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Il Forum delle Famiglie vuole introdurre leggi contro la «propaganda gay» in tutti i Paesi del mondo

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È da Mosca che è partita una nuova crociata contro i diritti delle persone lgbt di tutto il mondo. Una serie di associazioni omofobe si sono date appuntamento in una forum mondiale ospitato dall'oligarca russo Constantin Malofeev al fine di studiare strategia comuni a livello globale. In un primo momento si era parlato di un possibile annullamento del World Congress of Families legato alle tensioni fra Russia ed Ucraina, ma alla fine l'evento si è tenuto con solo qualche piccolo cambiamento logistico.
L'assemblea ha approvato una risoluzione in cui si afferma che «Oggi la Russia è diventata uno dei leader del movimento a sostegno dei valori tradizionali della famiglia», motivo per cui ci si impegna a «lavorare per l'adozione di divieti legislativi su tutti i tipi di propaganda riguardante le relazioni omosessuali» al fine di »difendere gli interessi dei bambini» in tutto il mondo. Si chiede anche di produrre prove a sostegno degli «effetti sociali e psicologici negativi della crescita dei figli in coppie dello stesso sesso» al fine di sostenere i casi di divieto di adozione dello stesso sesso.
Tra i partecipanti figurano numerose associazioni statunitensi, come la National Organisation for Marriage (Nom), la Catholic Family and Human Rights Institute, il Christian Broadcasting Network, la Personhood USA e la Family Watch International. Altri gruppi sono giunti dal Canada, dal Regno Unito, dall'Italia, dalla Francia, dalla Polonia, dal Messico, dal Venezuela, dall'Australia, dall'Ucraina, dalla Georgia, dal Kazakistan, dalla Serbia, dalla Lettonia, dalla Russia e dalle Filippine
Tra gli ospiti c'era anche il presidente della NOM (che solo pochi giorni fa si era recato in Francia per incontrare i militanti della Manif Pour Tous) e il famigerato autore delle norme russe sulla cosiddetta «propaganda gay». Non sono mancati neppure il patriarca russo Kirill (noto per aver sostenuto che l'omosessualità causerà la fine del mondo), Mizulina Elena (presidente della Duma), Talgat Tajuddin (presidente dell'Amministrazione Centrale Spirituale dei musulmani russi), il francese Emerick Chauprade (membro del Parlamento Europeo), il nigeriano Theresa Okafor (direttore del patrimonio culturale africano), l'iraniano Abdolreza Azizi (membro del Consiglio consultivo islamico), Patrick Buckley (fondatore e coordinatore della rete europea di "Life"), Francisco Tatad (vicepresidente delle Filippine). Dalle fotografie diffuse (come quella di apertura) è possibile constatare anche la presenza di esponenti cattolici.


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Formigoni: «In Lombardia norme contro la deriva gay»

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«Almeno in Lombardia il pensiero unico laicista non passa. Le norme sull'eterologa difendono i bambini e la famiglia, no a deriva gay». È quanto scritto su Twitter da Roberto Formigoni, ex-presidente lombardo ed ora senatore del Nuovo Centrodestra.
Il riferimento è alla delibera con cui la giunta regionale della Lombardia ha autorizzato la fecondazione assistita eterologa attraverso l'accoglimento dei molti paletti posti dal Ncd e dai cattolici della Lega. Innanzi tutto la procedura sarà interamente a carico degli assistiti (contrariamente a quanto avviene ad esempio in Toscana) e potrà essere richiesta solo in caso di infertilità o di sterilità assoluta e irreversibile. Sarà vietata alle coppie portatrici di malattie genetiche trasmissibili o quelle in cui entrambi i partner sono sterili. È stato bloccato anche l'accreditamento di nuovi centri per la procreazione assistita.
Le tariffe saranno stabilite con una successiva delibera ma al momento si parla di circa 3mila euro. «Così si escludono tutte le coppie non benestanti» ha tuonato il Pd. I radicali hanno annunciato un ricorso al Tar.
Se è chiara la soddisfazione di Formigoni nel constatare come la Lombardia stia imponendo per legge la presunta morale cattolica (così come già avvenne nel caso della mozione omofoba con cui il consiglio regionale si impegnò impegnato a contrastare il riconoscimento delle famiglie meno gradite al Vaticano), non è chiaro perché abbia voluto tirare in ballo ed offendere il mondo gay.
Su Twitter qualcuno commenta: «Pensiero unico, come si è visto, in Lombardia non è quello laicista, nemmeno quello liberale se è per questo».


La Lega si scaglia nuovamente contro l'Unar: «È un carrozzone che dovrebbe essere smantellato»

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La Lega Nord non ha mai dimostrato alcuna simpatia nei confronti dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar). Dopo aver tentato di chiuderlo già nel 2011, è attraverso una nuova interrogazione presentata alla Camera dal deputato Marco Rondini che il Carroccio ha rinnovato la sua richiesta.
«L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali fa propaganda con soldi pubblici e ha scavalcato governi, va chiuso», sostiene il leghista. Poi, riferendosi agli opuscoli anti-omofobia che sarebbero dovuti essere distribuiti ai docenti italiani (perlomeno prima dello stop imposto dal mondo cattolico), ha aggiunto: «L'Unar è arrivato a consigliare ai docenti, senza l'autorizzazione del governo, di vietare le fiabe ai bambini perché ritenute troppo legate all'immagine della famiglia tradizionale. In un momento in cui il governo taglia su sicurezza e sanità non è logico sperperare soldi pubblici in opuscoli faziosi, di parte, che appoggiano il disegno di chi vuole smantellare la famiglia tradizionale».
Fermo restando che la faziosità delle sue parole è evidente, i concetti ideologici espressi paiono ricalcare alcuni proclami già contenuti nel mozioni omofobe redatte lo scorso anno dai Giuristi per la Vita che la Lega ha provveduto a far approvare in Lomabardia, a Verona, a Palermo e ad Assisi.
Rondini ha anche sostenuto che «l'Unar è un carrozzone che dovrebbe essere smantellato. I suoi compiti potrebbero tranquillamente essere assolti dai ministeri dell'Interno e dell'Istruzione, ma senza "forzare la mano": la famiglia è unica, basata su uomo e donna [..] Non è accettabile che si faccia propaganda sulla pelle dei bambini, per giunta a spese pubbliche».
Appare difficile non notare il suo continuo ricorso a slogan propagandistici particolarmente cari al movimento anti-gay italiano, motivo per cui appare lecito domandarsi se il fine non sia quello di ottenere l'appoggio del mondo cattolico nell'eliminare uno degli enti a tutela del cittadino che maggiormente contrasta la loro ideologia di una "razza padana" superiore alle altre per diritto di nascita.


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La destra torna a candidare Francesca Pascale come testimonial contro l'omofobia

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«L'80% dei gay vuole Francesca Pascale come testimonial contro l'omofobia» È quanto titola Libero in un articolo in cui ipotizza il coinvolgimento della compagna di Berlusconi in uno spot contro l'omofobia.
La percentuale inizia ad avere un senso solo dopo dopo aver appreso che il campione preso in esame non è la popolazione lgbt, ma 500 gay di destra che hanno partecipato ad un sondaggio lanciato da KlausCondicio. Insomma, un po' come se si andasse a chiedere se si preferisce la destra o la sinistra alla Festa dell'Unità.
Pare che l'ipotesi sia stata ben accolta da Flavio Romani, presidente di Arcigay, che ha dichiarato: «Sicuramente è un personaggio che ci può aiutare e che potremmo in qualche modo valorizzare, vista la sua indubbia popolarità accreditata dal sondaggio, e visto l'entusiasmo con il quale sta appoggiando la nostra causa».
Dopo che la Pascale si è tesserata ad Arcigay e si è si proclamata garante dei diritti dei gay insieme a Berlusconi, Forza Italia è stata determinante nell'approvazione di ordini del giorno omofobi in Lombardia, a Verona, a Palermo e ad Assisi. C'è da chiedersi quale senso abbia continuare a dare così tanta visibilità ad una donna che si espone a continui proclami privi di effetti concreti, soprattutto considerata l'ombra dell'ipotesi che possa trattarsi solo di un gioco politico finalizzato a cancellare la memoria di un ventennio di omofobia di stato portata avanti dal suo fidanzato (che proprio nel 2012 si vantò di essere il responsabile della mancata approvazione dei matrimoni gay in Italia).


Arcigay chiede un incontro con Renzi

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Matteo Renzi darà supporto al ddl Cirinnà sulle unioni gay o ha intenzione di svuotare ulteriormente il principio di uguaglianza per le coppie e le famiglie lgbt al fine di rassicurare i cattolici del suo partito e i parlamentari del Ncd? Scioglierà il nodo della delega alle Pari Opportunità, la cui assenza lascia un intero dipartimento paralizzato e senza guida politica?. L'Unar, dopo i tanti attacchi e le retromarce, si occuperà ancora di questioni lgbt? Quale sarà il futuro della proposta di legge contro l'omofobia?
Queste sono solo alcune delle domande senza risposta che Arcigay ha voluto lanciare in occasione dell'assemblea nazionale del Partito Democratico dedicata ai diritti civili. In quell'occasione la segreteria nazionale del partito, attraverso Davide Faraone che la rappresentava, ha garantito il sostegno all'impianto del ddl della senatrice Monica Cirinnà sulle unioni tra persone dello stesso sesso. «Quello è il livello di guardia per tutto il partito -ha detto Faraone- e noi vigileremo attentamente affinché questa garanzia non venga nei fatti contraddetta».
Eppure pare difficile non prestare attenzione ai proclami di Renzi ostili a tale decreto, così come non va sottovalutato come il Pd pare abbia voluto copiare le destre nel riservare ogni decisione al solo leader (il solo fatto che si organizzino "Feste renziane" lascia ricordare i club di Forza Silvio, dove il nome del partito spariva per dare spazio solo al nome di una singola persona). Per questo pare che tutti non abbiano idee chiare su cosa accadrà sino a quando Renzi non si esprimerà chiaramente su quelle che sono le sue intenzioni (sperando che questa volta lo faccia da una sede istituzionale e non dalle pagine di Avvenire).
Fatto sta che Arcigay ora chiede a gran voce un incontro con il predente del Consiglio: «Per ricevere risposte su tutti questi temi -afferma Flavio Romani- chiediamo al premier che fissi a breve una data per incontrare le associazioni lgbt e per condividere con loro le scadenze che il governo intende darsi per occuparsi, finalmente, delle persone gay, lesbiche e trans».


L'assessore alle pari opportunità di Torino precisa: la mostra non ha nulla a che vedere con i diritti gay

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L'assessore alle pari opportunità di Torino, Ilda Curti, è intervenuta sulla vicenda della locandina di una mostra d'arte che raffigurava una donna intenta a calpestare della immagini sacre. Data la presenza della sigla "lgbte", le opposizioni non hanno perso per lanciare un duro attacco contro la comunità lgbt.
«Non c'è alcun legame tra le due sigle -spiega l'assessore- perché l'associazione che organizza la mostra alla Ex Manifattura Tabacchi, Lgbte, è l'acronimo che da il titolo all'esposizione "La Grande Battaglia Trova Esito". Questa associazione infatti si occuperebbe solo di arte, e non di problematiche riguardante il mondo gay. Per questo motivo le accuse al movimento gay che si sono susseguite nelle ultime ore sono immotivate e fuori luogo».
Ilda Curti ha così voluto rispondere a quanto hanno colto l'occasione per lanciare duri attacchi contro una «lobby gay che offende i sentimenti religiosi», precisando come «a Torino si lavora da tempo per favorire il dialogo contro ogni forma di discriminazione e nel rispetto di tutte le sensibilità religiose».
In tempi diversi l'assessore non ha mancato anche di sollevare dubbi sule motivazioni addotte da chi non perde occasione per scagliarsi contro i diritti civili della minoranze: «Deve essere ben fragile questa "famiglia tradizionale" se si sente minacciata da altre forme di famiglie -ha scritto su Facebook- È un po' come voler essere la più bella del Reame perché per legge si decide che tutte le altre sono brutte. O voler essere i più ricchi del paese perché per legge si impedisce agli altri di arricchirsi. La democrazia nasce per tutelare le minoranze, perché tendenzialmente le maggioranze hanno la forza di tutelarsi da sole. Così dovrebbe essere, almeno».


Trento, i centristi ora minacciano di far saltare la legge contro l'omofobia: «Il vescovo va ascoltato»

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«Il solito rituale degradato della politica italiana». È con queste parole che Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, si scaglia contro la repentina retromarcia dei consiglieri provinciali trentini di Patt e Upt sulla legge di contrasto alle discriminazioni sessuali, licenziata a luglio dalla commissione consiliare e prossima al voto. Il testo è frutto dell'unificazione di una proposta di iniziativa popolare (sostenuta da Arcigay e da 7 mila firme) e di un disegno di legge a firmata del consigliere Pd Mattia Civico.
Attraverso le pagine di Vita Trentina, il vescovo attaccò la proposta e suggerì di rimandarla a data da destinarsi («Il Trentino ha problemi ben maggiori»), contestando tre punti particolari: le azioni di sensibilizzazione culturale, gli interventi nell'ambito del lavoro e le campagne di comunicazione.
«Non si può essere indifferenti all'appello del vescovo. I partiti non possono andare in contraddizione con i propri statuti e nel nostro abbiamo un richiamo alla religione cattolica» è la posizione assunta dal capogruppo del Patt Lorenzo Baratter. Anche Passamani dell'Upt pare aver improvvisamente cambiato idea: «Così questa legge non la votiamo. Porteremo in aula le nostre proposte di modifica di tre articoli».
«Quel testo -spiega Romani- è da diversi mesi al centro di un dibattito serrato, che ha portato a una sintesi comune le diverse sensibilità della maggioranza di governo. È bastato però il solito intervento scomposto del prelato di turno, in questo caso il vescovo Luigi Bressan, per scatenare una serie di reazioni e perplessità ignobili nel merito oltre che fuori tempo massimo nel metodo. Insomma siamo alle solite: i mal di pancia della curia sono la prima preoccupazione di una certa politica che si scorda di essere votata dai cittadini e di dover corrispondere perciò a loro e alla Costituzione, non agli altari. Argomenti più simili alla superstizione che alla fede, usati in maniera indecente da chi dei valori religiosi dovrebbe essere custode, entrano ancora una volta a gamba tesa nel dibattito istituzionale, sovvertendo il suo percorso democratico e facendosi spazio con l'arroganza e i ricatti. Questa è la politica che ci fa vergognare, che piega il bene comune al volere delle lobby e volta le spalle a problemi scottanti, come l'omofobia e più in generale la discriminazione, che da troppo tempo attendono risposte concrete. Ci aspettiamo che la maggioranza di quell'aula usi il buonsenso e respinga al mittente questi beceri tentativi di rinvio o insabbiamento, dotando la provincia di Trento di una legge che è innanzitutto un certificato di civiltà».


Salvini vuole lasciate l'Europa e guarda verso Cina, Russia e Nord Corea

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Dopo essersi recato in Nord Corea per ossequiare il regime di Kim Jong-un, Matteo Salvini si prepara ora a fare tappa a Pechino e Mosca. E mentre il suo compagno di viaggio, il senatore Antonio Razzi, insegue il suo sogno di «diventare il nuovo Lino Banfi» attraverso un film ispirato alla sua vita, il segretario della Lega Nord preferisce parlare della sua volontà di «liberarci da Bruxelles, da un'Unione Europea che è un massacro, e quindi permettere ai nostri artigiani di tenersi il frutto del loro lavoro senza dipendere da Roma, da Berlino e anche, a livello internazionale, guardando a Est verso la Russia, visto che gli Stati Uniti fanno solo il loro interesse».
Salvini sostiene anche di condivide molti obiettivi della Russia, come «la lotta all'immigrazione selvaggia, la difesa dell'identità, della famiglia tradizionale, il principio di autodeterminazione dei popoli». L'inserimento della criticatissima legge anti-gay russa fra i punti condivisi è preoccupante, seppur prevedibile viso come la mozione approvata in Lombardia ne appaia ispirata o come i propri politici si spingano a proporre salatissime multe per i gay che si fanno vedere in pubblico.
Nelle terre di Putin, il leader der Carroccio incontrerà anche Aleksey Puskov, presidente della commissione Esteri della Duma, e Aleksandr Dugin, teorico della necessità di creare un'asse economico euro-asiatico in opposizione a quello euro-atlantico.
L'ipotesi che l'interesse possa essere ambivalente parrebbe testimoniato anche dal crescente numero di interviste e di servizi sulle varie feste padane che vengono dalle emittenti filo-governative Russia Today e Rossija1 (la tv di stato dove i presentatori ottengono promozioni se vanno in giro a dire che i cuori dei gay debbano essere bruciati).
In fin dei conti l'Italia non è poi così lontana da loro nella negazione dei diritti civili o nella corruzione, così come abbiamo garantito grandi vantaggi personali ad una piccola cerchia di personaggi grazie ad accordi sull'acquisto di gas e metano con a costi decisamente maggiori rispetto a quelli stipulati dagli altri stati europei. E questo per non parlare di come i nostri quotidiani parlino di Putin come del «più abile giocatore di scacchi della scena internazionale» che si è trovato «costretto a reagire» dinnanzi al «tentativo di Stati Uniti ed Unione Europea di scippargli il controllo sull'Ucraina». Insomma, noi tifiamo per lui e contro l'interesse dell'Europa...


Unioni gay: il governo apre la strada ad una nuova legge che possa piacere ad Alfano e Giovanardi

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Alla fine pare che Matteo Renzi abbia deciso di mantenere la promessa fatta ad Avvenire e non quella agli elettori: il testo del decreto Cirinnà verrà cestinato e pare si cercherà un compromesso in Parlamento in merito alle unioni civili. Ciò spiegherebbe anche perché le unioni gay non compaiono nel piano dei mille giorni presentato da Renzi.
Fonti del governo citate dall'Huffington Post spiegano: «Il testo Cirinnà è molto semplice perché rimanda sostanzialmente ai diritti delle coppie coniugate, un dettaglio che suscita lo sconcerto dei cattolici nonostante non sia prevista l'adozione. Il governo vuole invece imitare il procedimento legislativo adottato dalla Germania, che ha creato una legge ex novo come unica fonte normativa per le unioni civili».
C'è da chiedersi se la complicazione di un testo simile possa portare da altre parti che non siano l'aumento delle disuguaglianze, ancor più se la strada scelta sarà quella di un accordo con Alfano e Giovanardi. Dal canto suo l'Ncd ha già chiarito che il divieto alle adozioni non gli basta e che vogliono che ulteriori diritti siano resi un privilegio riservato alle sole coppie eterosessuali. L'unica cosa certa è l'obiettivo massimo che potrà essere raggiunto sarà quello delle unioni ghetto promesse da Renzi in campagna elettorale, rispetto alle quali si potrà solo abbassare il tiro.
«Non possiamo approvare una legge che dia meno diritti delle civil partnership alla tedesca -ha dichiarato Monica Cirinnà- Se abbiamo raccolto il 41% è stato anche in base alle promesse che abbiamo fatto all'elettorato e i diritti per le coppie omosessuali è una di queste».


Un deputato del Pd accusa di intolleranza i gay che argomentano le propri tesi e li invita a lasciare l'Italia

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«Di tutto c'era bisogno in Italia in questo momento, meno che di questa proditoria sentenza sulle adozioni alle coppie gay». È questa la dichiarazione rilasciata all'Ansa da Simone Valiante, deputato del Pd. Se già di per sé è curioso vedere un politico che si scaglia contro l'attuazione di una promessa elettorale (la step child adoption è nel programma scelto con il 70% dei voti al congresso del Partito Democratico), il peggio si è poi visto su Twitter.
Un utente del social network gli ha infatti suggerito: «Si rilegga cosa prevede l'articolo 44 della legge numero 184 del 4 maggio 1983 sotto la dicitura "adozioni in casi particolari"». Quasi a voler citare Giovanardi, il deputato ha risposto: «Ah si? Leggiti la Costituzione». A quel punto l'utente gli ha spiegato: «Un genitore può adottare un minore già figlio del proprio partner, nel caso questi lo abbia avuto da un precedente matrimonio. Oggi bisogna tener conto delle nuove formazioni sociali, è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli alla pari uguaglianza. Rilegga gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione. Se non è d'accordom le consiglio di cambiare partito. Buona serata». In tutta risposta Valiante ha risposto: «Cambia Paese tu».
Esatto: un deputato della Repubblica ha invitato un libero cittadino ad abbandonare l'Italia dato che aveva osato contraddire il suo pensiero. Neppure fossimo in una monarchia assoluta.


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Le unioni gay non compaiono nel piano dei mille giorni presentato da Renzi

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«La si finirà di dire che il governo fa solo annunci». È quanto dichiarato da Matteo Renzi durante una conferenza stampa in cui ha presentato un sito che contiene i provvedimenti e le riforme previste sino al 28 maggio 2017. Peccato che all'interno di quell'agenda non vi sia alcuna traccia delle civil partnership da lui promesse dapprima entro il 22 maggio scorso e poi rimandate a settembre.
«Lo stesso Renzi -ha dichiarato Flavio Romani, presidente di Arcigay- aveva annunciato la discesa in campo del Governo per regolare le unioni tra gay e lesbiche, scavalcando di fatto l'azione parlamentare. Aveva anche indicato una scadenza: settembre. Oggi scopriamo che la promessa è scivolata fuori dall'agenda, non solo del prossimo mese ma dei prossimi tre anni. Che succede? Se questo vuoto è l'implicito annuncio che sul tema sarà il Parlamento a legiferare non possiamo che salutare con piacere questa retromarcia del Premier, seppur mai esplicitamente espressa. Ma se questa assenza vuole essere l'ennesimo annuncio di rinvio a tempo indeterminato del dibattito sui nostri temi, allora il Premier si assuma la responsabilità di dare questo annuncio a chiare lettere e di fronteggiare la reazione dei cittadini e delle cittadine gay e lesbiche che è chiamato a governare e che meritano almeno parole chiare. In base a quelle faremo sentire la nostra voce».


Anche Assisi approva una mozione per introdurre una «festa della famiglia tradizionale»

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Sulla scia delle mozioni omofobe approvate Lombardia, da Verona e da Palermo, anche il consiglio comunale di Assisi ha decido di deliberare una mozione «a favore della famiglia tradizionale» e contro «la propaganda lgbt». E, ancora una volta, il testo pare essere tratto da quello scritto dai Giuristi per la Vita.
La mozione presentata dal consigliere Luigi Marini impegna il comune a «valorizzare la famiglia naturale», ad introdurre un «fattore famiglia» che preveda sgravi fiscali per le sole famiglie eterosessuali e l'opposizione « a qualunque tentativo di comprimere i diritti e i doveri dei genitori all'educazione dei propri figli» in modo tale che i genitori omofobi possano insegnare ai figli che l'omosessualità sia da condannare senza che lo stato possa metterci becco. Anche in questo caso il testo approvato tenta anche di ridefinire i termini costituzionali, sostenendo che il termine «famiglia naturale» si riferisca solo ed esclusivamente «alle unioni fra un uomo e una donna» nonostante quel termine fosse stato scelto dai padri costituenti proprio in opposizione di distinguo legislativi introdotti di epoca fascista.
«Una mozione e una festa vergognosa, che distingue tra bambini di serie A, cioè quelli con due genitori eterosessuali, e bambini di serie B, provenienti da famiglie omogenitoriali e monogenitoriali», commenta Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos Arcigay Arcilesbica . «Con questa mozione la città di Assisi torna indietro di cent'anni ed è inaccettabile che nel 2014, in Umbria venga approvato un documento ufficiale dichiaratamente ostile alle persone lgbt. Le argomentazioni presentate a sostegno di questa mozione dichiarano a parole di non essere contro le persone omosessuali, ma nei fatti chiedono al governo nazionale di disconoscere interventi di lotta all'omofobia e propongono un indottrinamento pericolosissimo per giovani e cittadini. Questa mozione propone degli interventi nelle scuole che hanno lo scopo neanche tanto nascosto di frenare programmi finalizzati all'inclusione sociale che si inseriscono in azioni strutturali caldeggiate da tutti gli organismi internazionali e che includono interventi di lotta alle discriminazioni e rimozione dello stigma associato ad ogni diversità sessuale, di genere, culturale e religiosa.
«Ci chiediamo se il Consiglio Comunale di Assisi sia cosciente delle falsità riportate nel testo della mozione che ha approvato -aggiunge Patrizia Stefani- Falsità che sono il frutto di una campagna sistematica d'odio verso le persone omosessuali, condotta da associazioni integraliste ben camuffate e pronte a tutto».
Per questo motivo l'associazione Omphalos Arcigay Arcilesbica ha deciso di dichiararsi fortemente contraria a simili iniziative politiche «che risultano essere il frutto di gravi ingerenze da parte delle frange estreme del movimento delle destre cattoliche», chiedendo a gran voce che la mozione omofobica venga ritirata e che la politica ritrovi la via dell'apertura alle minoranze.


Manifesto omofobo di Fratelli d'Italia, Toscani annuncia denunce per l'uso di una sua fotografia

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Dopo la storica sentenza pronunciata dal tribunale dei minori di Roma, ancora una volta Fratelli d'Italia ha scelto di utilizzare l'omofobia a scopri elettorali. Come nello stile del partito guidato da Giorgia Meloni, l'invito non è a risolvere i problemi ma a condannare lo stato ad un immobilismo e a guerre d'odio. La proposta avanzata in un manifesto shock, infatti, è di raccogliere firme per impedire che i bambini delle coppie omosessuali possano avere gli stessi diritti degli altri.
Se i costi della raccolta firme verranno sottratti alle risorse dei comunii, il partito ha scelto di risparmiare anche sui costi del proprio manifesto ed ha utilizzato senza alcuna autorizzazione uno scatto realizzato da Oliviero Toscani. Il tutto dopo aver aggiunto la scritta: «Un bambino non è un capriccio. No alle adozioni per i gay. Difendiamo il diritto dei bambini ad avere un papà ed una mamma».
La risposta del fotografo non si è fatta attendere e su Twitter ha tuonato: «Ma cosa salta in testa a Fratelli d'ItaIia di usare una mia fotografia per una cosa del genere? Verranno denunciati».
«Chiederò il massimo possibile del risarcimento -ha aggiunto parlando con Adnkronos- che donerò a qualche organizzazione impegnata a favore delle adozioni omosessuali. Spero che l'intera somma di finanziamento al partito sia sufficiente, e finalmente una fotografia verrà pagata davvero tanto [...] Quella "rubata" da Fratelli d'Italia era una fotografia per un giornale fatta per illustrare le varie famiglie che possono esistere, comprese quelle monoparentali, esattamente il contrario dell'uso che ne hanno fatto Meloni & Co. Quindi c'è anche una lesione morale oltre che legale nei miei confronti».
Ironia era stata avanzata nelle scorse ore anche da Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd, che sempre su Twitter domandò: «Ma Oliviero Toscani sa che avete utilizzato un suo scatto per un manifesto che dire omofobo è poco?». Molto più pesante è stato il commento di Vladimir Luxuria che sul social network ha ricordato come il padre eterosessuale della Meloni abbia abbandonato la figlia quando aveva solo 12 anni, un fatto che le dovrebbe suggerire che non è l'orientamento sessuale a creare buoni o cattivi genitori. A tal commento la Meloni ha risposto che è «usare le vicende personali per attaccare politicamente è schifoso»... peccato sia esattamente quello che lei e i suoi compagni di partito stanno facendo da anni sulla pelle diritti delle migliaia di famiglie omogenitoriali che vivono in Italia e che attendono di poter vedere riconosciuti i diritti per sé e per i propri figli.


Maurizio Gasparri: «Solo teste confuse possono legittimare le adozioni gay»

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Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, annuncia ricorsi contro la sentenza del Tribunale dei minori di Roma che ha riconosciuto l'adozione di una bimba a due madri. Il senatore di Forza Italia pare voler chiedere che la piccola sia resa orfana, negandole ogni diritto nei confronti di una persona che chiama «mamma» e destinandola ad essere strappata dalle sue braccia nel caso in cui dovesse accadere qualcosa alla madre biologica. Insomma, la piccola dev'essere emarginata e privata di tutele legali perché dev'essere punita per avere due madri.
«Solo teste confuse possono legittimare le adozioni gay, andando contro non solo principi giuridici, ma evidenti principi di diritto naturale -afferma in una nota ufficiale- L'origine della vita e tutto ciò che ne scaturisce non può essere ignorato nemmeno in caso di adozioni. Ora vedremo alla prova dei fatti la coerenza di tanti, e, mi auguro, anche la presa di coscienza di chi ha sottovalutato la portata eversiva e disgregatrice di offensive che trovano sostegno anche in ambiti giudiziari. Chi volesse tentare di approvare una legge sulle adozioni gay sappia che è un tentativo inutile».
Gasparri ha anche aggiunto che «Non essendo possibile in questa materia fare ricorso a decreti, voti di fiducia o contingentamenti, ed essendo necessari solo voti segreti vista la materia, saremmo in grado, in particolare al Senato, di impedire il varo di norme così assurde. Quindi si mettano l'animo in pace quanti vorrebbero stravolgere la realtà con norme simili. Non ci sarebbe nessuna possibiltà di approvare norme eversive. Saremmo non pochi e decisi ad impedirlo, e il contesto ci rende certi del risultato. Con il senatore Malan ed altri parlamentari e cittadini stiamo valutando le iniziative legali possibili contro la aberrante sentenza destinata a diventare carta straccia».
In Italia ci sono circa 100mila figli di coppie gay provati di ogni diritto dalle leggi dello stato, 5mila con sentenze di adozione in attesa nei tribunali. L'ideologia di Gasparri pare sia quella di voler garantire che quei figli abbiano minori diritti e tutele degli altri nel nome di una nuova razza ariana che possa tramutare i diritti in privilegi.


Al Meeting di Rimini si parla di nuovi diritti, ma qualcuno premette che è solo per combatterli

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Nonostante dal 2002 sia finanziato con oltre 2 milioni di euro pubblici, il Meeting di Rimini è un evento privato organizzato annualmente da Comunione e Liberazione come occasione di incontro e di pressione sulle politiche statali.
Tra i vari incontri in programma, ha fatto scalpore quello intitolato: «Il rovescio del diritto: i nuovi diritti». Per la prima volta in un contesto ciellino, qualcuno ha osato pronunciare parole impronunciabili come «diritti», «nuovi diritti», «diritti sociali» e  persino «diritti civili». Una cosa mai successa. Ancor più se si considera come il relatore abbia osato affermare che «Non dobbiamo imbracciare l'arma dei divieti, ma bisogna riportare il dibattito su ciò che la retorica dei diritti oscura: i costi, non solo ma anche quantitativi» o che «L'errore di noi cattolici è tradurre interamente la morale in diritto».
Parlare di un'apertura ai diritti gay appare sicuramente inadeguato, così come gli organi di stampa ciellini (anch'essi finanziati con denaro pubblico) si sono affrettati a sottolineare. Sull'immancabile Tempi il punto di vista propinato ai lettori viene chiarito già dal titolo: "L'inganno dei nuovi diritti, il ruolo della legge e la posizione cattolica. Ma i relatori si dividono su come dare battaglia". Insomma, si premette che i nuovi diritti siano un «inganno» e che sia necessario «dare battaglia».
Nell'articolo la questione viene poi riassunta con un «del matrimonio gay», «non bisogna preoccuparsi troppo» né cercare di impedirli con la legge, «perché è una dimensione in cui la testimonianza e l'esempio sono più forti di una battaglia giuridica», «la vera battaglia da fare subito è quando i diritti mostrano la loro faccia feroce e impediscono, ad esempio, l'uso di alcuni termini perché connotati dal genere». Qui «c'è una invasione della libertà e allora bisogna difendersi perché quando il diritto impedisce la libertà, diventa illegittimo. Altra cosa invece è una legislazione secolare che non impedisce la mia libertà fino in fondo».


Buonanno: «Gli omosessuali hanno rotto le palle»

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L'intervista risale a nove mesi fa, quando l'intervistatore di "Funamboli" chiese conto a Gianluca Buonanno del finocchio mostrato in Parlamento all'Onorevole Zan. In quell'occasione, dopo aver tentato di negare il proprio gesto, il leghista affermò: «Io ho amici omosessuali, però io non sopporto che gli omosessuali -gay, lesbiche e compagnia bella- ogni volta fanno le vittime. Appena dici: "Bhe" dicono "Ce l'hai con noi. Dobbiamo fare così, dobbiamo fare cosà". Gli omosessuali han rotto le palle. Ci sono cose più importanti di queste cose qui. Credo che in Italia il lavoro vero sia il lavoro, il futuro delle pensioni, i nostri anziani. Io non ce l'ho con loro, però diamoci una calmata. Hanno in mente solo e sempre una determinata cosa [...] Sono una lobby. L'ha detto anche il Papa. Come c'è una lobby dei meridionali, c'è una lobby dei gay. Garibaldi ha unito l'Italia ma ha diviso l'Africa».
Certo che con il senno di poi appare difficile trovare un senso alle sue parole: se la sua priorità è pensare agli altri ed accantonare la richiesta di riconoscimento giuridico avanzato day gay, in che modo spera di farlo se passa il suo tempo a le fotografie di Putin o il proporre multe di 500 euro per i gay che dovessero baciarsi in pubblico? Questo dovrebbe portare benefici alle priorità da lui illustrate?
E che dire dei fondi pubblici che verranno destinati alla Festa della salamella creta come puro sfottò nei confronti degli attivisti che scenderanno in piazza per protestare contro la sua proposta di criminalizzazione dell'affettività fra persone dello stesso sesso? È togliendo risorse alle casse comunali che spera di far qualcosa per gli anziani del suo paese?
Ma forse è inutile porsi troppe domande dinnanzi ad un politico che vuole lanciare il sasso per poi nascondere la mano, percependo stipendi pubblici nonostante la sua dichiarata volontà di ignorare la Costituzione che prevederebbe pari dignità per tutti (omosessuali e meridionali compresi).


Gay: Palermo ripiomba nel Medioevo e le mozioni si scrivono in base all'Antico Testamento

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La città di Palermo ha deciso di seguire le infauste orme della Lombardia e, con 30 voti a favore e 4 contrari, ha approvato l'istituzione di una «giornata della famiglia naturale». La mozione appare anche questa volta ispirata dai Giuristi per la Vita ed è stata presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Figuccia (già tristemente per le motivazioni bibliche addotte contro la celebrazione del gay pride cittadino).
«Adesso voglio vedere quando Orlando ci dirà di celebrare la nostra festa, dato che lui tifa per il Pride. Io ho scritto anche a Papa Francesco, che però non mi ha risposto: ho spiegato che noi siamo una maggioranza silente e non dobbiamo vergognarci di esprimere il nostro parere contro questo fenomeno, che deriva dalla società malsana, senza valori», dice Figuccia ricalcando i tristi slogan delle varie Sentinelle in Piedi.
In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, il consigliere si dice certo che la scienza sbagli e che i suoi pregiudizi siano da imporre per legge: «Chi ci dice che l'omosessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia. I motivi dell'omosessualità vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo». Insomma, basta inventarsi una propria teoria e poi imporla per legge... un bell'esempio di una democrazia matura!
Figuccia non ha mancato di sottolineare come le sue teorie si basino sull'Antico Testamento: «Io sono l'ultimo giapponese che crede nell'Antico Testamento, è già scritto tutto lì: Sodoma, Gomorra, Babele. Se un giorno dovesse tornare il giudizio di Dio -sostiene il consigliere- chi si è reso colpevole di queste cose non potrà salire sull'arca di Noè».
Luigi Carollo, presidente di Articolo Tre di Palermo, ha commentato: «Vorrei ricordare a Figuccia che non può dire cosa è scientifico e cosa no, dato che questo è un compito che spetta all'organizzazione mondiale della sanità: già 30 anni fa l'idea di Figuccia è stata bocciata, il consigliere se ne faccia una ragione. Evidentemente l'ossessione di Figuccia è il Pride: nessuno di noi è contrario alla giornata della famiglia naturale, mentre lui intende questa giornata come un baluardo contro il Pride. Il nodo importante però è che la mozione è stata votata da 30 consiglieri comunali su 34 presenti, molti dei quali appena un anno fa si erano espressi per la nascita del registro delle unioni civili: la città in pratica ha fatto un enorme passo indietro».


Buonanno (Lega) prova a deride i gay con la Festa del wurstel e della salamella

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Dopo essersi soffiato il naso con la bandiera europea in diretta televisiva (salvo poi ricevere uno stipendio dall'istituzione sbeffeggiata), pare Gianluca Buonanno voglia fare lo stesso anche con l'articolo 3 della Costituzione Italiana, dato che proprio non ne vuole sapere di garantire «pari dignità sociale» a tutti i cittadini.
Ed è così che, dopo aver proposto una delibera per multare i baci gay, l'europarlamentare e sindaco di Borgosesia ha scelto di prendere in giro la manifestazione di protesta che vedrà numerosi attivisti decisi a scambiarsi dei baci proprio contro la sua proposta di divieto.
Ed è così che i soldi pubblici verranno utilizzati per dar vita alla "Festa del wurstel e della salamella", con tanto di finocchi, banane, cetrioli, zucchine e patate per i vegetariani. Il tutto in contemporanea con la manifestazione di protesta e con giochi parole degni di un bambino di cinque anni (e forse neppure fra i più intelligenti, dato che anche a quell'età certi giochi di parole appaiono stupidi).
Ci si stupisce poi se delle 17enni credono sia divertente voler dar fuoco ai gay, ma poi è sempre la politica a dimostrarsi mandante di quelle aberrazioni, con incitamenti all'odio fatti alla luce del sole solo per conquistare la simpatia (e i voti) della massa più ignorante della società (che dopo continui tagli all'istruzione, rischia di crescere a dismisura, per il piacere di politici-imbonitori e con buona pace per un improbabile futuro dell'Italia). Ma dove vogliamo andare se le amministrazioni comunali sono le prime a macchiarsi di reati omofobici a spese dei cittadini?

Clicca qui per guardare la vergognosa locandina dell'evento.


Spunta la lettera segreta di Zelger: «Guai se qualche radicale sapesse di questo nostro coordinamento»

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Dopo aver ottenuto l'approvazione della mozione anti-gay presentata dal consigliere comunale Alberto Zelger (Lista Tosi), decine di cittadini stanno inondando le redazioni di giornali e siti internet con mail che contengono sempre lo stesso messaggio:

Scrivo per esprimere pubblicamente i miei ringraziamenti al Consiglio comunale di Verona, per essersi fatto carico delle preoccupazioni di tanti genitori. Ho saputo che, il 23 luglio scorso, il Consiglio comunale di Verona ha approvato un importante documento in difesa della famiglia naturale e contro i progetti educativi, che vorrebbero imporre ai nostri figli nelle scuole una visione della sessualità improntata all'ideologia del gender: non più maschi e femmine, ma qualcos'altro che falsa la verità naturale.

Se le modalità comunicative appaiono inequivocabilmente le stesse di certi noti movimenti anti-gay (dall'auto proclamarsi «tanti» al rivendicare presunte necessità di «difendere» la famiglia), a far clamore è quanto rivelato da il Corriere Veneto.
Il quotidiano racconta di aver ricevuto una lettera firmata dallo stesso Zelger si presume fosse riservata solo «a pochi intimi», all'interno della quale si esortava il destinatario a «scrivere ai giornali, al sindaco e ai consiglieri comunali ringraziando il consiglio per aver fatto proprie le preoccupazioni di tanti genitori, schierandosi in difesa della famiglia naturale e a protezione dei nostri figli».
In allegato c'era anche un fac-simile della lettera da spedire e una serie di indirizzi email. Evidentemente poco osservata è stata la raccomandazione del consigliere che chiedeva «un piccolo sforzo per modificare il contenuto, meglio evitare di scrivere mail tutte uguali». Veniva anche sottolineato come tutto ciò dovesse essere fatto in assoluta segretezza:

Ti ringrazio per quanto vorrai fare e ti prego di passar parola soltanto agli amici che condividono i nostri valori, chiedendo anche a loro di fare altrettanto. Guai se qualche radicale sapesse di questo nostro coordinamento. Anche il Vangelo ci sprona ad essere "prudenti come i serpenti e semplici come le colombe".

Attraverso una vera e propria lista di proscrizione, la lettera riportava i nomi dei consiglieri «traditori», ossia di chi non aveva sostenuto ideologicamente la mozione o aveva mancato di agire come richiesto. Si andava da Daniele Polato di Forza Italia ed Andrea Sardelli del Gruppo Misto (che «hanno firmato ma al momento del voto risultava assenti») sino a Marisa Brunelli (che, nonostante la sua «estrazione cattolica», era assente e non ha firmato la mozione). Sul fronte del Pd il dito veniva puntato contro i «cattolici» Fabio Segattini, Luigi Ugoli e Stefano Vallani.


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La Russa propone l'inserimento di un esplicito divieto ai matrimoni gay nella Costituzione

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Ignazio La Russa ha presentato un progetto di legge costituzionale volto a modificare l'articolo 29 della Carta Fondamentale al fine di inserire un esplicito divieto divieto ai matrimoni gay. Il nuovo testo, infatti, prevederebbe che la famiglia si fondi «sul matrimonio contratto da persone di sesso diverso», che «l'adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio» e che la legge possa stabilire «i vicendevoli diritti e doveri di coloro che, pur senza contrarre matrimonio, assumono l'impegno di convivere stabilmente».
«Se vogliamo ritornare ad un sereno dibattito sui temi delle coppie di fatto, delle unioni gay e delle adozioni, bisogna inserire in Costituzione alcuni principi fondamentali, al di fuori di ogni equivoco e strumentalizzazione», ha dichiarato su Facebook.
Proprio in questi giorni un sondaggio dell'Unione Europea ha mostrato come il Vecchio Continente appaia diviso in due aree: una occidentale più liberale che riconosce le famiglie gay, l'altro rappresentata dai Paesi dell'ex-Urss dove le nozze gay sono vietate costituzionalmente. Veniva anche segnalato come in termini di diritti civili l'Italia apparisse più vicina al secondo gruppo che ai paesi più avanzati, così come la presenza i politici più omofobi d'Europa.
Il progetto di legge di La Russa pare voler dare piena ragione a quei dati, dimostrando la chiusura della politica nostrana e catapultando il Bel Paese fra i Paesi dell'est europeo. Allo stesso tempo viene implicitamente dichiarato che il presunto divieto costituzionale alle nozze gay sventolato negli ultimi anni dalla destra (attraverso una reinterpretazione del termine «naturale») in realtà non sia tale, altrimenti non ci sarebbe certo bisogno di introdurre quelle modifiche costituzionali.