Così Mario Adinolfi minaccia la vita dei sex-workers e ne promuove lo sfruttamento



L'integralista Mario Adinolfi può tranquillamente essere ritenuto un emblema della cattiva politica, fatta da incompetenti che giocano a fare i tuttologi. Lui dice di avere la verità rivelata su tutto: dice di sapere come si debba nascere, quale sia il modo giuro di amare e quanta sofferenza gli altri debbano subire per compiacere una qualche imprecisata divinità che lui giura sia sadica e malevola.
La sua propaganda è fatta da ritornelli ripetuti sino al vomito, spesso facilmente opinabili ma spacciati alla sua gente come verità che non possono essere messe in discussione. Il trucco è nel suo sostenere che sia proprio Dio a sancire che lui sia nel giusto a promuovere l'odio contro il prossimo, sia per sua volontà che promuove comportamenti sessuali a rischio tra i minori ed è per verità rivelata che lui deve essere ritenuto il metro di paragone ultimo su cui basare condanne inflitte a tutti gli altri uomini del pianeta. Il passo successivo è il proclamare che chi non è fatto a sua immagine e somiglianza deve essere ritenuto "sbagliato" e che lui ha il dovere di vietare per legge qualunque opinione o vita non risulti conforme al suo volere.

Questa è la sua propaganda, ma nella pratica ci troviamo dinnanzi ad un mero integralista che gioca con la vita degli altri, propinando opinioni non ponderate che rischiano di mietere vittime sulla base delle sue semplificazioni. Ad esempio promise ai suoi proseliti che lui avrebbe sconfitto la prostituzione in pochi mesi attraverso telecamere piazzate in ogni singola strada italiana in modo da poter procedere ad un capillare invio di multe ai clienti delle prostitute (al femminile, perché nella sua mente solo una donna potrebbe prostituirsi). La sua idea è di inviare buste gialle che fossero immediatamente identificabili e che esponessero i clienti al pubico ludibrio, possibilmente garantendo la sistematica distruzione delle loro famiglie dato che l'intento è di far sapere a moglie e figli che cosa fa papà mentre loro guardano la TV.
Una mente semplice potrebbe non accorgesi dell'incostituzionalità della proposta, ma soprattutto non può conoscere l'argomento al punto da comprendere che simili atti avrebbero effetti diametralmente opposti a quelli che Adinolfi sostiene possano avere.
Naturalmente non stupisce l'idea che un Adinolfi che si vanta di voler togliere protezione ai bambini non abbia problemi all'idea di togliere ogni protezione anche alle vittime della prostituzione, ma a spiegarci come simili moralismi mieterebbero vittime è un appello sottoscritto da Certi Diritti che contempla l'opinione di professionisti che conoscono a fondo queste realtà. E quando a parlare sè chi conosce il problema, le cose cambiano radicalmente:

Criminalizzare i clienti non significa combattere la tratta ma aumentare l’insicurezza di chi ne è vittima e delle/dei sex workers.
Le sottoscritte organizzazioni, da anni impegnate nelle azioni e nei progetti di contrasto delle tratta a fini di sfruttamento sessuale a partire dalla tutela e dalla promozione dei diritti delle donne, uomini e persone transessuali che ne sono vittima, ribadiscono la loro contrarietà ad ogni forma di regolazione della prostituzione orientata in senso proibizionista, a iniziare dalla criminalizzazione dei clienti.
Infatti, ogni azione punitiva e o repressiva (norme di legge, ma anche ordinanze e divieti degli enti locali, daspo), come per altro dimostrano le analisi e le ricerche di settore, rende meno efficace il lavoro di chi tutti i giorni è a fianco, nelle strade come nelle strutture di accoglienza, delle persone coinvolte nella tratta e più in generale nella prostituzione forzata ma anche, e soprattutto, non risolve il problema, anzi finisce per rendere più sole e fragili le vittime di grave sfruttamento. Il proibizionismo, come le altre ipotesi normative come quelle che guardano al “modello svedese”, nascondono e non risolvono, spingono verso le diverse forme di indoor, determinando uno spostamento forzato delle vittime in luoghi irraggiungibili per i servizi sociali e socio-sanitari. Fenomeno quest’ultimo confermato anche da una recente relazione dello stesso governo svedese, dalla quale emerge con chiarezza come alla diminuzione della prostituzione di strada corrisponda un aumenta di quella indoor, particolarmente significativo in ragione delle possibilità di contatto attraverso Internet e lo sviluppo dei siti on line, che stanno determinando un incremento significativo del numero di persone che si prostituiscono in modo illegale e che essendo invisibili fisicamente sono anche escluse da ogni forma di intervento di sostegno e di tutela.
Per questo le sottoscritte organizzazioni, da un lato riaffermano l’efficacia del Sistema Nazionale Antitratta in quanto capace di favorire l’implementazione di politiche di promozione dei diritti di queste persone attraverso l’attivazione di dispositivi operativi fondamentali per la loro tutela e che favoriscono nel contempo anche il contrasto dei trafficanti e delle loro organizzazioni, d’altro lato auspicano il definitivo superamento di logiche e di dispositivi regolativi sbilanciati su impianti meramente securitari o repressivi, siano essi svolti a livello locale che nazionale.
Inoltre promuovono e rivendicano come essenziali gli interventi di vicinanza e prossimità, centrati sulla riduzione dei rischi e su metodologie non giudicanti di primo contatto, riduzione dei danni alla salute, orientamento e presa in carico.
Strumenti che in questi anni, al di la dei proclami ideologici e nel rispetto della normativa attuale, hanno, nel concreto, consentito a migliaia di donne, uomini e persone transessuali di emanciparsi dai circuiti della prostituzione forzata e della tratta – e in molti casi di denunciare i trafficanti – e parallelamente hanno posto in essere attività capaci di tutelare i diritti e stare al fianco delle/i sex workers adulte/i che in modo consapevole e autonomo esercitano la prostituzione e che per tale ragione non possono essere in alcun modo marginalizzati/e e/o criminalizzati/e.
Contemporaneamente riconosce l’importanza di attivare politiche rivolte alla domanda di prostituzione e più in generale riconosce la valenza del lavoro di prevenzione. Per questo è necessario investire risorse umane e economiche per avviare in modo diffuso e permanente interventi e azioni a carattere culturale, soprattutto nelle scuole, sui temi dell’educazione ai sentimenti, all’affettività e alla sessualità responsabile, chiedendo ai ragazzi e alle ragazze di investire in relazioni di genere libere da dominio e sopraffazione
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