La Corte Suprema Usa dovrà decidere se la religione possa essere una giustificazione all'odio



In autunno la Corte Suprema statunitense sarà chiamata ad affrontare il caso Masterpiece Cakeshop contro Charlie Craig e David Mullins, relativo ad una pasticceria del Colorado che si è rifiutata di servire due uomini che voleva acquistare una torta nuziale per il loro matrimonio.
La pasticceria ha difeso il suo scandaloso rifiuto sostenendo che il loro credo religioso dovesse legittimarli a negare beni o servizi ad interi gruppi sociali, ma tale tesi è stata rigettata dai tribunali nazionali che hanno sancito l'illegittimità di un atto contrario alle leggi anti-discriminazione. Finanziati dai gruppi anti-lgbt, i proprietari della pasticceria cristiana sono ricorsi alla Corte Suprema per sostenere, sulla base del credo religioso, la legittimità del diritto a rifiutare prestazioni che coinvolgono la creatività come nel caso della creazione di una torta nuziale.
A sostenerli in tribunale ci saranno gli avvocati della Alliance Defending Freedom (ADF, già nota come Alliance Defense Fund), l'organizzazione classificata come «gruppo d'odio» dal Southern Poverty Law Center per la quale lavora anche l'italiano Gianfranco Amato in qualità di allied attorney.
Come osserva Rete Lenford, «è evidente che si tratta di un caso inserito all'interno di una più ampia strategia volta a ad escludere le persone lgbtq dalla vita pubblica, ricacciandoli nella sfera assolutamente privata e minando i passi avanti che sono stati fatti nel corso degli ultimi anni per il riconoscimento dei diritti.
La strategia difensiva di ADF ha come obiettivo proprio l’ipocrita difesa della libertà religiosa e, dunque, della libertà di espressione. Molto criticata negli Stati Uniti, l’organizzazione è stata definita “gruppo d’odio” dall’associazione di avvocati attivisti Southern Poverty Law Center e, recentemente, è stata oggetto di polemiche aspre per via di un incontro a porte chiuse con il Procuratore generale degli Stati Uniti scelto da Trump, Jeff Sessions. ADF collabora nell’organizzazione del World Congress of Families (WCF), un macro-organismo di associazioni anti-LGBTI mondiali, ed è presente in Europa attraverso ADF International. Inoltre, ADF si è spesso costituita terza parte in alcuni casi rilevanti per l’Europa, sia nelle corti nazionali, sia in quelle europee.
Perciò, in virtù di tutte queste considerazioni, è evidente che non si tratti soltanto di una torta nuziale.
Si tratta, piuttosto, di tenere salda la tutela contro le discriminazioni nell'accesso ai beni e servizi.
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