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Josefa Idem apre alle unioni gay

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Dopo la revoca del mandato a Michaela Biancofiore, grazie a Josefa Idem si è tonati a parlare di diritti civili. Infatti, in un'intervista rilasciata a Repubblica, il ministro per le Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili ha precisato la sua posizione gay-friendly: «Non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo -ha detto- se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso».
Eppure, solo poche righe più in basso, le prime distinzioni emergono. Alla domanda se proporrà il matrimonio egualitario come in Francia, la Idem ha risposto: «Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B».
Se è pur vero che una qualsiasi forma di riconoscimento sia preferibile all'odierna assenza di diritti, dall'altro lato è difficile sostenere che i nomi non siano importanti. Un conto è permette a tutti di accedere al medesimo istituto, un altro è quello di crearne un qualcosa che -per quanto possa garantire diritti simili- risulterebbe comunque percepito e vissuto come una soluzione di ripiego al matrimonio. Quindi, seppur con qualche diritto in più rispetto al passato, ancora una volta ci si ritroverebbe ad essere considerati cittadini di serie B.
Per quanto riguarda le adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso, Josefa Idem non dà molte speranze: «Occorre tener conto della realtà del Paese -ha dichiarato- cominciamo dalle unioni, poi si vedrà».


Giovanardi minaccia la crisi di governo se si parlerà di unioni gay

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L'avversione di Giovanardi nei confronti dei gay pare assumere forme sempre più patologiche. Giusto pochi giorni fa, quando ha manifestato insieme ad una manciata di persone davanti all'ambasciata francese, aveva asserito che i gay gay possono «diventare presidenti di Regione -come Vendola e Crocetta- ma non sposarsi. C'è un problema di diritto naturale, l'omosessualità non si può rivendicare».
Poi, nei giorni successivi, è tornato sull'argomento sentenziando che «Il Pdl ritirerebbe immediatamente l'appoggio a un Governo che volesse realizzare le unioni di fatto. Credo che questo esecutivo nasce se espunge le cose più controverse del centrodestra e del centrosinistra. Personalmente credo che la premiership di Letta, che è un credente, sia una garanzia in più su alcuni aspetti controversi. Temi come la liberalizzazione della droga o i matrimoni gay non possono far parte del programma di questo Governo».
Insomma, quella paventata ha tutta l'aria di una miccia, con buona pace per la maggioranza dell'elettorato che si era espresso a favore di partiti che in campagna elettorale avevano promesso maggiori diritti civili per le coppie gay.
Una volontà, la sua, ribadita anche a KlausCondicio: «Se la componente Pd di questo esecutivo volesse proporre le unioni civili o il cambio della legge 40 -ha affermato Giorvanardi- sarebbe come se il centrodestra proponesse la responsabilità diretta dei giudici, una cosa dal nostro punto di vista assolutamente legittima, ma che impedirebbe di andare avanti. Il nuovo governo nasce sui punti condivisi, non su quelli che dividono, nessuno può portare avanti il suo programma. Letta deve dare un messaggio chiaro sulle cose da fare, non su quelle da non fare: la nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari e gli interventi per lo sviluppo economico di cui il Paese ha urgente bisogno».


La Corte Costituzionale slovena estende il diritto alla successione anche alle coppie gay

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Entro sei mesi il Parlamento sloveno dovrà riscrivere le norme sulla successione attualmente in vigore per equiparare i diritti delle coppie gay a quelli previsti per le coppie eterosessuali. È quanto ha stabilito Corte Costituzione slovena in seguito al ricorso di una donna che si era visto negare il diritto all'eredità della compagna. I giudici non hanno avuto dubbi nel ritenerla una discriminazione.
La decisione è indubbiamente storica ed appare come una ventata di aria fresca per tutta la comunità lgbt slovena, soprattutto dopo i duri colpi inflitti dall'area più conservatrice del Paese. Va ricordato, infatti, che nel 2010 il Parlamento arrivò a discutere l'introduzione del matrimonio egualitario, ma poi fece marcia indietro per le proteste e gli attacchi della Chiesa Cattolica e della destra nazionale. Ulteriori diritti per le coppie formate dallo stesso sesso vennero bloccate anche lo scorso anno dopo che i conservatori lanciarono un referendum sul tema (peraltro con pessimi risultati ed un'affluenza alle urne inferiore al 30%).


Ecco la proposta di legge del Pd sulle unioni civili gay

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Il Partito Democratico ha reso noti i dettagli della sua proposta di legge "alla tedesca" sulle unioni civili fra persone dello steso sesso. Secondo quanto ipotizzato, l'unione dovrà essere sancita di fronte all'ufficiale di stato civile e, al pari del matrimonio, ne deriveranno tutti gli obblighi di mutuo sostegno. Non è prevista alcuna possibilità di adottare figli e solo i partner di persone che hanno avuto un bambino naturale all'esterno della relazione potranno ottenere la responsabilità genitoriale sulla prole del compagno.
Dal punto di vista patrimoniale, la proposta di legge prevede una "comunione degli acquisti" con possibilità di deroghe. Sulle eredità, invece, i propri compagni verranno considerati come eredi legittimi, con il diritto alla reversibilità della pensione (seppur solo dopo una durata minima dell'unione).
In caso di separazione sarà possibile chiedere una sorta di "alimenti" commisurati al tenore di vita, al reddito e al patrimonio avuto durante la convivenza e, seppur non si tratti di un matrimonio, l'unione potrà essere sciolta solo da una sentenza di un giudice, esattamente come avviene oggi per i divorzi.


Il Colorado approva le unioni civili gay

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Il Colorado si appresta a diventare il diciottesimo governo degli Stati Uniti a riconoscere giuridicamente le coppie formate da persone dello stesso sesso.
Con 39 voti a favore e 26 contrari, il Parlamento ha infatti approvato una legge che apre le unioni civili anche alle coppie gay, stabilendo diritti e doveri simili a quelli previsti per le coppie etero. Ora sarà necessario attendere che la norma sia ratificata prima della sua entrata in vigore.
La formula proposta «non è equivalente ad un matrimonio -ha commentato la National Gay and Lesbian Task Forcè- ma è comunque un passo importante». Va ricordato, infatti, che la Costituzione del Colorado vieta espressamente i matrimoni gay, mentre non nega la possibilità di adozione delle unioni civili.
«Questa non è stata una scelta. Questo è quello che sono. Persone che sono gay o lesbiche, questo è quello che siamo», ha dichiarato il presidente della Camera e gay dichiarato Mark Ferrandino, sottolineando che «Questa norma si basa su tre aspetti semplici: l'amore, la famiglia, e l'uguaglianza dinnanzi alla legge».


Secondo Avvenire, le coppie gay possono aspettare

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Al giornale dei vescovi pare non sia andato giù che le unioni per le coppie gay (quelle "ghettizzate" alla tedesca e non i matrimoni egualitari proposti in molti altri Paesi, ndr) siano state incluse negli otto punti programmatici proposti dal Pd. Ed è così che, in un articolo intitolato "Quanto zelo, segretario!", Avvenire polemizza aspramente sulla decisione, sostenendo che i diritti civili (perlomeno quelli non direttamente indicati dalla Chiesa) non debbano essere considerati urgenti e che milioni di coppie possano tranquillamente attendere all'infinito prima che gli siano riconosciuti i propri diritti (l'attesa auspicata, evidentemente, è quella che ha seguito le varie proposte di legalizzazione delle nozze gay presentate in passato, depositate ma mai discusse o seriamente prese in discussione).
«Otto punti decisivi. Per abbattere "forsennati sbarramenti" e strappare a Grillo il consenso a fare un governo vero. Tutti punti cruciali, irrinunciabili, per il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Tutti necessari per far cadere le barriere». È questa l'ironica premessa dell'articolo prima della poliemica: «Compreso, ci mancherebbe, l'urgenza che toglie sonno e futuro agli italiani: regolare "alla tedesca" le unioni gay. Un'emergenza epocale. Una svolta paragonabile al rilancio della crescita economica, da mettere sullo stesso piano della moralizzazione nella vita pubblica, da assimilare alla lotta contro l'evasione fiscale. Che cosa resta? Ricorrere al vecchio motto di Talleyrand: "Soprattutto, non esagerare con lo zelo"».
Ancora una volta, dunque, i vescovi si sentono legittimati a scherzare ed ironizzare sui diritti della gente, istigando sentimenti omofobi e deridendo quanti vorrebbero finalmente veder riconosciuto il proprio rapporto o ricevere garanzie di tutela per il proprio compagno ().
Anche Arcigay ha condannato l'articolo, affermando che «È un giochetto che ormai sa di muffa quello di mettere due argomenti in contrapposizione anche quando non esiste nessuna contrapposizione, un'urgenza infatti non esclude l'altra. È tutto urgente in un paese fermo, anche per pesanti responsabilità cattoliche, da oltre vent'anni». Ed ancora:Su una cosa avete ragione, approvare il matrimonio gay in Italia sarebbe una svolta epocale al pari della lotta all'evasione fiscale e alla moralizzazione della vita pubblica. Sarebbe una svolta epocale anche perché finalmente darebbe un po' di giustizia all'Italia dei cittadini onesti e delle persone discriminate. Evidentemente un’Italia così non vi piace».


Le unioni gay tornano fra gli otto punti del Pd

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Dopo la misteriosa scomparsa dei diritti civili dall'elenco degli otto punti programmatici con cui il Pd cercherà un dialogo con il M5S, Pierluigi Bersani è intervenuto sull'argomento in occasione dell'incontro con la direzione del partito. Ed è così che si apprende che il tema dei diritti per le coppie gay è stato nuovamente inserito, questa volta al punto 7 sotto il titolo di "Prime norme sui diritti". Quella dicitura includerà sia le norme sull'acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per i minori nati in Italia, sia per le norme sulle unioni civili delle coppie omosessuali secondo il modello tedesco.
Se dopo la scomparsa del punto programmatico Arcigay aveva voluto ricordare «l'enorme opportunità di crescita per il Paese che offrirà la presenza nel prossimo Parlamento di una maggioranza laica. E l'impegno preso in campagna elettorale da molti dei candidati eletti per risolvere i problemi urgenti che affliggono gay, lesbiche e trans italiani», un plauso è giunto oggi da Fabrizio Marrazzo (portavoce di Gay Center) che ha dichiarato: «Bersani inserisce negli otto punti di programma anche le unioni civili gay. È un fatto decisamente importante che ora deve trovare sostegno in parlamento per diventare realtà. Spetta anche a Grillo e ai parlamentari 5 stelle sostenere questa proposta e favorire la nascita di un Governo capace di legiferare anche sui diritti civili. Un atteggiamento di chiusura sarebbe incomprensibile se non in una logica puramente di contestazione al sistema. C'è oggi una possibilità concreta di cambiamento che va colta».

Clicca qui per guardare l'annuncio degli otto punti


Avvenire attacca Berlusconi sulle unioni gay

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Nessuno ha ben capito il senso delle parole pronunciate ieri mattina da Silvio Berlusconi (nelle quali lasciava intendere una labile apertura al riconoscimento delle coppie gay) ma, nonostante il diretto interessato si guardi bene dal chiarirle, non accennano a placarsi le reazioni. Dopo le distanze prese dalla Biancofiore e l'ipotesi di un fraintendimento avanzata da Giovanardi («Le assicuro che Berlusconi è contrario»), ora è il turno di Avvenire. Il quotidiano dei vescovi, infatti, ha attaccato il cavaliere con un articolo intitolato "Cenni estemporanei e gravi".
«Per i politici responsabili -afferma il quotidiano- non dovrebbe esser mai tempo di sortite estemporanee. Mai. Possono, infatti, un cenno del capo e una frase di Silvio Berlusconi (che echeggia quelle di qualche suo interessato consigliere) creare una "priorità"? Ovviamente no. Proprio come non la può creare il gesto ben più forte (un altro tipo di "cenno") dei capi dell'alleanza Pd-Sel di inserire nei loro programmi elettorali l’idea di regolare in forme simil-matrimoniali (e persino matrimoniali) le libere relazioni "di fatto", e in particolar modo le unioni tra persone dello stesso sesso».
Il giornale della CEI, infatti, pare non aver dubbi: «il matrimonio è uno solo: tra un uomo e una donna. I figli non sono oggetti di desiderio o di capriccio. E una sola è la famiglia naturalmente aperta alla vita e naturalmente (e costituzionalmente) definita». L'articolo si conclude poi con un'appoggio alla line di non-urgenza proposta da Monti: «Uno svagato cenno, a destra, del capo di un partito e i decisi cenni, a sinistra, di altri capi di partito non possono insomma creare le premesse per "unioni" che matrimoniali -per scelta o per oggettiva condizione dei protagonisti- non sono. Non possono creare un «urgenza» che -come è stato sottolineato- non esiste».
Insomma, il solito accanimento che i vescovi sono soliti riservare alla loro lotta contro i diritti dei gay... questa volta, però, riservato ad un loro ex-fedelissimo (sulla cui apertura alle coppie formate da persone dello stesso -inoltre- esistono forti dubbi, soprattutto considerato come nell'ultimo ventennio abbia riservato loro solo insulti e nessun diritto).


Giovanardi assicura che Berlusconi sia contrario alle unioni gay

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Una frase pronunciata stamattina da Silvio Berlusconi aveva lasciato intendere una labile apatura alle alle unioni gay. Ma se Michaela Biancofiore ha immediatamente manifestato la sua contrarietà all'idea, Calo Giovanardi si dice certo che l'ex-premier sia stato frainteso.
«Le assicuro che Berlusconi è contrario», afferma in un'intervista a Il Sussidiario, «Berlusconi ha semplicemente fatto riferimento ad un disegno di legge che ho presentato circa sei mesi fa, firmato da moltissimi senatori e la cui struttura tecnica è merito dell'ordine dei notai: i "Contratti di convivenza e solidarietà"».
Insomma, secondo il deputato il riferimento di stamattina riguarderebbe delle norme che equiparerebbero una relazione gay ad una qualsiasi convivenza (anche non legata a vincoli affettivi) di chi «per solidarietà, si trovano a vivere sotto lo stesso tetto».
Poi, interpretate le parole di Berlusconi, Carlo Giovanardi è anche tornato a rivangare uno dei suoi tormentoni più noti: «In Italia il matrimonio è tra uomo e donna. Lo dice la Costituzione e la Corte costituzionale, per l'ennesima volta, ha di recente chiarito che può dirsi tale esclusivamente quello tra un uomo e una donna. I Contratti di solidarietà, semplicemente, riconoscono ai sottoscrittori diritti che, sulla base della giurisprudenza, dovrebbero già essere contemplati, ma che, in pratica, è molto difficile vedersi riconoscere».


La posizione sulle tematiche lgbt assunte dai candidati alle primarie del centrosinistra

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In vista delle primarie del centrosinistra che si terranno il prossimo 25 novembre, c'è chi ha pensato di raccogliere tutte le posizioni assunte dai candidati (Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Matteo Renzi, Laura Puppato e Bruno Tabacci) in merito ad alcuni temi legati alla comunità lgbt. Il tutto basandosi solo su quanto esplicitato nei programmi presentati, evitando di dar troppo risalto ad eventuali affermazioni verbali (come giustamente sottolinea l'autore, verba volant, scripta manent).
Per quanto riguarda i matrimoni gay, solo Vendola e Puppato si dicono a favore: gli altri sono fermi sulla posizione che quel termine debba rimanere un'esclusività delle coppie eterosessuali.
Per quanto riguarda le unioni, invece, eccezion fatta per Tabacci, tutti gli altri candidati si dicono a favore del riconoscimento giuridico delle coppie, con Renzi che propone le Civil Partnership per le coppie gay, mentre Bersani propone il metodo alla tedesca.
Solo Vendola si dice anche a favore delle adozioni gay, mentre Puppato lascia aperto un piccolo spiraglio dicendo di non aver ancora deciso sull'argomento.
Il governatore pugliese è anche l'unico candidato ad aver espressamente affrontato nel proprio programma il tema dell'omofobia. Renzi ha dichiarato di non averci neanche pensato, mentre Bersani ha affamato genericamente che «è necessaria una legge», senza addentrarsi in ulteriori particolari.

Via Michele Darling - Immagini: [1]


L'impegno del centro-sinistra per le unioni gay

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Pier Luigi Bersani (PD), Nichi Vendola (Sel) e Riccardo Nencini (Psi) sono i tre leader che si sfideranno alle primarie del centrosinistra del prossimo 25 novembre. Tutti e tre hanno sottoscritto la "Carta d'Intenti per l'Italia bene comune", un documento in cui si trova anche l'impegno al riconoscimento delle unioni gay.
«Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico», si legge.
Soddisfazione è stata espressa da Paola Concia che annuncia: «Lotterò ancora perché questo principio generico contenuto nel documento sia declinato in un istituto giuridico che tuteli realmente le coppie gay».
«Ora va trovata la forma -aggiunge la deputata- Le soluzioni possono esser due: l'estensione del matrimonio o un istituto giuridico che deve contenere diritti e doveri. Io mi batterò perché questo principio sia declinato nel modo più alto. Bene il principio, ora sia fatto nel modo più giusto».


Renzi dice «no» ai matrimoni gay

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Tra contratti stipulati alla presenza di un notaio e unioni alla tedesca, pare proprio che la politica italiana non sia capace di pronunciare la parola "matrimonio" quando si tratta di coppie gay. Ed anche Matteo Renzi, attualmente ospite di una convention dei democratici statunitensi, pare aver sposato questa linea. Intervistato da Angelo Aquaro di Repubblica, Renzi ha spiegato la sua idea per le unioni gay: «Facciamo la civil partnership: ma solo per gli omosessuali».
All'osservazione del giornalista, che ha sottolineato come in quel modo si rischi di ghettizzare i gay, il sindaco di Firenze ha replicato: «Al contrario. Il matrimonio è sacramento o istituto? A noi interessa l'istituto: e creiamone uno che non sia di serie B rispetto al matrimonio». Poi la sua spiegazione del perché non si debba parlare di "nozze gay": «Il vero problema sono le adozioni...».
È curioso anche notare come sia variata la sua percezione sull'uso del termine "matrimonio": lo definisce un sacramento (altrimenti non sarebbe necessario cambiargli il nome per salvarne l'istituto), ma lo scorso gennaio pareva di tutt'altra opinione: «Io sono cattolico -aveva dichiarato alla rivista Max- ma il matrimonio, parlando da politico, non deve essere considerato un sacramento. Magari lo rimane nel mio cuore, ma sono cavoli miei. Non voglio importi niente. Ma nell'esercizio della tua libertà, voglio che tu sia in grado di prenderti diritti e doveri».


La proposta di Giovanardi per le unioni civili

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Carlo Giovanardi

Dopo aver creato clamore mediatico con le sue continue dichiarazioni omofobe, Carlo Giovanardi ha presentato a sorpresa un disegno di legge al Senato per la regolamentazione delle coppie di fatto, sia gay che eterosessuali.
Un svolta dal sapore elettorale, giunto a fine legislatura (lui stesso afferma di sapere che non ci sarà il tempo per poterne discutere in aula) e con una sinistra che pare incapace di trovare il coraggio di parlare di matrimoni gay. E di matrimoni non ne parla neppure l'ex sottosegretario alla famiglia, preferendo il ricorso ad un «contratto di convivenza e solidarietà» che potrà essere sottoscritto da chi vive una convivenza di qualsiasi tipo (anche fra amici, purché residenti nello stesso domicilio) e che dovrà essere sottoscritta alla presenza di un notaio per poi essere depositato all'anagrafe del Comune. In tal modo ci si potrà assicurare una serie di diritti, come l'eredità, l'assistenza sanitaria, la cointestazione dell'abitazione e le decisioni in materia di salute in caso di incapacità di intendere e volere dell'altra persona.
Ma è lui stesso a mettere le mani avanti e a precisare come non sia previsto alcun «accostamento alla famiglia tradizionale» dato che, perlomeno secondo il suo parere, il matrimonio è un lusso che deve rimanere riservato alle coppie eterosessuali.
Immediata è giunta la replica di Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, che ha commentato: «Chi è omofobo lo resta, e una proposta di questo tipo la respingiamo al mittente: sicuramente è una mossa pubblicitaria e la prendo in quanto tale. Ma l'unica cosa credibile è la sua omofobia [...] Questo disegno di legge poteva essere presentato, al massimo, negli anni '80. Al di là del fatto che provenga da lui, è a una distanza siderale dall'unica proposta che ci interessa: realizzare l'eguaglianza tra le persone come vorrebbe la nostra Costituzione, ovvero l'estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali»


173 parlamentari del Pdl firmano un documento contro matrimoni e unioni gay

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«Non siamo disposti a svuotare l'istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive, anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a quello matrimoniale». È su questo concetto che ruota un documento su unioni civili e matrimoni gay firmato da 173 deputati e senatori dell'area Pdl.
Nel testo viene premesso che «l'introduzione del matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento giuridico non è e non potrebbe essere una proposta reale e attuale da parte di nessun partito. Tale obiettivo, infatti, sarebbe impossibile da raggiungere se non attraverso una modifica della Costituzione: impresa nella quale nessuna forza politica può o vuole al momento cimentarsi [...] Il vero tema sul quale le forze politiche sono chiamate a pronunciarsi è quindi quello del riconoscimento delle cosiddette "unioni civili"».
Ed è proprio in merito a quest'ultimo punto che viene spiegato come il problema non sia il concetto in sé, ma il fatto che possa essere riconosciuto un rapporto tra due persone dello stesso: «Anche se formalmente sotto questa dicitura vengono ricomprese tanto le coppie formate da persone dello stesso sesso quanto le unioni fra persone di sesso diverso, nella sostanza le proposte sulle unioni civili sono finalizzate a riconoscere in forma giuridicamente rilevante le coppie omosessuali».


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Bersani: «Daremo sostanza normativa alle coppie»

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Durante la presentazione della carta di intenti del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani è tornato a parlare della posizione assunta dal suo partito in merito alle coppie gay.
»Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico» ha affermato. «La dignità della persona umana e il rispetto dei diritti individuali sono la bussola del mondo nuovo e la cornice generale entro cui trovano posto tutte le nostre scelte di programma».
Facendo riferimento a quanto sancito dalla Costituzione europea e ai piani di Bruxell per il contrasto alle discriminazioni, il segretario ha aggiunto: «Nel nostro caso questo significa l'impegno a perseguire il contrasto verso ogni violenza contro le donne e ad una legge urgente contro l'omofobia. Sul piano dei diritti di cittadinanza l'Italia attende da troppo tempo una legge semplice ma irrinunciabile: un bambino, figlio d'immigrati, nato e cresciuto in Italia, è un cittadino italiano. L'approvazione di questa norma sarà simbolicamente il primo atto che ci proponiamo di compiere nella prossima legislatura».


Si è separata la prima coppia gay registrata

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Tommaso Grandis e Giorgio Perissinotto

Era il 2007. Padova era guidata dal centrosinistra e, grazie anche all'intervento dell'ex presidente dell'Arcigay del Veneto, fece da apripista nella costituzione di un registro per riconoscimento anagrafico delle unioni civili.
La prima coppia gay a beneficiarne fu quella composta da Tommaso Grandis e Giorgio Perissinotto, già conviventi da ben nove anni. La loro storia, però, è durata solo altri tre anni, finendo nel 2010.
Lo si apprende solo ora, dopo l'annuncio da parte di Tommaso: «Con il mio ex compagno Giorgio siamo stati insieme oltre 12 anni, tre dei quali con la certificazione del Comune. Poi è finita. D'altronde non ci eravamo sposati davanti a Dio, né avevamo promesso di amarci tutta la vita. Il nostro era solo un modo per prendersi cura l'uno dell'altro».
Come spesso accade in questi casi, alcuni sciacalli hanno pensato bene di usare la vicenda per cercare di attaccare l'idea stessa di unione gay. Non manca chi pone come presupposto il fatto che i gay non abbiano specificità e che un singolo caso valga per tutti, altri che negano l'esistenza di torture e divorzi anche fra le coppie eterosessuali, altri ancora che la buttano sul religioso a causa di quei riferimenti a Dio e ad un limitato impegno.
Fra i commenti lasciati sul sito de Il Giornale c'è chi si spinge perfino a parlare dei gay come di una razza a parte, utilizzando toni da documentario della National Geographic: «La sessualità dei gay -si legge- è caratterizzata da un'alta instabilità relazionale. A S. Francisco l'omosessuale riesce ad avere rapporti con numerosi soggetti nel corso di una sola notte». Ricordo male io o era proprio un eterosessuale di quell'orientamento politico a circondarsi contemporaneamente di più ragazze nel corso dei una singola notte?


Milano: approvato il registro delle unioni civili

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Anche Milano ha ora il suo registro delle unioni civili.
La terza e ultima seduta dedicata al provvedimento ha avuto inizio a Palazzo Marino alle 16.30 di ieri, per poi giungere alla votazione finale solo alle 3.40 di questa mattina. Con 29 voti favorevoli, 7 contrari e 4 astenuti il provvedimento è stato approvato.
La giunta ha deciso l'istituzione di un registro separato presso l'anagrafe comunale, al quale ci si potrà iscrivere solo dopo aver inserito ambo le residenze all'interno della stessa famiglia anagrafica. La decisione di procedere alla separazione del registro da da quello delle «famiglie anagrafiche» è stato reso necessario dall'opposizione di Pdl e cattolici, intenzionati a far di tutto pur di evitare che si facesse uso del termine «famiglia» (da qui la sostituzione nella delibera dei termini «famiglia anagrafica» con «unioni civili», nonostante nel testo si faccia comunque esplicito riferimento alla normativa nazionale del 1982 che disciplina la stessa famiglia anagrafica).
Al termine del voto il Sindaco della città, Giuliano Pisapia, ha commentato: «Abbiamo fatto quello che potevamo ed è un passo avanti nella direzione di una città che ha più rispetto per tutti. Sono sicuro che questo voto sarà di stimolo al Parlamento [...] Da domani le donne e gli uomini che si vogliono bene saranno più felici e io sono felice di questo».


San Marino approva una mozione per il diritto di convivenza delle coppie gay

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Con 33 voti a favore e 20 contrari, il Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino ha approvato un'istanza di iniziativa popolare (promossa dall'associazione LGBT-San Marino) che prevede l'estensione «a tutti senza discriminazione» delle norme di soggiorno, parificando le coppie gay a quelle eterosessuali.
In pratica verrà resa legale la richiesta di permesso di soggiorno ad uno straniero che intenda convivere come coppia more uxorio con un sanmarinese, indipendentemente dal sesso dei due.
Al contempo anche tutte le coppie dello stesso sesso o di sesso opposto sanmarinesi conviventi potranno richiedere di rientrare nello stesso stato di famiglia, siano esse formate da gay, amici o semplici conviventi. La norma, infatti, non prevede la necessità di esplicitare il tipo di relazione che intercorre nella coppia in modo da preservarne la privacy.
A favore della norma si sono espressi i Socialisti e democratici, Alleanza popolare, i Socialisti riformisti, i Moderati e Sinistra unita. I Democratico Cristiani, invece, hanno preferito lasciare libertà di voto ai propri consiglieri, sostenendo da una parte che «Nei rapporti tra persone dello stesso sesso ci sono diritti che vanno garantiti», ma dall'altra che il loro partito «non può esprimersi a favore» della legge.


Beppe Fioroni corre dai cattolici per prendere le distanze da Bersani e dalle nozze gay

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Dopo la presa di posizione sulle unioni gay di Pieluigi Bersani, all'interno del suo partito c'è un crescente fermento sul fronte degli oppositori.
Tra questi anche Beppe Fioroni, esponente del Partito Democratico, che si è precipitato dai cattolici di "Avvenire" per precisare la sua contrarietà alla proposta e minacciare la sua candidatura alle primarie in modo da «costruire una coalizione di governo nuova e capace di individuare ed imporre il dibattito e nel programma le priorità vere».
Riprendendo altri temi (casualmente tutti cari alla Chiesa) Fiorani prosegue nell'intervista sostenendo che:  «Tutti dovrebbero cogliere i drammi legati a questo momento così complicato. Le persone che incontro non mi chiedono di coppie gay e di testamento biologico... Vogliono sapere di fisco e di esodati, di occupazione e di misure per la crescita».
Poi chi se ne frega se qualcuno si dovesse ritrovare nella stessa situazione di Eluana Englaro o se qualcun altro si trovasse a non godere di diritti (giusto in questi giorni il compagno di Lucio Dalla ha denunciato come alla famiglia del cantautore basti far finta che lui non sia mai esistito per avanzare diritti sull'eredità, quando sarebbe bastato un riconoscimento giuridico per evitare ogni dubbio). Ed ancora, se seguissimo alla lettera il suo suggerimento e dessimo peso solo agli interessi delle maggioranze, ben presto ci ritroveremmo a vivere in un Paese dove le minoranze non avrebbero alcun diritto.
A questo punto verrebbe da chiedersi se Fioroni è così certo della sua appartenenza politica o se non si troverebbe forse meglio in un partito di estrema destra xenofobo e razzista...


Una volta per tutti

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Si intitola "Una volta per tutti" ed è la campagna promossa da Padova Pride Village e da Ben&Jerry's per il riconoscimento delle Unioni Civili in Italia.
Lo scopo è quello di raccogliere entro il 22 dicembre prossimo (data del 65esimo compleanno della Costituzione) le 50mila firme necessarie per una proposta di legge ad iniziativa popolare che chieda al Parlamento il riconoscimento giuridico e di garanzie alle coppie di fatto, senza alcuna distinzione di genere.
Tra i primi firmatari della campagna figurano nomi come quelli di Anna Paola Concia, Franco Grillini, Vladimir Luxuria e Lella Costa.
Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, intervenuto alla presentazione dell'iniziativa presso Palazzo Marino, ha dichiarato: «Ogni proposta di legge, soprattutto una proposta di legge di questo tipo, ossia di iniziativa popolare, è una ricchezza per il Paese e la società tutta. Perché se una proposta di legge, indipendentemente dalla condivisione completa o parziale del suo contenuto, diventa momento o motivo di discussione e confronto, apre anche alla possibilità di un incontro di opinioni e sensibilità che possono e devono trovare un punto di equilibrio. Credo che bisogna davvero iniziare a parlare di una realtà che, sebbene qualcuno la voglia ignorare e altri la vogliano nascondere, è parte integrante della nostra società».

Clicca qui per guardare il video di promozione dell'iniziativa