Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

Razzi se la canta e deride gli italiani

Pubblicato il


Antonio Razzi è finito alla ribalta delle cronache per la presunta compravendita di Senatori da parte di Silvio Berlusconi nel 2011, ha più volte ribadito di essere in Parlamento solo per farsi «i cazzi miei», approva l'operato del dittatore nordcoreano Kim Jong-un e nel 1994 è stato nominato Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Se tanto non bastasse per farci vergognare, Razzi è anche l'attuale segretario della Commissione esteri al Senato eppure, al posto di occuparsi della grave situazione libica, pare abbia preferito mettersi a cantare in una sorta di sfottò agli italiani.
Il testo è una continua rivendicazioni di una politica che si occupa solo di riempirsi le tasche senza minimamente preoccuparsi del bene pubblico. «Sono stato eletto senatore anche perché di fame si muore» dice Razzi. «Chiedo solo un rimborso spese per arrivare alla fine del mese».
Il politico si vanta anche di non sapere nulla delle leggi in discussione («del jobs act non so niente») e di non essere minimamente interessato al Paese («caro amico te lo dico da amico, io penso a li cazzi miei»), riassumendo tutto in un insopportabile ritornello: «Famme cantà, fammi lavorare, famme cantà, famme magnà».
Eppure è lì a rappresentarci e a scegliere per noi. Sarà anche lui a decidere la sorte dei progetti di legge sulle unioni civili (nonostante lo scorso giugno si lanciò nel sostenere che «gay ci si diventa, non è che ci si nasce»,  mostrando tutta la sua ignoranza verso quelli che lui definisce «gli uomini sessuali»). E poi ci si stupisce se l'Italia va a rotoli e se siamo sull'orlo del baratro?

Clicca qui per ascoltare il video musicale realizzato da Razzi.


Gli omofobi in Senato: l'affetto fra due uomini è paragonabile a quello per un cane

Pubblicato il


Su richiesta del sanatore Carlo Giovanardi, la Commissione Giustizia al Senato ha dedicato una sessione di lavoro all'ascolto delle argomentazioni sostenute dalle varie associazioni che si oppongono al riconoscimento delle unioni gay (alcune delle quale fondate solo pochi mesi fa ed aventi come unico obiettivo il contrasto della norma in discussione). L'audizione era inclusa nel dibattito riguardante la proposta di legge che dovrà regolamentare le unioni civili ed ha visto la partecipazione di realtà come il Moige, la Manif Pour Touis Italia e i Comitati Sì alla Famiglia.
C'è da chiedersi se ci sia una totale assenza di motivazioni o se ci sia un perverso piacere nel lanciarsi in offese gratuite, ma di certo durante quella seduta si è sentito di tutto fuorché una qualche osservazione degna di attenzione.
La dottoressa Dina Nerozzi (medico psichiatra del comitato Articolo 26) si è lanciata nel sostenere: «Va chiarito che cos'è "vincolo affettivo". Io ho affetto per il mio cane ma che significa?».
Federica Bonomi (del comitato Di mamma ce n'è una sola) ha dichiarato che «Con questa logica non c'è ragioni per non riconoscere unioni multiple o fra specie diverse» mentre Federica Bonomi (anche li del comitato Di mamma ce n'è una sola) ha preferito sostenere che l'utero in affitto rende la donna un contenitore, che non tutto ciò che è possibile è accettabile e che il ddl rischia di essere discriminatorio verso coppie sposate. Ha anche precisato che la fede non c'entra dato che anche i laici concordano con lei (sarà, ndr) ma l'importante è che non vengano tolte risorse alle famiglie per essere dati ad altri tipi di unione.
La Manif Pour Tous Italia ha puntato sul sostenere che il disegno di legge Cirinnà «è incostituzionale e che ogni bambino ha bisogno di una mamma e di un papà, e chiunque dica che la scienza ha dimostrato che non è vero dice una sciocchezza». Non è chiaro se a sostegno di questa tesi abbiano portato lo screditatissimo studio Sullins, così come il riferimento alle adozioni pare volto a sostenere che un bambino che vive con due papà non debba poter essere riconosciuto in modo da diventare orfano se succedesse qualcosa al genitore biologico (insomma, cattiveria vera e propria giocata sulla pelle dei minori).
Inaccettabili sono state anche le parole di Mario Binasco, docente di psicologia e psicopatologia dei legami familiari e membro della sezione italiana dell'Ecole Européenne de Psychanalyse, che ha paragonato il ddl alla cellula terroristica dell'Isis: «Qualcuno pretende di negare la realtà e piegarla ad una regola astratta, con la stessa logica dei campi di concentramento, ma questo non è possibile. Il riconoscimento della forma matrimoniale con altro nome, previsto dal ddl Cirinnà, tende a distruggere il riconoscimento e l'appoggio sociale ai legami umani, quelli che prendono in conto le differenze e il futuro, come sono i legami familiari originari. Prevalgono istinti di morte. l'Isis non è poi molto diverso».
Il Senatore Sergio lo Giudice e la Senatrice Monica Cirinnà hanno abbandonato l'aula dopo l'inaccettabile paragone fra il partner di una coppia di fatto ed un cane. La settimana prossima il testo Cirinnà sarà votato e avrà inizio la fase emendativa, probabilmente la più pericolosa dato che gli estremisti cattolici potrebbero tentare il tutto per tutto pur di affossare o stravolgere il testo.


Giuliano Pisapia annuncia battaglia alla circolare Alfano: «È ideologica ed illegittima»

Pubblicato il


È attraverso una lettera pubblicata sulla sua pagina Facebook che il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha annunciato l'intenzione di opporsi alla cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero: «in queste ore alcune coppie che si sono regolarmente sposate all'estero secondo le leggi vigenti in quei paesi hanno ricevuto la notifica che la trascrizione del loro matrimonio -che avevo personalmente firmato nella ferma convinzione che questo atto amministrativo sia pienamente legittimo- è stata cancellata come imposto dalla "Circolare Alfano". La legge è chiara e prevede espressamente l'obbligo di trascrivere nei registri dello Stato civile le nozze celebrate all'estero, legittime sulla base della norme dello Stato in cui si è celebrato il matrimonio e "che non contrastano con l'ordine pubblico". La Cassazione ha affermato, anche recentemente, che i matrimoni tra persone dello stesso sesso -che pure non sono previsti in Italia- non contrastano con l'ordine pubblico».
Pisapia precisa anche come «a conferma della illegittimità della decisione del ministro, già vi sono state pronunce della Magistratura, in seguito a cancellazioni delle trascrizioni da parte di Prefetti, in cui si afferma che la Circolare del ministro Alfano e l'intervento del Prefetto "non appaiono corretti sotto il profilo giuridico perché vanno a ledere le prerogative e i compiti propri della Procura della Repubblica ex art. 75 dell'ordinamento giudiziario". Recentemente la Procura della Repubblica di Udine ha anche confermato che "il dominus dello Stato civile è e resta il Sindaco, il cui ruolo è ampiamente riconosciuto dalla legge, le cui prerogative possono essere corrette solo attraverso un procedimento giurisdizionale ad opera del Giudice". La Circolare del ministro è quindi profondamente sbagliata sia dal punto di vista giuridico, che da quello del riconoscimento dei Diritti Civili. Per questa ragione dopo che ci siamo schierati, come Comune di Milano, al fianco delle coppie che -in piena sintonia con la rete Lenford- già hanno presentato ricorso, ci opporremo in tutte le sedi contro una decisione strumentale e discriminatoria».
Il primo cittadino non ha mancato di puntare il dito contro un ministro come Angelino Alfano che «si ostina a difendere ideologicamente una posizione illegittima, ancorata al passato e non aderente ai bisogni e alla realtà della società di oggi», motivo per cui invita «quei parlamentari che credono nel rispetto delle leggi e si oppongono a ogni discriminazione» ad intervenire in Parlamento «con tutti gli strumenti possibili e, se lo ritengono, presentando anche una formale mozione di censura nei confronti del ministro dell'Interno».


Coniuge di un italiano gay respinto alla frontiera. Arcigay: «Inaccettabile. Il governo intervenga»

Pubblicato il


La storia ha dell'assurdo. Un 26enne brasiliano è sposato con un italiano di 24 e due giorni fa è giunto a Malpensa in compagnia del marito. Le autorità aeroportuali, però, l'hanno respinto e gli hanno vietato l'ingresso sul territorio italiano con l'intenzione di rimpatriarlo in Brasile.
Il giovane è stato inizialmente trattenuto nell'area controlli dell'aeroporto affinché fosse verificata presso la Questura di Cuneo la cessazione degli effetti di un decreto espulsivo emesso a suo carico nel 2013 ma sarebbe stato ricacciato senza che questa fosse stata realmente interpellata perché le sue nozze, celebrate dieci giorni fa in Brasile, non risultavano trascritte in Italia ed erano perciò da considerarsi prive di validità ed efficacia nel nostro territorio.
«Siamo al paradosso -protesta Flavio Romani, presidente di Arcigay- viene richiesta una trascrizione che la circolare dell'attuale Ministro dell'Interno, muovendosi tra l'altro al di fuori delle proprie funzioni, ha espressamente vietato. Prima il danno e poi la beffa. Ma il punto gravissimo è che quella trascrizione è solo un bieco pretesto: i pronunciamenti delle Alte Corti italiane, oltre a numerosissime sentenze dei nostri tribunali e a un'inequivocabile circolare del Ministero dell'Interno datata 26/10/2012 (Ministra Anna Maria Cancellieri, ndr) chiariscono che il matrimonio tra persone dello stesso sesso, previsto in numerosi Paesi d'Europa e del mondo, deve considerarsi a tutti gli effetti valido ai fini dell'esercizio del diritto di libera circolazione, al seguito di cittadino Ue o italiano. Quei due ragazzi sono una famiglia, tanto per il Paese in cui sono state celebrate le nozze quanto nel nostro. Ed è proprio in virtù di questa considerazione che il Viminale ha disposto nel 2012 che le Questure rilasciassero regolare carta di soggiorno ai coniugi extracomunitari di cittadini italiani, uniti in matrimonio nei Paesi in cui è normata l'unione tra persone dello stesso sesso. Il comportamento delle autorità italiane infierisce sulla disparità di trattamento delle coppie omosessuali nel nostro Paese forzando al ribasso le poche norme esistenti a loro tutela e mettendo in atto, di fatto, un grave arretramento nel riconoscimento dei diritti. Pochissimo abbiamo e quel poco ci viene pure negato, brutalmente e senza curarsi della vessazione che questi comportamenti rappresentano per chi ne è destinatario. Chiediamo conto al Governo di questa grave ingiustizia e pretendiamo il tempestivo intervento delle autorità competenti, affinché venga ristabilita la piena legalità e venga riconosciuto al giovane brasiliano il diritto di entrare in territorio italiano in quanto coniuge di un nostro concittadino».


Si parla di un possibile accordo tra Renzi e Alfano sulle unioni civili: niente reversibilità, equiparazioni ed adozioni

Pubblicato il


Secondo alcune indiscrezioni riportate da Repubblica, l'ufficializzazione dell'approdo in aula nel mese di marzo di un progetto di legge sulle unioni civili sarebbe l'immediata conseguenza di un accordo raggiunto tra Matteo Renzi e Angelino Alfano. È noto che il Ncd ha cercato di opporsi con qualunque mezzo a qualunque diritto per i conviventi e, nonostante le elezioni europee abbiano mostrato come rappresentino solo il 4,38% degli italiani, la configurazione di governo attuale gli permette ampio margine sulle trattative.
Ed è così che le indiscrezioni parlano di un pieno accoglimento di tutte le richieste avanzate da Alfano: dall'esclusione della reversibilità delle pensioni al il divieto all'adozione dei figli del partner, passando dalla mancata equiparazione al matrimonio.
In sostanza, si tratterebbe di una legge completamente svuotata di tutte le sue parti più significative, decisamente orientata a garantire diritti molto diversi a fronte di doveri fin troppo equivalenti (a partire da come il lavoro di una parte della popolazione venga indicato come necessario a fornire privilegi pensionistici ad una cittadinanza di serie a).
La speranza è che le indiscrezioni si rivelino infondate, perché una legge simile sarebbe completamente inutile. Forse ancora più inutile di una legge contro l'omofobia dove si è provveduto ad esonerare dal suo rispetto i principali carnefici al fine di riuscire ad ottenere l'approvazione da parte del Ncd.


Insulti a Cecile Kyenge, il Senato assolve Calderoli

Pubblicato il


Pare proprio che i parlamentari italiani non ce la facciano a non bollare come «opinione» tutto ciò che è lede la dignità delle minoranze e finisce con l'istigare all'odio.
La Giunta delle immunità parlamentari del Senato si è infatti pronunciata nel merito di Roberto Calderoli, accusato di diffamazione aggravata da finalità di discriminazione razziale per le affermazioni rese nei confronti dell'allora ministro per l'Integrazione (Cecile Kyenge) in un comizio svoltosi a a Treviglio il 13 luglio 2013. In quell'occasione l'allora vicepresidente del Senato disse che non riusciva a guardarla senza pensare ad un «orango». L'affermazione venne rilasciata anche in un clima di forte tensione, a fronte di una serie di iniziative da parte dei suoi elettori volti ad attaccare il colore della pelle del ministro.
Tutti i partiti, ad eccezione del M5S, si sono affrettati ad appellarsi al primo comma dell'articolo 68 della Costituzione, in base al quale «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni».
«La Giunta per le Elezioni al Senato -protesta Crimi, relatore della proposta- ha salvato Calderoli dall'accusa di istigazione al razzismo e diffamazione nei confronti dell'ex ministro Kyenge. Avevo proposto, come relatore, che si procedesse, non sussistendo alcun nesso funzionale tra le dichiarazioni del senatore Calderoli e l’attività politica. La Giunta invece ha rigettato la mia relazione. Eppure a suo tempo Calderoli era stato condannato unanimemente da tutte le forze politiche: dal Capo dello Stato ai presidenti delle Camere e lo stesso Letta ne aveva auspicato le dimissioni da vicepresidente. E ora tutti pronti a salvarlo, compresa una parte del Pd».
Polemiche riguardano anche il voto unanime del Pd a favore di Calderoli. Il senatore Cucca, ad esempio, ha precisato come «Le parole pronunciate dal Senatore Calderoli vanno valutate nell'ambito di un particolare contesto di critica politica, evidenziando altresì che spesso nella satira si paragonano persone ad animali, senza che tali circostanze diano luogo a fattispecie criminose».
Peccato che il razzismo non sia un'opinione e che i fatti lascino intravedere soltanto la volontà di fornire una sorta di impunità alla propria casta, incuranti di garantire dignità e rispetto di tutti i cittadini. Ancor più se un voto del genere finisce con il sostenere che la libertà debba permettere a chiunque di poter dire qualunque cosa gli passi per la testa, senza regole e senza preoccupazioni per le conseguenze.


Leggi tutto il post »

A Verona Tosi apre le porte al registro delle unioni civili

Pubblicato il


Il sindaco Flavio Tosi ha annunciato che la città di Verona approverà ben presto un registro per le coppie di fatto, ossia un «riconoscimento a tutte quelle famiglie, anche omosessuali, che convivono da almeno due anni».
È la prima volta che un esponente del Carroccio lancia un'iniziativa per il riconoscimento delle coppie gay. In altre occasioni aveva sostenuto che sia un errore affrontare il tema in termini ideologici dato che la questione riguarda migliaia di persone (pur precisando che non è sua intenzione sostenere una parificazione al matrimonio o alle famiglie tradizionali, limitandosi al riconoscimento di garanzie su aspetti patrimoniali, assistenziali e sanitari).
Tosi si appella ad «una legge del 1989 che prevede questa possibilità, che a Verona sarà adesso attuata». Il provvedimento consentirà anche di accedere alle informazioni sanitarie sul convivente, ma non avrà alcuna valenza per le assegnazioni delle abitazioni popolari.


La commissione dà il via libero all'introduzione del reato di tortura. Saranno punite anche le terapie riparative?

Pubblicato il


La Commissione Giustizia alla Camera ha dato il suo via libera alla proposta di legge che intende introdurre il reato di tortura nell'ordinamento italiano. Il testo sarà formalmente licenziato per l'aula dopo i pareri delle altre commissioni.
«L'impianto -spiegano Donatella Ferranti e Franco Vazio, rispettivamente il presidente della commissione e relatore del provvedimento- è rimasto nella sostanza quello votato dal Senato, ma abbiamo meglio puntualizzato la norma recependo quasi letteralmente le indicazioni della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Non resta ora che calendarizzare celermente in aula il testo in modo che quanto prima si possa colmare un pesantissimo ritardo adempiendo agli obblighi internazionali».
Il reato di tortura sarà punito con la reclusione da 4 a 10 anni (con aggravanti se commesso da un pubblico ufficiale) e punirà chi, con violenza o minaccia, cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni, infliggere una punizione, vincere una resistenza o in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose.
In tale scenario cc'è da chiedersi se le fantomatiche «terapie riparative dell'omosessualità» saranno fatte rientrare fra i reati. Tornate in auge grazie ad una vergognosa campagna lanciata dalla stampa cattolica, si tratta di pratiche scientificamente screditate che generalmente si basano su una vera e propria violenza psicologica. Generalmente le vittime vengono sottoposte ad una serie di violenze finalizzate a far scaturire un tale odio verso sé stessi da portare alla negazione del proprio orientamento sessuale. Nei casi più gravi vengono praticati anche umiliazioni, stupri o violenze (tra cui anche l'elettroshock o l'applicazione di elettrodi ai testicoli che infliggano dolore dinnanzi alle pulsioni di tipo sessuale).
Lo scorso novembre l'ONU riconobbe lo status di tortura a quelle pratiche e contestò agli Stati Uniti una violazione delle norme internazionali in virtù di una tolleranza di violenze inflitte ai minorenni sulla base del loro orientamento sessuale.


Salta il patto del Nazareno, la legge sulle unioni civili è a rischio?

Pubblicato il


Nella giornata di ieri Forza Italia ha annunciato di non ritenere più vincolante il patto del Nazareno, l'accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi per un voto congiunto sulle riforme. Inevitabilmente c'è chi teme che la proposta di legge sulle unioni civili potrà essere la prima a farne le spese.
Da un lato la votazione capitolina per l'istituzione di un registro delle coppie di fatto ha chiaramente mostrato come i forzisti non si sentano per nulla vincolati dalle promesse di Berlusconi (per giunta mai più ribadite dopo il presunto incontro con Salvini per una ricucitura fra i due partiti), dall'altro l'area cattolica del Pd pare aver colto l'occasione per sostenere la necessità di un fermo che possa permettere un accordo con il Ncd (e si sa bene come il partito di Alfano paia ossessionato dalla sua contrarietà al riconoscimento dei diritti per le coppie gay).
In un'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Maurizio Lupi si è affrettato a ricordare «i paletti» posti dal suo patito: «Nessuno ha una preclusione riguardo ai diritti civili delle persone -ha dichiarato- la preclusione che abbiamo, ma vedremo le proposte, è quella di non confondere la famiglia, che è quella naturale fra uomo e donna, quindi siamo contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso [...] La reversibilità della pensione è uno strumento sociale e quindi va messo a disposizione delle famiglie e l'adozione non ci vede favorevoli».
Attraverso una nota la relatrice del ddl, Monica Cirinnà, smentisce ogni ipotesi ed afferma: «Con serenità e determinazione andiamo avanti nel rispetto del cronoprogramma». Dello stesso avviso è il ministro delle Rifome Maria Elena Boschi che, ad una domanda diretta sul tema postagli dalla Berlinguer durante il TG3 della sera, ha risposto: «Entro il mese di febbraio si conclude l'esame in commissione e poi entro tre mesi avremo la legge».


Il senatore Aracri: «L'Europa è lgbt friendly per difendere gli interessi della pornografia»

Pubblicato il


Il senatore Francesco Aracri (ex An ora in quota al Pdl) ha deciso di sostenere la raccolta firme lanciata dall'associazione ProVita Onlus contro quello che loro definiscono «indottrinamento gender nelle scuole» (che altro non sarebbe che l'educazione ala diversità prevista dagli accordi europee firmati dall'Italia). In un'intervista rilasciata alla rivista anti-gay, il senatore ha sostenuto il suo impegno nell'imporre che i ragazzi debbano necessariamente crescere secondo gli stereotipi di genere sulla base del sesso biologico, così come ha lodato «il collega Lucio Malan che assieme a Carlo Amedeo Giovanardi si è battuto contro la iniqua legge sull'omofobia da quando la stessa venne presentata».
Ma il vero fiore all'occhiello dell'intervento è la risposta che il politico ha fornito alla domanda «perché i grandi media e la maggioranza dei politici in Italia ed in Europa sembrano essere pro-lgbt». Aracri ha prontamente risposto: «Non lo so, l'unica ragione logica che posso suggerire è che vi sono miliardi di euro di profitti dietro alle industrie del porno, dei condom, del cambiamento di sesso, dell'eutanasia e della fecondazione in vitro, spesso pagate anche dai contribuenti ed in mani di cliniche e strutture private».
Non è dato di sapere perché la pornografia dovrebbe vivere sul mondo gay quasi come se non esistesse quella eterosessuale, così come non è chiaro perché i condom dovrebbero riguardare solo il mondo lgbt... e questo senza addentrarsi nel chiedersi cosa diavolo c'entri l'eutanasia con un sentimento pro-lgbt.


La Lombardia verso la cancellazione della libertà di culto

Pubblicato il


L'articolo 20 della Costituzione prevede che «il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative». Ma evidentemente poco o nulla interessa alla Lega Nord.
L'attentato al Charlie Hebdo e il sentimento anti-islamico che ne è conseguito devono essere apparsi come una manna per chi ha fatto della xenofobia un cavallo di battaglia, al punto che il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Romeo ha messo a punto un disegno di legge che praticamente intende vietare la costruzione qualunque luogo di culto non cattolico. Incredibilmente quel progetto di legge è anche stato  approvato dalla commissione territorio della Regione Lombardia lo scorso 22 gennaio, e sarà votato in aula martedì 27 gennaio.
Nel caso di approvazione, in Lombardia sarà del tutto impossibile costruire moschee e sarà molto difficile che anche le altre confessioni religiose riescano ad edificare luoghi di culto. Le edificazioni saranno ammesse solo per confessioni che hanno stipulato un accordo con lo Stato (quindi le comunità musulmane e numerose chiese evangeliche saranno automaticamente escluse) e dovranno rispettare una lunga serie di regole. Le strutture dovranno essere dotate di parcheggi pari al 200% della loro superficie lorda, impianti di videosorveglianza collegata con le forze dell'ordine (ovviamente con spese a carico della struttura), strade di collegamento idonee e progetti architettonici che rispecchino le caratteristiche peculiari del paesaggio lombardo. Poi, giusto per complicare ulteriormente le cose, ci sarà anche l'obbligo preventivo per i Comuni di procedere ad una Valutazione Ambientale Strategica e le confessioni religiose che vorranno edificare un luogo di culto dovranno avere una presenza «diffusa, organizzata e consistente» a livello nazionale ed »un significativo insediamento» in ambito comunale.
Nulla di tutto questo sarà previsto per gli edifici cattolici.

Già lo scorso settembre la Lega provò ad introdurre una norma che prevedesse limiti urbanistici ed architettonici e sottoponesse a referendum consultivo la realizzazione dei luoghi di culto di religione differente dalla Chiesa cattolica. La proposta naufragò quando l'ufficio legislativo del Consiglio regionale sentenziò come «Il testo contiene profili di criticità che potrebbero portarlo, se trasformato in legge così com'è, ad essere dichiarato incostituzionale». nel documento si sottolineò anche come il principio costituzionale di libertà religiosa «deve essere garantito con riferimento a tutti, minoranze comprese» e dunque «anche se non vi è il gradimento della maggioranza della popolazione».


Anche Merola è indagato per la trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero

Pubblicato il


Così come già avvenuto a Milano, anche a Bologna il primo cittadino è stato iscritto al registro degli indagati in merito al suo rifiuto di cancellare la trascrizione delle nozze gay sulla base della circolare emanata da Alfano. Anche in questo caso l'indagine, priva di ipotesi di reato, è stata avviata dalla denuncia di un non meglio precisato cittadino.
Nonostante la richiesta giunta dal prefetto Ennio Mario Sodano, Virginio Merola non arretrò e dichiarò: «Io questa cancellazione non la farò perché contrasta con il diritto europeo, con la nostra Costituzione, con il diritto delle persone che hanno chiesto la trascrizione, con la storia e il futuro della città che ho l’onore di rappresentare, che non vuole cittadini di serie A e serie B, e con la mia coscienza». Gli atti furono poi cancellati attraverso l'intervento di un funzionario prefettizio.
L'ennesimo esposto presentato da cittadini anonimi pare rientrare in un vero e proprio piano per cercare di "punire" chiunque abbia osato sfidare l'autorità di Alfano. In precedenza la procura di Udine ha già stabilito l'illegittimità di quella circolare, ma la sentenza aveva valore territoriale.


Dopo Maroni, anche Giovanardi lancia il suo convegno omofobo

Pubblicato il


Carlo Giovanardi è da sempre sinonimo di omofobia e qualcuno sarà forse rimasto sorpreso nel non aver scorto il suo volto fra gli ospiti del convegno omofobo organizzato in Lombardia da Maroni. Ma in una sorta di gara a chi la spara più grossa contro i diritti dei gay, il senatore ha annunciato di essere al lavoro per dar vita al suo convegno omofobo, organizzato al Senato con la collaborazione di Provita, Associazione italiana genitori, Associazioni genitori delle scuole cattoliche, Movimento per la vita e Giuristi per la vita. Insomma, anche in questo caso i nomi appaiono tutti uniti da un'ideologia ben precisa a garanzia di un comizio a senso unico.
Il titolo è eloquente: "Per una scuola che insegna e non indottrina". Ancora una volta, dunque, è la scuola l'obiettivo di quelle associazioni, da tempo impegnate ad impedire che qualcuno possa mettere in campo qualsiasi strategie volta ad insegnare il rispetto della diversità.
Nel volantino si legge: «In molte scuole vanno diffondendosi, senza informare i genitori, progetti educativi affidati ad associazioni lgbt tesi a promuovere una visione della famiglia contraria a quanto affermato dalla Costituzione e una formazione sulla sessualità basata sull'ideologia del gender. Fondi pubblici destinati ad una "strategia contro le discriminazioni" vengono destinati dall'Unar a questo scopo. A partire dalle scuole dell'infanzia si utilizzano perfino libri di fiabe attraverso i quali si vogliono rieducare gli studenti a considerare il proprio sesso biologico modificabile in qualsiasi "genere" e ad equiparare ogni forma di unione e di "famiglia". In Senato vi è una recente proposta di legge che vorrebbe stanziare centinaia di milioni di euro per la diffusione dell'ideologia gender nelle scuole».
Insomma, le rivendicazioni sono le solite: l'ufficio anti-discriminazioni non deve occuparsi di discriminazioni, la Costituzione rivendicherebbe una superiorità della famiglia eterosessuale (un vero e proprio evergreen di Giovanardi), i bambini devono essere trattati come giocattoli nelle mani dei propri genitori e nessuna informazione deve contrastare con i pregiudizi inculcati dalla famiglia.
Riguardo alla norma citata, il quartetto sta anche raccogliendo firme per cercare di impedirne l'approvazione. Peccato che la norma non sia mai neppure stata discussa (e neppure vi è una qualche certezza che giunga mai in aula) e gli intenti siano un po' diversi da quelli illustrati. Un comma propone di introdurre nelle scuole «l'insegnamento a carattere interdisciplinare dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea» in piena attuazione dei principi costituzionali.


Trascrizioni, Fratelli d'Italia vuole denunciare i sindaci

Pubblicato il


«Denunceremo alla procura Giovanni Manildo per abuso d'atti d'ufficio per non aver rispettato quanto disposto dal ministro Angelino Alfano». È quanto dichiara Marina Buffoni, coordinatrice regionale di Fratelli d'Italia ed assessore al comune di Padova. Il riferimento è al Sindaco di Treviso e al suo mancato annullamento della trascrizione (una sola, ndr) del matrimonio di una coppia gay sposatasi all'estero.
Se il prefetto provvederà a giorni alla cancellazione dell'atto, l'iter non prevede passaggi in procuraa meno che non giungano denunce da parte di privati, associazioni e partiti. Da qui l'iniziativa di Fratelli d'Italia, in prima linea nel voler rendere indagati i sindaci che non hanno immediatamente obbedito ad Alfano.
«Con la registrazione di questo matrimonio -ha risposto Manildo- ho solo tutelato i diritti di due persone, riferendomi a criteri giuridici internazionali. Tutto questo polverone avviene, in Italia, semplicemente perché il ministro Alfano, invece di cambiare la legge, si è limitato a emanare una circolare, creando così solo confusione. Il ministro Alfano è insomma autore di una distorsione».
Il prossimo sulla lista nera di Fratelli d'Italia pare sarà il sindaco di Abano, Luca Claudio, anch'esso contestato per non aver immediatamente annullato la trascrizione di tre matrimoni contratti all'estero.
«L'assessore Buffoni pensi ad amministrare una città complessa come Padova, non ad accanirsi contro chi riconosce legittimamente dei diritti fondamentali -ha commentato Alessandro Zan, deputato padovano del Pd- Si tratta di una triste operazione propagandistica, che peraltro conferma la visione miope di esponenti politici omofobi che altro non fanno che ostacolare l'eguaglianza tra tutti i cittadini, imponendo sempre più spesso modelli alquanto discutibili di "famiglia naturale" che spesso degenerano in palesi discriminazioni e invocano per l'Italia il medioevo giuridico. Sono certo che i sindaci che hanno trascritto i matrimoni tra persone dello stesso sesso, e che magari si ritroveranno paradossalmente indagati come Giuliano Pisapia, cui va la mia stima e solidarietà, non arretreranno di un passo e porteranno alta la bandiera dell'eguaglianza».


Pisapia indagato per non aver cancellato le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero

Pubblicato il


Giuliano Pisapia è indagato per omissione di atti d'ufficio in merito alla mancata ottemperanza alla richiesta del prefetto di cancellare le trascrizioni dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all'estero. A darne notizia è lo stesso Sindaco di Milano nel corso di un intervento ad un convegno del Pd.
«Continuo con quello in cui credo sia corretto dal punto di vista giuridico -ha dichiarato- C'è stata una denuncia, non so di chi, e l'iscrizione nel registro degli indagati era obbligata. Ho molta fiducia nella magistratura. Il problema, dal punto di vista personale, non mi preoccupa affatto».
Il primo cittadino ha poi invitato il premier Matteo Renzi a dare una »tirata d'orecchie al ministro Angelino Alfano per far ritirare quella circolare blasfema da un punto di vista giuridico» con cui è stato chiesto l'intervento dei prefetti per impedire la registrazione di nozze contratte all'estero tra coppie omosessuali. «L'assurdità -ha aggiunto- è che in un governo a maggioranza Pd ci sia un ministro che si possa permettere di fare una circolare che non ha nessuna logica da nessun punto di vista». Una circolare definita più volte «blasfema dal punto di vista giuridico e sciagurata da quello politico».


Sinistra per Pisapia invita il consilio comunale a partecipare alla manifestazione dei Sentinelli di Milano

Pubblicato il



Nel corso del consiglio comunale dell'8 gennaio, la Consigliera Anita Sonego (capogruppo di Sinistra per Pisapia) ha invitato tutti i presenti a partecipare al presidio "L'unica malattia è l'omofobia" indetto dai Sentinelli di Milano in occasione del convegno "Difendere la Famiglia per difendere la Comunità" patrocinato dalla regione. L'appuntamento è per sabato 17 gennaio, dalle ore 14 alle ore 16, in piazza Città di Lombardia.

Di seguito la trascrizione integrale del suo intervento:

Signor Presidente, ormai ha conquistato le pagine dei giornali il convegno "Difendere la Famiglia per difendere la Comunità" che si terrà il 17 prossimo nel palazzo di Regione Lombardia.
Le polemiche scoppiate, che hanno costretto persino il presidente Sala ad intervenire, riguardano soprattutto l’uso improprio del logo "Expo" che spicca sul programma della così detta giornata di studio. Di questo parla l'ordine del giorno che ho depositato e che è stato sottoscritto dalla maggioranza dei gruppi consiliari.
Ma qui, ora, voglio fare riferimento al "contenuto" del convegno che, per ironia della sorte, si svolgerà nell'Auditorium Testori (intitolato, quindi, a un intellettuale gay) organizzato da alcune associazioni tra cui Obiettivo Chaire e Alleanza Cattolica.
Facendo un breve passaggio sul sito di Obiettivo Chaire si comprende che si tratta di un gruppo che sostiene e pratica le famose "teorie riparative": insieme di "cure" rivolte ad omosessuali per aiutarli a riconquistare una presunta "normalità".
Dette teorie epratiche, già in voga negli Stati Uniti dove ora sono state bandite, non hanno evidentemente alcun valore scientifico essendo in totale contrasto con quanto stabilito dall'organizzazione Mondiale della Sanità fin dal 1990 quando l’omosessualità venne eliminata dall'elenco delle malattie mentali.
Si tratta quindidi una operazione di intolleranza discriminatoria in contrasto con tutti i principi non solo della nostra Costituzione ma anche di quelli ribaditi più volte nei trattati fondamentali dell’Unione Europea.
In questi giorni in cui manifestiamo e ci indigniamo contro efferate azioni di violenta intolleranza contrarie ad ogni civile convivenza non si sentiva certamente il bisogno che la nostra Regione si facesse paladina di idee e pratiche omofobe che mirano a considerare "contro natura" sentimenti e forme di vita profondamente umani.
Invito tutti e tutte a partecipare al presidio "L'unica malattia è l'omofobia" indetto dai Sentinelli di Milano il pomeriggio di sabato 17 gennaio davanti a Palazzo della Regione Lombardia.


Si vuole combattere il terrorismo o alimentare il razzismo?

Pubblicato il


Va premesso che l'affermare che tutti gli islamici sono terroristi è un'assurdità. Sarebbe come voler sostenere che tutti i cattolici siano Sentinelle in piedi, sorvolando sul fatto che in realtà si tratti in entrambi i casi di minoranze. Certo, violente, pericolose ed intolleranti, ma pur sempre minoranze. Il rischio che si sta osservando in questi giorni è la corsa allo sfruttamento della sete di vendetta dei cittadini dopo la strage del Charlie Hebdo possa risultare un'occasione per generalizzazioni ideologiche e politiche.
Un esempio ci giunge dalla cronaca di ieri. In mattinata il ministro degli Interni Alfano ha dichiarato che «Moschee e luoghi di culto non sono trascurati nell'attività di intelligence investigativa», precisando come «ovviamente il monitoraggio è reso difficile dal fatto che in molti casi il culto viene effettuato in locali non idonei» Giusto nelle stesse ore, Metteo Salvini è sceso per le strade di Milano e, accompagnato anche da circa 500 militanti di Casa Pound, ha manifestato contro la costruzione di una moschea cittadina e per sostenere che l'immigrazione clandestina sia fonte di terrorismo.
Peccato che quelle siano entrambe campagne che la Lega sostiene da anni (peraltro con le motivazioni più variopinte) e che il collegamento con la strage di Parigi appaia solo un mero pretesto. Stando alle parole del ministro Alfano, infatti, quell'azione avrebbe l'unico obiettivo di impedire che l'intelligence possa monitorare le attività delle moschee (la loro mancata costruzione sposterebbe semplicemente le attività in luoghi ignoti che renderebbe più complicato capire se attività svolte siano di culto o di istigazione all'odio). E questo senza parlare di come la generalizzazione proposta possa portare ad un aumento del razzismo.

E allora perché mai bisognerebbe suggerire una soluzione che i servizi segreti descrivono come la principale fonte del rischio? I timore è che l'unica spiegazione sia rintracciabile nella richiesta di vendetta e nel sentimento razzista di una parte dell'elettorato. Per non parlare di quanto sia difficile credere che davvero si possa pensare che una famiglia possa investire tutti i propri risparmi ed imbarcarsi in un viaggio della speranza alla ricerca di un futuro migliore per la propria famiglia solo per divenire terrorista (anche perché quelli generalmente viaggiano comodamente seduti a bordo di normalissimi aerei di linea).
La vendetta sarà pur popolare fra l'elettorato, ma una democrazia matura dovrebbe ben sapere che un'escalation di violenza rischia di risultare inarrestabile e che le generalizzazioni possono condurre solo a quel risultato. In fondo la guerra palestinese è sempre lì a ricordarci come le violenze abbiano portato a perdite così significative ad entrambi i fronti da non permettere che la popolazione sia disponibile a non vendicare i propri cari.
Altrettanto certo è che è veramente preoccupante assistere a servizi giornalistici che ci mostrano Boghezio che posa davanti ai fotografi mentre affigge volantini anti-islam sulle vetrine dei negozi di kebab, proponendo un'immagine che ricorda troppo da vicino l'atteggiamento sostenuto dai nazisti nei confronti degli esercizi commerciali ebraici.


Regione Lombardia annuncia di voler intervenire per fermare la «propaganda» dei gay

Pubblicato il


Nell'indecente conferenza stampa di presentazione del convegno omofobo "Difendere la famiglia per difendere la comunità", molto preoccupante è il parere espresso l'assessore alle Culture del Pirellone, Cristina Cappellini. Non solo la donna pare ignorare che la sua posizione istituzionale dovrebbe portarla a garantire i diritti di tutti i cittadini e non solo quelli dei suoi elettori, ma per la seconda volta in pochi mesi si è anche lanciata nel sostenere l'esistenza di una presunta «propaganda gay» (manco fossimo in Russia, ndr).
Parole, motti ed espressioni paiono sottolineare come la sua intera informazioni sui temi lgbt si basi esclusivamente sulle tesi sostenute da giornali ideologici come Tempi o Avvenire, così come c'è da chiedersi se non ci sia un conflitto di interessi nel sostenere di voler promuovere un convegno con l'unico obiettivo di difendere Le sentinelle in Piedi dopo che per mesi ha manifestato la sua vicinanza a quel movimento.
Già a settembre aveva fatto discutere la sua presa di posizione a difesa della scelta della Regione di destinare 60mila euro prelevati dal Fondo di promozione dell'immagine della regione al meeting di Cl, superando di gran lunga le risorse offerte al Festival di Mantova. In quell'occasione dichiarò: «Il Meeting di Comunione e Liberazione è unico, mentre in Lombardia di Festival ce ne sono molti».


Leggi tutto il post »

Anche la Cgil contro il convegno omofobo: «La Regione è un'istituzione e deve rappresentare tutti»

Pubblicato il


Continua la mobilitazione contro il patrocinio della Regione Lombardia al convegno omofobo "Difendere la famiglia per difendere la comunità", in programma il 17 gennaio prossimo. Mentre i siti cattolici si stanno arrampicando sugli specchi pur di difendere l'iniziativa (spesso ricorrendo al vittimismo e affermando che non gli venga garantita sufficiente «libertà d'opinione»), manifestazioni e presidi sono già stati annunciati dai Sentinelli di Milano e dai Giovani Democratici (qui e qui tutte le info).
A sottolineare il proprio disappunto è anche la Segreteria della CGIL Lombardia che, attraverso un comunicato stampa, «esprime la propria forte contrarietà ad un’iniziativa come quella che un gruppo di associazioni cattoliche integraliste ha organizzato per il 17 gennaio a Milano».
Secondo l'organizzazione sindacale, infatti, il convegno «non tiene conto della moltitudine di esperienze e stili di vita diversi e ormai assai diffusi nella società, assegna centralità e unicità alla famiglia cosiddetta "naturale", mostrando un intento dichiaratamente discriminatorio verso chi compie scelte di vita che non corrispondono alla morale tradizionale, con un particolare riferimento alle persone omosessuali».
Viene sottolineato anche che come «la Regione è un'istituzione e in quanto tale deve rappresentare tutte e tutti; in questo caso non è così. Coinvolgere poi un grande evento come Expo, vetrina internazionale dalla quale non può provenire un'immagine così retriva e di parte del nostro Paese e della nostra Regione, ci pare un fatto particolarmente grave». In conclusione la CGIL Lombardia «chiede formalmente al Presidente della Regione Roberto Maroni di ritirare il patrocinio dell'istituzione che rappresenta e il logo di Expo e di rinunciare a concludere l'iniziativa».


Il logo dell'Expo è ancora lì. Il caso del convegno omofobo di Maroni finisce in Europa

Pubblicato il


L'attenzione mondiale garantita dall'Expo 2015 avrebbe potuto costituire un'occasione per rilanciare l'Italia ma, a causa della Regione Lombardia, il risultato potrebbe essere l'esatto opposto. Il tutto è partito con l'uso del logo dell'Expo a patrocinio di un convegno omofobo ed ideologico organizzato dalla giunta lombarda e volto a sostenere che il futuro dell'umanità sia legato alla negazione dei diritti dei gay. La garanzia della faziosità dell'operazione deriva da una partecipazione riservata alle sole realtà anti-gay del Paese, tra le quali anche chi considera l'omosessualità una malattia.
Nonostante le proteste, Maroni pare non avere alcuna intenzione di rinunciare al suo convegno omofobo ed anche l'estero inizia a guardare con disappunto una simile iniziativa. Sono già partite alcune campagne volte al boicottaggio della manifestazione (al pari di quanto avvenuto in Russia con le Olimpiadi), alcuni deputati di Sel hanno presentato un'interrogazione parlamentare a Renzi ed i rappresentanti del M5S alla Camera hanno diffuso un comunicato in cui chiedono un intervento da parte del consigliere alle Pari Opportunità.
A livello europeo, gli europarlamentari Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo ed Isabella Adinolfi (tutti del M5S) hanno presentato un'interrogazione alla Commissione Europea in merito al convegno che si terrà il 17 gennaio a Palazzo Lombardia: «Un convegno che considera l'omosessualità come una malattia da curare e patrocinato da Expo con il benestare di Maroni ha dell'incredibile, specie se è chiaramente organizzato da un gruppo di associazioni che promuovono un approccio discriminatorio nei confronti dell'orientamento sessuale [...] Una di queste associazioni si propone di rispondere alla richiesta di aiuto pervenuta da molte persone, giovani e meno giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenze di natura omosessuale. Desta particolare sconcerto il fatto che tale iniziativa abbia ottenuto il patrocinio dell'Expo 2015. Che il simbolo Expo fosse già opacizzato dai recenti scandali giudiziari è un fatto risaputo nel nostro paese, ma che venga usato come patrocinio per convegni che discriminano altri tipi di famiglia, come quelle omoaffettive o monogenitoriali, lo riteniamo un atto che lede i diritti civili e quelli costituzionali di uguaglianza, già scarsamente tutelati in Italia [..] Considerando il principio di non discriminazione presente all'interno della Carta dei diritti dell'Ue ed i numerosi impegni dell'Unione nel garantirne l'attuazione , si chiede alla Commissione di informarsi circa le modalità di assegnazione di tale patrocinio da parte dell'Expo e se ad esso siano stati destinati -direttamente o indirettamente- fondi europei che, evidentemente, sarebbero incompatibili con un evento di questo tipo».