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La Lombardia verso la cancellazione della libertà di culto

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L'articolo 20 della Costituzione prevede che «il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative». Ma evidentemente poco o nulla interessa alla Lega Nord.
L'attentato al Charlie Hebdo e il sentimento anti-islamico che ne è conseguito devono essere apparsi come una manna per chi ha fatto della xenofobia un cavallo di battaglia, al punto che il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Romeo ha messo a punto un disegno di legge che praticamente intende vietare la costruzione qualunque luogo di culto non cattolico. Incredibilmente quel progetto di legge è anche stato  approvato dalla commissione territorio della Regione Lombardia lo scorso 22 gennaio, e sarà votato in aula martedì 27 gennaio.
Nel caso di approvazione, in Lombardia sarà del tutto impossibile costruire moschee e sarà molto difficile che anche le altre confessioni religiose riescano ad edificare luoghi di culto. Le edificazioni saranno ammesse solo per confessioni che hanno stipulato un accordo con lo Stato (quindi le comunità musulmane e numerose chiese evangeliche saranno automaticamente escluse) e dovranno rispettare una lunga serie di regole. Le strutture dovranno essere dotate di parcheggi pari al 200% della loro superficie lorda, impianti di videosorveglianza collegata con le forze dell'ordine (ovviamente con spese a carico della struttura), strade di collegamento idonee e progetti architettonici che rispecchino le caratteristiche peculiari del paesaggio lombardo. Poi, giusto per complicare ulteriormente le cose, ci sarà anche l'obbligo preventivo per i Comuni di procedere ad una Valutazione Ambientale Strategica e le confessioni religiose che vorranno edificare un luogo di culto dovranno avere una presenza «diffusa, organizzata e consistente» a livello nazionale ed »un significativo insediamento» in ambito comunale.
Nulla di tutto questo sarà previsto per gli edifici cattolici.

Già lo scorso settembre la Lega provò ad introdurre una norma che prevedesse limiti urbanistici ed architettonici e sottoponesse a referendum consultivo la realizzazione dei luoghi di culto di religione differente dalla Chiesa cattolica. La proposta naufragò quando l'ufficio legislativo del Consiglio regionale sentenziò come «Il testo contiene profili di criticità che potrebbero portarlo, se trasformato in legge così com'è, ad essere dichiarato incostituzionale». nel documento si sottolineò anche come il principio costituzionale di libertà religiosa «deve essere garantito con riferimento a tutti, minoranze comprese» e dunque «anche se non vi è il gradimento della maggioranza della popolazione».


Anche Merola è indagato per la trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero

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Così come già avvenuto a Milano, anche a Bologna il primo cittadino è stato iscritto al registro degli indagati in merito al suo rifiuto di cancellare la trascrizione delle nozze gay sulla base della circolare emanata da Alfano. Anche in questo caso l'indagine, priva di ipotesi di reato, è stata avviata dalla denuncia di un non meglio precisato cittadino.
Nonostante la richiesta giunta dal prefetto Ennio Mario Sodano, Virginio Merola non arretrò e dichiarò: «Io questa cancellazione non la farò perché contrasta con il diritto europeo, con la nostra Costituzione, con il diritto delle persone che hanno chiesto la trascrizione, con la storia e il futuro della città che ho l’onore di rappresentare, che non vuole cittadini di serie A e serie B, e con la mia coscienza». Gli atti furono poi cancellati attraverso l'intervento di un funzionario prefettizio.
L'ennesimo esposto presentato da cittadini anonimi pare rientrare in un vero e proprio piano per cercare di "punire" chiunque abbia osato sfidare l'autorità di Alfano. In precedenza la procura di Udine ha già stabilito l'illegittimità di quella circolare, ma la sentenza aveva valore territoriale.


Dopo Maroni, anche Giovanardi lancia il suo convegno omofobo

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Carlo Giovanardi è da sempre sinonimo di omofobia e qualcuno sarà forse rimasto sorpreso nel non aver scorto il suo volto fra gli ospiti del convegno omofobo organizzato in Lombardia da Maroni. Ma in una sorta di gara a chi la spara più grossa contro i diritti dei gay, il senatore ha annunciato di essere al lavoro per dar vita al suo convegno omofobo, organizzato al Senato con la collaborazione di Provita, Associazione italiana genitori, Associazioni genitori delle scuole cattoliche, Movimento per la vita e Giuristi per la vita. Insomma, anche in questo caso i nomi appaiono tutti uniti da un'ideologia ben precisa a garanzia di un comizio a senso unico.
Il titolo è eloquente: "Per una scuola che insegna e non indottrina". Ancora una volta, dunque, è la scuola l'obiettivo di quelle associazioni, da tempo impegnate ad impedire che qualcuno possa mettere in campo qualsiasi strategie volta ad insegnare il rispetto della diversità.
Nel volantino si legge: «In molte scuole vanno diffondendosi, senza informare i genitori, progetti educativi affidati ad associazioni lgbt tesi a promuovere una visione della famiglia contraria a quanto affermato dalla Costituzione e una formazione sulla sessualità basata sull'ideologia del gender. Fondi pubblici destinati ad una "strategia contro le discriminazioni" vengono destinati dall'Unar a questo scopo. A partire dalle scuole dell'infanzia si utilizzano perfino libri di fiabe attraverso i quali si vogliono rieducare gli studenti a considerare il proprio sesso biologico modificabile in qualsiasi "genere" e ad equiparare ogni forma di unione e di "famiglia". In Senato vi è una recente proposta di legge che vorrebbe stanziare centinaia di milioni di euro per la diffusione dell'ideologia gender nelle scuole».
Insomma, le rivendicazioni sono le solite: l'ufficio anti-discriminazioni non deve occuparsi di discriminazioni, la Costituzione rivendicherebbe una superiorità della famiglia eterosessuale (un vero e proprio evergreen di Giovanardi), i bambini devono essere trattati come giocattoli nelle mani dei propri genitori e nessuna informazione deve contrastare con i pregiudizi inculcati dalla famiglia.
Riguardo alla norma citata, il quartetto sta anche raccogliendo firme per cercare di impedirne l'approvazione. Peccato che la norma non sia mai neppure stata discussa (e neppure vi è una qualche certezza che giunga mai in aula) e gli intenti siano un po' diversi da quelli illustrati. Un comma propone di introdurre nelle scuole «l'insegnamento a carattere interdisciplinare dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea» in piena attuazione dei principi costituzionali.


Trascrizioni, Fratelli d'Italia vuole denunciare i sindaci

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«Denunceremo alla procura Giovanni Manildo per abuso d'atti d'ufficio per non aver rispettato quanto disposto dal ministro Angelino Alfano». È quanto dichiara Marina Buffoni, coordinatrice regionale di Fratelli d'Italia ed assessore al comune di Padova. Il riferimento è al Sindaco di Treviso e al suo mancato annullamento della trascrizione (una sola, ndr) del matrimonio di una coppia gay sposatasi all'estero.
Se il prefetto provvederà a giorni alla cancellazione dell'atto, l'iter non prevede passaggi in procuraa meno che non giungano denunce da parte di privati, associazioni e partiti. Da qui l'iniziativa di Fratelli d'Italia, in prima linea nel voler rendere indagati i sindaci che non hanno immediatamente obbedito ad Alfano.
«Con la registrazione di questo matrimonio -ha risposto Manildo- ho solo tutelato i diritti di due persone, riferendomi a criteri giuridici internazionali. Tutto questo polverone avviene, in Italia, semplicemente perché il ministro Alfano, invece di cambiare la legge, si è limitato a emanare una circolare, creando così solo confusione. Il ministro Alfano è insomma autore di una distorsione».
Il prossimo sulla lista nera di Fratelli d'Italia pare sarà il sindaco di Abano, Luca Claudio, anch'esso contestato per non aver immediatamente annullato la trascrizione di tre matrimoni contratti all'estero.
«L'assessore Buffoni pensi ad amministrare una città complessa come Padova, non ad accanirsi contro chi riconosce legittimamente dei diritti fondamentali -ha commentato Alessandro Zan, deputato padovano del Pd- Si tratta di una triste operazione propagandistica, che peraltro conferma la visione miope di esponenti politici omofobi che altro non fanno che ostacolare l'eguaglianza tra tutti i cittadini, imponendo sempre più spesso modelli alquanto discutibili di "famiglia naturale" che spesso degenerano in palesi discriminazioni e invocano per l'Italia il medioevo giuridico. Sono certo che i sindaci che hanno trascritto i matrimoni tra persone dello stesso sesso, e che magari si ritroveranno paradossalmente indagati come Giuliano Pisapia, cui va la mia stima e solidarietà, non arretreranno di un passo e porteranno alta la bandiera dell'eguaglianza».


Pisapia indagato per non aver cancellato le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero

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Giuliano Pisapia è indagato per omissione di atti d'ufficio in merito alla mancata ottemperanza alla richiesta del prefetto di cancellare le trascrizioni dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all'estero. A darne notizia è lo stesso Sindaco di Milano nel corso di un intervento ad un convegno del Pd.
«Continuo con quello in cui credo sia corretto dal punto di vista giuridico -ha dichiarato- C'è stata una denuncia, non so di chi, e l'iscrizione nel registro degli indagati era obbligata. Ho molta fiducia nella magistratura. Il problema, dal punto di vista personale, non mi preoccupa affatto».
Il primo cittadino ha poi invitato il premier Matteo Renzi a dare una »tirata d'orecchie al ministro Angelino Alfano per far ritirare quella circolare blasfema da un punto di vista giuridico» con cui è stato chiesto l'intervento dei prefetti per impedire la registrazione di nozze contratte all'estero tra coppie omosessuali. «L'assurdità -ha aggiunto- è che in un governo a maggioranza Pd ci sia un ministro che si possa permettere di fare una circolare che non ha nessuna logica da nessun punto di vista». Una circolare definita più volte «blasfema dal punto di vista giuridico e sciagurata da quello politico».


Sinistra per Pisapia invita il consilio comunale a partecipare alla manifestazione dei Sentinelli di Milano

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Nel corso del consiglio comunale dell'8 gennaio, la Consigliera Anita Sonego (capogruppo di Sinistra per Pisapia) ha invitato tutti i presenti a partecipare al presidio "L'unica malattia è l'omofobia" indetto dai Sentinelli di Milano in occasione del convegno "Difendere la Famiglia per difendere la Comunità" patrocinato dalla regione. L'appuntamento è per sabato 17 gennaio, dalle ore 14 alle ore 16, in piazza Città di Lombardia.

Di seguito la trascrizione integrale del suo intervento:

Signor Presidente, ormai ha conquistato le pagine dei giornali il convegno "Difendere la Famiglia per difendere la Comunità" che si terrà il 17 prossimo nel palazzo di Regione Lombardia.
Le polemiche scoppiate, che hanno costretto persino il presidente Sala ad intervenire, riguardano soprattutto l’uso improprio del logo "Expo" che spicca sul programma della così detta giornata di studio. Di questo parla l'ordine del giorno che ho depositato e che è stato sottoscritto dalla maggioranza dei gruppi consiliari.
Ma qui, ora, voglio fare riferimento al "contenuto" del convegno che, per ironia della sorte, si svolgerà nell'Auditorium Testori (intitolato, quindi, a un intellettuale gay) organizzato da alcune associazioni tra cui Obiettivo Chaire e Alleanza Cattolica.
Facendo un breve passaggio sul sito di Obiettivo Chaire si comprende che si tratta di un gruppo che sostiene e pratica le famose "teorie riparative": insieme di "cure" rivolte ad omosessuali per aiutarli a riconquistare una presunta "normalità".
Dette teorie epratiche, già in voga negli Stati Uniti dove ora sono state bandite, non hanno evidentemente alcun valore scientifico essendo in totale contrasto con quanto stabilito dall'organizzazione Mondiale della Sanità fin dal 1990 quando l’omosessualità venne eliminata dall'elenco delle malattie mentali.
Si tratta quindidi una operazione di intolleranza discriminatoria in contrasto con tutti i principi non solo della nostra Costituzione ma anche di quelli ribaditi più volte nei trattati fondamentali dell’Unione Europea.
In questi giorni in cui manifestiamo e ci indigniamo contro efferate azioni di violenta intolleranza contrarie ad ogni civile convivenza non si sentiva certamente il bisogno che la nostra Regione si facesse paladina di idee e pratiche omofobe che mirano a considerare "contro natura" sentimenti e forme di vita profondamente umani.
Invito tutti e tutte a partecipare al presidio "L'unica malattia è l'omofobia" indetto dai Sentinelli di Milano il pomeriggio di sabato 17 gennaio davanti a Palazzo della Regione Lombardia.


Si vuole combattere il terrorismo o alimentare il razzismo?

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Va premesso che l'affermare che tutti gli islamici sono terroristi è un'assurdità. Sarebbe come voler sostenere che tutti i cattolici siano Sentinelle in piedi, sorvolando sul fatto che in realtà si tratti in entrambi i casi di minoranze. Certo, violente, pericolose ed intolleranti, ma pur sempre minoranze. Il rischio che si sta osservando in questi giorni è la corsa allo sfruttamento della sete di vendetta dei cittadini dopo la strage del Charlie Hebdo possa risultare un'occasione per generalizzazioni ideologiche e politiche.
Un esempio ci giunge dalla cronaca di ieri. In mattinata il ministro degli Interni Alfano ha dichiarato che «Moschee e luoghi di culto non sono trascurati nell'attività di intelligence investigativa», precisando come «ovviamente il monitoraggio è reso difficile dal fatto che in molti casi il culto viene effettuato in locali non idonei» Giusto nelle stesse ore, Metteo Salvini è sceso per le strade di Milano e, accompagnato anche da circa 500 militanti di Casa Pound, ha manifestato contro la costruzione di una moschea cittadina e per sostenere che l'immigrazione clandestina sia fonte di terrorismo.
Peccato che quelle siano entrambe campagne che la Lega sostiene da anni (peraltro con le motivazioni più variopinte) e che il collegamento con la strage di Parigi appaia solo un mero pretesto. Stando alle parole del ministro Alfano, infatti, quell'azione avrebbe l'unico obiettivo di impedire che l'intelligence possa monitorare le attività delle moschee (la loro mancata costruzione sposterebbe semplicemente le attività in luoghi ignoti che renderebbe più complicato capire se attività svolte siano di culto o di istigazione all'odio). E questo senza parlare di come la generalizzazione proposta possa portare ad un aumento del razzismo.

E allora perché mai bisognerebbe suggerire una soluzione che i servizi segreti descrivono come la principale fonte del rischio? I timore è che l'unica spiegazione sia rintracciabile nella richiesta di vendetta e nel sentimento razzista di una parte dell'elettorato. Per non parlare di quanto sia difficile credere che davvero si possa pensare che una famiglia possa investire tutti i propri risparmi ed imbarcarsi in un viaggio della speranza alla ricerca di un futuro migliore per la propria famiglia solo per divenire terrorista (anche perché quelli generalmente viaggiano comodamente seduti a bordo di normalissimi aerei di linea).
La vendetta sarà pur popolare fra l'elettorato, ma una democrazia matura dovrebbe ben sapere che un'escalation di violenza rischia di risultare inarrestabile e che le generalizzazioni possono condurre solo a quel risultato. In fondo la guerra palestinese è sempre lì a ricordarci come le violenze abbiano portato a perdite così significative ad entrambi i fronti da non permettere che la popolazione sia disponibile a non vendicare i propri cari.
Altrettanto certo è che è veramente preoccupante assistere a servizi giornalistici che ci mostrano Boghezio che posa davanti ai fotografi mentre affigge volantini anti-islam sulle vetrine dei negozi di kebab, proponendo un'immagine che ricorda troppo da vicino l'atteggiamento sostenuto dai nazisti nei confronti degli esercizi commerciali ebraici.


Regione Lombardia annuncia di voler intervenire per fermare la «propaganda» dei gay

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Nell'indecente conferenza stampa di presentazione del convegno omofobo "Difendere la famiglia per difendere la comunità", molto preoccupante è il parere espresso l'assessore alle Culture del Pirellone, Cristina Cappellini. Non solo la donna pare ignorare che la sua posizione istituzionale dovrebbe portarla a garantire i diritti di tutti i cittadini e non solo quelli dei suoi elettori, ma per la seconda volta in pochi mesi si è anche lanciata nel sostenere l'esistenza di una presunta «propaganda gay» (manco fossimo in Russia, ndr).
Parole, motti ed espressioni paiono sottolineare come la sua intera informazioni sui temi lgbt si basi esclusivamente sulle tesi sostenute da giornali ideologici come Tempi o Avvenire, così come c'è da chiedersi se non ci sia un conflitto di interessi nel sostenere di voler promuovere un convegno con l'unico obiettivo di difendere Le sentinelle in Piedi dopo che per mesi ha manifestato la sua vicinanza a quel movimento.
Già a settembre aveva fatto discutere la sua presa di posizione a difesa della scelta della Regione di destinare 60mila euro prelevati dal Fondo di promozione dell'immagine della regione al meeting di Cl, superando di gran lunga le risorse offerte al Festival di Mantova. In quell'occasione dichiarò: «Il Meeting di Comunione e Liberazione è unico, mentre in Lombardia di Festival ce ne sono molti».


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Anche la Cgil contro il convegno omofobo: «La Regione è un'istituzione e deve rappresentare tutti»

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Continua la mobilitazione contro il patrocinio della Regione Lombardia al convegno omofobo "Difendere la famiglia per difendere la comunità", in programma il 17 gennaio prossimo. Mentre i siti cattolici si stanno arrampicando sugli specchi pur di difendere l'iniziativa (spesso ricorrendo al vittimismo e affermando che non gli venga garantita sufficiente «libertà d'opinione»), manifestazioni e presidi sono già stati annunciati dai Sentinelli di Milano e dai Giovani Democratici (qui e qui tutte le info).
A sottolineare il proprio disappunto è anche la Segreteria della CGIL Lombardia che, attraverso un comunicato stampa, «esprime la propria forte contrarietà ad un’iniziativa come quella che un gruppo di associazioni cattoliche integraliste ha organizzato per il 17 gennaio a Milano».
Secondo l'organizzazione sindacale, infatti, il convegno «non tiene conto della moltitudine di esperienze e stili di vita diversi e ormai assai diffusi nella società, assegna centralità e unicità alla famiglia cosiddetta "naturale", mostrando un intento dichiaratamente discriminatorio verso chi compie scelte di vita che non corrispondono alla morale tradizionale, con un particolare riferimento alle persone omosessuali».
Viene sottolineato anche che come «la Regione è un'istituzione e in quanto tale deve rappresentare tutte e tutti; in questo caso non è così. Coinvolgere poi un grande evento come Expo, vetrina internazionale dalla quale non può provenire un'immagine così retriva e di parte del nostro Paese e della nostra Regione, ci pare un fatto particolarmente grave». In conclusione la CGIL Lombardia «chiede formalmente al Presidente della Regione Roberto Maroni di ritirare il patrocinio dell'istituzione che rappresenta e il logo di Expo e di rinunciare a concludere l'iniziativa».


Il logo dell'Expo è ancora lì. Il caso del convegno omofobo di Maroni finisce in Europa

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L'attenzione mondiale garantita dall'Expo 2015 avrebbe potuto costituire un'occasione per rilanciare l'Italia ma, a causa della Regione Lombardia, il risultato potrebbe essere l'esatto opposto. Il tutto è partito con l'uso del logo dell'Expo a patrocinio di un convegno omofobo ed ideologico organizzato dalla giunta lombarda e volto a sostenere che il futuro dell'umanità sia legato alla negazione dei diritti dei gay. La garanzia della faziosità dell'operazione deriva da una partecipazione riservata alle sole realtà anti-gay del Paese, tra le quali anche chi considera l'omosessualità una malattia.
Nonostante le proteste, Maroni pare non avere alcuna intenzione di rinunciare al suo convegno omofobo ed anche l'estero inizia a guardare con disappunto una simile iniziativa. Sono già partite alcune campagne volte al boicottaggio della manifestazione (al pari di quanto avvenuto in Russia con le Olimpiadi), alcuni deputati di Sel hanno presentato un'interrogazione parlamentare a Renzi ed i rappresentanti del M5S alla Camera hanno diffuso un comunicato in cui chiedono un intervento da parte del consigliere alle Pari Opportunità.
A livello europeo, gli europarlamentari Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo ed Isabella Adinolfi (tutti del M5S) hanno presentato un'interrogazione alla Commissione Europea in merito al convegno che si terrà il 17 gennaio a Palazzo Lombardia: «Un convegno che considera l'omosessualità come una malattia da curare e patrocinato da Expo con il benestare di Maroni ha dell'incredibile, specie se è chiaramente organizzato da un gruppo di associazioni che promuovono un approccio discriminatorio nei confronti dell'orientamento sessuale [...] Una di queste associazioni si propone di rispondere alla richiesta di aiuto pervenuta da molte persone, giovani e meno giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenze di natura omosessuale. Desta particolare sconcerto il fatto che tale iniziativa abbia ottenuto il patrocinio dell'Expo 2015. Che il simbolo Expo fosse già opacizzato dai recenti scandali giudiziari è un fatto risaputo nel nostro paese, ma che venga usato come patrocinio per convegni che discriminano altri tipi di famiglia, come quelle omoaffettive o monogenitoriali, lo riteniamo un atto che lede i diritti civili e quelli costituzionali di uguaglianza, già scarsamente tutelati in Italia [..] Considerando il principio di non discriminazione presente all'interno della Carta dei diritti dell'Ue ed i numerosi impegni dell'Unione nel garantirne l'attuazione , si chiede alla Commissione di informarsi circa le modalità di assegnazione di tale patrocinio da parte dell'Expo e se ad esso siano stati destinati -direttamente o indirettamente- fondi europei che, evidentemente, sarebbero incompatibili con un evento di questo tipo».


Donato Ramunno di Fratelli d'Italia: «Conchita Wurst è un essere immondo. Metà bestia metà uomo»

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«Ho dovuto cambiare canale. Mia figlia vedeva Rai 1 con me ed è comparso questo essere immondo. Metà bestia metà uomo. Gli esseri mitologici esistono». È quanto affermato su Facebook da Donato Ramunnom capogruppo di Fratelli d'Italia nel consiglio comunale di Rionero in Vulture (Potenza) in merito alla partecipazione di Conchita Wurst all'Arena di Massimo Giletti.
Montata la polemica, il consigliere ha modificato il suo post ed sostituendo la dicitura «metà bestia metà uomo» con un'altro altrettanto vergognosa «metà uomo metà non so cosa». Poi ha iniziato a citare versetti a casaccio tratti dalla Bibbia (nella fattispecie il passo in cui Dio dice a Mosè che scatenerà la sua ira contro il popolo che ha costruito un idolo d'oro) e poi è ricorso al solito «Io non ho nulla contro omosessuali» (naturalmente aggiungendo poi che «Io non ho nulla contro le persone nate in un corpo sbagliato.mi fanno orrore però le caricature degli omosessuali. Come il personaggio in questione»).
Peccato che Conchita Wurst non possa essere considerata una caricatura degli omosessuali dato che non è omosessuale. E neppure trans. È una drag queen e la cosa è un bel po' diversa.
Potrà piacere o non piacere il fatto che porti una barba, ma ciò non giustifica offese personali buttate lì solo per ottenere un po' di visibilità (l'impressione è che da perfetto sconosciuto, il consigliere desideri divenire l'idolo di neonazisti, cattofasicti ed ignoranti). Inoltre sarebbe bastato non cambiare canale e provare ad ascoltare ciò che Conchita Wurst ha raccontato per scoprire il perché di quella barba: «Soprattutto in Austria ci sono stati molti cambiamenti -ha raccontato- in tanti pensavano che una figura femminile con la barba potesse creare imbarazzo, ma non hanno potuto fare a meno di vedermi. E hanno visto che sono io, che non lo faccio per scherzo, che se non si danneggia nessuno si può essere quello che si vuole. Non conta l'aspetto, la copertina del libro, dietro c'è dell'altro».
Anche riguardo all'ipotesi più volte ribadita dall'assessore che vorrebbe quella barba come «un prodotto commerciale elevato a icona di una società globalizzata e unificata», per chiarire la questione sarebbe bastato ascoltare l'artista. «Le affermazioni avrebbero senso se la barba fosse comparsa prima dell'Eurovision -ha detto- ma in realtà Conchita Wurst esiste dal 2010, quando avevo uno show burlesque, avevo deciso di esibirmi in drag, ma di tenere anche la barba, cui ero affezionata. Certo non so se come Tom avrei vinto, non ho una presenza scenica così forte, come Tom. La barba? Non so se la taglierò mai. Magari ad un certo punto mi stancherò e lo farò, ma certo non sarò più Conchita Wurst».
Ecco dunque che Donato Ramunnom pare risultare il perfetto l'emblema di una politica pronta a giudicare senza neppure sapere di che cosa si sta parlando e, soprattutto, pronta ad ostentare come non si voglia neppure ascoltare l'altro pur di riuscire ad ottenere visibilità a fini elettorali (peraltro senza neppure preoccuparsi di gettare la propria figlioletta in pasto al clamore mediatico). E se poi volessimo sparare sulla croce rossa, ci sarebbe anche da chiedersi perché un uomo così devoto da citare la Bibbia per condannare Conchita Wurst non si faccia problemi a pubblicare su Facebook fotografie equivoche che mostrano Gesù bambino a cavalcioni di una Barbie all'interno di un'autovettura...


Arcigay contro il convegno omofobo: «Uso ideologico delle istituzioni. Maroni è inadeguato»

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«Maroni continua a mostrarsi un governatore inadeguato, degno frutto di quel partito che proprio in Lombardia, negli anni recenti, ci ha mostrato esempi sconcertanti di uso privatistico delle istituzioni». È quanto afferma Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, in merito al convegno omofobo che sarà organizzato dalla Regione Lombardia con tanto di simbolo dell'Expo in bella vista.
«Dopo le circolari irricevibili del ministro Alfano -prosegue Romani- ecco con Maroni un altro esempio di totale inadeguatezza al ruolo: il presidente confonde evidentemente una parata in camicia verde a Pontida con il governo di una Regione come la Lombardia. E nel farlo dimentica che gay e lesbiche, quelli che gli organizzatori del convegno che ha promosso vorrebbero "curare", popolano abbondantemente la sua regione. Ad aggravare l'insulto c'è poi l'uso sconsiderato del logo dell'Expo, quasi che l'omofobia e l'ignoranza ottusa del governatore fossero gioielli da mostrare in vetrina, da far conoscere al mondo. Attendiamo a questo punto l'intervento del Governo, correttamente sollecitato da alcuni parlamentari, perché è al Governo che fanno capo le deleghe di chi presiede all'organizzazione del grande evento. È necessario capire se all'apposizione forzata di quel logo corrisponde una volontà politica o quantomeno un assenso. Se così non fosse, sarebbe doveroso un intervento fermo e tempestivo del Governo. In caso contrario, sarà ferma e ostinata la nostra mobilitazione».

Intanto il Ministro delegato all'Expo, Maurizio Martina, ha commentato: «Expo 2015 va tutelato da polemiche e strumentalizzazioni che esulano dai suoi contenuti. Per questo credo che il logo dell'Esposizione Universale vada utilizzato, in ogni caso e da ogni socio, solo per iniziative e attività coerenti con la promozione e l'approfondimento del tema espositivo "Nutrire il pianeta, energie per la vita"». Settimana prossima sono state annunciate varie interrogazioni Parlamentari che chiederanno conto dell'accaduto.


Faenza. Dopo l'odg omofobo, il sindaco del Pd rilancia e si scaglia contro matrimoni ed adozioni

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«Non mi dimetto». Su questo punto il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, è molto chiaro. meno chiaro è come si possa sentire a proprio agio con i cittadini dopo aver appoggiato l'approvazione dell'ordine del giorno omofobo scrittogli dai Giuristi per la Vita.
Ma la vicenda non si è certo chiusa qui. Il sindaco ha pensato bene di rispolverare qualche altro slogan dei movimenti omofobi e, in nome della sua presunta «libertà di opinione», si è sentito nel diritto di ostentare la sua omofobia con frasi assimilabili a quelle normalmente pronunciate dai senatori del Ncd.
«Ribadisco contrarietà a chiamare con lo stesso nome situazioni diverse. L'istituto giuridico del matrimonio deve restare riferito all'unione tra due persone di sesso diverso -ha dichiarato durante il consiglio comunale- Rivendico il mio diritto a sostenere la centralità del matrimonio come fondamento della famiglia» Ed ancora: «Esprimo assoluta contrarietà a qualsiasi ipotesi di adozione di minori a coppie dello stesso sesso». Contrarietà è stata espressa anche nei confronti dell'applicazione nelle scuole del documento denominato "standard dell'educazione sessuale" e volto a prevenire il bullismo omofobico nelle classi.
Malpezzi ha poi aggiunto che «Rimetto ora nelle mani del segretario comunale del Pd la mia disponibilità a candidarmi alle prossime elezioni [...] ma solo a una condizione: che vengano rispettate le mie convinzioni personali». Peccato che le sue parole lascino intendere che le sue «convinzioni personali» debbano poter essere imposte con la forza agli altri (peraltro dopo avr ottenuto il consenso attraverso un partito che ha sostenuto tesi assai diverse durante la campagna elettorale).


Gesù bambino diventa uno strumento di campagna elettorale sui manifesti di Fratelli d'Italia

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In un Paese che va a rottoli pare che alcuni politici abbiano priorità piuttosto curiose. Alcuni giorni fa alcuni giornali avevano sostenuto che in un centro commerciale di Piacenza sia stato messo in vendita un presepe "gay-friendly" contenente due San Giuseppe.
L'unica prova dell'accaduto pare riconducibile ad un'unica fotografia pubblicata dal consigliere regionale leghista Matteo Rancan, all'interno della quale si vedono due statuine identiche di san Giuseppe collocate in una capanna. Vien da sé che chiunque avrebbe potuto spostare le statuine (è facile ritenere che non sarebbero state identiche se fossero state prodotte appositamente per formare una coppia, ndr) ma quasi tutta la stampa di destra ha dato ampio risalto alla notizia. Ed è sempre la stampa a sostenere che «nel centro commerciale ci sono diversi negozi e non è stato possibile ricostruire in quale fosse stato allestito il presepe»... curioso, perché generalmente dovrebbe essere facile risalire ad una vetrina che si sostiene abbia causato forti polemiche fra la popolazione.
Eppure Giorgia meloni non ha perso l'occasione per scrivere su Facebook: «In un centro commerciale di Piacenza hanno messo in vendita un presepe gay: nella capanna due Giuseppe e nessuna traccia di Maria. Siamo al delirio. Per fortuna ci sono ancora persone capaci di indignarsi e le proteste sono state tali da farlo ritirare. La famiglia è sacra, non scherziamo».
In allegato anche un manifesto in cui il nome del suo partito è stato inserito come didascalia alla figura di Gesù bambino. Naturalmente, pur di creare un'inutile polemica nei confronti delle famiglie omoparentali, la Meloni non i dev'essere fatta alcun problema a strumentalizzare a fini elettorali una figura sacra, così come nei giorni scorsi non si era fatta problemi ad utilizzare il presepe come sfottò nei confronti di Renzi (da lei inserito come asinello).
Rica pilotando, dunque, pare che la Meloni reputi che la sacralità del presepio non sia lesa dall'uso di un simbolo sacro a fini elettorali o di denigrazione altrui, ma va condannato qualora rappresenti l'amore fra due persone (sempre ammesso che quel presepio da lei condannato sia mai esistito).


L'Europa sarà chiamata a pronunciarsi sulla circolare inviata ai prefetti dal ministro Alfano

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In un'Italia governata da politici omofobi o poco interessati al tema dei diritti civili, l'unica speranza si chiama Europa. È infatti alla Commissione Europea che l'eurodeputato Pd Daniele Viotti presenterà giovedì un'interrogazione che chiederà conto dell'illegittima circolare che il ministro Alfano ha inviato ai prefetti per chiedere l'annullamento delle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso.
Secondo Viotti, infatti, quel testo «non è conforme ai principi fondamentali della Ue ed è inoltre contraria alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani» dato che «il governo italiano limita il diritto dei cittadini Ue e delle loro famiglie a muoversi e risiedere liberamente nel territorio Ue».
Nell'occasione l'eurodeputato non ha mancato di lanciare una ffondo anche al leader del suo partito: «Renzi fino ad ora è stato zitto -ha dichiarato- smentisca Alfano» o finirà con il «legittimare la posizione del ministro degli interni».

Via: Gay.it


Arcigay: «Il Nuovo Centro Destra è solo la "bad company" del Pd»

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«Tutto torna». Così Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, commenta il voto del Consiglio comunale di Faenza che lunedì sera ha approvato un ordine del giorno a sostegno della "famiglia naturale" e contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
«Quell'ordine del giorno -spiega Romani- è un'esibizione di forza, un trofeo clericale che sta passando in queste settimane di aula in aula per definire in ognuna, tra laici e clericali, chi "comanda". Un virtuosismo tipico di chi in aula passa il tempo a girarsi i pollici, dal momento che nulla determina e nulla potrebbe mai determinare. L'unica utilità dell'ordine del giorno sta nel fissare una "bandierina": grazie a quel voto scopriamo che la maggioranza degli eletti di quell'aula sostiene un'istanza incostituzionale e che ricorda nella retorica, nel pensiero sotteso e negli obiettivi il ventennio di Benito Mussolini. A comporre quella maggioranza sono, oltre ai consiglieri di destra, la metà esatta degli eletti del Partito Democratico, sindaco e presidente del consiglio compresi. Per qualcuno questa potrà essere una doccia fredda, non lo è per noi: dalla nascita del Pd denunciamo il diritto di tribuna riservato in quel partito alla lobby clericale, dalla Binetti in poi. Ed è sempre stato sulla pelle di gay, lesbiche e trans, vera e propria ossessione del potere ecclesiastico, che si è giocato l'accordo per corrompere dall'interno il più grande partito di centrosinistra. Quello che veniva descritto come un fenomeno residuale, era ed è in realtà un preciso progetto politico. Il caso del Consiglio faentino è una delle tappe di questo percorso, ormai talmente evidente da aver scatenato conflitti con tutte le parti sociali e da essere tema di dibattito sulle prime pagine dei giornali.
Che cos'è il Pd? Chi lo sostiene? Chi ne fa parte? E per quali obiettivi in realtà corre? Da anni il più grande partito di centrosinistra tiene in ostaggio un Paese, senza sapergli conferire alcun futuro credibile, per l'incapacità di dare una risposta dinanzi a sé stesso e agli elettori e alle elettrici, a queste fondamentali domande. E infatti proprio in Emilia-Romagna, dove il voto a Faenza mostra una metamorfosi già più che avviata, il Pd è in piena emorragia, reduce da primarie con numeri da pallottoliere e da un'affluenza alle urne per le ultime regionali che offende la tradizione democratica di quella regione. Le larghe intese sono dentro al Partito Democratico, non fuori. Il Nuovo Centro Destra è solo la "bad company" del Pd, i clericali di nuova generazione sono allineati dietro Renzi. Lo dicono il voto di Faenza e gli altri numerosissimi episodi come questo: chi lo nega, mistifica. Con questo cavallo di Troia clericofascista a spasso nell'area del centrosinistra, in ogni aula e a tutti i livelli, parlare di riforme è quasi una minaccia. L'abbiamo visto con la Legge contro l'Omotransfobia, che nel suo cammino monco in Parlamento è stata soltanto dotata di un salvacondotto per i neofascisti; lo stiamo vedendo ancora con il Jobs Act e continuiamo a vederlo tutte le volte in cui si parla di diritti, della vita delle persone, della loro dignità. Saremmo a questo punto curiosi di chiedere al neogovernatore dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, al quale è indirizza l'istanza del consiglio comunale di Faenza e che per cinque anni, come segretario regionale, ha tenuto le fila del partito che oggi partorisce questi orrori, se in cuor suo corrisponderebbe agli auspici di quell'ordine del giorno, per far capire a noi e a tutti quanto è grande in realtà la bandiera piazzata l'altra sera dai clericali in Romagna».


Il Pd di Faenza fa passare la mozione omofoba "in difesa" della famiglia naturale

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C'è da chiedersi a cosa serve un governo se un gruppo omofobo qualunque è in grado di introdurre leggi dal forte odore di incostituzionalità in mezza Italia. Ed è così che anche il Comune di Faenza si è aggiunto alla lunga lista di enti che hanno aderito alla mozione scritta dai Giuristi per la vita che li impegna a rigettare i progetti europei per l'educazione sessuale e ad istituire una "festa della famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e di una donna".
Gli ingredienti di un simile successo sono presto detti: basta legalizzare la discriminazione, promettere maggiori diritti ad una fetta della cittadinanza sulla base dell'orientamento sessuale, vantare un cieco appoggio da parte degli organi vaticani ed il gioco è fatto. In un'Italia che pare rimpiangere il fascismo ecco che arriva una nuova norma che assomiglia ai peggiori proclami sulla razza di un buio passato. Un richiamo irresistibile per i nostri politici! Se non altro in questo caso si ha avuto la decenza di stralciare dalla premesse le varie rivendicazioni che la procura ha già provveduto a rigettare e bollare come ideologiche.
Il tutto è stato approvato con 14 voti a favore e 9 contrari. Da sottolineare è come a far passare la mozione siano stati i consiglieri del PD, sette dei quali hanno sostenuto il testo e solo sette si sono opposti (insieme ad un indipendente e un consigliere del M5S).
A dover richiamare l'attenzione sull'operato dei Giuristi per la vita non è solo la mozione omofoba che si sta spargendo per l'Italia, ma anche il notare come ci siano loro dietro all'illegittima circolare emanata da Alfano per vietare la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero o come siano loro ad aver portato all'assoluzione la docente di Torino che se ne può tranquillamente andare per le aule a raccontare che esistono "terapie" in grado di modificare l'orientamento sessuale (con tanto di un'intera pagina di Avvenire in cui il direttore del giornale cattolico pretende le scuse si chi si è sentito offeso nell'essere bollato come un malato a causa di un orientamento sessuale assolutamente normale, ndr).


Il connubio tra Putin e l'estrema destra europea

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Ad ogni occasione l'estrema destra europea non manca di manifestare la propria ammirazione nei confronti di Putin, evidentemente invidiosa di una leadership forte e capace di imporre ad un intero Paese la propria morale e le proprie politiche nazionaliste e xenofobe.
Dall'altra parte c'è il presidente russo, a parole sempre pronto ad esprimere il suo disprezzo nei confronti del nazismo. Non a caso lui stesso giustificò l'annessione della Crimea sostenendo che le autorità di Kiev fossero «nazionalisti, neonazisti, russofobi e antisemiti» e che fosse necessario intervenire intervenire non lasciare la popolazione della Crimea nelle mani di quella gente. Nei fatti, però, la sua opinione tende a cambiare se si pensa a come abbia recentemente finanziato un partito di estrema destra come il Front National di Marine Le Pen con un prestito di ben 9 milioni di euro. Altre fonti ipotizzano che altri rubli siano finiti nella casse della Lega di Salvini e, nonostante su tal punto non vi siano certezze, assai ben documentati sono i viaggi a Mosca che il leader del Carroccio sta compiendo con frequenza sempre crescente (al punto che Salvini stesso si è lasciato sfuggire che forse incontrerà Putin: un fatto sicuramente singolare dato che il protocollo russo vieta al presidente di poter incontrare i capi di partito esteri dato che può conferire solo con altri capi di stato, ndr).

Sia il Front National che la Lega si sono affrettai a sostenere che avrebbero difeso a spada tratta gli interessi della Russia anche senza bisogno di ricevere finanziamenti, ma vien da sé che parlare di ciò che non è mai accaduto è come parlare del sesso degli angeli. Più utile appare però constatare come le giustificazioni non siano completamente soddisfacenti. Dalle pagine di Le Monde, ad esempio, Le Pen ha respito le accuse al mittente dichiarando: «Abbiamo adottato questa posizione [pro-Cremlino] molto tempo fa», ossia prima del finanziamento. Ed infatti nessuno ha mai detto che il connubio sia nuovo: fondato nel 1972 sulla base di politiche conservatrici ed anti-immigrazione, il Front National ha iniziato a manifestata il proprio apprezzamento nei confronti della Russia già nel lontano 1991, quando il fondatore Jean-Marie Le Pen incontrò il leader del partito russo di estrema destra LDPR, l'eccentrico Vladimir Zhirinovsky. Un'amicizia confermata anche dagli altri 2 milioni con cui la Russia ha già finanziato in passato il partito.


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Il prefetto di Bologna annulla le trascrizioni. Arcigay: «Siamo nella giungla dell'illegittimità»

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Lo scorso venerdì un funzionario della Prefettura di Bologna si è recato in comune ed ha apposto la parola «annullato» nei registri di stato civile in relazione agli atti di trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero.
La notizia si è appresa solo in seguito e pare che neppure le quattro copie interessate dal provvedimento siano state informate. «Vergogna. E alla vergogna di un prefetto politicizzato si aggiunge il fatto che gli interessati lo apprendano ora dai giornali. Neanche quel rispetto ci è dovuto. Non ci sono parole, ha commentato su Facebook Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna.
Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, ha sottolineato come fossero «passati solo due giorni dalla decisione del tribunale di Udine di dichiarare illegittimo e autoritario l'atto della prefettura locale su ordine del Ministro-segretario Ncd Alfano. Ma se l'atto è illegittimo a Udine lo è anche a Bologna [...] Tutto è avvenuto alla chetichella come se qualcuno si sia vergognato ad informare subito di questo abuso. In effetti si tratta di una cosa vergognosa come è francamente vergognoso che Alfano usi il Ministero dell'Interno come strumento di affermazione di una politica del suo partito, il più clericale dello schieramento politico».
Dura è anche la reazione di Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che commenta: «Siamo nella jungla dell'illegittimità, non c'è più norma o senso di giustizia che tenga. A pochissimi giorni dal pronunciamento della procura di Udine che aveva messo in chiaro l'illegittimità di questa procedura, il prefetto di Bologna, coi tempi dettatigli dalla politica, ha comunque proceduto col suo abuso di potere. In nome di che cosa? Del popolo italiano? Della sua Carta costituzionale? No, nulla di tutto questo, è la stessa Giustizia ad averlo messo in chiaro. Questo avviene in nome di accordi politici sottobanco e convincimenti personali. Si compie l'abuso consapevolmente, con l'arroganza di chi scarica sul cittadino l'onere di dover dimostrare ancora una volta il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Siamo al mobbing di Stato, al dileggio totale delle persone e dei loro diritti, alla prevaricazione ostinata. Una vera e propria umiliazione. E in questo contesto non sappiamo nemmeno a chi appellarci: a un Presidente della Repubblica in uscita dal Quirinale? A un premier evidentemente inaffidabile? A un governo fondato su un patto ideologico e liberticida? A un Parlamento completamente scollato dal Paese, rintanato nel bunker delle Camere a elargire voti di fiducia in nome non del Paese ma della Ditta, quale che sia il simbolo che si rappresenta? Siamo nella palude della reiterata e indisturbata violazione dei diritti, ben oltre l'assenza del riconoscimento: e questo è il fatto grave e disperante».


Salvini si spoglia per il settimanale Oggi

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È un servizio fotografico che molti avrebbero preferito non vedere, ma Matteo Salvini pare aver iniziato la sua campagna elettorale e non si è risparmiato dal mostrarsi così come nessuno lo avrebbe voluto vedere. Il palcoscenico scelto è la rivista Oggi, sulla quale il leder della Lega si propone senza veli mentre la didascalia precisa che è in un albergo francese in attesa dell'incontro con l'alleata ultranazionalista Le Pen.
E pensare che i suoi militanti non perdono occasione per dirsi sconcertati dalla vista di due uomini che si baciano, ma a fronte di un servizio simile viene facile ipotizzare quale sia davvero l'immagine di cattivo gusto.
Altre fotografie pubblicate dal settimanale paiono più focalizzate sulla propaganda elettorale, mostrandocelo mentre mostra fiero una banconota da mille lire che tiene nel portafogli o mentre è al parco dove alcuni bambini giocano a pallone (curiosamente scomparsi nella successiva, quando il campo diviene magicamente vuoto e dedicato interamente a lui).
A corredo ci sono anche immancabili dichiarazioni di stampo politico, come la sua nuova apertura al Sud (insultato sino a ieri ma ora divenuto di interesse per il reperimento di voti) o la sua emulazione di Berlusconi nel sostenere di dormire solo quattro ore a notte (nel 2008 fu il cavaliere a dichiarare di dormire solo tre ore e mezzo, anche se già ai tempi gli esperti si affrettarono a precisare che ritmi simili non sarebbero compatibili con lo svolgimento di un buon lavoro).
Fra le anticipazioni non trovano traccia i suoi progetti più allarmanti, come l'annessione dell'Italia a Russia, Cina e Nord Corea. Vien sa sé che quella sia certo una proposta in gradi di ottenere plausi da un elettorato che plaude ad ogni rantolo omofobo o razzista, pur spiegando meglio il perché dell'interesse di Putin verso la Lega e i vari partiti dell'estrema destra europea.

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