Roma, pubblica gogna e umilizione digitale per chi è accusato di oltraggio ai vigili



Verrebbe proprio da dire: bentornato Medioevo! Come segnala Repubblica, la polizia municipale di Roma Capitale ha scritto ed avvalorato un un protocollo che impone un'umiliazione digitale ai guidatori che sono stati denunciati per oltraggio a pubblico ufficiale. A loro viene imposto l'obbligo di registrare un video, lungo almeno trenta secondi e con il volto ben visibile, in cui i malcapitati devono chiedere scusa ai vigili attraverso una lettura di un testo predefinito. Un atto che per certi versi ricorda i prigionieri dell'Isis che leggono un testo dinnanzi alle telecamere mentre hanno un fucile puntato alla tempia.
Il caso è salito alla ribalta delle cronache dopo la ribellione di un'insegnante di 32anni a cui venne contestato il reato di oltraggio. Rivoltasi ad un legale, si è vista arrivare una lettera firmata dal vicecomandante del Corpo, Massimo Ancillotti, in cui si asseriva che «ai fini della riparazione» doveva realizzare «un video di scuse, attenendosi al rispetto delle indicazioni sotto riportate».

Si spiegava così che:

l video dovrà essere realizzato e diffuso con mezzi propri dall'indagato e resta inteso che il Corpo di Polizia locale, come tutti gli utenti del web, ha la possibilità di accedere al video di scuse ed eventualmente pubblicarlo sui profili social network ad esso riferibili  Il video di scuse consisterà nella lettura di un testo analogo a quello che segue: "Io Sottoscritto con riferimento al procedimento penale a mio carico per oltraggio a pubblico ufficiale n esprimo profondo rincrescimento per il comportamento tenuto nelle vicende per le quali sono indagato. Per tale motivo, formulo al Corpo di Polizia locale di Roma Capitale le mie più sentite scuse per le frasi proferite nell'occasione. Voglio inoltre rivolgere a tutti gli appartenenti al Corpo di Polizia locale di Roma Capitale apprezzamento per il lavoro quotidianamente svolto a favore della cittadinanza".

La Polizia di Roma Capitale precisava che «le immagini video riprenderanno il suo volto mentre procede alla lettura» e indicavano che le frasi prestampate «saranno lette dall'indagato» e «in caso di impossibilità dell'indagato di leggere, per analfabetismo o per altre cause obiettive, il testo del messaggio verrà letto fuori campo da altra persona mentre le immagini riprese saranno quelle dell' indagato». La durata «non dovrà essere inferiore a trenta secondi» e dovrà rimanere online «per un tempo non inferiore a due settimane» su «una piattaforma di condivisione video, senza restrizioni per l'accesso e di ampia diffusione» dandone comunicazione al corpo dei vigili mediante Pec.
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