gay. Peccato che le percentuali indichino sia molto più rischioso stare a contatto con un prete...
Insomma, questa è la gente con cui si ha a che fare: persone divorate dal pregiudizio che si prestano ad operare per le potenti lobby cattoliche, in un piano troppo ben articolato per ritenere che non sia mosso da una mente comune. Il tutto con l'unica conseguenza di rendere l'Italia un posto peggiore, per tutti.


Il Kirghizistan approva una legge contro la cosiddetta «propaganda gay»

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Con 79 voti a favore e 7 contrari, il parlamento del Kirghizistan ha approvato in prima lettura una proposta di legge volta a vietare «diffusione di informazioni e gli atteggiamenti positivi verso rapporti sessuali non tradizionali». La norma, di chiaro stampo russo, farà sì che nel paese non si possa più parlare di omosessualità se non con accezioni negative, sostenendo che in tal modo i giovani cresceranno eterosessuali. Inutile è sottolineare come l'orientamento sessuale non cambierà, ma cambierà solo la paura di poter essere sé stessi mentre gli omofobi lavorano senza sosta per far sentire più soli e meno amati i giovani lgbt.
Come in un copione già scritto, la scusa per la legalizzazione della discriminazione è una non meglio precisata «difesa» della famiglia tradizionale. Kurmanbek Dykanbayev, uno degli autori del disegno di legge, ha dichiarato: «Abbiamo sostenuto questa legge perché riflette le speranze e le aspettative dei nostri elettori disposti a proteggere la famiglia tradizionale Da ora in poi non ci saranno più occasioni di organizzare club gay, bar gay o per raduni gay».
Ty Cobb della Human Rights Campaign ha commentato: "«È terribile vedere che il Kirghizistan sta seguendo le orme della Russia. Gli Stati Uniti e le organizzazioni internazionali non possono guardare dall'altra parte mentre le persone lgbt dell'Eurasia sono pericolosamente minacciate da nuove leggi che replicano le politiche sconsiderate del presidente Putin».


Il Veneto approva la mozione sulla famiglia naturale

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Con 30 voti a favore e 20 contrari (e senza alcuna discussione in aula) anche il veneto ha seguito l'esempio della Lombardia ed ha approvato la che introdurrà una "festa della famiglia, fondata sull'unione tra uomo e donna" ed impegnerà la regione a chiedere che l'Italia rigetti documenti come quello sull'educazione sessuale redatto dall'ufficio europeo dell'Organizzazione Mondiale della sanità.
Come prassi, la mozione è stata presentata dalla Lega Nord e risulta praticamente un copia-incolla del testo preparato dai Giuristi per la vita e reso liberamente scaricabile dal loro sito.
Pare anche che il Consiglio regionale del Veneto non abbia provato alcuna vergogna nell'approvare un testo che si basa su considerazioni false, come quella che sostiene che «nel Liceo Giulio Cesare di Roma i professori hanno imposto ad allievi minorenni la lettura di un romanzo, a forte impronta omosessualista, dal titolo "Sei come sei" della scrittrice Melania Mazzucco (Edizioni Einaudi), alcuni passi del quale rivelano, in realtà, un chiaro contenuto pornografico descrivendo fra l'altro nei dettagli un rapporto orale fra due maschi».
La procura, però, ha già chiesto l'archiviazione della denuncia sporta dai Giuristi per la vita e dalla Provita nei confronti dei professori, asserendo che «I contenuti oggetto di censura non sono isolati e avulsi dal contesto complessivo dell'opera, risultando viceversa funzionali al messaggio di sensibilizzazione al tema delle famiglie omosessuali». nell'approvare una simile mozione si va a sostenere necessariamente che le scuole non devono adempiere al proprio dovere e che la regione debba sottostare al volere delle minoranze omofobe.
«È una mozione omofoba che va contro la Costituzione, ricorreremo alla Consulta» ha annunciato il parlamentare padovano Alessandro Zan.
«Si tratta di una discriminazione intollerabile, che fa perdere dignità al Consiglio regionale, soprattutto perché si è votato un testo pieno di ipocrisie ed anche falsità, un vero e proprio ritorno al Medioevo -ha aggiunto il consigliere Pietrangelo Pettenò (FSV)- Solo due anni fa, l'8 febbraio 2012 questo Consiglio ha approvato una mozione con la quale si impegnava la Giunta regionale a combattere ogni forma di discriminazione legata all'orientamento sessuale a alla identità di genere: ora la stessa assemblea vota un atto con il quale si va nella direzione opposta, ovvero quella di discriminare le persone e i loro orientamenti sessuali. Le bugie hanno le gambe corte e i veneti sapranno valutare bene quello che è successo oggi, bocciando sonoramente la cultura retrograda e discriminatoria portata avanti dalla maggioranza di centrodestra che sostiene il presidente Zaia e di quelle forze che si accingono a sostenerlo».

La mozione omofoba è stata votata dai consiglieri di Forza Italia (Moreno Teso, Dario Bond, Piergiorgio Cortelazzo, Elena Donazzan e Amedeo Gerolimetto), da quelli della Lega Nord (Luca Baggio, Andrea Bassi, Federico Caner, Bruno Cappon e Vittorino Cenci), dal Nuovo Centrodestra (Nicola Ignazio Finco, Arianna Lazzarini, Franco Manzato, Giampiero Possamai, Daniele Stival, Giuseppe Stoppato, Diego Bottacin, Giovanni Furlanetto, Francesco Piccolo , Nereo Laroni, Clovaldo Ruffato, Sandro Sandri, Carlo Alberto, Costantino Toniolo e Marino Zorzato) a cui si sommano Stefano Peraro (Udc), Stefano Valdegamberi (Futuro Popolare) e Roberto Ciambetti, Maurizio Conte e Stefano Falconi del Gruppo Misto.


La Procura chiede l’archiviazione della denuncia contro i professori che fecero leggere il libro della Mazzucco

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Lo scorso aprile l'associazione ProVita e i Giuristi per la Vita sporsero una denuncia nei confronti delle insegnanti del liceo Giulio Cesare di Roma che suggerirono agli studenti la lettura del romanzo di Melania Mazzucco "Sei come sei". Ora il pm Elena Neri ha richiesto l'archiviazione del procedimento, sottolineando come il romanzo assolutamente funzionale al percorso pedagogico di crescita dei ragazzi.
Il pm ha dichiarato come «l'oscenità penalmente rilevante è solo quella che sia fine a se stessa e del tutto avulsa dal complesso dell'opera e del messaggio che si vuole diffondere». Così come è apparso immediatamente evidente a chiunque abbia letto le poche righe a cui le associazioni si erano aggrappate, non è questo il caso. In questo caso si trattava di un'opera la cui «divulgazione agli studenti del Giulio Cesare è supportata da motivazioni di studio che sono, a loro volta, inserite in precisi obiettivi nazionali e internazionali di lotta all'omofobia e di formazione dei minori».
Inoltre la lettura parziale fornita dalle due associazioni cattoliche è risultata assolutamente fuorviante: «I contenuti oggetto di censura non sono isolati e avulsi dal contesto complessivo dell'opera, risultando viceversa funzionali al messaggio di sensibilizzazione al tema delle famiglie omosessuali». Da qui: «La natura del romanzo unitamente alla finalità di studio inducono, pertanto, ad escludere la sussistenza del reato».
In Lombardia, Veneto, Assisi, Palermo, Verona ed Orvieto sono state depositate alcune mozioni omofobe scritte dai Giuristi per la Vita che nelle loro presunte argomentazioni citano anche il caso del libro suggerito al Giulio Cesare di Roma. Ora che è stato appurato come l'intera vicenda sia stata una mera strumentalizzazione, in alcune città e regioni Italiani abbiamo leggi che si basano su una falsità conclamata dalla magistratura. In uno stato civile è lecito che ci siano provvedimenti discriminatori basati su premesse false o sarebbe il caso che quei provvedimenti siano revocati una volta smontate le premesse su cui si basano?


Esperimento sociale: quante persone fermerebbero un'aggressione omofoba?

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Milano è una città moderna e all'avanguardia dal punto di vista dei diritti. Ma gli abitanti di una delle città con la mentalità più aperta d'Italia interverranno di fronte ad un'aggressione verbale di stampo omofobo?
È quanto si è chiesto TheShow (un noto canale YouTube dedicato agli esperimento sociali) che si è aggirato per le vie del capoluogo lombardo a filmare di nascosto la reazione dei passanti dinnanzi ad un'aggressione omofoba.
I risultati non sono certo edificanti: una sola persona è intervenuta, il 10% è intervenuta solo ad aggressione finita. Gli haltri sono rimasti a guardare. La prassi comune appare dunque il lasciar correre e far finta di non vedere, legittimando insulti e violenze.
«L'Italia non ha bisogno di "sentinelle" della discriminazione. Ha bisogno di diritti e discriminare non è un diritto» sentenzia un cartello al termine del video.

Clicca qui per vedere il filmato, qui per le reazioni alla rivelazione.


Anche ad Orvieto il centro-destra deposita una la mozione sulla "famiglia naturale"

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Dopo Lombardia, Veneto, Assisi, Palermo e Verona, la mozione omofoba scritta dai Giuristi per la vita verrà discussa anche dal coniglio comunale di Orvieto. L'obiettivo è l'instaurazione di una "festa della famiglia naturale" e ad azioni volte a chiedere che il governo nazionale rinunci a qualsiasi intervento di contrasto all'omofobia. Come prassi, la proposta è giunta da alcuni consiglieri di centro-destra: Roberta Tardani (Forza Italia), Andrea Sacripanti (Fratelli d'Italia), Roberto Meffi (Forza Italia) e Gianluca Luciani (Lista civica).
Nonostante siano presentate come mozioni atte a tutelare le famiglie, i testi lasciano chiaramente intendere come l'obiettivo sia l'esclusione di parte della società civile e la creazione disitinguo tra bambini di serie A, cioè quelli con due genitori eterosessuali, e bambini di serie B, provenienti da famiglie omogenitoriali e monogenitoriali.
«Quanto sta accadendo ad Orvieto è il frutto di una strategia ben strutturata delle lobby conservatrici e catto-fasciste -ha commentato Emidio Albertini, co-presidente di Arcigay Omphalos- Siamo seriamente preoccupati per il replicarsi, in Umbria, di simili iniziative politiche che di fatto minano la dignità delle persone e delle famiglie LGBT». «Temiamo che la nostra Regione, da sempre aperta al multiculturalismo e alle differenze, si pieghi alla follia omofoba di taluni individui che vogliono riportare il nostro paese nel medioevo dei diritti -conclude Patrizia Stefani, co-presidente di Arcigay Omphalos- e ci auspichiamo che la direzione regionale del Partito Democratico e degli altri partiti di area laica vigilino affinché dopo Assisi, nessun altro comune Umbro approvi nulla di simile».
sarà interessante vedere se Mara Carfagna, a capo del neonato dipartimento dei diritti civili di Forza Italia, riterrà di intervenire o se ai consiglieri verrà permesso di calpestare i diritti e la dignità delle minoranze con ordini del giorno di chiaro stampo discriminatorio.


I giudici assolvono il giovane che diede della «testa di c***o» al sindaco omofobo

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Ricordate la vicenda dell'ex sindaco di Sulmona? In un un video trasmesso nel 2006 da un'emittente locale definì i gay «un'aberrazione genetica» e sostenne che avrebbe fatto curare le sue figlie qualora fossero diventate lesbiche. Nel suo discorso non mancò di menzionare la sua laurea in medicina nel sostenere aberranti teorie sui geni e la possibilità che nascano persone «né perfettamente uomo né perfettamente donna».
Col passare del tempo Fabio Federico, militante di An, è passato fra le fila del Pdl ed è divenuto sindaco di Sulmona. Ed è proprio mentre ricopriva quel ruolo che nel 2011 tornarono alla ribalta delle cronache le immagini registrate cinque anni prima.
L'uomo accusò così il cameraman di aver manipolato le immagini e lo denunciò. I giudici gli diedero torto, confermando che non vi era stata alcuna manipolazione,  e lo condannarono a pagare 5 mila euro di spese giudiziarie.
Denunciò anche uno studente della Bocconi che su Facebook gli diede della «testa di c***o». Ora il tribunale di Busto Arsizio è giunto alla sentenza definitiva ed ha assolto il giovane dall'accusa. Secondo il sostituto procuratore Francesca Parola, infatti, «di fronte a dichiarazioni rese in pubblico da un soggetto politico di spicco, quei commenti rappresentano l'immediata reazione, anche fin troppo contenuta rispetto alla gravità delle affermazioni di chiaro stampo omofobo».


L'europarlamentare Buonanno al presidente di Arcigay: «Sei sei frocio sono problemi tuoi, non miei»

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Ieri pomeriggio l'europarlamentare leghista Gianluca Buonanno ha denunciato su Facebook di essere stato «minacciato e inseguito fin dentro l'ascensore del Parlamento europeo da integralista gay». Due ore più tardi ha aggiunto: «Imboscata contro di me da parte del Presidente dell'Arcigay». Nell'occasione ha anche allegato una lettera indirizzata al Presidente Schultz con cui ha raccontato la sua versione dei fatti.
Nella denuncia il leghista parla di «un'aggressione pre-ordinata ai miei danni da parte di soggetti che nulla hanno a che fare con la democrazia e con la libera espressione delle idee e del pensiero». Poi ha aggiunto: «Io sono contrario alle unioni omosessuali e alle adozioni di bambini da parte di coppie gay, lo confermo e lo ribadisco con orgoglio e continuerò sempre il mio impegno politico a favore della famiglia naturale. Non mi farò intimidire né fermare da individui violenti e integralisti che, ne sono convinto, con queste azioni rappresentano solo loro stessi e il loro fascismo».
Dopo essersi eletto un partigiano della lobby cattofascista, il parlamentare ha anche chiesto al presidente europeo «di intervenire affinché questi episodi siano valutati e puniti con la massima severità» ed ha denunciato come il collega Viotti (Pd) abbia osato denunciare una sua «condotta anti-gay ai danni del predetto aggressore». In occasione ha anche sostenuto che provvederà «a denunciare in sede penale l'aggressione e il suo autore» ed ha chiesto che «a queste persone venga in futuro vietato l'accesso al Parlamento Europeo».
Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, si trovava presso il Parlamento Europeo in occasione del concerto di Conchita Wurst ed ha colto l'occasione per redarguire Buonanno sulla sua politica di insulto continuo alla comunità gay. In un filmato pubblicato da L'Espresso è possibile assistere alla scena denunciata dal leghista, anche se la vicenda assume contorni assai differenti. Le immagini documentano chiaramente come Flavio Romani si sia rivolto a lui in modo pacato e come l'europarlamentare abbia replicato che «Io faccio ciò che voglio» prima di aggiungere: «Sei sei frocio saranno problemi tuoi, non miei... Frocio».
Il video mostra anche come non vi sia sia stata nessuna aggressione se non da parte del leghista, pronto a ricorrere ad insulti che la Corte di Cassazione ha stabilito costituiscano reato. Allo stesso tempo appare evidente una ricostruzione strumentalizzata e poco fedele alla realtà documentata dalle immagini.
Poche ore prima Buonanno si era lagnato che il concerto di Conchita Wurst avrebbe sottratto tempo a temi come la crisi economica, la disoccupazione o il terrorismo al Parlamento Europeo. Lo stesso Parlamento Europeo ora dovrà perdere tempo dietro ad una lettera del leghista in cui si denunciano fatti mai avvenuti e si manifesta un vittimismo al limite del ridicolo. E sia chiaro che minacciare qualcuno significa voler imporre multe a chi si bacia, non chiedere rispetto a fronte di iniziative degne di un buffone di bassa lega.

Clicca qui per guardare il filmato pubblicato da L'Espresso.


Sentinelle in piedi: tra manifestazioni, contro-manifestazioni e vittimismo

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Vietato contestare. È quanto pare rivendicare Tempi nel parlare delle manifestazioni delle Sentinelle in piedi tenutesi ieri in cento piazze italiane, a loro dire contraddistinte da uno svolgimento «civile e democratico» a fronte della inaudita «violenza» dei contro manifestanti.
In realtà i toni sembrano prettamente propagandistici anche a fronte di un vittimismo forse dettato da un numero sempre più baso di aderenti. Fatto sta che tensioni ci sono stati ed in alcuni casi è stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine, ma difficile sarebbe stato pensare ad un esito diverso dinnanzi a schieramenti che hanno visto fronteggiarsi i militanti di Forza Nuova contro i centri sociali.
A loro così non va bene. Mentre i loro ordini del giorno vengono inclusi negli statuti regionali e comunali, mentre ogni norma o tutela verso le coppie gay viene affossata per loro volere bisogna stare zitti e lanciarli fare. Sarebbe come dire che il violento è l'animale che si ribella al cacciatore, dato che sarebbe preferibile stia fermo a lasciarsi ammazzare. Perché dietro quelle veglie sappiamo tutti come si nasconda una rivendicazione ben precisa: la «libertà» di poter essere omofobi e la volontà di impedire che gli altri possano veder riconosciuti i propri diritti.
Ed è forse nei numeri che nasce l'imbarazzo, a fronte di qualche centinaio di persone che si sono sempre etichettate «maggioranza» a fronte di una chiara smentita alla prima conta dei numeri. Una smentita che si nasconde dietro al vittimismo e alla richiesta di non veder parti contrapposte ad una manifestazione che dev'essere preconfezionata per la stampa, quasi come se ci si fosse dimenticato di come non ci si sia mai fatto un problema ad organizzare contro-manifestazioni ai pride (seppur con numero genericamente ben poco significativi).


Quando un reato omofobo diventa una «posizione legittima»

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Staibene è un sito internet che si vanta di essere «l'unico in Italia nato con la partnership del CNR Istituti di medicina sperimentale». Eppure viene spontaneo mettere in dubbio un'autorevolezza così millantata nell'imbattersi in certi contenuti.
Fra i testi di psicologia c'è n'è uno intitolato "Omosex, scopri se sei tollerante". A prima vista appare già evidente come il tutto sia stato buttato lì solo in modo raffazzonato forse con l'unico scopo di vendere pubblicità (con tanto di banner pubblicitari che si aprono all'improvviso per cercare carpire dei click involontari di chi prova a selezionare una risposta). Eppure una simile superficialità appare anche una chiara dimostrazione di come troppo non ci si ponga il benché il minimo problema nel calpestare la dignità altrui quando si tratta di omosessuali. Ai partecipanti vengono poste otto domande:
  • Pensi che gli omosessuali e le lesbiche siano discriminati?
  • Assumeresti un omosessuale nella tua azienda?
  • Affitteresti una casa a un omosessuale?
  • Accetteresti un omosessuale come insegnante di tuo figlio?
  • Accetti il rapporto affettivo tra due persone dello stesso sesso?
  • Se fossero più discreti, gli omosessuali sarebbero più accettati?
  • Una coppia di omosessuali conviventi deve avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale?
  • Sei favorevole all'adozione da parte degli omosessuali?
Ad ogni di esse è possibile scegliere «sì», «no» e «con imbarazzo», praticamente sottintendendo il risultato già in ogni risposta.


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Trentino: il centrodestra ricorre all'ostruzionismo per affossare la legge anti-omofobia

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È attraverso l'ostruzionismo e la proposizione di ben 1.500 emendamenti che il centrodestra trentino ha affossato il decreto contro l'omofobia in discussione presso il Consiglio provinciale a Trento.
Ugo Rossi, presidente della provincia autonoma, ha sostenuto che ci sono scadenze più urgenti e che non ci sarebbe stato il tempo per poterle esaminare tutte, motivo per cui il provvedimento è slittato a data da destinarsi. I gay poteranno quindi attendere per veder riconosciuti i loro diritti.
L'associazione ProVita (che insieme ai Giuristi della Vita ha collaborato all'introduzione di una serie di ordini del giorno omofobi in giro per l'Italia) parla di «vittoria» e sostiene la necessità di cercare «mediazione con il centrodestra e con le associazioni familiari» nei contrasto all'omofobia. Il che sarebbe come dire che un giudice non possa stabilire che l'omicidio sia reato se gli assassini non sono d'accordo.
Ed è così che la minoranza ha deciso di imporre l'omofobia attraverso una vera e propria violenza alla democrazia del Paese, peraltro dopo aver rispedito al mittente qualunque tentativo di mediazione che non fosse lo stralcio o il completo svuotamento del documento.
Il decreto avrebbe dovuto semplicemente istituire un «osservatorio sulle discriminazioni» ed avviare «azioni di sensibilizzazione culturale» sul pluralismo dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Una richiesta semplice giunta in risposta alla raccolta firme per un disegno di legge d'iniziativa popolare promosso due anni fa dalle associazioni gay, alle quali la lobby cattolica sta tentando di non dare risposte concrete.
Nella discussione ha probabilmente pesatomolto  anche l'opinione dell'arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, che lo scorso agosto era intervenuto sul tema dalle pagine del settimanale diocesano Vita Trentina (poi ampiamente ripreso anche da Avvenire) per sostenere che: «il nostro Trentino ha problemi ben più urgenti e che interessano quasi tutti i cittadini». Il religioso ha anche lamentato come «una grave lacuna nel progetto di legge è certamente l'assenza di una garanzia per la libertà di chi nella vita quotidiana, per motivi religiosi o filosofici, dissente dalle impostazioni proposte dalla legge». Insomma, la legge dev'essere un'indicazione generica che ogni persona deve aver il diritto di poter rispettare a propria discrezione.


Nel Nordest è allarme maltrattamenti in famiglia dopo il coming out degli adolescenti gay

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«Non è accettabile che nel 2014 si debba ancora parlare di questo tema. È grave che una famiglia non possa accettare la sessualità del proprio figlio o figlia e troviamo altrettanto scandaloso che le istituzioni non agiscano per promuovere una campagna di sensibilizzazione contro questo delicato tema. Solo l'Ulss 10 ha stilata una bozza di un protocollo contro l'omofobia. Lanciamo l'ennesimo appello alle istituzioni per aprire un tavolo di confronto per prevenire eventuali tragedie».
È questo l'appello lanciato dall'associazione LGBTE Veneto Orientale a fronte delle statistiche che segnalano un aumento dei casi di rifiuto dinnanzi al coming out dei figli. «Purtroppo chi fa coming out rischia spesso di essere deriso e ingiuriato anche tra le mura domestiche».
Solamente nelle ultime sei settimane sono emersi ben otto casi di maltrattamento all'interno della propria famiglia dopo un coming out. Una vera e propria violenza spesso legittimata (se non proprio istigata) da vari gruppi religiosi e politici, ormai sempre più impegnati in una campagna discriminatoria nei confronti dell'omosessualità al punto da sostenere che reazioni negative e violente possano essere ritenute «legittime opinioni».
Valentina Piazzol, appartenente al gruppo dell'avvocatura per i diritti lgbt, ci tiene a precisare come l'assenza di una specifica legge contro l'omofobia non significhi che violenze e maltrattamenti non possano essere perseguiti: «Il fatto che non esista una figura penale da contestare a chi commetta reati caratterizzati dall'odio legato all'orientamento sessuale non viene trascurato dai giudici italiani i quali, nel corso del tempo, hanno dimostrato una sensibilità sempre più intensa ai casi di cui stiamo parlando. Giusto per citare un esempio, la Cassazione penale ha ritenuto che apostrofare una persona come "frocio" o "recchione" (indipendentemente dalla effettiva omosessualità della vittima) potrebbe configurare gli estremi del reato di diffamazione o di ingiuria poiché si è ravvisato in espressioni simili un chiaro intento di derisione e scherno da parte di chi le pronuncia».

Via: Venezia Today


Aggressione omofoba a Philadelphia: sospettati anche studenti cattolici e la figlia di un capo della polizia

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Negli Stati Uniti sta tenendo banco la vicenda di una coppia gay brutalmente aggredita nel centro di Philadelphia. L'11 settembre scorso, intorno alle 22:45, due uomini in compagnia di alcune donne si sono avvicinati alla coppia (di 27 e 28 anni) per chiedergli se fossero fidanzati. Quando una delle vittime ha risposto di «sì», il branco li ha attaccati con calci e pugni inflitti in faccia, in testa e al torace. Ricoverati in ospedale, uno dei due ragazzi è stato dimesso in nottata, l'altro è stato operato a causa delle fratture multiple riportate agli zigmi e alla mascella.
La polizia è riuscita a reperire un video in cui erano riconoscibili i volti dei presunti aggressori e, grazie ad un tam-tam lanciato su Twitter, si è ben presto riusciti a risalire alla loro identità. Ed è qui che il vaso di Pandora è stato aperto.
Gli aggressori si sono rivelati studenti della Archibishop Wood High School, una scuola cattolica della zona, ed anche l'assistente del coach della squadra di Basketball è risultato coinvolto nell'accaduto. Ma non solo. Tra le tre persone già arrestate dalla polizia (Philip Williams di 24 anni, Kevin Harrigan di 26 anni e Katherine Knott di 24) figura anche la figlia di un capo della polizia del luogo, già sotto inchuiesta per conto dell'ospedale per cui lavora in seguito ad presunta violazione del dovere di segretezza professionale.
I tre sono ora accusati di associazione a delinquere, aggressione aggravata, aggressione semplice e comportamento irresponsabile.


Belgrado: il patriarca minaccia violenze se il Pride non sarà annullato

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L'omofobia del patriarca ortodosso di Serbia non è certo una novità, ma questa volta il religioso si è spinto ben oltre i limiti. Nel tentativo di impedire lo svolgimento del gay Pride di Belgrado (in programma domenica prossima) ha minacciato violenze simili a quelle accadute nel 2010.
Quell'anno passò alla storia a causa della violenza di alcuni gruppi ultra-nazionalisti che assalirono il corteo e provocarono 140 feriti dopo aver messo a ferro e fuoco l'intera città. Lo stato serbo reagì nel peggiore del modi e, anziché fermare i violenti, iniziò a vietare di anno in anno i cortei lgbt per questioni di sicurezza.
Il patriarca pare oggi voler giustificare quelle azioni e parla di una «lezione» che l'Europa dovrebbe apprendere riguardo ad eventi che gettano «ombre morali» sulla Serbia. Evidentemente l'uomo dimentica come nel 2010 l'intera Europa rimase scioccata davanti ad uno stato incapace di reagire a france estremiste di estrema destra e non certo per una manifestazione pacifica e ricca di bandiere arcobaleno.
A quattro anni di distanza, la Serbia vuole provare a dimostrare di essere in grado di garantire i diritti umani e, dopo quattro anni, pare che la manifestazione verrà finalmente autorizzata. Appare dunque evidente quanto l'incitamento alla violenza da parte del religioso sia irresponsabile e pericolosa. Ad oggi le forze dell'ordine hanno già proceduto all'arresto di otto persone in seguito a minacce legate all'organizzazione del pride.

Via: Queerblog


L'omofobia vissuta sulla propria pelle

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Vari gruppi concordano nel sostenere che l'omofobia non esiste. Spesso lo dicono mentre condannano moralmente le persone «contro-natura», lo urlano sulle pagine Facebook in cui si alimentano l'odio verso i «sodomiti», lo dice il ministro mentre insulta la capacità genitoriale degli «invertiti»... insomma, lo si dice mentre ce ne si rende artefici.
Quelle parole lasciano il segno, forgiano l'odio ed alimentano la convinzione che sia necessari discriminare gli altri se non si vuole essere presi per diversi. Nelle scuole non se ne deve parlare perché a qualcuno piace che i giovani si sentano nel dovere di dover deridere chi non è come loro. Tanto poi arriva un qualche monsignore pronto a ricordare che picchiare un gay non è un gran peccato... in fondo la colpa è loro. Sono loro che si ostinano ad esistere anche se tu gli hai fatto capire che non ti piacciono. Però l'omofobia non esiste.
Non esiste neppure quando un'intera comunità afferma di sentirsi discriminata. Ma in qual caso si risponde che il loro scopo è solo quello di avere dei privilegi. Certo, qualcuno obietta come la legge sia la stessa che tutela anche il loro credo religioso, ma si vorrà mica che la loro tutela possa essere messa in discussione dai diritti altrui... altrimenti come si potrebbe continuare a dire che l'omofobia è un'opinione?
Eppoi quella legge è anticostituzionale perché prevede diritti riservati ai soli gay. Certo, da decenni li prevede anche per cristiani e neri, ma quelli sono più simpatici. Eppoi è normale che uno si possa lamentare l'uso di termini che lui stesso ha imposto pur di non veder riconosciuto il genere in una legge dello stato (altrimenti come si sarebbe potuto continuare a sostenere che sia solo una «teoria» e che non vi sia alcuna differenze tra la mascolinità di Malgioglio e quella di Rocco Siffredi?).
Peccato però che l'omofobia esiste. C'è, si percepisce e crea malessere. È per questo che sarebbe necessario tornare a dare il proprio significato alle parole, senza mascherare dietro «un'opinione» ciò che in realtà è un vero e proprio crimine.
Ed è proprio l'omofobia ad essere stata rappresentata in un cortometraggio realizzato dal gruppo Agape in collaborazione con Arcigay Modena. Le immagini mostrano con estremo realismo quali possano essere gli effetti dell'omofobia sugli adolescenti. Il sentirsi soli, incompresi e diversi è un sentimento comune alle vite di molti gay, anche se spesso possono essere superate nonostante ci sia chi rema contro. Ed è un messaggio di speranza anche quello che vuole essere lanciato dal video: «Siamo nati per cambiare le cose -dicono gli autori- per aiutare le persone che ancora oggi non riescono a dire chi sono per paura della gente e della loro risposta. Siamo stanchi di aspettare. Perché "anche una strada di mille metri comincia con un passo", e noi: noi siamo quel passo».

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L'esportazione dell'odio, un viaggio fra i volti statunitensi dell'omofobia internazionale

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«Esiste una rete di estremisti americani che stanno lavorando senza sosta per minare i diritti delle persone LGBT in tutto il mondo». È quanto documenta un dossier realizzato dalla Human Rights Campaign.
Secondo i dati raccolti dal Pew Research Center, la disapprovazione dell'omosessualità è un sentimento ancora molto radicato in numerose nazioni. Nella maggior parte dei 40 paesi presi in esame, oltre il 50% degli intervistati la ritiene «moralmente inaccettabile», con un numero che supera il 90% in ben sette nazioni. L'omosessualità è considerata un reato penale in quasi 80 nazioni. In tutto il mondo le persone lgbt si trovano ad affrontare sistematicamente la stigmatizzazione, la persecuzione e la violenza. Ed è bene sapere che esiste una rete di estremisti americani lavorando instancabilmente per far sì che quelle violenze continuino ad essere perpetrate.
La propaganda ha un ruolo importante nel progetto: c'è chi sostiene che i gay siano i responsabili dell'olocausto o della diffusione dell'hiv. Altri sostengono che i gay siano una minaccia per i bambini e che l'accettazione sociale delle persone lgbt porterà alla distruzione delle famiglie. C'è chi arriva a sostenere che la pena di morte sia da ritenersi una punizione adeguata per l'omosessualità. Queste sono le tesi che vengono diffuse attraverso legami con capi di stato, parlamentari e leader religiosi. L'ultima frontiera è la pressione che alcuni gruppi stanno ora esercitando presso i delegati delle Nazioni Unite.
Poi è bisogna tener conto anche del tentativo di ridefinire il senso comune di alcune parole, sfruttando le necessità di abbreviazione dialettica per rendere comune l'idea che essere pro-famiglia significhi voler combattere i diritti delle famiglie diverse dalla propria o che essere pro-vita significhi negare il diritto all'esistenza delle minoranze.
Dietro questa campagna dì'odio ci sono volti e nomi ed azioni ben note, che l'associazione ha provveduto ad identificare e documentare.


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Yulia Volkova (ex-Tatu): «Essere gay è sbagliato, essere lesbica è giusto»

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Hanno del surreale le dichiarazioni rilasciate da Julia Volkova (ex-membro del duo russo Tatu) nel corso di un'intervista televisiva su STB (la terza emittente ucraina per share). Dichiaratemene bisessuale, la cantante ha sostenuto posizioni decisamente bizzare in tema di omosessualità.
Quando l'intervistatore le ha chiesto se condannerebbe un figlio gay, ha prontamente risposto: «Sì,lo condannerei. Perché credo che un vero uomo debba essere un vero uomo. Dio ha creato l'uomo per la procreazione, è la natura. L'uomo per me è il sostegno, la forza. Non accetterò mai figlio gay».
A quel punto gli è stato fatto notare che aveva precedentemente detto che non le dispiacerebbe avere una figlia lesbica e che sosteneva quella fosse una forma di libertà. A quel punto Volkova ha replicato: «Questo vale solo per una figlia, non un figlio».
«Quindi pensa che la libertà valga solo per le donne?», gli è stato chiesto. «Penso che per gli uomini sia una cattiva libertà. Al giorno d'oggi vi è un gran numero di ragazze frivole e la libertà di un uomo è nel fotter**si un gran numero di queste ragazze. Un uomo non ha il diritto di essere un fro**io. Due ragazze che stanno insieme non sono la stessa cosa di due uomini insieme. Mi sembra che le lesbiche appaiano esteticamente molto più belle di due uomini nel tenersi la mano o nel baciarsi».
Pensieri assursi, ma accolti da grandi applausi da parte del pubblico in studio. La cantante ha poi aggiunto: «Ho molti amici gay. Credo che essere gay sia un po' meglio rispetto all'essere assassini, ladri o tossicodipendenti».

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Il Ciad vuole criminalizzare l'omosessualità e punirla con vent'anni di carcere

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Il governo della Repubblica del Ciad ha approvato un nuovo codice penale che introduce il reato di omosessualità, punibile con multe e pene detentive sino ai vent'anni di reclusione. È quanto riferisce Radio France International.
Secondo il governo, la riforma intende «proteggere la famiglia e adattarsi alla società». Da un lato è così stata rimossa dal codice la pena capitale, dall'altro è stato aggiunto un articolo 361 che criminalizza ciò che sino ad oggi non era punito.
Le multe previste potranno arrivare sino a 5000 franchi CFA (circa 760 euro, una cifra enorme per un Paese africano) e le pene detentive saranno comprese fra i 15 e i 20 anni. Ancora non è chiaro in quali circostanze si applicheranno tali sanzioni.
La Federazione Internazionale dei Diritti Umani africana denuncia come l'articolo sia stato introdotto a loro insaputa nonostante abbiano collaborato per anni alla revisione di quel codice penale, motivo per cui si è attivata per chiederne la rimozione prima della promulgazione del documento.

Via: Queerblog