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Il Pd propone un nuovo istituto giuridico per le unioni gay (ma non sarà un matrimonio)

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Emma Fattorini e Stefano Lepri sono i due senatori del Partito Democratico che hanno presentato un nuovo disegno di legge sulle unioni civili che possa superare i «diversi estremismi» presenti in parlamento.
La proposta è semplice: non si parlerà di matrimonio ma un diverso ordinamento giuridico riservato a quanti non avranno diritto ad un'unione che si vuole mantenere riservata ai soli eterosessuali.
Il testo intende così «riconoscere uno specifico assetto giuridico, per garantire alcuni diritti e doveri civili: mutuo aiuto morale e materiale, regime patrimoniale comune, pari condizioni nei negozi e contratti sociali, nel campo del lavoro, dell'assistenza sanitaria, dell'abitazione, dei diritti successori, del trattamento previdenziale e pensionistico». I firmatari precisano però che: «La proposta di legge non modifica la disciplina giuridica del matrimonio così come attualmente regolata dalla legislazione italiana, né influisce in alcun modo sulla condizione giuridica dei figli o sulla disciplina delle adozioni dei minori. Ciò in coerenza con il lavoro svolto lo scorso anno dal gruppo del PD sul tema dei diritti civili».
Insomma, la risposta data ad una una richiesta di uguaglianza pare essere la creazione di una diversità che possa ghettizzare le unioni meno gradite a Santa Romana Chiesa. Una scelta che parrebbe confermare come l'Italia possa essere definita in ogni modo, fuorché uno stato laico in cui a tutti i cittadini siano garantiti pari diritti e pari dignità.

Via: Gay.it


Alfano da Fazio: «Se c'è il matrimonio gay, faccio cadere il governo»

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Ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", Angelino Alfano è tornato a sostenere la sua contrarietà all'introduzione di una legge sulle unioni civili gay.
«Se ci sarà da intervenire sul codice civili per irrobustire le tutele -ha dichiarato- noi abbiamo grande rispetto per l'affettività di tutti. Va ribadito, altrimenti giochiamo con le parole, che i matrimoni non religiosi sono già unioni civili. Quindi vanno regolate dal codice civile: ci sono le unioni religiose e le unioni civili. La cosa che mi fa un pochettino sospettare è che tu metti un brand accettabile e poi apri il varco per il matrimonio gay».
A qual punto Fazio gli ha fatto notare che le unioni fra persone dello stesso sesso sono riconosciute in gran parte d'Europa, chiedendo che senso abbia none stendere gli stessi diritti anche ai cittadini italiani. Pronta la replica: «Noi abbiamo le idee molto chiare: se c'è il matrimonio gay e poi magari l'apertura alle adozioni gay, il nostro "no" è talmente secco da dire: "Io faccio cadere il governo". La parolina magica "unioni civili" noi non sappiamo dove vogliono andare a parare, perché ad esempio il viceministro Guerra del Partito Democratico al Corriere ha detto che lei è favorevole ai matrimoni gay. Dunque, prima vediamo materialmente di che cosa si tratta e poi entriamo nel merito. Ma ribadisco: se c'è da intercenire sul codice civile per irrobustire le tutele, noi siamo a favore, se c'è lo sconfinamento sul matrimonio gay no».
Il leader dell'Ncd ha poi proseguito: «Però una domandina me la pongo. Con tutti i problemi che abbiamo qui in Italia, con le questionie economiche e la crisi, noi dobbiamo andare a parlare di frontiere libere agli immigrati e di questa cosa (ossia i matrimoni fra persone dello stesso sesso, ndr). Se fosse per me, l'affiderei alla prossima legislatura: se vincono loro facciano tutti i matrimoni gay che vogliono, se vinciamo noi diciamo di "no"».
Affermazioni a cui fazio ha replicato con un «Personalmente credo che i diritti delle persone siano l'unica cosa importante della vita», portando Alfano a replicare: «I diritti delle persone vanno rispettati e tutelati e noi li rispettiamo e li tuteliamo. Non capisco perché debbano trasformarsi in matrimoni».


Anche Catania apre al registro delle unioni civili

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Su proposta dell'assessore Marco Consoli, anche la Giunta del Comune di Catania ha deciso l'istituzione di un registro delle unioni civili. I requisiti per accedervi saranno semplicemente il vivere insieme ed essere residenti a Catania dato che il documento approvato dalla Giunta le definisce come una «stabile convivenza tra due persone maggiorenni senza discriminazione di sesso, etnia, religione, nazionalità non legate da vincoli matrimoniali ma da affettivi o motivi di reciproca assistenza materiale e morale».
Le coppie di fatto, una volta iscritte nel registro, potranno avere gli stessi diritti e doveri oggi riservati alle coppie sposate in materia di sanità, servizi sociali, casa, sport e tempo libero, nonché il diritto di cittadinanza e di partecipazione.
Il sindaco della città, Enzo Bianco, ha commentato come l'istituzione di un registro di unioni civili sia «uno strumento di civiltà al quale abbiamo lavorato con attenzione per mettere a punto meccanismi innovativi, tali da produrre effetti concreti nei rapporti con il Comune».
Dopo il voto della Giunta, il Registro sarà istituito entro due mesi da quando il Regolamento (in vigore dopo quindici giorni dala pubblicazione nell'albo pretorio della delibera approvata) diventerà esecutivo.
Ad oggi sono circa 150 le città italiane che hanno deciso di istituire un Registro delle unioni civili.


Sacconi propone una moratoria sui diritti civili

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«Chiediamo una moratoria di un anno su tutti i temi eticamente sensibili all'esame del Parlamento, in modo da avere il tempo per affrontarli con un ascolto reciproco e per arrivare a soluzioni condivise». È con queste parole Maurizio Sacconi, presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, ha proposto una moratoria sui temi legato ai diritti civili (fra cui anche il riconoscimento delle unioni gay).
Dominica scorsa Renzi aveva annunciato l'ingresso nel patto di governo con Letta-Alfano di una proposta sulle unioni civili (che lui stesso aveva definito «timida», probabilmente non a torto dato i contorni da unione-ghetto che la contraddistinguono), ma Alfano si era prontamente affrettato a prendere le distanze anche da quella proposta, asserendo che lui considera «famiglie» solo quelle formate «da un uomo e una donna che stanno insieme per procreare». Immancabile il classico epilogo con la proposta di rimandare il tutto ad una data da definirsi, come se dal 2007 ad oggi (ossia da quando Prodi propose per la prima volta l'introduzione dei Dico) di tempo non ce ne fosse stato più che a sufficienza.
Sacconi non ha mancato di appellarsi anche all'ormai abusato mantra del «ci sono priorità più importanti», pur senza dimenticarsi di far ricorso a retroscena apocalittici: «L'istituto matrimoniale -ha affermato- è a rilevanza pubblica e la Costituzione lo collega alla società naturale. Estendere questo istituto potrebbe travolgere il nostro modello sociale».


La Croazia ha detto «no» alle nozze gay

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Il risultato era già stato preannunciato dai sondaggi, così come la scarsissima affluenza pare abbia voluto sottolineare il grande disinteresse della popolazione nei confronti di una scelta che riguarda una minoranza. Fatto sta che il 35% degli aventi diritto si è recato alle urne ed il 64,8% di loro si è espresso per chiedere una modifica alla Costituzione che definisca il matrimonio come «unione fra un uomo e una donna». Dato che in Croazia non è previsto alcun quorum, il divieto alle nozze gay entrerà ora automaticamente nella carta fondamentale.
Il referendum è stato promosso da un'associazione cattolica ultraconservatrice ed ha presto ottenuto l'appoggio della Chiesa cattolica e della destra del Paese. Tutti i vescovi, durante le loro omelie del 1° dicembre, hanno anche invitato i fedele presenti a recarsi alle urne per esprimersi «a favore della definizione cristiana del matrimonio».
Dubbi sulla legittima del voto sono stati sollevati da chi si domanda come il 35% dei 3,8 milioni di aventi diritto possa decidere una modifica dal potere costituzionale, così come la Corte costituzionale croata ha spiegato che la «definizione del matrimonio come un'unione tra un uomo e una donna» non inciderà sulla definizione della famiglia e che l'esito del referendum «non può in nessun modo limitare uno sviluppo futuro della regolamentazione legislativa delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso».
Il primo ministro Zoran Milanović non ha avuto dubbi nel definire «triste e inutile» questa consultazione pubblica (che a suo parere «non è altro che una manifestazione di omofobia») ed ha annunciato che tra un paio di settimane il suo governo intende presentare una legge sulle unioni civili tra le persone dello stesso sesso.


Grecia: La Chiesa Ortodossa minaccia la scomunica dei politici che sosterranno le unioni gay

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Il partito socialista greco ha annunciato un disegno di legge che prevede l'estensione delle unioni civili anche alle coppie gay (così come sancito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo) ma la Chiesa Ortodossa pare intenzionata a non permetterglielo. Con una dichiarazione senza precedenti, il vescovo Seraphim del Pireo ha preannunciato che provvederà a scomunicare tutti quei politici che dovessero votare a favore della norma.
Il leader religioso ha anche sostenuto che il riconoscimento delle unioni civili apparirebbe come «un oltraggio a Dio e agli uomini» ed una istituzionalizzazione della «devianza psicopatologica dell'omosessualità».
Dal canto suo l'omofobia professata dalla Chiesa Ortodossa è sottolineata da una serie di azioni: si va dal pieno appoggio a tutte le norme contro la cosiddetta «propaganda omosessuale», alle aggressioni fisiche durante i gay pride, arrivando addirittura alla richiesta di oscurare Facebook perché ritenuto troppo gay-friendly.


Il Vietnam ha approvato le unioni civili

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A poco più di un anno di distanza dalla celebrazione del primo Gay Pride del Paese, il Vietnam ha approvato una legge che introduce delle partnership civili aperte anche alle coppie gay.
Il parlamento del Paese asiatico stava discutendo da mesi la norma, ma l'iter ha avuto un'accelerazione in seguito al clamore mediatico suscitato dalla multa inflitta ad una coppia dello stesso sesso, punita dalle autorità locali per atti «contraria agli usi e ai costumi del Vietnam» a causa dell'organizzazione una cerimonia simbolica che potesse sancire la loro unione dinnanzi ad amici e parenti. Un'eventualità che ora non potrà più ripetersi.
Allo stesso tempo non passa certo inosservato come la cultura politica della regione si stia gradualmente trasformando dal totalitarismo al pluralismo, il tutto grazie all'azione di una società civile emergente pronta a sfidare le regole del partito comunista (al potere dal 1976 sino a poco tempo fa). Giusto all'inizio dell'anno sono stati molti i personaggi, gli intellettuali e gli ufficiali pubblici vietnamiti che hanno scelto di firmare una petizione per chiedere una carta costituzionale di tipo occidentale e la trasformazione del Vietnam da uno stato a partito unico in una democrazia.


La Corte europea di Strasburgo ha sancito che i gay non possono essere esclusi dalle unioni civili

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La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha stabilito che, in tutti i Paesi dell'Unione Europea in cui siano previste unioni civili alternative al matrimonio, queste non possano essere negate alle persone dello stesso sesso. Da ora in poi, dunque, i quarantasette Stati del Consiglio d'Europa non potranno più escludere le coppie gay dalle eventuali unioni civili previste nel proprio ordinamento.
La decisione è giunta dopo l'esame di un ricorso presentato contro la Grecia che nel 2008 ha introdotto le unioni civili, regolamentandole però in base al cosiddetto "Patto di libera convivenza" (che, per l'appunto, escludeva da quell'istituto tutte le coppie formate da persone dello stesso sesso).
«La Grecia -si legge nella sentenza- recepisce le normative europee in fatto di unioni civili riconoscendo altresì alle coppie non sposate e ai single il diritto di procreare mediante inseminazione artificiale. Ai contraenti il patto sono riconosciuti pieni diritti sui beni acquisiti dopo l'avvenuta stipula. Esso regola inoltre altre questioni riguardanti la prole acquisita eventualmente nel corso del patto, gli alimenti a quest'ultima in caso di interruzione del patto e altre questioni ereditarie».
L'Italia resterà comunque esclusa dagli effetti di questa sentenza dato che attualmente non ha alcuna norma che riconosce o tutela le unioni civili o le coppie di fatto.


Il registro delle unioni civili approda a Lecco

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Dopo il Comune di Mandello del Lario, che per primo ha compito questo passo nella provincia lombarda, ora anche il Consiglio Comunale di Lecco ha approvato l'istituzione del un Registro delle Unioni Civili. Il progetto era in attesa di discussione da circa due anni (quando venne presentato dal capogruppo dell'Idv Ezio Venturini) ed ha riscontrato un iter particolarmente difficoltoso a causa strenua opposizione dall'area cattolica e dalle destre, che durante l'approvazione di martedì hanno sera deciso di abbandonare i lavori dell'aula in segno di protesta.
Grande soddisfazione è stata espressa invece dall'associazione Renzo e Lucio, pronta a definirlo «un atto di civiltà che certifica per la nostra città pari dignità per le differenti forme di famiglia che già esistono sul nostro territorio. Un atto che, oltre ad avere un valore pratico, porta con se una valore culturale e sociale e dice che tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, hanno pari dignità e devo aspirare ad avere pari diritti dal legislatore nazionale».
Di parere diametralmente opposto è il consigliere Angela Fortino (Pdl) che non ha esitato a sostenere che il provvedimento sia solo «fumo negli occhi» e che «mette a rischio uno dei pochi punti fermi della nostra convivenza civile: la famiglia».


Approvate le unioni civili gay a Colima (Messico)

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Il Colima (uno stato del Messico situato nella parte centro-occidentale del Paese) ha approvato una riforma costituzionale che introduce le unioni civili fra persone dello stesso sesso. L'assemblea ha deciso la modifica lunedì sera, dopo che sette delle dieci municipalità avevano dato il proprio parere favorevole.
Anche un sondaggio condotto fra la popolazione aveva evidenziato come la maggioranza l'opinione pubblica fosse a favore di un riconoscimento giuridico per coppie gay, pur dicendosi contrari a concedere l'accesso al matrimonio. Ed è così che il governo ha fatto sapere che d'ora in avanti le coppie formate da persone dello stesso sesso potranno beneficiare di diritti sociali simili a quelli riservati alle coppie eterosessuali sposate.
Il Colima diventa così il secondo stato messicano ad aver introdotto le unioni civili fra persone dello stesso sesso nel proprio ordinamento giuridico (insieme allo stato di Coahuila). A Città del Messico, ad Oaxaca e a Quintana Roo, invece, la legge prevede il pieno accesso al matrimonio egualitario.


Riconociuta la prima unione gay della Colombia

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Per la prima volta nella storia del Paese, un giudice colombiano ha riconosciuto l'unione civile di una coppia gay. Dopo aver condiviso oltre vent'anni di vita, Gonzalo Ruiz e Carlos Hernando Rivera hanno così potuto veder riconosciuto il proprio amore davanti ai circa cento invitati alla cerimonia.
Se non ricorderete di aver sentito parlare dell'approvazione delle unioni gay in Colombia, non siete in errore: nel 2007 il Senato aveva affossato un progetto di legge che avrebbe aperto la strada alle unioni civili fra persone dello stesso sesso, così come anche lo scorso aprile una discussione parlamentare sul tema si concluse con un nulla di fatto.
Sulle loro teste, però, pendeva la spada di Damocle di una sentenza pronunciata nel 2011 dalla Corte Costituzionale colombiana , nella quale veniva fissato un limite massimo di tempo offerto ai politici per «riparare il deficit di tutela legale» riservato alle coppie omosessuali, passato il quale alle coppie gay sarebbe stato automaticamente concesso il diritto di sposarsi. Quel termine è scaduto è scaduto il 20 giugno 2013.
Una sentenza emessa nel 2009, però, ha anche stabilito che il diritto al matrimonio per i gay non significa necessariamente un diritto all'adozione (così come avviene per le coppie eterosessuali), motivo per cui al momento le coppie formate da persone dello stesso sesso non potranno avere figli.


La Costa Rica approva "accidentalmente" le unioni fra persone dello stesso sesso

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Lunedì scorso i legislatori della Costa Rica hanno approvato una proposta di legge che potrebbe portare al pieno riconoscimento delle unioni civili fra persone dello stesso sesso. La norma, infatti, è andata a modificare un testo che definiva le unioni come contratte esclusivamente tra un uomo e una donna, parlando ora più genericamente di un «diritto di riconoscimento, senza discriminazioni contrarie alla dignità umana, degli effetti sociali ed economici delle unioni di fatto».
La deputata José María Villalta pare non aver dubbi nel sostenere che quel «senza discriminazioni contrarie alla dignità umana» porti necessariamente al riconoscimento delle coppie gay.
Dello stesso avviso sono anche gli oppositori: Manrique Oviedo, da sempre contrario al riconoscimento delle unioni gay, si è precipitato dalla presidente Laura Chinchilla per chiederle di porre il veto alla proposta di legge, sostenendo di «sentirsi ingannato» e di «aver fatto un errore» nel votare. Ed è proprio questa la tesi sostenuta anche da altri deputati della sua area politica, pronti a sostenere che sia normale non leggere i testi di ciò che si vota in aula. Non manca anche chi ha colto l'occasione per dare libero sfogo alla propria omofobia, come nel caso di Vice Justo Orozco, pronto a sostenere che il caso dovrebbe essere esaminato attentamente perché «non si può dare diritti a chi non li merita».


Galan (Pdl) annuncia un ddl sulle unioni gay, ma non si chiameranno matrimoni

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Dopo aver manifestato a Piazza Farnese contro le nozze gay introdotte in Francia, in questi giorni c'è chi parla di una possibile apertura alle coppie gay da parte del pdl. Qualche giorno fa Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, che ha asserito: «A differenza dell'onorevole Roccella e di tanti miei amici non capisco, proprio non capisco, perché i cattolici debbano fare delle battaglie contro chi invoca il riconoscimento delle unioni fra omosessuali, al di là delle diverse e legittime posizioni sul significato del matrimonio [...] È giunta l'ora che si riconosca il diritto di essere cittadini italiani anche agli omosessuali, garantendogli quei diritti civili che tutt'oggi si vedono negati».
Immediatamente gli ha fatto eco Laura Ravetto, che ha aggiunto: «Il Pdl sia protagonista dell'evoluzione normativa sui temi etici e in particolare sulla disciplina delle unioni civili. La politica deve aggiornarsi all'ormai consolidato comune sentire del Paese reale su queste tematiche».
A frenare l'entusiasmo è giunto Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, che si è espresso a difesa delle frange più omofobe del partito: «Francamente -ha dichiarato- non capisco la tendenza a discriminare chi non si associa all'ondata qualunquista a sostegno delle unioni gay; la pretestuosità di argomenti relativi a diritti negati, quando le norme consentono ampia tutela a ogni tipo di convivenza; e la disattenzione di troppi alla tutela della famiglia così come le norme la definiscono: orientata a vita e nascita dei figli che vengono al mondo per l'incontro tra uomo e donna».


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Josefa Idem apre alle unioni gay

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Dopo la revoca del mandato a Michaela Biancofiore, grazie a Josefa Idem si è tonati a parlare di diritti civili. Infatti, in un'intervista rilasciata a Repubblica, il ministro per le Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili ha precisato la sua posizione gay-friendly: «Non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo -ha detto- se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso».
Eppure, solo poche righe più in basso, le prime distinzioni emergono. Alla domanda se proporrà il matrimonio egualitario come in Francia, la Idem ha risposto: «Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B».
Se è pur vero che una qualsiasi forma di riconoscimento sia preferibile all'odierna assenza di diritti, dall'altro lato è difficile sostenere che i nomi non siano importanti. Un conto è permette a tutti di accedere al medesimo istituto, un altro è quello di crearne un qualcosa che -per quanto possa garantire diritti simili- risulterebbe comunque percepito e vissuto come una soluzione di ripiego al matrimonio. Quindi, seppur con qualche diritto in più rispetto al passato, ancora una volta ci si ritroverebbe ad essere considerati cittadini di serie B.
Per quanto riguarda le adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso, Josefa Idem non dà molte speranze: «Occorre tener conto della realtà del Paese -ha dichiarato- cominciamo dalle unioni, poi si vedrà».


Giovanardi minaccia la crisi di governo se si parlerà di unioni gay

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L'avversione di Giovanardi nei confronti dei gay pare assumere forme sempre più patologiche. Giusto pochi giorni fa, quando ha manifestato insieme ad una manciata di persone davanti all'ambasciata francese, aveva asserito che i gay gay possono «diventare presidenti di Regione -come Vendola e Crocetta- ma non sposarsi. C'è un problema di diritto naturale, l'omosessualità non si può rivendicare».
Poi, nei giorni successivi, è tornato sull'argomento sentenziando che «Il Pdl ritirerebbe immediatamente l'appoggio a un Governo che volesse realizzare le unioni di fatto. Credo che questo esecutivo nasce se espunge le cose più controverse del centrodestra e del centrosinistra. Personalmente credo che la premiership di Letta, che è un credente, sia una garanzia in più su alcuni aspetti controversi. Temi come la liberalizzazione della droga o i matrimoni gay non possono far parte del programma di questo Governo».
Insomma, quella paventata ha tutta l'aria di una miccia, con buona pace per la maggioranza dell'elettorato che si era espresso a favore di partiti che in campagna elettorale avevano promesso maggiori diritti civili per le coppie gay.
Una volontà, la sua, ribadita anche a KlausCondicio: «Se la componente Pd di questo esecutivo volesse proporre le unioni civili o il cambio della legge 40 -ha affermato Giorvanardi- sarebbe come se il centrodestra proponesse la responsabilità diretta dei giudici, una cosa dal nostro punto di vista assolutamente legittima, ma che impedirebbe di andare avanti. Il nuovo governo nasce sui punti condivisi, non su quelli che dividono, nessuno può portare avanti il suo programma. Letta deve dare un messaggio chiaro sulle cose da fare, non su quelle da non fare: la nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari e gli interventi per lo sviluppo economico di cui il Paese ha urgente bisogno».


La Corte Costituzionale slovena estende il diritto alla successione anche alle coppie gay

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Entro sei mesi il Parlamento sloveno dovrà riscrivere le norme sulla successione attualmente in vigore per equiparare i diritti delle coppie gay a quelli previsti per le coppie eterosessuali. È quanto ha stabilito Corte Costituzione slovena in seguito al ricorso di una donna che si era visto negare il diritto all'eredità della compagna. I giudici non hanno avuto dubbi nel ritenerla una discriminazione.
La decisione è indubbiamente storica ed appare come una ventata di aria fresca per tutta la comunità lgbt slovena, soprattutto dopo i duri colpi inflitti dall'area più conservatrice del Paese. Va ricordato, infatti, che nel 2010 il Parlamento arrivò a discutere l'introduzione del matrimonio egualitario, ma poi fece marcia indietro per le proteste e gli attacchi della Chiesa Cattolica e della destra nazionale. Ulteriori diritti per le coppie formate dallo stesso sesso vennero bloccate anche lo scorso anno dopo che i conservatori lanciarono un referendum sul tema (peraltro con pessimi risultati ed un'affluenza alle urne inferiore al 30%).


Ecco la proposta di legge del Pd sulle unioni civili gay

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Il Partito Democratico ha reso noti i dettagli della sua proposta di legge "alla tedesca" sulle unioni civili fra persone dello steso sesso. Secondo quanto ipotizzato, l'unione dovrà essere sancita di fronte all'ufficiale di stato civile e, al pari del matrimonio, ne deriveranno tutti gli obblighi di mutuo sostegno. Non è prevista alcuna possibilità di adottare figli e solo i partner di persone che hanno avuto un bambino naturale all'esterno della relazione potranno ottenere la responsabilità genitoriale sulla prole del compagno.
Dal punto di vista patrimoniale, la proposta di legge prevede una "comunione degli acquisti" con possibilità di deroghe. Sulle eredità, invece, i propri compagni verranno considerati come eredi legittimi, con il diritto alla reversibilità della pensione (seppur solo dopo una durata minima dell'unione).
In caso di separazione sarà possibile chiedere una sorta di "alimenti" commisurati al tenore di vita, al reddito e al patrimonio avuto durante la convivenza e, seppur non si tratti di un matrimonio, l'unione potrà essere sciolta solo da una sentenza di un giudice, esattamente come avviene oggi per i divorzi.


Il Colorado approva le unioni civili gay

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Il Colorado si appresta a diventare il diciottesimo governo degli Stati Uniti a riconoscere giuridicamente le coppie formate da persone dello stesso sesso.
Con 39 voti a favore e 26 contrari, il Parlamento ha infatti approvato una legge che apre le unioni civili anche alle coppie gay, stabilendo diritti e doveri simili a quelli previsti per le coppie etero. Ora sarà necessario attendere che la norma sia ratificata prima della sua entrata in vigore.
La formula proposta «non è equivalente ad un matrimonio -ha commentato la National Gay and Lesbian Task Forcè- ma è comunque un passo importante». Va ricordato, infatti, che la Costituzione del Colorado vieta espressamente i matrimoni gay, mentre non nega la possibilità di adozione delle unioni civili.
«Questa non è stata una scelta. Questo è quello che sono. Persone che sono gay o lesbiche, questo è quello che siamo», ha dichiarato il presidente della Camera e gay dichiarato Mark Ferrandino, sottolineando che «Questa norma si basa su tre aspetti semplici: l'amore, la famiglia, e l'uguaglianza dinnanzi alla legge».


Secondo Avvenire, le coppie gay possono aspettare

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Al giornale dei vescovi pare non sia andato giù che le unioni per le coppie gay (quelle "ghettizzate" alla tedesca e non i matrimoni egualitari proposti in molti altri Paesi, ndr) siano state incluse negli otto punti programmatici proposti dal Pd. Ed è così che, in un articolo intitolato "Quanto zelo, segretario!", Avvenire polemizza aspramente sulla decisione, sostenendo che i diritti civili (perlomeno quelli non direttamente indicati dalla Chiesa) non debbano essere considerati urgenti e che milioni di coppie possano tranquillamente attendere all'infinito prima che gli siano riconosciuti i propri diritti (l'attesa auspicata, evidentemente, è quella che ha seguito le varie proposte di legalizzazione delle nozze gay presentate in passato, depositate ma mai discusse o seriamente prese in discussione).
«Otto punti decisivi. Per abbattere "forsennati sbarramenti" e strappare a Grillo il consenso a fare un governo vero. Tutti punti cruciali, irrinunciabili, per il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Tutti necessari per far cadere le barriere». È questa l'ironica premessa dell'articolo prima della poliemica: «Compreso, ci mancherebbe, l'urgenza che toglie sonno e futuro agli italiani: regolare "alla tedesca" le unioni gay. Un'emergenza epocale. Una svolta paragonabile al rilancio della crescita economica, da mettere sullo stesso piano della moralizzazione nella vita pubblica, da assimilare alla lotta contro l'evasione fiscale. Che cosa resta? Ricorrere al vecchio motto di Talleyrand: "Soprattutto, non esagerare con lo zelo"».
Ancora una volta, dunque, i vescovi si sentono legittimati a scherzare ed ironizzare sui diritti della gente, istigando sentimenti omofobi e deridendo quanti vorrebbero finalmente veder riconosciuto il proprio rapporto o ricevere garanzie di tutela per il proprio compagno ().
Anche Arcigay ha condannato l'articolo, affermando che «È un giochetto che ormai sa di muffa quello di mettere due argomenti in contrapposizione anche quando non esiste nessuna contrapposizione, un'urgenza infatti non esclude l'altra. È tutto urgente in un paese fermo, anche per pesanti responsabilità cattoliche, da oltre vent'anni». Ed ancora:Su una cosa avete ragione, approvare il matrimonio gay in Italia sarebbe una svolta epocale al pari della lotta all'evasione fiscale e alla moralizzazione della vita pubblica. Sarebbe una svolta epocale anche perché finalmente darebbe un po' di giustizia all'Italia dei cittadini onesti e delle persone discriminate. Evidentemente un’Italia così non vi piace».


Le unioni gay tornano fra gli otto punti del Pd

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Dopo la misteriosa scomparsa dei diritti civili dall'elenco degli otto punti programmatici con cui il Pd cercherà un dialogo con il M5S, Pierluigi Bersani è intervenuto sull'argomento in occasione dell'incontro con la direzione del partito. Ed è così che si apprende che il tema dei diritti per le coppie gay è stato nuovamente inserito, questa volta al punto 7 sotto il titolo di "Prime norme sui diritti". Quella dicitura includerà sia le norme sull'acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per i minori nati in Italia, sia per le norme sulle unioni civili delle coppie omosessuali secondo il modello tedesco.
Se dopo la scomparsa del punto programmatico Arcigay aveva voluto ricordare «l'enorme opportunità di crescita per il Paese che offrirà la presenza nel prossimo Parlamento di una maggioranza laica. E l'impegno preso in campagna elettorale da molti dei candidati eletti per risolvere i problemi urgenti che affliggono gay, lesbiche e trans italiani», un plauso è giunto oggi da Fabrizio Marrazzo (portavoce di Gay Center) che ha dichiarato: «Bersani inserisce negli otto punti di programma anche le unioni civili gay. È un fatto decisamente importante che ora deve trovare sostegno in parlamento per diventare realtà. Spetta anche a Grillo e ai parlamentari 5 stelle sostenere questa proposta e favorire la nascita di un Governo capace di legiferare anche sui diritti civili. Un atteggiamento di chiusura sarebbe incomprensibile se non in una logica puramente di contestazione al sistema. C'è oggi una possibilità concreta di cambiamento che va colta».

Clicca qui per guardare l'annuncio degli otto punti