Renzo Bossi: «Nella vita va provato tutto, tranne droga e culattoni»



Renzo Bossi, il figlio di Umberto Bossi, è stato eletto consigliere regionale della Lombardia grazie alle 13mila preferenze ottenute durante le ultime elezioni regionali. La sua candidatura, però, aveva suscitato non poche polemiche anche all'interno del partito e in molti tutt'ora sono a disagio a sapere che sta votando delle leggi dopo che persino il padre l'aveva definito "una trota" (in risposta ad una similitudine con il Delfino di Francia) dopo l'ennesima bocciatura alla maturità.
La rivista Vanity Fair l'ha intervistato e l'erede di Bossi ha pensato bene di lasciarsi andare a dichiarazioni che in molti non hanno gradito. Dapprima ha sostenuto che ai prossimi mondiali non tiferà per l'Italia (anche se poi ha ritrattato il tutto sostenendo che si stesse riferendo solo al suo scarso interesse per il calcio) e poi ad una domanda sull'uso di droghe ha risposto: «Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga».
Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, ha così commentato le parole del neo consigliere regionale: «Temo che questo ragazzo si illuda se pensa che per essere più maschi basti provare ad apparirlo usando volgarità e paragoni rozzi e beceri. Essere donne e uomini richiede ben altri sforzi perché significa, nel senso autentico dei termini, avere rispetto per gli altri, così come essere portatori di una buona politica significa partire quanto meno da una buona educazione. Alla luce dei fatti questo ragazzo, dotato soltanto di un cognome conosciuto, non sembra pronto né per essere un uomo né per essere un politico».
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