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Il 71% degli svizzeri è favorevole al matrimonio egualitario

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Con 12 voti favorevoli, 9 contrari ed un astenuto, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale svizzero ha deciso di dar seguito all'iniziativa parlamentare dei Verdi liberali denominata "Matrimonio civile per tutti" che prevede l'istituzione di unioni civili rivolti a coppie gay ed eterosessuali.
Dato che la proposta comporterebbe una modifica costituzionale, l'ultima parola spetterà agli elettori anche se due sondaggi realizzati dai domenicali SonntagsBlick e SonntagsZeitung. Nel primo caso il 54% del campione si è espresso a favore dell'introduzione del matrimonio egualitario, nel secondo caso la percentuale sale sino al 71%. In ambo i casi le donne sono risultate le più favorevoli (con il 77% a favore contro il 64% registrato fra gli uomini). Ovviamente le percentuali si abbassano drasticamente dinnanzi ai simpatizzanti del PPD, il partito cattolico che vorrebbe una modifica costituzionale volta a sancire che il matrimonio debba essere un'unione esclusiva fondata sull'unione fra uomo e una donna.


Amarsi oltre la morte, il commuovente servizio delle Iene sui diritti negati alle famiglie gay

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Qualcuno vada a dire a Walter ed Emanuel che il riconoscimento dei loro diritti non è una priorità. Qualcuno si assuma la responsabilità del dolore che i loro pregiudizi infliggano alla società. Qualcuno abbia il coraggio di guardare il servizio trasmesso dalle Iene per poi presentarsi in piazza a vegliare in piedi. Solo un pazzo non poterebbe capire che quello è vero amore e che ciò che sta accadendo non è umanamente accettabile.
Ma andiamo con calma. Il servizio trasmesso ieri sera dalle Iene è stato firmato da Giovanna Nina Palmieri e ci racconta la storia di due uomini, Walter ed Emanuel, che stanno insieme da 13 anni. Walter era ricoverato ad Aviano per un linfoma incurabile. Con le sue ultime forze ha voluto lanciare un messaggio molto chiaro: «Vorrei far capire che amore è amore, assistenza è assistenza, diritto è diritto e una lacrima è una lacrima».
Dal suo letto di ospedale Walter ha raccontato il suo rapporto con la malattia, la sua paura per il dolore che avrebbe creato ai suoi cari con la sua morte, il rapporto con un padre che era stato ricucito proprio grazie alla sua degenza dopo che la sua omosessualità li aveva allontanati e aveva portato il padre addirittura a cercare di "curarlo".
Ma si è parlato anche di come vivesse in una casa di sua proprietà insieme al compagno e di come la legge italiana non tutelasse in alcun modo Emanuel, rischiando di portargli via tutto quello che avevano costruito assieme. Nel suo caso il padre ha acconsentito alle volontà del figlio per garantire una tutela al compagno e gli ha suggerito di redigere un testamento. Peccato che anche in qual caso 1/3 di ciò che ha lasciato può sempre e comunque essere rivendicato dai parenti, indipendentemente dalle volontà espresse. Il padre non impugnerà nulla, eppure quella famiglia non è tutelata dalla legge.
Dinnanzi alle telecamere Walter ed Emanuel si sono anche scambiati le fedi che avevano acquistato per sancire il loro amore, ma dopo nove giorni Walter è mancato. In un messaggio pubblicato su Facebook si è augurato che il servizio venisse trasmesso «a favore di chi non può liberamente vivere il proprio amore per stupide convinzioni».
Al funerale, il papà di Walter ha ringraziato le Iene: «Grazie per averlo ascoltato: ci teneva tanto e gli avete regalato il suo ultimo sorriso. Per lui è stato il giorno più bello». Da parte sua Nina Palmieri ha commentato: «Ciao Walter. Sono certa che il tuo messaggio arriverà forte e chiaro anche al cuore di chi non vuole vedere». E spiamo sia così. Perché fa davvero riflettere che, mentre un ragazzo si spegneva nella preoccupazione di non poter garantire i diritti del suo compagno, altre persone si stessero riunendo proprio per cercare di impedire che potesse farlo.

Clicca qui per guardare il servizio.


Si parla di un possibile accordo tra Renzi e Alfano sulle unioni civili: niente reversibilità, equiparazioni ed adozioni

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Secondo alcune indiscrezioni riportate da Repubblica, l'ufficializzazione dell'approdo in aula nel mese di marzo di un progetto di legge sulle unioni civili sarebbe l'immediata conseguenza di un accordo raggiunto tra Matteo Renzi e Angelino Alfano. È noto che il Ncd ha cercato di opporsi con qualunque mezzo a qualunque diritto per i conviventi e, nonostante le elezioni europee abbiano mostrato come rappresentino solo il 4,38% degli italiani, la configurazione di governo attuale gli permette ampio margine sulle trattative.
Ed è così che le indiscrezioni parlano di un pieno accoglimento di tutte le richieste avanzate da Alfano: dall'esclusione della reversibilità delle pensioni al il divieto all'adozione dei figli del partner, passando dalla mancata equiparazione al matrimonio.
In sostanza, si tratterebbe di una legge completamente svuotata di tutte le sue parti più significative, decisamente orientata a garantire diritti molto diversi a fronte di doveri fin troppo equivalenti (a partire da come il lavoro di una parte della popolazione venga indicato come necessario a fornire privilegi pensionistici ad una cittadinanza di serie a).
La speranza è che le indiscrezioni si rivelino infondate, perché una legge simile sarebbe completamente inutile. Forse ancora più inutile di una legge contro l'omofobia dove si è provveduto ad esonerare dal suo rispetto i principali carnefici al fine di riuscire ad ottenere l'approvazione da parte del Ncd.


In Germania si discuterà la completa equiparazione fra le coppie gay e quelle eterosessuali

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Se a marzo l'Italia inizierà forse a discutere una possibile legge sulle unioni civile basate sul modello tedesco, è a febbraio che il Bundestag si riunirà per capire se non sia tempo di archiviare un modello ormai sorpassato.
La discussione, richiesta dei Verdi, avrà inizio il 26 febbraio e proporrà una completa equiparazione di diritti fra le coppie gay e quelle eterosessuali (anche in termini di adozione). I promotori dell'iniziativa accusando l'esistenza di «discriminazioni ideologiche» nei confronti delle famiglie lgbt, ancor più considerato come nella legge tedesca ci siano circa 150 disposizioni sparse in 54 leggi che trattano in maniera diversa il matrimonio e le unioni civili.
Anche in Germania la proposta non avrà vita facile date le crociate ideologiche che i gruppi conservatori e cattolici sono soliti condurre in queste occasioni. Già lo scorso anno un progetto di legge che prevedeva l'equiparazione nelle adozioni venne bocciato dalle destre che motivarono la loro scelta sostenendo che tutti  gli omosessuali potrebbero rappresentare un pericolo per i bambini.


Secondo gli integralisti cattolici, le unioni civili non servono perché i conviventi hanno già tutti i diritti necessari

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«I diritti già riconosciuti ai componenti di una coppia di fatto sono numerosissimi». Anzi, sono solo quattro i punti di disparità: la riserva di legittima per la successione, la possibilità per i conviventi di adottare figli, una parte delle disposizioni penali e processual-penalistiche e un regime pensionistico di reversibilità in favore del convivente. È quanto affama Tempi, sostenendo che sia pertanto inutile parlare di unioni civili dato che tutti i diritti ci sono già quelli mancanti «non giustificano la costruzione di un modello alternativo di famiglia».
Il tale logica comitato Sì alla Famiglia ha elaborato un testo da presentare ai parlamentari sulla base del «presupposto che la tutela che l'articolo 29 della Costituzione riserva alla "famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" è più specifica rispetto a quella che l'articolo 2 della stessa Carta fondamentale riserva alle "formazioni sociali intermedie", fra le quali la giurisprudenza colloca le convivenze». In altre parole, le coppie eterosessuali che si possono sposare devono avere più diritti di quelle eterosessuali, escluse da quel diritto sulla base di una lettura ideologica della Costituzione.
Secondo Tempi chi parla di "unioni civili" lo fa evocando «discriminazioni che non esistono» e «l'aggancio alla realtà permette di qualificare il ddl Cirinnà per quello che è: il tentativo ideologico di negare il diritto scritto nella natura e nella Costituzione». Probabilmente è in questo contesto che si inseriscono anche i vari tentativi di Tempi e di altri giornali cattolici di riabilitare le assurde teorie che vedrebbero l'omosessualità come una condizione derivante da fattori sociali e culturali, l'unico appiglio sulla quale possono sostenere una lettura ideologizzata e falsa della Carta costituzionale.
Il comitato Sì alla Famiglia racchiude 16 associazioni ultra-cattoliche (come Alleanza Cattolica o il Forum delle famiglie) guidati da Massimo Introvigne, già reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica. In altre parole, non si tratta che di una realtà legata ai soliti gruppi, sempre alla ricerca di nuove sigle che possano dare l'idea di una realtà più ampia e variopinta di quanto in realtà non sia.
Nel manifesto si spiega come quella realtà sia nata con l'unico obiettivo di opporsi ai matrimoni gay «perché il matrimonio, per sua natura, è solo quello tra un uomo e una donna» e anche al riconoscimento delle unioni civili «perché nei Paesi europei che le hanno introdotte sono sempre state non l’alternativa ma l'apripista per passare dopo qualche anno al matrimonio omosessuale».


La Grecia apre alle unioni civili gay

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È il ministro greco della giustizia, Nikolaos Paraskevopoulos, ad annunciare che il governo greco aprirà le unioni civili (già a disposizione di coppie eterosessuali sin dal 2008) anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso.
A due settimane dal suo insediamento il nuovo primo ministro Alexis Tsipras pare dunque intenzionato a chiedere una serie di riforme per il riconoscimento dei diritti dei gay in modo da colmare il divario che separa da Grecia dalla maggior parte dei Paesi europei. Il tutto nonostante la presenza di una presenza parlamentare significativa da parte di un'estrema desta fortemente contraria a qualunque riconoscimento per la comunità gay.
Nel novembre del 2013 la Corte europea di Strasburgo indicò come una violazione la mancata apertura delle unioni civili alle coppie gay da parte della Grecia.


Il Cile approva la legge sulle unioni gay

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Con 86 voti a favore, 23 contrari e due astenuti, la Camera dei Deputati cilena ha definitivamente approvato un disegno di legge che riconosce le unioni civili tra coppie gay e lesbiche.
«Questa è una legge che non discrimina e offre protezione a tutte le coppie e le famiglie del paese -ha dichiarato il portavoce del governo Alvaro Elizalde- una svolta che siamo orgogliosi di come un governo».
La norma permetterà alle coppie formate di persone dello stesso sesso di poter ereditare reciprocamente immobili, avere piano sanitari congiunti e ricevere prestazioni pensionistiche.
Alla vigilia del voto il Comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile aveva tentato di bloccare il progetto attraverso le parole del cardinale Ricardo Ezzati Andrello, pronto a sostenere che la visione cattolica della famiglia dovesse valere «più dell'organizzazione politica e sociale, più delle leggi e della Costituzione» e che «le unioni di fatto non si possono equiparare giuridicamente all'unione stabile ed indissolubile di un uomo ed una donna per formare una famiglia, cellula basilare della società». Più specificatamente riguardo alle unioni gay, il prelato sostenne anche che la norma fosse inutile perché, a suo dire, due dello stesso sesso che desiderano «convivere e condividere i loro beni potranno farlo senza nuove leggi». Ovviamente i diritti acquisiti non erano previsti dalla legislazione vigente durante quel discorso.


Roma, approvato il registo delle unioni civili

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Con 32 voti favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto il Consiglio Comunale di Roma ha approvato l'istituzione di un registro delle coppie di fatto. Il provvedimento era in discussione in aula da ben 18 mesi.
Il provvedimento era stato rimandato a causa dell'ostruzionismo manifestato ieri dai banchi del centro destra, al punto che ad inizio seduta la presidente Valeria Baglio ha dovuto ricordare che «non è possibile esporre cartelli, né invadere lo spazio dedicato ai consiglieri, né interromperei i lavori».
Polemiche riguardano l'emendamento votato dal Pd che richiedere la preventiva e «dimostrata coabitazione» per 12 mesi tra le due persone che intendono accedere al Registro delle Unioni Civili, introducendo un prerequisito che difficilmente potrà essere soddisfatto dato che bisognerà "provare" un qualcosa che non sarà soddisfatto dall'indicazione della medesima residenza.
Tra le dichiarazioni di voto dei contrari, le motivazioni addotte sono le solite: non è un'urgenza, non produrrà effetti, non è prioritario, non serve... non male per chi è dal 2007 che sta lottando con ogni mezzo per impedire l'approvazione di un provvedimento che possa riconoscere quantomeno la dignità delle coppie, soprattutto di quelle formate dallo stesso sesso che sono esclude da ogni altra forma di tutela giuridica. Indicativo è anche il continuo riferimento a versetti biblici, parole di vescovi o genuflessioni verso il Vaticano, quasi come se non vivessimo in uno stato laico (Gianluca Peciola si è spinto sino a definirlo «una delibera anticlericale»).
Curiosa è stata la posizione di De Paolo, pronto a sostenere che i diritti siano vincolati ai numeri: «Se l'1% dei cittadini non si iscriverà al registro nel prossimo anno -ha sostenuto- aboliamolo e non parliamone più a livello nazionale. Perché questo è un Paese virtuale che non ci rappresenta».
Immancabile è stato anche lo show di Pomarici (Lega), pronto a sostenete che il provvedimento sia «dannoso» perché «non ha effetti» e «sottrae risorse delle famiglie fondate sul matrimonio». Poi, dopo un fiume di parole inutili, è giunto al nocciolo della questione: «Ritengo questo provvedimento come una breccia per arrivare al riconoscimento dei matrimoni gay». Non ha mancato di minacciare ricorsi legali penali per cercare di affondare la norma dato che «la famiglia è solo una, quella riconosciuta dai miei principi». Poi si è lanciato sino a chiedere «Chi di voi avrà la forza di inchinarsi davanti al santo Padre dopo questo provvedimento?».
Sulla stessa linea è anche Forza Italia, pronta a sostenere possibili ripercussioni penali nei confronti degli ufficiali che daranno seguito alla delibera, augurandosi che il prefetto accolga la sua diffida per l'annullamento del voto sulla base dello stralcio si alcune migliaia di emendamenti. Confermata è la distanza dagli impegni presi dalla Pascale a nome di Berlusconi.
Tra i favorevoli, Svetlana Celli ha preferito puntare sulla menzione della Costituzione, ricordando come l'articolo 3 riconosca piena eguaglianza «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
All'esterno decine e decine di ragazzi hanno organizzato un flashmob con cartelli raffiguranti un cuore «a simboleggiare che tutti gli amori sono diversi ma vogliono uguali diritti». Ad oggi 160 città italiane hanno istituito un registro delle unioni di fatto.


Registro delle unioni civili a Roma: vince l'ostruzionismo

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«Faremo di tutto per rinviare il voto finale sul provvedimento». È quanto aveva minacciato il leghista Marco Pomarici alla vigilia della discussione capitolina sull'istituzione di un registro delle Unioni Civili nel comune di Roma.
E così è stato. L'ostruzionismo è stato l'unico vero protagonista della seduta capitolina, caratterizzata da centinaia di emendamenti inutili buttati con l'unico obiettivo di portare all'esaurimento del tempo a disposizione. Verso le 17 si è verificato l'inaccettabile: una consigliera dell'Ncd ha tirato fuori un cartello che riportava citazioni bibliche contro le unioni fra persone dello stesso sesso mentre alcuni militanti di estrema destra hanno tentato di interrompere i lavori facendo irruzione con cartelli «in difesa della famiglia» firmati da Fratelli d'Italia. Da qui una degenerazione a cori da stadio e botte fra i presenti in sala con tanto di sospensione della seduta.
Dopo una mezz'ora di scontri, si è deciso di prorogare la seduta oltre l'orario previsto e dopo un'altra mezz'ora di inutili chiacchiere (più volte a sostenere che non ci fosse urgenza di dibattere dell'argomento che a trattare temi utili alla cittadinanza) si è finalmente iniziato a votare speditamente le centinaia emendamenti rimasti. Intorno alle 19, però, la seduta è stata tolta ed aggiornata a domattina alle 10 senza che si fosse giunti ad una votazione finale.

Intanto tutti i gruppi di centrodestra, ad esclusione di Altra Destra, hanno presentato una diffida indirizzata al prefetto di Roma per «il taglio di circa 7.000 tra ordini del giorno ed emendamenti nel corso della discussione», sostenendo che costituisca «una palese violazione del regolamento» dato che «sono rimasti solo 83 ordini del giorno e circa 200 emendamenti». Qualora il prefetto dovesse accogliere la diffida, la delibera potrebbe essere annullata.


La Macedonia modificherà la sua Costituzione per impedire il riconoscimento delle unioni gay

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Il Parlamento di Skopje pare ce la stia mettendo tutta per proibire le nozze fra persone dello stesso sesso: un emendamento costituzionale che intende minare le basi per qualunque riconoscimento futuro delle unioni gay è stato approvato con larga maggioranza.
Con 72 voti a favore e solo quattro contrari, si è votato per modificare la Costituzione macedone in modo che il matrimonio venga espressamente definito come un'«unione esclusiva per tutta la vita tra un uomo e una donna». Poi, giusto per sincerarsi che le cose non possano variare in futuro, un'altro emendamento propone che qualsiasi iniziativa legislativa che riguardi matrimonio, famiglia ed unioni civili debba essere approvate da una maggioranza di almeno i due terzi del Parlamento.
I due emendamenti costituzionali sono parte di un pacchetto di otto norme che dev'essere ancora votato nel suo insieme. Si prevede, però, che la norma verrà approvata.
Secondo Amnesty International, la norma «rafforzerà ulteriormente la discriminazione» ed è da ritenersi un preoccupante segnale di un'«intolleranza sulla base dell'orientamento sessuale».


Cile: il parlamento approva le civil partnership gay

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Con 32 voti a favore, 23 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati cilena ha approvato il Pacto de Unión Civil che permetterà coppie gay e lesbiche di unirsi in una civil partnership. La proposta di legge era in discussione da ben 11 anni e prevede anche la possibilità di adozione.
Ora la norma dovrà passare dal Senato, ma l'esito appare quasi scontati (un anno fa 28 senatori votarono a favore e solo 6 contro) e la nuova presidente Michelle Bachelet ha già annunciato che irmerà la norma.
«Ventitré anni dopo la prima richiesta di matrimonio gay e dopo undici anni di dibattiti parlamentari, è molto soddisfacente poter riscontrare un risultato», ha dichiarato Ronaldo Jiménez dell'associazione lgbt MOVILH. «Vorremmo dedicare questa giornata, questo momento, a tutte le famiglie gay lesbiche che hanno sofferto sotto il peso di pregiudizi e incomprensione».
L'associazione aveva sporto denuncia nei confronti del precedente governo per aver negato a tre famiglie lgbt la possibilità di sposarsi ma, in tutta risposta, un gruppo di formato da cristiani evangelica e cattolici lì denunciò a sua colta per aver distribuito un libro per bambini che parla di famiglie arcobaleno. Fu un passo falso dato che, per la prima volta nella volta, i giudici cileni si schierarono dalla parte dei diritti lgbt.
Durante il voto gruppi di cristiani evangelici e cattolici hanno protestato davanti al Parlamento, chiedendo che le civil partnership venissero rigettate. Il 70% dei cileni di dichiara cattolico e la seconda emittente televisiva privata del Paese è di proprietà della Chiesa Cattolica.


Il Ncd sceglie l'ostruzionismo in Senato: «I gay vanno disciplinati, non tutelati»

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«No ai matrimoni gay, no alle adozioni gay o la previsione dell'utero in affitto e un secco no alla reversibilità delle pensioni». Così Bruno Mancuso, senatore del Nuovo Centrodestra, si è ripetuto come un disco rotto durante la discussione in Commissione Giustizia al Senato del testo base proposto dalla senatrice Cirinnà riguardo le unioni civili.
«Non c'è alcuna insensibilità da parte del Nuovo Centrodestra nei confronti di quanti decidono di convivere indipendentemente dal sesso -ha affermato Mancuso- la cosa importante però è non invertire i paradigmi. Esiste una famiglia che va tutelata. Poi esistono altre forme che vanno disciplinate. Ma non arriviamo all'assurdo che queste forme vengano prima della famiglia o si confondano con la famiglia».
Insomma, secondo il senatore esisterebbero due famiglie diverse: una da tutelare e l'altra da disciplinare dopo averla esclusa dalle tutele. Inutile a dirsi, l'esclusione dalla reversibilità pare volta esclusivamente alla all'arricchimento del primo gruppo grazie allo sfruttamento del secondo, in una nuova forma di schiavitù che il partito di Alfano vuole reintrodurre in Italia (ancor più considerato come i figli non siano un canone, basando la discriminante sul naturale orientamento sessuale dei singoli cittadini).
Per motivare le sue affermazioni Mancuso non ha mancato di ripetere a pappagallo le frasi che il suo partito ripete ad ogni occasione, indifferente a come siano state più volte smontate: l'uomo ha parlato del «diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre secondo i canoni della famiglia tradizionale» ed è così finito indirettamente a chiedere che i figli siano tolti dalle famiglie monoparentali nel caso di divorzio o di morte di uno dei due coniugi. Ed, ancora, ha rivendicato che «non è ammissibile l'esplicita equiparazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso al matrimonio, in quanto ciò si pone in diretta antinomia con l'articolo 29 della Carta fondamentale» La Cassazione e la Corte Costituzionale leggono diversamente il significato di quell'articolo, ma evidentemente sono enti che non hanno diritto di replicare allo slogan creato e diffuso da Giovanardi.


Berlusconi dice «sì» alle unioni gay alla tedesca

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«L'istituzione del dipartimento sulle libertà civili rappresenta una naturale continuità di quanto abbiamo fatto finora e si occuperà anche dei diritti delle coppie dello stesso sesso: siamo arrivati alla conclusione che la legge tedesca sulle unioni civili rappresenti un giusto compromesso tra il rispetto profondo dei valori cristiani, a cui teniamo molto, e della famiglia tradizionale. Ma chi ha responsabilità pubbliche non può non intervenire quando le esigenze della società cambiano». Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, finalmente parlando di persona durante una conferenza stampa.
Sino ad oggi la sua apertura era stata annunciata solo da terze parti (in particolar modo dalla sua giovane fidanzata) e prontamente smentita da chi sosteneva di averlo sentito per telefono e di aver ricevuto rassicurazioni al riguardo. Ora, finalmente, questa dovrebbe divenire la sua posizione ufficiale nonostante molti parlamentari del suo partito stiano continuando a remare nella direzione opposta.
Nonostante l'ex premier lasci intendere che, a suo parere, le unioni gay siano contrarie ai valori cristiani, l'apertura appare notevole per chi, solamente lo scorso anno, si vantava di essere il responsabile dell'assenza dei matrimoni gay in Italia.




Ruini: «No alle unioni gay, sono diritti immaginari»

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«È giusto tutelare i diritti di tutti; ma i veri diritti, non i diritti immaginari. Se c'è qualche diritto attualmente non tutelato che è giusto tutelare, e ne dubito, per farlo non c'è bisogno di riconoscere le coppie come tali; basta affermare i diritti dei singoli. Mi pare l'unico modo per non imboccare la strada che porta al matrimonio tra coppie dello stesso sesso». È quanto dichiarato dall'ex presidente dei vescovi italiani, Camillo Ruini, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Il religioso pare così aver deciso di tornare sulla scena per impedire il riconoscimento delle unioni civili fra persone dello stesso sesso che, a suo dire, pur non essendo un matrimonio hanno un «contenuto molto simile» e «serve poco cambiare il nome del contenitore». tempo addietro fu lui a lavorare per far affossare i Dico proposti dal Governo Prodi.
Ruini non ha mancato di puntare il dito anche contro la trascrizione delle unioni gay effettuata da Marino, sostenendo che «Un sindaco ha il diritto di sostenere le proprie posizioni, ma non può per questo violare le leggi dello Stato». Il tutto presupponendo che le leggi dello stato siano state violate (nonostante alcuni eminenti avvocati sostengano non sia affatto così).
In conclusione non ha mancato anche di sostenere che la contrarietà ai matrimoni gay non dipenda dalla chiesa ma dalla società: «In Francia il movimento Manif pour tous non è certo stato organizzato dalla Chiesa -ha sostenuto- è una forza grande e variopinta, che ha indotto il governo a essere più prudente».


Arcigay frena Alfano: «Nessun paletto sulle unioni, il dibattito sui diritti non è il mercato delle vacche»

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«No al matrimonio, no alle adozioni e no alla reversibilità delle pensioni, che sfascerebbe i conti pubblici». È quanto ribadito da Agelino Alfano, leader del Ncd, pronto a sostenere che il suo partito è disponibile solo «a studiare un modello italiano che possa dare maggiori diritti alle unioni gay» purché non si tocchino i suoi «tre paletti».
Non si è fatta attendere la riposta di Arcigay che, attraverso un comunicato, ribatte: «Inaccettabile iniziare una discussione con questi presupposti. Alfano la smetta di fare il mercato delle vacche, ci risparmi i suoi arroganti aut aut e lasci al Parlamento la discussione. Tre questioni che sono sbagliate nel metodo e nel merito e che ancora una volta sottolineano la faziosità del vicepremier. Alfano confonde il matrimonio con una proprietà in suo possesso, che può concedere o meno; invece il matrimonio è un diritto, al quale tutte e tutti devono poter accedere. E pone il suo "niet" anche sulle adozioni Alfano, negando l'evidenza del definitivo sgretolamento del modello familiare che lui sostiene come unico possibile, e condannando migliaia di nuove famiglie, minori inclusi, a una vita ad ostacoli, che trova ragione solo nel piglio autoritario del leader di una forza politica che cammina sui crinali del quorum. Il legislatore non potrà mai negare a gay e lesbiche la possibilità di essere genitori: Alfano questo se lo deve mettere in testa. Il suo paletto serve solo a complicare questo percorso, a renderlo pieno di ostacoli, ad infierire su famiglie che già sentono il peso della crisi da cui una classe politica inadeguata non riesce a farle uscire. E infine parla di reversibilità il vicepremier, imponendo che venga esclusa dalla legge. Questo è surreale, un vero e proprio furto di Stato, che tenta di nascondersi dietro al dito dei conti da far quadrare. Ma i conti in Italia non tornano da un pezzo e non di certo per la reversibilità della pensione all'interno delle coppie gay o lesbiche, semmai per l'inadeguatezza e in alcuni casi perfino la disonestà di una classe politica. Gay e lesbiche pagano le tasse e versano i contributi previdenziali da sempre: la reversibilità è dovuta, la discussione non si apre nemmeno. Se non sarà inclusa la reversibilità verremo a Roma a prendercela».


Renzi va dalla D'Urso e cambia la data: «Unioni alla tedesca a gennaio»

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Non sarà più a fine mese ma a gennaio. Matteo Renzi cambia ancora una volta i tempi previsti per la legge sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso e, ancora una volta, la sede scelta per l'annuncio non è istituzionale ma il salotto domenicale di Barbara d'Urso.
«La legge alla tedesca è un buon punto di mediazione -ha dichiarato il presidente del Consiglio- e consente di dare alle persone dello stesso sesso i diritti civili. I tempi? Subito dopo la riforma elettorale, che è leggermente slittata ma ragionevolmente andrà entro l'anno, la proposta già pronta comincerà l'esame dal Senato». Renzi ha anche sottolineato come la norma si baserà sull'intermediazione con Alfano: «A noi servono regole serie -ha aggiunto- c'è chi vorrebbe l'equiparazione pura con il matrimonio, altri che dicono "non toccate niente" arrivando all'aberrazione che uno non possa andare a trovare il compagno in ospedale [...] Faccio un appello, capisco le opinioni diverse ma su questo tema evitiamo di aprire l'ennesima polemica ideologica. La proposta alla tedesca è un giusto punto di sintesi».
Insomma, una legge vecchia di anno (la Eingetragene Lebenspartnerschaft venne approvata il 16 febbraio 2001) e che nulla aggiunge ai Dico proposti nel 2007 dal Governo Prodi è il massimo a cui l'Italia può aspirare. Perché il mondo va avanti e il Bel Paese è fermo, intenzionato a fare il minimo sindacale. Inutile a dirsi, la storia viene scritta da chi ha compito scelte di rottura con il passato e ha dimostrato con i fatti l'infondatezza delle parure (negli States il consenso popolari ai matrimoni gay è cresciuto dopo la loro approvazione, una volta dimostrato che certi anatemi sulle conseguenze non erano fondati), non certo da chi guarda nel passato per accontentare e assecondare chi difende posizioni medievali.


Ncd e Lega contro le unioni gay: Salvini inneggia a Putin e Lupi vuole negare la reversibilità

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«Le unioni gay? Se deve essere una proposta del governo, intanto, sarà discussa. I patti alla nascita del governo su questo tema erano chiari, sono sicuro che lavoreremo per concordare il testo. Una fotocopia del modello tedesco non avrà il sostegno di Ncd» È quanto dichiara il ministro dei trasporti, Maurizio Lupi, dopo l'annuncio di Renzi riguardo ad un'imminente legge sulle unioni civili.
parlando a nome del suo partito, ha sottolineato come «per noi sono irrinunciabili tre paletti. Primo: no all'equiparazione tra unioni e matrimonio», poi «no all'adozione» anche per il figlio biologico di uno dei due e «no alla reversibilità della pensione».
A luglio fu Alfano a sostenere che la negazione dei diritti pensionistici fosse l'unica chiave che avrebbe consentito un'apertura sul tema. Non stupisce così come a fargli eco sia accordo anche il compagno di partito Fabrizio Cicchitto, pronto a sostenere che «sul tema mi riservo una assoluta libertà di valutazione personale. Nel merito sono favorevole alle unioni civili che siano chiaramente distinte dal matrimonio in modo da dare una soluzione a chi ha fatto una propria scelta di vita. Esse vanno chiaramente distinte dal matrimonio: tenendo conto del ruolo fondamentale svolto dalla famiglia storica nella società italiana, sono anch'io contrario alla reversibilità delle pensioni mentre invece sono favorevole all'adozione di un figlio biologico di una dei due e solo ad essa».
«È inconcepibile che ci siano onorevoli e ministri che godono di privilegi economici e pensionistici anche come coppie di fatto, che tuonano contro la reversibilità delle pensioni per le coppie gay o contro i diritti di uguaglianza economica, patrimoniale, genitoriale delle coppie -ha commentato il portavoce di Gay Center, Fabrizio Marrazzo- Chi per una vita ha vissuto con lauti stipendi pagati dalle tasse di tutti, compresi i gay italiani e gode e godrà di privilegi e vitalizi, dovrebbe avere il buon gusto di non ergersi a difensore della morale in materia di welfare. A meno che non abbiano deciso di esentare dal pagamento delle tasse i gay. Nel qual caso sarebbe probabile che Lupi, Sacconi e Gasparri scoprirebbero il loro lato omosessuale».

Un secco «no» al riconoscimento delle unioni gay è giunto anche da Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che all'Ansa ha riproposto una brutta battuta già pronunciata ieri da Gasparri in merito alla cena di Berlusconi con Luxuria: «Io ho scelto l'altro Vladimir, Putin», ha dichiarato il leader del carroccio. In merito alla proposta di Renzi ha aggiunto: «Non condivido assolutamente le adozioni e l'equiparazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso. Riconoscimento di alcuni diritti sì, ma l'adozione è un'altra cosa e il matrimonio è un'altra cosa».


Mattero Renzi promette una legge sulle unioni civili gay alla tedesca entro fine mese

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Matteo Renzi cambia nuovamente le carte e promette un testo sulle unioni civili da portare al Consiglio dei ministri entro la fine del mese. Ci si ispirerà alla legge tedesca approvata nel 2001 e si eviterà accuratamente di tenere in considerazione quanto avvenuto nel mondo negli ultimi quattordici anni: il «matrimonio» resterà una parole riservata alle sole coppie eterosessuale, mentre i gay avranno un istituto a parte che rientrerà nella definizione di «unione civile». Insomma, i gay saranno considerati diversi per legge e avranno un istituto che scimmiotterà il matrimonio.
Naturalmente le adozioni da parte dei gay non verranno neppure lontanamente prese in considerazione, se non nel caso in cui si tratti di un figlio biologico. Tale richiesta è stata avanzata dai vescovi con cui Renzi ha avuto contatti prima dell'annuncio della legge. Nei giorni scorsi si è infatti premutaro di discrutere i dettagli con il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, il segretario del Sinodo Lorenzo Baldisseri e il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco. L'unica apertura che i vescovi hanno accettato è l'adozione nel caso in cui uno dei due genitori sia biologico.
Sul fronte del Ncd pare che l'accordo sia stato raggiunto dopo la destinazione di mezzo miliardo di euro da destinare agli sgravi fiscali per aiutare le famiglie eterosessuali numerose.


L'Estonia ha approvato una legge sulle unioni civili

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Con 40 voti a favore, 38 contrari, 10 astensioni e 13 deputati assenti, il Parlamento dell'Estonia ha approvato una legge che introdurrà le unioni civili nel Paese. Se firmata dal presidente Toomas Hendrik Ilves, la legge entrerà in vigore nel 2016 e permetterà alle coppie conviventi, a prescindere dal sesso dei due partner, il diritto a registrare l'unione dinnanzi ad un notaio e a godere di vari vantaggi finanziari generalmente conferiti dal matrimonio.Sarà possibile anche l'adozione da parte di coppie conviventi non sposate.
Perché la legge possa entrare ufficialmente in vigore, però, saranno necessarie anche alcune modifiche alle leggi vigenti che richiederanno un consenso da parte di almeno 51 parlamentari su 101.
Il progetto di legge ès tato promossi dai riformisti e dal partito social-democratico. Strenua opposizione è stata sostenuta da IRL, pronta a chiedere che la decisione passasse da un referendum popolare.


Palermo, l'azienda dei trasporti concede il congedo matrimoniale all'autista gay

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Una bella notizia arriva da Palermo dove l'Amat, l'azienda municipalizzata dei trasporti, ha concesso un congedo matrimoniale ad un autista che ha giurato eterno amore al compagno attraverso una cerimonia di iscrizione al Registro delle unioni civili di Palermo. È uno dei primi casi in Italia.
la strada che ha portato al risultato odierno è iniziata un anno fa, quando Giuseppe Atanasio chiese all'azienda il congedo. «Ma mi era stato risposto che era necessario esibire un certificato di matrimonio che ovviamente non abbiamo -ha dichiarato- Dopo una serie di temporeggiamenti ho saputo che della vicenda si è interessato l'Unar, l'ufficio nazionale anti discriminazioni razziali e in seguito ho ricevuto la lettera del rilascio dall'Amat di 15 giorni di congedo matrimoniale».
Ora potrà celebrare la sua unione con Salvatore Migliore con i medesimi diritti riservati alle coppie eterosessuali.
L'uomo ha anche ricordato come «Ogni anno l'Italia paga una multa all'Unione europea per la mancata ratifica della legge sui matrimoni gay e le coppie di fatto e tra gli ultimi pareri favorevoli c'è la sentenza numero 4.184 del 15 marzo 2012 della corte di Cassazione che garantisce il diritto a far valere un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».