Brandi beatifica Trump perché violerà i diritti delle donne e userà la forza per obbligarle a partorire



Gran parte della promozione omoftransofobica messa in atto dall'organizzazione forzanovista "Provita Onlus" ha una finalità politica di promozione dell'ultra destra. Il loro sostenere che l'odio contro interi gruppi sociali sia «un'opinione» lecita e legittima serve ad aprire le porte ad ogni forma di rigurgito fascista. Ed è così che troviamo l'organizzazione di Toni Brandi che scrive tutta tronfia: "Trump: i diritti sessuali e riproduttivi non sono diritti umani".
La premessa è chiara: a loro non frega nulla se Trump ha tolto ogni assistenza medica a milioni di bambini, il fatto che lui assolva chiunque citi Dio quale legittimazione ad una violenza è per loro motivo di estremo apprezzamento. Con Trump si torna ai tempi del delitto di Andrew Shepherd, quando la Chiesa Cattolica si presentò dinnanzi ai giudici per chiedere uno sconto di pena in virtù di come sostenessero che uccidere un gay fosse meno grave che uccidere un eterosessuale.

Chissà se Brandi si immagina mentre lega mani e piedi di una donna per imporle con la forza il parto, picchiandola se non vuole quel bambino. O chissà se semplicemente si immagina quanti soldi potrebbe tornare a fruttare il mercato nero degli aborti (sia mai che la sua amica Eugenia Roccella possa tornare a vendere libri in cui spiega come si ammazza un feto con una pompa di bicicletta). Fatto sta che la sua organizzazione integralista scrive:

L’amministrazione Trump non intende promuovere nel mondo l’uccisione dei bambini non nati, a richiesta, come “diritto” di una donna. L’amministrazione Trump vuol dare priorità ai veri i diritti umani nel mondo, e rimuove i riferimenti ai cosiddetti “diritti sessuali e riproduttivi” e cioè al diritto all’aborto, dall’importante rapporto ufficiale del governo in materia.
Un anonimo funzionario del Dipartimento di Stato se ne è lamentato scrivendo ad un giornale che « i diritti riproduttivi delle donne non sono una priorità per questa amministrazione, e che se questi vengono violati non è un caso da sollevare e su cui intervenire».

E chi mai dovrebbe decidere quali sono i "veri diritti" delle persone? A detta di Brandi è proprio lui a dover scegliere per gli altri, così come è sempre lui a compiacersi se i diritti del prossimo vengono calpestati dinnanzi allo stupro del cristianesimo che la sua gente è solito compiere.

In un ode alla violazione dei diritti umani, l'organizzazione di Brandi scrive pure:

I riferimenti ai “diritti riproduttivi e alle discriminazioni” delle donne sono stati cancellati dal rapporto globale sui diritti umani. E il titolo di una sezione sarà cambiato da “Diritti riproduttivi” a “Coercizione nel controllo della popolazione“.
Heather Nauert, portavoce del dipartimento di Stato, ha obiettato alle critiche dicendo che il dipartimento non vuole sminuire le donne né trascurare le questioni femminili: piuttosto, si concentrerà sul porre fine al più “eclatante” degli abusi contro i diritti umani delle donne e delle famiglie in tutto il mondo: l’aborto.
I richiedenti asilo provenienti da paesi come la Cina, ad esempio, hanno applaudito al rapporto sostiene la loro causa contro la sterilizzazione forzata e l’aborto coatto che la dittatura del PCC impone da 40 anni.
L’amministrazione Trump, invece, intende perseguire politiche che proteggono sia le donne che i loro bambini non ancora nati. Ad esempio, Trump ha ripristinato e ampliato la Politica di Città del Messico, che proibisce i finanziamenti dei contribuenti a gruppi che promuovono o forniscono l’aborto nel mondo.

Pare curioso osservare come Toni Brandi esiga che le donne siano obbligate a partorire a forza, ma poi è sempre lui che sbraita come un indemoniato che quei bambini devono starsene a casa loro, devono morire di fame senza disturbare e lui farà qualunque cosa pur di negare loro la cittadinanza qualora osino nascere in Italia. Sembra quasi un bracconiere che vuole creare una riserva di caccia: prima obbliga la produzione di prede, poi si diverte a sbranarle con inumana ferocia.
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