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Tosi apre alle unioni civili: «Qui si parla soprattutto di convivenze tra uomini e donne»

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«Le coppie di fatto ormai sono una realtà anche numericamente importante. E non è una questione di sessualità. Anzi. A ben vedere, le coppie gay sono poche. Qui si parla di convivenze tra uomini e donne, soprattutto. La società sta cambiando e non si può fingere che non sia così. Quindi vanno riconosciute». A dichiararlo a La Stampa è Flavio Tosi.
Il sindaco leghista ha poi precisato: «Sia ben chiaro, riconoscere le coppie di fatto non vuole assolutamente dire sì ai matrimoni omosessuali o alle adozioni da parte dei gay. No. Su quello non sono d'accordo. Qui si sta parlando di convivenze. Che siano anche tra persone dello stesso sesso non importa. Ma non c'è dubbio che vadano garantite su questioni fondamentali, come la sanità, l'assistenza e dal punto di vista patrimoniale». Ed ancora: «Sia ben chiaro che non è una parificazione a quella sancita da un matrimonio, alla famiglia "tradizionale". È un aspetto che comunque va affrontato».
Nonostante la premessa sia quella di un diritto da considerare perché a beneficiarne saranno soprattutto le coppie eterosessuali  (che, contrariamente ai gay, potranno così scegliere se sposarsi o convivere), la posizione dell'esponente del Carroccio appare una fra le più aperte del suo partito nei confronti dei gay, soprattutto considerato come molti suoi colleghi si dicano pronti a sacrificare i diritti di chiunque pur di chiudere la porta ai gay.


Il XIII Municipio di Roma ha approvato il registro delle unioni civili

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Pur di tentare di bloccare il progetto, i consiglieri del Nuovo Centrodestra, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia si spinsero sino ad occupare la sala consigliare del municipio per impedire un voto democratico. Ma ora, archiviata quella bruttissima pagina di cronaca, il XIII Municipio di Roma ha potuto procedere con l'approvazione dell'istituzione di un registro delle unioni civili.
«Questa è la Roma che ci piace -ha commentato il Circolo Mario Mieli- ed è doveroso il nostro ringraziamento e il nostro plauso ai Consiglieri della maggioranza che portano avanti con impegno e passione politica questa battaglia di civiltà, un piccolo ma significativo passo che ci avvicina all'Europa dei diritti, dell'inclusione e della piena uguaglianza».
Nel XIII Municipio rientrano le aree Aurelio Sud, Val Cannuta, Fogaccia, Aurelio Nord, Casalotti di Boccea e Boccea, per un totale di quasi 140mila abitanti.


La Croazia ha approvato la legge sulle unioni civili gay

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Con 89 voti a favore e 16 contrari, il Parlamento croato ha approvato la legge sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso. La formulazione è molto simile a quella proposta qui in Italia da Renzi: non si chiameranno «matrimoni» ma «partenariato di vita» con pari diritti e doveri ad esclusione dell'adozione. Sarà però prevista la possibilità di adottare il figlio biologico del proprio partner e il riconoscimento di status di famiglia garantirà loro le protezioni previste dalla Costituzione. Anche le cerimonie dovranno essere svolte nei luoghi adibiti ai matrimoni eterosessuali.
Al pari dell'Italia, contro la legge si era mobilitata la Chiesa cattolica croata e varie associazioni cattoliche intenzionate a «difendere» la famiglia tradizionale. Nel momento del voto i 16 deputati contrari sono riconducibili all'area di centro-destra, pronta a bollare la norma come «troppo liberale».

Il 1° dicembre 2013 un referendum popolare promosso dai cattolici chiese una modifica costituzione atta a ridefinire il matrimonio come unione fra un uomo e una donna. Il fronte del sì vinse con il 66% dei voti anche se l'affluenza alle urne registrò la presenza solo del 38% degli aventi diritto.
Secondo il governo quel dato non sarebbe stato significativo per impedire un riconoscimento di diritti civili dovuti, mentre le associazioni cattoliche hanno fatto quadrato attorno a quei numeri per sostenere l'illegittimità della legge appena approvato.
Anche in questo caso la situazione ha un senso del déjà vu, portando alla mente i dati sventolati in Inghilterra dalla Chiesa cattolica ed anglicana a fonte di un sondaggio d'opinione sui matrimoni gay: in quell'occasione la spinta fornita dalle due realtà religiose aveva portato ad una vittoria dei contrari, ma l'analisi pesata dei dati (attraverso l'eliminazione dei voti espressi in modalità non conforme al campione statitico) aveva poi rivelato come i dati finali fornissero un dato diametralmente opposto ed una maggioranza di cittadini favorevoli al provvedimento.


Ecco il testo della legge sulle civil partnership di Renzi. La Manif pour tous: «Irricevibile»

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Non bisognerà assolutamente parlare di «matrimonio» ma di «civil partnership», le coppie omosessuali potranno iscriversi in un apposito registro dedicato esclusivamente alle unioni fra persone dello stesso sesso e potranno godere degli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali sposate (reversibilità della pensione, diritto alla successione in caso di morte e la possibilità di assistenza negli ospedali e nelle carceri nonché di partecipare ai bandi per le case popolari) con l'esplicito divieto all'adozione se non nel caso del figlio naturale del partner.
Secondo quanto anticipato dal quotidiano L'Unità, è questa la proposta di legge che verrà presentato in aula a settembre dal Partito Democratico. Tale disciplina sarà rivolta alle sole coppie omosessuali.
«Daremo battaglia sul disegno di legge sulle unioni civili di Renzi» ha annunciato La Manif pour tous Italia, pronta a sostenere che «l'unica regolamentazione delle unioni civili immaginabile sulla base del combinato disposto degli artt. 2 e 29 della Costituzione (perlomeno secondo il loro punto di vista, ndr) è quella di mantenere integra, nella sua esclusività sostanziale, la disciplina del matrimonio, e di tenerla altresì saldamente differenziata da una normazione civilistica che raccolga e in caso completi quegli specifici diritti che la giurisprudenza ha già riconosciuto spettare alla persona in ragione di una stabile convivenza di vita». Insomma, tutto deve rimanere com'è e il matrimonio eterosessuale dev'essere un privilegio riservato a loro.
Dalla propria pagina Facebook, la Manif pour tous Italia ha anche lanciato una sua proposta: «un testo da inserire nel codice civile in cui prevedere agevolazioni per i conviventi per tutto quello che riguarda i rapporti privati tra di loro, patrimoniali (eredità) o morali (assistenza sanitaria etc). Nemmeno a parlare ovviamente di "adozioni a metà", che sarebbero solo il primo passo per l'adozione completa. Ma bisogna anche evitare di creare un nuovo soggetto concorrente alla famiglia in tutti i casi in cui lo Stato prevede interventi di solidarietà sociale come i bandi per le case popolari: assurdo parcellizzare ancor più i richiedenti quando le risorse per le famiglie sono già minimi. Quindi: da una parte riconoscere tutto quello che riguarda la dimensione interpersonale della coppia, ma dall'altra non farne un soggetto pubblico competitivo con la famiglia nelle circostanze citate».
Insomma, la richiesta è che i gay paghino i costi sociali delle coppie eterosessuali (anche quelle prive di figli, ovviamente) senza ottenere diritti o riconoscimenti pubblici per le proprie unioni.


Matteo Renzi annuncia le civil partnership a settembre

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«A settembre, dopo la riforma della legge elettorale, realizzeremo un impegno preso durante le primarie, un impegno vincolante e lo faremo d'accordo con esponenti di maggioranza e Parlamento: quello sui diritti civili». Lo ha affermato Matteo Renzi durante l'Assemblea nazionale del Partito Democratico.
Dopo la mancata promessa dell'approvazione delle civil partnership entro cento giorni dal suo insediamento, il premier pare ora aver deciso di posticipare quella data a settembre. Confermata è la modalità che vorrà vedere l'istituzione di un istituto ghetto nel quale verranno relegale le unioni gay, quasi a conferma delle garanzie fornite da Renzi ad Alfano sul fatto che non avrebbe mai permesso l'introduzione dei matrimoni gay.
Qualche malpensante potrebbe anche ipotizzare che la fretta dipenda anche dall'appiglio fonitogli dalla sentenza della Corte Costituzionale, pronta a sostenere che lo stato possa creare dei cittadini di serie B purché non «eccessivamente penalizzati»: con una legge che riconoscerebbe le unioni gay come "diverse" da quelle riservate agli eterosessuali ci si ritroverebbe a mantenere in vita una forma di discriminazione prima che eventuali sentenze della Cassazione possano mettere in dubbio il concetto di «interesse dello stato» nel riservare i matrimoni ai solo eterosessuali.
Certo, dallo'altro canto non va dimenticato che questo sarebbe il primo riconoscimento italiano all'affettività che unisce le coppie gay, ma le modalità proposte ricalcano vecchi modelli ormai obsoleti (al punto che chi le ha approvate anni fa ne sta ora discutendo le modifiche necessarie): in altre parole ci si ritroverà dinnanzi ad una legge che quindici anni fa sarebbe stata una vittoria ma che ora rappresenta una norma già vecchia.
«Ora che la scadenza è già stata in qualche modo scritta -ha dichiarato Flavio Romani, presidente di Arcigay- occorrerebbe concentrare gli annunci sulla qualità dello strumento legislativo. Ci si farà guidare dal principio di uguaglianza, cioè dall'articolo 3 della nostra Costituzione, o ancora una volta si tenterà di definire i nostri amori come meno importanti e perciò meno degni di fronte alla legge? Che risposte verranno date alle tantissime famiglie omogenitoriali italiane che da anni attendono un riconoscimento pieno? Su questi punti bisogna essere chiari e inequivocabili: per noi non c'è possibilità di mediazione. La data l'abbiamo già segnata da qualche giorno in agenda non mancheremo all'appuntamento di settembre».


La Pascale apre alle unioni civili gay

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Dopo aver conquistato la prima pagina de Il Giornale con le foto esclusive di Dudina (la nuova barboncina che Berlusconi avrebbe voluto per un matrimonio combinato con Dudù), è attraverso un'intervista al Corriere del Sud che Francesca Pascale ha chiesto un'apertura di Forza Italia alle unioni civili gay o ai pacs (e non certo matrimoni, ndr).
La giovanissima fidanzata dell'ex premier (che in passato si è vantato di aver impedito che i matrimoni gay potessero essere approvati in Italia) ha dichiarato che «È giusto che il centrodestra faccia la sua parte, difendendo la libertà di tante coppie omosessuali che vogliono vivere in pace». Ed ancora: «Cristo ha detto: ama il prossimo tuo come te stesso. Non ha insegnato a fare differenza tra gay e etero. Ecco: mi piacerebbe se il centrodestra aprisse un po' la testolina per dire: siamo liberali fino in fondo e non quando ci interessa o fa comodo. Approfittiamone ora che c'è un Papa liberale, che ha mostrato significative aperture verso divorziati e omosessuali».
Vien da sé che la Pascale non ha alcun ruolo in Forza Italia se non quello di essere la fidanzata di un uomo che cerca di muovere i fili del partito dopo la sua espulsione dal senato a seguito di una condanna definitiva per frode fiscale. Un uomo che ha stretto alleanze con le gerarchie ecclesiastiche (specie con le correnti ruinianie) espresse attraverso le posizioni a sostegno dell'esenzione dall'Ici della Chiesa, la posizione in merito alla legge 40 sulla fecondazione assistita, la presa di posizione nel Englaro contro l'eutanasia, sino all'ostilità ad ogni apertura al riconoscimento delle unioni omosessuali.
Poco chiaro è anche la necessità di pensare alla necessità di un'approvazione papale per una legge dello stato, soprattutto perché appare semplicistico parlare di un «Papa liberale» dato che Papa Franceso è solito tacere su questi temi, lasciando alle gerarchie ecclesiastiche il compito di intervenire (e sarebbe assurdo pensare che Bagnasco possa dare a sua benedizione... peraltro non certo necessaria in uno stato laico come l'Italia).


Che fine hanno fatto le civil partnership di Renzi?

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In molte cose Renzi ricorda Berlusconi. La sua politica è incentrata sulla dialettica, ha promesso 80 euro in busta paga (al posto delle dentiere promozionali di FI) e all'indomani dei risultati del voto europeo è corso in piazza per associare il proprio volto alla vittoria. La speranza è che non gli voglia assomigliare troppo anche nel non mantenere le premesse (c'è chi ancor oggi attende fiducioso il milione di posti di lavoro promessi nel 1994, ndr).
Non appena divenuto Presidente del Consiglio, infatti, Renzi promise una legge sulle civil partnership entro 100 giorni, ossia entro il 22 maggio scorso. Eppure dell'argomento praticamente non si è ancora parlato.
Il rottamatore iniziò a proporre l''idea di introdurre delle unioni-ghetto (simili al matrimonio, ma con un altro nome e prive della possibilità di adozione) durante la sua campagna del 2012. L'argomento tornò in voga nel dicembre 2013, quando il pressing fu tale da mettere a rischio il già traballante Governo Letta (immediatamente corso ai ripari introducendo il tema delle unioni civili nel suo "Impegno Italia"). Poi la caduta del governo, le promesse in fase di insediamento e il nulla.
Certo, ieri Berlusconi si è affrettato a sottolineare che senza di lui non si potranno fare le riforme e persino Alfano, nonostante un risultato al limite della soglia di sbarramento, ha precisato che nell'esecutivo il suo partito ha ancora un peso... ma è innegabile che il Pd abbia ottenuto un consenso popolare mai visto prima (nella storia Italiana il 40% di preferenze venne superato solo dalla Dc nel 1958) e se non si coglierà l'occasione il rischio è che non la si coglierà mai.
Da sottolineare è anche come tra i 73 eletti italiani ben 31 si siano impegnati per farsi portavoce delle battaglie lgbt attraverso la sottoscrizione della piattaforma "Come out" di Ilga Europe, indice di una rappresentanza gay-friendly democraticamente eletta che non può e non deve passare inosservata.
Se poi si vorrà parlare di matrimoni e non di unioni-ghetto, tanto meglio. Ma quel che non si può tollerare è il chiassoso silenzio davanti ad una promessa che attende di essere mantenuta.


Il Pd propone un nuovo istituto giuridico per le unioni gay (ma non sarà un matrimonio)

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Emma Fattorini e Stefano Lepri sono i due senatori del Partito Democratico che hanno presentato un nuovo disegno di legge sulle unioni civili che possa superare i «diversi estremismi» presenti in parlamento.
La proposta è semplice: non si parlerà di matrimonio ma un diverso ordinamento giuridico riservato a quanti non avranno diritto ad un'unione che si vuole mantenere riservata ai soli eterosessuali.
Il testo intende così «riconoscere uno specifico assetto giuridico, per garantire alcuni diritti e doveri civili: mutuo aiuto morale e materiale, regime patrimoniale comune, pari condizioni nei negozi e contratti sociali, nel campo del lavoro, dell'assistenza sanitaria, dell'abitazione, dei diritti successori, del trattamento previdenziale e pensionistico». I firmatari precisano però che: «La proposta di legge non modifica la disciplina giuridica del matrimonio così come attualmente regolata dalla legislazione italiana, né influisce in alcun modo sulla condizione giuridica dei figli o sulla disciplina delle adozioni dei minori. Ciò in coerenza con il lavoro svolto lo scorso anno dal gruppo del PD sul tema dei diritti civili».
Insomma, la risposta data ad una una richiesta di uguaglianza pare essere la creazione di una diversità che possa ghettizzare le unioni meno gradite a Santa Romana Chiesa. Una scelta che parrebbe confermare come l'Italia possa essere definita in ogni modo, fuorché uno stato laico in cui a tutti i cittadini siano garantiti pari diritti e pari dignità.

Via: Gay.it


Alfano da Fazio: «Se c'è il matrimonio gay, faccio cadere il governo»

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Ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", Angelino Alfano è tornato a sostenere la sua contrarietà all'introduzione di una legge sulle unioni civili gay.
«Se ci sarà da intervenire sul codice civili per irrobustire le tutele -ha dichiarato- noi abbiamo grande rispetto per l'affettività di tutti. Va ribadito, altrimenti giochiamo con le parole, che i matrimoni non religiosi sono già unioni civili. Quindi vanno regolate dal codice civile: ci sono le unioni religiose e le unioni civili. La cosa che mi fa un pochettino sospettare è che tu metti un brand accettabile e poi apri il varco per il matrimonio gay».
A qual punto Fazio gli ha fatto notare che le unioni fra persone dello stesso sesso sono riconosciute in gran parte d'Europa, chiedendo che senso abbia none stendere gli stessi diritti anche ai cittadini italiani. Pronta la replica: «Noi abbiamo le idee molto chiare: se c'è il matrimonio gay e poi magari l'apertura alle adozioni gay, il nostro "no" è talmente secco da dire: "Io faccio cadere il governo". La parolina magica "unioni civili" noi non sappiamo dove vogliono andare a parare, perché ad esempio il viceministro Guerra del Partito Democratico al Corriere ha detto che lei è favorevole ai matrimoni gay. Dunque, prima vediamo materialmente di che cosa si tratta e poi entriamo nel merito. Ma ribadisco: se c'è da intercenire sul codice civile per irrobustire le tutele, noi siamo a favore, se c'è lo sconfinamento sul matrimonio gay no».
Il leader dell'Ncd ha poi proseguito: «Però una domandina me la pongo. Con tutti i problemi che abbiamo qui in Italia, con le questionie economiche e la crisi, noi dobbiamo andare a parlare di frontiere libere agli immigrati e di questa cosa (ossia i matrimoni fra persone dello stesso sesso, ndr). Se fosse per me, l'affiderei alla prossima legislatura: se vincono loro facciano tutti i matrimoni gay che vogliono, se vinciamo noi diciamo di "no"».
Affermazioni a cui fazio ha replicato con un «Personalmente credo che i diritti delle persone siano l'unica cosa importante della vita», portando Alfano a replicare: «I diritti delle persone vanno rispettati e tutelati e noi li rispettiamo e li tuteliamo. Non capisco perché debbano trasformarsi in matrimoni».


Anche Catania apre al registro delle unioni civili

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Su proposta dell'assessore Marco Consoli, anche la Giunta del Comune di Catania ha deciso l'istituzione di un registro delle unioni civili. I requisiti per accedervi saranno semplicemente il vivere insieme ed essere residenti a Catania dato che il documento approvato dalla Giunta le definisce come una «stabile convivenza tra due persone maggiorenni senza discriminazione di sesso, etnia, religione, nazionalità non legate da vincoli matrimoniali ma da affettivi o motivi di reciproca assistenza materiale e morale».
Le coppie di fatto, una volta iscritte nel registro, potranno avere gli stessi diritti e doveri oggi riservati alle coppie sposate in materia di sanità, servizi sociali, casa, sport e tempo libero, nonché il diritto di cittadinanza e di partecipazione.
Il sindaco della città, Enzo Bianco, ha commentato come l'istituzione di un registro di unioni civili sia «uno strumento di civiltà al quale abbiamo lavorato con attenzione per mettere a punto meccanismi innovativi, tali da produrre effetti concreti nei rapporti con il Comune».
Dopo il voto della Giunta, il Registro sarà istituito entro due mesi da quando il Regolamento (in vigore dopo quindici giorni dala pubblicazione nell'albo pretorio della delibera approvata) diventerà esecutivo.
Ad oggi sono circa 150 le città italiane che hanno deciso di istituire un Registro delle unioni civili.


Sacconi propone una moratoria sui diritti civili

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«Chiediamo una moratoria di un anno su tutti i temi eticamente sensibili all'esame del Parlamento, in modo da avere il tempo per affrontarli con un ascolto reciproco e per arrivare a soluzioni condivise». È con queste parole Maurizio Sacconi, presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, ha proposto una moratoria sui temi legato ai diritti civili (fra cui anche il riconoscimento delle unioni gay).
Dominica scorsa Renzi aveva annunciato l'ingresso nel patto di governo con Letta-Alfano di una proposta sulle unioni civili (che lui stesso aveva definito «timida», probabilmente non a torto dato i contorni da unione-ghetto che la contraddistinguono), ma Alfano si era prontamente affrettato a prendere le distanze anche da quella proposta, asserendo che lui considera «famiglie» solo quelle formate «da un uomo e una donna che stanno insieme per procreare». Immancabile il classico epilogo con la proposta di rimandare il tutto ad una data da definirsi, come se dal 2007 ad oggi (ossia da quando Prodi propose per la prima volta l'introduzione dei Dico) di tempo non ce ne fosse stato più che a sufficienza.
Sacconi non ha mancato di appellarsi anche all'ormai abusato mantra del «ci sono priorità più importanti», pur senza dimenticarsi di far ricorso a retroscena apocalittici: «L'istituto matrimoniale -ha affermato- è a rilevanza pubblica e la Costituzione lo collega alla società naturale. Estendere questo istituto potrebbe travolgere il nostro modello sociale».


La Croazia ha detto «no» alle nozze gay

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Il risultato era già stato preannunciato dai sondaggi, così come la scarsissima affluenza pare abbia voluto sottolineare il grande disinteresse della popolazione nei confronti di una scelta che riguarda una minoranza. Fatto sta che il 35% degli aventi diritto si è recato alle urne ed il 64,8% di loro si è espresso per chiedere una modifica alla Costituzione che definisca il matrimonio come «unione fra un uomo e una donna». Dato che in Croazia non è previsto alcun quorum, il divieto alle nozze gay entrerà ora automaticamente nella carta fondamentale.
Il referendum è stato promosso da un'associazione cattolica ultraconservatrice ed ha presto ottenuto l'appoggio della Chiesa cattolica e della destra del Paese. Tutti i vescovi, durante le loro omelie del 1° dicembre, hanno anche invitato i fedele presenti a recarsi alle urne per esprimersi «a favore della definizione cristiana del matrimonio».
Dubbi sulla legittima del voto sono stati sollevati da chi si domanda come il 35% dei 3,8 milioni di aventi diritto possa decidere una modifica dal potere costituzionale, così come la Corte costituzionale croata ha spiegato che la «definizione del matrimonio come un'unione tra un uomo e una donna» non inciderà sulla definizione della famiglia e che l'esito del referendum «non può in nessun modo limitare uno sviluppo futuro della regolamentazione legislativa delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso».
Il primo ministro Zoran Milanović non ha avuto dubbi nel definire «triste e inutile» questa consultazione pubblica (che a suo parere «non è altro che una manifestazione di omofobia») ed ha annunciato che tra un paio di settimane il suo governo intende presentare una legge sulle unioni civili tra le persone dello stesso sesso.


Grecia: La Chiesa Ortodossa minaccia la scomunica dei politici che sosterranno le unioni gay

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Il partito socialista greco ha annunciato un disegno di legge che prevede l'estensione delle unioni civili anche alle coppie gay (così come sancito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo) ma la Chiesa Ortodossa pare intenzionata a non permetterglielo. Con una dichiarazione senza precedenti, il vescovo Seraphim del Pireo ha preannunciato che provvederà a scomunicare tutti quei politici che dovessero votare a favore della norma.
Il leader religioso ha anche sostenuto che il riconoscimento delle unioni civili apparirebbe come «un oltraggio a Dio e agli uomini» ed una istituzionalizzazione della «devianza psicopatologica dell'omosessualità».
Dal canto suo l'omofobia professata dalla Chiesa Ortodossa è sottolineata da una serie di azioni: si va dal pieno appoggio a tutte le norme contro la cosiddetta «propaganda omosessuale», alle aggressioni fisiche durante i gay pride, arrivando addirittura alla richiesta di oscurare Facebook perché ritenuto troppo gay-friendly.


Il Vietnam ha approvato le unioni civili

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A poco più di un anno di distanza dalla celebrazione del primo Gay Pride del Paese, il Vietnam ha approvato una legge che introduce delle partnership civili aperte anche alle coppie gay.
Il parlamento del Paese asiatico stava discutendo da mesi la norma, ma l'iter ha avuto un'accelerazione in seguito al clamore mediatico suscitato dalla multa inflitta ad una coppia dello stesso sesso, punita dalle autorità locali per atti «contraria agli usi e ai costumi del Vietnam» a causa dell'organizzazione una cerimonia simbolica che potesse sancire la loro unione dinnanzi ad amici e parenti. Un'eventualità che ora non potrà più ripetersi.
Allo stesso tempo non passa certo inosservato come la cultura politica della regione si stia gradualmente trasformando dal totalitarismo al pluralismo, il tutto grazie all'azione di una società civile emergente pronta a sfidare le regole del partito comunista (al potere dal 1976 sino a poco tempo fa). Giusto all'inizio dell'anno sono stati molti i personaggi, gli intellettuali e gli ufficiali pubblici vietnamiti che hanno scelto di firmare una petizione per chiedere una carta costituzionale di tipo occidentale e la trasformazione del Vietnam da uno stato a partito unico in una democrazia.


La Corte europea di Strasburgo ha sancito che i gay non possono essere esclusi dalle unioni civili

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La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha stabilito che, in tutti i Paesi dell'Unione Europea in cui siano previste unioni civili alternative al matrimonio, queste non possano essere negate alle persone dello stesso sesso. Da ora in poi, dunque, i quarantasette Stati del Consiglio d'Europa non potranno più escludere le coppie gay dalle eventuali unioni civili previste nel proprio ordinamento.
La decisione è giunta dopo l'esame di un ricorso presentato contro la Grecia che nel 2008 ha introdotto le unioni civili, regolamentandole però in base al cosiddetto "Patto di libera convivenza" (che, per l'appunto, escludeva da quell'istituto tutte le coppie formate da persone dello stesso sesso).
«La Grecia -si legge nella sentenza- recepisce le normative europee in fatto di unioni civili riconoscendo altresì alle coppie non sposate e ai single il diritto di procreare mediante inseminazione artificiale. Ai contraenti il patto sono riconosciuti pieni diritti sui beni acquisiti dopo l'avvenuta stipula. Esso regola inoltre altre questioni riguardanti la prole acquisita eventualmente nel corso del patto, gli alimenti a quest'ultima in caso di interruzione del patto e altre questioni ereditarie».
L'Italia resterà comunque esclusa dagli effetti di questa sentenza dato che attualmente non ha alcuna norma che riconosce o tutela le unioni civili o le coppie di fatto.


Il registro delle unioni civili approda a Lecco

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Dopo il Comune di Mandello del Lario, che per primo ha compito questo passo nella provincia lombarda, ora anche il Consiglio Comunale di Lecco ha approvato l'istituzione del un Registro delle Unioni Civili. Il progetto era in attesa di discussione da circa due anni (quando venne presentato dal capogruppo dell'Idv Ezio Venturini) ed ha riscontrato un iter particolarmente difficoltoso a causa strenua opposizione dall'area cattolica e dalle destre, che durante l'approvazione di martedì hanno sera deciso di abbandonare i lavori dell'aula in segno di protesta.
Grande soddisfazione è stata espressa invece dall'associazione Renzo e Lucio, pronta a definirlo «un atto di civiltà che certifica per la nostra città pari dignità per le differenti forme di famiglia che già esistono sul nostro territorio. Un atto che, oltre ad avere un valore pratico, porta con se una valore culturale e sociale e dice che tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, hanno pari dignità e devo aspirare ad avere pari diritti dal legislatore nazionale».
Di parere diametralmente opposto è il consigliere Angela Fortino (Pdl) che non ha esitato a sostenere che il provvedimento sia solo «fumo negli occhi» e che «mette a rischio uno dei pochi punti fermi della nostra convivenza civile: la famiglia».


Approvate le unioni civili gay a Colima (Messico)

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Il Colima (uno stato del Messico situato nella parte centro-occidentale del Paese) ha approvato una riforma costituzionale che introduce le unioni civili fra persone dello stesso sesso. L'assemblea ha deciso la modifica lunedì sera, dopo che sette delle dieci municipalità avevano dato il proprio parere favorevole.
Anche un sondaggio condotto fra la popolazione aveva evidenziato come la maggioranza l'opinione pubblica fosse a favore di un riconoscimento giuridico per coppie gay, pur dicendosi contrari a concedere l'accesso al matrimonio. Ed è così che il governo ha fatto sapere che d'ora in avanti le coppie formate da persone dello stesso sesso potranno beneficiare di diritti sociali simili a quelli riservati alle coppie eterosessuali sposate.
Il Colima diventa così il secondo stato messicano ad aver introdotto le unioni civili fra persone dello stesso sesso nel proprio ordinamento giuridico (insieme allo stato di Coahuila). A Città del Messico, ad Oaxaca e a Quintana Roo, invece, la legge prevede il pieno accesso al matrimonio egualitario.


Riconociuta la prima unione gay della Colombia

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Per la prima volta nella storia del Paese, un giudice colombiano ha riconosciuto l'unione civile di una coppia gay. Dopo aver condiviso oltre vent'anni di vita, Gonzalo Ruiz e Carlos Hernando Rivera hanno così potuto veder riconosciuto il proprio amore davanti ai circa cento invitati alla cerimonia.
Se non ricorderete di aver sentito parlare dell'approvazione delle unioni gay in Colombia, non siete in errore: nel 2007 il Senato aveva affossato un progetto di legge che avrebbe aperto la strada alle unioni civili fra persone dello stesso sesso, così come anche lo scorso aprile una discussione parlamentare sul tema si concluse con un nulla di fatto.
Sulle loro teste, però, pendeva la spada di Damocle di una sentenza pronunciata nel 2011 dalla Corte Costituzionale colombiana , nella quale veniva fissato un limite massimo di tempo offerto ai politici per «riparare il deficit di tutela legale» riservato alle coppie omosessuali, passato il quale alle coppie gay sarebbe stato automaticamente concesso il diritto di sposarsi. Quel termine è scaduto è scaduto il 20 giugno 2013.
Una sentenza emessa nel 2009, però, ha anche stabilito che il diritto al matrimonio per i gay non significa necessariamente un diritto all'adozione (così come avviene per le coppie eterosessuali), motivo per cui al momento le coppie formate da persone dello stesso sesso non potranno avere figli.


La Costa Rica approva "accidentalmente" le unioni fra persone dello stesso sesso

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Lunedì scorso i legislatori della Costa Rica hanno approvato una proposta di legge che potrebbe portare al pieno riconoscimento delle unioni civili fra persone dello stesso sesso. La norma, infatti, è andata a modificare un testo che definiva le unioni come contratte esclusivamente tra un uomo e una donna, parlando ora più genericamente di un «diritto di riconoscimento, senza discriminazioni contrarie alla dignità umana, degli effetti sociali ed economici delle unioni di fatto».
La deputata José María Villalta pare non aver dubbi nel sostenere che quel «senza discriminazioni contrarie alla dignità umana» porti necessariamente al riconoscimento delle coppie gay.
Dello stesso avviso sono anche gli oppositori: Manrique Oviedo, da sempre contrario al riconoscimento delle unioni gay, si è precipitato dalla presidente Laura Chinchilla per chiederle di porre il veto alla proposta di legge, sostenendo di «sentirsi ingannato» e di «aver fatto un errore» nel votare. Ed è proprio questa la tesi sostenuta anche da altri deputati della sua area politica, pronti a sostenere che sia normale non leggere i testi di ciò che si vota in aula. Non manca anche chi ha colto l'occasione per dare libero sfogo alla propria omofobia, come nel caso di Vice Justo Orozco, pronto a sostenere che il caso dovrebbe essere esaminato attentamente perché «non si può dare diritti a chi non li merita».


Galan (Pdl) annuncia un ddl sulle unioni gay, ma non si chiameranno matrimoni

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Dopo aver manifestato a Piazza Farnese contro le nozze gay introdotte in Francia, in questi giorni c'è chi parla di una possibile apertura alle coppie gay da parte del pdl. Qualche giorno fa Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, che ha asserito: «A differenza dell'onorevole Roccella e di tanti miei amici non capisco, proprio non capisco, perché i cattolici debbano fare delle battaglie contro chi invoca il riconoscimento delle unioni fra omosessuali, al di là delle diverse e legittime posizioni sul significato del matrimonio [...] È giunta l'ora che si riconosca il diritto di essere cittadini italiani anche agli omosessuali, garantendogli quei diritti civili che tutt'oggi si vedono negati».
Immediatamente gli ha fatto eco Laura Ravetto, che ha aggiunto: «Il Pdl sia protagonista dell'evoluzione normativa sui temi etici e in particolare sulla disciplina delle unioni civili. La politica deve aggiornarsi all'ormai consolidato comune sentire del Paese reale su queste tematiche».
A frenare l'entusiasmo è giunto Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, che si è espresso a difesa delle frange più omofobe del partito: «Francamente -ha dichiarato- non capisco la tendenza a discriminare chi non si associa all'ondata qualunquista a sostegno delle unioni gay; la pretestuosità di argomenti relativi a diritti negati, quando le norme consentono ampia tutela a ogni tipo di convivenza; e la disattenzione di troppi alla tutela della famiglia così come le norme la definiscono: orientata a vita e nascita dei figli che vengono al mondo per l'incontro tra uomo e donna».


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