Rischiano la condanna a morte i gay arresti. I lettori de Il Giornale lodano l'Arabia Saudita: «Persone serie»



«Un gruppo di giovani inscena un matrimonio omesessuale nella città santa di La Mecca e il video della cerimonia diventa virale. L'ira delle autorità saudite si è abbattuta su tutti i partecipanti, ora finiti in carcere. Il sistema penale di Riad, in questi casi, prevede anche la pena di morte». È quanto afferma un articolo di Luca Romano apparso sulle pagine de Il Giornale.
Il giornalista sostiene che «non deve sorprendere che l'omosessualità sia considerata ancora una questione di interesse nazionale e sia vista come un problema per il governo», così come aggiunge pure che «e poi l'omosessualità viene manifestata in maniera pubblica e per di più nel luogo più sacro dell'Islam, a La Mecca, la questione diventa di assoluta importanza, tanto da far scattare l'azione della giustizia». Scrive anche:

Cerimonia finta, in cui sì, era inscenato un matrimonio fra uomini, ma chiaramente non aveva alcun valore dal momento che non esiste alcuna legge che riconosca, ancora prima di permettere, l'omosessualità in Arabia Saudita. Il tutto era stato poi filmato (nel video si mostra una coppia di uomini, uno vestito da donna, sotto un ombrello, mentre reggono un mazzo di fiori) e il contenuto del video era stato inserito in internet diventando immediatamente virale. Un video che non ha fatto altro che scatenare l'ira di Casa Saud, che si è abbattuta immediatamente su tutti gli uomini particpanti alla cerimonia, arrestando tutti i partecipanti, per lo più ragazzi, che era stato possibile identificare dopo la visione delle immagini. Per molti si è trattato di una finta cerimonia inscenata per protestare contro la negazione dei diritti delle persone omosessuali in Arabia Saudita. Per altri, la maggior parte, si è trattato di un'offesa gratuita alla sacralità del luogo. E questa linea di pensiero è certamente stata quella delle autorità saudite.

Dopo aver ricordato che quei ragazzi rischiano una condanna a morte, si passa a cercare di strumentalizzare il tutto a fini politici, peraltro in evidente contraddizione con la linea di promozione dell'odio omofobo ostentato dal quotidiano:

Una legislazione feroce che però non sembra essere particolarmente sentita dal mondo occidentale, sempre pronto a difendere i valori dell'uguaglianza in ogni parte del mondo. Evidentemente gli interessi economici, in questo caso, superano di gran lunga i valori etici.

A firmare il tutto è quello stesso Luca Romano che promosse le posizioni di Calderoli volte a sostenere che bisognasse votare contro il referendum costituzionale per togliere dignità alle famiglie gay, così come cavalcò la crociata per l'abbattimento della tomba Carlo Annoni perché a Forza Italia non piacevano i colori scelti dall'attivista gay deceduto. Se ciò ci spiega l'assenza di una chiara condanna del fanatismo religioso, bel più preoccupanti sono i commenti lasciati dai lettori.
Un loro utente esordisce con un «persone serie» in riferimento a chi potrebbe condannare a morte quei ragazzi. Se qualcuno tenta di cavalcare l'onda per promuovere il razzismi («questo è il "futuro" che potrebbe attenderci in Europa, se si continua nella politica miope e dissennata dell'immigrazionismo forzato, spesso islamico»), c'è hi pensa sia un argomento su cui poter fare battute idiote: «Da "La Mecca" a "La Checca". LOL», scrive un loro utente. Un altri aggiunge: «Si odono a 600 km. circa dalla capitale d'Italia, le irose e possenti urla della ex presidenta Laura L&EUgualA». Ed ancora: «Volenti non fit iniuria. De gustibus non est disputandum. Sua quique voluptas. Chacun à son goût. Para gustos las sazones, para elegir los cojones. ALLAHU AKBAR !».
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