Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

L'Europa sarà chiamata a pronunciarsi sulla circolare inviata ai prefetti dal ministro Alfano

Pubblicato il


In un'Italia governata da politici omofobi o poco interessati al tema dei diritti civili, l'unica speranza si chiama Europa. È infatti alla Commissione Europea che l'eurodeputato Pd Daniele Viotti presenterà giovedì un'interrogazione che chiederà conto dell'illegittima circolare che il ministro Alfano ha inviato ai prefetti per chiedere l'annullamento delle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso.
Secondo Viotti, infatti, quel testo «non è conforme ai principi fondamentali della Ue ed è inoltre contraria alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani» dato che «il governo italiano limita il diritto dei cittadini Ue e delle loro famiglie a muoversi e risiedere liberamente nel territorio Ue».
Nell'occasione l'eurodeputato non ha mancato di lanciare una ffondo anche al leader del suo partito: «Renzi fino ad ora è stato zitto -ha dichiarato- smentisca Alfano» o finirà con il «legittimare la posizione del ministro degli interni».

Via: Gay.it


Arcigay: «Il Nuovo Centro Destra è solo la "bad company" del Pd»

Pubblicato il


«Tutto torna». Così Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, commenta il voto del Consiglio comunale di Faenza che lunedì sera ha approvato un ordine del giorno a sostegno della "famiglia naturale" e contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
«Quell'ordine del giorno -spiega Romani- è un'esibizione di forza, un trofeo clericale che sta passando in queste settimane di aula in aula per definire in ognuna, tra laici e clericali, chi "comanda". Un virtuosismo tipico di chi in aula passa il tempo a girarsi i pollici, dal momento che nulla determina e nulla potrebbe mai determinare. L'unica utilità dell'ordine del giorno sta nel fissare una "bandierina": grazie a quel voto scopriamo che la maggioranza degli eletti di quell'aula sostiene un'istanza incostituzionale e che ricorda nella retorica, nel pensiero sotteso e negli obiettivi il ventennio di Benito Mussolini. A comporre quella maggioranza sono, oltre ai consiglieri di destra, la metà esatta degli eletti del Partito Democratico, sindaco e presidente del consiglio compresi. Per qualcuno questa potrà essere una doccia fredda, non lo è per noi: dalla nascita del Pd denunciamo il diritto di tribuna riservato in quel partito alla lobby clericale, dalla Binetti in poi. Ed è sempre stato sulla pelle di gay, lesbiche e trans, vera e propria ossessione del potere ecclesiastico, che si è giocato l'accordo per corrompere dall'interno il più grande partito di centrosinistra. Quello che veniva descritto come un fenomeno residuale, era ed è in realtà un preciso progetto politico. Il caso del Consiglio faentino è una delle tappe di questo percorso, ormai talmente evidente da aver scatenato conflitti con tutte le parti sociali e da essere tema di dibattito sulle prime pagine dei giornali.
Che cos'è il Pd? Chi lo sostiene? Chi ne fa parte? E per quali obiettivi in realtà corre? Da anni il più grande partito di centrosinistra tiene in ostaggio un Paese, senza sapergli conferire alcun futuro credibile, per l'incapacità di dare una risposta dinanzi a sé stesso e agli elettori e alle elettrici, a queste fondamentali domande. E infatti proprio in Emilia-Romagna, dove il voto a Faenza mostra una metamorfosi già più che avviata, il Pd è in piena emorragia, reduce da primarie con numeri da pallottoliere e da un'affluenza alle urne per le ultime regionali che offende la tradizione democratica di quella regione. Le larghe intese sono dentro al Partito Democratico, non fuori. Il Nuovo Centro Destra è solo la "bad company" del Pd, i clericali di nuova generazione sono allineati dietro Renzi. Lo dicono il voto di Faenza e gli altri numerosissimi episodi come questo: chi lo nega, mistifica. Con questo cavallo di Troia clericofascista a spasso nell'area del centrosinistra, in ogni aula e a tutti i livelli, parlare di riforme è quasi una minaccia. L'abbiamo visto con la Legge contro l'Omotransfobia, che nel suo cammino monco in Parlamento è stata soltanto dotata di un salvacondotto per i neofascisti; lo stiamo vedendo ancora con il Jobs Act e continuiamo a vederlo tutte le volte in cui si parla di diritti, della vita delle persone, della loro dignità. Saremmo a questo punto curiosi di chiedere al neogovernatore dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, al quale è indirizza l'istanza del consiglio comunale di Faenza e che per cinque anni, come segretario regionale, ha tenuto le fila del partito che oggi partorisce questi orrori, se in cuor suo corrisponderebbe agli auspici di quell'ordine del giorno, per far capire a noi e a tutti quanto è grande in realtà la bandiera piazzata l'altra sera dai clericali in Romagna».


Il Pd di Faenza fa passare la mozione omofoba "in difesa" della famiglia naturale

Pubblicato il


C'è da chiedersi a cosa serve un governo se un gruppo omofobo qualunque è in grado di introdurre leggi dal forte odore di incostituzionalità in mezza Italia. Ed è così che anche il Comune di Faenza si è aggiunto alla lunga lista di enti che hanno aderito alla mozione scritta dai Giuristi per la vita che li impegna a rigettare i progetti europei per l'educazione sessuale e ad istituire una "festa della famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e di una donna".
Gli ingredienti di un simile successo sono presto detti: basta legalizzare la discriminazione, promettere maggiori diritti ad una fetta della cittadinanza sulla base dell'orientamento sessuale, vantare un cieco appoggio da parte degli organi vaticani ed il gioco è fatto. In un'Italia che pare rimpiangere il fascismo ecco che arriva una nuova norma che assomiglia ai peggiori proclami sulla razza di un buio passato. Un richiamo irresistibile per i nostri politici! Se non altro in questo caso si ha avuto la decenza di stralciare dalla premesse le varie rivendicazioni che la procura ha già provveduto a rigettare e bollare come ideologiche.
Il tutto è stato approvato con 14 voti a favore e 9 contrari. Da sottolineare è come a far passare la mozione siano stati i consiglieri del PD, sette dei quali hanno sostenuto il testo e solo sette si sono opposti (insieme ad un indipendente e un consigliere del M5S).
A dover richiamare l'attenzione sull'operato dei Giuristi per la vita non è solo la mozione omofoba che si sta spargendo per l'Italia, ma anche il notare come ci siano loro dietro all'illegittima circolare emanata da Alfano per vietare la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero o come siano loro ad aver portato all'assoluzione la docente di Torino che se ne può tranquillamente andare per le aule a raccontare che esistono "terapie" in grado di modificare l'orientamento sessuale (con tanto di un'intera pagina di Avvenire in cui il direttore del giornale cattolico pretende le scuse si chi si è sentito offeso nell'essere bollato come un malato a causa di un orientamento sessuale assolutamente normale, ndr).


Il connubio tra Putin e l'estrema destra europea

Pubblicato il


Ad ogni occasione l'estrema destra europea non manca di manifestare la propria ammirazione nei confronti di Putin, evidentemente invidiosa di una leadership forte e capace di imporre ad un intero Paese la propria morale e le proprie politiche nazionaliste e xenofobe.
Dall'altra parte c'è il presidente russo, a parole sempre pronto ad esprimere il suo disprezzo nei confronti del nazismo. Non a caso lui stesso giustificò l'annessione della Crimea sostenendo che le autorità di Kiev fossero «nazionalisti, neonazisti, russofobi e antisemiti» e che fosse necessario intervenire intervenire non lasciare la popolazione della Crimea nelle mani di quella gente. Nei fatti, però, la sua opinione tende a cambiare se si pensa a come abbia recentemente finanziato un partito di estrema destra come il Front National di Marine Le Pen con un prestito di ben 9 milioni di euro. Altre fonti ipotizzano che altri rubli siano finiti nella casse della Lega di Salvini e, nonostante su tal punto non vi siano certezze, assai ben documentati sono i viaggi a Mosca che il leader del Carroccio sta compiendo con frequenza sempre crescente (al punto che Salvini stesso si è lasciato sfuggire che forse incontrerà Putin: un fatto sicuramente singolare dato che il protocollo russo vieta al presidente di poter incontrare i capi di partito esteri dato che può conferire solo con altri capi di stato, ndr).

Sia il Front National che la Lega si sono affrettai a sostenere che avrebbero difeso a spada tratta gli interessi della Russia anche senza bisogno di ricevere finanziamenti, ma vien da sé che parlare di ciò che non è mai accaduto è come parlare del sesso degli angeli. Più utile appare però constatare come le giustificazioni non siano completamente soddisfacenti. Dalle pagine di Le Monde, ad esempio, Le Pen ha respito le accuse al mittente dichiarando: «Abbiamo adottato questa posizione [pro-Cremlino] molto tempo fa», ossia prima del finanziamento. Ed infatti nessuno ha mai detto che il connubio sia nuovo: fondato nel 1972 sulla base di politiche conservatrici ed anti-immigrazione, il Front National ha iniziato a manifestata il proprio apprezzamento nei confronti della Russia già nel lontano 1991, quando il fondatore Jean-Marie Le Pen incontrò il leader del partito russo di estrema destra LDPR, l'eccentrico Vladimir Zhirinovsky. Un'amicizia confermata anche dagli altri 2 milioni con cui la Russia ha già finanziato in passato il partito.


Leggi tutto il post »

Il prefetto di Bologna annulla le trascrizioni. Arcigay: «Siamo nella giungla dell'illegittimità»

Pubblicato il


Lo scorso venerdì un funzionario della Prefettura di Bologna si è recato in comune ed ha apposto la parola «annullato» nei registri di stato civile in relazione agli atti di trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero.
La notizia si è appresa solo in seguito e pare che neppure le quattro copie interessate dal provvedimento siano state informate. «Vergogna. E alla vergogna di un prefetto politicizzato si aggiunge il fatto che gli interessati lo apprendano ora dai giornali. Neanche quel rispetto ci è dovuto. Non ci sono parole, ha commentato su Facebook Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna.
Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, ha sottolineato come fossero «passati solo due giorni dalla decisione del tribunale di Udine di dichiarare illegittimo e autoritario l'atto della prefettura locale su ordine del Ministro-segretario Ncd Alfano. Ma se l'atto è illegittimo a Udine lo è anche a Bologna [...] Tutto è avvenuto alla chetichella come se qualcuno si sia vergognato ad informare subito di questo abuso. In effetti si tratta di una cosa vergognosa come è francamente vergognoso che Alfano usi il Ministero dell'Interno come strumento di affermazione di una politica del suo partito, il più clericale dello schieramento politico».
Dura è anche la reazione di Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che commenta: «Siamo nella jungla dell'illegittimità, non c'è più norma o senso di giustizia che tenga. A pochissimi giorni dal pronunciamento della procura di Udine che aveva messo in chiaro l'illegittimità di questa procedura, il prefetto di Bologna, coi tempi dettatigli dalla politica, ha comunque proceduto col suo abuso di potere. In nome di che cosa? Del popolo italiano? Della sua Carta costituzionale? No, nulla di tutto questo, è la stessa Giustizia ad averlo messo in chiaro. Questo avviene in nome di accordi politici sottobanco e convincimenti personali. Si compie l'abuso consapevolmente, con l'arroganza di chi scarica sul cittadino l'onere di dover dimostrare ancora una volta il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Siamo al mobbing di Stato, al dileggio totale delle persone e dei loro diritti, alla prevaricazione ostinata. Una vera e propria umiliazione. E in questo contesto non sappiamo nemmeno a chi appellarci: a un Presidente della Repubblica in uscita dal Quirinale? A un premier evidentemente inaffidabile? A un governo fondato su un patto ideologico e liberticida? A un Parlamento completamente scollato dal Paese, rintanato nel bunker delle Camere a elargire voti di fiducia in nome non del Paese ma della Ditta, quale che sia il simbolo che si rappresenta? Siamo nella palude della reiterata e indisturbata violazione dei diritti, ben oltre l'assenza del riconoscimento: e questo è il fatto grave e disperante».


Salvini si spoglia per il settimanale Oggi

Pubblicato il


È un servizio fotografico che molti avrebbero preferito non vedere, ma Matteo Salvini pare aver iniziato la sua campagna elettorale e non si è risparmiato dal mostrarsi così come nessuno lo avrebbe voluto vedere. Il palcoscenico scelto è la rivista Oggi, sulla quale il leder della Lega si propone senza veli mentre la didascalia precisa che è in un albergo francese in attesa dell'incontro con l'alleata ultranazionalista Le Pen.
E pensare che i suoi militanti non perdono occasione per dirsi sconcertati dalla vista di due uomini che si baciano, ma a fronte di un servizio simile viene facile ipotizzare quale sia davvero l'immagine di cattivo gusto.
Altre fotografie pubblicate dal settimanale paiono più focalizzate sulla propaganda elettorale, mostrandocelo mentre mostra fiero una banconota da mille lire che tiene nel portafogli o mentre è al parco dove alcuni bambini giocano a pallone (curiosamente scomparsi nella successiva, quando il campo diviene magicamente vuoto e dedicato interamente a lui).
A corredo ci sono anche immancabili dichiarazioni di stampo politico, come la sua nuova apertura al Sud (insultato sino a ieri ma ora divenuto di interesse per il reperimento di voti) o la sua emulazione di Berlusconi nel sostenere di dormire solo quattro ore a notte (nel 2008 fu il cavaliere a dichiarare di dormire solo tre ore e mezzo, anche se già ai tempi gli esperti si affrettarono a precisare che ritmi simili non sarebbero compatibili con lo svolgimento di un buon lavoro).
Fra le anticipazioni non trovano traccia i suoi progetti più allarmanti, come l'annessione dell'Italia a Russia, Cina e Nord Corea. Vien sa sé che quella sia certo una proposta in gradi di ottenere plausi da un elettorato che plaude ad ogni rantolo omofobo o razzista, pur spiegando meglio il perché dell'interesse di Putin verso la Lega e i vari partiti dell'estrema destra europea.

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5]


La procura riconosce l'illegittimità della circolare di Alfano. Arcigay chiede le dimissioni del ministro

Pubblicato il


A seguito di un ricorso, i magistrati della procura di Udine hanno stabilito che i prefetti non hanno compiti abrogativi e che la cancellazione dei matrimoni contratti all'estero «non appare conforme a legge». Per questo motivo, la circolare emessa del ministro Angelino Alfano «non è corretta».
Si ravvisa dunque l'illegittimità e l'ideologia contenuta nell'azione di Alfano, artefice di una serie di azioni compiute ai danni dei diritti e della dignità dei gay attraverso un abuso del proprio potere sulla base di una richiesta giunti dai soliti Giuristi per la Vita.
Un abuso che non ha mancato di generare conseguenze, a partire dalla vergognosa mozione con cui la Regione Lombardia ha imposto a tutti i sindaci di adempiere alle richieste del ministro (e questo nonostante fosse facile ravvisare dubbi sulla liceità della richiesta). Immancabilmente anche alcuni vescovi si sono aggrappati alla circolare per diffondere discriminazione ed odio, così come politici come Alemanno o De Corato non hanno mancato di cavalcare l'onda per fare campagna elettorale omofoba (chiedendo in annullamento ideologico di quelli che definivano «atti illegittimi» o sporgendo denunce nei confronti dei sindaci che osavano rispettare la legge).
«Il pronunciamento della Procura di Udine è la sottolineatura di un gravissimo abuso di potere -afferma Flavio Romani, presidente di Arcigay- Come abbiamo sempre sostenuto, l'atto di imperio di Alfano e dei prefetti è illegittimo, fuorilegge. Oggi è anche la Giustizia a metterlo in chiaro e a prendere per l'orecchio il Ministro e il suo prefetto, che evidentemente o non conoscono la legge o la trasgrediscono in nome di un'omofobia che attraverso i canali istituzionali vogliono far diventare "di Stato" e che dinanzi all'opinione pubblica chiamano, paradossalmente, legalità. Invece il Ministro Alfano è inciampato proprio nella Legge, quella di cui si professava difensore. E forse scopre per la prima volta che la legge è uguale per tutti, perciò se noi per riscattarci dalle ingiustizie che subiamo quotidianamente dobbiamo ricorrere ai tribunali, anche lui, se ritiene ingiuste le trascrizioni dei nostri matrimoni, dovrà fare altrettanto. Una cosa che un uomo di Stato dovrebbe non solo conoscere ma professare. Invece Alfano ha usato il suo ruolo e gli strumenti che quel ruolo gli mette a disposizione per fare esattamente il contrario e per perseguitare coppie di gay e lesbiche sulla base delle sue personalissime convinzioni. Un fatto, insomma, di estrema gravità, che deve portare Angelino Alfano a dimettersi immediatamente dal suo incarico di governo, sollecitato da un Presidente del Consiglio che vorremmo vedere almeno imbarazzato. Questo accadrebbe oggi in un Paese normale».


Il Ncd tenta (nuovamente) di bloccare i progetti scolastici sull'identità di genere

Pubblicato il


È necessario impedire che nelle scuole di possa parlare di identità di genere. È quanto chiede un'interpellanza presentata alla Camera e al Senato da Carlo Giovanardi ed Eugenia Roccella, entrambi del Ncd. Il tentativo è quello di impedire lo svolgimento del programma redatto dal Ministero della Pubblica Istruzione  e dall'Unar che si svolgerà dal 24 al 30 novembre nelle scuole di ogni ordine e grado.
I due sostengono che «mentre è sacrosanto combattere nelle scuole ogni forma di violenza e di discriminazione è intollerabile un indottrinamento degli alunni sin dalla scuola primaria alla teoria del gender, tramite un organismo che non garantisce le "condizioni di imparzialità" previste dalla legge con pesanti giudizi negativi sulla religione cattolica la famiglia e la società e inaccettabili e offensivi apprezzamenti sul ruolo di questi fondamentali istituti nella storia e nella cultura del nostro paese».
In altre parole, nelle scuole non bisognerebbe neppure dire che il colore della pelle non influisce sul valore delle persone dato che, così facendo, si rischierebbe di non essere imparziali e ci si schiererebbe contro i razzisti. O non bisognerebbe parlare del Big Bang dato che esistono anche i creazionisti.
Simona Malpezzi, deputata del Partito Democratico e componente in Commissione Cultura alla Camera, ha commentato: «Lasciano di stucco le parole con cui autorevoli esponenti del Ncd hanno chiesto di escludere l'identità di genere dal programma organizzato dal ministero della Pubblica Istruzione. Ciò segnerebbe un intollerabile passo indietro. Già è stato stato molto grave bloccare la diffusione dell'opuscolo promosso dall'Unar "Educare alla diversità a scuola". In un momento, poi, dove si assiste all'intensificarsi di episodi discriminatori e omofobici nei confronti di molti studenti, queste parole suonano davvero fuori luogo [..] Oggi più che mai è necessario sostenere iniziative che nelle scuole insegnino il valore della diversità e del rispetto degli altri. Non si tratta chiaramente di attaccare l'idea di famiglia tradizionale di famiglia ma semplicemente dell'affermazione di principi inderogabili che insegnino il valore della diversità e educhino alla differenza di genere in un clima di serenità e rispetto delle differenze».


Alfano si stupisce dinnanzi alle famiglie che non abbandonano gli anziani malati o i figli disoccupati

Pubblicato il


«Se dovessi scoprire che mio figlio è gay, va via di casa». Lo ha sostenuto uno dei manifestanti del Ncd dopo aver precedentemente raccontato che due uomini non devono potersi baciare per strada perché lui non saprebbe come spiegarlo al figlio.
È solo uno degli interventi registrati dalla trasmissione televisiva "Gazebo" nel corso di un servizio dedicato al Family Act. Già, perché nonostante la maggioranza dei manifestanti fosse lì per dirsi contrario ai gay, la loro presenza è andata in quota per sostenere una proposta di legge di Sacconi che prevede che le famiglie eterosessuali con figli minorenni possano votare più volte e valere di più degli altri cittadini.
Le immagini mostrano anche l'intervento di Alfano che, una volta giunto sul palco, ha esordito con il classico: «Io sono qui da italiano che crede che la famiglia sia una e sia quella composta da un uomo e una donna. Io sono qui come italiano che non crede di essere vintage se pensa che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma». Ma la logica del suo discorso ha iniziato a vacillare non appena il ministro si è lanciato nel raccontare meravigliato che c'è gente che ha degli anziani in casa e li cura al di là dell'indennità che percepisce. E racconta anche come ci siano persino incredibili famiglie in cui i genitori non cacciano di casa i figli se non trovano lavoro o sono disoccupati!
Insomma, Alfano si stupisce se qualcuno non pensa solo a sé stesso ma si occupa persino dei genitori anziani o dei figli.... Ma che razza di idea di famiglia può avere un uomo che si meraviglia dinnanzi all'ovvio e che si stupisce che le famiglie non siano composte da persone che pensano solo a loro stessi?
Sul fonte delle famiglie gay, Alfano si è limitato a sostenere che: «Una famiglia è arcaica perché composta da un padre e una madre? E chi li fa i figli? Chi li fa?». Vien da sé che a farli siano gli stessi che a volte li abbandonino, così come il suo ragionamento pare buttare fori dalla sua definizione di famiglia anche tutte quelle coppie sposate che non hanno procreato (nonostante poco prima le abbia considerate famiglie nell'invitarli a fare più figli degli immigrati).

Clicca qui per guardare il servizio (a partire dal 25° minuto).


Forza Italia non doveva aprire ai gay? Per ora si limita ad sponsorizzare i comizi dei Giuristi per la vita

Pubblicato il


L'impressione è una sola: Silvio Berlusconi e la Pascale ci hanno solo preso in giro. Tra cene eleganti in compagnia di Luxuria e l'apertura di un dipartimento dei diritti civili, Forza Italia si era detta pronta a riconoscere la necessità di lavorare per garantire piena dignità alla comunità gay.
Eppure è proprio Forza Italia a sponsorizzare un intervento del presidente dei Giuristi per la vita a Desio, in provincia di Milano. Vien da sé che chiamare un personaggio noto per la sua omofobia e sostenere un incontro in cui si dirà che l'inclusione dei reati omofobi fra quelli che prevedono aggravanti (da decenni in vigore in tutela di cristiani ed immigrati) sia una norma liberticida è la negazione di quella tesi.
Nell'occasione l'avvocato Amato presenterà anche il suo nuovo libro, una bella occasione per poter ottenere un guadagno economico dall'odio verso il prossimo.
Qualora Forza Italia non prenderà le distanze dall'iniziativa, allora verrà da sé che tutte le parole pronunciate da Berlusconi non potranno che essere catalogate come mera propaganda elettorale. Perché non si può aprire ai gay se offer supporto a chi lavora instancabilmente per impedire che i gay possano vivere. Sarebbe come dirsi contrari al nazismo per poi dichiararsi fan di Hitler.
Dal canto loro i Giuristi per la vita commentano: «Noi andiamo dove ci chiamano per informare e dire la verità! Pronti anche ad andare ad un convegno organizzato da Sel o dai Radicali. Siamo stati a convegni della Lega, Fratelli d'Italia, NCD e Nuova Destra di Alemanno, persino Forza Nuova... senza alcun timore». Vien da sé che Sel e Radicali probabilmente non chiameranno mai un gruppo che definisce «verità» la sua propaganda, così com'è triste vedere che Forza Italia abbia scelto di ricalcare i passi del Ncd e di Forza Nuova ricollocandosi in un'area di estrema destra.


Il Ncd in piazza contro le unioni gay (ma senza argomentazioni)

Pubblicato il


I seguaci di Alfano sono scesi in strada per dire «No» al riconoscimento delle unioni civili. Saverio Tommasi di YouMedia ha intervistato alcuni dei partecipanti e le "motivazioni" che li hanno spinti ad essere lì hanno spesso del paradossale (per non parlare di quelli che neppure sapevano perché stessero manifestando).
«Noi siamo avanti, loro sono indietro e vogliono tornare alle barbarie» ha sostenuto dal palco l'immancabile Carlo Giovanardi, prima di lanciarsi nell'affermare che le unioni gay porteranno alla legalizzazione di pedofilia e poligamia.
Tra i presenti anche il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che non si è sentita a disagio nello scendere in piazza contro il riconoscimento dei diritti di parte della popolazione nonostante il ruolo istituzionale che le è stato affidato. Anche lei si è unita nel sostenere che lo stato debba tutelare quelle che gli alfaniani definiscono «famiglie naturali», «famiglie all'antica», «famiglie cristiane» e «famiglie normali».
«Non è normale amare una persona dello stesso sesso» sentenzia una ragazza, evidentemente certa che la società e il mondo debbano basarsi sulla sua personale esperienza, forse incoraggiata anche dal fatto che il ministro delegato a spiegarle che si tratta di una cosa perfettamente normale era lì al suo fianco.
«L'italia è sempre stata così» dice una deputata Ncd. «La famiglia eterosessuale è l'unica famiglia che la gente conosce» aggiunge Roberto Forigono, sottolineando come le motivazioni addotte siano tutte riconducibili a non voler cambiare le cose dato che non è un cambiamento che li interessa in prima persona.
Fabrizio Cicchitto non ha mancato di scagliarsi contro «l'etero in affitto» (evidentemente riferendosi all'utero, ndr) mentre tanti, tantissimi manifestanti non hanno la più pallida idea del perché una famiglia gay non debba essere equiparata a quella eterosessuale (curioso, dato che erano lì per manifestare a favore di quell'idea).
«Attenzione, la famiglia che lei chiama eterosessuale è quella che mette al mondo dei figli» è quanto aggiunge Roberto Formigoni... c'è da chiederti se in virtù di questa sua rivendicazione il Ncd chiederà che tutte le famiglie senza figli siano annullate e che il matrimonio possa essere celbrato solo in presenza di prole.

Clicca qui per guardare il servizio.


Trevisto: attraverso i genitori la Lega tenta di bloccare le lezioni di contrasto all'omofobia

Pubblicato il


Per il secondo anno consecutivo l'assessore alla Scuola di treviso, Anna Caterina Cabino, ha aderito al progetto di educazione sentimentale predisposto dall'Usl 9. Ed è così che la Lega non si è accontentata di opporsi alla decisione ma, attraverso il consigliere leghista Riccardo Barbisan, ha attuato un piano per tentare di impedire che i corsi possano svolgersi.
In occasione delle elezioni dei rappresentanti dei genitori dell'istituto comprensivo Coletti (cui fanno capo due scuole dell'infanzia, cinque primarie e due secondarie), sono stati individuati i nomi di due genitori che si dichiarano pronti a contrastare «con decisione» lo svolgimento di lezioni di educazione sessuale che possano «in modo troppo esplicito di rapporti omosessuali». L'idea della Lega è di appoggiare una campagna elettorale in loro favore in modo da convogliare i voti degli omofobi su nomi ben precisi, il cui unico scopo sarà quello di impedire che nelle classi si possa parlare di omosessualità.
La campagna ideologica lanciata da Barbisan denuncia anche come lo scorso anno alcuni genitori turbati dal contenuto delle lezioni dato che i loro figli si sarebbero rivolti a loro per chiedere «spiegazioni per cose che, vista la loro età, non capivano e di cui erano turbati».
Il riferimento lascia chiaramente immaginare che il leghista conti sull'appoggio dei 120 genitori che lo scorso anno si rivolsero ai giornali per sostenere che i loro figli «si fossero sentiti male» nel guardare un filmato che mostrava anche un gay. Anzi, auqlcuno non mancò anche di rievocare tesi russe nel sostenere che quelle immagini rappresentassero una «propaganda pro-gay».


La polemica omofoba del sottosegretario all'Istruzione? È basata su una notizia falsa

Pubblicato il


Ricordate la polemica sollevata dal segretario all'istruzione Gabriele Toccafondi? Nel giorni scorsi l'uomo aveva puntato il dito contro alcuni asili romani che, a suo dire, avrebbero voluto «proporre una visione ideologica della realtà» attraverso la lettura di fiabe che potessero insegnare ai bambini che non esiste un'unica forma di amore, così come gli insegnanti vorrebbero «bypassato il ruolo educativo dei genitori» nell'insegnare il rispetto delle diversità. La polemica aveva trovato appoggio anche tra molte associazioni omfobe, così come persino il portale del Vaticano aveva dedicato ampio spazio alla notizia.
Se il sottosegretario all'istruzione avesse speso del tempo a documentarsi anziché lanciare anatemi contro i gay, forse avrebbe avuto l'occasione di scoprire che l'unica cosa ideologizzata della vicenda è una polemica costruita su una notizia del tutto falsa.
L'asilo, infatti, ha smentito che il libro sia stato mai letto ai bambini, anzi «il testo non esiste nemmeno all'interno del nido». Il titolo del volume in questione, infatti, era semplicemente stato inserito «in un elenco di libri che avevamo suggerito ai genitori, e non ai bambini, di leggere, per discuterne con le educatrici nei pomeriggi di laboratorio genitori-insegnanti che tradizionalmente facciamo, anche nell'ambito del progetto "Educare alle differenze" sostenuto dal Comune».
Insomma, più che bypassare i genitori, li si voleva coinvolgere in una discussione sulle possibili modalità di affrontare i temi che fossero emersi in classe. Nell'elenco, infatti, figuravano anche «libri dove le donne non siano solo infermiere o casalinghe, ma anche astronaute. O dove ci siano protagonisti di etnie diverse». Il tutto con lo scopo di abbattere gli stereotipi di genere nell'interesse dei bambini..
«Non capiamo il perché di questo polverone», dicono gli insegnanti. Ma purtroppo il motivo pare fin troppo evidente, a fronte di un'area politica che non perde occasione di strumentalizzare qualunque notizia (anche alterandola) pur di sostenere che lo stato debba evitare qualsiasi azione volta a contrastare l'omofobia.


Il sottosegretario all'Istruzione torna a condannare la lotta all'omofobia

Pubblicato il


Gabriele Toccafondi, sottosegretario di stato al ministero dell'Istruzione, è un politico tristemente noto per il suo impegno nel tentare di fermare qualsiasi iniziativa di contrasto all'omofobia all'interno delle scuole italiane.
Già nel bloccare la distribuzione agli insegnanti degli opuscoli redatti dall'Unar, l'esponente del Ncd si era affrettato a sostenere che la lotta all'omofobia lede la libertà all'educazione dei genitori (un'affermazione pericolosa che porterebbe a ritenere che un genitore abbia il diritti di far vestire da nazista il figlio o che dei ragazzi possano presentarsi a scuola con gli abiti del Ku Klux Klan). Ora, forse annoiato dall'essere tornato nell'assoluto anonimato, è ora tornato a far sentire la propria voce attraverso una lettera inviata al quotidiano Il Tempo, ovviamente approfittandone per scagliarsi contro alcune giornaliste che avevano osato sostenere alcune iniziative pro-gay lanciate nelle scuole romane.

«Gentile direttore -scrive il sottosegretario- ho letto gli articoli delle vostre giornaliste Fiorino e Poggi sulle letture di fiabe improntate all'ideologia gender fatte in un asilo nido di Roma. Lo dico senza mezzi termini, non è possibile che in certe scuole venga continuamente bypassato il ruolo educativo dei genitori. E non è possibile che i Comuni, cui spetta la gestione degli asili, utilizzino le scuole per le loro battaglie ideologiche. La lotta a ogni forma di discriminazione è giusta e da promuovere, ma non deve essere usata per proporre una visione ideologica della realtà. Ogni tipo di materiale e di progetto educativo su temi sensibili che entra nelle scuole, deve essere assolutamente deciso dai docenti insieme alle famiglie. La nostra Costituzione è chiara e stabilisce che i primi responsabili dell'educazione dei figli sono i genitori, basterebbe leggerla e non interpretarla. È inaccettabile che le scuole non li coinvolgano su argomenti così delicati. Ricordo a tutti il comma 1 dell'articolo 30: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Il patto educativo è sempre un patto a due tra scuola, insegnanti e famiglia, genitori».

Insomma, la sua visione della scuola è un luogo in cui non dev'essere insegnato il rispetto verso ogni diversità attraverso l'informazione, ma un luogo dove indottrinare i bambini sulle convinzioni decise da alcuni dei loro genitori. Vien da sé, infatti, che il riferimento alle famiglie non riguarda davvero tuttii genitori, ma solo quelli che lo votano ed che aderiscono alle varie associazioni cattoliche che si sono erte a rappresentanza della famiglia (di certo non basta chiamarsi forum delle famiglie per rappresentare davvero tutte le famiglie, ndr). Ma quel che è più grave è come, ancora una volta, la politica sia in prima linea nel difendere l'oscurantismo ed imporre uno status quo basato su pregiudizi inaccettabili. Il tutto sulla spella di una parte della popolazione, considerata sacrificabile nel nome di presunte ideologie religiose.
Imbarazzante è anche assistere all'uso di termini inappropriati e basati su ideologie fasciste nelle bocca di un rappresentante dello stato, così come viene la pelle d'oca nell'osservare lo slogan elettorale scelto dal sottosegretario: «al servizio di tutti, servo di nessuno». Non male per un servo del Vaticano che intende escludere parte della cittadinanza dai diritti previsti dall'articolo 3 della Costituzione (curiosamente l'unico che l'uomo ha accuratamente evitato di citare).


La Regione Lombardia pare voler applicare norme inesistenti sulla propaganda omosessuale

Pubblicato il


Ormai non v'è dubbio: la Lombardia mira a diventare la regione più omofoba ed inospitale d'Italia. Resa celebre anche dall'impegno e il lavoro di molti gay, pare aver deciso di cacciarli tutti attraverso continue prese di posizioni dall'aria di incostituzionalità che paiono finalizzate solo ad introdurre norme ideologizzate che mirino alla dignità delle persone.
Dopo l'approvazione della vergognosa mozione volta ad istituzionalizzare l'esistenza di famiglie di serie b, il preoccupante progetto della Lega che vorrebbe l'assimilazione della Lombardia da parte della Russia e la presa di posizione della giunta contro il riconoscimento dei matrimoni gay, ora è liassessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia -Cristina Cappellini- ad essersi scagliata contro una rassegna teatrale. Il motivo? È gay e per lei «la famiglia è una sola, quella naturale composta da una mamma e da un papà. Questa è la posizione chiara e netta di Regione Lombardia». Il riferimento è a "Illecite-visioni", una rassegna di teatro gay organizzata dal Teatro Filodrammatici di Milano.
La ragazza, cresciuta nel movimento dei Giovani Padani e poi negli staff ministeriali di Bossi e Calderoli, non ha mancato di vomitare anche una serie di argomentazioni che paiono ispirate alle peggiori leggi russe contro la cosiddetta «propaganda omosessuale», dichiarandosi contraria «a iniziative che strumentalizzano i più piccoli e faccio appello ai genitori perché valutino bene la presenza dei loro figli a spettacoli che mirano a imporre un modello di società alternativo a quello tradizionale».
Insomma, dalla giunta della Regione Lombardia continua ad arrivare un unico messaggio: la Lombardia è ormai terra della Lega e chiunque non condivida la loro ideologia farebbe bene ad andarsene dalla regione se desidera conservare la dignità che dovrebbe essere garantita dalla Costituzione (spesso ignorata da chi ha basato l'intera azione politica sulla negazione dell'articolo 3).


La Lombardia intima ai sindaci il rispetto della circolare di Alfano ed invita i prefetti ad intervenire

Pubblicato il


Non pago di aver già approvato la mozione omofoba scritta dai Giuristi per la vita, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato oggi una mozione proposta dal Ncd che chiede al Presidente della Regione di diffidare i Sindaci dal trascrivere nei registri dello stato civile i matrimoni fra omosessuali celebrati all'estero.
Come in un copione già visto, il partito di Alfano non ha mancato di tirare in causa affermazioni poco condivise come il ritenere che l'articolo 29 della costituzione si rivolga esclusivamente alle coppie formate da un uomo e una donna nonostante il sesso dei coniugi non sia menzionato. Il tutto finendo con l'intimare ai sindaci al rispetto della circolare di Alfano anche se quel testo contrasta con il diritto europeo (curiosamente mai citato nella mozione) e paia un atto illegale alla luce dell'articolo 95 del d.p.r 396/2000.
Ma non solo. Il Consiglio regionale della Lombardia invita il legislatore ad un riconoscimento delle unioni civili gay solo a patto che non ottengano i diritti che -a loro parere- devono essere riservati esclusivamente alla coppie eterosessuali (creando di fatto dei cittadini di serie b che contrastino con l'articolo 3 della Costituzione, anche in questo caso curiosamente mai citato.
Iolanda Nanni, consigliere regionale del M5S, ha commentato: «Si tratta dell'ennesimo atto demagogico presentato dalla maggioranza che attesta solo lo scollamento di questi rappresentanti istituzionali dalla società e dall'evoluzione della famiglia: peraltro, la trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all'estero da parte dei Comuni non è materia di competenza regionale; come M5S da tempo denunciamo l'uso propagandistico e demagogico delle funzioni del Consiglio regionale e siamo di fronte all'ennesimo caso di uso strumentale di quest'Aula, mentre la Regione avrebbe bisogno che discutessimo urgentemente e senza perdere tempo le importanti e complesse tematiche di nostra competenza».
Il movimento ha espresso anche «ferma contrarietà per questa mozione che si fonda su premesse giuridiche inconsistenti, in quanto richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale che con la sentenza n. 138 del 2010 stabilisce che il riconoscimento delle famiglie omosessuali non è in alcun modo vietato dalla Costituzione e che tale materia è oggetto delle competenze del Legislatore il quale, se ne avesse la volontà politica, potrebbe più che legittimamente inserire nell'ordinamento tutele delle famiglie omosessuali, nonché il riconoscimento dei loro diritti. La sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale è quindi richiamata, all'interno della mozione, in modo del tutto fuorviante e strumentale [...] La mozione fa inoltre riferimento all'ordinamento comunitario, anche in questo caso in modo strumentale e fuorviante: l'ordinamento comunitario, ad oggi sul punto inapplicato e disatteso in Italia, prevede la tutela dei diritti LGBT e delle famiglie omosessuali. Insomma la mozione si fonda su richiami giuridici ed ordinamentali che in realtà smentiscono le conclusioni a cui giunge la mozione stessa: questo è un capolavoro di ipocrisia e disonestà intellettuale, ed è purtroppo un triste tentativo di fare demagogia e propaganda politica sulla vita delle famiglie omosessuali».


L'articolo 95 del d.p.r 396/2000 contraddice Alfano

Pubblicato il


L'articolo 95 del d.p.r 396/2000 parla chiaro: «Chi intende promuovere la rettificazione di un atto dello stato civile o la ricostituzione di un atto distrutto o smarrito o la formazione di un atto omesso o la cancellazione di un atto indebitamente registrato, o intende opporsi a un rifiuto dell'ufficiale dello stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione o di eseguire una trascrizione, una annotazione o altro adempimento, deve proporre ricorso al tribunale nel cui circondario si trova l'ufficio dello stato civile presso il quale e' registrato l'atto di cui si tratta o presso il quale si chiede che sia eseguito l'adempimento».
Quella legge è in vigore in Italia dal 30 marzo 2001 e dice chiaramente che la cancellazione di una trascrizione dev'essere decisa da un tribunale e non da un prefetto. Ciò nonostante, il ministro degli Interni Angelino Alfano pare aver deciso di non curarsene e, seguendo le indicazioni fornitegli da Vita Cattolica, ha deciso di inviare la nota circolare con cui ha invitato i prefetti a compiere un'azione che solo la magistratura può disporre. Il tutto trovando un'esecuzione alla sua richiesta prettamente ideologica ad Udine e a Roma. Poi, giusto per non farcii mancare niente, c'è anche una parte politica che in nome di quell'atto dalla dubbia legalità ringraziano Alfano sostenendo che la discriminazione debba essere imposta per legge in nome di una presunta illegalità nel non seguire le disposizioni imposte dal ministro. Una tesi che ci riporterebbe alle più buie monarchie assolute...

Ed è così che anche il Codacons ha annunciato battaglia legale. L'associazione, che provvederà a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per la verifica del provvedimento emesso della Prefettura, dichiara: «Il provvedimento con cui il prefetto Pecoraro annulla le trascrizioni delle nozze gay registrate dal sindaco Ignazio Marino, sarà impugnato dal Codacons al Tar del Lazio, in quanto atto contrario alle disposizioni comunitarie».

Duro nei commenti è anche Arcigay che tuona: «Siamo sconcertati: questo Governo continua a prendere a bastonate la richiesta di diritti degli italiani e delle italiane. Questo esibizione di autoritarismo del Ministro Alfano e dei suoi funzionari offende la storia democratica del nostro Paese e ricorda tempi bui che volevamo aver seppellito nel passato italiano. Non è né con le manganellate né con gli atti di imperio che si governa la legittima e sacrosanta richiesta di diritti dei cittadini e delle cittadine: la piega che ha preso questo governo delle larghe e torbide intese ha del raccapricciante. Vorremmo poterci svegliare da questo brutto sogno e riscoprire una politica mossa dal senso di giustizia, dal rispetto reciproco, dai valori dell'uguaglianza e del riconoscimento dell'altro. Invece l'incubo è reale, la domanda dei diritti viene azzittita con la forza, esercitata anche nei confronti di sindaci di grandi città, uomini dello Stato che, al contrario di chi ci governa a Roma, sanno di dover corrispondere ai bisogni di una comunità. A quei sindaci rinnoviamo stima e sostegno, al loro fianco continueremo a lottare per riscattare la nostra Italia dalla palude reazionaria a cui la sta condannando questa sciagurata compagine di governo».


Udine: l'opposizione di centrodestra diffida il sindaco dal continuare a difendere i diritti dei gay

Pubblicato il


Ad Udine i consiglieri comunali di centrodestra hanno depositato oggi una diffida nei confronti del sindaco Honsell affinché non possa utilizzare «risorse economiche, umane e tecnologiche dell'amministrazione comunale per opporsi all'annullamento della trascrizione delle nozze gay» effettuata da un commissario prefettizio ad acta.
I firmatari della diffida minacciano anche azioni punitive nei confronti di una qualsiasi azione volta a difendere i diritti delle coppie gay che hanno contratto un matrimonio all'estero, asserendo che «verranno segnalati alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica».
Secondo Adriano Ioan, leader dell'opposizione, l'impegno profuso dal sindaco non sarebbe altro che una «battaglia ideologica» che «niente ha a che fare con il metodo del buon padre di famiglia insito nella tradizione del popolo friulano».
Dalle sue parole pare evidente che l'uomo debba avere una visione veramente strana della figura paterna, altrimenti non si capirebbe il suo inneggiare ad un uomo iracondo ed omofobo che dovrebbe dimostrarsi pronto a cacciare e rinnegare i propri figli gay. In un mondo normale, infatti, qualunque padre è chiamato a fare di tutto perché tutti i propri figli possano vedere riconosciuti i propri diritti legittimi, anche se il signor Ioan non piace. Proseguendo nella sua figura retorica, infatti, il suo modo di fare non è molto dissimile da quello di un bambino viziato che si crede il preferito di famiglia e che vuole dettare legge ai fratelli.


Il prefetto di Roma annulla le trascrizioni. Il gay Center: «È un attacco del Governo Renzi ai gay»

Pubblicato il


Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha deciso di inviare un atto formale al sindaco della capitale per intimare la cancellazione delle sedici trascrizioni di matrimoni gay contratti all'estero, da lui ritenute nulle.
«Il gesto di Pecoraro ci appare contrario al diritto e profondamente ingiusto -ha dichiarato Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli- a questo punto ci aspettiamo che il Parlamento intervenga urgentemente a colmare l'ormai intollerabile vuoto legislativo sui diritti delle coppie gay e lesbiche che la tenacia dei sindaci che hanno effettuato le trascrizioni ha avuto il merito di mettere in evidenza. Non possiamo che augurarci che la grande attenzione e il crescente consenso dell'opinione pubblica rispetto a leggi di uguaglianza e inclusive nei confronti della comunità lgbt rappresentino l'occasione per tornare a discutere di un intervento legislativo che garantisca la piena dignità e uguaglianza della nostra comunità, abbandonando l'idea di istituti specifici che, pur tamponando situazioni emergenziali, ripropongono segregazioni e disuguaglianze e sacrificano sull'altare del consenso elettorale le vite di milioni di cittadine e cittadini».
Più duro è il commento di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che dichiara: «L'atto di annullamento da parte del Prefetto delle trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all'estero effettuate dal Sindaco di Roma Marino, è un attacco durissimo contro i gay da parte del Governo Renzi. Inutile dire che c'è un Ministro dell'Interno su cui pende una mozione di sfiducia in Parlamento per le manganellate agli operai, a cui il Premier Renzi lascia campo libero nel condurre una battaglia personale e politica, di parte, contro i matrimoni gay e i Sindaci che in tutta Italia stanno trascrivendo i matrimoni e le unioni civili. Qui siamo a Renzi, che fa annunci di una legge sul modello tedesco e poi fa gestire nella pratica la questione gay ad Alfano, pronto anche ad andare in piazza contro quella stessa legge annunciata. C'e' più di qualche ragione per chiedere conto al Governo di un'azione di polizia contro l'amore gay che mai si era vista nemmeno con i governi di centro destra. Le unioni gay non possono essere trattate come una questione di ordine pubblico. Contro l'annullamento faremo ricorso, ma la parola prima che ai tribunali è di pertinenza della politica. Renzi non si nasconda dietro gli annunci».

Update 18:58: È attraverso Facebook che Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha dichiarato: «Abbiamo dato mandato ai nostri uffici di fare un approfondimento. In questo momento non accettiamo l'ordine del prefetto di Roma di cancellare le trascrizioni già avvenute».


Il Ncd sceglie l'ostruzionismo in Senato: «I gay vanno disciplinati, non tutelati»

Pubblicato il


«No ai matrimoni gay, no alle adozioni gay o la previsione dell'utero in affitto e un secco no alla reversibilità delle pensioni». Così Bruno Mancuso, senatore del Nuovo Centrodestra, si è ripetuto come un disco rotto durante la discussione in Commissione Giustizia al Senato del testo base proposto dalla senatrice Cirinnà riguardo le unioni civili.
«Non c'è alcuna insensibilità da parte del Nuovo Centrodestra nei confronti di quanti decidono di convivere indipendentemente dal sesso -ha affermato Mancuso- la cosa importante però è non invertire i paradigmi. Esiste una famiglia che va tutelata. Poi esistono altre forme che vanno disciplinate. Ma non arriviamo all'assurdo che queste forme vengano prima della famiglia o si confondano con la famiglia».
Insomma, secondo il senatore esisterebbero due famiglie diverse: una da tutelare e l'altra da disciplinare dopo averla esclusa dalle tutele. Inutile a dirsi, l'esclusione dalla reversibilità pare volta esclusivamente alla all'arricchimento del primo gruppo grazie allo sfruttamento del secondo, in una nuova forma di schiavitù che il partito di Alfano vuole reintrodurre in Italia (ancor più considerato come i figli non siano un canone, basando la discriminante sul naturale orientamento sessuale dei singoli cittadini).
Per motivare le sue affermazioni Mancuso non ha mancato di ripetere a pappagallo le frasi che il suo partito ripete ad ogni occasione, indifferente a come siano state più volte smontate: l'uomo ha parlato del «diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre secondo i canoni della famiglia tradizionale» ed è così finito indirettamente a chiedere che i figli siano tolti dalle famiglie monoparentali nel caso di divorzio o di morte di uno dei due coniugi. Ed, ancora, ha rivendicato che «non è ammissibile l'esplicita equiparazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso al matrimonio, in quanto ciò si pone in diretta antinomia con l'articolo 29 della Carta fondamentale» La Cassazione e la Corte Costituzionale leggono diversamente il significato di quell'articolo, ma evidentemente sono enti che non hanno diritto di replicare allo slogan creato e diffuso da Giovanardi.