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Al Meeting di Rimini si parla di nuovi diritti, ma qualcuno premette che è solo per combatterli

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Nonostante dal 2002 sia finanziato con oltre 2 milioni di euro pubblici, il Meeting di Rimini è un evento privato organizzato annualmente da Comunione e Liberazione come occasione di incontro e di pressione sulle politiche statali.
Tra i vari incontri in programma, ha fatto scalpore quello intitolato: «Il rovescio del diritto: i nuovi diritti». Per la prima volta in un contesto ciellino, qualcuno ha osato pronunciare parole impronunciabili come «diritti», «nuovi diritti», «diritti sociali» e  persino «diritti civili». Una cosa mai successa. Ancor più se si considera come il relatore abbia osato affermare che «Non dobbiamo imbracciare l'arma dei divieti, ma bisogna riportare il dibattito su ciò che la retorica dei diritti oscura: i costi, non solo ma anche quantitativi» o che «L'errore di noi cattolici è tradurre interamente la morale in diritto».
Parlare di un'apertura ai diritti gay appare sicuramente inadeguato, così come gli organi di stampa ciellini (anch'essi finanziati con denaro pubblico) si sono affrettati a sottolineare. Sull'immancabile Tempi il punto di vista propinato ai lettori viene chiarito già dal titolo: "L'inganno dei nuovi diritti, il ruolo della legge e la posizione cattolica. Ma i relatori si dividono su come dare battaglia". Insomma, si premette che i nuovi diritti siano un «inganno» e che sia necessario «dare battaglia».
Nell'articolo la questione viene poi riassunta con un «del matrimonio gay», «non bisogna preoccuparsi troppo» né cercare di impedirli con la legge, «perché è una dimensione in cui la testimonianza e l'esempio sono più forti di una battaglia giuridica», «la vera battaglia da fare subito è quando i diritti mostrano la loro faccia feroce e impediscono, ad esempio, l'uso di alcuni termini perché connotati dal genere». Qui «c'è una invasione della libertà e allora bisogna difendersi perché quando il diritto impedisce la libertà, diventa illegittimo. Altra cosa invece è una legislazione secolare che non impedisce la mia libertà fino in fondo».


Buonanno: «Gli omosessuali hanno rotto le palle»

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L'intervista risale a nove mesi fa, quando l'intervistatore di "Funamboli" chiese conto a Gianluca Buonanno del finocchio mostrato in Parlamento all'Onorevole Zan. In quell'occasione, dopo aver tentato di negare il proprio gesto, il leghista affermò: «Io ho amici omosessuali, però io non sopporto che gli omosessuali -gay, lesbiche e compagnia bella- ogni volta fanno le vittime. Appena dici: "Bhe" dicono "Ce l'hai con noi. Dobbiamo fare così, dobbiamo fare cosà". Gli omosessuali han rotto le palle. Ci sono cose più importanti di queste cose qui. Credo che in Italia il lavoro vero sia il lavoro, il futuro delle pensioni, i nostri anziani. Io non ce l'ho con loro, però diamoci una calmata. Hanno in mente solo e sempre una determinata cosa [...] Sono una lobby. L'ha detto anche il Papa. Come c'è una lobby dei meridionali, c'è una lobby dei gay. Garibaldi ha unito l'Italia ma ha diviso l'Africa».
Certo che con il senno di poi appare difficile trovare un senso alle sue parole: se la sua priorità è pensare agli altri ed accantonare la richiesta di riconoscimento giuridico avanzato day gay, in che modo spera di farlo se passa il suo tempo a le fotografie di Putin o il proporre multe di 500 euro per i gay che dovessero baciarsi in pubblico? Questo dovrebbe portare benefici alle priorità da lui illustrate?
E che dire dei fondi pubblici che verranno destinati alla Festa della salamella creta come puro sfottò nei confronti degli attivisti che scenderanno in piazza per protestare contro la sua proposta di criminalizzazione dell'affettività fra persone dello stesso sesso? È togliendo risorse alle casse comunali che spera di far qualcosa per gli anziani del suo paese?
Ma forse è inutile porsi troppe domande dinnanzi ad un politico che vuole lanciare il sasso per poi nascondere la mano, percependo stipendi pubblici nonostante la sua dichiarata volontà di ignorare la Costituzione che prevederebbe pari dignità per tutti (omosessuali e meridionali compresi).


Gay: Palermo ripiomba nel Medioevo e le mozioni si scrivono in base all'Antico Testamento

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La città di Palermo ha deciso di seguire le infauste orme della Lombardia e, con 30 voti a favore e 4 contrari, ha approvato l'istituzione di una «giornata della famiglia naturale». La mozione appare anche questa volta ispirata dai Giuristi per la Vita ed è stata presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Figuccia (già tristemente per le motivazioni bibliche addotte contro la celebrazione del gay pride cittadino).
«Adesso voglio vedere quando Orlando ci dirà di celebrare la nostra festa, dato che lui tifa per il Pride. Io ho scritto anche a Papa Francesco, che però non mi ha risposto: ho spiegato che noi siamo una maggioranza silente e non dobbiamo vergognarci di esprimere il nostro parere contro questo fenomeno, che deriva dalla società malsana, senza valori», dice Figuccia ricalcando i tristi slogan delle varie Sentinelle in Piedi.
In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, il consigliere si dice certo che la scienza sbagli e che i suoi pregiudizi siano da imporre per legge: «Chi ci dice che l'omosessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia. I motivi dell'omosessualità vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo». Insomma, basta inventarsi una propria teoria e poi imporla per legge... un bell'esempio di una democrazia matura!
Figuccia non ha mancato di sottolineare come le sue teorie si basino sull'Antico Testamento: «Io sono l'ultimo giapponese che crede nell'Antico Testamento, è già scritto tutto lì: Sodoma, Gomorra, Babele. Se un giorno dovesse tornare il giudizio di Dio -sostiene il consigliere- chi si è reso colpevole di queste cose non potrà salire sull'arca di Noè».
Luigi Carollo, presidente di Articolo Tre di Palermo, ha commentato: «Vorrei ricordare a Figuccia che non può dire cosa è scientifico e cosa no, dato che questo è un compito che spetta all'organizzazione mondiale della sanità: già 30 anni fa l'idea di Figuccia è stata bocciata, il consigliere se ne faccia una ragione. Evidentemente l'ossessione di Figuccia è il Pride: nessuno di noi è contrario alla giornata della famiglia naturale, mentre lui intende questa giornata come un baluardo contro il Pride. Il nodo importante però è che la mozione è stata votata da 30 consiglieri comunali su 34 presenti, molti dei quali appena un anno fa si erano espressi per la nascita del registro delle unioni civili: la città in pratica ha fatto un enorme passo indietro».


Buonanno (Lega) prova a deride i gay con la Festa del wurstel e della salamella

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Dopo essersi soffiato il naso con la bandiera europea in diretta televisiva (salvo poi ricevere uno stipendio dall'istituzione sbeffeggiata), pare Gianluca Buonanno voglia fare lo stesso anche con l'articolo 3 della Costituzione Italiana, dato che proprio non ne vuole sapere di garantire «pari dignità sociale» a tutti i cittadini.
Ed è così che, dopo aver proposto una delibera per multare i baci gay, l'europarlamentare e sindaco di Borgosesia ha scelto di prendere in giro la manifestazione di protesta che vedrà numerosi attivisti decisi a scambiarsi dei baci proprio contro la sua proposta di divieto.
Ed è così che i soldi pubblici verranno utilizzati per dar vita alla "Festa del wurstel e della salamella", con tanto di finocchi, banane, cetrioli, zucchine e patate per i vegetariani. Il tutto in contemporanea con la manifestazione di protesta e con giochi parole degni di un bambino di cinque anni (e forse neppure fra i più intelligenti, dato che anche a quell'età certi giochi di parole appaiono stupidi).
Ci si stupisce poi se delle 17enni credono sia divertente voler dar fuoco ai gay, ma poi è sempre la politica a dimostrarsi mandante di quelle aberrazioni, con incitamenti all'odio fatti alla luce del sole solo per conquistare la simpatia (e i voti) della massa più ignorante della società (che dopo continui tagli all'istruzione, rischia di crescere a dismisura, per il piacere di politici-imbonitori e con buona pace per un improbabile futuro dell'Italia). Ma dove vogliamo andare se le amministrazioni comunali sono le prime a macchiarsi di reati omofobici a spese dei cittadini?

Clicca qui per guardare la vergognosa locandina dell'evento.


Spunta la lettera segreta di Zelger: «Guai se qualche radicale sapesse di questo nostro coordinamento»

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Dopo aver ottenuto l'approvazione della mozione anti-gay presentata dal consigliere comunale Alberto Zelger (Lista Tosi), decine di cittadini stanno inondando le redazioni di giornali e siti internet con mail che contengono sempre lo stesso messaggio:

Scrivo per esprimere pubblicamente i miei ringraziamenti al Consiglio comunale di Verona, per essersi fatto carico delle preoccupazioni di tanti genitori. Ho saputo che, il 23 luglio scorso, il Consiglio comunale di Verona ha approvato un importante documento in difesa della famiglia naturale e contro i progetti educativi, che vorrebbero imporre ai nostri figli nelle scuole una visione della sessualità improntata all'ideologia del gender: non più maschi e femmine, ma qualcos'altro che falsa la verità naturale.

Se le modalità comunicative appaiono inequivocabilmente le stesse di certi noti movimenti anti-gay (dall'auto proclamarsi «tanti» al rivendicare presunte necessità di «difendere» la famiglia), a far clamore è quanto rivelato da il Corriere Veneto.
Il quotidiano racconta di aver ricevuto una lettera firmata dallo stesso Zelger si presume fosse riservata solo «a pochi intimi», all'interno della quale si esortava il destinatario a «scrivere ai giornali, al sindaco e ai consiglieri comunali ringraziando il consiglio per aver fatto proprie le preoccupazioni di tanti genitori, schierandosi in difesa della famiglia naturale e a protezione dei nostri figli».
In allegato c'era anche un fac-simile della lettera da spedire e una serie di indirizzi email. Evidentemente poco osservata è stata la raccomandazione del consigliere che chiedeva «un piccolo sforzo per modificare il contenuto, meglio evitare di scrivere mail tutte uguali». Veniva anche sottolineato come tutto ciò dovesse essere fatto in assoluta segretezza:

Ti ringrazio per quanto vorrai fare e ti prego di passar parola soltanto agli amici che condividono i nostri valori, chiedendo anche a loro di fare altrettanto. Guai se qualche radicale sapesse di questo nostro coordinamento. Anche il Vangelo ci sprona ad essere "prudenti come i serpenti e semplici come le colombe".

Attraverso una vera e propria lista di proscrizione, la lettera riportava i nomi dei consiglieri «traditori», ossia di chi non aveva sostenuto ideologicamente la mozione o aveva mancato di agire come richiesto. Si andava da Daniele Polato di Forza Italia ed Andrea Sardelli del Gruppo Misto (che «hanno firmato ma al momento del voto risultava assenti») sino a Marisa Brunelli (che, nonostante la sua «estrazione cattolica», era assente e non ha firmato la mozione). Sul fronte del Pd il dito veniva puntato contro i «cattolici» Fabio Segattini, Luigi Ugoli e Stefano Vallani.


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La Russa propone l'inserimento di un esplicito divieto ai matrimoni gay nella Costituzione

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Ignazio La Russa ha presentato un progetto di legge costituzionale volto a modificare l'articolo 29 della Carta Fondamentale al fine di inserire un esplicito divieto divieto ai matrimoni gay. Il nuovo testo, infatti, prevederebbe che la famiglia si fondi «sul matrimonio contratto da persone di sesso diverso», che «l'adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio» e che la legge possa stabilire «i vicendevoli diritti e doveri di coloro che, pur senza contrarre matrimonio, assumono l'impegno di convivere stabilmente».
«Se vogliamo ritornare ad un sereno dibattito sui temi delle coppie di fatto, delle unioni gay e delle adozioni, bisogna inserire in Costituzione alcuni principi fondamentali, al di fuori di ogni equivoco e strumentalizzazione», ha dichiarato su Facebook.
Proprio in questi giorni un sondaggio dell'Unione Europea ha mostrato come il Vecchio Continente appaia diviso in due aree: una occidentale più liberale che riconosce le famiglie gay, l'altro rappresentata dai Paesi dell'ex-Urss dove le nozze gay sono vietate costituzionalmente. Veniva anche segnalato come in termini di diritti civili l'Italia apparisse più vicina al secondo gruppo che ai paesi più avanzati, così come la presenza i politici più omofobi d'Europa.
Il progetto di legge di La Russa pare voler dare piena ragione a quei dati, dimostrando la chiusura della politica nostrana e catapultando il Bel Paese fra i Paesi dell'est europeo. Allo stesso tempo viene implicitamente dichiarato che il presunto divieto costituzionale alle nozze gay sventolato negli ultimi anni dalla destra (attraverso una reinterpretazione del termine «naturale») in realtà non sia tale, altrimenti non ci sarebbe certo bisogno di introdurre quelle modifiche costituzionali.


Lombardia: i bandi delle case popolari saranno aperti anche alle coppie di fatto

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Durante il dibattito del PRERP per il triennio 2014-16 (il documento di programmazione delle politiche abitative), il Consiglio regionale della Regione Lombardia ha approvato un ordine del giorno presentato da Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, che invita la Giunta regionale a consentire l'accesso ai bandi per gli alloggi popolari anche alle coppie di fatto. A sorpresa il gruppo consiliare PD ha votato contro l'ordine del giorno.
«L'ordine del giorno -ha dichiarato la Nanni- è finalizzato a estendere le misure di sostegno al fabbisogno abitativo delle nuove tipologie familiari: coppie di fatto, famiglie monoparentali e monoreddito, anziani soli. Queste categorie sono infatti escluse dai bandi in Lombardia che si rivolgono specificatamente a coppie sposate e famiglie tradizionali. I dati illustrano che in Lombardia la società si è evoluta verso differenti forme familiari che Regione Lombardia non può più ignorare. Siamo sorpresi e delusi dal voto contrario del PD sul rafforzamento e la revisione delle misure di welfare abitativo che dovrebbe essere un tema a cuore di tutte le forze politiche. Tutte le famiglie meritano tutela e siamo soddisfatti del risultato ottenuto grazie al M5S Lombardia».


Matteo Salvini: «Io renderei obbligatori i libri della Fallaci nelle scuole»

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Di fronte ad un liceo romano che ha suggerito agli studenti la lettura di un libro contenente dei personaggi gay, la Lega Nord ha ritenuto di citare l'accaduto per approvare una mozione contro quella che è stata definita «l'esaltazione della vita gay». A Verona, invece, di è preferito vietare direttamente che nelle scuole pubbliche si possa parlare di sessualità ed omosessualità.
Eppure se i libri non parlano di accoglienza ma istigano alla xenofobia, tutto cambia. Ed è così che La Padania di oggi ha dedicato spazio ad una fra le più infelici affermazioni di Matteo Salvini, pronto a dirsi favorevole a rendere obbligatoria nelle scuole la lettura dei libri di Oriana Fallalci.
A corredo anche il classico annuncio volto a creare terrore, in cui si parla di un alto rischio di attentati islamici in Norvegia e lo si accosta con la presunta eccessiva concessione di cittadinanze agli stranieri (curioso... sia perché la legge Bossi-Fini sull'immigrazione è opera loro, sia perché la concessione della cittadinanza non ha nulla a che vedere con la notizia, dato che la polizia norvegese ha ben precisato come la preoccupazione riguardi «un piccolo gruppo di miliziani di nazionalità norvegese»).
Insomma, l'invito all'accoglienza delle diversità viene bollato come una «campagna ideologica» destinata a ragazzi troppo giovani per poter comprendere (cosa non si sa, ndr) ma poi si vorrebbero rendere obbligatori testi che incitano all'odio...


Monica Cirinnà: «Il dibattito sul testo unificato sulle unioni civili va avanti»

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La senatrice e relatrice Monica Cirinnà (Pd) ha rigettato la richiesta di sospensione della discussione del progetto di legge sulle civil partnership in Commissione Giustizia avanzata dal Ncd di Alfano.
«La Commissione Giustizia ha deciso oggi di proseguire il dibattito sul testo unificato sulle unioni civili -ha affermato- Arriveremo così a settembre con una discussione ed un'analisi ampia e approfondita anche rispetto ai tanti contributi, politici e culturali, usciti recentemente sulla stampa italiana. Tutte le fasi importanti che vedono cambiamenti radicali nella nostra società sono caratterizzati spesso da opinioni divergenti. Compito della politica è, dopo aver ascoltato e tentato la comprensione di tutte le posizioni, di fare una sintesi ed elaborare un testo definitivo al quale tutti i senatori potranno contribuire con emendamenti. Se dovesse esserci anche un contributo da parte del Governo questo sarà da accogliere positivamente perché sarebbe una manifestazione di grande interesse e sensibilità. Resto comunque convinta che la strada parlamentare sia quella che consenta la maggiore condivisione, strada che consente tranquillamente al governo di contribuire presentando proposte ed emendamenti, anche sostanziali, per dare presto al Paese una legge da troppo tempo attesa e che viene chiesta a gran voce anche dai tanti sindaci che, in modo autonomo e diverso da città a città, stanno tentando di dare una risposta ai cittadini che reclamano il riconoscimento di diritti anche presso le anagrafi».
In questo quadro, però, risulta difficile comprendere le affermazioni rilasciate il 27 luglio scorso ad Avvenire da Renzi, il quale aveva sostenuto che il testo della senatrice Cirinnà sul riconoscimento delle unioni gay sarebbe superato da un decreto governativo. In quell'occasione lasciò anche intendere che, dopo aver spostato la scadenza da fine maggio a settembre, il tutto sarebbe slittato a data da destinarsi.


Maurizio Lupi: «Il premier dovrà capire. In Italia non ci sarà mai un matrimonio per coppie omosessuali»

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C'è da chiedersi a cosa servano le aule parlamentari dato che si ha l'impressione che i nostri politici preferiscano occuparsi della cosa pubblica attraverso le pagine di Avvenire. È attraverso le pagine del quotidiano della Cei, infatti, che il sottosegretario Toccafondi ha annunciato che la strategia nazionale di contrasto all'omofobia sarebbe stata interrotta (così come avvenuto), è da lì che il premier Renzi ha ritrattato l'impegno preso con gli elettori riguardo alle unioni gay ed è da lì che Carlo Giovanardi ha sostenuto che la proposta di legge Cirinnà sulle unioni gay presenti problemi di costituzionalità.
Anche Maurizio Sacconi (Ncr) ha spiegato ad Avvenire che la concessione di uguali diritti economici alle coppie gay metterebbe a repentaglio la sostenibilità del sistema previdenziale, «il cui precario equilibrio sarebbe messo in discussione a partire dalla pensione di reversibilità che già oggi costa ogni anno oltre 40 miliardi». Il tutto quasi a voler legittimare la creazione di cittadini di serie b che non abbiano alcun diritto ma contribuiscano a sostenere economicamente i diritti altrui.
Ed è sempre attraverso le pagine di Avvenire che il ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi (Ncd), ha definito «irricevibile» la proposta di legge presentata dal Pd (peraltro riferendosi presumibilmente a quella già "rottamata", dato che le intenzioni di Renzi non sono ancora state rese pubbliche) ed annuncia: «Non se ne parla, il premier dovrà capire. In Italia non ci sarà mai un matrimonio per coppie omosessuali».
Lupi ha anche sostenuto che il partito di Alfano non sia disponibile ad una «forma di "matrimonio-fotocopia"» e sia disponibile solo ad «individuare nel codice civile le carenze rispetto alle tutele di alcuni diritti individuali e a regolamentarli con maggiori tutele».


Il Governo elimina i riferimenti alla strategia nazionale lgbti. Le associazioni: «Agiremo in sede europea»

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La denuncia viene lanciata in un comunicato congiunto siglato da Agedo, Arcigay, ArciLesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Equality Italia e Famiglie Arcobaleno che segnalano come il 24 luglio scorso il Ministero del Lavoro abbia informato dell'avveduta trasmissione formale agli uffici della Commissione Europea il PON Inclusione sociale dal quale è stato deciso di eliminare l'obiettivo "Lotta contro tutte le forme di discriminazione e per la promozione di pari opportunità" e ogni riferimento all'orientamento sessuale e all'identità di genere tra le cause di potenziale discriminazione o alla Strategia nazionale lgbti.
«Prendiamo atto -affermano le associazioni- della mancata risposta da parte del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali alla nostra richiesta d'incontro urgente per verificare la possibilità di inserire il riferimento esplicito alle azioni antidiscriminatorie in ambito lavorativo, con particolare riferimento a orientamento sessuale e identità di genere, sia nella bozza di Accordi di Partenariato che nella bozza di PON Inclusione sociale.
Agiremo in sede europea per far sì che l'Accordo di Partenariato tra Italia e Unione Europea e il PON Inclusione sociale dell'Italia rispettino gli standard europei in tema di antidiscriminazione e chiediamo sin d'ora alla Commissione Europea di vigilare sul caso italiano».


Sulle unioni gay Renzi cambia le carte in tavola. Arcigay replica: «Faccia il serio, basta giochetti»

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In quella che pare ormai diventata una prassi per tutti i politici italiani, anche Matteo Renzi ha scelto di annullare tutto ciò che è stato detto in merito ai diritti civili delle coppie gay. La sede scelta per l'annuncio non è istituzionale, ma si sono preferite le pagine del giornale dei vescovi: in un'intervista rilasciata ad Avvenire, il premier ha dichiarato che «Io ho sempre detto che i diritti civili stanno in un pacchetto che parte dalle riforme costituzionali. Una volta che il Parlamento avrà terminato di votare queste, discuteremo anche su quella che ritengo essere una assoluta e corretta rappresentazione delle civil partnership, sul modello tedesco. E sarà superato il ddl Cirinnà perché anche in questo campo vedremo una proposta ad hoc del governo, che è pronto a prendere una sua iniziativa».
Su come sia stato superato, quale sia la nuova proposta e in che modo di intenderà garantire i diritti dei gay non viene detto nulla. E di certo fatto che l'annuncio giunga da un giornale da sempre contrario a qualsiasi riconoscimento dei diritti civili (anzi, spesso artefice di campagne discriminatore e diffamatorie) non fa certo ben sperare.
«Sta diventando una storia grottesca -ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay-  al limite dello schizofrenia, se teniamo presente che Renzi è anche il segretario del partito di cui fa parte la senatrice Cirinnà. Proprio il premier sul tema delle unioni tra persone dello stesso sesso aveva fissato una data: settembre. E proprio in vista di quella scadenza il Parlamento aveva messo in campo una proposta, cioè un punto da cui iniziare la discussione. Ora il capo dell'esecutivo fa lo sgambetto al potere Legislativo, proprio mentre nel Paese si solleva l'allarme per quella che qualcuno chiama la "svolta autoritaria", arrogandosi una priorità nella proposta ma senza entrare nel merito dei contenuti che la caratterizzeranno. Viene spontaneo allora domandarsi: a quale scopo Renzi rottama il testo della senatrice Cirinnà? Vuole migliorarlo o peggiorarlo? E soprattutto: al di là del punto di partenza, qual è il punto di arrivo che Renzi si è prefissato in tema di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso? Con quali tempi intende giungere a meta? Rispetterà la scadenza che lui stesso si è dato? La sensazione è che questo sia l'ennesimo "giochetto", una modalità in Italia ormai rodata per confondere le carte e dilatare i tempi. Allora facciamo un appello alla serietà e alla concretezza: siamo davvero stanchi di essere rimbalzati da un testo all'altro, come fossimo allodole da rimbambire con un gioco di specchi. Renzi dica una volta per tutte di quale legge sta parlando, senza scomodare fascinazioni esterofile, ma chiarendo nel dettaglio i diritti che si vuole siano riconosciuti alle coppie di gay e lesbiche. Lo dica senza ambiguità e nelle sedi corrette, senza che il dibattito acquisisca il retrogusto dell'inchino alla lobby che da sempre ostacola, grazie alla complicità della classe politica italiana, il raggiungimento di qualsiasi obiettivo su questi temi».


Verona: approvata una mozione che impedirà di parlare di omosessualità nelle scuole

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Con 17 voti a favore e 12 contrari, il consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione volta ad impedire che nelle scuole comunali si possa parlare di omosessualità. La proposta prevede l'istituzione di un «osservatorio» che vigili sulle attività scolastiche e fornisca «un'adeguata informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all'affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sugli eventi ludici, che vengono proposti ai loro figli». Inoltre il Coordinamento dei Servizi Educativi verrà incaricato di raccogliere le «segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all'affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi». Sarà anche istituito un numero verde incaricato di raccogliere tali segnalazioni.
Il promotore della legge è Alberto Zelger, consigliere della Lista Tosi, grande sostenitore de La Manif Pour Tous Italia e presidente del Movimento Europeo per la Difesa della Vita e Dignità Umana (una onlus dotata di un assistente ecclesiastico nominato con bolla vescovile che ha lo scopo di promuovere iniziative in collaborazione con le associazioni «che si ispirano alla concezione cristiana della vita e dell'uomo»).
Zelger si dice pronto a sostenere che la scuola pubblica propone «progetti educativi volti a declassare l'impegno matrimoniale tra un uomo e una donna, considerandolo un mero stereotipo di genere, equivalente ad altri tipi di unioni affettive». Ed è così che, partendo dal presupposto che l'omosessualità non sia una orientamento sessuale naturale ma «un'ideologia che non trova riscontro con il dato biologico e con la necessità di un equilibrato sviluppo psico-fisico del bambino», evidentemente non si fa problemi nel sostenere la necessità di abbandonare a sé stessi gli studenti gay e di propagandare un'ideologia malata che possa spingere quanti più giovani possibili verso l'infelicità o il suicidio.
Dopo aver colpito in Lombardia con l'approvazione dell'abominevole mozione 263, la Lega è ora artefice di un'altra bruttissima pagina di storia.


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Tosi apre alle unioni civili: «Qui si parla soprattutto di convivenze tra uomini e donne»

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«Le coppie di fatto ormai sono una realtà anche numericamente importante. E non è una questione di sessualità. Anzi. A ben vedere, le coppie gay sono poche. Qui si parla di convivenze tra uomini e donne, soprattutto. La società sta cambiando e non si può fingere che non sia così. Quindi vanno riconosciute». A dichiararlo a La Stampa è Flavio Tosi.
Il sindaco leghista ha poi precisato: «Sia ben chiaro, riconoscere le coppie di fatto non vuole assolutamente dire sì ai matrimoni omosessuali o alle adozioni da parte dei gay. No. Su quello non sono d'accordo. Qui si sta parlando di convivenze. Che siano anche tra persone dello stesso sesso non importa. Ma non c'è dubbio che vadano garantite su questioni fondamentali, come la sanità, l'assistenza e dal punto di vista patrimoniale». Ed ancora: «Sia ben chiaro che non è una parificazione a quella sancita da un matrimonio, alla famiglia "tradizionale". È un aspetto che comunque va affrontato».
Nonostante la premessa sia quella di un diritto da considerare perché a beneficiarne saranno soprattutto le coppie eterosessuali  (che, contrariamente ai gay, potranno così scegliere se sposarsi o convivere), la posizione dell'esponente del Carroccio appare una fra le più aperte del suo partito nei confronti dei gay, soprattutto considerato come molti suoi colleghi si dicano pronti a sacrificare i diritti di chiunque pur di chiudere la porta ai gay.


Obama fimpone il rispetto dei diritti lgbt alle aziende che lavorano per il governo federale

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Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato un ordine esecutivo che vieta le discriminazioni sul posto di lavoro per motivi legati all'orientamento sessuale o all'identità di genere, ampliando il raggio d'azione di due norme pre-esistenti contro il sessiamo.
Purtroppo, però, tale norma sarà applicato solo agli appaltatori federali, a differenza di quando sarebbe stato previsto nell'Employment Non-Discrimination Act (una norma in fase di stallo nella Camera dei Rappresentanti dopo che un'esenzione del suo rispetto sulla base delle proprie credenze religiose l'aveva svuotata di ogni significato).
«Non ha molto senso -ha dichiarato Obama- ma oggi milioni di cittadini americani vanno a lavorare con la consapevolezza che potrebbero perdere il loro posto di lavoro a causa di quello che sono. E questo è sbagliato [...] con questo ordine vieteremo a tutte le aziende che hanno firmato dei contratti con il governo federale di poter discriminare i propri dipendenti lgbt. Questa non è una questione di correttezza politica. Le persone perdono il lavoro. Le loro vite sono minacciate, le loro famiglie sono minacciate. È ora di affrontare questa ingiustizia».


Arcigay commenta la vicenda della docente licenziata perché ritenuta lesbica

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«Seguiamo con rabbia il dibattito suscitato dalla grave vicenda dell'insegnante precaria di Trento, il cui contratto presso una scuola cattolica paritaria non è stato rinnovato in seguito al diffondersi di voci sulla sua presunta omosessualità. E con altrettanta rabbia leggiamo la tardiva indignazione di alcuni politici rispetto a questo episodio». Così Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, commenta la vicenda di una docente che non si sarebbe vista rinnovare il contratto a dato che la scuola paritaria in cui lavorava avrebbe sospettato fosse lesbica.
«La possibilità che istituti religiosi assumano condotte discriminatorie nei confronti di gay, lesbiche e trans in nome di una sinistra coerenza con il loro apparato valoriale o ancor peggio di una reinterpretazione del principio costituzionale della "libertà di opinione" -prosegue Romani- è il cuore del famigerato subemendamento Verini-Gitti con il quale è stato ribaltato il senso del testo di legge contro l'omotransfobia, licenziato dalla Camera e a giorni in discussione al Senato. Il subemendamento, tra l'altro, non si sofferma affatto sulla possibilità che le istituzioni interessate da quel salvacondotto possano ricevere finanziamenti pubblici, aspetto che oggi solleva voci indignate ma che in nessun modo è stato preso in analisi nel mettere mano alla legge Mancino. Già quando la norma faceva il suo iter a Montecitorio abbiamo tentato in ogni modo di sottolineare il sabotaggio che quel cavillo introduceva all'impianto complessivo della norma, mettendo al sicuro chi discrimina anziché sanzionarlo. Se quel testo fosse già legge al caso dell'insegnante di Trento sarebbe possibile riconoscere l'aggravante dell'omotransfobia? O sarebbero piuttosto le leggi sulle discriminazioni già in vigore a fornire all'insegnante qualche tutela? Ma soprattutto: come è possibile additare la discriminazione se rispetto ad essa è lo stesso legislatore a partorire distinguo ambigui e definizioni fallaci? Leggiamo con favore il tempestivo impegno della Ministra Giannini sulla vicenda e attendiamo vigili l'esito dei suoi approfondimenti, tuttavia occorre produrre risposte sistematiche e prendersi la responsabilità delle ricadute culturali che hanno le leggi, specie le cattive leggi. Allora, mentre si interviene sul caso della scuola trentina, al Senato, impegnato nei prossimi giorni nell'esame nel testo sull'omotransfobia licenziato dalla Camera, spetta il compito di ripulire quella legge dalle ambiguità che la rendono uno strumento a sostegno dei carnefici anziché a tutela delle vittime, eliminando ciò che la Camera improvvidamente emendò e esprimendo così una condanna inequivocabile nei confronti di ogni atto di discriminazione e d'odio, con la conseguente esclusione di chi se ne rende autore da qualsiasi forma di sostegno pubblico».


Il segretario del Carroccio: «Mai alleati di chi apre ai gay»

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«Le primarie le fai solo se hai un programma comune. Non con chi apre ai gay, continua a difendere l'euro, rinuncia a una battaglia forte contro l'immigrazione clandestina. Se il centrodestra vuole ragionare con la Lega, si rimbocchi le maniche sui temi concreti. Come si può pensare a primarie comuni con Alfano? Non esiste programma condiviso. Noi siamo contro l'indulto e vogliamo mandare in galera gli spacciatori». Lo ha affermato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, nel corso di un'intervista rilasciata a La Repubblica.
Il segretario del Carroccio ha così ufficializzato una posizione già ravvisabile dalle azioni politiche dei propri esponenti, ossia una nuova crociata contro i diritti della comunità lgbt ed accordi politici possibili solo con chi consentirà loro di cavalcare l'onda della discriminazione.


Gasparri e Marina tornano a frenare l'apertura di Forza Italia ai diritti civili

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Parlando di diritti civili, Cecchi Paone non ha dubbi nel sostenere che «Forza Italia, in questa battaglia, sta davanti a tutti». Eppure, per la seconda volta in poche settimane, Maurizio Gasparri è tornato a ridimensionare l'improvvisa apertura di Sivio Berlusconi in tema di diritti gay.
In un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, il vicepresidente del Senato ha ribadito che il cavaliere «si è limitato a sollecitare attenzione sul tema e con me si è detto contrario ai matrimoni gay e alle adozioni per le coppie omosessuali».
Gasparri ha anche sostenuto che «il dibattito sull'argomento è antico» all'interno del partito, come dimostrerebbe la volontà di «dare seguito» ai famigerati DiDoRe lanciati nel 2008 da Brunetta e Rotondi. Il riferimento è ad una sorta di patto che prevedeva l'accesso ad alcuni diritti privati che non avessero nulla a che vedere con un riconoscimento sociali o con diritti pubblici, ben precisando che l'intera operazione non avrebbe dovuto portare ad alcun costo per lo stato. Inevitabilmente ne deriva che la reversibilità non era certo inclusa, così come oggi Afano pretende resti esclusività dei soli eterosessuali anche in vista delle unioni civili proposte da Renzi.
Nel frattempo anche marina Berlusconi, primogenita del cavaliere, pare sia intervenuta sulla vicenda. A riferirlo è il quotidiano Libero che, sulle proprie pagine, scrive: «Non ha parlato, ma dai retroscenisti politici si apprende che Marina vorrebbe in questo momento mettere tra parentesi la questione, al di là delle opinioni personali per evitare spaccatura all'interno del partito».


Buonanno espone la foto di Putin e minaccia di punire i baci gay con 500 euro di multa

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«Da oggi nei miei uffici di sindaco e parlamentare europeo oltre al crocifisso ci sarà la foto di Putin». È con queste parole che l'eurodeputato legista Gianluca Buonanno è tornato a riprendere le sue inaccettabili parole riguardo alla possibilità di approvare un'ordinanza che vieti i baci fra gay sul territorio di Borgosesia (cittadina di cui è il sindaco).
Ma quello che poteva apparire come un mero appello all'elettorato più omofobo si è tradotto in un testo che potrebbe introdurre multe sino ai 500 euro per le persone dello stesso sesso che dovessero baciarsi in pubblico. «Io la firmerò già sapendo che si solleverà un polverone. Verrò attaccato ma resto fermo sulla mia idea. In privato ognuno fa quello che vuole, in pubblico no: proprio a Borgosesia ho visto due gay baciarsi e a me non è piaciuto, ma penso soprattutto ai bambini».
Buonanno è noto per le sue continue pagliacciate: dal presentarsi in Europarlamento con il bruca all'essersi soffiato il naso con la bandiera dell'Unione Europea (la stessa che gli pagherà lo stipendio per i prossimi cinque anni). Molti son stati anche gli insulti omofobi pronunciati in aula, sintomo di un personaggio che è pronto a sacrificare il rispetto altrui pur di ottenere il consenso dell'elettorato più omofobo, xenofobo e razzista. Ora ci mancava solo il voler puntare all'emulazione di Putin...


Renzi grazia le scuole cattoliche da Imu e Tasi

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Nel 1992 fu il Governo Amato ad introdurre l'esenzione dall'ICI per la Chiesa. Nel 2005 il Governo Berlusconi ne ampliò l'applicazione «a prescindere dalla natura eventualmente commerciale» degli stabili. La norma venne abolita dal Governo Prodi salvo poi essere reintrodotta nell'agosto del 2006 attraverso l'estensione dal pagamento per tutte le attività «che non abbiano esclusivamente natura commerciale». Qualsiasi struttura commerciale avente una qualsiasi porzione adibita a luogo di culto (anche solo una cappella o una statuetta di un qualche santo) permetteva di non avere gli oneri delle attività equivalenti non gestite dalla Chiesa.
Ora è il Governo Renzi ad aver nuovamente graziato scuole e ospedali privati (prevalentemente di proprietà della Chiesa) dal pagamenti dell'Imu e della Tasi. Alle scuole basterà richiedere rette al si sotto di certe cifre (5.739 euro per gli asili, 6.634 per le primarie, 6.836 euro per le secondarie e 6.914 per le superiori) mentre agli ospedali basterà essere accreditati (indipendentemente dalla tariffe applicate) per godere dell'esenzione. Il beneficio sarà riservato alle scuole paritarie non-profit (ossia gestite da enti ecclesiastici o fondazioni) e non riguarderà quelle dirette da Onlus o cooperative sociali.
Il calcolo del tetto fissato alle rette è stato ottenuto prendendo il costo totale della scuola italiana e dividendolo per il numero degli studenti, sostenendo così che quelle cifre debbano essere inferiori al costo dello Stato per ciascun studente. Peccato che da più parti siano giunte critiche al modello adottato: minore sarà il numero di studenti, maggiore sarà il costo pro-capite e maggiore potrà essere la retta richiesta dalle scuole paritarie (ampliando sempre più il divario fra la scuola per i poveri e quella sempre più costosa gestita dalla Chiesa)
Non a caso il sottosegretario Gabriele Toccafondi (quello che bloccò i libretti dell'Unar) non ha mancato di intervenire sulle pagine di Avvenire per parlare di un «passo importante» dato che «siamo uno degli ultimi paesi nel mondo a non riconoscere appieno una legge sulla parità scolastica effettiva, a non riconoscere nei fatti la libertà di scelta educativa dei genitori, e senza il decreto del Tesoro si rischiava solo di aumentare questa disparità».
C'è da chiedersi se nella «la libertà di scelta educativa dei genitori» non rientri anche un progetto per mantenere in vita la scuola pubblica dato che gli ulteriori tagli decisi dal Governo richiamo di trasformarla sempre più in un ghetto in cui relegare i poveri, mentre l'educazione delle classi più abbienti potrebbe divenire monopolio dei privati (con costi maggiore per chi le frequenta e con un'indirizzamento ideologico molto confessionale).