Il sottosegretario all'Istruzione: la lotta all'omofobia lede la libertà all'educazione dei genitori



«Non c'è giorno che passa in cui non ci siano genitori costretti a dar battaglia vedendo lesa la loro libertà di educazione, per altro protetta dall'articolo 30 della Costituzione. Penso all'ultimo episodio di Modena in cui si pretendeva che Vladimir Luxuria entrasse a parlare al liceo classico Muratori senza nemmeno un contraddittorio. Non si può usare la scuola così, come un campo di battaglia ideologico. Oltre al governo quindi tutti dovranno fare un passo in avanti per fermare questa invasione di campo».
È quanto dichiarato dal sottosegretario al ministero dell'Istruzione, Gabriele Toccafondi, in un'intervista rilasciata a Tempi.it all'interno della crociata che la rivista cattolica ha lanciato nei confronti dell'Ufficio anti-discriminazioni.
Non a caso il sottosegretario non ha avuto dubbi nel sostenere che «il governo si deve esprimere sui problemi a monte, che risiedono nell'ambiguità di certi organismi come l'Unar, e poi sulle loro conseguenze che vediamo in atto». Il riferimento è agli opuscoli anti-omofobia che sarebbero dovuti essere distribuiti agli insegnanti delle scuole e che Toccafondi ha già provveduto a fermare (pur lamentando come «qualcuno li aveva già stampati e non si può escludere che siano stati usati o che possano essere fotocopiati»).
Insomma, ancora una volta il governo ha già espresso tutta la sua sudditanza nei confronti del volere clericale, impedendo che nelle scuole si possa fare educazione alla diversità, per giunta sostenendo nellee scuole pubbliche una transessuale non possa parlare se al suo fianco non c'è qualcuno che la insulta e la condanna moralmente (curioso, anche considerato come gli insegnanti di religione non abbiano contraddittorio pur essendo decisi autonomamente dalla curia nonostante siano stipendiati dallo Stato).
Il sottosegretario ha invitato addirittura ad una disubbidienza civile, sostenendo che «occorre che i genitori si riprendano il loro posto e che le scuole glielo diano», plaudendo alla «mamma milanese che si è rifiutata di apporre la sua firma sul modulo che la indicava come "genitore 1"». Secondo Toccafondi, infatti, quel gesto «ha dato coraggio a molti, scatenando l'emulazione. Quindi ripeto che serve una presa di posizione di ciascuno: del governo, dei ministeri, delle istituzioni locali, delle scuole e delle famiglie».
Ma una domanda verrebbe spontanea: se un genitore volesse insegnare al figlio che la Terra è piatta, la scuola dovrà necessariamente impedire lezioni che parlino della sfericità del globo o sarà anche quella una violazione alla libertà di educazione dei genitori?
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