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La polizia russa organizza un raid nel locale di una delel due donne che si era baciata davanti a Vitaly Milonov

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Dopo le minacce, pare che il senatore Vitaly Milonov sia passato ai fatti nel vendicarsi contro le due lesbiche che viaggiavano sul suo steso aereo e che avevano osato baciarsi dinnanzi a lui. La fotografia divenne subito virale in rete e quella popolarità ha fatto infuriare ulteriormente l'uomo, noto per aver le sue campagne d'odio contro i gay e per aver ideato l'orrida legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» di San Pietroburgo.
Nonostante non ci sia l'evidenza di un collegamento diretto con il politico omofobo, il caso vuole che la polizia russa abbia organizzato un raid nel nightclub gestito da una delle due donne coinvolte nel bacio. Gli agenti hanno riferito di aver ricevuto denunce per la presenza di minorenni e per la vendita di sostanze stupefacenti illegali all'interno del locale, anche se a sporgerle pare sia stato un gruppo anti-gay chiamato "Mosca. No Sodoma, no gomorra", i cui membri si erano messi sulle tracce delle due donne dopo averle ritenute "colpevoli" di aver «dimostrato le loro inclinazioni perverse, provocando uno scandalo su Internet». Insomma, la motivazione sarebbe tutt'altro che quella dichiarata. Al momento non è chiaro se lo stesso Milonov sia parte di quel gruppo.


Andrea Poli, Giorgio Chiellini e Radja Nainggolan danno un calcio all'omofobia

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Per molti italiani i calciatori rappresentano dei veri e propri miti e difficilmente sarebbe pronti a mettere in discussione quanto sostenuto da un campione della propria squadra del cuore. Per questo motivo alcuni omofobi potrebbero ritrovarsi a dover mettere in discussione le proprie convinzioni dinnanzi ad un loro beniamino che sceglie di schierarsi apertamente contro la discriminazione, ritrovandosi in una morsa fra i pregiudizi e la stima per un calciatore.
È questa la chiave comunicativa dell'iniziativa anti-omofobia lanciata da Paddy Power in collaborazione con ArciLesbica ed ArciGay, volta ad invitare i grandi campioni dello sport ad indossare degli speciali lacci con i colori arcobaleno.
Fra ile prime adesioni non mancano nomi noti, come Andrea Poli del Milan, Giorgio Chiellini della Juve e il centrocampista dell'AS Roma Radja Nainggolan. Lo scorso anno l'intera Nazionale italiana scelse si partecipare come testimonial dell'iniziativa.

Immagini: [1] [2] [3]


Il politico israeliano che si dice orgoglioso di essere omofobo

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Sono passati solo pochi giorni da quanto Tzipi Livni la promesso l'approvazione del matrimonio egualitario come parte della sua campagna elettorale per diventare il prossimo primo ministro israeliano (da notare è che in Israele il matrimonio civile nemmeno esiste, ndr). Ma dato che tutto il mondo è paese, immancabile è giunto il solito personaggio che intende farsi propaganda attraverso la ricerca di consensi fra intolleranti ed ignoranti.
Il suo none è Bezalel Smotrich, un politico israeliano che ha preso parte ad un sit-in anti-gay in un'università di Tel Aviv e che ha colto l'occasione per vantarsi della sua ignoranza. «A casa tutti possono essere anormali  -ha dichiarato ai giornalisti- e la gente può formare qualsiasi unità famigliare preferisca, ma non possono poi venire a rivendicare diritti, sia al sottoscritto che allo Stato. I gay si sentono a disagio con la loro anormalità, così quando escono si vantano di esserlo. Ma non hanno il diritto di farlo. Io sono omofobo e sono orgoglioso di esserlo».


Gli omofobi vanno in Senato millantando titoli accademici inesistenti

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Al peggio non c'è mai fine. Se qualcuno pensava si fosse toccato il fondo nel permettere l'audizione dinnanzi al Senato di un uomo pronto a paragonare il ddl Cirinnà all'Isis, sappia che quell'uomo non era neppure chi affermava di essere. Il dottor Mario Binasco si era infatti presentato in rappresentanza della sezione italiana dell'Ecole Européenne de Psychanalyse anche se poi si è scoperto che quella "scuola" non esiste più dal 2001.
La verità è venuta a galla grazie ad un comunicato diffuso dal dottor Domenico Cosenza, presidente della scuola italiana lacaniana di psicoanalisi cui atteneva l'"Ecole". L'uomo non solo ha spiegato come quella realtà abbia chiuso i battenti da oltre un decennio, ma ha anche chiarito come «le idee espresse da Binasco riguardo alla questione delle unioni omosessuali distano anni luce dalle elaborazioni in materia sviluppate in seno all'Associazione Mondiale di Psicoanalisi, di cui la SLP fa parte, e di ciò si è avuta testimonianza in particolare nel corso del dibattito sviluppatosi in Francia a proposito della recente legislazione sul diritto al matrimonio tra omosessuali».
Il senatore Sergio Lo Giudice ha definito «Più patetico che grave il fatto che qualcuno avesse millantato titoli accademici», precisano come la commissione abbia ottenuto autorevoli garanzie scientifiche riguardo al «benessere per quei bambini che crescono nelle famiglie omogenitoriali» senza che ciò potesse essere messo in dubbio da un'audizione che «non era qualificata sul piano scientifico. La caratteristica di quelle persone erano di essere persone confessionali accomunate da una ideologia religiosa che gli fa esprimere un parere contrario alle persone omosessuali».
Franco Grillini, presidente di Gaynet, ha preferito toni più duri: «Ancora una volta -dice- si mostra l'indecorosa mistificazione del mondo senza limiti che questi clericali sfruttano per postare avanti le loro battaglie omofobiche orientate a distruggere la vita di milioni di italiane e italiani. Arrivare a mentire in una commissione parlamentare però è francamente inimmaginabile e supera ogni comprensione».


ProVita spiega il suo progetto di rieducazione idologica: le scuole devono insegnare che è male essere gay

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ProVita è una di quelle realtà che si appellano al cristianesimo per sostenere azioni violente volte a ledere i diritti fondamentali altrui. Da ormai qualche tempo, uno dei suoi obiettivi primari è stato identificato nelle scuole, viste come un terreno fertile in cui impiantare dei campo di rieducazione che possano propagandare un pensiero cattofascista chiuso al riconoscimento stesso della dignità umana.
Il tutto è stato chiaramente spiegato dai diretti interessati nel corso di uno scambio di battute avvenuto su Facebook.
Dinnanzi all'orribile spot in cui l'associazione parla di piani segreti volti a sconvolgere le menti dei più piccoli attraverso una fantomatica teoria gender, un ragazzo chiede: «Io ho diciotto anni. Frequento il liceo e a scuola ci vado ogni giorno. Non ho mai assistito a niente del genere. A scuola mi insegnano greco, latino, filosofia, fisica, storia, matematica e inglese... il gender non fa parte delle materie di studio. E non l'avevo mai sentito nominare prima che voi ne parlaste. Nella scuola italiana l'educazione sessuale è un miraggio oltretutto».
L'associazione risponde: «Non abbiamo detto che in tutte le scuole del suolo italico ci siano già questi progetti. Ma abbiamo riportato moltissime notizie di scuole in cui ci sono». Coma al solito si si è ripiegato sul sostenere che esistano «moltissimi» cosi senza riuscire a citarne neppure uno nello specifico. Ma la risposta non si è fermata lì e si è proseguito nel sostenere che «l'educazione sessuale è parte di un progetto massonico e magari fosse un miraggio. Invece c'è e da danni». Insomma, i ragazzi dovrebbero essere lasciati allo sbando, senza fornire loro alcun dettaglio su come prevenire i rischi per la propria salute solo perché ad un gruppo di finti cristiani fa piacere veder morire chi pratica sesso prematrimoniale.
A quel punto il ragazzo chiede di poter avere il nome di una scuola, ma ProVita glissa e preferisce affermare: «l'orientamento non è scelto (forse), ma le azioni sono scelte eccome. Se io sono gay o lesbica questo non vuol dire che debba fermarmi a tale constatazione, che debba compiere atti sessuali corrispondenti e debba insegnare ai bambini che "non c'è niente di male"». In altre parole, la scuola deve insegnare ai ragazzi che non è detto che l'omosessualità non sia una malattia, che chi ha rapporti con persone dello stesso sesso debba essere emarginato e che un gay non deve avere una vita sessuale perché ai cattolici interessa più impedire la sua felicità che pensare alla loro salvezza.
In questi casi è bene ricordare che il governo ha abilitato quella realtà a ricevere il 5x1000 come «organizzazione non lucrativa di utilità sociale».


ProVita lancia uno spot di istigazione all'odio

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Intenzionata ad impedire qualunque contrasto al bullismo omofobo nelle scuole, l'associazione ProVita risulta promotrice di una petizione volta a chiedere al governo che l'omofobia venga insegnata nelle classi attraverso corsi in cui si spieghi ai bambini che solo l'eterosessualità è moralmente accettabile.
Ed è proprio nell'intento di promuovere quell'iniziativa che l'organizzazione ha realizzato anche uno spot televisivo che appare come un vero e proprio messaggio di istigazione all'odio. Il tutto senza neppure risparmiarsi dall'utilizzare utilizzare un bambino che viene mostrato sconvolto per essere andato a scuola.
«Ma che è successo?» chiede il padre. «È sconvolto, poveretto» risponde la madre. «Mi ha raccontato tutto. A scuola hanno fatto una lezione di educazione sessuale basata sulla teoria del gender. le scuole sono obbligate. Sono direttive del governo. Gli hanno detto che dovrà decidere in futuro se essere uomo o donna, dipende da come si sente. Che è normale cambiare di sesso, che puoi essere ciò che vuoi, né uomo né donna. Che qualsiasi orientamento sessuale va bene, che si può cominciare anche da piccoli a fare sesso». «Vuoi questo per i tuoi figli?» chiede una voce fuori campo. «No» è la risposta del protagonista.
Durante il siparietto sullo sfondo passano immagini prese chissà dove che mostrano bambini che inseriscono profilattici su paletti di legno, mostri, uomini mezzi nudi.... Insomma, la solita porcheria che viene impunemente attribuita alla comunità lgbt sulle pagine di promozione d'odio che impazzano su Facebook.
Ovviamente nessun corso previsto nelle scuole prevede ciò che la pubblicità descrive, così come i toni da setta segreta che cerca di operare all'insaputa dei genitori è una chiara falsificazione della realtà. Ma si sa che nella propaganda la verità delle cose ha ben poco significato se l'obiettivo è l'inculcare una paura irrazionale verso un qualcosa che non dovrebbe spaventare chi ha la coscienza pulita.

Clicca qui per guardare lo spot omofobo.


Tornano i lacci rainbow per combattere l'omofobia nello sport

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Anche quest'anno torna l'iniziativa anti-omofobia lanciata da Paddy Power in collaborazione con ArciLesbica ed ArciGay. Sotto lo slogan «Cambiamo gli schemi #allacciamoli!», il mondo dello sport viene invitato a prendere posizione contro l'omofobia attraverso un gesto molto semplice: indossare un paio di lacci color arcobaleno a sostegno dei diritti di tutti.
Il lancio della campagna è avvenuto a Roma alla presenza di numerose autorità del mondo istituzionale e sportivo a partire dal sindaco Ignazio Marino. «La nostra amministrazione ha sempre voluto dare segnali diversi dal passato -ha commentato quest'ultimo- Roma vuole essere una città accogliente dove tutti devono sapere di avere gli stessi diritti. E quale diritto è più importante di vivere la sfera affettiva come più ci piace? Abbiamo voluto riconoscere il gesto di amore dei matrimoni gay celebrati all'estero con i registri delle unioni civili, e anche lo sport può lanciare un messaggio di partecipazione e democrazia. Lo sport ci accomuna, ci unisce, ci rende tutti uguali. Gli sportivi, dalla nostra città, oggi possono lanciare un messaggio di grande positività e trasparenza».
Tra gli ambasciatori della figura il centrocampista della Roma, Radja Nainggolan, così come gli atleti della nazionale italiana di beach volley e i giocatori di football americano della Legio XIII Roma Asd.
Tra le vonità vi sarà anche la costruzione di un Osservatorio sull'omofobia nello sport che avrà l'obiettivo di promuovere studi e ricerche per indentificare la percezione sul tema e diffondere un codice etico inclusivo e rispettoso delle differenze individuali incentivando tutto il mondo dello sport ad aderirvi.


Amato a TV2000: le scuole cadono a pezzi perché lo stato spende tutte le risorse per l'indottrinamento gender

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A quanto pare anche TV2000, la televisione dei vescovi, ha deciso di scendere in campo per dare voce all'integralismo cattolico. Il tutto ha avuto luogo lo scorso giovedì, quando l'ospite nello studio del l'approfondimento "giornalistico" ha visto la partecipazione di Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita. Inutile a dirsi, praticamente ogni argomento trattato si è immancabilmente tramutato in un'occasione per una propaganda anti-gay verso quello che Amato e l'accondiscendente conduttore definiscono «indottrinamento gendeger».
Ed è così che si è parlato di scuole libanesi gestite da Scuole e per Amato è stata l'occasione per sostenere che «lì una libertà c'è, da noi comincia a non profilarsi: vogliamo parlare dell'indottrinamento gender nelle scuole?». Si è parlato di crolli dovuti all'incuria nelle scuole pubbliche ed Amato non ha tardato ad affermare che «bisognerebbe vedere come vengono spesi i fondi per la scuola. Perché i soldi che vengono spesi per questi corsi di indottrinamento sul gender. Perché si trovano fondi per queste iniziative e non si trovano per la struttura».
Amato non ha mancato neppure di indicare l'esempio di un bando costato 450mila euro, peccato che una cifra simile appare decisamente ridicola se se paragonata all'1,25 miliardi di euro che vengono annualmente spesi per pagare gli stipendi agli insegnanti di religione (e allora perché non togliere loro per pagare i restauri?). Allo stesso tempo è curioso che a sostenere una tesi simile sia un personaggio che ha scritto una proposta di legge volta a chiedere un maggior finanziamento delle scuole paritarie, soprattutto considerato come l'applicazione si una simile ipotesi non farebbe altro che rimuovere ulteriori risorse alla scuola pubblica.
L'avvocato si è lanciato anche nei suoi consueti attacchi denigratori nei confronti dei libretti stampati dall'Unar, sostenendo che al loro intero si affermerebbe che «l'omofobia si ricava da quattro criteri: credere ciecamente nei precetti religiosi è omofobia, credere che l'omosessualità è un peccato è omofobia, credere che l'unica attività lecita è quella aperta alla vita è omofobia». Al di là dell'aver preannunciato quattro regole per poi citarne solo tre, la semplificazione pare modificare di molto il senso di frasi orientate a condannare il bigottismo e ignoranza il tutto forse al solo fine di ottenere facile consensi dinnanzi ad un pubblico palesemente incline ad identificarsi in ciò che lui definisce debba essere ritenuta omofobia (per altro con discrepanze persino ai precetti del Catechismo, nei quali si dice chiaramente che l'omosessualità in sé non può essere ritenuta un peccato).
Parlando della Morte di Ferreno, Amato ha scelto di divagare e di scagliarsi contro Guido Barilla che «ha dovuto chiede scusa al mondo se contrario all'adozione dei bambini da parte dell coppie gay e si è piegato alle lobby omosessualiste» (in realtà Barilla disse di non voler rappresentare famiglie gay nei suoi spot e non parlò mai di adozioni, ndr). Il presidente dei Giuristi per la vita ha anche aggiunto che «Ferrero non l'avrebbe mai fatto», inevitabilmente mettendo parole mai pronunciate nella bocca di un uomo morto che non potrà difendersi da una simile diffamazione.
Ed ancora, prendendo spunto da un servizio su De André e i Nomadi, Amato ha sostenuto che che che «l'uomo oggi ha assunto il capriccio di fare quello che gli pare e di essere chi mi pare. L'uomo ha smarrito la sua identità. Non sa più se è maschio o femmina. Questa follia del gender. Ed ogni volta nella storia dell'umanità in cui l'uomo tenta di sostituirsi a Dio, crea mostri».
In conclusione ha lanciato l'affondo finale, asserendo che il Santo Padre gli abbia fatto un grande regalo legittimando il suo continuo ricorso a termini nazisti per parlare delle associazioni per i diritti gay. Secondo Amato, infatti, sarebbe stato proprio Bergoglio a scegliere la definizione di «gioventù hitleriana».

Clicca qui per guardare il video trasmesso da TV2000.


L'Uccr torna a sostenere che in Italia non sia mai esistito un solo caso di omofobia e che siano i gay a mentire

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Mentre sul web impazza il filmato realizzato dalle Iene che mostra un'aggressione ai danni dell'inviato da parte del ristoratore riminese accusato di aver costretto un dipendente omosessuale a far sesso con una prostituta, l'Unione Cristiani Cattolici Razionali già si lancia nel sostenere che l'accusa sia falsa e che l'omofobia none esiste. Non è la prima volta che il gruppo ultra-integralista si lancia nell'affermare che l'omofobia sia un'invenzione dei gay, gente cattiva che mente pur di limitare la loro libertà nel poterli diffamare ed insultare a piacimento.
«Il progetto di legge sull'omofobia dell'on. Scalfarotto -dicono- è definitivamente tramontato, per fortuna, siamo riusciti ad impedire l'introduzione del reato d’opinione unendo le forze e portando dati e osservazioni pertinenti. In particolare grazie all'impegno dei Giuristi per la Vita dell'avvocato Gianfranco Amato e di Mario Adinolfi». Tanto basterebbe per capire di essere di fronte ad una strumentalizzazione bella e buona, a fronte di argomentazioni inesistenti dettate solo da chi si limita a sostenere che l'omofobia none esiste pur rientrando in chi ne rappresenta la massima espressione.
Per sostenere la loro tesi, non mancano di sostenere che le denunce di discriminazione «puntualmente si sono rivelati delle clamorose bufale». Il caso del cuoco sarebbe da ritenersi tale perché il datore di lavoro non ha confermato la tesi dell'accusa (anzi, si sostiene che si astato il gay a «perseguitare l'ex datore di lavoro») senza neppure premurarsi di attendere la chiusura del caso.
A riprova della loro tesi hanno rivangato anche un paio di casi piuttosto discutibili, fra cui il caso della professoressa di religione dell'istituto Pininfarina di Moncalieri che loro descrivano come «accusata di aver tenuto una lezione omofoba e poi completamente scagionata». Peccato che la il mancato provvedimento nei suoi confronti non tolga la veridicità di accuse da lei stessa confermate a Repubblica, ma semplicemente derivi dalla volontà di ritenere lecito che un'insegnante possa andare in una scuola pubblica a raccontare teorie screditate e pericolose per la salute dei ragazzi solo perché incoraggiate dal Vaticano.
Inquietante è comunque osservare come un numero sempre maggiore di realtà cattoliche preferiscano negare i problemi pur di rivendicare il loro diritto all'odio, presentato come se fosse un diritto. Peccato che il cercare di alimentare un clima ostile che spinga i l maggior numero di ragazzi possibile al suicidio non sia certo un'opinione. E se solo l'aldilà fosse lontanamente integralista come loro lo dipingono, non ci sarebbe alcun dubbio sul fatto che si dovrebbero pagare per tutto il male che hanno fatto in vita..


Roma: otto ragazzi indagati per bullismo verso un 15enne. Sotto accusa anche tre insegnanti e la preside dell'istituto

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Ancora una volta è dalla capitale che ci giunge la cronaca di un grave caso di omofobia. I fatti risalirebbero allo scorso anno, quando un 15enne che frequentava l'istituto magistrale Vittorio Gassman è statoi vittima di una serie di atti di bullismo messi in atto da otto studenti.
Il branco aveva creato un gruppo su Whatsapp denominato "We hate Edoardo" (il nome è di fantasia) che sarebbe servito come catalizzatore di una serie di insulti e di prese in giro legate al suo presunto orientamento sessuale. I suoi genitori ne avrebbero parlato con  tre professori e la preside dell'istituto scolastico, ma nulla sarebbe stato fatto per mettere fine alle continue vessazioni.
Ora è stata sporta denuncia presso la procura e la pm Vittoria Bonfanti ha indagato per alcuni mese, rinviando ora gli atti alla procura minorile per otto studenti accusati di atti persecutori. Ma sotto la lente della giustizia sono finiti anche alcuni esponenti del corpo docente che, proprio in virtù dell'impunità che avrebbero offerto ai carnefici del 15enne, ora potrebbero dover rispondere di omissione di atti d'ufficio.
Oltre alle segnalazioni della madre (archiviate sulla base di una votazione a maggioranza) la questione era stata sollevata dinnanzi agli insegnanti anche da un'amico della vittima che aveva mostrato loro alcuni screenshot di quella chat. In tutta risposta venne rimproverato per aver violato la privacy dei membri del gruppo.
Dato il totale disinteresse della scuola dinnanzi ad una situazione che stava facendo scaturire pensieri suicidi alla vittima, ai genitori non è rimasta altra possibilità che rivolgersi agli inquirenti. Da riflettere è cosa sarebbe potuto capitare se la vittima non avesse avuto alle spalle una famiglia pronta a lottare per lui.


Ghana: gay picchiato a sangue da una folla inferocita

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Kinto Rothmans è un organizzatore di eventi nella città di Accra, ma è anche gay. Tanto è bastato perché un gruppo di persone organizzasse una vera e propria imboscata ai suoi danni.
L'uomo è stato attratto nel luogo dell'aggressione da un certo Salim, un uomo che l'aveva adescato. Ma ad attenderlo ha trovato una folla di persone che l'hanno aggredito, picchiato brutalmente e costretto  registrare un video in cui confessare di aver avuto il desiderio di fare sesso con Salim. Il video è poi stato pubblicato in rete, insieme ad una fotografia che lo ritraeva grondante di sangue.
Pochi giorni prima, due studenti gay hanno rischiato di esse linciati da un gruppo formati dai loro stessi compagni di studi. In Ghana l'omofobia è ormai una vera e propria minaccia all'incolumità dei gay e c'è chi sottolinea come la polizia probabilmente non indagherà e, anche qualora gli aggressori siano identificati, difficilmente verranno indagati e condannati per il loro gesto.


Per Il Mattino di Padova è «choc» un libro in cui si parla di omossesualità e fede cattolica

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Forse non saremo ai livelli de Il tempo che lo scorso anno parlò del coming out di Ian Thorpe titolando «Lo squalo era un pesciolino rosa», ma di certo non è di facile digestione anche il titolo scelto daIl Mattino di Padova nel parlare di un libro che affronta concilia omosessualità e fede cattolica. Il titolo scelto è: «Coniugare amore gay e fede: libro choc di due studiosi padovani».
Sperando che il quotidiano non voglia sottintendere che i cattolici siano rappresentati da Adinolfi o Forza Nuova (e qui basterebbe leggere la quarta di copertina dei Vangeli per sapere che Gesù li avrebbe cacciati dal tempio), proprio non si capisce che cosa ci sia di «choc» in un volume che invita i Vescovi a riflettere su una serie di punti ormai sdoganati da tanti gruppi cristiani.
Quando si parla di «omofobia della Chiesa» il riferimento è a dogmi sociali che impongono discriminazioni basate su concetti che ci permetterebbero tranquillamente di ritenere che sia gravissimo mangiare l'aragosta o che sia da ritenersi una «famiglia naturale» quella basata sullo stupro o l'acquisto di una donna. Tant'è vero che a scrivere le motivazioni non è un qualche opinionista della D'Urso che vuole dare libero sfogo ai propri pregiudizi, ma due autori noti a livello nazionale: Paolo Rigliano per la parte psicoanalitica e Giannino Piana per la parte teologica. Insieme hanno voluto interrogarsi sull'amore omosessuale sino ad addentrarsi nella sfera dell'erotismo, offrendo una panoramica di tutta la sua complessità e integralità in una prospettiva basata su aspetti della dottrina cattolica e della scienza psicoanalitica. Il tutto in «un'ottica di un dibattito pacato, serio e senza polemiche, che sappia abbattere le barriere ideologiche che ancor oggi impediscono al mondo omosessuale e a quello cattolico di parlarsi senza scontrarsi».
E allora cosa c'entra il titolo. Perché si è ritenuto di dover alimentare la falsa credenza che un gay non possa credere in Dio se non è disposto ad accettare il modo in cui è stato creato? Perché mai dovrebbe opporsi al progetto che Dio ha voluto per lui?


Usa, donna accusata di aver picchiato brutalmente il figlio perché «troppo femminile e gay»

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Jacqueline Alexander è una madre che vive in una cittadina del Tennessee (Stati Uniti). Lo scorso mercoledì è stata arrestata con l'accusa di aver picchiato violentemente il figlio perché si comportava in modo «troppo femminile» e quindi pensava fosse gay. Giunti sul posto, gli agenti hanno riscontrato segni di percosse sul volto del bambino.
La storia ha dell'incredibile, ma da Memphis fanno sapere che episodi simili si verificano con preoccupante frequenza. «Abbiamo tantissimi bambini ed adulti che arrivano a raccontarci di aver subito abusi o violenze fisiche da parte delle persone che dovrebbero essere le prima ad occuparsi di loro», racconta Will Batts del Centro LGBT di Memphis. «Viviamo con regole davvero rigide su come le persone dovrebbero agire, vestirsi, parlare o comportatasi, e questo può rendere la vita è molto più complicata».


Ora sostiene di aver offeso i gay per pura satira, ma già sosteneva che: «la dittatura gender esiste»

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Carmine M. è un youtuber di Taranto salito alla ribalta delle cronache per un impensabile video in cui sosteneva di aver contratto il «virus della frociaggine» per aver stretto la mano ad un gay. Se dopo le numerose proteste ha pensato bene di modificare la descrizione del video per sostenere di aver voluto creare un video satirico (l'unico del suo canale), curiosamente è in molti altri suoi video che lascia trasparire testimonianze di come quello appaia solo l'effetto devastante delle campagne ideologiche e discriminartici lanciate da certe realtà cattoliche che lui è solito seguire.
Se oggi dichiara di aver realizzato un video per denunciare quale sia la vera omofobia in modo da scagionare chi si oppone ai matrimoni gay senza cadere nel sostenere che non si debba dare la mano ai gay, è solo qualche giorno prima non aveva risparmiato ai suoi follower il suo personale giudizio su Sanremo. Il suo discorso inizia con l'affermare che «l'Italia è un Paese dalle profonde radici cattoliche» e che «non a caso lo stivale è anche la sede del Vaticano e, a mio parere, le coincidenze non esistono e non sono mai esistite». da qui il salto è stato breve per iniziare a chieder: «È mai possibile che nessuno si sia indignato per le recenti news sul Festival di Sanremo? È mai possibile che un popolo sia talmente narcotizzato da non rendersi conto di star vivendo nel bel mezzo di una dittatura massmediatica, monetaria e spirituale? Ma a cosa cazzo state pensando? Alla classifica della Serie A? In quale discoteca andare a pascolare il sabato sera? Se non l'avete ancora capito sto parlando di Conchita Wurst, la superospite di Sanremo 2015 [...] Perché la dirigenza Rai ha ben pensato di ospitare, quindi pagare profumatamente, un omosessuale travestito se sa benissimo che il pubblico è composto da famiglie e anziani, molto più restii dei giovani a considerare normali questi personaggi. Semplice, per pura e semplice propaganda. Non ci rendiamo conto di vivere in una dittatura semplicemente perché ci stanno togliendo la libertà di agire e di pensare».


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Ecco perché lo studio Sullins è carta straccia

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Al mondo cattolico non interessa la verità: la scienza è un'opinione e deve essere sostenuta sulla base di un tifo. Se dici che i gay sono malati raccoglia applausi e finanziamenti, se dici che sono normali allora vieni etichettato come un nemico. Peccato che l'intera comunità scientifica pare si sia meritata quest'ultima classificazione.
Ed è così che il mondo cattolico è in fermento per la nuova ricerca pubblicata da un tale Donald Paul Sullins della Catholic University of America, un prete cristiano che sostiene che i gay siano pessimi genitori e che sia nell'interesse dei bambini essere affidati solo a coppie eterosessuali.
Adonolfi è già corso ai ripari precisando che «l'autore è un prete cattolico e pertanto lo studio è viziato, hanno detto. Se si vuole sostenere che un sacerdote non possa essere qualificato a svolgere una ricerca scientifica, allora chi lo fa dovrebbe essere disposto a considerare inattendibili le leggi sulla trasmissione genetica e il big bang». Peccato che queste ultime due teorie non siano state screditate, con tanto di comunicati stampa, per le modalità di studio che nulla hanno a che vedere con il rigore scientifico. Allo stesso modo dovrebbe insospettire il fatto che il sacerdote risulti membro del Marriage and Religion Research Institute gestito dal Family Research Council, ossia un gruppo anti-gay che dedica tutte le proprie energie a cercare di impedire le adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso.

Nello studio si sono analizzate le informazioni raccolte tra il 1997 e il 2013 dal National Health Interview Survey, analizzando la situazione di 207.007 bambini tra cui 512 identificati come aventi almeno un genitore biologico ora impegnato una relazione dello stesso sesso. Nell'analisi, però, ci si è dimenticati di verificare se i genitori avessero relazioni stabili e si è sorvolato sul fatto che possano esserci differenze fra chi è vissuto in coppie sposate. Dato che i matrimoni gay non erano ancora legali negli Stati Uniti e considerato come quasi tutti i bambini esaminati fossero nati da precedenti relazioni, è la logico pensare che il dato sarebbe dovuto essere paragonato con quello dei figli nati da precedenti relazione eterosessuali (dato che l'impatto emotivo sui bambini parrebbe dipendere più dallo stress di una separazione o di un divorzio che dall'essere cresciuti con due genitori del medesimo sesso).
A falsare ulteriormente il dato è anche il non aver considerato se i genitori avessero relazioni lungo termine stabili o se partner convivente avesse assunto un ruolo genitoriale. Per stessa ammissione dello studio, infatti, i genitori dello stesso sesso sono stati classificati solo come «le persone il cui coniuge o convivente era del medesimo sesso».

Interessante è anche notare come Sullins abbia giocato sull'ontologia per giungere alle proprie tesi. L'uomo sostiene che i genitori dello stesso sesso non possono essere entrambi i genitori biologici di un figlio e quindi non possono offrire loro lo stesso livello di cura dei genitori eterosessuali. Inoltre asserisce che «Il matrimonio fra persone dello stesso sesso assicura figli una persistente presenza dei loro genitori biologici comuni; il matrimonio tra persone dello stesso sesso assicura il contrario». Di certo non è semplice capire perché si tirino in ballo i matrimoni gay dopo aver condotto uno studio in cui si è volutamente ignorata l'unione esistente fra le coppie prese in esame.
Allo stesso modo le sue tesi appaioni ricolme di riferimenti al legame biologico, sostenendo che l'essere cresciuto da genitori biologici offra ai bambini una sorta di beneficio. Anche in questo caso il dato non è stato verificato dato che non si è guardato al rale legame biologico delle famiglie. Insomma, uno studio che giunge a conclusioni che non i è neppure provato a verificare appare a dir poco viziato, utile solo ad essere dato in pasto a tutti quai gruppi omofobi che sarebbero pronti a dar credito anche a Topo Gigio se solo sostenesse le loro tesi.


Uno degli uomini arrestati in Egitto tenta di darsi fuoco: «La mia vita è diventata un inferno dopo l'arresto»

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Lo scorso dicembre una conduttrice televisiva egiziana fece arrestare 26 uomini accusandoli di «dissolutezza» a causa di presunti rapporti omosessuali che sarebbero occorsi all'interno di un hammam. L'arresto venne trasmesso in televisione, così come i volti delle persone coinvolte.
Il tribunale assolse e rilasciò tutti gli imputati, peraltro solo dopo averli obbligati a subire umilianti test medici volti a verificare che non avessero avuto rapporti sessuali con altri uomini. Ora una delle vittima ha cercato di darsi fuoco, lamentando come la sua vita sia divenuta un vero e proprio infermo dopo quell'arresto.
«Sin dall'inizio la gente ha iniziato ad attaccarmi con sguardi e parole -racconta- anche i miei parenti e i amici hanno iniziato a concentrarsi sui miei movimenti. I miei fratelli insistono per seguirmi ovunque vada, ormai ho perso la mia libertà».
Il suo tentativo di suicidio è fortunatamente fallito, anche se è stato ricoverato in ospedale per gravi ustioni riportate alle mani e alle gambe. Per il suo tragico gesto incolpa la giornalista che si è personalmente occupata di guidare il raid e di riprendere i volti degli arrestati: «È lei che mi ha fatto tutto questo -dice- è lei la ragione per cui ho compiuto questo gesto».
L'omosessualità non è illegale in Egitto anche se le leggi che criminalizzano la «depravazione» sono spesso utilizzate proprio per criminalizzare i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso.


Video shock su Internet: «Ho toccato un gay, avrò preso il virus della frociaggine?»

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«Ho stretto la mano ad un frocio, non è che che sto contraendo il virus della frociaggine? Non è che quest'essere malato mi ha contagiato?». Sono queste le domande shock poste da Carmine M., un 25enne di Taranto, in un recente video pubblicato sul canale YouTube chiamato Coscienza Sveglia.
Sostenendo di aver accusato un prurito dopo aver stretto la mano ad un suo compagno di scuola, prosegue pure nel raccontare: «Non vorrei che il frocio mi abbia contagiato. Sono andato a parlarne con un prete, il prete della mia parrocchia, e mi ha detto e mi ha detto che secondo recenti studi la frociaggine è contagiosa. Cioè, questi qua rischiano di contagiarci». Sostiene anche che il rischio di aver toccato un gay «senza guanti e senza protezioni» sia altissimo dato che «la scienza non ha ancora trovato una cura a questa malattia».
Quel canale è seguito da 16.773 persone e promette di diffondere «diffondere la verità qualunque essa sia». Nel 2011 è stata anche oggetto di promozione da parte di Bonsai TV.
Se verrebbe automatico sperare che quelle parole siano solo il frutto di una pessima ironia, i timori che la realtà siano un'altra crescono nell'osservare quali siano le pagine che quell'individuo segue su Facebook: nell'elenco c'è Risposta Cristiana, Ex gay world, Notizie Provita, Ex HomoVox, No ai matrimoni gay e LoSai.eu... insomma, tutti i più noti siti di promozione all'odio che da anni pubblicano indisturbati una grande quantità di materiale volto ad alimentare il pregiudizio verso gay e lesbiche. Ecco dunque che cresce il dubbio che quel youtuber non sia altro il risultato di una certa propaganda.
Forse non a caso ritroviamo i concetti espressi da quei siti anche nei suoi insulti a Conchita Wurst (peraltro con tanto di commenti positivi in quel clima da branco che spesso serpeggia attorno all'omofobia) o nel sostenere presunti studi scientifici che averebbero dimostrato che l'omosessualità non sia naturale. Non mancano poi post in cui si afferma che l'omofobia non sia la principale causa dei suicidi tra i gay, ma che questi compaiano gesti estremi a causa della loro omosessualità. Il tutto raccogliendo i commenti di vari fanatici pronti a sostenere che «tutti noi siamo a rischio. Il nostro lavoro, le nostre famiglie, la nostra pace [...] Sarebbe un errore gravissimo non reagire, le ideologie del male, quando prendono il potere, seminano il mondo di cadaveri».
E se ancora si avessero dei dubbi, è nel luglio del 2013 che aveva già registrato un video in cui assumeva una posizione contraria ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, sostenendo che l'amore gay non esista ma sia «uno scimmiottamento dell'amore eterosessuale». Il tutto, ovviamente, continuando a tirare in causa presunte motivazioni religiose.

Update: Il personaggio in questione ha pensato bene di modificare la descrizione del suo video ed ora sostiene che si trattasse di un video satirico (curiosamente l'unico del suo canale). Peccato che non risulti chiaro il perché sostenga medesime tesi in altri suoi video o perché la pagina pubblicata prima delle proteste apparisse assai diversa. Tant'è vero che persino la nuova descrizione pubblicata su Facebook (risalente a 12 ore fa in riferimento ad un video pubblicato due giorni prima) ancora riporta la vecchia descrizione. Sarà davvero satira o sarà una scusa per placare le reazioni ottenute dinnanzi alle proteste?
Si precisa inoltre che la notizia è stata pubblicata solo dopo aver verificato la presenza di una lunga serie di messaggi volti a rilanciare articoli omofobi, così come la presenza di ulteriori video che accantonassero l'ipotesi di un prodotto satirico (tant'è vero che esistono altri discorsi in cui si paventa l'esistenza di una lobby gay che vuole distruggere il mondo... saranno spacciati anche quelli per satira mal riuscita?).


ProVita Onlus: «L'omosessualità è l'anticamera della pedofilia»

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Non è certo una novità che la ProVita Onlus sia ossessionata dai gay e dalla volontà di denigrarli in ogni occasione, così come non è certo una novità la loro abitudine nel falsificare le notizie pur di alimentare l'odio sociale verso la comunità lgbt. Ne è un esempio il loro articolo sul convegno omofobo di Maroni in cui si cerca di far credere che i contestatori volessero aggredire i partecipanti (anche se nella realtà del fatti l'unica aggressione registrata è stata in direzione opposta) e si è parlato delle migliaia di persone che hanno protestato pacificamente con parole volutamente offensive: «Saranno stati 200 -scrivono- poco efficaci, un po' svociati, stonati e come sempre piuttosto volgarotti». Insomma, insulti gratuiti e falsificazioni belle e buone.
Eppure chi è pronto a sostenere l'esistenza di violenze anche laddove non ci sono, non ha dubbi nel ritenere assolutamente leciti gli atti vandalici compiti da un gruppo estremista cattolico nei confronti del Gay Center, al punto che precisano pure come gli insulti con cui sono state illegalmente imbrattate le pareti siano da ritenersi solo degli «innocui manifesti». Ovviamente quando furono dei vandali a colpire un cartello pubblicitario del giornale di Adinolfi, allora ci si affrettò ad ipotizzare un «atto intimidatorio». Un'applicazione di due pesi e due misure che non è certo una novità: anche quando fu Oliviero Toscani ad esimere un'opinione, lo denunciarono immediatamente per «offesa ad una confessione religiosa» (non male per chi sostiene di ravvedere il rischio di un reato d'opinione nel ddl contro i reati omofobi, ndr). Ma se un'associazione gay prova a denunciare per diffamazione un loro amico, allora sulle loro pagine non si fanno problemi a parlare di «Gaystapo» quasi come se non si debba avere il diritto a chiedere giustizia dinnanzi a quello che si considera un torto subito. E questo senza sottolineare come quel termine appaia ridicono nella bocca di chi ha denunciato con modalità simili all'intimidazione chiunque abbia osato applicare i piani di studi predisposti dal ministero (salvo poi veder veder rigettatele loro richieste da parte della procura).
Ma tornando ai volantini sul Gay Center, è dalle loro loro pagina Facebook che si lanciano anche nello scrivere che «L'omosessualità è l'anticamera della pedofilia. Diciamolo a chiare lettere». Sinceramente non ci capisce il nesso fra le adozioni e quella frase, a meno che non si siano ispirati alla peggior propaganda russa nel sostenere che le adozioni gay siano finalizzate alla volontà di abusare dei minori adottati.
Se l'odioso paragone fra omosessualità e pedofilia è il capolinea di chi non ha argomentazioni per sostenere le proprie tesi discriminatorie, a far riflettere è un altro fatto: non solo lo stato non si occupa di tutelare i cittadini da frasi denigratorie diffuse al solo fine di alimentare l'odio e la violenza verso una minoranza, ma questa gente viene addirittura invitata in Senato a suggerire come dovranno essere formulate le unioni civili fra persone dello stesso sesso. Insomma, è un po' come se si ascoltasse il parere del Ku Klux Klan per decidere una legge sull'immigrazione.
È questo il motivo per cui sarebbe facile limitarsi a non dar retta a questa gente (in fin dei conto chi vive ossessionato dall'omofobia non avrà certo una vita felice) ma non è certo tollerabile che la politica dia credito a chi ha deciso di dedicare la propria vita alla discriminazione e all'insulto gratuito.


Light Wins, il documentario integralista in cui gli attivisti lgbt vogliano criminalizzare il cristianesimo

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Janet Porter è un'attivista cristiana che deve la propria popolarità ad un programma radiofonico condotto sino al 2010 sull'emittente conservatrice cattolica VCY America. Ma persino quella realtà considerò eccessivo il suo estremismo nel sostenere il dominionismo (ossia l'idea che «solo i cristiani sono stati biblicamente incaricato di occupare tutte le istituzioni laiche fino al ritorno di Cristo») e la licenziarono.
Questo non l'ha fermata e Porter ha iniziato a girare di notte nei boschi con una lanterna al fine di realizzare un documentario intitolato «Light Wins: Come superare la criminalizzazione della Cristianità».
Ad essersi prestati alle riprese incontriamo anche una serie di volti noti dell'attivismo anti-gay: Steve King, Trent Franks, Louie Gohmert, Tim Huelskamp, Mike Huckabee, David Barton, James Dobson, Phyllis Schlafly, Scott Lively, Alveda King, John Stemberger e, naturalmente, la stessa Porter che non manca di asserire che gli attivisti gay vogliano trasformare i cristiani in criminali.
Nelle varie interviste si possono ascoltare affermazioni inaccettabili come il sostenere che «l'attivismo per i diritti gay è la più grande minaccia mai verificatesi alla libertà religiosa negli Stati Uniti», «si tratta dell'assalto più insidioso ed aggressivo per la nostra libertà religiosa che si sia mai vista» o che «se ad uno studente viene detto che non c'è nulla di male ad essere gay e questi otterrà una malattia mortale come risultato, i funzionari della scuola dovranno essere ritenuti legalmente responsabili».
Attraverso un'apposita clip, Porter ha rilasciato anche un'anteprima distinta in cui punta il dito contro i boy scout che hanno «inutilmente creduto all'oscura agenda omosessuale» nell'abolire parte della messa al bando nei confronti dei gay: una decisione che, a suo dire, poterà presto a dover affrontare il tema degli «scandali sessuali».
A prestare la propria testimonianza c'è anche Mike Huckabee, un politico e pastore battista che nel 2008 si candidò alle primarie per la presidenza degli Stati Uniti. Convinto della necessità di condannare a morte i responsabili di Wikileaks, ha avuto stretti legami con Porter anche dopo essere divenuto co-presidente della Faith and Family Values Coalition. Parlando del documentario, Huckabee sostiene che «questo film aprirà gli occhi e mostrerà come il voler essere degli spettatori non sia un'opzione. Ognuno sarà parte della soluzione o parte del problema e credo che questo avvincente documentario poterà i credenti a prenderne atto».
In realtà molti osservatori hanno numerosi dubbi sugli effetti a cui potrà portare un progetto del genere, dato che un estremismo omofobo così così spinto spesso rischia solo di creare repulsione nella comunità cristiana più moderata.

Forse lo sa bene uno dei relatori, il predicatore Scott Lively, che nell'ultimo periodo pare aver desiso di cambiate direzione e di puntare alla politica come opportunità per poter imporre la sua omofobia alla società. Dopo il fallito tentativo di diventare governatore del Massachusetts, ora annuncia la sua intenzione di candidarsi come repubblicano al Congresso.
L'uomo, già responsabile dell'approvazione di leggi anti-gay in mezzo mondo, non fa mistero che il suo principale interesse sia di poter conquistare una poltrona che gli permetta di difendere la Russia, a suo dire «l'unica ad essersi alzata in piedi contro l'agenda omosessuale».

Clicca qui per guardare il trailer di Light Wins.


Usa: Chiesa si rifiuta fare il funerale ad un gay e consegna volantini omofobi alla madre del defunto

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La discriminazione dei cristiani nei confronti dei gay sta assumenti contorni sempre più assurdi e violenti. Jay Hoskins è un uomo dell'Arkansas (Stati Uniti) che ha cercato di organizzare un matrimonio per il suo defunto marito, James Stone, vicino alla città natale di MMuntain Home. Il 19 gennaio scorso, la Clarkridge Church of Christ cancellò il funerale non appena scoperto che il defunto era sposato con un altro uomo, così come molte altre chiese cristiane della zona di rifiutarono a priori di celebrare la funzione. Persino la caserma dei vigili del fuoco, interamente costruita dal padre della vittima, si è rifiutata di offrire l'uso dei propri locali.
Ma come se ciò non bastasse, i parrocchiani si sono occupati anche di consegnare alla madre della vittima alcune buste contenenti volantini anti-gay. Oltre al alcune pagine della Bibbia, le buste contenevano anche frasi in cui si sosteneva che il figlio defunto fosse condannato all'inferno per aver violato le leggi di Dio sul matrimonio, o in cui si paragonava il matrimonio omosessuale a quello fra un uomo e un animale.
«Ho perso l'amore della mia vita poco più di due settimane fa -racconta Hoskins- ed ancora non so come ho intenzione di portare avanti la questione». La coppia ha vissuto insieme per dieci anni e si era sposata sei mesi fa a Nuovo Mexico.