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Grillo: «I matrimoni gay non sono una priorità»
Pubblicato il 23 maggio 2013 |

In un post titolato "Priorità e emergenze", Belle Grillo ha attaccato il governo Letta sostenendo che le priorità scelte non siano quelle che gli italiani vogliono, ossia lavoro, giovani e crescita. Secondo il comico genovese, infatti, l'esecutivo avrebbe deciso alcune priorità elencate nel dettaglio sul suo blog: «dimezzare le pene ai condannati per associazione mafiosa, riforma della Giustizia ad berlusconem, la cancellazione del MoVimento 5 Stelle dalla competizione elettorale, il condono edilizio, la ripresa del tunnel merci in Val di Susa, leggi bavaglio per la Rete, il fumo degli occhi dello ius soli (inesistente in Europa), l'eliminazione del reato di clandestinità, i matrimoni omosessuali (su cui sono d'accordo, ma non sono una priorità)».
Si, esatto: in maniera marginale Grillo sostiene che il governo stia premendo l'acceleratore per approvare i matrimoni gay. E già questa sarebbe una notizia dato che, al momento, solo Laura Boldrini e Josefa Idem si sono dichiarate a favore delle unioni gay (non necessariamente usando il termine "matrimonio") e non appare certo evidente che il mondo politico si stia prodigando per approvarle in fretta e furia.
Ma quel che fa più riflettere è che Grillo, pur dicendosi a favore, premette che quella non è una «una priorità». Ma quell'affermazione non appare certo nuova dato che, dalla Biancofiore all' arcivescovo di Detroit, è sempre stata la scusa usata dai gruppi che si oppongono al riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso quando non vogliono ricorrere a più becere teorie omofobe: la speranze è che, rimandando oggi e rimandando domani, la legge non si faccia mai.
In questo caso la speranza è che l'intento non sia quello, ma il rischio è che ne sia la conseguenza. Non a caso anche nei commenti si notano due tipi di reazione: da un lato c'è chi plaude inneggiando alla sacralità del matrimonio fra uomo e donna, dall'altro che chi prende le distanze e gli chiede se è proprio sicuro che quella non sia una priorità. Ed effettivamente viene da chiedersi se davvero si può aspettare prima di assicurare piena dignità all'amore tra due uomini due donne. E chi si vedrà calpestare i propri diritti (sappiamo bene che per molti un riconoscimento giuridico potrebbe fare la differenza) non merita forse una risposta immediata?
Leone (pdl): «L'omofobia spesso è causata anche dagli eccessi dei Gay Pride»
Pubblicato il 22 maggio 2013 |

«L'omofobia spesso è causata anche dagli eccessi dei Gay Pride. È esattissimo che, se ci fossero meno provocazioni e ostentazioni, probabilmente ci sarebbe meno omofobia. Se vuoi la normalità, la devi chiedere in modo normale, altrimenti diventa una eccezionalità, una esagerazione che fa irrigidire. Sostenere i matrimoni gay attraverso un Gay Pride che si presenta anche davanti a bambini, due uomini che si baciano, due donne che si toccano, fa parte di un impulso esagerato per mettere sul tavolo i problemi che ci sono».
Parole e pensieri del parlamentare Pdl Antonio Leone che, ospite a KlausCondicio, ha poi aggiunto: «Detto questo, l'omofobia va combattuta con una legge molto dura in merito. Ci sono temi su cui bisogna mettere le mani, il problema è legato al modo di portare avanti le proprie idee [...] Perché l'omofobia è più stimolata da atteggiamenti estremi, emulazioni ed esasperazione delle posizioni. Le radicalizzazioni non portano da nessuna parte, è auspicabile la moderazione da parte di chi chiede tutela come da chi la deve dare, in modo da favorire una riflessione seria per inquadrare giuridicamente la tutela di alcuni diritti delle minoranze».
Insomma, basta che gli omosessuali non manifestano e non si mostrino in giro (secondo Leone anche i baci sono un'esagerazione) per risolvere il problema. In fin dei conti, in un altro passo dell'intervista, il parlamentare non manca di sostenere che che le nozze gay non siano un tema politico e che le proteste di quei gay che non si sentivano rappresentati dalla Biancofiore erano del tutto anti-democratiche (già, perché lamentarsi se una parlamentare manifesta «idee personali» contrarie alla dignità delle persone che deve rappresentare? ndr).
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Ecco il nuovo progetto di legge contro l’omofobia
Pubblicato il 16 maggio 2013 |

È stata presentata alla Camera dei Deputati una nuova proposta di legge contro l'omofobia e la transfobia, firmata da Ivan Scalfarotto (PD), Irene Tinagli (Scelta Civica), Alessandro Zan (SEL), Silvia Chimienti (M5S) e da altri 221 deputati.
Realizzata in collaborazione con gli avvocati della Rete Lenford, la norma intende introdurre l'identità di genere e l'orientamento sessuale tra le condizioni personali sinora previste dalla legge Mancino-Reale. Ma non solo. Dopo la riduzione delle pene detentive previste introdotta nel 2005, il progetto di legge prevederà anche un'estensione delle sanzioni accessorie (ossia nello svolgimento di attività non retribuita a favore della collettività) da un massimo di dodici settimane a un periodo compreso tra i sei mesi e un anno.
Re Silvio, in prima serata su canale 5
Pubblicato il 12 maggio 2013 |

No, non è uno scherzo. Oggi la prima serata di Canale 5 sarà davvero dedicata ad una docufiction sul caso Ruby, nella quale Silvio Berlusconi racconterà la sua verità. Il tutto alla vigilia dell'arringa finale che sarà sostenuta domani dal sostituto procuratore Ilda Boccassini.
Indagato da tre diverse procure, recentemente condannato in appello a 4 anni di carcere per frode fiscale, accusato di prostituzione minorile e di compravendita di parlamentari, l'ex-presidente del Consiglio pare voler a voler giocare la carta dell'assoluzione mediatica.
Il titolo ("La guerra dei 20 anni. Ruby ultimo atto") lascia già intendere che si vorrà insistere sulla tesi dell'accanimento giudiziario e, se le manifestazioni di piazza (con tanto di figuranti assunti per assistervi) non hanno portato ai risultati sperati, una verità romanzata e trasmessa dalla rete ammiraglia del suo regno televisivo (per di più nell'orario delle grandi occasioni) potrà forse convincere chi non si sarà preoccupato di ascoltare l'altra campana o che non ha ritenuto di dover leggere i fatti riportati dai vari giornali.
Anche il promo preannuncia che si punterà sul sostenere l'inutilità dei processi a suo carico dato che, a fronte delle sue tante comparizioni nei tribunali, Berlusconi sia sempre stato assolto. Inutile dire che la premessa non di per sé non vera, dato che la prescrizione non è sinonimo di assoluzione e che alcuni processi si sono conclusi con un nulla di fatto solo perché quanto accertato è stato nel frattempo depenalizzato dal Governo presieduto dall'imputato. Ma a far riflettere è anche come il promo cerchi di ingolosire chi è attratto esclusivamente dal gossip, promettendo l'apertura della sala dei ricevimenti e della cantina di Arcore. Il tutto accompagnato da immagini che sfoggiano ricchezze e sfarzo regni di un sovrano.
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Lecco: il centrodestra contro il patrocinio allo spot anti-omofobia
Pubblicato il 11 maggio 2013 |

Lo spot anti-omofobia realizzato dall'associazione lecchese Renzo e Lucio ha raccolto il plauso di molti: è ironico, ben fatto e molto chiaro nel messaggio. Eppure pare che alcuni politici e privati cittadini abbiano avuto da ridire sul patrocinio offerto dai comuni di Lecco e di Mandello del Lario.
A riferirlo è l'emittente locale TeleUnica (coinvolta nella realizzazione del video) che fa sapere come alcuni membri dell'opposizione abbiano manifestato l'intenzione di contestare la scelta al prossimo consiglio comunale. Considerato che il patrocinio offerto era gratuito (in pratica si dava semplicemente la possibilità di usare il logo del comune), ne consegue che non potranno addurre le solite scuse sulla necessità di spendere diversamente i soldi della collettività (che so, ad esempio per restituire i monumenti fascisti alla città, ndr) ma dovranno necessariamente attaccare il messaggio trasmesso dallo spot.
Ammesso le critiche alla loro polemica non li facciano desistere, sarà interessante vedere in che modo proveranno a contestare il fatto che il Comune si sia detto favorevole al dialogo in famiglia per superare le incomprensioni e i disagi che scaturiscono dal silenzio. Così, allo stesso modo, i servizi sociali farebbero bene a prendere nota dei nominativi di tutti quei cittadini che si sono recati al Comune per sostenere che i loro figli non debbano essere invitati a parlare in famiglia dei propri disagi, rivendicando così anche un loro presunto diritto alla violenza psicologica se la prole non dovesse corrispondere ai canoni da loro decisi (e poi ce ne vuole di coraggio per andare ai Family Day a sostenere che quello sia il modello migliore di famiglia! ndr).
L'assurdità è tale che persino il prevosto di Lecco si è schierato a favore dello spot, sostenendo la necessità di uno Stato che sia pronto ad adoperarsi per il riconoscimento civile delle convivenze fra persone dello stesso sesso.
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Josefa Idem apre alle unioni gay
Pubblicato il 10 maggio 2013 |

Dopo la revoca del mandato a Michaela Biancofiore, grazie a Josefa Idem si è tonati a parlare di diritti civili. Infatti, in un'intervista rilasciata a Repubblica, il ministro per le Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili ha precisato la sua posizione gay-friendly: «Non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo -ha detto- se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso».
Eppure, solo poche righe più in basso, le prime distinzioni emergono. Alla domanda se proporrà il matrimonio egualitario come in Francia, la Idem ha risposto: «Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B».
Se è pur vero che una qualsiasi forma di riconoscimento sia preferibile all'odierna assenza di diritti, dall'altro lato è difficile sostenere che i nomi non siano importanti. Un conto è permette a tutti di accedere al medesimo istituto, un altro è quello di crearne un qualcosa che -per quanto possa garantire diritti simili- risulterebbe comunque percepito e vissuto come una soluzione di ripiego al matrimonio. Quindi, seppur con qualche diritto in più rispetto al passato, ancora una volta ci si ritroverebbe ad essere considerati cittadini di serie B.
Per quanto riguarda le adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso, Josefa Idem non dà molte speranze: «Occorre tener conto della realtà del Paese -ha dichiarato- cominciamo dalle unioni, poi si vedrà».
Il Papa, i finocchi e il nero di seppia
Pubblicato il 06 maggio 2013 |

Se gli antichi latini ritenevano che l'uomo politico fosse anzitutto un oratore, nell'attuale Governo pare che la bocca serva solo per far uscire amenità di ogni tipo, spesso volti a conquistarsi il plauso dei più ignoranti con bieco razzismo e facile omofobia.
Nei giorni scorsi Erminio Boso, ex senatore e deputato della Lega Nord, diede sfoggio della propria ignoranza dichiarando fieramente: «Sono razzista, non l'ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo. Ve la tenete voi, il ministro italiano di colore. Dovrebbe tornare in Congo. Non me ne frega niente se fa il medico, il Congo ha bisogno di medici. Torni lì a farlo». Ed ancora Elvira Savino, deputata del Pdl, ha così replicato alla proposta di legge del ministro Kyengeper per concedere la cittadinanza sulla base del territorio di nascita: «Dopo il ddl sullo "ius soli" il ministro intende presentarne uno sulla sua poligamia praticata dalla sua famiglia in Congo?».
E se Emilio Paradiso, capogruppo della Lega Nord al Comune di Prato, ha commentato il sollevamento della Biancofiore dalle Pari Opportunità con insulti razzisti a Cecile Kyenge («Il Bianco-fiore si è dovuta piegare ai finocchi, e il nero di seppia la lasciano lì?», ha scritto su Facebook) è la deputata Pdl stessa a cercare di alzare i toni sulla sua vicenda (peraltro costatagli una promozione alla Pubblica Amministrazione).
In un'intervista al Corriere della Sera, la Biancofiore ha affermato: «Ciò che è successo intorno a quelle mie dichiarazioni sui gay si commenta da solo. Grazie al cielo, però, la gente legge i giornali e vede la televisione e, perciò, avrà avuto modo di giudicare». Riguardo alle sue uscite omofobe, ha aggiunto: «Ma smettiamola. Sa qual è la verità? La verità è che certe mie posizioni personali sono uguali a quelle di papa Francesco! Solo che poi, da lui, vanno e, giustamente, si genuflettono... mentre con me, in tanti, con la sottoscritta, fanno e hanno fatto un bel po' di esercizi di ipocrisia».
La Biancofiore sollevata dalle Pari opportunità per colpa della «lobby gay»
Pubblicato il 05 maggio 2013 |

Dopo appena due giorni, Michaela Biancofiore si è vista revocare la nomina di sottosegretario con delega alle pari opportunità in seguito alle proteste di quanti hanno sottolineato le sue continue e feroci affermazioni omofobe pronunciate nel corso degli anni. Proteste a cui la deputata Pdl aveva prontamente risposto sostenendo che: «Le associazioni gay sono una casta che si autodiscrimina e che fa una discriminazione preventiva contro di me. [...] Gay discriminati? Se è per questo sono più discriminate le donne. Perché invece di fare queste sterili polemiche le associazioni gay non fanno comunicati sugli omicidi delle donne? Impareranno a conoscermi e capiranno che sono assai diversa da come mi dipingono. E comunque sappiano tutti che non mi lascerò intimidire».
Decisamente troppo per poter continuare a sostenere la volontà di far rappresentare i diritti dei gay ad una sua carnefice, tant'è che Letta l'ha sollevata dall'incarico promuovendola alla Pubblica Amministrazione.
Se gay potranno tirare un sospiro di solivo nel non essere più rappresentati dall'amazzone tanto cara a Sivio Berlusconi (a cui, comunque, una poltrona è stata comunque assicurata), la totale assenza di commenti da parte del Pdl lascia pensare ad una decisione presa a tavolino e condivisa prima della sua comunicazione.
Andare su tutte le furie, però, è stato Il Giornale di Alessandro Sallusti, pronto a sostenere la tesi di una congiura da parte di una fantomatica lobby gay: «La lobby dei gay -sostiene il giornale di proprietà della famiglia Berlusconi- è più forte di quella dei cattolici, che pure sono in Italia certamente più numerosi e più radicati [...] Le potentissime associazioni per i diritti degli omosessuali hanno proprio ieri ottenuto ciò che volevano, vale a dire la rimozione di Michaela Biancofiore da sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alle Pari opportunità».
Insomma, ancora una volta ci si ritrova davanti al solito editoriale-spazzatura finalizzato solo all'aumento della tensione sociale e a sostenere la finta tesi che i diritti altrui vadano necessariamente a ledere quelli degli altri (quasi come se una convivenza pacifica fosse impossibile). E poi, d'altro canto sappiamo tutti che l'8 per mille e l'esenzione dell'Imu per gli enti ecclesiastici e per alcune loro attività commerciali sono state fatte a beneficio dei gay e non dei cattolici, così come è un puro caso se nel resto del mondo si approvano i matrimoni egualitari e da noi non c'è manco lo staccio di una norma contro l'omofobia...
La Biancofiore è il nuovo sottosegretario alle Pari opportunità
Pubblicato il 03 maggio 2013 |

A quanti gli avevano chiesto conto di cosa intendesse fare per i diritti civili, Enrico Letta aveva risposto che «È l'Europa il faro che deve guidare il governo su diritti civili, diritti delle coppie, leggi contro l'omofobia e i diritti di terza generazione». Ma l'ottimismo di quanti avevano plaudito alla dichiarazione verrà forse a mancare nell'apprendere che il timone verrà affidato a Michaela Biancofiore. Si, esatto, quella della cagnetta Puggy e del «Purtroppo oggi ci sono molti gay».
La parlamentare del Pdl è più volte finita alla ribalta delle cronache per le sue posizioni omofobe e per gli insulti riservati alla comunità lgbt. Lo scorso dicembre affermò che «Non c'è solo l'eterosessualità, ma anche una sessualità diversa, che oggi, purtroppo, è estremamente comune» e, solo pochi giorni, espresse un secco «no» ai matrimoni gay o con transessuali: «Chi va con i trans -disse- ha seri problemi di posizionamento sessuale. Capisco i trans che si operano, ma non vedo perché si dovrebbe consentire un matrimonio tra un uomo-uomo e un uomo che vuole sembrare donna e mantiene l'organo maschile. Lo apprezzerei piuttosto se facesse l'operazione. Questi mix strani mi lasciano perplessa: uno o si sente uomo o donna».
Non paga, si fece portavoce dell'Italia intera nell'asserire che «Gli italiani sono tendenzialmente contrari ai matrimoni gay perché noi restiamo un popolo profondamente cattolico. Detto questo, ho il massimo rispetto per tutte le forme di amore» e non mancò di parlare del suo disgusto per le lesbiche: «Una volta incontrai una donna notoriamente gay. Era estate, lei per salutarmi prima della fine della legislatura voleva baciarmi, ma io reagii imbarazzata e schivai il bacio e le tesi la mano. Per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo. Ovviamente negli anni sono cambiata, ma allora reagii così. Mi è dispiaciuto per quella reazione, ma bisogna ammettere che, bene o male, alcune cose sono ancora un tabù in Italia: è stato un comportamento istintivo».
Ecco, a lei è stato affidato il ruolo di sottosegretario alle Pari opportunità e sarà lei a dover garantire la difesa delle minoranze sessuali da odio ed omofobia, nonché farsi portavoce delle loro richieste di maggior diritti.
Enrico Letta: «L'Europa è il faro sui diritti civili»
Pubblicato il 02 maggio 2013 |

«È l'Europa il faro che deve guidare il governo su diritti civili, diritti delle coppie, leggi contro l'omofobia e i diritti di terza generazione». Con queste parole il presidente del Consiglio Enrico Letta ha replicato alla richiesta avanzata dal vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama, Claudio Martini, di esporre prima del secondo voto di fiducia le eventuali posizioni del nuovo governo in materia di diritti civili.
Pare dunque che il nuovo capo del governo abbia voluto stupire, soprattutto dopo i timori iniziali e le rassicurazioni del Pdl sul fatto che leggi simili non sarebbero mai state proposte.
Torna così di attualità la conta dei numeri, con due ministri favorevoli al matrimonio egalitario (Emma Bonino e Josefa Idem) e vari partiti che si sono già espressi a favore di varie forme di riconoscimento delle unioni gay (Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento 5 Stelle, Pd e parte di Scelta Civica).
«Su questo tema come su altri, a partire dalle leggi sulla corruzione e sul falso in bilancio -ha dichiarato Sergio Lo Giudice, senatore del Pd e presidente onorario di Arcigay- spetterà al Parlamento svolgere la sua funzione legislativa al di là degli equilibri di governo. Numerose proposte di legge sono già state depositate: i lavori delle commissioni consiliari, il cui avvio è previsto per la prossima settimana, dovranno occuparsi anche di questo».
Giovanardi minaccia la crisi di governo se si parlerà di unioni gay
Pubblicato il 29 aprile 2013 |

L'avversione di Giovanardi nei confronti dei gay pare assumere forme sempre più patologiche. Giusto pochi giorni fa, quando ha manifestato insieme ad una manciata di persone davanti all'ambasciata francese, aveva asserito che i gay gay possono «diventare presidenti di Regione -come Vendola e Crocetta- ma non sposarsi. C'è un problema di diritto naturale, l'omosessualità non si può rivendicare».
Poi, nei giorni successivi, è tornato sull'argomento sentenziando che «Il Pdl ritirerebbe immediatamente l'appoggio a un Governo che volesse realizzare le unioni di fatto. Credo che questo esecutivo nasce se espunge le cose più controverse del centrodestra e del centrosinistra. Personalmente credo che la premiership di Letta, che è un credente, sia una garanzia in più su alcuni aspetti controversi. Temi come la liberalizzazione della droga o i matrimoni gay non possono far parte del programma di questo Governo».
Insomma, quella paventata ha tutta l'aria di una miccia, con buona pace per la maggioranza dell'elettorato che si era espresso a favore di partiti che in campagna elettorale avevano promesso maggiori diritti civili per le coppie gay.
Una volontà, la sua, ribadita anche a KlausCondicio: «Se la componente Pd di questo esecutivo volesse proporre le unioni civili o il cambio della legge 40 -ha affermato Giorvanardi- sarebbe come se il centrodestra proponesse la responsabilità diretta dei giudici, una cosa dal nostro punto di vista assolutamente legittima, ma che impedirebbe di andare avanti. Il nuovo governo nasce sui punti condivisi, non su quelli che dividono, nessuno può portare avanti il suo programma. Letta deve dare un messaggio chiaro sulle cose da fare, non su quelle da non fare: la nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari e gli interventi per lo sviluppo economico di cui il Paese ha urgente bisogno».
Gli hacker: «Abbiamo foto porno di un deputato gay»
Pubblicato il 26 aprile 2013 |

Su Internet c'è un gruppo che si fa chiamare Gli hacker del Pd, una sorta di brutta copia di Anonymous, che nei giorni scorsi avevano fatto parlare si sé per aver asserito di essere entrato in possesso di alcune mail dei parlamentari del Movimento 5 Stelle.
Oggi, però, è il quotidiano Libero a dar notizia dell'intenzione degli hacker di utilizzare il materiale sottratto per ricattare le proprie vittime. Ma cosa contengono quelle mail? Secondo il quotidiano di Belpietro, si tratterebbe di un "pornoricatto" (così come titola in prima pagina): «Circolano tre immagini (che Libero ha visionato) -si legge sul quotidiano- con una donna senza veli e in atteggiamenti inequivocabili di autoerotismo». Stessa sorte, prosegue Libero, «sarebbe capitata a un suo collega omosessuale». In cambio di quelle immagini viene chiesta la «pubblicazione immediata» dei «redditi e patrimoni di Giuseppe Grillo e Gianroberto Casaleggio».
Fin qui la cronaca del giorno. Ma dopo aver visto l'ex presidente del consiglio processato per sfruttamento della prostituzione minorile, dopo aver osservato gli scandali della Maddalena e dopo aver costatato come fossero dei giri di prostituzione a determinare i vincitori degli appalti... com'è possibile che delle foto private in cui si vedrebbe qualcuno impegnato in atti di auto-erotismo (un qualcosa a cui tutti prima o poi si sono dedicati e che non fa male ad altri) siano fonte di tanto scandalo? Non è forse più scandaloso osservare Scilipoti che si aggira tutt'ora indisturbato fra le nostre istituzioni? O vedere Berlusconi che si addormenta a Dallas nel bel mezzo della cerimonia di inaugurazione della biblioteca-museo? Per non parlare della decisione di un governissimo Pd-Pdl dopo mesi passati a sostenere che quella soluzione non si sarebbe neppure stata presa in considerazione...
Insomma, è mai possibile che in questo Paese possa accedere di tutto e che a fare scandalo sia solo il sesso o la sessualità delle persone? Non possiamo avere anche noi uno scandalo decente al posto di doverci occupare sempre di gossip mentre qualcun altro gestisce indisturbato le nostre vite?
La posizione di Enrico Letta sui diritti civili
Pubblicato il 24 aprile 2013 |

È Enrico Letta ad aver ricevuto da Napolitano l'incarico di formare il nuovo governo. Ma qual è l'opinione del nuovo premier in merito ai matrimoni gay?
In assenza di risposte dirette recenti, è necessario cercare di intuire il suo pensiero attraverso quanto dichiarato nel corso degli anni. Ed è così che nel 2001, intervistato da Gay.it, si disse disposto al riconoscimento giuridico delle coppie gay «Purché non si equipari la famiglia così come definita dall'art. 29 della Costituzione alla cosiddetta "famiglia di fatto" etero od omosessuale, ritengo possibile trovare una modalità per riconoscere gli effetti giuridici derivanti da forme diverse di convivenza siglate da un contratto privatistico da oggi possibile con il quale i soggetti contraenti assumono nei confronti dell'altra persona impegni di solidarietà e mutua assistenza. Sono contrario alla definizione ex ante da parte di una qualunque istituzione pubblica delle cosiddette "famiglie di fatto", mentre ritengo che ex post si possa prendere in esame la rilevanza giuridica di alcune fattispecie, peraltro adombrate dalla giurisprudenza recente: ad esempio l'intestazione di canoni o di proprietà (fatti salvi i diritti dei legittimi eredi diretti), la possibilità di assistenza in caso di malattia, ecc».
Nel 2007, invece, dichiarò a Repubblica di essere favorevole ai Dico, pur sottolineando che non li riteneva certo una priorità. «Sui diritti delle coppie conviventi -disse- il disegno di legge sui Dico che il governo ha approvato e inviato in parlamento è, secondo me, una giusta mediazione, fermo restando che la priorità è rappresentata dagli interventi a sostegno della famiglia, dei figli e della natalità».
Il 13 ottobre 2009 non partecipò al voto della Camera sulla pregiudiziale di incostituzionalità che affossò la legge anto-omofobia, mentre -sempre nello stesso anno- nel corso di un'intervista a Gay.tv asserì: «In generale, l'estensione dei diritti va modulata, a mio avviso, in funzione delle trasformazioni della società. Per quanto riguarda le unioni civili, credo che, su questo e su altri temi sensibili sui quali negli anni scorsi ci siamo divisi, dovremmo tentare in tutti i modi di scongiurare lo "scontro di civiltà" e i muro contro muro tra laici e cattolici. L'esperienza dei Dico, nella scorsa legislatura, dimostra ad esempio che -senza un preventivo e franco confronto con la società, intesa in tutte le sue componenti- è difficile, quando non impossibile, giungere a soluzioni equilibrate e improntate alla promozione dei diritti».
Infine nel 2012, dalle pagine de l'Unità, rispolverò i Dico parlandone come di un progetto di legge ancora attuale. «Il lavoro del comitato guidato da Rosy Bindi -affermò- dimostra che su questi temi siamo molto più avanti di quanto si pensi. Oggi non siamo più nel 2007, una soluzione come i Dico passerebbe in modo molto più semplice nella società italiana. Ovviamente, a patto che nessuno usi questi argomenti per regolare conti di altro genere. E questo vale sia per i contrari che per i favorevoli».
Il Pdl a piazza Farnese contro le nozze gay. È flop
Pubblicato il 24.4.13 |

Qualche decina di partecipanti e 56 fan su Facebook. Paiono questi i numero della "grande" mobilitazione organizzata ieri dal Pdl per manifestare contro l'approvazione dei matrimoni gay in Francia.
Ed è così che vari parlamentari (nella foto di apertura troviamo Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi, Eugenia Roccella, Maurizio Gasparri e Domenico Gramazio) ne hanno approfittato per sorridono di fronte ai fotografi indossando una maglietta a difesa di quella che il Vaticano ritiene l'unica famiglia degna di riconoscimento giuridico.
«La manifestazione -asseriscono i vertici della Giovane Italia, l'associazione giovanile del Pdl- nasce con l'intento di dimostrare che anche in Italia esiste una maggioranza silenziosa fatta di uomini e donne pronti a scendere in piazza per difendere i diritti della famiglia e dei propri figli. Vogliamo dimostrare agli amici francesi che non sono soli in questa battaglia e che oggi saremo in piazza per dare loro sostegno perché vogliamo un'Europa libera e per la famiglia vera, quella tradizionale».
Evidentemente, però, non si sono accorti che la loro "maggioranza" è stata pressoché inesistente e che forse le loro tesi omofobe ripetute a pappagallo (e spesso finalizzate al mettersi in mostra davanti ad altri poteri forti) non tengono più banco come un tempo.
E questo senza neppure entrare nel merito dei loro slogan, molti dei quali facilmente contestabili. Come si pensa che si possa "difende" proprio figlio impedendo ad altri bambini di essere adottati anziché affidati ad istituti? O perché mai si pressuppone che spetti a loro il compito di decidere quale sia la famiglia "vera" (siamo davvero sicuri che una famiglia eterosessuale formata da mogli, ex-mogli ed amanti sia meglio di un'amorevole famiglia formata da due papà?). Ma, così come abbiamo visto anche in Francia, si sa che le motivazioni degli omofobi spesso si basano sul nulla e sull'ignoranza...
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Roccella ed il "rischio" di matrimoni gay in Italia
Pubblicato il 24.4.13 |

Mentre la Francia era impegnata nell'approvazione della nuova legge sui matrimoni gay, in Italia c'è chi ha utilizzato quelle ore per fare facile populismo con una campagna omofoba. È il caso di Eugenia Roccella, deputata del Pdl e sostenitrice della manifestazione di fronte all'ambasciata francese, che è immediatamente corsa dai giornalisti cattolici di Tempi per sostenere che il suo partito non permetterà mai che qualcosa di simile possa accadere in Italia.
Prendendo il discorso alla larga, Roccella esordisce con il sostenere che «Questa è la sinistra dei diritti: si vuole concedere il diritto ai gay di sposarsi, ma si toglie agli altri il diritto di espressione». Il riferimento è alla libertà da lei auspicata per la frangia di opposizione, naturalmente presentata come pacifista nonostante i violenti scontri di piazza o l'inneggiamento allo sterminio fisico dei gay registrati nelle ultime settimane. E, già che ci siamo, perché non far rientrare anche i pestaggi ai danni di Wilfred de Bruijn e di Raphaël Leclerc come una libertà d'espressione?
Ma a preoccupare tanto la deputata è l'ipotesi che dei diritti possano essere concessi anche in Italia, in particolar modo dopo l'invito della Corte Costituzionale a riempire l'attuale vuoto legislativo che riguarda le coppie gay. Ed è così che asserisce «Alla fine ciò cui si vuole arrivare anche qui è concedere il matrimonio ai gay e quindi scardinare il matrimonio tra persone di sesso diverso: è considerata un'istituzione secolare. Se non fosse che la sinistra non è riuscita ad andare al Governo ci sarebbe stato da preoccuparsi anche per il nostro paese».
Evidentemente il fatto che al governo non ci sia nessuno le farà dormire sonni tranquilli, anche se è poco chiaro comprendere il perché mai dei diritti individuali siano da considerarsi una preoccupazione. Una democrazia sana dovrebbe aver sete di maggior diritti, non certo paura.
Il Pdl in piazza contro i matrimoni gay in Francia
Pubblicato il 23 aprile 2013 |

Se Silvio Berlusconi si era vantato di aver impedito i matrimoni gay in Italia, ora il suo partito pare in prima linea nel voler manifestare il proprio sostegno ai gruppi omofoni francesi contrari al progetto di legge sul "Matrimonio per tutti".
Rispolverato lo stesso nome già utilizzato in altre decine di iniziative, i giovani del Pdl ed alcuni esponenti del partito (fra cui Eugenia Roccella, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Beatrice Lorenzin, Barbara Saltamartini, Giovanardi e Annagrazia Calabria) hanno organizzato una manifestazione dal titolo "Giù le mani dalla famiglia" che si terrà oggi a Roma di fronte all'ambasciata francese.
A spiegare le motivazioni della decisione è Assuntina Morresi, che scrive: «Perché manifestare oggi a Roma solidarietà ai francesi nella loro lotta democratica e civilissima (in foto, ndr) contro il matrimonio gay che Hollande vuole imporre al paese. Perché la democrazia è in pericolo, altro che». Poi conclude: «Ci saranno le magliette» (ah bé... se c'è pure il gadget! ndr).
Ma per non farci mancare nulla, Roccella, Gasparri, Quagliariello e Sacconi hanno anche scritto una lettera aperta all'ambasciatore francese, mostrando molta preoccupazione per i fermi fra i manifestanti e ben poca per l'ondata omofoba che sta riempiendo di sangue le strade francesi.
Non abbiamo un governo, non abbiamo credibilità internazionale e abbiamo riconfermato in carica un presidente di 87 anni (quasi a testimonianza di una classe politica incapace di prende una qualsiasi decisione che possa proiettare il Paese verso il futuro). Davvero la priorità del Pdl è quella di auto-eleggersi a giudice del progresso altrui e di cimentarsi nell'imporre la volontà vaticana anche all'estero? E se i diritti civili dei gay italiani «non sono una priorità», perché lo è il cercare di evitare che altri stati sovrani possano garantire maggiori diritti per tutti?
Il M5S proporrà il matrimonio egualitario
Pubblicato il 08 aprile 2013 |

Al momento non c'è un governo e non c'è un accordo dalle parti. Se gli otto punti proposti da Bersani (fra i quali anche l'introduzione delle unioni civili alla tedesca) paiono ormai accantonati, a questi si sono aggiunti gli otto punti (dal sapore prettamente elettorale) proposti da Berlusconi e nei quali -manco a dirlo- i diritti civili non trovano alcun posto.
Su questo scenario tutt'altro che roseo, l'Huffingtom Post fa sapere che il Movimento 5 Stelle è in procinto di presentare tre disegni di legge per l'introduzione del matrimonio egualitario e per la lotta all'omofobia e la transfobia. Punti non inclusi esplicitamente nel loro programma elettoralie ma ora fortemente voluti dagli attivisti piemontesi su proposta delle Rete Lenford (un'associazione di avvocati per i diritti lgbt). Durante la scorsa legislatura l'Italia dei Valori presentò un progetto di legge simile ma, in quel caso, il testo non venne mai neppure discusso.
Il ddl chiave è quello che riguarda le "modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell'accesso al matrimonio in favore delle coppie formate dallo stesso sesso" dove, attraverso l'introduzione dell'articolo 91, il M5S intende riconoscere il "matrimonio egualitario" (ossia senza distinzione di sessi od orientamento) come già avviene in Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio.
Il progetto prevede anche che i figli del coniuge (sia di sesso opposto che dello stesso sesso) siano riconosciuti come figli del partner «anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata». Gli altri due disegni di legge, invece, riguardano la lotta all'omofobia e alla transfobia, nonché la modifica nelle norme di attribuzione di sesso.
Update: Attraverso Twitter il vicepresidente del Pd, Ivan Scalfarotto, ha fatto notare che le tre leggi proposte sono molto simili a quelle da lui stesso presentate al primo giorno di legislatura (uno sul matrimonio egualitario, uno sul contrasto all'omofobia e la transfobia e uno sulla modificazione dell'attribuzione di sesso). A questo punto, però, non si capisce il motivo che ha spinto il M5S a presentare tre nuovi testi così simili anziché fornire il proprio appoggio a quelli di Scalfarotto, quasi come se la questione non fosse la sostanza ma l'appartenenza politica di chi ha presentato i testi.
Senatore repubblicano diventa un grande sostenitore dei matrimoni gay dopo il coming out del figlio
Pubblicato il 15 marzo 2013 |

Robert Portman è un senatore repubblicano e un convinto metodista. Da anni è impegnato in strenue battaglie contro ogni forma di riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso ma, ad un tratto, si è presentato alla CNN e ha dichiarato: «Sono arrivato a credere che se due persone sono pronte a impegnarsi per una vita e a prendersi cura l'uno dell'altro, il governo non dovrebbe negargli questa possibilità».
Se un così radicale cambio di opinione può sembrare strano, a spiegarlo è il motivo che lo ha spinto ad una serie riflessione sull'argomento: nel 2011 il figlio Will (insieme al padre nella foto di apertura) ha fatto coming out con la famiglia, spiegando ai genitori che la sua omosessualità «non era una scelta» e che era gay «fin da quando poteva ricordare».
Se il senatore è rimasto fermo sulle sue convinzioni per anni, votato a favore del Defence of Marriage Act nel 1996 ed opponendosi alla possibilità di adozione da parte delle coppie gay di Washington nel 1999, quanto accaduto all'interno della sua famiglia non gli ha permesso di poter accantonare con la solita noncuranza un argomento che ora lo toccava in prima persona.
Ed è così che lui stesso racconta di come il figlio, oggi 21enne e studente a Yale, «mi ha permesso di pensare a questo tema in una prospettiva nuova, quella di un papà che vuole dare a suo figlio le stesse opportunità che hanno suo fratello e sua sorella, avere una relazione come quella che Jane e io abbiamo da oltre 26 anni [...] Se due persone sono pronte ad assumere un impegno per la vita di amarsi e prendersi cura l'uno dell'altro nella buona e nella cattiva sorte, il governo non dovrebbe negare loro l'opportunità di sposarsi». Anche dal punto di vista religioso il senatore è giunto ad una soluzione, concludendo che «siamo tutti figli di Dio».
Portman non si è poi fermato qui e racconta di aver affrontato l'argomento all'interno del partito, sostenendo fermamente la necessità di abrogare il Defence of Marriage Act da lui stessa votato. Si è poi recato anche ad incontrare i politici più omofobi del suo scheramento (come il leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell) nonché quanti gli avrebbero potuto offrire un appoggio (come con l'ex vice presidente Dick Cheney, padre di una figlia lesbica e noto sostenitore della causa).
Il Pdl marcia sul tribunale
Pubblicato il 12 marzo 2013 |

È probabilmente una delle immagini più brutte della storia repubblicana. Ieri mattina circa 150 parlamentari del Pdl, guidati dal segretario Angelino Alfano, ha manifestato davanti al tribunale di Milano ed occupato la la quarta sezione penale per chiedere l'impunità per Berlusconi (lontano dalle aule dopo il ricorso ad una serie di legittimi impedimenti, dapprima legati a problemi alla vista, poi da impegni degli avvocati ed infine dalla necessità di accertamenti medici).
Se l'assemblea costituente ha avuto l'intuizione di dividere i poteri dello Stato, la richiesta di una supremazia della politica sulla giustizia e dell'abbattimento del principio fondamentale secondo cui la giustizia è uguale per tutti (già intaccata con l'immunità per le cinque maggiori cariche dello stato e, ora, con la richiesta di un'estensione ad personam) non può che minare alla base la solidità dello stato.
Già in campagna elettorale il Pdl aveva scelto la strada della promessa di illegalità (qui uno sconcertante documento realizzato da Presa Diretta) e anche la restituzione in contanti dell'Imu sulla base del risultato elettorale era sul filo del rasoio nell'apparire un voto di scambio. Ma l'avvicinarsi della sentenza sul caso Ruby e le indagini di nuove procure su una presunta compravendita di parlamentari ha gettato nuova benzina sul fuoco, portando il centro-destra alla decisione di intraprendere una guerra fra poteri, per di più in un momento delicato come quello attuale.
Appare quai ovvio che un parlamentare che non vuol accettare la giustizia del Paese è un parlamentare che inculca l'idea che la legge sia un qualcosa che possa essere rispettata a proprio piacimento (tesi che troverebbe conferma anche nei continui condoni tombali), ma che futuro potrà mai avere una nazione priva di giustizia? Come si può chiedere che dei giudici non diano seguito alla denuncia di un parlamentare che si va da loro per raccontare di essere stato corrotto? O dove gli indagati stessi non si vergognano nel marciare davanti ai tribunali per chiedere di non essere giudicati?
Ora non resta che attendere l'incontro previsto fra i vertici del Pdl e Napolitano, durante il quale è atteso un un vero e proprio ricatto allo Stato: la dissertazione alla convocazione delle Camere in assenza di un intervento sul presidente del Csm. Sia mai che anche questa volta non ce la si possa cavare, come nel caso Mills dove il soggetto corrotto è in carcere per sentenza definitiva, mentre il corruttore accertato in quel processo è ingiudicato e a piede libero grazie ad una legge ad personam (dichiarato incostituzionale il 7 ottobre 2009) che gli ha garantito la prescrizione.
Anche perché -diciamolo pure- una rapida sentenza è nell'interesse dell'imputato in caso di false accuse, in modo tale che ogni dubbio al riguardo sia prontamente dissipato. Solo quando le accuse hanno un fondo di verità le cose si complicano...
Le unioni gay tornano fra gli otto punti del Pd
Pubblicato il 06 marzo 2013 |

Dopo la misteriosa scomparsa dei diritti civili dall'elenco degli otto punti programmatici con cui il Pd cercherà un dialogo con il M5S, Pierluigi Bersani è intervenuto sull'argomento in occasione dell'incontro con la direzione del partito. Ed è così che si apprende che il tema dei diritti per le coppie gay è stato nuovamente inserito, questa volta al punto 7 sotto il titolo di "Prime norme sui diritti". Quella dicitura includerà sia le norme sull'acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per i minori nati in Italia, sia per le norme sulle unioni civili delle coppie omosessuali secondo il modello tedesco.
Se dopo la scomparsa del punto programmatico Arcigay aveva voluto ricordare «l'enorme opportunità di crescita per il Paese che offrirà la presenza nel prossimo Parlamento di una maggioranza laica. E l'impegno preso in campagna elettorale da molti dei candidati eletti per risolvere i problemi urgenti che affliggono gay, lesbiche e trans italiani», un plauso è giunto oggi da Fabrizio Marrazzo (portavoce di Gay Center) che ha dichiarato: «Bersani inserisce negli otto punti di programma anche le unioni civili gay. È un fatto decisamente importante che ora deve trovare sostegno in parlamento per diventare realtà. Spetta anche a Grillo e ai parlamentari 5 stelle sostenere questa proposta e favorire la nascita di un Governo capace di legiferare anche sui diritti civili. Un atteggiamento di chiusura sarebbe incomprensibile se non in una logica puramente di contestazione al sistema. C'è oggi una possibilità concreta di cambiamento che va colta».
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