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Matteo Renzi sui matrimoni gay: «A Grosseto si fa presto»

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Matteo Renzi non è mai stato un gran sostenitore del matrimonio egualitario, preferendo sempre parlare di unioni-ghetto riservate ai gay. Nel corso della campagna elettorale per le primarie promise: «Nei primi 100 giorni faremo le civil partnership all'inglese che consente l'equiparazione dei diritti». Dal giorno della sua elezione a segretario di partito di giorni ne sono passati 123, ma di unioni manco se ne parla (nel frattempo gli inglesi hanno abbandonato quel sistema a favore del matrimonio per tutti, ndr).
Oggi, in occasione della sua trasferta a Milano per visitare i cantieri dell'Expo e il Salone del mobile, due giovani si sono avvicinati a lui e gli hanno chiesto quando potranno sposarsi. Una domanda diretta a cui è non è giunta una risposta altrettanto chiara. Richiamando la recente sentenza toscana, Renzi ha risposto: «A Grosseto si fa presto».
Dato che è dal 2010 che i tribunali italiani hanno richiamato la politica sulla necessità di colmare il vuoto legislativo sulle unioni fra persone dello stesso sesso e considerato come in anni non si sia mai riuscita ad approvare neppure una semplice legge contro l'omofobia, verrebbe proprio da chiedersi cosa si intende per «presto». In fondo nel medesimo tempo -mentre noi siamo immobili a parlare del nulla- gli altri Paesi europei hanno approvato riforme storiche... poi per forza l'Italia pare destinata a diventare sempre più il fanalino di coda del Vecchio Continente. Possibile che solo per depenalizzare il voto di scambio mafioso si possa fare tutto in fretta?
Ancor più considerato come la politica paia ormai concentrata solo sull'immagine e non sulla sostanza delle cose. Un po' come nelle foto diffuse dall'Ansa, nelle quali si vede Renzi che dispensa saluti e strette di mano ai macchinisti del suo treno. Alle sue spalle, però, il tabellone indica un ritardo di 38 minuti... a far la differenza è il mostrarsi davanti ai fotografi come un viaggiatore comune o il lavorare per far sì che i pendolari possano contare su treni finalmente puntuali? È promettere unioni dai nomi esotici o garantire diritti fondamentali ai cittadini?


Angelino Alfano: «Niente mutui ai gay. le risorse non possono che essere destinate alle famiglie normali»

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«Io non sono omofobo, ho molti amici gay, ma le risorse non possono che essere destinate alle famiglie normali e ai giovani che cercano lavoro». Così Angelino Alfano, nel corso del il convegno del Nuovo centrodestra, ha bocciato l'idea del governo Crocetta di concedere mutui alle coppie gay.
Ancora una volta, dunque, il leader politico torna a formulare un discorso in cui si auto-assolve da qualsiasi accusa di omofobia prima di lanciare il suo attacco omofobo, scegliendo anche termini offensivi come quelli per cui la "normalità" sarebbe solo quella delle coppie eterosessuali.
Il Ncd non è nuovo ad affermazioni simili e già lo scorso febbraio Sacconi precisò come le risorse statali debbano essere destinate solo agli eterosessuali. Il quadro che ne esce è una situazione in cui la politica di destra pare voglia rendere i gay dei cittadini di serie b che siano soggetti a tutti gli obblighi pur senza beneficiare di alcun diritto: i giovani gay doveranno arrangiarsi a trovare il modo di indebitarsi per la loro casa, mentre le loro tasse serviranno ad agevolare i loro coetanei eterosessuali. Allo stesso modo le trattenute serviranno a pagare la pernione una di reversibilità che Giovanardi ha già precisato non dovrà mai essere un loro diritto.
Inutile dirsi, in questo caso i figli (un argomento sempre sbandierato in questo casi) c'entrano poco o nulla dato che quei benefici sono previsti anche per tutte le coppie eterosessuali che non ne hanno e che mai ne vorranno, motivo per cui non è difficile ritenere che l'unico impedimento sia dettato dal tentativo di introdurre una discriminazione di stato che renda i gay una sorta di bestiame destinato a produrre reddito per garantire i diritti altrui.


Il sottosegretario all'Istruzione: la lotta all'omofobia lede la libertà all'educazione dei genitori

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«Non c'è giorno che passa in cui non ci siano genitori costretti a dar battaglia vedendo lesa la loro libertà di educazione, per altro protetta dall'articolo 30 della Costituzione. Penso all'ultimo episodio di Modena in cui si pretendeva che Vladimir Luxuria entrasse a parlare al liceo classico Muratori senza nemmeno un contraddittorio. Non si può usare la scuola così, come un campo di battaglia ideologico. Oltre al governo quindi tutti dovranno fare un passo in avanti per fermare questa invasione di campo».
È quanto dichiarato dal sottosegretario al ministero dell'Istruzione, Gabriele Toccafondi, in un'intervista rilasciata a Tempi.it all'interno della crociata che la rivista cattolica ha lanciato nei confronti dell'Ufficio anti-discriminazioni.
Non a caso il sottosegretario non ha avuto dubbi nel sostenere che «il governo si deve esprimere sui problemi a monte, che risiedono nell'ambiguità di certi organismi come l'Unar, e poi sulle loro conseguenze che vediamo in atto». Il riferimento è agli opuscoli anti-omofobia che sarebbero dovuti essere distribuiti agli insegnanti delle scuole e che Toccafondi ha già provveduto a fermare (pur lamentando come «qualcuno li aveva già stampati e non si può escludere che siano stati usati o che possano essere fotocopiati»).
Insomma, ancora una volta il governo ha già espresso tutta la sua sudditanza nei confronti del volere clericale, impedendo che nelle scuole si possa fare educazione alla diversità, per giunta sostenendo nellee scuole pubbliche una transessuale non possa parlare se al suo fianco non c'è qualcuno che la insulta e la condanna moralmente (curioso, anche considerato come gli insegnanti di religione non abbiano contraddittorio pur essendo decisi autonomamente dalla curia nonostante siano stipendiati dallo Stato).
Il sottosegretario ha invitato addirittura ad una disubbidienza civile, sostenendo che «occorre che i genitori si riprendano il loro posto e che le scuole glielo diano», plaudendo alla «mamma milanese che si è rifiutata di apporre la sua firma sul modulo che la indicava come "genitore 1"». Secondo Toccafondi, infatti, quel gesto «ha dato coraggio a molti, scatenando l'emulazione. Quindi ripeto che serve una presa di posizione di ciascuno: del governo, dei ministeri, delle istituzioni locali, delle scuole e delle famiglie».
Ma una domanda verrebbe spontanea: se un genitore volesse insegnare al figlio che la Terra è piatta, la scuola dovrà necessariamente impedire lezioni che parlino della sfericità del globo o sarà anche quella una violazione alla libertà di educazione dei genitori?


Trento: il comune rimanda il voto sulla mozione per togliere i figli alle coppie gay

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Il consiglio comunale di Trento ha iniziato a discutere l'emendamento omofobo presentato da Claudio Cia, nel quale si chiede di allontanare i figli dalle coppie omosessuali.
Nonostante il clamore mediatico suscitato, la proposta non è stata accantonata ed il numero di interventi prenotati ha fatto sì che la decisione sia stata rimandata alla seduta del prossimo 25 marzo. Tre ore di discussione, infatti, paiono non essere state sufficienti per bocciare quella vergogna.
Secondo documento, intitolato "Save the children! I diritti dei bambini non sono quelli delle coppie gay", chiede che «i Servizi sociali del Comune, individuati sul territorio casi di omogenitorialità singola o multipla, verifichino l'ambiente di crescita del bambino, in considerazione dell'assenza di una figura materna o paterna, per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità e la segnali immediatamente al sindaco». Secondo Cia, il primo cittadino dovrebbe poi provveder a «disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione riferendo nel contempo all'Autorità giudiziaria».


Milano nega gli spazi al convegno omofobo. Forza Nuova protesta in piazza

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Ieri a Milano avrebbe dovuto aver luogo un convegno dal titolo "Omofobia o eterofobia?". In programma c'era la presentazione del nuovo libro di Gianfranco Amato (presidente dei Giuristi per la vita e editorialista di Avvenire, molto impegnato nella denuncia dei presunti rischi insiti nella legge contro l'omofobia per la libertà di opinione e per la libertà religiosa) con gli interventi di Lorenzo Fontana, capogruppo della Lega al Parlamento europeo, e Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova.
Lo staff dell'Ambrosianeum, però, ha revocato la disponibilità della sala precedentemente accordata così come la Questura di Milano non ha concesso l'autorizzazione per un presidio in piazza San Carlo nel pomeriggio del 9 marzo. Un centinaio di forzanovisti si è così dato appuntamento in piazza Duomo a Milano, seguendo lo schema applicato dalle Sentinelle in Piedi che prevede un'ora di veglia silenziosa, schierati militarmente, con un libro in mano e la prima fila imbavagliata.
Gli organizzatori hanno immediatamente gridato alla censura, sostenendo che «si è applica la legge su omofobia ancor prima della sua approvazione». Ma nel vedere i carnefici che si tramutano in vittime Arcigay non c'è stata ed ha subito rilanciato: «Siamo al paradosso. Nessuna legge attuale nemmeno la legge contro omofobia impedisce e impedirà a persone in malafede e con l'obiettivo di distruggere le persone omosessuali di dire che siamo brutti e cattivi, antipatici e/o tutti gli stereotipi che Amato, fascisti e sentinelle in piedi vivono come loro verità. La legge semmai -sempre se rientrerà nei radar del Parlamento- impedirà di inneggiare alla discriminazione, insinuare nell'opinione pubblica che i gay sono malati e incapaci di crescere figli, come sta succedendo a Trento dove vogliono togliere i bambini dalle famiglie formate da genitori omosessuali. Togliere quindi i bambini dalle loro case, dalla loro vita e felicità».
Marco Mori, presidente Arcigay Milano ha aggiunto: «Io credo e difendo il diritto di ognuno di dire la propria opinione, e credo nello Stato di diritto, non esiste una censura preventiva, che tutti quelli impegnati nel convegno di ieri applicherebbero ad esempio a molte nostre iniziative senza indugi. Credo che la Questura abbia agito evidentemente conoscendo sia gli organizzatori, sia la loro storia, sia l'obiettivo reale soggiacente a quanto formalmente previsto. Loro passare come vittime proprio no. Anzi, finalmente si è capito che sentinelle in piedi, fascisti, neo fascisti, leghisti e pesudo intellettuali che scrivono su certi giornali cercando una credibilità giuridica e scientifica a cui sono estranei sono tutti la stessa orripilante cosa. Appartengono allo stesso bluff sociale dove il diritto e la libertà d'opinione sono delle pezze per giustificare odio e intolleranza».


Cremona esce dalla rete che sostiene i bisogni lgbt

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Attraverso il voto di Massimiliano Salini e della sua giunta, la provincia di Cremona ha deciso di revocare la sua adesione alla Re.a.dy (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) volta a promuovere politiche dedicate «ai bisogni delle persone Lgbt» per «migliorarne la qualità della vita».
Secondo Arcigay, è «un atto sorprendente, di una gravità inaudita. Una strumentalizzazione a fini elettorali argomentata con superficialità e disprezzo. A fine corsa Salini e i suoi assessori scelgono questo modo squallido per presentare il proprio bilancio a somma zero in tema di lotta alle discriminazioni. E infatti Salini, nelle sue dichiarazioni, si mostra addirittura sollevato perché la rete (cioè, a Cremona, la Provincia) non ha "svolto una particolare attività nel nostro territorio"».
Di parere diametralmente opposto, però, sono i vescovi italiani che, attraverso un articolo pubblicato da Avvenire, sostengono come l'unico scopo di quell'accordo fosse il «divulgare un tipo di ideologia che oggi è ben rappresentata da esempi come il disegno di legge Scalfarotto, per cui il fatto di non essere in linea con il riconoscimento dei matrimoni omosessuali può essere visto come una discriminazione da punire». Ed è così che il quotidiano ha plaudito alla decisione di interrompere ogni politica di tutela della comunità gay e alla scelta del politico cremonese di scendere in piazza con le "Sentinelle in piedi" per chiedere la tutela della famiglia naturale.
C'è da chiedersi dove andremo a finire se le pubbliche amministrazioni continueranno a cedere al volere dei vescovi, sostenendo che il diritto all'esistenza dei gay sia una violazione del diritto di opinione dei cattolici. Perché non può esserci che falsità in chi riduce qualsiasi argomento legato al diritto dei gay ad una "minaccia" alla famiglia naturale, utilizzando quella scusa per legittimare ogni forma di discriminazione e di odio.


Il Pd propone un nuovo istituto giuridico per le unioni gay (ma non sarà un matrimonio)

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Emma Fattorini e Stefano Lepri sono i due senatori del Partito Democratico che hanno presentato un nuovo disegno di legge sulle unioni civili che possa superare i «diversi estremismi» presenti in parlamento.
La proposta è semplice: non si parlerà di matrimonio ma un diverso ordinamento giuridico riservato a quanti non avranno diritto ad un'unione che si vuole mantenere riservata ai soli eterosessuali.
Il testo intende così «riconoscere uno specifico assetto giuridico, per garantire alcuni diritti e doveri civili: mutuo aiuto morale e materiale, regime patrimoniale comune, pari condizioni nei negozi e contratti sociali, nel campo del lavoro, dell'assistenza sanitaria, dell'abitazione, dei diritti successori, del trattamento previdenziale e pensionistico». I firmatari precisano però che: «La proposta di legge non modifica la disciplina giuridica del matrimonio così come attualmente regolata dalla legislazione italiana, né influisce in alcun modo sulla condizione giuridica dei figli o sulla disciplina delle adozioni dei minori. Ciò in coerenza con il lavoro svolto lo scorso anno dal gruppo del PD sul tema dei diritti civili».
Insomma, la risposta data ad una una richiesta di uguaglianza pare essere la creazione di una diversità che possa ghettizzare le unioni meno gradite a Santa Romana Chiesa. Una scelta che parrebbe confermare come l'Italia possa essere definita in ogni modo, fuorché uno stato laico in cui a tutti i cittadini siano garantiti pari diritti e pari dignità.

Via: Gay.it


L'Europarlamento chiede maggiori tutele per i cittadini gay e transgender

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Attraverso l'approvazione della relazione sui diritti fondamentali dell'Unione Europea, l'Europarlamento chiede ai 28 stati di impegnarsi in una serie di migliorie legislative per adeguarsi al diritto comunitario.
Fra i cento punti elencati non mancano argomenti strettamente legati alla comunità lgbt, come l'invito a garantire la libera circolazione delle famiglie omosessuali o l'abolizione della sterilizzazione obbligatoria per le persone transgender (attualmente ancora attiva in 14 stati) ritenuta in contrasto con la loro dignità e la loro integrità fisica. Si chiede inoltre il rispetto della recente sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia europea, nella quale viene ribadito il diritto dello status di profugo alle persone lgbt che risultano perseguitate nel paese d'origine a causa del proprio orientamento sessuale.
Come in un copione già visto, il Partito Popolare Europeo si è adoperato in ogni modo possibile per cercare di limare ed affossare proprio i punti che riguardavno i diritti di gay e transgender. Il loro emendamento, però, è stato respinto grazie al voto congiunto delle forze laiche, liberali e di sinistra.
Il documento approvato al momento non ha alcun valore vincolante per gli stati membri ma risulta una semplice raccomandazione che, però, rappresenta la posizione ufficiale dell'Europa sull'argomento.


Le associazioni lgbt hanno incontrato il Pd per discutere di unioni civili e matrimonio

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Si è svolto oggi l'incontro tra una delegazione del Partito Democratico e i rappresentanti delle associazioni lgbt nazionali (Arcigay, ArciLesbica, Certi Diritti, Equality Italia, Agedo, Famiglie Arcobaleno e MIT Movimento Identità Transessuale) sul tema del riconoscimento civile delle unioni gay.
Nell'occasione le associazioni hanno ribadito la ferma richiesta che il matrimonio civile sia esteso a tutti i cittadini e alle cittadine (quindi anche alle coppie dello stesso sesso) senza distinzioni. Dal canto suo il Pd ha invece confermato la propria posizione nel voler sostenere una proposta di legge sulla scorta del "modello tedesco", creando un istituto equipollente al matrimonio che possa includere i diritti patrimoniali e la step child adoption, ovvero il diritto all'adozione da parte del genitore non biologico dei figli del partner.
«Le Associazioni lgbt -dichiara una nota- hanno preso atto delle posizioni del PD, che ha anche espresso la volontà di costruire una interlocuzione con loro, ma hanno precisato con forza che i diritti non sono negoziabili e né oggetto di compromessi e che una proposta di legge dovrà prima di ogni cosa soddisfare i bisogni concreti delle persone lgbt e la dignità giuridica dello loro coppie».


Arcigay a Renzi: «Compromessi? È la solita trappola»

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Dopo aver scelto di abolire il Ministero delle Pari Opportunità, è in occasione del suo discorso per la fiducia al Senato che Matteo Renzi ha finalmente affrontato il tema dei diritti civili. Il nuovo premiar ha sostenuto di voler far «lo sforzo di trovare un compromesso anche quando questo compromesso non ci soddisfa del tutto. Ci ascolteremo reciprocamente, ma la credibilità su questo tema sarà il punto di caduta di un'intesa possibile, che già è stata costruita nel corso di questi giorni».
Una posizione timida, dunque, che non è certo piaciuta ad Arcigay. In una nota il presidente Flavio Romani afferma: «Non ispirano alcuna fiducia i propositi che il premier incaricato Matteo Renzi ha esposto in Senato in tema di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Indicare il compromesso tra i poli delle larghe intese su temi su cui nemmeno all'interno del solo Partito Democratico si è mai riusciti a trovare un accordo è evidentemente una favola, rivelatrice dell'ennesima trappola per le persone lgbt. Il compromesso su questi temi, tra l'altro non sono non è possibile ma non è nemmeno auspicabile, perché qualsiasi approssimazione rispetto alla totale parità tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali conterrebbe in sé la negazione del diritto pieno. Non solo: la retorica del compromesso è il tormentone che da trent'anni paralizza e rende sterile in Italia il dibattito sui diritti delle persone lgbt. Per "cambiare verso" occorre innanzitutto rottamare queste strategie e porsi mete chiare, che non affoghino in allusioni ed attendismi le risposte a una domanda di diritti urgente e non più procrastinabile».


Renzi presenta il suo governo (ma fra i ministri non ci sono le Pari Opportunità)

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Matteo Renzi ha sciolto le riserve e, accettando il ruolo di presidente del Consiglio, ha presentato la sua squadra di governo. I ministri saranno 16 (contro i 21 del governo Letta) di cui la metà donne. Alle 11.30 ci sarà il giuramento al Quirinale, lunedì la fiducia in Senato e martedì il passaggio alla Camera.
Otto ministri facevano parte del precedente esecutivo, tra cui tutti i nomi del Nuovo Centrodestra (fermi nel chiedere che le politiche pubbliche restino un privilegio riservate alle sole coppie eterosessuali) Sparisce il ministro dell'integrazione (che con Cécile Kyenge ha ha fatto emergere tutto il razzismo del nostro parlamento) ed è stata allontanata Emma Bonino (uno dei pochi politici italiani ad aver criticato le leggi omofobe dell'amico Putin).
A saltare all'occhio è anche come si sia scelto di non nominare alcun ministro alla Pari Opportunità (che dopo le dimissioni di Josefa Idem erano state affidate in forma di delega a Maria Cecilia Guerra da Letta). Di certo appare difficile pensare che si possa affrontare seriamente il tema delle unioni civili fra persone dello stesso sesso (promesse da Renzi seppur in forma di unioni-ghetto) senza una persona che ne prenda le redini. Al momento il nuovo premier non ha ancora parlato di una loro eventuale delega ad uno dei ministri.


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L'assunto di Sacconi: «Solo la famiglia naturale è destinataria di politiche pubbliche»

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Mentre Renzi è impegnato a formare la nuova squadra di governo, il presidente in Senato del Ncd -Maurizio Sacconi- è intervenuto per definire le richieste del suo partito.
«All'Economia e al Lavoro servono ministri politici rispettosi delle intese e un garantista alla Giustizia», ha dichiarato. Ma poi ha aggiunto che le distanze fra Pd e Ncd sarebbero sanabili esclusivamente «partendo dall'assunto che solo la famiglia naturale è destinataria di politiche pubbliche. È un paletto fondamentale».
Sacconi si è detto pronto «a discutere del riconoscimento di diritti e doveri reciproci del convivente», ma ancora una volta pare che il suo partito voglia rifiutarsi di riconoscere l'affettività che unisce famiglie gay per tentare di liquidarle come semplici convivenze.
Di parere diametralmente opposto è il segretario del Psi, Riccardo Nencini, secondo il quale «ogni approfondimento richiesto non potrà escludere l'inserimento dei diritti civili dal programma di governo. Guidare il semestre europeo con una voragine aperta sui diritti della persona -dal riconoscimento delle unioni di fatto al testamento biologico, dallo ius soli al divorzio breve- significa perdita di prestigio e di credibilità».
Curioso è notare come Sacconi abbia fatto parte dei socialisti dal 1979 al 2001 (anno del suo passaggio a Forza Italia), aderendo alla corrente di Gianni De Michelis negli anni ottanta e fondando la Sinistra delle Libertà dopo lo scioglimento del Psi.


Il Governo accoglie l'invito dei vescovi e prova a bloccare i progetti anti-omofbia nelle scuole

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Se i commenti omofobi, violenti ed intollerabili registrati su Facebook in seguito alla notizia dell'arresto di Vladimir Luxuria sottolineano un allarme sociale e una crescente violenza nei confronti delle minoranze sessuali, il Governo ha prontamente pensato di dare la sua risposta tentando di bloccare un progetto di educazione alla diversità nelle scuole.
A darne notizia è Avvenire, pronto a scagliarsi contro l'Unar (l'ufficio anti-discriminazioni che ha curato il progetto) sostenendo con una serie di articoli che il suo compiuto sia quello di opporsi alla discriminazione razziale e che non abbia alcuna voce in capitolo sui diritti dei gay (che, proprio grazie all'assenza di organismi dedicati, dovrebbero essere abbandonati a sé stessi senza che nessuno se ne occupi). Ed è così che sei senatori (Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni, Luigi Compagna, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi) hanno prontamente risposto all'appello dei vescovi ed hanno optato per un'interpellanza al Presidente del Consiglio dei ministri con cui cercare di impedirne la distribuzione degli opuscoli nelle scuole.
«Il racconto sulle "pericolose teorie del gender" scritto sulle pagine del giornale dei vescovi -dichiara una nota di Arcigay- è esattamente l'ostacolo che quotidianamente l'educazione alla diversità incontra nel suo tentativo di approcciarsi alle scuole: pagine e pagine di cronaca raccontano in questi giorni le polemiche sollevate da libri per bambini in cui un cagnolino vuole studiare danza classica, o due pinguini si prendono cura di un uovo pronto a schiudersi. Assecondare quelle crociate senza entrare nel merito dei contenuti significa porre un ostacolo enorme sulla strada dell'educazione alle diversità e danneggiare, inspiegabilmente, il lavoro di tutti, negli enti pubblici, nella scuola e nella società».
Insieme ad ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e M.i.t., l'associazione è intervenuta anche sulle recenti dichiarazioni rilasciate dalla viceministro Maria Cecilia Guerra relative (sino ad oggi con delega alle Pari Opportunità): «Questa iniziativa e l'intera Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere non sono l'atto anarchico e isolato di un ufficio, semmai la concretizzazione di un percorso politico messo in campo attraverso Unar dalle persone che prima di Maria Cecilia Guerra sono state titolari della delega alle Pari Opportunità. E non parliamo del tentativo di far prevalere un'idea sull'altra, semmai della doverosa necessità di aprire una breccia in un sistema di rappresentazione mediatica cannibalizzato dagli stereotipi, sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans. Ma anche sulle donne, sugli stranieri e su tutto ciò che poi sul piano sociale si trasforma in bersaglio ricorrente di discriminazioni e crimini d'odio. Quegli strumenti didattici, opzionali e mai imposti, servono a dotare il corpo docente (non gli alunni) di una competenza su temi che ancora oggi è difficile incontrare nei percorsi formativi. Instillare un dubbio sulla qualità di quegli strumenti, assecondando la vergognosa campagna mistificatrice della più potente lobby del mondo, nel giorno stesso in cui il Governo si scioglie, è un comportamento che dalla Viceministro Guerra non ci saremmo mai aspettati. Da domani in poi sarà più difficile ricostruire il tessuto di fiducia attorno ai progetti di educazione alla diversità, trame che rischiamo di esserci giocate in poche ore con un colpo di coda irragionevole».


Il Governo letta è giunto al capolinea

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Alle 13 in punto, Enrico Letta è salito al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni da capo del Governo. Il Presidente Giorgio Napolitano ha già fatto sapere che non ci sarà alcun passaggio parlamentare per formalizzare la crisi. Le immagini che ce lo hanno mostrato mentre agitava la mano a Sochi, ospite dell'omofobo Putin, paiono dunque destinate a rimanere fra le ultime della sua esperienza alla guida del Paese.
Enrico Letta, nipote del braccio destro di Silvio Berlusconi Gianni Letta, ricevette l'incarico di formare un nuovo governo il 24 aprile 2013. Tre giorni più tardi presentò la sua squadra di governo: 21 ministri di cui sette donne.
A giugno il ministro Josefa Idem fu spinta alle dimissioni e le Pari Opportunità divennero una delega affidata Maria Cecilia Guerra. A settembre Berlusconi aprì la crisi di governo salvo poi richiuderla votando la fiducia una volta resosi conto che i numeri non erano dalla sua parte. A dicembre Forza Italia abbandonò la maggioranza ma Letta ottenne un nuovo voto di fiducia.
Il 15 dicembre 2013 Renzi viene eletto nuovo segretario del Partito Democratico. Il 12 febbraio 2014 Letta dichiara: «Non mi dimetto, io sono zen. Renzi dica se vuole il mio posto». Il giorno dopo presenta le proprie dimissioni dopo che le richieste di sfiducia avanzate da Renzi sono state accolte dai dai vertici del Pd.


A Bologna la biblioteca propone un libro che racconta la storia di due pinguini gay. La Lega: «È propaganda»

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Mentre le Olimpiadi di Sochi hanno portato il mondo intero a puntare gli occhi sull'omofobia russa, a Bologna c'è chi ha colto questo momento storico per sostenere che parlare di omosessualità ai bambini sia da ritenersi una forma di «propaganda». A sostenerlo è il consigliere leghista Lucia Borgonzoni, pronta a scagliarsi con tutte le sue forze contro il laboratorio di lettura della biblioteca che ha osato proporre un libro come "E con Tango siamo in tre". Quel volume venne scritto da Peter Parnell e Justin Richardson nel 2005 con l'intento di raccontare ai più piccoli, ancora privi di pregiudizi sociali, di come l'amore possa avere diverse declinazioni.
Eppure la Borgonzoni pare avere le idee chiare: «Questi temi restino fra gli adulti -ha tuonato- i più piccoli vengono usati per fini politici». La donna non ha mancato anche di parlare di «letture e laboratori per "promuovere" e spiegare tramite favole, il mondo e le famiglie gay» e di scandalizzarsi per il fatto che un libro scritto per bambini di età compresa fra i 4 e gli 8 anni sia stato proposto a bambini di età compresa fra i 4 e gli 8 anni.
Nonostante il tentativo di rimanere nel politically correct attraverso l'uso di virgolette, è difficile non notare nette similitudine con le teorie sostenute dalla Duma russa: quelle parole lasciano intendere che si voglia sostenere che parlare di omosessualità ai bambini sia un rischio, che i gay dovrebbero palesarsi solo dopo la maggiore età degli astanti e che l'orientamento sessuale sarebbe in grado di creare «mondi» separati (evidentemente da tenere celati).


Macerata: due settimane fa si chiudeva la porta ai gay, ora si introduce il registro delle coppie di fatto

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Sono passate solo due settimane da quando il Consiglio Comunale di Macerata ha approvato a maggioranza un'ordine del giorno per opporsi alla legge contro l'omofobia e ad ogni possibile riconoscimento delle unioni gay. Ora quello stesso Consiglio Comunale ha deciso per l'introduzione di un registro delle coppie di fatto.
La decisione di quindici giorni fa non aveva certo mancato di sollevare polemiche e proteste fra la popolazione, motivo che ha spinto molti politici locali a rilasciare dichiarazioni a sostegno della laicità dello stato e di condanna verso la propria decisione. Poi la mossa finale, con l'accoglimento della mozione presentata da Luciano Borgiani (Federazione della Sinistra) che prevede il riconoscimento dei diritti amministrativi delle coppie sposate anche ai conviventi registrati in un apposito registro.
Se la notizia non potrà che far piacere ai maceratesi, la vicenda non manca di accendere i riflettori su una politica che pare sempre più animata dai sondaggi che dalle idee. Un così repentino passaggio da un estremo all'altro (dall'unico comune italiano ad essersi espresso così palesemente contro i diritti dei gay, ad uno dei 145 progressisti che hanno voluto dare un segnale forte per il riconoscimento di tutte le affettività) non può che lasciare dubbi sui motivi che hanno mosso quelle azioni. Cosa sarebbe successo se non fosse scoppiato lo scandalo? Davvero i diritti e la dignità delle persone possono basarsi unicamente su meri conteggi dei consensi che ogni decisione porta con sé?


L'Unione Europea ha approvato il Rapporto Lunacek

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Con 394 voti a favore, 176 contrari e 72 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una raccomandazione (nota come Rapporto Lunacek) con cui si chiede alle realtà europee di «lavorare congiuntamente» per una strategia pluriennale «volta a proteggere i diritti fondamentali delle persone LGBTI». L'obiettivo è di abbattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere nei campi del lavoro, dell'educazione, della salute, dell'accesso a beni e servizi, delle libertà di movimento ed espressione, per quanto riguarda i crimini d'odio, l'asilo e le relazioni internazionali.
Il progetto aveva ottenuto una forte resistenza da parte dei gruppi cattolici (con tanto di accise di ingerenza e raccolte firme lanciate dalla Manif Pour Tous) data la loro contrarietà ai punti in cui si prevedeva di «presentare in via prioritaria proposte finalizzate al riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell'Unione Europea, compresi i matrimoni, le unioni registrate e il riconoscimento giuridico del genere», così come l'invito ad «astenersi dall'adottare leggi che limitino la libertà di espressione in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere e di riesaminare quelle già in vigore». Insomma, il divieto all'importazione delle leggi omofobe di Putin e l'invito al riconoscimento degli affetti di tutti i cittadini (e non solo di quelli etero) non erano piaciute a chi ha fatto dell'omofobia la propria bandiera plitica.
Soddisfazione è stata espressa da Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, secondo cui: «il voto di oggi è particolarmente importante poiché gruppi organizzati di estremisti religiosi e ultra-conservatori avevano orchestrato una campagna di sabotaggio del Rapporto Lunacek, ma sono stati sconfitti da un voto che dimostra come la maggioranza degli europarlamentari aderiscano ai principi fondamentali dell'Unione Europea di uguaglianza, non discriminazione e dignità per tutti. L'ampia maggioranza con cui il Rapporto è stato approvato manda un forte messaggio alla Commissione Europea e agli Stati membri secondo il quale la discriminazione delle persone LGBTI non è accettabile e va combattuta».
Purtroppo il documento non ha valore vincolante pur rappresentanto la posizione ufficiale dell'Unione Europea in materia.


Il presidente della Regione Calabria non candiderà «uomini che sono innamorati di altri uomini»

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«Noi non vogliamo né uomini che non siano coraggiosi, né mezzi uomini, né uomini che sono innamorati di altri uomini a noi ci piace l'idea di mettere in campo uomini che siano innamorati di donne, che amino il rapporto di coppia e che individuano nel rapporto di un matrimonio un uomo ed una donna... Quando faccio questo tipo di parallelo voglio dire che noi vogliamo uomini che siano innamorati della città». Sono queste le parole pronunciate da Giuseppe Scopelliti (Ncd), presidente della Regione Calabria, riponendo ad una domanda su quale siano le caratteristiche ricercate nei candidati con cui il suo partito si presenterà alle prossime elezioni.
In un comunicato congiunto, Arcigay Catanzaro, Cosenza e Reggio hanno espresso la propria indignazione dinnanzi ad un «criterio di scelta dei candidati ancorato ad una concezione macista, sessista, omofoba, di superiorità dell'orientamento eterosessuale e del "maschio", criterio che nulla c'entra con la realizzazione del Bene Comune che dovrebbe essere l'unico vero indicatore del Politico; criterio quest'ultimo che affonda le proprie radici nel principio dell'Inclusione (non certo dell'esclusione) di ogni persona».
Dal canto suo Scopelliti ha affidato alle pagine di Facebook un messaggio in cui si dice «fortemente rammaricato per le polemiche che qualcuno sta alimentando in questi giorni strumentalizzando un passaggio estratto da un ragionamento più ampio e articolato che ho pronunciato qualche giorno fa».

Clicca qui per ascoltare il passaggio della sua intervista.


Enrico Letta parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Sochi

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Enrico Letta conferma che sarà presente a Sochi per le Olimpiadi Invernali e respinge al mittente le crescenti richieste di disertare quell'appuntamento per manifestare il proprio dissenso dalla politica repressiva di Putin (così come Barack Obama, François Hollande, Angela Merkel e David Cameron faranno).
Il Presidente del Consiglio ha infatti affermato: «Ho preso questa decisione dopo una consultazione con il presidente della Repubblica, il ministro dello Sport e il presidente del Coni. Riteniamo che questa presenza sia utile per sottolineare soprattutto la candidatura italiana di Roma alle olimpiadi del 2024, cui crediamo tantissimo. Bisogna essere a Sochi per cominciare a far marciare questa candidatura».
In merito alle norme russe sulla cosiddetta «propaganda gay» ha aggiunto: «Nella mia partecipazione sia qui sia lì ribadirò con assoluta nettezza la nostra contrarierà a qualsiasi normativa discriminatoria contro gli atleti gay. Questo fa parte della cultura italiana».
Immediata è giunta la presa di posizione di Arcigay: «Non può stringere la mano di chi arma la violenza degli omofobi, brindarci assieme, e sostenere che così facendo lei sta esprimendo un dissenso -ha dichiarato Fravio Romani- È un'argomentazione surreale che offende l'intelligenza di chi l'ascolta. Ma soprattutto mettere il tema delle discriminazioni sullo stesso piano di un'operazione di marketing è la fotografia amara e sconcertante della deriva della politica italiana, del totale smarrimento di un senso etico e della rinuncia a fare della politica lo strumento di affermazione di giustizia, dignità, civiltà, democrazia. Quando sui diritti hanno la meglio le forniture di gas o un'operazione di marketing, abbiamo svenduto l'onore di un Paese».
Dello stesso avviso è anche Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che ironizza: «Che dirà Letta a Putin andando a Sochi? Che l'Italia è l'unico Paese europeo a non avere leggi contro l'omofobia e sui matrimoni gay?»


Parlamento Europeo: l'On. Alfano denuncia l'ingerenza clericane nel voto sul rapporto Lunacek

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«Un'operazione grave e disonesta, portata avanti da personaggi torbidi che usano il crocefisso come grimaldello politico, ricattando, mistificando, e cercando in tutti i modi di determinare gli esiti dei dibattiti nelle sedi di governo» Così Flavio Romani, presidente di Arcigay, ha preso posizione contro le recenti vicende che hanno visto il coinvolgimento del vescovo di Cremona, Dante Lafranconi, in alcune azioni di pressing per chiedere la bocciatura del rapporto Lunacek (un documento dedicato ai diritti delle persone lgbt) da parte del Parlamento europeo.
L'ingerenza è stata denunciata pubblicamente dall'onorevole Sonia Alfano, europarlamentare del gruppo ALDE e Presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Europeo, che ha riferito di aver ricevuto una missiva personale dal prelato di cui ha voluto anche ricordare il coinvolgimento in casi giudiziari che risultano oggi prescritti.
«Ringraziamo l'on. Sonia Alfano per la pubblica denuncia, unica e isolata rispetto ad un tentativo di ingerenza che a noi risulta massiccio e capillare, rivolto a tutti gli eletti italiani nel Parlamento Europeo -ha aggiunto Flavio Romani- Il re è nudo, anzi: il vescovo è nudo. Questo è il modo di operare della lobby cattolica italiana, in barba agli auspici e alle belle parole del Pontefice, del tutto inefficaci -evidentemente- a correggere il malcostume dei prelati. La relazione dell'on. Ulrike Lunacek (in foto) pone questioni importanti e improcastinabili in tema di discriminazioni e di riconoscimento delle persone lgbt: privare l'Europa di questa direttiva significa rinunciare totalmente all'ambizione che l'Unione europa rappresenti un modello di civiltà e un motore di progresso, e non soltanto un vincolo finanziario. Già nelle scorse settimane il Parlamento europeo ha perso una grande occasione insabbiando la risoluzione Estrela sul diritto all'aborto sicuro. Quella bocciatura ha aperto immediatamente la strada a rigurgiti reazionari in tema di politiche di genere e proprio oggi le donne in Spagna e non solo stanno manifestando in massa contro il progetto di legge del ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón, che intende vietare l'aborto come libera decisione della donna, limitandone il ricorso ai casi di violenza sessuale o di grave rischio per la salute della donna. La bocciatura della risoluzione Estrela, va ricordato, si deve anche all'appoggio che alcuni eletti italiani (tra cui i democratici Vittorio Prodi e David Sassoli) hanno saputo garantire alla lobby clericale. Non facciamo insinuazioni - precisa Romani - la denuncia pubblica dell'on. Alfano smaschera una volta per tutte il legame torbido e illecito tra la Chiesa e la politica italiana. Il voto in programma a giorni sul rapporto Lunacek è quindi un banco di prova importantissimo: ai parlamentari chiediamo di rispedire al mittente le sollecitazioni degli emissari del Vaticano e di tenere salva la dignità del mandato di cui sono investiti. Rispondano nel voto all'auspicio dell'elettorato che li ha votati e ai programmi delle formazioni politiche di cui sono rappresentanti. Ogni voto difforme da questa rispondenza sarà inevitabilmente interpretato come l'esito di una manipolazione e la prova di un potere occulto che si insinua nella nostra democrazia».