Quell'integralismo che sostiene tutto e il contrario di tutto pur di imporre il suo pensiero unico



Pare curioso, ma quegli stessi gruppi integralisti che vorrebbero permessi scritti perché si possa parlare di sessualità a scuola sono gli stessi che nel 2011 andarono in tribunale a difendere la presenza di preti e vescovi nella aule scolastiche anche contro il volere dei genitori.
Fu infatti il solito Gianfranco Amato, quale rappresentante italiano della Advocates International, a difendere in tribunale il vescovo di Grosseto dinnanzi ai genitori che lo portarono in tribunale perché non gradivano la modalità con cui potesse far visita alla scuola dei figli quasi si trattasse di casa sua. Ancor pià dato che tutti sappiamo come in quell'occasione i preti interroghino i bambini per chiedergli quanto credano in Gesù, emarginando o violentando chiunque osi avere credenze religiose diverse dalle loro.

L'esito della causa non fu mai noto dato che l'allora presidente Giorgio Napolitano intervenne a gamba tesa e sentenziò che le visite pastorale in una scuola pubblica erano un diritto del clero cattolico (e solo di quello cattolico) anche se contrario al volere dei genitori.
Tale decisione fu forse più di quanto l'integralismo osasse sperasse, tant'è che Avvenire riportò le parole di giubilo con cui Gianfranco Amato festeggiò la notizia:  «Si tratta del primo precedente che affronta la questione della visita pastorale in un istituto statale. Ed è uno smacco per l’Uaar. Perché definisce un orientamento preciso di cui si dovrà tenere conto e perché potrà essere utilizzato nei procedimenti che sono pendenti di fronte ai Tar di alcune regioni».
Festeggiò anche l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, pronto a sostenere che «L'attenzione del capo dello Stato non fa che esprimere un sentimento largamente diffuso in mezzo alla popolazione che non è mai quello di una situazione di conflitto ma è quello di un profondo rispetto. Quando in una città il vescovo, soprattutto nella sua vista pastorale, si incontra anche con il popolo che vive nel territorio e si incontra con le istituzioni, e la scuola fa parte delle istituzioni, anzi è una delle istituzioni più importanti nella formazione, non fa che attestare quella esigenza profonda che deve esserci perché davanti al problema della formazione e dell'educazione, soprattutto delle nuove generazioni, escludere non è mai positivo mentre invece l'ascolto è sempre una ricchezza».

Quella gente è la stessa che oggi demonizza qualunque incontro possa vedere la partecipazione di persone lgbt, in quell'ottica in cui si sostiene che «l'ascolto è sempre una ricchezza» purché a parlare sia qualcuno che rappresenti il loro pensiero unico. Se l'altro la pensa diversamente da loro, allora bisogna costruire muri, fare barricate, bruciare libri ed impedire che i propri figli possano confrontarsi con quella gente che Gianfranco Amato esige venga discriminata.
Non solo. A quei tempi dicevano che il genitore non cattolico avrebbe dovuto tenersi i figli a casa senza rompere le scatole, ora pretendono che i figli di ogni singolo integralista abbiano accesso a corsi alternativi (economicamente insostenibili) qualora i loro genitori dichiarino il desiderio di indottrinare i figli a ritenere l'omosessualità sia «una grave perversione» come dice Gianfranco Amato.
Insomma, la libertà sarebbe da intendersi come un concetto a senso unico in cui si può sostenere tutto e il contrario di tutto purché sia fatta la volontà di Gianfranco Amato e delle lobby che lui rappresenta.
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