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Il Governo elimina i riferimenti alla strategia nazionale lgbti. Le associazioni: «Agiremo in sede europea»

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La denuncia viene lanciata in un comunicato congiunto siglato da Agedo, Arcigay, ArciLesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Equality Italia e Famiglie Arcobaleno che segnalano come il 24 luglio scorso il Ministero del Lavoro abbia informato dell'avveduta trasmissione formale agli uffici della Commissione Europea il PON Inclusione sociale dal quale è stato deciso di eliminare l'obiettivo "Lotta contro tutte le forme di discriminazione e per la promozione di pari opportunità" e ogni riferimento all'orientamento sessuale e all'identità di genere tra le cause di potenziale discriminazione o alla Strategia nazionale lgbti.
«Prendiamo atto -affermano le associazioni- della mancata risposta da parte del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali alla nostra richiesta d'incontro urgente per verificare la possibilità di inserire il riferimento esplicito alle azioni antidiscriminatorie in ambito lavorativo, con particolare riferimento a orientamento sessuale e identità di genere, sia nella bozza di Accordi di Partenariato che nella bozza di PON Inclusione sociale.
Agiremo in sede europea per far sì che l'Accordo di Partenariato tra Italia e Unione Europea e il PON Inclusione sociale dell'Italia rispettino gli standard europei in tema di antidiscriminazione e chiediamo sin d'ora alla Commissione Europea di vigilare sul caso italiano».


Sulle unioni gay Renzi cambia le carte in tavola. Arcigay replica: «Faccia il serio, basta giochetti»

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In quella che pare ormai diventata una prassi per tutti i politici italiani, anche Matteo Renzi ha scelto di annullare tutto ciò che è stato detto in merito ai diritti civili delle coppie gay. La sede scelta per l'annuncio non è istituzionale, ma si sono preferite le pagine del giornale dei vescovi: in un'intervista rilasciata ad Avvenire, il premier ha dichiarato che «Io ho sempre detto che i diritti civili stanno in un pacchetto che parte dalle riforme costituzionali. Una volta che il Parlamento avrà terminato di votare queste, discuteremo anche su quella che ritengo essere una assoluta e corretta rappresentazione delle civil partnership, sul modello tedesco. E sarà superato il ddl Cirinnà perché anche in questo campo vedremo una proposta ad hoc del governo, che è pronto a prendere una sua iniziativa».
Su come sia stato superato, quale sia la nuova proposta e in che modo di intenderà garantire i diritti dei gay non viene detto nulla. E di certo fatto che l'annuncio giunga da un giornale da sempre contrario a qualsiasi riconoscimento dei diritti civili (anzi, spesso artefice di campagne discriminatore e diffamatorie) non fa certo ben sperare.
«Sta diventando una storia grottesca -ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay-  al limite dello schizofrenia, se teniamo presente che Renzi è anche il segretario del partito di cui fa parte la senatrice Cirinnà. Proprio il premier sul tema delle unioni tra persone dello stesso sesso aveva fissato una data: settembre. E proprio in vista di quella scadenza il Parlamento aveva messo in campo una proposta, cioè un punto da cui iniziare la discussione. Ora il capo dell'esecutivo fa lo sgambetto al potere Legislativo, proprio mentre nel Paese si solleva l'allarme per quella che qualcuno chiama la "svolta autoritaria", arrogandosi una priorità nella proposta ma senza entrare nel merito dei contenuti che la caratterizzeranno. Viene spontaneo allora domandarsi: a quale scopo Renzi rottama il testo della senatrice Cirinnà? Vuole migliorarlo o peggiorarlo? E soprattutto: al di là del punto di partenza, qual è il punto di arrivo che Renzi si è prefissato in tema di riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso? Con quali tempi intende giungere a meta? Rispetterà la scadenza che lui stesso si è dato? La sensazione è che questo sia l'ennesimo "giochetto", una modalità in Italia ormai rodata per confondere le carte e dilatare i tempi. Allora facciamo un appello alla serietà e alla concretezza: siamo davvero stanchi di essere rimbalzati da un testo all'altro, come fossimo allodole da rimbambire con un gioco di specchi. Renzi dica una volta per tutte di quale legge sta parlando, senza scomodare fascinazioni esterofile, ma chiarendo nel dettaglio i diritti che si vuole siano riconosciuti alle coppie di gay e lesbiche. Lo dica senza ambiguità e nelle sedi corrette, senza che il dibattito acquisisca il retrogusto dell'inchino alla lobby che da sempre ostacola, grazie alla complicità della classe politica italiana, il raggiungimento di qualsiasi obiettivo su questi temi».


Verona: approvata una mozione che impedirà di parlare di omosessualità nelle scuole

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Con 17 voti a favore e 12 contrari, il consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione volta ad impedire che nelle scuole comunali si possa parlare di omosessualità. La proposta prevede l'istituzione di un «osservatorio» che vigili sulle attività scolastiche e fornisca «un'adeguata informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all'affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sugli eventi ludici, che vengono proposti ai loro figli». Inoltre il Coordinamento dei Servizi Educativi verrà incaricato di raccogliere le «segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all'affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi». Sarà anche istituito un numero verde incaricato di raccogliere tali segnalazioni.
Il promotore della legge è Alberto Zelger, consigliere della Lista Tosi, grande sostenitore de La Manif Pour Tous Italia e presidente del Movimento Europeo per la Difesa della Vita e Dignità Umana (una onlus dotata di un assistente ecclesiastico nominato con bolla vescovile che ha lo scopo di promuovere iniziative in collaborazione con le associazioni «che si ispirano alla concezione cristiana della vita e dell'uomo»).
Zelger si dice pronto a sostenere che la scuola pubblica propone «progetti educativi volti a declassare l'impegno matrimoniale tra un uomo e una donna, considerandolo un mero stereotipo di genere, equivalente ad altri tipi di unioni affettive». Ed è così che, partendo dal presupposto che l'omosessualità non sia una orientamento sessuale naturale ma «un'ideologia che non trova riscontro con il dato biologico e con la necessità di un equilibrato sviluppo psico-fisico del bambino», evidentemente non si fa problemi nel sostenere la necessità di abbandonare a sé stessi gli studenti gay e di propagandare un'ideologia malata che possa spingere quanti più giovani possibili verso l'infelicità o il suicidio.
Dopo aver colpito in Lombardia con l'approvazione dell'abominevole mozione 263, la Lega è ora artefice di un'altra bruttissima pagina di storia.


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Tosi apre alle unioni civili: «Qui si parla soprattutto di convivenze tra uomini e donne»

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«Le coppie di fatto ormai sono una realtà anche numericamente importante. E non è una questione di sessualità. Anzi. A ben vedere, le coppie gay sono poche. Qui si parla di convivenze tra uomini e donne, soprattutto. La società sta cambiando e non si può fingere che non sia così. Quindi vanno riconosciute». A dichiararlo a La Stampa è Flavio Tosi.
Il sindaco leghista ha poi precisato: «Sia ben chiaro, riconoscere le coppie di fatto non vuole assolutamente dire sì ai matrimoni omosessuali o alle adozioni da parte dei gay. No. Su quello non sono d'accordo. Qui si sta parlando di convivenze. Che siano anche tra persone dello stesso sesso non importa. Ma non c'è dubbio che vadano garantite su questioni fondamentali, come la sanità, l'assistenza e dal punto di vista patrimoniale». Ed ancora: «Sia ben chiaro che non è una parificazione a quella sancita da un matrimonio, alla famiglia "tradizionale". È un aspetto che comunque va affrontato».
Nonostante la premessa sia quella di un diritto da considerare perché a beneficiarne saranno soprattutto le coppie eterosessuali  (che, contrariamente ai gay, potranno così scegliere se sposarsi o convivere), la posizione dell'esponente del Carroccio appare una fra le più aperte del suo partito nei confronti dei gay, soprattutto considerato come molti suoi colleghi si dicano pronti a sacrificare i diritti di chiunque pur di chiudere la porta ai gay.


Obama fimpone il rispetto dei diritti lgbt alle aziende che lavorano per il governo federale

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Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato un ordine esecutivo che vieta le discriminazioni sul posto di lavoro per motivi legati all'orientamento sessuale o all'identità di genere, ampliando il raggio d'azione di due norme pre-esistenti contro il sessiamo.
Purtroppo, però, tale norma sarà applicato solo agli appaltatori federali, a differenza di quando sarebbe stato previsto nell'Employment Non-Discrimination Act (una norma in fase di stallo nella Camera dei Rappresentanti dopo che un'esenzione del suo rispetto sulla base delle proprie credenze religiose l'aveva svuotata di ogni significato).
«Non ha molto senso -ha dichiarato Obama- ma oggi milioni di cittadini americani vanno a lavorare con la consapevolezza che potrebbero perdere il loro posto di lavoro a causa di quello che sono. E questo è sbagliato [...] con questo ordine vieteremo a tutte le aziende che hanno firmato dei contratti con il governo federale di poter discriminare i propri dipendenti lgbt. Questa non è una questione di correttezza politica. Le persone perdono il lavoro. Le loro vite sono minacciate, le loro famiglie sono minacciate. È ora di affrontare questa ingiustizia».


Arcigay commenta la vicenda della docente licenziata perché ritenuta lesbica

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«Seguiamo con rabbia il dibattito suscitato dalla grave vicenda dell'insegnante precaria di Trento, il cui contratto presso una scuola cattolica paritaria non è stato rinnovato in seguito al diffondersi di voci sulla sua presunta omosessualità. E con altrettanta rabbia leggiamo la tardiva indignazione di alcuni politici rispetto a questo episodio». Così Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, commenta la vicenda di una docente che non si sarebbe vista rinnovare il contratto a dato che la scuola paritaria in cui lavorava avrebbe sospettato fosse lesbica.
«La possibilità che istituti religiosi assumano condotte discriminatorie nei confronti di gay, lesbiche e trans in nome di una sinistra coerenza con il loro apparato valoriale o ancor peggio di una reinterpretazione del principio costituzionale della "libertà di opinione" -prosegue Romani- è il cuore del famigerato subemendamento Verini-Gitti con il quale è stato ribaltato il senso del testo di legge contro l'omotransfobia, licenziato dalla Camera e a giorni in discussione al Senato. Il subemendamento, tra l'altro, non si sofferma affatto sulla possibilità che le istituzioni interessate da quel salvacondotto possano ricevere finanziamenti pubblici, aspetto che oggi solleva voci indignate ma che in nessun modo è stato preso in analisi nel mettere mano alla legge Mancino. Già quando la norma faceva il suo iter a Montecitorio abbiamo tentato in ogni modo di sottolineare il sabotaggio che quel cavillo introduceva all'impianto complessivo della norma, mettendo al sicuro chi discrimina anziché sanzionarlo. Se quel testo fosse già legge al caso dell'insegnante di Trento sarebbe possibile riconoscere l'aggravante dell'omotransfobia? O sarebbero piuttosto le leggi sulle discriminazioni già in vigore a fornire all'insegnante qualche tutela? Ma soprattutto: come è possibile additare la discriminazione se rispetto ad essa è lo stesso legislatore a partorire distinguo ambigui e definizioni fallaci? Leggiamo con favore il tempestivo impegno della Ministra Giannini sulla vicenda e attendiamo vigili l'esito dei suoi approfondimenti, tuttavia occorre produrre risposte sistematiche e prendersi la responsabilità delle ricadute culturali che hanno le leggi, specie le cattive leggi. Allora, mentre si interviene sul caso della scuola trentina, al Senato, impegnato nei prossimi giorni nell'esame nel testo sull'omotransfobia licenziato dalla Camera, spetta il compito di ripulire quella legge dalle ambiguità che la rendono uno strumento a sostegno dei carnefici anziché a tutela delle vittime, eliminando ciò che la Camera improvvidamente emendò e esprimendo così una condanna inequivocabile nei confronti di ogni atto di discriminazione e d'odio, con la conseguente esclusione di chi se ne rende autore da qualsiasi forma di sostegno pubblico».


Il segretario del Carroccio: «Mai alleati di chi apre ai gay»

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«Le primarie le fai solo se hai un programma comune. Non con chi apre ai gay, continua a difendere l'euro, rinuncia a una battaglia forte contro l'immigrazione clandestina. Se il centrodestra vuole ragionare con la Lega, si rimbocchi le maniche sui temi concreti. Come si può pensare a primarie comuni con Alfano? Non esiste programma condiviso. Noi siamo contro l'indulto e vogliamo mandare in galera gli spacciatori». Lo ha affermato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, nel corso di un'intervista rilasciata a La Repubblica.
Il segretario del Carroccio ha così ufficializzato una posizione già ravvisabile dalle azioni politiche dei propri esponenti, ossia una nuova crociata contro i diritti della comunità lgbt ed accordi politici possibili solo con chi consentirà loro di cavalcare l'onda della discriminazione.


Gasparri e Marina tornano a frenare l'apertura di Forza Italia ai diritti civili

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Parlando di diritti civili, Cecchi Paone non ha dubbi nel sostenere che «Forza Italia, in questa battaglia, sta davanti a tutti». Eppure, per la seconda volta in poche settimane, Maurizio Gasparri è tornato a ridimensionare l'improvvisa apertura di Sivio Berlusconi in tema di diritti gay.
In un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, il vicepresidente del Senato ha ribadito che il cavaliere «si è limitato a sollecitare attenzione sul tema e con me si è detto contrario ai matrimoni gay e alle adozioni per le coppie omosessuali».
Gasparri ha anche sostenuto che «il dibattito sull'argomento è antico» all'interno del partito, come dimostrerebbe la volontà di «dare seguito» ai famigerati DiDoRe lanciati nel 2008 da Brunetta e Rotondi. Il riferimento è ad una sorta di patto che prevedeva l'accesso ad alcuni diritti privati che non avessero nulla a che vedere con un riconoscimento sociali o con diritti pubblici, ben precisando che l'intera operazione non avrebbe dovuto portare ad alcun costo per lo stato. Inevitabilmente ne deriva che la reversibilità non era certo inclusa, così come oggi Afano pretende resti esclusività dei soli eterosessuali anche in vista delle unioni civili proposte da Renzi.
Nel frattempo anche marina Berlusconi, primogenita del cavaliere, pare sia intervenuta sulla vicenda. A riferirlo è il quotidiano Libero che, sulle proprie pagine, scrive: «Non ha parlato, ma dai retroscenisti politici si apprende che Marina vorrebbe in questo momento mettere tra parentesi la questione, al di là delle opinioni personali per evitare spaccatura all'interno del partito».


Buonanno espone la foto di Putin e minaccia di punire i baci gay con 500 euro di multa

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«Da oggi nei miei uffici di sindaco e parlamentare europeo oltre al crocifisso ci sarà la foto di Putin». È con queste parole che l'eurodeputato legista Gianluca Buonanno è tornato a riprendere le sue inaccettabili parole riguardo alla possibilità di approvare un'ordinanza che vieti i baci fra gay sul territorio di Borgosesia (cittadina di cui è il sindaco).
Ma quello che poteva apparire come un mero appello all'elettorato più omofobo si è tradotto in un testo che potrebbe introdurre multe sino ai 500 euro per le persone dello stesso sesso che dovessero baciarsi in pubblico. «Io la firmerò già sapendo che si solleverà un polverone. Verrò attaccato ma resto fermo sulla mia idea. In privato ognuno fa quello che vuole, in pubblico no: proprio a Borgosesia ho visto due gay baciarsi e a me non è piaciuto, ma penso soprattutto ai bambini».
Buonanno è noto per le sue continue pagliacciate: dal presentarsi in Europarlamento con il bruca all'essersi soffiato il naso con la bandiera dell'Unione Europea (la stessa che gli pagherà lo stipendio per i prossimi cinque anni). Molti son stati anche gli insulti omofobi pronunciati in aula, sintomo di un personaggio che è pronto a sacrificare il rispetto altrui pur di ottenere il consenso dell'elettorato più omofobo, xenofobo e razzista. Ora ci mancava solo il voler puntare all'emulazione di Putin...


Renzi grazia le scuole cattoliche da Imu e Tasi

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Nel 1992 fu il Governo Amato ad introdurre l'esenzione dall'ICI per la Chiesa. Nel 2005 il Governo Berlusconi ne ampliò l'applicazione «a prescindere dalla natura eventualmente commerciale» degli stabili. La norma venne abolita dal Governo Prodi salvo poi essere reintrodotta nell'agosto del 2006 attraverso l'estensione dal pagamento per tutte le attività «che non abbiano esclusivamente natura commerciale». Qualsiasi struttura commerciale avente una qualsiasi porzione adibita a luogo di culto (anche solo una cappella o una statuetta di un qualche santo) permetteva di non avere gli oneri delle attività equivalenti non gestite dalla Chiesa.
Ora è il Governo Renzi ad aver nuovamente graziato scuole e ospedali privati (prevalentemente di proprietà della Chiesa) dal pagamenti dell'Imu e della Tasi. Alle scuole basterà richiedere rette al si sotto di certe cifre (5.739 euro per gli asili, 6.634 per le primarie, 6.836 euro per le secondarie e 6.914 per le superiori) mentre agli ospedali basterà essere accreditati (indipendentemente dalla tariffe applicate) per godere dell'esenzione. Il beneficio sarà riservato alle scuole paritarie non-profit (ossia gestite da enti ecclesiastici o fondazioni) e non riguarderà quelle dirette da Onlus o cooperative sociali.
Il calcolo del tetto fissato alle rette è stato ottenuto prendendo il costo totale della scuola italiana e dividendolo per il numero degli studenti, sostenendo così che quelle cifre debbano essere inferiori al costo dello Stato per ciascun studente. Peccato che da più parti siano giunte critiche al modello adottato: minore sarà il numero di studenti, maggiore sarà il costo pro-capite e maggiore potrà essere la retta richiesta dalle scuole paritarie (ampliando sempre più il divario fra la scuola per i poveri e quella sempre più costosa gestita dalla Chiesa)
Non a caso il sottosegretario Gabriele Toccafondi (quello che bloccò i libretti dell'Unar) non ha mancato di intervenire sulle pagine di Avvenire per parlare di un «passo importante» dato che «siamo uno degli ultimi paesi nel mondo a non riconoscere appieno una legge sulla parità scolastica effettiva, a non riconoscere nei fatti la libertà di scelta educativa dei genitori, e senza il decreto del Tesoro si rischiava solo di aumentare questa disparità».
C'è da chiedersi se nella «la libertà di scelta educativa dei genitori» non rientri anche un progetto per mantenere in vita la scuola pubblica dato che gli ulteriori tagli decisi dal Governo richiamo di trasformarla sempre più in un ghetto in cui relegare i poveri, mentre l'educazione delle classi più abbienti potrebbe divenire monopolio dei privati (con costi maggiore per chi le frequenta e con un'indirizzamento ideologico molto confessionale).


La Pascale: «Io e Belusconi garanti dei diritti gay»

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«Mi metto a disposizione di Arcigay e GayLib e voglio far parte della vostra grande famiglia di uomini e donne fino ad oggi umiliati e offesi. Voglio chiedere scusa per tutti coloro che fino a oggi dal centrodestra vi hanno insultato e maltrattato. Io e il presidente Belusconi ci facciamo garanti che la nuova Forza Italia, come partito liberale, non lo consentirà mai più». A dichiararlo è Francesca Pascale durante la conferenza stampa che ha seguito il suo tesseramento alle due associazioni lgbt.
Nelle stesse ore i consiglieri di Forza Italia stavano occupando  il Municipio XIII di Roma per impedire l'approvazione del registro delle unioni di fatto.
La Pascale ha poi aggiunto: «Questa idea il presidente Berlusconi l'ha sempre avuta e l'ha sempre applicata con la gestione che i suoi figli hanno fatto delle sue televisioni e dei suoi giornali, sempre schierati nel rispetto dei diritti e della dignità di tutti, come deve una vera famiglia liberale. Non sempre è diventato un fatto politico, a causa delle caratteristiche delle coalizioni, in particolare ai tempi del Pdl».
È dunque colpa delle coalizioni se raccontava barzellette sui gay, se ha difeso le affermazioni di Guido Barilla o se si è vantato di essere il principale responsabile della mancata approvazione del matrimonio egualitario in Italia? È rispetto delle persone la rimozione di una truccatrice transessuale da Canale 5 solo perché si sostiene possa turbare i bambini? Così sostiene la giovanissima fidanzata del cavaliere (titolo che tutt'ora vanta nonostante la sua condanna definitiva per frode fiscale).
A questo punto la domanda è una sola: perché ci si presta a questa assurda farsa volta solo a riabilitare il principale responsabile dell'ultimo ventennio di omofobia politica?


Il centrodestra occupa il Municipio XIII per impedire l'approvazione del registro delle unioni di fatto

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I consiglieri del Nuovo Centrodestra, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia hanno occupato l'aula consigliare del del Municipio XIII di Roma per impedire che si potesse procedere alla votazione dell'istituzione di un registro delle unioni di fatto.
Secondo i contestatori, il provvedimento rappresenta una «deriva ideologica» di un comune già reo di aver aderito al Gay Pride, mentre le priorità dovrebbero essere le buche per le strade e la spazzatura. Come in un film già visto, la rivendicazione è anche questa volta il voler sostenere che i diritti civili (peraltro simbolici) possano attendere all'infinito. I dissidenti hanno anche aggiunto che «la proposta di istituire un registro delle unioni civili in Municipio è lacunosa dal punto di vista normativo e comunque rappresenta per noi un cavallo di Troia attraverso cui si vuole arrivare ai matrimoni ed alle adozioni gay che noi fermamente rifiutiamo. La mozione è stata presentata senza alcun dibattito o approfondimento e senza nessun riferimento alla tutela della famiglia fondata sull'unione tra uomo e donna. Stigmatizziamo inoltre il tentativo malriuscito di far votare l'atto mentre era in corso l'occupazione dell'aula e l'ingresso, inaudito, della Polizia di Stato in un emiciclo dove siedono dei consiglieri eletti dai cittadini».
All'occupazione ha preso parte anche il Comitato della Famiglia, pronto a minacciare la «ferma volontà di opporci con ogni mezzo e in ogni contesto all'istituzione dei registri delle unioni civili e, a tale scopo, non escludiamo la collaborazione con alcun soggetto politico e/o associativo che condivida il nostro fine».
«È un episodio gravissimo -commenta il Circolo Mario Mieli- che svela tutta l'ipocrisia di chi da mesi lamenta presunte limitazioni della libertà di espressione e poi si arroga il diritto di bloccare le Istituzioni democraticamente elette per negare diritti e dignità . Esprimiamo la nostra vicinanza ai Consiglieri della maggioranza del Municipio XIII, che con coerenza stanno portando avanti una battaglia di civiltà, contro gli oscurantismi e gli integralismi di ieri e di oggi».


La Pascale si scriverà ad Arcigay, ma il clamore mediatico che le è stato concesso non piace a tutti

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Francesca Pascale si vuole iscrivere all'Arcigay di Napoli, ma non lo farà come tutte le persone normali. L'annuncio è stato dato alla stampa con debito anticipo, così come la sua iscrizione avverrà alle 18 di oggi attraverso una cerimonia pubblica alla quale presenzieranno Alessandro Cecchi Paone e il presidente Arcigay partenopeo Antonello Sannino.
«Questo tesseramento segna per la politica italiana l'inizio di una nuova era che colmi il grave vuoto legislativo sui diritti Lgbti -ha dichiarato Sannino- Esattamente dieci anni fa ci fu il coming out pubblico del capo del Partito Liberal Democratico tedesco Guido Westerwelle, che si presentò ad una cerimonia ufficiale col compagno senza che questo destasse minimamente scandalo e creasse pregiudizi alla successiva nomina a vicecancelliere del paese che anche per la capacità inclusiva che ha avuto è oggi il più potente dell'Unione».
Ma se l'improvvisa inversione di marcia sui gay di Silvio Berlusconi non ha convinto quasi nessuno (Gasparri ha già ridimensionato le dichiarazioni mentre i suoi hanno approvato in Lombardia una fra le mozioni più omofobe dell'era repubblicana), c'è chi protesta nel vedere la sua compagna eletta a "madrina" della comunità gay.
L'associazione I Ken ha dichiarato: «È un'azione politica molto pericolosa ed insidiosa sia per le persone gay che per la nostra città. La "donna" di Berlusconi oltre ad essere napoletana è stata già protagonista nella nostra ragione di attività politica sempre tesa a sostenere colui che ella stessa chiama suo leader, presidente e fidanzato. La Pascale ritorna nella nostra Napoli, grazie alla compiacenza politica di Arcigay e l'interesse estetico di pochi, rischiando, attraverso l'attenzione dei media, di creare quell'icona POP modello "Evita pane e pummarole" capace di rafforzare il centrodestra a Napoli, mirando al voto gay già alle prossime elezioni del consiglio regionale [...] Dopo aver subito insulti di ogni tipo da rappresentati del Popolo della Libertà e Forza Italia in questi anni non possiamo essere e non dobbiamo essere complici dello "sbiancamento" dell'immagine del suo presidente Silvio Berlusconi».
Già, perché l'impressione è quella di assistere ad una mossa prettamente mediatica da parte di un leader alla disperata ricerca di nuovi voti, a meno di un anno da quando si vantò di essere il motivo per cui l'Italia non ha matrimoni gay. Qualcuno sostiene che l'importante sia il risultato e non i mezzi... ma se l'inventore dei Family Day otterrà una sorta di investitura a "paladino dei gay", cosa capiterà se la sua proposta sarà insoddisfacente? L'opinione pubblica sarà spinta a considerarla una buona intermediazione in virtù dell'assoluzione mediatica a cui stiamo assistendo?
Non dimentichiamoci che la Pascale si è già dichiarata contraria ai matrimoni gay e ad una completa uguaglianza fra le coppie gay e quelle eterosessuali... dinnanzi ad affermazioni simili Raffaella Carrà è stata messa in croce, ma per la Pascale si fa festa grande.


Trieste: mozione chiede al Ministero una presa di pozione sul far west delle trascrizioni delle nozze gay

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«Il primo luglio ho depositato, chiedendo la sottoscrizione a tutti i consiglieri comunali, una mozione per chiedere al Sindaco di consentire la trascrizione all'anagrafe dell'atto di matrimonio contratto all'estero tra persone dello stesso sesso». È quanto scritto sul Blog di Beppe Grillo da Paolo Menis, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Consiglio Comunale di Trieste. La proposta è giunta dopo che una coppia triestina ha chiesto questo atto al sindaco Cosolin.
Nel documento viene citata la sentenza del Tribunale di Grosseto, la sentenza della Corte Costituzionale n.138 del 2010 e la sentenza europea nel caso fra Schalk e Kopf contro l'Austria, tutte volte a sostenere la necessità di garantire la vita famigliare anche alle coppie gay.
Ed è proprio partendo da quegli assunti che la mozione suggerisce al sindaco di rivolgersi al ministero dell'Interno «per chiedere quale contegno debba adottare il Comune di Trieste in caso di richiesta di trascrizione di matrimonio tra persone dello stesso sesso». Vien da sé che se il la richiesta sarà effettuata e se il Ministero deciderà di non ignorare la sentenza di Perugia, sarà poi difficile per i comuni appellarsi a presunti problemi legali nell'accogliere simili richieste.
«Le richieste di trascrizione del matrimonio contratto all'estero da persone dello stesso sesso sottolineano sempre più frequentemente la mancanza in Italia del rispetto del fondamentale diritto umano alla vita familiare -afferma l'associazione radicale Certi diritti- in alcuni casi tale situazione viola anche il diritto alla libera circolazione dei cittadini europei». Ed è proprio quell'associazione ad aver suggerito la mozione al M5S in modo da «mettere ognuno davanti alle proprie responsabilità: il Comune di Trieste, che deve prendere una posizione politica chiara e fare pressioni in questo senso sul governo e il Ministero dell'Interno che deve ritirare la circolare Amato del 2007, già considerata sbagliata e inapplicabile dalla Corte di Cassazione».


Buonanno (Lega) propone una delibera per vietare i baci gay in pubblico: «Ci vuole senso civico»

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«Due gay non devono baciarsi in pubblico, ci vuole senso civico: a me dà fastidio. Io faccio anche il sindaco: si potrebbe pensare a fare una delibera comunale. Non sono contro gli omosessuali, ma in pubblico devono mantenere contegno». Sono queste le inqualificabili parole pronunciate da Gianluca Buonanno, eurodeputato leghista e sindaco di Borgosesia.
Dopo la delibera 263 per la «tutela della famiglia naturale» approvata due giorni fa dalla Giunta della Regione Lombardia su proposta della Lega Nord, appare chiaro come il partito abbia ormai preso una deriva omofoba rimarcata con orgoglio ad ogni occasione. C'è da chiedersi se la recente presunta apertura di Silvio Berlusconi alle coppie gay non sia stato intravisto dal partito come un'occasione per porsi come punto di riferimento per il mondo omofobo (e per i loro voti). In fin dei conti non bisogna dimenticarsi che quel movimento politico è nato attorno all'odio per i meridionali (poi tramutato in un'avversione verso gli extracomunitari non appena raggiunta Roma) e non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se l'odio fosse utilizzato ancora una volta per raccogliere nuovi consensi.


Alfano: «Unioni gay? Solo se gli verrà negata la reversibilità»

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Nelle scorse ore alcuni giornali hanno parlato di «un'apertura» di Alfano alle civil partnership di Renzi, ma il termine appare fuori luogo se ci si addentra nelle sue condizioni.
Il leader del Ncd ha asserito che «noi siamo pronti ad un'accelerazione su questo genere di tutele, la nostra è un'apertura significativa», ma ha anche detto «no ai matrimoni gay, no alle adozioni gay o all'utero in affitto, no alla reversibilità delle pensioni».
Alfano ha anche tuonato anche che «la nostra è un'apertura con un avvertimento: non si tocchi la famiglia naturale composta da uomo e donna, come recita la Costituzione all'articolo 31».
Appare curioso notare come l'articolo citato non sia il solito che viene strumentalizzato per sostenere che il matrimonio debba essere solo fra un uomo e una donna (una tesi che spesso si raggiunge se si leggono i termini con il significato che il Catechismo della Chiesa Cattolica gli attribuisce), ma quello che sancisce come «la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose».
Ed è sempre l'aspetto economico ad essere ribadito più volte: «Nessuno capirebbe perché i maggiori oneri [per le pensioni di reversibilità] verrebbero inevitabilmente sottratti alla famiglia o ad altre emergenze […] Non possiamo immaginare che si intervenga sulle convivenze dimenticando loro. In autunno dobbiamo riformare il sistema passando dalle multidetrazioni all'inserimento del Fattore famiglia».
Insomma, le coppie potranno chiedere un riconoscimento giuridico purché ciò comporti solo doveri e pochi dritti. Il tutto mentre gli oneri dei costi di una famiglia eterosessuale verranno sempre più caricati sulle spalle di quanti vivranno in una famiglia di serie B (Nell'immaginario del Ncd, quest'ultimi saranno sempre tenuti a sostenere i costi delle coppie etero, pagando la loro reversibilità ed arrangiandosi se saranno loro ad averne bisogno).


L'anatema di Famiglia Cristiana: «L'M5S si astenga dal votare il ddl Scalfarotto o tradirà sé stesso»

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«Sul disegno di legge Scalfarotto e sulle unioni civili i parlamentari del Movimento 5 Stelle dovrebbero astenersi perché non possono prendere decisioni così importanti su temi non previsti nel programma, come hanno sempre detto Grillo e Casaleggio. Il Movimento, inoltre, dovrebbe rinviare ogni decisione a una capillare consultazione in rete. Poi, in base ai risultati del sondaggio, elaborare un nuovo punto del programma da presentare agli elettori al prossimo appuntamento elettorale». È questo il virgolettato riportato da Famiglia Cristiana ed attribuito ad un non meglio specificato gruppi di militanti cattolici del M5S sceso in piazza a Roma con le Sentinelle in piedi. Nell'occasione si parla anche di un'accusa ai parlamentari «di complicità con le lobby omosessualiste» e di aver taciuto sentimenti «vicini al sentire cattolico».
Si sostiene anche che un qualunque voto dato per il contrasto dell'omofobia o per il riconoscimento delle unioni gay sia da intendersi come un «tradimento verso l'M5S stesso»
Il settimanale pare dunque non solo dare per scontato che i cattolici debbano essere necessariamente contrari ai diritti civili (il che non è certo un dogma), ma anche che gli impegni pre-elettorali non abbiano valore. Chiunque abbia un po' di memoria, infatti, ricorderà che il matrimonio egualitario è stata una delle promesse elettorali, così come il Ddl Scalfarotto è nato dall'unione con i testi per il contrasto all'omofobia presentati proprio dal Movimento. Perché mai le cose dovrebbero cambiare in corsa sulla base della contrarietà espressa da qualche singolo cittadino?
In fondo i militanti hanno canali di democrazia interna per far valere le proprie perplessità, sempre ammesso che i «militanti cattolici del M5S» in questione siano gli stessi che scrissero una lettera aperta in occasione del voto e che si resero poi conto di essere una minoranza. In tal caso ci sarebbe da chiedersi perché mai Famiglia Cristiana sia tornata a dargli voce, attribuendogli anche una sorta di autorità in grado di far parlare di dissenso interno a fronte di persone che non riescono a far pesare da sé la propria posizione. Il rischio è il tutto finisca per apparire come l'ennesimo tentativo di far mera propaganda sulle spalle di un gruppo parlamentare che ha messo in gioco idee ben diverse da quelle che Famiglia Cristiana vorrebbe (da qui l'invito a far mancare i numeri per poter imporre la propria volontà).

Update: Beppe Grillo ha smentito la possibile veridicità di quanto sostenuto dalla rivista cattolica, precisando che «il MoVimento 5 Stelle è privo di aree, frange, sottogruppi, correnti e quant'altro» motivo per cui un riferimento ad una presunta «ala cattolica» è «è errato in forma e sostanza». Inoltre il personaggio citato nell'articolo «è un attivista come tantissimi, e non ci risulta sia mai stato designato come coordinatore, tanto meno di una area inesistente come sopra descritta; egli agisce, come tutti, a titolo personale e non a nome del Movimento».


La Lombardia che destina 30 milioni al referendum leghista e taglia i finanziamenti alle scuole

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I badget per gli studenti meno abbienti che frequentano le scuole statali è stato tagliato da 30 a 5 milioni di euro e non c'è alcun progetto di abbassare i ticket sanitari più cari d'Italia (che spesso e volentieri inibiscono la possibilità di accesso alle cure mediche a migliaia di cittadini). Eppure non si è esitato a destinare 30 milioni di soldi pubblici ad un referendum leghista volto a chiedere l'autonomia della Regione Lombardia.
È quanto emerge dal bilancio del Pirellone per il biennio 2015-2016.
È evidente come si tratti di un atto assolutamente ideologico, soprattutto se si considera come il risultato non potrà portare ad alcun effetto tangibile: l'applicazione di quanto proposto richiederebbe una modifica costituzionale votata dal parlamento ed è facile immaginare che il risultato referendario -qualunque esso sia- sia destinato a dare una semplice indicazione di una volontà.
Durante la discussione della mozione 263 in «difesa della famiglia naturale» si è detto molto riguardo alla necessità di difendere i bambini da chi vorrebbe fargli conoscere l'esistenza delle diversità, tirando spesso in ballo presunti valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi. C'è da chiedersi in quale di questi valori rientri un taglio ai fondi che avrebbero permesso ai meno abbienti di poter accedere agli studi. Il tutto al solo fine di favorire un progetto prettamente ideologico (quasi quanto la rivendicazione di una presunta lotta ad una presunta «esaltazione dell'omosessualità» che non deve «discriminare chi discrimina»).
Ancor più c'è da chiedersi quale «difesa» dei bambini possa essere garantita da una regione che chiude le porte delle scuole pubbliche ai ragazzi che non hanno genitori dal portafoglio gonfio, approvando poi (proprio in occasione della mozione 263) l'intenzione di «provvedere allo stanziamento di pubblici sussidi al fine di garantire ai genitori un'effettiva libertà nella scelta della scuola per i propri figli» e la possibilità di scegliere scuole cattoliche in cui i piani anti-omofobia non siano messi in atto. Una scelta che non rappresenta certo una novità, soprattutto considerato come a gennaio il TAR della Lombardia abbia già condannato la Regione per aver favorito per anni le scuole private a scapito di quelle pubbliche.
L'impressione è di essere di fronte ad vera e propria istituzione delle caste: ci saranno famiglie privilegiate sulla base dell'orientamento sessuale, ci sarà un diritto allo studio privilegiato per chi potrà permetterselo e ci sarà un'accesso alla sanità pubblica riservata solo a chi potrà pagare.
Ed intanto sarà la comunità a dover pagare il conto dell'aver voluto assecondare le discriminazioni dei propri elettori e a il finanziamento proposte propagandistiche tanto care ai propri militanti.


La Lombardia come la Russia: approvato una mozione contro «l'esaltazione della vita gay»

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«Non si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto». «Lo spot della Findus è un'esagerazione». «La scuola vuole esaltare l'omosessualità e la vita gay». «Coloro che sono stati ingiustamente discriminati in passato ora vogliono discriminare gli altri in segno di vendetta». «I gay non sono famiglie, sono solo coppie».
Sono queste alcune delle motivazioni che hanno portato la Giunta della Regione Lombardia ad approvare l'emendamento 263. Tra gli effetti immediati ci sarà la creazione di una nuova Festa della Famiglia Naturale (si è proposta di farla coincidere con festa della Sacra Famiglia) e l'introduzione di programmi scolastici ed iniziative sociali volte a «valorizzazione i principi culturali, educativi e sociali» della famiglia fondata dall'unione fra un uomo e una donna.
Inoltre la Regione Lombardia dichiara la propria opposizione a qualunque tentativo di riconoscere i matrimoni gay o le adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso, impegnandosi anche a perseguire «l'interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all'interno di una famiglia naturale» (toglieranno i figli alle famiglie arcobaleno?).
Impressionate è notare come le argomentazioni e le strumentalizzazioni portate in aule appaio tutte tratte dalla propaganda anti-gay di alcune realtà cattoliche (come Tempi, ProVita, Uccr, Giuristi per la Vita) al punto che queste stesse realtà hanno festeggiato parlando di uno «splendido isolamento» dalle altre realtà italiane (e del resto d'Europa) attraverso «una serie di prese d'impegno in linea con una politica conservatrice».
In un sol colpo la Regione Lombardia ha calpestato la dignità e i diritti di migliaia di cittadini attraverso la legittimazione ed istituzionalizzando di un pensiero omofobo volto a sostenere che gli affetti eterosessuali debbano essere considerati più importanti di quelli gay, cancellando in un col colpo ogni diritto costituzionale alla pari dignità sociale.
La Consigliera Nanni (M5S) ha denunciato: «Siete voi volete imporre un modello di famiglia che chiamate "naturale" mentre invece le tipologie familiari non si limitano alle coppie sposate». Da un lato, infatti, c'è chi chiede che alla propria famiglia sia data pari dignità, dall'altro chi adduce motivazioni religiose o morali per sostenere che nessun altro possa formare una famiglia... in aula si è sostenuto che siano le prime a voler «imporre» qualcosa.


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Anche Bologna trascriverà i matrimoni gay contratti all'estero

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«Andiamo avanti con il nostro programma, sia per quanto riguarda il tema del riconoscimento dei matrimoni all'estero, sia per tutto quello che è possibile fare legalmente come Comune. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo». Lo ha dichiarato a margine di una conferenza stampa il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, dichiarando così l'intenzione del Comune di Bologna di seguire l'esempio di Napoli nel trascrivere i matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati all'estero.
Soddisfazione è stata espressa dal senatore Lo Giudice: «Quella di Merola è una bella risposta alla richiesta di uguaglianza dei ventimila bolognesi che hanno sfilato sabato scorso in città. Trascrivere il matrimonio di una coppia gay o lesbica non ha niente di illegittimo, come ha sottolineato anche la recente sentenza del Tribunale di Grosseto. Anche se quelle coppie dovranno aspettare una legge dello Stato per vedere riconosciuti pienamente i loro diritti, la registrazione del loro legame sarebbe un segno importante di accoglienza e inclusione da parte di una città civile ed europea come Bologna».