Adinolfi torna a benedire i rosari di preghiera contro gay e islamici



Pare che Mario Adinolfi abbia goduto fisicamente nel vedere i vescovi polacchi che recitavano il rosario sul confine della patria in "difesa" dei sacri confini cattolici i contro l''infedele che scappa da guerra e povertà. Nel nome di Dio, si è sostenuto che il prossimo prossimo dovrebbe perirsene a casa sua, lontano dagli occhi di quei bravi vescovi che ora vogliono solo godersi tutte le ricchezze accomunate grazie allo sfruttamento di quelle genti. E nonostante anche il Vaticano non abbia nascosto un cero imbarazzo per un'iniziativa tanto vergognosa che pare ricordare quando la Polonia ospitò i primi campi di sterminio nazista, Adinolfi pare compiacersi di quel rigurgito di intolleranza che potrebbe garantirgli nuovi introiti economici (soprattutto da quando ha deciso di affiancare il business della xenofobia a quello dell'omofobia all'interno dei suoi libri).
Capita così che il leader integralista appaia il principale sponsor del vergognoso rosario di recitato a Vicomoscano con cui ai fedeli è stato chiesto di pregare per «preservare l'Italia da eutanasia e matrimonio gay». Insomma, l'altro dovrebbe soffrire inutilmente solo perché ad Adinolfi si compiace nell'infliggere tormenti ad un neonato straziato da un sistema nervoso in decomposizione, così come esige che ai gay sia negata la possibilità di sposare la persona amata dato che lui si dice infastidito all'idea che altri possano avere quegli stessi diritti civili di cui lui gode in virtù dei suoi due matrimoni.
In quella strumentalizzazione dell'odio in cui Amato e Adinolfi amano lodare qualunque prete si schieri contro la dignità dell'uomo, ecco che sulla stampa locale il prete anti-gay e nati-eutanasia viene ribattezzato «prete coraggio», in quell'ottica in cui loro sostengono che essere contro l'opinione pubblica sia un merito gradito a Dio (dacché dovremmo dedurre che i preti che inneggiano ad Hitler siano da loro ritenuti ultra-coraggiosi, ndr). Ed è dalla sua pagina Facebook che l'uomo introduce un ritaglio di giornale scrivendo: «Se ci sono nella piccola Vicomoscano cento cristiani che recitano il rosario per l'Italia e le sue radici valoriali attorno a un sacerdote che non si nasconde, vuol dire che questo Paese si può ancora salvare. E l'ho detto ai giornali».
Tanto basta a notare due fatti gravissimi: il primo è che un qualche giornale dia spazio alla propaganda di un integralista votato alla cultura della morte e del disprezzo, il secondo è che l'integralista possa continuare a spaventare i bigotti raccontando che solo l'odio, la xenofonbia e la sopraffazione della femmina debbano essere ritenuti l'unica via di «salvezza» da un mondo in cui c'è il rischio che la sua terza moglie gli chieda di dare una mano in casa anziché umiliarsi e sottomettersi sono a farsi fotografare ai suoi piedi dopo aver finito di lavare le sue mutandone.
E se fa ridere che Adinolfi pardi di  «preti coraggio» dinnanzi a chi sostiene che il cristianesimo sia odio per insultare violentemente quei prelati che osano osa rifiutare l'altare della loro chiese ai suoi proclami ideologico, è da voltastomaco come l'articolo da lui segnalato
possa raccontare che:

Un centinaio di fedeli ha accolto ieri pomeriggio l'invito di don Onorino Baronio, l'ex vicario di Viadana e Bozzolo, a pregare un rosario per «difendere il cristianesimo da ogni attacco relativista e materialista e dall'islamismo».
Una iniziativa nata sull'onda del Rozaniec do granic, il "Rosario delle frontiere" che, secondo le stime, sabato scorso in Polonia ha unito. un'ideale catena umana di un milione di persone provenienti da 320 chiese. Una intercessione alla Madonna lunga 3.100 km e che ha avuto il placet della Conferenza episcopale polacca. Don Onorino da parte sua incassa invece il silenzio della chiesa locale, una lunga ed inevitabile serie di polemiche sui social media, ma anche il deciso appoggio di Mario Adinolfim il giornalista e uomo politico fondatore del Popolo della famiglia che si pone come obiettivo nazionale la difesa dei valori nazionali.

E se apprendiamo che la «difesa dei valori tradizionali» sarebbe la promozione dell'odio omofobioco, della xenofobia e della misoginia, è come virgolettato di Adinolfi che troviamo l'ennessimo ode al disprezzo della diversità. Il leader integralista dice che «Don Ottorino è un prete coraggioso che ha la mia stima. Intanto la preghiera ha una grandissima forza e non è mai inutile. I cristiani pregavano mentre andavano incontro alla morte nel Colosseo. Ed è importante che il popolo cristiano si riunisca e difenda con coraggio i propri valori».
Attribuiti i suoi personalissimi "valori" d'odio ai cristiani nella smania di poter creare una qualche setta che sappia eguagliare quei suoi colleghi integralisti d'oltremare che lapidano a morte le donne e gettano i gay dai tetti«in difesa» delle loro radici religiose, troviamo l'integralista che ci rinnega sé stessa dato che era proprio lui a lodare quei preti che non concedevano ai gay la loro presenza per un momento di preghiera. Ne consegue che nel cristianesimo secondo Adinolfi, l'amore va punito e l'odio va esaltato a dogma di fede.
Attraverso un'analisi politica di inaudita superficialità, è facendo leva sul populismo e sul razzismo che l'integralista che si dice cattolico aggiunge: «L'Italia da questo punto di vista sta meglio di altri Paesi. da noi non sono riconosciute l'eutanasia, l'utero in affitto (ossia il termine dispregiativo con cui lo Adinolfi denigra la spa, ndr), i matrimoni gay. E anche l'influenza islamica è minore che in Francia o in Inghilterra ad esempio». E se tanto basta a osservare perché gli inglesi e i francesi stiano meglio di noi, in culture multietiche dove la differenza è vista come una ricchezza e non come una minaccia per lo status quo di chi venderebbe l'utero della figlia pur di difendere pregiudizi e abitudini.
 L'integralista sfodera poi tutta la sua perversione nell'aggiungere che il suo perlato xenofobo starebbe «un sacerdote coraggioso che sa che vanno difese le radici cristiane. Che non sono in antitesi con l'essere laico, ma con la perdita di identità cristiana del Vecchio continente messa in discussione dall'islamismo».
E se il suffisso -ismo indicherebbe un'ideologia e non una religione in quell'ottica in cui lo xenofobo Adinolfi sostiene che il Dio degli altri sia sbagliato al pari di come sbagliata sia la vita di chi non si tromba una donna per compiacere le sue fantasie sessuali, ecco che ci racconta che il suo dio (minuscolo in quanto divinità pagana da non confondersi con il Dio cristiano) sarebbe cos'ì debole da rischiare di scomparire se non si impedisce l'esistenza di altri culti o se la libertà religiosa altrui non venga sopraffatta nel nome della violenza di chi crede che l'amore di Gesù possa sopravvivere solo se si impedirà il diritto di parole agli altri. Peccato che il vero Dio dei cristiani sia vivo più che mai in Europa grazie a chi chiede pari diritti, pari dignità e una società che si basi sull'amore predicato da Gesù e non sull'odio che Adinolfi cerca con la decontestualizzazione del Vecchio Testamento. E se il suo dio dell'odio scomparirà, non sarà certo una grande perdita per nessuno se non per il suo portafogli o per chi frequenta le chiese sperando che tanto basterà a permettergli di criticare e giudicare il prossimo contro l'insegnamento di quel Gesù che diceva di non giudicare se non si vuol essere essere giudicati. ma, si sa, Gesù non è mai stato di casa nei convegni politici di Adinolfi e dei preti che inneggiano alla sua ideologia.
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