Scopriamo il progetto Fratello maggiore, un'occasione per confrontarsi sui temi lgbt



Matteo è un ragazzo padovano come tanti altri, ha 29 anni ed è fidanzato con Nicola. Intenzionato a voler essere d'aiuto agli altri, ha ideato un progetto chiamato "Fratello maggiore" che consiste in una serie di chiacchierate su YouTube che possano risultare un'occasione di scambio e di confronto per tutti gli adolescenti che vivono delle difficoltà a causa del proprio orientamento sessuale. È l'autore stesso a sottolineare come le sue risposte si basteranno sul proprio punto di vista personale, nonostante questa caratteristica possa risultare un valore aggiunto per chi vuole semplicemente confrontarsi con qualcun altro su un piano informale (un po' come si farebbe con il proprio fratello maggiore, per l'appunto). Per conoscere meglio il proietto abbiamo incontrato Matteo.

Che cos'è e come funziona il progetto "Fratello Maggiore"?
Il progetto è molto semplice e pensato appunto con un mezzo giovane: consiste in una serie di video girati da me e il mio ragazzo, o da qualsiasi altra persona che voglia supportare il progetto, rivolti prevalentemente a un pubblico giovane che appartiene alla comunità lgbt, ma che possano risultare interessanti anche a tutti etero e adulti/genitori che vogliano capire e conoscere un po' meglio "il nostro mondo". Con delle semplici e brevi chiacchierate, rivolti alla telecamera, cerchiamo di trattare temi di tutti i tipi e che spazino in tutti gli ambiti, anche perché con un video a settimana c'è la possibilità di trattare molte cose. Il mio desiderio è quello che gli argomenti potessero essere richiesti da chi guarda i video, anche se purtroppo la gente sembra faticare ancora molto "ad esporsi". Le modalità per proporre qualcosa sono le più disparate possibili: privatamente a me attraverso i miei profili social, commentando semplicemente il video su YouTube (questo senza dubbio il metodo più semplice) oppure scrivendo anche alla pagina Facebook o Google+ del progetto che ho creato.

Perché hai scelto di metterti in gioco in prima persona?
Ero mosso da un forte desiderio di fare qualcosa per la mia comunità, fare davvero qualcosa oltre che parlare e autocommiserarsi. Ad un certo punto però mi sono stufato di ricevere il disinteresse più totale da parte di associazioni e gruppi che dovrebbero essere sempre dalla nostra parte ma che sembrano più preoccupati della politica, di un interesse economico o di un ritorno di qualche tipo. Quindi ho detto, ok, ho le spalle grosse, la voglia e il desiderio di aiutare, farò da solo. Quasi subito però si è aggiunto il mio fidanzato che oltre ad essere il mio personale eroe, mi supporta sempre grandemente e di cui non potrei fare a meno.

Credi che l'impegno personale possa fare la differenza?
Beh, un motivo importante per il quale abbiamo deciso di metterci in gioco in prima persona è la speranza che molti ragazzi, bambini e adulti, vedendoci sereni e a nostro agio davanti al mondo, prendano il coraggio per esporsi, dire quello che pensano ai genitori, agli amici, ai colleghi. Il coraggio di rompere quel guscio di silenzio che impedisce a milioni di persone di vivere la propria vita con serena dignità. E non parlo solo di coming out, parlo anche di tutte quelle persone eterosessuali che la pensano diversamente, che sostengono in segreto la nostra comunità ma non hanno il coraggio di sostenerla apertamente, di fronte a tutti.

Che tipo di risposta ha avuto il progetto?
Il progetto ha avuto un discreto riscontro all'inizio, ma ora purtroppo, nonostante il mio impegno sia più che raddoppiato, non sembra avere molto successo. Io sono ottimista, perché si parla del sostegno del prossimo, e della gioventù che verrà, quindi bisogna essere ottimisti. Non so bene cosa sbaglio, ma sono intenzionato a remare finché non mi cadono le braccia. Se posso togliermi qualche altro sassolino rimasto nelle scarpe, come dicevo purtroppo, la gente forse immagina che all'interno di minoranze come la nostra, tutta la gente si aiuti, ma non è così. In cerca di un po' di visibilità per il progetto ho chiesto a molti siti influenti nella nostra comunità ad esempio, ma non tutti purtroppo sono così interessati e disponibili come il vostro, e molti si sono dimostrati totalmente disinteressati. Stessa cosa per molte associazioni. Quando ci si scontra con questo tipo di atteggiamento utilitaristico da parte di molti, è difficile non sentirsi amareggiati. Ci vuole tanta caparbietà.
C'è poi quello che io e Nicola chiamiamo "fattore pucciosità". Ovvero purtroppo, la realtà delle cose è che la gente è molto più interessata a commentare, condividere e apprezzare un video di teneri gattini che giocano, che un video con due faccioni che parlano di preservativi. È una semplice realtà delle cose e bisogna saperla gestire emotivamente. Purtroppo io ho ancora difficoltà in questo.

Se dovessi scegliere un messaggio chiave da trasmettere ai giovani, quale sceglieresti?
Che non sono soli. Il pensiero e l'emozione che mi sono reso conto essere decisamente più diffusa tra i giovani e quella di sentirsi soli, diversi e abbandonati da tutti. Vuoi perché non hanno ancora conosciuto nessuno, o perché vivono in piccoli paesi, molti si sentono isolati e pensano di non avere nessuno con cui confrontarsi. Ecco perché il nome Fratello Maggiore. Vogliamo dirgli che non sono soli, mai. Noi ci siamo, e come noi molte altre persone. La verità come dicevo purtroppo è che incontreranno anche tante persone dentro e fuori la nostra comunità non così disposte forse, perché la vita si, è fatta anche di ostacoli, ma c'è sempre qualcuno davvero interessato e disposto ad aiutarli. Bisogna non arrendersi, farsi un bel carico di buoni pensieri, avere coraggio, fiducia, ottimismo. Noi siamo qui per voi.
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