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Alfano si stupisce dinnanzi alle famiglie che non abbandonano gli anziani malati o i figli disoccupati

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«Se dovessi scoprire che mio figlio è gay, va via di casa». Lo ha sostenuto uno dei manifestanti del Ncd dopo aver precedentemente raccontato che due uomini non devono potersi baciare per strada perché lui non saprebbe come spiegarlo al figlio.
È solo uno degli interventi registrati dalla trasmissione televisiva "Gazebo" nel corso di un servizio dedicato al Family Act. Già, perché nonostante la maggioranza dei manifestanti fosse lì per dirsi contrario ai gay, la loro presenza è andata in quota per sostenere una proposta di legge di Sacconi che prevede che le famiglie eterosessuali con figli minorenni possano votare più volte e valere di più degli altri cittadini.
Le immagini mostrano anche l'intervento di Alfano che, una volta giunto sul palco, ha esordito con il classico: «Io sono qui da italiano che crede che la famiglia sia una e sia quella composta da un uomo e una donna. Io sono qui come italiano che non crede di essere vintage se pensa che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma». Ma la logica del suo discorso ha iniziato a vacillare non appena il ministro si è lanciato nel raccontare meravigliato che c'è gente che ha degli anziani in casa e li cura al di là dell'indennità che percepisce. E racconta anche come ci siano persino incredibili famiglie in cui i genitori non cacciano di casa i figli se non trovano lavoro o sono disoccupati!
Insomma, Alfano si stupisce se qualcuno non pensa solo a sé stesso ma si occupa persino dei genitori anziani o dei figli.... Ma che razza di idea di famiglia può avere un uomo che si meraviglia dinnanzi all'ovvio e che si stupisce che le famiglie non siano composte da persone che pensano solo a loro stessi?
Sul fonte delle famiglie gay, Alfano si è limitato a sostenere che: «Una famiglia è arcaica perché composta da un padre e una madre? E chi li fa i figli? Chi li fa?». Vien da sé che a farli siano gli stessi che a volte li abbandonino, così come il suo ragionamento pare buttare fori dalla sua definizione di famiglia anche tutte quelle coppie sposate che non hanno procreato (nonostante poco prima le abbia considerate famiglie nell'invitarli a fare più figli degli immigrati).

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Forza Italia non doveva aprire ai gay? Per ora si limita ad sponsorizzare i comizi dei Giuristi per la vita

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L'impressione è una sola: Silvio Berlusconi e la Pascale ci hanno solo preso in giro. Tra cene eleganti in compagnia di Luxuria e l'apertura di un dipartimento dei diritti civili, Forza Italia si era detta pronta a riconoscere la necessità di lavorare per garantire piena dignità alla comunità gay.
Eppure è proprio Forza Italia a sponsorizzare un intervento del presidente dei Giuristi per la vita a Desio, in provincia di Milano. Vien da sé che chiamare un personaggio noto per la sua omofobia e sostenere un incontro in cui si dirà che l'inclusione dei reati omofobi fra quelli che prevedono aggravanti (da decenni in vigore in tutela di cristiani ed immigrati) sia una norma liberticida è la negazione di quella tesi.
Nell'occasione l'avvocato Amato presenterà anche il suo nuovo libro, una bella occasione per poter ottenere un guadagno economico dall'odio verso il prossimo.
Qualora Forza Italia non prenderà le distanze dall'iniziativa, allora verrà da sé che tutte le parole pronunciate da Berlusconi non potranno che essere catalogate come mera propaganda elettorale. Perché non si può aprire ai gay se offer supporto a chi lavora instancabilmente per impedire che i gay possano vivere. Sarebbe come dirsi contrari al nazismo per poi dichiararsi fan di Hitler.
Dal canto loro i Giuristi per la vita commentano: «Noi andiamo dove ci chiamano per informare e dire la verità! Pronti anche ad andare ad un convegno organizzato da Sel o dai Radicali. Siamo stati a convegni della Lega, Fratelli d'Italia, NCD e Nuova Destra di Alemanno, persino Forza Nuova... senza alcun timore». Vien da sé che Sel e Radicali probabilmente non chiameranno mai un gruppo che definisce «verità» la sua propaganda, così com'è triste vedere che Forza Italia abbia scelto di ricalcare i passi del Ncd e di Forza Nuova ricollocandosi in un'area di estrema destra.


Il Ncd in piazza contro le unioni gay (ma senza argomentazioni)

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I seguaci di Alfano sono scesi in strada per dire «No» al riconoscimento delle unioni civili. Saverio Tommasi di YouMedia ha intervistato alcuni dei partecipanti e le "motivazioni" che li hanno spinti ad essere lì hanno spesso del paradossale (per non parlare di quelli che neppure sapevano perché stessero manifestando).
«Noi siamo avanti, loro sono indietro e vogliono tornare alle barbarie» ha sostenuto dal palco l'immancabile Carlo Giovanardi, prima di lanciarsi nell'affermare che le unioni gay porteranno alla legalizzazione di pedofilia e poligamia.
Tra i presenti anche il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che non si è sentita a disagio nello scendere in piazza contro il riconoscimento dei diritti di parte della popolazione nonostante il ruolo istituzionale che le è stato affidato. Anche lei si è unita nel sostenere che lo stato debba tutelare quelle che gli alfaniani definiscono «famiglie naturali», «famiglie all'antica», «famiglie cristiane» e «famiglie normali».
«Non è normale amare una persona dello stesso sesso» sentenzia una ragazza, evidentemente certa che la società e il mondo debbano basarsi sulla sua personale esperienza, forse incoraggiata anche dal fatto che il ministro delegato a spiegarle che si tratta di una cosa perfettamente normale era lì al suo fianco.
«L'italia è sempre stata così» dice una deputata Ncd. «La famiglia eterosessuale è l'unica famiglia che la gente conosce» aggiunge Roberto Forigono, sottolineando come le motivazioni addotte siano tutte riconducibili a non voler cambiare le cose dato che non è un cambiamento che li interessa in prima persona.
Fabrizio Cicchitto non ha mancato di scagliarsi contro «l'etero in affitto» (evidentemente riferendosi all'utero, ndr) mentre tanti, tantissimi manifestanti non hanno la più pallida idea del perché una famiglia gay non debba essere equiparata a quella eterosessuale (curioso, dato che erano lì per manifestare a favore di quell'idea).
«Attenzione, la famiglia che lei chiama eterosessuale è quella che mette al mondo dei figli» è quanto aggiunge Roberto Formigoni... c'è da chiederti se in virtù di questa sua rivendicazione il Ncd chiederà che tutte le famiglie senza figli siano annullate e che il matrimonio possa essere celbrato solo in presenza di prole.

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Trevisto: attraverso i genitori la Lega tenta di bloccare le lezioni di contrasto all'omofobia

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Per il secondo anno consecutivo l'assessore alla Scuola di treviso, Anna Caterina Cabino, ha aderito al progetto di educazione sentimentale predisposto dall'Usl 9. Ed è così che la Lega non si è accontentata di opporsi alla decisione ma, attraverso il consigliere leghista Riccardo Barbisan, ha attuato un piano per tentare di impedire che i corsi possano svolgersi.
In occasione delle elezioni dei rappresentanti dei genitori dell'istituto comprensivo Coletti (cui fanno capo due scuole dell'infanzia, cinque primarie e due secondarie), sono stati individuati i nomi di due genitori che si dichiarano pronti a contrastare «con decisione» lo svolgimento di lezioni di educazione sessuale che possano «in modo troppo esplicito di rapporti omosessuali». L'idea della Lega è di appoggiare una campagna elettorale in loro favore in modo da convogliare i voti degli omofobi su nomi ben precisi, il cui unico scopo sarà quello di impedire che nelle classi si possa parlare di omosessualità.
La campagna ideologica lanciata da Barbisan denuncia anche come lo scorso anno alcuni genitori turbati dal contenuto delle lezioni dato che i loro figli si sarebbero rivolti a loro per chiedere «spiegazioni per cose che, vista la loro età, non capivano e di cui erano turbati».
Il riferimento lascia chiaramente immaginare che il leghista conti sull'appoggio dei 120 genitori che lo scorso anno si rivolsero ai giornali per sostenere che i loro figli «si fossero sentiti male» nel guardare un filmato che mostrava anche un gay. Anzi, auqlcuno non mancò anche di rievocare tesi russe nel sostenere che quelle immagini rappresentassero una «propaganda pro-gay».


La polemica omofoba del sottosegretario all'Istruzione? È basata su una notizia falsa

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Ricordate la polemica sollevata dal segretario all'istruzione Gabriele Toccafondi? Nel giorni scorsi l'uomo aveva puntato il dito contro alcuni asili romani che, a suo dire, avrebbero voluto «proporre una visione ideologica della realtà» attraverso la lettura di fiabe che potessero insegnare ai bambini che non esiste un'unica forma di amore, così come gli insegnanti vorrebbero «bypassato il ruolo educativo dei genitori» nell'insegnare il rispetto delle diversità. La polemica aveva trovato appoggio anche tra molte associazioni omfobe, così come persino il portale del Vaticano aveva dedicato ampio spazio alla notizia.
Se il sottosegretario all'istruzione avesse speso del tempo a documentarsi anziché lanciare anatemi contro i gay, forse avrebbe avuto l'occasione di scoprire che l'unica cosa ideologizzata della vicenda è una polemica costruita su una notizia del tutto falsa.
L'asilo, infatti, ha smentito che il libro sia stato mai letto ai bambini, anzi «il testo non esiste nemmeno all'interno del nido». Il titolo del volume in questione, infatti, era semplicemente stato inserito «in un elenco di libri che avevamo suggerito ai genitori, e non ai bambini, di leggere, per discuterne con le educatrici nei pomeriggi di laboratorio genitori-insegnanti che tradizionalmente facciamo, anche nell'ambito del progetto "Educare alle differenze" sostenuto dal Comune».
Insomma, più che bypassare i genitori, li si voleva coinvolgere in una discussione sulle possibili modalità di affrontare i temi che fossero emersi in classe. Nell'elenco, infatti, figuravano anche «libri dove le donne non siano solo infermiere o casalinghe, ma anche astronaute. O dove ci siano protagonisti di etnie diverse». Il tutto con lo scopo di abbattere gli stereotipi di genere nell'interesse dei bambini..
«Non capiamo il perché di questo polverone», dicono gli insegnanti. Ma purtroppo il motivo pare fin troppo evidente, a fronte di un'area politica che non perde occasione di strumentalizzare qualunque notizia (anche alterandola) pur di sostenere che lo stato debba evitare qualsiasi azione volta a contrastare l'omofobia.


Il sottosegretario all'Istruzione torna a condannare la lotta all'omofobia

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Gabriele Toccafondi, sottosegretario di stato al ministero dell'Istruzione, è un politico tristemente noto per il suo impegno nel tentare di fermare qualsiasi iniziativa di contrasto all'omofobia all'interno delle scuole italiane.
Già nel bloccare la distribuzione agli insegnanti degli opuscoli redatti dall'Unar, l'esponente del Ncd si era affrettato a sostenere che la lotta all'omofobia lede la libertà all'educazione dei genitori (un'affermazione pericolosa che porterebbe a ritenere che un genitore abbia il diritti di far vestire da nazista il figlio o che dei ragazzi possano presentarsi a scuola con gli abiti del Ku Klux Klan). Ora, forse annoiato dall'essere tornato nell'assoluto anonimato, è ora tornato a far sentire la propria voce attraverso una lettera inviata al quotidiano Il Tempo, ovviamente approfittandone per scagliarsi contro alcune giornaliste che avevano osato sostenere alcune iniziative pro-gay lanciate nelle scuole romane.

«Gentile direttore -scrive il sottosegretario- ho letto gli articoli delle vostre giornaliste Fiorino e Poggi sulle letture di fiabe improntate all'ideologia gender fatte in un asilo nido di Roma. Lo dico senza mezzi termini, non è possibile che in certe scuole venga continuamente bypassato il ruolo educativo dei genitori. E non è possibile che i Comuni, cui spetta la gestione degli asili, utilizzino le scuole per le loro battaglie ideologiche. La lotta a ogni forma di discriminazione è giusta e da promuovere, ma non deve essere usata per proporre una visione ideologica della realtà. Ogni tipo di materiale e di progetto educativo su temi sensibili che entra nelle scuole, deve essere assolutamente deciso dai docenti insieme alle famiglie. La nostra Costituzione è chiara e stabilisce che i primi responsabili dell'educazione dei figli sono i genitori, basterebbe leggerla e non interpretarla. È inaccettabile che le scuole non li coinvolgano su argomenti così delicati. Ricordo a tutti il comma 1 dell'articolo 30: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Il patto educativo è sempre un patto a due tra scuola, insegnanti e famiglia, genitori».

Insomma, la sua visione della scuola è un luogo in cui non dev'essere insegnato il rispetto verso ogni diversità attraverso l'informazione, ma un luogo dove indottrinare i bambini sulle convinzioni decise da alcuni dei loro genitori. Vien da sé, infatti, che il riferimento alle famiglie non riguarda davvero tuttii genitori, ma solo quelli che lo votano ed che aderiscono alle varie associazioni cattoliche che si sono erte a rappresentanza della famiglia (di certo non basta chiamarsi forum delle famiglie per rappresentare davvero tutte le famiglie, ndr). Ma quel che è più grave è come, ancora una volta, la politica sia in prima linea nel difendere l'oscurantismo ed imporre uno status quo basato su pregiudizi inaccettabili. Il tutto sulla spella di una parte della popolazione, considerata sacrificabile nel nome di presunte ideologie religiose.
Imbarazzante è anche assistere all'uso di termini inappropriati e basati su ideologie fasciste nelle bocca di un rappresentante dello stato, così come viene la pelle d'oca nell'osservare lo slogan elettorale scelto dal sottosegretario: «al servizio di tutti, servo di nessuno». Non male per un servo del Vaticano che intende escludere parte della cittadinanza dai diritti previsti dall'articolo 3 della Costituzione (curiosamente l'unico che l'uomo ha accuratamente evitato di citare).


La Regione Lombardia pare voler applicare norme inesistenti sulla propaganda omosessuale

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Ormai non v'è dubbio: la Lombardia mira a diventare la regione più omofoba ed inospitale d'Italia. Resa celebre anche dall'impegno e il lavoro di molti gay, pare aver deciso di cacciarli tutti attraverso continue prese di posizioni dall'aria di incostituzionalità che paiono finalizzate solo ad introdurre norme ideologizzate che mirino alla dignità delle persone.
Dopo l'approvazione della vergognosa mozione volta ad istituzionalizzare l'esistenza di famiglie di serie b, il preoccupante progetto della Lega che vorrebbe l'assimilazione della Lombardia da parte della Russia e la presa di posizione della giunta contro il riconoscimento dei matrimoni gay, ora è liassessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia -Cristina Cappellini- ad essersi scagliata contro una rassegna teatrale. Il motivo? È gay e per lei «la famiglia è una sola, quella naturale composta da una mamma e da un papà. Questa è la posizione chiara e netta di Regione Lombardia». Il riferimento è a "Illecite-visioni", una rassegna di teatro gay organizzata dal Teatro Filodrammatici di Milano.
La ragazza, cresciuta nel movimento dei Giovani Padani e poi negli staff ministeriali di Bossi e Calderoli, non ha mancato di vomitare anche una serie di argomentazioni che paiono ispirate alle peggiori leggi russe contro la cosiddetta «propaganda omosessuale», dichiarandosi contraria «a iniziative che strumentalizzano i più piccoli e faccio appello ai genitori perché valutino bene la presenza dei loro figli a spettacoli che mirano a imporre un modello di società alternativo a quello tradizionale».
Insomma, dalla giunta della Regione Lombardia continua ad arrivare un unico messaggio: la Lombardia è ormai terra della Lega e chiunque non condivida la loro ideologia farebbe bene ad andarsene dalla regione se desidera conservare la dignità che dovrebbe essere garantita dalla Costituzione (spesso ignorata da chi ha basato l'intera azione politica sulla negazione dell'articolo 3).


La Lombardia intima ai sindaci il rispetto della circolare di Alfano ed invita i prefetti ad intervenire

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Non pago di aver già approvato la mozione omofoba scritta dai Giuristi per la vita, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato oggi una mozione proposta dal Ncd che chiede al Presidente della Regione di diffidare i Sindaci dal trascrivere nei registri dello stato civile i matrimoni fra omosessuali celebrati all'estero.
Come in un copione già visto, il partito di Alfano non ha mancato di tirare in causa affermazioni poco condivise come il ritenere che l'articolo 29 della costituzione si rivolga esclusivamente alle coppie formate da un uomo e una donna nonostante il sesso dei coniugi non sia menzionato. Il tutto finendo con l'intimare ai sindaci al rispetto della circolare di Alfano anche se quel testo contrasta con il diritto europeo (curiosamente mai citato nella mozione) e paia un atto illegale alla luce dell'articolo 95 del d.p.r 396/2000.
Ma non solo. Il Consiglio regionale della Lombardia invita il legislatore ad un riconoscimento delle unioni civili gay solo a patto che non ottengano i diritti che -a loro parere- devono essere riservati esclusivamente alla coppie eterosessuali (creando di fatto dei cittadini di serie b che contrastino con l'articolo 3 della Costituzione, anche in questo caso curiosamente mai citato.
Iolanda Nanni, consigliere regionale del M5S, ha commentato: «Si tratta dell'ennesimo atto demagogico presentato dalla maggioranza che attesta solo lo scollamento di questi rappresentanti istituzionali dalla società e dall'evoluzione della famiglia: peraltro, la trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all'estero da parte dei Comuni non è materia di competenza regionale; come M5S da tempo denunciamo l'uso propagandistico e demagogico delle funzioni del Consiglio regionale e siamo di fronte all'ennesimo caso di uso strumentale di quest'Aula, mentre la Regione avrebbe bisogno che discutessimo urgentemente e senza perdere tempo le importanti e complesse tematiche di nostra competenza».
Il movimento ha espresso anche «ferma contrarietà per questa mozione che si fonda su premesse giuridiche inconsistenti, in quanto richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale che con la sentenza n. 138 del 2010 stabilisce che il riconoscimento delle famiglie omosessuali non è in alcun modo vietato dalla Costituzione e che tale materia è oggetto delle competenze del Legislatore il quale, se ne avesse la volontà politica, potrebbe più che legittimamente inserire nell'ordinamento tutele delle famiglie omosessuali, nonché il riconoscimento dei loro diritti. La sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale è quindi richiamata, all'interno della mozione, in modo del tutto fuorviante e strumentale [...] La mozione fa inoltre riferimento all'ordinamento comunitario, anche in questo caso in modo strumentale e fuorviante: l'ordinamento comunitario, ad oggi sul punto inapplicato e disatteso in Italia, prevede la tutela dei diritti LGBT e delle famiglie omosessuali. Insomma la mozione si fonda su richiami giuridici ed ordinamentali che in realtà smentiscono le conclusioni a cui giunge la mozione stessa: questo è un capolavoro di ipocrisia e disonestà intellettuale, ed è purtroppo un triste tentativo di fare demagogia e propaganda politica sulla vita delle famiglie omosessuali».


L'articolo 95 del d.p.r 396/2000 contraddice Alfano

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L'articolo 95 del d.p.r 396/2000 parla chiaro: «Chi intende promuovere la rettificazione di un atto dello stato civile o la ricostituzione di un atto distrutto o smarrito o la formazione di un atto omesso o la cancellazione di un atto indebitamente registrato, o intende opporsi a un rifiuto dell'ufficiale dello stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione o di eseguire una trascrizione, una annotazione o altro adempimento, deve proporre ricorso al tribunale nel cui circondario si trova l'ufficio dello stato civile presso il quale e' registrato l'atto di cui si tratta o presso il quale si chiede che sia eseguito l'adempimento».
Quella legge è in vigore in Italia dal 30 marzo 2001 e dice chiaramente che la cancellazione di una trascrizione dev'essere decisa da un tribunale e non da un prefetto. Ciò nonostante, il ministro degli Interni Angelino Alfano pare aver deciso di non curarsene e, seguendo le indicazioni fornitegli da Vita Cattolica, ha deciso di inviare la nota circolare con cui ha invitato i prefetti a compiere un'azione che solo la magistratura può disporre. Il tutto trovando un'esecuzione alla sua richiesta prettamente ideologica ad Udine e a Roma. Poi, giusto per non farcii mancare niente, c'è anche una parte politica che in nome di quell'atto dalla dubbia legalità ringraziano Alfano sostenendo che la discriminazione debba essere imposta per legge in nome di una presunta illegalità nel non seguire le disposizioni imposte dal ministro. Una tesi che ci riporterebbe alle più buie monarchie assolute...

Ed è così che anche il Codacons ha annunciato battaglia legale. L'associazione, che provvederà a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per la verifica del provvedimento emesso della Prefettura, dichiara: «Il provvedimento con cui il prefetto Pecoraro annulla le trascrizioni delle nozze gay registrate dal sindaco Ignazio Marino, sarà impugnato dal Codacons al Tar del Lazio, in quanto atto contrario alle disposizioni comunitarie».

Duro nei commenti è anche Arcigay che tuona: «Siamo sconcertati: questo Governo continua a prendere a bastonate la richiesta di diritti degli italiani e delle italiane. Questo esibizione di autoritarismo del Ministro Alfano e dei suoi funzionari offende la storia democratica del nostro Paese e ricorda tempi bui che volevamo aver seppellito nel passato italiano. Non è né con le manganellate né con gli atti di imperio che si governa la legittima e sacrosanta richiesta di diritti dei cittadini e delle cittadine: la piega che ha preso questo governo delle larghe e torbide intese ha del raccapricciante. Vorremmo poterci svegliare da questo brutto sogno e riscoprire una politica mossa dal senso di giustizia, dal rispetto reciproco, dai valori dell'uguaglianza e del riconoscimento dell'altro. Invece l'incubo è reale, la domanda dei diritti viene azzittita con la forza, esercitata anche nei confronti di sindaci di grandi città, uomini dello Stato che, al contrario di chi ci governa a Roma, sanno di dover corrispondere ai bisogni di una comunità. A quei sindaci rinnoviamo stima e sostegno, al loro fianco continueremo a lottare per riscattare la nostra Italia dalla palude reazionaria a cui la sta condannando questa sciagurata compagine di governo».


Udine: l'opposizione di centrodestra diffida il sindaco dal continuare a difendere i diritti dei gay

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Ad Udine i consiglieri comunali di centrodestra hanno depositato oggi una diffida nei confronti del sindaco Honsell affinché non possa utilizzare «risorse economiche, umane e tecnologiche dell'amministrazione comunale per opporsi all'annullamento della trascrizione delle nozze gay» effettuata da un commissario prefettizio ad acta.
I firmatari della diffida minacciano anche azioni punitive nei confronti di una qualsiasi azione volta a difendere i diritti delle coppie gay che hanno contratto un matrimonio all'estero, asserendo che «verranno segnalati alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica».
Secondo Adriano Ioan, leader dell'opposizione, l'impegno profuso dal sindaco non sarebbe altro che una «battaglia ideologica» che «niente ha a che fare con il metodo del buon padre di famiglia insito nella tradizione del popolo friulano».
Dalle sue parole pare evidente che l'uomo debba avere una visione veramente strana della figura paterna, altrimenti non si capirebbe il suo inneggiare ad un uomo iracondo ed omofobo che dovrebbe dimostrarsi pronto a cacciare e rinnegare i propri figli gay. In un mondo normale, infatti, qualunque padre è chiamato a fare di tutto perché tutti i propri figli possano vedere riconosciuti i propri diritti legittimi, anche se il signor Ioan non piace. Proseguendo nella sua figura retorica, infatti, il suo modo di fare non è molto dissimile da quello di un bambino viziato che si crede il preferito di famiglia e che vuole dettare legge ai fratelli.


Il prefetto di Roma annulla le trascrizioni. Il gay Center: «È un attacco del Governo Renzi ai gay»

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Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha deciso di inviare un atto formale al sindaco della capitale per intimare la cancellazione delle sedici trascrizioni di matrimoni gay contratti all'estero, da lui ritenute nulle.
«Il gesto di Pecoraro ci appare contrario al diritto e profondamente ingiusto -ha dichiarato Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli- a questo punto ci aspettiamo che il Parlamento intervenga urgentemente a colmare l'ormai intollerabile vuoto legislativo sui diritti delle coppie gay e lesbiche che la tenacia dei sindaci che hanno effettuato le trascrizioni ha avuto il merito di mettere in evidenza. Non possiamo che augurarci che la grande attenzione e il crescente consenso dell'opinione pubblica rispetto a leggi di uguaglianza e inclusive nei confronti della comunità lgbt rappresentino l'occasione per tornare a discutere di un intervento legislativo che garantisca la piena dignità e uguaglianza della nostra comunità, abbandonando l'idea di istituti specifici che, pur tamponando situazioni emergenziali, ripropongono segregazioni e disuguaglianze e sacrificano sull'altare del consenso elettorale le vite di milioni di cittadine e cittadini».
Più duro è il commento di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che dichiara: «L'atto di annullamento da parte del Prefetto delle trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all'estero effettuate dal Sindaco di Roma Marino, è un attacco durissimo contro i gay da parte del Governo Renzi. Inutile dire che c'è un Ministro dell'Interno su cui pende una mozione di sfiducia in Parlamento per le manganellate agli operai, a cui il Premier Renzi lascia campo libero nel condurre una battaglia personale e politica, di parte, contro i matrimoni gay e i Sindaci che in tutta Italia stanno trascrivendo i matrimoni e le unioni civili. Qui siamo a Renzi, che fa annunci di una legge sul modello tedesco e poi fa gestire nella pratica la questione gay ad Alfano, pronto anche ad andare in piazza contro quella stessa legge annunciata. C'e' più di qualche ragione per chiedere conto al Governo di un'azione di polizia contro l'amore gay che mai si era vista nemmeno con i governi di centro destra. Le unioni gay non possono essere trattate come una questione di ordine pubblico. Contro l'annullamento faremo ricorso, ma la parola prima che ai tribunali è di pertinenza della politica. Renzi non si nasconda dietro gli annunci».

Update 18:58: È attraverso Facebook che Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha dichiarato: «Abbiamo dato mandato ai nostri uffici di fare un approfondimento. In questo momento non accettiamo l'ordine del prefetto di Roma di cancellare le trascrizioni già avvenute».


Il Ncd sceglie l'ostruzionismo in Senato: «I gay vanno disciplinati, non tutelati»

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«No ai matrimoni gay, no alle adozioni gay o la previsione dell'utero in affitto e un secco no alla reversibilità delle pensioni». Così Bruno Mancuso, senatore del Nuovo Centrodestra, si è ripetuto come un disco rotto durante la discussione in Commissione Giustizia al Senato del testo base proposto dalla senatrice Cirinnà riguardo le unioni civili.
«Non c'è alcuna insensibilità da parte del Nuovo Centrodestra nei confronti di quanti decidono di convivere indipendentemente dal sesso -ha affermato Mancuso- la cosa importante però è non invertire i paradigmi. Esiste una famiglia che va tutelata. Poi esistono altre forme che vanno disciplinate. Ma non arriviamo all'assurdo che queste forme vengano prima della famiglia o si confondano con la famiglia».
Insomma, secondo il senatore esisterebbero due famiglie diverse: una da tutelare e l'altra da disciplinare dopo averla esclusa dalle tutele. Inutile a dirsi, l'esclusione dalla reversibilità pare volta esclusivamente alla all'arricchimento del primo gruppo grazie allo sfruttamento del secondo, in una nuova forma di schiavitù che il partito di Alfano vuole reintrodurre in Italia (ancor più considerato come i figli non siano un canone, basando la discriminante sul naturale orientamento sessuale dei singoli cittadini).
Per motivare le sue affermazioni Mancuso non ha mancato di ripetere a pappagallo le frasi che il suo partito ripete ad ogni occasione, indifferente a come siano state più volte smontate: l'uomo ha parlato del «diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre secondo i canoni della famiglia tradizionale» ed è così finito indirettamente a chiedere che i figli siano tolti dalle famiglie monoparentali nel caso di divorzio o di morte di uno dei due coniugi. Ed, ancora, ha rivendicato che «non è ammissibile l'esplicita equiparazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso al matrimonio, in quanto ciò si pone in diretta antinomia con l'articolo 29 della Carta fondamentale» La Cassazione e la Corte Costituzionale leggono diversamente il significato di quell'articolo, ma evidentemente sono enti che non hanno diritto di replicare allo slogan creato e diffuso da Giovanardi.


Pisapia non retrocede: «La legge impone trascrizioni»

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«È la legge che impone al sindaco la trascrizione dei matrimoni anche omosessuali che sono stati celebrati all'estero e che sono legittimi sulla base dello stato dove c'è stato il matrimonio. Il che non ha non ha nulla a che vedere con il fatto che in Italia non sia previsto il matrimonio omosessuale, perché questo è un problema che riguarda il legislatore. Il sindaco ha un compito amministrativo, come ufficiale di stato civile, e la legge è molto chiara». Così il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha risposto alla richiesta di cancellazione degli atti avanzata dal Prefetto.
Secondo il primo cittadino, infatti, quella richiesta derivante della circolare diramata dal ministro Alfano è «del tutto illegittima perché la legge non prevede che possa essere il prefetto a fare interventi sostitutivi a quelli che spettano al sindaco».
Si continua così a giocare la partita fra i primi cittadini e i prefetti inviati da Alfano con motivazioni che giuristi ed avvocati tendono a non condividere. Ed è proprio in quell'ottica che la Rete Lenford ha provveduto ad inviare una diffida a tutte le istituzioni (arrivando sino al Presidente della Repubblica) per chiedere che non siano compiuti atti illegittimi come l'annullamento delle trascrizioni da parte di organismi diversi dalla Procura della Repubblica.

Intanto l'opposizione è passata al contrattacco e il consigliere Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) ha dichiarato di aver denunciato Pisapia. «Ho chiesto l'intervento della Procura sulla questione della trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all'estero -dice- Ho scritto al procuratore Edmondo Bruti Liberati per chiedere il suo intervento, affinché venga rispettata le legge. Il sindaco di Milano ha infranto la normativa nazionale che prevede matrimoni esclusivamente tra persone di sesso opposto e ha ignorato le richieste del Prefetto di tornare nella legalità. Per questo mi sono rivolto alla Procura».


Consultazioni del M5S: stravince il «sì» per il riconoscimento giuridico delle coppie gay

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«La consultazione on line sulle unioni civili si è chiusa con un risultato plebiscitario che sancisce la vittoria dei sì». È quanto dichiara una nota rilasciata da Senato, Alberto Airola, capogruppo del Movimento 5 Stelle.
Nella giornata di ieri, infatti, gli iscritti al movimenti erano stati chiamati ad esprimersi su unioni civili e convivenze attraverso la domanda: «Sei favorevole all'introduzione nel nostro ordinamento giuridico delle unioni civili fra persone dello stesso sesso?».
Airola ha poi commentato: «Ora si apre la strada per un percorso legislativo che porti al riconoscimento di diritti da tempo presenti in Europa e di cui l'Italia, paurosamente in ritardo, aveva bisogno. Ci auguriamo che le divisioni interne alla maggioranza, e allo stesso Pd, non rallentino l'iter legislativo di questo disegno di legge parlamentare».


Papa Francesco si schiera con la Lega Nord e con le mozioni omofobe dei Giuristi per la vita

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Secondo quanto riportato da Tempi.it, Papa Francesco avrebbe scelto di attuare un'ingerenza nei confronti dello stato italiano e sarebbe intervenuto a difesa delle mozioni omofobe scritte dai Giuristi per la vita che la Lega Nord sta cercando di far approvare in tutti i comuni e regioni d'Italia.
In una lettera firmata da monsignor Peter Wells e destinata ad Arianna Lazzarini (consigliera regionale della Lega Nord in Veneto) si legge: «Sua Santità desidera manifestarle viva gratitudine per il premuroso gesto e per i sentimenti di venerazione e affetto che lo hanno suggerito e chiede di perseverare nell'impegno a favore della persona umana, per l'adeguata tutela dei valori tradizionali e per il riconoscimento del proprio diritto all'educazione dei figli, secondo i valori cristiani».
Il riferimento è alla mozione omofoba recentemente approvata in Veneto in cui si denuncia la necessità di intervenire contro la propaganda «omosessualista» rappresentata dalla lettura nelle scuole di libri come quelli della Mazzucco (che la Procura della Repubblica aveva definito «funzionale al messaggio di sensibilizzazione al tema delle famiglie omosessuali»).
Eppure è la Lazzarini stessa a riscostrute la vicenda, raccontando di aver provveduto personalmente ad informare il Santo Padre del suo operato nell'introduzione una mozione dall'odore di incostituzionalità. «Questa missiva di papa Francesco – spiega –dice la consigliera leghista- mi rafforza nei miei obiettivi futuri e certifica la bontà di quelli appena condotti a termine». La donna è ance intervenuta a Radio Vaticana per lamentare come «è stato un mese abbastanza difficile, un po' complicato. Io, in prima persona sono stata attaccata e definita razzista, omofoba e quant'altro... Quasi quasi dovrei sentirmi in colpa per aver portato una mozione di questo genere dove, di fatto, la famiglia viene definita tale in quanto composta da uomo e donna, che insieme crescono i propri figli seguendo i valori naturali su cui si fondano la nostra società e la nostra identità».
Vien da sé che una presa di posizione del pontefice al fianco di gruppi di estrema destra e di partiti politici che quotidianamente calpestano la dignità di immigrati e gay appare come un fatto singolare e di estrema gravità.


Il Movimento 5 Stelle lancia una consultazione su unioni civili e convivenze

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«Sei favorevole all'introduzione nel nostro ordinamento giuridico delle unioni civili fra persone dello stesso sesso?». È questo il quesito lanciato sul blog di Beppe Grillo e rivolto a tutti gli iscritti al portale del Movimento 5 Stelle abilitati al voto. La votazione rimarrà aperta nella giornata di oggi (28 ottobre 2014) dalle ore 10.00 alle ore 19.00.
Prima del voto viene suggerita la lettura del post pubblicato su Facebook dal capogruppo M5S Alberto Airola, nel quale si legge: «Oggi vi si chiede di esprimervi su una specifica proposta di unioni civili che dovrà essere votata in commissione giustizia. È un testo sulle unioni e non sul matrimonio che in commissione ha seguito un altro iter. In pratica in commissione giustizia sono stati accorpati tutti i disegni di legge sul matrimonio da una parte e lo stesso è stato fatto per le proposte relative alle unioni di fatto. Il voto quindi è per adesso limitato alle questioni delle unioni che dobbiamo affrontare e non è una espressione sulle soluzioni ideali che dovremmo avere in merito.
Se credete che sia sacrosanto concedere dei diritti alle coppie di fatto votate sì, se credete che dovremmo avere il matrimonio egualitario vi consiglio di votare sì lo stesso perché questo sarà il primo passo per riconoscere comunque dei diritti alle coppie etero e gay (tenete presente che il testo sulle unioni garantisce molto le coppie al pari del matrimonio, salvo adozioni ex novo per le coppie omosessuali). Se siete contrari a qualsiasi diritto per le coppie di fatto votate "No" ma sappiate che in tutta Europa esistono istituti egualitari al matrimonio per coppie omosessuali o comunque il riconoscimento di diritti alle coppie di fatto».


Omphalos Arcigay Arcilesbica contro Alfano: «Indignati per la palese mistificazione della realtà»

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L'associazione umbra Omphalos Arcigay Arcilesbica ha commentato la risposta fornita dal ministro Angelino Alfano al Question Time presentato dall'onorevole Fratoianni (Sel) in merito alla denuncia ricevuta da due suoi attivisti, ritenuti colpevoli di essersi «esibiti» in un bacio omosessuale giudicato «disgustoso» durante la manifestazione delle Sentinelle in piedi.
L'associazione si dichiara «profondamente indignata per la palese mistificazione della realtà e per le parole usate dal Ministro per classificare codesta Organizzazione». «Quanto appena accaduto in Parlamento è gravissimo -dichiara Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos- Il ministro, oltre a non aver di fatto risposto al quesito dell'on. Fratoianni, ha definito Omphalos come un gruppo "antagonista", dimostrando di non conoscere i 22 anni di storia della nostra associazione, fatta di collaborazioni istituzionali e di profondo radicamento nel tessuto sociale perugino e umbro».
Da anni, infatti, l'associazione offre servizi alla comunità e si pone come interlocutore autorevole con la politica in tema di diritti umani, diritti civili e lotta a tutte le discriminazioni. Per questo motivo si denuncia come «quello del Ministro e della sua area politica, sia un chiaro tentativo di demonizzare le forze progressiste ed europeiste del nostro paese le quali, ogni giorno, lottano con convinzione per i diritti e la dignità sociale delle persone lgbt e non solo».
«La società civile Umbra -aggiunge Patrizia Stefani, co-presidente di Omphalos- grazie all'attività costante di associazioni come la nostra, si è dimostrata in questi anni aperta ed inclusiva. Alfano, giustificando le pretestuose parole della Questura Perugina, sta tentando di riportare i nostri territori e l'intero Paese indietro di decenni pur di recuperare i voti dei movimenti cattolici oltranzisti e dei neo-fascisti.»


Marino: «Ho agito legittimamente». I vescovi: «Atto illegale perché contrario al bene comune»

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«Ritengo d'aver operato legittimamente trascrivendo gli atti di matrimonio in questione». È quanto dichiarato dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, in una lettera inviata al prefetto Giuseppe Pecoraro. «Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso celebrato all'estero non è inesistente e non costituisce minaccia per l'ordine pubblico -ha proseguito Marino- La non trascrizione di quegli atti per via dell'orientamento sessuale delle coppie sarebbe stata un atto palesemente discriminatorio, violando l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea [...] La nostra è una posizione di legalità che vogliamo mantenere ben salda e che abbiamo ribadito questa mattina ai due viceprefetti di Roma che da circa 5 ore sono diligentemente impegnati in Campidoglio nell'esame accurato della documentazione dei 16 atti di trascrizione».

A sposare la linea di Alfano, però, sono i vescovi che ancora una volta scendono in campo per tentare di arginare il crescente numero di comuni che sta procedendo alla trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero. In una nota congiunta, i vescovi delle diocesi di Concordia Pordenone, Udine e Trieste (Giuseppe Pellegrini, Bruno Mazzocato e Giampaolo Crepaldi) affermano: «Non possiamo nascondere la sofferenza per certi travisamenti della realtà della famiglia e del matrimonio recentemente sostenuti da rappresentanti di istituzioni pubbliche». Secondo i tre religiosi, tali iniziative sarebbero «non rispettose degli ambiti del loro potere. Da più parti è stato messo in luce che i provvedimenti di un'amministrazione comunale non possono debordare l'ambito loro proprio e porsi in contrasto con le leggi vigenti. Più che per gli aspetti tecnici che lasciamo valutare prudentemente ad altri, siamo preoccupati per le questioni di sostanza. La legalità, di cui una comunità ordinata vive, ha molti aspetti che riguardano il bene comune».


Alfano non si ferma: sì all'intervento dei prefetti e sì all'inciminazione degli attivisti gay

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Il ministro Alfano è stato chiamato oggi a rispondere a due interrogazioni che riguardano l'atteggiamento dello stato nei confronti della comunità lgbt.
L'onorevole Formisano (Centro Democratico) ha chiesto chiarimenti al ministro riguardo l'effettiva competenza dei prefetti nella cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all'estero, dato che tale ruolo dovrebbe riguardare la magistratura.
Alfano ha deciso di non fare retromarcia e ha sostenuto che «l'intervento del prefetto, in questi casi, è espressione delle funzioni di vigilanza sull'ordinata tenuta dei registri di stato civile, funzioni che gli sono state assegnate in maniera inequivocabile dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000, in riferimento al quale è appunto il prefetto ad esercitare, in questo ambito, compiti di sovrintendenza nei confronti dei sindaci».

L'onorevole Fratoianni (Sel) ha invece chiesto spiegazioni riguardo al verbale redatto dalla polizia di Perugia in occasione della denuncia ricevuta da un attivista gay che aveva baciato il marito durante il presidio delle Sentinelle in Piedi dello scorso marzo. Nel documento si parlava di un «concupiscente bacio sulla bocca nel bel mezzo di Corso Vannucci ed in presenza di numerose famiglie con bambini e ragazzi molti dei quali minorenni [...] lasciando i passanti disgustati da tale dimostrazione».
Alfano ha lasciato intendere che non intende intervenire nella valutazione della correttezza di quel verbale né in merito alla formulazione lesiva della dignità degli imputati. A suo dire la polizia è intervenuta correttamente per «contenere gli effetti delle estemporanee iniziative di dissenso» che i contestatori avrebbero sostenuto con un «tenore provocatorio» nei confronti delle Sentinelle in piedi.
Nessuna spiegazione specifica è stata fornita riguardo all'accusa di disturbo alla quiete pubblica, dato che Alfano si è limitato a dire che: «due di essi sono stati deferiti per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di indicazione della propria identità personale, quattro per il concorso nel reato di violazione dell'obbligo di preavviso di manifestazione non autorizzata, tutti e sei, inoltre, sono stati deferiti per il concorso nel reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. Per cui, le imputazioni che gravano sui manifestanti dimostrano chiaramente che, nelle formulazioni delle accuse, non sono mai venuti in evidenza gli atti sottolineati dall'onorevole Fratoianni e contenuti asseritamente nel verbale, di cui alla sua interrogazione».


Arcigay frena Alfano: «Nessun paletto sulle unioni, il dibattito sui diritti non è il mercato delle vacche»

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«No al matrimonio, no alle adozioni e no alla reversibilità delle pensioni, che sfascerebbe i conti pubblici». È quanto ribadito da Agelino Alfano, leader del Ncd, pronto a sostenere che il suo partito è disponibile solo «a studiare un modello italiano che possa dare maggiori diritti alle unioni gay» purché non si tocchino i suoi «tre paletti».
Non si è fatta attendere la riposta di Arcigay che, attraverso un comunicato, ribatte: «Inaccettabile iniziare una discussione con questi presupposti. Alfano la smetta di fare il mercato delle vacche, ci risparmi i suoi arroganti aut aut e lasci al Parlamento la discussione. Tre questioni che sono sbagliate nel metodo e nel merito e che ancora una volta sottolineano la faziosità del vicepremier. Alfano confonde il matrimonio con una proprietà in suo possesso, che può concedere o meno; invece il matrimonio è un diritto, al quale tutte e tutti devono poter accedere. E pone il suo "niet" anche sulle adozioni Alfano, negando l'evidenza del definitivo sgretolamento del modello familiare che lui sostiene come unico possibile, e condannando migliaia di nuove famiglie, minori inclusi, a una vita ad ostacoli, che trova ragione solo nel piglio autoritario del leader di una forza politica che cammina sui crinali del quorum. Il legislatore non potrà mai negare a gay e lesbiche la possibilità di essere genitori: Alfano questo se lo deve mettere in testa. Il suo paletto serve solo a complicare questo percorso, a renderlo pieno di ostacoli, ad infierire su famiglie che già sentono il peso della crisi da cui una classe politica inadeguata non riesce a farle uscire. E infine parla di reversibilità il vicepremier, imponendo che venga esclusa dalla legge. Questo è surreale, un vero e proprio furto di Stato, che tenta di nascondersi dietro al dito dei conti da far quadrare. Ma i conti in Italia non tornano da un pezzo e non di certo per la reversibilità della pensione all'interno delle coppie gay o lesbiche, semmai per l'inadeguatezza e in alcuni casi perfino la disonestà di una classe politica. Gay e lesbiche pagano le tasse e versano i contributi previdenziali da sempre: la reversibilità è dovuta, la discussione non si apre nemmeno. Se non sarà inclusa la reversibilità verremo a Roma a prendercela».