Terrorismo cattolico. Per Benedetta Frigerio, parlare della diffusione dell’Aids negli anni '80 sarebbe «ideologia gender»



È con la sua solita ferocia che l'integralista Benedetta Frigerio si è affrettata a cavalcare le isteriche proteste di un manipolo di genitori contrari al fatto che i loro figli potessero chiedere informazione su come prevenire le malattie sessualmente trasmissibili. Elargendo condanne come se non ci fosse un domani e proclamandosi la detentrice della verità divina, è dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana che scrive:

A dare ad oltre mille ragazzi una visione a senso unico sulla sessualità umana, sulle malattie sessualmente trasmissibili e sui metodi anticoncezionali come soluzione alla loro diffusione è stata Arcigay Pisa, che ha persino guidato un dibattito seguito alla visione del film Normal Heart, sulla diffusione dell’Aids a New York negli anni Ottanta.
Come mai in una scuola che dovrebbe essere laica, e quindi plurale, è stato consentito ad un’associazione, promotrice di un'ideologia come quella del gender (e le cui idee su un argomento delicatissimo e importante come questo sono contestabili e comunque non condivise da tutti), di parlare a migliaia di giovani, come se questi fossero in grado di discernere pienamente da soli i contenuti di un pensiero quantomeno sovversivo e rivoluzionario?

Cosa ci sarebbe di così «sovversivo e rivoluzionario» nel rivendicare il diritto di esistere non è chiaro, così come non è chiaro in che modo il parlare di fatti storici dovrebbe essere ritenuto un qualcosa che necessita di un contraddittorio. Sarebbe come pretendere che non si possa parlare del nazismo se non si è in presenza di un neonazista che nega l'Olocausto.
Vergognosa è anche la sua ossessione nel tentare di convincere i suoi lettori che l'odio deve essere sempre messo sullo stesso piano della verità, in un clima in cui dovremmo pensare che il pensiero dei supremastisti bianchi debba avere pari dignità di chi parla di tolleranza.

Proseguendo nel suo sostenere che un gay non debba poter parlare in pubblico se non p in presenza di un qualche fondamentalista alla De Mari pronto a dire ai ragazzi che l'omosessualità non esiste o che la si debba ritenere «una colpa», aggiunge:

A stabilire il programma dell’autogestione dell’8 e 9 gennaio scorsi, presso il liceo scientifico statale Ulisse Dini di Pisa, la più grande scuola superiore della provincia, sono stati i rappresentanti degli studenti, i quali, come da regolamento, lo hanno presentato al Consiglio di Istituto (Cdi). Quest’ultimo non potendo entrare nel merito dei contenuti doveva però vigilare sui requisiti formali dei relatori esterni e sulla natura delle associazioni invitate. Per questo, quando il programma è stato presentato al Cdi, un genitore ha fatto giustamente notale l’inopportunità di lasciare che il tema venisse trattato solo da Arcigay, chiedendo che il dialogo si svolgesse almeno alla presenza di altri professionisti in grado di garantire un equilibrio. Peccato, che nonostante il regolamento, nessun membro abbia preso in considerazione la richiesta, lasciando piena libertà di azione all'associazione Lgbt.

Esatto, dice che ad essesi lamentato sia stato un genitore su mille (o duemila se si considera che sono spesso in due per ogni ragazzo). Ma dato che quel genitore è utile alla sua promozione dell'odio, si crea un finto caso con sui poter sentenziare:

C’è poco da sorprendersi, però, perché purtroppo quello che è accaduto al Dini è solo la conseguenza di una visione bacata dell’educazione ereditata dal Sessantotto, quando si cominciò a teorizzare l’assoluta libertà di scelta e di autodeterminazione dei giovani per cui bisognava fornire una visione “neutra” degli argomenti, vietando quindi proposte che offrissero un'ipotesi di verità da verificare. Peccato che questa via di presunta neutralità e di libertà senza vincoli della persona sia servita proprio al contrario. Ossia a plagiare i giovani al solo pensiero ammesso oggi, il relativismo, senza fornire loro uno strumento di verifica di esso e quindi facendo credere loro che non esista alcuna oggettività (un bene ed un male) a cui scegliere o meno di aderire. È per questo che di fronte alla proposta del rappresentante degli studenti di invitare Arcigay il Cdi ha taciuto e per lo stesso motivo sarà difficile, un domani, impedire ad "esperti di pornografia" di entrare a scuola se così decidono alcuni alunni.
Si comprende così quanto sia falsa l'autodeterminazione che negando il bisogno del giovane di ricevere una proposta chiara da verificare, lo lascia solo, senza strumenti critici, davanti alla visione della maggioranza (attualmente pansessualista e contro natura). Motivo per cui oggi, tutto viene ammesso nelle scuole tranne che una proposta che pretenda di offrire una verità e una falsità rintracciabili nella realtà e nell’esperienza della ragionevolezza comune di ogni uomo.

Siamo dinnanzi ad una supercazzola che non significa nulla, basata sulla sua presunzione nel sostenere che non le importa tanto sapere che cosa avrebbero detto di così brutto quelli di Arcigay, a lei basta sapere che sono gay e tanto le basta per chiedere che sia impedito loro di poter parlare. Ed è con toni drammatici al limite del tragicomico che conclude:

Pertanto, se questa è la condizione della scuola, per cambiarla non è più possibile condurre una battaglia sulla libertà di scelta e di educazione senza chiarire cosa sia la libertà e cosa significhi educare. Dunque, anche in merito al caso pisano, non è sufficiente sostenere che ciascuno debba essere libero di insegnare ed apprendere anche visioni differenti da quella dell’Arcigay. Bisogna tornare a giudicare (insegnando a farlo) se la proposta di Arcigay (e qualsiasi altra) sia degna o meno di entrare nelle scuole e quindi bisogna ritornare a chiedersi se sia credibile la possibilità di un’autoeducazione davvero libera dei giovani in mancanza di adulti che propongano loro una strada realmente provabile dalla ragione umana. Altrimenti li lasceremo in balia di una mentalità dominante che, fino a prova contraria dei laicisti che hanno combattuto la proposta cristiana, pur sorgente della nostra civiltà, li ingloba in sé senza possibilità di essere vagliata e criticata prima di essere assunta come valida.

Insomma, praticamente sostiene che la sua idea di libertà religiosa sia l'imposizione di quella sua opinabile visione del cristianesimo che disprezza e perseguita chiunque non sia fatto a sua immagine e somiglianza. Il tutto senza mai citare un solo di un qualcosa che sarebbe stato detto e si sarebbe potuto ritenere non condivisibile.

A questo punto ci sarebbe da domandarsi quale sia il senso di questi costanti e violenti attacchi contro chiunque osi organizzare eventi con interlocutori a loro sgraditi. Evidentemente impossibilitati a criticare le parole, fanno baccano in un clima di vero e proprio terrorismo in modo che le scuola sappiano che non dovranno permettere la libertà di parola agli altri se non vorranno essere sbattuti nel tritacarne mediatico attraverso un caso inventato a tavolino dal solito gruppetto di fondamentalisti.
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