August Ames era tossicodipendente, bipolare, psicolabile e vittima di stupro. Ma per la stampa italiana l'avrebbero uccisa i gay



Pare sempre più evidente che in Italia esiste un evidente problema con un'informazione che troppo spesso sconfina in mera propaganda mediante notizie che paiono vere e proprie fake-news. Ad esempio è Il Secolo XIX ad unirsi al fronte di chi accusa i gay di aver ucciso una pornostar che li accusava di essere portatori di malattie. Nella loro ricostruzione dei fatti, scrivono:

Si chiamava Mercedes Grabowski, ma era famosa con il suo nome d'arte: August Ames. A soli 23 anni si è tolta la vita perché accusata di omofobia su Twitter, dopo aver rifiutato di girare una scena con un attore che precedentemente aveva preso parte a film porno gay. Si è impiccata ed è morta per soffocamento nella sua casa in California ed è stato il marito, il regista di film a luci rosse Kevin Moore, a ritrovarla e a confermare la notizia.
Nella settimana precedente alla sua morte, la Ames era stata subissata di critiche e insulti sui social network, nemmeno le sue scuse sono valse a qualcosa: «Non sono omofoba. La maggior parte delle ragazze non girano film con ragazzi che hanno lavorato nel porno gay, per sicurezza. Non voglio mettere a rischio il mio corpo, non so cosa facciano nelle loro vite private».

Insomma, le persone offese avrebbero dovuto tacere dinnanzi ad un'attrice che non usava il preservativo nei suoi film per poi andare in giro a dire che ci tenesse alla sua salute e che i gay sarebbero stati portatori di malattie al contrario di quei bravi attori etero (che chissà cosa fanno nella loro vita privata, ma sono etero, quindi vanno bene).

Peccato che basti leggere la stessa notizia riportata sui giornali che non devono promuovere l'omofobia di Salvini o l'odio di Forza Nuova ed immediatamente ci si trova dinnanzi a fatti un po' diversi da quelli raccontati dalla stampa nostrana. Ad esempio è il Daily Mail a raccontare che la signorina Ames era stata stuprata, era tossicodipendente, era bipolare e aveva gravi problemi di salute mentale. Lo stesso viene chiaramente spiegato anche dalle pagine dell'Indipendent. Eppure pare che quotidiani come Il Secolo XIX non ritenessero che tutti questi elementi meritassero di essere ritenuti una possibile causa del suicidio: per loro era meglio incolpare quei gay cattivi che non tacciono dinnanzi agli insulti.
E dinnanzi a notizie confezionate per negare i fatti e incoraggiare l'odio anti-gay, pare che gli organi di tutela non siano efficaci nel contrastare vere e proprie aggressioni ideologiche e strumentali a danno di interi gruppi sociali.
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